Informazioni storicheData: 1988
Codice identificativo monumento: 4217
CronologiaPresso il IV miglio della Via Latina, dove si trovava il confine dell'Ager Romanus Antiquus (nei pressi dell'attuale Via del Quadraro), mentre i consoli del a.C., Spurio Nauzio e Sesto Furio, organizzavano le difese della città, Gneo Marcio Coriolano viene fermato dalle implorazioni della madre Veturia e della moglie Volumnia, accorsa con i due figlioletti in braccio, che lo convinsero a desistere dal proprio proposito di distruggere Roma. Tito Livio tramanda: «Coriolano saltò giù come una furia dal suo sedile e corse incontro alla madre per abbracciarla. Lei però, passata dalle suppliche alla collera, gli disse: «Fermo lì, prima di abbracciarmi: voglio sapere se qui ci troviamo da un nemico o da un figlio e se nel tuo accampamento devo considerarmi una prigioniera o una madre.»
Il console Proculo Verginio consacra il Tempio della Fortuna Muliebre, a cinque miglia fuori Porta Capena. Il tempio viene realizzato per ricordare lo scampato pericolo della guerra con i Volsci, proprio nel luogo dove le donne romane, con i loro pianti e suppliche, erano riuscite a far desistere Coriolano dal proprio proposito di far guerra a Roma.
Fallito il tentativo di prendere la città al primo assalto, le truppe di Vitige realizzano un accampamento in una zona dove le arcate degli Acquedotti Claudio e Marcio si inersecano ripetutamente. Per fiaccare gli assediati fa tagliare tutti gli antichi acquedotti che approvvigionavano d'acqua la città. I grandi impianti termali cessano definitivamente la loro funzione. Belisario, dal canto suo, fa murare gli sbocchi affinché non potessero essere utilizzati come passaggi per introdursi in città.
Papa Callisto II commissiona la costruzione del condotto dell'acqua Crabra, anche detto Fosso dell'Acqua Mariana, per garantire l'adduzione di acqua per alimentare i molini ed irrigare gli orti di proprietà della Basilica di San Giovanni in Laterano. Il canale seguiva gli antichi acquedotti e scendeva verso Roma. Vicino alla villa dei Centroni a Morena, tramite una diga veniva incanalata in un condotto sotterraneo appartenente all’antico acquedotto Claudio. Uscito allo scoperto il fosso attraversava la tenuta di Roma Vecchia, dove formava un laghetto dove vi erano anche i pesci. Quindi proseguiva verso Roma attraversava la via Tuscolana e Porta Furba, passava per via del Mandrione e costeggiando a distanza la Tuscolana giungeva a porta di San Giovanni, formando un altro laghetto. Costeggiava le mura, passando lì dove ora è via Sannio. Entrava in Roma a porta Metronia, quindi percorrendo l’odierna Passeggiata Archeologica e passando attraverso il Circo Massimo, si gettava nel Tevere accanto alla Cloaca Massima.
Giovanni Raimondo Torlonia, acquista la tenuta di Roma Vecchia dall'ospedale del S. Salvatore ad Sancta Sanctorum, per la somma di 93.775 scudi.
Durante degli scavi presso la Tenuta dei Torlonia di Roma Vecchia, presso il IV miglio della via Latina, venne trovato parte del fregio del frontone restaurato da Livia Drusilla, femina princeps, moglie dell’Imperatore Ottaviano Agusto. Il materiale archeologico si trova oggi nell'Antiquarium del Celio.
Prima competizione ippica all'uso inglese. Don Alessandro Torlonia organizza una gara di corse nei prati di Roma vecchia. Durante la manifestazione chiamata Chesterfiel Hunt Raves, si svolgono sette gare.
Caccia alla volpe nella campagna romana
"Nel 1845 la stagione ebbe termine con una giornata di corse, che venne ripetuta, con successo assai maggiore, nel 1846 e nel 1847 a Roma Vecchia, sulla via Appia Nuova.
Queste riunioni furono quelle che dettero origine alle corse con ostacoli in Italia, come gli steeple-chases, corsi da pochi genllemens alla Croix de Berny, presso Parigi, hanno dato origine alle corse con ostacoli in Francia.
La corsa più importante a Roma Vecchia, riuniva, su lungo e difficile percorso, tracciato in aperta campagna, i migliori cavalli che avevano cacciato durante la stagione; alle staccionate e macerie che tagliavano il percorso, indicato solo da banderuole, veniva aggiunta la banchina irlandese, cioè un rialzo di terra a pareti verticali, alto un metro e trenta e largo più di una grossa maceria, preceduto e seguito da un fosso di un metro, abbastanza profondo. Quest’ostacolo, ora abolito nei nostri steeple-chases, veniva superato facilmente, perchè i cavalli vi appoggiano i piedi sopra; il che era permesso dall'andatura che raramente sorpassava la velocità di un buon galoppo da caccia.
La giornata veniva chiusa con una corsa di cavalli di campagna, montati da butteri, con la classica bardatura, ancora in uso nella campagna romana."
L'archeologo Lorenzo Fortunati effettua la prima scoperta e scavo dell'ipogeo catacombale alla tenuta di Romavecchia:
A Roma vecchia, presso il quinto miglio della via Latina, non lungi dagli acquedotti delle acque Claudia ed Aniene nuova, in una proprietà del principe Torlonia si scoprì da principio una scala a due tese, coperta da volta con 67 gradini.
Per essa discendendosi alla profondità di oltre 15 metri dal suolo, si penetrò in una camera sepolcrale, in cui si trovarono tre sarcofagi: due dei quali condotti con minore trascuratezza, e decorati con rappresentanze di leoni in lotta e corse d’ ippocampi, hanno le seguenti iscrizioni: 1. HI LARINO FILIO MOLLICIA MATER; 2. BENERIO FILIO MOLLICIA MATER
Vi si raccolse inoltre una tavola marmorea con l'epigrafe: BARBARO PATRONIO LVCIVS ALVMNVS
Che questo luogo fosse destinato a cimitero cristiano lo ha provato il ch. de Rossi, il quale riconobbe un’ iscrizione cristiana tracciata sulla calce che rivestiva esternamente un loculo nel fondo della cella (cfr. Bull. arch. crist. ser. DI. a. I. n. 1. pag. 34).
Giuseppe Fiorelli.
Premi
Durante degli scavi per la ferrovia Roma Napoli, presso un poggio accanto a via del Quadraro, vengono ritrovate le fondamenta del Tempio della Fortuna Muliebre.
Il principe don Alessandro Torlonia, praticando alcuni scavi a ricerca di antichità nella sua tenuta di Roma Vecchia, e precisamente nel sito dove l'aquedotto della Claudia attraversa l'antica via Latina, scoprì i ruderi appartenenti al tempio della Fortuna Muliebre, già minutamente esplorato circa 40 anni or sono; e l'iscrizione del quale, incisa sull' architrave, recante i nomi di Livia Augusta e di Giulia
Domna, si conserva nel Tabulario capitolino.
Sono stati quindi visitati alcuni sepolcri della via Latina, anch'essi derubati ab antico d'ogni loro ornamento; ma pur nondimeno nell' intervallo fra due sepolcri è stata ritrovata una bella e quasi integra statua di Diana cacciatrice, grande oltre il vero, coi consueti attributi e col cane in corsa.
Roldolfo Lanciani.
Da un rapporto inviatomi dall'ing. degli scavi cav. Rodolfo Lanciani rilevo, che il principe Alessandro Torlonia, continuando a scavare nella sua tenuta di Roma vecchia, nell’area compresa fra l'antica via Latina a oriente e l'acquedotto Claudio a occidente, ha trovato le seguenti cose:
a) Vasto e ricco fabbricato, con muri di opera reticolata e laterizia, del primo secolo dell'e. v.; pavimenti di mosaico a chiaroscuro, figurati o geometrici (lasciati sotterra senza danno); sale da bagno, foderate di tubi caloriferi, pareti dipinte in color rosso ecc; b) Quadro di mosaico finissimo, policromo, di m. 0,59X0,59, rappresentante due pernici che reggono un festone col becco; c) Statuina equestre di marmo, forse imperiale, alta m. 0,30, acefala, con la clamide sollevata dall'impeto della corsa; d) Testa muliebre, forse imperiale, di marmo, bellissima e ben conservata; e) Parte superiore di statua di Marsia, alla metà del vero; f) Altra di fanciullo, che giuoca con una maschera silenica; g) Statuetta di femmina giacente; h) Statua muliebre, mancante della spalla sinistra e del capo, finissima e ben conservata; î) Statua muliebre, acefala, mancante delle mani e dei piedi; k) Busto di perfettissimo artificio e di singolarissima conservazione, grande oltre il vero, rappresentante M. Aurelio giovine; l) Erma bicipite, barbata, finissima; m) Testa di Fauno giovinetto; n) Ritratto d’uomo, di età giovanile, con barba e baffi; o) Altra testolina di Fauno; p) Busto acefalo di donna, con tunica sottile, che le ricopre il seno; q) Urne, cinerarii e cippi anepigrafi.
Roldolfo Lanciani.
Il sig. principe Alessandro Torlonia, facendo esplorare nella sua tenuta di Roma vecchia gli avanzi di un vasto fabbricato, della buona epoca adrianea, posto fra l'acquedotto Felice e la ferrovia, ha discoperto un vasto ambiente, largo met. 6, lungo (nella parte esplorata) circa met. 20, che termina dalla parte dell’acquedotto con un’ abside semicircolare, rinfiancata da due speroni, come vedesi dall’annessa pianta dimostrativa.
Le due pareti longitudinali e l'abside sono di reticolato, con legamenti, fascie e spigoli di cortina. Da queste due pareti aggettano pilastri, larghi un metro, con la fronte convessa ; e distano l’uno dall’altro, dove met. 2,00, dove met. 1,75. Gil’ interpilastri sono occupati da sedili di muro intonacati e dipinti a tinta gialla.
Il pavimento è composto di una specie di astrico, sotto del quale è un selciato di pentagoni di lava. In vari punti si veggono restauri di epoca tarda, a ricorsi di mattoni e di quadrelli di tufa. Nel terrapieno sono stati ritrovati tre rocchi di colonne, di met, 0,45 di diametro; due di bellissima breccia corallina, uno di marmo bigio.
Continuandosi gli scavi, sono state scoperte altre due grandi sale, e sette ambienti minori. La prima sala grande è posta a riscontro di quella descritta precedentemente: ha pure forma basilicale, di modo che le due absidi si toccano e si innestano nella loro convessità. La seconda sala grande ha forma circolare di m. 10 di diametro, con nicchie e porte nel perimetro, ed una specie di tribuna rettangola di riscontro alla maggior porta d’ingresso. Il pavimento di questa sala era tutto di verde antico.
I sette ambienti minori fino ad oggi scoperti, si distinguono per la irregolarità della forma, per la ricchezza dei pavimenti, e per i frammenti di belle pitture murali, che rimangono qua e là sulle pareti.
Un pavimento è formato di esagoni di marmo greco e di rombi di rosso, alternati con felice disegno. Un altro pavimento è formato di quadri di breccia e di rettangoli di verde. Il migliore di tutti è quello, che occupa il mezzo di uno stanzino di m. 3,00X3,20: è di mosaico a cinque colori bianco, rosso, verde, giallo, nero; contornato da quadruplice fascione. Il disegno è oltre ogni dire gentile, con intrecciamento di festoni, di guide, di greche, di fogliami, di arabeschi. Le tessere sono minutissime: la conservazione è perfetta.
Un ultimo ambiente, fornito di apparecchio calorifero, presenta una singolarità che non ho mai ritrovata altrove. Il pavimento a mosaico, pensile sull’ipocausto, non riposa sui consueti pilastrini di mattone, ma sopra cilindri vuoti di terracotta alti 57 centimetri, larghi nel diametro 25, con pareti grosse 23 millimetri. Ciascun cilindro è forato da quattro asole una delle quali rettangola, le tre altre a foggia di cuore, 0 meglio, di foglia di edera.
Roldolfo Lanciani.
Nei lavori di ricostruzione della ferrovia Roma-Marino-Albano-Anzio, attraverso la tenuta di Romavecchia, fra l’aquedotto Claudio e l'Appia nuova, a m. 1500 a monte del Tavolato, è stato scoperto un tronco di condottura di terracotta, lungo, comprese le molte lacune, circa 80 metri.
I tubi sono innestati a battente, e stuccati con gesso e olio cotto. Misurano mill. 110 di diametro interno, mill. 380 di lunghezza, e mill. 35 di battente.
La condottura corre lungo la scarpata del terrapieno, e rimane visibile in molti punti. È probabile che avesse origine da una piscina, i cui avanzi, in opera a sacco, hanno servito sino ad ora a sostegno della capanna dei pastori.
Nell'istesso luogo sono stati trovati cocci di grandi dolî, e traccie di fondamenta forse di casetta rustica.
Rodolfo Lanciani.
Fra il terzo ed il quarto miglio dell'Appia nuova, fra questa e la Latina antica, nei terreni adiacenti alla torre Fiscale, è stata scavata una profonda trincea per uso della nuova ferrovia dei castelli romani. Nel fondo di questa trincea, circa quattro metri e mezzo sotto il piano di campagna, è stato scoperto il selciato di una strada antichissima, il cui asse taglia quello della ferrovia, sotto un'angolo di circa 18°. La strada è larga m. 2,90, ed è selciata alla maniera di quelle scoperte nel fondo dei fratelli Lugari sull'Appia antica, cioè con massi di lava tenera, piuttosto tondeggianti che poligonali.
Discende da nord-ovest verso sud-est per poi risalire verso la Latina in direzione del Campo Barbarico, al Tavolato. Si dice che un'altro tronco della. medesima sia stato scoperto tre anni or sono nella cava di pozzolana dei signori Pizzuti tra il bivio dell'Acqua Santa e la valle della Caffarella. Il selciato confina dalla parte sinistra orientale con un muro a secco rozzamente intonacato.
Rodolfo Lanciani.
Durante i lavori intrapresi da poco, per la realizzazione della ferrovia direttissima Roma Napoli (tronco Roma Segni) sul tratto che va dalla Porta Furba al gruppo degli aquedotti, sono avvenute le seguenti scoperte: A m. 155 prima di giungere all'acquedotto Felice sono apparse costruzioni, o meglio fondamenta di costruzioni, conosciute nelle mappe del suburbio sotto il nomo di ruderi delle vignacele. Tutti i muri sono rasi al piano del suolo, di maniera che non è possibile giudicare a quale edifizio appartengano: probabilmente a case coloniche, dipendenti dalla villa nobilissima delle vignaccie. Vi sono traccio di pavimenti a spica, o di signino: come pure di pareti e di piani costruiti per intero con pezzi di concrezioni calcari alabastrine distaccate dall'alveo dei vicini acquedotti. Non vi ho trovato bolli di mattone o altra memoria scritta o graffita. I soli oggetti ricuperati sono : un orologio solare marmoreo ])eu conservato; un pilastro scanalato coi canaletti pieni e vuoti; un rocchio di colonna, ed un torso di statuetta virile ignuda ad un terzo del vero.
Compiuti i lavori di sterro per la linea ferroviaria direttissima Roma-Napoli, attraverso l'istmo di Torre Fiscale, fra questa ed il casale di Roma vecchia. Il taglio della ferrovia è venuto a cadere, per fortuna, sopra una coppia di cippi ingerali di travertino. Essi misurano m. 1,44 di altezza, m. 0,50 di fronte, m. 0,25 di costa, e sono spianati di martellina nella parte emergente dal suolo, rustici e grezzi nel terzo inferiore. La iscrizione è rivolta dalla parte dei fornici.
Il selciato della via Latina è tornato in luce a metà di distanza fra le arenazioni della Marcia e della Claudia: è largo m. 3,80: limitato da crepidine ed angusto marciapiede di terriccio battuto, al di là del quale sorgono i piantati dei sepolcri. Si è scoperta, sul lato sinistro, una fossa murata con muri a strati alterni di tufo e mattoni. Vi erano stati gettati alla rinfusa circa quaranta pezzi di un sarcofago marmoreo, che credo potrà ricomporsi per intero. Il sarcofago, di eccellente fattura, ha le testate rotonde, il corpo l)accellato; e mostra nella fronte un clipeo di ra. 0,40 di diametro con busto umliebre di tipo mammeiano.
Dalla parte opposta della strada sono stati scoperti ruderi forse di un sepolcro, forse di im tempietto, o di edicola, con basi attiche di marmo senza plinto, tegole e canali pure di marmo con antefisse ornate di nascimenti e fave di fine intaglio, capitelli ionici, lastroni di bianco e di giallo ecc.
Rodolfo Lanciani
Nella tenuta di Romavecchia, posta sul VII chilometro da Roma, tra la via Appia-nuova e la Tuscolana, sono avvenute scoperte di antichi marmi. Nel piantare alcuni pini, secondo la legge della bonifica, lungo un viale che sì apre dirimpetto al casale, alla distanza di circa 300 metri da questo, e quasi a fior di terra sono stati trovati due grossi frammenti antichi marmorei di non lieve importanza.
L'uno è un enorme prisma triangolare, lungo metri 2,20, tutto d'un pezzo che può aver servito di chiave centrale di una grande piattabanda. L'altro è un fastigzo, o tetto di cippo sepolcrale, largo m. 1,55, ornato di rilievi. Presenta il solito tipo del timpano arcuato coi pulvini laterali. Nel centro del timpano è scolpito l'albogalerus, col lituo augurale a destra e la capedo a sinistra. L'arte della scultura, specie nelle foglie di lauro dei pu/vini laterali, è pregevole assai.
Vi sono stati trovati anche 5 piccoli frammenti di decorazioni architettoniche, tra cui uno rappresentante un genietto alato con lira nella sinistra. Siccome si tratta di cose venute in luce sul retto tramite dell'antica via Latina, si spera che, indagando per poco nel terreno, si possa facilmente ritrovare il cippo colla iscrizione dell'augure indicato dal frontone sopra descritto. Cotesti marmi dal proprietario principe D. Giulio Torlonia sono stati degnamente posti al sicuro nel cortile del casale di Romavecchia.
Giuseppe Tomassetti
Nella tenuta di Romavecchia, di proprietà del principe d. Giulio Torlonia, il casale della quale dista 7 chilometri da Roma, ed è posto sul suolo dell'antica via Latina, tra le vie Tuscolana ed Appia nuova, sono avvenute le seguenti scoperte.
A circa 300 metri dal casale, verso la campagna (lato est) uno sperone di marmo bianco, di un sol pezzo, in forma di prisma triangolare, lungo nella spina centrale metri 2,20, che sembra essere stato adoperato come sperone di un ponte.
A circa 500 metri sulla stessa via, che segue l'andamento della Latina, un coperchio, di marmo bianco di un sol pezzo, di un gran cippo sepolcrale. È largo m. 1,46, ed è scolpito in forma di timpano arcuato coi due pulvini laterali di foglie di lauro intrecciate, fermate nel mezzo con una fascia di ovoli e fuseruole, e ornati nella estremità anteriore di due rosoni a sei foglie. Nel centro del timpano sono scolpite tre insegne sacerdotali romane, cioè il pileo nel mezzo, adorno di un ramoscello e di due rose, e ai lati del pileo il lituo a destra e la capedo a sinistra. Il tutto di egregio lavoro.
Un piccolo frammento di bassorilievo esprimente un genietto alato avente la lira nella sinistra. Quattro bassorilievi frammentati di decorazione architettonica.
Nell'area stessa, ove fu ritrovato il coperchio del cippo: un muro lungo m. 5,45 fronteggiante la via Latina, nel margine sinistro di essa, parte a cortina (m. 3,60) parte reticolato (m. 1,85).
Ivi parimente, si è rinvenuta l'area di un sepolcro, con una grande impostatura o stilobate in un sol pezzo di marmo, a foggia di triclinio, largo nella linea fronseggiante lo via m. 2,58 con un incasso centrale di m. 1,18, ove sembra essere stato collocato il gran cippo, che si è invano finora ricercato.
Sonosi peraltro rinvenuti grossi frammenti marmorei forse appartenuti a questo monumento, e la seguente iscrizione, la quale, sì per la qualità degli ornamenti della cornice, come per le sue proporzioni, essendo larga m. 1,26 compresa la cornice, e alta m. 1,94, conviene al fastigio sopra descritto.
T STATILIO... | OPATO P... | PROC AVG A... | FLAMINI C... | PROC: AVG HERED... | PROC AVG AD PATRIM... | PROC AVG FERRARIA... | PROC AVG ADCENS... | GALLORVM | PROC AVG ADCENSVS BRIT | PRAEF ALAE AFRORVM | TRIB LEG VI VICTRISCIS | ITRIB LEG VI FERRATAE | PRAEF COH I LVCENSIVM | STATILI HOMVLLVS | ET OPTATVS | PATRI OPTVMO
Le sue bellissime lettere, alte m. 0,11, di paleografia dell’età incirca di Claudio, si adattano evidentemente all’ età ed alla scultura del ripetuto coperchio. Si noti ancora che la dignità di flamine, annunciata nel titolare della iscrizione, può anche convenire cogli emblemi rappresentati nel timpano stesso. La iscrizione è rotta in due pezzi, e manca di una parte delle prime quattro linee.
Lungo la stessa linea della indicata camera sepolcrale, quasi a contatto di essa, si è rinvenuta un’arca sepolcrale marmorea rettangolare di un sol pezzo (ora il coperchio è rotto in tre parti), con tetto a doppia piovuta, ornato di sei piccole antefisse, di cui quattro adornano l'estremità, due il centro del tetto stesso. È adorna di eleganti strie in tutta la fronte, nella piovuta anteriore del tetto, ed in una delle due testate, quella cioè, che stava esposta alla vista. È lunga m. 2,10X 0,55. Vicino ad essa si sono rinvenute, oltre molte ossa entro ‘la medesima e fuori, più parti di una fistola aquaria plumbea anepigrafe, di grosso diametro (0,15); una tegola con bollo rettilineo, senza cornicetta, in cui si legge: DOMITIAE nella prima linea e ‘tracce di lettere in una seconda; parecchi frammenti di vetri domestici, anche sopraffini; due teschi con aghi crinali presso di essi, ed altre piccole anticaglie insieme a pezzi di piombo e di bronzo.
Nel cavo, in cui fu rinvenuto lo sperone marmoreo, è stata ritrovata una piccola lapide pure di marmo, in cui in lettere di bassa paleografia si legge: DEM MIC. TORI GUN GI CEN CON PARA BILI OVI VI XIT ANNIS XX VII M HI DXIVSTINA B M FE
In altro frammento pure quivi rinvenuto leggesi: M benemERENti
G. Tomasetti.
Caccia alla volpe nella campagna romana:
"La scuola d'equitazione di Tor di Quinto, istituita da pochi anni ha recato vantaggi immensi. Ha sciolto l'utticiale dalle pastoie degli esercizi di semplice pista ed ha risvegliato in lui la passione del cavallo, e delle razze buone da prescegliersi come resistenza e come agilità.
A niuno sfuggì, nelle prime corse militari, l'inferiorità dei nostri ufficiali dinanzi ai gentlemen-riders, anche ai più modesti. Ora essi possono competere con questi e con gli ufficiali di altre potenze che già da molto tempo si erano dedicati a sì giovevole esercizio. Si è aggiunto dunque alla caccia alla volpe romana l'elemento militare, elemento simpatico ed accettato con entusiasmo dai veri sportmen e... diciamolo francamente, anche dalle signore. Perchè la cronaca della società è ricca di nomi di appassionate sport-woomen che si son sempre distinte per coraggio e per abilità.
Gli appuntamenti di Cecilia Metella, di Porta Salaria, di Prima Porta, ecc., sono il convegno di quanto c'è di più chic a Roma sia estero che nazionale. Chi non cavalca, va in carrozzino, in break, in Zandau, in botte, basta essere là sul posto a vedere la partenza dei rossi cavalieri e a rifocilla nella baracca buffet che segue il luogo del meet.
Il canile di buonissima razza risiede a Tor Fiorenza, splendido locale, una volta del cav. Renazzi, e le caccie sono dirette da Mr. James Tones capocaccia ufficiale, pratico oramai della campagna romana quanto un pecoraro della medesima."
Sempre sulla stessa via Latina, eseguendosi alcuni lavori di coltivazione nel latifondo di Roma Vecchia, di propprietà della Casa Torlonia, e precisamente in prossimità del casale della tenuta al settimo chilometro da Roma, dove nel 1893 si rinvennero avanzi di antichi sepolecreti romani (cfr. Notizie 1893, p. 196), sono stati trovati due monumenti iscritti.
Il primo è un piccolo cippo marmoreo, di forma rettangolare, alto m. 0,52, largo m. 0,40, sulla cui fronte è incisa in belli caratteri l’ iscrizione :
M ORIBVS HIC SIMPLEX SITVS EST TITVS AELIVS FAVSTVS | ANNIS IN LVCEM DVO DE FRIGINTA MORATVS | C VI DEDERANT PINGVEM POPVLIS PRAEBERE LIOVOREM | A NTONINVS-ITEM.COMMODVS SIMVL INDVPERANTES | R ARA VIRO VITA ET SPECIES RARISSIMA FAMA
IT NVIDA SED RAPVIT-SEMPER FORTVNA PROBATOS | V T SIGNVM IMVENIAS QVOD sic ERAT DVM VITA MANERET | S ELIGE LITTERVLAS PRIMAS E VERSIBVS OCTO
Nella linea 8 è notevole la forma arcaica della voce enduperantes per imperantes, che trovasi similmente adoperata da Ennio, da Giovenale e da altri vetusti scrittori, i quali usarono pure talvolta, invece di imperator, la forma induperator ed endoperator (cfr. de-Vit, Lecic. s. v. imperator ed impero S Db).
Il defunto Tito Elio Fausto, ricordato in questa lapide, fu liberto o figlio di un liberto di Antonino Pio, ed in età giovanile ebbe dagli imperatori Marco Aurelio Antonino e Commodo (a. 176-180) l'ufficio di sopraintendere alle pubbliche distribuzioni del mustum o dell'olio, che l’ iscrizione genericamente indica pinguem liquorem.
Fausto morì in età di 28 anni; ed il soprannome (sîgnum) di lui fu Macarius, le singole lettere della quale parola, come viene indicato nella stessa iscrizione, formano le iniziali degli otto versi, onde si compone l' legante carme acrostico, inciso sul sepolcro di lui.
L'altro piccolo cippo, di m. 0,40 X 0,32, porta la semplice iscrizione funeraria:
D M T AELIOPHILOMVSO CHRYSOPOLIS K CONIVGI BENEMERENTI ERGE FECIT
Anche questo monumento ricorda una persona, di condizione libertina, e discendente da un servo manomesso dall'imperatore Antonino Pio.
Giuseppe Gatti.
Lavori di realizzazione della Ferrovia al Quadraro, portano allo scavo di alcuni ambienti rustici della Villa delle Vignacce. Ritrovatò un orologio solare, capitelli e un torso di statua ignuda.
Dichiarazione di notevole interesse pubblico di alcuni terreni di proprietà privata, futuro del Parco degli Acquedotti.
Istituito il Parco Regionale dell'Appia Antica. E' comprende anche il Parco della Caffarella ed il parco degli Acquedotti.
L'area dell’Appia Antica diventa parco suburbano con la Legge Regionale n. 66. Questa legge risulta talmente caotica e contraddittoria da impedire ogni possibilità di funzionamento.
Rinnovata la dichiarazione di notevole interesse pubblico di alcuni terreni di proprietà privata (futuro Parco degli Acquedotti).
L'Azienda Consorziale dell’Appia Antica presenta il Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella, che prevede, le destinazioni d'uso delle aree verdi, dei casali e delle altre strutture. Si comincia a parlare del risanamento del Fiume Almone attraverso la realizzazione di collettori fognari di Quarto Miglio e Statuario e la sistemazione del Fosso dell'Acqua Mariana.
Il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Lazio e il Comune di Roma sottoscrivono l'accordo di programma per l’attuazione del Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella.
Il Soprintendente ai Beni Archeologici di Roma Adriano La Regina invia (con nota n. 3069) una richiesta al Ministero dei Beni Culturali di apposizione del proposta di inclusione dell'area costituita dal Parco dell'Appia Antica e delle zone limotrofe di Cava Pace, Tor Marancia, Tor Carbone, via Latina e degli Acquedotti, di Casale di Gregna-Anagnina e delle Capannelle-Barbuta ricadente nella I, IX, X e XI circoscrizione del comune di Roma fra le zone di interesse archeologico di cui all'art. 1, lettera m), della legge 8 agosto 1985, n. 431;. La richiesta scatena una violenta campagna stampa contro il Soprintendente.
Durante gli scavi per il quadruplicamento della linea ferroviaria presso il Parco degli Acquedotti,viene scoperta una scalinata che, attraversati un corridoio coperto con volta a botte e una porta con stipiti e architrave in travertino, porta a un sepolcro ipogeo del III sec. d.C., in opera listata, coperto con volta a crociera, probabilmente riutilizzato anche nel medioevo. Accanto al sepolcro sono state trovate le fondamenta di numerosi edifici, di cui non è stata tentata l'identificazione.
Decreto del Ministero per i Beni e le Attività culturali circa l'inclusione dell'area costituita dal Parco dell'Appia Antica e delle zone limitrofe di Cava Pace, Tor Marancia, Tor Carbone, di Casale di Gregna-Anagnina e delle Capannelle-Barbuta ricadente nella I, IX, X e XI circoscrizione del comune di Roma fra le zone di interesse archeologico di cui all'art. 1, lettera m) , della legge 8 agosto 1985, n. 431.
Il Sindaco di Roma Veltroni, inaugura il Parco degli Acquedotti, 14 ettari acquisiti e riqualificati grazie a 3 miliardi del Piano degli Interventi del Giubileo.
Nel corso degli scavi alla villa delle Vignacce nel Parco degli Acquedotti, condotti dall'American Institut, viene scoperta una statua in marmo rosso antico di Marsia.
Visita del futuro Imperatore del Giappone Naruhito all'Appia antica, dalla villa dei Quintili al parco degli Acquedotti.
Nel parco degli Acquedotti si concludono i lavori di sistemazione naturalistica e paesaggistica realizzati dall'Ente Parco dell'Appia antica. Viene ripristinato il laghetto e il Canale dell'Acqua Mariana (la captazione dall'acquedotto felice era stata interrotta dal 2002 a seguito di una falla sotterranea).
La Regione Lazio ha approvato l’ampliamento del Parco dell'Appia Antica, 1213 ettari, pari al 36% in più di territorio protetto: 33 ettari in Area porta San Sebastiano – Centro storico di Roma, dalle parti del quartiere Appio Latino, arrivando a ridosso della Cristoforo Colombo presso le Terme di Caracalla; 59 ettari in area Campo Barbarico – Tor Fiscale – Acquedotti; 05 ettari in area Capannelle – Barbuta fin sotto Ciampino, per arrivare all'Appia Nuova fino all'imbocco per il Grande raccordo anulare; 124 ettari in area Cornacchiole – Fiorano; 955 ettari in area Falcognana, Divino Amore, includendo l'area archeologica di Tellese.
Demolizione di otto villini abusivi appartenenti al clan Casamonica, adossate alle arcate dell'acquedotto Felice a via del Quadraro. Sul posto il sindaco di Roma Virginia.
Nel Parco degli Acquedotti, verso le ore 19 viene ucciso Fabrizio Piscitelli, capo storico della tifoseria laziale.
Alle 2 di notte, avviene una esplosione nel Casale del Sellaretto al Parco degli Acquedotti. Crolla tetto e solazio, sotto alle macerie sono state trovate due persone prive di vita.
Committenti e finanziatori
DescrizioneAl suo interno passano le arcate dell'Acquedotto Claudio, Marcio e Felice.
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1914
Aldo Molinari
Aereoplani sulla Campagna Romana
L'Illustrazione Italiana 1914
1914
Acquedotti nell'antica Roma
1898
Dante Paolocci
Caccia ala vole nella Campagna Romana
L'Illustrazione Italiana 1898
1894
Dante Paolocci
Caccia alla Volpe nella Campagna Romana
L'Illustrazione Italiana 1894
1878
Caccia alla Volpe nella Campagna romana
L'Illustrazione Italiana 1878
1856
Luigi Canina
Pianta della via Latina compresa tra il III ed VIII miglio
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1755
George Keate
Part of the Claudian Aqueduct