Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 4035
CronologiaGiovanni Battista de Rossi avvia scavi nel piano inferiore del cimitero di Priscilla, probabilmente a seguito di scoperte effettuate in occasione di lavori per prolungare del Campo Corse attivo nella Villa Ada.
"Escavazioni di Giovanni Battista de Rossi nel piano inferiore del cimitero di Priscilla. Si rimette mano ai lavori nel cimitero di Priscilla, lungamente intralciati e sospesi per difficoltà insorte circa l'estrarre le terre dal lucernario maggiore. Ogni impedimento è stato ora tolto dalla cortesia del proprietario sig. conte Telfener.
Del cimitero di Priscilla, dei suoi sepolcri storici, della sua cronologia cominciai l'arduo trattato nel Bullettino del 1880 p. 5-54. Quivi dimostrai, che le cripte insigni per sepolcri di martiri storici e di pontefici, visitate nei secoli della pace e additate dai topografi sembrano essere state in due piani: nel superiore le più antiche, nell'inferiore le più recenti contemporanee della persecuzione di Diocleziano. Le prime sono interamente scoperte: l'ultima e più minuta esplorazione ne fu compiuta nel 1883, e ne renderò conto a suo luogo. Stanno nel gruppo principale delle gallerie arenarie ridotte ad uso di cimitero, sepolcreto antichissimo dei primitivi fedeli della chiesa romana. La pianta della parte fino ad oggi regolarmente sterrata di cotesta arcaica e nobilissima regione della necropoli priscilliana è delineata nella tav. VII, VIII: il gruppo delle cripte, che appello storiche, in questo piano è contrassegnato colla lettera A.
Nel punto K, 6 della icnografia tav. VII, VIII un lucernario di ampiezza straordinaria traversa il piano superiore e dà luce all'inferiore. Da molti indizi appare quel luogo essere insigne; e poichè sappiamo i sepolcri dei martiri dioclezianei essere stati in parte, ove era un cubicolo appellato clarum per antonomasia, tanta era la luce in quello intromessa dal lucernario, speravo di trovare proprio sotto quella enorme bocca il centro delle storiche cripte priscilliane inferiori, ove furono sepolti Marcellino papa ed alquanti martiri della predetta persecuzione.
Ottenuta però l'apertura del lucernario, ed estratte da quell'imo profondo le terre, ci siamo trovati non nel cubiculum clarum, ma in un ampio quadrivio. Il quale sta quasi nel mezzo d'una meravigliosa rete di vie parallele intersecanti ad angolo retto un lunghissimo ambulacro centrale del piano inferiore del cimitero di Priscilla; singolare esempio e tipo di inusitata regolarità d'escavazione e costruzione sotterranea, tutta condotta a tenore d'un disegno preconcetto di vasta estensione ed ardita profondità e spessezza di gallerie. Dalla linea centrale fornita d'una serie di archi costruiti a regolari intervalli, che sostengono la spinta delle lunghe ed alte pareti scavate nel tufa, partono più di venti diramazioni in ognuno dei due lati; tutte interrate, come in grandissima parte colma di terra era eziandio la galleria principale.
Il Boldetti vide nel cimitero di Priscilla « una scala profondissima con una volta di fabbrica la maggior parte diroccata, e per essa, si discende alla parte inferiore del cimitero... A mano sinistra s'incontra immediatamente una cappella...; nel fine della detta cappella a mano destra una via diritta lunga settantatre canne di misura, che senza dubbio è la principale del cimitero, e di quando in quando è frammezzata da altre vie laterali al numero di 21 per parte, le quali vengono a dividerla in forma di croce, ed in ciascuna sua divisione vi sono archi di muro con fabbriche di mattoni « per sostentamento e fortificazione delle pareti che sono altissime, scorgendosi in quelle vie sino al numero di dodici « sepolcri, uno sovrapposto all'altro. ». E prosegue narrando come nel 1715 egli cominciò l'esplorazione di queste gallerie tutte interrate: la continuava quando nel 1720 scriveva le recitate parole.
Soggiunge quindici iscrizioni e quattro impronte di sigilli figulini trovate nella predetta regione, mentre si stampava quella parte del volume, ove parla del cimitero di Priscilla. Due di queste iscrizioni esibite dal Boldetti con la consueta negligenza sono state ora ritrovate sterrando l'ambulacro centrale, in mezzo al quale è il grande lucernario.... Molte altre ne furono dal Boldetti lasciate al posto o giacenti e neglette; moltissimi loro frantumi erano e sono sepolti sotto le terre riportate dai fossori lungo la via principale e le laterali, tutto inedito. Riferisco le intere o quasi intere, che nell'atto dello sterro ho vedute tuttora affisse ai loculi sepolerali, e perciò spettano senza dubbio ai sepolti in cotesto luogo: alcune sono poi cadute dal proprio posto."
Importantissime scoperte avvennero nel cimitero di Priscilla, e di esse tratta la seguente lettera, scrittami dal ch. comm. G. B. de Rossi.
Gli scavi, che ora si continuano per cura della Commissione di archeologia sacra, nel cimitero di Priscilla, diretti in modo speciale dal sottoscritto, danno un frutto tanto notabile, anche per le memorie dell'età classica e della storia imperiale, che è giusto offerirne succinta relazione alle Notizie, pubblicate dalla S. V. a nome del Ministero della P.I., riservando al Bullettino di archeologia cristiana lo svolgimento del discorso, e la discussione dei quesiti proposti dalle novelle scoperte.
Un ipogeo di forme antichissime, e diverse dal tipo ordinario dell'escavazione cimiteriale cristiana, è ora tutto sterrato nel nucleo centrale e forse primordiale del cimitero di Priscilla, al terzo miglio della via Salaria nova. Consta d'un solo ampio ambulacro o criptoportico in gamma, come dissero gli antichi; cioè piegato ad angolo retto, con scala propria. I posti dei sepolcri sono tutti grandi arcosolî o nicchioni per sarcofagi, i frantumi dei quali erano misti alle terre e macerie ingombranti l'ipogeo: niun loculo della consueta foggia cimiteriale nelle pareti, le quali con gli incassi dei nicchioni, in origine furono intonacate di semplice stucco bianco, assai fino, listato di fasce rosse con qualche figuretta di animali nel mezzo delle riquadrature: poscia tutto fu rivestito di lastre di marmo e di musaici.
Ne rimangono solo le impronte, essendo stato l’ipogeo barbaramente manomesso e spogliato, non sappiamo quando, dei suoi ornamenti. Una sola iscrizione greca, coperta in parte da posteriori murature, rimane al suo posto, nel piano dinanzi ad uno degli arcosolî: ivi ‘campeggiano i segni cristiani dell'èncora e del monogramma X. Questo epitafio appartiene ad un sepolcro aggiunto ai primitivi.
In fondo all'ambulacro, quando questo fu tutto nuovamente adornato di marmi e di musaici, fu aperto il varco ad una grande aula sotterranea, lunga quasi otto metri, larga poco meno di quattro; che in origine sembra essere stata piscina limaria, poi fu mutata in nobilissima cripta cimiteriale. Allora fu questa adornata di musaico nella volta a botte, in mezzo alla quale sbocca il vano d’un lucernario quadrato ; le pareti furono rivestite di lastre marmoree.
Dei musaici e dei marmi rimangono le sole impronte e nulla più. Si vede però il piantato del sepolcro, nel posto d'onore in fondo alla cripta; e tra le macerie, che la empivano, sono stati trovati quattro rocchi infranti di bellissime colonne, scanalate a spira, di marmo numidico (giallo antico).
Delle iscrizioni dei sarcofagi e dei sepolcri del nobile ipogeo, si è potuto raccogliere e ricomporre appena alquanti frantumi. Notabilissimi sono i seguenti. Quattro pezzi di una o più lastre di marmo bianco presentano lettere monumentali di accurata calligrafia, del tipo dell'età dei Flavii e di Traiano: ed il collega sig. dottor Huelsen, avendo domandato di studiarli e cercarne i supplementi, ne ha restituito felicemente l’intero contesto nel modo seguente, aiutato dalle epigrafi onorarie dei Minucii (C.I.L. II, 4509, 4510; XIV, 2242, 3554, 3599) illustrate dal Borghesi (Oeuvres VIII, p. 56 e segg.).
l. miniCiO L F GAL NAZALI III VIR viarum curaNDARVM... quaestORI PROVINC....
Questa insigne epigrafe è certamente estranea all'ipogeo, nel quale ne erano precipitati pochi frantumi; e spetta ad un monumento eretto sopra terra, probabilmente lungo la prossima via Salaria. Minucio Natale, del quale ora apprendiamo il prenome Lucius, fu console l'a. 107 e. v.
Un'alto personaggio di illustre famiglia, è ricordato nel titolo infranto, inciso sul coperchio del suo sarcofago, rinvenuto nel predetto ipogeo: le lettere sono del tipo, che diciamo a pennello, imitanti le dipinte in rosso sulle anfore o sulle pareti.
...ACILIO GLABRIONI | FILIO
Cotesto titolo, appartenendo ad un sarcofago, può essere d'uno di quelli, che in origine furono collocati nei niechioni dell'ipogeo. In fatti, di due altri Acilii leggiamo il nome in due titoli greci, incisi sopra lastre cimiteriali, spettanti ai loculi delle gallerie del cimitero immediatamente contigue al nobile ipogeo.
Siffatto gruppo di Acilii, nel medesimo luogo ed in epigrafi diverse, non dee essere stimato fortuito. Nell'ipogeo antichissimo, primordiale, del cimitero di Priscilla e poi nelle contigue gallerie, furono sepolti alcuni Acilii cristiani. Il cognome Rufino, dell’'Acilio, al quale è volta l'acclamazione cristiana di vita eterna, è dedotto da Rufus: nè questo cognome è ignoto negli Acilii nobili: Acilius Rufus console destinato l'anno 104 o 105, è ricordato da Plinio (ep. V, 20).
Più notabile è la menzione d'un Acilio Glabrione, con la quale illustre nomenclatura molti personaggi sono noti nella storia, dall'età repubblicana a quella del cadente impero romano. Acilio Glabrione, console nella. 91 e. v. fu fatto uccidere da Domiziano l'a. 95; e dalle parole di Dione Cassio, epitomate da Xifilino (LXVII, 12, 14), si era già concepito sospetto, essere lui stato accusato di cristianesimo.
Perciò la scoperta del sarcofago d'un Acilio Glabrione e di altre epigrafi di Acilii cristiani, in sì nobile ed arcaico ipogeo dell'antichissimo cimitero di Priscilla, chiama a sè l'attenzione dei dotti. Le lettere però del sarcofago, sembrano piuttosto del tempo degli Antonini, che di quello dei Flavii, e convengono ad un discendente del console dell'a. 91; non a lui medesimo. Speriamo che altre scoperte diano maggiore luce; e moltiplichino i dati della discussione critica ed archeologica, che riserviamo al Bullettino di archeologia cristiana.
Scavi e disterri presso l'area della basilica di S. Silvestro al cimitero di Priscilla:
« La Commissione di archeologia sacra, la quale con grande cura intende sistemare l'un dopo l'altro tutti gli antichi cimiteri cristiani di Roma, nel passato autunno e per lodevole iniziativa di monsignor Crostarosa, suo benemerito segretario, e col gentile consenso della Direzione della Banca d'Italia proprietaria della Villa Ada che ivi si estende, tolse questo sotterraneo dallo stato di rovina e di abbandono in cui il lungo da tempo giaceva e lo riunì, mediante lo scavo di una comunicazione laterale, alle adiacenti cripte del cimitero di Priscilla. E in tale occasione si sterrarono alcune gallerie che posero in comunicazione quelle adiacenti al nuovo monumento con l'ipogèo sottostante alla basilica di s. Silvestro, ed ivi si rinvennero pure importanti iscrizioni delle quali già si diè notizia nel Nuovo Ballettino (1900, n° 3-4, p. 337 segg.). La Commissione visitò il luogo già ricoperto e sistemato nel decembre del passato anno 1900; e l’impressione che il monumento fece a me ed ai miei colleglli, dopo il più attento esame sul posto, si fu che esso era un antico e grandioso battistero. »
Relazione di Orazio Marucchi sui nuovi scavi ed esplorazioni nel Cimitero di Priscilla sulla via Salaria nuova:
Questo cimitero è il più antico di tutti, e la sua origine risale senza dubbio all’ epoca apostolica come più volte ha asserito e dimostrato il De Rossi ('). Esso venne scavato nel suburbano podere degli Acilii Glabriones convertiti al cristianesimo fino dal primo secolo; ed ivi fu sepolta la famiglia quel Pudente il quale, secondo un’ antica tradizione, avrebbe ospitato s. Pietro nella sua casa posta presso il vicus patricius (oggi chiesa di s. Pudenziana).
Nel 1888 allorquando si fece nel cimitero di Priscilla la importante scoperta dell’ipogeo degli Acilii e si trovarono gli avanzi della basilica di s. Silvestro al disopra di quello stesso ipogeo, apparve a poca distanza di lì una antica e grande scala che discendeva ad una stanza sotterranea terminata in abside posta innanzi ad una conserva d'acqua. La esplorazione di quel luogo fu rimessa a tempo più opportuno, e dimenticatasi poi per molti anni, venne finalmente effettuata pochi mesi or sono dalla Commissione. E si congiunse allora quella stanza con l'adiacente cimitero che intorno intorno la circondava, sistemandosi convenientemente tutto il monumento, assicurandolo con robuste sostruzioni di muro.
Nello sterro delle gallerie di congiungimento si trovarono, oltre a minuti frammenti, le seguenti iscrizioni di qualche importanza ed assai antiche. EVGENI PAX TECV; PLVTARCHE VIBAS IN DEO PARXXTECV IORVM; ATTICAE ALEXANDER EVCARPIA CARISSI MA DEVS REFRIGERET SCIRENMOTNVM (sic) (spiritum tuum)
E questa è specialmente notevole per la formola della preghiera del refrigerium invocato all’anima della defunta: P MARCELLO BETERANO AA GG NN E Q R. Publio Marcello veterano duorum augustorum nostrorum equiti romano. I due Augusti qui nominati sono Settimio Severo e Caracalla; ed essendo la iscrizione ancora al posto ci prova che la galleria già esisteva negli esordî del terzo secolo. Nella stessa galleria si trovò pure il bollo di mattone SAL - EX * PR - ANN(27 Veri) che si giudica del primo secolo. Queste iscrizioni ed altre, che erano state vedute nelle prossime gallerie dal De Rossi molti anni prima, dimostrano l'antichità della regione cimiteriale che fu scavata intorno a quella piscina che oggi noi abbiamo nuovamente espurgata, sistemandone convenientemente l'antica scala.
E dopo tale sistemazione io mi posi a studiare questo monumento e vi riconobbi un antico battistero costruito e adornato nel secolo quarto. E tale destinazione del luogo potei ricavarla con ogni certezza dalla forma della costruzione del monumento stesso e da una iscrizione graffita che può leggersi chiaramente sull’ intonaco dell'arco sovrastante al bacino dell'acqua e che dice così: QVI SITET VEN [iat ad me et bibat]. Ed è chiaro che tale frase, presa dal Vangelo di s. Giovanni allude, al sagramento del battesimo che ivi dovea amministrarsi.
Dopo ciò esaminando la giacitura del ritrovato battistero in relazione al posto occupato anticamente dalla ricordata basilica di s. Silvestro ne dedussi che questo dovea essere un battistero annesso alla stessa basilica, e da ciò ricavai un argomento per attribuire una grande importanza al restituito monumento. Infatti noi leggiamo nella silloge epigrafica di Verdun, che un anonimo pellegrino dei tempi di Carlo Magno, dopo aver copiato le iscrizioni collocate nella suburbana basilica di s. Silvestro nel cimitero di Priscilla, copiò una lunga iscrizione metrica ad fontes; la quale indicazione, data l'indole topografica di quella silloge, ragion vuole che debba riferirsi ad un battistero annesso a quella basilica, cioè a quello che noi ora abbiamo ritrovato. E questa iscrizione (che è nello stile del quarto secolo), allude ad una memoria di s. Pietro e della cattedra di s. Pietro.
Con queste testimonianze misi allora in relazione l’altra del papiro di Monza, scritto al tempi di s. Gregorio Magno, da cui risulta che precisamente sulla via Salaria sì venerava nel sesto secolo una sedes ubi prius sedit s. Petrus.
Parrebbe dunque da tali indizi ed anche da altri (che qui ometto per brevità) poter dedurre che la memoria di questa cattedra, la quale ricordava la fondazione della Chiesa romana, si venerasse almeno fin dal secolo quarto presso il cimitero di Priscilla e non già nel cimitero che il De Rossi chiamò ostriano, sulla via Nomentana; dove però forse può riconoscersi soltanto un qualche ricordo del battesimo, amministrato dall’apostolo. Queste considerazioni sono importanti per la storia del nostro monumento, il quale dovette essere in venerazione nel quarto secolo ed anche in età posteriore, come indicano i molti graffiti dei visitatori; ed esso forse può mettersi anche in relazione con il papa Liberio, che in questa località amministrò pure solennemente il battesimo ai tempi della controversia ariana.
Indicherò anche due iscrizioni rinvenute nello scavo di questo battistero e che hanno pure una qualche importanza. M Q FEROBASVS OVANS. E il frammento di un epistilio marmoreo contenente forse una iscrizione votiva e che conferma la venerazione del luogo. ...TIAEA | conSTANTIa (?).. | signu M CRISTIaccepit ?| vixiTAN VIIII mens... | dep... (I)VLIANO ET sallustio conss.
Questa epigrafe sepolcrale può ricordare, con molta probabilità, una giovinetta confermata poco prima della sua morte (e forse in questo luogo) nell’anno 363, sotto il pontificato di papa Liberio (a. 352-366).
La Commissione di archeologia sacra, la quale tolse poco fa dall'abbandono questo monumento insigne allacciandolo con il cimitero sotterraneo, ha anche eseguito or ora una esplorazione nel suolo sovrastante, con il gentile consenso della Banca d' Italia, proprietaria della Vla Ada che ivi si estende, e ciò. allo scopo di ricercare se vi fosse restato un qualche avanzo di antica costruzione innanzi alla scala del battistero o qualche frammento epigrafico che avesse potuto dar luce alla accennata importantissima questione storico-topografica.
Ma sventuratamente questa esplorazione ci ha confermato ciò che già vide e dichiarò il De Rossi fino dal 1888: che cioè quella località ove era la basilica di s. Silvestro sopra il cimitero di Priscilla fu devastata sistematicamente nei passati secoli e le costruzioni stesse furono rase al suolo, tanto che della basilica suddetta appena allora si potè riconoscere la icnografia.
Ad ogni modo l'odierna esplorazione non è stata del tutto inutile, giacchè essendosi ora rimessa in luce, per qualche giorno, una parte delle mura della basilica abbiamo potuto constatare che l'asse di questo edificio era diretto verso la scala del battistero e che l’ultimo muro oggi superstite della basilica distava poco più di 20 metri dall’ ingresso monumentale del battistero medesimo. E di più possiamo anche asserire che dietro l'abside della basilica di s. Silvestro vi era un'altro edificio fornito di acque, in forma di ninfeo, che potè essere anche un battistero. Dalle quali circostanze può ricavarsi una conferma che il battistero recentemente rimesso in luce fosse quasi una continuazione del battistero annesso alla basilica di s. Silvestro, e che perciò ad esso debbasi riferire la indicazione 44 fontes della silloge di Verdun, la quale è posta subito dopo l’altra ad s. Si/vestrum nel citato documento.
Dopo ciò la Commissione ha intrapreso la esplorazione più difficile e costosa del sotterraneo cimitero nei dintorni della suddetta basilica; e da tale esplorazione può forse attendersi qualche risultato importante, di cui spero rendere conto fra breve. Ma intanto era necessario segnalare agli studiosi queste indagini storico-topografiche, le quali se non hanno ancora risoluto il problema importantissimo per lo studio della Roma sotterranea, del luogo ove si credeva la primitiva Sedes Petri, hanno però dato un nuovo indirizzo a tale studio e forse apriranno un giorno la via alla determinazione precisa di un così insigne monumento.
Nella presente stagione di scavo (1901-902) che si è chiusa, come di consueto, nel mese di Maggio, la Commissione di archeologia sacra ha intrapreso una nuova esplorazione in un punto di quel cimitero che trovasi vicino all'odierno ingresso e dove in mezzo alle frane si vedevano alcune antiche costruzioni che io indicai come un punto che poteva denotare un luogo di qualche importanza.
La qui unita pianta potrà dare un'idea della posizione precisa di questo scavo. Dopo l'ingresso A trovasi, volgendo a sinistra, un grande ambiente nel punto S, a guisa di chiesa sotterranea, di antichissima costruzione e intorno al quale corrispondono alcune cripte anch'esse assai antiche. Una di queste, che è nel punto R, e dicesi voli garmente la Cappella greca, è celebre per i suoi dipinti simbolici del secondo secolo, uno dei quali rappresenta il banchetto eucaristico. E quel complesso di cripte fra S ed costituisce un vero santuario e forse il più antico centro di stanze destinate a riunioni liturgiche nel cimitero di Priscilla.
Dietro la nominata cappella greca era già praticabile una galleria che volgendo poi a sinistra nel punto Q conduce al celebre ipogéo degli Acilii Glabriones scoperto nel 1888, ed illustrato dal de Rossi nel suo Bullettino. A destra del primo tratto di quella galleria poteva appena penetrarsi per un corto ambulacro fino al punto M dove si vedeva un tratto di muro con una nicchia F. Questo punto fu da me indicato per intraprendere il nuovo scavo; e dopo due mesi di lavoro tornò in luce la stanza rappresentata nel nostro disegno.
Essa ha le pareti cavate nel tufo e rivestite di muratura; ha la forma di un poligono irregolare e in quattro dei suoi lati si aprono le nicchie semicircolari (F). I muri e le nicchie sono a ricorsi di tufelli e mattoni, e il tutto è ricoperto di un intonaco (in gran parte caduto) assai somigliante a quello della prossima cappella greca; onde questa stanza può giudicarsi anch'essa costruita in origine circa il secondo secolo. Fra le macerie di questa cripta e gli avanzi dei muri caduti si trovò un mattone con questo bollo di forma rettangolare e con lettere a rilievo: L CORNELI PVPVL EPICRATE
Questo bollo è rarissimo; un solo esemplare se ne conosceva, trovato pure sulla via Salaria presso il cimitero di Trasone, ed esso fu giudicato dal de Rossi anteriore ad Augusto. La stanza doveva essere coperta a volta, poi intieramente crollata, e la volta era sostenuta da una colonna di muro di cui rimane ancora al posto la base (E) di elegante lavoro in marmo, che indica pure l'antichità del monumento.
Nella parete (G) fu più tardi ricavato un grandioso arcosolio sul quale si apre un lucernario (L), e a fianco dell'arcosolio fu costruita in muratura una colonnina (H) destinata a soste- nere il piatto marmoreo delle lucerne, di cui rimangono ancora alcuni avanzi. Alla cripta si poteva accedere da tre parti, cioè da M, da Ne da B; e ciò indica che il luogo doveva essere assai frequentato.
Questa cripta per la sua forma è assolutamente diversa da tutte quelle che vediamo nelle catacombe romane e presenta molta somiglianza con i ninfèi delle antiche ville, che erano generalmente di pianta poligonale ed aveano nelle pareti delle nicchie destinate a contenere le statue. E se pensiamo che precisamente sopra il cimitero di Priscilla si estendeva la grandiosa villa degli Acilii Glabrioni, i fondatori del cimitero stesso, sarà naturale il supporre che questo monumento fosse in origine un ninfèo appartenente a quel nobile podere suburbano, e che esso venisse trasformato, più tardi, in cripta sepolcrale cristiana.
E non solo quel monumento sarebbe stato ridotto ad uso cristiano, ma da alcuni indizî può ricavarsi che divenisse una di quelle cripte cimiteriali che erano tenute in venerazione per il sepolcro di uno o più martiri. Infatti il sotterraneo aveva molti accessi, come dimostra la pianta qui unita, e conteneva la mensa dei lumi accanto al principale sepolcro, ed era tutto occupato da tombe praticate nel IV secolo sotto il pavimento e dentro le nicchie; e tutto ciò prova esser questo un luogo importante e dove i fedeli ambivano di essere sepolti.
Senza l'aiuto però di qualche iscrizione o di qualche graffito è difficile poter stabilire quale dei molti martiri del cimitero di Priscilla ivi fosse venerato; giacchè gli antichi itinerarî, oltre ai santi collocati nella basilica superiore di S. Silvestro, ci additano parecchi sepoleri storici in quella parte del sotterraneo, cioè quelli di Prassede, Pudenziana, Prisca, Demetrio, Paolo, Crescenziano, Mauro e Marcellino.
Studiando però accuratamente la nuova cripta, a me sembra di potervi ricono«—’scere con qualche probabilità la cappella sepolcrale del papa Marcellino che morì ‘martire della persecuzione di Diocleziano nell’anno 304. Infatti di lui sappiamo dal Liber pontificalis che fu sepolto Via Salaria in cimiterio Priscillae in cubiculo claro quod patet usque în hodiernum diem ..... Juata corpus s. Crescentiani.
Queste parole del libro pontificale indicano, a mio parere, due cose. La prima si è che il cubiculo di Marcellino era accessibile più e meglio delle altre cripte storiche; giacchè l’espressione pazet non può intendersi nel senso che esso era soltanto accessibile. Infatti sul principio del VI secolo, quando quel documento fu compilato, tutte le cripte dei martiri erano ancora accessibili e venerate. Se dunque si notò per questo che patebat, ciò vuol dire che esso era in condizioni speciali ed era accessibile ed aperto anche meglio degli altri.
La seconda cosa si è che il cubiculo suddetto chiamato clarum dovette essere illuminato meglio degli altri ed in modo speciale ed eccezionale; nè basta che esso contenesse comunque un lucernario, perchè di cripte illuminate da lucernarî ve ne | era un grandissimo numero nelle catacombe romane. S Ora queste due condizioni a me sembra che possano riscontrarsi nel nostro — ninfeo. La pianta infatti ci mostra che esso era accessibile da tre parti in modo assolutamente eccezionale e diverso dalle altre cripte anche monumentali che hanno generalmente un solo ingresso, onde potè essere designato con la frase speciale quod patet.
Inoltre sull'arcosolio G si apre il lucernario Z e questo pure ha una forma tutta particolare e diversa dagli altri. La tromba di questo lucernario è a piano inclinato e viene a finire perpendicolarmente sull’arcosolio, particolarità che non ha riscontro in altri sepolcri delle catacombe; onde chi si poneva innanzi a questo arco_solio vedeva la luce del giorno assai meglio che innanzi a qualunque altro sepolcro. Oltre a ciò è assai probabile che anche nella volta della stanza vi fossero alcune aperture o spiragli di luce; il che sarebbe indicato dalla presenza della colonna collocata nel mezzo come sostegno della volta stessa.
Infatti se questa volta fosse stata tutta chiusa e continua, essa non avrebbe avuto alcun bisogno di un sostegno nel mezzo, come non ne ha avuto bisogno ora che si è ricostruita dalla Commissione archeologica; mentre quel sostegno sarebbe stato necessario se la volta stessa fosse stata indebolita da una o più aperture. Se dunque immaginiamo la cripta nel suo stato antico, noi la troveremo in condizioni tali da essere assai meglio illuminata delle altre, onde potè veramente chiamarsi cubiculum clarum.
Tutti questi sono indizi assai gravi, ma non ancora sufficienti per poter riconoscere con certezza nella cripta recentemente scoperta il sepolcro del papa Marcellino; e bisogna attendere la continuazione dello scavo specialmente nei punti I, D, O.
E questo scavo potrà forse mettere in luce qualche monumento che decida la importante questione. E se ciò avvenisse, tale scoperta sarebbe della più grande importanza perchè ci restituirebbe una nuova cripta papale; come pure potrebbe avvenire che le ulteriori indagini ci indicassero il nome di qualche altro martire ivi sepolto ; il che sarebbe pure di grande interesse. E spero che nell'altra Relazione potrò annunziare qualche cosa di più preciso e sicuro a tale riguardo.
Nello scavo della cripta finora descritta, oltre ai bolli di mattone indicati in principio, si recuperarono alcuni frammenti di iscrizioni sepolcrali. Trascurando altri più minuti frammenti, dai quali non si ricava alcun senso, darò la seguente iscrizione che è di qualche importanza e presso a poco della stessa epoca: MAVROLEONI FILIO DVLCISSIMO VIXIIT ANNISQVATTOR DIES XXIIAVRE LIVSPATERQVESCENTIINPACE
È la iscrizione di un fanciullo di quattro anni, il cui nome finisce con le lettere JOLEONI. Ora calcolando esattamente la lunghezza che doveva avere la seconda riga, ove mancano solo quattro lettere, e supponendo, come è naturale, che le due prime linee fossero della stessa lunghezza, si dovrebbero aggiungere anche al nome altre quattro lettere. E siccome il padre del fanciullo porta un nome solo AVRELIVS, così non puo supporsi che il figlio avesse un gentilizio e poi il cognome LEO, ma deve credersi che avesse un solo nome terminante nel dativo OLEONI. Ed allora ponendovi quattro lettere avanti verrebbe naturale il supplemento MAVROEONI.
Questo nome è assai raro ed è quello che si dice al celebre martire compagno di Papia nella ben nota iscrizione votiva trovata in un oratorio presso le terme di )iocleziano ed ora nel museo cristiano lateranense. E questo nome così raro mi offre argomento ad una osservazione che è di grande Importanza per la storia del cimitero di Priscilla, e che viene a collegarsi con la questione fondamentale intorno al cimitero stesso, cioè a quella della sede primitiva di s. Pietro, e del battesimo da lui amministrato, questione giù da me accennata nella precedente relazione. Negli atti dei ss. Papia e Mauro, a proposito della sepoltura di questi martiri si legge: quorum corpora collegit (Joannes presbyter) et sepelivit via nomentana ad nymphas B. Petri ubi baptizabat.
Dalle quali parole si dedusse che il cimitero ad nymphas con la memoria del battesimo di s. Pietro fosse sulla via Nomentana ed in quel luogo cui il de Rossi diede il nome di Ostriano. Ma esaminando gli itinerari dei pellegrini io trovo che nel cimitero della Nomentana è indicato il solo martire Papia e giammai il suo compagno Mauro; mentre poi un Maurus viene assegnato nel Ziber de locis ss. martyrum precisamente al cimitero di Priscilla, e insieme a Crescenziano e Marcellino,i quali appartengono al medesimo gruppo di martiri che sono ricordati negli atti di papa Marcello insieme a Papia e Mauro.
Si potrebbe congetturare pertanto che il Maurus di Priscilla, appunto per questa relazione con gli altri martiri Marcellino e Crescenziano, fosse precisamente il compagno di Papia, cioè quello che nella iscrizione votiva già ricordata vien chiamato Mauroleone. Ora la scoperta di una iscrizione che può con somma probabilità attribuirsi ad un Mauroleone, avvenuta proprio a Priscilla, presso il luogo ove dovette essere la tomba di Crescenziano e di Marcellino insieme a quella di un Maurus, confermerebbe tale congettura sulla identificazione di questo Mauro con il Mauroleone com; pagno di Papia, giacchè è noto che gli antichi fedeli amavano di farsi seppellire o di deporre i loro cari presso le tombe dei martiri omonimi.
E se ciò fosse, io ne ricaverei un altro argomento .gravissimo per la insigne «memoria apostolica di Priscilla. Giacchè in tale ipotesi la indicazione degli atti di Papia e Mauro via nomentana ad nymphas B. Petri ubi baptizabat dovrebbe dividersi in due; riferendo cioè la via nomentana a Papia, che fu ivi realmente deposto, e riferendo l'espressione ad nymphas s. Petri al solo Mauro. Ed allora quest’ ultima località verrebbe ad identificarsi con il cimitero di Priscilla ove Mauro sarebbe stato sepolto.
Ma su tale questione malo altro indizio ci hanno pure, fornito le ulteriori esplorazioni nel cimitero della Salaria, fatte dopo compiuto lo scavo del così detto ninfeo.
Nei mesi di aprile e di maggio si è fatto uno scavo nel piano 2° del cimitero, ove già il de Rossi aveva fatto scavare nel 1889 e dove egli aveva scoperto una vasta ed antichissima regione con scale ed accessi propri.
Il nostro lavoro è stato intrapreso in vicinanza di un'antica e profondissima scala, la quale discendeva ad una conserva d'acqua. Esplorato meglio il luogo, sì è potuta constatare la grande antichità di questa conserva e si è ritrovata la continuazione -della scala suddetta che da quel piano saliva fino al sopra terra. Anche questo rampante di scala ci si è mostrato di grandissima antichità e può attribuirsi al secondo secolo; e le sue pareti furono poi rafforzate con fodere di muro nel secolo quarto.
Si è potuto stabilire inoltre, durante il lavoro, che l'imbocco di questa anti: chissima scala veniva a corrispondere nel sopraterra fra la basilica di s. Silvestro ed il battistero di cui trattai nella precedente relazione. Dunque la profondissima conserva era in relazione con questi grandiosi monumenti; ed essa potrebbe considerarsi come un ricettacolo destinato appunto all'uso di un battistero ‘assai frequentato, a cui è naturale che si volesse sempre assicurare una sufficiente quantità d'acqua.
Ora tutto ciò è di somma importanza; e chiunque abbia seguito lo studio storico e topografico da me fatto sul cimitero di Priscilla nel « Nuovo Bullettiuo di Archeologia Cristiana riconoscerà facilmente anche in ciò una ulteriore conferma che questo potè veramente chiamarsi coemeterium ad nymphas, e che potè essere perciò una cosa sola con il coemeterium ad nymphas s. Petri e quindi con il celeberrimo Cimitero Ostriano.
Ma bastino questi cenni come notizia dei recenti scavi, mentre è necessario attendere la prosecuzione dei lavori per giungere ad una conclusione definitiva.
Orazio Marucchi
Ulteriori escavazioni nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria.
Dopo gli scavi descritti nella precedente Relazione (1902, pag. 365 segg.) la Commissione ha continuato le sue esplorazioni nel piano inferiore del suddetto cimitero dove è un grandioso lucernario e a poca distanza dall'antica conserva d'acqua ivi indicata a pag. 364.
Si sono sterrate parecchie gallerie laterali ad una lunghissima arteria che passa sotto il ricordato lucernario; e queste si sono trovate in sufficiente stato di conservazione con molti loculi ancora chiusi e con iscrizioni o dipinte a minio sulle tegole o incise sul marmo o graffite sulla calce di chiusura. Ne indicherò le principali. Sulla calce di un loculo: PAVLVS PETRVS
Questi nomi che furono certamente presi in memoria dei due apostoli Pietro e Paolo, hanno una speciale importanza in questo antichissimo cimitero, nel quale, come già dissi nelle precedenti mie relazioni, può riconoscersi la memoria della prima predicazione di s. Pietro in Roma.
Queste altre sette sono pure graffite sulla calce dei loculi: 1. EVTVMI CI ANN (Eutimi, septem annorum) 2. EYBOY AOIC EINNO (Eubulus innocens) 3. ENATI ENATI (Renati) 4. SVSANNA (áncora) 5. RIMITIBVS 7. EVTYXHANH. Le seguenti sono dipinte su tegole: a) DIDYME..... du LCIS b) ASCLE PIODOTVS c) BICTORIA. Le due tegole (b) appartennero ad un medesimo loculo, ma poi dagli antichi stessi furono tolte dal primitivo sepolcro e vennero adoperate per chiudere due loculi di bambini. Questo fatto, messo a confronto con altri non ancora bene avvertiti ci autorizza a riconoscere che gli stessi antichi fossori delle catacombe usarono talvolta aprire dei loculi già vecchi, riempiendo forse Ie gallerie. servendosi poi dei mattoni e dei marmi di questi come materiali di chiusura per i nuovi sepolcri.
Queste altre sono incise sul marmo: 1. TAYKAPIWN (Loculo ancora chiuso. Lettere di buona forma ed antiche). 2. VEROE FILIO POLYCHRONIO B M (al posto) 3. ...AEIGRIDI CONIVGI SANCTISSIME quae vixit an NIS XXVIIII IN PACE 4. TIGRIS (al posto) 5. HILARA (idem) 6. BASILICE ZETO ET BASILEO FILIS 7. KAPICE EVPSYCHI (al posto)
Finalmente nel piano superiore in prossimità del ninfeo, di cui detti una pianta nella precedente Relazione (1902, pag. 359) si sono rinvenute queste due importanti iscrizioni incise con belle lettere sopra lastra di marmo, le quali non sono posteriori al terzo secolo: TYCHE DVLCIS VIXIT ANNO VNO MENSIBVS X. DIEB. XV ACCEPIT VIII K... REDDIDIT DIE SS.
È l'epigrafe di una bambina di un anno, dieci mesi e 15 giorni, di nome Tyche, la quale fu battezzata ACCEPIT (gratiam) e mori nel giorno stesso del suo batte- simo REDDIDIT (spiritum) die supra scripta. IR (eni?) QVAE VIX CVM paren TIBVS & SVIS M X D VI ACC VII ID APRIL ET REDDID APRIL
Anche quest'ultima ricorda una bambina che visse soltanto dieci mesi e sei giorni, fu battezzata ACC (accepit) il 7 di aprile e morì il 13 dello stesso mese. Evidentemente ambedue queste bambine furono battezzate quando erano in pericolo di vita, essendo allora comune l'uso di conferire il battesimo nell'età adulta. Quindi esse hanno una speciale importanza perchè confermano che si riteneva valido anche il battesimo conferito ai bambini.
Orazio Marucci.
Scavi nel cimitero di Priscilla.
La Commissione di archeologia sacra ha concentrato in quest'anno le sue esplorazioni nell'antichissimo cimitero di Priscilla
sulla via Salaria, senza omettere altre ricerche ed altri lavori di minore importanza in altre parti delle catacombe romane. Gli scavi del cimitero di Priscilla si sono eseguiti in punti diversi del sotterraneo ed anche in parte nel sopraterra, per benevola concessione di S. M. il Re proprietario della villa Savoja, sotto la quale si estende quel vastissimo ipogeo.
Per prima cosa si è sterrata una regione cimiteriale presso un antico battistero sotterraneo scoperto fin dal 1901, e del quale altra volta si rese conto in queste
Notizie. Questo monumento fu da me per la prima volta illustrato nel Nuovo Bullettino di quell'anno, ove io lo misi in relazione con l'antica tradizione conservataci da molti documenti, che cioè nei dintorni della via Salaria vi fosse la memoria di un luogo ove l'apostolo Pietro aveva battezzato; ed ivi spiegai che quel luogo è chiamato nei documenti citati con vari nomi, cioè: Coemeterium ad nymphas B. Petri Coemeterium fontis s. Petri Coemeterium ostriannm ubi Petrus apostolus baptizaverat.
Ora gli odierni scavi ci permettono di asserire due fatti: 1° Quel battistero fu avviluppato da una rete di gallerie appartenenti per lo più al quarto secolo; e queste
gallerie sono anteriori alla grande scala di travertino che dal suolo esterno discendeva a quel battistero, perchè esse furono in parte troncate dalla scala suddetta. Dal quale fatto deve dedursi che quel monumento non può essere giudicato una semplice vasca ad uso della villa sovrastante (come taluno pretendeva); giacchè essendo un monumento cui si fece un accesso nell'epoca cristiana e che era tenuto in venerazione almeno nel quarto secolo, esso dovette essere un battistero o una fonte tenuta in venerazione.
2° Alcune di quelle gallerie furono scavate rompendo vecchi cuniculi d'acqua ed in un terreno tufaceo che contiene sotto di sè uno strato costante di argilla dell’altezza di circa metri 1,50. E siccome l'acqua passa a traverso il tufo mentre si arresta sull’argilla, così sotto il suolo di queste gallerie si distende un velo d'acqua continuo che viene fuori dovunque si pratichi un'apertura fino alla profondità di circa trenta centimetri.
E quest'ultimo fatto è assolutamente nuovo nelle catacombe romane; giacchè in quei sotterranei noi troviamo bensì gallerie che giungono fino presso al livello dell'acqua e poi si arrestano, ovvero gallerie che anticamente erano asciutte e poi furono inondate per un cambiamento di livello dell'acqua circostante o per nuove infiltrazioni; ma giammai vediamo che una regione cimiteriale sia stata scavata in origine in mezzo all'acqua, come deve dirsi per la regione di cui stiamo parlando. Ed è notevole che gli antichi fossori evitarono costantemente lo scavo delle galierie nelle roccie acquose, come il De Rossi affermò e come l'esperienza quotidiana ci conferma.
Le condizioni speciali pertanto di questa regione scavata presso il battistero del cimitero di Priscilla ci dimostrano che essa fu lì scavata, quantunque in terreno disadatto, perchè si voleva scavarla proprio lì, cioè evidentemente per un sentimento di venerazione verso quel luogo, il quale del resto dalla sua forma e dalla sua decorazione ci si palesa come un luogo che doveva essere venerato.
Ma dalla presenza dell'acqua che ivi abbonda può anche dedursi che quel cimitero poteva anche con tutta ragione chiamarsi dagli antichi stessi un coemeterium ad nymphas, mentre è certo che nessun altro cimitero si conosce in quei dintorni, nè sulla prossima via Nomentana, cui potesse convenire quel nome.
Deve ora ricordarsi che secondo il catalogo dei cimiteri uno solo era in questa regione suburbana il cimitero chiamato ad nymphas, ed era quello che si collegava alla memoria tradizionale del battesimo amministrato dall’apostolo Pietro, il quale cimitero è nominato dopo il cimitero di s. Agnese e prima di quello di Priscilla propriamente detto. Coemeterium s. Agnetis, Coemeterium ad Nymphas s. Petri, Coemeterium Priscillae. Dal che si ricava che il « coemeterium ad nymphas » o era una parte di quello di Priscilla o una parte di quello di s. Agnese o un cimitero intermedio collocato fra questi due.
Quanto al cimitero di s. Agnese esso è diviso in due parti, l'una sotto la basilica ove fu la tomba della celebre martire, l’altra più grande (coemeterium majus) ove fu il sepolcro di s. Emerenziana; ma ambedue queste parti costituirono un solo ed unico cimitero di s. Agnese, giacchè di s. Emerenziana si legge che fu pure sepolta nel cimitero stesso di s. Agnese (in confinio agelli martyris Agnetis).
Adunque la parte che noi conosciamo di questo coemeterium majus, alla quale si era dato in questi ultimi tempi il nome di cimitero Ostriano, essendo anch'essa cimitero di s. Agnese perchè conteneva la tomba di Emerenziana, non può corrispondere al cimitero Ostriano che era poi lo stesso del « coemeterium ad nymphas » giacchè quest'ultimo era diverso dal coemeterium s. Agnetis. Fra il cimitero di s. Agnese poi.e la via Salaria havvi una profonda vallata sotto la quale non può ammettersi la esistenza di un altro cimitero; e perciò a meno di ammettere un nucleo cimiteriale fin qui sconosciuto, in un angolo presso il cimitero di s. Agnese, deve andarsi a finire sulla ; Salaria e cioè nelle vicinanze del cimitero di Priscilla, per ricercare il « coemeterium ad nymphas S. Petri ».
Ora nel cimitero di Priscilla, intorno al nucleo che dovette propriamente chiamarsi così, si possono riconoscere (a differenza di ciò che dissi per s. Agnese) regioni cimiteriali diverse contradistinte da scale proprie, le quali regioni potevano benissimo costituire cimiteri di nomi diversi come accadde p. es. nel cimitero di Callisto. E siccome in una di queste regioni, quale è quella esplorata negli odierni scavi, | noi dobbiamo riconoscere un cimitero che fu veramente « ad nymphas » mentre sulla Nomentana ciò non sì riscontra; così fino ad ora tutto ci invita a credere che la regione suddetta abbia fatto parte del cemeterium ad nymphas s. Petri. Ma l'importanza della regione cimiteriale presso il cimitero di Priscilla in tale memoria è anche confermata da un'altra scoperta avvenuta pure nei presenti scavi. Già il De Rossi aveva riconosciuto nel secondo piano di quel cimitero una profondissima conserva d'acqua che egli pure giudicò aver servito di vasca battesimale.
Ora noi abbiamo sterrato lì presso una grandiosa scala che, partendo dalla galleria la quale passa avanti al descenso di quella profonda vasca sotterranea, direttamente saliva al sopraterra e metteva capo alla sovrastante basilica di s. Silvestro. E questa scala era così magnifica che indica chiaramente come quel luogo dovette essere assai frequentato e tenuto in venerazione. Io non mi estenderò ulteriormente a trattare questa storica e topografica che ho esposto nel Nuovo Bullettino, essendo quel periodico specialmente destinato allo svolgimento di tali questioni; ma ho creduto opportuno accennare almeno in queste Notizie ad un primo risultato delle nostre esplorazioni topografiche, riservandomi di tornarvi sopra dopo che queste esplorazioni saranno ultimate.
Ed ora vengo ad indicare le iscrizioni rinvenute in questo primo periodo dello scavo e che appartengono al quarto ed al quinto secolo. 1. MNIVS BENIG... MVTSVAD... accepiT REMIS sionem? ...NAM.... Nella terza linea si potrebbe supplire la frase accepit remissionem ed in tale ipotesi l'iscrizione si riferirebbe al battesimo che dicevasi appunto « peccatorum remissio » (s. August., De daptismo, V, 21); 2. Locus dormITIO Nis..., D PRAES byteri. È importante la espressione tutta cristiana /ocus dormitionis per indicare il sepolcro. Si riferiva al sepolcro di un presbyter appartenente forse al titolo da cui dipendeva il cimitero; 3. Al sepolcro di un altro « presbyter » appartenne pure un'altra epigrafe greca; 4. PRISCILla... La Priscilla qui nominata era forse della discendenza della nobile matrona fon- datrice del grande cimitero della via Salaria. Un altro nome di donna usato nella stessa famiglia è quello ricordato nella seguente; 5. A PRISCA TIBVS SV... DVL... 6. vIBAS IN DOMINO (Chrismon)w. Quest’ ultima epigrafe sembrerebbe di età molto antica per l'acclamazione vivas in Domino, ma recando il monogramma decussato fra le due lettere A_ed Ww, deve giudicarsi del secolo quarto assai inoltrato.
Queste altre epigrafi sembrano di età più antica: 7. AVRELIA SVNETIA; 8. AVREL... MATR.... NA....; 9. DOMITIVS HYMENEVS VIXIT ANNOS XXXIV; 10. AELI HRAC HELICRYSOgo NI...; 11. FACVN... DE... MATRI....; 12. C... VIRG.... IIAIQV.... XVIII DXX; Questa ultima può riferirsi ad una vergine sacra, e la scala a piuoli che vi è graffita potrebbe avere il significato simbolico della scala che conduce al Cielo, secondo il concetto espresso negli atti di s. Perpetua. 13. FORTVNATE VIB IN X (colomba sopra l'orlo di un vaso simbolo dell'anima che gode nel Cielo). 14. MAXIMINO DVLCISSIMO; 15. CONS TANTI A; 16. BE IN ETERNO IN PACE; 17. ENTINA VRSINAE matER CALPVRNIA ...A FECIT; 18. AVREL PROTOGENES AVREL SATVRNINA AVR PROTOGENIA
Lo scavo fu pure intrapreso in un’altra regione del cimitero, cioè nelle adiacenze dell'ipogeo degli Acilii Glabrioni e precisamente ai piedi della scala che serviva di comunicazione fra quel sotterraneo e la superiore basilica di s. Silvestro.
In un cubiculo dipinto di questa regione aveva riconosciuto il De Rossi il sepolcro del martire Crescenzione dei tempi di Diocleziano, sepolcro indicato da uno degli itinerari dei pellegrini poco lungi dalla scala suddetta. Questa opinione del mio maestro è stata confermata con gli odierni scavi, giacchè proprio incontro a quel cubicolo dipinto si è rinvenuta la seguente iscrizione: 19. FELICISSTIMVS ET LEOPARda BISOMVMATCRISCENTionem INTROIT... Essa infatti indica un sepolcro per due cadaveri comprato da Felicissimo e da Leoparda nel vestibolo della cripta del martire s. Cresceazione e presso il suo sepolcro ad Criscentionem.
Questa scoperta è pure importante perchè ci permette di fissare approssimativamente il luogo di un’altra tomba illustre del cimitero di Priscilla. Infatti sappiamo dal Liber pontificalis che il papa s. Marcellino, ucciso nella stessa persecuzione di Diocleziano (a. 304), fu sepolto pure nel cimitero di Priscilla e precisamente in un cubiculo bene illuminato da un lucernario, il quale cubicolo era vicino alla tomba del martire suddetto; « in cimiterio Priscitlae via Salaria in cubiculo claro in cripta juata corpus s. Criscentionis.
Però dall'esame accurato di questo passo si deduce che Marcellino e Crescenzione non erano sepolti in uno stesso cubiculo, come prima si era creduto, ma soltanto che il cubiculo del papa era prossimo alla tomba del martire già ricordato. Il sepolcro del papa Marcellino dovrà adunque ricercarsi nelle vicinanze del cu- biculo dipinto di Crescenzione, cioè nella regione degli Acilii Glabrioni o nelle adiacenze. Ed è a sperarsi che un ulteriore studio del sotterraneo ci permetta di giungere a riconoscere con certezza anche quest'altro storico monumento. Ho accennato alla basilica di s. Silvestro, che fu edificata nei tempi della pace al disopra del cimitero di Priscilla; ed ora dovrò dirne qualche parola.
Questo edificio fu di grande importanza e fu assai venerato, giacchè vi si con- servava la tomba dei martiri Felice e Filippo, figli di s. Felicita, e vi erano sepolti i papi Marcello, Silvestro, Liberio, Siricio, Celestino e Vigilio. Abbandonato dopo il nono secolo, in seguito alla traslazione delle reliquie, venne quasi intieramente di- strutto; ed alcuni avanzi di esso si ritrovarono con gli scavi eseguiti in quel luogo dalla Commissione nel 1890, ma poi furono ricoperti (2). Ora noi abbiamo nuovamente esplorato quel luogo ed abbiamo rimesso in luce l'abside della basilica e la tomba dei martiri, i quali avanzi si trovano nell'area della reale villa Savoja.
Desiderando pertanto la Commissione di conservare allo scoperto questo gruppo monumentale, ci siamo rivolti a S. M. il Re proprietario della villa pregandolo onde volesse permetterci di recingere quei ruderi, che troppo ci doleva di dover seppellire di nuovo. Sua Maestà accolse benignamente la nostra domanda, ed il giorno 1° luglio 1906 si recò insieme a S. M. la Regina a visitare gli scavi del cimitero di Priscilla; ed io ebbi l'onore di mostrare alle LL. MM. la grande importanza di quelle insigni memorie.
Il Sovrano ne fu assai soddisfatto e fece dono alla Commissione dell'area occupata dalle rovine ora ritrovate della basilica, le quali saranno dalla Commissione stessa racchiuse dentro un edificio fatto ad imitazione della primitiva basilica ed in tal modo perpetuamente conservate allo studio. Da tutto ciò i lettori potranno sempre meglio conoscere quanto sia utile e benintesa l'opera della Commissione di archeologia sacra negli scavi delle catacombe romane.
Orazio Marucchi.
Inaugurata con grande solennità, l'aula centrale della basilica di San Silvestro sul cimitero di Priscilla: "Il lavoro, iniziato il 2 gennaio 1906 in due punti diversi, fu sospeso a metà di giugno; ripreso poi nella stagione favorevole, è stato ora condotto a termine sotto la direzione del Marucchi, del Kanzler, dell'ing. Palombi e dell ispettore Bevignani. Sono state riaperte le scale di comunicazione che conducono dalla basilica di San Silvestro alla regione degli Acilii e ai sepoleri dei martiri e si scoprirono i muri di fondazione di una serie di edificî, rivelati da grandi cappelle sepolcrali, che circondano la costruzione centrale."
Committenti e finanziatori
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche1905
Centro principale del Cimitero di Priscilla
Le catacombe romane
1905
Cripta del Cimitero di Priscilla
Le catacombe romane
1905
Ipogeo degli Acilii
Le catacombe romane
1905
Secondo piano del cimitero di Priscilla
Le catacombe romane
1902
Campagna di scavo 1902 nelle Catacombe di Priscilla
1893
Mappa delle Catacombe di Priscilla
Roma pagana e cristiana
1885
Pianta della necropoli Priscilliana
Bullettino di archeologia cristiana
1877
John Henry Parker
Plan of Catacombs of S. Priscilla
The Archeology of Rome
1869
Pianta di una parte della Catacombe di Priscilla
1865
Paolo Cacchiatelli
Cimitero di Priscilla
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Cimitero di Priscilla
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1839
Entrata alle Catacombe di Priscilla
1651
Iconographia Coemeterii Proscillae
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvlvm secvndvm Coemeterii Priscillæ Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli primi Coemeterii Priscillæ Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Ichnographia Coemeterii Novellae
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvluvm primvs Coemeterii S. Priscillae Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli secvndi Coemeterii Priscillæ Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Monvmentvm privm arcatorvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmentvm secvndvm arcatvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Sarcophagvs Ex Coemeterio Priscillæ Via Salaria Effossvs
Roma subterranea novissima
1651
Images Vitreæ in sepvlcris Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti tertii arcvati Coemeterii Priscillæ Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti tertii arcati Coemeterii Priscillæ Via Salaria
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti qvarti arcvati Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti qvnti arcvati Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti sexti arcvati Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti sexti arcvati Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmenti septimi arcvati Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmentorvm octavi et noni arcvatortvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Monvmentvm arcvatvm decimi Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvluvm tertivm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli tertii Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvluvm qvartvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli qvarti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli qvarti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvlvm qvintvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli qvinti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli qvinti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli qvinti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvlvm sextvm Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli sexti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima
1651
Cvbicvli sexti Coemeterii Priscillæ
Roma subterranea novissima