Informazioni storiche

Informazioni storiche artistiche sul monumento

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Codice identificativo monumento: 4124

Cronologia

/1/2002: Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su proposta della Soprintendenza Archeologica di Roma, acquista la proprietà del villino di Capo di Bove, esercitando il diritto di prelazione sul bene vincolato.

2003: Si avviano indagini archeologiche nel giardino della Villa Capo di Bove.

2005: Si concludono le campagne di scavo che hanno interessando una superficie di circa 1400 mq della Villa Capo di Bove. È stato riportato alla luce un impianto termale della metà del II secolo d.C. con restauri fino al IV secolo e tracce di uso agricolo-produttivo riferibili al periodo tardo antico, quando la zona rientrava nel Patrimonium Appiae (vasta tenuta agricola ecclesiastica). Sono conservati una decina di ambienti, pavimentati a mosaico e in marmo colorato, vasche idrauliche, tubuli in terracotta, l’impianto fognario e porzioni dei rivestimenti in lastre di marmo e intonaco dipinto.

12/11/2008: Apre al pubblico il Villino Capo Bove. L'edificio principale, è stato adeguato dalla Soprintendenza alla nuova funzione pubblica, per ospitare uffici, una sala conferenze, accoglie mostre fotografiche e artistiche, eventi culturali, incontri didattici e custodisce l'Archivio Antonio Cederna, padre del movimento ambientalista in Italia che tanto si è battuto per la tutela della Via Appia Antica: foto, appunti manoscritti, documenti inediti e la sua biblioteca, 4..000 volumi di archeologia, urbanistica, architettura, ambiente, storia di Roma, storia dell'Arte, legislazione. L'edificio minore, un tempo dépendance della villa, è stato trasformato in punto di accoglienza per i visitatori, attrezzato con servizi igienici e distributori automatici di bevande.

Descrizione

Si tratta di un’area verde di circa 8.600 mq con all'interno un edificio principale su tre livelli e uno minore adibito un tempo a dépendance della proprietà.

L'edificio principale, costruito sopra una cisterna romana, è presente nel Catasto Gregoriano (1816-1835) come “casa ad uso della vigna”. Nel secondo dopoguerra è stato trasformato come dimora padronale, con una caratteristica cortina muraria esterna che fa uso di materiali antichi, molti dei quali recuperati dai monumenti romani che fiancheggiavano la vicina consolare romana.

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