Informazioni storicheData: 1881 / 1900
Codice identificativo monumento: 441
CronologiaLa scuola di polizia scientifica, fondata nel Carcere di Regina Coeli, viene trasferita alle carceri nuove a via Giulia.
Il convento di Santa Maria Regina Coeli alla lungara viene confiscato alle monache carmelitane per essere trasformato in un nuovo carcere.
Nell'ex monastero di Santa Maria Regina Coeli, entra in funzione la scuola per capi e sottocapi delle guardie carcerarie.
Sono avviati i lavori di ristrutturazione dell'Ex Monastero di Santa Maria Regina Coeli, per meglio adattarsi alle nuova funzione carceraria. Nell'occasione viene demolita la chiesa.
Viene pubblicato il primo numero della Gazzetta Ufficiale del regno, stampato presso la tipografia del carcere di Regina Coeli, con macchinari e torchio provenienti dal Carcere di Civitavecchia.
Viene completato il nuovo avancorpo del carcere di Regina Coeli su via della Lungara.
La Commissione di vigilanza parlamentare, nata per controllare tutti gli Istituti bancari, termina i propri accertamenti e stabilisce che la Banca Romana, autorizzata a stampare 60 milioni di lire, al momento dell'ispezione risultava averne stampati e messi in circolazione 113. Il Governatore Bernardo Tanlongo, il capo cassiere Cesare Lazzaroni e il capo-censore Leopoldo Torlonia sono tratti in arresto e portati a Regina Coeli:
"Tanto tonò che piovve. Le dicerie che un mese fa i ministri dicevano “ raccolte nel trivio, divennero verità raccolte dalla magistratura. Non ci fu rimedio.
Giovedì il direttore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, commendatore di più ordini e senatore in partibus, e Cesare Lazzaroni, cassiere della medesima, commendatore e barone, furono arrestati.
L'impressione prodotta da «questo annunzio fu enorme in tutta Italia, ma sopratutto a Roma, Non era un fulmine a ciel sereno, tutt'altro: — ogni giorno la criminosità delle operazioni di quella Banca si faceva più evidente; — ma alcuni, gli ottimisti, credevano che gente così abile potesse avere rasentato, non urtato il Codice Penale; — e altri, i pessimisti, pretendevano che nelle monarchie si lavano in famiglia $ panni sporchi, e si sarebbe cercato d'evitare lo scandalo. Lo scandalo è avvenuto, e andrà ingrossando sempre più.
Domenica, poi, la polizia di Roma ha saputo mettere le mani su Don Vincenzo Cuciniello, il direttore del Banco di Napoli in Roma, che non era stato capace di scappare dalla capitale, S'era travestito da prete, e s'è lasciato pigliare in casa della vecchia amante od amica. Come sì fa, dice la gente, essere così balordi, dopo aver rubati due milioni e mezzo!
L'affare Cuciniello non è che un semplice furto di un impiegato infedele, secondato dalla poca sorveglianza di capi che non hanno da rendere conto a nessuno.
Ma l'altro, il fatto della Banca Romana, è un reato pubblico di prim'ordine. Non tutti capiscono che cosa sia l'eccesso di circolazione. Lo spiego subito, ad uso delle lettrici. Non avete che a figurarvi una zecca che fabbrichi monete false. Così la Banca Romana aveva fabbricato 35 milioni di carta straccia, che erano proprio monete false. Oltre a ciò aveva distribuito dei milioni ad amministratori, ad amici, e pare anche, quel che si vedrà in seguito, a deputati, a giornalisti, e fors'anche a ministri.
Chi ha la responsabilità di questi fatti enormi, che duravano da un gran pezzo, che furono rivelati quattr'anni fa nella famosa relazione Alvisi e Biagini, — ma allora la luce fu messa sotto il moggio, — e che oggi non si sono potuti più nascondere? Tre ministeri ci sono passati in mezzo: Crispi, Rudinì, Giolitti. C'è campo per i politicanti di rovesciarsi la colpa l'uno sull'altro. Ne hanno tutti una buona parte. Ma Giolitti ne ha due: come primo ministro oggi, come ministro del Tesoro al tempo di Crispi, quando appunto nacque e fu sepolta la relazione Biagini."
Nel Carcere di Regina Coeli viene istituita una scuola di polizia scientifica.
L'ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Domizio Torrigiani, di ritorno dall’esilio in Francia, viene arrestato e tradotto presso al Carcere di Regina Coeli (per poi essere inviato al confino).
Presentazione al Duce Mussolini e al Governatore Gian Giacomo Borghese, del progetto definitivo per la grandiosa sistemazione dell'area della Farnesina e delle falde del Gianicolo, in conformità del Piano regolatore generale dell'Urbe:
"...in occasione di un'adunanza della Classe delle Arti all'Accademia d'Italia, alla presenza del Governatore di Roma, di un gran numero di Accademici e di una rapresentanza della stampa, il Presidente Luigi Federzoni ha posto in rilievo le ragioni dell'iniziativa ed i caratteri salienti della sistemazione della zona in parola, plaudendo în modo particolare all'opera di Marcello Piacentini, il quale è riuscito a dare (come ha detto il Presidente) la prova più alta e convincente del suo eccezionale talento nel campo dell'urbanistica.
Ed ha anche ricordato e lodato, il lungo e intelligente lavoro compiuto dalla Commissione presieduta da Ugo Ojetti e composta degli Accademici Giovannoni, Marangoni e Pession. È giusto accennare che al progetto Piacentini hanno collaborato l'ing. Fuselli del Governatorato di Roma e gli ingegneri Jacopini e Massari dell'ufficio tecnico dell'Accademia d'Italia.
Dopo il breve discorso del Presidente dell'Accademia, Marcello Piacentini ha fatto un'ampia lucida e colorita illustrazione del progetto di sistemazione della zona, con l'ausilio di fotografie, di piante topografiche e di un grande plastico.
Da piazza della Chiesa Nuova si dipartirà un grande rettifilo che, attraverso il ponte Mazzini, salirà fino alla terrazza belvedere aperta in cima al colle Gianicolense, in mezzo a un succedersi di scenari architettonici che avranno una cornice e un fondale di verde, mentre l'accesso al Gianicolo assumerà un'aspetto imponente che ricorderà quanto Valadier fece in Piazza del Papolo e sul Pincio. Roma si arriechirà così di una nuova magnifica prospettiva.
Subito dopo il ponte Mazzini si snoderà sul declivio del colle, un ampio viale inquadrato da nuovi edifici. La caratteristica via della Lungara sarà mantenuta nella sua attuale direttrice, ma rialzata nel piano stradale. Ancora più in alto, dipartendosi dal grande viale di accesso, si biforcheranno due rampe, una delle quali sì inserirà nella nuova strada dal Gianicolo a San Paolo e alla zona dell'E. 42, e l'altra discenderà verso le poetiche pendici di Sant'Onofrio.
La nuova sistemazione impone la demolizione di case di poco conto e dell'edificio del carcere giudiziario di Regina Coeli, mette in valore gli edifici monumentali della Farnesina e di Palazzo Corsini, la cui facciata verso il colle ha un aspetto elegante e severo ad un tempo, e dà un nuovo accesso alla R. Accademia d'Italia da un viale di alberi dell'Orto Botanico.
Il progetto di massima comprende edifici per il Conservatorio di Santa Cecilia, per l'Istituto dell'Arte Drammatica, per la Sala dei grandi concerti sinfonici, per un Teatro all'aperto e forse per la Biblioteca Nazionale. Comprenderà anche un edificio per la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte, l'istituto fondato, da Corrado Ricci già a Palazzo Venezia e da poco trasferito in questa zona.
Attorno alla più importante istituzione della cultura quale è la R. Accademia d'Italia, dovrebbero sorgere quando il progetto sarà diventato realtà, enti culturali e artistici tali da formare di questo settore dell'Urbe la zona accademica per eccellenza.
In luogo adatto, quale sfondo al complesso architettonico, verrà collocata la fontana del Mosè, che per ragioni urbanistiche verrà spostata da Piazza S. Bernardo dove attualmente si trova e che nella nuova sede, verrà sistemata con opportuni, ampliamenti alle parti laterali in modo da renderla più proporzionata alla vastità dell'ambiente.
Ma la parte architettonica ed edilizia del progetto in discorso è subordinata all'importanza e alla vastità della zona arborea che deliberatimente si vuol lasciare protagonista di tutto il nuovo ordinamento, facendo assurgere la zona alla magnificenza delle ville tuscolane e tiburtine.
Parte essenziale del progetto è quindi l'utilizzazione, come parco pubblico, dell'Orto Botanico [...] di Villa Corsini, fatto risorgere a nuova Vita dal Pirotta nel 1885, ed ora affidato alle vigili cure dell'illustre prof. Enrico Carano, che l'insegnamento della botanica impartisce con l'ausilio anche del «giardino didattico» annesso alla Città Unversitaria, con la sistemazione ideata dal Piacentini potrà essere valorizzato e aperto al pubblico, mentre attualmento è si può dire, sconosciuto alla cittadinanza romana.
Il visitatore della zona, quando questa sarà opportunamente sistemata resa accessibile non soltanto a pochi privilegiati, sostando all'ombra delle palme e al murmure delle fontane e di cadute d'acqua, salendo la scalea cosiddetta garibaldina centro di uno degli episodi della gloriosa resistenza del '49, inoltrandosi poi lungo il viale che porta all’aerea terrazza da cui il monumento di Garibaldi e il monumento’ di Anita dominano il panorama dell'Urbe, respirerà il clima eroico di fasti memorabili, in cui Italia, nel brivido di un'ora sacra, ritrovava a Roma il suo cuore pulsante.
GIOVANNI BIADENE
Manifestazioni di piazza per la caduta del fascismo. Le Sedi e uffici fascisti sono invasi e devastati: la Federazione dell'Urbe a Palazzo Braschi, l'Istituto nazionale di Cultura fascista a piazza Cairoli, numerosi gruppi rionali e sedi della Gil (come al Salario, al Nomentano, a Monte Sacro e Val Melaina, a San Lorenzo, alla Garbatella, all'Appia Antica e altrove).
In via Agostino Depretis, al Viminale, uomini della milizia sparano sulla folla dalla sede della Difesa contraerea territoriale (Dicat) uccidendo due persone e ferendone quattro. L'intervento della polizia e dell'esercito pone fine alla sparatoria.
A Regina Coeli i dimostranti riescono a far evadere circa 1.000 uomini e 500 donne.
La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn) viene sciolta ed, i suoi effettivi incorporati nell'esercito.
Mario Fiorentini dei GAP, organizza un attacco dinamitardo al Carcere di Regina Coeli, spostandosi con una bicicletta. Otto tedeschi muoiono per la deflagrazione, altri restano feriti. Il comando tedesco, dopo questo episodio, proibisce l'uso dei cicli ai civili.
I due dirigenti socialisti Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, catturati dalle SS e condannati a morte per la loro attività partigiana, riescono ad evadere dal carcere di Regina Coeli grazie a documenti falsi.
Leone Ginzburg muore a Regina Coeli in seguito alle torture.
Nell'aula magna della Corte di Cassazione, è in programma il processo al ex Questore Pietro Caruso, accusato di corresponsabilità in decine di omicidi perpetrati dai repubblichini e forse di occupazione tedesche. Prima dell'apertura del tribunale una folla, tra cui molti parenti delle vittime, si era radunano davanti all'edificio. In qualità di testimone per l'accusa, compare in aula il direttore del carcere di Regina Coeli, Donato Carretta. Alcune persone presenti lo accusano della morte dei detenuti all'interno del carcere. In realtà, secondo anche un attestato fornitogli da Pietro Nenni, nell'imminenza della liberazione aveva collaborato attivamente con il Comitato di Liberazione Nazionale. La folla inferocita trascina Carretta fuori dal Tribunale, e presso le rotaie della linea tramviaria, cercando di farlo investire. Il conducente del primo mezzo in arrivo, si rifiutò però di fare proseguire la macchina, bloccando i freni e allontanandosi con la manovella in tasca. Carretta viene allora gettato nel Tevere, dove muore a causa dei colpi di remi sferrati da alcuni barcaroli accorsi. Il cadavere viene successivamente recuperato e appeso alle sbarre di una finestra del carcere di Regina Coeli.
A Regina Coeli esplode una rivolta dei detenuti che chiedono l'amnistia.
Papa Giovanni XXIII visita il Carcere di Regina Coeli.
Polizia e carabinieri obbligano i detenuti rivoltosi di Regina Coeli alla resa. Il giorno precendete, infatti, i reclusi si erano rivoltati contro le insopportabili condizioni di vita, impadronendosi dell’istituto che viene abbandonato dai secondini.
Enzo Tortora viene prelevato dai carabinieri all'Hotel Plaza di Roma ed arrestato per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Portato inizialmente alla Caserma di Via dei Selci, viene in seguito trasferito nel carcere di Regina Coeli.
Papa Giovanni Paolo II celebra nel carcere di Regina Coeli, il Giubileo dei Carcerati.
Visita di papa Francesco al carcere romano di Regina Coeli.
Nella Casa Circondariale Regina Coeli, crollata improvvisamente la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall'umidità.
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