Informazioni storicheData: 1552
Codice identificativo monumento: 442
CronologiaPrimo console Publio Servilio Prisco e Secondo console Lucio Ebuzio Helva
Adunanza dell'Accademia degli Arcadi nel Giardino domestico del Duca Don Antonio Maria Salviati, che sulle falde del gianicolo, realizza un teatro di forma ovale con tre ordini di sedili in pietra.
Edizione dei Giochi olimpici Arcadi, nel giardino Salviati alla Lungara. Vengono ammesse anche le pastorelle.
Papa Pio VII trasferisce l'Orto Botanico dal colle del Gianicolo al giardino di Palazzo Salviati alla Lungara.
Al largo delle coste di Santa Marinella, viene trovato il corpo di un grande cetaceo morto. L’allora Direttore del Museo di Geologia dell’Università Romana, il prof. Vincenzo Diorio, stabilìsce che le caratteristiche dell’animale erano così particolari ed insolite da ritenerlo meritevole di essere esposto, alfine di consentirne una visione completa dello scheletro. Viene deciso di sistemare l’animale (identificato come appartenente al genere delle balenottere) all’interno delle strutture dell’Orto Botanico. L'architetto Virginio Vespignani ricava una sala adatta nell'edificio che ospitava la scuola dimostrativa. Il cetaceo viene esposto sospeso al soffitto tramite tiranti e, alfine di rendere agevole l’osservazione dello scheletro dell'animale da parte dei visitatori, furono costruiti dei ballatoi intorno al perimetro della sala.
Papa Pio IX il 5 dicembre si reca in visita all’Orto Botanico per assistere all'esposizione dello scheletro del grande cetaceo trovato a Santa Marinella.
Nell'ottica di riunire tutti gli Istituti Scientifici, viene avviata la riforma delle sedi dell'Università: nel convento di San Lorenzo a via Panisperna, si trasferiscono gli istituti scientifici e l'Orto Botanico; nel convento di San Pietro in Vincoli, la Scuola di applicazione degli ingegneri; al Palazzo dellla Sapienza rimangono le facoltà di Giurisprudenza, Filosofia e Lettere, la Biblioteca, il Rettorato e gli uffici.
Palazzo Salviati alla Lungara, viene adibito a Scuola Militare. I reperti del Museo Tiberino, vengono trasferiti nel Chiostro della Certosa alle Terme di Diocleziano, diventando il primo nucleo del futuro Museo Nazionale Romano:
"Appena cominciati i lavori del Tevere, il piccone, ad ogni colpo, scovava insieme alla creta, pure avanzi di antichità. Il ministero dell'istruzione pubblica appostò subito, accanto ai lavoranti, le guardie degli scavi colla consegna di impedire che essi trafugassero gli oggetti rinvenuti, per venderli agli antiquari, i quali sono numerosi a Roma quanto i forni. Si cominciò pure a pensare dove mettere tanta grazia di Dio.
Fu il Coppino, che decise di raccoglierla in un luogo separato e che prese, per quest'uopo, l'Orto Botanico alla Lungara. La nuova raccolta, già ricca di pitture, di marmi, di bronzi assai pregevoli, fu battezzata col nome di Museo Tiberino. Ma per quanto so, esso non rimarrà lì troppo a lungo. La sede dell'antico Orto Botanico deve essere occupata dal ministero della guerra (che aveva deciso la creazione di un Collegio Militare), e la raccolta Tiberina sarà traslocata alle Terme Diocleziane, e sistemata nei locali occupati ora da quel ministero. Quivi, anzi, dovrebbero essere pure collocati tutti gli oggetti, che entrarono nel Museo Kircheriano, al Collegio romano, dopo la soppressione delle corporazioni religiose.
Ho detto già che questa collezione è ricca di oggetti pregevoli. I lavori infatti della sistemazione del fiume e del Lungo-Tevere hanno dato luogo a scoperte numerose ed importanti, non solo di statue, di monete, di armi, ma anche di edifici, notevoli tutti per la regolare disposizione architettonica, per la conservazione e per la ricchezza dei loro ornamenti."
Ratificato l'accordo tra il governo del re e il principe Tommaso Corsini duca di Casigliano. Il nobile aveva offerto alla Stato il palazzo di famiglia con la sua collezione d'arte affinchè ne potessero beneficiare le istituzioni culturali romane, in particolare l'Accademia dei Lincei. I giardini sono destinati a nuova sede dell'Orto Botanico, che vi si trasferisce dai giardini di Palazzo Salviati.
Inaugura a Roma il Collegio Militare a Palazzo Salviati alla Lungara.
A sede di questo Collegio fu scelto il palazzo Salviati alla Lungara, uno di quegli edifizi che pochi italiani conoscono, perchè è un po' fuori mano, ma non certo ignoto ai più degli stranieri, i quali difficilmente se ne vanno dalla città eterna senza aver visitato S. Onofrio, dove fu rinchiuso il Tasso; ora per salire a S. Onofrio si passa appunto davanti, o poco lungi da questo palazzo...
Ottimo pensiero questo di istituire un Collegio militare in Roma. Non è chi non veda i vantaggi che ne potranno venire alla capitale del Regno. Il Collegio militare desta certo nei parenti quella fiducia che non sempre in alcuni genitori romani le altre scuole; aggiungi che il servizio militare obbligatorio spingerà naturalmente molte famiglie dell'aristocrazia, qualunque sieno le loro opinioni politiche e religiose, ad approfittare del nuovo collegio pei loro figliuoli. Elogi vanno adunque tributati a quelli che ne propugnarono l'attuazione, fra cui giova ricordare il maggiore Corazzi, che, nel breve tempo in cui fu deputato di Roma, se ne occupò assiduamente, pronunciando anche un bel discorso in Parlamento...
Una volta deciso di aprire il Collegio militare a Roma, si visitarono i pochi edifizi adatti ad esser ridotti facilmente alla nuova istituzione, e la scelta cadde sul palazzo Salviati. Non era però impresa facile, considerata la ristrettezza del tempo, far sì che il Collegio potesse venir inaugurato in questo stesso anno. Fortunatamente, alla direzione del Genio militare di Roma c'è il marchese Luigi Durand de la Penne, uomo che gode meritamente fama di attività non comune. Egli che ha sulle spalle i non pochi lavori delle fortificazioni di Roma, quelli della caserma per gli allievi carabinieri, che costerà tre milioni e deve sorgere entro un anno, per tacer d'altre cure, non si sgomentò di condurre a buon fine, in pochi mesi, quest'impresa. I lavori sono ormai a buon punto, grazie anche al signor Pozzo, capitano del Genio, che li diresse e sorvegliò continuamente.
Ed ora entriamo nel nuovo Collegio. L'atrio fu in parte rinchiuso a tre lati da un assito, con una parte maggiore di fronte a quella che adduce al palazzo, e due minori laterali, di cui quella a sinistra serve per gli ufficiali, e quella a destra pei parenti degli allievi. Dopo l'atrio è un portico, il quale comincia un po' più a sinistra della porta d'ingresso, gira intorno all'ala destra del cortile, e piegando ancora termina poi di fronte al punto corrispondente a quello in cui comincia. Il palazzo, tutto fabbricato nella fronte, nell'ala a destra, termina dove finisce il porticato, e il rimanente del cortile è circondato da un muro.
Nell'ala destra, a terreno, è il magazzino Massa; negli ammezzati sono gli alloggi dei sotto-ufficiali. Al di là del cortile, un primo cortiletto adduce alle sale di scherma e ballo, all'armeria, alla dispensa e cucina. Una scala dà accesso a un secondo cortiletto: a destra trovi la mensa dei sotto-ufficiali e dei famigli, gli uffici amministrativi e un corridoio da cui si può entrare nel refettorio: salone lungo trentacinque metri, largo nove, illuminato da dieci grandi finestre laterali, tra le quali vedi dodici stemmi delle principali città italiane.
Uscendo dal refettorio nel primo cortiletto, si entra nelle cinque sale che servono a scuole, le quali hanno però altri ingressi, e sono tutte disimpegnate da un corridoio. Ogni scuola ha una porta che dà sulla parte piana dell'antico orto botanico, che vi era anni addietro. Questa parte piana fu ridotta in modo che servirà per le esercitazioni militari; la parte alta, che sale verso S. Onofrio, è ancor conservata a parco. Nè poca fatica costò a ripulire questo terreno che ha la lunghezza massima di 350 metri e la massima larghezza di 220, poichè era ridotto a tale che la vigna di Renzo dopo che scappò nel Bergamasco, non conta per nulla.
Tornando sui nostri passi, all'angolo destro del cortile, per chi entra, sotto il porticato è la scala che adduce ai dormitori, i quali sono al primo e secondo piano, girano tutta l'ala destra del palazzo e parte della facciata fino al balcone sull'ingresso; in tutto sono sedici i dormitori. Il rimanente dell'edificio sulla facciata è destinato agli uffici del comandante, alla biblioteca e alla direzione degli studi.
Compita così la rapida scorsa, prima di uscire mi recai nel parlatorio, e vidi i quadri dipinti dal bravo pittore Brugnoli. La vòlta della prima camera è divisa in quattro parti, ognuna delle quali ha il suo dipinto, racchiuso da una cornice dorata. Di fronte alla porta da cui entri è la carica dei cavalleggeri a Montebello; a destra: Pastrengo: carica dei carabinieri; vedi Carlo Alberto in mezzo al suo stato maggiore che eccita i soldati; a sinistra: S. Martino: Vittorio Emanuele eccita i valorosi assalitori colle parole divenute ormai leggendarie. Dalla parte dell'ingresso: Custoza: il quadrato del 49.°, col principe Umberto, assalito dagli Ulani.
In altra camera, più piccola, c'è una decorazione libera con palme e fiori, fra cui campeggiano alcuni finti fogli sui quali vedi dipinti alcuni graziosi episodi della vita militare; in uno di essi: l'accampamento, il valente artista perugino ha riprodotto i ritratti del colonnello Durand de la Penne e del capitano Pozzo.
Le vòlte del palazzo Salviati sono così arricchite con dipinti che riproducono grandi avvenimenti storici, mentre in passato accoglievano episodi mitologici, chè Giovanni Maria Morandi vi dipingeva a fresco la favola di Cefalo o di Amore, e quella di Tesco ed Arianna. Nè erano questi i soli affreschi, poichè nella cappella Santi di Tito Titi coloriva alcuni apostoli o il crocifisso, e Francesco Salviati alcune storie della vita di S. Giovanni. Il palazzo accoglieva allora anche quadri del Tintoretto, del Bronzino, del Mola, di Annibale Caracci, del Reni, del Veronese, del Ghirlandaio di Sebastiano del Piombo, di Leonardo da Vinci, di Andrea del Sarto, di Antonio Palma, e non poche statue, che passarono poi alla Galleria Borghese.
I grandi avvenimenti che ricordano il valore dell'esercito nostro, e il datore dello Statuto e il primo soldato dell'indipendenza italiana e il re leale, serviranno pur essi a spingere sulla via del dovere e dell'onore i giovani che accoglierà il Collegio militare. Quest'anno sono soltanto 130, mentre i Collegi di Milano e di Napoli ne contano oltre 280 ciascuno (per quel di Firenze fu aperta una nuova ammissione); fra i 130 sono alcuni figli o parenti di militari; ricorderò Alberto Pelloux, figlio al segretario generale del ministero della guerra, Carlo Pietro Corazzi, figlio del maggiore d'artiglieria, Enrico Durand de la Penne, figlio al colonnello, Maurizio Galletti, Arturo Pianell, e infine un bel nome appartenente all'aristocrazia romana: Lorenzo Sforza Cesarini, che vuole imitare i buoni esempi della famiglia, che diede un buon ufficiale, prima del 1870, all'esercito nostro.
Auguriamoci che com'egli segue i buoni esempi della famiglia, così altri dell'aristocrazia romana seguano l'esempio di lui.
Nel cortile del palazzo Salviati, in via della Lungara, ove ha sede il Collogio Militare di Roma, eseguendosi una livellazione del terreno, si è rinvenuto a m. 0,70 un antico sarcofago in travertino, che Conserva il proprio coperchio, foggiato a tetto, con acroteri ai quattro angoli. Sulla fronte del sarcofago è scolpita in rilievo una grande tabella ansata per l'iscrizione funeraria, la quale però non vi fu mai incisa. Neil'interno dell'arca furono trovati pochi avanzi dello scheletro, commisti a terra calcinata.
Giuseppe Gatti.
Al Collegio militare, in via della Lungara, facendosi un cavo per la costruzione di un pilastro di sostegno alla sala da ballo, a m. 3,70 di profondità dal piano del cortile, sono state scoperte due tombe rettangolari, sovrapposte l'una all'altra (formae), costruite in laterizio e coperte con tegoloni. Una di queste tegole porta impresso il noto sigillo delle figline Oceane maggiori (C. I. L. XV, 3715), dell'età di Settimio Severo.
Giuseppe Gatti.
Cerimona d'inaugurazione del Parco delle Rimembranze al Collegio Militare di Roma a Palazzo Salviati, in memoria dei 194 allievi caduti in guerra.
Le forze di occupazione tedesche avviano con una retata nel Ghetto, al rastrellamento dei cittadini romani di religione ebraica. Dal Portico d'Ottavia, mettono poi al setacciano la città. Don Emilio Recchia, parroco della chiesa di Santa Croce a Via Flaminia, nascondono e danno ospitalità a un centinaio di persone appartenenti a cinque famiglie di origini ebraiche. Tra le ore 05:30 e le 14:00, sono tratte in arresto 1259 persone (di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine), ammassati nel centro di raccolta della Scuola Militare alla lungara, dove vengono rilasciati 36 individui, tra stranieri e componenti di famiglie di sangue misto.
All'alba, gli Ebrei rastrellati nei giorni precedenti, vengono trasportati con autocarridal Collegio Militare in Via della Lungara, alla Stazione Tiburtina da dove partono alle 14.05 verso il campo di concentramento di Auschwitz.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Residenti famosi
Gruppi e Istituzioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1883
Dante Paolocci
Nuovo Collegio Militare a Roma
L'Illustrazione Italiana 1883
1865
Paolo Cacchiatelli
Orto Botanico
Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Sala dei Cetacei all'Orto Botanico
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1851
Porto Leonino
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1840
Paul Marie Letarouilly
Prospetto di Palazzo Salviati
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Pianta di Palazzo Salviati
Edifices Modernes de Rome
1835
Giovanni Battista Cipriani
Palazzo Salviati
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1817
Giovanni Battista Cipriani
Vestigj del Ponte Trionfale
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1761
Domenico Montaigù
San Giovanni dei Fiorentini
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1754
Giuseppe Vasi
Vestigie del antico Ponte Trionfale
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro V
1739
Giuseppe Vasi
San Giovanni dei Fiorentini a Via Giulia
Novo teatro delle fabriche et edifici fatte fare in Roma sotto Papa Clemente XII
1699
Alessandro Specchi
Palazzo Salviati
Nuovo Teatro delle Fabbriche et Edificii sotto Papa Innocenzo XII
1697
Pompilio Totti
Palazzo Salviati
Ritratto di Roma moderna
1655
Pietro Ferrerio
Palazzo de SSri. Salviati Alla Longara
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1643
Giovanni Domenico Franzini
Palazzo detto della Corgna
Descrittione di Roma antica e moderna
1641
Israel Silvestre
Veue de sainct Jean des Florentins
Antiche e Moderne Vedute di Romae