Informazioni storicheData: 1605 / 1616
Codice identificativo monumento: 302
CronologiaLa Croce Rossa Italiana si trasferisce a Roma, dove si costituisce il Comitato Centrale. Le prime riunioni si svolgono a Palazzo Rospigliosi.
I lavori proseguiti pel taglio delle terre, e per la demolizione dei fabbricati nella via Mazzarino e nel giardino Aldobrandini, hanno fatto conoscere da quali officine fossero usciti i mattoni impiegati in quella fila di botteghe del tempo degli Antonini, corrispondenti alle X Tabernae dei Regionari, poste sul limite del grande emiciclo o exedra dello Stadio presso le Terme Costantiniane.
Si lessero in alcuni di essi i bolli della officina Domitiana, in altri quello dei predi di Caio Giulio Apollinare, ed in altri il consolato di Serviano e Varo rispondente all’ anno 134 dell'e. v.
Poco lungi dallo stesso luogo, e propriamente nella via Mazzarino sotto il palazzo Rospigliosi, con poche reliquie delle mura delle stesse Terme, si scoprirono frammenti di sculture, parte di una tazza marmorea, la cui ansa esibisce strumenti di sacrificio con disco e prefericolo, altra parte di vaso in porfido, ed un pezzo del piede di un thymiaterion marmoreo, ove in bassorilievo è scolpita in buono stile una ierodula danzante.
Vi si rinvenne inoltre un torso di Giove di non cattivo stile, con tracce di colori nei capelli e nella barba, alquante teste di marmo, parte di un bassorilievo dell’ ultima epoca imperiale, parecchie anfore, monete comuni di bronzo, e molte lucerne, alcune delle quali di argilla finissima col monogramma cristiano.
Giuseppe Fiorelli.
Nella Via Nazionale, sotto il palazzo Rospigliosi, e propriamente fra l'orto Mercurelli e la via Mazzarino, apparvero alcuni muri di opera laterizia, che costituivano una delle grandi sale delle Terme di Costantino, aderente all’esedra ornata di portici, nonchè una stanza con pezzi del suo pavimento, e più frammenti di cornici di marmo colorato. Vi si trovò pure gran parte di una statua di Marte, un’ erma di Bacco imberbe, una testa barbata forse ritratto, un pezzo di cristallo di monte, e tre capitelli corintii di giallo antico.
Seguì la scoperta di tre muri di età anteriore, con arco a tutto sesto, che avevano nell’opposto lato un lungo andito con altri archi a volta, su cui erasi disteso il piano di un edifizio più recente. Nei bolli dei mattoni onde questi archi erano fatti, s’ incontrarono quelli noti co’ nomi dei consoli Gallicano e Vetere (a. 150 e. v.), Macrino e Celso (a. 164 e. v.), uno che offre leggiera variante alla epigrafe edita dal Fabretti (p. 515 n. 202): ed altro simile a quello pubblicato dallo stesso dotto illustratore (p. 521, n. 355).
Qui si videro ricomparire nel medesimo sito due muri a cortina, con archi e mensole, in tutta la lunghezza del nuovo tratto di via, i quali chiudendo il lato orientale della cinta esterna delle Terme, avevano a destra gli avanzi di camere più antiche, ove a livello delle Terme stesse si raccolse un capitello corintio; una statuetta di Mercurio priva della testa; un'ermetta di rosso antico, con testa di Satiro coronato di edera e corimbi, mancante però del petto e del mento; porzione di un grande disco marmoreo, con fascia intorno di animali in rilievo; un torso acefalo di statuetta muliebre, avente il monile e la veste; una testa di Paride; un busto acefalo, forse ritratto; ed un braccio della statua di un fanciullo, con più pezzi del pavimento sectile delle medesime Terme.
Demolite le anzidette mura, si trovarono nelle fondamenta adoperati per materiali di costruzione quattro parallelepipedi di travertino segnati di rosso, mezzo capitello ionico, e poco lungi fra le terre tre pezzi di fistula aquaria, uno con epigrafe T FL CLAVDI CLAVDIANI, altro con la medesima iscrizione da un lato, e dalla parte opposta APOLAVSTVS FECIT, l’ultimo portante le lettere L NA.... (C)LEMENTIS. Nè mancarono frammenti di sculture, quali un braccio di statua di Ercole poco maggiore del naturale, un torso di statuetta di Silvano avente in mano varie frutta, col pallio ripiegato sull’ omero, parte d’ una statuetta di Niobide, oltre il residuo di un musaico a colori con nascimenti di fogliami, ed un pezzo di epistilio marmoreo, in cui restano le lettere STAN alte m. 0.13, appartenuto forse alla grande iscrizione delle Terme.
Attirò maggiormente la nostra attenzione una fontana comparsa in prossimità delle descritte rovine, consistente di un muro con nicchia nel mezzo, decorato da pilastri e riquadrature, festoni, quadretti figuranti Genii alati in bighe o cavalcando mostri marini, fasce di musaici e conchiglie, oltre a quattro scalette marmoree, per le quali l’acqua discendeva in un sottoposto bacino. Nell’aggregato poi delle botteghe conosciuto col nome di X tabernae, si rinvenne altra parte di fistola in piombo col nome VLPIA EVTYCHIA, un pezzo di colonna di breccia corallina, ed altro di granito del Giglio bigio e rossastro.
Giuseppe Fiorelli.
Nella via Nazionale, continuandosi gli sterri per formare il piano del nuovo tracciato presso gli avanzi delle Terme di Costantino, nella parte espropriata del giardino Aldobrandini sul declivio del Quirinale, fu intrapresa la costruzione della grande fogna in molta profondità, e nel più basso strato di argilla che vi è stato scoperto (p. 99).
Si incontrarono pozzi antichissimi, scavati nel vergine e rivestiti internamente di lastroni convessi di cappellaccio, con piccoli incavi praticati lateralmente a regolare distanza per potervi discendere, come nell'altro pozzo rimesso a luce sull'Esquilino, non lungi dal recinto di Servio presso il così detto Auditorio di Mecenate.
Nei lavori medesimi, fra l'orto Mercurelli e la via Mazzarino, sotto il palazzo Rospigliosi, abbattuti i pilastri sottoposti alle Terme, si vide che erano essi composti di massi di travertino, larghi ed alti oltre un metro, con linee rosse formanti nessi, nei quali sembrano essere riconoscibili i segni della cava.
Nei lavori medesimi della via Nazionale si raccolsero i seguenti oggetti. Bronzo. Undici monete, ventinove frammenti incerti, e serrature. Osso. Quattordici aghi crinali. Terracotta. Nove lucerne, due anfore, tre frammenti di fregio e di antefissa, quattro vasetti, un mattone col bollo: CALLISTVS CN DOM TVL ed un piccolo avanzo di vaso aretino, con figurina virile ed animali, nonchè il sigillo SEXMP.
Giuseppe Fiorelli.
Allorchè nel Bullettino del Settembre 1876 (pag. 102) si annunziarono i moltissimi avanzi di antichi edifizî scoperti nel proseguimento dei lavori della via nazionale, che il Comune di Roma aveva fatto operare nello spazio compreso fra la via dei Serpenti ed il largo innanzi la chiesa di santa Caterina da Siena: e si trattò dei tre fabbricati di pianta e forma consimile che erano stati discoperti entro l'indicato spazio, e precisamente nella Villa Aldobrandini, tenendoli con qualche probabilità per le Decem Tabernae del libro delle Regioni; ci riservammo trattare in altro articolo del ninfeo di ragguardevole casa privata scoperto egualmente nel citato tratto della via nazionale, entro il giardino del palazzo Rospigliosi, e quasi aderente al grandioso recinto delle terme di Costantino.
Siccome l'illustre collega, sig. comm. Giovanni Battista de Rossi, si è riservato di trattare intorno alla pertinenza di quella nobile abitazione, delle cui ruine fa parte l'accennato ninfeo, così noi volentieri ci asterremo dallo esporre qualche memoria epigrafica che vi fu rinvenuta, o qualunque altra cosa che potesse condurne a toccare la detta quistione; e ci limiteremo ad una mera descrizione architettonica di quelle osservabili ruine, delle quali omai non si conserva che una minima parte. Così noi avremo liberato l'egregio collega da questa più fastidiosa e meno erudita parte della sua trattazione.
A traverso il pendìo del monte Quirinale, nella costa del medesimo rivolta a mezzo giorno, si estendeva l'area annessa alla casa già più volte ricordata, per uso di piccola villa o giardino; il quale giacendo ad un piano certamente più basso, stante la inclinazione del monte, richiedea valide sostruzioni per sostegno delle terre, e per mettere in piano la parte più elevata dell'edificio. Ad ornare tali sostruzioni — la cui estensione nel maggior lato superava i metri quaranta —vennero in esse opportunamente ricavate delle forme rette e concave, le une e le altre inclinate, come può rilevarsi dalla icnografia e dalla relativa ortografia delineate nelle tavole I$^{a}$ e II$^{a}$; nelle quali veggonsi anche le varie cadute d'acqua dall'alto al basso; ciò che fa senza dubbio reputare che la villa si estendesse innanzi alle medesime.
Un'idea più concisa ed esatta della enunciata decorazione può dedursi dalla riproduzione che ne diamo nella tavola III; in essa i particolari, per agevolarne la intelligenza, sono stati rappresentati in cromolitografia. Sopra un continuato basamento verticale di lastre di marmo bianco, con sottoposto zoccolo di marmo simile, alto met. 1,20, si eleva il muro inclinato dalla verticale, alto in complesso col basamento, la cornice di finimento e fascia, metri 4,45.
Il muro è diviso in varî scomparti verticali, ineguali di larghezza, ornati da pilastrini, alcuni con guide di fiori sopra fondo azzurro scuro, altri con baccelli bianchi ed azzurri, con capitelli compositi, al collarino dei quali con nastri bianchi sono appesi graziosissimi festoni di foglie e frutti, il tutto condotto in musaico.
Nei grandi compartimenti determinati dai pilastri descritti ornati con festoni, il fondo è ricoperto da piccoli pezzi di pomice insieme connessi con solido stucco, e dipinti a color giallo; sul qual fondo spiccano tre gigli, o tulipani, con verdi steli tutti in musaico del genere di quelli acquatici: essi hanno origine dal piano a foggia di recipiente, o piccola vasca, inserita fra il basamento ed il muro di sostruzione, che raccoglieva l'acqua dei vari getti da descriversi.
Oltre la decorazione dei pilastri, festoni e fiori, anche una piccola pittura musiva vedesi nel centro del compartimento sopra fondo nero, rappresentante una quadriga condotta da una figura con palma in mano a guisa di auriga vincitore: sulla cui testa sembra posi una corona, o ne spicchino dei raggi lucenti. Nel suddetto quadro leggesi l'iscrizione: AETHONI mancante dell'asta superiore nella seconda lettera. La descritta pittura distaccata conservasi nell'ufficio della Commissione archeologica comunale.
Tramezzano alternativamente gli scomparti rettilinei altri scomparti curvilinei, egualmente ricoperti con pezzi di pomice dipinti in rosso, con doppi festoni, quadretto consimile a musaico, e tulipani, ovvero un getto di acqua fra due pilastri, uno baccellato ed altro con guida di fiori: quale getto d'acqua uscendo all'altezza della sommità dei capitelli dolcemente fluiva sgocciolando su piccole lastre di marmo sopraposte ed inclinate una sull'altra, con partito già noto nelle antiche fontane, e che produce all'occhio l'effetto di una scala: discendea poi l'acqua fino alla vasca posta a livello del basamento.
Corona l'ordine dei pilastrini una cornice modinata con fasce di musaico nero e rosso tramezzate da conchiglie a foggia di ovoli, e quindi un'alta gola dritta formata di pomice color giallo, listello rosso, e fascia egualmente gialla: la qual cornice nei compartimenti curvi vedesi profilata negli angoli ove distaccavansi dalle rette le linee curve.
L'insieme di tale vaghissima decorazione ricorda quelle di altri ninfei o fontane di epoche anteriori, come alcune di quelle discoperte a Pompei, ovvero anche di quelle che posteriormente vennero con molta eleganza inventate, o imitate, dai nostri grandi architetti nella villa e nel palazzo D'Este in Tivoli, nei palazzi Altemps e Massimi in Roma, ed il molti altri d'Italia.
Riserbandosi, come si è detto, il sig. Comm. de Rossi la illustrazione delle memorie topografiche di questi luoghi, noi ci limiteremo a notare che la struttura ed il carattere del monumento da noi descritto sembrano attribuirlo al declinare dell'epoca degli Antonini: e di ciò dà indizio anche la circostanza che in edificio sottostante al ninfeo, e più antico di esso, furono trovati due bolli di mattoni che si daranno più sotto, l'uno dell'anno 150, l'altro del 164 dell'êra nostra.
Aggiungiamo qui sotto l'elenco degli oggetti rinvenuti in quel tratto di suolo cui si estende la presente illustrazione, cioè nell'area già in parte occupata dalla via Mazzarino e dal giardino Rospigliosi. La massima parte di tali oggetti è già registrata negli elenchi del nostro Bullettino, ai quali perciò faremo richiamo.
Statua di Giove, circa la metà del vero, di bello stile (Bull. 1876, p. 213, n.º 1); Statua di Marte, circa la metà del vero, mancante delle gambe e delle braccia, di tipo simile al Marte o Achille borghesiano (Bull. ibid. n.º 3); Erma di Ercole giovane, grande al vero, con attributi bacchici, di buona scultura (Bull. loc. cit. p. 217, n.º 9); Testa virile, calva, barbata, di buona scultura (Ibid. p. 217, n.º 12); Statuetta di pescatore dormiente, di bizzarra invenzione, già servita per ornamento di una fontana (Ibid. p. 216, n.º 18); Statuetta di Ninfa, sedente, di mediocre scultura. (Esiste presso il sig. Principe Rospigliosi); Tazza baccellata con ovolo e filo di perle sul labro (Bull. 1876, p. 220, n.º 16); Frammento di rhyton, cavalcato da un Amorino. (Nei magazzini della Commissione); Torso virile, in marmo, assai danneggiato. (Ivi); Piccola base di marmo, già sostegno di un busto di Scipione Africano, siccome attesta l'iscrizione alquanto corrosa: P. CORNELIVS·P·F / SCIPIO
Frammento d'iscrizione opistografa relativa ad uno degli Antonini: .....N·N Y M / O·PIO·FELICI / S S I M / BRITANNIC..... / .....NO·PIO·F
Altro frammento: .....S·MIHEI·ES..... / .....FVNDERE..... / .....ES·DEME.....
N.º 71 canali od embrici o frammenti di questi in marmo, quasi tutti distinti con numeri e segni (Bull. p. 230). Due grandi capitelli corinzii (Nei magazzini della Commissione). Tre rocchi di colonna di granito orientale (Ivi).
Cinque fistole aquarie con iscrizione. Una di queste, che porta il nome di Tito Avidio Quieto, è divulgata più indietro nell'articolo del ch. cav. C. L. Visconti, intorno una tavola di patronato, concernente un Avidio Quieto. Delle iscrizioni delle altre quattro riserbiamo la pubblicazione all'esimio collega Comm. G. B. de Rossi.
Parecchi grandi tegoloni, trovati in costruzione nella cornice del Ninfeo con questa iscrizione: LIVLIRVFI / TONNEIANA·ZOSIMI cioè: L(ucii) Julii Rufi — Tonneiana Zosimi. ovvero con la seguente: CHILARI / ROMANI cioè: C(aii) Hilari Romani.
In un fabbricato che avea servito di sostruzione a quello del Ninfeo illustrato nel presente articolo si rinvennero in opera dei mattoni coi bolli seguenti:
OPVS·FIG·GALLICANO ET VETERE COS / OFFICSATVRNIN (testa di toro) Opus fig(linum) Gallicano et Vetere co(nsulibus) — offic(ina) Saturnin(i). Spetta all'anno dell'êra volgare 150. .....PEIO MACRN PIV VEN CEL / EXPPLAVTI AQVILINO F / D (topo) O (Pom)peio Macrin(o), P(ublio) Juventi(o) Cel(so) ex p(raediis) Plautii Aquilin(i) — of(ficina) do(liaris). Spetta all'anno 164.
Virginio Vespignani
Nei lavori per rinforzare le fondamenta del palazzo Rospigliosi, ed assicurare l'edifizio in seguito al largo taglio delle terre nella via Nazionale sotto il Quirinale, si fecero cavi stretti e profondi, e sopra il ninfeo o criptoportico, di cui già fu detto, e che con validi argomenti fu attribuito ad una casa di T. Avidio Quieto, si incontrò un pavimento litostrato a piccoli esagoni di pietre colorate, sotto cui si poterono vedere gl'indizî di altro pavimento ad opera spicata.
Nella continuazione poi degli sterri per il prolungamento della stessa via si trovarono: Oro. Un cerchietto piccolissimo. Argento. Una moneta. Bronzo. Ottantanove monete; un braccio di piccola statuetta; una foglia alta met. 0,65; una cerniera. Marmo. Un frammento di fregio intagliato da due lati, lungo met. 0,95 alto met. 0,20; un resto d'iscrizione con le lettere DNZIA; cinque frammenti di statua; due pesi di basalte; una lastra di portasanta lunga met. 0,40 per met. 0,34; due pezzi di giallo antico: una lastra di rosso antico. Terracotta. Due mattoni con bolli: ùna lucerna con bollo C OPPI RES; tre lucerne semplici; un pezzo di lucerna con soggetto osceno; un clipeo di lucerna con iscrizione: ANNVM NOVM FA STVM FEL ICEM MIH HIC
In varî fondi di vasi aretini si lessero i bolli: MV NATI; 2. AISP MOY; 3. CELER PASIN; 4. CTITI AE HO; 5. SAF; 6. CRISPI; 7. ISAR; 8. NCLV; 9. CELL; 10. IFAV ONI; 11. RAS; 12. VILN; 13. oPAR; 14. M SER RVFI; 15. M SER FIGVLI
Si ebbero inoltre due piccoli balsamarî, diciassette paste lenticolari di vetro, altri globuletti per collana, due aghi crinali, ed un cucchiaio d'osso.
Giuseppe Fiorelli.
Abbassandosi il piano della via Quirinale, nello spazio compreso tra i palazzi Aldobrandini e Rospigliosi, e precisamente incontro la proprietà Sacripante (Reali secondo il Nolli), fu scoperto il pavimento a musaico grossolano di una sala termale dei Bagni costantiniani, pensile sull'ipocausto. Quivi furono raccolti, fuor d'opera, i bolli di mattoni: SEXPLOTITIA EXPR OFSOFF... OF FSR P T
Incontro il portone Rospigliosi fu rinvenuta una base attica al posto, poggiata sul dado di travertino, e di met. 0,80 di diametro.
Presso la chiesa di s. Andrea, demolendosi un muro di fondamento costruito con marmi di varia specie, furono raccolti. molti pezzi di un cratere dionisiaco figurato. Nel labbro del vaso è scritto: TI CAESARE COS
Vi furono anche trovati questi due frammenti di lapidi: ...RCA... | ...O FILIO... | ...DE SE...; ...DECVS... | ...ORNAM... | ...DEPIA...
Nello sterro del vicolo Mazzarino continuarono ad apparire gli avanzi del Ninfeo de’ Claudii Claudiani, altra volta descritto. Sono stati trovati altresì lunghi tratti anepigrafi della fistola plumbea, che ha rivelato, o meglio confermato il nome del proprietario di quel nobile edificio.
Dicontro la chiesa dei ss. Domenico e Sisto fu scoperta una basetta marmorea, sulla quale è scritto: ...EPAENVS ...LIBERIS | ...SI D D ed una chiavichetta di opera laterizia, nella riempitura della quale erano frammiste anforette di vetro, balsamari, spilli, aghi crinali ecc.
Giuseppe Fiorelli.
Costruendosi una nuova ala del palazzo Rospigliosi-Pallavicini, sull'angolo delle vie Mazarino e Nazionale, è stata scoperta la prosecuzione del ninfeo, di stile imitante l'egizio, della casa di Avidio Quieto.
Quest'ultimo tratto si distingue dagli altri, in quanto che lo spazio della parete del ninfeo che divide le due ultime fontane, in luogo di essere semplicemente rivestito di pomici, con targa a mosaico nel centro, come si era verificato negli altri spazî, è ornato invece di una grande pittura a musaico in colori perfettamente conservata. La scena, alta met. 1,90 larga met. 2,12, rappresenta l'approdo di una nave nel porto.
Il porto è chiuso da un molo in opera quadrata, costruito ad archi e piloni, con colonnette di ormeggio sulla banchina: dietro il molo appariscono scali e banchine di approdo, con gradini che discendono fino al livello delle acque. Alla sinistra della scena s'innalza il faro, rivestito di marmi a bugna, il quale è rettangolo nella parte inferiore e circolare nella parte superiore. La nave presenta la poppa agli ormeggi, ed ha le vele e le bandiere ancora spieglte al vento. Della ciurma si distinguono almeno quattro individui, intenti alla manovra del timone e dei canapi.
Il quadro è chiuso da una cornice di globuli a smalto.
Rodolfo Lanciani.
Continuandosi gli sterri nella via del Quirinale, seguono ad apparire le sostruzioni delle Terme Costantiniane, nelle quali sono inseriti avanzi di edifici privati anteriori. Vi si rinvengono molti sigilli figulini dell’era dioclezianea.
Nella casa Sacripante, posta all'angolo delle vie Mazarino e Quirinale, rimovendosi il cippo di Postumio Festo (Corpus VI, 1416) è stato trovato un lastrone di travertino, che gli serviva di plinto. Vi è inciso il seguente titolo sepolcrale: C SELICIVS C F MEN | SELICIA C L FLORA | SELICIA C L AMOENA | C SELICIVS C L IIVRIICA | M FARQVITIVS M L... | ...LA VI ANNIS XVI...
Dalle fondamenta delle dette Terme sottoposte al palazzo Pallavicini, è stato tratto un frammento di lastra di bigio, con le sigle: ...EGI TVR DVA...
Rodolfo Lanciani.
Dimostrazioni di protesta contro i Francesi per le stragi d'Aiguesmortes:
"Gli assembramenti cominciano in piazza Colonna. Una colonna di dimostrauti sta per infilare la via del Tritone, ma trova un cordone di guardie e di carabinieri, che si opponene al passaggio: i dimostranti sforzarono il cordone, e avanzano con una bandiera calata loro da una finestra, verso il palazzo Rospigliosi, sede dell'ambasciatore francese presso il Vaticano, penetrano nel cortile ma vengono fermati dai carabinieri e dalle guardie.
Da palazzo Rospigliosi, il gruppo s'ingrossa e scende per via Nazionale, ottenendo dal palazzo Odescalchi una bandiera tedesca, e intanto un altro gruppo, al suono dell'inno di Garibaldi, va per fare una dimostrazione ostile davanti al palazzo Farnese, dove risiede l'ambasciatore della repubblica francese.
Questo secondo gruppo diviene subito legione. Fornendosi per via di pietre e sventolando cinque bandiere avute lì per lì, i dimostranti muovono per via del Mascherone che sbocca in piazza Farnese, ma trovano la via sbarrata dai carabinieri e dai soldati. I dimostranti allora si concentrano, e, con impeto, si scagliano contro il cordone militare e irrompono in piazza Farnese, e coi soliti fischi e grida, cominciano a prender di mira coi sassi le finestre del palazzo dell'ambasciatore.
Sotto la gragnuola dei sassi, scrosciano i vetri. È una devastazione completa, cui si vorrebbe dare una coda, atterrando il portone del palazzo, e bruciandolo. Già, con un trave, sette dimostranti si servono come di una catapulta per sfondare la porta. Già si grida: Petrolio Petrolio! Ma smettono vedendo avanzarsi finalmente un rinforzo di carabinieri e di bersaglieri.
Auche in Campo dei Fiori, dove sorge il monumento a Giordano Bruno, gran folla: tumultava, e cercava di irrompere anch'essa; ma non riuscì a sfondare i cordoni militari.
Dimostrazioni ostili furono fatte anche dinanzi al Collegio francese in via Santa Chiara e ad altri edifici francesi.
In via del Mascherone, si fece persino un tentativo di barricate, com'è ricordato nel nostro disegno."
In via Nazionale, di fronte al palazzo della Banca d'Italia, sterrandosi per la costruzione di alcuni grandi magazzini l'area del giardino Rospigliosi, sono stati rimessi allo scoperto alcuni muri laterizî. Questi sono la continuazione dello stesso edificio, che per l'apertura della via Nazionale fu quivi riconosciuto nell’anno 1876, e probabilmente appartenne alla gente Avidia (cfr. Notizie 1876, pag. 73).
In tale sterro fu recuperato: un rocchio di colonna, di giallo antico, lungo m. 0,95, col diametro di m. 0,80; un altro pezzo di colonnina baccellata, in marmo bianco, di m. 0,80X 0,25, ed un frammento di lastra marmorea, di m. 0,21 X 0,18, sul quale rimane questo avanzo epigrafico: RIS... PRISCILL... C V CO... RTVTV....
Fu pure raccolto fra la terra un pezzo di mattone col bollo di T. Vettio Fusco (C.I.L. XY, 1498), ed una lucerna fittile senza ornati, che nel fondo porta impresso il sigillo FORTIS.
Giuseppe Gatti.
Nell'area del giardino Rospigliosi, in via Nazionale, continuandosi gli sterri per la costruzione di nuovi magazzini, alla profondità di m. 6,15 dal piano della via odierna si è incontrata, per un tratto di oltre sei metri, un'antica strada romana, lastricata coi consueti poligoni di lava basaltina. Questa ha la direzione da sud a nord, ed è larga m. 8,20. Sotto di essa si è riconosciuta un'antica fogna costruita in opera laterizia.
Nello stesso cavo, parallelo alla via Nazionale e distante da essa m. 15, sono riapparsi altri muri laterizî rivestiti di semplice intonaco bianco, i quali appartennero a stanze, il cui pavimento in cocciopisto trovasi a m. 3,40 sopra il livello della via Nazionale.
Al disotto di uno di questi pavimenti è stata rimessa in luce una grossa lastra rettangolare, di marmo bianco, che misura m. 1,15 X 1,05 X 0,08. Essa è sagomata nei quattro lati, e nel mezzo ha un foro, al quale si trovò innestato un tubo aquario di piombo, del diametro di m. 0,07 X 0,04, che a lettere rilevate porta impresso il sigillo: TI: CLAVDI Q CRISPINI
Intorno a questa lastra, posta orizzontalmente, erano collocate altre quattro lastrine marmoree, grosse m. 0,03 ed alte m. 0,10, che le formavano sponda, in modo da costituire un bacino di piccola fontana. Questa costruzione appartenne ad uno di quegli edifici privati, dei primi secoli dell'impero, i quali furono poi ricoperti dalla costruzione delle grandi terme costantiniane.
Sono stati raccolti fra la terra altri due pezzi di colonna in giallo antico, del diametro di m. 0,30, simili a quello trovato nel mese scorso (cfr. Mozizie 1901, pag. 271). I due frammenti hanno complessivamente la lunghezza di m. 1,60.
Giuseppe Gatti.
Proseguendosi i lavori di sterro per il muro di sostegno della terra nel giardino Rospigliosi, parallelamente alla via Nazionale, in due punti diversi si sono incontrati avanzi di un muraglione formato con blocchi squadrati di tufo, ad un solo filare, largo m. 0,60.
Inoltre nel terreno destinato a nuovi magazzini, si sono continuati a scoprire altri muri laterizi di diverso snessore e a diverso livello; parte dei quali spetta ad antiche fabbriche private, il cui piano si trova ad oltre sei metri sotto il livello della via Nazionale, e parte spetta alle costruzioni delle terme costantiniane.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nel giardino Rospigliosi, sulla via Nazionale, per costruirvi i nuovi magazzini della ditta Rovatti, è stata scoperta un'altra parte di quell'antico ninfeo di casa privata, che fu già riconosciuto nella primavera dell'anno 1876, quando si eseguiva in quel sito il taglio della terra per l'apertura della via Nazionale.
La parte ora scoperta, in continuazione del tratto già conosciuto, consiste in due riquadri, il cui fondo è ricoperto da minuti pezzi di pietra pomice fermati con calce e dipinti a colore rosso. Questi compartimenti sono decorati a musaico, in modo identico agli altri precedentemente scoperti, cioè con pilastrini, festoni, fiori e quadretti, ove sono rappresentati genietti che guidano bighe o quadrighe.
Tra i due scomparti rettilinei ve n' era un altro curvilineo, il quale fu poi intieramente chiuso da un grande pilone laterizio, largo due metri. Un simile muro venne costruito normalmente alla parete, poco appresso al quadretto che vedesi in mezzo al secondo scomparto. Fra la terra furono raccolti i seguenti oggetti: Piccolo busto marmoreo, acefalo, alto m. 0,30; antefissa di marmo, con aquila in rilievo, alta m. 0,30 X 0,22; frammento di cornicione sagomato, lungò m. 0,70 Xx 0,12; scheggione di basamento marmoreo, alto m. 0,34 X 0,20, su cui leggesi: ... AN ... CEBACTH ... TOY OEIG...AYTOKAPO ... ANH ... ON ...
Un mattone, che ricopriva una antica fogna in prossimità del ninfeo sopra descritto, reca il bollo rettangolare: Q GRA AROL. A destra del sigillo è figurato in rilievo un sistro, e a sinistra una secchia, noti emblemi del culto isiaco. Un altro pezzo di mattone, trovato circa lo stesso luogo, fra la terra, porta il bollo di Cn. Domizio Amando (C.I.L. XV, 1097 f), parimenti ornato del sistro.
Giuseppe Gatti.
Proseguendo i lavori nel giardino Rospigliosi, in via Nazionale, per la costruzione dei nuovi magazzini Rovatti, al di sotto della parete del ninfeo, di cui fu riferito nello scorso mese, è cominciata ad apparire una camera di privato edificio, in buona costruzione laterizia, il cui pavimento trovasi a cinque metri più basso del livello di via Nazionale.
Una delle pareti si vede ornata di dipinti rappresentanti prospettive architettoniche e figure, nello stile che suole dirsi pompeiano. Non è possibile nello stato presente dei lavori, procedere subito allo sterro completo di questa camera: ciò sarà fatto, appena lo permetteranno le condizioni di sicurezza per le fabbriche soprastanti.
Fra la terra si è recuperato un pezzo di lastra marmorea, di m. 0,62 X 0,37, su cui leggesi: cHARITE ....MERENTI ...I D XVII ...RITVS
Giuseppe Gatti.
Nell'area del giardino Rospigliosi, in via Nazionale, è stata liberata dalla terra l'antica stanza dipinta, di cui fu dato un cenno nelle Notizie degli scavi del mese passato. Il pavimento di essa, che trovasi a m. 4,50 sotto il piano di via Nazionale, è formato a musaico tutto bianco, con grossi tasselli neri regolarmente disposti ad eguali distanze fra loro.
La parete verso nord, larga m. 3,50, conserva quasi intieramente l'antica pittura, che è divisa in tre riquadri, tramezzati da larghe fascie di colore rosso e da altre più piccole turchine con filetti bianchi: il fondo della parete è tutto di colore giallo. Lo scomparto di mezzo è ornato in alto con un festoncino, sostenuto alle estremità da sottili pilastri, a fondo rosso, sui quali posano due pavoni; nel centro appariscono gli avanzi di un quadretto, nel quale appena si distinguono le tracce di due figure.
Sotto questi riquadri, che sono alti m. 2,00, corre uno zoccolo quasi tutto di color nero, alto m. 0,75; e al di sopra v'è un fregio, a fondo bianco, alto m. 1,15, sul quale sono dipinte prospettive architettoniche con figure, assai languide e deperite.
La parete ad est, di cui resta appena la parte inferiore, è dipinta a colore rosso cupo; l'intonaco delle altre due pareti, in gran parte perduto, presenta qua e là qualche traccia di coloritura.
Sul pavimento della stanza ora descritta si trovarono cinque anfore di terracotta, alte circa un metro; e fra la terra di scarico si raccolse un frammento di lastrone marmoreo, alto m. 0,40 X 0,25, ove si legge a grandi lettere del secolo quarto: ... IS FA ... ET NV ...
È stata pure rimessa in luce un'altra parte del muro del ninfeo, coperta di piccole pomici colorate, in continuazione di quella precedentemente scoperta, ma assai deperita. Vi sono due scomparti rettilinei con un'altra scaletta marmorea per la caduta dell'acqua, e frammezzo ad essi uno scomparto curvilineo. Le decorazioni dei pilastrini e dei quadretti in musaico sono quasi del tutto cadute.
Giuseppe Gatti.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Casati e Famiglie
Stampe antiche1876
Scavi per il Proseguimento di via Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1876
1840
Paul Marie Letarouilly
Vista di Palazzo Rospigliosi
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Pianta di Palazzo Rospigliosi
Edifices Modernes de Rome
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Rospigliosi
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Rospigliosi
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1828
Luigi Rossini
Atrio di Palazzo Rospigliosi
I monumenti più interessanti di Roma
1818
Luigi Rossini
Campo pittoresco preso nel palazzo Rospigliosi
Raccolta di Cinquanta Principali Vedute di Antichità
1755
Veduta del Palazzo Rospigliosi al Quirinale
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Rospigliosi
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1745
Palazzo Mazzarino oggi Rospigliosi
Roma antica, e moderna
1740
Il gioco del pallone nel cortile del Palazzo Rospigliosi
1683
Giovan Battista Falda
Giardino e Palazzo del Quirinale
Li Giardini di Roma con le loro piante
1638
Pompilio Totti
Palazzo del Cardinale Bentivoglio
Ritratto di Roma moderna