Informazioni storicheData: 1622 / 1888
Codice identificativo monumento: 318
CronologiaUn gruppo di musicisti dilettanti guidati dal compositore e marchese Raffaele Muti Papazzurri, istituiscono l'Accademia Filarmonica Romana, con lo scopo di favorire l'esecuzione di musica da camera e sinfonica, o per l'esecuzione in forma di concerto di opere liriche la cui rappresentazione fosse impedita dalla censura. Primo concerto a Palazzo Odescalchi.
Un incendi scoppia a Palazzo Chighi Odescalchi ai SS. Apostoli, distruggendo quattordici stanze e una gran parte del secondo piano abitato dal principe Baldassare III Odescalchi:
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"L'anno è cominciato male per la famiglia Odescalchi e per i pompieri di Roma, che si chiamano Vigili — a non vigilando.
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Il fuoco ha distrutto quattordici stanze del palazzo Odescalchi, già Chigi, e avanti Colonna di Gallicano, in piazza SS. Apostoli, un palazzo scuro, con facciata severa disegnata dal Bernini e da Carlo Maderno.
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Lo scalone del palazzo è magnifico: il fuoco lo ha rispettato, ma ha distrutto una gran parte del secondo piano abitato dal principe Baldassare III Odescalchi e dalla sua famiglia. Dicono che origine dell'incendio sia stato un lumicino della capannuccia o presepio col quale s'erano divertiti nella giornata i tre bambini del principe, don Innocenzo, donna Flaminia e donna Paola.
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Il principe, benché o perché figlio di una fervente cattolica, è libero pensatore: ma la principessa, senza esser punto bigotta, non sdegna le ingenue e pie consuetudini delle famiglie toscane, scendendo per li rami da que' Rucellai che facevano ombra ai Medici di Firenze.
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La principessa, avvisata dalle bambinaie, si rifugiò in fretta e furia con i figlioli in casa Colonna, quasi di rimpetto. Ebbe appena tempo di portar via seco qualche oggetto di gran valore. Il principe e il di lui fratello — don Ladislao Odescalchi, bellissimo tipo atletico di razza slava, e come figlio e nipote di una polacca deve corrergli nelle vene del sangue slavo — l'accompagnarono e poi tornarono in piazza. Le fiamme divampavano terribili e i pompieri non erano ancora arrivati. Il famoso "soccorso di Pisa" di storica lentezza, è ormai superato.
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A un tratto capitò il Re. Umberto, avendo veduto il bagliore delle fiamme dal Quirinale, era sceso per la via Nazionale, in cappello basso, accompagnato da due aiutanti di campo. Si avvicinò al palazzo finché dei tizzoni non gli caddero ai piedi. La folla che aveva fischiato i pompieri, arrivati tardi al loro dovere, acclamò per istinto il sovrano sempre sollecito d'ogni sventura. E quando, più d'un ora dopo se n'andò via, vedendo ormai l'incendio domato, lo accompagnò con nuove acclamazioni fino al Quirinale.
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In poco più di due ore il fuoco aveva intanto distrutto una quantità di oggetti di valore incalcolabile, oltre ad un'ala di palazzo della quale rimangono i soli muri maestri e la facciata annerita. Il principe Odescalchi è da un pezzo un infaticabile raccoglitore di preziose curiosità: compra quanto può trovare da comprare un appassionato, ricco di milioni. Ho visto in casa sua dei magnifici arazzi, degli smalti di Limoges veramente preziosi, degli avori e dei trittici del XIV e del XV secolo, delle meravigliose sculture in legno. Le fiamme si sbizzarrirono appunto nelle sale dove egli aveva raccolta la maggior parte delle sue collezioni delle quali gli rimane poco più di quanto è depositato al museo di arte industriale di San Giuseppe a Capo le Case, alla cui fondazione egli contribuì largamente dieci anni sono.
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Adesso il Municipio di Roma ha sospeso dall'ufficio l'architetto Ingami colonnello de' Vigili. Una vittima era necessaria. Ma sarà prudente comprare nuove macchine che agiscano senza bisogno di immolare un comandante ogni qual volta piglia fuoco una casa.
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Dicono che il principe Baldassare III Odescalchi, mentre l'incendio gli faceva un danno di quasi un milione, fumando una sigaretta, dicesse filosoficamente: — Sono cose che accadono, — e più del danno si dolesse dell'infelice prova fatta dai vigili concittadini.
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Non esito a crederlo perché il principe Baldassare Odescalchi — noto alla Società Romana fino alla morte del padre, avvenuta ai primi dell'anno scorso, col nomignolo di Don Balduccio — ha sempre avuto il ticchio di parere un originale, e lo è sempre stato. Don Balduccio, che il barone de Renzis oggi suo amico politico rassomigliava sedici anni sono, nel Fanfulla, ad un semel poco cotto, esordì nel mondo come autore drammatico facendo rappresentare al teatro Niccolini di Firenze una sua tragedia intitolata Imelda dei Lambertazzi. La tragedia fu fischiata con particolare impegno dagli amici del giovine patrizio romano. Allora — fu nel 1869 — Don Balduccio aveva 25 anni ed era stato addetto alla legazione italiana a Vienna, essendovi ministro il marchese Gioacchino Pepoli.
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Nel 1870 Don Balduccio precedette le truppe italiane quando sconfinarono al ponte di Borghetto. Un giorno, essendo il quartier generale del Cadorna all'osteria della Storta sulla via Flaminia, Don Balduccio vi arrivò nel pomeriggio, a cavallo, accompagnato da una numerosa scorta di capi musica di villaggio, montati alla buttera, alla quale si era aggiunto anche il marchese Ruggero Maurigi di Castel Maurigi, oggi sua collega alla Camera. Don Balduccio veniva a fare atto di adesione al nuovo governo ed a portare a cena al suo castello di Bracciano — l'antico feudo d'Isabella Orsini — i suoi amici giornalisti che alla Storta non avevano trovato di che sfamarsi.
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Più tardi fu della Commissione che portò a Firenze il plebiscito di Roma e appena ebbe l'età fu eletto deputato di Civitavecchia. In politica ha avuto degli accessi di conservatorismo e di radicalismo: fu amico di Rattazzi e lo è stato di Don Paolo Borghese. Una volta diceva di essere uno dei tre soli veri repubblicani conservatori d'Europa: il secondo era Castelar: mi dispiace di essermi dimenticato il nome del terzo.
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Attivo presidente del Circolo artistico internazionale, cortese protettore di artisti, amabilissimo padrone di casa, Don Balduccio ha sempre avuto nella conversazione intima un frasario suo particolare, nel quale predominano due aggettivi di fabbrica moderna ed esotica: l'abbrutito ed il rammollito. È fuori di dubbio che i due epiteti saranno toccati ai pompieri di Roma parecchie volte.
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Per quanto gravissima la disgrazia che gli è toccata, il principe Odescalchi se ne potrà consolare facilmente: i suoi averi glielo permettono. Mentre farà riedificare il palazzo di piazza Santi Apostoli egli anderà ad abitarne un altro che s'è fatto costruire in questi ultimi anni nei prati di Castello, appena passato il ponte di Ripetta, sullo stile dei palazzi fiorentini del quindicesimo secolo.
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E non gli mancherà voglia né tempo di rifare le collezioni che oggi si deplorano perdute."
Fondandosi il lato meridionale del palazzo Odescalchi, nel vicolo del Piombo, a m. 4,50 sotto il livello stradale, è apparso un tratto d’antica via che corre parallela al vicolo stesso, ed è secondo il solito, lastricata a grandi poligoni di lava basaltina.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Dimostrazioni di protesta per le stragi d'Aiguesmortes:
"Gli assembramenti cominciano in piazza Colonna. Una colonna di dimostrauti sta per infilare la via del Tritone, ma trova un cordone di guardie e di carabinieri, che si opponene al passaggio: i dimostranti sforzarono il cordone, e avanzano con una bandiera calata loro da una finestra, verso il palazzo Rospigliosi, sede dell'ambasciatore francese presso il Vaticano, penetrano nel cortile ma vengono fermati dai carabinieri e dalle guardie.
Da palazzo Rospigliosi, il gruppo s'ingrossa e scende per via Nazionale, ottenendo dal palazzo Odescalchi una bandiera tedesca, e intanto un altro gruppo, al suono dell'inno di Garibaldi, va per fare una dimostrazione ostile davanti al palazzo Farnese, dove risiede l'ambasciatore della repubblica francese.
Questo secondo gruppo diviene subito legione. Fornendosi per via di pietre e sventolando cinque bandiere avute lì per lì, i dimostranti muovono per via del Mascherone che sbocca in piazza Farnese, ma trovano la via sbarrata dai carabinieri e dai soldati. I dimostranti allora si concentrano, e, con impeto, si scagliano contro il cordone militare e irrompono in piazza Farnese, e coi soliti fischi e grida, cominciano a prender di mira coi sassi le finestre del palazzo dell'ambasciatore.
Sotto la gragnuola dei sassi, scrosciano i vetri. È una devastazione completa, cui si vorrebbe dare una coda, atterrando il portone del palazzo, e bruciandolo. Già, con un trave, sette dimostranti si servono come di una catapulta per sfondare la porta. Già si grida: Petrolio Petrolio! Ma smettono vedendo avanzarsi finalmente un rinforzo di carabinieri e di bersaglieri.
Auche in Campo dei Fiori, dove sorge il monumento a Giordano Bruno, gran folla: tumultava, e cercava di irrompere anch'essa; ma non riuscì a sfondare i cordoni militari.
Dimostrazioni ostili furono fatte anche dinanzi al Collegio francese in via Santa Chiara e ad altri edifici francesi.
In via del Mascherone, si fece persino un tentativo di barricate, com'è ricordato nel nostro disegno."
Nelle scuderie di palazzo Odescalchi, si inaugura il Teatro dei Piccoli di Vittorio Podrecca.
L'Archeologo e mercante d'arte Ludwig Pollak (scopritore del braccio mancante della statua del Laocoonte), sua moglie Julia e i suoi due figli, vengono arrestati dalle SS presso la sua residenza a palazzo Odescalchi ai SS. Apostoli.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Casati e Famiglie
Stampe antiche1886
Incendio del Palazzo odescalchi
L'Illustrazione Italiana 1887
1879
Dante Paolocci
Registrazione dei Cavalli prima della Corsa dei Barberi
L'Illustrazione Italiana 1879
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Odescalchi
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Isola Odescalchi
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1774
Pierre Adrien Paris
Elévation du palais de Bracciano
Études d'Architecture faites en Italie
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Odescalchi
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Palazzo Odescalchi
Vedute di Roma
1745
Giovan Battista Piranesi
Palazzo del Duca di Bacciano Odeschalchi
Varie vedute di Roma Antica, e Moderna
1710
Pieter Schenk
Festa di carnevale a piazza SS. Apostoli
1702
Antonio Barbey
Porta del Palazzo del Cardinale Flavio Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestrone sopra la porta del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del terzo piano del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del secondo piano del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del secondo piano del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del piano terreno del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del piano terreno del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del secondo piano del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1702
Pietro Santi Bartoli
Finestra del terzo piano del Palazzo del Cardinale Chigi
Studio d'architettura civile
1699
Alessandro Specchi
Palazzo Nella Piazza de SS. Apostoli Ristavrato et Adornato dall' EM. Sig. Cardinal Flavio Chigi
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1689
Pompilio Totti
Palazzo Chigi
Ritratto di Roma moderna
1665
Giovan Battista Falda
Piazza dei Santi Apostoli
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1655
Giovan Battista Falda
Palazzo dell' Eminmo. et Revmo. Sig. Cardinale Flavio Chigi nel Rione di Trevi
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti