Informazioni storicheData: 1721 / 1737
Codice identificativo monumento: 309
CronologiaIl Palazzo della Consulta viene recquisito dagli occupanti francesi ed adibito a sede della Prefettura di Roma.
Solennemente inaugurata al Quirinale la Consulta di Stato, istituita da Papa Pio IX sotto la Presidenza del Cardinale Giacomo Antonelli.
L'Assemblea Costituente della Repubblica romana, venuta a conoscenza della sconfitta di Novara, scioglie il Comitato Esecutivo ed elegge un triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini (132 voti), Aurelio Saffi (125 voti) e Carlo Armellini (93 voti), con sede al Palazzo della consulta.
Il palazzo della Consulta viene espropriato ed utilizzato come residenza provvisoria dei principi ereditari.
Il Palazzo della Consulta al Quirinale viene destinato a sede del Ministero degli affari esteri.
Nel palazzo della Consulta, sede del Ministero degli Esteri, si svolge una Conferenza sanitaria internazionale.
« La Conferenza Sanitaria, e il senatore Moleschott.
Il 20 maggio, come tutti sanno, si riunì in Roma una conferenza sanitaria internazionale.
Il nostro governo aveva invitato tutte le potenze a mandare i loro rappresentanti onde continuare i lavori incominciati nella precedente conferenza Sanitaria tenuta a Vienna.
Il ministro Mancini, a nome del Re, dette il benvenuto ai rappresentanti esteri e disse essere scopo della Conferenza di stabilire un accordo fra i varii Stati relativamente alle misure preventive, di sorveglianza e d'isolamento per combattere il colera nelle sue origini e impedirne, possibilmente lo sviluppo, senza portare eccessivi incagli alle comunicazioni commerciali. Dietro proposte del signor di Keudell ambasciatore di Germania, il senatore Carlo Cadorna fu nominato presidente della Conferenza. Oltre gli ambasciatori, che sono i delegati diplomatici, ogni potenza ha mandato uno o più delegati tecnici.
L'Italia, sotto questo rispetto ha quattro medici: l'ex-ministro Guido Baccelli, il senatore Moleschott, i professori Semmola e Buonomo pure deputati. Delegato tecnico della Germania è il celebre professore Koch; ed egli propose che la presidenza della Commissione fosse affidata al Moleschott, fisiologo di fama europea, ed egli fu eletto a voti unanimi.
Nella prima seduta della Commissione il professor Koch parlò lungamente per dimostrare che il colera non è contagioso. La conferenza si è dimostrata in massima contraria alle quarantene terrestri. Quanto alle quarantene marittime il dottor Koch disse che le misure quarantenarie debbano cambiare secondo la categoria dei bastimenti che vi si assoggettano. La discussione relativa alle quarantene marittime che minacciava grandi discordie fu troncata dal voto delle proposte del delegato francese, dottor Brouardel, relative alla costruzione di porti-modello riguardo alla salubrità.
Lo stesso signor Brouardel propose, e la commissione approvò, che i governi siano obbligati a dichiarare quando un porto è infetto, ed i consoli informino i loro governi della partenza di navi sospette: propose inoltre che si facciano rigorose visite sanitarie a bordo de' bastimenti. Il 2 giugno, dopo parecchie altre sedute, la Conferenza si chiuse, ma si crede che praticamente non avrà grandi risultati. I delegati evitarono la questione grossa delle quarantene, sulla quale eran troppo discordi; e nelle altre questioni dove cercarono di mettersi d'accordo, non è sicuro che i governi convertiranno in leggi le loro deliberazioni. Ogni Stato rimase del suo parere, e i pareri diversi sono dettati dagl'interessi diversi. »
La delegazione diplomatica etiope (nota come gli "Scioani") giunge a Roma in occasione della firma del Trattato di Uccialli, ospiti a Villa Mirafiori. L'ambasciata viene ricevuta al Quirnale dal re Umberto I:
"Stamattina alle ore 11 S. M. il Re ha ricevuto in forma solenne la Missione scioana al Quirinale, secondo il cerimoniale in uso per gli ambasciatori. Davanti al Quirinale ed a Piazza Monte Cavallo erano schierate le truppe della guarnigione per far ala al passaggio della Missione; in piazza Monte Cavallo gli allievi carabinieri, in via Venti Settembre un battaglione di bersaglieri e quattro battaglioni di fanteria con musica e bandiera. Lungo la via la folla si assiepava molto numerosa dietro il cordone dei soldati.
Dopo le 10, in carrozze chiuse, sono giunti al Palazzo Reale i quattro camerieri della Missione ed i capi dei soldati, i quali hanno portato parte dei doni inviati da Re Menelik al nostro Sovrano. Questi doni sono stati collocati nella sala del ricevimento. I portatori hanno atteso nelle sale attigue. Sono quindi giunti in carrozza, il Presidente del Consiglio col segretario Mayor e Pisani Dossi, tutti e tre in uniforme, poi, insieme al conte Antonelli, il dottor Nerazzini, da ultimo il ministro della guerra ed il ministro della marina insieme ai due sottosegretari di Stato tutti nelle rispettive uniformi.
Alle ore 10 3/4 il corteo dell'Ambasciata è uscito da Villa Mirafiori. Lo precedevano due guardie municipali a cavallo, poi un drappello di carabinieri a cavallo: poi il battistrada; lo seguivano tre carrozze di Corte, a mezza gala, scortate agli sportelli da carabinieri a cavallo. Quindi nella prima carrozza di Corte, di gran gala, preceduta da battistrada, avevano preso posto l'ambasciatore Maconnen, suo nipote Fitaurari Birratu ed il comm. Carafa, cerimoniere di Corte. Nella seconda carrozza l'abate Micael, confessore di Maconnen, il generale Abba Nada, il capitano Cuolec. Nella terza il generale di cavalleria Tesemma, l'Aiutante di campo di Maconnen, e Hailé Mariam'.
Seguivano altre carrozze di Corte con livree scure, nelle quali avevano preso posto i sottoufficiali comandanti la scorta d'onore. Discesi dalle carrozze, gli ambasciatori si sono fermati alcuni istanti sui primi gradini, onde dare migliore assetto ai loro abbigliamenti. Nel cortile la banda militare intonò la marcia reale, e la compagnia di guardia presentò le armi.
Gli Scioani salirono lo scalone meravigliati dello splendore della Reggia. Il gruppo, sull'ampia scala, era d'un effetto meraviglioso. Gli Scioani vestivano abiti splendidi, tuniche tutte di seta smaglianti di colori, ornate di ricami d'oro e d'argento. Avevano sul capo il turbante, e ravvolto sulle spalle un manto bianco; sotto il manto si vedevano gli scudi ornati anch'essi d'oro e d'argento e le scimitarre guarnite di pietre preziose. Il capo della Missione aveva la testa coperta da un turbante e papallina color d'oro, contornato da 300 piume dello stesso colore; sulla fronte, scendevano in corona dei fili d'oro con medaglie all'estremità.
Sulla scala della Reggia gli ambasciatori sono stati incontrati dal marchese Tolomei, cerimoniere, che li ha condotti sino alla Sala degli Svizzeri, ove era ad attenderli il conte Giannotti gran maestro di Cerimonie. Nella Sala degli Svizzeri i corazzieri presentarono le armi. A quella vista imponente Maconnen, Josief e gli altri rimasero come stupefatti. Il conte Giannotti ha condotti gli Ambasciatori nella sala del trono. La Missione entra conservando ognuno l'etichetta ed il grado della propria carica. In una delle sale precedenti resta di guardia un soldato scioano armato di remington.
S. M. il Re era nella sala seduto sul trono vestito da generale in grande uniforme, col Collare dell'Annunziata e col Cordone dell'Ordine Militare di Savoja. Erano ai fianchi del Re il principe di Napoli pure in grande uniforme; i ministri Crispi, Bertolè Viale e Brin, i sottosegretari di Stato Corvetto, Damiani e Morin, tutti in grande uniforme con decorazioni; il generale Pasi con la Casa militare; il comm. Rattazzi e la Casa del Principe di Napoli; il conte Pietro Antonelli, in frac e guanti neri decorato della Commenda della Corona d'Italia; i signori Nerazzini e Traversi in uniforme di medici, il primo di marina, l'altro militare; il console Branchi, e l'ingegnere Cappuccio.
Il conte Giannotti ha presentato il capo della Missione, il quale si è profondamente inchinato più volte, dopo di che sua Maestà è sceso dal trono ed ha stretta la mano all'Ambasciatore. Allora Maconnen ha rivolto al Re il seguente discorso che fu tradotto dall'interprete: 'Sua Maestà il Re di Etiopia mi ha incaricato di presentare alla Maestà Vostra l'espressione dei suoi sentimenti di amicizia. Il mio Re, ora padrone di tutta l'Etiopia, vuol mantenere col Governo di Vostra Maestà i migliori rapporti, e perchè questi siano immutabili, firmò un trattato d'amicizia e di commercio. In nome del mio Re domando alla Maestà Vostra l'alta sua protezione, perchè in avvenire la pace e la tranquillità regnino in Etiopia e nei vicini possedimenti italiani pel vantaggio e sviluppo dei nostri commerci. Il mio Re vuole la pace, ma in qualunque circostanza posso assicurare che i nemici d'Italia saranno i nostri nemici'.
Sua Maestà il Re Umberto rispose in italiano, ed Antonelli facendo da interprete riferì in sua risposta: 'Ho udito con grande soddisfazione le vostre parole e sono lieto di sapere che il vostro Re è padrone ormai di tutta l'Etiopia. Già siamo da lunghi anni amici fedeli e tali rimarremo, e di ciò sono garanti il trattato stipulato pel bene comune dei due paesi, e la protezione che io ed il mio Governo concediamo al vostro paese, al quale desideriamo sinceramente prosperità e pace'. Poi Maconnen, servendosi dell'interprete, ha presentato tutti i varii membri della Missione. Questi, fra tanto scintillio di uniformi e di decorazioni, come abbagliati, si prostrarono, ma Re Umberto, avanzatosi, strinse loro la mano. Quindi si ritirarono nelle sale vicine.
Maconnen è rimasto alla presenza del Sovrano una mezz'ora, e gli ha presentato le lettere autografe di Menelik, le quali erano ravvolte in un drappo di seta rossa. Il Re, presenti Crispi e l'interprete scioano, intrattenne, coll'aiuto dell'interprete, l'Ambasciatore sul suo viaggio in Italia, sulle cose viste e sull'impressione avutane. Maconnen rispose che era lietissimo di aver visitato il nostro paese, che magnificò, ricordando anche la cortesia riscontrata negli ufficiali e nelle persone che lo accompagnarono. Terminato il colloquio, sono rientrati tutti gli Ambasciatori, e S. M. e S. A., scendendo dal trono, sono andati insieme cogli altri personaggi in fondo alla sala per ammirare i doni. Dopo di che il Re ed il seguito si congedarono. Il conte Giannotti condusse la Missione nella sala attigua, ove era preparato dello sciampagna e delle bevande ghiacciate, alle quali tanto la Missione quanto il seguito hanno fatto onore.
Nella sala dei corazzieri l'Ambasciatore, che aveva a destra il conte Giannotti ed a sinistra il suo confessore, ha salutato militarmente il tenente dei corazzieri, poi si è soffermato avanti un arazzo, sul quale vi sono degli elefanti ricamati, rappresentanti l'esercito di Annibale. L'udienza reale è durata più di un'ora. L'Ambasciata è uscita dal Quirinale collo stesso cerimoniale col quale era entrata. Ai piedi della scala, prima di montare nelle carrozze, gli Ambasciatori si sono fermati, in mezzo ad essi si è posto il capo e gli altri, togliendosi i manti, li hanno distesi per coprirlo agli sguardi di tutti. Maconnen si è dato una diversa acconciatura. All'uscita furono resi gli onori come all'arrivo.
Le carrozze attraversarono Monte Cavallo ed entrarono nel Palazzo della Consulta, dove furono ricevuti dal ministro Crispi e da Damiani nel gran salone. Al colloquio assistevano Antonelli, Nerazzini e Salimbeni. Maconnen ringraziò vivamente Crispi dell'accoglienza ricevuta in Italia, e gli disse che credeva non arrivasse mai questo giorno che egli tanto desiderava, e in cui dimentica di essere scioano per essere italiano. Dalla Consulta l'Ambasciatore si recò al Ministero della guerra, passando fra i cordoni di truppa schierata nella via Venti Settembre. Vi furono degli applausi lungo la via e molti si scoprivano al passaggio delle carrozze.
L'Ambasciatore salutava colla mano alla fronte. Al Ministero della Guerra furono ricevuti dal ministro Bertolè-Viale e da Corvetto, circondati da tutti gli ufficiali addetti al Ministero. Alle ore una l'ambasciatore, scortato sempre dai carabinieri, si dirigeva alla Villa Mirafiori. Egli è rimasto entusiastamo dell'accoglienza avutata dal Re e sbalordito dell'imponenza della Corte italiana."
Al Palazzo della Consulta, sede del Ministero degli affari esteri, si svolge una Conferenza Interalleata sotto la presidenza dell'onorevole Paolo Boselli, presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia. Per l’Italia i principali rappresentanti della delegazione furono Cadorna, il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino, il Ministro della Guerra, Tenente Generale Paolo Morrone, il Ministro della Marina, Viceammiraglio Camillo Corsi, Vittorio Scialoja, Ministro senza portafogli con l’incarico della propaganda, il generale Alfredo Dallolio, sottosegretario per le Armi e Munizioni. Per la Francia il Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Aristide Briand, il Ministro della Guerra, generale Hubert Lyautey, il Ministro degli Armamenti Albert Thomas e il generale Maurice Paul Emmanuel Sarrail, comandante in capo delle forze militare alleate in Macedonia e l’ambasciatore francese in Italia, Camille Barrère. Per il Regno Unito il Primo Ministro David Lloyd George, lord Alfred Milner, membro del Gabinetto di guerra, l’ambasciatore in Italia James Rennell Rodd, il capo dello Stato Maggiore imperiale generale William Robertson, il generale Henry Hughes Wilson, consigliere militare informale del Primo Ministro. Per la Russia, oramai sull’orlo del collasso, intervennero Mikhail Nikolayevich de Giers, ambasciatore russo in Italia e il generale Fedor Fedorovich Palitzin, Capo della missione militare russa in Francia.
Il nuovo capo del Governo Mussolini (ricoprendo anche il ruolo di Ministro degli Esteri) per avvicinarsi ai lavori parlamentari, decide di scambiare la sede del Ministero degli Esteri a Palazzo della Consulta con il Ministero delle Colonie:
"L'avvento dell'on. Mussolini al Governo ha prodotto un movimento sismico nei territorio del Ministero degli Esteri. Palazzo Chigi, più della Consulta, ha tutti gli elementi e le possibilità per essere una sede di rappresentanza, più adatta alla sua funzione, e anche di mantenere decorosamente i rapporti coi rappresentanti degli altri Stati.
In poco più di uu secolo certi palazzi di Roma (specie quelli del Corso) cambiarono più volte padrone e nome, sebbene in taluni il nome illustre sì ostini a sopraffare quello del nuovo proprietario. Palazzo Chigi, sia pure sede di ambasciata austriaca, Ministero delle Colonie o Ministero degli Esteri, rimane sempre Palazzo Chigi. Ed ora è destinato a diventare il centro della vita ministeriale, spodestando in parte il Viminale, giacchè l’on. Mussolini, che alla politica estera intende dedicare la maggior parte delle sue cure e della sua attività, vi risiede per molte ore della giornata, ricevendo non soltanto diplomatici, ma personaggi e commissioni di ogni specie, e pensa forse di convocarvi anche il Consiglio dei ministri.
Palazzo Chigi, allorchè fu acquistato dal Governo, oltre che a sede del Ministero delle Colonie, avrebbe dovuto servire anche a Museo Coloniale, e venne perciò convenientemente ampliato e sistemato dall’ufficio del Genio Civile. Ma il progetto del Museo Coloniale è rimasto soltanto allo stato di abbozzo: Le sale del palazzo furono tuttavia arredate con lusso e buon gusto dall’architetto Brasini sotto la vigilanza anche de l'onorevole Piero Foscari, il quale copriv l’ufficio di Sottosegretario di Stato alle Colonie, quando l'on. Colosimo si insediò a Palazzo Chigi.
Ora, diventato sede del Ministero degli Esteri, Palazzo Chigi accoglierà prevalentemente diplomatici, alti funzionari e altre categorie di personaggi dimoranti all’estero. Giacchè, accanto al Ministero, funziona la direzione generale delle Scuole all’estero e in seguito — dicesi — potrà funzionare anche la direzione generale per l'emigrazione in seguito allo scioglimento del Commissariato che tuttora ha la sua sede in via Ludovisi.
Mentre l’on Mussolini e il Sottosegretario di Stato agli Esteri on. Ernesto Vassallo dalla Consulta sono passati a Palazzo Chigi, l’onorevole Federzoni e il Sottosegretario di Stato alle Colonie on. Marchi si sono trasferiti alla Consulta, il palazzo che si erge poco discosto dalla Reggia e che per oltre un cinquantennio funzionò da laboratorio e da osservatorio della politica estera italiana. Ci vorrà un po’ di tempo per abituare il pubblico a dissociare il nome della Consulta dalla residenza del Ministro degli Esteri.
Questo palazzo venne prescelto come sede del Ministero degli Esteri subito dopo l’occupazione di Roma, del 20 settembre 1870, dal Ministro degli Esteri del tempo marchese Emilio Visconti-Venosta, al quale era stato segnalato da un inviato speciale del ministro mandato appositamente da Firenze a Roma, il cav. Pansa, diventato poi ambasciatore e senatore. Mentre il palazzo della Consulta si stava adattando e ammobigliando, il Ministero degli affari esteri ebbe sede provvisoria a Palazzo Valentini, in via Nazionale, attuale sede della Prefettura.
Ospiti della Consulta ricordiamo che hanno quivi avuto la loro residenza, come presidenti del Consiglio dei Ministri, l’on. Zanardelli e più tardi l’onorevole Boselli. In varie occasioni, il palazzo della Consulta pur non disponendo di ambienti vasti e numerosi come quelli di pa! Chigi, diventò sede di importanti conve; sontuosi ricevimenti. Ricordiamo di sfuggita i ricevimenti in occasione dei festeggi per le nozze d’argento di Umberto I e Margherita e quelli per le nozze di Re Vittorio Emanuele e di Elena, in cui alla Consulta presero dimora la Regina Pia di Portogallo, la principessa Letizia, il duca Tommaso, dl Re del Montenegro coi rispettivi seguiti.
All'ultimo piano si trova la biblioteca della Consulta, una biblioteca ricca e bene ordinata mercè le cure specialmente del commendatore Pasqualucci che l'ufficio di bibliotecario tenne da circa un quarantennio e che ora sta vigilando al delicato cémpito del trasporto dei numerosi volumi dalla Consulta a Palazzo Chigi."
Inaugurazione del Museo Coloniale al Palazzo della Consulta:
"Con l'intervento dell'onorevole Mussolini, di parecchi ministri e di altre autorità e con un forte discorso del ministro delle Colonie on. Federzoni, è stato inaugurato a Roma, nel giorno genetliaco del Re, il Museo Coloniale Italiano, il quale ha la sua sede al piano terreno della Consulta, in diciotto piccole sale, un tempo scuderie dei cavalli delle guardie nobili pontificie, poi trasformate in uffici del Ministero degli Esteri.
Il Museo Coloniale, di cui è direttore il comm. Giglio, è stato istituito allo scopo di far conoscere la produzione attuale delle nostre colonie e della Tripolitania, della Cirenaica, dell'Eritrea e della Somalia, Il Museo è stato ordinato seguendo, per quanto era possibile, un criterio regionale. La produzione della Tripolitania è rappresentata da un’abbondante qualità di mercanzie: ottimi tabacchi specie per le sigarette, splendidi baracani di seta, vesti delle dame indigene in velluti, pregevoli ricami e poi cuscini del Sudan e della Nigeria che le carovane portano in Colonia e che la Colonia lavora e presenta in forma elegantissima. Vi figurano inoltre scatole di tonno, campioni di orzo, di grano, di granoturco, pelli in quantità. Infine l'henna, un prodotto caro all’eterno femminino internazionale. Nella sala del Cosmorama si ammirano magnifiche fotografie a colori, opera del colonnello Pellerano, ex direttore dell'Arsenale di Tripoli.
Nella sezione della Cirenaica figurano campioni della magnifica produzione di orzo, caratteristica di questa Colonia, lane, tappeti di Misurata e dBengasi, spugne le più belle del mondo, campioni di sparto che serve, come è noto, a produrre la cellulosa con la quale si fa la carta.
In altre sale vediamo una infinità di piccoli oggetti graziosi e preziosi di oreficeria, ornamenti vari, armi di tutte le forme e dimensioni.
Assai ammirata la saletta zoologica della spedizione del maggiore Vittorio Tedesco Zammarano in Somalia, della quale ebbe già ad occuparsi la IuLustrazione IraLiANa. In questi brevi cenni non possiamo diffonderci ad illustrare la bellissima collezione della fauna e della flora, della produzione della quale è fervente propagandista il Duca degli Abruzzi. In questa saletta, che chiameremo la saletta Zammarano, figurano pelli di giraffe e di gazzelle, teste di rinoceronti, di elefanti e di bufali, un pitone intero splendidamente imbalsamato.
Nella sezione della Somalia sono assai interssanti i campioni in cotone, il quale regge vanta giosamente il confronto con le varietà egiziane.
Questo Museo, che viene a colmare una lacuna nelle istituzioni residenti alla capitale, servirà a scuotere anche lo scetticismo del pubblico, giacchè, come ebbe a dire l'on. Federzoni nel suo discorso, le Colonie non sono da noi amate come meriterebbero: esse vivono fuori dell'orizzonte spirituale della più grande parte degli italiani, così nel mondo del pensiero come, e ancor più, in quello dell'azione.
Il nostro patrimonio coloniale vale pure qualche cosa anche economicamente e più potrà valere per l'avvenire se sarà meno negletto dal risparmio e dall'attività degli italiani: di ciò si acquista la assoluta certezza visitando il Museo inaugurato a Roma in questi giorni."
Soppressione del Ministero delle colonie.
Il Palazzo della Consulta al Quirinale diventa la sede della Corte costituzionale.
Prima udienza pubblica della Corte costituzionale nell'aula approntata al piano nobile del Palazzo della Consulta al Quirinale.
Al termine di 23 giorni di Camera di Consiglio, la Corte Costituzionale delibera le condanne sul caso Lockheed. Nello scandalo era stato coinvolto anche l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, chiamato in causa da un articolo della giornalista Camilla Cederna.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Stampe antiche1917
Conferenza Interalleata alla Consulta
1916
Giornate dei Ministri Francesi a Roma
1885
Dante Paolocci
Congresso Internazionale Sanitario
L'Illustrazione Italiana 1885
1877
Pranzo diplomatico alla Consulta
L'Illustrazione Italiana 1877
1871
Entrata di Vittorio Emanuele II al Quirinale
L'Illustrazione popolare
1865
Paolo Cacchiatelli
Nuovva strada di Monte Cavallo
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1840
Paul Marie Letarouilly
Palazzo della Consulta
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Palazzo della Consulta
Edifices Modernes de Rome
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo della Consulta
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1774
Pierre Adrien Paris
Palais de la Consulte
Études d'Architecture faites en Italie
1761
Domenico Montaigù
Veduta di Montecavallo
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1761
Fioravante Martinelli
Palazzo della Consulta
Roma ricercata nel suo sito
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Pontificio sul Quirinale
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Rospigliosi
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1747
Giovan Battista Piranesi
Piazza di Monte Cavallo
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Palazzo della Sacra Consulta
Vedute di Roma
1745
Palazzo della Consulta
Roma antica, e moderna
1739
Veduta del Palazzo della Consulta
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1739
Cortile del Palazzo della Consulta
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1739
Cortile del Palazzo della Consulta
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1739
Prospetto del Palazzo della Sacra Consulta
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1732
Prospetto del Palazzo della Consulta
1696
Lievin Cruyl
Prospectus Palatii Quirinali
Thesaurus Antiquitatum Romanarum
1683
Giovan Battista Falda
Giardino e Palazzo del Quirinale
Li Giardini di Roma con le loro piante
1666
Lievin Cruyl
Veduta del palazzo del Quirinale
Prospectus Locurum Urbis Romae Insignium
1665
Giovan Battista Falda
Strada che ascende al Quirinale
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1607
Giovanni Maggi
Giardini del Quirinale
Aedificiorum et ruinarum romae ex antiquis