Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 3607
CronologiaL'archeologo Rodolfo Lanciani, avvia una serie di scavi e restauri del Ninfeo di Alessandro Severo all'Esquilino.
A seguito della caduta del governo di Agostino Depretis, viene istituita una nuova commissione per decidere le specifiche del monumento da erigere in onore del re Vittorio Emanuele II.
Il nuovo bando, sempre di livello internazionale, non specificava più il luogo dove far sorgere il monumento. Le scelte possibili sono piazza di Termini, piazza Vittorio Emanuele II, il colle del Pincio, il rione Prati o il colle del Campidoglio.
Viene inoltre lasciata ampia scelta sulla tipologia architettonica: statue, archi trionfali, pantheon, archi semplici e/o piazze monumentali.
Alla rivista per la Festa dello Statuto, il princine ereditario viene presentato per la prina volta all'esercito. Nell'occasione della festa, il Re umberto I pone la prima pietra d'uno degli edifizi di piazza Vittorio Emanuele:
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
La festa dello Statuto si solennizzava un tempo nel mese di marzo, proprio all'anniversario della promulgazione dello Statuto.... Fu proposto ed accettato dal Parlamento che la festa fosse rimandata alla prima domenica di giugno, cioè ad una stagione nella quale, secondo il proponente, non sarebbe piovuto neppure a volere. Ma le predizioni metereologiche del governo furono fallaci come lo sono quelle del successore di Mathieu de la Drome, e per un lungo seguito d'anni avendo qualche cosa da bagnare bastava metterla fuori della finestra il giorno dello Statuto. O prima o dopo era pioggia sicura, e se non guastava la rivista della mattina annacquava di certo l'olio preparato nei bicchierini per l'illuminazione della sera.
Quest'anno, un gran lutto nazionale avendo fatto ritardare di quindici giorni la festa nazionale, sono state sventate le cabale metereologiche, e la commemorazione dello Statuto è stata illuminata dal più bel sole del mondo. Da tutte le parti d'Italia hanno mandato a dire alla capitale che la giornata è stata da per tutto bellissima, e dalla capitale hanno fatto sapere alle sessantanove provincie del regno che si son divertiti dalla mattina alla sera e tutto è andato benone.
Alla rivista non è stato il signor di Keudell l'oggetto della universale ammirazione: la sua uniforme bianca di corazziere della guardia, eguale a quella del principe di Bismarck, s'ammira ormai da sette anni e non può più parer nuova a nessuno. L'ammirazione di tutti è stata quest'anno per il principe di Napoli a cavallo, in uniforme d'allievo del collegio militare, che ha galoppato accanto al Re su e giù per il piazzale del Castro pretorio, davanti le cinque linee sulle quali erano schierate le truppe. I giornali romani hanno trascurato un particolare: fra le truppe passate in rivista anche dal giovine principe c'era il 3° fanteria della brigata Piemonte, ne' di cui quadri il Re suo padre è stato iscritto all'età di 14 anni.
Lo stesso giorno il Re mise la prima pietra d'uno degli edifizi che circoscriveranno la gran piazza Vittorio Emanuele nel quartiere dell'Esquilino. È un monumento che Roma edifica al gran Re aspettando che la commissione presieduta dal Depretis decida se il monumento nazionale deve erigersi al Campidoglio od a piazza di Termini. Al Campidoglio vi sono molte tradizioni storiche, anzi eroiche, e pochissimo posto: al piazzale di Termini un po' più di posto, molte meno tradizioni e grande abbondanza di polverone.
La piazza Vittorio Emanuele occuperà una grande area dove erano una volta, al principio del secolo XVIII, le ville del duca di Palombara e del duca di Nunez, ed in mezzo alla quale sorgono ancora i ruderi del Ninfeo d'Alessandro Severo e de'così detti trofei di Mario ch'erano, a' tempi dell'antica Roma, un castello dell'Acqua Giulia. Dove ora è la chiesa di S. Eusebio dicono vi fosse la villa di Mecenate; ma quando gli archeologi dicono non bisogna crederli molto sicuri del fatto loro. — Informi quel povero Foro d'Agrippa. Ha esistito? Baccelli dice sì, e Bonghi dice no. —
È certo ed indiscutibile però che presto, dove ora si ammassa il polverone e fa turbine il vento, vi sarà una gran piazza circondata di palazzi, una bella aggiunta alla città nuova sorta in questi ultimi dodici anni accanto alla Roma antica. Perchè, volere o non volere, a scosse, a spinte ed a sbalzi, ma pure in dodici anni s'è fatto molto con mezzi relativamente scarsi, e si farà moltissimo con poco di più, senza la volata lirica dell'onorevole Seismit-Doda, assessore municipale capitolino, che vuole 300 milioni da spendere pigliandoli in prestito.
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
In piazza Vittorio Emanuele, si è posto mano ai lavori per stabilirvi. un pubblico giardino. Frammisti alle terre si trovarono vari frammenti di oggetti in bronzo, cioè due piedi di un tripode, pezzi di lamine e di vasi. Vi si raccolse pure un vaso fittile con due piccole anse, rozzamente adorno di bozze e costolature nella parte superiore. Tali avanzi spettano certamente alla funebre suppellettile di una di quelle tombe antichissime, che nell'età preromana costituivano in questa regione esquilina un vasto sepolereto, e furono più volte incontrate nei vari lavori edilizi.
Dal medesimo luogo proviene un grande lastrone di marmo, con l'iscrizione seguente, incisa in caratteri trascurati: TATIA...| FORTVNAT... | COIVGI ET ... | BENEMERE... | TIBVS FECIT | ...IBERTIS | ...IBERTABVS | ...VAE POSTE | RISQVAE | AEORVA
Nella stessa piazza Vittorio Emanuele, e propriamente verso quella parte ov'erano i ruderi d'un antico sepolcro, denominato volgarmente Casa fonda, sono stati scoperti avanzi di una casa romana del primo secolo dell'impero. Fra le macerie è stato raccolto un tubo aquario di piombo con la leggenda: TI CLAVDI CAES AVG GER
Nella piazza Vittorio Emanuele, muovendosi il terreno per i lavori del pubblico giardino, si sono trovate alcune delle antichissime tombe, che più volte s'incontrarono nella medesima zona dell’Esquilino. Consistono in arche di peperino o di tufo, contenenti avanzi dello scheletro e della suppellettile funebre con esso deposta. Quelle recentemente incontrate erano talmente sconvolte e danneggiate, che appena sì sono potuti recuperare pochi frammenti in bronzo, alcuni dei quali sembrano appartenere ad un piede di tripode o candelabro, e qualche arula fittile, che è propria e caratteristica di cotesti arcaici sepolcri esquilini.
Verso l'angolo ad est della piazza medesima, gli sterri hanno fatto tornare all'aperto vari ruderi d'un’antica casa privata, parte della quale fu totalmente consunta dal fuoco; siccome attesta uno strato di ceneri e carboni, spesso m. 0,35 ed esteso per un considerevole tratto. Qualche piccolo avanzo di scultura in marmo e pochi frammanti di oggetti in bronzo, sono stati recuperati rimescolando i predetti avanzi dell'antica combustione.
Continuandosi l’escavazione si è trovata una singolare cassetta aquaria, con parte dei tubi di piombo, che ad essa facevano capo. Si compone di un recipiente quadrato di bronzo, il quale nel fondo e per la metà di due lati è coperto da un lastrone di piombo, piegato a semicerchio. Sono stati pure trovati due altri pezzi di condottura, che portano scritta la medesima leggenda di quello raccolto nel mese scorso (v. Motrzze 1887, pag. 535):
TI CLAVDI CAES AVG GER
Nel sito stesso si è ritrovato un vasetto di bronzo, rotto in 19 pezzi, che però si è potuto ricommettere quasi intieramente. È alto m. 0,213, con manico piano alquanto rilevato nel mezzo, il quale si unisce alla bocca del vaso con larga foglia, ed al ventre con un piccolo mascherone.
Nella piazza Vittorio Emanuele gli sterri per il pubblico giardino hanno fatto recuperare sei anfore di terracotta, alte in media m. 0,60 col diametro di m. 0,50; ed altre quattro simili anfore, a due anse, alte in media m. 1,15 col diametro di m. 1,00, sono tornate in luce negli sterri pel proseguimento della via Buonarroti.
Giuseppe Gatti
Inaugurazione del giardino di piazza Vittorio Emanuele II. La Porta Magica di Villa Palombara è stata ricostruita all'interno dei giardini su un vecchio muro perimetrale della chiesa di Sant'Eusebio, con accanto due statue del dio Bes, in origine nei giardini del Palazzo del Quirinale.
A Viale Manzoni viene realizzato il nuovo mercato generale delle Erbe. Piazza Vittorio Emanuele II inizia ad ospitare un mercato ortofrutticolo al dettaglio all'aperto.
Il gruppo scultoreo scartato dalla fontana delle Naidi viene posto ad ornamento dei giardini di Piazza Vittorio.
Nei giardini di Piazza Vittorio viene inaugurato il Monumento ai Caduti della guerra 1915-1918 dei rioni Esquilino, Viminale e Macao.
Il sindaco Francesco Rutelli, l'Assessore all'ambiente, Loredana De Petris ed il presidente della I Circoscrizione, Ugo Vetere, presenziano alla riapertura dei giardini di Piazza Vittorio dopo i lavori di riqualificazione. Sono state spostate le palme ottocentesche ai lati dei Trofei di Mario, per rendere visibile il monumento anche da fuori.
Chiude definitivamente il Mercato di Piazza Vittorio. I banchi sono trasferiti nel nuovo mercato Esquilino, installato nella vicina ex caserma Sani.
Cerimonia per intitolare a Nicola Calipari i giardini di piazza Vittorio.
Inaugurazione del giardino di piazza Vittorio Emanuele II dopo un importante intervento di riqualificazione durato 20 mesi: ripristinato l'antico percorso interno a forma di 8; installate 110 panchine; riqualificata tutta l'area della piazza centrale con la pavimentazione in travertino; piantumate altri 42 alberi, 17 palme, 450 piante decorative, 250 nuove arbusti da fiore. La Sovrintendenza Capitolina ha completato il restauro della Porta Magica, dei Trofei di Mario e della Fontana del Glauco; i monumenti sono stati anche valorizzati da un nuovo impianto di illimnazione realizzato da Acea Areti, che ha potenziato anche gli altri impianti di illuminazione esistenti nei giardini.
Progetto