Informazioni storicheData: 1878 / 1884
Codice identificativo monumento: 4132
CronologiaAvvio dei lavori di costruzione del Forte di Monte Antenne. I primi lavori comportarono lo svuotamento completo della sommità della collina (in quanto turbava le possibilità di tiro del forte stesso), che viene ribassata verso la balza più settentrionale e le alture a sud-est e sud-ovest (sulle quali Gell e Nibby avevano indicato le cittadelle dell'antico abitato).
Il Genio militare sta costruendo una strada, sulla pendice meridionale della collina di Antemnae, sul confluente del Tevere e dell'Aniene. A metà incirca della costa, ed alla quota di met. 42 sul mare, è stato scoperto un muraglione grosso met. 2,30, costruito di cubi (alquanto irregolari) di cappellaccio, lunghi in media met. 0,59, e posti l'uno sull’altro senza cemento.
La lunghezza del tratto scoperto, sino ad ora, è di met. 15,00. L'andamento è irregolare, e si adatta alla curva orizzontale del monte. Siccome questo rudere offre tutte le caratteristiche di un’ opera di fortificazione, dei più remoti tempi, così nasce spontaneo il pensiero, di riconoscervi la cinta dell’ oppidum degli Antemnati, descritto da Livio I, 9-11.
Il tratto delle mura rimesso in luce, sarà conservato sul margine destro della nuova strada, tagliata dal Genio militare sul fianco della collina.
Proseguiti i lavori di sterro nell’interno dell'oppidum, e precisamente su quel vertice, che il Gell riconosce come sede della cittadella (posizione di inarrivabile bellezza, d'onde si scorge e si domina tutto il triangolo del territorio sabino bagnato dal Tevere e dall’Aniene), benchè gli scavi non siano discesi a profondità maggiore di un metro, si possono già riconoscere traccie di costruzioni di epoca e di fatture diversissime.
Il gruppo più antico, quello che rappresenta secondo ogni probabilità le « turrigerae Antemnae » cadute sotto il dominio dei Romani, quando costoro s'erano appena stabiliti sul Palatino, è formato da muraglie di cappellaccio locale, malamente squadrato, e costruito senza cemento. In questa zona abbondano i frantumi di stoviglie, di etrusca manifattura a vernice nera iridata, e quelli di vasellame indigeno, modellato a mano, e mal cotto.
In un altro punto sono stati scoperti gli avanzi di una villa romana, con lunghi muraglioni di opera reticolata, non buona, e negligentemente intonacata. In questa seconda zona abbondano le scheggie di anfore e di dolii, di fattura romana.
Le piante degli avanzi descritti sono state diligentemente rilevate.
Rodolfo Lanciani.
Continuando i lavori di fortificazione sulla collina di Antemnae, sono stati scoperti residui delle mura anche nel lato nord, a piombo sul confluente dell'Aniene col Tevere. Sono massi rovesciati ed in parte precipitati giù per la china del monte; ma si riconoscono alla loro forma, alle loro misure, alla qualità della pietra.
Si è pure scoperto un cunicolo con le sponde di pietra, coperto con lastroni, il quale non potendo essere aquedotto, deve necessariamente riconoscersi per l'emissario maestro delle cloache antemnati, tanto più che si dirige verso l'Aniene.
Presso l'avanzo delle mura, scoperto nella prima risvolta della strada che conduce al forte, si è ritrovata la bocca di un pozzo profondissimo, coll'orificio di m. 0,61 di diametro, di forma circolare, che s’apre al piano di un'area, lastricata con massi di cappellaccio. L'orificio era protetto e difeso da due anfore vinarie, collocate di traverso, e da altri cocciami.
Ciò significa, che l'antichissimo pozzo antemnate deve essere rimasto in uso fino alla introduzione delle acque potabili in Roma, quando il suolo della città era già da gran tempo occupato da un predio privato. Il pozzo discende alla considerevole profondità di m. 17,85, cioè da m. 42 sul mare a m. 24,15; presso l'imbocco è fasciato da tre ordini di pietre, alte ciascuna m. 0,35; nel rimanente è scavato nel sasso vivo.
La sezione della tromba è circolare, ma il diametro talvolta aumenta, talvolta restringe: la media ampiezza sarebbe di m. 0,32. Stando al racconto dei cavatori, i quali sono discesi in fondo, servendosi delle antiche intacche o pedarole, il pozzo termina con una specie di ricettacolo, del quale non mi hanno saputo descrivere acconciamente l'aspetto e le misure. Al momento della scoperta il pozzo era asciutto: quando l’ ho visitato già conteneva una certa quantità d’acqua potabile.
Nell'interno del recinto murato, sul culmine della collina, sono stati discoperti altri due pozzi (ma non ancora espiorati). Differiscono dal primo e nella forma e nella costruzione. Uno di essi è quadrato, e fasciato interamente con macigni di cappellaccio alti m. 0,45. L'altro è irregolare, e fasciato con lastre curve di una specie di peperino. Ambedue hanno le pedarole per la discesa.
Nell'area della città continuano ad apparire traccie di costruzioni grossolane, fatte con blocchi quasi informi di cappellaccio. Ho posto ogni attenzione per discoprire il tipo, la forma, la disposizione di queste primitive abitazioni, le quali dovrebbero assomigliare alla « casa Romuli » al « tugurium Faustuli » alle famigerate capanne dei sepolcri laziali. Fino ad ora, tuttii materiali da costruzione che si sono trovati, stanno fuori del posto, dispersi nel sottosuolo, e sepolti a varie profondità,
La suppellettile che si vien raccogliendo, già costituisce un gruppo preziosissimo. Nella mia ultima ispezione ho preso nota dei seguenti oggetti.
Urnetta di terracotta grossolana, rotta in più pezzi, lunga m. 0,40, larga m. 0,25, profonda m. 0,12, contenente: Cinque ossicini di fanciulletto ; una scaglia di silice non finita di acuminare; una fibuletta di rame, di forma elegante, senza graffiti; cinque frammenti di vaso di bucchero; una breccia calcare, la cui forma imita una foglia, o piuttosto il profilo di una pera, lunga nel diametro maggiore mill. 81, nel minore mill. 67. Ne ho preso memoria, perchè in altri luoghi dello scavo, sono state ritrovate altre due breccie calcari simili, benchè più piccole, evidentemente lavorate dalla mano dell’uomo, e così sottili in costa, che potrebbero prendersi per istrumento da tagliare o da pungere. 6) Una tazzetta fittile di bucchero, con un solo manico; Un coperchio di bucchero; Quattro fusarole, o globuli di collana, striati, di terracotta grossolana; Moltissimi pezzi di vasellame di bucchero, che potranno forse ricommettersi; Un terzo di tazza, con greca rossastra sul bordo, e parte di bella testa muliebre rivolta a sin. nel mezzo del piatto. La testa, è come d’ordinario, di profilo; Frammento di vaso a fondo di argilla con strie o zone, alternatamente rosse e gialle; Frammenti di vasellame rozzissimo, fatto a mano, e mal cotto. è) Vasellino elegantissimo in forma di aryballos con ornati a zone, scoperto in un banco di terra sciolta, dello strato preromano, o meglio dello strato anteriore alla costruzione di una villa romana; Alcuni pezzi di aes rude; Un pezzo molto grande di rame puro, del peso approssimativo di gr. 350; Tre fibule eleganti di metallo; Un frammento di terracotta con un buco nel mezzo, forse parte di fusaiuola.
Fra gli avanzi della villa romana, la quale si va discoprendo negli strati più alti, sono stati ritrovati pezzi di bellissimi intonachi dipinti, di stucchi, e di cornicette; vasellame aretino; pezzi di anfore e di dolî; canali d’acqua di’ terracotta; un fregio bellissimo di terracotta alto m. 0,25, con testa leonina nel mezzo, e figura di donna ignuda a d., simile nella movenza alla Tetide delle arule funebri esquiline. Vi sono tracce di dipintura.
Rodolfo Lanciani.
Decreto definitivo con cui il Ministero della guerra espropria l'area di Monte Antenne.
Veduto il decreto del Ministero della Guerra 2 agosto 1882, con cui furono designati gli stabili da occuparsi per la costruzione del forte di Monte Antenne, fra i quali vennero compresi quelli di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener;... Art. 1. Il Ministero della Guerra è autorizzato alla immediata occupazione degli stabili descritti nell'elenco che fa seguito e parte integrante del presente decreto. Descrizione degli stabili di cui si autorizza l'occupazione ed indicazioni catastali: Appezzamenti di terreni componenti il Monte Antenne, inscritti nel catasto di Roma al n. 153 di mappa, annessi alla Villa Ada, già Potenziani, limitati da ogni parte dei residui beni della stessa Villa, coltivati a pascolo ed erba da falce con scuderia per cavalli — Superficie in metri quadrati da occuparsi 244548 — Indennità stabilita lire 98,500.
Schema di convenzione tra il Comune di Roma e il conte Giuseppe Telfener per la concessione di Monte Antenne prevede l'istituzione di un poligono di tiro a segno come elemento centrale del progetto, attività svolte fino ad esso presso la Piazza d'Armi della Farensina.
Tale struttura non è concepita solo come impianto sportivo, ma come un servizio di pubblica utilità strettamente regolamentato, per il quale il concessionario si impegna a costruire e mantenere a proprie spese le infrastrutture necessarie.
"Si premette che nell'anno 1885 dovendo l'Amministrazione militare provvedere alla formazione di un poligono di tiro a segno per le esercitazioni delle truppe del presidio di Roma, nel luogo detto Prati di Acquacetosa presso Roma, occorse per tale opera espropriare un appezzamento di terreni costituenti la falda occidentale del Monte Antenne di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener, ed occupare un altro appezzamento di terreni, che il Comune di Roma aveva espropriati ai signori Putti Giuseppe, Bonaparte principessa donna Carlotta in Primoli, e Telfener conte Giuseppe per la formazione della passeggiata Flaminia, secondo il Piano regolatore e di ampliamento della città di Roma."
Ordinandosi gli spalti dinanzi la fronte del forte di Antemne, sulla via Salaria nel ciglio stesso del monte, dalla parte del confluente dell'Aniene col Tevere, sì vengono discoprendo avanzi di edifizi, costruiti nel reticolato proprio degli ultimi tempi della republica, e risarciti nei primi due secoli dell'impero.
La parte più notevole del gruppo è una piscina, o ricettacolo di acque piovane, divisa in tre gallerie longitudinali, col muro di perimetro rinforzato da speroni.
Nelle terre di scarico sono stati trovati frammenti di cornici marmoree, lastrine da pavimento in giallo, portasanta e palombino, un frammento di mattone con bollo rettangolare.
Rodolfo Lanciani.
Tramite un accordo con i Savoia, lo Stato acquisisce la parte della villa dislocata lungo la via Salaria e la tenuta di Forte Antenne.
L'Atto notarile sancisce la divisione di Villa Ada in una zona privata di 84 ettari (delle principesse Savoia e dei loro eredi) e una zona pubblica, pari a 34 ettari, cui si aggiungono in seguito 32 ettari relativi alla tenuta di Monte Antenne.
Per ospitare i numerosi turisti in arrivo per le Olimpiadi, si decide di trasferire il Camping di Villa Glori presso il Monte Antenne. L'area della Pineta attorno al Forte, viene quindi ceduto dal demanio al Comune di Roma.
Approvato il vincolo di destinazione a parco pubblico di tutto il comprensorio di Villa Ada.
Gli eredi Savoia vendono a Renato Bocchi gran parte della Villa Ada: dei 18 edifici presenti nel Parco (15mila mq coperti di superficie complessiva), i più importanti passano in proprietà Bocchi:
Villa Reale, 6.400 mq occupati dall'ambasciata egiziana
Scuderie, tre fabbricati per complessivi 1.500 mq
Casale delle Cavalle Madri, 320 mq; abitazione dei Conti di Bergolo
Fienile, 560 mq, occupato da un circolo ippico.
Restano di proprietà Savoia:
Casino Pallavicini, 480 mq, abitato da parenti dei Savoia
Villa Polissena, 900 mq, abitata da Eredi Savoia
Si inaugura la nuova villa pubblica di Villa Ada, con 136 ha di parco.
Stampe antiche