Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 251
CronologiaA Quarto di Montebello, lungo la via Flaminia, viene scoperta una villa romana che si sviluppava su di un area di circa 2500 mq. Vengono messi in luce 11 ambienti pavimentati decorati con pregevoli mosaici, I reperti sono distaccati e venduti a Pio Marinangeli, e vengono esposti nel suo Grande salone di antichità al piano terra del palazzo Gresham di via della Mercede 11:
Il sig. cav. Alessandro Piacentini eseguì nel mese di marzo alcuni scavi di antichità nella sua tenuta di Prima Porta, al IX miglio della Flaminia, e vi rimise a luce i resti di un antico edificio. La località precisa in cui si fecero le ricerche, denominasi Quarto di Montebello, ed è a circa m. 200 di distanza dal lato destro della ricordata via consolare.
L'edificio di cui sonosi rimessi in luce gli avanzi, sorgeva isolato su di una prominenza, e ne occupava la pendice meridionale e l'altipiano. E poichè a questa sovrastano altre due colline alquanto più elevate, dai lati di tramontana e di ponente, la posizione delle fabbriche rimaneva circoscritta ed appartata in un tranquillo recesso dell'altipiano, donde godesi un'amena ed estesa veduta dei colli- sabini e del territorio alla sinistra del Tevere.
L'edificio, a giudicare dagli avanzi scoperti, presenta spiccato carattere termale, ed occupa un'area di m.q. 2450. Ha la fronte principale esposta a sud, su di una lunghezza di m. 70 per una larghezza di m. 35. È costituito da varî ordini di ambienti, scaglionati in conformità dell’elevarsi delle pendici della collinetta, formando, a diversi livelli, delle terrazze, sino ad occupare la sommità, dove era forse un atrio circondato da portici. Di questi portici sonosi rinvenuti i resti, consistenti i varî rocchi di colonne in laterizî, del diametro di m. 0,34, rivestite di stucco dipinto.
Tali costruzioni spettanti, indubbiamente a sontuoso suburbano, presentano in generale, e nella struttura e nelle decorazioni, dati che ci riportano al II secolo dell'era nuova. Ma vi si scorgono anche successivi restauri ed ampliamenti del III e IV secolo, e ne fanno testimonianza i diversi metodi di opera murale. La costruzione originaria però devesi far risalire al I secolo, essendovisi riconosciuti, nella parte centrale, alcuni muri di opera reticolata, senza alcun legamento di laterizî; nè sarebbe quindi fuori lungo il supporre che l’edificio in discorso fosse stato di dipendenza della ben nota villa di Livia ad gallinas albas.
Certo si è, che la fabbrica rimessa in luce dal cav. Piacentini, ha servito per uso termale, e moltissimi, tra gli ambienti scavati, hanno le pareti con le consuete tubulature fittili per la trasmissione del calorico, ed i pavimenti con gli ipocausti. L'acqua necessaria agli usi termali era raccolta da un ampio cunicolo, scavato nel tufo lapillare del colle, molto adatto a dar passaggio ad abbondanti filtrazioni delle acque piovane. Tale cunicolo, che faceva anche ufficio di piscina, era di forma arcuata della sezione di m. 1,20 X 1,75, e diramavasi al di sotto del fabbricato, penetrando nelle viscere della collina. Era tutto rivestito di un tenace intonaco di si9grir0 dello spessore di m. 0,035.
Nei pochi saggi praticati dal sig. cav. Piacentini si è anche riconosciuto, che sull'alto della collina e dalla parte postica del fabbricato, eravi un'aia o cortile lastricato con poligoni di selce, con un pozzo nel mezzo, in prossimità del quale scorgesi un masso cementizio, ove era un largo foro circolare, allo scopo evidente di piantarvi un'asta. Verso l’angolo nord-ovest si è anche trovata una grotta larga m. 1,40, con volta arcuata, scavata nel tufo; ai lati della quale apronsi, di tanto in tanto, dei vani semicircolari, o nicchie, capaci di contenere anfore o dolî e molto adatte per la conservazione del vino o di altri prodotti della villa.
Ma sopratutto degni di nota sono i pavimenti a mosaico, in buonissimo stato di conservazione, dei quali si dirà ora brevemente, secondo l'indicazione dell'annesso rilievo topografico. a) Pavimento a musaico policromo, a scomparti geometrici, formati con pietruzze bianche, rosse e nere, a disegno imitante la stuoia; b) Pavimento simile, con disegno di grandi ottagoni intrecciati negli angoli; c) Pavimento a mosaico, a fondo bianco, e con ornati di color nero, decorato con grande rosone al centro di un quadrato ripartito a disegno di curve intrecciate a spirale. Nel mezzo è una figurina di Bacco, coronato di edera e con tirso nella sinistra.
All'intorno sono dei meandri a vilucchi racchiudenti quattro genietti alati, ed uccelli; al quattro angoli sono dei crateri, dai quali si dipartono gli ornati anzidetti; d) Pavimento a mosaico bianco e nero, con scomparti geometrici, ad intarsio, con fascioni bianchi, semplici riquadri neri a guisa di lacunari; e) Pavimento a mosaico di fondo bianco e leggeri ornati e meandri in nero; f) Pavimento a mosaico policromo, con fondo bianco ed ornati a disegno di pietre ‘nere con largo fregio di volute e fogliami ricorrenti all'intorno. La parte centrale, formata di un grande quadrato, è scompartita in un primo fascione esterno, racchiudente una doppia treccia con palmette; segue una piccola fascia di riquadratura, e nel campo centrale si sviluppano, sulle linee di incrociamento, dei leggiadri nascimenti di ornati, con quattro grandi fiori a calice: su questi posano uccelli di varia specie, quali un merlo, una gazza, una pernice, una tortora, imitati con pietre di vivace colore. Al disotto si distaccano dei meandri a vilucchi di fogliami, abil‘ mente annodati agli angoli del quadrato e terminati sugli spigoli da fiorami e palmette. Nel centro evvi una testa gorgonica, di finissimo lavoro, alla quale forma cornice un bellissimo nastro; g) Pavimento a mosaico a fondo bianco e ad ornati policromi. La parte superiore ha una prima zona, suddivisa in rettangoli combinati regolarmente a forma di un bugnato. Nella restante superficie il mosaico è scompartito in un grande quadrato, recante sull'incrociamento dei lati quattro ottagoni, che racchiudono un leggiadro rosone colorato.
All'ingiro ricorre una greca intramezzata da scomparti di ornati in bianco su fondo nero; gli squadri angolari del quadrato sono decorati da vaghi nodi intrecciati. Nel centro è un quadretto a mosaico, formato con tasselli di pasta vitrea, a smaglianti colori, rappresentante una scena egizia, trattata evidentemente da artista romano. Il senatore barone Giovanni Barracco, che ha veduto questi musaici, e che pregato di dare il suo avviso, dettò la nota seguente, crede che nel quadretto sia rappresentata Cleopatra nel momento in cui le viene apportato il cesto coperto, pieno di fichi, dal quale vien fuori l'aspide.
La scena corrisponderebbe alla descrizione di questo fatto che si trova in Plutarco nella vita di Antonio al capitolo LXXXV; per modo che delle due figure, quella a destra, sedente ed imberbe, è la regina Cleopatra, come l'attesta anche l’ureus onde è fregiata, e la figura in piedi, a sinistra, rappresenterebbe il campagnuolo, che, secondo narra Plutarco, recò il cesto ove era celato l’aspide. Il cesto si trova appunto mezzo scoperchiato, e l'aspide è in atto di uscirne. L'arnese, che è nella mano destra della tigura in piedi, potrebbe essere un rastrello; e l'uccello della mano sinistra è un'oca niliaca. L'offerta dell'oca è frequentissima nei bassorilievi funerarî egizî; in guisa che quella in parola si può considerare come una imperfetta reminiscenza rimasta nell'animo dell'artista romano. Ciò che la figura di questo campagnuolo porta sul capo, potrebbe essere un sostegno o cuscinetto, sul quale collocò il vaso nel portarlo ».
Nei vari ambienti scavati si rinvenne quanto segue: Frammenti di statua virile, di grandezza alquanto maggiore del naturale. Tali frammenti spettano alla parte inferiore delle gambe della figura, e furono impiegati come materiale da costruzione, nei restauri della villa eseguiti, come sopra dicemmo, nel IV secolo.
Tronco di colonnina in travertino, lungo m. 0,88, del diametro di m. 0,205. Quattro frammenti di intonaco dipinto, che ricomposti presentano la metà inferiore di una figurina virile, dipinta ad encausto, con buon disegno. Il colorito è conservatissimo. Frammento di fregio, con ornati a stucco rilevati ed intagliati, che decorava già le pareti od il soffitto di qualche sala. Lo stucco è applicato sopra tegoli di m. 0,41 di lato, e che dovea essere fissato ai muri mediante chiodi o rampini di speciale fattura. Parecchi frammenti di mattoni bipedali, alcuni dei quali recano bolli.
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