Informazioni storicheData: 1876
Codice identificativo monumento: 4195
CronologiaAl Collegio Romano sono inaugurate la Biblioteca Nazionale di Roma (intitolata al Re Vittorio Emanuele II), il Museo Lapidario, il Museo Artistico Industriale e il Regio Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma. Quest'ultima istituzione, fondata da Luigi Pigorini, nasce non solo per raccogliere in un museo la documentazione sia delle culture preistoriche italiane, europee ed extraeuropee e delle popolazioni primitive contemporanee, ma soprattutto per dare un'impostazione scientifica unitaria agli studi e alle ricerche paletnologiche in Italia. L'evento viene così descritto nelle pagine de L'Illustrazione Italiana del 21 aprile 1876:
"Finchè il pensiero moderno non l’abbia tutta quanta compenetrata, Roma non potrà dirsi pari ai suoi nuovi destini. Scienza e lettere, principii e tradizioni, arte e usanze debbono modificarsi qui e trasformarsi per guisa da armonizzare in tutto colla presente civiltà. Roma non ritornerà certamente la dominatrice del mondo, perchè nessuna città o Stato potrà esservi più tale; e neanco potente così di numero e di forza da assorbire in sé sola la vita dell’Italia, di cui divenne il capo. Ma questo peraltio è non solo possibile, ma necessario e desiderabile, che essa sia.come il foco a cui s'appunta Îl centro, a cui converga la vita delle città nostre, per trarne lumi, ispirazioni e norma.
A questo fine supremo debbono adunque volgersi gli sforzi di tutti, dei cittadini, come del governo; e quanto più presto toccheremo la meta desiderata, e meglio sarà per la nazione. E il presto qui non tanto vuol diro affrettarsi a svecchiare, quanto scegliere opporlunamento i mezzi per ringiovanire, Fra questi possiamo mettere sicuramente le nuove istituzioni che Roma: «deve alle cure sapienti e all'energia dell'on. Bonghi, il quale ebbe l'invidiata sorte di chiudere bellamente la sua gestione ministeriale, inaùgurandole solennemente il 14 marzo alla presenza del principe ereditario e di quanto di più eletto accoglie Roma in questi giorni.
Ognuno comprende che alludiamo glia Biblioteca Vittorio Emanuele, ai Musei, ed alle altro istituzioni raccolte nel vasto recinto del Collegio Romano, Questo che per più secoli fu l'officina nella quale maggiormente si temprarono le armi per combattere ogni maniera di libertà; qui dove la Compagnia di Gesù fece i più grandi suoi sforzi per ridurre nelle proprie mari l'indirizzo intellettuale, morale, politico della nezione, serà d'or innanzi il tempio di studi liberali, la propaggine di una civiltà che sì stenderà col tempo molto al di là della città dove ora germoglia una biblioteca, capace di un milione di volumi, e che già he conta quasi quattrocento mila; sette Museî, il Preistorico, il Lapidario Vitalico, il Kircheriano, il Medioevale, il Pedagogico e quello de’ Gessi; un osservatorio astromomico ; un liceo, un ginnasio, una scuola tecnica; la Società geografica, il Circolo filologico, la Società degli ingegneri-architetti, l'Accademia di medicina, tutte questo istituzioni trovansi ormai allogate nel Collegio Romano, senza che sia tutta quanta occupata l’area di 13,400 metri quadrati che il vastissimo edificio misura.
La biblioteca Vittorio Emanuele per un cavalcavia si può dir congiunta con la Casanatense, antica biblioteca dei frati della Minerva La sala di lettura, di cui diamo il disegno, fu edificata di sana pianta, dov'era prima una specie di solajo, o soffitto. Ildisegno e la costruzione sono opera dell’archiletto Bongiovannini, che in poco più di due mesi lo diede compito quale ora si vede. E una sala capace di 250 a 300 lettori; ha il pavimento tuito a quadrelli rossi di Marsiglia, il palco di abete naturale, a cassetli, come s’usava in anlico; la pareti simulano lo stucco; le spalliere fra le arcate e le tavole da studio sono di legno noce massiccio, tinto a lucido. Si scende nella sala da una breve scalinata, che si stacca da un. piano elevato dov'è una specie. di corrîdoio e antisala che voglia dirsi, dalla quale si comunica da un lato coll’interno della biblioteca è dall'altro si dà adito agli studiosi che vengono da fuori, In questa antisala è collocata 1 ‘biblioteca consultiva, 3000 volumi circa, e quivi stanno pure gl’ impiegati addetti al servizio della sala di lettura. Ampii finestroni a sinistra spandono nella Sala molta luce e tranquilla. Tutto vi è intonato ed armonico, e chi studia ci si troverà assai bene.
Il museo Kircheriano rimase nella sostanza quale lo lasciarono i gesuiti, non ebbe maggiore spazio nè migliore ordinamento. Gli altri Musei furono tutti istituiti di sana pianta durante il mi: mistero Bonghi, e a spese del pubblico tesoro; ad eccezione del Museo Medioevale, o della Rinascenza, ch'è dovuto ad un'eletta riunione di cittadini, coadiuvata dal Municipio. Questo intende a raccogliere dai privati come deposito, o acquistare in proprio, oggetti attinenti alla storia dell'arte nel Medio Evo e nel Rinascimento; e dell’ arte in ispecie, che s*accompagna all’industria.
Degli altri Musei, il Preîstorico, destinato a dar notizia delle condizioni dei popoli italiani prima che avessero una storia, per la diligente opera il grande amore del professore Pigorini, è il più innanzi di tutti. Il Lapidario, nel quale sono disposte scientificamente le iserizioni proprie a mostrare l'ordinamento sociale politico religioso, di cui per tanti. secoli Roma fu il teatro, è anch'esso tanto progredito quanto lo permetteva il numero delle iserizioni di cui potè disporre in esso con cura ammirabile. (O con pazienza instancabile l'illustre Fiorelli; mentre l'Italico, che sta fra i due, perchè inteso a dar notizia delle civiltà italiche che sie svolsero prima della Romana o vissero più secoli accanto ad essa, è appena iniziato; tuttavia ne è già prezioso ornamento la serie di pitture Vulcensi, che la cortesia del Principe Torlonia permise di quivi collocare. Anch'esso il Museo dei Gessi non è che ai suoi primordi; nondimeno vi si ammira già ricompòsto il gruppo del frontone di Egina e il fregio del Partenone, Questo Museo riuscirà efficace sussidio allo studio dell'archeologia, perchè in esso si avranno riprodotte, in serie ordinata e continua, le i principali e più antiche opere chè ispirazione dell'arte abbia create. Del Museo Pedagogico non occorre dire, perchè già noto mi lettori dell'illustrazione.
Per alloggiare degnamente tante istituzioni di cosi varia e capitale importanza, le celle dei frati e i corridoi del Convento non erano alti, senza convenienti opere di muratura. Ma a chî sappia quanto lentamente procedano tali opere, specie se falle per conto dello Stato, non potrà non recare meraviglia il dirò che tutto l'adattamento fu compiuto in poche settimane per la grande solerzia e bravura dell'ingegnere Bongiovannini, giovane valoroso che mette vita in tutto ciò che avvicina. Percorrendo quello sale, quelle gallerie, la vigilia dell'inaugurazione, sarebbe parso proprio dìsognare il credere che potessero essere in pronto ventiquattro ore dopo per ricevere i cospicui personaggi che v'intervennero. Perfino il cavalcavia fra il Collegio romano ela Minerva, mentovato più sopra, era tutto da fare, cominciando dalle aperture da praticarsi nelle grossissime mura dei due fabbricati. Tutti perciò stavano dubitosi, meno il Bongiovannini, che sereno e ridente si trovava dapertutto, regolava tutto, animava tutti. Peccato che il Ministro non abbia potuto farlo cavaliere il giorno stesso della inaugurazione, perch’egli aveva già avuto da parecchi mesi la croce della Corona d'Italia.
Il principe e gl'invitati, numerosissimi, rimasero assai soddisfatti, percorrendo le sale del Collegio Romano e asî ltando la splendida orazione letta dall’on. Bonghi. Se questi in diciolto mesi di governo, chè tanto fu la sua vita minisleriale, null'altro avesse fatto se non ordinare il Collegio Romano quale oggi si vede, avrebbe fatto assai per la sua buona riputazione di ministro e per acquistare un titolo alla imperitura riconoscenza di Roma e d'Italia."
Il Ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini (nonchè vice presidente del Comitato per l'Esposizione Internazionale del 1911), propone all'etnografo Lamberto Loria di trasformare la sue collezioni, in una delle Mostre tematiche dell'Expo, garantendogli che alla chiusura della fiera, sarebbe diventata il Museo Nazionale di Etnografia Italiana. Martini inizia a coordinare una serie di ricerche finalizzate all'acquisizione di nuovi materiali provenienti dalle varie regioni, alle quali prendono parte esponenti del mondo accademico, insegnanti, medici, studiosi locali, sacerdoti e collaboratori, sparsi nelle diverse province d'Italia.
Con Regio Decreto n.2111 viene istituito ufficialmente il Museo Nazionale di Etnografia Italiana. L'istituzione nasce per ospitare le racolte di oggetti etnografici riferiti agli usi popolari italiani, svolte dell’etnologo Lamberto Loria per la mostra dell'Expo del 1911.
In vista dell'Esposizione Universale del 1942, si decide che uno dei palazzi in costruzione, sarà dedicato ad una mostra delle Tradizioni popolari, e alla fine dell'evento, diventerà sede definitiva del Museo Etnografico Italiano.
Il Regio Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma diviene sede della Soprintendenza alle Antichità di Roma V.
VI Congresso Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche. Nell'occasione viene inaugurato nel Palazzo delle Scienze all'EUR, il Museo della Preistoria e Protostoria Laziale, istituito come sezione permanente del Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini, ancora nella storica sede del Collegio Romano.
Per decreto del Ministro Gui, la Soprintendenza di Roma V cambia denominazione in Soprintendenza alla Preistoria e all'Etnografia.
Tutto il materiale del Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini viene trasferito nel Palazzo delle Scienze all'EUR, per lasciare i locali del Collegio Romano al nuovo Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Con l'organizzazione del nuovo Ministero, il Museo resta a far parte dell'Istituto Speciale ridenominato Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini.
Chiude definitivamente il Museo Coloniale. Il Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini acquisisce le collezioni.
In un complesso piano di riforma e riassetto delle strutture del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nasce a Roma il Museo delle Civiltà, per consentire di gestire, valorizzare e promuovere in modo unificato e innovativo collezioni archeologiche ed etnografiche. La sua istituzione ha permesso di raggruppare in un unico organismo quattro importanti musei nazionali: il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorii”, il Museo Nazinale delle Arti e Tradizioni Popolari, Il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo – situati nella parte monumentale del quartiere EUR – e il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci, ancora nella sua storica sede di Palazzo Brancaccio.
Stampe antiche