Informazioni storicheData: 1861 / 1949
Codice identificativo monumento: 376
CronologiaIl principe Tommaso di Savoia, duca di Genova e fratello della regina Margherita, dopo le nozze con la principessa Isabella di Baviera, giunge a Roma accolto alla stazione dai Reali. Il Corteggio svila dalla Stazione sino alla Reggia del Quirinale. A sera, nella piazza, viene organizzata una fiaccolata in loro onore:
"Allo 4,15 pomeridiane del giorno 28 il treno speciale col quale viaggiavano gli sposi entrava nella stazione di Roma: la Locomotiva era adorna di bandiere bavaresi e italiane. Di bandiere italiano e bavaresi era pavesata la città fino dalla mattina: le finestre delle strade per le quali dovevano passare i principi per andare alla reggia erano adorni di arazzi e di tappeti.
Dopo mezzogiorno tutti i negozi erano stati chiusi e alle 2 le Associazioni, riunitesi in piazza dei Santi Apostoli, s'erano avviate processionalmente verso la stazione con le musiche ed una infinità di bandiere.
Appena essi comparvero sulla porta esterna della stazione proruppe un applauso immenso, fragoroso dalla folla che circondava il piazzale. Gli sposi montarono in una carrozza di gran gala tirata da tre pariglie e preceduta da un picchetto di corazzieri. Agli sportelli cavalcavano il generale Maraldi comandante la divisione di Roma e il capitano dei corazzieri...
Avvicinatosi il corteggio alla reggia, il Re, il principe di Napoli, il duca d'Aosta, il principe Arnolfo fratello della sposa scesero a' piedi dello scalone. Il Re aiutò la principessa a scendere di carrozza e, datole braccio, l'accompagnò nella sala dove l'attendevano la Regina e la duchessa di Genova.
Intanto le Associazioni, che con le loro bandiere avevano seguito le carrozze reali, s'erano schierate sotto il balcone del Quirinale ed acclamavano gli sposi. Pochi minuti dopo, spalancati i battenti della loggia sopra al portone, il duca e la duchessa di Genova si sono affacciati insieme alla madre del principe Tommaso ed al principe di Napoli.
Al loro apparire gli applausi raddoppiarono e facendosi sempre più insistenti dovettero comparire altre due volte insieme al Re ed alla Regina."
Papa Pio IX dispone la costruzione di 4 linee ferrate per collegare i territori dello stato pontificio.
I nuovi collegamenti sono diretti da Roma a: Ceprano (al confine Napolitano per poi proseguire verso Napoli); Bologna (principale centro dello Stato Pontificio dopo Roma); Civitavecchia (maggiore approdo marittimo); Anzio.
Allo scopo vengono costituite tre società che, in onore del papa, assunsero l'appellativo comune di "Pio": 1) Pio Latina; 2) Pio Centrale; 3) Pio Emilia.
Con decreto, il governo pontificio accorda al Marchese di Casa Valdes, la concessione di costruire ed esercitare la ferrovia tra Ancona e Bologna, con la prescrizione di costruirla entro 10 anni e per la durata di 95 anni.
Il governo pontificio approvava gli statuti della Società generale delle strade ferrate romane (SSFR), concessionaria per la realizzazione della Strada Ferrata Pio-Centrale (collegamento Roma-Civitavecchia), e della Strada Ferrata Pio-Emilia (Roma-Ancona, Ancona-Bologna e prolungamento fino a Ferrara).
Siglato un nuovo atto di concessione per i lavori di costruzione della ferrovia Roma-Confine (Ceprano). Sono incluse nuove condizioni economiche e in conseguenza la società si ricostituisce come Società privilegiata Pio-Latina delle strade ferrate da Roma a Frascati e da Roma al confine Napolitano.
Si decide di unificare in un unico edificio gli arrivi e le partenze delle linee Roma-Frascati e Roma-Ceprano da realizzare presso la Villa Massimo, già Peretti Montalto.
La nuova ferrovia viaggierà unificata fino a Ciampino (km 12) diramandosi in due tronconi per Frascati (7 km) mentre l'altro ramo proseguirà in direzione di Cecchina (Albano).
Durante i lavori per la costruzione della provvisoria Stazione ferroviaria centrale, emergono imponenti resti delle mura serviane e alcune edifici del I sec., che vi si erano addossate.
"in seguito dei lavori che vi si stanno facendo per munificenza della Santità di NS s è tro vata una parte del recinto di Numa fabbricato a grandi parallelepipedi di tufo locale Grifi queste mura erano già occupate da altri avanzi antichi che si stimano quelli del tempio del Sole Sarebbe da conservarsi visibile tutto l a vanzo delle mura che s interna sotto le rimesse pontificie talché da quella parte se ne vegga la grossezza dalla parte opposta giacché le mura traversano la nuova salita si lascerebbe eguale testimonio nel muro che si costruirà di sostruzione alla piazza. (Pietro Ercole Visconti)"
Per mettere in collegamento la linea ferroviaria Roma Civitavecchia (che faceva capolinea a Porta Portese) con la Stazione Centrale (in costruzione alle terme), si avvia la realizzazione di una nuova Passerella di ferro sul Tevere.
Per consentire il passaggio nelle mura aureliane dei treni diretti alla Stazione Centrale (in costruzione alle terme), sono create delle nuove arcate di sostegno del condotto dell'Acquedotto Felice, a nord di Porta Maggiore.
Consegna al pubblico esercizio della nuova tratta ferroviaria che da Ciampino, passando per Velletri e Segni-Paliano (oggi Colleferro-Segni), raggiunge l'ex confine pontificio alla stazione di Ceprano-Falvaterra.
Inaugurazione del collegamento ferroviario diretto tra Roma e Napoli, unendo finalmente lo Stato Pontificio al Regno d'Italia. L'opera giunge a compimento con la realizzazione dell'ultimo tratto di binari mancante tra la stazione di Ceprano-Falvaterra (l'ultima in territorio papale) e quella di Tora-Presenzano (situata nel territorio italiano). Questa saldatura trasforma la linea in un'unica arteria continua, eliminando la necessità di interruzioni al confine.
Contestualmente viene aperta al pubblico la Stazione Centrale delle Ferrovie Romane. Lo scalo accoglie i viaggiatori in una sistemazione ancora provvisoria, in attesa del completamento delle strutture monumentali: la parte architettonica è limitata a un capannone per i binari, mentre come uffici e servizi sono stati adattati gli spazi delle 'botteghe di Farfa, una vecchia schiera di caseggiati fino ad allora utilizzata da artigiani e artisti.
La Stazione Centrale delle Ferrovie romane, viene raccordata con circa 12 km di ferrovia a tutte e tre le principali direttrici ferroviarie dello stato pontificio, la linea per Civitavecchia (che si attestava a Porta Portese), quella di Napoli (che si attestava fuori Porta Maggiore), e quella di Ancona-Bologna.
Con l'apertura al pubblico del tronco Foligno Ancona, si conclude il progetto della Strada Ferrata Pio Emilia.
Con una cerimonia d'inaugurazione alla presenza del papa Pio IX, iniziarono i lavori preliminari per il fabbricato viaggiatori della stazione Termini.
A causa di un uragano, crolla una parte consistente della tettoia in ferro della Stazione Centrale delle Ferrovie Romane, destinata a coprire l'area degli arrivi e delle partenze.
Entrata in esercizio della seconda Stazione Centrale delle Ferrovie romane a Termini. La linea Roma-Frascati viene collegata con la nuova stazione e la vecchia stazione di Porta Maggiore viene demolita.
Terza campagna di scavi al Monte di Giustizia, che comporta il definitivo spianamento dell'altura, per ampliare la stazione Termini, con la costruzione del grande edificio della Dogana (posto sulla piazza di Termini) e alcuni edifici minori.
Inaugurazione ufficiale della nuova Stazione centrale delle Ferrovie romane a Termini.
Giuseppe Garibaldi eletto deputato giunge a Roma. Sbarca nelle prime ore del mattino a Civitavecchia (da un piroscafo dei Rubattino, lo stesso armatore che gli ha fornito i due per la spedizione dei Mille in Sicilia), e arriva in treno a Termini.
Assegnazione del premio per il Secondo concorso per la realizzazione di un Palazzo sede dell'Esposizioni di Belle Arti:
"I progetti presentati per questo secondo concorso, in numero di 74, furono esposti nel nuovo locale della Dogana edificato recentemente dove sorgeva un tempo l'antico Mons Justitiae ora livellato, di fianco alla stazione della ferrovia. Fra i 74 progetti ve n'erano almeno 15 buoni.
A decidere del concorso fu nominato un giurì di sei artisti delle diverse provincie d'Italia ed a nominarlo concorsero il Governo, la Provincia ed il Municipio. Il Governo nominò l'Antonelli di Torino e lo Scala di Udine, ambedue architetti di grande fama; la Provincia, l'ingegnere Manni e l'architetto Fontana consiglieri provinciali; il Municipio, il pittore Mariani e l'ingegnere Montiroli. Dopo un mese di discussione, questo giurì, eletto non si sa come a numero pari, finì per dividersi in favore di tre progetti, per ognuno dei quali votavano due de' giurati.
E siccome nessuno voleva cedere, la faccenda minacciava di non terminare più, tanto che la stampa, i concorrenti ed il pubblico cominciarono a dire che era tempo di smetterla. Per terminare decentemente, il Governo, il Municipio e la Provincia, accettando il consiglio dato da parecchi giornali, nominarono ciascuno altri due giurati e così la Commissione fu composta di 12 col solito inconveniente della possibilità di avere una votazione di 6 contro 6. I dodici giurati durarono a discutere un altro mese: finalmente decisero di procedere per esclusione.
Esclusi per un motivo o per l'altro 69 progetti, ne rimasero cinque, fra quali doveva scegliersi quello da premiare. Ma ridiscutendo sui cinque si finì per concludere che alcuni de' progetti esclusi nella prima scelta, perchè si dicevano non corrispondenti al programma, erano invece quelli che risolvevano meglio degli altri il problema di un bel palazzo ad uso di esposizione di belle arti, tanto sotto il punto di vista estetico, quanto sotto l'aspetto della distribuzione de' locali.
L'infrazione delle regole imposte dal programma era solamente apparente: il programma voleva due piani, e i due piani c'erano; solamente non apparivano nella facciata principale. D'altra parte il programma voleva che l'edifizio fosse improntato di un carattere speciale, e i progetti con due piani visibili pur troppo rammentavano altri edifizi di uso comune.
Si ricominciò a discutere non più su cinque, ma su quindici progetti e finalmente il giurì deliberò di aggiudicare il premio al progetto N. 50, che fu riconosciuto essere dell'architetto Pio Piacentini di Roma. Gli altri 14 furono considerati come buoni lavori e nella esposizione distinti con un cartello che faceva sperare una menzione onorevole. Fu promessa diffatti, ma non fu mai data; ma non c'è da meravigliarsi di questa dimenticanza pensando che in quel frattempo era stato nominato ministro dell'istruzione pubblica l'onorevole Francesco De Sanctis.
Ma non era ancora finita questa odissea di giudizi. Alcuni de' concorrenti esclusi, buttando giù male il verdetto del giurì, protestarono in carta bollata dicendo che il progetto premiato non corrispondeva al programma di concorso. Il Consiglio superiore di Belle Arti, chiamato a sentenziare su questa controversia, propose al ministro l'annullamento del verdetto del giurì.
Allora i dodici giurati saltarono fuori come un giurato solo e protestarono alla loro volta contro la deliberazione del Consiglio superiore di Belle Arti. Il povero ministro, dopo avere tentennato un bel pezzo fra queste due opposte correnti, finì per decretare che il premio di 8600 lire fosse conferito all'architetto Piacentini, che per due volte se l'era veduto fuggir di mano."
Dimostrazioni popolari per il Re Umberto I e la regina Margherita, di ritorno a Roma dopo il viaggio per l'Italia e lo scampato attentato a Napoli.
Grandi folli si radinano lungo il percorso dalla Stazione Termini al Quirinale, Piazza del Popolo e Piazza Colonna, quest'ultima illuminata con luce elettrica.
"L'anfiteatro dell'esedra di Termini, di cui diamo il disegno, al passaggio del real treno, fece un effetto grandioso, imponente. Esso fu progettato dal signor Settimio Giampietri che n' ebbe molte lodi."
La Direzione Generale dei Musei e degli Scavi di Antichità proclamava le mura serviane scoperte presso la Stazione Termini necessaria la «conservazione integra del rudere preziosissimo, secondo i voti espressi dai cultori delle antichità patrie e relatori sinceri del decoro del Governo e della Nazione».
Nell'interno della stazione centrale, e presso il cancello d' ingresso sulla via di p. s. Lorenzo, è stato trovato un cinerario di marmo lungo due metri, e diviso in tre scomparti, ciascuno dei quali è lungo e largo met. 0,67 profondo met. 0,30. Era appoggiato ad una parete di buona cortina, con arco cieco di mattoni alti met. 0,55, segnati coi bolli di Nunnidio Fortunato e di Faustina augusta. Le monete raccolte nello scavo spettano a Severo Alessandro.
La Società Anglo Romana costruisce presso la stazione di Termini, una Centrale termica della potenza di 90, per sperimentale l'illuminazione elettrica della ferrovia e dei piazzali.
Maria Pia di Savoia, moglie del Re Luigi I del Portogallo, giunge in visita a Roma.
"Giungeva in Roma la domenica 10 giugno, alle 10 pom.; i giornali, per rispettare l'incognito ch'essa intendeva conservare per isfuggire le noje di un ricevimento solenne non ne aveano segnalato l'arrivo: tuttavia una gran quantità di popolo s'era radunato fuori la stazione di Termini per salutare l'augusta figlia di Vittorio Emanuele, mentre nella stazione l'aspettavano il re e la regina d'Italia col principe di Napoli e i presidenti del Senato e della Camera dei deputati, i ministri e le autorità civili e militari di Roma, il conte Visone, la casa civile e militare del Re e le dame della Regina.
Dalla stazione, dove la musica del presidio suonando l'inno portoghese, avea segnalato prima il treno reale in vista e quindi l'arrivo in famiglia della graziosa Regina, essa fu salutata e acclamata con affetto sino al Quirinale dalla folla rispettosa che facea ala al passaggio del corteo reale, di mezza gala, preceduto da un battistrada.
Al Quirinale, Maria Pia occupò l'appartamento in fondo al giardino, quello già abitato da Vittorio Emanuele e recentemente dai giovani sposi reali il Duca e la Duchessa di Genova.
La sua prima visita fu per il Panteon. Vi fu ricevuta dal Re che l'avea preceduta di pochi minuti, e che l'aspettava sotto il portico monumentale, colla presidenza dei veterani e un gruppo di vecchi combattenti del 1848 e 49, il ministro dell'istruzione pubblica ed il senatore Fiorelli direttore degli scavi.
Entrata in chiesa, si diresse alla tomba di suo padre, del gran re unificatore della patria e si lasciò cadere in ginocchio sui gradini dell'altare tutta commossa, coi figli allato. Sotto quell'immensa callotta edificata da Agrippa il silenzio era profondo: il raccoglimento era impresso sul volto di tutti.
Finita la preghiera, che durò circa un quarto d'ora, S. M. si alzò e, guidata dal ministro Baccelli, visitò con palese interesse i nuovi lavori del Panteon.
Il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo in visita a Roma. Lo accolgono alla Stazione Termini il Re Umberto I, il Principe di Napoli e il Principe Amedeo, i dignitari di corte, i ministri, il Presidente del Senato Tecchio, quello della Camera Farini e l'Ambasciatore di Germania, il Sindaco Torlomia e il Presidente del Consiglio Depretis. Dopo una tappa al palazzo del Quirinale:
"Il principe Federico Guglielmo, partito da Genova dopo la mezzanotte del 16 corrente, giunse a Roma 35 minuti dopo il mezzogiorno del 17 dicembre. Erano ad incontrarlo alla stazione il re Umberto, il principe Vittorio Emanuele ed il duca d'Aosta. V'erano altresì le presidenze delle due Camere, i ministri, i grandi ufficiali dello Stato, ed una numerosa rappresentanza della colonia tedesca, comprese parecchie signore.
Quando il principe scese dal vagone, abbracciò e baciò ripetutamente il re, poi i due principi: quindi montò con loro in una carrozza di corte, salutato dagli applausi entusiastici della popolazione affollata sul piazzale della stazione. Il Re Umberto vestiva l'uniforme di generale italiano e portava il grande cordone dell'Aquila nera. Il Principe di Napoli era in tenuta d'allievo della scuola militare ed il Principe Amedeo da generale con decorazioni. Il principe imperiale indossava l'uniforme bianca di feld-maresciallo, elmo con pennacchio bianco e nero a cascata ed il petto aveva ornato di una quantità di decorazioni, fra le quali spiccava il cordone dell'Annunziata.
L'equipaggio era di mezza gala e si componeva di sette landò, tirati da due cavalli. Uno squadrone di corazzieri apriva la marcia. Il nostro disegnatore signor Paolocci per rammentare tale importante fatto ha scelto un punto di vista nuovo e bellissimo. Esso, addossato al Quirinale, ci presenta il corteggio, che, svoltati i colossi di Fidia e Prassitele, sta per varcare la soglia del palazzo.
La Roma monumentale ci presta in questo caso uno dei suoi più interessanti panorami. Oltre il gruppo dei celebri colossi, della grandiosa fontana, alla quale sovrasta il magnifico obelisco di granito rosso trovato vicino al mausoleo di Augusto ai tempi di Pio VI, si vedono sfilare prospetticamente la facciata della villa Colonna, architettura barocca d'un effetto grandioso, la chiesa di S. Silvestro, ed in fondo, al disopra della facciata pur barocca di S. Caterina da Siena, troneggia la celebre torre delle milizie.
Al Quirinale, salito lo scalone, e traversata la grande anticamera chiamata ancora Salone degli Svizzeri, il principe incontrò la Regina sul limitare della prima sala dalla quale si accede, a sinistra, ai saloni che precedono la sala del trono, a destra, ad una galleria che conduce alla sala da ballo, a quella de' pranzi di gala, ed a tutto l'appartamento che si apre per le feste di Corte.
La Regina era circondata dalle sue dame di Corte e di palazzo, e dai principali dignitari della casa civile del Re. Il principe Federico Guglielmo che, come ognun sa, ha per la nostra Regina un affetto paterno, le strinse la mano e la baciò in fronte con effusione.
Questa è la scena intima che il nostro Paolucci ha potuto ritrarre e che riproduce con la massima esattezza l'incontro del principe con la nostra amata sovrana (pubblicato nel volume del 6 gennaio 1884).
In piazza del Quirinale la folla, sempre acclamando, volle vedere il principe Federico Guglielmo che s'affacciò, a capo scoperto, insieme al Re ed alla Regina."
Arrivo del Re alla Stazione Termini, in mezzo all'entusiamo popolare, reduce dalla visita tra i malati di colera a Napoli.
Il Conte Terenzio mamiani muore nel Villino a Via Varese 4, dove abitava negli ultimi tempi, ospite del comm . Astengo.
« La salma del Mamiani imbalsamata dai dottori Tassi e Marchiafava, rimase esposta tre giorni nella cappella ardente del villino di via Varese. Il numero delle firme e dei telegrammi di condoglianza fu stragrande.
Alle quattro pomeridiane della domenica 24 maggio erano raccolte in piazza dell'Indipendenza le rappresentanze ufficiali del Senato, della Camera, dell'esercito, delle Marche, delle associazioni popolari romane ed altre ed altre.
Alle quattro e mezza il corteo sfilò per via Castelfidardo; di là volse a sinistra e seguì via Venti-Settembre fino al crocevia al palazzo del Drago; poi prese via delle Quattro fontane fino a via Nazionale, e per via Nazionale giunse verso le sei alla stazione ferroviaria, dove la salma rimase fino al giorno seguente, alle 10 del mattino, ora in cui partì alla volta di Pesaro, prima ed ultima dimora del grande italiano.
Aprivano il corteo un plotone di vigili e uno di guardie municipali, immediatamente seguiti da un battaglione di fanteria. Poi si avanzava il carro funebre. I cordoni erano tenuti dal generale Durando presidente del Senato, e dall'onor. Biancheri presidente della Camera dei Deputati; dal generale Caravaglia, per l'esercito, dal ministro Coppino per il governo; dall'onorevole Cadorna per il Consiglio di Stato; dal prefetto Gravina, per la provincia di Roma; dall'onorevole Vaccai, per il municipio di Pesaro; dal duca Leopoldo Torlonia, per il municipio di Roma. Il Torlonia rappresentava pure i comuni di Milano e di Genova. Seguivano gran numero di ufficiali delle diverse armi, varii generali, un contrammiraglio, molti senatori e moltissimi deputati.
Sul carro mortuario si vedeva la uniforme di ministro sardo che il Mamiani indossò quando, nel gabinetto presieduto dal conte di Cavour, ebbe il portafoglio della pubblica istruzione. La base scompariva sotto le corone di fiori.
Parlarono: il senatore Fiorelli, per l'accademia de' Lincei; l'onor. Biancheri per la Camera; il ministro dell'istruzione pubblica, per il governo; Baldassarre Avanzini direttore del Fanfulla, in nome dell'associazione della stampa; l'onorevole Vaccai, per l'accettazione della salma in nome del municipio pesarese. Il duca Torlonia, come sindaco di Roma, rammentò la gloria d'avere avuto il Mamiani consigliere municipale sempre dal settanta in poi. Infine parlò a nome del senato e, possiamo dire, a nome della scienza, il professore Moleschott.
Le quattro vie percorse dal maestoso corteggio erano affollatissime. »
Trasporto della Salma del deputato Agostino Bertani, dall'Albergo Italia alla stazione Termini.
"Il trasporto della salma fu fatto in Roma, dall'albergo d'Italia dove mori l'illustre patriota, alla stazione ferroviaria con grande concorso di popolo. Il municipio di Milano volle che quel trasporto fosse fatto a sue spese incaricandone il municipio di Roma. Il corteo percorse Via delle Quattro Fontane, Via Nazionale e Piazza di Termini. Coprivano il carro fiori e corone, una delle quali bellissima mandata dal presidente del Consiglio.
Reggevano i cordoni del feretro l'on. Correnti e l'assessore municipale Vimercati per la città di Milano, il colonnello Majocchi per i Mille, l'on. Cairoli per il Comizio de' Veterani 1848-49, il duca Torlonia per la città di Roma, il banchiere Lemmi per la famiglia, il senatore Tamaio per la Massoneria, il dottor Baccelli per l'associazione Medica italiana, l'on. De Riseis per la Camera dei deputati.
Seguiva il feretro un lungo stuolo d'amici, fra i quali i ministri Coppino e Grimaldi, il generale Cosenz, molti senatori e deputati.
Alla stazione il feretro fu deposto in una sala tramutata in cappella ardente. Il Correnti fece un bellissimo discorso rammentando la parte avuta dal Bertani nelle Cinque Giornate. Parlarono anche il Cairoli ed il Crispi; il dottor Panizza a nome dell'estrema sinistra, l'avvocato Marcora a nome della democrazia milanese.
La sera dello stesso giorno, 2 maggio, la salma partì per Milano e vi giunse nelle prime ore pomeridiane del giorno 3, accompagnata dall'assessore Vimercati e da alcuni parenti del defunto. Il feretro era stato posto in un carro merci convertito in camera mortuaria."
Funerali di Marco Minghetti.
"Alla chiostra deila Madonna degli Angeli la salma fu benedetta dal parroco; quindi portata alla stazione ferroviaria, dove la sala d'aspetto della seconda classe era stata ridotta in cappella ardente. La salma ivi deposta fu custodita dal clero. La sera allo 9.20 parti per Bologna, accompagnata da vario deputazioni, in un treno di dodici vetture stato formato dall’ ingegnere Alfonso Audiuot, figlio di Rodolfo Audinot amicissimo del Minghetti, per incarico speciale avutone dalla Società delle Ferrovie Meridionali."
Funerali di Marco Minghetti:
Il Minghetti era stato fra i primi uomini politici andati a stabilirsi a Roma quando il trasporto della Capitale era avvenuto soltanto di diritto ma non ancora di fatto. S'era stabilito al primo piano dell'antico e severo palazzo Mattei, in piazza Paganica, dove è morto...
Nella piccola e severa anticamera una folla di signore, di ministri, di senatori, di deputati, quando ogni speranza fu irremissibilmente perduta, aspettava muta e commossa l'annunzio della catastrofe. In quella anticamera tutta Roma è andata a scrivere il proprio nome, quando la notizia della morte si è sparsa in un baleno per la città e le botteghe delle strade vicine si sono chiuse in segno di lutto."
"Il carro era coperto di fiori: fra le moltissime corone si notavano quelle di S. M. la Regina, dell'Associazione costituzionale delle Romagne, della Camera, dell'Associazione della stampa, delle presidenze del Consiglio de' ministri e del Senato del Regno, degli ufficiali del corpo di stato maggiore.
Sulla parte posteriore del carro erano collocate le principali decorazioni del defunto: il collare dell'Annunziata, le gran croci dell'Aquila nera e della Legione d'onore, i gran cordoni degli ordini nazionali, la croce del merito civile di Savoia, la medaglia commemorativa delle campagne.
I cordoni del feretro erano tenuti a sinistra dal cav. Dall'Olio rappresentante del Municipio di Bologna, dal senatore Brioschi presidente dei Lincei, dal senatore Cadorna presidente del Consiglio di Stato, dall'onorevole Biancheri presidente della Camera, e dal signor di Kendell ambasciatore germanico: a destra — come si scorge nel disegno, dal duca Torlonia ff. di sindaco di Roma, da S. E. Correnti, dal generale Robilant, dal generale Durando presidente del Senato, e dal duca d'Aosta.
Seguivano i parenti del defunto, i ministri, moltissimi senatori e deputati, ventidue generali, e le rappresentanze di un infinito numero di Associazioni.
Alla chiesa della Madonna degli Angeli la salma fu benedetta dal parroco; quindi portata alla stazione ferroviaria, dove la sala d'aspetto della seconda classe era stata ridotta a cappella ardente. La salma ivi deposta fu custodita dal clero.
La sera alle 9.20 partì per Bologna, accompagnata da varie deputazioni, in un treno di dodici vetture stato formato dall'ingegnere Alfonso Audinot, figlio di Rodolfo Audinot amicissimo del Minghetti, per incarico speciale avutone dalla Società delle Ferrovie Meridionali."
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
Il marchese Giorgio Guglielmi e dall'ingegnere Piazzesi promuovono il il progetto della "Società per la Nuova Roma", ipotizzando lo spostamento della stazione ferroviaria centrale fuori Porta San Giovanni, liberando l'area di Piazza Termini per destinarla a una massiccia speculazione edilizia:
Una Nuova Grandiosa Roma starebbe per sorgere. Fuori Porta San Giovanni, sui terreni già da anni comperati da quelli che adesso fanno questa proposta, si avrebbe la nuova grande stazione, ricongiunta da linee tramviarie ai punti principali della città. La società prenderebbe per sè le aree dell'attuale stazione a Piazza Termini, per adoperarle alla fabbricazione di case e palazzi. In compenso essa società costruirebbe la nuova stazione, più un palazzo del Parlamento, — Camera e Senato, — più un palazzo pel Ministero dell'interno, più un congiungimento ferroviario della stazione nuova al nuovo palazzo del Parlamento, sicchè senatori e deputati potrebbero andare a smontare dal treno quasi sulla soglia del Parlamento. Non basta. Lo Stato, oltre all'avere tutto ciò senza spendere una lira, ma solo cedendo gratis le attuali aree della stazione Termini, si troverebbe disponibili e liberi palazzo Montecitorio, palazzo Madama e palazzo Braschi. A Montecitorio si traslocherebbe il Municipio, lasciando i palazzi capitolini solo ad uso di musei; ai palazzi Madama e Braschi si darebbero altre utili destinazioni. Tutto ciò si completerebbe in cinque anni, e — senza spesa alcuna da parte dello Stato, nè del Municipio. È verosimile tutto ciò? Le aree in Piazza di Termini — divenuta ormai centrale fra l'Esquilino, Via Nazionale, il Macao e il quartiere tiburtino — possono valere più centinaia di lire il metro quadrato, è certo. Ma esse aree sono così spaziose da compensare i molti milioni che ci vorrebbero per fare tutto questo? Roma ad ogni modo, è avvezza, anche nel breve periodo di tempo dacchè è capitale del Regno, a vederne di cosiffatti miracoli.
Inaugurazione della linea Roma-Avezzano-Sulmona:
"Partimmo dunque in 200 alle sei antimeridiane del 28 luglio da Roma, Il ministro Grimaldi ed il ministro Boselli presero posto in un vagone salon, insieme all' onorevole Marchiori sotto-segretario di Stato per i lavori pubblici, rappresentante il ministro Saracco, eclissatosi per l'occasione. V'erano parecchi senatori e molti deputati; non che moltissimi giornalisti assai ben disposti a fare onore ai varii menus, che un giorno prima della partenza s'era avuto il gentile e pratico pensiero di rimettere a domicilio a ciascun invitato.... perchè facesse a tempo a prepararsi lo stomaco.
Dovevamo stare in treno per otto ore. Alla fine di luglio una tale prospettiva non è lusinghiera. Ma il viaggio non avrebbe potuto essere più allegro, almeno all'andata. Il paese attraversato dal treno inaugurale era sconosciuto alla maggior parte degli invitati e non si può immaginarsi nulla di più bello della montuosa regione situata fra le pittoresche cascate di Tivoli ed il panorama del fu lago Fucino, incominciato a prosciugare da Claudio e reso intieramente all' agricoltura dal principe Alessandro Torlonia. Le ubertose pianure Abruzzesi offro allo sguardo una innumerevole serie di paesaggi varii per forma e per colore.
Ad ognuna delle stazioni alle quali si fermava il treno, le popolazioni si precipitavano addosso alla locomotiva ed ai vagoni, esprimendo in tutti i modi possibili il più schietto entusiasmo. È veramente curiosa la gradazione con la quale, durante il viaggio, si vedevano trasformare sotto i nostri occhi i costumi delle persone venute a far festa ai rappresentanti del governo! Poco più d' un'ora dopo aver salutato, alla stazione di Roma gli amici in tuba, abbiamo trovato le ciocie, le berrette di seta, le candide camicie femminili, per andare a vedere finalmente sull'Adriatico le vezzose e pittoresche contadine dipinte dal Michetti in tutti i suoi quadri."
L'imperatore di Germania Guglielmo II arriva a Roma in visita di stato:
"Il principe Enrico di Prussia, fratello dell'Imperatore, ha raggiunto Guglielmo II al confine italiano andando con esso a Roma nel treno imperiale. È già noto che il conte Erberto di Bismarck, ministro di Stato, figlio del gran Cancelliere, accompagna egli pure l'imperatore nel suo viaggio.
Erano alla stazione a riceverlo re Umberto, col principe ereditario, il duca d'Aosta e il duca di Genova, con le loro case militari; il presidente del Consiglio, i generali Pallavicini e D'Oncieu comandanti dell'VIII corpo e della divisione di Roma, il prefetto Gravina ed il prosindaco marchese Guiccioli. Nessun altro era stato ammesso nella stazione.
Verso il piazzale esterno era stato eretto un padiglione in velluto e broccato: copriva il marciapiede un ricco tappeto di Bruxelles. Alle due estremità del padiglione s'ergevano due pennoni che sorreggevano, quello di destra lo stendardo imperiale tedesco, quello di sinistra lo stendardo italiano.
Guglielmo II ed Umberto I presero posto insieme al principe di Napoli, in una carrozza di Corte scoperta, con le livree rosse, preceduta dai battistrada. Percorsero la piazza di Termini dove è stata rinnovata l'antica fontana, e s'avviarono per Via Nazionale. La grande strada, lungo la quale s'innalzavano più di 300 pennoni, eguali a quello del quale diamo il disegno, era straordinariamente affollata. Dai balconi e dalle finestre stipate di signore cadevano sulla carrozza fiori e piccole bandiere con i ritratti dei due sovrani e i colori delle due nazioni alleate.
La carrozza dei due sovrani dovette farsi strada lentamente in mezzo alla folla fino al portone del Quirinale. Entrati nella reggia i sovrani, i principi ed il loro seguito, le acclamazioni che li avevano accompagnati fino dalla stazione continuarono, mentre Guglielmo II presentava i suoi omaggi alla regina Margherita, alla duchessa d'Aosta ed alle duchesse Elisabetta ed Isabella di Genova che lo ricevettero circondate dalle loro dame. Pochi minuti dopo l'Imperatore col Re, la Regina, i principi e le principesse si affacciavano al terrazzo ch'è sulla porta del Quirinale; poi vi comparivano soli i due sovrani più d'una volta.
La bandiera germanica sventolava sul Quirinale insieme a quella italiana.
Guglielmo II ha ricevuto subito dopo il suo arrivo i ministri, i sottosegretari di Stato, i presidenti dei due rami del Parlamento, i generali che si trovano in Roma, e la Giunta Municipale alla quale si erano aggiunti dieci consiglieri scelti dal Sindaco. Il comune di Roma ha voluto in questa occasione mostrarsi splendido. La sua rappresentanza è andata alla reggia in gran pompa, con vetture di gala e livree ricche e nuove, preceduta dal corpo delle guardie municipali a cavallo recentemente formato, e con numeroso seguito di trombettieri e donzelli che portavano il gonfalone del Comune ed i 16 stendardi dei rioni di Roma.
Si prepara in onore di Guglielmo II una grande dimostrazione popolare. Roma è piena di forestieri e d'italiani di tutte le provincie. A molti non è stato possibile trovare alloggio e la stazione è tutt'altro che bella e clemente.
Nella gita da farsi ne' dintorni di Roma compresa nel programma della visita imperiale, Guglielmo II visiterà probabilmente Tivoli e la Villa Adriana."
"Abbiamo già detto nel numero passato che Guglielmo II, accompagnato dal principe Enrico di Prussia, dal conte Erberto di Bismarck e da altri personaggi della sua Corte, giunse a Roma alle 4, 10 pomeridiane del giorno 11 corrente. Fino dalla mattina v'era grande movimento per le strade della città, rallegrate da uno splendido sole autunnale. Facevano ala, per lo stradale dalla stazione al Quirinale, le truppe della guarnigione e gran parte di quelle riunite a Roma per la rivista, sotto gli ordini del tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante la divisione di Roma. La legione allievi carabinieri formava un gran quadrato sul piazzale esterno della stazione, tenendo lontana la folla dagli ingressi.
Un colpo di cannone annunziò l'arrivo del treno imperiale; la gran campana del Campidoglio rispose a quel colpo rintoccando a festa. Sul marciapiede della stazione era schierata una compagnia del 5° fanteria con musica e bandiera. Il treno imperiale, con due locomotive inghirlandate ed imbandierate, con i colori italiani e tedeschi entrò lentamente sotto la tettoia: la musica intuonò l'inno prussiano Heil dir im Sieger-kranz (salve, o cinto dal lauro della vittoria).
Guglielmo II era in piedi sulla piattaforma. Scese primo andando diretto incontro a re Umberto, che si era avvicinato al vagone; lo abbracciò e lo baciò quattro volte, sulle bocca e sulle guancie. L'Imperatore aveva l'aspetto sorridente: vestiva l'uniforme rossa di colonnello del reggimento d'ussari della guardia ch'egli ha comandato per qualche tempo. Dopo aver baciato re Umberto, l'Imperatore si rivolse al principe Vittorio Emanuele; lo baciò due volte, poi dette una stretta di mano al duca d'Aosta e al duca di Genova. Re Umberto gli presentò prima l'onorevole Crispi cui Guglielmo strinse la mano, poi gli altri personaggi della sua casa.
I saluti e le presentazioni durarono una diecina di minuti, dopo i quali Re ed Imperatore si avviarono verso l'uscita. Al loro comparire sotto il baldacchino eretto fuori della stazione, la folla immensa li accolse con una lunga ed entusiastica acclamazione. I due sovrani presero posto in una carrozza a due cavalli ed il corteggio si mosse verso il Quirinale.
Nella prima carrozza vi erano due aiutanti di campo e due maestri di cerimonie del Re.
Nella seconda l'Imperatore Guglielmo e il re Umberto: la precedevano e la seguivano i corazzieri. Il generale D'Oncieu cavalcava a destra, il capitano Werner comandante dei corazzieri a sinistra.
Nella terza carrozza erano il principe Enrico di Prussia e il principe di Napoli. Nella quarta il duca d'Aosta e il duca di Genova. Tanto il Re come gli altri principi di casa Savoia portavano al collo le insegne dell'Ordine dell'Aquila Nera.
Nella quinta carrozza v'erano il conte Erberto Bismarck, l'onorevole Crispi, il conte di Solms ambasciatore tedesco ed il von Liebenau gran maresciallo di corte dell'Imperatore. Nella sesta il generale Wittich, il generale von Hahnke, il conte Visone ed il generale Pasi. Nelle seguenti le altre persone del seguito dell'Imperatore e della casa militare del Re d'Italia. Un drappello di corazzieri chiudeva il corteggio.
Quando questo ebbe traversata la piazza di Termini e fu giunto all'esedra che serve d'ingresso a via Nazionale, s'offerse allo sguardo dell'imperatore tedesco uno spettacolo veramente meraviglioso. Lungo la via Nazionale più di centomila persone si affollavano sui marciapiedi dietro le truppe, alle finestre, sui tetti, sulle gradinate, sulle inferriate. Il palazzo dell'Esposizione, che ha una spaziosa gradinata davanti, era stato preso d'assalto fino da mezzogiorno. Le finestre disponibili s'erano vendute a prezzi favolosi; il gran palco fatto costruire dalla Banca Nazionale sul terreno di sua proprietà non avrebbe potuto contenere una persona di più.
Dalle finestre, imbandierate ed ornate di parati di fiori e di verzura, si gettavano fiori e piccole banderuole con i ritratti dei due Sovrani. Parecchie bande musicali distribuite lungo la strada suonavano l'inno tedesco. Guglielmo II, la cui fisionomia, non severa ma impassibile, tradisce difficilmente lo stato dell'animo, salutava con rigida compostezza alzando il braccio destro ed avvicinandosi al kolback l'indice ed il medio: ma nel suo occhio chiaro ed espressivo si leggeva facilmente che quella accoglienza eragli graditissima. Le grida, le acclamazioni entusiastiche accompagnarono la carrozza dei due Sovrani fino al Quirinale. La folla tentò più volte di rompere i cordoni della truppa, appena passato il corteggio: poi si precipitò per tutte le vie laterali verso la piazza del Quirinale, dove gli applausi ripetuti, insistenti continuarono per più d'un quarto d'ora, fino a quando cioè non si videro due staffieri di corte venuti a mettere un arazzo sul parapetto del balcone.
Entrato nella reggia italiana, Guglielmo II fu ricevuto a' piedi del grande scalone dal conte Cesare Gianotti primo maestro di cerimonie di S. M. e ff. di prefetto di palazzo che, precedendolo, lo accompagnò fino al salone detto degli Svizzeri, dove attendeva l'Imperatore S. M. la Regina con le principesse Letizia, Elisabetta e Isabella, e la marchesa ed il marchese di Villamarina.
Guglielmo salì lo scalone tenendosi alla destra del Re ed appena giunto davanti alla Regina prese la mano che essa gli stendeva e gliela baciò. Quindi baciò la mano alle principesse mentre il principe Enrico s'inchinava davanti alla Regina e le baciava egli pure la mano.
La Regina al braccio dell'Imperatore, la principessa Letizia a braccio del Re, la duchessa di Genova madre a braccio del principe Enrico, e la principessa Isabella a braccio del Principe ereditario, passarono nella sala azzurra dove furono presentate all'Imperatore la duchessa Sforza Cesarini, la contessa Marcello e la principessa Pallavicini dame di corte, la duchessa Massimo di Rignano, la contessa di Santaflora e la marchesa Calabrini dame di palazzo.
Dalla sala azzurra i Sovrani e le principesse passarono nella sala da ballo dove erano riuniti i cavalieri dell'Annunziata, i grandi dignitari dello Stato e della Corte, i presidenti del Senato e della Camera con gli uffizi delle due presidenze, il comandante del IX corpo d'esercito e quello della divisione di Roma, il prefetto, ed il prosindaco con la giunta municipale.
Le presentazioni furono brevissime perchè giungeva fino alla sala da ballo il fragore degli applausi, annunziando che la popolazione desiderava di salutare nuovamente l'Imperatore. Questi strinse la mano al generale Della Rocca, agli onorevoli Biancheri e Farini, al generale Pallavicini, ed espresse in poche ma cordiali parole al marchese Alessandro Guiccioli ff. di Sindaco il piacere di essere stato accolto tanto festosamente nella capitale d'Italia.
Gli applausi intanto continuavano. Finalmente comparvero sul balcone l'Imperatore col Re, la Regina, la principessa Letizia, le due duchesse di Genova, il principe Enrico, il principe di Napoli, il duca d'Aosta e il duca di Genova. L'Imperatore rispondeva alle acclamazioni agitando il kolback che aveva in mano e sorridendo di soddisfazione. Girò più volte intorno lo sguardo non potendo trattenersi dall'ammirare lo stupendo panorama di Roma ed il non meno stupendo spettacolo della folla che a perdita d'occhio riempiva non soltanto la piazza ma tutte le strade che vi fanno capo. Prima di ritirarsi Guglielmo II fece un nuovo saluto allargando le braccia come se volesse comprendere in un solo abbraccio quel popolo che ricordava d'aver veduto dieci anni sono, su quello stesso balcone, il Kronprinz Federico sollevare nelle braccia il principe di Napoli allora fanciullo...
Diremo qui che i principali personaggi del seguito dell'Imperatore sono il conte Erberto Bismarck (segretario di Stato per gli esteri), il gran maresciallo di corte Von Liebenau, il generale Hahnke capo del gabinetto militare di S. M. germanica, ed il consigliere Lucanus, ex sottosegretario di Stato al ministero de' culti, ora capo del gabinetto civile di S. M. Il signor di Liebenau si trova da 15 anni al fianco del suo giovine sovrano: il generale Hahnke ed il consigliere Lucanus, benchè occupino da pochi mesi i loro elevatissimi uffici, godono tutta la fiducia dell'Imperatore."
Arrivo dei duchi d'Aosta a Roma dopo il matrimonio: "Gli sposi arrivarono la mattina di sabbato 6 luglio alle ore 9 e mezza. Erano ad attenderli alla stazione il Principe di Napoli, il Conte di Torino, il generale Ponzio Vaglia, i sottosegretari di Stato, il prefetto, il presidente della deputazione provinciale, il sindaco ed altre autorità dvili e militari.
Appena il treno si fermò discese il Duca d'Asta che aiutò a discendere la Duchessa. Gli sposi strinsero la mano al Principe di Napoli, al Conte di Torino e quindi entrarono nel salone reale. Intanto una compagnia degli allievi carabinieri con bandiera e musica rendeva gli onori militari, li pubblico nell'interno della stazione e fuori applaudiva agitando i fazzoletti. La Duchessa ringraziò e si trattenne affabilmente a parlare con le autorità.
Alle ore 9.45 i Principi uscirono dalla stazione, accolti da entusiastici applausi dalla folla ed al suono della marcia reale. Davanti alla stazione era schierata l'ufficialità del presidio, le associazioni e folla immensa che acclamava gli sposi, mentre le truppe, che facevano ala, presentavano le armi I Duchi d'Aosta ed i Principi presero posto nelle berline di gala, quindi i1 corteo si mosse verso il Quirinale.
Procede un battistrada di Corte; segue la berlina con un aiu-tante di campo del Duca d'Aosta e un gentiluomo di servizio della Duchessa d'Aosta. Viene poi un drappello di corazzieri e la berlina con gli sposi. Il generale Orcro ed il capitano dei corazzieri cavalcavanu ai lati. S'avanzano poi le berline col Principe di Napoli e il Conte di Torino e al loro seguito un drappello di corazzieri.
Il corteo sfila al passo. All'ingresso di via Nazionale e lungo la via, dalle finestre si agitano i fazzoletti. Dopo il palazzo dell'Esposizione la folla si staccò dai marciapiedi e circondò la berlina con grandi evviva ed applausi. Da questo momento la dimostrazione assunse un aspetto popolare, entusiastico. Fu un continuo urrà fino al Quifinale.
La piazza del Quirinalo, era gremita di folla plaudente. I Duchi d'Aosta salirono il grande scalone ai cui piedi furono ricevuti dal conte Giannotti. I Sovrani ed i loro seguiti vennero ad incontrare i Duchi d'Aosta nel salone di entrata. L'incontro fu affettuosissimo. Il Re la Regina abbracciarono e baciarono il Duca e la Duchessa che era visibilmente commossa. I Sovrani ed i principi si recarono quindi ella vicina galleria dove segui la presentazione alla Duchessa d'Aosta del cavalieri dell'Annunziata, dei preaidenti del Senato e della Camera e dei ministri.
Dopo un quarto d'ora la duchessa usci al balcone avendo a destra il Duca, e a sinistra la Regina e il Principe di Napoli. Le associazioni colle bandiere schierate sotto il balcone, e la folla fecero una dimostrazione enrusiastica e prolungata. La Duchessa saluta chinando leggermente la testa, La Regina pure salutò la popolazione agitando il fazzoletto; la folla rispose col grido di 'Viva la Regina'. La Principessa Elena si mostrò assai lieta e commossa della entusiastica accoglienza. E volle subito render partecipe della gioia le propria madre, Contessa di Parigi, narrandole in lungo telegramma l'accoglienza ricevuta."
Il re di Serbia Alessandro I giunge con treno speciale a Roma, nella cui stazione di Termini era schierata una compagnia del 1° fanteria: "sul piazzale esterno, presso alla porta d’ingresso, stavano numerosi ufficiali ad attenderlo. S. M. il Re, accompagnato dal generale Ponzio-Vaglia, da numeroso seguito e dai ministri, gli andò affabilmente incontro, mentre la banda suonava l'inno serbo e gli applausi risuonavano, saluto all'ospite regale. 1 due Sovrani si abbracciarono e baciarono; quindi passarono in rivista la compagnia d’onore, soggetto d'uno dei nostri disegni. Re Alessandro era in alta tenuta di generale serbo: divisa rossa con spalline d'oro e stivaloni; berretto di pelo bianco. È bruno, d'aspetto deciso, simpatico; ha baffi nacenti. Essendo: molto miope, porta gli occhiali. Parla speditamente l'italiano, e in italiano s'intrattenne coi ministri. Finite le presentazioni, i Reali preceduti dai corazzieri in alta tenuta, si recarono al Quirinale; molte case erano imbandierate, molta folla lungo le vie."
Ricciotti Garibaldi a Roma. "A sera, più di tremila persone erano riunite sotto la tettoia e sul piazzale della stazione di Termini: molte associazioni vi si erano recate con bandiere, Ricciotti fu accolto da fragorosi evviva: Viva Ricciotti! Viva gli eroi della Grecia!...
A stento egli potè uscire nel piazzale, tanta era la ressa degli acclamanti. In piazza i garibaldini tentarono di difendere Ricciotti, facendo un quadrato, ma non vi riuscirono. Finalmente egli riesce a raggiungere il suo Jandeau, e vi sale. “Stacchiamo i cavalli!”, si grida da ogni parte. Ricciotti si oppone, ma non gli si dà ascolto.
I cavalli furono allora circondati, finchè la folla riuscì a toglierli, e la carrozza, tirata e circondata dal popolo acclamante, percorse, senza incidenti, la via di Termini, il piazzale omonimo e imboccò la via Torino. La banda precedeva lo strano corteggio; la folla gridava, e Ricciotti, col figlio, salutavano togliendosi il cappello ed agitando le braccia."
Grande dimostrazione dei Romani ai bersaglieri in partenza per la guerra in Cina: "Alle 6 e mezzo, nel cortile della Caserma di San Francesco a Ripa un caporal-tromba dei bersaglieri suona assemblea. Immediatamente il cortile si riempie di soldati partenti. Si mettono su due righe. Ciascun tenente ha fatto l’appello del proprio plotone. Nessuno manca. Terminato l'appello, vi è un affettuoso scambio di saluti, di abbracci, di baci, fra ufficiali e soldati.
Alle 7 precise, a passo di corsa, escono dalla caserma. Precede la fanfara; seguono tutti gli ufficiali del 5° con a capo il tenente colonnello Ferrucci: vengono poi i quattro plotoni di partenti. Non appena i berretti rossi si mostrano sulla porta della caserma un applauso fragoroso parte dalla numerosa folla (tutta di trasfeverini) che staziona da oltre mezz'ora sulla piazza. I plotoni che hanno tentato di uscire a passo di corsa, fatti appena cinquanta metri, sono costretti mettersi a passo e non è più possibile mutare, tanta e tale è la folla acclamante.
Traversato il ponte Garibaldi, fin dalla Via Arenula si comincia a veder meglio la grandissima parte che la popolazione romana prende alla partenza. Una ventina di signorine allacciate in cinque finestre al terzo piano del palazzo Del Vecchio lanciano centinaia di mazzolini di fiori ai partenti. Sulla piazza Sant'Elena (in prossimità del teatro Argentina) si sono intanto raccolte la fanfara degli ex-militari, le Società di Tiro a Segno, associazione universitaria, fratellanza italiana, fratellanza militare, exbersaglieri, ex-carabinieri, ecc., tutte con bandiere.
Le fanfare intuonano allegre marcie; quindi insieme colle Società si mettono in testa al corteo che ormai si compone di oltre 50.000 persone. Ma la folla, la maggior folla la troviamo dal largo del Corso Vittorio Emanuele a Via del Plebiscito, e Via Nazionale. Tutta Roma vi è accorsa; dal principe romano al falegname, dalla dama alla stiratrice, dal senatore all'usciere della Camera, dal monsignore al sagrestano. E tutti applaudono.
Parecchi balconi di Via Nazionale sono ornati di bandiere, Affacciato al suo balcone, in Via Nazionale, di fronte al palazzo Aldobrandini, il presidente del Consiglio on. Saracco è commosso. I tramtways, impediti nella loro circolazione, servono di balcone a moltissimi che sì sono arrampicati fin sul cielo di essi.
Le adjacenze della ferrovia rigurgitano di altra folla, che ha acclamato i soldati di artiglieria giunti nella notte a Roma e che già hanno preso posto nello stesso treno che deve accompagnare i nostri bersaglieri.
Nelle sale di aspetto della ferrovia si sono intanto raccolti: il sottosegretario di stato alla guerra generale Zanelli, il sindaco principe Colonna con tutti gli assessori non esclusi quelli clericali; parecchi generali, il maggiore Agliardi, e una larga rappresentanza del ministero della marina.
Non era certo desiderio delle autorità politiche, militari e ferroviare, di far entrare la folla sotto la stazione. Ma contro la volontà della folla non si reagisce; i cordoni sono spezzati, i cancelli aperti, e dai diversi ingressi vere fiumane di popolo entrano sotto la grande tettoia gridando: Evviva l’esercito! Quando i bersaglieri, con la fanfara alla testa entrano sotto la stazione, l'entusiasmo è un delirio, Preso posto alla meglio nei vagoni loro destinati, continuano le scene affettuosissime, fra soldati e popolo.
Alle 8,40 i fischi delle due locomotive annunciano la partenza; allora vi è un secondo di profondo silenzio. Ma quando la prima vampata di vapore si sprigiona dagli stantuffi delle macchine e produce il primo mezzo giro delle ruote delle vetture, un grido solo sì innalza da migliaia di petti: Viva l’esercito, Viva Savoja, Viva l'Italia!"
La SRTO attiva una nuova linea a trazione elettrica, dalla stazione di Trastevere alla stazione Termini (in trazione elettrica mista, con filo aereo e accumulatori in via Nazionale, attraverso piazza Venezia, via del Plebiscito, corso Vittorio Emanuele, via di Torre Argentina, via Arenula, ponte Garibaldi, piazza d'Italia e il viale del Re).
La Regina Margherita, torna a Roma dopo il lutto per il marito il re Umberto I. Accolta dai nuovi sovrani alla stazione Termini, risiederà nella villa Piombino:
"Alle 10, cominciò a piovere. Pur vi era folla. Davanti alla tettoja. della stazione, uno squadrone di corazzieri era pronto per fare scorta alla Regina Madre nel suo tragitto verso la città. Suona la marcia reale, Il Re in piccola tenuta da generale colla regina lena in lutto, col seguito,stanno ad attendere. Entra in stazione il treno reale, Margherita, vestita a lutto con un lungo velo nero, scende dal vagone; il Re le bacia la mano, ed ella lo abbraccia; e abbraccia la regina Elena.
Il quartiere Ludovisi, orgoglioso di ospitare d'ora in avanti la Regina madre, ha, quasi a conforto pel'di lei dolore, imbandierati i negozi e le case, Da alcune finestre si gettan fiori. Le associazioni, arrivando di corsa, rompono il cordone dei bersaglieri e con tutto il popolo invadono il piazzale prospiciente alla villa Piombino.
Intanto arrivano i! Re e la Regina, i quali attendono la madre addolorata. Margherita, prima di scendere di carrozza, mestamente sorride allo slancio popolare. Ai piedi dello scalone della villa, i Sovrani sono anche circondati da una rappresentanza femminile del rione. In essa figurano tutti gli ordini sociali. Alla regina Margherita viene dalle signore offerto un mazzo di viole mammole. Davanti al palazzo le associazioni sventolano le loro bandiere, e la folla che occupa tutto il viale acclama a gran voce ai Sovrani. Dopo qualche momento si apre la finestra del balcone e ne esce il Re a capo scoperto, tenendo alla sua destra la madre ed alla sinistra la sposa. Da ogni petto erompe il grido di “ Viva Savoja , , un plauso al nuovo Re, un plauso all’augustà dolente, che torna alla capitale d’Italia.
Ad un tratto, Margherita alza il denso velo vedovile. Così appare il suo mesto viso, pallidissimo, incorniciato dai biondi capelli, e che porta vivamente impresse le tracce del dolore. È un momento di commezione vivissima. Non solo le donne piangono, ma anche molti uomini non possono trattenere le lagrime.
La regina Margherita ringrazia con un sorriso e, dopo qualche minuto, si ritira. Cedendo il passo alle auguste signore, il Re rimane per un istante solo sul balcone. Scoppia un nuovo ed entusiastico grido di * Viva il Re, viva Savoja,.
In questo momento le nubi si diradano e splende il sole. La folla applaude ancora ai Sovrani,"
Con l'unificazione della rete ferroviaria nazionale, la stazione Termini passa sotto la diretta gestione delle neo-costituite Ferrovie dello Stato. La facciata viene modificata con nuovi coronamenti rettangolari con timpano ad arco ribassato e pensiline a protezione degli ingressi. Al centro viene collocato un grande orologio.
Nascono le Ferrovie dello Stato. Con l'entrata in vigore della legge 137 del 22 aprile 1905 sul riordino delle ferrovie detta "legge Fortis", lo Stato assume la gestione diretta delle reti gestite in precedenza dalle compagnie private.
Visita a Roma del re di Girecia, Giorgio I: "Arrivò venerdì alle 14,80 con treno speciale da Pontebba, incontrato nella stazione di Piazza Termini dal re Vittorio, dai grandi dignitari dello Stato, mentre la musica del 48° fanteria suonava l’inno greco, ed una compagnia dello stesso reggimento presentava le armi. All'esedra di Termini il sovrano greco ebbe gli omaggi del sindaco di Roma, sen. Cruciani-Aliprandi. Al Quirinale l’ospite ellenico fu incontrato dalla regina Elena nella sala delle guardie. Il popolo acclamò insistentemente re Giorgio che, insieme ai sovrani d'Italia, si affacciò due volte a ringraziare dalla gran loggia del Quirinale".
A piazza Termini, ampliandosi i locali della stazione, facendosi un cavo traversalmente alla strada, la quale fiancheggia il lato delle partenze, si sono incontrati alcuni avanzi di antiche costruzioni in opera laterizia e reticolata, le quali hanno subito dei rifacimenti in varie epoche.
I muri hanno la disposizione da est ad ovest. In un angolo verso est, a m. 1,60 di profondità dal piano stradale, rimaneva un piccolo tratto di pavimento a mosaico, formato con tesselle bianche e nere, a disegno geometrico.
Dante Vaglieri.
In Piazza dei Cinquecento, nei cavi per la costruzione del nuovo padiglione per le partenze, nella Stazione Ferroviaria si sono scoperti varî muri laterizi a poca profondità sotto il piano stradale moderno.
I muri erano intonacati a calce fina e su questa rimaneva qualche avanzo di pittura ad affresco, con riquadri a fasce che ricorrevano su tutta la parete.
In un cavo è stato scoperto, per una larghezza di 3 mq. e alla profondità di un metro, un tratto di pavimentazione a poligoni di selce, che doveva far parte di una strada antica, della quale però non si può determinare ia direzione.
Dante Vaglieri.
Alla stazione ferroviaria, dal lato partenze, nel cavo 18, verso nord-est, a m. 0,40 sotto il livello stradale è tornato in luce un tratto di muro a cortina (m. 2,60 X 1,20).
Dante Vaglieri.
Presso la stazione ferroviaria dal lato delle partenze, nel troncare due binarî
davanti al capannone segnato col n° 2 sono venuti in luce dei blocchi di travertino
aggrappati, formanti una platea per una lunghezza di 19 m. ed una larghezza di
m. 1,90.
Dante Vaglieri.
Ampliamento della Stazione Termini in occasione della prossima Esposizione Internazionale del 1911. Viene realizzato un nuovo edificio per la biglietteria e le partenze, posto sulla sinistra della facciata della stazione, aumentatando il numero dei binari per i treni dei viaggiatori a venti, quelli di sinistra riservati alle partenze, quelli di destra (tra cui i sei che entravano nel fabbricato di Bianchi), per gli arrivi.
Con un convoglio proveniente da Amburgo, giungono un migliaio di animali esotici destinati al nuovo Giardino Zoologico: L'Illustrazione Italiana:
"Dopo otto giorni di viaggio sono arrivate dalla Germania, e più precisamente da Amburgo a Roma, le belve destinate popolare la parte estrema della storica e bellissima Villa Borghese. Esse saranno poste libere nei loro recinti secondo l'ottimo metodo provato dal sig. Carlo Hagenbeck, che è il loro grande amico, allevatore e mercante, e che ha per circa due anni, lavorato ad allestire la loro dimora."
Le nuove arcate di sostegno dell'Acquedotto Felice, realizzate a Nord di Porta maggiore, sono demolite e sostituite da un sifone posto sotto i binari ferroviari.
Solenne arrivo a Roma del Kronprinz di Germania Guglielmo, con la sua consorte, principessa Cecilia.
Per l'occasione, viene scoperto il bozzetto provvisoro in malta (raffigurante tre tritoni, un delfino e un polipo), realizzato da Mario Rutelli per la fontana di paizza Esedra.
Il gruppo riceve commenti sarcastici, e il popolo ribattezzato l'opera "il fritto misto di Termini".
Un imponente corteo accompagna alla stazione Termini, i soldati in partenza per Tripoli.
A sera, Gabriele D'Annunzio arriva a Roma. Centomila romani, alla stazione di Termini, lo acclamano in piazza, dopo il quinquennio di esilio francese.
Ampliamento della Stazione Termini. Si aggiungono sei binari delle Ferrovie Laziali, su Via Principe di Piemonte con la costruzione di un piccolo fabbricato addossato al padiglione quadrangolare dell'edificio di Bianchi.
Aperto all'esercizio del tronco Roma Genazzano della Ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone. Il servizio (Lungo un percorso di 47,3 km (con capolinea a Termini lato via Cavour usecendo a Via Casilina dalle Mura presso Porta Maggiore) parte con due classi (prima e terza) ed inizia con quattro coppie giornaliere di treni.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
Con un solenne corteo lungo via Nazionale, la salma del Milite Ignoto viene trasportata dalla Stazione Termini a Santa Maria degli Angeli, dove si svolge un solenne ufficio funebre e poi all'Altare della Patria, dove viene timulata alla presenza di re Vittorio Emanuele III.
Giungono a Roma, per firmare derimere la questione di Fiume, il presidente del consiglio Pasic e ministro degli esteri Nincic del governo Serbo Croato Sloveno. Vengono accolti alla stazione Termini dal capo del governo italiano, l'on. Mussolini.
Per ragioni urbanistiche, il monumento ai caduti di Dogali, viene spostato dalla fronte della stazione Termini a i giardini di Viale Einaudi.
Funerali di Stato della Regina Margherita.
Il convoglio partito da Bordighera alle 11,30 del 10 gennaio, nel tragitto fino a Roma, effettua 92 soste per permettere l'omaggio delle popolazioni.
Alle ore 9, il convoglio giunge a Termini da dove iniziarono i solenni funerali con arrivo e la sepoltura della Regina al Pantheon.
Umberto Nobile accolto in trionfo a Roma dopo la trasvolata polare:
"Veramente solenne è stato il ricevimento alla stazione da parte del Ministero dell’Aeronauti e del Governatore di Roma e coll'intervento delle maggiori autorità della capitale.
L'imponente corteo, a capo del quale è l'automobile col generale Nobile e alcune autorità, si snoda attraverso le vie della città affollate da un pubblico plaudente, ac mante, commosso. Una pioggia di fiori cade dall'alto; lo spettacolo è meraviglioso, surge alla grandezza dell’apoteosi.
Si compone il corteo, che tra gli evviva del popolo plaudente e commosso, per; via Nazionale, Piazza Venezia — dove sosta brevemente per un tacito e devoto saluto al Milite ignoto e dopo aver attraversato Corso Umberto, giunge a palazzo Chigi.
Piazza Colonna è gremitissima. L'incontro fra l'on. Mussoli e il generale Nobile, alla presenza di tutti i sottosegretari di Stato, è veramente commovente. Quando il Duce, insieme col Nobile e i suoi cinque compagni, appare al balcone d'angolo di Palazzo Chigi, un immenso clamore si leva dalla folla.
L'on. Mussolini, con un forte discorso, saluta i vincitori del mistero e del rischio, rievocando le ore di trepidazione quando la lio, pregio ed orgoglio d'Italia, per due giorni tacque. «Roma fu triste è parve che un velo di malinconia avvolgesse gli uomini e le cose: ma quando Roma seppe che avevate attitito la mèta fu uno di gioia. Dio vi aveva assistito»
L'on. Mussolini, appare commosso e, dopo avere stretto calorosamente la mano all’ Eroe del Polo, lo abbraccia e lo bacia tra un irrefrenabile impeto di applausi."
Ristrutturazione della stazione Termini. Nuova colorazione e sui prospetti compaiono i fasci littori.
Si celebra il matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria Josè del Belgio, nella cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. Viene allestito un arco di trionfo posticcio a piazza Esedra (oggi a Via Luigi Enaudi) e alcune decorazioni a colonne presso i binari 18 19 della Stazione Termini. Oraganizzato un Corteo dei costumi nazionali, che da via XX Settembre giunge fino a Piazza del Quirinale.
Il Mahatma Gandhi arriva a Roma in visita per due giorni, prima di ripartire da Brindisi per l'India dopo aver partecipato alla Conferenza di Londra sull'India. Arriva alle 8,30 alla stazione Termini. Viene ospitato dal generale Maurizio Mario Moris (su interesse, di un suo conoscente in India, dell'intellettuale Romain Roland) nella sua villa a Monte Mario. Nel primo pomeriggio, visita la scuola Montessori e i Musei Vaticani. A seguire incontra Mussolini a Palazzo Vidoni, dove viene accolto anche dal segretario del Partito nazionale fascista Starace e dal segretario amministrativo Marinelli.
La legione dei fasci italiani all'estero, di ritorno dall'Africa Orientale, sfila dalla Stazione su Via Nazionale, acclamata dalla folla, e vengono passati in rivista dal Duce Mussolini davanti al Palazzo Venezia.
Durante i lavori di ampliamento della stazione Termini, riemergono quattro segmenti di muratura in blocchi di cappellaccio, del muro di contenimento interno del terrapieno dell'ager. I filari presentano una fronte inclinata sul lato esterno e blocchi sporgenti su quello interno, funzionali al collegamento con il terrapieno retrostante).
Visita di Goering a Roma. Accompagnato dalla moglie, viene accolto alla stazione Termini dal Duce Mussolini, Ciano, Starace e l'ambasciatore tedesco Von Mackensen. Omaggio al Vittoriano. Esercitazioni ginnico militari organizzato dall'ONB allo Stadio dei Marmi.
Il Duce Mussolini nella zona dei cantieri per l'ammodernamento della stazione Termini. A copli di piccone, inizia la demolizione dell'antica Stazione centrale. Di seguito visita i lavori per la costruzione della stazione Prenestina e l'ampliamenti della Tuscolana su via del Mandrione.
Il Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri di Jugoslavia Milan Stojadinovic, giunge in visita a Roma. Viene accolto alla Stazione Termini dal Duce Mussolini. Nei giorni seguenti, visita la Mostra Augustea della Romanità e la Mostra del Tessile Nazionale; Partecipa con il Duce ad un Saggio ginnico sportivo militare della Gioventù del Littorio allo STadio dei Marmi al Foro Mussolini; Accompagnato dal Ministro Ciano, giunto al Centro Sperimentale Areonautico di Guidonia.
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
Traslazione delle salme dei Reali di Napoli a Roma. Le spoglie di Francesco II, Maria Sofia e la figlioletta Cristina Pia Maria, giungono alla stazione Termini e vengono portate nella chiesa di Santo Spirito dei Napoletani, benedetti da S. A. R. mons. Giorgio di Baviera, canonico di San Pietro:
"Le spoglie regali, sino ad ora separate tra Arco, Trento e Monaco, sono giunte a Roma il 9 dicembre e sono state accolte a Santo Spirito dei Napoletani e deposte nella cripte, dove già sono le tombe di alcuni fedelissimi che avevano seguito il loro Re nell'esilio romeno e che a Roma eran morti tra il 1860 e il 1870.
I feretri, coperti da una ricca coltre, sono stati provvisoriamente deposti, in attesa che due marmorei sepolcri siano apprestati, presso la loro piccola, cui sono state ricongiunte per l'augusto interessamento del principe di Piemonte."
Il primo ministro di Gran Bretagna Sir Arthur Newille Chamberlain ed il segretario di Stato Lord Edward Halifax, giungono in visita diplomatica a Roma. La delegazione viene accolta alla Stazione Termini dal Duce Mussolini. Il giorno seguente, accompaganti dal conte Galeazzo Ciano, rendono omaggio al Milite Ignoto e sono ricevuti a Palazzo Venezia. Nel pomeriggio partecipano ad un saggio ginnico militare allo Stadio dei Marmi al Foro Mussolini e ad serata di Gala al Teatro dell'Opera.
Approvazione del progetto definitivo di Mazzoni per la nuova stazione termini. Un avancorpo monumentale con un porticato imponente e un atrio di 12mila mq. completamente vuoto.
Avviata la demolizione dei padiglioni del fabbricato arrivi della Vecchia Stazione Termini.
Ripresa dei lavori per realizzare la stazione sotterranea della metropolitana di Termini. Si effettua un grande sterro a Piazza dei Cinquecento, demolendo i due monconi meridionali della vecchia stazione. Resta ancora in piedi solo la vecchia facciata con i suoi padiglioni colonnati.
Si conclude la demolizione della vecchia Stazione Termini, con lo smantellamento dei due edifici di testata.
Inaugurazione della nuova Stazione Termini.
Progetto
Opere d'arte e decorazioni
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche1931
Marcello Piacentini
Piano dei Servizi Ferroviari
Piano Regolatore del 1931
1926
Marcello Piacentini
Mappe del Foro Littorio progettato da Piacentini
1926
Marcello Piacentini
Viste del Foro Littorio progettato da Piacentini
1915
Aldo Molinari
Arrivo a Roma di Gabriele D'Annunzio
L'Illustrazione Italiana 1915
1909
Dante Paolocci
Arrivo alla stazione dei profughi e feriti del terremoto di Messina
L'Illustrazione Italiana 1909
1900
Dante Paolocci
Dimostrazione ai reparti militari in partenza per la Cina
L'Illustrazione Italiana 1900
1897
Dante Paolocci
L'Arrivo a Roma di Ricciotti Garibaldi
L'Illustrazione Italiana 1897
1896
Dante Paolocci
Arrivo alla Stazione del Re Alessandro I di Serbia
L'Illustrazione Italiana 1896
1895
Dante Paolocci
Commemorazione di Dogali
L'Illustrazione Italiana 1895
1895
L'Arrivo alla Stazione dei Duchi d'Aosta
L'Illustrazione Italiana 1895
1889
Dante Paolocci
Arrivo dei Sovrani a Roma
L'Illustrazione Italiana 1889
1888
Dante Paolocci
Guglielmo II a Roma: Incontro dell'imperatore e Re umberto alla Stazione
L'Illustrazione Italiana 1888
1887
Inaugurazione del monumento ai Caduti di Dogali
L'Illustrazione Italiana 1887
1887
Inaugurazione del monumento ai Caduti di Dogali
L'Illustrazione popolare
1886
Dante Paolocci
Funerali di Marco Minghetti
L'Illustrazione Italiana 1886
1886
Funerali di Marco Minghetti
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Camera Ardente di Terenzio Mamiani
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Scene del pellegrinaggio Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
I suffumigi alla Stazione di Roma
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Dante Paolocci
Arrivo del Re di ritorno dal colera di Napoli
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Dante Paolocci
Arrivo ai Duchi di Genova alla Stazione
L'Illustrazione Italiana 1883
1883
Dante Paolocci
Arrivo della Regina di Portogallo
L'Illustrazione Italiana 1883
1883
Dante Paolocci
Arrivo della reale famiglia a Roma
L'Illustrazione Italiana 1883
1881
Dante Paolocci
Ritorno dei sovrani dalle provincie meridionali
L'Illustrazione Italiana 1881
1880
Dante Paolocci
Arrivo dei sovrani alla Stazione
L'Illustrazione Italiana 1880
1880
Dante Paolocci
L'arrivo di S. M. La regina d'Italia
L'Illustrazione Italiana 1880
1878
Arrivo alla Stazione della Regina Maria Pia
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
Partenza di Piccioni Viaggiatori
L'Illustrazione Italiana 1878
1878
Dante Paolocci
L'arrivo delle loro Maestà alla Stazione
L'Illustrazione Italiana 1878
1874
Stazione centrale di Roma
L'Illustrazione Italiana 1874
1873
Scoperte nel nuovo quartiere del Castro Pretorio
Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma
1872
Pianta del Nuovo Quartiere Esquilino
1871
Thermae Diocletianae
Rome and the Campagna
1870
Pio IX inaugura l'Acqua Marcia
1867
Progetto della Stazione di termini