Informazioni storicheData: 1583 / 1732
Codice identificativo monumento: 310
CronologiaIl cardinale Ippolito II d'Este ottiene in affitto la villa e la vigna dal Carafa, per un periodo di cinque anni, che poi più volte rinnova, insieme con il nipote Luigi d'Este, trovandovi un luogo adatto ai propri soggiorni romani.
Papa gregorio XIII, ospite personale del cardinale Ippolito d'Este, o di suo nipote Luigi d'Este, nella villa di Montecavallo, a proprie spese incarica il Mascherino di effettuare ampliamento della villa, per farne una vera e propria residenza estiva, dato che l'area era considerata più salubre del colle Vaticano o del Laterano. .
Papa Sisto V, decise di far acquistare il terreno e la villa Carafa a Montecavallo dalla Camera apostolica, con l'intento di farne la sede estiva del pontefice
Il rilievo della Lavanda dei piedi di Cristo, realizzato da Taddeo Landinip er la costruenda cappella Gregoriana della basilica di San Pietro, viene posizionato definitivamente nella sala Regia del Quirinale, sopra la porta della cappella Paolina.
Il Santo Uffizio, riunito nel Palazzo del Quirinale, condanna Galileo Galilei (reo di sostenere la teoria Copernicana) all'abiura ed al carcere dopo un processo di quattro mesi. La pena viene convertita con l'isolamento forzato a Villa Medici, allora sede dell'ambasciata, dove rimase consegnato fino alla ripartenza per Pisa.
Giovanni Maria Lancisi muore nel Palazzo del Quirinale.
Il conclave riunito al Palazzo del Quirinale elegge il cardinale Annibale Francesco Clemente Melchiorre Girolamo Nicola della Genga papa Leone XII.
Il conclave riunito al Palazzo del Quirinale elegge il cardinale Francesco Saverio Maria Felice Castiglioni papa Pio VIII.
Il conclave riunito al Palazzo del Quirinale elegge il cardinale Bartolomeo Alberto papa Gregorio XVI.
Il principe Tommaso di Savoia, duca di Genova e fratello della regina Margherita, dopo le nozze con la principessa Isabella di Baviera, giunge a Roma accolto alla stazione dai Reali. Il Corteggio svila dalla Stazione sino alla Reggia del Quirinale. A sera, nella piazza, viene organizzata una fiaccolata in loro onore:
"Allo 4,15 pomeridiane del giorno 28 il treno speciale col quale viaggiavano gli sposi entrava nella stazione di Roma: la Locomotiva era adorna di bandiere bavaresi e italiane. Di bandiere italiano e bavaresi era pavesata la città fino dalla mattina: le finestre delle strade per le quali dovevano passare i principi per andare alla reggia erano adorni di arazzi e di tappeti.
Dopo mezzogiorno tutti i negozi erano stati chiusi e alle 2 le Associazioni, riunitesi in piazza dei Santi Apostoli, s'erano avviate processionalmente verso la stazione con le musiche ed una infinità di bandiere.
Appena essi comparvero sulla porta esterna della stazione proruppe un applauso immenso, fragoroso dalla folla che circondava il piazzale. Gli sposi montarono in una carrozza di gran gala tirata da tre pariglie e preceduta da un picchetto di corazzieri. Agli sportelli cavalcavano il generale Maraldi comandante la divisione di Roma e il capitano dei corazzieri...
Avvicinatosi il corteggio alla reggia, il Re, il principe di Napoli, il duca d'Aosta, il principe Arnolfo fratello della sposa scesero a' piedi dello scalone. Il Re aiutò la principessa a scendere di carrozza e, datole braccio, l'accompagnò nella sala dove l'attendevano la Regina e la duchessa di Genova.
Intanto le Associazioni, che con le loro bandiere avevano seguito le carrozze reali, s'erano schierate sotto il balcone del Quirinale ed acclamavano gli sposi. Pochi minuti dopo, spalancati i battenti della loggia sopra al portone, il duca e la duchessa di Genova si sono affacciati insieme alla madre del principe Tommaso ed al principe di Napoli.
Al loro apparire gli applausi raddoppiarono e facendosi sempre più insistenti dovettero comparire altre due volte insieme al Re ed alla Regina."
Il conclave riunito al Palazzo del Quirinale elegge il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti papa Pio IX.
Solennemente inaugurata al Quirinale la Consulta di Stato, istituita da Papa Pio IX sotto la Presidenza del Cardinale Giacomo Antonelli.
Il popolo assalta il Palazzo del Quirinale. Vengono sparati colpi di fucile ed è colpito a morte il Monsignor Palma, affacciato alla finestra del Palazzo.
Papa Pio IX fugge da Roma. Travestito da prete in segreto esce dal Quirinale e in carrozza si fa accompagnare davanti alla Chiesa dei Santi Pietro e Marcellino dove lo raggiunge il Conte Carlo Spaur, Ambasciatore di Baviera. Il papa e il cameriere segreto si spostano nella carrozza del conte, che si dirige subito lungo la via Merulana, procedendo verso il Laterano fino alla Porta San Giovanni. Il conte Giraud, grazie alla sua immunità diplomatica, riesce a far passare la carrozza senza controlli.
Sulla torre del Palazzo del Quirinale viene posto un orologio meccanico con le lancette alla romana, realizzato da Mariano Trevellini.
Il Generale Lamarmora, in nome del Re Vittorio Emanuele, occupa il palazzo del Quirinale.
Il Re Vittorio Emanuele fa ufficialmente il suo ingresso solenne per insediarsi al Quirinale.
Re Vittorio Emanuele II muore nella sua Stanza al palazzo del Quirinale alle ore 14:30, assistito dai figli, ma non dalla moglie morganatica, cui è impedito di recarsi al capezzale dai ministri del Regno:
La mattina del 9 il pericolo divenne imminente. Il prof. Bruno si avvicinò al letto dell'ammalato chiedendogli coll'animo commosso se era disposto a ricevere i conforti della religione. Venga pure, — rispose il Re. Quando il sacerdote, che era il canonico Anzino, colla stola e colla pisside in mano entrò nella camera, fu un momento solenne. Secondo una tradizione di casa Savoia, il viatico fu amministrato alla presenza di tutti i ministri e di tutti i membri della Casa militare e della Casa civile di S. M. Il principe e la principessa entrarono nella camera con una candela in mano e andarono ad inginocchiarsi ai piedi del letto. La principessa portava in capo un velo nero. Durante la cerimonia mestissima tutti piangevano a calde lagrime. Il presidente del Consiglio, l'on. Depretis, era anch'egli inginocchiato innanzi ad una specie di baule che è vicino al caminetto, piangendo dirottamente. Il re Vittorio era piuttosto pallido. Egli solo in mezzo a tanta generale desolazione si mostrava calmo e sereno. Stava seduto sul fianco sinistro appoggiato a due cuscini. Portava indosso una giacca di color bigio con molte tasche, simile ad una giacchetta da caccia. Il Principe e la Principessa di Piemonte erano anch'essi in lagrime. Finita la cerimonia del viatico, tutti gli astanti sfilarono vicino al letto quasi per dare l'ultimo addio all'amatissimo sovrano, al primo re d'Italia.
Dopo una mezz'ora circa che il Viatico era stato amministrato, il Re cercò di mutar posizione sul letto, lo sforzo lo fece diventare pallidissimo, e d'un tratto parve che la vita gli mancasse. Chiese quindi da bere, e si fece porgere dal canonico Anzino un bicchiere d'acqua. Colla mano tremante egli prese il bicchiere ed ebbe ancora la forza di bere senza che alcuno lo aiutasse. Il dottor Bruno s'avvicinò al letto del morente e dal suo sguardo Umberto e gli altri pochi presenti compresero che tutto era finito. Al momento in cui il Re spirava erano nella stanza il principe Umberto e il conte Mirafiori ai piedi del letto, l'on. Depretis, Visone, Aghemo, Correnti, Mezzacapo, il cav. Ansaldi aiutante di camera ed i colonnelli Guidotti e Carenzi ufficiali di servizio.
...
Che giornata fu quella di mercoledì! e che sera! Nelle prime ore del mattino un grande silenzio da Roma. Non si aveva che il telegramma, giunto ai giornali nel corso della notte, da cui trapelavano delle ansie che smentivano i pronostici lieti del giorno prima. Che vorrà dire quel silenzio? Tutti avevamo un tetro presentimento nell'anima ma nessuno osava confidarlo, nonchè ad un amico, neppure a sè stesso. Si ripetevano vieti proverbi per capacitare noi stessi che le nuove tristi hanno rapide le ali; ma mentre il labbro li ripeteva, una voce segreta sussurrava dentro di noi che le buone novelle hanno sempre più veloce il volo, e precorrono le altre.
Poi verso il mezzodì si erano notati alcuni sintomi d'allarme pubblico. Un messo della Prefettura si era recato al palazzo Marino pareva affrettatissimo. il Sindaco, appena ricevuta l'ambasciata, n'era uscito, turbatissimo in volto, e si era avviato alla Prefettura; c'era stato nel corridoio un incontrarsi, un sussurrarsi, un parlarsi commosso, un guardarsi smarriti, di assessori e di segretarj. Quelli a cui il Sindaco nel passare aveva mormorato qualche parola all'orecchio, n'erano rimasti come attoniti e stravolti e la loro impressione si rifletteva sui volti di quelli con cui parlavano.
Nella città nulla ancora nessun dispaccio ai giornali un silenzio sempre che prolungandosi si faceva più lugubre. Dopo il mezzodì fu per la prima volta pubblicato dal Municipio un bollettino della salute del Re. Era oscuro, incerto, ansioso. I medici che lo leggevano, crollavano il capo, e se ne allontanavano frettolosi, quasi temessero di essere interrogati; gli altri vi cercavano una illusione, una speranza. Felici quelli che riuscivano a trovarvela! Un'ora dopo, un altro bollettino laconico: Il Re è aggravatissimo. Dalle due alle quattro, le notizie gravi, disperate, si succedevano colpo su colpo. Il Re peggiora il Re si è confessato il Re si è comunicato, il Re è agonizzante. Poi una breve sosta. Il telegrafo era ammutolito da capo.... La città ne era scossa tutte le sue fibre trasalivano.
Ad un tratto verso le 5 una voce lugubre, disperata, si sparse: Il Re è morto. Donde era venuta?... chi l'aveva diffusa? Non si sapeva. Presentimento dubbio sospetto certezza. In pochi momenti percorse tutta questa scala di gradazioni. La nebbia che tutto il giorno aveva pesato sulla città, nera, fitta, densa, palpabile avvolgeva i capannelli di cittadini che si andavano formando in Galleria, sul Corso, ricambiandosi, a voce bassa, una domanda angosciosa ed una angosciosa risposta: È vero? È vero.Non si diceva di più. Si capiva tutto. A quella risposta molti rimanevano lì su due piedi come impietriti altri si passavano la mano sulla fronte come per disperdere un sogno cattivo altri soffocavano a stento un singulto qualcuno ruppe in uno scoppio di pianto qualche altro ripeteva a sè stesso: Non è possibile. Poi quei capannelli si scioglievano rapidamente e i cittadini che li formavano, si andavano dileguando, come ombre, nella nebbia che si faceva sempre più densa. Tutti affrettavano il passo come incalzati da un grande spavento tutti sentivano il bisogno di rincasare come se ognuno fosse stato colto da una sua privata disgrazia.
La sera fu tetra. Sulle prime ore uscì un manifesto del Municipio, listato a nero, breve, ma pieno di angoscia. Poi la Prefettura pubblicò, listato anch'esso a nero, il dispaccio del Ministro dell'Interno secco, arido, burocratico, che stringeva il cuore col suo positivismo brutale che dava l'annunzio della morte assieme a quello della proclamazione del nuovo Re e della conferma dei Ministri. Tra queste due ere della Nazione Italiana una che aveva appena chiuso gli occhi con Vittorio Emanuele ancora caldo sul suo letto funerario l'altra che si iniziava col dolore profondo, e i rigidi doveri di Umberto bisognava porre un intervallo sia pure un punto geometrico.
I rari passeggeri si fermavano a quei due proclami li leggevano si racchiudevano tutti in sè stessi, come se sentissero un brivido per tutto il loro corpo e passavano. Poi si udì un rumore, pieno d'orgasmo e di tetraggine un rapido e commosso sbattere d'imposte, un serrarsi precipitoso di invetriate e di usci. Eran tutti i negozj, tutte le botteghe che si chiudevano l'una dopo l'altra. Da chi era partito l'ordine, il consiglio, l'esempio? Da tutti ad un tempo. Lo stesso pensiero si affacciò nello stesso attimo a tutte le menti.
In pochi minuti era un silenzio profondo e una oscurità completa in tutti quei centri, ove dai mille becchi di gas si diffonde più vivace l'allegra luce dell'attività cittadina. Era uno squallore, un silenzio pieno di raccapriccio. In quello squallore, in quel silenzio, in quella nebbia, dopo le otto si aggirava una folla la quale andava attorno senza meta ansiosa di notizie quasi sperasse in un miracolo, quasi avesse bisogno di una conferma... per credere senza parlare senza far rumore — come fosse una folla di ombre.
Nei caffè, dalle porte socchiuse, nei clubs, la stessa scena — gli amici che si abbordavano in silenzio, si stringevano la mano più forte del solito, si guardavano in faccia senza fiatare, ritti in crocchi che andavano formandosi e sformandosi rapidamente come nelle famiglie cui è morto in quel momento un padre, od un figlio amatissimo.
Al Municipio, nelle sale della Giunta, era un accorrere ansioso di cittadini che vi andavano senza sapere perchè. Il Sindaco gli Assessori erano là tutti, fra commossi ed attoniti stringevano la mano agli accorrenti, scambiavano una parola, rispondevano ad una esclamazione con una esclamazione.
Poi per la strade buie e mute, in quel silenzio pieno di paure e di angoscie, un rumore cupo, sinistro di voci sussultanti, di passi affrettati e via attraverso la nebbia densissima una rincorsa ansante di figure nere, che agitavano nelle mani dei fogli e gridavano con voci rauche e trafelate: Dispacci da Roma! dispacci da Roma!
Ad ogni tanto attorno ad una di quelle figure si stringeva un circolo d'altre.... che le strappavano ansiosamente di mano uno di quei fogli. Il venditore si staccava dal cerchio e riprendeva a correre ed a strillare gli altri si accostavano ad una lampada per leggere il foglietto comperato e al fioco riflesso di quella luce si vedeva impallidire al trangosciato lettore la faccia, e tremare la mano. Talvolta un qualche cittadino, che si trovava in mezzo ad un circolo formato dal caso, leggeva ad alta voce fra un silenzio completo, come se si fosse in una chiesa, nel momento di un rito solenne. Nessun commento! qualche esclamazione straziante qualche accento di profonda commozione qualche scoppio di pianto represso. Poi il circolo si scioglieva. E da lontano si udiva più fioco, ma sempre tetro e insistente, il gridio dei venditori di giornali: Dispacci da Roma! Dispacci da Roma! Parevano i rintocchi funebri della campana della pubblicità che suonasse a morto. Che lugubre sera!
Funerali di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Nell'occasione l'edificio viene addobbato solennemente. Una gigantesca placca funeraria, con l'epigrafe "Vittorio Emanuele II - Padre della Patria" (temporaneamente sovrapposta al fregio), viene realizzata dalla fonderia di Alessandro Nelli fondendo il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre d'indipendenza del 1848, del 1849 e del 1859:
"Fu un triste giorno quello del 17 gennaio. La mattina la salma del re era deposta sul primo gradino della scalea, e ai suoi piedi era posata la cassa di piombo foderata internamente di raso bianco, rivestita di noce e foderata esternamente di velluto rosso. Otto sott’uffiziali dei corazzieri con delle tracolle di seta a nappine d'oro hanno sollàvato il corpo e lo hanno deposto nella bara. Chiuso il manto sopra il petto del Re, fu posato un crocifisso di bronzo a croce nera, e fissato al manto in modo che non dovesse muoversi col rimuovere la salma.
La cassa fu chiusa dapprima con una lastra di cristallo incastrata a coulisse, poi monsignore Anzino, elemosiniere del Re, collocò lungoi margini del cristallo un nastro scarlatto sul quale furono posti quattro suggelli ai quattro angoli. Dopo di che la cassa fu coperta col. coperchio di piombo è noce. Erano circa le dieci quando il feretro usci dal Quirinale. La veduta presentata dalla Piazza del Popolo era magnifica, imponente. Il corteggio attraversava la piazza rasentando i cancelli d'ingresso del Pincio, e girato l'obelisco, la riattraversava imboccando il Corso.
Il Pincio, dai cancelli fino al più alto parapetto, le gradinate, le rampe, tutto era stipato, gremito di persone. Tra l'uscita dalla via del Babbuino e l'ingresso nel Corso sviluppavasi la parte integrale del corteggio, dall'ufficialità fino al carro e al seguito. Il centro della. piazza, era affatto sgombro e deserto, mentre la gente pigiavasi intorno alla musica dei vigili, che appiè dell'obelisco mandava incessanti concenti funebri.
Il carro funebre era tirato da otto cavalli bardati di nero, spariva quasi sotto le corone. Superbo effetto producono gli emblemi reali deposti su esso. Il carro era preceduto da un drappello di trombettieri, dal clero, fiancheggiato dai grandi ufficiali dello Stato, e seguito dai Capi di missione, dagli inviati speciali dei Governi esteri, dagli Ambasciatori, dai Cavalieri della Santissima Annunziata, dal Principe imperiale di Germania, dall'arciduca Ranieri, dal maresciallo Canrobert, dal figlio del maresciallo Mac-Mahon, dal duca di Braganza, figlio della regina Pia, dal principe Guglielmo di Baden, dal conte Roden, rappresentante la regina Vittoria. Il principe Amedeo si mise in mezzo a loro. Egli procedeva -cogli occhi bassi, coll’ elmo calato sulla fronte. Veniva dietro il generale Medici, a cavallo, con in mano la spada del defunto. Seguiva immediatamente il carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello stesso che Vittorio cavalcava quando fece il solenne ingresso di Roma.
Reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis, Ricasoli e Della Rocea. Correnti, che indossava l' uniforme di segretario del Gran Magistero Mauriziano, portava su un cuscino la Corona ferrea. La magistratura, colle sue toghe rosse, produceva un effetto mirabile. Tra le persone più osservate del corteo era un gruppo formato da generali mutilati nelle patrie battaglie. La selva delle 2000 bandiere delle Associazioni, dei Municipi, dei veterani e dei reggimenti dell'esercito, tutte velate a lutto, produceva un effetto meraviglioso. Il generalo Cialdini procedeva a capo della rappresentanza dei veterani. I sindaci Belinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato, erano a capo delle rispettive deputazioni municipali, preceduti da Ruspoli, facente funzione di sindaco di Torino.
Uscito alle 10 del Quirinale, il carro si arrestò all'una e ventidue minuti innanzi al Pantheon. Mentre si toglievano le corone dal carro per poterne estrarre la salma del Re, entrarono nel tempio tutti gli ufficiali superiori di mare e di terra ed i grandi ufficiali dello Stato che si disposero alla destra dell'entrata, i senatori dietro di loro. Dal lato opposto si posero i deputati, e proprio all'angolo sinistro dell'altare, #2 cornueepistole, davanti ai cuscini di velluto rosso disposti per terra, i Reali principi, Duca d'Aosta, Principe reale di Prussia, Duca di Braganza, Arciduca Ranieri, Principe di Baden. Poi venivano il maresciallo Canrobert, lord Roden, il barone di Boyens, tutti gli inviati straordinari, le ambasciate e le legazioni presso il Quirinale.
La salma di Vittorio Emanuele, portata da dieci corazzieri, venne deposta sulla cima del catafalco che rappresentava una grandiosa scalinata in granito, circondata da quaranta candelabri a molti ceri disposti su due gradinate. I maestri di cerimonia coprono il feretro con la funerea coltre in velluto nero, tagliata da una gran croce d'argento, sul cui centro venne deposto.il cuscino colla corona reale e lo scettro. Dinanzi venne collocato l'elmo del Re, e dietro l'onorevole Correnti depose la corona ferrea, mentre il generale Medici, primo aiutante di campo, portava la spada del redentore d'Italia. Le bandiere dell'esercito stavano aggruppate nello spazio che rimane fra il catafalco e la porta.
L'aspetto della chiesa era di stile severissimo ed imponente, Dall'alto del lucernario spiccava la stella d'Italia in fondo azzurro, e giro giro dal tamburo scendevano dei maestosi panneggiamenti bianchi che erano fermati attorno al cornicione, sul quale splendeva di molta luce una ghirlanda di ceri che. si fletteva sugli stemmi delle principali città italiane. Le colonne erano scoperte; ma tutti gli altari illuminati e ornati a.bruno fanno risaltare meglio l'architettura del tempio. Data l'assoluzione al cadavere, tutti partirono lasciando la salma del gran Re in custodia della guardia d'onore. Ma il suo vero custode sarà il riconoscente popolo d'Italia."
Umberto I effettua solenne giuramento sullo Statuto albertino, nell'aula di Montecitorio, alla presenza di senatori e deputati:
Due giorni appresso della solenne scena che ora abbiamo descrittà, quale altro spettacolo commovente offriva Roma agli Italiani! Ed anche di questo grande atto, noi desideriamo che i lettori serbino ricordo: presentiamo lorò in una vignetta l'aspetto della Camera nel solenne momento in cui re Umberto giura; in un altra re Umberto stesso che giura la sua fede fi podi soldato, di cittadino allo Statuto è all'Italia.
Nell'aula parlamentare i senatori erano più di 200, i deputati più di 400, Nella sala di Montecitorio v'erano; la mattina del 19 gennaio, da sei a sette mila persone! La regina Margherita e la regina Pia stavano nella tribuna; vicini ad esse, nella, tribuna diplomatica, il principino di Napoli, il giovine duca di Braganza, il principe imperiale di Germania Federico Guglielmo, l'arciduca Ranieri, il principe di Baden, gli altri inviati straordinari ed il Corpo diplomatico.
Quando il Re entrò nell'aula e sali con passo franco i gradini del trono, risuonò un evviva formidabile che si ripetè per ben tre volte. ‘Tutti erano in piedi. Il Re sedette sul trono: poi posato l' elmo in terra alla sua destra, si alzò in piedi e con voce marziale esquillante pronunciò la formula del giuramento: « In presenza di Dio e innansi alla nazione giurò di osservare lo Statuto, di esercitare l'autorità reale in virtù delle leggi e conformemente alle medesime di far rendere giusti zia a ciascuno secondo il suo diritto, e di regolarmi in ogni atto del mio regno col solo scopo dell'interesse, della prosperità e dell'onore della patria, »
Era la formula antica del giuramento; soltanto dopo la parola, Déo, furono aggiunte le parole e innanzi alla Nazione! È noto che poi giurarono i deputati e i senatori e che il Re pronunciò altre parole fortemente leali e sapienti, che furono accolte con entusiasmo.
...
Era, come si ricorda, il giorno della seduta reale del Giuramento, il 19 gennaio. Finita la solenne cerimonia, una folla enorme aveva seguitato ad applaudire dopo che le loro Maestà erano rientrate al Quirinale. Il Re e la Regina dovettero risolversi a presentarsi al balcone. L'entusiasmo non fu soddisfatto, gli applausi ricominciarono più vivie insistenti dopo che i sovrani si furono ritirati. Allora successe questa scena. Al balcone rimasto aperto apparì il re Umberto, in seguito a lui la regina Margherita, la regina Pia, e dinanzi all'entusiasmo della moltitudine il principe Fritz, preso anch'esso dalla commozione, ebbe un slancio, che non era d'etichetta, ma parve inolto simpatico, Egli prese fra le braccia il principino di Napoli che stava dietro come nascosto, e dandogli un bacio lo presentò al popolo. È incredibile l’urazano d'applausi che scoppiò allora, e fra gli evviva non mancarono quelli alla Germania e al principe tedesco che seppe con tanta abilità destar tante simpatie nella Corte e nel popolo italiano.
Primo collegamento telefonico. L'esperimento si svolge tra il Palazzo del Quirinale e l’Ufficio Telegrafico di Tivoli.
Al Palazzo del Quirinale, si svolge la cerimonia di consegna dell'Ordine della Giarrettiera a Re Umberto I da parte di una delegazione britannica guidata da lord Abercorn, Duca di Abercorn.
"Io non saprei immaginare nulla di più corretto, di più severo e ad un tempo di più elegante della cerimonia che ebbe luogo il 2 marzo alla Reggia per la consegna della Giarrettiera a S. Maestà. Sei carrozze di Corte addobbate e in gran gala andarono all'albergo Costanzi a prendere lord Abercorn e il suo seguito. Sei equipaggi reali formano sempre un corteggio che desta ammirazione; ma il prestigio ed il lustro ne erano aumentati dalle foggie di vestiario degli illustri personaggi. Il duca indossava un'ampia e lunga toga di velluto cremisi scuro, e sul collo gli staccava una pesante catena d'oro. Il generale Chapman in divisa militare pareva tutto coperto di rosso e di pietre preziose per le decorazioni che gli scintillavano sul petto. Il signor Woods, come capo del Collegio degli Araldi, il signor Planché ed il signor Cockayne, araldi essi pure, portavano una specie di tunica inquartata d'oro e di azzurro, con sopra un manto di seta rossa: l'ammiraglio Keppell vestiva l'uniforme di gala del gran comando dell'armata di S. Maestà. Il gruppo formava un insieme pittoresco, che non sfuggiva a qualche rilievo di novità e quasi di bizzarria. In certi momenti, nel notare quella foggia di vestiario di cui in Italia non si ha abitudine, si ritornava col pensiero ad altro età molto lontane, ad altri costumi molto diversi; in certi istanti si volava colla mente ai fantasmi degli splendori orientali.
Il duca di Abercorn è quello che dicesi un bellissimo vecchio: mostra gli anni che ha, ma nella età ormai tarda serba e rivela gagliardia non comune. È alto e slanciato della persona, serio nella fisonomia senza durezza, misurato e quasi compassato senza ostentazione. Quando egli giunse sulla piazza del Quirinale vi trovò schierato un battaglione di soldati, che gli rese gli onori dovuti all'alto suo grado. Nella corte del palazzo era in armi un'altra compagnia con la bandiera, e la musica, la quale suonava l'inno nazionale inglese: Dio salvi la regina. La Commissione scese dalle carrozze e allora sei dei personaggi alzarono deposte su guanciali di velluto cremisi fregiati d'oro tutte le insegne dell'ordine supremo della Corte del Regno Unito.
Il conte Panissera precedé la deputazione presso S. Maestà; e dopo avere attraversata nella Sala degli Svizzeri una doppia ala di corazzieri giunsero nell'aula del trono, ove già si trovavano il Re, la Regina, il duca d'Aosta, i ministri, le alte dignità della Corte, e l'on. Correnti come gran segretario dell'ordine Mauriziano, e il conte di Castellengo, grande scudiero. S. M. indossava la divisa di Gran Maestro dell'Ordine Mauriziano medesimo, con calzoni corti e calza bianca di seta. La funzione fu semplice e breve. Si lessero le lettere di partecipazione dell'altissima onorificenza, e Umberto prestò il giuramento prescritto dall'ordine. Quindi lord Abercorn, piegato il ginocchio sinistro, gli affibbiò alla gamba la Giarrettiera, gli passò al collo la fascia di seta azzurra e gli appuntò al petto la placca. Compiuta la cerimonia, il nobile Lord pronunziò brevi parole felicitandosi della leale amicizia dell'Inghilterra e dell'Italia, cui il Re rispose facendo voti che questi vincoli non potranno col tempo che rendersi più intimi e più cordiali per la prosperità e per la grandezza dei due popoli.
Romanofilo "
Dimostrazioni popolari per il Re Umberto I e la regina Margherita, di ritorno a Roma dopo il viaggio per l'Italia e lo scampato attentato a Napoli.
Grandi folli si radinano lungo il percorso dalla Stazione Termini al Quirinale, Piazza del Popolo e Piazza Colonna, quest'ultima illuminata con luce elettrica.
"L'anfiteatro dell'esedra di Termini, di cui diamo il disegno, al passaggio del real treno, fece un effetto grandioso, imponente. Esso fu progettato dal signor Settimio Giampietri che n' ebbe molte lodi."
Il 1 febbraio ebbe luogo la solenne cerimonia della investitura del principino di Napoli come cavaliere del Toson d'Oro. Ecco la descrizione che ne dà persona bene informata:
Alle 2 pom il cav. Brenda maestro di cerimonie di Sua Maestà il Re accompagnava, in due vetture di gran gala al Quirinale, i membri della Legazione di Spagna, che portavano la collana e il diploma dell'Ordine. Nella sala del Trono si trovavano già adunati tutti i dignitari della Casa Reale e le Dame della Regina in abito e manto di Corte. V'erano pure la contessa di Coello e madama de Ojeda. Alle due e un quarto entravano nella sala le Loro Maestà il Re e la Regina e S. A. Reale il Duca di Genova, giunto in Roma per fare da padrino al Principe di Napoli.
Il conte di Coello, ministro di Spagna e incaricato dal suo Sovrano della graziosa missione, appena introdotto alla presenza delle Loro Maestà, rimetteva nelle mani del Re la lettera con la quale si comunicava la nomina del suo augusto figlio a cavaliere del Toson d'Oro ed esprimeva la soddisfazione di aver partecipato ad un atto destinato a stringere i legami che uniscono le due Dinastie e le due nazioni. Dopo alcune brevi parole di Sua Maestà il Re, il Duca di Genova, seguito dal ministro di Spagna e dal prefetto di palazzo, passò nella sala vicina dove si trovava il Principe di Napoli. Ivi ebbe luogo la prima parte della cerimonia d'investitura. Il Duca di Genova nella sua qualità di padrino, chiese al Principe se accettava la nomina a cavaliere del Toson d'Oro di cui Sua Maestà il Re di Spagna aveva voluto onorarlo.
Il Principino, con una grazia e una disinvoltura ammirabili, ringraziò incaricando il conte Coello di farsi interprete presso il Re di Spagna della sua viva riconoscenza. Poi, condotto dal Duca di Genova, entrò nella sala del Trono e prese posto alla destra delle Loro Maestà. Allora il conte di Coello, conforme agli Statuti dell'Ordine, prima di consegnargli il titolo, chiese a S. A. R. se era già stato armato cavaliere e avendo ricevuta risposta affermativa, tolse la collana de Toson d'Oro dal cuscino recato dal primo segretario della Legazione e la rimise nelle mani del Re.
S. M., nel investire il Principino dell'Ordine insigne gli rivolse in francese le seguenti parole: "L'ordre reçoit Votre Altesse Royale en son amiable compagnie, en signe de quoi elle remet à Votre Altesse Royale ce colier. A Dieu plaise que Votre Altesse puisse le porter de longues années pour votre honneur et sa gloire." Il Re diede allora l'accolade al Principe, mentre il Ministro di Spagna gli consegnava il diploma reale.
Così finì la cerimonia alle ore 3. La sala del Trono pareva anche più magnifica del solito per l'ornamento di quella folla elegante, ricca, splendida. Sua Maestà la Regina vestiva un abito stupendo, e tutte le Dame della Corte e della Legazione di Spagna, in toilettes di gran lusso, scintillavano di gemme e di diamanti. Il Re e i suoi dignitari portavano decorazioni di Spagna: i membri della Legazione Spagnuola quelle d'Italia.
Il Generale Giuseppe Garibaldi in visita di cortesia al Re Umberto I di Savoia presso i Giardini del Quirinale:
"Garibaldi ricambiò quella fattagli dal re Umberto, appena seppe della sua venuta a Roma in cattivo stato di salute. Per non incomodarlo a fare le scale, Sna Maestà ricevette il generale nei giardini del Quirinale; senza lasciarlo smontar di carrozza.
Il generale Medici seguiva il re; Menotti che accompagnava il padre stette discosto durante il colloquio reale."
XIX compleanno della Regina Margherita:
"In occasione del ventinovesimo natalizio della Regina, la città di Roma era imbandievata. La Regina ricevette i ministri, i presidenti del Parlamento, le Case civile e militare, lo dame di Corte, il Prefetto, le Deputazioni provinciale e comunale, ed altri personaggi.
La sera un banchetto di famiglia al Quirinale assisterono lo dame d'onore. Vi furono musiche e illuminazione. Giunsero telegrammi al Qui rinale da tutte lo parti del regno. prosentanti omaggi. Numerosi telegrammi provincie amiunziarono che fu festeggiato il natalizio con Concerti è illaminazioni.
A Roma, in quella sera la città era illumninata: Corso ed in piazza Colonna folla straordinaria. Alle 8 comparve il concerto municipale; la folla chiese subito l'inno reale che fu eseguito e replicato duo volte fra grandi applausi.
D'un tratto alcuni giovanotti gridarono: Al Quirmale! Detto fatto. Fu chiesta ed ottenuta una grando bandiera, il concerto municipale si mise anche esso in marcia, e la folla dei dimostranti, al suono della marcia reale, si recò alla piazza del Quirinale.
Quivi nuove grida entusiastiche, nuove acclamazioni. La Regina comparve poco dopo sulla loggia del Quirinale, insieme al Re ed al Principe di Napoli; il popolo non cessava d'applaudire.
Le insistenti acclamazioni obbligarono la Regina a presentarsi altre due volte a ringraziare. Poi la folla dei dimostranti, sempre preceduta dalla musica, ritornò in piazza Colonna. Anche nei teatri principali fu chiesto ed eseguito fra grandi applausi l'inno reale."
Pranzo a corte in onore ddel Re del Würtemberg.
"Il nostro Umberto I non si contentò di invitare al sontuoso pranzo del Quirinale il re Carlo I del Würtemberg e di ospitarlo nell'appartamento già occupato dal generale Medici; lo insignì anche del gran collare dell'Annunziata.
La sala da pranzo che il Paolocci ha disegnato, presentava veramente una scena magnifica: al pranzo sedeva anche il principe Enrico di Germania."
Maria Pia di Savoia, moglie del Re Luigi I del Portogallo, giunge in visita a Roma.
"Giungeva in Roma la domenica 10 giugno, alle 10 pom.; i giornali, per rispettare l'incognito ch'essa intendeva conservare per isfuggire le noje di un ricevimento solenne non ne aveano segnalato l'arrivo: tuttavia una gran quantità di popolo s'era radunato fuori la stazione di Termini per salutare l'augusta figlia di Vittorio Emanuele, mentre nella stazione l'aspettavano il re e la regina d'Italia col principe di Napoli e i presidenti del Senato e della Camera dei deputati, i ministri e le autorità civili e militari di Roma, il conte Visone, la casa civile e militare del Re e le dame della Regina.
Dalla stazione, dove la musica del presidio suonando l'inno portoghese, avea segnalato prima il treno reale in vista e quindi l'arrivo in famiglia della graziosa Regina, essa fu salutata e acclamata con affetto sino al Quirinale dalla folla rispettosa che facea ala al passaggio del corteo reale, di mezza gala, preceduto da un battistrada.
Al Quirinale, Maria Pia occupò l'appartamento in fondo al giardino, quello già abitato da Vittorio Emanuele e recentemente dai giovani sposi reali il Duca e la Duchessa di Genova.
La sua prima visita fu per il Panteon. Vi fu ricevuta dal Re che l'avea preceduta di pochi minuti, e che l'aspettava sotto il portico monumentale, colla presidenza dei veterani e un gruppo di vecchi combattenti del 1848 e 49, il ministro dell'istruzione pubblica ed il senatore Fiorelli direttore degli scavi.
Entrata in chiesa, si diresse alla tomba di suo padre, del gran re unificatore della patria e si lasciò cadere in ginocchio sui gradini dell'altare tutta commossa, coi figli allato. Sotto quell'immensa callotta edificata da Agrippa il silenzio era profondo: il raccoglimento era impresso sul volto di tutti.
Finita la preghiera, che durò circa un quarto d'ora, S. M. si alzò e, guidata dal ministro Baccelli, visitò con palese interesse i nuovi lavori del Panteon.
Il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo in visita a Roma. Lo accolgono alla Stazione Termini il Re Umberto I, il Principe di Napoli e il Principe Amedeo, i dignitari di corte, i ministri, il Presidente del Senato Tecchio, quello della Camera Farini e l'Ambasciatore di Germania, il Sindaco Torlomia e il Presidente del Consiglio Depretis. Dopo una tappa al palazzo del Quirinale:
"Il principe Federico Guglielmo, partito da Genova dopo la mezzanotte del 16 corrente, giunse a Roma 35 minuti dopo il mezzogiorno del 17 dicembre. Erano ad incontrarlo alla stazione il re Umberto, il principe Vittorio Emanuele ed il duca d'Aosta. V'erano altresì le presidenze delle due Camere, i ministri, i grandi ufficiali dello Stato, ed una numerosa rappresentanza della colonia tedesca, comprese parecchie signore.
Quando il principe scese dal vagone, abbracciò e baciò ripetutamente il re, poi i due principi: quindi montò con loro in una carrozza di corte, salutato dagli applausi entusiastici della popolazione affollata sul piazzale della stazione. Il Re Umberto vestiva l'uniforme di generale italiano e portava il grande cordone dell'Aquila nera. Il Principe di Napoli era in tenuta d'allievo della scuola militare ed il Principe Amedeo da generale con decorazioni. Il principe imperiale indossava l'uniforme bianca di feld-maresciallo, elmo con pennacchio bianco e nero a cascata ed il petto aveva ornato di una quantità di decorazioni, fra le quali spiccava il cordone dell'Annunziata.
L'equipaggio era di mezza gala e si componeva di sette landò, tirati da due cavalli. Uno squadrone di corazzieri apriva la marcia. Il nostro disegnatore signor Paolocci per rammentare tale importante fatto ha scelto un punto di vista nuovo e bellissimo. Esso, addossato al Quirinale, ci presenta il corteggio, che, svoltati i colossi di Fidia e Prassitele, sta per varcare la soglia del palazzo.
La Roma monumentale ci presta in questo caso uno dei suoi più interessanti panorami. Oltre il gruppo dei celebri colossi, della grandiosa fontana, alla quale sovrasta il magnifico obelisco di granito rosso trovato vicino al mausoleo di Augusto ai tempi di Pio VI, si vedono sfilare prospetticamente la facciata della villa Colonna, architettura barocca d'un effetto grandioso, la chiesa di S. Silvestro, ed in fondo, al disopra della facciata pur barocca di S. Caterina da Siena, troneggia la celebre torre delle milizie.
Al Quirinale, salito lo scalone, e traversata la grande anticamera chiamata ancora Salone degli Svizzeri, il principe incontrò la Regina sul limitare della prima sala dalla quale si accede, a sinistra, ai saloni che precedono la sala del trono, a destra, ad una galleria che conduce alla sala da ballo, a quella de' pranzi di gala, ed a tutto l'appartamento che si apre per le feste di Corte.
La Regina era circondata dalle sue dame di Corte e di palazzo, e dai principali dignitari della casa civile del Re. Il principe Federico Guglielmo che, come ognun sa, ha per la nostra Regina un affetto paterno, le strinse la mano e la baciò in fronte con effusione.
Questa è la scena intima che il nostro Paolucci ha potuto ritrarre e che riproduce con la massima esattezza l'incontro del principe con la nostra amata sovrana (pubblicato nel volume del 6 gennaio 1884).
In piazza del Quirinale la folla, sempre acclamando, volle vedere il principe Federico Guglielmo che s'affacciò, a capo scoperto, insieme al Re ed alla Regina."
II giornata della visita ufficiale a Roma del Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo. A sera si volge un gran galà ufficiale a corte in suo onore:
"Alle 7 pomeridiane del 18 vi fu gran pranzo di gala al Quirinale in onore del principe imperiale. La tavola disposta per 124 commensali, era a forma di ferro di cavallo. Sedeva nel centro dalla parte esterna re Umberto, avendo a destra la signora Keudell, poi il principe Amedeo; a sinistra la signora Decrais, moglie dell'ambasciatore francese, quindi il signor di Keudell.
La regina sedeva nel centro dal lato interno avendo a destra il principe Federico Guglielmo, poi la signora Minghetti; a sinistra il principe Luigi Guglielmo di Baden, poi la signora Depretis.
V'erano tra i commensali tutti gli ambasciatori e ministri esteri con le loro signore, i presidenti delle due Camere, i ministri, la principessa di Thurn e Taxis, le dame di Corte e di Palazzo della Regina, gli ufficiali del seguito del principe che portavano le decorazioni italiane state loro conferite in quello stesso giorno dal nostro Re, e tutte le alte cariche di palazzo."
La missione Birmana in visita alla Corte del Quirinale, incontrano Re umberto I.
« Il 12 marzo al tocco una vettura di corte conduceva all'Albergo di Roma, residenza della missione Birmana, il conte Santorre di Santarosa cerimoniere di Corte, e poco dopo tre altre vetture con staffieri di gran gala partivano dallo stesso albergo. Nella prima, detta di servizio, presero posto Namyo Mindin Razach Loschat Yadan, assistente della missione, e Maha-Minhla Kgaw-din Lagay-daw Gyu Min segretario.
L'Illustrazione Italiana. 5 aprile 1885.
Nella seconda carrozza, detta di gala, presero posto il primo ambasciatore Min-gyeu Min-Maha Zaya Thin-Fun Myolhit Myozah Artwin Woonmin che oltre al possedere tutti questi nomi è ministro dell'interno, e membro del privato consiglio del regno di Birmania; più il secondo ambasciatore Wendoaun Tau Tann-Giet Woonmin ministro segretario di Stato, — ed il conte di Santarosa cerimoniere di Corte. Nella terza carrozza presero parte Nayo Therree... e vi fo grazia del rimanente perchè credo ne avrete già abbastanza di queste litanie di consonanti d'una sonorità strana. Il conte Trevelec ed il marchese Durazzo Adorno, consoli di Francia ed Italia, li accompagnavano.
L'Illustrazione Italiana. 5 aprile 1885.
I Birmani indossavano dei ricchi costumi di velluto e seta, curiosi per forma, pieni di smerlettature e di ricami da farli assomigliare più a donne che ad appartenenti al sesso forte. In testa portavano un cappello di rame, o, se volete, anche di cartapesta dorata, somigliantissimo ad una delle tante guglie del Duomo di Milano; di europeo non avevano che scarponi di copale ed i guanti bianchi.
L'Illustrazione Italiana. 5 aprile 1885.
Al Quirinale furono ricevuti, allo scalone, dal conte Giannotti e dal marchese Tolomei, e su nelle sale dal conte Panissera di Veglio che li annunziò nella sala del trono. Il Re, indossando l'uniforme di generale, era contornato dalla sua casa civile e militare. Questi, come sempre ad ogni ricevimento d'ambascerie, si ritirarono nella sala Gialla lasciando il Sovrano tête à tête con i componenti l'ambasciata, il marchese Durazzo ed altr'interpreti.
L'Illustrazione Italiana. 5 aprile 1885.
Cosa avran detto a sua Maestà? Mistero! Solo si sa che il Re strinse più volte le mani agli ambasciatori, dei quali uno parlava abbastanza bene il francese, e soddisfatti dell'accoglienza avuta, passarono poi ad ossequiare S. M. la Regina.
L'Illustrazione Italiana. 5 aprile 1885.
Nella loro dimora in Roma i Birmani sono comparsi un po' dappertutto, nei teatri, nelle chiese, fra i ruderi romani, e financo nell'aula parlamentare. Era il giorno famoso dei 102 voti di maggioranza, e l'onorevole Presidente del Consiglio poteva dire alla Camera: non l'Europa solo, ma anche l'Asia ci guarda. »
Gran Ballo al Quirinale:
L'invito del Re è un ordine: ecco l'aforismo di corte, che m'indusse a recarmi lunedì sera al Quirinale, non ostante una infreddatura da cane, che mi abbatteva da oltre una settimana.
Imtabarrato sino al naso, alle 10 e 5 scendevo dal mio coupé, ermeticamente chiuso, davanti allo scalone regio, illuminato a luce elettrica, che salivo a quattro a quattro, per evitare gli effetti d'una temperatura, la quale non era ancora quella de' bachi da seta, convenientissima del resto al mio stato di salute, che sapevo di trovare, e trovai, infatti, come sempre, nell'interno dell'appartamento. Giacché i balli al Quirinale, oltre ad essere splendidi, affollati, sontuosi, hanno questo di singolare che si rassomigliano come tante gocce d'acqua, e come nell'insieme così ne' minimi particolari. Sembrano tante prove fotografiche della medesima negativa. Vi trovate sempre la stessa folla, l'identica luce, lo stesso caldo, e perfino gli stessi posti occupati dalle medesime signore! Il Re si trattiene, da principio, nel solito posto coi soliti uomini politici, e, poi, senza sedersi mai, conversa giovialmente, con tutte le dame, ad una ad una, che attorniano il trono; mentre la regina passa dai seggi riservati alle dame di corte e dell'Annunziata, a quelli destinati alle ambasciatrici, e si reca quindi a scambiar qualche parola con quasi tutte le signore, nel salone degli specchi, passando tra due ali di principi, commendatori, cavalieri, e ufficiali d'ogni arma e grado, dal comandante il corpo d'armata al sotto-tenentino di cavalleria, pieno di belle speranze, i quali tutti s'inchinano profondamente al suo passaggio.
Al tocco — come di consueto — si aprono le due sale della cena, e, senz'alcuna avvisaglia preliminare, principia l'assalto, tumultuoso e compatto delle torri di sandwichs, dei bastioni di galantina, delle cortine di salmone, dei baluardi di fegato d'oca, delle fortezze di mayonnaise. Il sangue... voglio dire il Bordeaux... corre a rivi; le batterie vomitano fuoco... cioè Champagne! Le posizioni cadono l'una dopo l'altra; ma gli ufficiali... di bocca ordinano che vengano immediatamente innalzate nuove opere di difesa; e subito, come per incanto, sorgono nuove moli, aventi tutta la parvenza di colossali pasticci di caccia, di prosciutti monumentali, di babas piramidali! Alla prima schiera di assalitori succede una seconda, a questa sottentra una terza, e così via via per tre ore di seguito!
Intanto la folla si va diradando nelle altre sale, si circola più liberamente, e mi è dato ammirare più da vicino le tante belle damine, sinora viste confusamente alla sfuggita e prender qualche appunto sulle toilettes. S. M. la Regina indossa un abito di seta del più delicato azzurro, che immaginar si possa: dal collo, ed appesi alla vita, le pendono numerosi fili di perle, e sul capo ha un diadema non grande di perle e brillanti. Nell'insieme una sinfonia d'una delicatezza veramente celestiale. Accanto alla Sovrana siede la duchessa di Sermoneta, che è sempre la più bella signora di Roma, e ha una veste in velo azzurro ricamato d'argento, e al collo e sul capo splendidi diamanti, che lottano indarno colla fulgidezza dei suoi occhi; poi, passando di portento in portento, divento estatico per un quarto d'ora, davanti alla marchesa Jannace, vestita in color paglia, che deve essere indubbiamente la più geniale signora di Napoli, giacché è impossibile figurarsi una bellezza classicamente più perfetta; appresso scorgo la giovane elegante principessa di Poggio Suasa, tutta in bianco con dei fiori di brillanti tra i biondi capelli; poi, in un attimo, veggo comparire e scomparire, al braccio del suo fidanzato, come una visione aerea, miss Multon, la fanciulla sempre bianco-vestita, dai capelli d'oro e dagli occhi opalini; rivaleggianti di beltà e di eleganza, ammiro le due cognate Grazioli, tutte due in bianco; ad un tratto i diamanti della principessa di Motta Bagnara, che mi passa vicino, mi offuscano talmente la vista da non poter giudicare del colore del suo vestito; riposo i miei poveri occhi sopra il verde smorto dell'abito della marchesa de la Penne; mi soffermo un istante per non profanare, colle suole dei miei scarpini, lo strascico di broccato bianco ricamato d'oro della principessa di Brancaccio; poi, continuando la mia peregrinazione artistica, m'imbatto nella marchesa di Sant'Onofrio, in bianco, nella contessa di Santa Fiora, in celeste chiaro, nella marchesa di Castel Delfino, in rosa pallido, nella contessa Taverna in raso azzurro e... in tante altre che se non nomino gli è solo perchè non ho le venti pagine della ILLUSTRAZIONE ITALIANA a mia disposizione.
Nel gran salone lo spazio libero si è esteso, e si balla con crescente animazione, al suono d'una irresistibile orchestra, diretta veramente a bacchetta dal valente maestro Pascucci. La quadriglia succede al walzer, il walzer alla polka, la polka al galoppo; quand'ecco, a un tratto, le danze cessano e l'orchestra intuona la marcia reale. Il Re si è avvicinato alla Regina, la quale si alza, e, fatta una profonda riverenza, prende il braccio del suo augusto consorte, e, seguita dalle dame di corte e di palazzo e dai gentiluomini di servizio, si ritira nei privati suoi appartamenti... mentre l'orologio segna le due.
Curtius."
Ricevimento di Capodanno al Quirinale:
I sovrani d'Italia ricevono per consuetudine, nel primo giorno di ciascun anno, le deputazioni del Parlamento, i grandi ufficiali dello Stato, le rappresentanze della magistratura, de' corpi scientifici, dell'esercito e dell'armata, che, nell'ordine prescritto dal regolamento sulle precedenze, vanno a presentare ossequi ed augurî al capo dello Stato ed alla sua augusta consorte, che li attendono nella sala del trono circondati da tutta la loro corte.
Quest'anno ha dato particolare importanza al ricevimento del capo d'anno l'avervi assistito per la prima volta in forma ufficiale l'erede presuntivo della corona, Vittorio Emanuele principe di Napoli. Sua Altezza Reale vestiva l'uniforme di sottotenente del 1º reggimento fanteria — brigata Re — al quale grado egli è stato promosso con R. Decreto del 26 dicembre ultimo decorso, dopo aver sostenuto gli esami corrispondenti, davanti ai suoi augusti genitori, al ministro della guerra, al capo di stato maggiore generale dell'esercito ed al primo aiutante di campo del Re.
Il principe portava al collo il piccolo collare dell'ordine supremo dell'Annunziata, delle cui insegne era stato fregiato quella mattina stessa dal Re.
Umberto I era in uniforme da generale di esercito, con il collare dell'Annunziata e la gran croce dell'ordine militare di Savoja: portava sul petto la medaglia commemorativa delle campagne per l'indipendenza; quella dell'Unità d'Italia da lui istituita, e quelle d'oro al valore militare ed ai benemeriti della salute pubblica.
La regina Margherita aveva un abito di broccato chiaro ricamato d'oro, con lungo strascico: al collo dodici file di grosse perle e in capo un diadema di brillanti. Le braccia erano coperte da lunghissimi guanti.
Delle dame di corte e di palazzo erano presenti la marchesa di Villamarina, la duchessa Sforza Cesarini, la contessa di Santafiora e la contessa Taverna.
Il ricevimento durò dal tocco alle 3 1/2 pomeridiane. La deputazione del Senato rimase con i sovrani circa mezz'ora; anche più quella della Camera, guidata dall'on. presidente Biancheri. Dopo la deputazione della Camera furono introdotti i ministri; ed è questo appunto il momento scelto dal nostro Paolocci nel disegno che pubblichiamo, e nel quale, oltre i sovrani ed il principe ereditario, è facile riconoscere gli onorevoli Depretis, Grimaldi, Brin, ed il conte di Robilant in uniforme da generale.
Più di mille ufficiali della guarnigione di Roma, non che della milizia mobile e territoriale, erano schierati nelle sale che i sovrani ed il principe attraversarono, per rientrare nei loro appartamenti, uscendo da quella del trono.
I superstiti della battaglia di Dogali vengono ricevuti dai sovrani nei giardini del Quirinale:
"La mattina alle 8 antimeridiane, i sovrani ed il principe di Napoli ricevettero la visita doi superstiti di Dogali nel giardino del Quirinale. Erano una cinquantina, compreso il capitano Michelini. Alcuni erano obbligati a stare seduti...
Il Re cominciò a parlare con ciascuno dei superstiti cominoiando da una parte, mentre la Regina incominciava dall'altra. I superstiti erano una cinquantina schierati formando tre lati di un quadrato: "
...(dal numero precedente) nel mezzo al quadrato era il capitano Michelini — questo figlio e nipote non degenere di vecchi cospiratori del 1821, soldati di tutte le battaglie dell'indipendenza, che sa essere modesto quanto seppe essere valoroso. Alcuni de' feriti erano obbligati a stare seduti: ma quando videro comparire il Re, la Regina, il principe ereditario, seguiti da ministri, generali, dame di corte, tentarono di alzarsi in piedi. Anche il capitano Michelini era sofferente: tossiva; la Regina lo invitò a sedere; egli si scusò, ma dovette obbedire ad un gentile comando.
In quella mezz'ora quanti gentili e delicati episodi! Da una parte la franca schiettezza del soldato, giovine, che sa d'aver fatto il proprio dovere, e cui non tappano la bocca i riguardi all'etichetta da lui ignorata: dall'altra la soave bontà di un'augusta donna, figlia e moglie di valorosi soldati:
Come sarà stata contenta vostra madre nel rivedervi — dice la Regina ad un soldato. Mia madre è morta — risponde quegli con voce tremante. Ma la mia è viva... salta su quello accanto, impaziente di poter rivolgere esso pure il discorso a quella regina della quale nel suo villaggio nativo, in caserma, sulle spiagge infuocate dell'Africa, aveva sempre sentito parlare come d'un mito, d'un essere soprannaturale, e che in quel momento gli stava accanto, a due passi, della cui veste egli sentiva il serico fruscio.
Un altro racconta che gli abissini gli abbrustolirono un braccio per vedere se era vivo o morto ed aggiunge che non si mosse. Probabilmente non ha mai sentito parlare di Muzio Scevola: non sa di aver fatto quanto è bastato ad un romano antico per passare alla posterità come un grande eroe.
Però, egli soggiunge, ne avevo ammazzati quanti avevo potuti.... Ed i suoi occhi vivaci di meridionale brillano al ricordo di quella strage.
Il capitano Michelini dice di dover la vita allo zappatore Rocco Colombo, il superstite milanese: il Colombo dice che, senza il capitano Michelini non avrebbe trovata mai più la strada di Moncullo; sarebbe morto d'inanizione, di sete, in mezzo a quella landa deserta. Un caporale, che stette fino all'ultima fucilata accanto al colonnello De Cristoforis, racconta le varie fasi del combattimento. È calmo, parla senza enfasi; ma la sua voce si anima nel ricordare gli ufficiali della colonna.
Ci dettero tutti l'esempio di morire combattendo! egli esclama cogli occhi inumiditi di lacrime. Il Re gli stringe la mano, gli batte l'altra famigliarmente sulla spalla dicendogli: Ricordateli sempre con orgoglio.... voi siete un valoroso."
Preparativi per la visita di Stato dell'Imperatore di Germania Guglielmo II:
Il Consiglio comunale istituisce un plotone di guardie municipali a cavallo da "adibire per i servizi di sorveglianza nelle feste pubbliche e per le comunicazioni fra i vari punti della città e del suburbio, dove la distanza è enorme".
L'architetto comunale Giocchino Ersoch è stato incaricato di realizzare un palco in stile eclettico intorno all'obelisco di piazza del Popolo e un quinta scenica al fondo di piazza del Campiglio (in vista del ricevimento in suo onore), collegando Palazzo Senatorio e Palazzo Nuovo con una costruzione effimera in stile.
Viene inoltre completato il monumento dedicato ai Caduti di Dogali alla Stazione Termini. L'obelisco viene innalzato di due metri, installando il piedistallo in granito di Baveno (appartenente all'obelisco Sallustiano) regalato dai Boncompagni Ludovisi al Municipio nel 1883.
A Piazza Esedra, agli angoli della nuova fontana, vengono sistemati quattro leoni di gesso accucciati.
Davanti agli appartamenti per gli ospiti (nella manica lunga del Palazzo del Quirinale) sono demolite tutte le fabbriche, per realizzare una vista su nuovi giardini. Tra queste la chiesa della Maddalena e di Santa Chiara.
"Al Quirinale si lavora alacremente sotto la direzione del marchese di Villamarina che, per quest'occasione, ha riunito qui molti tesori ch'erano sparsi nelle diverse Reggie d'Italia. Il marchese di Villamarina sa a memoria l'inventario di tutti i palazzi reali. A lui pertanto è riuscita facile, assai più che a qualunque altro, la scelta degli oggetti da far trasportare a Roma per accrescere ornamento e lustro al Quirinale. Nè vi prenda timore ch'egli non li disponga in bell'ordine, per modo che ne risulti un complesso armonico. Diamine! Il marchese di Villamarina è anche Presidente dell'Accademia di Santa Cecilia dove si dettano le leggi dell'armonia. L'appartamento dell’ Imperatore sarà una meraviglia."
Nella notte dal 30 al 31 ottobre, tre persone che rincasando traversavano la piazza del Quirinale, sì accorgono che esce del fumo da un'apertura semicircolare esistente sopra una porta del palazzo, verso la via del Quirinale.
Lo spazio rimasto internamente disponibile nell’androne di detta porta serviva a deposito provvisorio di mobilio, e vi si trovavano în questo momento molti di grande valore artistico fatti vemire da Torino e da altre residenze reali per il quartiere dell'imperatore Guglielmo II.
Ballo di Carnevale a Corte:
"Sono sempre eguali, hanno sempre la stessa fisonomia, ma riescono pur sempre spettacoli grandiosi. La riunione di tante belle signore con a capo la nostra graziosa Regina, il lusso di tante toelette, l'aspettativa di vedere quella che indosserà la sovrana — il Re, il Principe ereditario, la quadriglia reale, — sono le attrattive della serata reale. E i desideri degl'intervenuti vengono man mano appagati in un ambiente elegante pieno di luce e di fiori, con tutta la calma, con la più grande regolarità.
Sebbene l'ILLUSTRAZIONE abbia già riprodotto differenti episodi di questi balli, pur non mancano motivi sempre belli e pieni di seduzione per un artista. L'altr'anno, se non erro, ho lamentato la mancanza di spazio della sala da ballo e la sua ubicazione incomoda rispetto al rimanente dell'appartamento. L'incomodo rimane, e ci si provvederà forse col tempo; intanto non si dimentica di rendere eleganti di anno in anno le altre sale dell'appartamento.
Quest'anno è stata la volta del salone che segue quello degli arazzi, le pareti del quale sono state ricoperte di pregevoli stoffe chinesi trasportate dal castello di Moncalieri. Il soffitto è dipinto sullo stesso disegno delle stoffe, col quale armonizza facendo un insieme gaio ed allegro. Se v'è qualche cosa da cambiare è la stoffa dei mobili e delle portiere. I mobili sono Pompadour, le portiere d'una sola mezza tinta. Sembrano messe lì per prova. O perchè non adottano qualche stoffa del carattere stesso delle pareti?
La smania di assistere a questi balli cresce sempre più, in modo che alcune signore vengono anche dalle altre città appositamente e la colonia estera fa di tutto per farsi invitare. Gli intervenuti al primo ballo sono stati più di 1500 con 257 signore, numero mai raggiunto fino ad ora.
La quadriglia d'onore era così composta. Sua Maestà la Regina con l'ambasciatore di Turchia Photiades Pascià; vis-à-vis il Principe di Napoli e la signora di Vestenberg. A destra di Sua Maestà l'ambasciatore di Germania con la marchesa di Villamarina, l'ambasciatore di Spagna e la signora Lindstrand, Sua Eccellenza Biancheri e la Contessa di Santa Fiora, dama di palazzo in servizio. A sinistra la signora Carvalho con l'ambasciatore di Francia; la contessa Marcello e S. E. il Presidente Farini, la signora di Hegermann ed il signor di Vestenberg, ministro dei Paesi Bassi.
Difficile sarebbe il voler descrivere le più belle toilettes con l'affollamento elegante che regnava nelle sale. Si aveva giusto il tempo di ammirare, e posare gli sguardi sopra altre stoffe e sopra.... altre spalle. Eccovi qualche nota.
S. M. la Regina, splendida toilette, eseguita dalla Borla a Roma, e lo facciamo rimarcare perchè le signore apprendano dall'esempio che loro viene dall'alto. Il nostro schizzo ne dà la forma come anche la disposizione dei celebri smeraldi. — Aggiungiamo che la toilette era verde-acqua con tablier di crêpe lisse bianco plissé e finissimi ricami al fondo. La marchesa di Villamarina, toilette di raso grigio pallidissimo, traine ricamata di fleurs de lys. Contessa di Santa Fiora, bellissima in broccato bouton d'or, trine d'oro e diadema di brillanti. Duchessa Sforza, paille. Due bellezze, due seduzioni contrastanti, il capello nero morato ed il biondo aereo, la carnagione bruna simpatica, e la rosea pallida. Bianca con ricami d'oro, la toilette della contessa Taverna; bellissima la toilette (di Worth) verde-chiaro, con tablier bianco, ricamato e cinta rosa della contessa Francesetti; la duchessa di Sermoneta in grigio e acier; madame Soulier, paille con ricami d'argento, elegantissima; la marchesa di Casa Fuerte, giallo con cinta directoire bianca; madame Hegermann in vert d'eau; signora Prinetti d'Adda, stile moyen-âge in broccato verde-scuro e raso mousse. Contessa Bava in bianco; contessa Rasponi Fiano in rosa; duchessa Fiano moire gris perle; contessa Gianotti in bianco; contessa Brambilla in giallo; baronessa De Renzis in bianco; contessa di Collobiano tablier di tulle bianco con mazzi di rose in rilievo, traine orlata di penne di struzzo; Lady Domville in rosa con fiori di brillanti; Donna Lina Crispi velluto oliva cupo ricamato in seta e oro, colletto Medici rialzato, abbigliamento severo ed elegante; marchesa d'Adda Hooper abito di raso bianco guernito con frangie d'oro, diamanti e perle, toilette parigina; Donna Carolina Rattazzi abito di velluto vieil-or e foglia d'olivo, e tablier celeste ricamato a fiori: riuscito. Fra le signorine, bellissime Donna Bianca Del Grillo, originale toilette bianca a festoni di velluto nero e rose rosse; Irene Di Collobiano in rosa pallido, bandelettes d'oro nei bellissimi capelli biondi; Maria Guerrieri Gonzaga in rosa; Ernestina Di Sartirana in bianco, come Miss Ely, la graziosa poupée mécanique che tutti hanno ammirata ed applaudita in casa del barone di Montanaro; la signorina Ruspoli Poggio Suasa in grigio; la signorina Bovino in celeste; la signorina Di Villamarina, abito celeste guernito di foglie "vite vergine". E a seguitare a darvi, anche semplicemente, il nome delle intervenute capite da voi che si andrebbe per le lunghe.
La Roma aristocratica, elegante, in queste sere è tutta al Quirinale. S. M. il Re, dopo aver salutato la signora Crispi, s'intrattenne lungamente col ministro della guerra e col presidente del Consiglio. Alla fine della serata non v'è diplomatico o uomo politico che non abbia ricevuto dal Re qualche cortese parola. Anche Sua Maestà la Regina s'intrattenne tutto il tempo del primo waltzer, con donna Lina Crispi, e poi andò a parlare con le signore del corpo diplomatico e del mondo italiano ed estero.
Quanta grazia nella sua persona, quanta affabilità di maniere. S. A. il principe Vittorio, che è il secondo anno nel quale assiste ai balli di Corte, s'intrattenne anche lui con diversi generali e con belle signore. Egli cresce può dirsi a vista d'occhio, e ha preso già l'aria seria del giovane.... capitano. I buffets furono al solito squisiti, ed affollati fino all'ultime ore."
La delegazione diplomatica etiope (nota come gli "Scioani") giunge a Roma in occasione della firma del Trattato di Uccialli, ospiti a Villa Mirafiori. L'ambasciata viene ricevuta al Quirnale dal re Umberto I:
"Stamattina alle ore 11 S. M. il Re ha ricevuto in forma solenne la Missione scioana al Quirinale, secondo il cerimoniale in uso per gli ambasciatori. Davanti al Quirinale ed a Piazza Monte Cavallo erano schierate le truppe della guarnigione per far ala al passaggio della Missione; in piazza Monte Cavallo gli allievi carabinieri, in via Venti Settembre un battaglione di bersaglieri e quattro battaglioni di fanteria con musica e bandiera. Lungo la via la folla si assiepava molto numerosa dietro il cordone dei soldati.
Dopo le 10, in carrozze chiuse, sono giunti al Palazzo Reale i quattro camerieri della Missione ed i capi dei soldati, i quali hanno portato parte dei doni inviati da Re Menelik al nostro Sovrano. Questi doni sono stati collocati nella sala del ricevimento. I portatori hanno atteso nelle sale attigue. Sono quindi giunti in carrozza, il Presidente del Consiglio col segretario Mayor e Pisani Dossi, tutti e tre in uniforme, poi, insieme al conte Antonelli, il dottor Nerazzini, da ultimo il ministro della guerra ed il ministro della marina insieme ai due sottosegretari di Stato tutti nelle rispettive uniformi.
Alle ore 10 3/4 il corteo dell'Ambasciata è uscito da Villa Mirafiori. Lo precedevano due guardie municipali a cavallo, poi un drappello di carabinieri a cavallo: poi il battistrada; lo seguivano tre carrozze di Corte, a mezza gala, scortate agli sportelli da carabinieri a cavallo. Quindi nella prima carrozza di Corte, di gran gala, preceduta da battistrada, avevano preso posto l'ambasciatore Maconnen, suo nipote Fitaurari Birratu ed il comm. Carafa, cerimoniere di Corte. Nella seconda carrozza l'abate Micael, confessore di Maconnen, il generale Abba Nada, il capitano Cuolec. Nella terza il generale di cavalleria Tesemma, l'Aiutante di campo di Maconnen, e Hailé Mariam'.
Seguivano altre carrozze di Corte con livree scure, nelle quali avevano preso posto i sottoufficiali comandanti la scorta d'onore. Discesi dalle carrozze, gli ambasciatori si sono fermati alcuni istanti sui primi gradini, onde dare migliore assetto ai loro abbigliamenti. Nel cortile la banda militare intonò la marcia reale, e la compagnia di guardia presentò le armi.
Gli Scioani salirono lo scalone meravigliati dello splendore della Reggia. Il gruppo, sull'ampia scala, era d'un effetto meraviglioso. Gli Scioani vestivano abiti splendidi, tuniche tutte di seta smaglianti di colori, ornate di ricami d'oro e d'argento. Avevano sul capo il turbante, e ravvolto sulle spalle un manto bianco; sotto il manto si vedevano gli scudi ornati anch'essi d'oro e d'argento e le scimitarre guarnite di pietre preziose. Il capo della Missione aveva la testa coperta da un turbante e papallina color d'oro, contornato da 300 piume dello stesso colore; sulla fronte, scendevano in corona dei fili d'oro con medaglie all'estremità.
Sulla scala della Reggia gli ambasciatori sono stati incontrati dal marchese Tolomei, cerimoniere, che li ha condotti sino alla Sala degli Svizzeri, ove era ad attenderli il conte Giannotti gran maestro di Cerimonie. Nella Sala degli Svizzeri i corazzieri presentarono le armi. A quella vista imponente Maconnen, Josief e gli altri rimasero come stupefatti. Il conte Giannotti ha condotti gli Ambasciatori nella sala del trono. La Missione entra conservando ognuno l'etichetta ed il grado della propria carica. In una delle sale precedenti resta di guardia un soldato scioano armato di remington.
S. M. il Re era nella sala seduto sul trono vestito da generale in grande uniforme, col Collare dell'Annunziata e col Cordone dell'Ordine Militare di Savoja. Erano ai fianchi del Re il principe di Napoli pure in grande uniforme; i ministri Crispi, Bertolè Viale e Brin, i sottosegretari di Stato Corvetto, Damiani e Morin, tutti in grande uniforme con decorazioni; il generale Pasi con la Casa militare; il comm. Rattazzi e la Casa del Principe di Napoli; il conte Pietro Antonelli, in frac e guanti neri decorato della Commenda della Corona d'Italia; i signori Nerazzini e Traversi in uniforme di medici, il primo di marina, l'altro militare; il console Branchi, e l'ingegnere Cappuccio.
Il conte Giannotti ha presentato il capo della Missione, il quale si è profondamente inchinato più volte, dopo di che sua Maestà è sceso dal trono ed ha stretta la mano all'Ambasciatore. Allora Maconnen ha rivolto al Re il seguente discorso che fu tradotto dall'interprete: 'Sua Maestà il Re di Etiopia mi ha incaricato di presentare alla Maestà Vostra l'espressione dei suoi sentimenti di amicizia. Il mio Re, ora padrone di tutta l'Etiopia, vuol mantenere col Governo di Vostra Maestà i migliori rapporti, e perchè questi siano immutabili, firmò un trattato d'amicizia e di commercio. In nome del mio Re domando alla Maestà Vostra l'alta sua protezione, perchè in avvenire la pace e la tranquillità regnino in Etiopia e nei vicini possedimenti italiani pel vantaggio e sviluppo dei nostri commerci. Il mio Re vuole la pace, ma in qualunque circostanza posso assicurare che i nemici d'Italia saranno i nostri nemici'.
Sua Maestà il Re Umberto rispose in italiano, ed Antonelli facendo da interprete riferì in sua risposta: 'Ho udito con grande soddisfazione le vostre parole e sono lieto di sapere che il vostro Re è padrone ormai di tutta l'Etiopia. Già siamo da lunghi anni amici fedeli e tali rimarremo, e di ciò sono garanti il trattato stipulato pel bene comune dei due paesi, e la protezione che io ed il mio Governo concediamo al vostro paese, al quale desideriamo sinceramente prosperità e pace'. Poi Maconnen, servendosi dell'interprete, ha presentato tutti i varii membri della Missione. Questi, fra tanto scintillio di uniformi e di decorazioni, come abbagliati, si prostrarono, ma Re Umberto, avanzatosi, strinse loro la mano. Quindi si ritirarono nelle sale vicine.
Maconnen è rimasto alla presenza del Sovrano una mezz'ora, e gli ha presentato le lettere autografe di Menelik, le quali erano ravvolte in un drappo di seta rossa. Il Re, presenti Crispi e l'interprete scioano, intrattenne, coll'aiuto dell'interprete, l'Ambasciatore sul suo viaggio in Italia, sulle cose viste e sull'impressione avutane. Maconnen rispose che era lietissimo di aver visitato il nostro paese, che magnificò, ricordando anche la cortesia riscontrata negli ufficiali e nelle persone che lo accompagnarono. Terminato il colloquio, sono rientrati tutti gli Ambasciatori, e S. M. e S. A., scendendo dal trono, sono andati insieme cogli altri personaggi in fondo alla sala per ammirare i doni. Dopo di che il Re ed il seguito si congedarono. Il conte Giannotti condusse la Missione nella sala attigua, ove era preparato dello sciampagna e delle bevande ghiacciate, alle quali tanto la Missione quanto il seguito hanno fatto onore.
Nella sala dei corazzieri l'Ambasciatore, che aveva a destra il conte Giannotti ed a sinistra il suo confessore, ha salutato militarmente il tenente dei corazzieri, poi si è soffermato avanti un arazzo, sul quale vi sono degli elefanti ricamati, rappresentanti l'esercito di Annibale. L'udienza reale è durata più di un'ora. L'Ambasciata è uscita dal Quirinale collo stesso cerimoniale col quale era entrata. Ai piedi della scala, prima di montare nelle carrozze, gli Ambasciatori si sono fermati, in mezzo ad essi si è posto il capo e gli altri, togliendosi i manti, li hanno distesi per coprirlo agli sguardi di tutti. Maconnen si è dato una diversa acconciatura. All'uscita furono resi gli onori come all'arrivo.
Le carrozze attraversarono Monte Cavallo ed entrarono nel Palazzo della Consulta, dove furono ricevuti dal ministro Crispi e da Damiani nel gran salone. Al colloquio assistevano Antonelli, Nerazzini e Salimbeni. Maconnen ringraziò vivamente Crispi dell'accoglienza ricevuta in Italia, e gli disse che credeva non arrivasse mai questo giorno che egli tanto desiderava, e in cui dimentica di essere scioano per essere italiano. Dalla Consulta l'Ambasciatore si recò al Ministero della guerra, passando fra i cordoni di truppa schierata nella via Venti Settembre. Vi furono degli applausi lungo la via e molti si scoprivano al passaggio delle carrozze.
L'Ambasciatore salutava colla mano alla fronte. Al Ministero della Guerra furono ricevuti dal ministro Bertolè-Viale e da Corvetto, circondati da tutti gli ufficiali addetti al Ministero. Alle ore una l'ambasciatore, scortato sempre dai carabinieri, si dirigeva alla Villa Mirafiori. Egli è rimasto entusiastamo dell'accoglienza avutata dal Re e sbalordito dell'imponenza della Corte italiana."
Funerali del Generale Pari:
"Dagli appartamenti superiori del Quirinale fino al piano terreno, la bara fu portata a braccia dai corazzieri, i quali poi la deposero sopra un affusto di cannone tirato da tre pariglie montate da artiglieri. I corazzieri si misero poi attorno al carro funebre stando a piedi col moschetto a bilanciarm.
Come fu giunto il corteo in Piazza Trevi, la bara fu trasportata in chiesa dei santi Vincenzo ed Anastasio, ove ricevette la benedizione. Durante il tragitto dal Quirinale alla chiesa i cordoni della bara furono tenuti dal principe di Napoli, da Bertolè-Viale e dal ministro della Real Casa conte Visone, dal gen. Abate, dal gen. Pallavicini, comandante il corpo d'armata di Roma, dal comm. Armellini, sindaco di Roma dal cav. Bucci, sindaco di Faenza.
Tutta la guarnigione prese parte alla funebre cerimonia. È stata ammiratissima la corona con largo nastro rosso e nero, recante la seguente iscrizione: L'imperatore di Germania in memoria del valoroso ufficiale e servo fedele del suo re."
Il Re Umberto I riceve al QUirinale l'amabasciata marocchina:
"L'ambasciata Marocchina, venuta in Italia a portare a re Umberto dei doni regalatigli dal sultano del Marocco; e il 15 corrente, alle ore 3 pomeridiane, era ricevuta al Quirinale, nella sala del trono, dal Re circondato dai ministri e dai dignitari di Corte, tutti in granile uniforme.
L'ambasciatore Sid Hagi el Maati el Mezanozi presentò le sue credenziali; quindi felicitò il Re, a nome del Sultano, della sempre crescente grandezza e prosperità dell’Italia; e offerse a Umberto armature, tessuti, drappi, arredi guerreschi, selle e cavalli, L'udienza durò un'ora. Il nostro corrispondente, che si trovava presente alla scena pittoresca del ricevimento; ce ne manda un grande disegno. Egli ha ben delineato la fisonomia dell’ambasciatore, il quale è parente del sultano, e governa con lui."
S. A. R. il principe di Napoli, promosso colonnello, si accomiata dagli ufficiali del 5° reggimento:
"Domenica, 23, Sua Altezza Reale il principe di Napoli, Vittorio Emanuele, assumeva a Napoli il comando del 1° reggimento fanteria, del quale, in occasione del suo 21 compleanno, era, l'11 novembre, nominato colonnello. Il generale Ottolenghi presentò il Principe al 1.^o reggimento ch'era schierato al Campo di Marte. S. A. R. portava il pennacchietto di comandante di reggimento, che, con gentile pensiero, gli avevano offerto gli ufficiali del 5° fanteria, al quale il Principe aveva appartenuto col grado di tenente colonnello. Codesta offerta del distintivo dell'alto grado, ebbe luogo il 15 novembre al Quirinale; e fu accompagnata da una cerimonia militare semplice e affettuosa, che vogliamo ricordare nel nostro periodico colla penna e col disegno.
Erano le 2 pom. quando S. A. R. riceveva al Quirinale una Deputazione del reggimento, ch'era composta di un ufficiale per ciascun grado.
S. A. R., nel ricevere il dono, espresse ripetutamente i sentimenti della più viva riconoscenza per il pensiero gentile e la più viva compiacenza per il tempo passato in un reggimento così ricco di gloriose tradizioni e del quale conserverà la più grata memoria. Il ricevimento non poteva riuscire più cordiale e simpatico.
Cogliamo qui l'occasione per accennare alla Casa militare di S. A. R., testè istituita. Essa comprende: 1 tenente generale, primo aiutante di campo — 2 ufficiali superiori, aiutanti di campo — e 2 capitani, ufficiali d'ordinanza."
Funerali del marchese di Villamarina, nella chiesa di San Vincenzo e Anastasio a Trevi:
Per espressa volontà del marchese di Villamarina, cavaliere d'onore di S. M. la Regina Margherita, si doveva eseguire il di lui trasporto funebre in forma assolutamente privata. Ma, per quanto la volontà dell'estinto si volesse rispettare, non è stato possibile evitare agli amici suoi numerosissimi di rendergli un ultimo tributo di sincera e affettuosa devozione.
La camera, dove la salma era deposta, si convertì in un giardino, essendo i fiori collocati a profusione intorno all'uomo che li amava. La Regina, appena il suo cavaliere d'onore spirò, volle ella stessa, colle sue mani, circondarlo di rose.
Alle ore 8 e mezza del 12 maggio, il corteo si mosse dal Quirinale. Il carro funebre, di seconda classe, spariva sotto le innumerevoli corone: altre furono messe su due breacks, mandati dalla Casa reale.
Aprivano il convoglio le guardie municipali, il clero; e seguivano i figli, i generi, i parenti più prossimi, le alte cariche della Corte, le Case militare e civile del Re, il corpo diplomatico col conte di Solms a capo, il ministero della real Casa, i ministri e sottosegretari di Stato, con a capo il marchese Di Rudinì, l'Accademia reale di musica Santa Cecilia, di cui il Villamarina era presidente; gli allievi dell'istituto delle Belle Arti; molti amici, molti estimatori. Il convoglio si fermò davanti la chiesa parrocchiale di San Vincenzo e Anastasio a Trevi. Nella chiesa c'erano moltissime signore, fra cui le dame di Corte e di palazzo. Dai cantori della cappella pontificia, venne eseguita la messa del maestro Terziani.
A Campo Varano, stava ad attendere il feretro, la desolata marchesa di Villamarina, che, insieme alle due sue figlie, principessa d'Abro e Donna Maria Cristina, volle assistere alla tumulazione della salma del povero marito. Fu una scena straziante. Più di ottanta corone, fra cui due, magnifiche, inviate dal Re e dalla Regina, vennero collocate sulla sepoltura, ch'è provvisoria. Fra due mesi circa, la salma avrà sepoltura permanente nel sepolcreto della famiglia d'Azeglio a Busca.
Festeggiamenti per le nozze d'argento dei Reali. L'Imperatore di Germania Guglielmo II giunge a Roma. Viene organizzato un corteggio lungo Via nazionale, passaggio dalla stazione al palazzo del Quirinale:
"Com'e' bella Roma in festa! com'e' splendida! Non so trovare un riscontro a tanta folla festosa, a tanta vivacità per queste vie, che sono diventate quelle di una grande metropoli. La folla è enorme. In molti punti, si va al passo. Le vetture, cariche, non possono quasi più circolare. I treni riversarono migliaia e migliaia d'italiani e di stranieri. Si calcolano a dugentomila i forestieri venuti. Si odono tutti i dialetti, tutte le lingue. L'appetito e la sete sono messi a dura prova; nei ristoranti, nei caffè, nelle birrerie, chi può conquistarsi una bistecca o una limonata, è bravo. Non è solo la curiosità che ha spinto tanta gente a venire a Roma: dai discorsi, di cui ho potuto rapire delle frasi, si capisce che l'affetto pei Sovrani, per questi Reali italiani, buoni, modesti, preoccupati dal pensiero costante della prosperità e della grandezza d'Italia, è un affetto vero, è un affetto sincero, è una generale, grande dimostrazione di simpatia. I sovrani, i principi, i rappresentanti di tutte le nazioni, qui convenuti, per porgere i loro augurii ai Reali, rendendo testimonianza visibile di reverenza a re Umberto e alla regina Margherita, affermano l'Italia, confermano Roma, questa Roma, capitale intangibile d'Italia.
L'arrivo e il passaggio dei Sovrani di Germania per Roma fu veramente trionfale. Alla mattina di giovedì (20), dopo tanti giorni di azzurro implacabile, così detestato dagli agricoltori invocanti la pioggia, una nebbia alquanto fitta gravava sulla città; ma, verso le otto e mezzo, il sole compare in un cielo limpidissimo. Tutte le vie imbandierate: in via Nazionale, le bandiere italiane unite alle bandiere tedesche. La via Nazionale, così parata a festa, con quella doppia fila di pennoni da cui sventolano le orifiamme stemmate delle città italiane, con tanti arazzi rossi, fiammanti, ai balconi, alle finestre, e persino con quella sabbia gialla seminata lungo la via, presenta un pittoresco spettacolo, aumentato dalla folla indescrivibile, animatissima, anche nelle logge improvvisate. La loggia del palazzo Huffler, tutta incorniciata di grappoli di fiori color viola, è un amore. Le signore, coi loro ombrellini aperti, mettono tante altre note gaie nel quadro.
Lungo via Cavour, sono allineati i veterani, i reduci, le fratellanze, le altre associazioni; nel piazzale della stazione, disposti in doppio cordone i carabinieri; nel viale che conduce a piazza Termini, i cordoni sono formati dalla cavalleria e dal Genio; nell'interno della stazione, lungo il marciapiede, è schierato il battaglione dell'11° di fanteria, colle bandiere del reggimento. Ma il gruppo più brillante, un gruppo stupendo, è formato alla stazione dagli ufficiali, rappresentanti il 13° reggimento usseri residenti a Francoforte, di cui è proprietario re Umberto. È una bella uniforme: kolbac, giubba turchina con alamari bianchi e stivaloni. Il gruppo più grazioso è, invece, formato da alcune giovanette della colonia tedesca a Roma, tutte vestite di bianco, coi capelli sciolti; alcune d'esse piccine, quasi invisibili. Sono guidate da altre signore, pure vestite di bianco, con grandi mazzi di rose da offrirsi all'Imperatrice.
Battono le 12.15. I reali escono dal Quirinale, col principe di Napoli: sono con loro la duchessa Isabella, il duca d'Aosta, la principessa Letizia e il conte di Torino. La regina è un incanto, con quella mantellina ed abito di velluto color rubino a pizzi neri, con quel cappellino color oro a spilli di brillanti. Il passaggio dei reali è salutato da applausi vivissimi, dallo sventolio dei fazzoletti, ma già il treno imperiale è in vista; e, alle 12.50, entra sotto la tettoia colle bandiere italiana e tedesca intrecciate davanti alla macchina. La banda dell'11° reggimento suona l'inno germanico. L'Imperatore, nell'uniforme degli usseri, scende rapido, e stringendo la mano che gli porge il Re, in uniforme di generale, lo bacia in volto; quindi s'inchina a baciare la mano della Regina con grande espansione. Gli si legge la gioia di rivedere i Sovrani, di riveder Roma. Il Re aiuta a scendere dal vagone l'Imperatrice, che bacia la Regina, mentre l'Imperatore stringe la mano al principe di Napoli in uniforme di maggior generale. L'Imperatrice porta un abito grigio acciaio con guarnizioni in oro e pizzi; un cappellino dello stesso colore; e, intorno alla vita, il gran cordone dell'Aquila nera. Non è per nulla affaticata dal lungo viaggio, fatto direttamente da Berlino, e si volge a ricevere i fiori e gli omaggi delle fanciulle bianco-vestite, mentre Guglielmo passa in rivista la compagnia dell'11° fanteria. Il Re parla coll'Imperatore e coll'Imperatrice in francese; e la Regina in tedesco. E il corteo delle vetture si muove. Umberto è in una vettura di mezza gala con Guglielmo: le due Sovrane in un'altra successiva col principe di Napoli, e nelle altre vetture gli altri principi.
Un immenso applauso scoppia appena la folla scorge il corteo. In Piazza Termini lo spettacolo è meraviglioso. E, fino al Quirinale, i battimani si propagano; l'agitare dei fazzoletti è vivissimo. Le campane della chiesa americana, suonano l'inno imperiale: suonano le musiche militari. E si fa una nuova imponente dimostrazione al Quirinale. Si acclama agl'Imperiali, ai Sovrani d'Italia. Tutta la vasta piazza è rigurgitante di popolo: non s'ode che un grido solo, tuonante, continuato, un grido d'entusiasmo. Si apre il balcone, e compare per primo l'Imperatore a braccio della Regina; poi il Re a braccio dell'Imperatrice, la regina Maria Pia a braccio del principe di Napoli, e tutti gli altri principi e principesse. E quel grido si accentua ancor più, saluta i Sovrani, i principi: è un delirio di gioia."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Concerto di Gala al Quirinale:
"Come fu delicato il pensiero dell'Imperatrice, la quale volle rendere omaggio reverente alla tomba del Gran Re, recandosi nel Pantheon!... Si fermò davanti alla tomba, in atto di meditazione. Poco dopo, entrò Guglielmo II, che depose alla tomba una corona d'alloro, e, in piedi, col capo chino e la palma della mano destra sugli occhi, stette in atto di preghiera. Nel silenzio del vasto tempio, dove dormono tanti grandi, quel momento era solenne.
Nella sera del 21, ebbe luogo al Quirinale, nella sala degli specchi, accanto al gran salone da ballo, un concerto mirabile, dato dal quartetto della Regina, composto dei maestri Sgambati, Monachesi, Masi, Jacobacci e Furino, ch'erano collocati in un angolo della sala sui loro leggii. Nel mezzo della sala, intorno a un divano circolare, sedevano l'Imperatrice, le regine Margherita e Maria Pia, la duchessa di Genova, la principessa Letizia, Guglielmo II, l'arciduca Ranieri, il duca di York e il principe Giorgio di Grecia. V'erano tutti i principi di Savoia, coi loro seguiti; i seguiti dei sovrani e degli altri rappresentanti esteri, le dame di Corte, i dignitari di Palazzo, gli ufficiali della Casa militare del Re e quelli del seguito dell'Imperatore. Umberto, non troppo appassionato della musica classica, fumava nel gabinetto attiguo, comparendo di tratto in tratto. Il momento in cui tutti questi alti personaggi entrarono nella sala fu imponente; e il mio collega artistico ne fermò subito i tratti sul taccuino per farne il disegno che vi mando.
Dopo il concerto, gl'Imperiali parlarono collo Sgambati, dicendogli che il suo nome è ben conosciuto in Germania. Infatti, egli è uno dei primi pianisti d'Europa; ed è stato il primo in Italia a scrivere una sinfonia in cinque parti a piena orchestra; i suoi quartetti sono famosi.
Mentre nella reggia, si svolgevano le armonie severe, le vie di Roma venivano illuminate a festa e cominciava la prima delle cinque promesse grandi illuminazioni dei monumenti artistici. Il Foro Traiano, il Colosseo, il Foro romano, la parte esterna del palazzo dei Cesari... apparvero, d'un tratto, a uno a uno, irradiati da un riflettore elettrico posto sulla specola del Campidoglio. Era una scena magica, e si rinnovò subito dopo, con altro aspetto, ai fuochi di bengala di varii colori, che fiammeggiavano fra i ruderi vetusti. L'enorme massa di popolo, che assisteva alla scena fantastica, era anch'essa illuminata da quei fasci di luce fulgidissima, e da quei lampi abbaglianti. Sulla torre capitolina, scintillava una gran stella. Nelle quattro sere successive l'illuminazione si ripetè in altri monumenti antichi.
Coll'intervento dei Sovrani, si è inaugurata la Esposizione Nazionale di Belle Arti. Fu una delle più solenni aperture per il numero e la qualità dei personaggi. L'esposizione è bella, Ha pitture preziose, sculture ragguardevoli. Francesco Jerace espone alcune teste e un Cristo, Ercole Rosa un busto del Manzoni. Monteverde, Cifariello ed altri sono pure ammirati. Fra le pitture si notano i pastelli del Michetti, un grande quadro di Chioggia del Bazzaro, bellissimo, nuove fantasie originali del vostro Ferraguti, e via via. Vi sono tutte le scuole, tutti i generi.
Ma l’arte che oggi signoreggia a Roma è l’arte di Verdi. La serata di gala all'Argentina col Falstaff fu una delle più memorabili per l’intervento di tutte le teste coronate e di tutti i principi, di tutti gli ospiti augusti. Un colpo d’occhio meraviglioso presentava tutto quell’insieme di splendide toelette, di uniformi, di decorazioni, di gioielli. La regina d’Italia vestiva un abito di raso bianco con uno strascico lunghissimo, orlato di piume, ricamato d’argento. Sul petto, un mazzo di geranii rossi, una tracolla rossa e un diadema di brillanti e perle sul capo. L’imperatrice aveva un abito di velluto mauve cangiante con ricami d’argento; quattro file di perle al collo e brillanti sul capo. I sovrani e i principi tutti vestivano l’alta uniforme militare. Le dame di Corte, il corpo diplomatico, gli ufficiali montenegrini nel loro pittoresco costume, tutto quel pubblico d’invitati in abito di società; molti deputati, senatori, i ministri Giolitti, Martini e Brin, letterati, artisti, formavano un insieme quale raramente si è veduto."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Per affermare il nuovo assetto politico dell'Italia e di Roma sotto la Casa di Savoia, si sono organizzati imponenti festeggiamenti, con l'invito di una buona parte delle case regnanti dell'epoca in Europa: l'Imperatore Guglielmo II e sua moglie Augusta Vittoria; la Regina di Portogallo, Maria Pia, con il figlio, il Principe Alfonso; l'Arciduca Ranieri d'Austria, in rappresentanza dell'Imperatore Francesco Giuseppe; il Duca di York, in rappresentanza della Regina Vittoria; il Granduca Vladimiro, in rappresentanza dello Zar di Russia; l'Ambasciatore Spagnolo Carlos Pontocarrero, Duca d'Alba, in rappresentanza del Re di Spagna; il Principe Giorgio di Grecia; il Principe ereditario del Montenegro Danilo; il Generale de Parseval, in rappresentanza del Re di Baviera; il Generale Fischer in rappresentanza del Re di Belgio; il Generale von Carlowitz, il rappresentanza del Re di Sassonia; l'Ammiraglio Bosch, in rappresentanza della Regina dei Paesi Bassi; il Visir Hassan Fehmi Pascià in rappresentanza del Sultano.
"Inoltre sono presenti i diplomatici di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Giappone, Messico, Monaco, Romania, Serbia, Svezia, Norvegia, Svizzera e Uruguay.
Alle cinque di pomeriggio, le associazioni operaie e i reduci si radunarono davanti al Quirinale e lanciarono in cielo 500 colombi che sganciarono migliaia di cartoline sulla folla.
La sera venne organizzato al Quirinale un altro pranzo di gala con gli ospiti stranieri, Guglielmo II elevò un brindisi ai Sovrani d'Italia.
Da ogni città, da ogni villaggio, da ogni proda d'Italia ravvivata dalla primavera che ride nell'aria e nei fiori; da ogni cuore italiano, da ogni labbro di ospite straniero venuto a Roma per la festa solenne, sale al trono di re Umberto I e della regina Margherita un saluto. Giammai vi fu saluto più unanime, più sincero, più meritato: giammai s'è visto un popolo che, più di questo, esprimesse con tanto slancio il suo affetto ai Sovrani che lo amano. Non è adulazione affatto il dire che tra la famiglia reale e la famiglia del popolo non sorgono barriere. Il Re buono e la Regina gentile, come sono italiani di nascita e ambedue cresciuti all'ombra dello stesso scudo dei Savoja, così ambedue vibrano all'unissono nell'amore di quest'Italia, di cui ammirano la costanza nei lunghi sacrifici, di cui cercano consolare con instancabile lena i dolori, di cui sognano la grandezza.
Furono innumerevoli, finora, le prove di bontà di questi sovrani; i quali, saliti tutti e due giovani sul trono, non si inebriarono un istante della loro esaltazione; ma posero subito mente ai bisogni del paese, ne seguirono ogni avvenimento ed esultarono ad ogni progresso. Il periodo degli eroismi sfolgoranti era passato: ma un altro periodo di altri eroismi, meno splendidi e non meno ammirabili, si apriva pei Reali e per tutti: quello del sacrificio quotidiano, silenzioso, dell'opera assidua di rigenerazione economica e morale. Re Umberto, salendo sul trono, si è posto a capo di tutti in questo compito doveroso; e sopratutto rivolse le sue cure alle classi diseredate, agl'infelici, che ieri stesso, nel gaudio della reggia non ha dimenticati, volendo che la nazione non a Lui pensasse con feste, bensì a loro colte beneficenze.
L'iniziativa caritatevole del Re suscitò subito una gara bella, generosa. Municipi, amministrazioni pie, istituti di credito, associazioni private, con uno slancio che eguaglia quelli de' giorni più sacri del patriottismo, gettarono le basi di nuovi asili di carità, o ne arricchirono altri. A Roma, si vuol erigere l'istituto nazionale "Umberto e Margherita", per gli orfani degli operai morti sul lavoro, si aprono all'uopo le pubbliche sottoscrizioni, e, d'ogni parte d'Italia, piovono le offerte. La Cassa di Risparmio di Milano, una delle prime d'Europa, non s'accontenta di concorrere anch'essa all'istituzione di Roma, ma ne fonda addirittura una di pianta, una di simile, coi soli suoi mezzi, pei figli dei lavoratori lombardi, sia delle officine, sia dei campi.
È un milione di lire che la Cassa di Risparmio di Lombardia, meglio amministrata di tutte le Banche privilegiate, ha regalato per quest'opera pia. Genova festeggia il venticinquesimo anniversario delle nozze dei sovrani, fondando un Istituto per gli orfani dei marinai. Palermo apre nell'ospedale una nuova sala per gli ammalati e Torino risponde all'appello di Roma e fonda nuovi posti negl'istituti di beneficenza.
Il municipio di Napoli istituisce un ospizio per il ricovero e per l'educazione dell'infanzia abbandonata. Nelle altre città, nelle città minori, la gara non è meno fervida. A tutte le miserie non si può riparare; molte, le più cocenti, forse, sfuggono all'occhio della carità ufficiale; ma, intanto, è tutta una larga fioritura di beneficenze che spunta come d'incanto, alla parola dei Sovrani concordi in questo desiderio, in questo volere gentilissimo. Le stesse feste di Roma — il grande torneo, che avrà luogo martedì alla Villa Borghese, rappresentando quattro fasi che determinarono l'evoluzione di Casa Savoja, — saranno a scopo di carità, la luce più bella di questo secolo, che ne illumina grandiosamente la fine.
Roma, la città eterna, è destinata a vedere tutte le manifestazioni del sentimento. Ieri, accoglieva interminabili schiere di pellegrini per celebrare il giubileo di Leone XIII; oggi, accoglie un'altra folla per celebrare le nozze d'argento d'Umberto e di Margherita. Ieri, tutti i sovrani, tutti gli Stati mandavano al Santo Padre regali ricchissimi e felicitazioni; oggi, i sovrani stranieri vengono in persona o mandano apposta principi del sangue o altissimi rappresentanti per felicitare il re e la regina d'una nazione che ha saputo guadagnarsi un posto non ultimo nel mondo.
La venuta degl'imperiali di Germania può essere considerata erroneamente da qualcuno a Parigi come un nuovo dispetto alla Francia; ma dove la passione non fa velo, è giudicata come atto di cortesia squisita, come nuovo pegno d'amicizia, di famigliarità cordiale. L'accoglienza entusiastica che Roma fece agl'Imperiali è la prova di quanto fu gradita questa visita dei sovrani d'una fra le nazioni più potenti d'Europa. Un'altra testa coronata, Maria Pia, regina di Portogallo, la figlia più giovane di Vittorio Emanuele, ha riveduto la sua cara Italia certo con gran gioia. Alla festa di suo fratello Umberto e di Margherita, non poteva mancare questa gentile sovrana che in Portogallo ha conquistate le simpatie di tutti, facendovi amare il nome d'Italia. Ogni volta che a Lisbona si presenta in un luogo pubblico, tutti, ricchi e poveri, le fanno dimostrazioni affettuose gridando: Viva a rainha!... Quando qualcuno le parla d'Italia, le vengono le lagrime agli occhi; poich'ella non può scordare questa terra di affetti e di memorie, mentre sa così bene, sul trono di Portogallo, rendere onore alla memoria del re Luigi.
L'imperatore d'Austria-Ungheria ha inviato a Roma il figlio del vicerè dell'ex-Regno lombardo-veneto, l'arciduca Ranieri, già un'altra volta venuto nella capitale per le esequie di Vittorio Emanuele. Il duca di York, figlio del principe di Galles, rappresenta la regina Vittoria, che, bisognosa di quiete alla sua tarda età, rimane nella pace di villa Palmieri, sotto il mite cielo che la rinfranca. Da Pietroburgo, sono giunti, in nome dello czar, il granduca e la granduchessa Vladimiro; da Madrid, un ambasciatore straordinario, il duca d'Alba, Carlo Pontocarrero y Palafor, parente dell'ex-imperatrice dei Francesi; e, da Atene, il principe Giorgio, secondogenito del re di Grecia, capitano di corvetta e luogotenente della marina olandese. Danilo principe ereditario del Montenegro; il generale von Carlowitz di Sassonia appartenente a un'alta famiglia; il generale Fischer rappresentante il Belgio; e il maresciallo Hassan Fehmi pascià, rappresentante della Turchia, appartengono alla schiera che hanno recato al trono gli omaggi dei loro Stati. Nel Quirinale, non si erano mai veduti, raccolti festosamente insieme, tanti personaggi."
"Fin dal mattino di sabato, illuminata dal più fulgido sole di primavera, Roma presentava un aspetto eccezionale, Indescrivibile la folla, indescrivibile la ressa verso il Quirinale. Alla mattina i Reali ricevettero nel loro appartamento privato tutti i principi del sangue in una festa intima, affettuosa. Gli appartamenti erano tramutati in giardini. Vere montagne di mazzi di fiori sorgevano negli appartamenti della Regi Le rose primeggiavano spandendo profumi inebbrianti, in mezzo a ricchi doni, a indirizzi, a pergamene.
Alla deputazione del Senato e della Camera, ai loro indirizzi, il Re rispose nobili parole. La Regina era tutta premura colle alte rappresentanze, coi dignitari dello Stato; raggiava di bellezza e di gaudio. Ciò che fece impressione graditissima fu la visita dei sindaci delle principali città d'Italia, di Roma, di Milano, Torino, Genova, Napoli, Palermo, Venezia e Cagliari, ricevuti nella sala del trono. Intanto la folla, ingrossatasi sempre più davanti al Quirinale, chiamava Umberto cogli applausi insistenti. Il Re andò al balcone colla Regina, seguito da tutti i sindaci. Anche questo fu uno dei momenti più belli e memorandi. La dimostrazione del popolo, allora raggiunse la nota più alta e si protrasse entusiastica.
Ma un'altra dimostrazione avveniva, ancor più colossale: quella delle cinquecento associazioni coi loro concerti, colle loro bandiere, radunatesi nella piazza dell'Indipendenza. Si formò un corteo a cui si aggiunse la cittadinanza, la moltitudine crescente come mare. Apriva il corteo il plotone di guardie municipali; venivano i sindaci delle Romagne, i veterani; i reduci delle patrie battaglie, le associazioni di Roma.... È impossibile dare l'elenco di tutti. Alle cinque il corteo arrivò sotto il Quirinale; allora dal cortile delle scuderie reali furono lanciati cinquecento colombi, dei quali sessantaquattro avevano attaccati, all'estremità, dei pacchetti di cartoline finissime bianche, rosse e verdi, contenenti versi.
A circa venti metri d'altezza, i pacchetti si sciolsero e migliaia di cartoline tricolori caddero sulla moltitudine. Un effetto graziosissimo! Il sole, verso il tramonto, inondava la piazza, e una nuvola d'oro avvolgeva la moltitudine, avvolgeva i Sovrani, che alle acclamazioni comparvero di nuovo al balcone a salutare. Qui la scena divenne indescrivibile. Appena apparvero i Reali e il Principe ereditario, scoppiò un applauso frenetico. Tutti gridavano evviva, tutti battevano le mani, agitavano i cappelli, i fazzoletti. Il Re, visibilmente commosso, salutava militarmente; la Regina agitava il fazzoletto. E la dimostrazione si protraeva, mentre il tramonto del sole dietro la cupola di San Pietro, gettava gli ultimi bagliori gloriosi.
Alla sera, ebbe luogo il pranzo di gala. Nella sala degli arazzi, stavano soli i Sovrani e i Principi nazionali ed esteri; nella sala da ballo, sedevano a una tavola imbandita per duecentoventi coperti, i collari dell'Annunziata, ì ministri, il segulio dei Sovrani e tutte le autorità. Alla fine lel pranzo di gala, re Umberto pronunziò un brindisi in francese, col cuore pieno di gioia e di riconoscenza. Rispose con vera effusione l’imperatore Guglielmo in tedesco, chiudendo in italiano? Bevo alla salute delle Loro Maestà il Re e la Regina d’Italia.
Giorno e notte le vie di Roma erano brulicanti di popolo. Dove suonavano le bande, si chiedeva l'inno reale con grida di Viva il Re! Nei circoli, si commentavano i decreti reali d'amnistia, pubblicati nella giornata; si leggevano i dispacci delle dimostrazioni di simpatia delle altre città italiane e delle colonie italiane all’estero.
Come l’imperatore Guglielmo disse nel suo brindisi, originale e caratteristico com’egli è sempre, gli entusiastici omaggi presentati alle Loro Maestà in questi giorni risuonano alle nostre orecchie come una bella melodia, ispirata dall'amore di un popolo Sovrano. Siamo commossi, — aggiungeva Guglielmo II — fino in fondo del cuore nel vedere un intero popolo associarsi alla bella festa di famiglia del suo Re. Vediamo in tale fatto una testimonianza delle intime relazioni fra la Casa Reale € il popolo italiano.
Permettetemi di finire per oggi con queste parole imperiali che sono la più bella sintesi di Queste feste."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Concerti a Corte:
"Fu l'ultima festa della Corte, per le nozze d'argento dei Reali. I viali del Quirinale formicolavano d'invitati. I sovrani e i principî presero posto in un boschetto di lauri e di mirti; le sovrane sedettero sotto un padiglione. Dopo che i giovani principi ebbero aperto il ballo, cominciarono le canzonette napoletane, eseguite da più di cinquanta cantori di Napoli nel costume tradizionale. Guglielmo si divertiva un mondo a questi canti.
Oltre il concerto, dato a Corte dal quartetto della Regina (e di cui abbiamo parlato illustrandolo) la sera del 24 ebbe luogo a Corte un altro concerto dato dalla Società orchestrale, diretto dal m.º Pinelli. Si eseguì musica di Beethoven, di Lulli, ecc. Alice Barbi deliziò l'alta riunione. Alla Filarmonica si è dato un altro concerto, tutto classico, cui assistè la sola Regina. Si eseguì (per la prima volta in Italia) le Rovine d'Atene di Beethoven."
Arrivo dei duchi d'Aosta a Roma dopo il matrimonio: "Gli sposi arrivarono la mattina di sabbato 6 luglio alle ore 9 e mezza. Erano ad attenderli alla stazione il Principe di Napoli, il Conte di Torino, il generale Ponzio Vaglia, i sottosegretari di Stato, il prefetto, il presidente della deputazione provinciale, il sindaco ed altre autorità dvili e militari.
Appena il treno si fermò discese il Duca d'Asta che aiutò a discendere la Duchessa. Gli sposi strinsero la mano al Principe di Napoli, al Conte di Torino e quindi entrarono nel salone reale. Intanto una compagnia degli allievi carabinieri con bandiera e musica rendeva gli onori militari, li pubblico nell'interno della stazione e fuori applaudiva agitando i fazzoletti. La Duchessa ringraziò e si trattenne affabilmente a parlare con le autorità.
Alle ore 9.45 i Principi uscirono dalla stazione, accolti da entusiastici applausi dalla folla ed al suono della marcia reale. Davanti alla stazione era schierata l'ufficialità del presidio, le associazioni e folla immensa che acclamava gli sposi, mentre le truppe, che facevano ala, presentavano le armi I Duchi d'Aosta ed i Principi presero posto nelle berline di gala, quindi i1 corteo si mosse verso il Quirinale.
Procede un battistrada di Corte; segue la berlina con un aiu-tante di campo del Duca d'Aosta e un gentiluomo di servizio della Duchessa d'Aosta. Viene poi un drappello di corazzieri e la berlina con gli sposi. Il generale Orcro ed il capitano dei corazzieri cavalcavanu ai lati. S'avanzano poi le berline col Principe di Napoli e il Conte di Torino e al loro seguito un drappello di corazzieri.
Il corteo sfila al passo. All'ingresso di via Nazionale e lungo la via, dalle finestre si agitano i fazzoletti. Dopo il palazzo dell'Esposizione la folla si staccò dai marciapiedi e circondò la berlina con grandi evviva ed applausi. Da questo momento la dimostrazione assunse un aspetto popolare, entusiastico. Fu un continuo urrà fino al Quifinale.
La piazza del Quirinalo, era gremita di folla plaudente. I Duchi d'Aosta salirono il grande scalone ai cui piedi furono ricevuti dal conte Giannotti. I Sovrani ed i loro seguiti vennero ad incontrare i Duchi d'Aosta nel salone di entrata. L'incontro fu affettuosissimo. Il Re la Regina abbracciarono e baciarono il Duca e la Duchessa che era visibilmente commossa. I Sovrani ed i principi si recarono quindi ella vicina galleria dove segui la presentazione alla Duchessa d'Aosta del cavalieri dell'Annunziata, dei preaidenti del Senato e della Camera e dei ministri.
Dopo un quarto d'ora la duchessa usci al balcone avendo a destra il Duca, e a sinistra la Regina e il Principe di Napoli. Le associazioni colle bandiere schierate sotto il balcone, e la folla fecero una dimostrazione enrusiastica e prolungata. La Duchessa saluta chinando leggermente la testa, La Regina pure salutò la popolazione agitando il fazzoletto; la folla rispose col grido di 'Viva la Regina'. La Principessa Elena si mostrò assai lieta e commossa della entusiastica accoglienza. E volle subito render partecipe della gioia le propria madre, Contessa di Parigi, narrandole in lungo telegramma l'accoglienza ricevuta."
Guglielmo Marconi effettua una nuova dimostrazione del suo telegrafo senza fili al Quirinale, alla presenza di Re Umberto I e della regina Margherita.
Visita a Roma dello Scià di Persia, Sua Maestà Imperiale Mohammad Reza Shah Pahlavi. "Lo Scià arrivò a Roma alle 14.30 di mercoledì, ricevuto da Sua Maestà il Re, da Sua Altezza Reale il Conte di Torino, dal presidente del Consiglio, on. Zanardelli e dai ministri, dal presidente della Camera, dal sindaco di Roma e da molte altre autorità. Lo Scià entrò in Roma in carrozza di Corte a fianco del Re, avendo dirimpetto il Conte di Torino e l'ambasciatore persiano a Roma, Malkomkan, mentre le truppe facevano ala lungo le vie affollate, dalla stazione al Quirinale, e la folla salutava e applaudiva."
Il Presidente della repubblica francese Émile Loubet, esce dal Quirinale alle ore 10.30 per recarsi al Pantheon a visitare le tombe di Vittorio Emanuele II e di Umberto.
Segue una visita alla regina madre a palazzo Margherita.
A mezzogiorno îl presidente offre una colazione in palazzo Farnese, alla quale assistevano, col seguito del presidente, il personale delle due ambasciate di Francia a Roma, e numerosi invitati francesi.
Alle 17.15 il re Vittorio Emanuele III e Loubet escono dal Quirinale per fare una passeggiata în città, guidato dal re. La sera, si svolge un banchetto di gala al Quirinale.
Dopo il banchetto di gala, il presidente, i reali, i seguiti si recano al teatro Argentina (rinnovato nelle tappezzerie, nelle decorazioni), accoltivi da una grandiosa dimostrazione così all'arrivo come alla partenza. Eseguivasi il Faust, seguito dal ballo Bacco e Gambrinus.
Battesimo del Principe di Piemonte Umberto, nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. La funzione viene celebrata con dispensa speciale da monsignor Giuseppe Beccaria: nessun membro dell'alto clero celebrava, ma la concessione per una cerimonia di casa Savoia, viene ugualmente considerata un gesto di distensione da parte di Pio X.
Visita a Roma del re di Girecia, Giorgio I: "Arrivò venerdì alle 14,80 con treno speciale da Pontebba, incontrato nella stazione di Piazza Termini dal re Vittorio, dai grandi dignitari dello Stato, mentre la musica del 48° fanteria suonava l’inno greco, ed una compagnia dello stesso reggimento presentava le armi. All'esedra di Termini il sovrano greco ebbe gli omaggi del sindaco di Roma, sen. Cruciani-Aliprandi. Al Quirinale l’ospite ellenico fu incontrato dalla regina Elena nella sala delle guardie. Il popolo acclamò insistentemente re Giorgio che, insieme ai sovrani d'Italia, si affacciò due volte a ringraziare dalla gran loggia del Quirinale".
II giornata di festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia. proseguono le inaugurazioni delle mostre dell'Esposizione Universale di Roma 1911.
Alle dieci e mezzo inaugurazione della Mostra retrospettiva a Castel Sant'Angelo. Alle quattordici inaugurazione del Congresso dei Sindaci e dei segretari generali delle città capoluoghi di provincia, in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi. I lavori si svolgono nel padiglione dei Congressi a Castel Sant’Angelo. Nel pomeriggio inaugurazione a Valle Giulia dei padiglioni di Belle Arti dell'Ungheria e dell'Inghilterra. La sera a Corte, un ricevimento viene offferto da S. M. il Re ai sindaci delle città capoluoghi di provincia:
"La seconda giornata, è stata la giornata di Castel Sant'Angelo. La mole maestosa che l'imperatore Adriano si fece costruire a riposo delle ossa sue e di quelle della sua consorte, Sabina, era ancora tutta incorniciata este¬ riormente dalle fiaccole spente della illuminazione della notte innanzi, quando la folla già veduta il 27 a Campidoglio ed a Valle Giulia, accorreva con ogni forma di veicoli verso il Ponte ed il Castello, per assistere all'inaugurazione dell'Esposizione artistica e storica retrospettiva. Già il i 3 febbraio una prima reinaugurazione aveva colmato di gioia il cuore del direttore generale ed organizzatore, colonnello Borgatti. E il 28 il benemerito ufficiale non stava più in se dalla gioia, perchè delle varie esposizioni di Roma, questa di Castel Sant’Angelo si può dire veramente la piti completa ed organizzata, cosi che la parola inaugurazione corrisponde ad un fatto reale e concreto.
Ciò è stato possibile, perchè qui non vi era che ben poco da creare ex-novo; tutti i grandiosi e fastosi locali del Castello erano pronti da un pezzo; poi il colonnello Borgatti ha potuto disporre di un'organizzazione militare pronta e disciplinata, che gli ha reso meno difficoltoso che altrove tutto il lavoro, pur rilevante, di ordinamento.
Il 28 marzo, in luogo degli homeni d'arme, di Leone X o di Giulio II, battevano i risonanti selciati dei fossati del castello i cavalli delle carrozze reali recanti dentro l'antico pauroso recinto riservato ai papi il Re e la Regina d’Italia, affrontati, anche in Castel Sant’Angelo dagl'inevitabili discorsi — due soli, per fortuna, brevi e succosi, quello del ministro Credano, che parlava come governante di ieri e governante di domani, e quello del bravo colonnello Mariano Borgatti, la cui felicità trasudavagli dalla spaziosa fronte — e ne aveva ben ragione e diritto, perchè egli, da almeno un ventennio è il vero papa o papà del Castello, e ne ha rinnovata la vita, pur rispettando i caratteri e la storia del colossale edificio.
11 discorso del Borgatti fu una brillante prolusione storica, preparatrice eccellente dell’uditorio sceltissimo alle maraviglie d’arte che poco dopo tutti si affrettarono ad ammirare nelle casermette, nel cortile delle Palle, nei fossati, sui bastioni, nelle casematte, nel grandioso appartamento papale, sulla piattaforma, dovunque il bravo colonnello ha potuto collocare qualche oggetto degl'infiniti tesori che egli è riuscito a riunire e felicemente ordinare e disporre in ambienti dove la civiltà romana ed il fasto papale non sono in nessun modo turbati dall’ora sopraggiunta esposizione.
Non è possibile inoltrarsi, nemmeno per un accenno sommario, nella specificazione di questa esposizione che formerà — non v’ha dubbio — uno dei maggiori successi delle Esposizioni Romane ed è fra le piti rispondenti alle tradizioni, alla storia, ai caratteri della Capitale d’Italia. In Castel Sant’Angelo possono saziarsi di godimenti gli eruditi e gli archeologi, gli artisti e gli amatori, tutti i cultori della bellezza sotto le forme piti elette e caratteristiche; è un’Esposizione che ha, aneli’essa, i suoi limiti di tempo, e, con quella archeologica che si inaugurerà alle Terme Diocleziane, forma il paio delle mostre che in Roma dovrebbero e potrebbero rimanere permanenti.
Ma le scale di Sant’Angelo, oh! le scale sono terribili, come l’antica dominazione papale, ed io mi arresto a riposarmi sulla terrazza da dove si domina l'urbe...."
I principi di Germania visitano a Frascati la villa Falconieri, proprietà dell'imperatore Guglielmo; poi a Roma intervengono a colazione dalla Regina Margherita, indi visitano l'Esposizione di Belle Arti. La sera gran banchetto al Quirinale con scambio fra il Re ed il Principe di brindisi politici.
Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di Castel Sant’Angelo, il Congresso fotografico internazionale e l'annessa mostra.
Arriva la missione straordinaria francese (gen. Michel, gen. Espinasse, Colonnelli Jullian e Savater) e reca al Quirinale al Re un messaggio augurale del presidente Fallières. La sera al Quirinale banchetto con scambio di brindisi del Re e del gen. Michel.
Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di in Castel Sant'Angelo, la Mostra della Vita degli stranieri a Roma.
Nel pomeriggio nei Giardini del Quirinale garden party offerta dal Re al Congresso Internazionale della Stampa.
Al Quirinale grandiosa garden-party, offerta dai Sovrani ai 6800 sindaci italiani.
Nei saloni del Quirinale, il Re organizza ballo militare in onore delle rappresentanze di tutti i corpi che combatterono nell'impresa libia: "La caratteristica di ques! ta fu l'aver voluto il Re che tutti gli ufficiali ntervenissero în tenunuta di campagna. Era una festa in onore dei reduci dalla guerra e la uniforme di campagna figurò come uniforme di gala, creando un simpaticissimo contrasto tra gli ufficiali in calzoni corti attillati e in gambali che danzavano con lè dame sfoggianti toelette scollacciate e di perfetta etichetta. Il ballo riuscì splendido; i Sovrani se ne ritrassero poco dopo la mezzanotte; ma le danze continuarono fino ad ora inoltrata."
Al Quirinale, alla presenza del Re, la Regina Elena consegna il diploma alle prime 17 neo-infermiere, studentesse del Convitto Regina Elena del Policlinico Umberto I.
Nel pomeriggio del 16 maggio, dopo che si è diffusa la notizia che il Re aveva respinte le dimissioni del Ministero Salandra, tutta la città mosse verso il Quirinaie, improvvisando una dimostrazione d'entusiasmo patriottica.
Il presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, giunge a Roma, dove permane per 6 giorni. Appena arrivato sfila in corteo sulle automobili "reali" Fiat al fianco di Vittorio Emanuele III per dirigersi ospite al Quirinale.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
Le bandiere degli oltre 300 corpi di armata si muovono verso il Quirinale. Un grante corteo si ritrova alla stazione Termini, si sofferma a piazza Esedra, percorre via Nazionale e raggiunge la reggia del Quirinale.
Si conclude la Marcia su Roma. Il giorno dopo la rinuncia del Re a firmare il decreto per lo stato d'assedio, entrano in città le squadre di venticinquemila fascisti. Il Quartier generale del Comando è installato all'Hotel Bristol di Piazza Barberini. Mussolini giunge a Roma in mattinata e incontra il re per l'incarico di formare il nuovo governo. L'elenco dei ministri viene presentato al sovrano la sera stessa; il re acconsente anche ad una sfilata delle squadre fasciste al monumento per il Milite ignoto e di fronte al Quirinale.
Cinquanta decorati di Medaglia doro, ospiti al Quirinale, offrono al Principe Umberto le insegne ufficiali alla presenza del gen, Diaz, dell'ammiraglio Tharon di Revel e del Capo di tato maggiore gen. Vaccari. Dopo la cerimonia il Re saluta i gloriosi decorati offrendoli una colazione. I decorati vengono poi celebrati con un brindisi del sindaco Cremonesi in Campidoglio e ricevuti dal Capo di Governo Mussolini a palazzo Chigi.
Nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale Matrimonio tra la principessa Iolanda di Savoia (figlia primogenita di Vittorio Emanuele III) e il conte Carlo Calvi di Bergolo. Il rito civile viene celebrano nella sala verde del palazzo del Quirinale, da Tommaso Tittoni, ufficiale di stato civile, Benito Mussolini, notaio della Corona, celebrano il rito civile.
Visita a Roma del Re Giorgio V e della Regina Maria di Gran Bretagna. Viene organizzato un pranzo di gala nel Palazzo del Quirinale.
In occasione del giubileo di Re Vittorio Emanuele III, viene organizzato un ricevimento ai 7000 sindaci dei Comuni Italiani nei Giardini del Quirinale.
Adunata di 25.000 Alpini a Roma: Dimostrazioni al Sovrano in Piazza del Quirinale; Messa solenne a San Pietro, con il saluto del papa Pio XI dalla finestra del Palazzo Apostolico; Omaggio al Milite ignoto; Assembramento all'interno del Colosseo, alla presenza del Duce Mussolini.
Si celebra il matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria Josè del Belgio, nella cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. Viene allestito un arco di trionfo posticcio a piazza Esedra (oggi a Via Luigi Enaudi) e alcune decorazioni a colonne presso i binari 18 19 della Stazione Termini. Oraganizzato un Corteo dei costumi nazionali, che da via XX Settembre giunge fino a Piazza del Quirinale.
Solenne celebrazione del X annuale della fondazione dell'Arma dell'Areonautica. Sua maestà il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna quattro mila piloti nel piazzale interno del Quirinale. Il Duce Mussolini appunta sulla bandiera dell'Arma la medaglia conferitale per le magnifiche azioni contro i ribelli di Cirenaica. Preceduto dal Ministro Italo Balbo, il corteo si reca poi a rendere omaggio al Milite Ignoto.
I trasvolatori atlantici della Crociera aerea del Decennale (Italia-America del Nord) guidati da Italo Balbo, giungono a Roma per essere acclamati. Dopo un udienza reale al Quirinale, svilano lungo via dell'Impero e sotto l'Arco di Costantino, fino allo Stadio Palatino, dove sono premiati dal Duce Mussolini. Rinfresco al palazzo del Littorio. A sera, affaccati dal Palazzo Wedekind vengono acclamati dal Popolo romano.
II Adunata Nazionale dei Granatieri in congedo. Il Re e il Principe di Piemonte assistono alla sfilata in Piazza del Quirinale. Dalla terrazza del tempio di Venere e Roma il Duce risponde all'entusiastico omaggio del granatieri.
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge la solenne cerimonia di consegna della Rosa d'oro della cristianità alla regina Elena di Savoia.
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge il Battesimo del battesimo del Principe di Napoli, Vittorio Emanuele IV.
I giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Il gerarca arriva la sera in treno alla Stazione Ostiense (costruita per l'occasione ma non del tutto terminata. Molti, dei pannelli in marmo, altro non erano che tavole di legno alle quali erano incollate lastre che dovevano ricordare il travertino). Lo accolgono Mussolini, il Re e Galeazzo Ciano. A bordo di un lungo corteo di automobili, parte alla volta del Quirinale dove sarà ospitato nei giorni a seguire.
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge il matrimonio tra la Principessa Maria di Savoia e il Principe Luigi di Borbone-Parma. Dopo la celebrazione, gli sposi si recano in Vaticano in udienza dal Santo Padre.
Nella sala del Trono al Quirinale, il re imperatore Vittorio Emanuele accetta ufficialmente per se e per i suoi Reali Successori la Corona d'Albania che la Missione albanese venuta da Tirana gli ha offerto:
Nello splendore della Sala del Trono al Quirinale si è svolta solennemente la cerimonia per l'offerta della Corona di Scanderbeg al Re d'Italia Imperatore d'Etiopia. La magnifica sala accoglieva per l'occasione i Collari dell'Annunziata, il Duce con i membri del Governo, e le alte cariche dello Stato fino d'aterza categoria compresa.
L'ingresso dei Sovrani seguiti dai Principi Reali è avvenuto mentre tutti i presenti s'inchinavano. Quadro solenne di fastosa regale imponenza. In un tal quadro il Presidente dei Consiglio, S. E. Verlaci, ha letto davanti al Rie Imperatore un indirizzo in lingua albanese che è stato poi tradotto in lingua italiana da un'alta personalÈtà della Missione.
Al termine della Lettura ii Sovrano ha risposto con parole esprimenti la gratitudine per il popolo albanese e accettando la Corona d'Albania. Moscia S. E. Verlaci fattosi presso Il trono, ha ossequiato il Sovrano e ha baciato la mano alla Regina Imperatrice. Noi qui offriamo una visione della cerimonia che si è svolta mentre la folla, che aveva nel frattempo gremito la piazza, acclamava il Re Imperatore, il Duce e il generoso popolo albanese che nel nome di Vittorio Emanuele III ha accomunato i suoi destini con quelli dell'Italia Imperiate."
Papa Pio XII si reca al Quirinale in visita ai Sovrani d'Italia:
"Pur nella grigia mattina i colori dei vessilli bianco rosso e verde e bianco giallo hanno spiccato in una fusione simbolica, tra la lietezza di ogni spirito cattolico ed italiano. Il corteo delle automobili uscito dalla Città del Vaticano ha sostato all'inizio della Via della Conciliazione e li il Pontefice Pio XII ha accolto il saluto del Governatore di Roma"
Una Missione di amicizia giapponese, con a capo l'ambasciatore Naotake Sato, viene accolte alla Stazione Termini dal ministro degli Esteri Ciano e dal Segretario del Partito Muti. Dopo essere stata ricevuta a Palazzo Chigi e al Palazzo del Littorio, si reca a rendere omaggio al Sacello del Milite Ignoto. Nei giorni seguenti, viene ricevuta al QUirinale dal Re Imperatore Vittorio Emaniele, dal Duce Mussolini a palazzo Venezia e dal Pontefice al Vaticano. Alla presenza del Duce, si svolge in loro onore allo Stadio dei Marmi, un saggio ginnico organizzato dalle giovani della GIL.
Trattato di Roma tra l'Italia ed il neo costituito Stato Indipendente di Croazia, con cui vengono fissati i confini tra i due Stati e confermarmata la spartizione della Slovenia tra l'Italia e la Germania e della Dalmazia all'Italia.
Una delegazione croata di esponenti politici e religiosi guidata da Ante Pavelic (fondatore del movimento nazionalista) arriva alla stazione Ostiense, dove viene ricevuta dal Duce Mussolini, membri del governo e rappresentanti delle istituzioni italiane, personalità dell'esercito e del Partito. Dopo una cerimonia al Quirinale, dove viene ufficialmente offerta la corona croata, la delegazione si sposta a Palazzo Venezia, per rettificare gli accordi. Successivamente viene ricevuta in Vaticano.
"La Maestà del Re Imperatore, accogliendo la richiesta presentata dal Poglavnik Ante Pavellc, a nome del Governo e del Popolo Croato, ha designato a cingere la corona di Zvonimiro l'Alterza Reale Aimone di Savola-Aosta, Duca di Spoleto. La storica cerimonia ha avuto luogo nella forma più solenne nella Sala del al Quirinali vano ala al Sovrano il Prinetpe Ereditario, ll Duce e tutti i Principi Sabaudi, i componti della delegazione Croata, e i Grandi Ufficiali dello Stato."
Re Umberto II lascia Roma per l’esilio in Portogallo.
In visita lo scià di Persia, primo capo di stato ospite del presidente Einaudi al Quirinale.
La principessa Elisabetta d'Inghilterra e il consorte Filippo d'Edimburgo, giungono a Roma per due settimane di vacanze. Viene accolta dal Presidente della Repubblica Einaudi al Palazzo del Quirinale.
Il vecchio orologio del palazzo del Quirinale viene sostituito da un nuovo modello elettrico comandato dalla forza magnetica.
Il presidente degli Stati Uniti Kennedy in visita a Roma sbarca a Fiumicino. Dopo gli incontri con il governo, il cerimoniale prevede una cena con ricevimento al Quirinale.
Il neo campione del mondo della MotoGP Bagnaia, insieme alla sua moto e tecnici, viene ricevuto al Quirinale da Sergio Mattarella.
La fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026 atterra a Fiumicino dopo il volo partito da Atene, dove è stata consegnata alla delegazione italiana. Ad accompagnare la fiaccola il presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, il numero 1 del Coni, Luciano Buonfiglio e la tennista Jasmine Paolini, tedofora allo stadio Panathinaiko. Presenti anche il segretario generale Coni, Carlo Mornati, la vicepresidente vicaria, Diana Bianchedi, l'amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina, Andrea Varnier, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e quello di Cortina Gianluca Lorenzi. Alle 18 la fiamma prosegue il suo viaggio al Quirinale, presso la Vetrata del Cortile d'onore, dove verrà accolta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Casati e Famiglie
Stampe antiche1923
Cerimonia civile del matrimonio della Principessa Jolanda
1923
Grande banchetto al Quirinale in Onore dei Sovrani d'Inghilterra
1913
Aldo Molinari
Gran Ballo a Corte
L'Illustrazione Italiana 1913
1911
Aldo Molinari
Ballo di Carnevale al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1911
1910
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1910
1907
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1907
1906
Dante Paolocci
Il Re di Grecia a Roma
L'Illustrazione Italiana 1906
1906
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1906
1904
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1904
1904
Pranzo di gala al Quirinale in onore di Loubet
L'Illustrazione Italiana 1904
1904
Dante Paolocci
Battesimo del Principe Ereditario al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1904
1898
Dante Paolocci
Deputati al Quirinale per gli auguri di Capo d'anno
L'Illustrazione Italiana 1898
1898
Dante Paolocci
Ballo a Corte
L'Illustrazione Italiana 1898
1896
Dante Paolocci
Capo d'anno al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1896
1895
Dante Paolocci
I Duchi d'Aosta nella Sala delle Cento Guardie
L'Illustrazione Italiana 1895
1895
Dante Paolocci
Ricevimento del Corpo Diplomatico al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1895
1893
Dante Paolocci
Garden party nei giardini del Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
Primo dell'anno a Roma
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
L'imperatore di Germania acclamato al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1893
1893
Dante Paolocci
Concerto al Quirinale per le Nozze d'Argento dei reali
L'Illustrazione Italiana 1893
1890
Dante Paolocci
Ricevimento di Capodanno al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1890
1890
Dante Paolocci
Il re d'Italia riceve l'ambasciata Marocchina
L'Illustrazione Italiana 1890
1890
Dante Paolocci
Il principe di Napoli con gli ufficiali del 5° reggimento
L'Illustrazione Italiana 1890
1889
Dante Paolocci
Scalone del Quirinale restaurato
L'Illustrazione Italiana 1889
1889
Dante Paolocci
Ballo al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1889
1889
Dante Paolocci
Cambio della guardia reale del Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1889
1889
Dante Paolocci
L'ambasciata Etiope ricevuta al Quirnale
L'Illustrazione Italiana 1889
1888
Dante Paolocci
Incendio al Palazzo del QUirinale
L'Illustrazione Italiana 1888
1888
Dante Paolocci
Ricevimento di Capodanno al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1887
1888
Dante Paolocci
Guglielmo II a Roma: Dimostrazioni davanti al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1888
1888
Dante Paolocci
Guglielmo II a Roma: Arrivo dell'imperatore al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1888
1888
L'Ambasciatore di Francia presenta le credenziali a Re Umberto
L'Illustrazione Italiana 1888
1888
Dante Paolocci
Ballo a Corte
L'Illustrazione Italiana 1888
1887
Dante Paolocci
Ricevimento di Capodanno al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Dante Paolocci
Salone dei Corrazieri alla Serata di Festa
L'Illustrazione Italiana 1887
1886
Dante Paolocci
Ballo al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Ricevimento di Capodanno al Quirnale
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Ballo al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1885
1885
Dante Paolocci
Sua Maestà Umberto I riceve l'Ambasciata Birmana
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Dante Paolocci
Corone del pellegrinaggio Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Sala delle Corone al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
La Regina Riceve il principe imperiale al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Dante Paolocci
Dimostrazione ai Duchi di Genova al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1883
1883
Dante Paolocci
Fiaccolata in onore dei Duchi di Genova
L'Illustrazione Italiana 1883
1883
Dante Paolocci
Il pranzo ufficiale a Corte
L'Illustrazione Italiana 1883
1882
Dante Paolocci
Ballo a Corte
L'Illustrazione Italiana 1882
1882
Dante Paolocci
Pranzo a corte in onore ddel Re del Würtemberg
L'Illustrazione Italiana 1882
1881
Dante Paolocci
Ballo di Corte al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1881
1881
Dante Paolocci
Distribuzione dei premi all'Accademia dei Lincei
L'Illustrazione Italiana 1881
1881
Dante Paolocci
Gran pranzo diplomatico a Corte
L'Illustrazione Italiana 1881
1880
Dante Paolocci
Scalone del Quirinale nel ricevimento di capo d'anno
L'Illustrazione Italiana 1880
1879
Dante Paolocci
Ricevimento di Capodanno al Quirnale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Una festa al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Cerimonia della investitura come cavaliere del Toson d'Oro
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Balli al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Riunione delle società operaje al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Visita di Garibaldi al QUirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Dimostrazione dinanzi al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1879
Dante Paolocci
Ambasciata Marocchina al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1879
1878
Dante Paolocci
Camera ardente nella Sala degli Svizzeri
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Morte del Re Vittorio al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Re Vittorio riceve il viatico
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Morte del Re Vittorio Emnaule II
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
La notizia della morte del Re
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Presenta al popolo del Principino di Napoli
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
La giarrettiera del Re
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
L'ambasciatore Persiano ricevuto dal Re d'Italia
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Ritirata con le fiaccolo a Piazza del Qurinale
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Le dimostrazioni alle Loro Maestà al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1878
1877
Pranzo al Quirinale offerto dal Re alle Camera
L'Illustrazione Italiana 1877
1877
Dante Paolocci
Ricevimento di Capo d'Anno al Quirinale
L'Illustrazione Italiana 1877
1865
Paolo Cacchiatelli
Nuovva strada di Monte Cavallo
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Anticamera dei Bussolanti al palazzo del Quirinale
Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX.
1865
Paolo Cacchiatelli
Sala dell'Udienza privata al palazzo del Quirinale
Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX.
1865
Paolo Cacchiatelli
Sala del Concistorio al palazzo del Quirinale
Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX.
1865
Paolo Cacchiatelli
Sala della guardia Nobile al palazzo del Quirinale
Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX.
1847
Domenico Amici
Piazza di Monte Cavallo
Raccolta delle principali vedute di Roma
1838
Gaetano Cottafavi
Veduta del Palazzo del Quirinale
Roma nell'anno MDCCCXXXVIII
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Pontificio Quirinale
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Pontificio Quirinale
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Agostino Tofanelli
Cortile del Palazzo del Quirinale
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1833
Agostino Tofanelli
Scala del Palazzo del Quirinale
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1828
Luigi Rossini
Cortile del Palazzo del Quirinale
I monumenti più interessanti di Roma
1828
Luigi Rossini
Cortile d'onore del Palazzo del Quirinale
I monumenti più interessanti di Roma
1828
Luigi Rossini
Veduta del monte Quirinale
I sette colli di Roma antica e moderna
1828
Luigi Rossini
Veduta del palazzo Quirinale dallo scalone
I monumenti più interessanti di Roma
1823
Luigi Rossini
Veduta del Quirinale
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1818
Villa del Qurinale
Catasto Urbano
1817
Giovanni Battista Cipriani
Cortile del Palazzo pontificio Quirinale
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1817
Giovanni Battista Cipriani
Obelisco egizio a Monte Cavallo
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1799
Giovanni Battista Cipriani
Cortile del Palazzo Pontificio
Vedute principali e più interessanti di Roma
1798
Charles Percier e Pierre Fontaine
Elevation du palais Pontifical
Palais, maisons et autres édifices modernés, dessinés à Rome
1798
Charles Percier e Pierre Fontaine
Plan du palais Pontifical
Palais, maisons et autres édifices modernés, dessinés à Rome
1798
Charles Percier e Pierre Fontaine
Coupe du palais Pontifical
Palais, maisons et autres édifices modernés, dessinés à Rome
1798
Charles Percier e Pierre Fontaine
Coupe du palais Pontifical
Palais, maisons et autres édifices modernés, dessinés à Rome
1795
Domenico Pronti
Veduta del Giardino Pontificio sul Quirinale
Nuova raccolta di 100 vedutine moderne della città di Roma e sue vicinanze
1765
Francesco Panini
Veduta del Palazzo Apostolico a Monte Cavallo
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1761
Giuseppe Vasi
Giardini del Quirinale
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro X
1761
Domenico Montaigù
Veduta di Montecavallo
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1761
Fioravante Martinelli
Palazzo di Monte Cavallo
Roma ricercata nel suo sito
1756
Giuseppe Vasi
Chiesa dei SS. Vincenzo ed Anastasio a trevi e casa dei chierici regolari minori
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro VII
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Pontificio sul Quirinale
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1747
Giovan Battista Piranesi
Piazza di Monte Cavallo
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Piazza di Monte Cavallo
Vedute di Roma
1745
Piazza del Quirinale
Roma antica, e moderna
1735
Veduta del Quirinale
1735
Veduta del Quirinale
1714
Arrivo al Quirinale dell'ambasciatore veneto Nicola Duodo
1705
Pieter Schenk
Pontificium Palatium
Roma aeterna
1702
Fioravante Martinelli
Monte Cavallo
Roma ricercata nel suo sito
1699
Alessandro Specchi
Palazzo pontificio sul Quirinale
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1697
Giovan Battista Falda
Fons Saliens in Area Monte cabbalino
Theasurus antiquitatum romanarum
1696
Lievin Cruyl
Prospectus Palatii Quirinali
Thesaurus Antiquitatum Romanarum
1691
Giovan Battista Falda
Fontana sulla piazza del palazzo pontifico a Montecavallo
Le fontane di Roma nelle piazze, e luoghi publici della città
1690
Tiburzio Vergelli
Fontana su la piazza di Monte Cavallo
Le fontane publiche delle piazze di Roma
1687
Fioravante Martinelli
Monte Cavallo
Roma ricercata nel suo sito
1685
Gaspar Van Wittel
Veduta di Piazza del Quirinale
1683
Giovan Battista Falda
Giardino e Palazzo del Quirinale
Li Giardini di Roma con le loro piante
1666
Lievin Cruyl
Veduta del palazzo del Quirinale
Prospectus Locurum Urbis Romae Insignium
1665
Giovan Battista Falda
Piazza e palazzo sul Quirinale detto di Monte Cavallo
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1655
Pietro Ferrerio
Palazzo Pontificio Nel Qvirinale
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1655
Giovan Battista Falda
Palazzo Pontificio a Mte Cavallo
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1655
Pietro Ferrerio
Facciata Interiore del Palazzo Pontificio à Monte Cavallo
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1655
Pietro Ferrerio
Loggie Nella Testa del Cortile del Palazzo Ponteficio à Monte Cavallo
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1655
Pietro Ferrerio
Pianta del Palazzo Pontigicio à Monte Cavallo
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1643
Giovanni Domenico Franzini
Palazzo Pontificio di Monte Cavallo
Descrittione di Roma antica e moderna
1638
Pompilio Totti
Palazzo Pontificio di Montecavallo
Ritratto di Roma moderna
1625
Giacomo Crulli
Aedes Pontificia in Qvrinale Monte
Grandezze della città di Roma antiche e moderne
1623
Matthaus Greuter
Palazzo Papale a Montecavallo
Giardini romani
1615
Aloisio Giovannoli
Palazzo del Quirinale
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Pontificiar Aedium Hortorum Quririnalium
Antiquae Urbis Splendor
1590
La via Pia
1589
Pianta della VIlla di Montecavallo
1583
Pianta della villa di Gregorio XIII a Montecavallo
1583
Progetto di Mascarino per l'allargamento della Villa a Montecavallo
1583
Pianta della villa di Gregorio XIII
1560
Pianta del Villa D'Este a Montecavallo
1550
Ricostruzione villa di Monte Cavallo
1550
Veduta del Quirinale