Informazioni storicheData: 313 / 1854
Codice identificativo monumento: 4053
CronologiaGiuseppe Valadier perde l'incarico di progettare la ricostruzione dell’incendiata basilica di S. Paolo, sostituito inizialmente da Pasquale Belli, a sua volta sostituito qualche mese di distanza da Luigi Poletti.
Papa Leone XII emana l'enciclica Ad plurimas nella quale invitava i vescovi ad una raccolta di offerte presso i fedeli per la ricostruzione della basilica di San paolo fuori le Mura.
Papa Leone XII, con un chirografo pone le basi per il progetto di ricostruzione della basilica di San Paolo fuori le Mura: «Vogliamo in primo luogo che sia soddisfatto compiutamente il voto degli eruditi, e di quanti zelano lodevolmente la conservazione degli antichi monumenti nello stato in cui sursero per opera di' loro fondatori. Niuna innovazione dovrà dunque introdursi nelle forme e proporzioni architettoniche, niuna negli ornamenti del risorgente edificio, se ciò non sia per escluderne alcuna piccola cosa che in tempi posteriori alla sua primitiva fondazione poté introdurvisi dal capriccio delle età seguenti».
Le dodici colonne di Marmo Bigio riscoperte negli scavi del 1811 a Veio, sono trasportate nella fabbrica per essere utilizzate nella Cappella di San Benedetto.
Papa Pio IX consacra la nuova Basilica di San Paolo, alla presenza di un gran numero di Cardinali e di Vescovi, giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione.
Viene innalzata l'ultima colonna di granito rosso di Baveno nel portico della facciata di San paolo fuori le Mura.
Eseguendosi le fondazioni del nuovo quadriportico della basilica di s. Paolo, e precisamente presso l'angolo sud-ovest del quadriportico predetto, è stato scoperto un rocchio di colonna di marmo bigio, del diam. di m. 0,65, alto m. 1,80, assai probabilmente appartenente ad una delle colonne del portico della basilica antica.
Ivi presso, a m. 2 di profondità, e sotto un muro moderno venne in luce un sarcofago marmoreo lungo m. 2, largo m. 0,58, alto m. 0,50, nella cui fronte, ed in mezzo a baccellature ondulate, vedesi scolpito un clipeo contenente la protome del defunto, assai danneggiata. Sotto al clipeo sono rappresentate due maschere, e nei lati minori veggonsi due elefanti, discretamente trattati. Il sarcofago è anepigrafe, e conteneva ossa di varî scheletri provenienti da altre tombe ed appositamente qui accumulate. Era chiuso da alcuni frammenti spettanti a coperchi di altri sarcofagi.
In uno di tali frammenti, lungo m. 0,90, largo m. 0,53, leggesi a lettere quasi del tutto svanite a cagione di forte attrito cui fu sottoposto il marmo: ...LOCVS SE CAVDICA...
Da vari altri scavi, pure eseguiti per le fondazioni del quadriportico, provengono i monumenti seguenti: Testa marmorea, virile, imberbe, di arte scadente, alta m. 0,18. Base marmorea sulla quale rimangono i piedi di una statua di corretto disegno e di accurata esecuzione. Frammento di sarcofago di marmo bianco, con rappresentanza di baccanale. Rimangono solo due pantere aggiogate, precedute da Satiro itifallico, ed una maschera silenica. Detto frammento misura m. 0,33 X 0,20. Frammento di elegante vaso cinerario, marmoreo ansato, ornato di palmette e ramoscelli di olivo coi frutti: misura m. 0,20 X 0,24. Frammento di coperchio di sarcofago, di m. 0,20 X 0,14, nel cui angolo è una testina di putto. Capitello ionico, rotto in due parti, di m. 0,17 X 0,29 X 0,29. Parte, ricomposta, di coperchio di sarcofago a due pioventi, lunga m. 0,97, larga m.0,50 con elegante fregio a bassoriliero, rappresentante pantere affrontate. Negli angoli sono maschere sceniche. Lancia di ferro, ossidata, di forma comune con porzione di immanicatura, lunga m. 0,32. Due vasetti fittili, semplici e comuni. Lucerna, monolicne, di terracotta rossastra, con semplici ornati nel disco superiore.
Si rinvennero inoltre i seguenti frammenti epigrafici marmorei.
Luigi Borsari.
Esplode la polveriera del forte Portuense a Vigna Pia. Al momento dello scoppio, conteneva un quantitativo di esplosivo maggiore rispetto al consentito: 285 mila chilogrammi (rispetto ai 233 previsti). Le cause dello scoppio sono incerte. Danni ingenti nel vicino Istituto di Vigna Pia; nella basilica di San Paolo, si frantumarono le nuove vetrate delle navate esterne; nella chiesa di Santa Passera crolla il muro di destra; nella chiesa di Sant'Ignazio, si squarcia la tela della finta cupola; nella chiesa di Santa Maria della Luce a Trastevere viene danneggiata gravemente la cupola; nei Palazzi Montecitorio e Madama, oltre alle vetrate frantumate, si scoprirono delle crepe che compromettevano le strutture:
"Sullo spavento di Roma all'alba di giovedì 23 aprile, parla più sopra il Dottor Vertua. Qui diamo alcuni particolari di fatto.
La polveriera era fuori di Porta Portese, nel forte omonimo. L'edificio, costruito solidamente, tutto in travertino, e che consisteva in un solo corpo di fabbricato a due piani, uno dei quali era il laboratorio pirotecnico e l'altro il deposito de' materiali, rovinava in una voragine. La polveriera, di forma circolare, trovavasi in fondo a una valletta detta Pozzo Pantaleo, circondato da colline alte quasi cento metri; e confinava colla Vigna Pia, il podere-modello fondato da Pio IX. Quel sotterraneo non aveva comunicazione coll'esterno ed era sempre gelosamente chiuso. L'ingresso nella polveriera non era permesso che ai soldati di guardia e agli operai addetti al laboratorio. Nessun altro poteva penetrarvi, se non munito d'un ordine speciale del Comando.
Com'era avvenuta, adunque, la catastrofe?...
Alle ore 3 del giorno avanti, il laboratorio fu chiuso. Gli operai e gli uffiziali, a questo addetti, tornarono in città, e la custodia dell'edificio rimase, come sempre, affidata ai soldati di guardia: un picchetto del 12.º reggimento bersaglieri.
Durante la notte, nessun incidente. La guardia aveva funzionato colla solita regolarità, senza nulla avvertire di straordinario. Alle ore 6, il caporale Cattaneo montò la guardia alla polveriera con sei uomini.
Verso le 6 e 20 minuti, la sentinella udì come uno scoppiettio sotterraneo, e ne avvertì il caporale Cattaneo. Questi mandò un soldato ad avvisare il tenente Odoardo Gabrielli del 12º reggimento bersaglieri, che alloggiava nel forte appresso. Il Gabrielli si diresse allora correndo alla polveriera; e, in quel momento stesso, passava dinanzi alla polveriera, accompagnato dall'assistente De Romanis, il capitano del genio Spaccamela, il notissimo inventore dei fortini adottati in Africa, il quale, udito lo scoppiettio, dubitando questo potesse provenire dall'accensione di qualche cartuccia nei sotterranei, fece per entrare precipitosamente nella polveriera, domandando conto di quei rumori ai soldati di guardia. Ma le chiavi della polveriera le aveva il tenente d'artiglieria, custode del forte, allora assente. Lo Spaccamela non ebbe più dubbi della imminente catastrofe; s'inerpicò sul muro circondante la polveriera e da quel posto comprese subito di che si trattasse. Non c'era tempo da perdere.
'Fuggite, fuggite!' gridò subito ai soldati 'la polveriera sta per scoppiare. Fuggite in tutte le direzioni; avvertite i passanti e gli abitanti delle case vicine. Non c'è da perdere un momento!'. E solo quando a forza cacciò via i soldati e quando fu sicuro che nessuno dei soldati era più sul posto, il capitano Pio Spaccamela si allontanò dalla polveriera, insieme al De Romanis e al Gabrielli.
Dopo diciotto minuti circa, avvenne lo scoppio spaventoso, la rovina, la voragine. Dugentosessantaquattro mila chilogrammi di polvere e cartuccie e altre munizioni esplosero. Tre casupole, che sorgevano a pochi passi dalla polveriera, e nelle quali abitavano poche persone fuggite in tempo per l'avvertimento dei soldati, rovinarono anch'esse in un lampo. Altre casupole lungo lo stradale Portuense, e altre molte disseminate per la contrada della Vigna Pia, divennero un mucchio di macerie o son rimaste malconcie, inservibili. La polveriera era circondata da vigne ricchissime: di tutto questo, nulla esiste più. Nemmeno puoi trovare una traccia dell'edificio della polveriera, ch'era pure un grosso fabbricato. Sul luogo del disastro, non rimasero che rottami di botti, di scatole, ed altri legnami carbonizzati: il terreno è abbruciacchiato tutto. Pietre, tegole, travi, tutto è stato lanciato a distanze inverosimili.
Il capitano Spaccamela, all'eroismo del quale si deve se disastri maggiori non sono avvenuti, si trovava nel momento dell'esplosione, a circa trecento metri di distanza dalla polveriera, e fu ferito in testa e nel petto da una grossa pietra, che lo fece cadere per terra, tra le macerie, la polvere, privo di sensi. Dei bersaglieri di guardia due soli rimasero feriti: il caporale Cattaneo di Torino ventiduenne e l'appuntato Consesatto. Il Cattaneo rimase ferito così gravemente a una gamba che dovettero amputargliela. Durante l'operazione, si contenne da forte; non volle essere nemmeno cloroformizzato.
Un soldato veneto, che era di guardia alla polveriera prima dello scoppio, ubbidì al comando di allontanarsi, ma avvenuto lo scoppio, ed essendo rimasto incolume, fatti pochi metri, retrocesse e riprese tra le rovine il suo posto.
Alle otto, cominciarono i primi soccorsi. Il fragore chiamò sul luogo numerose autorità. I vigili e i soldati del Genio sgombravano le macerie fumanti dove si temeva fossero rimasti dei sepolti e demolivano i muri pericolosi; mentre tutti gli sbocchi erano militarmente occupati per allontanare i curiosi accorsi in folla enorme in vettura, a piedi. Numerosi proiettili d'artiglieria, la maggior parte de' quali inesplosi, stavano seminati nel largo perimetro dell'esplosione: i soldati d'artiglieria ne raccolsero in gran numero; ma parecchi andarono nelle tasche dei monelli.
I militi di tutte le Croci, accorsero, pronti con attrezzi, barelle e buon numero di sanitari... Ma già, ecco, comincia l'esodo doloroso dei feriti. Il momento è commoventissimo... Acclamato dalla folla, con una dimostrazione grandiosa, imponente, e da evviva ripercotentisi nelle alture, re Umberto giunge prima ancora di molte autorità.
Alla presenza del Re, vengono estratti dalle macerie varii feriti, in istato compassionevole. S. M. è commosso. Incuora i soldati nel lavoro di salvataggio; si accosta premuroso ai feriti prendendoli per mano e confortandoli con parole d'affetto. S'imbatté in alcuni soldati che si dispongono a collocare in una vettura il capitano Spaccamela; e li invita a deporre l'eroico ufficiale nella propria carrozza.
Il Re si reca a Vigna Pia, dove c'è una colonia agricola di ragazzi guidata da frati, e dove una parte del fabbricato è caduto. Dei cento e più ragazzi raccolti, venti sono feriti, ma per fortuna non gravemente. Umberto vuol vedere i piccini, li accarezza, li consola, li fa collocare in una camera a parte. Una popolana ventenne è trovata in un campo, tutta insanguinata alla testa, dove è stata colpita da una pietra. Il Re discende per un pendio pericoloso e vuol vederla, la incoraggia, la raccomanda ai portatori. Altre donne vanno incontro a Sua Maestà piangendo: 'Siamo rimaste senza casa!'. E il Re: 'Provvederò: non abbiate timore!'. Un vecchio era rimasto quasi sepolto in un sottoscala profondo, e geme chiamando aiuto. Un giovanotto, certo Andrea Bruschi, romano, scalpellino, si lancia in suo aiuto senza badare al pericolo cui si espone, scendendo in quel trabocchetto. Il Re lo ferma, prendendolo per braccio, si fa dare una corda e la lega alla cintola con un nodo scorsoio e, continuando a tenere egli stesso la corda, gli raccomanda di calarsi laggiù con la massima circospezione. Il Bruschi, aiutato dal Re, può così trar fuori il vecchio sano e salvo.
Solo alle 10 e un quarto il Re lascia il luogo del disastro. Scende dalla collina di Vigna Pia per i campi, seguito da una immensa folla plaudente e si dirige verso il primo cavalcavia della stazione di Trastevere dove lo attende la sua vettura. La folla cresce, cresce; ripete l'acclamazione più affettuosa, più viva. L'entusiasmo per il Re non si può descrivere. In mezzo a continue acclamazioni, la carrozza reale, procedendo al passo, giunge fino a Porta Portese, donde si dirige immediatamente al Quirinale. Il Re ha alla sua sinistra il duca degli Abruzzi.
Le premure pietose del sovrano temprano la triste impressione della sventura. Per miracolo, il numero delle vittime umane non fu considerevole. Solo quattro furono i morti: fra i quali l'assistente del Genio Civile Enrico De Romanis, di trentadue anni, e un fraticello della Vigna Pia, Stefano Ponti.
I feriti superano i quattrocento, ma la massima parte senza gravità. E più che nelle vicinanze dello scoppio, furono feriti a distanza, nella stessa Roma, dal crollare delle case, e soprattutto dai vetri rotti. Duecento dei feriti vennero subito ricoverati negli ospedali di San Gallicano, di San Giacomo, della Consolazione e di San Spirito.
Appena giungono, s'innalza un lamento di pietà, misto alle grida e ai pianti dei sofferenti. La lugubre scena schianta il cuore. Par di essere all'ambulanza di un campo di battaglia: teste rotte, gambe spezzate, ferite grondanti sangue, e dovunque dottori, suore, guardie e infermieri. Di fuori, è tanto l'agglomeramento della folla, che deve esser messo un cordone di truppa. Il Re, accompagnato dal generale Terzaghi e dal comm. Rattazzi, si reca, alle 5 e un quarto, all'ospedale della Consolazione; e vuol subito vedere il capitano Spaccamela, che versa in stato talmente grave da far temere prossima la fine. Il ferito non riconosce il Re, che gli rivolge amorosamente la parola, vivamente commosso. (Fortunatamente le ultime notizie affermano che ogni pericolo è scomparso: la robustezza e la giovinezza dell'eroico capitano 'ha 35 anni' lo hanno salvato.)
Sua Maestà la Regina si reca a visitare più tardi il riparto delle ferite, e il cardinale vicario Parrocchi i ragazzi della Vigna Pia che dipende dal Vaticano. Par certo che la causa sia affatto fortuita; probabilmente tutte tre le inchieste che sono in corso non riusciranno a scoprirla.
I danni ammontano a cifre enormi. Al Campidoglio non è rimasto neppur un vetro. Al Quirinale, i vetri di tutte le finestre e moltissimi specchi in frantumi; così pure in Vaticano, i vetri delle gallerie e delle logge, i vetri dipinti della Biblioteca e del Museo, i cristalli interni della scala regia regalati dal re di Baviera. In San Pietro, un vero flagello: rotto il gran dipinto su vetro rappresentante il Padre Eterno; rotti tutti i vetri della cupola. In San Paolo, altri danni: mosaici sconnessi, cristalli spezzati: la basilica è chiusa. Ogni chiesa lamenta gli effetti della catastrofe tremenda, il cui rimbombo si è sentito persino a Caserta. Il danno patito dal Governo ammonta a tre milioni. L'ufficio edilizio municipale verifica che ottantotto case a Roma sono pericolanti; si fanno sloggiare, si puntellano, ma qualche muro è già caduto.
LE OSSERVAZIONI DEL PROFESSOR TACCHINI.
Il direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano, fece alcune interessanti osservazioni circa i fenomeni prodotti dallo scoppio. Egli dice che vi furono due effetti: pressione nell'aria e agitazione tellurica. La pressione dell'aria fu grandissima per l'enorme quantità di gas sviluppatosi. Questa pressione dell'aria ha poi agito in tutti i sensi ed è perciò che si sono spezzati così i vetri che erano in posizione verticale, come quelli posti orizzontalmente.
L'azione dello scoppio sulla colonna barometrica si dimostrò con un abbassamento fra i 15 e i 16 millimetri: questo fenomeno spiegato popolarmente equivale all'azione di una forza, che avesse in un attimo prodotto una variazione di peso di circa 240 000 chilogrammi su ogni metro quadrato di superficie.
Il prof. Tacchini afferma che l'azione dello scoppio si dimostrò nel sismografo come una scossa di terremoto, e che anche a Rocca di Papa, ove è la stazione sismica, si ebbero dei vetri rotti.
La polveriera delle macerie e i granelli non abbruciati di polvere pirica furono trasportati a grandissima distanza. Il vento che dapprima spirava da ponente subì una variazione mettendosi a scirocco. Nel luogo ove era la polveriera non rimane più che un grande avvallamento come un cratere, che misura cento metri circa di diametro.
"
Il ciborio di Arnolfo, nella basilica di San paolo fuori le mura, viene liberato dalla bruttura del baldacchino che lo copriva.
Inaugurazione del quadriportico di San paolo fuori le Mura.
Nasce lo Stato della Città del Vaticano. L'on Mussolini viene ricevuto con tutti gli onori in una saletta dei Palazzi apostolici per lo scambio delle ratifiche dei precedenti trattati lateranensi.
Nell'Allegato I Si stabilisce il Territorio dello Stato della Città del Vaticano. L'Arco delle Campane a piazza San Pietro.
Nell'Allegato II gli Immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e da tributi; Basilica e Palazzo Apostolico Lateranense ed annessi con la Scala Santa; Basilica di S. Maria Maggiore con gli edifici annessi; Basilica di S. Paolo con gli edifici annessi; Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo; Palazzo della Dataria; Palazzo della Cancelleria; Palazzo di Propaganda Fide; Palazzo di S. Callisto in Trastevere; Palazzo dei Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale); Palazzo del S. Offizio e adiacenze; Palazzo del Vicariato in via della Pigna; Immobili sul Gianicolo.
Nell'Allegato III gli Immobili esenti da espropriazioni e da tributi: Università Gregoriana (Palazzo Borromeo); Università Gregoriana della Pilotta; Istituto Biblico; Palazzo dei SS. XII Apostoli; Palazzo annesso alla Chiesa di S. Andrea della Valle; Palazzo annesso alla Chiesa di S. Carlo ai Catinari; Istituto Archeologico - Istituto Orientale - Collegio Lombardo - Collegio Russo; Palazzi di S. Apollinare; Casa di esercizi per il Clero in SS. Giovanni e Paolo.
Il Trattato Lateranense attribuisce alla Santa Sede le Catacombe di tutta Italia.
Nella notte il reparto speciale di Polizia fascista al comando di Pietro Koch, nonostante l'extraterritorialità, fa irruzione nell'Abbazia di San Paolo fuori le mura e arresta 67 rifugiati.
Localizzata la Tomba di San Paolo nella basilica fuori le mura. Viene riportato alla luce il sarcofago.
Scavi realizzati dal Pontificio istituto di archeologia cristiana e dai Musei Vaticani alla Basilica di San paolo fuori le mura scoprono i resti di una casa dei poveri del V secolo.
Forte scossa di terremoto con epicentro nei pressi di Norcia. Il sisma è avvertito nitidamente in tutti i quartieri della Capitale. Danni alla Cupola di Sant'Ivo alla Sapienza, alle basiliche di San Lorenzo e San Paolo fuori le Mura.
Monsignor Rino Fisichella, inaugura le statue di Cristo realizzata dello scultore canadese Timothy P. Schmalz, parte di un unico ciclo artistico dedicato al Vangelo di Matteo, ideato e fuso in Canada in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia. Sono poi collocate: due all'ingresso del Santo Spirito in Sassia: (Quando io ero ammalato, Quando io ero affamato e assetato); nel portico della basilica di San Pietro in Vincoli (Quando io ero nudo); ne i giardini della basilica di San Paolo (Quando io ero in carcere), nella portico della basilica di San Lorenzo in Lucina (Quando io ero straniero).
I Reali inglesi si recheranno in visita di Stato alla Città del Vaticano. Il programma prevede l'udienza con il Papa Leone XIV nella sua Biblioteca privata, seguita da un incontro con il cardinale Pietro Parolin della Segreteria di Stato. Re Carlo ha donato al Papa una grande fotografia in argento e un'icona di Sant'Edoardo il Confessore. Il Papa invece ha donato al sovrano inglese una riproduzione in scala del mosaico del "Cristo Pantocratore", nella Cattedrale normanna di Cefalù, in Sicilia. Il mosaico è stato realizzato in Vaticano.
Segue nella Cappella Sistina, una storica preghiera ecumenica del sovrano (capo della Chiesa anglicana,) e del Papa, sulla cura del creato, supervisionata del Dicastero per l'Unità dei cristiani. La preghiera è guidata da Papa Leone e dall'arcivescovo di York Stephen Cottrell. Il canto dei salmi è affidato al coro della Sistina con il coro della Cappella di St. George del Castello di Windsor e quello dei bambini della Cappella reale di St. James Palace.
Al termine, il Papa e re Carlo lasciano insieme la Sistina per spostarsi nella Sala Regia dove incontrano i rappresentanti di organizzazioni e aziende impegnate nella salvaguardia dell'ambiente, tema caro sia alla Santa Sede che alla Corona inglese.
Nel pomeriggio i reali si spostano per partecipare ad una funzione ecumenica a San Paolo fuori le Mura prendendo posto su uno scranno speciale creato per lui (che reca lo stemma di "Sua Maestà", insieme al motto latino Ut unum sint - "Affinché siano una cosa sola", una citazione dal capitolo 17 del Vangelo di San Giovanni). Lo scranno resterà in basilica anche per tutti i futuri sovrani inglesi.
Nel corso della funzione si è pregato affinché "i leader delle chiese siano guida per la libertà, la giustizia, la verità" e per la "Terra, la nostra casa comune di cui sentiamo il grido".
Alla vigilia della celebrazione dei secondi vespri della solennità della conversione di san Paolo, nella Basilica Ostiense è stato collocato tra la serie dei pontefici, il ritratto a mosaico di Papa Leone XIV.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Sepolture presenti
DescrizioneL'intera basilica, lunga 131 m, larga 65, alta 29,70.
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche1905
Topografica dei dintorni di San Paolo
Le catacombe romane
1898
Percorso della Via Ostiense
Notizie degli scavi di antichità
1885
Dante Paolocci
Maccagnani e il suo San Tommaso
L'Illustrazione Italiana 1885
1867
Basilica di San Paolo
Raccolta di 50 vedute antiche e moderne della città di Roma e sue vicinanze
1865
Paolo Cacchiatelli
Vigna Pia
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Campanile della basilica di San Paolo
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Interno della basilica di San Paolo
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Confessione della Basilica di San Paolo
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1856
Altare dei dei santi Antonio Abate, Dionisio e Giustina
Raccolta di monumenti sacri e sepolcrali scolpiti in Roma
1856
Altare di Guglielmo de Pereriis
Raccolta di monumenti sacri e sepolcrali scolpiti in Roma
1850
Basilica di San Paolo
Vedute di Roma con le ruine della guerra disegnate dal vero l'Anno 1849
1846
Luigi Canina
Mosaico dell'antica Basilica Ostiense
Tempj cristiani
1846
Luigi Canina
Mosaico dell'antica Basilica Ostiense
Tempj cristiani
1846
Luigi Canina
Porta dell'antica Basilica Ostiense
Tempj cristiani
1846
Sezione della basilica di S. Paolo
1840
Paul Marie Letarouilly
Decorazioni di San Paolo fuori le Mura
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Decorazioni di San Paolo fuori le Mura
Edifices Modernes de Rome
1838
Gaetano Cottafavi
Rovine della Basilica di San Paolo
Roma nell'anno MDCCCXXXVIII
1833
Progetto di riedificazione della chiesa di San Paolo
Opere di architettura e di ornamento
1833
Giacomo Fontana
Porta in bronzo dell'antica S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Pianta della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Facciata della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Sezione del Quadriportico della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Prospetto laterale della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Sezione per lungo della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Sezione traversa della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Interno della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Tabernacolo della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Arco della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Dettagli del Tabernacolo di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Dettagli del Tabernacolo di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Bassorilievi del Tabernacolo di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Candelabro della Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Serie dei Papi nelle navate di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Serie dei Papi nelle navate di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Serie dei Papi nelle navate di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Mosaico dell'Abside di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Serie dei Papi nelle navate di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Cappella di S. Benedetto a S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Conversione nella Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1833
Giacomo Fontana
Incoronazione nella Basilica di S. Paolo
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1823
Angelo Uggeri
Navata della Basilica di San Paolo
Della Basilica di San Paolo sulla via Ostiense
1823
Angelo Uggeri
Pianta della Basilica di San Paolo dopo l'incendio
Della Basilica di San Paolo sulla via Ostiense
1815
Mosaico della tribuna di San Paolo
Della Basilica di San Paolo
1815
Mosaico dell'Arco di San Paolo
Della Basilica di San Paolo
1815
Confessione della Basilica di San Paolo
Della Basilica di San Paolo
1815
Sarcofago nel portico di San Paolo
Della Basilica di San Paolo
1815
Candelabro della Basilica di San Paolo
Della Basilica di San Paolo
1815
Porta di bronzo nella Basilica di San Paolo
Della Basilica di San Paolo