Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 2417
CronologiaLudovico il Bavaro a Roma. Giacomo Sciarra Colonna guida un gruppo di nobili che lo accompagna in corteo al Vaticano, dove alloggia nel Palazzo Pontificio.
Niccolò Colonna e il fratello Giovanni sono incaricati dai membri del governo popolare di vendicare la strage comessa da Ludovico Migliorati. Preso d'assalto e saccheggiò il palazzo Vaticano, che viene occupato per alcuni giorni. Le sue truppe, inoltre, saccheggiano anche le case dei cortigiani e dei mercanti fiorentini nei rioni di Ponte, Arenula e Parione.
Il Sultano Djem, fratello minore del sultano Bajazet II, giunge a Roma e viene ospitato nel Palazzo Apostolico sotto la sorveglianza di un drappello di Cavalieri di Rodi.
Primo pagamento a Raffaello per lavori nei palazzi vaticani: vengono versati 100 ducati «ad bonum comptum picture camere de medio eiusdem Santitatis testudinate».
Papa Giulio II inaugura la Sistina con una messa solenne.
Al 13 scrutignio del Conclave, viene eletto un candidatura neutrale che si trovava in Spagna, il vescovo di Tortosa, Adriaan Florenszoon Dedel. I romani risentiti per la scelta di uno straniero, reagiscono con fischi, insulti e sassate.
Il conclave riunito nel Palazzo Apostolico, elegge papa Giulio de' Medici.
Per le nozze di Annibale Altemps e Ortensia Borromeo, nel cortile del Belvedere si celebra un grandioso Torneo con la partecipazione di venti cavalieri spagnoli e italiani davanti a 6.000 spettatori.
Nella sala di Costantino nel palazzo apostolico vaticano, viengono eliminate le capriate, sostituite da volte, decorate da affreschi.
Per raccogliere i più importanti capolavori greci e romani custoditi in Vaticano e dopo l'acquisizione delle collezioni Mattei e Fusconi, Papa Clemente XIV Ganganelli istituisce un nuovo museo nei palazzi vaticani, incaricando l'architetto Alessandro Dori, di trasformare l'area del palazzotto del Belvedere (e il limitrofo Cortile degli Archivi) per il piccolo museo delle statue.
Papa Pio IX fa allestire nell'appartamento di Pio V ai Palazzi Apostolici (collocato tra la galleria delle Carte Geografiche e il piano superiore della torre Borgia), una Galleria dedicata alle figure dei Santi e Beati.
All'indomani della Breccia di Porta Pia, Papa Pio IX, dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico, impartì in Piazza San Pietro l'ultima, commossa benedizione alle sue truppe prima del loro scioglimento.
Esposizione di doni al Vaticano per il Giubileo episcopale di Pio IX.
"Da giorni è aperta nelle: sale delle Carte geografiche ed in quelle degli Arazzi in Vaticano la mostra dei doni d'ogni genere inviati al Santo Padre in occasione del suo giubileo. La prima sala o galleria è veramente un lurighissimo e spazioso corridoio dalle linee piene di, maestà ed di eleganza. Sul destro lato si aprono l'una appresso all' altra, non so quante finestre. Le pareti portano dipinte delle bellissime carte geografiche e topografiche degli antichi stati d'Italia, della Francia, della Svizzera, del Belgio, ecc. Lungo tutto il lato sinistro, è disposta la, mostra dei doni. Comincia da quelli pervenuti dalle Americhe.
Per la lunghezza di più metri vedi pianete, stole, calici aurati, croci, stipi di legno intagliati con industria somma, sottopiedi trapunti, {pelli pregiate di feroci animali, libri, ecc, La cosa che più colpisce sono i lavori dei selvaggi indiani, fra cui una piccola piroga, non so se in legno o in qualche altra materia dipinta, con otto o dieci rematori dentro. I rematori, in cui i selvaggi hanno evidentemente ritratto sè stessi, non hanno altro vestito che pelli. V'è pure una piccola slitta, dello stesso tipo di lavoro, tirata da sei cani bianchi, ciascuno dei quali porta sulla testa una piccola banderuola è paiono, al vederli, altrettante pecorelle. Nello scomparto americano si distingue per la copia dei doni la diocesi di Quebec (Guebec).
Dall America si passa alla Germania, i cui doni occupano due scompartimenti, e per bellezza e ricchezza, se non pel numero, sono forse i più pregevoli. Si incomincia e si finisce con una piramide di cera da Altare. Poi piviali, cotte, pianete, stole di bellissime sete e rasi. Tutte di squisiti ricami o di aurei fregi adornate. Si ammirano dei piviali di imitazione antica, mitrie assai ricche, messali egregiamente rilegati, carte g/vria, acquasantiere, pastorali e: perfino volumi di giornali clericali tedeschi.
L'Italia occupa sei scomparti; ma nella galleria delle Carte geografiche ne ha quattro, gli altri due sono nella galleria degli Au Anche l'Italia ha inviato della cera, molto inferiore però a quella germanica, delle fabbriche di Levantino Veneto. Poi ancora stole, cotte, pianete, camici, piviali, coperte da altari, ecc., alcune delle quali ricamate e trapuntate dalle industri mani delle suore o da quelle delle fanciulle degli educandati. Però per ricchezza di stoffa e per gusto d'arte ed armonia, di lavoro sono inferiori. alle offerte simili pervenute di Germania.
Negli scomparti italiani si veggono: un bel quadro ad olio con una ricca cornice, donato dal vescovo di Piacenza, che rappresenta l'Immacolata. Un Cristo e sei candelieri artisticamente lavorati, alti metà d'uomo e dorati, dono delle signore della pia opera di lavoro per le chiese povere di Firenze. Molti ricami di gentildonne. Una sedia pontificale della società artistica operaia di carità reciproca: dei bei quadri donati dal professor Mantovani: un quadro di Guido Reni, regalo del conte Zucchini di Bologna; alcuni calici di argento dorato. I quattro scomparti finiscono con una allegra piramide di bottiglie di vini e di elisiri prelibati. Non manca l'elisir Pio IX, una specialità ora di moda tra i pellegrini."
Papa Pio IX muore alle ore 5:40, mentre recitava il rosario con i suoi collaboratori: colpito da una crisi epilettica seguita da un attacco di cuore. Portato a letto, Pio IX spira dopo aver ripetuto più volte "Parti o anima cristiana", baciando il Crocifisso e l'immagine della Madonna; le sue ultime parole sono "proteggete la Chiesa che ho tanto amato":
"Verso le 9 del mattino del giorno 7 febbraio sentiva che la morte si appressava e dimandava il viatico. Monsignor Marinelli, sacrista pontiticio, gli apprestò il Sacramento, ed il papa volle provare a comunicarsi da sè, ma le forze non lo assistettero. La paralisi aveva assafito il suo braccio destro di guisa che monsignor Marinelli fu obbligato ad accompagnare col suo braccio la mano del Pontefice, perchè questi potesse mettere in bocca la particola."
...
"Erano le 5 45 pom. del 7 febbraio: l'ora, disse un giornale religioso di Roma, l'ora della salutazione angelica: Pio IX era morto. Il cardinale penitenziario maggiore pronunciò allora con voce grave, velata di mestizia, il Requiem eternam dona ei, Domine, e a queste parole a nessuno degli astanti resse più il cuore: tutti, cardinali, prelati, guardie e famigliari si affollavano intorno al letto per baciare ancora una volta la mano del Pontefice. È questa scena che rappresenta una nostra vignetta; le figurine dei cardinali sono, per la maggior parte, ritratti.
Il trasporto della salma dalla camera mortuaria alla Basilica di San Pietro si è fatto passando per le ampie sale del Vaticano, per le logge di Raffaello, per i vestiboli e le scale che mettono in comunicazione interna la dimora dei Papi conla Basilica. Aprivano il corteggio, fra due file di guardie svizzere, i palafrenieri e quindi il clero con torcie, Venivano poscia i mazzieri, e un distaccamento di guardia svizzera. Subito appresso, il letto funebre, su cui posavano le spoglie del Pontefice, che portava sul capo la mitria d'oro e le mani teneva conserte sul petto. Il letto, sollevato dai sediarii, era circondato dalle guardie nobili e dai penitenzieri della Basilica Vaticana, anch'essi con ceri accesi. Immediatamente seguivano il maggiordomo, il maestro di camera, l’elemosiniere segreto, varii camerieri segreti e altri addetti del Vaticano, il capitano del corpo delle guardie nobili. Succedevano i cardinali a due a due con torce accese. Dopo il sacro Collegio venivano alcuni membri dell'alta aristocrazia romana.
Trasportato il cadavere in San Pietro, esso venne esposto per tre giorni nella Cappella del SS. Sacramento. Il morto era rives di abiti pontificali solenni: panni di porpora, dali, guanti, anelli, pallio e mitra d’oro; le mani incrociate sul petto stringevano un crocifisso; il piede destro, calzato di pantofola, sporgeva fuori dal cancello che chiude la cappella, perchè potesse essere baciato dai fedeli. La chiesa di San Pietro era stata aperta alle 6 del.mattino e malgrado l'ora la folla accalcavasi alle quattro porte, e invase in un minuto l'immenso tempio. Il concorso, nei tre giorni, è stato sempre numeroso. L'ordine più rispettoso fu serbato dalle truppe regie, soldati, carabinieri, guardie, che facevano ala in tutta la chiesa e nella piazza. La prese za dei nostri soldati a guardare ed onorare la salma di Pio IX era certo lo spettacolo più straordinario in quel magnifico tempio di S. Pietro."
Incoronazione di Papa Leone XIII nella Cappella Sistina
"Questa cerimonia solenne ebbe luogo il giorno dopo, 3 marzo. I nostri lettori sanno già come per la condotta insipiente del ministero, la cerimonia non potè aver luogo in San Pietro, com'era desiderio del nuovo Pontefice. Tutti i preparativi nella basilica ch'erano già molto inoltrati furono disfatti; e l'incoronazione avvenne in forma privata, nell'interno del Vaticano, e precisamente nella Cappella Sistina. Ecco la descrizione che ne diede la Voce della Verità:
Dope le ore 9 gli Emi cardinali vestiti di porpora si adunarono nell'aula dei paramenti sacri, che assunsero bianchi a ricami in oro, con mitre di damasco bianco in capo.
Gli arcivescovi, vescovi, abati generali ed i penitenzieri della Basilica Vaticana hanno preso i rispettivi paramenti dello stesso colore. I chierici della R. C. A., i votanti di segnatura e gli abbreviatori indossavano la pelliccia sopra il rocchetto nel peristilio prossimo all'aula dei paramenti.
Gli altri che doveano prender parte alla processione, uditori di Rota, avvocati concistoriali, votanti di segnatura, referendari presero i loro abiti nel peristilio stesso.
Nella sala ducale fu innalzato un altare. Là pervenuto, il Sommo Pontefice ammetteva al bacio della mano gli Emi cardinali e i Rev. arcivescovi, al bacio del piede i vescovi. Poi si cantava l'ora di Terza, e si compievano altre sacre funzioni proprie dei Pontifichi. Come queste ebbero termine, si avviò per la Sistina il magnifico e imponente corteo. Precedevano i mazzieri i bussolanti, gli avvocati concistoriali, il principe Ruspoli, maestro del Sacro Ospizio, gli abati mitrati, i Rev. vescovi e arcivescovi, S. E. don Giovanni Colonna, principe assistente al Soglio, gli Emi cardinali, il Sommo Pontefice in sedia gestatoria, in pianeta e mitra preziosa, circondato dalla sua nobile Corte, scortato e seguito dalle guardie nobili.
Durante la processione tre volte fu bruciata, secondo il rito, la stoppa: l'ultima volta all'ingresso della Sistina, pronunziandosi la formola: Pater Sancte sic transit gloria mundi.
Recitata la confessione, Sua Santità ascendeva il trono, dove, dopo l'imposizione del pallio, riceveva l'obbedienza dagli Eminentissimi cardinali, dando a baciare il piede e la mano e il volto; il ginocchio e il piede agli arcivescovi e vescovi; e il piede ai penitenzieri.
Alle ore 11 è incominciata la solenne messa pontificale del Papa, alla quale da otto anni i Romani più non avevano avuto la ventura di assistere. I presenti vi hanno assistito con grande raccoglimento. La musica della cappella era, come sempre, stupenda, diretta dal maestro Mustafà, che ad uno stile alla Palestrina sposava felicemente il metodo moderno.
Terminata la messa, mons. D. Pio Guidi si accostò al trono portando nelle mani il triregno, dono già della guardia palatina a Pio IX. Il card. Di Pietro, decano, come primo vescovo del Sacro Collegio, dice le preci che precedono l'atto della coronazione. A quelle preci rispondono i cantori. Approssimandosi il momento solenne, essendosi già tolta dal capo del Papa la mitra aurata, l'em. card. Mertel, funzionante da cardinale primo diacono, prende il triregno, e ponendolo in capo al Sommo Pontefice con forte e vibrante voce pronuncia la formola sacramentale:
Accipe Tiarae tribus coronis hornatam, et scias te esse Patrem principum et regum, rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris N. J. C., cui est honor et gloria in saecula saeculorum.
A questo punto, il Santo Padre impartì la triplice solenne benedizione.
Dopo la benedizione, il Santo Padre Leone XIII, con lo stesso corteggio, usciva dalla Cappella Sistina per ritornare nei suoi appartamenti in sedia gestatoria, che è quella donata già a Pio Nono dalla cittadinanza napoletana.
Assistevano altresì alla funzione di questa mattina, nella tribuna riservata ai Sovrani, le Loro Altezze Reali il Duca e la Duchessa di Parma e seguito, ed in posti speciali ragguardevoli personaggi nostrani ed esteri, fra i quali notammo il principe Ladislao Czartoryski, e le deputazioni degli Ordini militari di Spagna, tra essi distinguendosi l'uniforme dell'Ordine di Calatrava."
II giornata della visita ufficiale a Roma del Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo di Germania.
Nel Pomeriggio, dopo l'omaggio alla tomba del Re Vittorio al pantheon, si reca all'Ambasciata di Germania e poi in visita al Vaticano:
"Nel momento stesso che il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo giungeva a Roma, faceva chiedere dal signor de Schloezer, ministro germanico accreditato presso il Vaticano, al cardinale Jacobini, segretario di Stato, di visitare il capo della Chiesa cattolica.
E il 18 dicembre, il Principe, dopo avere già visitato il capo dello Stato italiano, dopo d'avere deposta nel Pantheon sulla tomba del re unificatore una corona — si recò dal barone di Keudell, ambasciatore di Germania presso il nostro Governo, al palazzo Caffarelli, e di là, nelle ore pomeridiane, col suo seguito e in compagnia del ministro Schloezer, andò a far visita al papa. Nessuna pompa. Il Principe vestiva l'uniforme di maresciallo. Tanto Sua Altezza quanto il suo seguito si servirono di carrozze di rimessa, in forma affatto privata: solo i cocchieri avevano una coccarda dai colori germanici: bianco, rosso e nero.
Le carrozze entrarono nel cortile vaticano, mentre un picchetto di svizzeri schieravasi in fila e presentava le armi: la bandiera papale bianca e gialla sventolava all'aria. Altre guardie svizzere, un bussolante in abito talare paonazzo, un cameriere segreto del papa, in abito nero alla spagnuola con spadino, accoglievano l'augusto visitatore. Nella sala Clementina, altra fila di svizzeri; nella sala successiva i palafrenieri schierati nei loro abiti di velluto e raso rosso; nella terza, i gendarmi in grande uniforme; nella quarta, le guardie palatine; e nella sala degli arazzi i bussolanti e, procedendo, le guardie nobili. Monsignor Macchi, maestro di camera del papa, andò incontro a Federico Guglielmo e lo introdusse col suo seguito nell'anticamera nobile, dove monsignor Samminiatelli, elemosiniere, e tutte le altre alte cariche di palazzo si trovavano raccolte.
Il Pontefice, tosto ufficialmente informato dell'arrivo, venne incontro premuroso al visitatore protestante, e lo introdusse nel suo gabinetto particolare, dove i due alti personaggi s'intrattennero quasi un'ora in colloquio privato; finito il quale, il Principe presentò il suo seguito al papa.
Più tardi, dopo avere visitato le gallerie e i musei, il principe passava dal Vaticano direttamente a quello che fu già palazzo apostolico, al Quirinale....
Il nostro corrispondente speciale, signor Del Don, potè cogliere il momento in cui le carrozze, entrate nel cortile del Vaticano, recavano l'augusto Principe e gli alti personaggi del suo seguito, e persino l'altro, così imponente, così solenne, del ricevimento nelle sale vaticane.
Egli ha potuto inviarci uno schizzo fedele del momento in cui Leone XIII, uscendo a sinistra da' suoi appartamenti segreti, va incontro al primo principe straniero che, ospite del re d'Italia, è ricevuto al Vaticano. E la bellissima sala del trono, dalle pareti coperte di damasco rosso con lavoro squisito, dal cielo riccamente intagliato e dorato.
Il trono sorge in fondo, tra due porte laterali: è qui, da questo trono, che il papa, secondo la prammatica, riceve le visite; ma egli preferì d'andar incontro al futuro potente imperatore e condurlo nel suo gabinetto. Il punto scelto dal nostro corrispondente fu uno dei più belli anche perchè l'ordine in quel momento scomparve: la corte pontificia si confuse fra i prussiani: i cattolici si frammischiarono ai protestanti.
Nel nostro disegno si vede Leone XIII, e, più indietro, i monsignori Cataldi e Theodoli, maggiordomo questi di Sua Santità, e, dietro il principe, l'ambasciatore germanico presso la Santa Sede; i generali prussiani, perchè protestanti, stanno in piedi: uno solo s'inginocchia, perchè il solo cattolico. A destra e a sinistra, cardinali, camerieri segreti, guardie nobili; un insieme nuovo e curioso."
Giovanni Battista Marzi impianta nella Biblioteca Vaticana la prima centrale telefonica automatica del mondo, di soli 10 numeri, ma che possedeva già tutti gli elementi fondamentali delle centrali moderne.
Papa Leone XIII, nella Sala Ducale del palazzo apostolico, riceve in udienza solenne un imponente pellegrinaggio di circa 1.500 operai francesi, guidati dal conte Albert de Mun e da Léon Harmel, figure di spicco del cattolicesimo sociale francese.
Questo evento si inseriva nel contesto delle celebrazioni per il Giubileo sacerdotale del Pontefice (che ricorreva nel 1888) e rappresentò un momento chiave per lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa.
L'imperatore Guglielmo II si reca in visita al Vaticano:
"Quanto grandi erano le speranze concepite dal Vaticano per la venuta di Guglielmo II a Roma, altrettanto deve essere stata amara la delusione provata vedendole in breve ora sfumate. L' Imperatore tedesco ha saputo dimostrare con molto tatto che, rendendo il dovuto omaggio al capo di una religione cui appartengono 14 milioni di sudditi dell'Impero, non intendeva perciò di mantenere illusioni intorno ai propri intendimenti. Ospite di re Umberto e del popolo italiano, ha ricevuto appena arrivato in Roma le autoritá e le rappresentanze parlamentari italiane.
Il giorno seguente, mostrandosi condiscendente nella forma, è uscito dal palazzo del ministro tedesco presso la Santa Sede, per andare in Vaticano a far visita al Papa. Ma le truppe italiane schierate lungo la strada gli hanno reso gli onori militari fino in piazza di San Pietro.
Entrato in Vaticano e introdotto nelle stanze di Leone XIII, l'Imperatore vi si è trattenuto venti minuti. Nessuno può dire precisamente su quali argomenti siasi aggirato il colloquio, interrotto dal sopraggiungere del principe Enrico di Prussia; ma si suppone, non senza ragione, che Guglielmo II abbia espressa chiaramente l' opinione di non credere punto necessario il potere temporale all' opera pacificatrice e spirituale del papato."
"Per accompagnare le incisioni relative alla visita di Guglielmo II in Vaticano, siamo in grado di pubblicare una relazione degna di fede ed autentica, essendo stata dettata per noi da persona che per la sua posizione fu testimonio oculare di tutta la cerimonia nell'interno del palazzo apostolico.
Il giorno 12 di ottobre, al tocco e mezzo preciso, Guglielmo II, Imperatore tedesco e Re di Prussia, partito dal palazzo Capranica in Roma, sede del suo ambasciatore presso la Santa Sede, entrava nel palazzo Vaticano e scendeva nel cortile di San Damaso alla generosa della scala papale.
Molte persone, la maggior parte devote al Vaticano e appartenenti all'aristocrazia romana, erano state ammesse a vedere l'arrivo dell'Imperatore, nelle Loggie dette di Raffaello. Chi scrive questo cenno ebbe pure tale privilegio; e potè anche spingere l'occhio curioso nell'anticamera pontificia, proprio nel momento in cui vi giungeva l'imperiale visitatore. Più strano e pittoresco spettacolo, più svariato contrasto di uniformi è difficile immaginare.
L'Imperatore indossava la splendida divisa bianca di colonnello della Guardia del Corpo, coll'elmo d'argento sormontato dall'aquila. Il suo seguito era il seguente: il signor di Schloezer, giunto nella medesima carrozza dell'Imperatore, una graziosa e svelta victoria, di proprietà di Guglielmo II, tirata da quattro superbi morelli, montati da fantini in divisa rossa ricamata in argento.
Precedevano e seguivano, il signor de Libenau, gran maresciallo di Corte; il conte di Pirckler, maresciallo di Corte; il conte Herbert di Bismarck Schönhausen, segretario di Stato al ministero degli affari esteri; il signor Raschdau, consigliere intimo di legazione; il signor di Hahnke, luogotenente generale ed aiutante di campo generale, capo del Gabinetto militare; il signor de Branvhitsch, generale al seguito, maggior generale; il signor de Lucanus, consigliere intimo attuale, consigliere del Gabinetto civile di S. M.; il maggior generale de Wittich, aiutante di campo generale; i signori de Bissing, luogotenente colonnello; de Lippe, maggiore; e de Scholl, maggiore, aiutanti di campo; il professor dottor Leuthold, medico di S. M.
Nel cortile di San Damaso era schierato in grande tenuta il piccolo avanzo dell'esercito pontificio. Cento guardie palatine, la cui uniforme, somigliante all'antica uniforme della fanteria francese, è punto marziale nè elegante. Pochi gendarmi col berrettone di pelo all'uso de' cosacchi, la cui divisa sarebbe di molto effetto, se fossero meno impacciati ne' loro movimenti. Le guardie svizzere nel loro medioevale bizzarro costume; e infine il corpo delle guardie nobili, composto della fine fleur dell'aristocrazia di Roma; corpo veramente ammirabile per eleganza di uniformi e contegno marziale. Somigliano ai corazzieri del Re, ma non hanno corazza, come pur fu detto erroneamente da parecchi giornali.
Sua Maestà fu ricevuto a' piedi dello scalone dal principe Ruspoli, maestro del Sacro Ospizio, e da un cameriere segreto di spada e cappa. Poi, montati pochi gradini, veniva incontrato da monsignor Macchi, maggiordomo del Papa, da altri prelati, dal principe Altieri, comandante della Guardia Nobile, dai comandanti dei diversi corpi, e da un seguito di cavalieri di spada e cappa e di camerieri segreti e bussolanti, che formavano un magico gruppo, avviantesi per le magnifiche sale papali verso il gabinetto di Leone XIII.
Il giovane monarca tedesco inoltrandosi passo passo per quelle sale, si mostrava stupefatto di quella Reggia dove la severità di un lusso strettamente, grandemente artistico, non ha nulla a che fare col fasto mondano.
Due giorni dopo io mi trovava in quelle stesse sale non più animate dalla viva aspettazione di un Sovrano potente, ma rientrate nella quiete e nel silenzio che circonda il vegliardo del Vaticano. Orbene; io credo che chiunque entri colà, scettico o credente, cattolico o protestante, non può a meno di sentire una impressione tutta nuova, l'impressione di una misteriosa e solenne maestà, che non è di tutti i luoghi.
Giunto che fu Guglielmo nell'anticamera segreta, vide venirsi incontro il Papa, nel suo abito da camera, veste bianca di lana e zucchetto bianco e punto circondato da cardinali, come s'è detto, fra altre ripetute inesattezze, in fogli quotidiani. Sua Maestà fece un profondo inchino, mentre Leone XIII stendeva all'Imperatore ambe le mani, e lo invitava a entrare nel suo gabinetto. Fu in questo punto che all'Imperatore cadde l'elmo di mano, raccolto subito da monsignor Della Volpe. Non è il caso, per questo incidente, di ripetere le volgari superstizioni che pare impossibile abbiano trovato eco in giornali serii. Probabilmente Guglielmo II fu, come ogni persona che vede per la prima volta Leone XIII, colpito dalla sua figura esile, dalla sua straordinaria magrezza, dall'aspetto cadente di quel vecchio che pure incute rispetto e simpatia per la nobiltà dei modi, per l'occhio scintillante di vivace intelligenza, per il franco movimento della persona e la prontezza della parola.
Leone XIII e Guglielmo II stettero ventinove minuti precisi rinchiusi a segreto colloquio, interrotti solo al sopravvenire del Principe Enrico, fratello dell'imperatore. Non ho la pretesa di esporre una nuova millesima edizione del colloquio fra i due augusti personaggi; però e per qualche conoscenza dell'etichetta del Vaticano e per informazioni che tengo da buonissima fonte, credo che si abbia torto di almanaccare sospetti sulla natura di tale colloquio.
Il Papa si congratulò innanzi tutto, coll'Imperatore, della pace religiosa di cui gode presentemente la Germania, frutto di lunga e paziente opera; e impegnò tutta la sua eloquenza a persuadere il novello Monarca della convenienza, non solo di mantenere, ma sempre più consolidare questa pace. Espose inoltre per sommi capi le sue idee intorno alla costituzione civile degli Stati, conformi a quelle ripetutamente manifestate nelle sue encicliche e nei suoi discorsi. In quanto all'attuale condizione del Pontefice in Roma, Leone XIII vi accennò in via assolutamente indiretta, rinnovando le proteste già più volte manifestate, circa l'anormalità, secondo lui, di tale condizione; ma senza minimamente mostrar di esigere da Guglielmo nè una promessa, nè tampoco una risposta su questo punto. È quindi insussistente che Guglielmo abbia replicato al Papa in modo favorevole o sfavorevole. Secondo l'etichetta del Vaticano non vi è, nè vi può essere discussione di questione veruna in una visita di ossequio di un Sovrano; se una seconda o una terza visita avesse avuto luogo, allora sì, sarebbe stato ammissibile di intavolare trattative su determinate vertenze. Si può quindi colla massima sicurezza e tranquillità mettere in un fascio come insussistenti i mille episodi raccontati sul famoso colloquio.
Terminato il quale, fu presentato al Papa, dopo il Principe Enrico, tutto il seguito dell'Imperatore. Quindi nel medesimo ordine e cogli stessi onori, con i quali l'Imperatore aveva acceduto al gabinetto del Papa, fece ritorno, e S. M. salì al terzo piano a fare una breve visita al cardinale Rampolla.
Poscia S. M. Imperiale e seguito visitarono la Pinacoteca, le Camere di Raffaello, le Loggie, la Biblioteca, i musei del Vaticano; e man mano che vi procedevano, fiancheggiati da due maestri di Camera del Papa, dal comm. Visconti direttore dei musei, dall'architetto Vespignani e da numerosa scorta d'onore, sempre più s'interessavano dinanzi a quell'inestimabile tesoro d'arte che fu raccolto attraverso i secoli con tanta cura nel palazzo Vaticano.
L'Imperatore fu particolarmente colpito dall'affresco rappresentante la battaglia di Costantina, dipinto sulla parete di una camera di Raffaello; e poi dinanzi al colossale quadro rappresentante il trionfo di Sobieski in Polonia.
Nel passaggio dalla prima Loggia, l'Imperatore e il seguito si confusero colla folla di signore e signori ivi adunati, i quali salutarono rispettosamente Sua Maestà. Poi entrò nella Cappella Sistina, da questa discese nella Basilica di San Pietro, che visitò rapidamente, per poi uscire dalla porta di Santa Marta, e ritornare direttamente al Quirinale, cogli onori resi a S. M. dalle truppe del Re d'Italia.
Una seconda visita di Guglielmo al Vaticano è stata sconsigliata dalle più elementari convenienze; giacchè non si poteva pretendere da Guglielmo un secondo ritorno al palazzo Capranica, per muovere da qui al palazzo apostolico. In quella vece ebbe luogo nel giorno seguente il colloquio di un'ora e mezza del Papa col conte Bismarck."
Restauri delle Sale dell'appartamento Borgia nel Palazzo Apostolico Vaticano:
"Quando Leone XIII salì al papato, si diceva che egli non avesse nessuna tendenza per le arti, come si assicura quasi sempre che gli eredi di padri autocrati hanno sentimenti liberali. Quando questi principi salgono al potere sono a un dipresso quello che fu il loro predecessore perchè le tradizioni di governo non permettono che si allontanino dalla via seguita per il passato. Lo stesso è avvenuto a Leone XIII; amante delle arti o no, egli ha dovuto onorarle durante il suo pontificato perchè così fecero i papi che lo precedettero, e come le abbia onorate ce lo dicono l'Aula della Beatificazione, le Sale dei Candelabri, i restauri di San Giovanni in Laterano, e ce lo dirà fra non molto l'appartamento Borgia, che vide i fasti del pontificato di Alessandro VI, e fu dipinto maestrevolmente e ornato di stucchi e di dorature dal Pinturicchio e dal Bonfiglio.
Questo appartamento, che è collocato al primo piano del gran cortile del Belvedere e appunto sotto le stanze dipinte da Raffaello, consta di sei ambienti, quattro dei quali costruiti da Nicolò V e gli altri due che formano la torre Borgia, dal papa più celebre di questa famiglia spagnuola.
Alla prima stanza che porta il nome di Sala dei Pontefici, si ha accesso da una porta attigua al grande cancello che mette nel Corridoio delle Iscrizioni e in essa non si vede più traccia dei dipinti del Pinturicchio, ricoperti come furono da altre pitture di Pierin del Vaga e di Giovanni da Udine, su disegni di Raffaello, di cui essi erano scolari. Nonostante che essi fossero guidati da tanto maestro, queste pitture sono molto inferiori a quelle delle sale successive e delle due stanze della Torre Borgia, condotte con arte finissima dal Pinturicchio e dal Bonfiglio e messe a stucco e oro con dei fondi azzurri che danno grandissimo rilievo alle figure. Fra queste pitture è specialmente notevole quella che rappresenta la disputa di Santa Caterina dinanzi all'imperatore Massimino. Nella Santa Caterina, con i capelli biondissimi e gli occhi neri, il Pinturicchio volle raffigurare Lucrezia Borgia, e nell'imperatore, il duca Valentino.
In queste sale si scorge traccia di antichi mattonati maiolicati contemporanei alle pitture e nelle due cappelle, pure del Pinturicchio a destra di chi entra in Santa Maria del Popolo, e che sono dipinti alla stessa guisa della sala Borgia, con molta profusione di azzurro e oro, vi è un mattonato a quadrelli che poco differisce da quello dell'appartamento di Alessandro VI.
Queste sale Borgia, dopo che i papi trasportarono altrove la loro dimora, furono abbandonate e ora accoglievano un ammasso di libri ed erano chiuse al pubblico. Leone XIII ha ordinato che le vòlte fossero restaurate, che dalle pareti fosse tolto l'intonaco per rintracciarvi le antiche pitture e che i mattonati fossero rifatti copiando quelli già esistenti dove se ne trovava qualche vestigio e copiandone altri, serbati nei magazzini della floreria Vaticana, per quelle stanze dove mancava ogni traccia di antico mattonato.
I restauri delle pitture furono affidati al professor Seitz, il quale si unì il Mariani, abilissimo restauratore e imitatore dell'antico che lavorò molto per il Museo di Kensington; — e per rifare i mattonati fu aperto un concorso fra la fabbrica Cantagalli di Firenze e il Museo Artistico Industriale di Napoli. Questo concorso è stato di una grande utilità per quel ramo della ceramica che intende alla riproduzione dell'antico e il Museo di Napoli ha trionfato splendidamente esponendo le riproduzioni dei modelli forniti dal Vaticano sotto tre forme. La prima, con le tracce dell'attrito e dell'azione del tempo, è così perfetta che i più intelligenti conoscitori di cose d'arte, non sono riusciti a distinguere i mattoncelli fatti ora da quelli che contano cinque secoli e che furono in uso per lunghissimi anni. Finora in Italia e fuori ci eravamo contentati d'imitare le antiche maioliche; ora il Museo le riproduce con tutte le inesperienze dell'artefice e con tutti i difetti di tecnica, e fa il fac-simile di quelle che il tempo e l'attrito hanno consumato e sbiadito. Questa riproduzione perfetta, che inganna l'occhio, è di una grande utilità per i lavori di restauro, e ogni amico dell'arte deve rallegrarsi di questo splendido risultato ottenuto da una istituzione italiana."
Nella Cappella Sistina si celebra l'anniversario della incoronazione di Papa Leone XIII, ospiti gli indiani del Circo di Bufalo Bill:
"Papa Leone XIII il 3 marzo, lunedì, anniversario della sua incoronazione, assistette nella Cappella Sistina alla solennità, che, quest'anno aveva una nota pittoresca di più: l'intervento degli americani di Buffalo-Bill, presentati dal famoso colonnello in persona, che ha voluto convertirli al cattolicesimo. Alla funzione intervenne il corpo diplomatico ed enorme folla, frenata a stento dalle guardie palatine.
Leone XIII discese alle ore 11 dalle sue stanze, si recò nell'aula dei paramenti col triregno in capo, e saliva la sedia gestatoria per recarsi processionalmente nella Cappella Sistina. Il corteggio, formato dalla Corte ecclesiastica, secolare e militare, dai cardinali, patriarchi, arcivescovi e vescovi, vestiti nei loro abiti di cerimonia, ha attraversato la sala Ducale e la sala del Re, già gremite di pubblico. Entrato nella Cappella Sistina, Leone XIII, sedutosi sul trono, assistè alla messa pontificata dal cardinale Melchers e accompagnata dal canto dei cappellani cantori pontifici. Nei posti riservati, c'era tutto il Corpo diplomatico, i cavalieri di Malta, e dame della nobiltà romana, e altre signore e signori. Finita la messa Leone XIII faceva ritorno, in sedia gestatoria, all'aula dei paramenti, e di là alle sue stanze.
I componenti la compagnia Buffalo-Bill, capitanati dallo stesso Buffalo (ossia colonnello Coddy) vestiti nello stesso modo con cui si presentano al pubblico nel circo, assistevano al passaggio del papa. Quegli americani, attoniti, si sono tutti inginocchiati davanti a Leone XIII che ha benedetto la compagnia. Buffalo-Bill ha consegnato ad alcuni dignitari della Corte pontificia, perchè venissero offerti al Papa, un mazzo ed un cuscino di fiori freschi: sul cuscino era disegnato, pure a fiori, lo stemma pontificio. Alcuni prelati, distribuivano intanto agli americani medaglie e corone.
Per completare la cronaca, aggiungiamo che Leone XIII ricevette per l'anniversario della sua incoronazione un infinito numero di telegrammi, fra i quali uno dell'imperatore di Germania e un altro dell'imperatore d'Austria.
Già la domenica avanti (2 marzo), ricevendo il collegio cardinalizio, tenne uno de'suoi consueti discorsi ripetendo che la verità cattolica è il solo farmaco per la società agitata d'oggi.
Il nostro disegno rappresenta Leone XIII in sedia gestatoria; nella folla si distinguono le guardie palatine e gli americani di Buffalo Bill. In un angolo del disegno, è ritratto lo stesso colonnello co' suoi migliori seguaci."
Papa Leone XIII visita lo studio dello scultore Cesare Aureli per ammirare la statua di San Tommaso d'Aquino. La statua monumentale in marmo fu destinata alla Biblioteca Apostolica Vaticana (Salone Sistino)
"Il Papa montò alle 9 ant. del martedì (15 luglio) nella carrozza scoperta, che usa in giardino, e dal cortile di San Damaso, preceduto da due guardie nobili a cavallo, e seguito da un'altra carrozza, in cui erano l'architetto Vespignani e il sottofuriere Mannucci, andò nel cortile di Belvedere ad osservare la statua di S. Tommaso d'Aquino, opera dello scultore Aureli.
Al ritorno, traversando il cortile dei Pappagalli, e quelli della torre Borgia e della Sentinella che sono interni, uscì nel cortile della Zecca, ch'è esterno, nel senso che da una parte si accede a questo edificio, e dall'altra vi è la breve strada che conduce ai giardini, e su alla Pigna, dov'era l'Esposizione vaticana
È territorio compreso nel recinto dei palazzi apostolici; ma la via è municipale, e può considerarsi come prolungamento di via delle Fondamenta, frequentata da chi va alla Zecca ed ai Musei.
Era frequentatissima durante l'Esposizione vaticana. In altri termini il Papa, uscì da un portone per entrare in un altro, traversando quella corta e solitaria strada, e passando innanzi a due corpi di guardia, lo svizzero che ha il picchetto innanzi al secondo portone, appena terminata la via delle Fondamenta, e l'italiano che l'ha innanzi alla Zecca, dove sono di guardia gli allievi carabinieri.
Papa Leone XIII, entrato nello studio dell'Aureli, che lo aspettava, vi si fermò più d'un'ora. Sedutosi su una poltrona, e circondato da coloro che l'avevano accompagnato, stette a guardare lungamente la statua del grande Aquinate, ch'egli aveva già vista incompiuta all'Esposizione vaticana, e a considerarne tutte le parti.
Si preoccupò soprattutto della rassomiglianza, cosa difficilissima a raggiungersi trattandosi che di san Tommaso non fu trovato che un solo ritratto, o a dir meglio, una vecchia e cattiva copia, fatta da Pompeo Battoni sopra un dipinto anteriore a Giotto, che esisteva a Viterbo, ed ora perduto. E fu codesta copia che ha guidato la mano dell'artista. Alcuni, forse, avrebbero immaginato un san Tommaso magro, come tanti pensatori; invece l'autore della Summa theologica aveva la fortuna d'avere un volto pieno, rotondeggiante, segno di salute invidiabile.
Nella pittura, per vivezza di colorito, quel volto ha molta vita, ma manca di quelle linee decise e salienti che tanto giovano all'espressione sicura. Ciò dovette riuscir d'impaccio all'Aureli; e a Leone XIII questa difficoltà non è sfuggita. Soddisfece, a quanto pare il Pontefice, quell'accordo perfetto di linee che la statua presenta da qualunque parte si guardi.
La cappa domenicana, che copre tutta la persona del santo, non era una delle ultime difficoltà: la conoscenza anatomica si rivela in quel maestoso involucro di panneggiamenti: l'ertezza della lana è con verità imitata.
Leone XIII stima molto l'Aureli, anche perchè questo scultore, al rovescio di tanti artisti, è colto, conosce la letteratura, e scrive bene d'arte. Coll'Aureli, quindi, deve essersi intrattenuto volentieri, discutendo anche della mossa della destra del santo, che pare in atto di proteggere le scuole ove è diffusa la sapienza di quella Summa, che sorregge colla sinistra."
Le stanze degli Appartamenti Borgia al palazzo Apostolico Vaticano, sono liberate dagli scaffali di libri della Biblioteca.
Nel Palazzo Apostolico, precisamente nella Sala Regia e nella vicina Sala Ducale, il papa Leone XIII accoglie circa ottocento bambini delle scuole cattoliche accompagnati dai genitori. Durante questa udienza collettiva per le feste giubilari, il Pontefice ascolta un dialogo recitato da due fanciulli e distribuì una medaglia d'argento a ciascun presente. Nonostante l'affaticamento e la durata di tre ore, l'incontro si svolse in un'atmosfera molto affettuosa prima del ritorno del Papa nei suoi appartamenti:
"Un comitato centrale esecutivo s'è formato a Roma per festeggiare solennemente il giubileo di Leone XIII. In attesa di pellegrini (i quali ritardano ancora per la gran neve caduta dappertutto e per l'intenso freddo), ha promosso un ricevimento di bambini in Vaticano.
Col ricevimento dei bambini, accompagnati dalle rispettive mamme e babbi, alle ore 11 della mattina del giorno 8, ebbe luogo la prima “udienza collettiva„ per l'inaugurazione del giubileo.
Il trono papale era situato sulla parete sinistra e i bambini dei due sessi, in numero di 800, presero posto su due file a destra. Compresi i parenti, la sala conteneva 1200 persone. Facevano il servizio d'onore le guardie nobili, la guardia svizzera e palatina e i gendarmi collo storico kolback.
Alle 11 precise il Pontefice entrò nella sala in portantina, seguito dai cardinali Rampolla, Vannutelli, Serafini, Macchi, Mazzella e Appolloni, nonchè dalla sua nobile anticamera, dai dottori Ceccarelli e Lapponi, dai camerieri segreti partecipanti e dai camerieri di spada e cappa. Il Papa indossava un mantello rosso. Al suo ingresso, gli alunni della scuola pontificia di San Salvatore in Lauro, intonarono un inno intitolato: Viva il Papa, con accompagnamento di armonium.
Al ricevimento erano presenti la Commissione delle dame, presieduta dalla principessa Francesca Massimi, e la Commissione esecutiva delle feste giubilari composta di monsignor Radini-Tedeschi, dei commendatori Tolli, Zara, Alliata, dei cavalieri Rossi De Gasparis, Ambrosini, Francesco De Angeli, Pierantoni, Crostarosa Giuseppe, dott. Lang e monsignor Giannuzzi.
Dopo che il Papa si fu seduto sul trono, due bambini, un maschio ed una femmina, recitarono un dialogo: Il trionfo del Papa. Quindi, una Commissione di bambini presentò l'offerta per l'obolo, e poscia incominciò la sfilata degli 800 fanciulli innanzi al trono del Pontefice.
Leone XIII, alquanto affaticato, ebbe parole amorevoli per tutti e fece distribuire ai piccini una medaglia d'argento con la sua effigie e quella della Concezione. Non pronunciò alcun discorso, essendo l'udienza durata circa tre ore, e avendo i medici consigliata Sua Santità di non affaticarsi tanto. Alle 2 precise, il Pontefice faceva ritorno ai suoi privati appartamenti."
Giubileo episcopale di Leone XIII. Ricevimento dei pellegrini italiani
"Il giubileo episcopale di Leone XIII cominciò col simile percuotere venire ad me, col ricevimento dei bambini, una festa non priva di grazia, che abbiamo illustrato nel numero 4. I pellegrini, che da ogni punto dell'orbe cattolico dovevano giungere ai piedi del Sommo Pontefice, tardarono sulle prime, a motivo dei rigori eccessivi del verno; ma ora che siamo quasi alle porte della primavera, e a Roma già spirano soffi tiepidi e profumati, i pellegrini sono in gran numero, infondendo alla città eterna il carattere proprio di codeste solennità, che non mancano di animazione, di vita pittoresca.
Ai pellegrini stranieri, — fra cui dell'Uruguay condotti da Soler, vescovo di Montevideo, e polacchi condotti dall'arcivescovo Stablewsky, e irlandesi, e inglesi, ecc., si unirono i pellegrini italiani, il cui primo ricevimento ebbe luogo il 16 febbraio.
Alla mattina di questo giorno, Leone XIII scese in San Pietro per ricevere appunto i primi gruppi del pellegrinaggio italiano, inaugurando così i grandi ricevimenti giubilari; e, per primi, ricevette i pellegrini della Sicilia (l'isola di S. E. il cardinale Rampolla, segretario di Stato) e della Sardegna, degli Abruzzi, della Provincia romana, dell'Umbria e del Napoletano.
L'invito era per le 7 e mezzo: l'ingresso dal portone di bronzo di San Pietro. Fin dalle 7, cominciarono a giungere i romani, che tenevano i biglietti in mano, secondo la raccomandazione di monsignor Radini Tedeschi che li guidava, tipo inglese, alto, biondo, sottile. I soliti svizzeri stavano, come di consueto, impassibili testimoni di quell'onda d'uomini, donne, bambini, preti, monache, frati... che andava allargandosi.
Appena varcato il portone di bronzo, i pellegrini dovettero fermarsi nell'atrio, formando dei gruppi secondo la propria regione. I soci dell'Unione cattolica italiana e del Circolo di San Pietro, in frac e cravatta bianca, vegliavano al buon ordine. Era proibito passare da gruppo a gruppo.
Lo spettacolo era vivacissimo. Risaltavano soprattutto, per i loro costumi, i calabresi e i sardi. Gli ecclesiastici calabresi avevano immensi e lucentissimi cappelli: facce allegre, piene, rubiconde uscivano sotto a quei cappelloni acuminati e spiccatamente foggiati a triangolo, e con larghe tese ripiegate in su: quasi tutti parroci. E i parroci erano accompagnati da parrocchiani, dai nipoti, dalle nipoti e dalla serva. Non mancavano parecchie signore giovani, belle, eleganti.
Dato l'ordine d'entrare nella basilica, la corrente umana di 700 od 800 persone si è portata subito, con grande confusione, verso l'altare della Confessione, dove il Pontefice, alle 9 precise, accompagnato da poco segreto, discese e celebrò la messa. Vestiva di bianco, col mantello rosso e lo zucchetto bianco in testa. Alla sua comparsa, s'udì qualche battuta di mano, qualche grido di Viva il Papa-Re, non altro. Durante la messa, suonò l'organo e la Cappella Sistina cantò dei mottetti: quindi ebbe luogo il ricevimento.
Il Papa, seduto dinanzi all'altare e attorniato da cardinali, monsignori e guardie nobili, vide passarsi dinanzi quella folla che gli baciava le mani, e alla quale egli dispensava la medaglia commemorativa. I vescovi dovevano presentare a Sua Santità i fedeli della rispettiva loro diocesi; ma, nella ressa incalzante, non poterono compiere sempre tale formalità.
Il ricevimento durò tre ore. Intanto, molti operai e contadini e ciociare correvano a rifocillarsi nel caffè improvvisato nella sagrestia: le signore rifuggivano da quelle bevande e uscivano abbattute dalla moltitudine. Ondeggiavano gli stendardi delle associazioni, splendidi per le profuse dorature e i vivi colori; e continuava quel mormorio come di oceano, echeggiante sotto le volte del tempio..."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Visita degli Imperiali al Vaticano:
"Alle 10 e mezzo del 23 aprile (domenica) gl'Imperiali si recarono a palazzo Caffarelli, presso il Campidoglio, sede dell'ambasciata di Germania presso il Quirinale, e, dopo aver ivi assistito all'ufficio divino nel tempio, in cui era raccolta la colonia tedesca, e udita la lettura dei salmi fatta dal pastore Probst, ritornarono al Quirinale, dove l'Imperatrice fece colazione.
L'Imperatore si recava, invece, a far colazione presso la Legazione prussiana, dai cui villini le truppe formavano, intanto, due ali sino al Vaticano.
L'Imperatrice giunse alle 2 alla Legazione, donde, con Guglielmo, in uniforme di colonnello degli ussari, si recò direttamente al Vaticano. Era vestita di nero colla fascia dell'Aquila nera. L'etichetta della Corte pontificia prescrive il velo: l'Imperatrice non volle metterlo, ponendosi, invece, in capo un cappellino di tulle nero.
Il corteo imperiale, nelle carrozze fatte venire apposta da Berlino (e il perchè s'immagina!), era così composto: Precedevano otto vetture col seguito. Veniva il battistrada dalla ricchissima livrea rossa, quindi la carrozza imperiale alla postiglione a quattro cavalli, nera, semplice, dietro alla quale sedevano due enormi staffieri dalle livree azzurre e argento col colbak sormontato da due voluminosi pennacchi bianchi. Le truppe, scaglione sulle piazze e sugli altri punti del passaggio imperiale, rendevano gli onori delle armi; le bande suonavano l'inno tedesco: la popolazione applaudiva.
Alle 2,35, la carrozza imperiale, per il portone della Zecca, ove ricevè il saluto ultimo ufficiale italiano, entrò nel cortile di San Damaso, dove due compagnie della guardia Palatina con bandiera i... tificia e con tamburi, rendevano gli onori militari; ne cortile stesse, i Sovrani furono ricevuti dal principe Ruspoli maestro del Sacro Ospizio, da monsignor Sambucetti, prefetto delle cerimonie, e dai camerieri d'onore di spada e cappa, conte Alborgetti. L'inviato prussiano von Bülow fece le presentazioni. Salita la scala regia, al primo ripiano altri monsignori attendevano i Sovrani.
Nella sala del trono, Leone XIII aspettava in piedi gl'Imperiali. Scambiati i saluti, il Pontefice li invitò nel suo appartamento, nella Sala Gialla: in questa era eretto un baldacchino, sotto il quale stavano tre poltrone eguali, ove si sedettero gl'Imperiali e il Papa. Il seguito rimase nell'anticamera segreta. Sua Santità regalò all'Imperatrice un mosaico della fabbrica del Vaticano, rappresentante la Basilica e la piazza di San Pietro; e un'artistica fotografia colorata rappresentante un gruppo degl'Imperiali con tutti i loro figli. Dopo pochi minuti, l'Imperatrice si licenziava e scendeva in San Pietro. Guglielmo rimase solo col Papa; il loro colloquio durò un'ora precisa. Tutti tirano a indovinare ciò che possono aver detto in segreto i due augusti personaggi; è superfluo raccogliere voci senza fondamento. Guglielmo raggiungeva, dopo il colloquio, l'Imperatrice in San Pietro.
Appena i Sovrani apparvero in piazza San Pietro, alla terza finestra dell'appartamento del Papa, che corrisponde alla sua stanza da letto, si scorse una figura bianca che guardava dietro i vetri facendosi riparo della luce colla mano. La folla scoppiò in un grande applauso e, con grida di viva, agitava i cappelli e i fazzoletti. La bianca esile figura non si mosse finchè la carrozza imperiale non disparve dalla piazza.
Il nostro corrispondente artistico, che potè osservare com'erano disposti gli alti personaggi nella Sala Gialla, ci manda un disegno che ha valore di documento. Quella figura di prelato, che si vede dietro all'Imperatrice, è il cameriere segreto di Sua Santità."
Commemorazione del centenario della Guardia Nobile: "Alle 8, le guardie nobili in grande uniforme di gala assistettero, nella Cappella Sistina, alla cerimonia religiosa, celebrata da monsignor Costantini, elemosiniere del Papa. Dopo la messa, fu cantato il Te Deum. Quindi le guardie si recarono nella sala del Trono per essere ricevute dal Pontefice. Erano precedute dalle trombe, dallo stendardo sorretto dal conte Federico Sacconi, e aveano alla testa il loro comandante principe don Camillo Rospigliosi e tutta l'ufficialità, nonchè i giubilati. Leone XIII sedeva sul trono. Dal volto cereo del meraviglioso vegliardo sfavillavano, i suoi occhi pieni di vita, di fuoco. Don Camillo Rospigliosi lesse un indirizzo di devozione e di fedeltà a Leone XIII, che rispose con alcune benevoli frasi e benedisse lo stendardo delle Guardie nobili. Quindi, nella sala regia, sì svolse un'accademia letteraria e musicale, Vi assistevano le famiglie delle guardie nobili e un numero ristretto d'invitati. Il Papa udiva dal trono, eretto all'uopo, insieme ai cardinali Mocenni, Satolli, Casali, Del Brago, Macchi, Rampolla e Della Volpe e ai componenti la sua Corte."
Inaugurazione della nuova Pinacoteca Vaticana. Realizzata per ordine di Pio X, su progetto dell'architetto Costantino Schneider, che ricava nove sale al piano terreno del Corridore di Ponente, sotto la Galleria della Biblioteca Apostolica. La collezione contava ben 277 opere: 19 provenivano dalla soppressa Pinacoteca Lateranense, 181 (la collezione delle icone bizantine e dei Primitivi) dalla Biblioteca, 21 dagli appartamenti papali e dai depositi dei Sacri Palazzi. "Otto grandi salo — una”serve da grandioso vestibolo — formano la nuova Pinacoteca; le quali, liberato da tutte le antiche superfetazioni, illuminate da ampi finestroni che si aprono sul bel cortile del Belvedere — il nobile silenzioso cortile, grande come una grande piazza, tutte ricoperte da una severa ricca tappezzeria di Stoffa di seta verde marezzata, sono completamente degne dei capolavori che vi sono accolti. Le pareti hanno zoccoli di legno finamente scolpiti; i soffitti a volta sono ornati di magni fici stucchi in stile cinquecentesco, in cui fioriscono rosoni e cornici alternati coi motivi araldici dello stemma di Pio X; i pavimenti sono di legno lucidissimo, e insieme al rivestimento degli zoccoli delle pareti, dànno a tutto il basso delle sale una severa tonalità, che serve a smorzare la troppo luminosa e candida tinta degli stipiti marmorei delle porte e ‘delle fineStre; per le sale sono collocate vasche e vasi d’arte antica, e basi istoriate di marmo bianco @ serpentino, che dànno varietà e rilievo alla decorazione."
A quasi dieci mesi dalla storica firma dei patti lateranensi, il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena si recano in Vaticano dove vengono ricevuti in udienza da Sua Santità il Papa Pio XI e successivamente dal Cardinale Segretario di Stato Gasparri. Dopo le udienze, il Re e la Regina hanno l'occasione di visitare la Basilica di San Pietro e di sostare in preghiera presso la Confessione del Principe degli Apostoli.
Papa Pio XI inaugura la prima centrale telefonica vaticana. L'impianto, donato dalla International Telephone and Telegraph Corporation di New York, viene installato in alcune sale del piano rialzato del palazzo del Belvedere.
Dopo una lunga malattia, Papa Pio Xi muore nei suo appartamenti al Palazzo Sistino al Vaticano, per un attacco cardiaco. La salma del Pontefice viene esposta al pubblico nella Cappella del Sacramento a San Pietro.
La sala di Costantino nel palazzo apostolico vaticano, riapre al pubblico dopo 10 anni di restauro, agli affreschi di Raffaello.
I Reali inglesi si recheranno in visita di Stato alla Città del Vaticano. Il programma prevede l'udienza con il Papa Leone XIV nella sua Biblioteca privata, seguita da un incontro con il cardinale Pietro Parolin della Segreteria di Stato. Re Carlo ha donato al Papa una grande fotografia in argento e un'icona di Sant'Edoardo il Confessore. Il Papa invece ha donato al sovrano inglese una riproduzione in scala del mosaico del "Cristo Pantocratore", nella Cattedrale normanna di Cefalù, in Sicilia. Il mosaico è stato realizzato in Vaticano.
Segue nella Cappella Sistina, una storica preghiera ecumenica del sovrano (capo della Chiesa anglicana,) e del Papa, sulla cura del creato, supervisionata del Dicastero per l'Unità dei cristiani. La preghiera è guidata da Papa Leone e dall'arcivescovo di York Stephen Cottrell. Il canto dei salmi è affidato al coro della Sistina con il coro della Cappella di St. George del Castello di Windsor e quello dei bambini della Cappella reale di St. James Palace.
Al termine, il Papa e re Carlo lasciano insieme la Sistina per spostarsi nella Sala Regia dove incontrano i rappresentanti di organizzazioni e aziende impegnate nella salvaguardia dell'ambiente, tema caro sia alla Santa Sede che alla Corona inglese.
Nel pomeriggio i reali si spostano per partecipare ad una funzione ecumenica a San Paolo fuori le Mura prendendo posto su uno scranno speciale creato per lui (che reca lo stemma di "Sua Maestà", insieme al motto latino Ut unum sint - "Affinché siano una cosa sola", una citazione dal capitolo 17 del Vangelo di San Giovanni). Lo scranno resterà in basilica anche per tutti i futuri sovrani inglesi.
Nel corso della funzione si è pregato affinché "i leader delle chiese siano guida per la libertà, la giustizia, la verità" e per la "Terra, la nostra casa comune di cui sentiamo il grido".
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Stampe antiche1936
Esposizione mondiale della stampa Cattolica
1903
Congregazione dei Cardinali nella Sala del Concistorio
L'Illustrazione Italiana 1903
1893
Dante Paolocci
Primo dell'anno a Roma
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
Feste giubilari di S. S. Leone XIII
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
La visita dei Sovrani di Germania a S. S. Leone XII
L'Illustrazione Italiana 1893
1892
Dante Paolocci
Quaresima a Roma
L'Illustrazione Italiana 1892
1891
Vecchia San Pietro nel 1450
1890
Dante Paolocci
Gli indiani di Bufalo Bill al Vaticano
L'Illustrazione Italiana 1890
1887
Dante Paolocci
Giubileo Papale
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Solenne Ricevimento Pontificio nella Sala Ducale
L'Esposizione Vaticana illustrata
1884
Leone XIII riceve il Principe Imperiale
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Dante Paolocci
Pellegrinaggio Catollico
L'Illustrazione Italiana 1883
1883
Pianta dei Palazzo Vaticani
1878
La Morte di Pio IX
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Cardinali dopo la morte di Pio IX
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Le Ruote del Conclave
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
La Sfumata del Conclave
L'Illustrazione Italiana 1878
1877
Dante Paolocci
Esposizione di doni al Vaticano
L'Illustrazione Italiana 1877
1876
Dante Paolocci
Salma del cardinale Antonelli
L'Illustrazione Italiana 1876
1870
Giardini Vaticani
1865
Paolo Cacchiatelli
Nuova scala al Vaticano
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Nuova scala al Vaticano
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Galleria dei Santi e Beati al vaticano
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1855
Paul Marie Letarouilly
Viste dell'antica basilica di San Pietro
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Pianta dell'antica basilica di San Pietro
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Stanza della Segnatura al Palazzo Apostolico
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Spaccato delle Sala del Museo Pio-Clementino
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Vista del Vaticano all'Epoca di Sisto V
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Torneo nel Cortile del Belvedere nel 1585
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Pianta degli appartamenti Borgi al Vaticano
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Pianta di una parte del vaticano
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Decorazioni negli appartamenti Borgia
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Detttagli degli appartamenti Borgia
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Detttagli nella Sala dell'incendio di Borgo
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Vista generale del Vaticano
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Pianta generale del Vaticano
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Decorazione della Stanza delle Segnature al Palazzo Vaticano
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Porta nelle Stanze di Raffaello
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Dettagli delle Stanze di Raffaello
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Decorazioni della Stanza dell'Incendio di Borgo
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1855
Paul Marie Letarouilly
Decorazioni della Sala Delle Miscellanee
Le Vatican et la Basilique de Saint-Pierre
1837
Antonio Acquaroni
Fontana nel Cortile del Belvedere
Collezione di vedute di fontane di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Vaticano e Museo
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Giacomo Fontana
Pianta della Scala Regia, Sala Regia e Cappella Sistina
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Piazza e Basilica Vaticana
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Piazza e Basilica Vaticana
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1828
Luigi Rossini
Veduta della Facciata di S. Pietro in vaticano
I Sette Colli di Roma antica e moderna
1828
Pianta delle Stanze Vaticane dipinte da Raffaello
1820
Maestro dei Sacri Palazzi Apostolici
Costumi religiosi e militari della corte pontificia
1795
Domenico Pronti
Sala Regia dove sono le Cappelle del Vaticano
Nuova raccolta di 100 vedutine moderne della città di Roma e sue vicinanze
1774
Pianta del Conclave nella sede Vacante di Papa Clemente XIV
1765
Giuseppe Vasi
Veduta della Galleria Urbana nel Palazzo Apostolico Vaticano
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di roma nel xviii secolo
1765
Francesco Panini
Veduta della Sala regia del Palazzo Vaticano
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1765
Francesco Panini
Veduta del Gran Cortile di Belvedere
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1765
Francesco Panini
Veduta della Facciata di S.Pietro in Vaticano
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1696
Prospectus lateralis antiquae Basilicae Vaticani
Numismata summorum pontificum Templi Vaticani fabricam
1694
Alessandro Specchi
Pianta del vaticano nel 1690
Templum Vaticanum et ipsius origo
1694
Alessandro Specchi
Veduta della basilica costantiniana di San Pietro
Templum Vaticanum et ipsius origo
1694
Alessandro Specchi
L'Obelisco e la nuova Basilica in costruzione
Templum Vaticanum et ipsius origo
1693
Veduta dell'antica Basilica Vaticana
De sacris aedificiis a Costantino Magno
1691
Giovan Battista Falda
Fontana del gran cortile del Palazzo Vaticano
Le fontane di Roma nelle piazze, e luoghi publici della città
1691
Conclave in sede vacante di Alessandro VIII
1690
Tiburzio Vergelli
Fontana nel Gran Cortile del Palazzo Vaticano
Le fontane publiche delle piazze di Roma
1690
Tiburzio Vergelli
Fontana nella Piazza avanti la Porta che entra in Belvedere
Le fontane publiche delle piazze di Roma
1683
Giovan Battista Falda
Palazzo Pontificio e giardino di Belvedere
Li Giardini di Roma con le loro piante
1669
Conclave in sede vacante di Clemente IX
1667
Conclave in sede vacante di Alessandro VII
1665
Giovan Battista Falda
Veduta di Caste Sant'Angelo
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1623
Matthaus Greuter
Giardini del belvedere
Giardini romani
1621
Conclave in sede vacante di Paolo V
1605
Conclave in sede vacante di Leone XI
1590
Almae Urbis Divi Petri Veteris Novique Templi Descriptio
1588
Girolamo Francino
Obelisco presso S. Pietro
Le cose maravigliose della citta di Roma
1575
Ambrogio Brambilla
Benedizione papale in Piazza San Pietro
Speculum Romanae Magnificentiae
1575
Torneo nel Cortile del Vaticano
Speculum Romanae Magnificentiae
1575
Étienne Dupérac
Coronatione di Cosimo I de Medici
Speculum Romanae Magnificentiae
1550
Philip Galle
Basilica di San Pietro
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes
1550
Philip Galle
Belvedere Romanum
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes
1536
Maarten van Heemskerck
Veduta di San Pietro in costruzione