Informazioni storiche

Informazioni storiche artistiche sul monumento

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Codice identificativo monumento: 36

Cronologia

782: Per ampliare la chiesa di Santa Maria in Cosmedin verso est, viene demolita la parete fondale dell'aula porticata, così da poter sfruttare il basamento in blocchi di tufo della retrostante Ara massima all'interno del quale viene scavata una cripta.

784: Papa Adriano I, secondo un piano di interventi finalizzato a garantire il funzionamento delle diaconie e dei principali edifici di culto, avvia il restauro dei principali acquedotti: La "forma Claudia" che alimenta il complesso lateranense, attraversa il Celio fino alla diaconia di Santa Maria in Domnica, per poi raggiungevano il Palatino; L'acquedotto Giovio, diramazione dell'Acqua Marcia, che scorre fino alla diaconia di Santa Maria in Cosmedin; la "forma Sabbatina", che aziona i mulini del Gianicolo e alimentava la fontana nell'atrio della basilica di San Pietro e i bagni adiacenti (ricostrundo un centinaio di arcate a parecchi chilometri di distanza dalla città e restaurando le condutture in piombo); l'acquedotto dell'Acqua Vergine, che partiva da Porta Salaria e proseguiva fino al Pantheon, alimetando le diaconie di Sant'Eustachio e di Santa Maria in Aquiro.


Fonte: Liber Pontificalis

6/5/1118: Dopo i lavori di restauro necessari a riparare i danni causati dall sacco normanno, papa Gelasio II riconsacra l'altare maggiore di Santa Maria in Cosmedin.

1896: Iniziano importanti lavori di restauro nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin, finalizzati a riportare la basilica allo stato del XII secolo, in quanto raro esempio di architettura sacra di tale periodo nella città di Roma, eliminando tutte le superfetazioni successive, in particolare quelle barocche. I lavori si svolgono per conto del Ministero della pubblica istruzione da una commissione nominata dall'Associazione artistica fra i cultori dell'architettura alla direzione della quale venne posto l'architetto Giovanni Battista Giovenale (che di fatto condusse personalmente i lavori): Viene demolita la facciata in stile rococò di Giuseppe Sardi con il ripristino del paramento murario in mattoncini, l'apertura di tutte e sette le arcate del nartece e la ricostruzione della parte superiore del prospetto; Riapertura di tutti i fornici del campanile, attuata con il necessario rinforzo delle strutture e la rimozione dell'orologio. All'interno sono demoliti la balconata lignea della cantoria e l'organo a canne, e la volta a botte ad incannucciata venne sostituita con un controsoffitto ligneo piano dipinto con stelle (poi rimosso), così da consentire l'apertura di tutte le monofore e la visione degli affreschi del XII secolo; Sono rimosse le pitture in stile impero delle pareti e le stuccature delle absidi; La schola cantorum riacquista le sue dimensioni originarie e viene delimitata con nuove transenne realizzate da Paolo Bottoni; Viene ricostruita la pergula (opera di Ettore e Giacomo Poscetti) quasi esclusivamente con materiali moderni ad eccezione di quattro plutei antichi realizzati nel corso del restauro di Alfano, con decorazioni musive analoghe a quelli della concattedrale di Ferentino (firmati dall'Opifex magnus nomine Paulus e risalenti al pontificato di Pasquale II), estesa come in origine anche alle navate laterali; La cripta viene spogliata delle superfetazioni barocche; Le absidi vennero decorate, con affreschi in stile neomedioevale di Cesare Caroselli e Alessandro Palombi. Il pavimento viene reastaurato ad opera di Eugenio Mattia.

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