Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 3589
CronologiaMonsignor de Merode, Proministro delle armi della Santa Sede, acquista i terreni del Castro Pretorio del noviziato dei Gesuiti per edificare la Caserma Pio IX in cui alloggiare le truppe pontificie.
Nella prossima caserma al Castro Pretorio, scavandosi un pozzo, si scoprì a piccola profondità un musaico bianco e nero, con ornati geometrici e testa di Medusa nel centro, la quale guasta in gran parte nel viso, è condotta a piccole tessere colorate, ed è chiusa in un ottagono elegantissimo, da cui si diffondono rettangoli e fascette.
Giuseppe Fiorelli.
Nella prossima caserma al Castro Pretorio, scavandosi un pozzo, si scoprì a piccola profondità un musaico bianco e nero, con ornati geometrici e testa di Medusa nel centro, la quale guasta in gran parte nel viso, è condotta a piccole tessere colorate, ed è chiusa in un ottagono elegantissimo, da cui si diffondono rettangoli e fascette.
Giuseppe Fiorelli.
Il giuramento Umberto del Re al Macao.
Il giuramento. prestato il 12 gennaio dalle truppe al nuovo Re Umberto, è riuscito in tutte le grandi città d'Italia una cerimonia solenne, imponentissima; più che altrove naturalmente a Roma. Le truppe occupavano lo spiazzato del Macao, schierate su diverse linee in quadrato. Il re Umberto era accompagnato dal principe Amedeo e dal ministro della guerra, colla scorta di corazzieri e carabinieri. Appena il nuovo Re comparve alla folla, questa fece il più profondo silenzio; gli uomini si scoprirono.
Il Re, pallidissimo, mostravasi oltremodo afflitto; spesso tergevasi una lagrima. Appena giunto il corteggio, le truppe proruppero in un formidabilé ùrrà. Il Re percorse immediatamente la fî'onte di battaglia, quindi andò a collocarsi nel mezzo del quadrato, circondato dal suo stato maggiore e da grandissimo numero di ufliciali non comandati di servizio. Le bandiere di tuttii reggimenti furono portate presso il Re. Nel frattempo, la folla, rotto il quadrato si portò nel mezzo. A stento si senti la lettura della formola del giuramento. Le truppe non aveano ancora finito di pronunziare il 9/40, che la folla prorompeva in nuovi applausi e in grida di Viva Umberto! Viva il re d'Italia! Viva il figlio det Re galantuomo ! Viva Casa Savoia!
Era finita la imponente cerimonia del giuramento; il re era andato a prender posto per assistere al defîlé in piazza dell'Indipendenza, 0 le truppe rompevano per sezioni; ma la folla mandò a monte tutto; i soldati erano confusi colla moltitudine plaudente. Nella via Venti Settembre l'entusiasmo toccò il delirio. Il Re si trovò separato dal suo seguito e circondato da una calca che l’acclamava, ventolando i fazzoletti e agitando i cappelli. Vedendo di non poter più raggiungere la sua scorta, il Re mosse solo verso il Quirinale, sempre stretto dalla folla che a stento permetteva alsuo cavallo di moversi lentamente. Non era raro il veder gente che asciugavasi gli occhi a tale spettacolo. Il Re era in preda alla più profonda emozione.
I dintorni del Quirinale erano addirittura impraticabili; molte donne svennero; le grida erano assordanti. Allora il Re fece un cenno additando il palazzo, quasi a dire che ivi giaceva ancora un cadavere, e come per incanto si fece un profondo silenzio. Occorse parecchio tempo prima che Umberto potesse farsi strada e penetrare nel Quirinale.
Rassegna delle truppe al Macao per il Natalizio del Re umberto I.
"Il 14 marzo l'Italia solennizzò il giorno natalizio del suo giovane re. Per espresso desiderio di lui vennero ommesse nelle grandi città tutte le festività consuete in queste circostanze, che avrebbero potuto turbare la mestizia, il lutto nel quale per la morte di Vittorio Emanuele sono ancora assorte la reale famiglia e l’Italia: perciò non altre pompe v'ebbero che quelle eselusivamente militari.
Bellissima specialmente riusci a Roma la rassegna delle truppe di presidio, passata da re Umberto al Macao. Comandava le truppe il generale Bruzzo, quegli che or ora venne chiamato al ministero della guerra. È un bello e fiero soldato il soldato italiano, e spettacolo che rinvigorisce l'animo è il veder sfilare le compatte schiere dei fanti, i baldi lancieri, i bersaglieri veloci e, come esclama l'Aleardi, dire: « Son nostrì! » Alla rassegna. assiste vano, în carrozza, la regina Margherita e il principe di Napoli col principe di Carignano. A cavallo, tra i generali; trovavasi anche il principe Amedeo allora allora ritornato da Vienna. Dopo la rassegna la folla segui i reali d'Italia sino al Quirinale, dove li acclamò."
Alla rivista per la Festa dello Statuto, il princine ereditario viene presentato per la prina volta all'esercito. Nell'occasione della festa, il Re umberto I pone la prima pietra d'uno degli edifizi di piazza Vittorio Emanuele:
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
La festa dello Statuto si solennizzava un tempo nel mese di marzo, proprio all'anniversario della promulgazione dello Statuto.... Fu proposto ed accettato dal Parlamento che la festa fosse rimandata alla prima domenica di giugno, cioè ad una stagione nella quale, secondo il proponente, non sarebbe piovuto neppure a volere. Ma le predizioni metereologiche del governo furono fallaci come lo sono quelle del successore di Mathieu de la Drome, e per un lungo seguito d'anni avendo qualche cosa da bagnare bastava metterla fuori della finestra il giorno dello Statuto. O prima o dopo era pioggia sicura, e se non guastava la rivista della mattina annacquava di certo l'olio preparato nei bicchierini per l'illuminazione della sera.
Quest'anno, un gran lutto nazionale avendo fatto ritardare di quindici giorni la festa nazionale, sono state sventate le cabale metereologiche, e la commemorazione dello Statuto è stata illuminata dal più bel sole del mondo. Da tutte le parti d'Italia hanno mandato a dire alla capitale che la giornata è stata da per tutto bellissima, e dalla capitale hanno fatto sapere alle sessantanove provincie del regno che si son divertiti dalla mattina alla sera e tutto è andato benone.
Alla rivista non è stato il signor di Keudell l'oggetto della universale ammirazione: la sua uniforme bianca di corazziere della guardia, eguale a quella del principe di Bismarck, s'ammira ormai da sette anni e non può più parer nuova a nessuno. L'ammirazione di tutti è stata quest'anno per il principe di Napoli a cavallo, in uniforme d'allievo del collegio militare, che ha galoppato accanto al Re su e giù per il piazzale del Castro pretorio, davanti le cinque linee sulle quali erano schierate le truppe. I giornali romani hanno trascurato un particolare: fra le truppe passate in rivista anche dal giovine principe c'era il 3° fanteria della brigata Piemonte, ne' di cui quadri il Re suo padre è stato iscritto all'età di 14 anni.
Lo stesso giorno il Re mise la prima pietra d'uno degli edifizi che circoscriveranno la gran piazza Vittorio Emanuele nel quartiere dell'Esquilino. È un monumento che Roma edifica al gran Re aspettando che la commissione presieduta dal Depretis decida se il monumento nazionale deve erigersi al Campidoglio od a piazza di Termini. Al Campidoglio vi sono molte tradizioni storiche, anzi eroiche, e pochissimo posto: al piazzale di Termini un po' più di posto, molte meno tradizioni e grande abbondanza di polverone.
La piazza Vittorio Emanuele occuperà una grande area dove erano una volta, al principio del secolo XVIII, le ville del duca di Palombara e del duca di Nunez, ed in mezzo alla quale sorgono ancora i ruderi del Ninfeo d'Alessandro Severo e de'così detti trofei di Mario ch'erano, a' tempi dell'antica Roma, un castello dell'Acqua Giulia. Dove ora è la chiesa di S. Eusebio dicono vi fosse la villa di Mecenate; ma quando gli archeologi dicono non bisogna crederli molto sicuri del fatto loro. — Informi quel povero Foro d'Agrippa. Ha esistito? Baccelli dice sì, e Bonghi dice no. —
È certo ed indiscutibile però che presto, dove ora si ammassa il polverone e fa turbine il vento, vi sarà una gran piazza circondata di palazzi, una bella aggiunta alla città nuova sorta in questi ultimi dodici anni accanto alla Roma antica. Perchè, volere o non volere, a scosse, a spinte ed a sbalzi, ma pure in dodici anni s'è fatto molto con mezzi relativamente scarsi, e si farà moltissimo con poco di più, senza la volata lirica dell'onorevole Seismit-Doda, assessore municipale capitolino, che vuole 300 milioni da spendere pigliandoli in prestito.
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
Nell'area del Castro pretorio si è posto mano alla costruzione di nuove casermette, in continuazione di quelle che già esistono lungo il lato settentrionale dell’antico recinto.
Cavandosi per i fondamenti, a circa m. 70 dal predetto lato settentrionale, e ad eguale distanza dal lato occidentale, è stato messo allo scoperto un avanzo di antico pavimento a musaico, di fattura grossolana, formato a grandi scacchi bianchi e neri. Esso trovasi a m. 4,00 di profondità dal suolo attuale; e doveva appartenere ad un atrio scoperto, essendovi ancora al posto i frammenti di un chiusino marmoreo traforato per lo scolo delle acque. *
Su questo pavimento si è trovato in posizione obliqua, fuori del suo luogo primitivo e mancante della base o zoccolo, un piedistallo di marmo, alto m. 0,95, largo m. 0,58, profondo m. 0,44. Vi si legge, entro cornice, l'iscrizione: DEAE FORTVNE sic | RESTITVTRICI | CVRANTE | ... | .TRIB COH VI PR P V | ...NAE
Le linee 4 e 6 furono scarpellate in antico, cancellando tanto i nomi del tribuno, che aveva curato la dedicazione del monumento votivo, quanto il soprannome impe‘riale che portava la coorte. In quest'ultimo verso però rimangono qua e là alcune poche tracce di lettere, le quali attentamente esaminate fanno riconoscere che vi fu scritto ANTONINIANAE. L'appellativo Restilutrix, dato su questo marmo alla dea Fortuna, non si era finora incontrato in verun altro monumento nè letterario, nè epigrafico.
Al descritto piedistallo è sovrapposto un lastrone marmoreo, grosso m. 0,24, sagomato, e posto come cornice di coronamento: misura nel piano superiore m. 0,82 in lunghezza, e m. 0,58 in larghezza. Era congiunto al cippo medesimo con due grossi perni metallici; dei quali vi rimangono i fori quadrati, perfettamente corrispondenti ad altri due, che si veggono nel piano superiore del piedistallo.
Appianandosi il suolo per la formazione di un maneggio scoperto nel piazzale della caserma del Castro Pretorio, presso l'ingresso ed a sinistra di chi entra, è stato messo in luce, a m. 1,40 di profondità dal piano moderno, un frammento di pavimento a mosaico bianco e nero, di m. 3,60 X 2,00.
Entro riquadratura, formata da una fascia di-tasselli neri, vedesi rappresentata una pantera tra due domatori, vestiti di corta tunica e con bastone in mano. La fiera ha un collare dal quale pende un oggetto rotondo, certamente un sonaglio. Le figure sono alte m. 0,84 circa. In alto, sulla destra della riquadratura, è la leggenda seguente, pnre a tasselli neri sul fondo bianco: EX VICEN F L VE
Attorno alla scena descritta, sono degli ornati riproducenti vilucchi e caulicoli, tra i quali è effigiata una civetta. Ma di questi ornati non ne rimane che piccola parte. Questo pavimento doveva in origine essere assai vasto, poichè, a detta dei lavoranti, numerosi tasselli bianchi e neri, furono trovati anche a non breve distanza dal punto in cui il mosaico figurato è tornato in luce. Il frammento è stato distaccato ed aggiunto ai mosaici delle raccolte pubbliche, nel museo nazionale alle Terme di Diocleziano.
Luigi Borsari
La festa ginnastica delle scuole al Piazzale del Macao:
"Domenica 17 maggio, sul gran piazzale del Macao, affollato di signore nelle vaghe toelette primaverili, di ufficiali dalle brillanti divise, gli alunni delle classi superiori delle scuole primarie di Roma diedero un saggio di esercitazioni ginnastiche e militari.
Questa festa scolastica fu identa allo scopo di celebrare il 20° anniversario d'insegnamento del cav. Giuseppe Polacco, direttore della ginnastica nelle scuole comunali; il primo che in Roma, dopo il 20 settembre 1870, abbia dato vita efficace a tale istituzione.
Sulla vasta area interna del Macao, erano raccolti tremila fanciulli dai 9 ai 12 anni, divisi in tanti gruppi quante sono le palestre, ed ogni gruppo aveva due bandiere, l'una tricolore, l'altra dai colori muncipali.
Schierati in ordine di battaglia, al suono della musica dell'Orfanotrofio alle Terme e di quella dei Fanciulli Abbandonati del Circolo della Sacra Famiglia, i piccoli fantaccini esegnirono sotto la direzione del bravo Polacco, con disinvoltura e precisione mirabile, esercizi di plotone în ordine chiuso e sparso, marciando al passo e di corsa; quindi esercitazioni ginnastiche per sezioni e simultaneamente.
Finalmente, dopo breve riposo, durante il quale ebbe luogo la refezione, sfilarono in ordine di plotone avanti alle autorità."
Nel piazzale della casermma del Macao, il Re Vittorio Emanuele III consegna solenne le bandiere all'arma d'Artiglieria e al Genio.
Commemorazione in ricordo di re Umberto nel piazzale del Macao. Alla rivista passata dal Re, partecipano anche i veterani. "Fra quelli accorsi di fuori e quelli del comizio romano, quasi 850 superstiti delle guerre nazionali vi intervennero, Erano vecchi vacillanti, i cui occhi, ormai spenti, vedevano appena la gran luce lontana per la quale combatterono. Qualcuno aveva. condotta con sò la suà vecchietta, che passava sorridendo in mezzo alla folla, raccolta sull’entrata; veterani delle battaglio dî Lombardia del 48 e del 59, delle legioni garibaldine, marinai di Lissa, un popolo intiero di vecchi che tinsero del loro sangue tutti i campi d'Italia."
Quattro ragazzotti disoccupati, la mattina del 25 stavansene in una torretta abbandonata lungo il muro di cinta della caserma Emanuele Filiberto al Macao: "uno di loro scese nel vuoto sotterraneo della torretta per un bisogno, e ne tornò su portando due bombe che disse avere trovate nel buco, esclamando: Ho trovato un tesoro!..., Ma che tesoro? dissero gli altri. Sì, no; il ragazzo, soprannominato Pianopiano, lasciò andare giù una di quelle palle di ferro sul pavimento, e la bomba esplose fragorosamente, ferendo orribilmente tre di loro. Accorse gente, furono arrestati tutti quattro: nelle loro affermazioni immediate e in quelle successive non si contraddissero, ma l'autorità giudiziaria ne ha confermato l'arresto; ordinando intanto l'esplosione dell'altra bomba, che apparve di potenzialità uguale alla prima".
Stampe antiche1905
Dante Paolocci
La Rivista dei Veterani al Macao
L'Illustrazione Italiana 1905
1901
Dante Paolocci
Consegna delle bandiere all'Arma d'Artiglieria e al Genio
L'Illustrazione Italiana 1901
1894
Dante Paolocci
Consegna della Bandiera di Guerra alla Legione Allievi Carabinieri
L'Illustrazione Italiana 1894
1892
Dante Paolocci
Rivista del Macao per lo Statuto
L'Illustrazione Italiana 1892
1891
Dante Paolocci
Festa scolastica alla Caserma Macao
L'Illustrazione Italiana 1891
1879
Dante Paolocci
Baracca ospedale dei cavalieri di Malta al Maccao
L'Illustrazione Italiana 1879
1878
Giurammento di Re umberto al Macao
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Rassegna delle truppe per il Natalizio del Re
L'Illustrazione Italiana 1878