Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 4138
CronologiaMarino Torlonia acquista la vigna dell'avvocato Domenico Calzamaglia fuori Porta Salaria.
Il principe Giuseppe Rospigliosi Pallavicini (insieme al principe Mattei ed alle relative consorti), visita la Villa del Cardinale Giuseppe Doria Pamphilj fuori Porta Pinciana, appena completata dall'architetto Francesco Bettini, seguendo la moda del giardino all'inglese.
Il Pallavicini, entusiasta dell'opera, chiede ed ottiene dal cardinale Doria, il permesse di avere la consulenza del Bettini per la ristrutturazione delle sue proprietà lungo la via Salaria.
Il principe Luigi Pallavicini, completa l'acquisizioni e unificazione di terreni lungo la via Salaria: La vigna del monsignor Natale Saliceti, quella dell'avvocato Calzamaglia e quella di Giovanni Torlonia (già del monsignore Michele Capocaccia).
Il principe Luigi Pallavicini pubblica un bando pubblico di vendita (risultato poi infruttuoso) per le sue proprietà fuori Porta Salaria.
Il marchese Ludovico Potenziani acquista la villa Pallavicini a Via Salaria.
Re Vittorio Emanuele II acquista per 26.000 lire da Giovanni Grabinski Potenziani, la Villa Pallavicini a Via Salaria. Avvia lavori per migliorarne la funzionalità, con la costruzione di utilità come le scuderie.
L'ex Casino nobile risulta inadatto agli impegni di rappresentanza ed alle esigenze della famiglia reale, per cui viene avviata la costruzione della Palazzina Reale, nell'area un tempo della Vigna Barigione.
Per ampliare le proprietà presso la via Salaria, già acquistate dai pallavicini, la Real Casa acquista nuovi terreni limitrofi, raggiungendo l'estensione di circa 160 ettarila: la tenuta di Ponte Salario (corrispondente al Monte Antenne e ai terreni pianeggianti sottostanti sia verso l'Acqua Acetosa che verso Ponte Salario); la vigna dei Prati Filonardi e la vigna Gualdi Sabatini, sul versante dell’Acqua Acetosa fino al Tevere; le proprietà Massimo e Jannori nella zona del Monte Roccolo. Le varie tenute agricole sono convertite in un grandioso parco abbellito da costruzioni di servizio che di delizia. La sistemazione del verde viene affidata all’orticoltore amburghese Emilio Richter.
Con la consegna del parco, si concludono i laori di sistemazione della nuova Villa di Vittorio Emanuele II lungo via Salaria.
A conclusione dell'Esposizione Universale di Parigi, i risultati della Classe LXXXVII Cavalli, Asini, Muli, i risultati italiani sono caratterizzati da un giudizio internazionale estremamente severo. Nonostante la presenza di figure di rilievo come Telfener, che espose quattro cavalli d'incrocio (due friulani e due romani), la critica straniera definì l'Italia come la nazione peggio rappresentata dell'intero evento. La rivista Oesterreichisches landwirthschaftliches Wochenblatt (storica rivista settimanale specializzata nel settore agricolo e rurale), che definisce l'Italia come la nazione peggio rappresentata dell'intera esposizione.
"Il conte Telfener espose a Parigi quattro cavalli d'incrocio, due friulani e due romani. Le due giumente romane e le due cavalle di razza friulana non potevano essere apprezzate convenientemente dal giurì, che doveva tenere conto di talune condizioni che non vale la pena di rammentare. Ai prodotti d'incrocio tornava dannoso il confronto con quelli esposti da allevatori inglesi e francesi. Ecco come ci giudicarono i forastieri: La peggio rappresentata è l'Italia, poichè essa ha mandato dei cavalli i quali vennero unanimemente biasimati da tutti gl'intelligenti."
Re Umberto I di Savoia, cede per 513.0000 lire al conte Giuseppe Telfener (già amministratore dei beni della real Casa ai tempi del padre) la Villa al Macao e quella a via Salaria, dove installa il suo allevamento di Cavalli da Corsa.
Dopo le forti critiche internazionali ai Cavalli italiani, esposti dallo stesso Telfener, pochi mesi prima all'Esposizione Universale di Parigi, l'operazione appare come uno stratagemma concordato: permettere al Sovrano di promuovere attivamente il miglioramento della razza equina italiana e i successi internazionali dell'ippica nazionale senza comparire ufficialmente come proprietario nelle competizioni.
Il Conte Telfener poteva agire così da "paravento" e braccio operativo, trasformando Villa Ada in un centro d'eccellenza che fungesse da volano per il prestigio della Corona nelle corse, pur mantenendo formalmente una gestione privata e imprenditoriale.
Questa strategia replicava quanto già fatto dal padre: in seguito alle pressioni del Parlamento per tagliare le spese reali, Vittorio Emanuele II era stato infatti costretto a disfarsi ufficialmente dei propri cavalli. Per aggirare l'ostacolo e permettere ai purosangue di continuare a gareggiare, la scuderia era stata ceduta al fidato conte Gastone de Larderel, mentre Thomas Rook, ex fantino ufficiale, venne promosso allenatore per garantirne la continuità tecnica nell'ombra.
Il matrimonio tra il Conte Giuseppe Telfener e Ada Emira Hungerford viene celebrato presso la loro Villa al Macao, beneficiando di un'eccezione procedurale non comune. Sebbene la legge imponesse il rito civile nella casa comunale, una deroga dell'assessore Poggioli permette la cerimonia privata sulla base di un certificato del dottor Lupo, che attestava l'impossibilità di entrambi gli sposi di raggiungere il Campidoglio per ragioni di salute (Atti del Consiglio comunale di Roma, 1879).
« La signorina Ada Hungerford, cognata di Mackay, l'uomo dai milioni, è diventata la Contessa Telfener. Il matrimonio ha avuto luogo a Roma l'altro giorno, con la partecipazione di un numero di prelati superiore a quello abituale tra noi quando gli eredi al trono si buttano via....
Per essere un'americana, e la cognata della cognata di suo fratello, la signorina Hungerford è stata estremamente moderata. Avrebbe potuto scegliere tra i duchi del Continente; si è trattato evidentemente di un matrimonio d'affetto »
In questa cornice si inserisce la figura del suocero, Daniel E. Hungerford, che approfitta dell'occasione per prospettare a Telfener l'ambizioso progetto di una linea ferroviaria in Texas. L'iniziativa poggiava su basi economiche solide, alimentate dai generosi sussidi e dalle vaste concessioni di terre vergini garantite dal governo statunitense per incentivare l'espansione delle infrastrutture nel sud-ovest.
Preparativi per il primo evento di Corse a Villa Ada, in occasione dei festeggiamenti delle nozze del Conte Telfener:
"Siamo pregati di avvertire il pubblico che i biglietti o distintivi distribuiti per la corsa dei cavalli di domani, sabato, alla villa Ada, fuori di Porta Salara, servono tanto per le persone a cavallo che per quelle in carrozza, mentre i pedoni hanno ingresso libero.
Dobbiamo quindi avvertire che la villa ha tre porte d'ingresso:
Porta A. Entrata per le persone invitate con biglietto e per gli ufficiali d'ogni arma, con o senza biglietto;
Porta B. Uscita per tutte le persone che entrano per la porta A;
Porta C. Entrata ed uscita pel pubblico a piedi, lasciando le carrozze sullo stradale di Porta Salara."
Grande evento di Corse dei Cavalli a Villa Ada, in occasione dei festeggiamenti per le nozze del Conte Giuseppe Telfener con l'ereditiera americana Ada Hungerford. Il Re Umberto I presenzia all'evento, assistendo alle gare in un elegante padiglione innalzato nel mezzo del prato. Misurata invece la partecipazione dell'aristocrazia romana.
Il Maldicente, 27 Aprile 1879, Buenos Aires:
« Dispaccio telefonico: Oggi Conle Comm. Cav. Telfener celebrando suo matrimonio invitò cittadinanza divertimento e corse cavalli sua villa Ada fuori porta Salara. Concorso straordinario. Centomila carrozze, innalzato padsglione reale su piccolo promontorio.
S. M. Re giunse Villa Ada accom pagnato da Inviato Straordinario Maldicenza da S. A. Duca D'Aosta e General Menotti. S. M. ricevuto da Cav. Conte Comm. Telfener, Contessa Telfener assieme sue dame ricevettero inviato S. M. M. A, ed inviato prese posto in padiglione reale salutato applausi unanimi.
Prima corsa vinta da Tonsisnor Emeraude (cavallo nobilissimo) Corsa Siepi dal signore Keepsake. Jothey montando Ali Seid non cadde, no, precipitò di sella senza fratture. Ultima corsa guadagnò Amleto. Contessa Ada offri premio vincitore vestito bleu scuro. Tutti suddetti (cavalli) appartengono scuderie Conte Comm. Cay, ecc, ecc.
Aristocratici discussero durante tre mesi se dovevano assistere corse temendo quarti loro nobiltà compromessi. Eccezione famiglie Colonna Doria principe Leutemberg e pochi altri, aristocrazia rimase in casa. Cavalli attaccati phaeton Colonna presero mano ribaltando cocchio, Cocchiere. Colonna con pochissimo rispelto. Conseguenze graffiature microscopiche. »
Fanfulla, 17 Marzo 1879
« Un solo turfista ha gentilmente favorito le corse dei cavalli, nella villa Ada, del conte Telfener, fuori porta Salara. Un'infinità d'eleganti equipaggi, ieri alle tre, è salita fin lassù, recando tutto il bel mondo d'ambo i sessi Molti ufficiali d'ogni arma e grado, a piedi e a cavallo. Il sindaco Ruspoli è arrivato in daumont, preceduto da sei cacciatori a cavallo, armati fino ai denti.
Alle tre e mezzo, è giunto S. M. il Re, col duca d'Aosta, il prefetto di palazzo e un aiutante di campo. Il conte e la contessa di Telfener hanno ricevuto Sua Maestà appiè d'un padiglione formato d'arazzi antichi e coperto da cortinaggi di velluto cremisino. La contessa di Telfener era sorridente come una aurora. Il conte di Telfener, a sua volta, aveva un'aspetto gaio e floridissimo, che avrà rassicurato l'autorità municipale. Il sindaco certo avrà constatato con piacere essersi affatto dileguata la malattia che ha impedito al conte di contrarre il matrimonio civile al Campidoglio, a cui sono sempre saliti trionfatori e sposi novelli, dal semplice mortale, al duca e principe romano.
Il Re e il principe Amedeo salirono sulla tribuna, lasciando i primi posti alle signore. Sul palco, oltre la contessa di Telfener e sua madre, c'erano la contessa De La Penne, la signora Mackay e sua figlia, e due dame parigine amiche della sposa. Più tardi giunse il generale Medici, e salì anche lui sotto il padiglione.
Tra gli invitati, molti forastieri. Si può dire che la colonia forastiera c'era tutta, come un forastiere solo. Le corse, fatte sopra un'ampia via serpeggiante, della lunghezza di tremila metri, riuscirono benissimo. I corridori erano tutti delle scuderie del conte. La prima corsa, vinse Émeraude, di tre anni; la seconda, Keepsake di quattro anni; la terza, Hamlet, di tre anni.
Alle cinque, lo spettacolo era finito. Sua Maestà, il Re e molti invitati si recarono al palazzo del conte, ove rimasero parecchio. La folla, tra nugoli di polvere, indorata dal sole, parte in carrozza, parte a piedi, fece ritorno in città allegrando di festosi rumori la tranquillissima e ripida via di San Basilio. »
L'Opinione 1879, 16 Marzo 1879:
« Oggi hanno avuto luogo le annunziate corse de' cavalli nella villa Ada del conte Telfener, situata fuori la porta Salara circa un miglio. Prima d'ogni altra cosa domandiamo al Municipio come si può lasciare la strada in quello stato quando si sa che per quella debbono passare tanti cittadini per recarsi ad una festa. Tanto i pedoni che coloro che erano in carrozza sono restati talmente ricoperti dalla polvere da rimanerne quasi soffocati. Non si sarebbe potuto gettare un poco d'acqua?
Dopo questa necessaria digressione, diciamo che le corse sono andate benissimo. S. M. il Re vi ha assistito in un elegante padiglione innalzato nel mezzo del prato. S. M. era accompagnato dal generale Medici e da un ufficiale d'ordinanza. Abbiamo notato molti signori dell'aristocrazia romana, alcuni dei quali, hanno preso parte alle corse come giurati. Tutt'intorno, nelle rispettive carrozze, vi erano le signore.
Nella prima gara è caduto un fantino, rialzandosi però subito da terra senza essersi fatto male alcuno. I cavalli del principe Colonna, attaccati ad un grazioso carrozzino, si sono dati a precipitosa fuga in uno dei prati della villa. Il cocchiere, che era un ragazzo, non ha potuto trattenerli ed è stato rovesciato a terra insieme alla carrozza la quale è andata in pezzi. Esso è restato incolume, salvo una grandissima paura che lo aveva fatto diventar pallido come un morto.
Moltissima gente è accorsa al divertimento che è riuscito brillantissimo tanto per l'amenità del luogo in cui è stato dato, quanto per lo sceltissimo pubblico che vi ha preso parte. Sua Maestà il Re si è trattenuto fino alla fine. »
Il conte Telfener, di ritorno dall'Esposizione Internazionale di Parigi, installa presso la sua nuova proprietà a Via Salaria, numerosi macchinari all'avanguardia acquistati durante la rassegna.
L'obiettivo è la creazione di un polo tecnologico, concepito come un "museo attivo", che fungesse da stimolo per l'economia locale e permettesse l'avvio di piccole manifatture in settori fino ad allora dipendenti dalle importazioni estere:
« Il conte Telfener ricco e filantropico signore di Bari, del quale ci siamo più volte occupati, ha pensato di comperare, se non ha già comperato, macchine d'ogni sorta all'Esposizione di Parigi per portarle a Roma ove ne farà una specie di museo attivo, affine d'istituire una quantità di piccole industrie di cui siamo tributari all'estero.
Queste macchine si divideranno in tre sezioni; la prima concerne la fabbricazione dei chiodi, punte di Parigi, spilli, ferretti, ecc. ecc.; la seconda quella dei cuoi artificiali, per tappezzerie e per mobili; la terza infine si compone di macchine da ricamo per cortine, calze di seta, ecc., ecc.: tutte industrie nuove per Roma, facili a istituirsi, e per le quali occorrono capitali minimi.
Ecco un conte che ha delle bellissime idee e sa spendere a scopi utilitari e filantropici i suoi quattrini. »
Avvio dei lavori di costruzione del Forte di Monte Antenne. I primi lavori comportarono lo svuotamento completo della sommità della collina (in quanto turbava le possibilità di tiro del forte stesso), che viene ribassata verso la balza più settentrionale e le alture a sud-est e sud-ovest (sulle quali Gell e Nibby avevano indicato le cittadelle dell'antico abitato).
L'Arcispedale del Santissimo Salvatore, cita in giudizio il conte Telfener, (all'epoca residente a Parigi) riguardo una disputa su una parte della Villa Potenziani a Via Salaria, che il conte aveva acquistato.
"Ad istanza dell'Arcispedale del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum, e per esso del signor cav. avv. Antonio Vitaliani, deputato amministratore, domiciliato presso lo studio del procuratore Salvatore Rebecchini, dal quale è rappresentato, si è citato il sig. conte Giuseppe Telfener, domiciliato in Parigi per affissione ed inserzione in Gazzetta, e consegna di una copia al Pubblico Ministero, a forma dell'art. 142 del Codice di procedura civile, a comparire innanzi il Tribunale civile di Roma, 2a sezione, nell'udienza del 18 aprile 1881, fissata dal presidente del detto Tribunale, perchè previa la deputa di un perito che stimi il vero valore del dominio utile della parte della Villa Potenziani, fuori porta Salara e Pia, comprata dal citato, di dominio diretto dell'Arcispedale, venga condannato il conte Telfener al pagamento del laudemio risultante dalla detta stima, e prefisso al medesimo un termine a stipulare l'istrumento di ricognizione in Dominum a favore dell'Arcispedale, qual termine scorso inutilmente, ordinare la stipulazione d'ufficio, colla condanna alle spese e con sentenza eseguibile provvisoriamente.Roma, 19 febbraio 1881."
In termini legali dell'epoca, la proprietà era divisa: l'Arcispedale deteneva il "dominio diretto", mentre il conte aveva acquistato il "dominio utile". L'ente chiede al tribunale di nominare un perito per stimare il valore di tale proprietà e, di conseguenza, condannare il conte al pagamento del "laudemio", una tassa dovuta al proprietario diretto in caso di passaggio di proprietà del dominio utile.
Sfortunatamente, il sogno americano del Conte Telfener si infrange quando lo Stato del Texas abroga improvvisamente la legge sulle concessioni terriere (Land Grants), che garantiva 16 sezioni di terra per ogni miglio di binario costruito.
Privato della copertura finanziaria necessaria per proseguire, Telfener viene trascinato in un estenuante contenzioso legale che ne segnerà l'inesorabile declino sociale e minerà la fiducia dei suoi finanziatori.
Il Genio militare sta costruendo una strada, sulla pendice meridionale della collina di Antemnae, sul confluente del Tevere e dell'Aniene. A metà incirca della costa, ed alla quota di met. 42 sul mare, è stato scoperto un muraglione grosso met. 2,30, costruito di cubi (alquanto irregolari) di cappellaccio, lunghi in media met. 0,59, e posti l'uno sull’altro senza cemento.
La lunghezza del tratto scoperto, sino ad ora, è di met. 15,00. L'andamento è irregolare, e si adatta alla curva orizzontale del monte. Siccome questo rudere offre tutte le caratteristiche di un’ opera di fortificazione, dei più remoti tempi, così nasce spontaneo il pensiero, di riconoscervi la cinta dell’ oppidum degli Antemnati, descritto da Livio I, 9-11.
Il tratto delle mura rimesso in luce, sarà conservato sul margine destro della nuova strada, tagliata dal Genio militare sul fianco della collina.
Proseguiti i lavori di sterro nell’interno dell'oppidum, e precisamente su quel vertice, che il Gell riconosce come sede della cittadella (posizione di inarrivabile bellezza, d'onde si scorge e si domina tutto il triangolo del territorio sabino bagnato dal Tevere e dall’Aniene), benchè gli scavi non siano discesi a profondità maggiore di un metro, si possono già riconoscere traccie di costruzioni di epoca e di fatture diversissime.
Il gruppo più antico, quello che rappresenta secondo ogni probabilità le « turrigerae Antemnae » cadute sotto il dominio dei Romani, quando costoro s'erano appena stabiliti sul Palatino, è formato da muraglie di cappellaccio locale, malamente squadrato, e costruito senza cemento. In questa zona abbondano i frantumi di stoviglie, di etrusca manifattura a vernice nera iridata, e quelli di vasellame indigeno, modellato a mano, e mal cotto.
In un altro punto sono stati scoperti gli avanzi di una villa romana, con lunghi muraglioni di opera reticolata, non buona, e negligentemente intonacata. In questa seconda zona abbondano le scheggie di anfore e di dolii, di fattura romana.
Le piante degli avanzi descritti sono state diligentemente rilevate.
Rodolfo Lanciani.
Continuando i lavori di fortificazione sulla collina di Antemnae, sono stati scoperti residui delle mura anche nel lato nord, a piombo sul confluente dell'Aniene col Tevere. Sono massi rovesciati ed in parte precipitati giù per la china del monte; ma si riconoscono alla loro forma, alle loro misure, alla qualità della pietra.
Si è pure scoperto un cunicolo con le sponde di pietra, coperto con lastroni, il quale non potendo essere aquedotto, deve necessariamente riconoscersi per l'emissario maestro delle cloache antemnati, tanto più che si dirige verso l'Aniene.
Presso l'avanzo delle mura, scoperto nella prima risvolta della strada che conduce al forte, si è ritrovata la bocca di un pozzo profondissimo, coll'orificio di m. 0,61 di diametro, di forma circolare, che s’apre al piano di un'area, lastricata con massi di cappellaccio. L'orificio era protetto e difeso da due anfore vinarie, collocate di traverso, e da altri cocciami.
Ciò significa, che l'antichissimo pozzo antemnate deve essere rimasto in uso fino alla introduzione delle acque potabili in Roma, quando il suolo della città era già da gran tempo occupato da un predio privato. Il pozzo discende alla considerevole profondità di m. 17,85, cioè da m. 42 sul mare a m. 24,15; presso l'imbocco è fasciato da tre ordini di pietre, alte ciascuna m. 0,35; nel rimanente è scavato nel sasso vivo.
La sezione della tromba è circolare, ma il diametro talvolta aumenta, talvolta restringe: la media ampiezza sarebbe di m. 0,32. Stando al racconto dei cavatori, i quali sono discesi in fondo, servendosi delle antiche intacche o pedarole, il pozzo termina con una specie di ricettacolo, del quale non mi hanno saputo descrivere acconciamente l'aspetto e le misure. Al momento della scoperta il pozzo era asciutto: quando l’ ho visitato già conteneva una certa quantità d’acqua potabile.
Nell'interno del recinto murato, sul culmine della collina, sono stati discoperti altri due pozzi (ma non ancora espiorati). Differiscono dal primo e nella forma e nella costruzione. Uno di essi è quadrato, e fasciato interamente con macigni di cappellaccio alti m. 0,45. L'altro è irregolare, e fasciato con lastre curve di una specie di peperino. Ambedue hanno le pedarole per la discesa.
Nell'area della città continuano ad apparire traccie di costruzioni grossolane, fatte con blocchi quasi informi di cappellaccio. Ho posto ogni attenzione per discoprire il tipo, la forma, la disposizione di queste primitive abitazioni, le quali dovrebbero assomigliare alla « casa Romuli » al « tugurium Faustuli » alle famigerate capanne dei sepolcri laziali. Fino ad ora, tuttii materiali da costruzione che si sono trovati, stanno fuori del posto, dispersi nel sottosuolo, e sepolti a varie profondità,
La suppellettile che si vien raccogliendo, già costituisce un gruppo preziosissimo. Nella mia ultima ispezione ho preso nota dei seguenti oggetti.
Urnetta di terracotta grossolana, rotta in più pezzi, lunga m. 0,40, larga m. 0,25, profonda m. 0,12, contenente: Cinque ossicini di fanciulletto ; una scaglia di silice non finita di acuminare; una fibuletta di rame, di forma elegante, senza graffiti; cinque frammenti di vaso di bucchero; una breccia calcare, la cui forma imita una foglia, o piuttosto il profilo di una pera, lunga nel diametro maggiore mill. 81, nel minore mill. 67. Ne ho preso memoria, perchè in altri luoghi dello scavo, sono state ritrovate altre due breccie calcari simili, benchè più piccole, evidentemente lavorate dalla mano dell’uomo, e così sottili in costa, che potrebbero prendersi per istrumento da tagliare o da pungere. 6) Una tazzetta fittile di bucchero, con un solo manico; Un coperchio di bucchero; Quattro fusarole, o globuli di collana, striati, di terracotta grossolana; Moltissimi pezzi di vasellame di bucchero, che potranno forse ricommettersi; Un terzo di tazza, con greca rossastra sul bordo, e parte di bella testa muliebre rivolta a sin. nel mezzo del piatto. La testa, è come d’ordinario, di profilo; Frammento di vaso a fondo di argilla con strie o zone, alternatamente rosse e gialle; Frammenti di vasellame rozzissimo, fatto a mano, e mal cotto. è) Vasellino elegantissimo in forma di aryballos con ornati a zone, scoperto in un banco di terra sciolta, dello strato preromano, o meglio dello strato anteriore alla costruzione di una villa romana; Alcuni pezzi di aes rude; Un pezzo molto grande di rame puro, del peso approssimativo di gr. 350; Tre fibule eleganti di metallo; Un frammento di terracotta con un buco nel mezzo, forse parte di fusaiuola.
Fra gli avanzi della villa romana, la quale si va discoprendo negli strati più alti, sono stati ritrovati pezzi di bellissimi intonachi dipinti, di stucchi, e di cornicette; vasellame aretino; pezzi di anfore e di dolî; canali d’acqua di’ terracotta; un fregio bellissimo di terracotta alto m. 0,25, con testa leonina nel mezzo, e figura di donna ignuda a d., simile nella movenza alla Tetide delle arule funebri esquiline. Vi sono tracce di dipintura.
Rodolfo Lanciani.
Decreto definitivo con cui il Ministero della guerra espropria l'area di Monte Antenne.
Veduto il decreto del Ministero della Guerra 2 agosto 1882, con cui furono designati gli stabili da occuparsi per la costruzione del forte di Monte Antenne, fra i quali vennero compresi quelli di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener;... Art. 1. Il Ministero della Guerra è autorizzato alla immediata occupazione degli stabili descritti nell'elenco che fa seguito e parte integrante del presente decreto. Descrizione degli stabili di cui si autorizza l'occupazione ed indicazioni catastali: Appezzamenti di terreni componenti il Monte Antenne, inscritti nel catasto di Roma al n. 153 di mappa, annessi alla Villa Ada, già Potenziani, limitati da ogni parte dei residui beni della stessa Villa, coltivati a pascolo ed erba da falce con scuderia per cavalli — Superficie in metri quadrati da occuparsi 244548 — Indennità stabilita lire 98,500.
Una influenza equina, comlpisce la scuderie del conte Telfener a Villa Ada:
« In questi ultimi tempi si è manifestata nei cavalli una malattia conosciuta sotto il nome di influenza. Dopo aver colpito alcuni cavalli stalloni del deposito di Crema, si è pure manifestata nelle scuderie del conte Telfener a Villa Ada. »
Giovanni Battista de Rossi avvia scavi nel piano inferiore del cimitero di Priscilla, probabilmente a seguito di scoperte effettuate in occasione di lavori per prolungare del Campo Corse attivo nella Villa Ada.
"Escavazioni di Giovanni Battista de Rossi nel piano inferiore del cimitero di Priscilla. Si rimette mano ai lavori nel cimitero di Priscilla, lungamente intralciati e sospesi per difficoltà insorte circa l'estrarre le terre dal lucernario maggiore. Ogni impedimento è stato ora tolto dalla cortesia del proprietario sig. conte Telfener.
Del cimitero di Priscilla, dei suoi sepolcri storici, della sua cronologia cominciai l'arduo trattato nel Bullettino del 1880 p. 5-54. Quivi dimostrai, che le cripte insigni per sepolcri di martiri storici e di pontefici, visitate nei secoli della pace e additate dai topografi sembrano essere state in due piani: nel superiore le più antiche, nell'inferiore le più recenti contemporanee della persecuzione di Diocleziano. Le prime sono interamente scoperte: l'ultima e più minuta esplorazione ne fu compiuta nel 1883, e ne renderò conto a suo luogo. Stanno nel gruppo principale delle gallerie arenarie ridotte ad uso di cimitero, sepolcreto antichissimo dei primitivi fedeli della chiesa romana. La pianta della parte fino ad oggi regolarmente sterrata di cotesta arcaica e nobilissima regione della necropoli priscilliana è delineata nella tav. VII, VIII: il gruppo delle cripte, che appello storiche, in questo piano è contrassegnato colla lettera A.
Nel punto K, 6 della icnografia tav. VII, VIII un lucernario di ampiezza straordinaria traversa il piano superiore e dà luce all'inferiore. Da molti indizi appare quel luogo essere insigne; e poichè sappiamo i sepolcri dei martiri dioclezianei essere stati in parte, ove era un cubicolo appellato clarum per antonomasia, tanta era la luce in quello intromessa dal lucernario, speravo di trovare proprio sotto quella enorme bocca il centro delle storiche cripte priscilliane inferiori, ove furono sepolti Marcellino papa ed alquanti martiri della predetta persecuzione.
Ottenuta però l'apertura del lucernario, ed estratte da quell'imo profondo le terre, ci siamo trovati non nel cubiculum clarum, ma in un ampio quadrivio. Il quale sta quasi nel mezzo d'una meravigliosa rete di vie parallele intersecanti ad angolo retto un lunghissimo ambulacro centrale del piano inferiore del cimitero di Priscilla; singolare esempio e tipo di inusitata regolarità d'escavazione e costruzione sotterranea, tutta condotta a tenore d'un disegno preconcetto di vasta estensione ed ardita profondità e spessezza di gallerie. Dalla linea centrale fornita d'una serie di archi costruiti a regolari intervalli, che sostengono la spinta delle lunghe ed alte pareti scavate nel tufa, partono più di venti diramazioni in ognuno dei due lati; tutte interrate, come in grandissima parte colma di terra era eziandio la galleria principale.
Il Boldetti vide nel cimitero di Priscilla « una scala profondissima con una volta di fabbrica la maggior parte diroccata, e per essa, si discende alla parte inferiore del cimitero... A mano sinistra s'incontra immediatamente una cappella...; nel fine della detta cappella a mano destra una via diritta lunga settantatre canne di misura, che senza dubbio è la principale del cimitero, e di quando in quando è frammezzata da altre vie laterali al numero di 21 per parte, le quali vengono a dividerla in forma di croce, ed in ciascuna sua divisione vi sono archi di muro con fabbriche di mattoni « per sostentamento e fortificazione delle pareti che sono altissime, scorgendosi in quelle vie sino al numero di dodici « sepolcri, uno sovrapposto all'altro. ». E prosegue narrando come nel 1715 egli cominciò l'esplorazione di queste gallerie tutte interrate: la continuava quando nel 1720 scriveva le recitate parole.
Soggiunge quindici iscrizioni e quattro impronte di sigilli figulini trovate nella predetta regione, mentre si stampava quella parte del volume, ove parla del cimitero di Priscilla. Due di queste iscrizioni esibite dal Boldetti con la consueta negligenza sono state ora ritrovate sterrando l'ambulacro centrale, in mezzo al quale è il grande lucernario.... Molte altre ne furono dal Boldetti lasciate al posto o giacenti e neglette; moltissimi loro frantumi erano e sono sepolti sotto le terre riportate dai fossori lungo la via principale e le laterali, tutto inedito. Riferisco le intere o quasi intere, che nell'atto dello sterro ho vedute tuttora affisse ai loculi sepolerali, e perciò spettano senza dubbio ai sepolti in cotesto luogo: alcune sono poi cadute dal proprio posto."
Nella villa Ada del conte Telfener, viene costituita da 18 soci, una società di corse, detta del Lazio. Nel parco si organizzano le prime corse ufficiali aperte al pubblico:
Corse di Cavalli a Villa Ada fuori di porta Salara, ed alle quali hanno preso parte parecchi buoni cavalli.
Ugo Pesci
Per iniziativa del ministro di agricoltura, industria e commercio si fanno alcuni esperimenti con la seminatrice Sack e con la seminatrice Cosimini, ambedue di proprietà del ministero suddetto.
Corse della Società del Lazio.
« La prima giornata di corse della riunione d'autunno della Società del Lazio non è stata certamente favorita dal tempo. La pioggia continua che non cessò di cadere che all'ora stabilita per la prima corsa, ritenne a Roma il pubblico disposto ad intervenire al terreno di corse della via Salaria.
Nelle tribune, notammo però, la duchessa d'Avigliano, la marchesa Lavaggi, la duchessa Grazioli-Lante, la contessa Antonelli, la contessa di Cellere, la contessa Telfener, il principe Doria, il conte Canevaro, il marchese Birago, il principe di Rossano, il conte di Sercey, il conte Calderoni, il principe Francesco Del Drago, il conte Barbiellini, il conte Bennicelli, quasi tutti i soci fondatori della Società del Lazio e moltissimi soci del Jockey Club Italiano.
Le quattro corse della giornata sono state interessantissime, e sedici cavalli si sono disputati i quattro premi accordati dalla Società.
Sei cavalli si sono presentati nel premio d'autunno e solo Mackay venne ritirato. Dopo una buona partenza, Talisman II di Birago (Wade) 2/1 e Silver Churn di Telfener (Smith) 2/1 conducono la corsa seguiti da Windlass di Fagg (Fox) 12/1 e da Ada di Rook (Wright) 5/1. Hotello di Sinesi e Adeling di Bertone sbagliano il percorso e vengono fermati. Silver Churn (il nostro favorito) vince facilmente, lasciando il secondo posto a Talisman II ed il terzo ad Ada. Silver Churn viene reclamata dal suo proprietario per 5206 lire.
Tre cavalli si sono disputati il premio di Porta Pia. Azzolino di Rook (Wright) 3/1, Fucino di Fagg (Fox) 4/6, Texas di Telfener (Hemings) 1 1/2/1 dopo una bellissima partenza passano in gruppo e con andatura velocissima sotto le tribune. Alla prima voltata cade Azzolino, mentre Texas aumentando la sua velocità giunge primo senza essere stato raggiunto da Fucino, il nostro favorito ed anche quello del pubblico.
Bellissima la corsa di siepi, premio Cento Celle, a cui presero parte cinque cavalli. Dopo una falsa partenza, Jupiter di Ranucci (Pateman) 1/1 prende la testa e saltando perfettamente conduce la corsa molto veloce seguito da Americanus di Birago (Wade) 1/1 e da Algol di Ottaiano (Evans) 5/1. San Giorgio di Antonelli (Atudt) 20/1 segue con molto coraggio l'andatura di cavalli di classe superiore. Nankin di Roccagiovine (Moriconi) 4/1 si ferma alla quarta siepe. All'ultima voltata, Algol (il nostro favorito) è padrona della corsa e vince facilmente, seguita da Jupiter secondo e da Americanus terzo.
Cinque cavalli erano inscritti nel premio di Torre di Valle, steeple-chase di 3000 metri e dodici ostacoli. Due soli cavalli si presentarono allo starter essendo ritirati Nankin, Evermore e Fook-Fall. Lampo di Bertone (Pateman) 2/1 e Lady Annie di Roccagiovine (Moriconi) 1/2 saltano perfettamente tutti gli ostacoli. Lady Annie giunge prima molto facilmente. »
Seconda giornata di corse della Società del Lazio a Via Salaria.
« Il programma comprende due corse piane, una corsa di siepi, ed uno steeple-chase.
Le corse principieranno a un'ora, e quasi tutti i cavalli inscritti vi prenderanno parte, ad eccezione di quelli per cui forfeit è stato dichiarato nel Premio Palatino (handicap) di lire 2000. In questa corsa rimangono inscritti: Romeo, Palma, Wolsey, e Mascotte II.
Una bella giornata renderà certamente alle corse di via Salaria l'animazione della riunione di primavera.
Favoriti di Fanfulla: Premio Aventino, Fucino. Premio Palatino, Romeo. Premio Redicicoli, Lady Annie. Premio della Maglianella, Lampo. »
Schema di convenzione tra il Comune di Roma e il conte Giuseppe Telfener per la concessione di Monte Antenne prevede l'istituzione di un poligono di tiro a segno come elemento centrale del progetto, attività svolte fino ad esso presso la Piazza d'Armi della Farensina.
Tale struttura non è concepita solo come impianto sportivo, ma come un servizio di pubblica utilità strettamente regolamentato, per il quale il concessionario si impegna a costruire e mantenere a proprie spese le infrastrutture necessarie.
"Si premette che nell'anno 1885 dovendo l'Amministrazione militare provvedere alla formazione di un poligono di tiro a segno per le esercitazioni delle truppe del presidio di Roma, nel luogo detto Prati di Acquacetosa presso Roma, occorse per tale opera espropriare un appezzamento di terreni costituenti la falda occidentale del Monte Antenne di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener, ed occupare un altro appezzamento di terreni, che il Comune di Roma aveva espropriati ai signori Putti Giuseppe, Bonaparte principessa donna Carlotta in Primoli, e Telfener conte Giuseppe per la formazione della passeggiata Flaminia, secondo il Piano regolatore e di ampliamento della città di Roma."
Il Colonel Daniel Elihu Hungerford, padre di Ada e suocero del Conte Telfner, si trasferisce definitivamente a Roma:
« ...incapace di resistere ancora alle sollecitazioni della sua famiglia, lasciò il Texas per raggiungerli alla bellissima Villa Ada, una residenza fortificata che ha giocato il suo ruolo nella storia italiana...
Lo studio del Colonnello si affaccia sulla Campagna, dove in tempi antichi venivano schierate le schiere rivali per la sottomissione di Roma. I campi di manovra delle Legioni Romane sono lì, come esistevano nelle epoche in cui il mondo era nuovo. Il suono dei tamburi di battaglia potrebbe essere udito da lui, se i guerrieri addormentati dovessero essere svegliati dal tocco a martello per il raduno delle loro forze. Atene e Sparta non sono così ricche di tradizioni storiche, né presentano una tale scena di bellezza classica, come quella che si srotola davanti allo sguardo del Colonnello dalla sua finestra a Villa Ada. ».
Corse ippiche della Società del Lazio.
« Favorite da una discreta giornata ieri, come sapete, ebbero luogo le corse a Villa Ada.
Pubblico numeroso e scelto nelle tribune; terreno pesante, ma buono. Corse poco interessanti per il piccolo numero di cavalli che vi presero parte. Dodici soli cavalli si sono disputati i cinque premi della giornata.
Quindi scommesse poco animate, benché la Società del Lazio abbia inaugurato ieri un totalisateur sul modello di quelli usati con tanto successo all'estero, e più particolarmente in Austria.
Il totalisateur, accolto ieri molto favorevolmente dal pubblico, e specialmente dai piccoli scommettitori, è certamente chiamato ad un grande avvenire sul turf italiano.
La prima corsa, Premio di apertura, si è ridotta ad un match tra Veronica del capitano Fagg ed Anzola di Potenziani. Anzola vinse molto facilmente: essa ha quindi fatto walk-over nella seconda corsa, Premio dell'Aniene.
Tre cavalli si sono presentati allo starter nel Premio Nomentana, corsa di siepi. Silver-Churn del generale Agei prende la testa e conduce la corsa veloce, seguita da Jupiter di Porta Latina e da Lady Annie del cavaliere Bertone.
Prima della quinta siepe, Jupiter, montato dal signor Cesare Ranucci, con molta energia raggiunge Silver-Churn, e la batte facilmente di varie lunghezze. »
2° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle, corso da 10 cavalli, e vinto da Rosenberg, cavallo sauro nato a Villa Ada nelle scuderie Telfener (da Hamlet e Blytesome) ed acquistato dalla scuderia di Sansalvà.
"Corse a villa Ada e alle Capannelle; pioggia all'uno e all'altro posto. Credo anzi le maggiori scommesse siansi aggruppate intorno a questo elemento non indispensabile del turf, e una schiera di book-makers meteorologici avrà surrogati gli speculatori e i passionati equini. Vi parlerò delle seconde corse soltanto, le più importanti, del resto, per la ragione che hanno avuto un accompagnamento di pioggia e non altro; mentre le precedenti hanno anche avuto il prologo e l'epilogo pluvioso.
Fuor di porta San Giovanni, appena il cielo no si scoperse da ogni lato, mi accorsi delle minacce che si svolgevano nelle nuvole, quantunque il sole moribondo, dolce sole d'aprile, volesse lusingarmi. I colli Laziali che dalla piazza Laterana m'erano apparsi dietro Santa Croce in Gerusalemme di un azzurro troppo carico, già cominciavano a velarsi dietro certe spennellate grigie, simili a quelle che si possono avere col pennello asciutto. Il vetturino guardò il cammino lento delle nubi e disse che la pioggia si apparecchiava a venire alle corse proprio per il derby reale.
E si arrivò insieme: di meno non s'avvide nessuno; della pioggia si accorsero tutti; i pedoni cominciarono a sgambettar pe' prati molli, le carrozze parte fuggirono, parte si spopolarono. Fu un rovescio prodigioso.
— Nun m'acciccate la fanga! — gridava uno sbarazzino a una serva, che affondava tutta la scarpetta. — Buttatevi a nuoto! — sibilava un altro a una frotta di pains che traversava correndo la lizza sotto e sopra l'acqua.
Pure, la pioggia essendo stata assai violenta, smise presto, e in fretta in fretta si preparò la terza corsa, la massima, il derby, col premio di 24.000 lire. Le maggiori probabilità erano pel Conte Verde e per Roko, quest'ultima di razza Sansalvò, questa un terzo; ma, o per il suolo inzuppato o per altro, vinse Rozsemberg, della stessa razza, e i due cavalli preferiti arrivarono in coda.
Alla quarta corsa, dei 9 cavalli inscritti ne partiron tre; nel derby se n'eran ritirati due soltanto su 12. Vinse Andreina, la favorita (T. Rook); poi veniva Entre-eux (Sansalvò), poi Staffa del marchese Fassati.
Nella quinta corsa, con ostacoli, riuscì primo Jupiter (Porta Latina); gli fu secondo Melbery (cap. Grifo).
La sesta ed ultima corsa, 3500 metri, fu vinta da Diavoletto (cap. Fagg); bendato di nero; secondo Eco (Colocchioni); terzo Perino (Cairoli). Sguardo e Agrippina pensarono bene di scaricarsi a mezza strada dei loro fantini.
Tutto sommato, la pioggia non riuscì ad altro che a un intermezzo, come anzi una sinfonia liquida che precedette la corsa solenne del derby. Prima del quale Fine Bell (cap. Fagg) e Queen o' Scots (Rook) vinsero le due gare di apertura. A dispetto delle intemperie le corse furono brillanti e ben condotte. Caddero in tutto quattro fantini; ma se i fantini non cadessero, non so proprio che cosa stessero a fare.
Dopo quelli di corte, landoo tirao a quattro per la regina, victoria per il re, fra i più splendidi equipaggi notò il mail coach del duca di Ceri con quattro bellissimi morelli, e quello del principe d'Avella, un altro tiro a quattro del principe Massimo, e la mia botte, non so per dire, che pareva la piscina probatica.
Le tribune erano una serra di fiori nostrani ed esotici; se ne poteva cavare un prontuario di stemmi da gareggiare col rosso almanacco di Gotha. Ecco le principesse Doria, Odescalco, D'Antuni, di San Mauro Ponziani, di Ragnara, di San Faustino; ecco le contesse Pecci, Spalletti, Polidori, Braschi, Stella e Gherardesca, e le marchese Guiccioli e Taccoli; poi, per far nomi esteri, le signore Broogmann, Lindstrand, Philippson, Leghait, Dubail; e ancora le signore Bondi, Serafini, Scernioli, De Angelis.
Al ritorno il vespero fu delizioso. Per la vastissima campagna romana che non ha uguali, che non ha simili, tutta spinata di acquedotti, sparsa di tombe, traversata dalla via Appia antica o dalla via Appia nova, con la sagoma di Roma, su cui campeggia la cupola di San Pietro visibile sempre, alitava una frescura mite, una fragranza, una calma solenne. Solo il passaggio del treno col suo putrido fumo l'ammorbiò un momento, come una macchia in un quadro; o no, piuttosto come una stonatura in una melodia, perchè la nuvola sia giallognola e il puzzo passò via, dileguò presto, e le macchie nei quadri non sempre si giunge a toglierle con l'acqua ragia.
Ah progresso, ah civiltà, ah modernità! che portate il lezzo del carbon fossile fra gli effluvi dei campi, e inquinate la purezza dell'aria libera... Ma che vado strillando io? Avrebbe a profumar di violetta di Parma il tiratrace, e si dovrebbero scolpire a conchiglie i cassoni del treno? Ah progresso, ah civiltà, ah modernità, voi avete ragione, ma avete anche un cattivo odore.
Uriel."
Corse ippiche a Villa Ada.
« Si deve alla bella giornata l'intervento di moltissime persone alle corse d'oggi che hanno avuto luogo alla villa Ada, fuori porta Salaria; la Società del Lazio, che ne è l'iniziatrice, può essere davvero contenta dell'interesse che il pubblico prende alle sue riunioni.
Attorno la pista gran concorso di carrozze e di pedoni. Nessun equipaggio notevole, non perché la riunione non meritasse delle attaccate speciali, ma perché la brevità del tragitto e la strada pessima non incoraggiano a montare un equipaggio appositamente.
Degli sportsmen presenti in Roma, naturalmente non ne mancava uno.
I Borghesi, i Barracco, i Doria, i Roccagiovine, i Grazioli, Vitelleschi, Rospigliosi, Ceri, Del Drago, Calabrini, Fiano, Colonna, Lazzaroni, ecc., erano tutti sul prato delle corse seguendole con lo stesso interesse come se si fosse trattato di correre il Derby Reale.
Nelle due tribune, del Jockey Club e delle signore, tutta la Roma elegante.
Ecco il risultato delle corse:
Prima corsa - Premio di primavera (Corsa a reclamare) - Premio di lire 1000 per cavalli di ogni razza e paese. Distanza metri 1800. Corre solamente Silver Churn del generale Agei che guadagna il premio essendo giunto nel tempo prefisso.
Seconda corsa - Premio Porta Salaria (Handicap) - Premio di lire 2000 per cavalli di ogni razza e paese. Distanza metri 2000. Corrono Anzola di Potenziani (1/3), Veronica del capitano Fagg. Giunge prima Anzola.
Terza corsa - Premio Monterotondo (Maiden) - Premio di lire 1000 per cavalli nati in Italia. Distanza metri 1500. Corrono New York del generale Agei che giunge primo (quota 1/3) e Egeria del capitano Fagg, buona seconda (1/2).
Quarta corsa - Premio villa Pamphily (Corsa di siepi a reclamare per lire 6000) - Premio di lire 1000 per cavalli di ogni razza e paese. Distanza metri 2000. Corrono Silver Churn del generale Agei che giunge primo (quota 1/4), Fool-Fall di Giovanni Cairoli che giunge secondo, e Stuarda del capitano Grifo che giunge terza. Silver Churn viene reclamata dal principe di Gerace che l'acquista per lire 4,020.
Quinta corsa - Sweepstakes (fuori programma). Steeple-chase - Entrata lire 200 per ogni cavallo. Distanza metri 2000. Corrono Lady Mary di Porta Latina (quotata 2 contro 1), montata da D. Moriconi, Fisherman di detta scuderia (quotato 1 1/2), montato dal signor Ranucci, Black Prince di Don Francesco Del Drago (quotato 2), montato dal marchese Luciano Roccagiovine, Nyanza del capitano Grifo (quotato 1 1/2), montato da G. Moriconi. Arrivano primo Lady Mary e secondo Black Prince. Bella corsa.
Sesta corsa - Premio Soratte (Steeple-chase) - Premio di lire 1000 per cavalli di ogni razza e paese. Distanza metri 3000. Corrono Melmerby del capitano Grifo, che giunge primo, e Fucino del capitano Fagg, che giunge secondo.
Nessun incidente notevole. Bellissime toelette. La stagione delle corse non si poteva chiudere in modo migliore. »
In vista della realizzazione della passeggiata Flaminia, il Municipio di Roma espropria i terreni del Conte Telfener tra Monte Antenne e la confluenza Tevere Aniene:
« Notoficazione del Municipio di Roma: A senso e per gli effetti dell'art. 54 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, sulle espropriazioni per causa di pubblica utilità, Si fa noto al pubblico ed a chiunque possa avervi interesse, qualmente il prefetto della provincia di Roma con decreti in data 31 maggio 1885, numero 18511, divisione 2ª, ha decretata l'espropriazione ed ha autorizzato il municipio di Roma alla immediata occupazione degli stabili qui appresso descritti, occorrenti per la passeggiata Flaminia in Roma: Terreno pascolivo posto in contrada Salara, descritto in catasto mappa 153 suburbio, ai numeri 11, 73 sub. 2, 68, 67, 63, 62, 61, 804, 1, 2, 7, 13, confinante con via di Porta Salara, via del Tiro delle Barche e fiume Aniene, di proprietà Conte Giuseppe Telfener fu Paolo, per l'indennità determinata dai periti nominati d'ufficio in lire centodiecimilatrecentonovantuno e cent. cinquantuno (lire 110,391 51). »
Vendita di Puro Sangue a Villa Ada.
« Lunedì, alle 2 pomeridiane, alla Villa Ada in via Salaria, 43, avrà luogo al pubblico incanto la vendita di una parte dei cavalli in treno, puledri, e cavalle madre di puro sangue della scuderia da corsa e di allevamento del generale Agei (conte Telfener).
Numerosi amatori interverranno certamente a questa vendita che comprenderà venti capi. L'allevamento del conte Telfener è il più importante d'Italia, e nessuno ha dimenticato che il cavallo Rosemberg, vincitore del Derby Reale 1885, venne comprato alla vendita pubblica di Villa Ada del 1884 dal conte Carlo Canevaro.
Nei prodotti nati nel 1884 e che si venderanno lunedì, abbiamo notato un rimarchevole puledro sauro, Mario, figlio di Hamlet e Atala. Nei prodotti nati nel 1885, Marco un figlio di Scobel, e Numa un figlio di Hamlet. Tra le cavalle fattrici si raccomandano Atala, Comète IV e Mascotte II. »
Corse in via Salaria.
« Domani, mercoledì, seconda giornata di corse a Villa Ada fuori la porta Salaria.
Le corse principieranno a 1 ora e mezzo.
Il programma comprende due corse piane e due corse con ostacoli.
Cinque puledri sono inscritti nel Premio di due anni (1200 metri): N. del marchese Fassati, Perugia del cap. Grifo, Dionisia del cav. Bertone, Edna e Jago del generale Agei.
Sette cavalli inscritti nel Premio Porta Pia (1600 metri): Pistache II di Porta Latina, Anzola del principe Potenziani, Fire Bell del cap. Fagg, Semillante del cav. Bertone, Talisman II del marchese Birago, Silver Churn del principe Gerace, e Ninette del signor Sinesi.
Cinque cavalli inscritti nel Premio Cento Celle (siepi 2000 metri): Jupiter di Porta Latina, Ippona del signor Mazza, Semillante di Bertone, Veronica del cap. Fagg, Foot Fall del signor Sinimberghi.
Sei cavalli inscritti nello steeple chase, Premio Torre di Valle (3000 metri): Jupiter di Porta Latina, Lady Mary e Chilton della medesima scuderia, Sieba del cap. Grifo, Foot Fall di Sinimberghi e Nyanza del conte Alfani. »
Risultato delle corse d'oggi a Via Salaria organizzate dalla Società del Lazio.
« Ecco i risultati delle corse d'oggi:
Premio dei due anni; lire 1000, distanza metri 1200:
Corrono N del marchese Fassati che arriva primo; Dionisia del cav. Bertone, seconda; Perugia del capitano Grifo e Edna del generale Agei.
Premio di Porta Pia; lire 1000, distanza metri 1600:
Corrono solamente Fire Bell del capitano Fagg che arriva prima, e Anzola del principe Potenziani, seconda.
Premio Cento Celle, lire 1000, distanza metri 2000 (corsa con 6 siepi):
Corrono Jupiter di Porta Latina, montato dal signor Ranucci, che arriva primo; Veronica, del capitano Fagg, seconda; Ippona, del signor Sinimberghi Augusto, ufficiale di cavalleria, e Semillante del cav. Bertone.
Premio di Torre di Valle (Steeple-chase), lire 1000, distanza metri 3000:
Corrono Sieba, del capitano Grifo, che arriva prima; Lady Mary di Porta Latina seconda, Chilten di Ranucci e Foot Fall del signor Mazza.
Dei vincitori delle quattro corse d'oggi, tre erano favoriti di Fanfulla; solamente Veronica è giunta seconda.
In quanto al concorso pochi hanno avuto il coraggio di recarsi alla villa Telfener, con il freddo che faceva oggi. Non un raggio di sole ha fatto capolino tra le nuvole per riscaldare un pochino le tribune.
In conseguenza tutto freddo; le scommesse, le corse e il concorso del pubblico sportivo.
Nella tribuna un gruppetto di signore: la principessa d'Ottaiano, la principessa di Sonnino, e Mme Leghait, bene avvolte nei loro mantelli di velluto.
Da un altro canto le principesse d'Avella, di San Faustino e la giovane Bandini, che fa ora le prime comparse nel turf romano.
Nel pesage, le tre indivisibili, cioè la duchessa di Avigliano, la duchessa di Magliano e la contessa Lützow in abito semplicissimo, come la duchessa Grazioli Lante.
Intorno alla pista poche carrozze di signore sconosciute.
Degli sportsmen oltre i Borghese, i Roccagiovine, Don Alfonso Doria, il duca di Marino, il marchese Calabrini, il barone Lazzaroni, il cavaliere Pandola, il conte Senni... ho veduto seguire le corse, il barone Barracco, il marchese Fassati, il conte San Martino di Valperga che sono di passaggio in Roma.
Eques domani darà ragguagli sulla vendita degli equini della scuderia Telfener e riferirà con la sua solita competenza i risultati tecnici delle corse. »
Corse a villa Ada.
« Domani alla villa Ada del conte Telfener, fuori porta Salaria, seconda riunione di corse della Società del Lazio.
Sua Maestà il Re ha lasciato sperare anche per questa volta il suo intervento.
Ecco l'elenco dei cavalli iscritti nelle sei corse:
Premio di due anni. Lire 1000. — Mario del generale Agei e Sacripante di C. Calderoni.
Premio Redicicoli (corsa di siepi. Handicap). Lire 1000. — Estella del marchese Birago, Primiero del principe di Ottajano, Hellenica di E. Silvestri, Otello di sir John.
Premio Porta Pia (fuori programma). Lire 1500. — Jehart, Pistache II, Chilten di Porta Latina. Alarm Bell e Jago del generale Agei.
Premio Monti Parioli. Lire 5000 per cavalli di 3 anni. — Silvern Churn di Gerace, Ninette di Sinesi, Fire Bell di Porta Latina, Allegria di Rook, Lepanto di Sansalvà e Facezia di Nameless.
Premio Tor Fiorenza (steeple-chase. Gentlemen Riders). Un oggetto d'arte. — Sir John Falstaff di Arnim, Elegant e Diavoletto di Porta Latina.
Premio Prati Fiscali (steeple chase). Lire 1000 — Gizia di Sinesi, Estella di Birago e Sir John Falstaff di Arnim.
Si prevede che questa seconda riunione riuscirà anche meglio della prima, visto le piogge dei giorni passati che hanno reso eccellente la pista. »ippiche
Risultato delle corse d'oggi a Villa Ada.
« Prima corsa. — Corre solo Sacripante di Calderoni. Seconda corsa. — Corrono Otello di sir John ed Hellenica di Silvestri che arriva prima. Terza corsa. — Corrono Jago di Agei che arriva primo, Alarm Bell di Agei secondo, Jeihart di Porta Latina terzo. Quarta corsa — (Handicap, lire 5000, metri 1600). Corrono i sei iscritti: primo Lepanto di Sansalvà, seconda Allegria di Rook, terzo Fire Bell di Porta Latina. Quinta corsa. — (Gentlemen riders - steeple chase, metri 6000). Corrono Sir John Falstaff, montato dal conte d'Arnim, tenente dei dragoni prussiani, ed Elegant di Porta Latina, montato dal signor Ranucci: corsa interessante; Ranucci vince per una testa di cavallo. Sesta corsa. — (Steeple chase, metri 3000). Corrono Grigia di Sinesi ed Estella di Birago che arriva sola, perchè il fantino di Grigia, alla seconda siepe, cade senza conseguenze.
La riunione fu poco interessante; le tribune quasi vuote e misere le scommesse. Dei favoriti di Fanfulla uno solo perdette. S. M. il Re non intervenne. »
Considerazioni sulle ultime Corse a Villa Ada:
"Due parole sulle Corse autunnali alla Villa Ada (delle quali vi mando il disegno). L'Eques del Fanfulla si lagna perchè la nostra popolazione prende poco interesse a simili divertimenti. O ingenuo Eques! Credi forse ancora al miglioramento delle razze equine e ai divertimenti del turf? La maggioranza umana crede invece al miglioramento di certe scuderie, ed alle noie dello sport.
La Villa Ada ha di vantaggio sul terreno delle Capannelle, di essere più prossima alla città, ma lo stradale è noioso, stretto, fiancheggiato da muri, e pieno di fango, mentre le Capannelle distanno tanto da Roma che a metà strada son proprio cessati gli spiriti d'andar più innanzi.
Fabbricateci, cari sportisti, un terreno da corse, dove sia facile accedere e tornare (tutti sanno le noiose soste, il ritorno travaglioso e tardo, che si fanno il giorno del "Derby reale" alle Capannelle) ed allora andremo ad annoiarci con più facilità."
Corse ippiche a Villa Ada.
« Alla villa Telfener in via Salaria, ha avuto luogo la seconda riunione di corse promossa dalla Società del Lazio.
Malgrado il tempo fresco, troppo fresco per il mese di maggio, le tribune erano abbastanza affollate di signore e di sportsmen. Vi si notavano le solite assidue delle corse, i membri del Jockey-Club e... i tre bookmakers, che - sia detto sotto voce - ieri l'altro alle Capannelle guadagnarono 60,000 lire!
Fortunati loro! E pensare che tanti quattrini devono andare fuori d'Italia e non vi è nessun Italiano capace di far loro la concorrenza.
Ecco i risultati delle varie corse:
Premio Porta Pia. - L. 1000 per cavalli d'ogni razza e paese. Percorrenza metri 1500.
Arrivò primo Jago; secondo Edna, entrambi di Telfener.
Premio Soratte. - L. 1000 per cavalli d'ogni razza e paese, non vincitori di altri premi nell'annata. Percorrenza metri 1600.
Arrivò primo Jupiter di Porta Latina; secondo Facezia di Nameless.
Allegria di Rook sbagliò strada e urtò nella siepe; cadde insieme al fantino Wright. Nessuna disgrazia.
Premio di Primavera. - L. 1500 per cavalli italiani non vincitori di premi importanti dal 1° gennaio. Percorrenza metri 1800.
Corrono York che arriva primo, e Edna, entrambi di Telfener.
Premio Villa Pamphily (Handicap). - L. 3000 per cavalli d'ogni razza e paese. Percorrenza metri 2000.
Arrivano primo Semillante di Bertone; secondo Primiero di Ottaiano; terzo New-York di Telfener.
Premio Antenne (Steeple chase). - L. 2000 per cavalli d'ogni paese. Percorrenza metri 3000.
Arrivano primo Roman Bee di Fagg; secondo Lady Mary di Porta Latina montata dal signor Ranucci; terzo Bojador di Porta Latina. »
Vendita all'Asta dei Cavalli puro sangue dell'allevamento del Conte Telfener:
“ Nati nel 1884. Iscritti al Derby 1887: 1 Marlo puledro sauro da Hamlet e Atala; 2 Alia puledra baia da Hamlet e Miss Lander.
Nati nel 1885. Iscritti al Derby 1888: 3 Bruto puledro sauro da Hamlet e Miss Lander; 4 Elia puledra baia da Senator e Bonanza; 5 Mario II puledro sauro da Senator e Forosetta 3|4 di sangue.
Nati nel 1886: 6 Pluto puledro sauro da Hungerford e Miss Lander; 7 Druso puledro baio da Hungerford e Bonanza; 8 Pincio puledro baio da Hungerford e Forosetta 3|4 di sangue.
Fattrici tutte coperte da Hungerford: 9 Miss Lander cavalla saura da Angelus e Miss Lurewel; 10 Atala cavalla baia da Field Marshall e Aroma; 11 Bonanza cavalla baia da Mainmast e Miss Lander; 12 Eva cavalla saura da Gold Mohur e Beeswing; 13 Comete IV baio o. da Badsworth e Leonie (madre di York); 14 Forosetta cavalla saura da Acteur e Forget-me-not 1|2 sangue. Stallone; 15 Wolsey baio da Hampton e Bright Light.
Osservazioni — Nel prezzo di vendita s'intende compreso l'ammontare delle iscrizioni eseguite fin oggi, riservandosi il proprietario il 10 per 0|0 qualora uno dei detti puledri vincesse il Derby Reale. ”
Sotto i colpi della violenta crisi edilizia che travolge Roma e delle perdite accumulate nelle imprese ferroviarie americane, il conte Giuseppe Telfener mette in atto una complessa manovra di protezione del patrimonio: cede l'intero comprensorio di Villa Ada alla suocera, Eveline de Viserne Hungerford. Questo trasferimento di proprietà, pur dettato dalle difficoltà finanziarie, è in realtà un'operazione strategica per "blindare" la residenza di famiglia dall'assalto dei creditori, affidandola alla disponibilità della facoltosa famiglia americana della moglie Ada, in un momento in cui il mercato immobiliare capitolino è al collasso.
Si concludono nella Villa le attività della Società di Corse del Lazio. Il sodalizio ippico, dopo aver organizzato nell'arco di un biennio quindici corse, tra Villa Ada e l'ippodromo delle Capannelle, si scioglie provvisoriamente, dopo che il numero dei componenti si era ridotto gradualmente a soli quattro membri.
"Le corse a Villa Ada erano elegantissime; i premi venivano assegnati dalla contessa Telfner, sposa da poco, e dalla signora e signorina Mackay, le due ricchissime americane. Vi conveniva un pubblico ristretto, ma sceltissimo. Le scuderie che correvano specialmente erano quelle di Telfner e del conte Larderel."
Il conte Giuseppe Telfener viene celebrato come uno dei più importanti allevatori italiani per aver stabilito a Villa Ada, presso Roma, una razza modello. La fattrice Redpole è considerata negli annali ippici come la capostipite di una discendenza d'eccezione, capace di trasmettere qualità fondamentali per il miglioramento delle razze nazionali. Importata, dall'Inghilterra nel 1878, con l'aiuto del colonnello marchese Costabili, questa fattrice è considerata la capostipite di una discendenza eccezionale per le corse italiane. Tra i suoi prodotti di maggior successo figurano Hungerford (vincitore di numerosi premi tra cui il Premio Reale di Roma), Mackay, Enio e Lazio.
«... Fra gli allevatori che si prodigarono con intelligenza ed attività, e che non ristettero davanti a sacrifici pecuniari per migliorare la produzione ippica in Italia, devesi annoverare, e per giustizia encomiare, il signor conte Giuseppe Telfener, che stabilì nei pressi di Roma, e precisamente in Villa Ada, una razza modello in cui seppe riunire elementi di primaria classe che diedero risultati non peranco da altri ottenuti.
Già nell'Eco dello Sport, or son vari anni, enumerando i pregi singoli, che ne comprovavano il sano indirizzo, avemmo la fortuna di profetizzarne le risultanze; e di ciò unicamente ci compiaciamo quale nuovo argomento di negazione di quelle erronee critiche, ancora leggermente accampate, contro la benefica e provvida azione del puro sangue quale massimo rigeneratore delle razze.
Nella surricordata memoria descrittiva della Razza di Villa Ada accennammo alle quattro distintissime fattrici, che per mezzo del colonnello marchese Costabili, di sempre rimpianta e cara memoria, il signor conte Telfener comprò in Inghilterra. Ora diremo dettagliatamente di quella che ritornò maggiormente rimuneratrice, e che resterà indubbiamente negli annali del risorgimento ippico italiano quale capostipite di una discendenza trasmettente qualità somme e provvidenziali per le nostre razze.
I prodotti di Redpole non solo sono pregevolissimi per origine, per prove date, per robustezza, bellezza ed armonia di forme, ma si raccomandano ancora per altro importantissimo carattere, cioè per l'attitudine marcatissima a quel superiore incrocio che determina e trasmette un serio, decisivo e duraturo miglioramento in meticcia discendenza.
Redpole fu importata in Italia nel 1878 pregna di Barbillon (da Pretty Boy e Scozzone da Jonian.) Essa nacque in Inghilterra nel 1874 da Lord Clifden e Red Start (da Blair Athol e Peggy Whitethroat da Cotherstone): Lord Clifden essendo da Newminster e The Slave da Melbourne... Come costruzione e forma individuale Redpole è ritenuta fra le più belle madri che oggidì trovansi in Italia.
Suo primo prodotto fu Hungerford la di cui purezza, eleganza e simpatia di forme, lo splendore del manto, l'energia del carattere, valsero subito ad illustrare la madre e richiamare su di essa l'attenzione degli intelligenti.
Hungerford corse in annate in cui la limitazione dei premi rese meno rimuneratrice la sua brillante carriera, per quanto la sua potenza assolutamente superiore e schiacciante fra i prodotti italiani, fosse pur distintissima fra gli eletti campioni importati dall'estero, contro i quali dovette cimentarsi.
Non corse a due anni avendo solo debuttato nel 1882; corse per vincere facilmente e di seguito tutte le corse per cavalli italiani e cioè il P. Esperia di Napoli (L. 2600), il P. Reale di Roma (L. 4120), i P. del Ministero a Firenze (L. 2000) ed a Castellammare (L. 2030), il P. Nazionale di Varese (L. 2650) e quel Premio dell'Olona (L. 2037,50). L'unico scacco che gli toccò fu a Napoli nel P. Principe d'Ottajano, ove ebbe a lottare contro Jaluose da Pompier, in allora nella pienezza dei suoi mezzi e superiormente utilizzato da T. Rook, e contro Frangipane da Eckmühl che vi fece d. h. pel 2° posto con Sensation da Dollar.
Non però volle il conte Telfener ammettere l'inferiorità di Hungerford in corse d'ogni razza e paese, sicchè nel 1883 gli fece quasi unicamente subire delle faticosissime prove, rese eccezionalmente, per in allora, ancor più difficili dalla numerosa concorrenza di pregevoli cavalli esteri quali oltre ai già nominati Palma e Fakir entrambi da Dollar, Marines da Flageolet, Royaumont da Mortemer, Pœonia da d'Estournel, King of the Gypsies da Brown Bread, Romeo da Glenelg, Charity Boy da Wisdom, The Bishop da Strathconan.
Hungerford che nel P. Reale di Napoli, dopo coraggiosamente ed accanita lotta riuscì buonissimo secondo (L. 750) a Royaumont, battendo a sua volta Romeo e Marines, perdette, ma due giorni dopo, il premio Principe Ottajano, ed ancora da lì a quindici giorni l'Omnium di Roma. Per ridargli quella sicurezza che l'aveva caratterizzato a 3 anni gli si fece correre il premio Firenze per cavalli italiani (L. 3200) che vinse facilissimamente, quindi il premio del Circolo dell'Unione in cui sebbene Marines, Palma e King of the Gypsies glielo contrastassero con accanimento riuscì ad assicurarsi la vittoria per una incollatura (L. 3000). Ancor più dure furono le corse che l'attendevano in Castellazzo ove, sebbene siasi mantenuto davanti a Royaumont per 3 lunghezze, non potè nel premio Città di Milano che arrivare 2° per una incollatura a Fakir (L. 800), sul quale però due giorni dopo otteneva rivincita brillantissima nel premio Garbagnate (L. 2300)...
Chiusa la sua brillante carriera sugli ippodromi, fu dal conte Telfener destinato alla razza e nel 1886 coperse Miss Lander, Atala, Eva, Bonanza, Blythesome, Howtowdie, Mascotte, Night-Bell. I primi suoi prodotti e cioè Egea, Dandy, Tebro, Plinio, Ada II e Blue Bell, li vedremo correre nel Criterium del 1888 e nel Derby del 1889, e Silla, Tala, e Tea nel 1890 e nuovi prodotti ancora ci danno affidamento a nuove speranze.
Mackay fu il 2° prodotto di Redpole che era stata coperta nel 1879 da Mainmast (da Mainstone e Black Flag da Buccaneer).
Meno esatto di forme, meno riflettenti i caratteri apparenti per la riproduzione, confermava però sempre la stima di sua ottima origine, alla quale deve i buoni risultati ottenuti. Debuttò nel 1882 a due anni, a Castellammare nel P. Quisisana, ma non riuscì piazzato e neppure fu più fortunato nel Criterium di Varese. Roquentin sembravagli molto superiore e le sue facili vincite impressionavano in suo favore l'opinione pubblica.
Ma nel 1883 questi apprezzamenti di molto si modificarono nel Derby di Napoli (L. 12,000). Il duello con lui, conseguente al d. h. della prima prova, gli assicurò un trionfo che fu la sua massima e brillante vittoria. Otto giorni dopo facilmente riportava il premio Reale di Roma (L. 4150), per poi perdervi il P. del Tevere, che toccò a Roquentin per una lunghezza (L. 750). A Firenze di nuovo si ripresenta e guadagna il P. del Ministero (L. 3700), ma già affaticato di troppo resta dietro ancora a Roquentin a Castellazzo nel Gran premio di Lombardia (L. 900) a Torino nel P. Nazionale (L. 500), per arrivare poi soltanto 3° in quel P. del Ministero (L. 200).
A quattro anni il conte Telfener non volle neppure rimetterlo in treno e preferì venderlo come stallone al principe Don Maffeo Sciarra. Nessuna notizia abbiamo di sua produzione....
Enio da Hamlet fu il 3° figlio di Redpole che nacque nel 1883 dopo che Redpole aveva abortito per 2 anni di seguito, per cause che voglionsi non ad essa imputabili.
Bellissimo, alto, forte, atletico, armonico di costruzione, Enio pecca forse unicamente in distinzione per gli intelligentissimi, mentrechè sopra ogni altro, anche non coetaneo, emerge per caratteri squisiti e propri all'incrocio. La sua carriera sugli ippodromi è prossima a finire, ma però corre ancora e con onore sebbene abbia a battersi con puledri di classe primaria, ed in condizioni pregiudicate di salute.
Debuttò solo a 3 anni a Pisa vincendo il P. Rondinella (L. 1350). Per colpa non propria non arrivò piazzato nel P. del Gombo, quindi guadagnò a Napoli il P. Andreà (L. 4300) ed il P. del Ministero (L. 2787,50), a Roma il Derby reale (L. 28,700) battendovi York, suo compagno di scuderia. Rodomonte che prova tuttodi in Francia il suo valore, Allegria, Lepanto, Emma, Dionisia, Gianduja e Mantle che dopo doveva brillantemente emergere nell'Omnium, in cui sostenne lotta accanita contro di lui e contro King Bruce da See Saw.
Di nuovo subito riporta il P. dell'Arno di Firenze (L. 7500), il P. del Circolo dell'Unione (L. 3000), il Gran Premio di Lombardia (L. 10,200), il P. del Ministero a Castellazzo (L. 2125), il P. del Jockey Club a Torino (L. 3000) sebbene contro Cuirassier da Nougat fresco dei trionfi ottenuti in Francia. Nel Gran Premio Principe Amedeo, essendo stato duramente da Wright montato durante tutto il lungo percorso, arriva soltanto 3° dietro a King Bruce e Venetia da Beaudesert uscita d'Inghilterra con grande rinomanza. Rientrò affaticato, e moralmente dimesso, tanto che non gli valse il riposo estivo ed a Varese neppure sortì piazzato nel P. Olona.
Nel 1887 doveva ritrovarsi in un campo superiore ed eccezionale di prodotti di tre anni. All'aprirsi della stagione ricomparve a Pisa nel P. Capanelle che gli tolse L'Eridano da Plutus, e nel P. del Ministero, che vinse perchè Lazio, suo fratello, glielo lasciò vincere. A Napoli e a Roma non ebbe maggior fortuna. Solo a Firenze riportò il P. del Piazzone (L. 2450) sopra Giacommetta e Sacripante ed a Castellazzo il P. Senago (L. 2000); fu secondo nel P. della Città di Torino (L. 500) a Mantle, solo riuscendo a battere nel P. del Gerbido (L. 1050) Satirist, Mephistophelès e Dionisia e chiudere la stagione primaverile col P. Tanaro (L. 1000) ad Alessandria.
Egualmente alto, armonico, robusto, di forme assomiglianti ad Enio, ma più elegante, più simpatico e svelto, in una parola più racing-like, è Lazio quarto prodotto di Redpole. Figlio pure di Hamlet ne concretizza e conferma i pregi e presenta eziandio i caratteri assimilati per un'azione provvida e benefica in discendenza sia per la riproduzione di utili puri sangue che per indubbia, provvida, utile preponderanza in incrocio. Anche Lazio lo si fece già correre molto — forse troppo — e forse anche eccessivamente lo si impegnò con cavalli esteri e di classe quale non erano e così in numero, mai stati importati in Italia. Seppe ciò malostante reggersi, dare splendidi risultati tanto in velocità che in fondo, e non crediamo errare ritenendolo superiore non solo a quanti prodotti diede così esimia fattrice ed a quanti si onorano della paternità di Hamlet, ma ben anche ritenendolo per il migliore tre anni dell'annata ben inteso fra i cavalli italiani.
Lazio a 2 anni debuttò a Varese nel Criterium.
Generalmente favorito fu ritenuto superiore a Carlandrea, per quanto nella prova non avesse potuto sviluppare la sua potenza e non gli fosse dato che arrivare 2° con Sacripante (L. 1275) a Giacommetta da Glengarry che vinse per una lunghezza e mezza. Ma a Roma, il 28 novembre alle Capanelle, si spiega meglio e riporta agevolmente quel Criterium (L. 6200) battendovi non solo i competitori già incontrati, ma Lal Brough che veniva d'aver vinto delle buone corse in Inghilterra e che l'opinione pubblica riteneva dovesse essere il crac di sir Rholand.
Nell'invernata Lazio migliorò di condizione e pur non perfettamente in forma (per prudente calcolo di T. Rook) all'aprirsi della stagione, corse bene in Pisa, arrivando buonissimo 2° a Sacripante a cui meglio s'addiceva il terreno e la distanza. Ceduto come si disse il P. del Ministero ad Enio, andò a misurarsi e vincere facilmente nel premio della Città di Napoli (L. 5700) i rivali che doveva poi subito ritrovare nel Derby reale. L'aver data troppo poca importanza a Carlandrea gli costò due smacchi (non a lui addebitabili), l'uno a Napoli stesso ove si lasciò sorprendere da questo nel premio del Ministero, l'altro, e ben più importante a Roma, nel Great-event in cui l'aver ritenuto essere L'Eridano l'unico campione temibile, la vittoria di nuovo gli fu carpita dal glorioso figlio di Picciola.
Avrebbe avuto subito occasione di contestare quegli allori e quegli apprezzamenti, ma il conte Telfener preferì anzichè nel P. del Ministero, cimentarlo nell'Omnium, per quanto quella distanza sembrasse meglio che a lui convenire a Mantle al quale era toccato il P. del Jockey Club Lazio però sostenne la lotta in modo veramente commendevole riuscendo buon 2° a Pythagoras, la cui schiacciante superiorità non era ancora nota, e davanti riusciva a Mantle per 1 1/2 lunghezza. Nella riunione di Firenze trionfa in entrambi le prove e cioè senza fatica nel premio di Firenze (L. 3200) e con fatica nel P. del J. C. (L. 3300) ove s'incontrò di nuovo con Pythagoras e King Bruce. A Castellazzo facilissimamente vinse il gran premio di Lombardia (L. 12730) e quello della Città di Milano (L. 5800) resogli più agevole dall'astensione dei campioni esteri riserbati pel P. Principe Amedeo.
In questo di nuovo lotta accanitamente ed a peso uguale contro Pythagoras, prudentemente riservato, e riesce arrivare onoratissimamente buon 2° per una lunghezza e mezza (L. 1720). Carlandrea fu 3° a quattro lunghezze seguito dappresso da Dartmoor, Argot, Satirist, Lal Brough e Draycot. Quanti conoscono la serietà di questa corsa, ritennero simile risultato per brillantissimo, degno di speciale elogio e menzione, e di gran lunga più calcolabile e meritevole della galoppata e vincita fatta poi nel P. della Dora (L. 2100) a solo scopo pecuniario rimunerativo della scuderia. All'estero per malattia sofferta non potè dar prova di sè. Ritornò anzi in Italia in condizioni non buone e tali che in Varese non gli fu dato che arrivare 2° nel P. del J. C. (L. 650).
Riassumendo ad oggi le vincite fatte dai discendenti di fattrice Redpole sono di L. 25,875 50 per Hungerford, 23,200 — " Mackay 73,412 50, Enio 49,300, Lazio e cioè in totale di L. 171,788... »
Importantissime scoperte avvennero nel cimitero di Priscilla, e di esse tratta la seguente lettera, scrittami dal ch. comm. G. B. de Rossi.
Gli scavi, che ora si continuano per cura della Commissione di archeologia sacra, nel cimitero di Priscilla, diretti in modo speciale dal sottoscritto, danno un frutto tanto notabile, anche per le memorie dell'età classica e della storia imperiale, che è giusto offerirne succinta relazione alle Notizie, pubblicate dalla S. V. a nome del Ministero della P.I., riservando al Bullettino di archeologia cristiana lo svolgimento del discorso, e la discussione dei quesiti proposti dalle novelle scoperte.
Un ipogeo di forme antichissime, e diverse dal tipo ordinario dell'escavazione cimiteriale cristiana, è ora tutto sterrato nel nucleo centrale e forse primordiale del cimitero di Priscilla, al terzo miglio della via Salaria nova. Consta d'un solo ampio ambulacro o criptoportico in gamma, come dissero gli antichi; cioè piegato ad angolo retto, con scala propria. I posti dei sepolcri sono tutti grandi arcosolî o nicchioni per sarcofagi, i frantumi dei quali erano misti alle terre e macerie ingombranti l'ipogeo: niun loculo della consueta foggia cimiteriale nelle pareti, le quali con gli incassi dei nicchioni, in origine furono intonacate di semplice stucco bianco, assai fino, listato di fasce rosse con qualche figuretta di animali nel mezzo delle riquadrature: poscia tutto fu rivestito di lastre di marmo e di musaici.
Ne rimangono solo le impronte, essendo stato l’ipogeo barbaramente manomesso e spogliato, non sappiamo quando, dei suoi ornamenti. Una sola iscrizione greca, coperta in parte da posteriori murature, rimane al suo posto, nel piano dinanzi ad uno degli arcosolî: ivi ‘campeggiano i segni cristiani dell'èncora e del monogramma X. Questo epitafio appartiene ad un sepolcro aggiunto ai primitivi.
In fondo all'ambulacro, quando questo fu tutto nuovamente adornato di marmi e di musaici, fu aperto il varco ad una grande aula sotterranea, lunga quasi otto metri, larga poco meno di quattro; che in origine sembra essere stata piscina limaria, poi fu mutata in nobilissima cripta cimiteriale. Allora fu questa adornata di musaico nella volta a botte, in mezzo alla quale sbocca il vano d’un lucernario quadrato ; le pareti furono rivestite di lastre marmoree.
Dei musaici e dei marmi rimangono le sole impronte e nulla più. Si vede però il piantato del sepolcro, nel posto d'onore in fondo alla cripta; e tra le macerie, che la empivano, sono stati trovati quattro rocchi infranti di bellissime colonne, scanalate a spira, di marmo numidico (giallo antico).
Delle iscrizioni dei sarcofagi e dei sepolcri del nobile ipogeo, si è potuto raccogliere e ricomporre appena alquanti frantumi. Notabilissimi sono i seguenti. Quattro pezzi di una o più lastre di marmo bianco presentano lettere monumentali di accurata calligrafia, del tipo dell'età dei Flavii e di Traiano: ed il collega sig. dottor Huelsen, avendo domandato di studiarli e cercarne i supplementi, ne ha restituito felicemente l’intero contesto nel modo seguente, aiutato dalle epigrafi onorarie dei Minucii (C.I.L. II, 4509, 4510; XIV, 2242, 3554, 3599) illustrate dal Borghesi (Oeuvres VIII, p. 56 e segg.).
l. miniCiO L F GAL NAZALI III VIR viarum curaNDARVM... quaestORI PROVINC....
Questa insigne epigrafe è certamente estranea all'ipogeo, nel quale ne erano precipitati pochi frantumi; e spetta ad un monumento eretto sopra terra, probabilmente lungo la prossima via Salaria. Minucio Natale, del quale ora apprendiamo il prenome Lucius, fu console l'a. 107 e. v.
Un'alto personaggio di illustre famiglia, è ricordato nel titolo infranto, inciso sul coperchio del suo sarcofago, rinvenuto nel predetto ipogeo: le lettere sono del tipo, che diciamo a pennello, imitanti le dipinte in rosso sulle anfore o sulle pareti.
...ACILIO GLABRIONI | FILIO
Cotesto titolo, appartenendo ad un sarcofago, può essere d'uno di quelli, che in origine furono collocati nei niechioni dell'ipogeo. In fatti, di due altri Acilii leggiamo il nome in due titoli greci, incisi sopra lastre cimiteriali, spettanti ai loculi delle gallerie del cimitero immediatamente contigue al nobile ipogeo.
Siffatto gruppo di Acilii, nel medesimo luogo ed in epigrafi diverse, non dee essere stimato fortuito. Nell'ipogeo antichissimo, primordiale, del cimitero di Priscilla e poi nelle contigue gallerie, furono sepolti alcuni Acilii cristiani. Il cognome Rufino, dell’'Acilio, al quale è volta l'acclamazione cristiana di vita eterna, è dedotto da Rufus: nè questo cognome è ignoto negli Acilii nobili: Acilius Rufus console destinato l'anno 104 o 105, è ricordato da Plinio (ep. V, 20).
Più notabile è la menzione d'un Acilio Glabrione, con la quale illustre nomenclatura molti personaggi sono noti nella storia, dall'età repubblicana a quella del cadente impero romano. Acilio Glabrione, console nella. 91 e. v. fu fatto uccidere da Domiziano l'a. 95; e dalle parole di Dione Cassio, epitomate da Xifilino (LXVII, 12, 14), si era già concepito sospetto, essere lui stato accusato di cristianesimo.
Perciò la scoperta del sarcofago d'un Acilio Glabrione e di altre epigrafi di Acilii cristiani, in sì nobile ed arcaico ipogeo dell'antichissimo cimitero di Priscilla, chiama a sè l'attenzione dei dotti. Le lettere però del sarcofago, sembrano piuttosto del tempo degli Antonini, che di quello dei Flavii, e convengono ad un discendente del console dell'a. 91; non a lui medesimo. Speriamo che altre scoperte diano maggiore luce; e moltiplichino i dati della discussione critica ed archeologica, che riserviamo al Bullettino di archeologia cristiana.
Il conte Giuseppe Telfener, stipula una convenzione con il Ministro del Lavori ed il Ministro del Tesro, per la concessione della costruzione e dell'esercizio di una ferrovia a scartamento ridotto da S. Ellero a Vallombrosa. Il concessionario, per gli effetti della presente convenzione, elegge il suo domicilio legale in Roma a Villa Ada.
Il progetto prevedeva una ferrovia a cremagliera (di cui deposita il brevetto), ovvero un sistema che prevedeva un’asta dentata inserita in mezzo alle due rotaie per consentire al treno di salire anche sui tratti più impervi.
In vista di una possibile lottizzazione dell'area fuori Porta Salaria, Eveline de Viserne Hungerford (suocera del conte Telfener) cede con atto notarile i terreni della tenuta di Villa Ada sulla Salaria alla Banca Romana.
L'operazione sancisce l'alleanza definitiva tra la famiglia del Conte e il governatore della Banca Romana proprio nell'anno in cui esplode lo scandalo nazionale: l'area di Villa Ada cessa di essere solo un centro ippico d'eccellenza per trasformarsi in una posta in gioco della speculazione edilizia romana. Il coinvolgimento diretto di Bernardo Tanlongo e della suocera Eveline evidenzia come il patrimonio di Telfener fosse ormai diventato il fulcro di un sistema di debiti incrociati.
Prima di questa formalizzazione, Tanlongo era già il principale creditore e "socio occulto" del Conte, avendo garantito per anni ingenti linee di credito senza garanzie per sostenere le perdite della ferrovia in Texas. Con questo atto, Tanlongo tenta di trasformare i debiti di Telfener in asset immobiliari pronti per la lottizzazione, ma il progetto naufraga pochi mesi dopo.
Con lo scoppio dello scandalo a dicembre e il successivo arresto del banchiere, il Conte si ritroverà in una posizione politicamente compromessa ed economicamente finita, privato della sua base finanziaria e trascinato nel fango del più grande crac dell'Italia unita.
Con la legge n.449 viene istituita la Banca d'Italia, mediante la fusione di quattro storiche banche: la Banca Nazionale (già Banca Nazionale negli Stati Sardi), la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e la gestione liquidatoria della Banca Romana.
a Banca d'Italia ricevette infatto l'incarico di assorbirne le sue attività e passività, amministrando il contenzioso legale e i beni sequestrati, operazione gestita attraverso un apposito sindacato, con il compito di vendere i beni immobili pignorati per risarcire i creditori.
Scavi e disterri presso l'area della basilica di S. Silvestro al cimitero di Priscilla:
« La Commissione di archeologia sacra, la quale con grande cura intende sistemare l'un dopo l'altro tutti gli antichi cimiteri cristiani di Roma, nel passato autunno e per lodevole iniziativa di monsignor Crostarosa, suo benemerito segretario, e col gentile consenso della Direzione della Banca d'Italia proprietaria della Villa Ada che ivi si estende, tolse questo sotterraneo dallo stato di rovina e di abbandono in cui il lungo da tempo giaceva e lo riunì, mediante lo scavo di una comunicazione laterale, alle adiacenti cripte del cimitero di Priscilla. E in tale occasione si sterrarono alcune gallerie che posero in comunicazione quelle adiacenti al nuovo monumento con l'ipogèo sottostante alla basilica di s. Silvestro, ed ivi si rinvennero pure importanti iscrizioni delle quali già si diè notizia nel Nuovo Ballettino (1900, n° 3-4, p. 337 segg.). La Commissione visitò il luogo già ricoperto e sistemato nel decembre del passato anno 1900; e l’impressione che il monumento fece a me ed ai miei colleglli, dopo il più attento esame sul posto, si fu che esso era un antico e grandioso battistero. »
Alla presenza del re Vittorio Emanuele III di Savoia e della Regina Elena, si svolge la Festa degli alberi al Monte Antenne. Nell'occasione sono piantati centinaia di cedri dell'Himalaya e nasce il Bosco della Regina Elena. "Preceduti da fanfare e guidati da sottufficiali dell'esercito, si recarono ai Prati d'Acquacetosa lungo le rive del Tevere. Una marcia graziosissima di tutti quegli ometti e di tutte quelle donnette, che faranno palpitare un giorno chi sa quanti cuori! Le signore nelle tribune battevano le mani: e il severo corpo diplomatico faceva contrasto a tutta quell'onda di sorrisi. Guido Baccelli, il santo patrono della festa, raggiava di gioja persino più dello ste cielo romuleo. Migliaja di pupille cercavano l'ombrellino bianco di Elena e l'elmo del Re i alberi furono piantati a un cenno di Vittorio Emanuele dagli alunni delle scuole e dai soldati del genio: una ressa, una gara animatissima, d'un effetto indimenticabile. E ora, o alberi, crescete; i figli di questi cari figlinoli verranno alle vostre ombre a far colazione. Urescete, o allori, per gl'italiani futuri, per l'Italia di domani!"
Vittorio Emanuele III riacquista Villa Ada per circa 610.000 lire.
« Villa Ada acquistata dal Re. Nell'adunanza tenuta ieri il Consiglio Superiore della Banca d'Italia ha ratificata la deliberazione già presa alla unanimità dalla Commissione liquidatrice della Banca Romana, per la cessione a S. M. il Re della Villa Ada fuori di Porta Salaria.
Per l'acquisto di questa Villa erano corse altre trattative con privati, delle quali la Commissione liquidatrice della Banca Romana e il Consiglio Superiore hanno creduto di non tenere conto; per il che meritano il plauso della cittadinanza romana la quale, nella realizzazione di un delicato pensiero del Re, vede anche appagata un'aspirazione propria.
A questi sentimenti si è ispirata l'Amministrazione della Banca d'Italia, la quale ha dovuto mettere tutta la sua energia per superare gli ostacoli e arrivare felicemente alla conclusione, che sarà appresa con viva e generale soddisfazione dalla popolazione della capitale del Regno. »
Re Vittorio Emanuele III avvia i lavori per trasformare la Villa Ada, per trasformarla nella dimora ufficiale della famiglia.
« A novembre il Re farà cominciare i lavori per trasformare la villa Ada in un delizioso parco contornato da un muro di cinta. Gli inquilini delle case hanno avuto ordine di sloggiare prima della fine di agosto. Il Messaggero dice che quando il Re ha comprato la villa, non ha voluto che essi pagassero la pigione. Ai contadini che coltivavano il terreno della villa, il Re ha assegnato un buono di uscita di circa 3000 lire ».
Completato il nuovo Portale su via Salaria della Villa Reale.
Re Vittorio Emanuele III, in occasione del matrimonio tra la figlia Mafalda con Filippo d'Assia, dona il Casino Sacra Famiglia (precedentemente usata come residenza dell'attendente del principe di Piemonte) e parte dei terreni nell'angolo sud occidentale di Villa Savoia a via Salaria.
Approvato il nuovo piano regolatore. La commissione che ha redatto il piano è composta da Gustavo Giovannoni, Marcello Piacentini e Antonio Muñoz. Si programma l'urbanizzazione dell'Aventino.
Viene definita l'apertura di un collegamento diretto tra i rioni Prati e Trastevere, con un percorso che, partendo da ponte Umberto I, prevedeva lo sventramento della zona ad ovest di piazza Navona, Campo de' Fiori, via Giulia, per arrestarsi dinanzi a ponte Sisto (sarà realizzato solo il tratto Corso del Rinascimento).
L'ampliamento di Via Cremona si evolve in un totale sventramento del quartiere Alessandrino. Previsto l'allargamento di via delle Botteghe Oscure, con il taglio dei fabbricati che si affacciavano sul lato sinistro della strada.
Il limite dell'ampliamento urbano è definito da una grande circonvallazione, che nella parte orientale coincide con il tracciato dell’attuale Viale Togliatti.
Verso Est, tra la Salaria e l’Appia, l'edificazione è prevista a intensivi o palazzine. Ad Ovest, tra la Flaminia e la Portuense, soprattutto a villini.
A sud, nelle due anse del Tevere tra Testaccio e la Magliana, sono concentrate le aree destinate all'industria. Scompaiono i due grandi sistemi verdi di Tor di Quinto-Villa Ada e di Villa Pamphili-Aurelio previsti da Sanjust, ma si propongono parchi sparsi, il parco archeologico dei Fori, Villa Ada, Villa Doria Pamphili e Villa dei Gordiani.
Su progetto di Filippo d'Assia (Marito di Mafalda Savoia), viene realizzato un giardino segreto all'italiana, adossato al lato sinistro della Palazzina Reale di Villa Ada.
La Ditta dell'Ingegnere Romeo Cametti è incaricata dalla Casa di Sua Maestà il Re a costruire il ricovero antiaereo a servizio di Villa Savoia, con la richiesta che i lavori siano portati a termine nel minor tempo possibile.
Il Duce Mussolini si presenta alle 17 a Villa Savoia per discutere con il Vittorio Emanuele III la precedente sfiducia ricevuta nella riunione del Gran Consiglio. Il re gli comunica la sua sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. Verso le 17:20 Mussolini, esce dalla villa e viene affrontato dal capitano dei carabinieri Paolo Vigneri, che in nome del re gli chiede di seguirlo per «sottrarlo ad eventuali violenze della folla». Ricevuto un rifiuto, Vigneri prende per un braccio Mussolini ed esegue l'arresto caricandolo su un'ambulanza militare (scelta per non destare sospetti) che era già sul luogo. Mussolini viene quindi condotto prima nella Caserma Podgora di Trastevere e dopo alcune ore tradotto nella caserma della Scuola allievi carabinieri a Prati.
Sulla spianata di Villa Ada (dove oggi c'è il piccolo lago superiore) viene schierato il Battaglione d'onore della 3° Divisione di fanteria americana. Passano in rassegna il generale inglese Harold Alexander, Comandante in capo delle forze Alleate in Italia, e il generale americano Mark Clark, Comandante della Quinta Armata. Sono consegnate 54 Medaglie a soldati americani che si sono distinti nella Campagna di Roma.
Decreto del presidente della Repubblica per una variante al Piano Regolatore che trasforma il vincolo sulla zona di Villa Ada Savoia da parco privato in parco pubblico.
Tramite un accordo con i Savoia, lo Stato acquisisce la parte della villa dislocata lungo la via Salaria e la tenuta di Forte Antenne.
L'Atto notarile sancisce la divisione di Villa Ada in una zona privata di 84 ettari (delle principesse Savoia e dei loro eredi) e una zona pubblica, pari a 34 ettari, cui si aggiungono in seguito 32 ettari relativi alla tenuta di Monte Antenne.
Per ospitare i numerosi turisti in arrivo per le Olimpiadi, si decide di trasferire il Camping di Villa Glori presso il Monte Antenne. L'area della Pineta attorno al Forte, viene quindi ceduto dal demanio al Comune di Roma.
Apertura al pubblico del parco di Villa Ada Savoia. Cerimonia in cui il ministro delle Finanze Giulio Andreotti consegna le chiavi del parco al sindaco Urbano Cioccetti.
Deliberazione del Consiglio Comunale n.1577. L'amministrazione comunale prende in consegna provvisoria i comprensori di Monte Antenne e parte di Villa Ada Savoia dal Demanio dello Stato.
Un vecchio aeroplano biposto Caproni da addestramento della scuola di pilotaggio dell'Aero Club Roma precipita a Villa Ada in fase di rientro all'aeroporto dell'Urbe. Muoiono l'istruttore, maresciallo Armando Rambetti e l'allievo Giovanni Cortesi che era ai comandi.
Approvato il vincolo di destinazione a parco pubblico di tutto il comprensorio di Villa Ada.
Re Vittorio Emanuele II, passa una notte all'addiaccio presso il lago nella sua tenuta di caccia. L'umidità di quell'ambiente provocano l'insorgere della polmonite che gli sarà fatale entro pochi giorni.
Gli eredi Savoia vendono a Renato Bocchi gran parte della Villa Ada: dei 18 edifici presenti nel Parco (15mila mq coperti di superficie complessiva), i più importanti passano in proprietà Bocchi:
Villa Reale, 6.400 mq occupati dall'ambasciata egiziana
Scuderie, tre fabbricati per complessivi 1.500 mq
Casale delle Cavalle Madri, 320 mq; abitazione dei Conti di Bergolo
Fienile, 560 mq, occupato da un circolo ippico.
Restano di proprietà Savoia:
Casino Pallavicini, 480 mq, abitato da parenti dei Savoia
Villa Polissena, 900 mq, abitata da Eredi Savoia
Padre Gazzola, dell'Istituto Salesiano San Tarciso, nota che l'erba medica piantata per la prima volta su un loro terreno prossiamo alla Via Ardeatina, cresce più bassa seguendo la sagoma di un edificio circiforme.
Dalle prime indagini archeologiche, riemergono dal sottosuolo, le fondamenta di una grande basilica paleocristiana cimiteriale di pianta circiforme.
La maggioranza degli studiosi, secondo le fonti storiche, ipotizzano possa essere quella realizzata da papa Marco, presso il fundus Rosarius inter Appiam et Ardeatinam.
Lo Stato acquisisce dalla proprietà, Bocchi 74 ha di parco con 21 miliardi di lire reperiti nei fondi per Roma Capitale. La Palazzina reale e villa Polissena restano tuttavia fuori dalla trattativa;
La società Villa Ada 87 SpA e lo Stato egiziano, stipulano un atto di acquisto dell'immobile della palazzina Reale e dell'area di pertinenza di Villa Ada, per una somma di venticinque miliardi di lire.
Il Ministero dei Beni Culturali, trattandosi di bene vincolato ai sensi della L. 1089/1939, non esercita il diritto di prelazione.
Non sono note le motivazioni che indussero lo Stato italiano e, in seconda istanza, il Comune di Roma, a non acquisire il bene.
Si inaugura la nuova villa pubblica di Villa Ada, con 136 ha di parco.
La Giunta di Roma Capitale, attraverso una recente delibera, ha destinato 435mila euro per la riforestazione del Parco di Villa Ada.
Il progetto rientra tra quelli approvati nel Bilancio Partecipativo 2019 di Roma Capitale. Una rosa di azioni, decise insieme ai cittadini, da realizzare su tutto il territorio comunale attraverso l’utilizzo di 20 milioni di euro.
Progetto
Residenti famosi
Casati e Famiglie Torlonia
1783 - 1785, Acquisto della vigna Calzamaglia sulla via Salaria.
Pallavicini
1785 - 1835
Savoia
1872 - 1878, Il principe Luigi Pallavicini, acquista e unifica le vigne lungo la via Salaria, del monsignor Natale Saliceti, dell\'avvocato Calzamaglia e del monsignore Michele Capocaccia.
Savoia
1904 - 1987
Stampe antiche1915
Aldo Molinari
Il Re e Cadorna a colloquio a Villa Ada
L'Illustrazione Italiana 1915
1903
Pianta della Villa Reale
1902
Festa degli Alberi all'Acqua Acetosa
L'Illustrazione Italiana 1902
1897
Pianta del sito di Antemnae
Rovine e scavi di Roma antica
1893
Mappa delle Catacombe di Priscilla
Roma pagana e cristiana
1886
Nuovo ascensore a Palazzo di Montecitorio
L'Illustrazione Italiana 1886
1885
Dante Paolocci
Le Corse a Villa Ada
L'Illustrazione Italiana 1885
1816
Villa Pallavicini a Via Salaria
Catasto gregoriano