Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 3011
CronologiaAgrippa inaugura il sesto acquedotto di Roma. A servizio dell'impianto termale del Campo Marzio, le sorgenti si trovano all'VIII miglio della via Collatina. Il percorso di 20 km, quasi tutto sotterraneo tranne 2 km in superficie. La portata giornaliera di 2.504 quinarie ( 103.916 m³ e 1.202 litri al secondo).
I monaci Camaldolesi di San Niccolò de Forbitoribus "volendovi far una tomba, scopersero gran massicci di quadri di peperini; ne trovarno tanta copia che disfecero la chiesa vecchia e ne fabricorno un' altra del guadagno dei detti peperini; invero mostrava esservi stato qualche edificio nobile". I ruderi scoperti sono le arcuazioni dell'Acqua Vergine.
Sterrandosi il sottosuolo nell'atrio del palazzo Sciarra, sono stati rimessi in luce, in stato perfetto di conservazione, quattro archi dell’aquedotto Vergine, costruiti con blocchi di tufa assai tenace, e simile nella grana alla pietra sperone. La chiave di ciascun arco, come pure la cornice, che sporge al disotto dello speco, sono di travertino.
Il fondo dello speco è di calcestruzzo a scaglie di selce: le pareti di cortina. Il diametro di ciascun arco è di metri 3,15: la larghezza complessiva dell'aquedotto è di metri 3,60.
Il tratto ora scoperto descrive unà curva leggerissima, ed andrebbe ad innestarsi, dalla parte di occidente, al noto fornice di Claudio sulla via Lata: dalla parte di oriente, ai piloni scoperti due anni or sono, dietro la tribuna dell'oratorio di S. Marcello.
Il fondo dello speco corrisponde a m. 1,70, sotto il piano del cortile Sciarra: il piano antico della città è a m. 7 circa.
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