Informazioni storicheData: -28
Codice identificativo monumento: 230
CronologiaMatteo Rosso Orsini, nuovo e unico senatore di Roma nominato da Gregorio IX, conquista la roccaforte dei Colonna al Mausoleo di Augusto e distrugge i loro palazzi.
Il cadavere di Cola di Rienzo viene trascinato a Ripetta presso il Mausoleo di Augusto, altra fortezza dei Colonna, e lì bruciato. Commenta l'Anonimo: «Era grasso. Per la moita grassezza da sé ardeva volentieri»), e le ceneri disperse.
Durante l'estrazione di marmi presso il Mausoleo di Augusto, sono scoperti i resti degli obelischi che ornavano l'accesso al sepolcro.
Monsignor Francesco Soderini acquista i ruderi del Mausoleo di Augusto e ottiene il permesso a compiere gli scavi archeologici. Utilizza i muri perimetrali superstiti per realizzare un giardino pensile e realizzare una dimora dove va ad abitare con il fratello Paolo Antonio.
Uno degli Obelischi del Mausoleo di Augusto, viene innalzato dietro l'abisde di Santa Maria maggiore. Per allacciare l'Esquilino col Pincio, viene posto in dirittura col grande rettifilo aperto da Sisto V
Il Marchese Benedetto Correa acquista il palazzo sorto sopra le rovine del Mausoleo di Augusto.
Durante la demolizione dell'Ospedale di San Rocco, viene dissepolto il secondo obelisco del mausoleo di Augusto, precedentemente incastrato nelle fondamenta dell'edificio.
Nello scavare le fondamenta della nuova casa […] sulla piazza di S. Carlo al Corso nel cantone che guarda strada della Croce furono rinvenuti de’ pezzi grandi di travertino, che formavano un pavimento, questi erano segnati con diversi nomi de’ figli di Germanico, ed altri di famiglia Imperiale. Il marmo viene portao al Museo Pio Clementino.
All'interno dell'Augusteo, viene inaugurata una Plaza de Toros (89 metri di diametro) allestita dallo spagnolo Bernardino Matas per Giostre e Corridas a la Romana.
Le tre sezioni del secondo Obelisco dell'Augusteo, sono montate presso il basamento realizzato a Piazza del Quirinale.
Scavi al Mausoleo di Augusto eseguiti dal Marchese Francesco Saverio Vivaldi Armentieri.
La Reverenda Camera Apostolica acquista il complesso dell'Anfiteatro Correa per 29.500 scudi, concedendolo in affitto per l'esecuzione di spettacoli circensi e di animali.
L'Anfiteatro Correa viene trasformato nel primo teatro di prosa per recite diurne.
All'Anfiteatro Correa si alza in volo il pallone aerostatico francese della Signora Blanchard. Si solleva di qualche metro, sfiora i tetti di Ripetta e ricade appena fuori Porta del Popolo.
In occasione dei festeggiamenti in onore di Francesco I d' Austria, l'architetto Valadier realizza un velario.
Il velario dell'Anfiteatro Correa crolla sugli operai che lo stavano approntando per uno spettacolo. La struttura era stata indebolita dalla pioggia e dal sole. Il papa Leone XII, decide una punizione esemplare per i responsabili dell'incidento. A risarcimento della vedova di un operaio morto, sono inflitte penali a tutti gli architetti (mille scudi all'architetto Valadier e altri 500 per ciascuno ai tre architetti che avrebbero dovuto sorvegliare l'esecuzione del lavoro).
Papa Pio VIII abolisce gli spettacoli pirotecnici, di animali e di caccia che si svolgono all'interno dell'Anfiteatro Correa, per lasciare spazio al solo divertimento diurno, composto da esercizi ginnici e numeri da circo.
Banchetto in onore di Giuseppe Garibaldi all’anfiteatro Correa.
Il conte Telfener usufruttuario dell anfi teatro Corea non intendendo aderire alle misure impostegli dalla Prefettura di una scala di sicurezza retrocederà al governo il Mausoleo di Augusto Il Demanio medita di trasformare questo teatro favorito e monumentale di Roma in un locale per l'Archivio di Stato.
L'anfiteatro Correa viene acquistato dal Comune e trasformato in una delle sale da concerti con una capienza di 3500 persone, che verrà chiamato Auditorium Augusteo.
Dopo alcuni anni di chiusura, il Comune di Roma investe centomila lire al fine di restaurare ed utilizzare il teatro Correa per i concerti popolari dell'Accademia di Santa Cecilia.
Scambio dell'Anfiteatro Correa tra comune e demanio. Artefice il Conte di San Martino, presidente della Real Accademia di S. Cecilia e Assessore municipale alla Pubblica Istruzione e alle Belle Arti, che si stava impegnando nella ricerca di un locale per le esibizioni dell'orchestra comunale, di recente istituzione. Viene permutato con il Demanio dello Stato (allora proprietario del Mausoleo) una scuola comunale da trasformare in caserma.
Inaugurazione del nuovo auditorio di Roma dopo i restauri del teatro Correa, con un concerto sinfonico diretto dal maestro Martucci. La neocostituita Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, sposta i concerti dalla sede di Via Vittoria alla nuova struttura.
L'Accademia Filarmonica trova sede a Via di Ripetta 105 (ex Ospedale di San Rocco), nei pressi del Auditorio Corea, ponendo le premesse per l'inizio di un'importante attività concertistica.
La Regia Accademia di Santa Cecilia , organizza nella sala dell'Augusteo, un concerto dedicato a Giovanni Sgambati, scomparso un mese prima.
Al Teatro Augusteo si svolge la prima esecuzione del poema sinfonico di Ottorino Respighi, Fontane di Roma.
Al Teatro Augusteo si inaugura il III congresso nazionale dei Fasci italiani di combattimento, movimento fondato da da Benito Mussolini che conta 312.000 iscritti.
Al Teatro Augusteo, durante il III congresso nazionale dei Fasci italiani di combattimento, viene sancito lo scioglimento del movimento, che confluisce nel nuovo Partito Nazionale Fascista:
"I fascisti hanno avuto torto a non ascoltare il savio consiglio del loro Duce, quando egli cercò di dissuaderli dallo scegliere la capitale come sede del loro congresso e sfondo della loro parata.
Perchè Roma non è città di facile conquista. Urbi Romae aeternae. Ha visto tanti e così portentosi eventi, la capitale due volte millenaria, e sorgere e tramontare tanti poteri, che poco più la sorprende. È così antica Roma e il fascismo è così giovane e acerbo di spirito che c'era da giurare che non si sarebbero capiti. Roma era disposta a considerare con benevolenza serena i giovani pellegrini che giungevano a lei, se fossero venuti con umile spirito e cuore devoto. Ma chiunque conosce i fascisti sa che queste non sono precisamente le loro caratteristiche.
Peggi son capitati qui con animo pieno di sprezzo per la capitale, che non conoscevano. Erano avvezzi, nei loro borghi e nelle loro città provinciali, a considerare Roma come il centro di tutti gli intrighi poli il campo di tutti i patteggiamenti ignobili, la sentina maleodorante di tutte le codardie. Hanno immagi ginato che colla loro venuta avrebbero puri ficato l’ambiente. Si sono foggiati un'anima di liberatori del Santo Sepolcro ed hanno creduto in buona fede che al loro apparire Roma rebbe genuflessa, osannando. Santa ingenuità della giovinezza.
L'equivoco è stato esiziale. Roma non li ha accolti da liberatori come avrebbe potuto a coglierli qualcuno dei centri emiliani, padar o toscani che il fascismo liberò dalla tirannide comunista. E per una eccellente ragione: che a Roma non s'è conosciuta l’insolenza rossa e quindi non si è mai avuto bisogno di nessuna liberazione. Il fascismo romano, ora ce ne siamo accorti, era di natura diversa da quello dei centri industriali e agricoli dell'alta e media Italia.
Si addiceva alle speciali condizioni di qui: non era un prodotto energico di reazione diretta in quanto non era sorto per un disperato bisogno di reagire contro la tracotanza altrui: era soltanto un prodotto d'imitazione, derivava semplicemente dal desiderio di solidarietà spirituale col fascismo di fuori. È ben a torto che il fascismo di fuori lo giudicava spurio, addomesticato e pusillanime, per il fatto che non s’azzuffava quotidianamente coj comunisti.
Il fascismo romano era semplicemente ragionevole e aderente alla realtà della situazione locale. Non giudicava di buon gusto l’assumere atteggiamenti donchisciotteschi e partire in guerra contro i mulini a vento.
Ma anche questo malinteso fra i fascisti di Roma e quelli di fuori ha disgraziatamente contribuito ad aggravare l'equivoco del quale erano prigionieri i fascisti e sopratutto quelli delle squadre d'azione convenuti a Roma. Colla migliore intenzione del mondo credevano di dover dare una lezione a Roma ed ai fascisti di qui. La loro inesperienza provinciale immaginava che tutto il mondo fosse paese: e che la capitale riproducesse, salve le proporzioni, le precise condizioni che caratterizzavano la lotta nei loro piccoli centri Con un semplicismo sbalorditivo hanno creduto di poter trasferire qui le tattiche delle dimostrazioni intimorative, degli spiegamenti di forze, delle spedizioni punitive in cui eccellono.
Era fatale che da questo errore d'impostazione derivasse la tragedia. E oltre che fatale, melanconico. Perchè ha fatto perdere ai fascisti molte simpatie proprio nell'ambiente politico dov'era più necessario che le accrescessero. E perchè sono tornati ai loro paesi persuasi più che mai che Roma ha bisogno urgente di essere salvata.
Povera Roma incompresa! Oggi è la giovinezza d'Italia che non la capisce: e la guidica sconsacrata. Non commettiamo l'errore di credere che l’Italia possa curare le sue piaghe col perpetuare tumulti e fazioni. L’ Italia vuole quiete: e, per chi sa intendere, Roma lo ha espresso quietamente e dignitosamente."
All'Augusteo, Pietro Mascagni dirige la prima della sua opera sinfonica, Visione lirica (guardando la Santa Teresa del Bernini). La composizione è inspirata dall'Estasi di Santa Teresa, gruppo marmoreo che Lorenzo Bernini scolpito per la Cappella Cornaro nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Al Teatro Augusteo, Bernardino Molinari drige la prima esecuzione del poema sinfonico di Ottorino Respighi, I pini di Roma.
Al Teatro Augusteo, Benito Mussolini inaugura il IV Congresso Fascista.
Prendono avvio le prime indagini archeologiche del Mausoleo di Augusto a cura di Giulio Quirino Giglioli e Antonio Maria Colini.
In particolare le indagini, all'interno del Sepolcro, hanno interessano l’area degli ambulacri anulari intorno alla cella mettendo in luce i cavi di fondazione delle murature
perimetrali e i blocchi crollati delle volte anulari.
Si conclude lo Scavo della cella sepolcrale del Mausoleo di Augusto, che ospitava le urne con le ceneri dei parenti di Augusto.
Ritrova l'iscrizione del sepolcro di Marcello e di sua madre: M. MARCELLUS C. F. GENER OCTAVIA C. F. SOROR AUGUSTI CAESARIS AUGUSTI CAESARIS.
I lavori e restauri, rendono accessibile la cripta attraverso una scala di ferro, che scendeva dal pavimento della sala per concerti.
A conclusione delle prime indagini archeologiche del Mausoleo di Augusto (a cura di Giulio Quirino Giglioli e Antonio Maria Colini), Antonio Muñoz riceve l'incarico dal Governatorato di Roma di occuparsi della sistemazione del rudere e di predisporre un progetto. Inizialmente, sulla base della ricostruzione proposta da Giglioli, egli pensa di ripristinare il tumulo di terra con gli alberi poggiato sul muro circolare esterno.
Dando una prima picconata sul tetto di una vecchia casa nel vicolo Soderini, Mussolini da inizio alle demolizioni per l'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Antonio Muñoz. L'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Ecco che si compie finalmente l'antico voto degli studiosi, degli artisti, di quanti sentono la grandezza delle nostre memorie: il Mausoleo di Augusto viene liberato e restaurato. Benito Mussolini intervenendo personalmente a dare il primo colpo di piccone, e pronunciando dinanzi al venerando monumento un discorso, ha voluto sottolineare la grande importanza dell'evento: ha voluto significare che questa volta il grande lavoro a cui per ordine suo si accinge il Governatorato di Roma, non è, come gli altri finora eseguiti in questi ultimi dodici anni, un'opera di carattere edilizio od archeologico, ma un'impresa che racchiude un profondo significato spirituale e politico.
Siamo dinanzi alla tomba di Augusto, del fondatore dell'impero che giunse al dominio di tutto il mondo antico, di colui che nel suo nome rappresenta l'idea più elevata della romanità. Il Mausoleo di Augusto, liberato dalle indegne costruzioni che lo contaminavano, diverrà il centro sacro della latinità; il luogo a cui dovrann affluire tutte le genti d'Italia, come fanno ora alla tomba dell'Ignoto ai piedi del Campidoglio; la méta di pellegrinaggio di quanti popoli si vantano di appartenere alla razza latina.
[...]
Da molti decenni si vagheggiava l'idea della liberazione del monumento insigne, ma le difficoltà sembravano insormontabili; si trattava di abbattere un gran numero di case per un'area vastissima, urtando gli interessi di gran numero di proprietarii; di conciliare la sistemazione archeologica con quella non meno importante di Piano Regolatore in un quartiere cosi centrale della città, a due passi dal Corso.
Le soluzioni si erano presentate numerose; le proposte più diverse erano state affacciate da vari competenti; la Commissione del Piano Regolatore del 1931 pose per la prima volta il problema sopra una via concreta, innestandolo con quello delle comunicazioni tra la parte alta della città ed il quartiere dei Prati, prolungando verso l'Augusteo, attraverso il Corso, la strada che congiungerà il nuovo viale panoramico alle falde del Pincio con il Ponte Cavour.
Posta cosi la questione sopra un terreno pratico, è stato possibile trovare i mezzi ingenti per affrontare l'opera, che per l'anno del Bimillenario di Augusto, 1937, sarà certamente compiuta. Così il ricordo del tempo non lontanissimo in cui si era pensato di radere al suolo i ruderi del Mausoleo per ricavarne area fabbricabile saranno definitivamente dimenticati.
E intanto, come è noto, è stato bandito tra gli architetti italiani un concorso per la costruzione della nuova sala dei concerti, l'Auditorium, che sorgerà all'ingresso della Passeggiata Archeologica, come fondale della Via dei Trionfi; zona quanto mai adatta per la centralità, per il silenzio che vi regna, per gli ampi spazi circostanti utili allo stazionamento delle vetture.
Dal Cinquecento, quando il monumento fu trasformato in giardino pensile, fino ai nostri giorni la tomba imperiale ha avuto diverse destinazioni; fu ridotta a circo per giostre di tori, per corse di cavalli, per spettacoli pirotecnici (i celebri fochetti riprodotti in un acquarello del Pinelli che è al Museo di Roma) poi a circo equestre e perfino a teatro di pulcinella e dei burattini: specie dopo il 1880 quando fu coperta a cupola, e battezzata col nome di Anfiteatro Umberto I. Abbandonata poi per parecchi anni fu prescelta, con felicissima idea, per le audizioni dei concerti sinfonici.
Il nostro illustre storico, Ettore Pais, ha scritto: Mi sia lecito ricordare il tempo non ancor molto lontano, quando, negli anni della mia giovinezza, giusto per la prima volta a Roma, visitai il Mausoleo, mentre vi si rappresentava una volgare commedia.
Più tardi l'edificio venne destinato a più nobili usi; ed anche oggi i romani vi si recano per audizioni musicali, ed assai spesso per ascoltare concerti e le divine musiche di insigni maestri stranieri. Ma ad ogni italiano che abbia la piena coscienza della nobiltà della sua stirpe, il Mausoleo di Augusto dovrebbe ispirare ben altri pensieri.
Questo insigne monumento, che la fortuna ci ha in parte riservato, dovrebbe invece farci ripensare alla maestà dell'antica storia di Roma, alla grandezza delle gesta che dall'Imperatore vi erano commemorate.
Si presentano infatti alla mente accesa il ricordo delle lunghe e sanguinose guerre civili, alle quali Augusto pose fine, le vittorie e le conquiste dei nostri grandi avi attraverso la Gallia, la Spagna, la Germania, la Penisola Balcanica, l'Africa e l'Asia. Anziché accorrervi per udire buona musica straniera, dovrebbe ripensare alla grandiosa espansione e preponderanza politica delle antiche genti di Roma e d'Italia.
Il Mausoleo di Augusto ricorda non solo agli italiani, ma a tutti i popoli civili, quel glorioso periodo in cui l'Italia, maestra nelle arti della guerra e della pace, non soggetta a preponderanza straniera, dettò leggi e insegnò civiltà a tutto il mondo».
Come si presenterà l'Augusteo, dopo demolite le costruzioni che da ogni parte lo soffocano, è una questione che oggi ci si presenta con carattere di immanenza. La maggior parte di quanti hanno pensato all'isolamento del Mausoleo Imperiale lo immaginano come qualche cosa di simile a quello di Adriano, o Castel Sant'Angelo, e alla Tomba di Cecilia Metella; insomma un monumento grandioso che possa giganteggiare nello spazio libero che gli si aprirà d'intorno e darci un altro esempio, della grandiosità dell'architettura dei romani, che, come disse Goethe, costruivano per l'eternità.
Gli artisti e gli archeologi dei secoli scorsi, il du Pérac, il Piranesi, il Canina, e tanti altri, fino quasi ai nostri giorni, hanno immaginato il Mausoleo come un alto basamento di pietra, sormontato da vari ordini rientranti, e sorreggente un altissimo tumulo di terra piantato di cipressi, che raggiungeva l'altezza di oltre 40 metri.
Non c'è dubbio che il monumento era costituito nella parte inferiore da un grande basamento circolare di ottantasei metri di diametro, rivestito di lastre di travertino, alto circa dodici metri. Al disopra di questo basamento circolare verdeggiava un tumulo coperto di alberi, in mezzo al quale sorgeva un secondo ordine architettonico, di diametro assai minore, contenente forse una cella superiore, e sormontato dalla statua di Augusto.
L'ingresso era fiancheggiato da due obelischi, che, come è noto, furono ritrovati in pezzi nel secolo XVI, e rialzati uno da Domenico Fontana dietro l'abside di Santa Maria Maggiore e l'altro, oltre due secoli dopo, da Pio VII, in Piazza del Quirinale. Che cosa rimane di questa ingente mole che sovrastava la pianura del Campo Marzio, e doveva dominare nel pa norama di Roma?
Il basamento anulare rivestito di pietra, che partiva da un piano circa cinque metri più basso di quello stradale odierno, quasi certamente, avendo perduto il suo rivestimento di travertino, apparirà non più alto di dodici metri; l'altezza cioè appena del primo piano di un palazzo. Del corpo centrale superiore rimangono dei resti, visibili nel cortile interno di via dei Pontefici e nei corridoi circolari dell'anfiteatro, non più alti in totale di quindici o sedici metri dal piano di oggi.
A riparare a questo aspetto di poca grandiosità che il monumento verrà a presentare, non c'è che un mezzo; e cioè la ricostruzione del tumulo marmoreo. Questo tumulo, piantato coi verdi cipressi descritti da Strabone, circonderebbe, senza nasconderli, i resti del secondo portico centrale, e così il Mausoleo, senza poter raggiungere l'altezza che aveva in origine, quando la seconda cella superiore era integra, potrebbe mostrarsi tuttavia con un effetto sommainente pittoresco, e costituire uno sfondo bellissimo delle nuove vie che si dirigevano verso di esso.
E all'ingresso dovranno collocarsi le copie delle tavole di bronzo che vi erano in antico, sulle quali era inciso il celebre testamento di Augusto, Index Rerum a Se Gestarum, a noi note attraverso la copia che è nel tempio di Ancira in Asia Minore.
Quando, morto Augusto, secondo racconta Svetonio, fu aperto il suo testamento vi si trovò tra l'altro un sommario della sua vita, fatto per essere inciso in bronzo davanti al suo Mausoleo. Di esso furono inviate copie in tutte le provincie, e in varie città si volle riprodurre il memorabile scritto.
[...]
Antonio Muñoz, Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma
Ultimo concerto all'Anfiteatro Corra, prima della demolizione per isolare il Mausoleo di Augusto. I concerti dell'Accademia di Santa Cecilia si spostano dall'Augusteo al teatro Adriano.
A seguito delle demolizioni dell'Anfiteatro Correa, partono gli scavi archeologici a cura di Guglielmo Gatti. Le osservazione diretta del monumento, dopo essere stato liberato dalle sovrastrutture dell'Auditorium, confermano il precario stato di conservazione delle murature antiche e impose ad Antonio Muñoz (incaricato di occuparsi della sistemazione del rudere), maggiore cautela nella redazione del progetto definitivo. In due disegni, ipotizza inizialmente di lasciare il rudere nello stato in cui si presentava dopo i lavori di sbancamento, senza la ricostruzione del cono arboreo.
Il progetto definitivo risarcisce le murature diroccate senza ricostruzioni arbitrarie; l'anello inferiore viene raccordato a quello superiore da una scarpata su cui si piantano cipressi, ripristinando le zone verdi esistenti in origine secondo fonti antiche.
Il monumento si rapporta con il vuoto della piazza e con gli edifici porticati che la circondano, proiettandosi in una dimensione atemporale, metafisica. Le linee informatrici dell'intervento erano state fornite indirettamente dallo stesso Mussolini che in un discorso del 1925 affermava che «i monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine». Si trattava quindi di adottare il metodo del diradamento urbano, sostenuto da Gustavo Giovannoni, liberando i monumenti antichi dalle sovrapposizioni di epoche diverse.
Una risposta adeguata alle esigenze scenografiche, celebrative del regime; l'alto contenuto simbolico del monumento, in quanto sacrario del fondatore dell'Impero romano, Augusto, veniva inoltre strettamente correlato alla adiacente Ara Pacis che, in quegli stessi anni, veniva restaurata e collocata tra la piazza e il lungotevere.
Il ministro all'Educazione Nazionale, presi gli ordini dal Duce, ha dato disposzioni per l'inizio dei lavori di sistemazione dell'Ara pacis:
Nell'ultima sessione del Consiglio dei Ministri è stato approvato uno schema di Decreto-Legge col quale vengono attribuiti al Ministro dell'Educazione Nazionale speciali poteri per la ricostruzione dell'Ara Pacis di Augusto.
Giuseppe Bottai, allorché era Governatore di Roma, aveva curato particolarmente la preparazione del bimillenario augusteo ed aveva caldamente patrocinato la ripresa dei lavori per riportare alla luce i resti dell'Ara, ancora compresi nella fondazione del palazzo Almagià, che un tempo fu dei Boncompagni Ludovisi Ottoboni duchi di Fiano.
Il Ministro dell'Educazione Nazionale, presi gli ordini dal Duce, al quale tanto sono a cuore le gloriose memorie imperiali, egli ha dato le opportune disposi zioni per il sollecito inizio dell'impresa che restituirà a Roma l'insignissimo tra i monumenti della storia e dell'arte dell'Urbe, come lo ha riconosciuto l'accademico d'Italia Roberto Paribeni.
È la terza, e questa sarà la definitiva, escavazione dei resti dell'Ara, che fu abbattuta nel medievo ed in qualche sua parte ridotta in frammenti nel luogo stesso della sua erezione.
Come già ricordò su queste pa gine Giuseppe Moretti, direttore del Museo Nazionale Romano, nel Cinquecento il caso fece affiorare e tornare al rinato culto dell'arte vari grandi scomparti del recinto marmoreo che, fastosamente decorato di figure e di fregi, aveva per secoli protetto, esaltandolo, il simbolico altare centrale dedicato alla Pace Augusta e sul quale i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali sacrificavano nel giorno anniversario del ritorno a Roma di Augusto dopo le felici imprese condotte nelle provincie di Gallia e di Spagna.
Come si rileva dalla monumentale Storia de gli scavi di Roma del Lanciani, esularono nel secolo decimosesto a Firenze, acquistati dal cardinal Ricci per il Granduca, i frammenti più belli e meglio figurati, tuttora conservati agli Uffizi. Per renderne più agevole il trasporto il porporato li fece segare per mezzo, lasciando a Roma le parti del rilievo interno con i festoni. Al cuni di questi, furono venduti nel 1584 dai Capranica al cardinal Ferdinando de' Medici, il quale li fece collocare sulla fronte della sua villa pinciana: altri andarono per duti e per caso se ne rinvenne uno, ora al Museo Nazionale, che aveva servito come pietra tombale nella chiesa del Gesù.
Nel 1859, nel consolidare le fondazioni del palazzo Fiano, si ebbe un secondo trovamento. I nuovi resti andarono per la maggior parte a costituire, in un prosieguo di tempo, il primo nucleo della raccolta principale al Museo delle Terme un frammento passò al Vaticano: un altro, con la collezione del marches Carana, acquistata da Napoleone III, fini al Louvre.
Il terzo tentativo avvenne nel 1863, condotto con meditato criterio tecnico e con metodo scientifico, predisposto sugli studi italiani e stranieri fatti fino allora intorno al monumento di lavori che erano bene avviati furono interrotti per... il cambiamento del ministro dell'Istruzione Pubblica. Essi furono diretti dall'ingegner Mariano Edoardo Cannizzaro, il quale, allorché ebbe l'inaspettato ordine di sospensione, aveva già approntato il necessario per estrarre sette grandi fregi ornati, e particolarmente quello famoso con i Flamini, tuttora immerso nel fango.
Giuseppe Bottai ha ora dato il via per concludere la mirabile intrapresa. Già le pompe sono in funzione, in quanto le acque di infiltrazione, prima che negli con scorrevano strati permeabili ed affluivano al Tevere per via naturale, sono oggi in buona parte fermate e ristagnate a quattro o cinque metri sotto il piano del Corso Umberto alla profondità, cioè, in cui si trova l'Ara, proprio sotto l'angolo rientrante che fa via in Lucina, in direzione di via del Giardino, prima di proseguire a tergo del palazzo della Banca d'Italia sino a via dei Prefetti.
Il ministro dell'Educazione Nazionale, riconoscendo che l'iniziativa non ha soltanto un valore archeologico e quin di di un interesse limitato soltanto agli studiosi, ma, invece, nel clima del risorto Impero, assume, e sopratutto, un carattere politico per il significato che eventi dell'era fascista le conferiscono, ha voluto dare l'annuncio dell'inizio dei lavori alla Radio parlando nelle Cronache del Regime», comunicando, pure, quali saranno i criteri da seguire per addivenire all'estrazione delle gli parti dell'Ara ancora nascoste. Impresa tecnica di notevole difficoltà: ma che sarà attuata con mezzi che consentono tutte le arditezze.
I congegni utilizzati nei recenti lavori di consolidamento della torre pendente di Pisa saranno adoperati per dare appoggio al palazzo Almagià, nel punto in cui fa angolo con via via in Lucina, e tenerlo sospeso finché le fondazioni, a tratto a tratto, saranno disfatte e rifatte e restituiranno i preziosi resti.
Anche la parte idraulica non sarà trascurata: gli strati umidi del terreno, permeati da vene capillari che, meccanicamente prosciugate, ne diminuirebbero la compagine e la resistenza, saranno contenuti da un bacino impermeabile, costruito per isolare la zona circoscritta dello scavo.
Cosi, tutto quanto si trovi ancora nel recinto sacro dell'Ara, e per un certo raggio intorno, sarà con diligenza estratto e trasportato al Museo Nazionale Romano per disporne la ricostruzione. Per fare, cioè, sono parole di Roberto Paribeni, quel grandioso gioco di pazienza che potrà restituire, quasi intera, l'Ara per la quale è stato scelto il definitivo collocamento.
Ne ha dato notizia, sempre alla Radio, Giuseppe Bottai comunicando le decisioni prese in seguito al parere espresso da una Commissione di studiosi da lui presieduta. Scartata la proposta di rinchiudere l'opera in un museo quella di ricostruirla nel luogo stesso dello scavo, creando un largo in via in Lucina mediante l'arretramento del palazzo Almagià, furono esaminati altri progetti di sistemazione.
Alcuni proponevano di erigerla nella Basilica di Massenzio, altri di darle spazio nell'isolato contemplato dal Piano Regolatore tra le piazze Borghese e in Lucina. Altri ancora avevano studiato di ricostruirla sulla via dell'Impero, presso il Foro di Augusto e di fronte alla Basilica diMassenzio.
È stato invece, opportunamente deciso che rimanga nel Campo Marzio, non dove la volle eretta il Senato, ma in stretto collegamento, topografico ed ideale, con i resti della tomba dell'Imperatore. E questa, ha chiarito il ministro, la soluzione meno arbitraria che lascia il monumento nella sua atmosfera. Quasi nel suo tempo, là dove la grande ombra riposa».
Le belle parole di Giuseppe Bottai hanno, dunque, annunciato al mondo che, per il bimillenario, il glorioso cimelio imperiale sarà sistemato nello spazio fronteggiante l'accesso alle cripte imperiali dell'Augusteo, che verrà limitato da una muraglia ad U in blocchi di travertino, coronata da statue di insigni personalità del tempo del primo Imperatore.
Il progetto di sistemazione è stato studiato attentamente dall'ingegnere Vittorio Morpurgo, il quale, per conto dell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, cura la grandiosa opera che annulla nella Roma di Mussolini le miserie e le brutture, che, nel quartiere schiavone, soffocano l'Augusteo. Entro la muraglia, la custodia quasi una teca dell'Ara sarà formata da quattro robusti pilastri di granito portanti una copertura piana, Negli spazi tra custodia e muraglia, due brevi boschetti di lauro.
L'importanza eccezionale del monumento e la delicatezza del materiale di cui è composto non consentono che possa rimanere scoperto al sole ed alle intemperie. Opporturi accorgimenti saranno perciò adottati per garantirne la conservazi:ne. Comunque, l'Ara sarà bene in vista ed accessibile in modo da esser da tutti ammirata ed esaltata.
Ricostituita in Roma, per volontà del Duce, eternerà nei secoli le glorie dell'Impero.
CECCARIUS
A conclusione delle celebrazione per il bimillenario della nascita di Augusto, Mussolini inaugura il padiglione dell'Ara Pacis.
La Sovraintendenza Comunale di Roma avvia uno scavo archeologico lungo l'intero perimetro del parterre della Piazza Augusto Imperatore. L'indagine estesa per oltre due ettari, ha compreso il Mausoleo di Augusto, l'area a esso circostante e, per una consistente ampiezza e profondità, l'area antistante al Monumento. L'ampia e mirata campagna di indagini archeologiche preliminari
è dettata dalla necessità di veriicare la fattibilità del progetto vincitore di un concorso pubblico di progettazione per la riqualiicazione dell'intera piazza e per la valorizzazione del Mausoleo.
I primi risultati degli scavi condotti all'esterno del Monumento e in particolare il ritrovamento delle basi dei due obelischi post augustei che iancheggiavano il Mausoleo e la piazza lastricata. I dati emersi dalle indagini all’interno del Mausoleo e lo studio degli alzati hanno permesso di avanzare nuove ipotesi circa l'assetto planimetrico del monumento e l'altezza originaria dell'imponente anello esterno.
In questo contesto, di grande importanza si è rivelato lo scavo condotto in profondità all'interno di una delle sostruzioni del monumento, costruite tra i primi due muri anulari esterni, dove si è conservata gran parte dell'interro originario di età augustea. L'interpretazione della sequenza degli strati sovrapposti, alternati a solidi battuti di cantiere, è stata condotta unitamente all'analisi stratigraica degli elevati adiacenti, rivelando così una strettissima relazione di natura costruttiva. È stato così chiarito che le sostruzioni più esterne del Mausoleo, realizzate con altissime pareti in opera reticolata del tutto prive di fori pontai, erano in antico completamente interrate.
Tali stratiicazioni hanno restituito cospicui materiali edilizi e ceramici residuali compresi tra la tarda età repubblicana e la prima età augustea, provenienti dalla demolizione di un importante complesso edilizio che verosimilmente doveva sorgere nell'area.
Nella zona antistante il Mausoleo, dopo la demolizione della moderna scalinata che dava accesso all'area e l'asportazione di uno strato di interro, con deposizioni di tombe a fossa e a cappuccina, rasato a circa quota m 13 s.l.m. all'epoca della costruzione dei soprastanti ediici rinascimentali, è stato messo in luce un tratto di pavimentazione in lastre di travertino, alla quota media di m 10,58 s.l.m. Tale pavimentazione si ricollega ad altri tratti di lastricati pavimentali scoperti negli anni ‘50 e già in vista prima dell'inizio degli scavi. Il lastricato presenta una tessitura a tolda di nave con lastre dello spessore medio di m 0,29/0,3314; la lunghezza e la larghezza delle lastre è variabile, ma costante nell’ambito di ognuna delle file; una fila in corrispondenza con l'ingresso ha lastre poste ortogonalmente e di ampiezza maggiore (m 1,41); analoga fila di lastre è presente sul lato occidentale del lastricato.
Il lastricato non è in asse con il Monumento ma è allineato lungo la direttrice centro Mausoleo - centro Pantheon ed è stato messo in opera con vari accorgimenti tecnici di correzione ottica afinché, avvicinandosi, non se ne percepisse il disassamento. Piazza lastricata e obelischi sono frutto di un progetto di risistemazione dell'area esterna realizzato da un successore di Augusto, ed è possibile siano opera dell'intensa attività edilizia lavia nel Campo Marzio. Haselberger ha ipotizzato che il lastricato sia databile al più tardi entro la ine del I secolo d.C. (età Flavia, Domiziano) e che il grafito rafigurante gli elementi architettonici del Pantheon adrianeo, inciso sul piano lastricato, sia da mettere in relazione con il cantiere per la lavorazione dei marmi del Pantheon allestito presso il Mausoleo.
In una successiva fase di risistemazione, il lastricato venne ridotto in estensione per la messa in opera del condotto fognario; la nuova piazza mantenne l'ampiezza originaria mentre il limite in profondità fu rideinito sulla linea del condotto fognario che segue il disassamento della piazza e non è quindi perpendicolare all'asse del dromos ma perpendicolare alla direttrice centro Pantheon –
centro Mausoleo.
A ridosso del lato orientale della scala d'accesso al Monumento lo scavo ha rimesso in luce un tratto di lastricato in travertino posto alla quota di m 10,17/10,15 s.l.m.; il lastricato è in relazione con il primo gradino della scala29, ed è l'unico lacerto, sinora rinvenuto, della più antica pavimentazione della piazza.
Nella parte centrale della piazza è riscoperta una lacuna di spoliazione del lastricato la modalità di smazzettatura dei blocchi indicherebbe che è opera di calcararii.
Iniziano i restauri del Mausoleo di Augusto. I lavori prevedono il consolidamento delle murature, la copertura di alcune stanze, l'impermeabilizzazione degli ambienti, la sistemazione dei pavimenti e il consolidamento delle quattro scale. I lavori sono finanziati da 6 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione Telecom, in aggiunta ai 4,2 milioni di fondi comunali e statali già stanziati.
Durante i lavori di restauro del Mausoleo di Augusto sono venuti alla luce tre frammenti di una lapide che riporta l’iscrizione: “SALVIATUS A.D. MDCVIII”. Riferimento è al cardinale Anton Maria Salviati, che alla morte dispose un lascito al vicino Ospedale di San Rocco.
Dopo 15 anni e un importante fase di restauri, riapre al pubblico il Mausoleo di Augusto.
Nel corso degli scavi per la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore, viene scoperto un cippo di travertino, riferibile al all'ampliamento del pomerio effettuato da Claudio nel 49 d.C..
Apre al pubblico la nuova Piazza Augusto Imperatore. I lavori della nuova piazza, iniziati a maggio 2020, su progetto del gruppo Urbs et Civitas guidato dall’architetto Francesco Cellini vincitore del concorso internazionale del 2006, hanno avuto l'obiettivo di riconnettere l'area del Mausoleo di Augusto allo spazio urbano circostante.
Per completare i lavori di restauro al Mausole di Augusto, inizia l'abbattimento dei cipressi piantati intorno al sepolcro circolare.
Progetto
Committenti e finanziatori
Sepolture presenti
Descrizione"Il più notevole tra i monumenti è il cosiddetto Mausoleo, un grande tumulo di terra, innalzato presso il fiume sopra un’alta base rotonda di marmo bianco, tutto ombreggiato da alberi sempre verdi, fino alla cima, sulla quale era la statua di Cesare Augusto, in bronzo dorato. E sotto quel tumulo vi erano le celle sepolcrali di lui, dei suoi parenti e degli amici più intimi. Dietro c’è un grande bosco sacro che offre splendide passeggiate. Nel mezzo del campo c’è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito intorno al crematorio di Augusto, che ha una balaustra circolare in ferro e all’interno ci sono dei pioppi."
Strabone, Geografia, V, 3,8.
Casati e Famiglie
Stampe antiche2019
Sistemazione del Mausoleo di Augusto
2009
Pianta del Mausoleo di Augusto
2009
Scavi del Mausoleo di Augusto nel 2007
1956
Progetto di Restauro del Mausoleo di Augusto
1956
Progetto valorizzazione del Mausoleo di Augusto
1956
Progetto valorizzazione del Mausoleo di Augusto
1950
Ricostruzione del Mausoleo di Augusto
1946
Ingresso del Mausoleo di Augusto
1938
Ricostruzione del Mausoleo di Augusto
1938
Pianta del Mausoleo di Augusto
1937
Progetto di sistemazione della zona del Mausoleo di Augusto
1937
Veduta del Progetto di sistemazione dell'Augusteo e Ara Pacis
L'Illustrazione Italiana 1937
1937
Veduta del Progetto di sistemazione dell'Ara Pacis
L'Illustrazione Italiana 1937
1937
Sistemazione del Mausoleo di Augusto
1934
Progetto di ricostruzione del Mausoleo di Augusto
1934
Progetto per la sistemazione dell'area del Mausoleo di Augusto
1934
Progetto per la sistemazione del Mausoleo di Augusto
1934
Ricostruzione del Mausoleo di Augusto
1934
Ricostruzione del Mausoleo di Augusto
1934
Sezioni ricostruttive del Mausoleo di Augusto
1927
Reconstruction of the Mausoleum of Augustus
1924
Ricostruzione del Mausoleo di Augusto
Restauri della Roma Imperiale
1896
Tomb Agustus Restored
1869
Macchina Pirotecnica con il Mausoleo di Augusto
1851
Luigi Canina
Mausoleo di Augusto
Vedute dei principali monumenti di Roma antica
1851
Luigi Canina
Mausoleo di Augusto
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1841
Luigi Canina
Ricostruzione del Mausoleo d'Augusto
1835
Giovanni Battista Cipriani
Mausoleo di Augusto
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1818
Mausoleo di Augusto
Catasto Urbano
1817
Giovanni Battista Cipriani
Mausoleo di Augusto
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1815
Copertura, pianta e sezione dell'Anfiteatro Corea
1814
Angelo Uggeri
Mausoleo d'Augusto convertito in un Anfiteatro
Edifizj antichi sgombrati, ristaurati, e riparati dal Sommo Pontefice
1788
Giuseppe Vasi
Mausoleo di Augusto
1788
Scavi al Mausoleo di Augusto
1788
Scavi al Mausoleo di Augusto
1762
Giovan Battista Piranesi
Reliquiae Mausolei Augusti
Campus Martius Antiquae Urbis
1756
Giovan Battista Piranesi
Spaccato del Mausoleo di Ottaviano Augusto
Le Antichità Romane - Tomo II
1756
Giovan Battista Piranesi
Avanzo del Mausoleo di Ottaviano Augusto
Le Antichità Romane - Tomo II
1744
Vestigia del Mausole d'Augusto
Le vestigia e rarità di Roma antica
1708
Bonaventura van Overbeek
Mausolee d'Auguste
Les restes de L'Ancienne Rome
1705
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Mausoleum Octavii Augusti
Roma aeterna
1699
Giacomo Lauro
Mavsolævm Avgvsti
Romanae magnitudinis Monumenta
1697
Pietro Santi Bartoli
Pianta del Mausoleo di Augusto
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1697
Pietro Santi Bartoli
Prospetto del Mausoleo di Augusto
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1697
Pietro Santi Bartoli
Prospetto del Mausoleo di Augusto
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1697
Pietro Santi Bartoli
Urna Sepolcrale di Agrippina
Gli antichi sepolcri overo mausolei romani et etruschi trovati in Roma e altri luoghi celebri
1638
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Mausoleum Augusti
Trattato nuovo delle cose maravigliose dell'alma città di Roma
1607
Giovanni Maggi
Vestigia mausolei Augusti
Aedificiorum et ruinarum romae ex antiquis
1607
Giovanni Maggi
Mavsoleo di Avgvsto
Aedificiorum et ruinarum Romae ex antiquis atque hodiernis monimentis
1575
Étienne Dupérac
Veduta del Mausoleo di Augusto
I vestigi dell'antichita di Roma