Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 4493
CronologiaL'archeologo Gavin Hamilton avvia una campagna di scavi a ostia antica.
Il pittore irlandese Robert Fagan avvia una campagnia di scavi nella zoona del cosidetto palazzo imperiale di ostia antica, riportando alla luce un mitreo.
Il cardinale Bartolomeo Pacca avvia nuove campagne di scavo ostiensi, affidando la direzione al suo protetto, Giovanni Pietro Campana.
In occasione di alcuni lavori di riparazione, eseguiti nel piazzale innanzi al Museo di Ostia, è stato trovato un sarcofago di met. 1,80 x 0,50 x 0,55 in marmo greco, con rilievi esprimenti l'industria di un calzolaio.
Rodolfo Lanciani.
Viene ospitato nel Castello di Giulio II a Ostia, il primo Antiquarium degli scavi ostiensi.
Gli scavi di Ostia, destinati a restituire alla luce sistematicamente gli avanzi di quell’antica e ricca città, sono stati ripresi il giorno 2 gennaio. L'obbiettivo dei lavori per la corrente stagione si è l'esplorazione dell'isola rettancolare, circoscritta dalla grande via di Vulcano, dalla via del Foro, della via di Aquilina o delle Pistrine, e del nuovo Museo.
Vi sono state scoperte due file di magazzini annonarî, costruiti in reticolato con legamenti e spigoli di laterizio, cornici intagliate in mattone, e pavimenti di opera spicata o signina. In uno dei magazzini, di met. 5,20x2,80, vedesi confitta nel pavimento la metà inferiore di un dolio, nella cui superficie interna rimangono circoli orizontali segnati dalla deposizione di un liquido, forse olio.
Questo bacino comunica per mezzo di un condotto fittile sotterraneo con una vasca rettangolare, anch'essa incassata nel pavimento, ed intonacata di coccio pesto. Nel vano seguente sono stati ritrovati alcuni catini, e frammenti di catini di macine da grano, restaurati ab antico con grappe di bronzo impiombate. In altri ambienti furono trovati i seguenti oggetti: sette anfore anepigrafi di varie forme e grandezze; una tazza di argilla rossa, imitante il tipo delle aretine; tre lucerne cristiane, due col tipo della conchiglia, una con busto pileato alla frigia; un campanello ed un anellino di bronzo; una figurina di coniglio in bronzo, in atto di rosicchiare un pomo; centoquarantanove monete di bronzo; un busto grande al vero, esprimente come sembra il ritratto di Crispina augusta; una testina di putto in marmo; un pezzo d’ iscrizione imperiale, impiegato ad uso di soglia e molto logoro, sul quale rimangono queste lettere: NI... | ... | .....0 | ... O AVG | AR...RTHIC | ....O TRIB | ......COS III | ... DVLGEN, ed una numerosa serie di bolli di mattoni, già editi, le cui date sono comprese fra il consolato di Petino ed Aproniano (a.123) ed i terzi fasci di Serviano (a. 134).
I magazzini erano a due piani: l'inferiore coperto a volta a tutto sesto, e con pareti rustiche ; il superiore, destinato sia per uso di ufficio commerciale, sia ad uso di abitazione, ha i pavimenti di mosaico a chiaroscuro talvolta geometrico, talvolta figurato, e le pareti ornate di mediocri affreschi. Le scale che ponevano in comunicazione l'un piano con l’altro hanno gradini di travertino, e sono rimarchevoli per la loro perfetta conservazione.
Negli ultimi giorni del mese si è oltrepassata la zona dei magazzini, e raggiunta quella delle abitazioni private. Le celle scoperte fino ad ora hanno buoni pavimenti di mosaico, e dipinti murali non privi di merito ». Tale è la relazione sugli indicati scavi inviata al Ministero dell’ ing. cav. R. Lanciani.
Giuseppe Fiorelli.
Ad ostia antica, gli scavi hanno proseguito regolarmente nel luogo indicato nella relazione di gennaio, e lungo la strada parallela a quella detta di Vulcano, la quale attraversa la zona dei grandi horrea o docks annonari. Uno di questi magazzini fu trasformato sul principio del secolo III in elegante abitazione privata, suddividendosi i grandi vani primitivi con tramezzi di laterizio e con impalcature orizzontali. Le pareti vecchie e nuove di questa casa furono intonacate di stucco, e dipinte a scomparti e prospettive in fondo giallo, con molta franchezza e leggiadria.
Anche le figure disegnate nel centro degli scomparti sono di buona maniera. I pavimenti delle stanze terrene sono di mosaico geometrico a chiaro scuro. Questo fabbricato è notevole non solo per la rara conservazione, fino all'altezza del pavimento del terzo piano (compreso il terreno), ma anche pel numero straordinario di finestre che forano tutte le pareti di perimetro. Le impalcature del primo e del secondo piano erano sostenute da modiglioni di travertino. Nella parete nord della seconda stanza terrena si legge questo graffito: LVNE...Oltre ad una raccolta considerevole di lucerne, di monete, di vasellame domestico, e di tegoli segnati con bolli già conosciuti, sono stati ricuperati questi altri monumenti scritti. Labro di sarcofago marmoreo baccellato: EFRIVS CA IVGI INC NNXXI LIB PATRBM. Frammento di lastra marmorea, grossa met. 0,02 AVRA | AEDE | BON... | ...N STAT. Collo d’anfora col sigillo impresso: | FAN FORT | COL HADR. Altro simile, con lettere a rilievo: AVGGG
Giuseppe Fiorelli.
Presso Ostia antica, le ricerche assegnate all'attuale stagione lavorativa hanno avuto termine il giorno 30 aprile. L'area scoperta nel quadrimestre decorso misura met. quad. 1480, e la cubicità delle terre rimosse, e depositate in luoghi malsani e paludosi, ascende a met. 6400. È stata innanzi tutto scoperta una strada parallela a quella detta di Vulcano, larga met. 4,65, chiusa da ambedue i lati da magazzini annonari, costruiti uniformemente in opera reticolata con legamenti laterizi, con scala di travertino per accedere agli uffizi superiori, ed ingressi ornati di pilastri e timpani intagliati in mattone. Il pavimento dei magazzini è generalmente spicato, talvolta selciato con pentagoni di lava, talvolta sterrato, nel quale caso vi sono sempre confitti grandi dolî per le derrate.
Uno dei magazzini, ridotto ad uso di abitazione circa i tempi severiani, con tramezzi che suddividono gli ambienti primitivi, ha pavimenti di musaico, dipinti murali a fondo giallo, con figurine nel centro degli scomparti. Le sale sono illuminate da un numero straordinario di finestre, quasi che la vicinanza di alti edifici rendesse il luogo oscuro.
Le pareti conservano tracce di graffiti, dei quali è già stata fatta menzione nel rapporto di febbraio. Il seguente fu scoperto il giorno 13 marzo: XV K F | XIII KF IIS | XIII KF IIS | XII K F | HIS | XI K F | XKF IIS S | VIIIIK F IIS S | VIII KF ISS | VII KF IIS | VII KAL APRILIIS | GIINTII MARINA | NII
Lo scavo ha dato una copiosa raccolta di vasellame domestico in terracotta, in Vetro, in bronzo, e circa 350 monete di piccolo modulo.
Giuseppe Fiorelli.
I lavori per l'apertura della strada comunale fra Ostia e Fiumicino, sono stati condotti a termine soltanto nel tratto lungo 3090 m., che congiunge il Castello di Sangallo con la Torre Bovacciana, tratto che segue presso a poco l'andamento delle mura mediterranee dell'antica città.
Nel corso dei lavori sono avvenute scoperte degne di considerazione, tanto nella zona espropriata dal Municipio Romano, quanto nei terreni appartenenti al sig. principe Aldobrandini, ed al sig. Cartoni, nei quali terreni sono state aperte delle casse di prestito per i terrapieni della nuova strada. I monumenti scoperti, nella zona espropriata dal Municipio, sono:
a) fronte di sarcofago marmoreo, con cartello ansato retto da Genietti alati: D M L A VRELI L F PAL FORT VN ATI ANI FILI DVLCISSIMI PR PR SACR VOLKA VIX AN IIII ME VII D XVII
b) lastrone traforato da archetti centinati: VALENTI HAVE, PVLVERI HAVE
c) Lastrina di marmo: AGRIAE EROTIDI ET SIBI C AGRIVS ERO
d) Lastrina di marmo: D M C AGRIVS SVC CESSVS SENIRO VIVVS SIBI FECIT
e) Lastrina di marmo: D M AGRIAE SEVERAE C AGRIVS SVCCESSVs FECIT ETICNE MINELICEAT PONINESIDE MEIS
f) Frammento di lastra: MARCELLI RAFLISSASV GNA ACCLLIN...
g) Frammento c. s.: ...IAE HELPII... DIVS SABII... | ERANVS... | ...STAE ET CONI... | ...BENEMERENTI...
h) Frammento di lastrone di marmo scorniciato: M COR... | ...HO LIB ET CO... | CORNELIO PRIM... | O LIB | POSTERISQV | XXV INAGR
i) Frammentino c. s.: ..:SELPIDIO... MAXIMINA ERIOPRESIDI TRENTILIBERTI ISQVEEO
Seguono i monumenti trovati in terreno Aldobrandini.
a) Cippo di marmo, vagamente intagliato, alto met. 0,01: DlS MANIBVS A LIVI MODESTI LIVIATROPHIME CONTBERNALI SV0 BENEMERENTI ET LIVIAE TROPHIMENI
Finalmente nell'area Cartoni, sono stati trovati due titoli sepolcrali. Il primo è stato trasportato in Roma, prima di essere trascritto. Il secondo, inciso in travertino è del seguente tenore: L CAECILIVS L L L ZABDA | CAECILIA L L L AMIIA | L CAECILIVS L C L PINDARVS | CAECILIA L C L SALVIA | L CAECILIVS L VICTOR | L CAECILIVS C L MACHIO | CAECILIA L C L AVGE ! CAECILIA L C L LVSARlO | L CAECILIVS C L HELENVS | L CAECILIVS C L ISIO I NF P XX IN AGR P XXV
Tutti i descritti titoli provengono da sepolcri scoperti sui margini della via Severiana, e fuori della cosidetta porta Marina. Tali sepolcri in parte sono conservati, in parte gli ho fatti richiudere, per meglio garantirne i dipinti.
Rodolfo Lanciani.
Proseguono gli scavi che si vanno continuando modestamente nelle rovine di Ostia, non sono che la continuazione di quelli già intrapresi nel 1878, destinati a scoprire la parte della città che circonda il Foro ed il tempio di Vulcano.
I fabbricati scoperti sono bellissimi, tanto per la conservazione quanto per la disposizione architettonica; ma sembrano essere stati spogliati dei loro ornamenti, prima che ne incominciasse la rovina.
Infatti, benché quel terreno sia vergine da qualunque anteriore ricerca, pure non ha restituito fino ad ora altro oggetto di valore artistico o scientifico, all'infuori di un cammeo. Questa povertà del resto può spiegarsi, ricordando l'antica destinazione del gruppo di fabbricati vicini al tempio di Vulcano, consacrati esclusivamente ad uso di horrea.
La regione ha servito inoltre come luogo di scarico, per le terre degli scavi anteriori, di modo che l'avanzamento della scoperta è reso assai piìi lento e faticoso. Sono state ritrovate molte centinaia di mattoni, impressi col sigillo rotondo: M • D • P • F • L • SER ed altri, in minor numero, delle fornaci di C. Aufidienio Fortunato, e di L. Memraio Rufo. Abbondano pure le lucerne col sigillo graffito: DIA I DVM I INI
Negli ultimi giorni del mese, è stata scoperta la quarta parte del portico che circondava il tempie di Vulcano, verso oriente. Gli scalini e le colonne mancano completamente: è però assai bene conservato il pavimento, formato di grandi lastroni di marmo.
Rodolfo Lanciani.
Sono avvenute altre scoperte nel teatro ostiense, le quali in parte danno maggior luce, e più sicura conferma alle cose già dette: in parte rivelano fatti e date nuove, non del tutto conformi alle supposizioni già emesse.
In primo luogo il teatro mostra di essere stato ricostruito, e rifatto due volte dopo la sua prima edificazione. Questa prima edificazione è stata attribuita dai descrittori delle cose ostiensi ad Adriano : mentre tutto induce a credere, che il teatro esistesse un secolo e mezzo prima. Si distinguono in esso tre maniere di costruzione : la prima di opera laterizia perfettissima, con qualche traccia di reticolato ('): la seconda di opera laterizia dei tempi severiani: la terza di ogni maniera di materiali infarciti alla rinfusa, come avviene di riscontrare nelle fabbriche dell'ultima decadenza.
Con la cronologia architettonica ben s'accorda la cronologia delle iscrizioni, le quali ci consigliano ad attribuire lo stabilimento del teatro ai tempi di Agrippa: il primo risarcimento ai tempi di Settimio Severo e di Caracalla : l'ultimo ai tempi incirca onoriani.
Della primitiva costruzione rimangono tracce nella scena , nel corridoio che divide la scena dall'orchestra e dai sedili, e nel portico che circonda l'emiciclo dalla parte esterna. La scena è costituita da un muraglione robustissimo di cubi di tufa. largo met. 1,48. simile a quelli delle fabbriche urbane augustee. Le pareti del corl'idoio sono fasciate di cortina arruotata così perfetta, che può solo paragonarsi alle nostre cortine del Pantheon e degli archi neroniani. Il portico che circonda l'emiciclo dalla parte esteriore è, o meglio era, di pilastri ed archi a bugna di tufa. I pilastri misurano met. 1.25 X 1,45, e sono intonacati con istucco grosso circa 10 centimetri. Ed ecco venir fuori dalle costruzioni della scena stessa due brani d'iscrizione, incisa a lettere bellissime, alte mill. 148, racchiusa da doppia cornice, ed insignita del nome di Agrippa.
E come, nell'epistilio del Pantheon, alla iscrizione di Agrippa fa seguito quella di Settimio Severo e di Caracalla, così sulla scena del teatro ostiense abbiamo ritrovato alcune centinaia di frammenti di una grande iscrizione a lettere di bronzo, alte mill. 146, recante il nome di quegli augusti.
L'iscrizione è incisa su lastroni di marmo, di diversa grossezza. Le tre ultime linee, che sono le sole ricomposte fino ad ora, sono incise su due lastre, maggiore l'una, minore l'altra, grosse mill. 55. lunghe assieme met. 3.20, alte met. 0.70.
Le due lastre che contenevano il principio della iscrizione, sono molto più sottili (mill. 34), cosicché i perni delle lettere di metallo le traforano da parte a parte. Egli è perciò che cadendo, si sono spezzate così minutamente, che ciascuna lettera fa da sè, e non è possibile riunirle e disciplinarle. L'intera epigrafe potrà restituirsi a questo modo:
IMP Cacs diui m antonini fil diu
commodi frater diui anitoNlNi pii
nEPos diui hftdrlANi proNEPOS diui
traiani aBNEPOS diui nerVAE ADNEPOS
L SEPTiMIVS SEVerrus pius peRTINAX AV
arab adiab parth max pontifx max
triiBVNiC POTEST IIii iMP uiII COS II ET
marcVS AVRELIVS ANTONINVS CAESAR
DEDICAVERVNT
I benefici conferiti da Settimio Severo e da Caracalla agli Ostiensi, furono in vero singolarissimi. L'intero quartiere, che dava sulla marina, fu costruito sotto i loro auspici: la via severiana, pose la città in comunicazione diretta con gli altri porti del Lazio, fino a Terracina. Nell'anno 1797, dalla i)arte di tor Bovacciana, nelle rovine di un sontuoso edifizio, furono scoperti i tre piedistalli (Nibby, Viaggio p. 77), il primo dei quali dedicato Victoriae augustor (wm): il secondo a Giulia Domna: il terzo a Severo ; e questo è copia esattissima dell'iscrizione del teatro , e reca le istesse date della potestà tribunicia per la quarta volta, dell' acclamazione imperatoria per la ottava, del consolato per la seconda volta. Cf. anche i tubi (Lanciani. Silloge 307, 398), trovati nell'istesso anno e nell'istesso luogo.
Il teatro fu rifatto quasi dalle fondamenta: ad eccezione della scena, che in parte è dei tempi di Augusto, in parte del secolo V, e del corridoio che divide la scena dalla cavea, tutto il restante è d'opera laterizia severiana. GÌ' infiniti marmi architettonici e decorativi scoperti nel corso dei nostri lavori, recano tutti l'impronta dei tempi severiani.
Dei restauri dei tempi onoriani ho ragionato nella prima relazione.
Rodolfo Lanciani
Le escavazioni ostiensi hanno avuto principio col corrente mese di dicembre. Il loro scopo è la riunione in un solo gi'uppo monumentale degli avanzi del Teatro e di quelli del Foro.
L'edilìzio più notevole scoperto in queste due prime settimane di lavoro, è un rettangolo di opera quadrata a massi di tufa, collegati insieme mediante perni di ferro. Credo che in origine cotesto rettangolo servisse per ricettacolo d' acqua : poiché non solamente le sue pareti erano (e sono tuttora in parte) rinfiancate da piloni, come avviene in tutte le piscine; ma perchè, a ridosso della parete meridionale, rimane ancora murato al posto un cippo di travertino, alto .m. 1,40, largo 0,43, grosso 0,24, con l'iscrizione:
AQVAE DVCTVS PER P P P P
Prescindendo dalla ripetizione delle sigle P P, della quale non so proporre spiegazione, io credo che la leggenda debba interpretarsi Aqitae ductus per p(uteum) p(ublicimi), per quanto ciò suoni male all'orecchio.
Intorno alle sigle P P veggasi il de Rossi Ann. List. 1873, p. 170 seg. La piscina corrisponde nel lato orientale su d'un' ampia strada (m. 8,48), parallela agli assi del Foro e del Teatro.
Rodolfo Lanciani.
La scoperta del quartiere commerciale fra il Teatro ed il Tempio di Vulcano prosegue regolarmente, a ragione di 40 metri quadrati al giorno, senza dar luogo a ritrovamenti notevoli, come del resto era da attendersi in un quartiere esclusivamente composto di magazzini.
Rodolfo Lanciani.
Ad Ostia antica, è stata eseguita la congiunzione nei nuovi scavi con quelli del teatro; di maniera che si ha ora una superficie continua scoperta di circa quattro ettari.
Gli edifizî rimessi in luce nelle ultime tre settimane, comprendono alcune abitazioni di mediocre importanza, ricostruite nel secolo IV dell'era volgare, ed una domus signorile, egregiamente architettata, con le pareti coperte di dipinti ornamentali.
Di questi edifizi si darà la descrizione completa, quando sarà condotta a termine la pianta dei novelli scavi, col finire dell' attuale stagione lavorativa. Benchè ci siamo per avventura imbattuti in una zona, frugata e devastata forse al tempo di Pio VI, pure abbiamo potuto raccogliere una quantità non dispregevole di suppellettile domestica, di marmi architettonici, e di frammenti epigrafici, senza parlare dei pavimenti tessellati, che sono molti, di buona maniera, e ben conservati.
Rodolfo Lanciani.
Ad Ostia Antica, la campagna di scavo 1885-1886, incominciata il giorno 30 novembre, è stata condotta a termine col giorno 8 maggio. In questo breve periodo, con n. 1990 opere di manovali, e con n. 600 opere di carri ad un cavallo, sono stati scavati 11952,66 metri cubi di terra, e scoperti 4818 metri quadrati dell'antica città.
Scopo dei lavori era quello, di congiungere il gruppo del Teatro col gruppo del tempio di Vulcano, distanti l'uno dall'altro 202 metrti. L'intervallo fra scavo e scavo è ora ridotto a 103 metri, e sparirà del tutto nella prossima campagna 1886-1887. Gli edificî scoperti nel corso degli ultimi scavi, procedendo in ordine da est verso ovest, ossia dal Teatro verso il tempio, sono:
A. Una domus signorile, forse di L. Apuleio Marcello; B. Un mitréo annesso, come sembra, all'anzidetta domus; C. Quattro tempietti tetrastili, eretti su d'una platea continua; D. Uno stabilimento industriale incerto; E. Una piazza ed una strada; F. La piscina pubblica (?) antichissima, convertita in granaio sotto l'impero.
Il gruppo A, B, C, il più importante fra tutti, è qui descritto:
A) Ho detto che la domus può avere appartenuto ad un L. Apuleio Marcello. La supposizione è fondata sulla scoperta di un tubo di piombo, che si dirige verso la casa, e che porta l’epigrafe: L APVLEI MARCELLI A FABI DIOGENIS. Il tubo era consorziale, a meno che Aulo Fabio Diogene non debba ritenersi come un successore di Apuleio, nella proprietà del fondo. La fronte dell’edificio sulla pubblica via è di met. 12,00. La porta d’ingresso è fiancheggiata da una bottega, alla quale dovea essere annessa una stanza al primo piano: poichè la scaletta « non comunica con l'interno della casa, ma sbocca direttamente nella strada.
B) Dalla cucina, per mezzo di una scaletta e di un passaggio angusto e tortuoso, si entra nel mitreo B, lungo m. 10,59, largo m. 4,56, uno dei più conservati ed importanti mitrèi ch'io abbia visto, o dei quali io abbia avuto notizia. La sua specialità è quella di essere interamente coperto di mosaici, nel pavimento, nei banchi o sedili, e nelle pareti. La disposizione delle varie figure e dei varî simboli, tutte a color nero in campo bianco e-di ottimo disegno.
C) Dei quattro tempietti tetrastili; eretti su d’una platea continua, e convertiti ad altro uso in epoca assai recente, non posso dir molto, perchè i danni da loro sofferti nella trasformazione sono troppo gravi. La platea, o podio sul quale sorgono le quattro celle, è d'opera incerta, ed è coronata da cornice a grandi blocchi di tufa. Di tufa pure erano in origine le pareti delle celle e le sei colonne di ciascun pronao, coronate da capitelli ionici, ed intonacate " di stucco dipinto, furono successivamente restaurate con mattoni tagliati a segmento di circolo. Le soglie delle celle sono di travertino: il vano interno misura m. 5,45 in lunghezza, m. 5,80 in larghezza.
D) L'edificio che fa seguito alla casa ed ai quattro tempietti sopradescritti, verso occidente, sembra essere stato adibito per uso industriale, probabilmente per conciadi pelli. Ciò deduco primieramente dal numero delle vasche e dei bacini, che si ritrovano in molti ambienti: secondariamente dalla grandezza degli ambienti stessi: in terzo luogo della circostanza che alcuni vani hanno pavimento e pentagoni di lava, come le strade ed i cortili.
E) Dinanzi ai quattro tempietti ed al fabbricato ora descritto, si apre una piazza vastissima, la quale (come tutte le piazze ostiensi) non fu mai lastricata, ma messa a terriccio e ghiaia. Una particolarità degna di osservazione si è, che la piazza non è molto antica: fu aperta verso la metà o la fine del primo secolo dell'impero, mediante la demolizione di un’ isola di fabbriche repubblicane, delle quali si veggono le traccie in opera reticolata incerta, e di tufi a fior di terra, ossia al piano di copertura delle chiaviche dell'era imperiale.
F) La piscina pubblica. Anche qui v'è una particolarità da notare, ed è che mentre i muri a cortina si mantengono intatti, quelli costruiti in opera quadrata di tufi sono stati smantellati fin quasi al piano del suolo. Lo smantellamento è avvenuto quando fu costruito il « Casone del sale », dove alloggiano il custode degli scavi e gl'ingegneri del Ministero.
Rodolfo Lanciani.
Furono ripigliati gli scavi di Ostia, nella zona tra la piazza del teatro ed il così detto tempio di Matidia. Si riconobbero finora due gruppi di edifici, il primo dei quali è di una terma, il secondo parve al prof. Lancianci essere la Statio Vigilum, ossia un'insula od una domus, tolta in affitto dalla prefettura urbana, per alloggiarvi il distaccamento dei vigili di servizio in Ostia ed in Porto; distaccamento fornito dalla coorte quarta.
Fece nascere questo sospetto un piedistallo marmoreo con iscrizione, di cui non si mancherà di dare l'apografo. Mi basti per ora il far conoscere, che lo scavo promette largo frutto scientifico ed artistico, non essendo il luogo stato frugato dagli ultimi quattro secoli, o non appartenendo quelle fabbriche alla categoria dei magazzini frumentari.
Nelle Notizie di aprile, p. 233, fu dato un breve cenno degli scavi intrapresi in Ostia per cura dello Stato, e fu detto che nella zona compresa fra la piazza del Teatro ed il cosidetto tempio di Matidia, si erano riconosciuti due edificii, il primo di carattere termale, il secondo destinato probabilmente a quartiere o stazione dei vigili. Interrotte le escavazioni pel sopraggiungere della estate, il problema concernente la origine, la natura, la destinazione dell'uno e dell'altro gruppo di fabbriche non è stato risoluto definitivamente: lo sarà fra breve con l'imminente campagna di scavo.
Frattanto devesi dar conto dei trovamenti avvenuti nella primavera scorsa, i quali non sono privi d'importanza, e per la topografia, e per i monumenti di quell'antica città.
L'edificio ad uso di bagni, del quale sono state rimesse all'aperto poche stanze, può dirsi relativamente intatto, conservando non solo le decorazioni architettoniche, ma anche le fisurate. La grossezza dei muri e delle volte, l'ampiezza e la nobiltà delle sale, lo dimostrano di carattere pubblico: le prossime scavazioni diranno se dobbiamo o no riconoscere in esso le ben note terme di Antonino iPio. Ecco la pianta dimostrativa della parte sinora sterrata.
Il frigidario B, lungo m. 14,09 largo m. 10,00, è terminato alle due estremità da piscine nobilmente decorate. La piscina orientale A era ed è divisa dal frigidario, per mezzo di un arco serliano a due pilastri e due colonne. I pilastri sono di cortina incrostata di marmo: le colonne di granito dell'Elba con basi attiche, e ricchi e bellissimi capitelli di marmo greco. Si discende in fondo alla vasca per mezzo di quattro gradini, anch'essi rivestiti di marmo. Le pareti sono decorate da nicchie, alternatamente rotonde e rettangole; a pie’ delle nicchie, oltre a numerosi frammenti architettonici, furono rinvenute le seguenti sculture figurate:
a) busto marm. grande al vero, di arte squisita e di conservazione perfetta. Rappresenta un personaggio barbato, con qualche rassomiglianza a Lucio Vero. Ha la spalla destra nuda, e la sinistra è coperta da clamide, assicurata per mezzo di fermaglio rotondo; b) busto virile intatto, con l’attaccatura delle braccia: porta barba e capelli corti, e guarda verso sinistra con vivacità di movenza e di espressione. Le pupille sono incise; c) busto di personaggio barbato, del tempo degli Antonini, con clamide gettata attraverso le spalle; d) testa-ritratto di donna, con acconciatura simile a quella di Plotina; e) testa-ritratto di donna, con capigliatura ricciuta e stefane (forse insegna sacerdotale) riccamente ornata; f) statuetta acefala della Fortuna con i consueti attributi; g) statua muliebre acefala, alta m. 1,65. E vestita di tunica e di manto, che tutta l'’avvolge nella persona, nascondendo le braccia e le mani; h) grande e bellissima statua atletica, mancante della testa, di una mano e della estremità della gamba sinistra; f) mezza statuetta in terra cotta, rappresentante una ninfa di fontana, col seno carico di frutti e di fiori. Oggetto raro e notabile.
La grande sala centrale D, della superficie di metri quadrati 188, aveva le mura non incrostate ma dipinte, ed era coperta a volta, come provano i blocchi caduti in disordine sul pavimento. Questo è tutto di mosaico chiaroscuro, con tardi restauri di marmi policromi. Le figure si succedono nell'ordine seguente, girando da destra a sinistra: Tritone con pedo (?) nella sin., Gazella, leone, ariete marini, Delfino, Toro, drago, tigre, cervo marini, Delfino cavalcato da un piccolo genio, Quadriga di cavalli marini, Figura incerta natante, Altro delfino con genietto.
Nei disterri di questa sala e della precedente, sono stati ritrovati vari monumenti scritti: a) base marmorea di statua, alta m. 1,10X0,67X0,55. L'iscrizione danneggiata nelle ultime linee; b) dieci frammenti di lastra marmorea, grossa m. 0,05, adoperati qua e là nei restauri ai pavimenti musivi; c) fondo di coppa vitrea, con leggenda di buon augurio a lettere d’oro, di forma eccellente; d) base marmorea, alta 40 centimetri, rovesciata in fondo alla piscina occidentale C.
Sulla linea E F, la grandiosa fabbrica termale confina con una ampia strada parallela al cardine, lungo la quale si aprono porte di case private, adorne di pilastri, con le membrature intagliate in mattone. Sotto il selciato corre un tubo di piombo con la leggenda: NASENNIVS MVS gevs fec.
Il secondo edificio, incominciato a pena a sterrarsi nella passata stagione, presenta l'apparenza di una vastissima domus rettangola, isolata e fiancheggiata da strade nei quattro lati. Esso occupa lo spazio compreso fra le terme descritte di sopra ed il Teatro. Il lato occidentale è lungo oltre 50 metri: il lato nord è stato scoperto per soli 28 metri: gli altri due sono stati appena tracciati in superficie del terreno.
La domus, costruita sulla fine del primo o sul principio del secondo secolo dell'impero, aveva tutto il giro del piano terreno occupato -da taberne. Ora tutti questi vani di porte, larghi m. 2,60, appariscono chiusi e murati con ottima muratura laterizia dei tempi Severiani. In alcune di queste pareti di chiusura sono state praticate feritoie, all'altezza di 3 metri dal piano stradale. Questa singolare condizione di cose, unita alla memoria che serbo di identico ritrovamento fatto in Porto dal principe Torlonia molti anni or sono, mi indusse a sospettare che l'edificio, in origine appartenente a privati, fosse espropriato o tolto in affitto dalla prefettura urbana, per alloggiarvi il distaccamento dei vigili, di servizio in Ostia ed in Porto.
Questa congettura è stata prima avvalorata, poi confermata, dalla scoperta di due documenti epigrafici. Il primo è inciso su d'un piedistallo marmoreo di statua, appoggiato alla parete di una stanza del lato nord. Il piedistallo, alto m. 1,55 X 0,58 X 0,56, conserva nel piano superiore i perni impiombati che tenevano ferma la statua imperiale. La pregevolissima iscrizione dedicatoria dice:
M OPELLIO | ANTONINO | DIADVMENIANO | NOBILISSIMO CAES | PRINCIPI IVVENTVTIS | IMP CAES M OPELLI SEVERI | MACRINI PII FELICIS AVG | TRIB POTEST COS DESIGN | II PP PROCOS FILIO | VAERIO TITANIANO | PRAEF VIG E M V | CVRANTE | FLAVIO LVPO SVB PRAEF
In altro vano dell’ edificio è stato raccolto un frammento di grossa latra marorea nel quale sono menzionati una coorte, due centurioni ed un tribuno dei vigili, non può considerarsi come fortuita, dopo quella del piedistallo di Macrino. Nè fortuita è la presenza di ambedue entro un edificio spazioso, disposto in modo da servire alla residenza di molti individui, ed appositamente chiuso e murato da tutti i lati. Un distaccamento adunque dei vigili urbani doveva alloggiare in questo luogo, come ne alloggiava un altro presso l'odierno Episcopio di Porto (cf. Lanciani, An. d. Ist. 1868, p. 185 sg.). Il proseguimento degli scavi ora appena iniziati, sarà certamente ferace di nuovi ed importantissimi ritrovamenti.
I muri finora scoperti sono quasi tutti privi d'intonaco: soltanto in una parete, ove questo è conservato, si è letto il graffito SAEC
Sotto il selciato della strada, che limita a ponente il lato della stazio vigelum, corre una condottura di piombo, con la leggenda ripetuta sei volte: IMP CAES ANTONI AVG SVB CVRA RATIONA | E PRIVATI AVG LIB PROCVR EX OFIC HERMETIS SERVI
Per i varii movimenti di terra, eseguiti dentro ed attorno gli edifici sopradescritti, sono stati ricuperati varî oggetti di uso domestico in terracotta, in metallo, in vetro, in osso: parecchie monete di mediocre conservazione: ed i seguenti frammenti epigrafici in lastre di marmo. I copiosissimi bolli di mattone portano date consolari, riferibili agli anni 123, 125, 126, 127, 129, 130 e 134.
Rodolfo Lanciani.
La stagione di scavi ha avuto principio col giorno 3 gennaio, ed ha per iscopo il compimento dei lavori intrapresi nella primavera scorsa, ossia il congiungimento degli scavi 1881-1886 con quelli del 1888, e la scoperta completa della stazione de’ Vigili.
Il primo scopo è già stato raggiunto e conseguito nel modo che segue. Esaminando la pianta annessa alla mia relazione edita nelle Mozzzze del 1881, tav. I si si vede, che la grande piazza del Teatro era limitata verso oriente da un muraglione continuo, ornato di portico a colonne laterizie, sotto il quale furono allogati gli uffici delle principali corporazioni ostiensi d'arti e mestieri (sacomarii, pellioni, navicularii, lignarii etc.). Ho seguitato quel muraglione per la lunghezza ulteriore di m. 51,32 (complessiva di m. 81,32), fino alla prima soluzione di continuità, ed ho così scoperto una strada spaziosa e diritta, la quale congiungeva, evidentemente, il quartiere del teatro con quello della porta Romana. La topografia generale della regione è indicata nel seguente bozzetto dimostrativo.
Il tratto di strada, che ora riunisce la caserma dei Vigili alla piazza, è largo m. 7,40 e lungo m. 27,87, sino al canto della prossima via. Le fabbriche che lo fiancheggiano hanno il carattere di edifici pubblici; ma non è possibile di esplorarle in questa stagione. |
La stazione dei Vigili sembra costituire un rettangolo, lungo m. 69,45, largo m. 39,36, della superficie di m. q. 2733,55, isolato da ogni parte da strade la cui larghezza varia da m. 7,40 a m. 3,80. Il lato settentrionale, parallelo al Tevere, è scoperto per la lunghezza di m. 22,77: il lato di occidente, parallelo alla piazza ed all'asse del teatro, per la lunghezza totale di m. 39,36: il lato di mezzogiorno, perpendicolare al teatro, per la lunghezza di m. 18,17. Il carattere delle tre fronti è caratteristico, e dichiara assai bene la natura e la destinazione dell’edificio. Si tratta certamente di una domus signorile, con botteghe, ed ingressi sulle quattro strade, tolta in affitto 0 comperata dal fisco, e trasformata in caserma. La trasformazione ha avuto effetto mediante la chiusura di tutti i vani di porte o botteghe, eon muro a cortina traforato da feritoie. I muri di chiusura hanno impronte figuline dei tempi di Severo e Caracalla: mentre il resto della fabbrica sembra appartenere ai tempi di Adriano.
Moderando la naturale impazienza che ne spingerebbe a penetrare ad ogni costo nel recinto della stazio, ed a investigare i misteri della vita di caserma di quel distaccamento di poliziotti, è stata presa la determinazione di scoprire innanzi tutto l'ingresso principale, che suppongo decorato con eleganza di intagli in mattone, conforme recava la moda architettonica ostiense del secolo terzo incipiente. La ricerca di questo ingresso porta di conseguenza lo isolamento della caserma dai quattro lati.
I soli monumenti scritti raccolti in questi primi giorni nel disterro delle strade, sono: Una lastrina di palombino di m. 0,10 X 0,11, con iscrizione che si direbbe volgare contraffazione moderna, tanto male è incisa o meglio graffita, con lettere che nulla hanno di comune col tipo classico.
D M MARCO AVRELIO PAR THENOPEO NONCOTFATA SET PALAME D E S
Nella linea seconda, quella S incisa per errore del quadratario, è stata trasformata in « edera distinguente ». Sembra voglia indicare più o meno palesemente, come il defunto fosse perito di morte violenta, per mano di Palamede. Tale è il senso più probabile della formula: non cot (quod) fata (voluerunt) set (quod voluit) Palamedes.
Rodolfo Lanciani.
Nuovi rinvenimenti nella caserma dei vigili ad Ostia antica.
La campagna di scavo, incominciata nella prima settimana di gennaio, ha avuto termine il giorno 20 aprile. In questo spazio di sedici settimane, sono stati rimessi in luce 2750 m. quadrati di antiche fabbriche o strade; trasportati agli scarichi 8850 m. cubi di macerie; scoperti oltre a 100 m. lineari di strada: la metà occidentale delle castra ostiensia dei vigili: tredici piedistalli di statue imperiali, con iscrizioni di grande importanza: sei iscrizioni (o frammenti) incise in lastre di marmo: ventidue graffite: una colonna di portasanta: un busto-ritratto in marmo: frammenti di statua di bronzo: bolli di mattone, monete in gran copia ecc.
La disposizione architettonica dell'aula, che si apre nel mezzo del lato minore occidentale dell'atrio dei vigili, potrà meglio intendersi confrontando la descrizione con la pianta qui appresso inserita.
L'aula è dunque preceduta da un vestibolo o pronao, con il prospetto ornato da due colonne e due pilastri. I pilastri sono laterizi; le colonne sono di bellissima portasanta, con basi attiche di marmo bianco, posate sopra zoccolo di travertino. Una colonna è completa, benché rotta a metà: dell'altra rimane il solo imoscapo. Dinnanzi a ciascun pilastro ed a ciascuna colonna, stanno in piedi basi di statue, nel seguente ordine, da sinistra a destra. I. Settimio Severo. II. vacat. III. Caracalla. IV. Giulia Domna. Il secondo posto doveva verosimilmente essere occupato dal simulacro e dalla base di Geta.
Abbiamo invece trovato al loro posto un’ara pulvinata di cipollino, alta m. 1,13, larga 0,76, grossa 0,50, senza iscrizione di sorta. Quelle di Settimio Severo e di Caracalla sono già state descritte nella relazione precedente (cfr. Notizie 1889, p. 41). La quarta di Giulia Domna, incisa in piedistallo alto m. 1,45, largo 0,63, grosso 0,63, è del seguente tenore:
IVALIAE AVG MATRI AVGVST ET KASTRORVM SVB CN M RVSTIORVFINO PR VIG E V CVRANTIBVS C LAECANIO NOVATILLIANO SVB PR ET M FL RAESIANO TRIB COH II VIG PRAEPOSITO VEXILIATIONIS
I nomi dei tre ufficiali ricorrono anche nelle basi di Severo e di Caracalla sopra riferite. Si noti la sostituzione della finale augVST, in luogo del legittimo au9G.
Il pronao misura di vano interno m. 9,68 in larghezza, m. 4,10 in profondità, ed ha pavimento diemosaico a chiaro scuro, disegnato con arte non comune. La scena rappresenta vivacemente quanto avveniva di fatto in questo stesso luogo nelle festive ricorrenze dei natalizî imperiali, vale a dire il sacrifizio di un toro.
Procedendo da sinistra verso destra si vede primieramente la figura di un ministro con corta tunica, in atto di menar colpi con la scure ad un torello, già stramazzato al suolo. Segue altro vittimario che spinge verso l’altare altro toro, percuotendolo con bastone: mentre un suo compagno l’attende con la scure sollevata in alto. A destra dell’altare, giovane tunicato in atto di suonare la doppia tibia, e figura di sacerdote barbato, velato, coronato di ulivo, con tunica che scende poco oltre il ginocchio. La scena termina con un gruppo simile a quello onde ha principio.
Il pavimento dell'aula è più alto di quello del pronao: il vano d’ingresso, largo m. 9,92, è diviso in tre sezioni per mezzo di due colonne, corrispondenti a quelle del pronao. Ne rimangono soltanto i dadi di posamento in travertino. Al tempo di Severo, la volta dell'aula minacciando forse rovina, si costruirono i due pilastri di rinforzo in mattoni, uno dei quali rimane ancora in piedi, l’altro giaceva abbattuto sul pavimento. L'aula è larga m. 11,68, profonda m. 6,60 e misura m. q. 77. Ha pavimento di mosaico bianco e nero, diviso in rettangoli e fasce, e pareti rivestite di marmo sino all'altezza di 2 m. ed intonacate nel resto. Il rivestimento di marmo, perito in gran parte, comprende uno zoccolo di bigio, e riquadri e specchi commessi d'intarsio, con lastrarelle di portasanta, giallo, africano ed altre breccie trasmarine.
Addossato alla parete di fondo sta un suggesto, lungo m. 8,80, largo m.: 1,57, alto m. 1,45, la cui decorazione marmorea è quasi interamente perita, salvo nel piano di sopra, protetto dalle are sacre agli imperatori. Queste are sono cinque, e si succedono nell'ordine qui appresso descritto, procedendo da sinistra verso destra.
I. Plinto rettangolo, largo m. 0,83, grosso m. 0,78, alto m. 0,49 con cornice di riquadratura. Le lettere di forma abbastanza buona, ma negligentemente incise, conservano l'antica rubricazione. Fu trovato rovesciato sul piano dell'aula:
M AVRELIO CAESARI IMP CAESARIS T AELI HADRIANI ANTONINI AVGVSTI PI FILIO DIVI HADRIANI NEPOTI DIVI TRAIAN PRONEPOTI DIVI NERVAE ABNEP COS OPTIMO AC PIISSIMO a. 140-144
II. Piedistallo di statua di marmo candido, con cornice di base e di coronamento, e controcornice di gola e listellino che riquadra l'iscrizione. A destra patera, a sin. urceo. Nell’abaco o listellone sono scolpiti di bassorilievo i simboli del sacrificio: bucranio, lituo, prefericolo, bucranio, patera, aspergillo, bucranio. Il piedistallo misura m. 0,90 X 0,71 X 0,70:
IMP CAESARI DIVI ANTONINI FILIO DIVI HADRIAN NEPOTI DIVI TRAIAN PARHICI PRONEP DIVI NERVAE ABNEPOTI M AVRELIO ANTONNO AVG PONT MAX TRIB POT XVI COS III COHORTES TES VIG a. 162
III. Piedistallo in tutto simile al precedente, salvo che porta la dedicazione rescritta:
IMP L SEPTIMIO SE VERO PERTNACI CAESARI AVG PONT MAX TRIB POT II IMP V COS II PRO COS P P COHORTES VV VIG.... PRAEF VIG CASSSIO LIGVRE TRIBVNO PRAEPOSITO VEXILLATIONS a. 195
IV. Piedistallo con cornice di base e di coronamento: alto m. 0,66, largo m. 0,75, grosso m. 0,83. Lettere di forma trascurata, ed incise con negligenza:
IMP CAESARI DIVI ANTONINI FILIO DIVI HADRIANI NEP DIVI TRAIANI PARTHICI PRONEP: DIVI NERVAE ABN L AVRELIO VERO AVG TRIB POT II COS II COHORTES VII VIG a. 162
V. Plinto di statua, scorniciato da tre lati, e scolpito in marmo tendente al bigio. Misura m. 1,01 X 0,71X 0,62. Fu trovato alquanto fuori di posto, in cima alla scaletta di quattro gradini che conduce al ripiano dell’altare. Si osservi non essere certo, che nelle voci DIVI l’incisore abbia realmente voluto prolungare le I oltre la misura costante delle lettere. La differenza nell'altezza è così poca, che potrebbe attribuirsi ad irregolarità d'incisione:
IMP CAESARI DIVI HADRIANI F DIVI TRAIANI PARTHICI NEP DIVI NERVAE PRONEP T AELIO HADRIANO ANTONINO AVG PIO TRIB POT COS DES II a. 138
VI. Sul lato destro dell'aula, a poca distanza dall'ultimo gradino della scaletta dell'altare, e addossato contro la parete, sta un piedistallo di statua, scolpito in travertino ed inciso da mano inesperta. È alto m. 1,56, largo m. 0,71, grosso m. 0,68. Le lettere conservano ancora traccie di minio. Punti incerti:
L AELIO CAESARI IMP TRAIANI HA DRIANI AVG PONT MAX TRIB POTEST XXI IMP II COS HI PP FILIO DIVI TRAIANI PARTHIC N DIVI NER VAE PRON TRIB POT COS II a. 137
Presso il limitare del portico o pronao, è stata raccolta fra le macerie una piccola base marmorea, alta appena m. 0,12, sulla quale è incisa, a pessime lettere, la dedicazione: C BIBIVS FELICLAN VS IVBE NIBVS DD. La sesta lettera della seconda linea presenta per difetto di incisione la forma di un L.
Nel centro stesso dell'aula, e dinanzi al suggesto su cui stanno le cinque basi, si vede il piantato dell’ara sacrificale. Dell’ara stessa nessuna traccia, forse perchè abbattuta dopo la propagazione della nuova fede in Ostia. Esistono infatti epitaffi di ufficiali dei vigili, manifestamente cristiani.
Al momento dello scavo si è trovata tutta la parete di fondo, una dietro l'altare, rovesciata, dal mezzo dell'altezza in su, nell'interno dell'aula. La linea lungo la quale ha colpito il pavimento, è marcata da un profondo solco o avvallamento.
Dalle scoperte narrate, e dai fatti esposti, mi sembra che possano dedursi queste conseguenze.
L'edificio deve essere stato costruito, o ridotto per uso di caserma, verso la metà dell'impero di Adriano, fra gli anni 123 e 129 all'incirca. I vigili, prendendone possesso, convertirono la sala principale, tablino, tribunale: contribuendo alla spesa le sette coorti, le quali fornivano per turno il contingente di quattro compagnie alla vexillatio ostiensis.
Le cinque are del suggesto furono dedicate con quest’ordine. In primo luogo il posto di onore, il mezzo dell’altare, deve essere stato riservato al costruttore o ricostruttore dell’edificio, all'imperatore Adriano. È vero che l'ara di mezzo non porta il suo nome, ma quello di Severo; ma la dedicazione a Severo è stata incisa di seconda mano, sulla rasura di un titolo più antico. La forma, la misura, i simboli scolpiti nell’abaco e nei fianchi dell’ara, sono assolutamente identici a quelli dell’ara n. II dedicata a Marco. Del resto non può ammettersi, che la sala principale accogliesse l’ara del figlio, Elio Cesare, dedicata vivente il padre, e che costui fosse escluso dagli onori del luogo. Segue in ordine cronologico l’ara testè mentovata di Elio Cesare, eretta pochi mesi prima della sua morte, nel 137: ma essa differisce veramente dalle altre in tutti i particolari, e della forma e della materia, ed è rilegata in un fianco della sala, e sul nudo pavimento.
Morto appena Adriano (ed Elio Cesare), fu eretta al nuovo imperatore l’ara n. V, che porta la data del 138. Segue quella di M. Aurelio (I), posta poco dopo la sua adozione a collega nell'impero. La serie ha termine con le are di Marco e Vero, dedicate nel 162 (n. II e IV).
Sulla fine del secondo secolo, la caserma fu restaurata da Settimio Severo. Come segno di gratitudine, i vigili dettero al loro benefattore il posto di onore nel mezzo dell’altare; e non contenti di ciò, innalzarono le quattro statue dinnanzi alla fronte del pronao. A questa seconda epoca appartengono le ali di muro dd’, che chiudono il pronao a maniera di arte, ed il pavimento di mosaico con la scena del sacrificio.
Come fu notato nelle precedenti relazioni, la caserma è circondata da quattro strade, orientate esattamente sull'asse del vicino teatro e delle vicine terme. La porta decumana, che deve essere ornatissima ed intagliata in mattone, corrisponde verso oriente, sulla strada delle terme, una delle principali della città. La porta principale sinistra, rivolta a settentrione, corrisponde sulla via parallela alla banchina del Tevere (« fiume morto »), che conduce dalla piazza del teatro al quartiere di porta romana. La topografia delle due altre strade non è ancora ben determinata.
Si noti con quanta cura furono chiuse al tempo di Settimio Severo tutte le aperture di porte o finestre, che potevano dare comunicazione irregolare e pericolosa per la disciplina, fra l'interno e l'esterno della caserma. Due sole scale comunicano indipendentemente con la pubblica via, quelle segnate G e Y. Credo che ambedue conducessero agli alloggiamenti del praepositus vexillationis, e dei suoi ufficiali.
I graffiti della stazione sono, o meglio erano, numerosi ed importanti: ma pochissimi sono giunti a noi, in istato da potersi trascrivere. E le ragioni di questo fatto sono varie. In primo luogo, tutta la parte bassa delle pareti del castro è intonacata di coccio pesto, grossolano, materia che male si presta alla incisione ed alla conservazione dei graffiti. In secondo luogo, l'intonaco fino, che va dallo zoccolone di cocciopesto al soffitto, è caduto quasi da per tutto: ed i pochi brani che ne rimangono qua e là, sono così guasti e corrotti dalla salsedine e dalla umidità dell’aria e del suolo, che le leggende si distinguono difficilmente.
In terzo luogo, benchè queste leggende siano incise, per regola costante, in caratteri epigrafici, di forma o buona o eccellente, pure reca ostacolo alla loro giusta trascrizione la « imbiancatura » delle pareti sovrapposta alla superficie graffita. Scrostando la imbiancatura con una lama bene affilata, si ritrova la vecchia superficie nereggiante, sulla quale i caratteri spiccano necessariamente in bianco, rimanendo i solchi pieni di calce. Ma per compiere questa operazione come si deve, non basta recarsi in Ostia per qualche ora, una o due volte al mese: converrebbe trattenersi sul posto molti giorni di seguito, ed essere forniti degli utensili necessari, e tornare più volte all'attacco della medesima leggenda, sotto giuochi di luce diversi. È opinione del ch. autore del volume IV del Corpus prof. Zangemeister, il quale ha visitato i nostri scavi il giorno 23 aprile, che forse una metà dei segni superstiti potrebbe in questo modo essere letta sicuramente.
Rodolfo Lanciani
Por favorire gli studi di restauro architettonico del Teatro Ostiense, intrapresi dagli alunni della Accademia di Francia, la Direzione Generale delle Antichità ha fatto eseguire due esavazioni, la prima sul prolungamento dell'asse dell'edilicio, per rintracciare il sito dell'arco maggiore d'ingresso, la seconda sulla estremità. orientale del diametro, per determinare la forma e la misura del portico semicircolare. L'uno e l'altro saggio di esplorazione, benché di misura assai modesta, ha dato risultati degni di essere presi in considerazione, specialmente se si riferiscono alle notizie ed ai disegni pubblicati nelle Nolbie del 1881 tav. I, all'epoca della prima scoperta del teatro.
L'arco principale d'ingresso, corrispondente nel mezzo della parte semicircolare, dal quale ha principio l'ambulacro conducente all'orchestra, sembra essere stato decorato con rara magnificenza, in occasione del restauro severiano. Vi era infatti un ordine architettonico, costituito da colonne di granito bigio, con capitelli di maniera composita, mentre in tutta la restante parte del giro vi erano soltanto decorazioni o di stucco, 0 di mattone intagliato. Altra scoperta notevole è quella di una strada parallela all'asse maggiore del teatro e del Foro che corre dietro le scholae dei Pellioaes, dei Navicularii lignarii, dei Measores fnmentarii^ luoghi delineati nella pianta del 1881 sotto i numeri 18-21. Si vede dunque che l'isola di fabbriche, la quale separa la stazione dei vigili dal teatro, era divisa in due zone per mezzo di questa strada, il cui pavimento trovasi visibile alle due estremità opposte. Misura in larghezza m. 5,50 ed è assai più alta del piano dell'orchestra e degli ambulacri.
Nello scorso aprile furono ripigliati gli scavi nell'area dell'antica Ostia, e fu proseguito lo sterro della grande strada fra il teatro e la caserma dei vigili, allo scopo di collegare tra di loro i più importanti monumenti scoperti in questi ultimi anni.
Nuove scoperte Ira il teatro e la stazione dei Vigili.
Nello scorso aprile furono ripigliati gli scavi nell' area dell' antica Ostia, e fu proseguito lo sterro della grande strada fra il teatro e la caserma dei vigili, allo scopo di collegare tra di loro i più importanti monumenti scoperti in questi ultimi anni.
Si mise mano ai lavori nel punto indicato in pianta con la lettera A (fig. 1), dove cioè nel 1889 eransi arrestati gli sterri, presso la stazione della coorte dei Vigili; e proseguirono sino al punto distinto con la lettera B, mettendosi allo scoperto altri 48 metri della grande strada su ricordata, che conserva ancora la selciatura a poligoni di lava.
Da un lato di detta strada sorgono gli edifici corrispondenti alla parte settentrionale del Foro, che sono di buona e regolare costruzione laterizia e conservansi sino all' altezza di quasi cinque metri. Nella cortina apresi una serie di finestre rettangolari insieme a due ingressi arcuati con soprapposta cornice, formata di semplici mattoni sporgenti, come vedesi nelle figure che qui si aggiungono (fig. 2, 3). La prima è tolta da fotografia con la visuale dal punto B verso A (cfr. fig. 1). La seconda rappresenta con maggiori dettagli i due ingressi.
Da un altro lato abbiamo fabbriche povere e costruite con minore perfezione, ed anche in queste apronsi alcune finestre e sono alcuni ingressi. Al principio dello scavo, nel punto segnato in pianta con la lettera C, si scoprì una fontana pubblica composta di due parti, cioè di un bottino di distribuzione e della fontana (fig. 4). Al bottino, di forma quadrata, murato da ogni lato, facevano capo non solo i tubi che alimentavano la fontana, ma anche quelli che conducevano r acqua alla prossima stazione dei vigili. La fontana è di forma rettangolare, costruita in laterizio, con rivestimento di grosso intonaco. A metà circa dell'altezza ricorrono dei blocchi di travertino sui quali posa la copertura a volta, internamente rivestita di tegoloni bipedali e ricoperta, al di fuori, da un impasto di calce e di pezzi di tufo. La lunghezza della fontana è di m. 3,.50 e la larghezza di m. 1 ,30. L'acqua attingevasi tanto da un' apertura quadrangolare praticata sul lato corto, opposto al bottino, quanto da due bocche, o cannelle metalliche, di cui vedonsi i fori nella fronte della vasca.
Il sopravanzo dell'acqua cadeva su di alcune larghe lastre di travertino, e per un canaletto incavato nelle lastre stesse smaltivasi in una cloaca, che in questo punto attraversa diagonalmente la strada. È curioso l'osservare nelle lastre di travertino due incavi circolari, concavi, corrispondenti sotto le cannelle e che servivano per far reggere i recipienti non muniti di piede. Credo non sia arbitrario il supporre che ad una delle cannelle spetti il delfino di bronzo, che qui si riproduce (fig. 5), quantunque rinvenuto a qualche metro di distanza dalla fontana, sul lato destro della strada. Il delfino è rappresentato a bocca spalancata, con la coda in alto, dietro la quale è l'attaccatura del condotto; e misura in lunghezza m. 0,25.
Dalla fontana sino al punto B, in cui si arrostarono gli sterri, fu riconosciuto che la pubblica via era stata colmala con terra o materiali di scarico provenienti da varie parti della città od anche dal di fuori, comò ne fauno fede i numerosi frammenti di sarcofagi e di iscrizioni sepolcrali infrante e spezzate prima di essere qui portate come a luogo di scarico.
Luigi Borsari.
Due nuove iscrizioni ritrovate presso il teatro dell'antica città. Proseguito lo sterro dell'antica strada, che corre fra il teatro e la caserma dei Vigili (cfr. Notizie 1897, p. 519), sono stati rinvenuti fra la terra due marmi inscritti. Il primo è una piccola base, alta m. 0,13 X 0,10 X 0,07, con cornice e zoccolo, la quale sosteneva un donario votivo, di cui vedesi nel piano superiore il foro per l'impernatura. Sulla fronte della basetta è incisa l'iscrizione: M COELTR OPHIM MC OEL CRES TD S D D
Nell'ultimo v. è certa la lettura: d(e) s(uo) donum) d(edit) ovvero d(ederunt). Nelle linee precedenti poi sono nominate due persone: M. Coel(ius) Trophim(us) e M. Coelius C[h]rest(us), le quali sembra che unitamente offrissero il donario.
L'altro monumento è un pezzo di epistilio od architrave, lungo im. 0,67, alto m. 0,19, probabilmente spettante ad una edicola. Vi si legge: ...lIOLLIANO CALBINICO FATRE ....pETRONIVS FELIX MARSVS SIGNVM ARIMANIVM DO DE D
Assai rare nell'epigrafia sono le dedicazioni al deus Arimanius, che in qualche modo doveva confondersi con Mitra; poichè si trovano ricordati nelle iscrizioni sacre a quella divinità un pater patrum ed un /eo (C.I.L. III, 3415; VI, 47), i quali gradi erano proprî degli iniziati ai misteri ed al culto mitriaco. Questo culto mitriaco era abbastanza esteso in Ostia, essendone superstiti i monumenti e conoscendosi pure in quella colonia un album sacratorum (C.I.L. XIV, 286; cfr. 55-66), ove sono ricordati i medesimi gradi di pater e di leo.
Il frammento ora ritrovato ci dice che un Petronius Felix, nativo del paese dei Marsi, dedicò in qualche edicola una statuetta della mistica divinità (segnum Arimanium, che equivale a signum dei Arimanit), quando era pater, cioè, quando era nel settimo e più elevato grado, come capo dei sacrati, un Lolliano Callinico. Altre iscrizioni Ostiensi nominano varie persone, che colla dignità di pater, pater et sacerdos, pater et antistes (cfr. C.I.L. XVI, 62-66) presiedevano al culto di Mitra; e tutte queste memorie epigrafiche spettano agli ultimi decennî del secondo secolo, al quale periodo deve pure riferirsi quella testè rinvenuta.
Giuseppe Gatti
Facendosi un piccolo sterro in Ostia, per regolare il deflusso delle acque, in un'antica stanza posta di fronte all'edificio che un tempo serviva a deposito del sale ed ove ora risiedono i custodi delle antichità, a pochi centimetri sotto gli avanzi di un rozzo pavimento medioevale a grossi tasselli di marmo, si è rinvenuto un notevole deposito di grandi dolii da frumento. La parte principale della stanza è di forma quadrata, con un'appendice da un lato, e misura in complesso una superficie di circa 150 metri quadrati. I dolii, avvicinati uno all’altro in tante file parallele, occupano tutta l'area del magazzino: sono in numero di 35, e si trovano disposti nel modo che qui schematicamente è indicato.
Essi sono interrati quasi fino alla bocca, ed in ; molti manca, o totalmente od in parte, il grosso É labbro superiore, che andò spezzato quando si rialzò il livello della stanza e vi si costruì il pavimento medioevale. Alcuni dolii presentano rotture e screpolature anche assai lunghe, in vario senso, che fino da antico furono riparate per mezzo delle solite ricuciture con asticelle di piombo a forma di croce latina.
La capacità di ciascun dolio era segnata sul labbro in grandi e belle cifre numeriche, incise dopo la cottura dei vasi: ed è espressa col multiplo della misura unitaria, che è l’anfora, aggiuntavi sovente l'indicazione della metà di essa (S) e della frazione quarantottesimale in sestarii (C rovesciata). Queste cifre sono abbastanza ben conservate in 23 dei 35 dolii scoperti.
Da tali numeri risulta, che ognuno di questi grandi vasi aveva, in media, la capacità di 40 anfore, cioè di 120 moggi, rispondenti a circa dieci ettolitri e mezzo. Onde il deposito frumentario, che era contenuto nei 35 dolii del magazzino testè scoperto ascendeva a 1400 anfore, ossia alla quantità di circa 367 ettolitri e mezzo.
Su quattro dolii si è pure riconosciuto il bollo di fabbrica, di forma rettangolare, impresso sulla superficie del labbro. Due però di questi bolli (dolii nn. 15, 20) sono del tutto consunti ed illeggibili: gli altri due (nn. 16, 14) portano il nome dei servi preposti alla fornace in cui i dolii vennero fabbricati: GENIALIS RASIN PONTICI SER FE; RHODINVS SER FEC
Il primo è conosciuto per essere stato veduto dal Fabretti sopra un grande dolio trovato a Boville (C.I.L. XV, 2449); l'altro apparisce ora per la prima volta.
Giuseppe Gatti.
In seguito ai lavori per la necessaria tutela dei pochi resti delle antiche costruzioni, che trovansi fra il teatro e il tempio di Vulcano, e precisamente dinanzi ai quattro tempietti scoperti nell'anno 1886 (cfr. hotizie 1886, pag. 162), si sono ritrovate due condotture aquario in piombo, di medio modulo, che stavano quasi a fior di terra, in fondo all'area probabilmente ridotta a vasta piazza nei tempi dell'impero. Un pezzo della prima condottura, proveniente da sud, si dirigeva verso la nobile casa privata, che è ad est dei predetti sacelli; e vi si legge il nome: L APVLEI MARCELLI
Un altro tubo col medesimo nome fu già trovato nelle stesse vicinanze, e fece supporre al eh. prof. Lanciani, che quella casa fosse probabilmente stata di L. Apuleio Marcello. La seconda condottura, proveniente anch'essa da sud, portava l'acqua alle fabbriche esistenti nell' area anzidetta, in alcune delle quali sono notevoli i resti di grandi vasche in muratura. Due fistole, saldate insieme, sono state estratte dalla terra, ed in ambedue è impressa a lettere rilevate la leggenda: a) rEI PVB COL OST EX OFF VAL ZOSIM b) REI PVB COL OST EX OF...
Questo sigillo è nuovo, ed in esso per la prima volta si ha la formola: rei publicae colonorum OsUensium; mentre negli altri tubi finora noti, i quali distribuivano nelle varie parti della città l'acqua di quella pubblica amministrazione, leggesi : colonorum eoloniae Ostiensis, e colomac colonorum OsUensium. Anche il nome dello stagnaio Valerio Zosimo non si era finora giammai incontrato né in Ostia né in altrove.
Fra la terra ed i rottami di ogni specie, che trovansi accumulati in fondo alla antica strada fra la caserma dei Vigili e il teatro (cfr. Notizie 1897, pag. 519, .^20), si é trovato un collo di piccola anfora, che porta impresso il sigillo: CHDR A E D
Pel confronto di altri simili bolli, uno dei quali trovato parimenti in Ostia {C.I.L. XV, 3380), dovrà leggersi: C(olonia) H[a]DR(umelo), A{uli) E...D..
Giuseppe Gatti.
Matrici fittili per formarne pani da distribuire in pubblici spettacoli, scoperte presso il Casone.
Una importantissima scoperta fu fatta in Ostia, presso il Casone, dal solerte ispettore degli scavi cav. Angiolo Pasqui. In una cantina, entro dolii affondati nel terreno, si trovarono circa quattrocento stampe di terracotta, le quali vennero usate per formarne pani.
Le rappresentanze di queste matrici si riferiscono a scene del circo, dell'anfiteatro, delle venationes e del teatro tragico e comico; sono insomma tutte ricordanze di ludi pubblici. Probabilmente i pani che se ne traevano dovevano servire per essere distribuiti in occasione di questi ludi.
Le iscrizioni ostiensi ricordano spesso gli epula pubblica, e le distribuzioni del crustulum e del mulsum, e quindi i pani ricavati da queste forme potevano benissimo essere distribuiti in queste solenni occasioni. Unitamente alle stampe stesse, ogni coppia delle quali poteva comprimere e plasmare un panetto del peso di una libra, si recuperarono dentro i dolii le misure servite per la distribuzione del vino, le quali hanno tutte la capacità di tre quarti di litro.
Eseguendosi una pulizia generale ed accurata dei monumenti di Ostia, sono stati rimessi allo scoperto e restaurati i mosaici delle Scholae nel così detto « Foro » dietro al Teatro, ritrovati nel 1882 e poscia ricoperti dalla terra, e quello del Mitreo del palazzo Imperiale, che più non si vedeva dal tempo degli scavi del Visconti. In questa occasione si sono fatti i seguenti ritrovamenti:
In fondo al Mitreo del così detto palazzo Imperiale (vedi la pianta in Casi Texles et monuments, II, pag. 240) il ripiano, cui si sale mercè i gradini, tot a sinistra dal muro di cinta m. 1,20. A m. 0,55 dal muro sinistro di cinta e a m. 0,50 a 0,60 dalla scala, a m. 2,25 di distanza dal muro di fondo, s'alza per “ba una lunghezza di m. 2 un muro costruito con cocci, mattoni, selci, sassi e terra, con- mi: servato per un'altezza di m. 1,40. Tra questo muro e la scaletta si sono rinvenuti, coricati per terra: vi un'anfora (C.I.L. tav. II, n. 28) alta m. 0,47 e col diametro alla bocca di m. 0,11; un frammento di dolio, su cui è scritta la lettera N; altri grandi frammenti di cocci. Tra il muro suddetto e quello di fondo, in mezzo a frammenti di nessun conto: un collo di anfora con turacciolo a metà del collo, coperto superiormente di calce; ne 4 un'antefissa con una testa nel centro di una palmetta (m. 0,16 X 0,10); un fondo di vaso aretino con la scritta (C.I.L. XV, 92): LGELLI
Nell'istesso Mitreo, presso l'edicola accanto all'ingresso, si è notato un vuoto nel muro, chiuso inferiormente da rozzi pezzi di tufo. Dietro si vedevano delle anfore coricate. Aperto un cavo della stanza adiacente, il cui pavimento è m. 1,20 più alto del piano del Mitreo, a un metro sotto a quello, si sono rinvenuti: un'anfora (C.I.L. XV, tav. II, n. 20) col bollo SER sull’ansa (C.I.L. XV, 3180) (alta m. 0,65; diam. al ventre m. 0,56); un frammento d'anfora (forma c. s.) col bollo CHRYSANT; un'ansa di anfora con il bollo MON; un ventre ‘l’anfora con la lettera R alta m 0,15; un vasetto di terra rossa (alt. m. 0,45; diam. m. 0,12); molti frammenti di vasi aretini, di vasi di terra verniciata in rosso e di altri più grandi di impasto rozzo scuro; tre frammenti di rozzo mosaico bianco-nero; una laminetta di bronzo (m. 0,08 X 0,09 X 0,01); un chiodo di bronzo; una lucerna (C.I.L. XV, tav. III, n. 30) con la marca: FLORENT; un frammento del bollo di mattone C.I.L. XV, 368; tre frammenti di vasi di terracotta a vernice invetriata, su uno dei quali sono rappresentate foglie e ghiande; molte ossa di animali. Il buco nei muro e tutto questo materiale colà scaricato doveva servire a facilitare lo scolo dell'acqua. Nell’intercapedine dei magazzini, accanto al muro di massi squadrati di tufo, sono tornati in luce alcuni bolli di mattoni: C.I.L. XV, 658 a, 658 b, 2150 (2 es ), 2197 e: ENNI EVTYCH forse: Her]enni Eutyeh[etis] (cfr. C.I.L. XV, 2171) e EX OFICINA EGRILI EVTYCH. Il nome Egrilius ricorre di frequente nelle iscrizioni di Ostia.
Nelle due prime stanze, a destra per chi vien dal Tevere, nel così detto « Piccolo mercato » sono tornati in luce molti frammenti di bolli di mattoni (C.I.L. XV, 19 d, 25 c, 495 (16 es.), 525 c (2 es.). 693 (2 es.), 633 c, (2 es.), 1347, 1348 3); un mezzo follis di Costantino IV Pogonato, Eraclio e Tiberio (a. 668-669 d. C.; Sabatier, II, pag. 16, n. 18, tav. 36,7); un frammento di sarcofago (m. 0,14 X 0,15 X 0,07) della cui rappresentanza resta soltanto parte della figura di Diana, che si rivolge indietro mentre sale sul carro, ed un frammento di cornicione in terracotta (m. 0,18 X 0,12 x 0,08).
Dante Vaglieri
Proseguendosi i lavori di pulizia nel Piccolo mercato nelle prime due stanze a destra di chi viene dal Tevere, sono stati rinvenuti: un frammento di lastra scorniciata (m. 0,20 X 0,09 X 0,035): iMPCaes un antoniniano di billone di Salonina in cattivo stato (Cohen n. 60), un medio bronzo di L. Vero (Cohen n. 31), un piccolo bronzo di Claudio II (Cohen n.50) ed un piccolo bronzo di Aureliano (cfr. Cohen n. 192) ambedue in pessimo stato; frammenti dei bolli di mattone C.I.L. XV, n. 495 (7 es.). 496 (2 es.). 525b, 888 (2 es.). 1120 a e LIM GRATIAE
Presso il teatro è tornato in luce un frammento di lastra di cipollino (m. 0,35 X 0,46 X 0,08) con la seguente iscrizione a lettere alte m. 0,15, non incise, ma se- gnate col mazzolo: ...ALI ...TALI ...ND
Nel castello si è trovato un frammento marmoreo con marca di cava: CORDIS... VGG
Avendo la cooperativa dei Ravennati ottenuto la concessione di asportare della terra dalle case della via della Fontana per la costruzione di una strada, lo scavo da essi iniziato ha sinora dato i seguenti oggetti: un antoniniano di argento di Filippo padre, spezzato (Cohen 215); un medio bronzo di Valeriano padre, in cattivo stato (Cohen 23); bolli di mattone C.I.L. XV, 693, 1070, 2200 e frammenti di C.I.L. XV, 69, 1110 (?), 1434, 14835 (2 es.), 2167; una matrice in palombino (m. 0,135 X 0,95) per tessere di piombo, con canale centrale e canaletti; le tessere recano la lettera E (diam. mm. 15); un oggetto in bronzo a forma di croce con quattro chiodetti nella parte posteriore (m. 0,045); pezzo di piombo a forma lenticolare oblunga (m. 0,17 X 0,75; peso kg. 1,810); una gsappa di ferro, collocata di sotto, a un terzo di distanza dal fondo, passava per un foro oltre il pezzo di piombo; una trilichne con la scritta PRIMI, incisa con lo stilo; dodici lucerne, tra cui un esemplare frammentato di €. Z. Z. XV, 6445 ed altro, egualmente frammentato, di C.I.L. XV, 6560; in una, senza leggenda, è rappresentata una corona di quercia, e un'altra ha sopra un leone corrente e sotto, dalla parte opposta al becco, una croce; un peso di palombino (gr. 205); un frammento di peso di basalto; due chiodi di ferro; due punteruoli di osso ; molti frammenti di vasi di vetro; un frammento di dolio con l'iscrizione in lettere rosse: FB... V
Danta Vaglieri.
Nuove scoperte di antichità ad ostia antica
Nel così detto Piccolo mercato fu rinvenuto un frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,31 X 0,66 X 0,42), sulla cui fronte, entro un clipeo, è scolpito il busto di una ragazza con capelli spartiti sulla fronte e sulle orecchie, vestita di tunica manicata; il clipeo era sostenuto da due putti alati, dei quali si scorge soltanto quello a destra. Vi si rinvenne pure un collo d'anfora con la leggenda FP.
Negli sterri eseguiti dalla Cooperativa dei Ravennati, entro le case della via della Fontana, tornarono in luce gli oggetti seguenti: Un frammento di bel fregio marmoreo a foglie di acanto, il quale ha sofferto il fuoco (m. 0,55 X 0,55 X 0,06); un capitello corinzio (m. 0,28 X 0,34 X 0,34); frammenti di antefisse di terracotta con ornati; due frammenti di vaso di vetro con intorno attaccata una rete di filo di vetro; un intinnabulum eneo; un piccolo frammento di statua panneggiata; un piccolo bronzo di Claudio (Cohen?, 46); un’ansa di anfora su cui è inciso: VD altra simile con l'iscrizione: FRATERNI; un coperchio di dolio col bollo C.I.L., XV, 1097); i seguenti bolli di mattone C. I. L., XV, 190. 40 (2 es.). 45 (4es.). 71 (2 es.). 79 (5es.). 103 (3 es.). 104. 105 a. 131. 249 (2 es.). 3760. 495. 648 5. 939 (2 es.). 958 a. (3 es.). 10004. 1037 a. 1068 a. 1094. 1094 4. 1096. 11204. 1347 (2 es.). 1430 (2 es.). 1434 (4 es.). 1435 (10 es.). 1436 (2 es.). 1449 e. Inoltre un frammento di matrice di terracotta (m. 0,06 X 0,08), simile a quelli pubblicati nelle Mozizie 1906, pag. 327 segg.; vi si vede una donna nuda, sdraiata, appoggiata sul braccio destro, in basso a sin. scudo e lancia (tirso e vaso?); in alto sembra doversi vedere una coda di delfino; una matrice di palombino (m. 0,11 X 0,11) per tessere di piombo ove sono incisi il canale centrale, i canaletti per il metallo e sette tessere (diam. mm. 9) di cui la rappresentanza è tanto rozza, che non si può interpretarla.
Si ebbero inoltre questi altri oggetti: un frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,24X 028 X 0,08), col seguente avanzo epigrafico: ...FIVS PRIM... CIT; Altro frammento (m. 0,15 X 0,18 X 0,07) in cui restano le lettere: ...M PRAI… ; Altro pezzo marmoreo (m. 1,10 X 0,21 X 0,07), dal quale si cominciò a ricavare una mensola. La superficie non è levigata, e vi rimangono le lettere rozzamente: incise: AN; Altro frammento (m. 0,26 X 0,32 X 0,04) che conserva questa notevole epigrafe mutile: ...fel ET MARTINVS im G EX ARG P II ...ANTE AEREV ...PAIECT VS ...CELI D D et ob dedic DIVISERVN sport VLAS SING XII | L FALE... M MART... CORPOR... IMAG... ET OB Dedic DED XVII
Presso il tempio di Cibele è stato rinvenuto un frammento di lastra marmorea (m. 0,25 X 0,22 X 0,04): F... Sul lato destro del Teatro si rinvennero frammenti di due lastre di marmo: 1. (m. 0,23 × 0,15 x 0,03): ET PO INFRON; 2. (m. 0,14 X 0,20 X 0,25): LIBI
Nella via dei Sepolcri è stato pulito l’ipogeo dove sono stati trovati gli ollarii al di travertino, su cui vedi C. L. Visconti, Ann. dell’Inst. arch: 1857, p. 291. L'iscrizione pubblicata in C.I.L., XIV, 1442 non sta in due linee su un ollario, ma è e; divisa su due ollarii, contenente ciascuno due olle. Un terzo ollario, a tre olle, conserva. nella parte superiore, dinanzi il buco centrale, l'iscrizione: CARITO,dinanzi a quello di destra: AGRIPPA. L'iscrizione dinanzi a quello di sinistra è abrasa.
Dante Vaglieri.
Inseguito agli sterri che la Società agricola Ravennate ha eseguito in via della Fontana per l'estrazione dei calcinacci dagli antichi ambienti situati sulla destra di quella via, per chi viene dalla caserma dei vigili, il sig. Edoardo Gatti ha potuto rilevare la pianta di alcune di quelle stanze.
Le stanze A e B hanno il pavimento ad opera spicata, laddove quelle segnate con le lettere D ed E hanno il pavimento bianco con tasselli bianchi e neri a disegno ‘geometrico. La stanza C conserva ancora l'intonaco dipinto delle pareti, onde non ne è stato tolto il calcinaccio, aspettandosi di farlo, quando si potrà contemporaneamente assicurarne la conservazione.
La stanza F contiene una vasca per acqua, le cui po pareti e il cui pavimento sono rivestite di fino cocciopisto e nei cui angoli ricorre il solito cordone pure di cocciopisto.
Dante vaglieri.
Nel primo tratto della via a Mare, nel fare gli scavi per piantagione di alberi, sulla sinistra, furono rinvenute due fosse sepolcrali con ossa umane, e più oltre, dove la strada comincia a correre quasi diritta, altre tre tombe, in fondo ad una delle quali si trovò parte di pavimento spinato. Sulla destra furono poi rinvenuti alcuni pezzi di mosaico, evidentemente appartenenti allo stesso pavi- mento che trovasi sulla volta visibile dalla strada.
Poco oltre venne scoperta una macina. Sempre sulla destra, in corrispondenza della tomba dei Claudii », insieme con frammenti di grosse tegole ed ossa fu trovata una lastra marmorea (m. 0,26 X 0,28 X 0,03) con la seguente iscrizione: D M Q TANNVSSIVS SVCCESSVS QVI. VIXIT ANNOS.III. MENSES VI. Nell'ampia prateria, a sinistra, presso la strada, giace il frammento di cippo (m. 0,73 X 0,92 X 0,62) con l'iscrizione pubblicata nel C.I.L. XV, 1312.
Dante Vaglieri.
Essendosi ripulita in parte la fogna che passa innanzi alla scena del teatro, con pendenza da sud-ovest a nord-est, a venti metri dall'angolo sud di questa si riconobbe che in antico ne fu restaurata la volta con parallelepipedi di travertino appartenenti a qualche edificio e con un cippo marmoreo scorniciato (m. 1,19 X 0,35 X 0,934) adorno di patera a d. e di prefericolo (scalpellato) a sin. Nello specchio del cippo (m. 0,72 X 0,245) è incisa l'iscrizione: NVMINI DOMVS AVGYVSTI VICTOR ET HEDISTVS VERN DISP CVM TRAIANO ba AVG LIB A X M. Cioè: Numini domus Augusti Victor et Hedistus, vern(ae) disp(ensatores) cum / Traiano Aug(usti) lib(erto) a .... X mo .... (ovvero a Xm..... o). Non si intende quale indicazione sia contenuta nelle tre lettere dell'ultima linea, se di un ufficio ignoto, o di qualche altra cosa. Su uno dei pezzi di travertino si legge la lettera P alta m. 0,185.
Fra la terra che riempiva la fogna si sono rinvenuti, oltre a frammenti di minor conto, i bolli di mattoni C.I.L. XV, 171, 228, 1436; un medio bronzo di Valeriano padre, piccoli bronzi di Valente, Teodosio, e due altri postcostantiniani, irriconoscibili; un frammento del braccio destro di una statuina (m. 0,105); una piastrina di bronzo di rivestimento di un mobile (m. 0,055), ecc.
A m. 24 dal suddetto angolo sud della scena la fogna era tagliata da un muro che la ostruiva completamente. Nella strada che corre innanzi al teatro, proprio davanti alla porta, a m. 0,40 sotto il piano stradale, fu scoperto un tubo di piombo, del diam. di m. 0,085, che attraversa obliquamente la strada. A m. 1,55 sotto il piano stradale si incontra la volta della fogna, la quale corre da nord a sud, nella direzione della strada. È alta m. 1,05 e larga m. 0,60. La volta, alla cappuccina, è formata da grossi tegoloni (m. 0,60 x 0,60). A quasi cinque metri dall'ingresso del teatro, verso sud, la fogna si divide, un ramo scendendo verso sud-ovest e un altro verso est. Quest'ultimo è più largo e più alto: ha i muri in opera laterizia, vôlta arcuata con grossi tegoloni al di sotto e pavimento rivestito ugualmente da grossi tegoloni. Ad ambedue i gomiti la fogna è munita di archi regolari a tutto sesto, dove pure si trovano adoperati frammenti marmorei.
Dante Vaglieri.
Nelle Notizie del 1907, a pag. 213, si parlò di una stanza di via della Fontana, indicata in pianta colla lettera C, la quale conservava ancora l'intonaco dipinto. Se ne sospese perciò lo scavo per procedervi più tardi colle maggiori cautele, assicurando la conservazione delle pitture. Sgombrate ora le terre che la ricoprivano, si è riconosciuto che tale camera presenta quasi intatti il pavimento a musaico e le pitture delle pareti, e vi sono stati raccolti in buone condizioni molti pezzi del soffitto che potranno essere ricollegati erimessi a posto.
Si accedeva a questa camera, come a tutta questa parte della casa, per un corridoio accanto alla scala prossima alla detta stanza (C, fig. 3,). Questo corridoio unisce via della Fontana con altra via che correva lungo il teatro. Da questo corridoio se ne stacca a destra, per chi viene da via della Fontana, un altro con pavimento a mosaico. Sulle pareti si è notato un pezzo dove è conservato l'affresco a colori rosso e giallo di tecnica eguale a quello della stanza C; del resto le pareti e la volta sono coperte di scialbatura più ordinaria e gli affreschi soroscadenti.
Questo secondo corridoio dava accesso ad una stanza non ancora interamente sgombrata dalle terre, dalla quale fu ricavato in epoca posteriore un terzo corridoio, per cui si penetrava nella stanza C, che era già prima in comunicazione con quella stanza mercè una porta, che posteriormente fu ingrandita. Da questa medesima stanza saliva al piano superiore una scala, la cui prima branca con dodici scalini, rivestita d'intonaco in due epoche, sta tra la stanza Ce il corridoio, e la seconda sopra il corridoio stesso. Ma l'accesso a questa scala fu chiuso posteriormente.
Nella terra che ricopriva questa scala (2) furono raccolti, oltre a frammenti di affreschi di pareti e di soffitto, varii frammenti d'anfore, di cui tre con pochi resti d'iscrizioni dipinte in nero. Tra le terre della parte di questa stanza ridotta a corridoio si sono raccolti sinora, oltre a frammenti d'intonaco dipinto, i pezzi seguenti:
Marmo. Frammento di un grande piatto a bordo verticale, con canaletto superiormente.
Terracotta. Frammenti di anfore, di cui alcune con avanzi d'iscrizioni dipinte in rosso e in nero. Parte superiore di vaso a filtro a vernice rossa con ventre ornato di figure, delle quali non restano che pochi avanzi. Fondo di un vaso, nel quale rimanevano avanzi di lische di pesce. Lucerna con rilievo di un'oca e marca illeggibile. Abbeveratoio per uccelli. Alcune ciotole.
Bronzo. Frammento di stile da scrivere. Borchie. Asticelle. Chiodi. Chiavi. Un correntino di serratura. Metà di un'armilla. Parte di fibula. Un piccolo peso. Parte superiore di un vasettino. Monete.
Osso. Frammento di gamba di giocattolo in forma di bambola. Ghiere leggermente incavate superiormente. Frammento con lettere dorate, che svanirono a contatto dell'aria. Una cerniera con tre fori. Una borchia. Frammenti di rivestimento di
mobili. Aghi crinali.
Si raccolsero inoltre: Frammento di un vaso di vetro dipinto. Frammento di una tazza di vetro con lettere dorate. Tasselli di vetro a più colori, appartenenti ad un musaico parietale. Una lucerna fittile con bella rappresentanza scenica, che sembrerebbe uscita dalla stessa fornace, donde provengono le matrici pubblicate nelle Notizie 1906, pag. 357. Frammenti di un vasettino di pasta vitrea con tracce di doratura. Un anello, un gancio ed un chiodo di ferro. Alla camera meglio conservata, che misura m. 4,31 per 3,43, si accedeva in origine direttamente dalla strada; senonchè più tardi la porta fu qui ridotta a finestra (m. 1,33 di larghezza), che era chiusa con lastre di mica, di cui moltissimi frammenti furono raccolti.
Il soffitto era a camera a canna e decorato nel modo stesso delle pareti, le cui pitture continuavano sull'intonaco, che ricopriva la cornice in giro destinata a sostenere i travicelli e sul soffitto stesso. I frammenti del soffitto si sono raccolti in grandenumero in mezzo al terriccio.
Il mosaico del pavimento è in bianco e nero. Bene conservati sono gli affreschi delle paret. La conservazione loro si deve specialmente al fatto, che furono poi ricoperti da uno strato di colla a calcina bianca, su cui sono state tirate alcune rozze linee rosse. La calcina però, appena a contatto dell'aria, si ritira e si distacca, ad eccezione dei punti dove il muro è calcinato.
Lo zoccolo ha verso gli angoli due riquadri gialli, fiancheggiati da altri a fasce verticali gialle e rosse; nel centro ha un riquadro rosso, limitato da listelli bianchi e rossi. Sopra allo zoccolo si hanno tre grandi riquadri, gialli i due laterali, rosso il centrale con una figura in mezzo, e divisi tra loro da riquadri minori, innanzi ai quali è dipinta una colonna ornata di edera, con capitello ionico e cornice a dentelli. Listelli gialli, rossi, verdi e bianchi separano la parte centrale dalla superiore.
In questa, nei due riquadri laterali, si vede un portico in iscorcio con pilastri, architrave, fregio e cornice; nell'intercolunnio centrale pende un oscillo. Nel centro, tra due pilastri rossi, in un riquadro sopra una base nera, sotto un festone di fiori si ha una figura. Nella parete dove è aperta la porta, che è larga m. 1,19, la figura in alto è muliebre, vestita, e regge con la destra il prefericolo, con la sinistra una grande patera. Quella nel riquadro giallo a sinistra, egualmente muliebre e vestita, ha nella destra, a quanto pare, le nacchere e un nastro e nella sinistra il cembalo.
La figura del riquadro centrale si è perduta; sopra a ciascuna colonna pare sia collocato un disco di vetro. Nella parete di fronte alla finestra, nel riquadro in alto vi è una figura muliebre nuda, alata, che regge con la sinistra un velo che copre le coscie e con la destra una corona. Sotto, nel riquadro a destra, vi è una figura femminile vestita, che ha la mano sinistra distesa e regge con la destra protesa alcunchè che non si distingue. Nel riquadro centrale una figura muliebre nuda poggia a terra la punta del piede sinistro tenendo il destro alzato, e regge con la sinistra il cornucopia, con la destra un cesto. Nel riquadro a sinistra una donna con petto nudo tiene nella mano destra distesa un nastro, e posa la sinistra sul fianco. Sopra le due colonne si vede uno skyphos a grandi anse a volute. Nella parete di fronte alla porta della figura in alto rimane la parte inferiore.
Quella del riquadro centrale è virile, nuda e si piega sul lato destro, reggendo con la mano un oggetto pesante. La figura del riquadro destro, muliebre, ha i capelli scendenti sulle spalle e regge con le due mani un vassoio. Quella del riquadro sinistro è egualmente muliebre, ma poco conservata; regge con la destra un oggetto non riconoscibile. Degli affreschi della parete nella quale si apriva in origine l'ingresso, ed ora si trova la finestra, non esistono più le figure; soltanto si vede che la figura del riquadro sinistro era muliebre ed alata.
Tra le terre si raccolse: Marmo. Testina virile barbata (alt. mm. 60). Frammento di piccola statuina virile. Ermetta muliebre di marmo giallo. Frammento di lastra con parte di ala in bassorilievo (mm. 145 x 100). Frammento di lastra con aste e parte di cerchio centrale (giuoco; mm. 114 X 104). Frammento di tazza a basso piede e pareti concave. Frammenti di macinelli. Un pestello (alt. mm. 50). Terracotta. Frammenti di anfore, di cui talune con iscrizioni dipinte in rosso od in nero. Uno di questi ha le lettere incavate: C D Altri simili con bollo sul ventre (C.I.L. XV, 3060 d), sul collo (3387), o sull'ansa (2587 a, 2604 a, d, 2775 a, 2832 b, 2967 b, 2976 b, 3168 b), ed altri coi seguenti bolli inediti: TVSFCIV SCR, LEPI L F T, O B circondata da puntini.
Qualche collo di anfora è chiuso da un tappo di gesso misto talora a frammenti di coccio con impressovi talvolta un bollo simile a quelli doliari. Tappo di vaso con solco a spirale (alt. mm. 135). Busto acefalo di statuina ammantata su basetta a foglie (alt. mm. 65). Collo di vaso a forma di testa virile. Lucerne colle leggende (C.I.L. XV, 6277, 6296, 6326, 6893) e ADA... con uomo in atto di colpire con la lancia; HONOR ATI coi busti del Sole e della Luna (cfr. 6479): IARERI, testa di Bacco bambino con tirso; uomo in atto di dare un colpo di lancia ad un animale.
Bronzo. Frammenti di mobili (zampa leonina; mascherone sorgente da tre foglie con due perni dietro; chiodetti, borchie, ecc.). Stili da scrivere. Un appiccagnolo. Un frammento di chiave. Ami. Anelli. Un frammento di un cucchiaio. Padellino di candelabro. Frammenti di un vaso a pareti sottilissime. Altri frammenti di vasi. Anse. Asticelle. Monete.
Osso. Frammento di lastra con tre gruppi di circoli concentrici (giuoco) (mm. 50 x 25). Lamine per rivestimento di mobili. Ghiere. Un cilindro forato. Un dado. Stili da scrivere. Aghi crinali e saccali. Manico di un cucchiaio. Rivestitura del manico di un coltello.
E inoltre: Tre frammenti di un bicchiere di vetro con lettere rilevate. Frammento di una tazza di vetro con lettere in oro. Frammenti di lamina di piombo. Frammento di legno (ansa?). Coperchietto di corno nero. Manico arcuato e
forato, ricavato da un grande dente di animale (lungh. mm. 83). Frammento di bel mosaico a tasselle minutissime. Frammenti di smalto. Molti frammenti di mica (della finestra). Avanzi di carbone.
Dante Vaglieri.
È stato incominciato uno scavo in linea col lato settentrionale del Casone del Sale, procedendo verso levante con la certezza di incontrare una via, che deve correre in questa direzione, tra il tempio di Vulcano e i molini. Con questo sterro si intende di trovare le vie antiche che permettano di congiungere questi con il gruppo delle rovine intorno al tempio e insieme di penetrare in grandi ambienti con le volte conservate i quali sorgono presso i molini stessi. Nel preparare il terreno per i binari presso il Casone si rinvenne una lastra marmorea (m. 0,12 X 0,12 ) con poche lettere di un titolo latino opistografo. Si trovò poscia un campanello di bronzo, un anello con chiave, cinque monete, e la parte superiore di un candelabro pure di bronzo.
Dovendosi scendere con lento pendio, non si è ancora raggiunto il piano stradale. Ai lati si aprono dello botteghe; quelle di sinistra presentano traccie di fortissimo incendio. Sulla strada, in tempo non precisabile, ma certamente antico, venne scaricata una quantità enorme di frammenti di anfore e di altro materiale doliaro. Si è raccolto finora: 1. Frammenti di anfore con bollo: C.I.L. XV, 2952b, e 3041g (2 es.), i, s, 3094g: a) MAVRA TVBV sul collo (cfr. C.I.L. XV 2635); b) K BASSAEI sul ventre; RVFI C V c) LEONINI sul ventre; d) QE TNRI sull'ansa; e) SF F sul collo; f) LFG, CCV sull'ansa; g) SOCI sull'ansa all'attaccatura del ventre; 2. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 104, 147, 525 a, 525 c, 861, 958 a, 1239 b, 1324 e (cfr. C. I. L. XV, 396): ACO II E AQVIL sic DEFILATANI T S M S H sic; 3. Lucerne: C.I.L. XV, 6292b; 6292 b con anitra innanzi a tre fiori; 6327; 6350 c; 6357 con testa di Diana; 6393 con cervo assalito da un animale; altra simile con Diana e animale in corsa a d.; altra simile; 6445 con cervo in corsa e albero; tre altre con l'istessa marca; 6502, 14; 6502, 33; 6502 con Diana con l'arco (2 es.); 6502 con busto coronato e pedum; 6502 con ramo di ellera all'orlo e rosone nel centro; 6502 con cinghiale in corsa a sin.; altri due esemplari con l'istessa marca e (cfr. 6610): e con rosa: PASSAVGR N VIAC... Inoltre un fondo di vaso aretino (C.I.L. XV, 5407 a), sedici monete di bronzo, vasi di terracotta, chiodi, aste, cucchiai, aghi crinali e saccali, borchie, frammenti di mobili, dadi, parte di un disco in marmo (m. 0,117 X 0,18) sopra il quale era una iscrizione graffita di cui rimangono le sole lettere: ...REGN...
Nel corridoio a nord del Piccolo mercato si è raccolto un bustino in bronzo di Giove Sarapide (alt. m. 0,074). Essendosi scoperto e restaurato il mosaico del Metroon, si è rinvenuto tra i calcinacci sotto il mosaico stesso un frammento di lastra marmorea (m. 0,10 X 0,16) col resto epigrafico: EDIV. Si sono poi raccolti, sempre sotto il musaico, molti frammenti di vetro, di cui alcuni che alla loro volta dovettero far parte di un mosaico; un frammento di una testina marmorea (m. 0,065 X 0,058) ed una lucerna con la marca: CINNORAS. Tra le terre si raccolse un frammento di maschera in terracotta (m. 0,10 X 0,056), una mano di marmo (m. 0,125) e un mattone col bollo C.I.L. XV, 769.
Accanto al Casone del Sale si rinvennero otto monete di cui una d'argento, un mattone col bollo C.I.L. XV, 2156 e un anellino di bronzo. Nell'occasione dei restami fatti nei locali dei molini, movendosi uno dei poligoni del selciato si raccolsero tredici monete. Restaurandosi il mosaico del corridoio dietro la stanza messa in luce lo scorso mese di gennaio, si rinvennero tutte insieme sei monete di bronzo e un piccolo attingitoio di terracotta. Qui presso fu raccolto pure un mattone col bollo (cfr. C.l.L. XV, 1094). CN DOMITI ARIGNOTI meziza luna e stelle.
Dante Vaglieri.
È continuato lo scavo della via, larga venti piedi, parallela al tempio di Vulcano, iniziato nel mese scorso (v. sopra pag. 247). Non si è ancora raggiunto il piano della via selciata a poligoni, che è a m. 1,06 sotto il piano delle soglie delle taberne. A sinistra si è rinvenuto il marciapiede, largo in media m. 1,35, a m. 0,23 al di sotto delle soglie delle porte delle taberne. È per una parte, larga m. 0,57, di piccoli sassi di varia specie, di peperino, di travertino, di tufo; segue poi verso l'esterno una zona di parallelepipedi di travertino o di tufo, tolti, almeno in parte, da più antichi monumenti. Alla strada si scendeva poi con due gradini simili. Sulla sinistra il marciapiede non esiste più, perchè tolto già in antico; che sia esistito lo dimostra il primo gradino in qualche punto conservato. Qui furono tolte le pietre e sostituite da uno strato di fini calcinacci, sopra cui si estende della malta per uno strato di 3 cm.; al di sopra si hanno poi calcinacci con pochi frammenti di coccio e sopra a questo uno strato di 5 cm. di fino coccio pisto. Più su abbiamo uno strato di terra ed un altro di fino coccio pisto.
Entro questi strati, accanto alle case, corre una conduttura di piombo, del diam. di m. 0,116 che reca, ripetuta anche due volte sulla stessa fistula, la leggenda: TAELI AVG LIB PROCVLI ARA e che innanzi alla sesta taberna a d. abbandona la linea della casa per attraversare la via in direzione da sud-ovest a nord-est. Questo T. Elio Proculo a rationibus fu senza dubbio liberto di Antonino Pio e va aggiunto agli altri suoi colleghi ricordati sulle fistule di questo imperatore (v. Dessau, C.I.L. XV, 2, pag. 907). Se, come è lecito di credere, la conduttura, quale noi la vediamo, fu collocata a quel posto in quell'epoca, la conclusione è ben curiosa: bisogna ammettere che o il marciapiede era stato già tolto, o com'è più probabile fu tolto allora e proprio per questo scopo.
Senonchè il lato destro ci dà un altro indizio. Qui, preda di un incendio, precipitò un grande edificio, di cui non solo ritroviamo frammenti di affreschi delle pareti e dei soffitti e frammenti di mosaici guastati dal fuoco, e detriti di ferro e muri calcinati e carbone, non solo più anfore scivolate dall'alto, capovoltesi, cadute allineate, talune ancora chiuse, ma specialmente un grande e bel pezzo di cornicione in terra cotta, lungo m. 4,50, rivestito d'intonaco bianco, che da un estremo finiva ad angolo ottuso e che sembra parte di un terrazzo, perchè superiormente ha uno strato di fine cocciopisto, su cui potevano esservi state lastre di marmo o mosaico. Questo pezzo di cornicione cadde in mezzo alla via, quando questa era sgombra. Nè la via fu più sgombrata e il marciapiede rimase coperto dai rottami. Ora questa casa fu edificata tra il 123 e 125 dell'e. v. come ce l'indicano i bolli di mattoni C.I.L. XV, 361, di cui ben nove furono rinvenuti in un arco precipitato (3). Testimone di un posteriore periodo della località è uno strato di piccolissimi frammenti di anfore, alto circa m. 0,60, molto battuto, che è circa m. 0,40 sopra la soglia delle porte delle taberne, nelle quali esso penetra. Però la soglia della terza taberna a destra fu rialzata e portata al livello di quest'ultimo strato, rialzandosene allora anche il pavimento fatto con pezzi di tegoloni. In epoca poi più recente fu fatto sulla via uno scarico fortissimo di cocci.
Sotto la via, nel mezzo, passa una grande fogna. A questa immettono le fogne che vengono dalle case ai lati. Di queste ne fu veduta una a destra, che passa sotto ai tufi e sotto al muro tra le taberne sesta e settima. Ne fu poi esaminata per un breve tratto una a sinistra, la quale passa sotto una scala e sotto il marciapiedi. Misura m. 0,81 X 0,51 od è costruita a vdlta a cappuccina e muri laterizi : ha una leggera pendenza, scaricandosi poi tutto in una volta nella grande fogna centrale molto più bassa. Osservazioni più ampio e importanti per la storia di Ostia, che sembra aver immediatamente sofferto por l'otturamento delia foce del Tevere in seguito ai lavori di Traiano a Porto, si potranno fare proseguendosi i lavori. Tra lo scarico si raccolse:
Monete. Un asse semiunciale repubblicano; un denaro di Vitellio (Cohen- 111); un GB. di Adriano (Cohen 1344); un altro dello stesso irriconoscibile; un MB. di Antonino Pio (Cohen 303) ; un denaro suberato di Faustina seniore (Cohen 81); un MB. della stessa (Cohen 42); un GB. di M. Aurelio (cf. Colien 815) proprio sulla soglia della sesta taberna a destra; un MB. dello stesso; un denaro di Giulia Domna (Cohen 58); un GB. di Caracalla (Cohen 639); un MB. di Geta (cf. Cohen 133); un MB. di una lulia del terzo secolo; un GB. di Massimino I (Cohen 13); un GB. di Gordiano Pio (Cohen 99); un MB. di Filippo padre (Cohen 212); un MB. di Traiano Docio (Cohen 71); un PB. di Gallieno non identificabile; un PB. di Claudio II (Cohen 5(i); un PB. di Costanzo I (Cohen 45); altre monete del I, II e III secolo non idontiticabili; due tesserine (?) di bronzo (Testa di Marte. R S C corazza; Testa di Minerva, R S C, colomba.
Marmo. Due puzzi di una lastra marmorea sepolcrale, adoperata poi come soglia, conservandosi i buchi per i gangheri: ...D circolo C... EIXIII ... IVLIA ...OLE CONIVGI BeneMEREN circolo IT. Un frammento di lastra marmorea, su cui è da un lato rozzamente inciso:
...PFEL...ES... e dall'altro sono, a quanto pare, graffite due palme e una corona. Un bustino acefalo (m. 0,125 X 0,14) con manto che scende dalla spalla sinistra e un medaglione sul petto con testa di Medusa. Un frammento di statua. Un pezzo a doppia coda di rondine (m. 1,80 X 0,85 X 0,70). Una macinella, un pistello, ecc. Palombino. Una matrice romboidale per undici tessere circolari di piombo con la leggenda CT rozzamente incisa, col canale centrale, i canaletti e due fori ai lati (m. 0,17 X 0,11).
Bronzo. Un anello con corniola incastonata, sulla quale è rappresentato Mercurio seduto con caduceo nella d. e borsa nella sin., e innanzi ad esso un gallo. Un perpendicolo. Chiodi, aghi saccali, chiavi, correnti di serrature, pezzi di decorazione di mobili ecc.
Piombo. Amuleto (?) di forma sferica con due peduncoli arcuati per attaccarlo; vi sono incise lettere latine e greche ed una lunga palma (diam. m. 0,37). Massello di forma rotonda allungata con foro nel centro a mo' di calamaio (alt. m. 0,03; diam. m. 0,05). Lamina che conserva ancora i chiodi per attaccarla. Borchie ecc.
Osso. Borchie, pedine, cerniere, cucchiai, aghi ecc.
Terracotta. Mattoni coi bolli C.I.L. XV, 26 (3 es.), 122 a, 457, 459 a, 661 a, 803 (2 es.), 887, 954, 2156 e OCTAVENIPII (2 es.), AEXAN (4es.) Frammento di decorazione, su cui si vede parte di una gamba coperta di chitone, con tracce di colore rosse e azzurro. Tre frammenti di forme: su uno è rappresentato un guerriero con elmo e scudo, sul cui petto appoggia il dorso della mano destra una donna che gli sta accanto (m. 0,07 X 0,075); su un altro si vede un cavallo assalito da un leone (m. 0,14); sul terzo la parte posteriore di una figura (m. 0,04 X 0,09). Bustino di Minerva. Un frammento di maschera. Un frammento di bacinella con la marca EARINI DOM LVC (cf. C.I.L. XV, 1022) sul letto. Frammenti di vasi. Molti pezzi arrotondati, in media del diam. di 3 cm., probabilmente calculi. Lucerne: C. I. L. XV, 6296 (leone in corsa), 6296 b, 6359 a, 6381 (frammento di gruppo, di cui si vede parte di leone), 6393 (due teste nel mezzo, corona di fiori nel mezzo), 445 (2 es.), 6502 (3 es.), 6703 (Diana) ed altre. Frammenti di anfore con bollo C.I.L. XV, 2591 b (2 es.), 2605, 2635 b (3 es.), 2833 b (2 es.), 2906 a (2 es.), 2966 a (2 es.), d, 3041 i, h, e.
Dante Vaglieri.
Proseguendosi le ricerche sulla linea meridionale del così detto Foro di Cerere, sono tornati in luce i mosaici di due altre scholae. La prima di esse, più settentrionale, presenta il mosaico bianco inquadrato da una fascia nera e da una bianca (m. 2,85 X 2,30). Nel centro si vede in nero un modio (m. 0,30 X 0,31) con tre spighe (m. 0,62).
La seconda, contigua, ha egualmente il mosaico bianco, inquadrato nello stesso modo. Vi è rappresentata in nero una barca lunga m. 1,14, alta m. 0,30, con albero, alto m. 0,70, sostenuto da corde, che formano quattro scale. Più ad occidente, all'altezza della barca, si vede un modio con tre piedi e due manichi e sopra il regolo. Al di sopra v'era una scritta in tesselle bianche, ma un restauro antico l'ha in massima parte distrutta: vi si vede ancora OMS
Così sono tre le scholae finora scoperte relative al commercio dei grani: una, di fronte a queste, appartenente al collegio dei mensores frumentarii, e queste, di cui una può appartenere ai navicularii frumentarii.
Sotto la prima camera scavata quest'anno in via della Fontana si è notato un forte strato di sabbia misto a frammenti di cocci. Entro questo strato si sono osservati gli avanzi di almeno quattro costruzioni anteriori. Procedendo dall'alto anzitutto le traccie di un pavimento di calce e cocciopisto. Un piccolo strato di terra separa questo da un altro pavimento consimile.
Un altro strato di terra, alto cm. 29, divide questo da un pavimento ad opera spicata, che si estende fin sotto la strada e sotto il corridoio dietro la stanza suddetta. Al disotto poi di un altro strato di terra di cm. 23 havvi un muro di opera reticolata con ricorsi di mattoni, che sta a m. 0.81 sotto il piano della camera con la quale non è orientato. Anche qui si nota una rapida successione di costruzioni diverse in Ostia.
Dante Vaglieri.
Un grande monumento sepolcrale a grandi blocchi parallelepipedi di travertino, con più di quattro metri di lunghezza e più di tre di larghezza, sorge poco discosto della tomba dei Claudii. Sui blocchi della fronte leggesi a grandi lettere: EX TEST ARBITRATV. T T MANLI Cf. C.I.L. XIV, 1112
Dante Vaglieri.
Si sono incominciati i lavori di sterro, per raccogliere la terra che dovrà servire a colmare il Fiume morto. Questi lavori sono stati iniziati nel punto in cui, interrotta da muri traversali la via che è continuazione dell'Ostiense nell' interno della città, si vedeva il principio di un'altra via in direzione dei Bagni e della Caserma dei vigili. Con tali lavori si vuole anche raggiungere lo scopo di mettere in comunicazione l'Ostiense con questo gruppo di rovine.
La via, che ora si sta sterrando, è perpendicolare all'Ostiense; corre quindi verso nord-est, ed è stata sinora rimessa in luce per una lunghezza di m. 31,80. E larga m. 5,80, lastricata con poligoni di selce, ed ha a destra il marciapiede largo m. 1,70, alto dal piano della strada m. 0,25. Da ambo i lati della strada lo sterro si è allargato in media m. 5,30.
Il muro a destra, largo m. 0,47, è in reticolato con ricorsi di mattone, come sono tutti i muri di cui si parlerà, quando non sia indicato diversamente; in alcuni punti però è rifatto con una linea di piccoli tufi squadrati ed una di mattoni, sistema con cui anche vennero murate le porte che in esso si aprivano.
Il primo ambiente che si incontra è largo m. 3,55. Nel muro verso la Ostiense, largo m. 0.24, che è costruito a cortina, aveva un ingresso largo m. 2,85, poscia murato. In questo stesso muro, nel lato verso la via che si sta sterrando, si vede un pezzo di travertino a livello della strada, largo m. 0,39: non è però perfettamente all'angolo, come si trovano di solito tali blocchi, che servivano da paracarri.
Un muro, largo m. 0,41, senza alcuna apertura, divide questo ambiente dal prossimo, largo m. 3,55. Un fognolo corre sotto di esso, dirigendosi verso la strada. Una porta, larga m. 1,40, aperta in un muro a cortina, larga m. 0,58. a m. 1,02 dalla strada, metteva in comunicazione questa stanza con la seguente. Questa porta fu più tardi murata, e in parte dentro di essa fu costruita una vaschetta, larga m. 0,53, lunga m. 0,62.
La stanza terza è larga m. 6,75 e conservava avanzi del pavimento di mattoni a circa m. 0,35 sotto il piano della strada. A livello del pavimento, a m. 3,50 dal muro che dà sulla strada, è stato tagliato un muro, largo m. 0,30, nel quale si apriva, a m. 0, 45 dal muro orientale, una porta larga m. 1,36; questo muro a cortina appartiene probabilmente ad una costruzione anteriore. Verso occidente a questo muro si attacca un pilastro di mattoni largo m, 0,50, cui segue un altro, largo m. 0,14. Un pilastro simile, largo m. 0,10 X 0,24, sta pure nell'angolo occidentale della stanza
verso la strada.
Il prossimo ambiente, che è il quarto, è diviso da questo mercè un muro, largo m. 0,40, nel quale, in prossimità di quest'ultimo pilastro, è aperta una porta, larga m. 0,93. Era attraversato da un fognolo, come la stanza seconda. Da questo si penetrava nel quinto ambiente per mezzo di una porta, larga m. 1, aperta in un muro, largo m. 0,45, alla distanza di m. 3,50 dal muro della strada. Il pavimento di cocciopisto è a circa m. 0,40 sotto il piano di questa. Soltanto di questa stanza è venuto sinora in luce il muro di fondo, largo m. 0.43, a cui sono addossati nel mezzo due baggioli in mattoni, l'uno di m. 0,60 per 0,73, distante m. 1,85 dal muro orientale; l'altro di m. 0.30 per 0,73 distante m. 2,40 da quello occidentale, e nell'angolo col muro orientale una vaschetta semicircolare alta m. 0,20, del diametro di m. 0,55. Un'altra vaschetta di m. 1,20 per m. 0,85 è, al piano del pavimento. addossata al muro occidentale, accanto alla porta. Quest'ambiente dava sulla strada con una porta larga m. 4,20, poscia murata. Nessuna porta venne praticata nel muro, largo m. 0,44, che divide questo ambiente dal prossimo o sesto.
Questo, largo m. 2, a cui si accedeva dalla strada per una porta larga m. 1,85, poi murata con sassi, mattoni e terra, era certamente sottoposto alla seconda branca della scala che si vede nell'ambiente contiguo, col quale comunicava mercè una apertura larga m. 1,80, fatta in un muro costruito a piccoli tufi squadrati, largo m. 0,45. Un muro a mattoni, che è addossato a questo muro in parte nel vano della porta, ed è largo m. 0,33, divide questo ambiente in due parti, lasciando una comunicazione larga m. 1, tra l'una e l'altra. Un altro pilastro di m. 0,73 X 0,45 s'innalza dopo la
porta di comunicazione col sottoscala n. 7. In fondo, nella terra, immediatamente dopo questo pilastro, sono collocate molte anfore in piedi.
Anche nell'ambiente settimo, largo m. 1,69, in corrispondenza con questo pilastro, se ne innalza ad oriente uno di m. 0,55 per 0,45, costruito con piccoli tufi squadrati.
Della scala si conservano solo i primi gradini; vi si accedeva per una porta larga m. 1,20, anch'essa poscia murata, con rozzi mattoni e terra, come la precedente. Il muro, che divide questo ambiente dal prossimo, si protrae per m. 1,35 nella strada, che qui sembra restringersi. I muri sono conservati in media per un'altezza di m. 1,40. La scarsezza del materiale laterizio nella terra dimostra come questi ambienti fossero stati già distrutti in età antica, e il materiale ne fosse stato asportato. Non fu trovata alcuna traccia delle volte.
A sinistra ciò si ripete in forma anche peggiore. Non solo è più basso il muro esterno, tutto costruito con una linea di piccoli tufi squadrati e una di mattoni (meno in un piccolo tratto dove si vede il reticolato, forse non originario, ma tolto da altro muro), ma specialmente i muri divisori sono tagliati al piano della strada.
Il muro qui comincia a m. 3 più ad oriente di quello di destra. Gli ambienti dal primo al quinto sono rispettivamente larghi m. 5,10; 5,35; 2,20; 2,50; 5,20, e divisi l'uno dall'altro da muri larghi m. 0,55; 0,42; 0,35; 0,50, costruiti tutti in reticolato con ricorsi di mattoni, meno quello tra la stanza n. 3 e 4 che è a cortina. Nella stanza n. 3, corre verso la strada un fognolo con volta alla cappuccina, la cui testa è a m. 0,70 sotto il piano stradale.
La stanza n. 6, larga m. 5,40, è divisa da quella n. 5 mercè un muro a cortina largo m. 0,55. A m. 2,50 da questo si apre sulla strada una porta larga m. 1,60, cui segue un pilastro, largo m. 0,70 per 0,50, il quale sporge sulla strada per m. 0,26. Dopo questo pilastro, nel muro verso la strada, a m. 0,70 sotto questa, si scorge nell'interno un blocco di travertino alto m. 0,60, ed un altro simile si ha, in corrispondenza, nel muro orientale, presso l'angolo. Questo muro, largo m. 0,50, divide il detto ambiente dal contiguo o settimo, cui si accedeva dalla strada mercè una porta, larga m. 1,50; ma il luogo non è stato ancora scavato.
In nessuno di questi ambienti si è trovato avanzo alcuno del pavimento antico. Essendosi cominciato lo spurgo della fogna che attraversa il così detto Foro, dietro al Teatro fu notato a m. 0,53 dal piano di campagna, sotto uno strato di scarico, un pavimento a cocciopisto, alto m. 0,07; quindi, dopo uno strato alluvionale di m. 0,72, un pavimento in calce di m. 0,03 sopra un altro strato di terreno alluvionale. Tale scavo ha mostrato l'esistenza di muri più antichi, anteriori alla costruzione della fogna. Un muro laterizio fu scoperto a m. 1,60 dalla scena: tra questa, ed il muro
vi ha un pavimento, a m. 1,42 sotto il piano del portico, di tegoloni bipedali, coperti da lastroni di marmo.
Tra lo scarico si rinvenne una testa marmorea rappresentante un uomo barbato (alt. m. 0,25). Inoltre parecchi frammenti di fregi e di cornici marmoree, un frammento di un capitello di pilastro (m. 0,60 X 0,80 X 0,03), e blocchi di tufo lavorati a triangolo, con la base ora centinata, ora no, e mattoni con i bolli C.I.L. XV 272 e 1120 a. La fogna, nella quale si vedono avanzi di muri in reticolato e laterizî, passa sotto il tempio di Cerere. Ha il piano in mattoni, i muri in opera reticolata ed è coperta o con arco a tutto sesto (sotto gli edifizi?) o con tegoloni alla cappuccina. In un punto, alle spalle del tempio, era coperta con otto anfore, che rappresentano un restauro tardo. Innanzi al tempio un braccio della fogna va verso mezzogiorno, e dietro al tempio ve ne ha un altro con la medesima direzione; più verso ovest un altro si dirige invece verso nord.
I tombini appaiono coperti con lastroni di marmo; hanno le pareti a cortina e le pedarole per scendervi. Nell'ultimo tratto finora esplorato, dove la fogna procedendo verso il Tevere piega un po' verso sud, essa sfonda un muro in opera reticolata. Qui furono estratti due grandi pezzi della base di un grande pilastro con gola e listello (m. 1,05 X 0,28 x 0,30). Qui presso tra lo scarico si rinvenne una tessera di piombo (diam. 0,12) illeggibile
da un lato e con la rappresentanza di un leone in corsa verso destra nell'altro. Da via della Fontana si ebbero poi due mattoni con i bolli C.I.L., XV, 614 (cf. 109) EX PR TI TVTINI SENT SARINI CAEP ANNIO VERO E EGG AMBIB COS
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte ad Ostia antica, tra la via dei Sepolcri e le Terme. Si è continuato lo sterro della strada che si stacca dalla « via dei sepolcri » e va in direzione delle « Terme » (v. Notizie, 1908, pag. 468).
A destra un muro di m. 0,55 di larghezza divide la stanza n. 7 dalla seguente, che è lunga m. 3,82 e larga m. 5,84. Nel muro di fondo, a m. 2,40 dalla parte orientale, si apre una porta larga un metro. Addossata al muro meridionale (quello che dà sulla via) ed a quello occidentale è una vasca lunga m. 1,64, larga m. 0,75 col muricciolo largo m. 0,28, intonacato a cocciopisto e con tubo che scaricava l’acqua sul pavimento, pure a cocciopisto, donde questa penetrava in un fognolo, che finiva nella grande fogna della strada. Il pavimento è a m. 0,25 al di sotto del piano stradale. Negli scarichi di questa stanza si raccolse un mattone col bollo C. /. Z., XV, 330.
Il muro che divide questa stanza dalla seguente n. 9, è largo m. 0,70. Questa è in massima parte ingombra per la vòlta caduta, sopra la quale rimane parte del musaico del piano superiore, in bianco e nero a quadrati di m. 0,23 per 0,23. Misura di larghezza m. 5,27, ed ha la porta larga m. 1,46, distante m. 1,80 dal muro orientale. A m. 3,10 dalla parete meridionale, appoggiato a quella orientale, si vede un muro che corre per m. 2,20 verso occidente, e che è stato tagliato nella parte superiore a livello del pavimento.
Il muro, largo m. 0,65, che separa questa stanza n. 9 dalla seguente, è a cortina. Anche una porta, che si apriva a m. 1,80 dal muro meridionale, è stata poi chiusa con muratura a cortina. La stanza è larga m. 5,95, lunga m. 3 sul lato orientale e m. 3,28 sull'occidentale (4). Nella parete meridionale, a m. 0,52 dal muro orientale, si apriva una porta, larga m. 1,46, che più tardi venne chiusa con piccoli pezzi di tufo squadrati e con mattoni (*). Nella parete di fondo (settentrionale), larga m. 0,60; a m. 3,30 dal muro orientale, si apre una porta, larga m. 1,17, la quale mette in un corridoio, che si prolunga anche dietro le stanze seguenti. Verso oriente questo corridoio è tagliato da un muro largo m. 0,45, che lo separa da un altro corridoio, largo m. 1,78. Il muro che divide questo secondo corridoio dalla stanza n. 9 è per m. 2,13 rifatto in cortina in tempo posteriore; e lo stretto passaggio, di m. 0,46, tra un corridoio e l’altro, sembra aperto più tardi.
La stanza n. 11, che è separata dalla precedente mercè un muro largo m. 0,46, è larga m. 5,65 e lunga m. 3,25. Nella parete verso la strada ha una porta, larga m. 1,45, a m. 2,02 dal muro orientale. Nella parete di fondo, a m. 2,79 da questa ultima, si apre una porta, larga m. 1,81, che dà sul corridoio sopra citato.
La stanza n. 12, separata dalla precedente da un muro di m. 0,50, è larga m. 6,30 e lunga nella parete orientale m. 3,40 e nell'occidentale m. 3,55. Nella parete di fondo, a m. 2,33 dal muro orientale, si apre sul corridoio una porta larga m. 1,18. Il tratto di questa parete che va da questa porta alla parete occidentale venne rifatto posteriormente in cortina. Un muro, largo m. 0,65, divide questa stanza n. 12 dalla seguente, che è larga m. 4,92. A m. 0,90 dal muro meridionale, si stacca da quello orientale un muro a cortina, lungo m. 1,32, largo m. 0,77, con una risega ‘in reticolato verso nord, larga m. 0,25. A m. 1,82 da questo muro sì ha il muro di fondo, pure a cortina, largo m. 0,28; a m. 2,22 dal muro orientale si apre la porta larga m. 1,15.
Il muro che divide questa stanza n. 13 dalla seguente, largo m. 0,45, è molto tardo e costruito con pezzi di muro più antico sopra alcuni dei quali si conserva l'intonaco.
La stanza n. 14, larga m. 4,40 verso mezzogiorno, e m. 8,18 verso nord, mostra a m. 0,45 sopra il livello della strada, traccie del pavimento tardo, al cui piano sono stati tagliati dei muri in reticolato, uno che corre obliquamente e finisce nel muro meridionale a m. 1,23 da quello orientale; un altro che si stacca da quest'ultimo dove quello comincia, cioè a m. 2,90 da quello meridionale e va parallelo a questo per m. 2,26; un terzo più verso nord, pure parallelo a questo, distante dal secondo m. 1,03.
Nel muro, largo m. 0,48, costruito con piccoli tufi squadrati e mattoni, a m. 2,90 dal muro meridionale, è un’apertura larga m. 1,07, che mette nella stanza seguente (15 A), lunga m. 4,25, larga verso nord m. 1,80, verso sud m. 1,92, correndo obliquamente il muro largo m. 0,58, costruito in reticolato con ricorsi di mattoni, che la divide dalla seguente (15 B). Nella stanza all'angolo sud-ovest resta una colonnina di marmo, del diam. di m. 0,85, su mattoni sovrapposti l’uno all’altro; e nel muro verso la strada è un'apertura (m. 0,75 X 0,27) a m. 0,65 sopra il piano di quella.
Innanzi a questa stanza, sulla via, comincia un muricciuolo, che sporge per m. 0,46, e corre per m. 4,50, costruito con poligoni stradali, mattoni, e terra. La stanza seguente (15 B), larga verso sud m. 7,60, conserva circa al livello della strada il pavimento a cocciopisto, e più in alto avanzi di un pavimento più tardo. Dietro al muro meridionale, che prospetta la strada, si ha un altro muro a cortina, tagliato a livello della strada stessa, largo m. 0,60; tra i due muri, verso oriente, corre per m. 2,15 un piccolo canale. La stanza è attraversata obliquamente da una fogna di m. 0,24 per 0,27, a m. 0,90 sopra il pavimento a cocciopisto, che, a m. 2,15 dal muro orientale, entra nel muro meridionale e sbocca sulla strada sopra il livello di questa, attraversando il suddetto muricciolo sporgente, che qui finisce.
Un muro di tufetti squadrati e mattoni divide questa stanza dalla seguente, che è l'ultima su questa parte della strada, e che dà pure su quella che corre perpendicolare a questa. Essa, larga m. 5,85, aveva due porte, una, larga m. 1,61, che si apriva verso sud a m. 1,85 dall'angolo della strada, ed una che si apriva a m. 1,80 dall'istesso angolo verso ovest, chiuse ambedue più tardi. Ai lati della parete meridionale sorgono nell'interno due pilastri, larghi m. 0,60, lunghi l'orientale m. 0,52, l'occidentale m. 1,16. La stanza era pavimentata con poligoni stradali.
Innanzi a questa stanza si ha un altro muricciuolo sporgente, che comincia a zero innanzi al muro che la divide dalla stanza n. 15, e finisce con la larghezza di m. 0,80 di fianco alla porta. È chiaro da ciò che abbiamo esposto, che tutta quest'ultima parte, a cominciare dalla stanza n. 13, ha subito rifacimenti in età relativamente assai tarda.
A sinistra l'ambiente n. 7, lungo m. 7,25, ha la porta larga m. 1,50, a m. 0,90 dal muro orientale. Addossato al muro settentrionale, che prospetta la strada, corre per m. 3,75, staccandosi da quello, un muro in reticolato, largo m. 0,60, alto un metro. A m. 3,80 dal muro orientale, e a m. 1,50 da quest'ultimo si alza un pilastro in cortina di m. 0,78 per 0,64; un consimile pilastro in tufetti squadrati e mattoni è addossato al muro occidentale, a m. 1,62 da quello settentrionale. Un fognolo, largo m. 0,50 con muri di m. 0,30, attraversa obliquamente la stanza, entrando nel muro settentrionale a m. 1,60 da quello orientale. Si conservano avanzi del pavimento a poligoni stradali a m. 0,60 sotto il piano della strada e m. 0,30 sopra quello del fognolo.
La stanza n. 8, larga verso nord m. 7,25, è divisa dalla precedente da un muro largo m. 0,45. Verso ovest è limitata da un muro in reticolato, largo m. 0,48, che sposta di 5 gradi verso est di fronte ai precedenti. Qui abbiamo forse il principio di un nuovo edificio. I muri trasversali di questo, il cui primo (o secondo?) si stacca da quello settentrionale immediatamente a contatto c n quello che limita la stanza n. 8 e che è forse il primo del nuovo edificio, sono costruiti in reticolato; misurano m. 0,45 in larghezza e sono di 10 gradi
spostati verso occidente di fronte ai precedenti.
La stanza n. 9 è stata esplorata interamente. Essa per le particolarità della sua costruzione, somiglia pienamente ad un Mitreo; ad ogni modo, presenta tutti i caratteri di un santuario dedicato a Mitra o ad altra divinità orientale. È larga m. 5,60 e lunga m. 12,15. Addossato ai muri settentrionale e occidentale si ha un muro in tufetti squadrati e mattoni, largo m. 0,65, da cui a m. 1,15 dal muro settentrionale se ne stacca un altro, dell’istessa costruzione e larghezza, che corre per m. 1,80 verso est. A m. 1,50 da quest'ultimo muro, verso sud, si incontrano due gradini, coperti di lastre marmoree irregolari, mercè i quali si scende ad un corridoio centrale (cella).
È lungo m. 8,40, largo m. 1,90, ed è a m. 0,50 al di sotto delle due ale (podéa), le quali, larghe m. 1,80 circa, hanno il piano in cocciopisto inclinato verso le pareti. Le pareti del corridoio sono coperte di intonaco grossolano dipinto. Il corridoio centrale, che è a circa m. 0,85 sotto il piano della strada, ha per una lunghezza di cinque metri il pavimento formato con lastre irregolari di marmi diversi tolte da altra parte. Sopra una di esse leggesi a lettere piccole, che paiono semplicemente graffite, ovvero sono molto corrose dall'attrito: EXEDR PECVLIAR ARPOC. Sembra nondimeno che questo pavimento in lastre marmoree sia di restauro, e che in origine il pavimento fosse tutto a musaico nero. Se ne è conservato un tratto notevole, nella parte meridionale dell'ambiente, nella quale in origine doveva essere l'entrata. Quivi in una targa ansata (m. 0,85 X 0,60) conservasi la seguente leggenda a lettere bianche su fondo nero, nella quale abbiamo anche il ricordo di chi fece l’opera: FRVCTVS SVIS IN PENDIS CONSVM MAVIT
Nel tratto del pavimento a lastre di marmo, a m. 2,60 dai gradini e m. 0,68 dall’ala occidentale, si è scoperto un buco rotondo, del diam. di m. 0,35 in cui è sì è innestato una specie di imbuto in marmo, col foro minore nella parte inferiore, alto «Im. 0,29, del diam. interno alla bocca di m. 0,22. Lo ricopriva un medaglione di marmo (diametro m. 0,34; spessore m. 0,59) finamente lavorat oche ha da un lato la rappresentanza di un Satiro che suona la doppia tibia, dall altro quella a una Menade danzante. Esaminata la terra al di sotto di questo pavimento, in un punto dove mancava = “la lastra marmorea, si sono scoperti tre medii bronzi del secondo secolo, una lastra di marmo (m. 0,24 X 0,25), sulla quale sono disegnate due piante di piedi (ex-voto), e frammenti di anfore contenenti lische di pesci.
Il corridoio finisce verso sud con quattro gradini, lunghi m. 1,77, alti i primi tre m. 0,23, larghi m. 0,30. Ad oriente dei gradini si ha un rettangolo incavato, alto dal pavimento dell'ala m. 0,84, largo come i gradini, e che nel lato orientale ha un'apertura larga m. 0,97 e un'altra nel settentrionale, dove si vedono dei pezzi di mattone messi a spiovente. Ad occidente, a m. 0,70 e 0,48 circa dai gradini stessi, a m. 0,45 dal muro occidentale, e a m. 0,35 da quello meridionale, si ha una base in mattoni quadrilatera irregolare (m. 0,65 X 0,65 X 0,25 X 0,70) coll’angolo verso occidente tagliato in forma curva. Il podio sinistro non continua fino in fondo, ma si interrompe lasciando uno spazio per un corridoio largo m. 1,23, che corre lungo il rettangolo suddetto. Esso dava ad una porta, poscia murata e che si allargava accanto alla parete dietro al podio in un piccolo vano di m. 0,54 X 0,30. La porta stessa non scendeva fino al piano del corridoio centrale, ma si fermava all'altezza del podio; ond'è a supporre che desse accesso a questo e mercè gradini, non più esistenti, al corridoio centrale.
In questo ambiente tra gli scarichi della terra sì scoprirono i seguenti oggetti: 1. Lastra di marmo venato (m. 0,36 X 0,16): LAEMILIVs EVSC EX IMPERIO IOV IS SABAZI VOTVM FECIT. È la prima menzione del culto di Giove Sabazio in Ostia, ed a questo nume doveva forse essere dedicato quel santuario. 2. Lastra marmorea (m. 0,515 X 0,15 X 0,027): NVMINI CaeLESTI P.CLODIVS flAVIVS VENERA n DVS VI VIR a VG SOMNO MONIT VS FECIT. Cfr. C.I.L. XIV, 1388: C. Naevio P. f. Pal. Clodio Venerand(o) Alexandro P. Clodius Verus Flavius Venerand[u]s filio dulcissimo.Nel numen Caeleste sì potrà forse riconoscere Anaitis (cfr. Reinach, Chron. d'Orient, I, 1891, pag. 157, ma potrebbe vedervisi anche lo stesso Mitra o altra divinità orientale; 3. Testina barbata di alabastro (m. 0,072), con capelli rialzati ed un foro in alto sul capo, ed un altro sotto il collo (Giove Sarapide?). 4. Ermetta marmorea (m. 0,151); testa barbata coronata di edera; 5. Parte di vaso in alabastro; 6. Frammento di lastra marmorea in cui rimane soltanto la sillaba; 7. Basetta quadrata marmorea con specchio rientrante nei lati, con toro e parte di colonna (alt. m. 0,092); 8 Frammento di colonnina a spirale (m. 0,11X0,115); 9. Base marmorea di candelabro con parte di questo (alt. m. 0,14); 10. Base a forma di aretta (m. 0,185 X 0,14 X 0,14); 11. Frammento di stipite (m. 0,18 X 0,11 X 0,12); 12. Peso di travertino (m. 0,075 X 0,125); 13. Coperchio di urna (m. 0,07 X 0,255 X 0,28); 14. Lamina di piombo con fori (rivestitura).
Nell'angolo orientale di questo ambiente si scoprirono i seguenti oggetti, che rinvenuti insieme ad avanzi delle volte e dei muri, paiono caduti dal piano superiore, mentre per la loro natura sembrerebbero essere per lo più appartenuti ad un peristilio: 1. Ermetta di giallo (m. 0,21), rappresentante una divinità femminile coronata (Arianna); 2. Ermetta marmorea (m. 0,145), rappresentante da un lato una testa virile barbata, dell'altro una testa femminile (Bacco ed Arianna); 3. Id. (m. 0,18): testa barbata coronata di edera; 4. Ermetta di giallo (m. 0,156): testa con capelli divisi in tre zone e barba egualmente divisa; capelli a treccie scendono sulle orecchie; nel mezzo della testa in alto una piccola sporgenza con buco nel centro; 5. Testa muliebre marmorea (m. 0,14), con capelli ravvolti, che formano corona intorno alla fronte, e scendendo sulle orecchie si annodano alla nuca, mentre due traccie scendono sulle spalle; 6. Testina barbata di alabastro (m. 0,072) con capelli rialzati; un foro in alto sulla testa ed uno sotto al collo; 7. Undici lucerne fittili; 8. Tre pesi fittili da telaio di forma quasi circolare (diam. m. 0,065); 9. Frammento di una matrice in palombino (m. 0,002 X 0,077) per tessere circolari di piombo (diam. mm. 12); ne esistono quattro forme, con un'aretta nel centro, e coi relativi canaletti; 10. Una basetta circolare di giallo con perno, cui è innestata una base quadrata di portasanta, e su questa una colonnina di bigio, la quale doveva sostenere forse una statuina (alt. m. 0,141).
Si raccolsero inoltre: un pistello di marmo, due piccoli vasetti di terracotta, un cucchiaio d'osso e sette monete di bronzo. La prossima stanza n. 10, è lunga m. 5,85; l'altra n. 11, misura m. 5,70 e la seguente n. 12, m. 7,25. Quest'ultima ha il pavimento in cocciopisto a m. 0,50 sopra il piano stradale. Addossate al muro occidentale sono due vasche. A m. 3,54 dal muro settentrionale ed addossata al muro occidentale si conserva una soglia di travertino. Nella detta stanza, che, come la seguente, era stata in parte esplorata, si rinvenne: 1. Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,085 X 0,07 X 0,04), in cui restano soltanto bene visibili le lettere: NO; 2. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 255 a, 377, 10268; 3. Collo di anfora con la marca sull'ansa: ONEC; 4. Quattro lucerne fittili, di cui una con la marca C.I.L. XV, 6296a; 5. Peso rettangolare di terracotta (m. 0,105); 6. Ciotoletta fittile (alt. m. 0,035; diam. m. 0,045).
Questo ambiente era separato dal seguente n. 12 mediante un muro in cortina, largo m. 0,65. Della stessa larghezza e dell’ istessa costruzione sono anche i muri successivi, il che potrebbe accennare ad altro edificio.
La stanza n. 13, larga m. 3,90, aveva l’accesso dalla strada per mezzo di una porta che si apre a m. 0,42 dal muro occidentale. Essa conserva il suo arco, ma in ètà posteriore venne chiusa con muro.
Una porta, larga m. 1,15, di cui si conserva la soglia, e che si apriva a m. 1,24 dal muro settentrionale, metteva in comunicazione questo ambiente col prossimo (n. 14), Il quale è lungo m. 5,65, largo verso nord m. 4,60, verso sud m. 3,83. Il muro che lo divide dal seguente corre obliquamente con uno spostamento di 10 gradi verso oriente. Nella parete di fondo, pure a cortina, esiste un’apertura, alta m. 1,50, larga m. 0,88, più tardi richiusa.
La stanza n. 15, l'ultima su questo lato, lunga come la precedente, è larga m. 8,75 verso nord e m. 9,70 verso sud. Aveva, come quella che le sta di fronte, due ingressi sulla strada, l'uno, con soglia in travertino, largo m. 2,38, a m, 0,90 dall'angolo verso nord; l'altro, largo m. 3,80, a m. 0,79 dallo stesso angolo, verso ovest. Una vaschetta (m. 0,68 X 0,09) trovasi nell'angolo sud-ovest. Nella parete di fondo, a m. 4,48 dal muro orientale, si ha un'apertura, poi richiusa, larga m. 0,92. Vi sì rinvenne: 1. Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,135 X 0,13): ...ONA eGRILI…; 2. Frammento di cippo marmoreo (m. 0,17 X 0,072 X 0,145): ...OM...TCV...; 3. Frammento di lastra marmorea (m. 0,15 X 0,105) con lettere alte m. 0,073: II; 4. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 211, 541, 692, 1344, e; 5. Tre lucerne fittili. L. VIREC; 6. Frammenti di tazze aretine.
La via in totale è lunga sul lato destro m. 91, sul sinistro m. 85, e larga dopo la risega m. 4,45. Essa corre verso nord ovest. A m. 47 dall'angolo di destra, in mezzo alla via, si è riconosciuto un tombino della fogna centrale, la quale è piena di terra; esso mancava del chiusino, che era sostituito da sei anfore di forma allungata. A m. 67 poi se ne scoprì un altro.
Nella via medesima si sono osservati degli strati di terra battuta, con pendenza da nord a sud, specialmente sotto ai muri che fiancheggiano la strada; essi sembrano formati quando la città era in questa parte già abbandonata. Sotto a tali strati ve n'ha un altro costituito da frammenti di anfore misti a calcinacci, come nella via che si sta scavando presso il tempio di Vulcano.
Negli scarichi della strada stessa si raccolse, oltre a materiale di minor conto: Terracotta. Mattoni coi bolli C.I.L. XV, 19 a, 254b (2 es.), 255 a (2 es.), 319 (2 es.), 330, 377 (2 es.), 408 a (2 es.), 616, 759, 803, 891 (molti es.), 1027 (2 es.), 1037 a, 1304, 1344, 1347, 1434, 1436, 1655, e (cfr. 328): EXFMARCIANA CM. Lucerne (C.I.L. XV, 6296 a, 6350 ed altre). Vasi frammentati, cioè fondo di anfora con quattro buchi; ansa di anfora colla marca C. I. L. XV, 2586 a. Marmo. a) Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,11 X 0,07 X 0,016) in cui rimangono soltanto le lettere: SAN. b) Id. (m. 0,17 X 0,095 X 0,017): ...VS... | ...ECI... | ...LIA... | ...NE...; c) Id. (m. 0,08 X 0,06 X 0,038): ..RA...; d) Lepretto in atto di riposo, su plinto (m. 0,11 X 0,152); e) Frammenti di una colonna del diam. di m. 0,26; f) Parte superiore di colonnina di giallo con perno (alt. m. 0,35; diam. m. 0,10); g) Piccolo capitello quadrato (alt. m. 0,09); h) Trapezoforo con testa leonina (m. 0,2 x 0,13); i) Chiusino rotondo con foro (diam. m. 0,085). Bronzo. Frammento di uno specchio (m. 0,075 X 0,042), una lucerna, una serratura, chiodi, aghi stili e monete. Piombo. Asta cilindrica (lungh. m. 0,28; diam. m. 0,032), disco (diametro m. 0,048), due pezzi di una conduttura (diam. m. 0,03). Si ebbero inoltre uno scalpello (m. 0,125), caviechio (m. 0,23) ed alcuni chiodi in ferro; due imbuti (alt. 0,127 e 0,112) in vetro, ed alcuni aghi di osso.
La via sbocca su di un'altra che corre da oriente ad occidente e le cui traccie si conoscevano già innanzi al Teatro e presso le capanne. Innanzi alla via che viene da quella dei sepolcri, si raccolsero mattoni con i bolli C.I.L. XV, 255a, 616, 759, 10262, 1304 (2 es.), 1347, 1434, 1486 e un collo d'anfora con la marca C.I.L. XV, 3041 k.
Dante Vaglieri.
Ad Ostia antica, è continuato lo sterro nella via parallela al tempio di Vulcano (v. Notizie, 1908) della quale tornò in luce il piano a poligoni di selce, la crepidine costituita con pezzi di travertino, il marciapiede a sinistra e il tubo di piombo a destra. Tra le terre più prossime all'ingresso si raccolse: Terracotta. Mattoni con a bolli C.I.L. XV, 861 (5 es.), 555, 803, 10265, 13544 e: SAL EX PRCORST; frammenti di anfore con la marca di forma rettangolare sull'ansa (C.I.L. 2588 a, 2589 b, 2744 d (?), 3040 c; 3094 m). Lucerne varie, tra le quali una con la marca C.I.L. 62965 ed un'altra con rami di edera in giro a due leoncini ai lati di un cratere, e sotto la marca entro targa ansata: SAECVL. Un frammento di vaso a vernice vitrea verdognola con mascheroncino. Marmo. Frammenti di un plinto con parte di He di una grande statua (m. 0,08 X 0,23 X 0,21). Frammenti di bacinelle. Bronzo. Frammento di uno specchio (m. 0,075 X 0,042). Aghi, stili, chiodi, pezzi di serrature, anelli con chiave, rampini e monete. Ferro. Rampini, uno dei quali con paletto molto largo; chiodi, di cui uno a larga capocchia. Un chiodo pure a grossa capocchia si trovò infisso nell'intonaco.
Nel quinto ambiente a destra nell'angolo nord, a m. 0,40 sopra il pavimento, sopra uno strato di scarico si rinvennero le ossa di un pollo, insieme a molti gusci di uova; evidentemente queste uova rimasero sotto le macerie quando precipitò il soffitto. Accanto fu raccolto un denaro di Antonino Pio. Tra la terra che fu estratta dall'edificio dei molini, quando ne fu fatte lo scavo sì rinvenne un mattone col bollo C.I.L. XV, 693.
Nella prima strada verso nord, parallela a quella che dal tempio di Vulcano si dirige verso il fiume, fu tolta la terra nel quarto ambiente per chi viene dal Casone del sale. Fu scoperto il pavimento a mosaico ben conservato (m. 4,65 X 4,30) a disegno geometrico in bianco e nero. Tra la terra che ricopriva questo mosaico si rinvennero frammenti di anfore con le marche sulle anse: a) LFFG. b) C P C. Sul collo del frammento che conservava quest'ultimo bollo, correva una leggenda in nero. Un'altra anfora aveva sul collo in lettere nere: X LXXIIII. Un'altra poi alcuni segni neri a pennello, poco decifrabili. Si raccolse parimenti una lucerna fittile con la marca C.L. L. XV, 6502; un’altra simile a tre becchi (m. 0,56), attaccata sul dinanzi del suo sostegno quadrato (m. 0,105), e un altro sostegno (m. 0,07) simile, di forma cilindrica con due lucerne (m. 0,046).
Dante Vaglieri.
Scavi presso gli avanzi delle terme di Ostia antica.
Nel punto in cui, sulla « via dei sepolcri » sbocca l'altra, ora completamente sterrata, dinanzi all'angolo di questa che è rivolto verso sud-est, fu scoperto al piano stradale un muro, alto in media m. 0,70, rivestito d’intonaco a cocciopisto e formante più angoli; sembrerebbe che vi fossero state delle vaschette. Approfondito lo scavo, tornò in luce la parte inferiore di un'anfora a largo ventre, lesionata. Dentro vi erano avanzi di legno carbonizzato. Di fianco all’anfora, alla profondità di circa m. 0,10 rispetto ai muri, fu raccolta una moneta di bronzo insieme ad una lucerna con bollo (C.I.L. XV 6377,27).
Messa completamente in luce la via, appare evidente che essa si conservò nel suo stato soltanto nel primo tratto, fin dove cioè a destra i muri sporgono al di fuori. Il secondo tratto in un certo tempo fu certamente chiuso al pubblico passaggio; in fatti dove essa sbocca nell'altra che ora si sta esplorando, all'altezza però del piano stradale, un muro la chiuse: allora furono murate le porte ai lati e furono anche tolti i poligoni di selce, che trovammo adoperati per altre fabbriche.
Nel sesto ambiente a sinistra, a m. 1,20 sotto il piano stradale si nota la spalletta di una porta entro muro ad opera reticolata, altra prova evidente del rialzamento che ebbero le costruzioni. A m. 2,40 dal piano di campagna si è constatato un forte strato di materie incendiate, sotto il quale si raccolsero molte monete, per lo più medii bronzi del II e specialmente del III secolo, che ora si stanno esaminando e con esse un denaro di argento.
Nel settimo ambiente si notò lo stesso strato d'incendio, entro il quale si rinvennero 141 monete di bronzo, chiodi, serrature, anelli e borchie di bronzo, aghi crinali e saccali di esso, un grano di collana, un anello di ferro con castone, un campanello di ferro, un fondo di vaso di terracotta, al cui esterno è rappresentata la parte superiore di una Menade col tirso e due fondi di vasi aretini con le marche: a) SETVS P CORNEL b) C NAH in orma di piede umano
Tra gli scarichi degli ambienti decimo, undecimo e dodicesimo si raccolsero: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,31 X 0,29), opistografa. Da un lato si legge in lettere alquanto trascurate: Tra gli scarichi degli ambienti decimo, undecimo e dodicesimo si raccolsero: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,31 X 0,29), opistografa. Da un lato si legge in lettere alquanto trascurate: ET FILIORV m... | ...ET M CLODIo... | ... ET CLODIAEZ... | ... TENSI CON... | ... AB OCTAVIa... | ...INA ET ABQ clavia... | ...ABVS QV... | ...IN… Nell' altro lato venne ripetuta la stessa iscrizione, ma in caratteri migliori: ...CLOD... | ...TSIBi... | ...TESEC... | ...ILIS SVIS... | ...ET M CLODIO... | ...CLODIAE...; 2. Id. (m. 0,19 X 0,22): ...SID... | ...NIX XI... | ...LARVS; 3. 1d. (m. 0,106 X 0,155) ...ALIA... | ...Q VIC... | ...M V...; 4. Id. (m. 0, 14 X 0,08): ...ICTO... | ...XII M III; 5. Id. (m. 0,15 X 0,46): ...IVS... | ...VGI...
Si ebbero inoltre mattoni con i bolli C.I.L. XV 552, 1029 ec, 1344, 1569 & ed il seguente: OPVS DOLE ALIST SEI. Un collo d’anfora coll’iscrizione dipinta in nero, un collo di vaso con testa virile barbata; una lucerna cristiana col monogramma di Cristo e un'altra comune.
A destra nell'ambiente 15 B, sotto la fognetta, a m.1,25 sotto il piano di campagna: un cerchio in ferro, di ruota, con traccie di tre perni, che a questa l'assicuravano (diam. m. 0,80); un mozzo di bronzo, anche di ruota, con fodera interna di ferro e tra quello e questo traccie di legno (diam. esterno m. 0,117; interno m. 0,07); una scatola quadrilatera di ferro con pernii e traccie di legno nell'interno (m. 0,08 X 0,08 X 0,04); ornamento di bronzo, costituito da un'asta e girali larga m. 0,37 (fig. 1), e altri frammenti dello stesso; lamine sottilissime di rivestitura in piombo; una base circolare di bronzo, con traccie dei piedi della statua che sosteneva e traccie di legno nell'interno (diam. m. 0,40, alt. m. 0,065); un massello di piombo a forma di zeppa con perno in ferro (lungh. m. 0,11, largh. in alto m. 0,07, in basso m. 0,03); ansa attaccata alla foglia di edera che stava fissata sul vaso (m. 0,15).
Dante Vaglieri.
Scavi presso gli avanzi delle terme di Ostia antica.
Sterrandosi la via, nella quale sbocca l’altra sopra citata, e che venendo dalle « capanne » si dirige verso il teatro, si rinvennero, precipitati a terra, frammenti di colonne di granito (diam. m. 0,55); e bei capitelli marmorei (alt. m. 0,77; diam. inf. m. 0,55), e capitelli di pilastro (m. 0,63 X 1,10 X 0,50) in travertino, oltre a colonne e capitelli di misura minore. Tutto ciò indicava la vicinanza di edifici maggiori.
Infatti a m. 15 dall'angolo destro della strada che viene dalla « via dei sepolcri », di fronte allo sbocco di essa, si sono incontrati dei pilastri in opera laterizia che appartenevano ad un grande portico, il quale, nella parte sinora esplorata, formava la fronte delle « Terme», (v. Notizie 1888 p. 738), ma si prolungava forse, secondo alcuni indizi, più oltre seguendo il lato occidentale della via, che ora si sta sterrando. Questa via, che potremo per ora chiamare « via del teatro », sembra una delle principali, se non forse anche la principale della città.
Questi pilastri, dei quali si sono riconosciuti finora diciotto, sono larghi ciascuno m. 1,20, e distano l'uno dall'altro da m. 3,50 a m. 4,50. All’altezza di m. 0,97 da terra hanno ciascuno una risega, larga m. 0,23, sulla quale posava evidentemente la base in travertino. Dietro ai pilastri è un corridoio largo m. 2,70. In corrispondenza di ciascun pilastro, dopo il corridoio, si alzano i muri divisorii tra un ambiente e l’altro. Uno di essi è destinato alla scala, ed ha a sin. la» prima branca di questa; il muro divisorio è decorato all'esterno con una colonnina in mattoni del diam. di m. 0,39. Degli altri si riferirà quando lo scavo avrà messo meglio in luce la disposizione dell'edificio cui appartengono. I pilastri posano su un muro che correva lungo la fronte. Esaminato questo in un punto, di faccia allo sbocco dell'altra via, si è constatato che scende per due metri sotto il piano stradale e che innanzi ad esso sorgevano altri muri, piantati sulla terra. In uno degli ambienti così costituiti, a m. 1,14 sotto il piano stradale, si rinvennero cinque anfore.
Nel tratto di questa via che, in gran parte non è stato ancora esplorato, tra le « capanne » e lo sbocco dell'altra via, in mezzo alla terra si rinvenne:
Frammenti di sarcofagi marmorei con le seguenti rappresentanze: 1. Corsa di bighe nel circo (m. 0,285 X 0,40 X 0,037); 2. Frammenti in cui vedonsi dei prigionieri (fig. 2). È conservata la parte inferiore di uno di essi che ha le mani legate sul dorso; dalle sue spalle pende un manto guarnito di frangie. La sua catena, pare che lo tenga avvinto ad un altra figura nuda che lo precede, la quale nondimeno non si può dire se sia anch'essa legata, pendendo il suo braccio destro libero in giù; tuttavia l'atteggiamento curvo in avanti farebbe pensare ad un altro prigioniero (m. 0,17 X 0,175 X 0,09); 8. Parte del dorso e delle gambe di bella figura virile ignuda (m. 0,165 X 0,21); 4. Parte di figura di Apollo rivolto a sin., con lira e innanzi ad esso una pianta di lauro (m. 0,265 X 0,23 X 0,085); sul fianco del sarcofago lancia e scudo; 5. Parte di figura nuda in moto verso destra e innanzi ad essa una: pigna tra foglie e fiori (m. 0,46 X 0,33 X 0,09); in un altro frammento dello stesso sarcofago si vede un tirso, preceduto dalle lettere: M L; 6. Torso di figura vestita (m. 0,29 X 0,25 X 0,13); 7. Figura entro clipeo (m. 0,155 X 0,15); 8. Parte di cavallo marino guidato da un amorino, forse coperchio di sarcofago.. (m. 0,25 X 0,22 X 0,06); 9. Parte superiore di corpo virile ignudo (m. 0,190 X 0,21 X 0,06); 10. Parte del torace di figura virile nuda col braccio sin. alzato davanti al petto, di difficile interpretazione. Il collo molto grosso ed alto non permette di conoscere in quale atteggiamento potesse essere la testa, e lascia il sospetto fosse stata di animale (Minotauro ?). Le penne che appariscono dietro le spalle non sembrano riferirsi alla figura medesima (alt. m. 0,115); 11. Parte superiore di figura muliebre acefala (m. 0,16 X 0,175 X 0,65); 12. Parte di pilastro e di figura, e sul lato sin. lancia e scudo (m. 0,30 X 0,44 X 0,19); 13. Testa e parte del petto di figura male conservata (m. 0,15 X 0,75 X 0,057); 14. Parte di figura umana (m. 0,10 x 0,195 x 0,06); 15. Braccio (m. 0,115 X 0,11 X 0,045).
Si raccolsero inoltre: un frammento di coperchio di sarcofago con parte di persona sdraiata (lungh. m. 0,28); altri frammenti di sarcofagi di minore importanza; frammento di grande statua marmorea panneggiata (m. 0,14 X 0,17); plinto marmoreo con piedini di una statua e parte di un tronco di albero e di altro simile, su cui sta una pelle leonina (m. 0,23 X 0,19 X 0,125); frammento di un braccio marmoreo (m. 0,205); una testa di satiro in cattivo stato (m. 0,19); una testa di bambino con foro superiormente (m. 0,145); frammenti di colonnine; parte posteriore di un quadrupede (m. 0,13 X 0,345); frammenti di cornici marmoree; le seguenti lastre marmoree iscritte: 1. (m. 0,29 × 0,395): ...OR... | ...si BI... | ...ELLIO TEL... | ...BELLIOTY... | ...OPELLIAE... | ...OBELLIAE... | ...OBELLIAe... | ...ET CON... | ...MObellio; 2. (m. 0,17 X 0,18): NERV... | ...pARENTES... | ...RE Q A... | ...ANTES...; 3. (m. 0,135 X 0,125): VL... DIEP...; 4. (m. 0,135 X 0,125): VL... | ...DIEP... | ...XI...; 5. (m. 0,195 X 0,11), (di epoca tarda): V PRAE
Mattoni coi bolli C.I.L. XV 12, 25, 77, 103, 106 a, 115, 315, 376, 606, 708, 891 (in opera in un cornicione di terracotta), 992, 1029, 1083, 1348, 1433, 1436, 1508, 2189 e 1) EX PRAED MATAV | CLAVD FORTY testa di Mercurio; 2) LSE... RVFIO; 3) NN SECC... ON... entro cerchio radiato. Un collo d'anfora con una palmetta in luogo del bollo; una punta di lancia, uno stile e lame di coltello in ferro.
Nell'istessa via tra lo sbocco dell'altra e i pilastri, in mezzo alla terra si raccolse: un torso marmoreo di statuina muliebre (Vittoria ?) con veste annodata alla cinta petto scoperto, parte del manto che scende dalla spalla sin. e traccie di attaccatura (ali?) nella parte posteriore (m. 0,15); un frammento di sarcofago marmoreo, su cui si vede una piccola gamba (m. 0,16 x 0,078); una mensoletta, un frammento di trapezoforo e cornici in marmo; lastre marmoree con le seguenti iscrizioni: 1. (m. 0,15 X 0,17): s I M ORYPII... OMPE... Non è improbabile che sia frammento di lapide votiva a Mitra, e debbasi leggere nel primo verso: S(oli) Invicto) Mitrae); 2. (m. 0,17 X 0,14 X 0,08): ...MINIVM... | ... MARIVM... | ... GVNTL... | ... DC...; 3. (m. 0,275 X 0,15): CHIS... | ...SIBI E... 4. (m. 0,14 X 0,10): ...LATROI...
Mattoni con i bolli C.I.L. XV 12, 25 d, 40, 129 (2 es.), 319 (2 es.), 466 a, 474, 693, 1027 (2 es.), 1094 h, 1096 a, 1210, 1226, 1432, 1436 inoltre in due esemplari: a) EX PR VLPI BI ANICI. EX OFFI CATTI SABINI caduceo; b) tempesina q. servi PVDF titian et galLICA a. 127 che si completa con altro, qui appresso riprodotto e con C. I. L. XV 1842; c) BR FFI ONES apro el CATVLI cOS a. 130; d) MRL FL SER cioè di M. Rutilio Lupo (v. C. .L. XV p. 17); e) RSTI M; f) O PICI... M
Tra i pilastri e negli ambienti retrostanti si raccolse: un frammento di bassorilievo marmoreo (m. 0,365 X 0,135), su cui si vede parte di una gamba bracata e del piede con calzare e innanzi un cane in corsa con collare e nel fondo del calcagno zampa ferina; un frammento di statuetta marmorea femminile seduta (m. 0,175); la parte anteriore di un piede marmoreo posato sul plinto, e con sandalo e corregge (lungh. m. 0,145); un frammento di grande capitello di pilastro in marmo (m. 0,41 X 0, 385); un frammento di bel fregio di un angolo smussato (m. 0,36 X 0.36 X 0,06); le seguenti iscrizioni: 1. Piccolo cippo marmoreo (m. 0,44 X 0,20 X 0,14): L HORT ENSIVS HERAC LIDA N FECIT; 2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,15 X 0,115), opistografa. L'iscrizione più antica dice: ...NNIVS... | ... GELVS ET... | ... A S VICTOR... | ...me RENTIBVS... | ...fecerVNT.... E dall'altra parte si legge: ...M | ...SEX F CAN... | ...CIT BAEBIVS... | ...MNV...; 3. Id. (m. 0,215 × 0,17); FILI FECER VNT PATRI SALVTAR INCONPA RABILI...; 4. Frammento di lastra di cipollino (m. 0,38 X 0,17)): MIERENTI FEC... | ...aNNIS XVIIII...; 5. Nel piano di posa di una soglia (m. 0,53 X 0,39 X 0,07): L CC; mattoni con i bolli C.I.L. XV 79, 104, 269, 614 (1), 693, 912, 1097 g, uno col bollo sopra riprodotto dell'officina di Cattius Sabinus.
Nel tratto della via tra lo sbocco dell'altra e l'incontro colla via della Fontana a destra, vale a dire innanzi al portico, si rinvenne: Due frammenti di rilievi marmorei, su uno dei quali (m. 0,155) si vede la testa di Diana, e sull'altro (m. 0,13) la testa coronata di una figura virile barbata. Parte sinistra di un grande sarcofago marmoreo (m. 0,61 X 0,73 X 0,39), con figure alte m. 0,67. Sul dinanzi a sin. si vede uomo un barbato, che cammina verso sinistra col viso rivolto a destra. Ha una tenia nei capelli; veste lunga tunica fermata da cinturone, ed è coperto da un manto che scendendo dalla spalla sin. si avvolge sul braccio sinistro. Porta la destra al mento e con la sin. regge un'asta. Innanzi a lui si vede una donna con corto chitone del tipo di Diana o Virtus, ma in atto di camminare rapidamente verso destra; il braccio destro è sollevato forse per togliere una freccia dal turcasso che si vede dietro la spalla destra. Essa è accompagnata da due cani. Questa figura farebbe pensare al mito di Ippolito. Nel lato sinistro del sarcofago si vede un uomo con capelli scomposti, con corto chitone, con un oggetto sulle spalle, in atto di camminare verso destra, ma vôlto con la testa a sin. Due frammenti (m. 0,15 X 0.12; 0,13 X 0,13) forse di stipite quadrato mar- moreo, in cui su tre lati si vedono fasci, fiancheggiati da pilum e due aste, alle quali superiormente è attaccato un vexillum. Alla sommità dei fasci sinistri una testa con berretto frigio. Lastra marmorea (m. 0,195 X 0,175) con l'iscrizione: I) M PO & NOT COLLEGAE Un pezzo di uno specchio di bronzo; un manico di coltello, aghi saccali e crinali di osso ecc.
Nell'istesso tratto a sin., dove s'incontrano pezzi di cornicioni in terracotta e vôlte cadute, innanzi al secondo vano, per chi viene dall'altra via, si vede un pilastro, posato sulla strada, costruito con pezzi di marmo decorativi, una colonnina e una maschera scenica rotta nel mento; è rozzamente rivestito d'intonaco, con traccie di pittura rossa a disegno geometrico. Qui presso si rinvenne: Un frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,17 X 0,20 X 0,04) su cui si vede la parte superiore di una vecchia, con cuffia, coi capelli che scendono sulle spalle, volta a destra e piegata innanzi; pare la nutrice quale si riscontra in scene di sarcofagi (Medea, Fedra ecc.). Due frammenti di sarcofago marmoreo, Su uno (m. 0,36 X 0,41 X 0,11) si vede se oi di due donne e il braccio destro di una terza. La donna a sin. ha tunica ferÈ mata Ria cinta, quella a destra, pure con tunica, tiene la gamba destra accavallata SZ sulla sin. e ha un’asta appoggiata al braccio destro, e scendente fino a terra. Sull'altro frammento (m. 0,215 X 0,22) si vede parte di una figura muliebre con chitone e himation e un piccolo avanzo di un'altra. Altro frammento simile con testa di putto con capelli e corona (m. 0,09). Altro simile con testa di amorino e l'ala sin. (m. 0,195 X 0 ,16). Altro di sarcofago baccellato su cui sporge una bella | testa di leone con anello in bocca (m. 0,22 X 0,225). Due frammenti di statue panneggiate (m. 0,16 X 0,28; m. 0,27 X 0,115). Un busto virile senza testa (m. 0,34). Una mensola, frammentata, ornata nella parte in.. feriore piana con una ruota.e un timone e nella curva con foglie (m. 0,85 X 0,16 X 0,105). Frammento di un'urna marmorea (m. 0, 195 X 0,25 X 0,50) con la testa di Giove Ammone agliangoli, dalle cui corna partono nastri. Nella fronte si ha l'iscrizione: DIIS MANIBV S Q MINVCI Q F FELICIS; Lastra marmorea iscritta (m. 0,14 X 0,115 X 0,047): SPO | OMNII | N AG P X; Id. (m. 0,08 X 0,165 X 0,075): VG... IA... | ...DV... | ...EN... Un pilastro per transenna, arrotondato superiormente (m. 1.07 X 0,38 X 0,30). Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 12, 90 a, 115, 319, 376, 847, 933 a, 958 a, 1432, 1436 e; a) bruTIA M R L pigna tra due palmette; b) TEM Pesina q. ser VI PVDF TITIan et gALICN COS. Un frammento di decorazione marmorea con foglie di quercia e bacche ed altri frammenti simili. Nei campi fu raccolto un frammento di lastra marmorea (m. 0,20 X 0,26), sulla quale si legge la seguente iscrizione a belle lettere, incisa al posto di altra abrasa: SINI... | ...LIVI...
In una delle stanze presso porta Romana fu raccolta una lastra marmorea (m. 0,18 X 0,215) con la seguente iscrizione: NVMFABVS... | ...TITVS AMIN... | ...NERICVS DO... | ...NVM FECIT (sic) Il nome Aminnericus è nuovo, se non erro, nell'onomastica latina; Aminnaracus è il nome di un cane in C.I.L. VI, 29895. Presso lo stabilimento delle macchine per la bonifica esistono queste due iscrizioni: 1. In due pezzi dello stesso blocco di travertino (m. 0,16 X 0,14; 0,30 X 0,19 X 0,41): GILIVS... ...S FECIT L | ...GILIO L FC... ...FABRICIANO | ETL LIBErtabuQVE | ...POSTERIS... ....V; 2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,145 X 0,14 X 0,04): ...D | ...CORN... | ...ZOTIC... | ...FILIODV...
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte tra la via dei Sepolcri, le Terme ed il Teatro.
Nell'ambiente n. 6 a sin. della strada che dalla via dei sepolcri si dirige verso le Terme, essendosi notata la presenza di sabbia, si è approfondito lo scavo, ed a m. 1,62 sotto il piano stradale si è incontrato uno strato, alto m. 0,57, di sabbia marina, ivi depositata probabilmente quando venne rialzato il piano per tenere asciutto l'ambiente superiore. Sotto questo strato si rinvennero pezzi di calcinaccio in mezzo all'acqua; e più sotto uno strato di sabbia del Tevere, lasciata, a quanto pare, da qualche inondazione; e più sotto ancora tra la terra un piccolo frammento di vaso campano a vernice nera.
Nell'ambiente n. 13 sull'istesso lato si raccolsero frammenti di una lastra marmorea scorniciata (m. 0,55 X 1,02 X 0,07) con l'iscrizione: D LABERIVS... F PAL | FRONTO FECit... SIBI ET | LABERIAE ITA lia E LIBERT | VXORIQ SVAE RAR iss MAE FEMINAE | ET DVABVS LABERIS ANTIOCHIDI. ET | FRONTINAE FILIABS ET D. LABERIO D F | PAL FRONTONI NEPOTI SVO | ET LIBERT LIBERTAB POSTERISQ EORVM | IN FRONT. P XXXX IN AGRO. P XXXX
Si ebbero inoltre: un frammento di un'erma in giallo antico (m. 0,095 X 0,09), rappresentante un uomo barbato; parte di colonna grezza con perno in ferro (diam. m. 0,48); due macine; un frammento di collo d'anfora con scritta incisa e rubricata.
Inoltre un vaso di bronzo in lamina sottilissima e altro simile; un anello di legno carbonizzato, diam. 0,023; 518 monete di bronzo; lucerne fittili, e borchie di bronzo. Nell'ambiente n. 15 tornarono in luce alcuni frammenti di sarcofagi; un canale d'acqua in marmo con lo scolo a testa di leone (m. 0,76 X 0,16 X 0,21); i frammenti
di un puteale con zone di foglie, uno dei quali ha sull'orlo: ECVN.
Dante Vaglieri.
Scavi presso gli avanzi delle terme di Ostia antica. Esplorazione del lato sinistro del Decumano massimo:
È continuata l'esplorazione della via che dalle « capanne » si dirige verso il teatro e che chiamerò per adesso: « via del teatro ». È stata sterrata per il tratto che va dall'imbocco di un’altra via che corre sul lato settentrionale delle « Terme » e si dirige, a quanto sembra, verso l'ingresso della caserma dei vigili fino all'incontro di « via della Fontana », per una lunghezza di circa ottanta metri.
Tra gli scarichi sulla via stessa tornò in luce: un frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,265 X 0,40 X 0,045) su cui si vede un uomo sdraiato, vestito di corto chitone, il quale ha il braccio d. appoggiato sul cuscino e tiene sul ginocchio sinistro un cesto con frutta che toglie con la sinistra, mentre un altro cesto egualmente con frutta sta per terra; altro simile baccellato, con busto femminile male conservato entro clipeo (m.0,44X0,49X 0,08); altri simili; un frammento di statua marmorea panneggiata (m. 0,27 X 0,15); altro di statua togata (m. 0,26 X 0,37); una testa di delfino in marmo (m. 0,19 X 0,15); frammenti di cornici marmoree; mattoni con i bolli C.I.L., XV 25e, 71, 815 (2 es.), 319, 552, 847, 958a, 10268, 1029c, 1937, 1435; un fondo di vaso aretino con la marca C.I.L., XV, 5496, i soliti aghi di osso e di bronzo e le seguenti iscrizioni: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,185 X 0,145); 2. Frammento di sarcofago baccellato (m. 0,43 X 0,47 X 0,08) con l'iscrizione fiancheggiata da colonna.
Nel terzo vano a sinistra di questa via verso il teatro, cominciando dall'angolo dell'altra che viene da quella dei sepolcri, presso l'ingresso, all'altezza del piano stradale, a lato del tombino di una fogna che, venendo dalla via, attraversa il vano, si sono raccolti tre frammenti di una grande iscrizione marmorea, il più grande dei quali misura m. 0,835 X 0,495 X 0,06 portanti a belle lettere: invicto DEO SOLI | omnipOTENTI O CAELESTI | Nu Mini pRAESENTI | FORTVnaE LARIBVS | TVTela EQVE NDVS | sa...C | ...NDVS. Nella terza linea si potrebbe pensare a [domin]o, ma forse lo spazio è troppo non so poi se nell'ultima, dove esiste il nome del dedicante si possa proporre [Venera]ndus, ricordando il P. Clodius Flavius Venerandus dell' iscrizione pubblicat sopra a pag. 22.
I due vani 5 e 6 sull'istessa linea sono perfettamente simmetrici: misurano m. 9,77 X 5,15, hanno un grande ingresso, largo m. 4,35, con soglia in travertino. Nella parete di fondo, verso l'angolo nord-est, si apre una porta, larga m. 1,17 e verso l'angolo sud-est le è addossata una scala, che, come si vede altrove, continuando in legno, doveva condurre al piano superiore. I muri sono a cortina, meno quello di fondo che è in reticolato con ricorsi di mattoni. Alla metà circa della parete settentrionale del vano 5 e di quella meridionale del vano 6 s'alza un pilastro in mattoni. Nel vano 5, tra questo pilastro e il muro verso la strada, è, addossata alla parete, una specie di cassetta rettangolare, costituita con lastre di travertino, messe a coltello (m. 3,75 X 0,32 X 0,52). Nel vano n. 6 il pavimento è ad opera spicata e restaurato più tardi con pezzi di lastre marmoree. Sotto al pavimento eranvi anfore coricate, l'una innestata nell'altra, che servivano forse per scolo di acqua.
L'ingresso del vano 5 era chiuso con una maceria regolarmente fatta con pezzi di tegoloni e frammenti di lastre di marmo bianco e colorato e frammenti di decorazione marmorea di qualche grande edificio. La maceria è stata fatta quando la vòlta era ancora a posto, perchè questa si vede precipitata sopra la maceria. Questi frammenti fanno parte delle seguenti decorazioni: 1. Lastra con due zone, la superiore (alt. m. 0,18) ornata di grandi foglie di acanto con rosone formato di simili foglie o di foglie d'edera; l’ inferiore (alt. m. 0,095) ornata di foglie di quercia; 2. Lastra con quadri, rombi e triangoli con rosoni (m. 0,71 X 0,65 X 0,36); 3. Simile, dove il rombo è circondato da triangoli, in ciascuno dei quali si vede un delfino; 4. Parte di architrave, di intercolumnio, con due zone costituite da foglie di acanto e foglie d'edera (lungh. m. 0,91; alt. m. 0,48; spess. m. 0,07); 5. Simile con due rami di quercia che si incontrano nel centro in un rosone; 6. Frammento di grande lastra (m. 0,31 X 0,12) con ramo a girale e rosone; in grossezza questa lastra ha le seguenti lettere rozzamente incise: AMA PVERV...
In questa stanza si rinvennero pure due colonne di marmo bianco (m. 2,68 X 0,35); due basi (diam. m. 0,35); un capitello di pilastro di arte fine (m. 0,29; largh. su periormente m. 0,36); altri capitelli; parte di colonna di bigio (alt. m. 0,32; diam. m. 0,35); frammento di colonna ornata di foglie e bacche d'ellera (m. 0,15 X 0,105); mattoni con i bolli C. I. L. XV 69, 103, 105 a, 315 (in opera in un arco), 319, 328, 846, 958 a, 1076; un cippo marmoreo (m. 0,81 X 0,35 X 0,29) con l'iscrizione in greco: AGATHI TYCHI I THEO MEGALO SARAPEI PO AKYLLIOS THE ODOTOS YGER ACHILLIOU CHRY SANTHOUS TOY YIOY (cf. le altre iscrizioni greche ostiensi e portuensi dedicate a Sarapide in Kaibel, Inscriptiones graecae Italiae n. 914 sg.); una lastra marmorea (m. 0,44 X 0,41) con l'iscrizione di epoca tarda: TICHI parte di bella statua di Bacco o di Apollo in marmo, alta m. 1 (fig. 2); frammento di gamba di statua marmorea (m. 0.34).
Particolare menzione, per l'arte finissima con cui fu eseguito, merita un sarcofago marmoreo (m. 1,37 X 0,40 X 0,56) scoperto addossato alla parete sud del vano 6. Vi sono rappresentate tre scene del mito di Meleagro (cf. Robert, Sarkophagsreliefs, s. Meleager; Helbig, Ann. d. Inst., 1863, pag. 81 segg.; Matz, ib., 1866, pag. 76 segg. ecc.). La prima scena è quella a destra, dov'è rappresentata l'uccisione degli zii per opera di Meleagro e dove, oltre Atalanta, si vede pure una statua di Artemide in atto, pare, di coprirsi, come quella, il viso. Nel centro è la nota scena della morte di Meleagro: la sorella qui chiude la bocca al defunto o vi mette l'obolo. La madre sta come negli altri esemplari ai piedi del letto in atto di maledire; manca invece la scena consueta del gettare il tizzo sul fuoco. Terza scena è qui invece quella che, in forma simile ma non eguale, ricorre altrove sul lato: la tomba di Meleagro sulla quale piangono qui il padre e una sorella. Notevole è il fatto che il sarcofago venne adoperato già in antico, siccome vasca per quanto naturalmente in epoca molto tarda.
Un altro sarcofago, però di arte scadente (m. 1 X 0,385 X 0,30), fu trovato pure nel vano 5, innanzi ai gradini di fondo. Entro clipeo sostenuto da putti alati si ha il ritratto del fanciullo defunto, con un riccio caratteristico. Sotto si vedono due galli e tra le gambe dei due putti due maschere, una silenica ed una di satiro. Verso ciascun angolo un putto alato: quello a sin. tiene con la d. un ramo e con la sin. solleva due anitre; l'altro tiene nella sin. il pedum e solleva una lepre. Tra questi putti e quelli centrali un cesto di frutta. Su un altro frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,19 X 0,26 X 0,07) si vede parte di due figure (camilli? attori?) vestite, (col r7ci27um?) e con capelli pettinati in alto, delle quali una regge un piatto con pezzo della vittima (?) e l’altra la patera ed il prefericolo. In altro frammento simile (m. 0,11 X 0,14 X 0,035) sì vede parte di figura virile seduta.
Dante Vaglieri.
Scavi presso gli avanzi delle terme di Ostia antica. Esplorazione del Portico sul lato destro del Decumano massimo:
I pilastri, distanti l'uno dall’altro poco meno di quattro metri, venuti in luce finora sul lato destro della via del teatro, per chi si dirige verso questa, sono diciannove. Ciascuno di essi presenta un'aggiunzione ai lati. Il corridoio dietro i pilastri, nel quale non è stata trovata traccia del pavimento, e che è stato esplorato per una lunghezza di m. 79,40, è largo circa m. 4,40, meno dove, verso il centro della parte sinora esplorata, sono stati addossati altri pilastri. Innanzi al portico sorgono dei muri piantati sulla terra, i quali formano piccoli ambienti quadrati, corrispondenti alle fabernae; sembrano di costruzione posteriore: sono però tutti tagliati al livello della strada, nè furono forse mai molto alti, limitando delle pergulae.
Negli scarichi si rinvenne: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,28 X 0,27 X 0,032): D M MAVRELIO. CHRO NIO FILIO DVLCIS SIMO QVI VIXIT. an NO VNO MES II DIEBVS XXII hori II; 2. Id. (m. 0,24 X 0,28 X 0,07): TI ET CL LIBERTAB SVIS 5.C.L CAI VERNA; 3. Id. (m. 0,605 X 0,095 X 0,07) con l'iscrizione in grossezza: D M TAVE N FAVSTINA C CASSIO HERA CLITO DVLCISSIMO FILIO; 4. Id. (m. 0,078 X 0,073 X 0,022): ...NEO N... | ...CIA... | ...STI...; 5. Id. (m. 0,095 X 0,105 X 0,035): O... RIO... T; 6. Id. (m. 0,18 X 0,245 X 0,03): FECIT CON... | ...CARISSIMA... | ... VIXIT ANNIS... | ...SIBVS IIII DIlibus; 7. Id. (m. 0,23 X 0,14 X 0,035) con iscrizione di epoca tarda: RIAG... | ...APVTO; 8. Id. (m. 0,14 X 0,215) ove rimane soltanto: My; 9. Id. (m. 0,24 X 0,26) ove rimane la sola lettera E. mattoni con i bolli C. I. L., XV, 41, 76, 79, 103 (2 es.), 104, 163, 315, 622, 693, 1033 (2 es.), 1035, 1037 b, 1067, 1104, 1435, 1436; parte inferiore di statua marmorea: avanza il piede destro nudo e parte di corazza con pterix (alt. m. 0,28); tre frammenti di statue panneggiate; parte inferiore di urna marmorea rotonda con avanzo di due gambe incrociate e di face rovesciata a d. di targa senza iscrizione (m. 0.12; diam. m. 0,27).
Su questo corridoio, per mezzo di porte larghe per lo più circa m. 2,60, si aprono gl'ingressi delle varie botteghe, che qui descrivo, cominciando da quella che sta sull'angolo con la via dei vigili. Misurano per lo più circa sei metri di lunghezza per circa m. 4,50 di larghezza. I muri sono tutti laterizî; quelli divisorî hanno lo spessore di m. 0,60. Innanzi al muro di fondo corre una fogna.
Il primo vano ha due porte, l'una sulla via dei vigili, larga m. 2,26 con soglia di travertino; l’altra sul portico. Nella parete di fondo c'è una porta chiusa, larga m. 1,18; in quella meridionale una finestra, larga m. 1,17, che dà nella taberna seguente. Il pavimento era ad opera spicata.
Il secondo ha pure una porta chiusa in fondo e pavimento eguale al precedente.
Il terzo ha la soglia di travertino nella porta che dà nel portico; fu però rialzata in tempo posteriore. Anche questo ha in fondo una porta chiusa. Addossato alla parete occidentale si ha un muricciolo e all'angolo nord-ovest un bagiolo quadrato.
Il quarto occupa la larghezza di due taberne, ed ha pure doppia lunghezza; alla metà però ha due pilastri addossati alle pareti, mentre altri quattro si trovano agli angoli. Comunica con le « Terme » e precisamente con la grande sala dal bel mosaico per mezzo di una porta larga m. 2,92. Anch'esso aveva pavimento in mosaico, a quanto sembra figurato, che però non è stato ancora rimesso in luce. Questo vano in origine non aveva apertura sul portico; quella che esiste fu fatta solo più tardi per una larghezza di m. 1,56, ma chiusa poi un'altra volta con muratura a secco, dalla quale fu estratto un bellissimo capitello (m. 0,52 X 0,37), insieme con frammenti di cornice e tre frammenti di una colonna di tufo del diam. di m. 0,57.
Il quinto vano è un corridoio con volta largo m. 2,06, che immette nelle Terme.
Il sesto, ha una scala con sedici gradini, larga m. 1,77. Addossato al muro che divide questa scala dal corridoio precedente, si ha all'esterno una colonna a cortina laterizia, del diam. di m. 0,36.
Il settimo ha una porta nella parete di fondo, larga m. 1,19, e pavimento ad opera spicata. Addossato alla parete verso il portico vi ha un piccolo semicerchio rivestito di lastre irregolari di marmo tanto nel pavimento quanto nel muro. Tra lo scarico, a m. 1 sopra il pavimento, fu trovato uno scheletro umano.
L'ottavo è con pavimento ad opera spicata ed ha, addossato alla parete di fondo, un altro muro. Sotto la soglia della porta passa un tubo di piombo.
Il nono ha pavimento di lastre irregolari di marmo. Nel fondo ha una porta larga m. 1,46: nella parete sinistra un'altra porta larga m. 1,55. A sinistra entrando, una vaschetta rettangolare con intonaco a cocciopisto, e innanzi a questa un'altra semicircolare, rivestita di lastre irregolari di marmo, chiusa nel lato diritto anche con lastre simili. Di fianco a questa, più elevato del pavimento, un piano inclinato verso la parete sud, a cocciopisto, forse per lavaggi. Nell'angolo, a destra entrando, fu rinvenuto un piccolo sarcofago di marmo bianco lavorato a subbia (m. 1,23 X 0,415 X 0,34), coperto di tegole, e che conteneva lo scheletro di un bambino; all'altezza della mano destra fu raccolto un campanello di bronzo.
Il decimo ha tre porte, oltre la consueta sotto il portico, dove la soglia fu rialzata più tardi: una in fondo, larga m. 2,07, una a destra, già indicata nel vano precedente, ed una a sinistra, larga m. 1,49. Addossata agli stipiti della porta d'ingresso sono due colonnine in laterizio.
L'undecimo ha la porta in fondo, larga m. 1,48, e altra a destra, indicata nel vano precedente.
Il dodicesimo ha la porta nella parete di fondo, larga m. 1,50, chiusa posteriormente. A sinistra entrando, vi ha una grande vasca, lunga m. 2,32, rivestita d'intonaco a cocciopisto, con tre gradini verso ovest. Lungo la stessa parete sinistra dopo la vasca si sono rinvenuti tre fondi di dolii rovinati (alt. m. 0,55). In questa taberna furono scoperti tre pavimenti, il superiore ad opera spicata e il medio, m. 0,43 più sotto, in mosaico; dell' infimo, a m. 0,50 sotto il medio, non è rimasta che la massicciata. Addossata ai dolii e messa in opera come pavimento fu trovata una grande iscrizione ridotta in frammenti, spesso minutissimi. Contiene l'albo del collegio dei fontani, quibus ex senatus consulto coire licet, per l'anno 232 d. C.; è importante perchè ci dà completo il nome dei consoli L. Virio Lupo e L. Mario Massimo; il testo sarà pubblicato nel prossimo rapporto, attendendosi ancora all'opera di reintegrazione. Sotto lo stipite sinistro della porta passa un tubo di piombo del diam. di m. 0,07, che alimentava la vasca; accanto a questa e parallelo corre un fognolo che serviva per lo scolo dell'acqua ed aveva lo scarico sotto la soglia della porta.
Il tredicesimo ha porta in fondo, larga m. 3,11, chiusa più tardi, e pavimento ad opera spicata. Ha un baggiolo in muratura addossato alla parete meridionale.
Nel quattordicesimo si trova una scala, larga m. 1,54 con dodici gradini, alcuni dei quali conservano la rivestitura di lastre irregolari di marmo. Questa scala fu chiusa più tardi.
Il quindicesimo rappresenta l'ambiente sotto la seconda branca della scala ed ha una porta a d., larga m. 2,06, che dà nel sottoscala, ed una a sin., larga m. 1,35. Qui fu raccolta una lastra marmorea (m. 0,50 X 0,57 X 0,03), sulla quale da un lato è scritto: en. claudio seveRO II TI claudio pompeiano ii | ordo CORP oratorum | VS PAP A P ANTEIVS | VS FRVCTVS M CAMPVN | S.FELICISSIMVS T POMPEIVS C | VS VICTOR PARRVNTIN | VS SERVILIO Q VENNIVS | m. campu NVS AGATHOP M SVLPICIVS. MAIO | VS BRADV A L LAECANIVS ALEXANDER | VS DEVTE R M MARIVS PRIMITIVO (sic) | VS VICTOR CN RVLLIVS FELI x | VS HILARV S Q CERELLIVS MARINis | S FORTVNATVS A CAEDICIVS CALLISTIAN us | S CORINTHIAN CANINIVS PRIMVs | VS CRISPINVS Q TADIV S CERIAlis | CALLISTIO M VLPIV S FORTnatus | IS M CAMPVNN PRIMIGEnius | M CAMPVNN REST tutus; e sull'altro: ...RI. PTIMIO PO... | ...aNNONAE. La prima iscrizione è del 173 d. C.; e nessuna delle persone quivi menzionate ricorre in altre iscrizioni di Ostia, per cui riesce impossibile di determinare a quale collegio spetti l'albo; inoltre i gentilizi Campunnius e Rullius sono nuovi nell'onomastica ostiense. La seconda iscrizione venne incisa posteriormente e porta il ricordo di un ufficiale dell'annona; un L. Septimius Pontianus Augg. l. ricorre in C.I.L., XIV, 1597.
Il sedicesimo vano oltre la porta che comunica con l'ambiente quindicesimo, presenta un'altra porta a sinistra, ed una terza grande, larga m. 3,25, in fondo. Quest'ultima era stata murata in età tarda, ma con materiale così cattivo, che fu dovuta riaprire perchè il muro pericolava. Addossato allo stipite sinistro un quadrato (vasca ?), rivestito esternamente con intonaco ordinario bianco; ed all'angolo sud-ovest un muro. Quel quadrato e questo muro ostruiscono quasi interamente il passaggio all'ambiente prossimo. La porta in fondo di questo vano, che è il sedicesimo, immette in un altro (tettoia, pergula?), lungo m. 5,80 e largo m. 3,70, che ha pure una porta a nord, larga m. 1,47 ed una ad ovest, larga m. 1,50. Il lato meridionale, che sta sul lato sinistro di via della Fontana, per chi viene dalla caserma dei vigili, era completamente aperto, avendo però una lunga soglia di travertino. Il pavimento era ad opera spicata: sotto di questo passa un tubo di piombo del diam. di m. 0,037, il quale penetra nell'ambiente 16.
Il diciassettesimo è quello che corrisponde al fondo di via della Fontana, sulla quale però non dava con alcuna porta. Porte erano invece, oltre che nel portico, anche negli altri due lati, larghe m. 1,50; ma l'una poi chiusa, l'altra, come si è detto sopra, occupata, nella maggior parte, dalla vasca e dal muro. Il pavimento è a mosaico bianco e nero a grossi tasselli, in parte restaurato in antico con lastre irregolari di marmo. Vi è scritto a grandi lettere, non nel centro, ma piuttosto verso la porta, e in modo che la scritta guarda il vano sedicesimo: ...FORTVNATVS... | ...ATERA QVOD SITIS | BI (cratere) BE. Si tratta evidentemente di un'osteria appartenente a certo Fortunatus, la quale forse si estendeva anche negli ambienti vicini; l'iscrizione si potrà intendere presso a poco così: [Hospes, inquit] Fortunatus, [vinum cr]atera, quod sitis, bibe.
Negli scarichi di questi vani tornò in luce: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,22 X 0,23 X 0,045): ...T VI VIR... | ...SIBI... | ...CONIVC; 2. Frammento di sarcofago marmoreo striato (m. 0,26 X 0,29 X 0,065) con l'iscrizione entro targa: ...CL... | PRIMI... | ET HERM... | ET HERE...; 3. Frammento di lastra marmorea (m. 0,08 X 0,095): SVS... | ...C DO...; 4. Frammento di sarcofago marmoreo striato (m. 0,19 X 0,21 X 0,07) con l'iscrizione superiormente: ...LAVIO PA...; 5. Frammento di lastra marmorea (m. 0,27 X 0,13 X 0,06): ...N... | ...VNATE...; 6. Lastra marmorea (m. 0,62 X 0,42): D M LIVIAE AF BERONICES MEMORIAM CONSECRAVIT P LVCRETIVS LICINIANVS CONIVGI SANCTISSIMAE; 7. Frammento di lastra marmorea (m. 0,225 X 0,09 X 0,03): ...L PVLLAEinio... | ...FILIO DV... | ...PVLLAE... | ...ET AI...; 8. Id. (m. 0,25 X 0,25 X 0,06): O SVLPICIO FE | ...TILIANILA sic | ...DVLCI... | ...TOVI V... | ...S...; 9. Id. (m. 0,275 X 0,275 X 0,03): D M | P THVRANIVS | CRATER VS ET | MECLASIA BA | SILICE P THVPa | NIO EVPRA... | FILIO DVL... | QVI VIXIT... | VI MES; 10. Busto marmoreo acefalo (m. 0,19 X 0,18) con l'iscrizione sul petto; 11. Frammento di coperchio di sarcofago marmoreo (m. 0,20 X 0,10) sul quale si vede una donna recumbente sul letto con corona nella sin. e sotto l'iscrizione: FEMI; 12. Frammento di lastra marmorea (m. 0,21 X 0,19) a grandi lettere: ...LI... | ...AV...; 13. Id. (m. 0,06 X 0,11 X 0,03), su un lato della quale si legge: ...PV... | ...ONI... | ...RVI... e sull'altro lato restano solamente le lettere CR; 14. Id. (m. 0,72 X 0,26): COIVGIDIC | QVAEBIXIT... | PLVS MINus; 15. Id. (m. 0,13 X 0,10): ...AE... | ...TOPT... | ...MA...; 16. Id. (m. 0,13 X 0,10) colla sola lettera M; mattoni con i bolli C. I. L., XV, 12, 19a, 104, 269, 315, 328, 361 (2 es.), 811 d, 1026 a, 1029 c, 1033, 1435, 1436, 1449 b, 1451, 1566 a e (cfr. 1842): teMPESINA Q A C V | ...ITIAN E GAL | COS, L C S C C C P S P pigna tra due palmette; frammenti di sarcofago con avanzi delle seguenti rappresentanze: satiro recumbente che regge con la destra la zampogna e avanzo di nastro con corona (m. 0,18 X 0,30); parte di figura vestita e festone (m. 0,13 X 0,30 X 0,20); due braccia, uno ignudo, l'altro coperto di manto (m. 0,19 X 0,22); parte di clipeo con testa muliebre (m. 0,15 X 0,21); parte di animali marini (m. 0,19 X 0,18); testina di leone (m. 0,13 X 0,12 X 0,06); un bellissimo busto marmoreo, acefalo, drappeggiato, adoperato in un muro a secco (m. 0,31 X 0,33) ed un altro frammento di busto; un frammento di urna marmorea con coda di delfino; due frammenti di un grande puteale con doppia zona di foglie di acanto (m. 0,23 X 0,32 X 0,065; 0,26 X 0,17 X 0,065); un frammento di pilastro, con colonna scanalata da un lato e nell'altro su onde parte di un cavallo marino (m. 0,21 X 0,225 X 0,15); un altro frammento di stipite sul quale sono scolpiti a rilievo i fasci, simili a quelli del marmo pubblicato sopra a pag. 57; un trapezoforo ornato sul dinanzi di un'anfora (m. 0,24 X 0,20 X 0,05). E inoltre: frammenti di capitelli di pilastro; colonnine; lucerne (C.I.L., XV, 6502); un vaso di terracotta con striature giallognole orizzontali (alt. m. 0,165); altro con vernice verdognola (alt. m. 0,05); coperchio di terracotta portante le lettere: MP incise con lo stile nella creta cruda; frammenti di bassorilievi fittili (satiro che tira un tralcio di vite; gamba sinistra di figura con manto svolazzante); femmina di grappa in piombo circolare con punte (diam. m. 0,035); anelli e un campanello di bronzo; un ago saccale e un frammento di forcone in ferro; monete.
Dante Vaglieri.
Scavi presso gli avanzi delle terme di Ostia antica. Esplorazione della Via dei Vigili:
La via dei vigili, che si stacca da quella del teatro, passando sotto il portico, ha nel suo inizio, indicato dai soliti paracarri innestati nel muro, la larghezza di una delle taberne; poscia si allarga, ma non subito, per arrivare alla larghezza normale. Sporge infatti sulla strada un ambiente, che ha su quella due piccole finestre a mo' di feritoie; l'ingresso sempre sulla strada, ma verso ovest sul muro perpendicolare alla strada stessa, e un'altra apertura, chiusa poi regolarmente, che dava nella prima taberna (v. sopra pag. 89). Di fronte all'ingresso, egualmente sull'area stradale, è una scala. Tra questa e quell'ambiente (in cui riconosceremo la stanza di guardia pel portiere) è l'ingresso ad un corridoio che conduce direttamente alla grande sala delle Terme col musaico rappresentante Posidone tirato da quattro cavalli marini tra altri animali marini e Tritoni (v. Notizie, 1888, p. 739).
Prosegue lo sterro di questa via, che sarà fatto per ora fino all' incrocio dell'altra, che passa tra la caserma dei vigili e le Terme. In questo sterro si raccolse: 1. Due frammenti di una lastra marmorea: a) (m. 0,104 X 0,20): cAES; b) (m. 0,15 X 0,20): ...S D... imp ERA tor?; 2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,24 X 0,19): ...ATTI... | ...VITA... | ...CARI…; 3. Id. (m. 0,12 X 0,10 X 0,04): ...SI... | ...VG...; 4. Id. (m. 0,15 X 0,21): ...ET CE... | ...POSTERI...; 5. Id. (m. 0,13 X 0,12 X 0,03) in cui rimane solo la parola: VIXIT; 6. Id. (m. 0,13 X 0,11) in cui si conservano solo le lettere: VMI; 7. Id. (m. 0,16 X 0,055) col frammento epigrafico: ...TERI... | ...MILIA...; 8. Id. (m. 0,045 X 0,23) con lettere per l'incastro del bronzo, incavate in grossezza: HTWKAITW; 9. Id. (m. 0,30 X 0,29 X 0.028) con rozzissimo busto di giovane bullato, appena sgrossato a colpi di scalpello, portante la leggenda: BVRDO
Inoltre: una base di colonna (m. 0,25; diam. m. 0,60); un frammento di colonna marmorea (m. 0,81 X 0,57); un frammento di trapezoforo ornato di anfora (m. 0,19 X 0,15); frammenti di decorazione in marmo; un peso di bronzo di gr. 160; monete.
Da un arco caduto sulla strada fu estratto un mattone col bollo C.I.L., XV, 1116 a. Innanzi all'ingresso delle Terme e nel corridoio su citato si raccolsero i seguenti marmi: a) un bel ritratto di giovanetta (alt. m. 0,18) con capelli artisticamente accomodati e con diadema; b) una testa di Medusa in bassorilievo, circondata da foglie (alt. m. 0,115); c) l'angolo sinistro di un grande sarcofago con figura virile nuda, coronata (di spighe ?), volta verso d., con la testa rivolta a sin., in atto di sollevare con la d. una lepre per le orecchie, mentre con la sin. regge un cestino; sul braccio sin. è appoggiato il manto fermato con nastro alla spalla d. (m. 0,36 X 0,19 X 0,23); d) frammento di sarcofago con ramo di melo (m. 0,20 X 0,23); e) simile con parte del clipeo e foglia d'edera (m. 0,18 X 0,22); f) angolo sinistro di un'urna cineraria con un uccello e foglia di quercia (m. 0,047 X 0,10 X 0,093); g) due frammenti di lastra marmorea con una serie di circoli (m. 0,59 X 0,24). Si recuperarono altresì le seguenti iscrizioni: 1. In lastra marmorea (m. 0,195 X 0,20): D M NONIA SYMFERVSA FECIT SIBI ET LIB LIB POST EORVM; 2. Id. (m. 0,135 X 0,25 X 0,03): D P RA... | ...EROT... | ...COLY... | ...PING...; 3. Due frammenti di una lastra marmorea con brutte lettere: a) (m. 0,25 X 0,19), b) (m. 0,15 x 0,085).
Finalmente: mattoni con i bolli C.I.L., XV, 361 e 762 a; un frammento di bassorilievo fittile su cui si vede un leone alzato sulle gambe posteriori e foglie d'edera; una lucerna cristiana di terracotta ed un braccialetto di bronzo.
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme di Ostia antica.
Sono stati esplorati i primi vani a sinistra di via della Fontana per chi viene da via del Teatro, attraversando l'osteria di cui si è parlato sopra a pag. 92.
Il primo vano di m. 6,80 X 4,45 (segnato con lettera A nella pianta pubblicata nelle Notizie 1907, pag. 214) sta proprio di fronte a quell'ambiente aperto interamente sulla via, del quale si è sopra riferito a pag. 92. Ha sulla porta d'ingresso, larga m. 2,67, la soglia di travertino, che però posa sullo scarico, ed è di m. 0,45 più alta del pavimento, il quale è ad opera spicata. Conserva nel basso traccie diintonaco a cocciopesto. Ha in fondo una porta larga m. 1,25.
Il secondo vano, di m. 6,80 X 5 (segnato B nella pianta sopra citata), ha la porta d'ingresso larga m. 2,67, con soglia in più pezzi di travertino, senza canaletti e rialzata più tardi; una porta in fondo larga m. 1,05; il pavimento in opera spicata; traccie d'intonaco a coccio pesto, e in alto la solita cornice di mattoni, sottoposta al pavimento del piano superiore. Nell'angolo a destra avanzi di una vasca di m. 1,55 X 0,80 X 0,13. Addossata alla parete di fondo è una costruzione quadrata, che posa su uno strato di scarico, alto m. 0,43; è fatta con tufetti squadrati e con file di mattoni ed è ricoperta di cocciopesto.
Tra questo vano e il seguente si ha sulla strada la vasca indicata nella pianta sopra detta con la lettera G. Misura m. 1,56 X 1,15 x 0,80. È rivestita di intonaco a cocciopesto, coperto all'esterno di colore rosso. Il tubo di scarico è nel lato nord.
Il terzo vano, uguale al precedente, ha nell'angolo di fondo a sin. una scala con cinque gradini, a cortina di mattoni con intonaco a cocciopesto (m. 0,86 X 0,22 X 0,25). Simile intonaco si ha in giro per un'altezza di m. 1,44, e più su una scialbatura più fine, bianca. Quell' intonaco più rozzo accompagna anche la scala nel suo tratto conservato, e poi sulla parete di fondo, dove era la seconda branca della scala stessa, non più in mattoni, ma in legno. Esso indica che la scala medesima non doveva essere visibile, ma nascosta probabilmente da tramezzo in legno. Al di sotto della seconda branca l'intonaco è, come nel resto, rozzo, a cocciopesto inferiormente; più fine in alto. La scala conduceva al piano superiore; la cornice in mattoni è a m. 4,50 di altezza dal pavimento. Sulle pareti restano poche traccie di graffiti; spesso si tratta di semplici aste; in un punto si legge: XIIIIII TAIL FEO NVII
Il quarto vano è eguale in tutto al precedente; soltanto l' intonaco in cocciopesto mostrasi coperto di tinta rossa. Vi si raccolsero frammenti del soffitto a camera a canna, con avanzi di affresco, ed un collo d'an fora con la marca sull'ansa: M.
Il quinto, delle stesse dimensioni, ha lo stesso intonaco a cocciopesto per una altezza di m. 1,60; e più in alto l'intonaco più fino, che copriva anche le pareti del piano superiore. Qui però non vi è la scala, ma al suo posto una vasca a cocciopesto con colore nerastro nell'interno (m. 1,62 X 1,06 X 0,82). In fondo, era una porta larga m. 1, che venne poscia chiusa. Quella d' ingresso conserva la soglia in travertino.
Il sesto vano largo m. 2,93, spurgato per una lunghezza di m. 7,35, è un corridoio, che doveva sboccare nella via parallela a quella della Fontana. La porta è larga m. 2,38 ed ha la soglia in travertino. Un'altra porta si vede a sin., a m. 7,35 dall'ingresso, la quale doveva mettere in una stanza alle spalle del quinto vano. Nel pavimento, che è, come al solito in opera spicata, a m. 5,25 dall'ingresso, sul lato destro, erano conficcate due grandi anfore a grosso ventre, sporgenti in fuori per circa un quarto. Si conserva anche qui la cornice in mattoni e parte delle pareti del
muro superiore.
In questi vani si raccolsero i seguenti frammenti marmorei: un bel busto acefalo,
femminile (m. 0,36), un frammento di testa virile (m. 0,05 X 0,85), altro di statuetta di putto (m. 0,19), parte di mano sinistra di statua, un piccolo capitello corinzio e inoltre mattoni con i bolli C.I.L., XV, 1071, 1435 e una lucerna con rilievo rappresentante Apollo citaredo e portante la marca: AVG
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Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme di Ostia antica.
Nella via del Teatro, è stato completamente ripulito il porticato innanzi alle Terme, sicchè tutto presentasi ora nel modo che vedesi rappresentato qui appresso.
Nei due ultimi vani sotto il portico (nn. 16 e 17, vedi pag. 92) si raccolse: 1. Lastra marmorea opistografa (m. 0,21 X 0,18 X 0,025): da un lato si legge: M C... | ...FECI... | ...OS e dall'altro: ETA... | RVFIN... | LIBERTA... 2. Id. (m. 0,21 X 0,36 X 0,06): ...IRENE | ... EVHEMER | ... B M FECIT 3. Grossa lastra di marmo (m. 0,73 × 0,34 X 0,20) in cui rimane: TREI... | C SEILI... | C SILIVS... | C.SILIVS... | C SILIVS C L E. Le ultime tre linee furono incise posteriormente; 4. Frammento di lastra marmorea (m. 0,16 X 0,12 X 0,025), su cui è graffita una testa di cavallo con palma che s'alza dalla fronte; 5. Otto frammenti di un bassorilievo con doppia fila di strie; a d. un pilastro ornato, e sopra a questo mezza testa con capelli spioventi; in uno dei frammenti avanzo della targa, donde venne abrasa l'iscrizione; 6. Frammento di antefissa in marmo con rilievo rappresentante una foglia (m. 0,46 X 0,18X 0,11); 7. Varie lucerne di cui una con rilievo rappresentante un gallo, ed un’altra a dieci becchi, a forma di barca, destinata ad essere sospesa (fig. 2). Vi si vedono in rilievo, entro edicole, Iside nel centro, Serapide da una parte, ed Arpocrate nella opposta. Altra lucerna portante la marca: VMIS F; 8. Due colli di anfore con le marche C.I.L., XV, 25864 e 2966 sulle anse; 9. Mattoni con i bolli C. I. Z., XV, 12, 76, 79. 10. Fondo di vaso aretino con la marca: L A I in pianta di piede umano (cf. C.I.L., XV, 5081), e inoltre anelli, anelli con chiave ecc.
Nel vano 12 (v. sopra pag. 90) si raccolse la lastra marmorea (m. 1,17 X 0,92 X 0,03) contenente l'albo dei fontani dell'anno 232 d. C., inciso dopo abrasa un'iscrizione precedente: L VIRIO LVPO ET L MARIO MAXIMO COS | CORNVS FONTANORVM Q EX SC COIRE LICE | P PETRONLVS FELIX | LVCIVS POMPEIVS QVINTIN VS | GIVLIVS SATVRVS | NEVIVS CATVLLINVS | AVRELIVS VITALIO | CAECILIVS SOTERICVS | SEXTILLVS SEBERIAN VS | L FLAVIVS ONESI MIANVS. Si ebbero inoltre altri piccoli frammenti della medesima lastra marmorea con una o due lettere, i quali non poterono essere collocati al loro posto. Sul testo epigrafico vanno fatte le seguenti osservazioni: lin. 1. Per quanto concerne îi consoli del 232 Lupo e Massimo citati s'ignorava sinora di essi il prenome ed il gentilizio (v. Vaglieri, / consoli, pag. 169). Il primo può essere stato il figlio di quello che combattè per Severo contro Albino (Dio. Cass., 75, 6) e governò la Britannia sotto Caracalla (Dig. 28, 6, 2, 4). Un Virio Lupo, discendente certo del nostro, fu console con Probo nel 278 (Vaglieri, op. cit., p. 232) e praefectus urbis nel 278-280; un L. Mario Massimo Perpetuo Aureliano fu console per la seconda volta nel 223 (op. cit., pag. 173 seg.). lin. 2. Un collegio di fontani, che corrispondono a quelli detti altrove fullones, non si conosceva ancora per Ostia; notissimo è quello di Roma (Waltzing, Corporations professionnelles, II, pag. 113; Pernier in De Ruggiero, Dizionario epigr., s. v. « fullo »). I, lin. 8. Non intendo le ultime lettere, che pure sembrano certe. Esse o. si riferiscono al nome precedente (cf. lin. 32) o a quello della seconda colonna. lin. 18. Un Iulius Grumentinus ricorre in C.I.L., XIV, 1151. lin. 32. Il VI è certo; che sia errore per IV(mi0r)? II, lin. 3. Un Petronius Felix in C./. Z., XIV, 1461. lin. 7. Un Aurelius Vitalio in C.I.L., XIV, 260 in un albo di collegio ignoto. lin. 8. Un Q. Caecilius Sotericus in C.I.L., XIV, 714.
Negli altri vani, sotto lo stesso portico si raccolse: 1. Lastra marmorea (m. 0,14 X 0,185 X 0,02) con lettere piccole e brutte: D... | Q BILLI... | COIVCI BE... | Q V ANNIS…; 2. Id. (m. 0,46 X0,54X 0,04): D M EVPHROSYNE LIB MERENTISSIMAE A CORNELIVS AMARANTVS L F; 8. Frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,11 X 0,35), sul quale si vede parte di due figure; 4. Id. (m. 0,12 X 0,18) con parte di putto alato; 5. Frammento di antefissa, con un leoncino che esce da un tubo (m. 0,08 X 0,08); 6. Un'ansa di anfora con la marca incompleta CCVC, impressa due volte; 7. Fondo di vaso aretino con la marca: L TI TI (sic) e nella parte inferiore un A graffito; 8. Lucerne, di cui una con rilievo rappresentante un amorino. Si ebbero inoltre: un piatto di bilancia di bronzo (diam. m. 0,04), un unguentario di vetro (alt. m. 0,052), un' asta quadrilatera di ferro, ripiegata ad uncino (m. 0,27 X 0,35 X 0,035).
Nel fare una ricerca di fianco ad uno dei pilastri sotto il portico, a m. 0,92 di profondità dalla soglia della taberna n. 1, presso la via dei vigili è venuto in luce un frammento di ornato che conserva traccie di colore bianco e ha superiormente due palmette e inferiormente festoni e volute.
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme di Ostia antica.
Sono stati esplorati anche i vani n. 2, 3 e 4 sulla sinistra della via del Teatro per chi viene dalla via dei Sepolcri partendo dalla via che le congiunge (v. pag. 84). Anche questi, come i prossimi, avevano le volte ancora conservate nell'epoca in cui furono abbandonati. Sul pavimento si trovò uno strato di terra misto a frammenti di vasi. Negli scarichi si raccolsero piccoli avanzi di intonaco dipinto.
Il vano n. 2, di m. 9,80 X 5, ha la soglia in travertino sulla porta d'ingresso, larga m. 3,85, avanzi del pavimento fatto con lastre informi di marmo bianco ed una porta nella parete di fondo, che è di opera reticolata con ricorsi di mattoni, mentre le altre pareti sono in laterizio. Nell'angolo sud-est è una scala, in opera reticolata, con sei gradini (m. 0,23 X 0,20 X 0,99), che termina in un pianerottolo (m. 1,13 X 0,99), dal quale partiva la continuazione della scala che era in legno (cf. sopra pag. 116). Nell'angolo sud-ovest si conservano due pezzi di canale di marmo, collocati in modo da formare un rettangolo (m. 1,37 X 0,67). In questo vano si raccolse: 1. Lastra di marmo (m. 0,10 X 0,13 X 0,26) col seguente frammento epigrafico, a destra del quale si vede la mano e parte del braccio di una figura. ...TROPO | ...EFRI | ...TRO; 2. Due frammenti di una grande iscrizione: a) (m. 0,22 X 0,335 X 0,028): MAN... | ...P P DE... | ...T EXS...; b) (m. 0,105 X 0,125): ...ER... | ...COR...; 3. Id. (m. 0,16 X 0,23 X 0,07): AIA | ...CVM QVA VIXIT | ... VLLA QVERELLA ET | ... E CONIVGI CARISSIMA | ... BVS POSTERISQ EORVM | ... XII IN AGRO PED XX
Il vano n. 3 probabilmente fu in origine l'entrata ad un grande edificio, non essendovi nell'ingresso le spallette. Poi fu diviso in due parti, delle quali l'una mantenne la funzione di corridoio di accesso, l'altra fu ridotta a taberna (Sotto questo vano passa una fogna che attraversa la strada. Nel vano stesso vennero in luce due tombini della fogna medesima). La taberna, che ha forma trapezoidale, avendo all'ingresso una larghezza di m. 2,07 e in fondo di m. 3,75, è lunga m. 10,40. Ha soglia di travertino con canaletti, ed una porta a destra; una porta a sin., aperta più tardi, era stata in seguito richiusa con pezzi di tufo, marmo e cocciopesto. Il pavimento era a lastre informi di marmo.
Il corridoio, scoperto per un lunghezza di m. 13, largo m. 2,07 ha nella parete a sin. due porte, delle quali una, larga m. 1,79, mette nella prossima taberna, l'altra in una stanza retrostante a questa; una terza mette nel vano n. 4. Vi è un condotto formato con anfore (Un condotto simile si è rinvenuto nel vano n. 6.), forse per acqua potabile. In questo ambiente si raccolse un frammento di lastra di marmo (m. 0,275 X 0,22 X 0,03) con iscrizione, le cui lettere, appena incise, vennero ornate con piccoli tagli trasversali: ...MEN... | ...TIVS...AIVM
L'ambiente n. 4 (m. 9,78 X 9,87) ha, oltre la porta d'ingresso (m. 3,80), con soglia, una porta in fondo (m. 1,28) ed una a sin. (m. 1,79). Il pavimento era a tegoloni; su uno di essi il bollo C.I.L., XV, 760. Sotto il pavimento passa un tubo di piombo del diam. di m. 0,03, che viene dal terzo vano. Qui si raccolse: 1. Lastra marmorea (m. 0,19 X 0,21 X 0,025): D... | SERVIO... | FELICIO... | FECIT... | SERVIVS SAI... | ISID... | SIBI... ; 2. Mattoni con i bolli C.I.L., XV, 288, 315 (2 es.), 377, 693, 1026 6, 1596 a; 3. Due lucerne fittili, di cui una con due lepri in atto di mangiare un grappolo d'uva e sotto marca irriconoscibile (NICIP ?), e l'altra col monogramma cristiano; 4. Un collo d'anfora col bollo sull'ansa: ISOC; 5. Un peso di bronzo di forma piramidale, alto m. 0,071, largo alla base m. 0,026 X 0,022. 6. Un pendaglio cilindrico di bronzo (lungh. m. 0,055 forse per amuleto. In parte da questo vano e in parte dai prossimi (segnati coi nn. 5 e 6) pro vengono frammenti di un grande bassorilievo marmoreo dello spessore di 5 centimetri.
In due di questi, il primo (a) di m. 0,43 X 0,55 ed il secondo (b) di m. 0,36 X 0,62, si vede, a d. di un cipresso, un satiro, con nebride, rivolto verso d. in atto di danzare: regge con la d. un bastone nodoso con manico ricurvo e porta sulla spalla sin, una capra che regge con la sin. per una zampa. Sotto ai suoi piedi (fig. 3b) vedesi una serpe. Altri frammenti riuniti dello stesso bassorilievo che nel loro insieme misurano m. 0,54 X 0,48, mostrano parte della figura di una Menade danzante, dalle vesti svolazzanti, che suona il crotalo. Se allo stesso bassorilievo appartiene la testa femminile che si vede nella fig. 5, dovremo supporre che le Menadi nel bassorilievo fossero state due e che alla centrale appartenesse il piede e la parte di veste.
Lungo l'istessa via, procedendo verso le « capanne » a d., dopo la via che viene da quella dei sepolcri, si raccolse: 1. Frammento di grossa. lastra di marmo (m. 0,28 X 0,35) con lettere poi abrase; ma di lettura che sembra certa: ...OP MISCVMS... | ...S DIIAIATAM... | ...impeRATORIS IlII C...; 2. Lastra marmorea (m. 0,10 X 0,125 X 0,04): S. BIANC... | ...DUITA...; 3. Id. (m. 0,125 X 0,33 X 0,025): ....ADRIANO...; 4. Frammento di bassorilievo marmoreo, con parte del piede sin. di una figura e parte del panneggio (m. 0,26 X 0,125 X 0,06); 5. Frammento di terracotta architettonica con parte di voluta e parte superiore di figura muliebre alata (m. 0,12 X 0,12).
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme di Ostia antica.
Nella via dei vigili (v. sopra pag. 96) fu sterrata la stanzina che si trova a sin. dell'ingresso delle « Terme » (guardiolo del portiere?), ed è addossata alla prima taberna sotto il portico. Misura m. 5,76 X 3,63. La porta d'ingresso è larga m. 1,19. Essa aveva la vòlta a botte, stabilitura bianca ordinaria, e pavimento fatto di lastre informi di marmo e mattoni. Accanto alla parete meridionale passa una piccola fogna, nella quale si scarica un fognolo proveniente dalle « Terme ». Addossata alla parete orientale fu rinvenuta una vaschetta in muratura in cattivo stato di conservazione.
Levati alcuni mattoni del pavimento fu constatato come sotto di questo ne esisteva un altro in mosaico bianco e nero. Tolto allora il pavimento superiore e tolta la vaschetta venne in luce il mosaico figurato, purtroppo in parte distrutto, che formava un rettangolo (m. 3,72 X 1,60) con una fascia nera di m. 0,28, altra bianca di m. 0,052, altra nera di m. 0,065 e in mezzo fondo bianco con figure nere. La rappresentanza è nilotica. Verso l'ingresso, cioè verso ovest, non rimane se non a d. la parte posteriore di un quadrupede (ippopotamo ?). Nel centro si vede una barca lunga, snella (m. 1,63) con poppa a testa di animale: ma nulla rimane della rappresentanza centrale: sotto di essa, sorgono dalla fascia meridionale delle pianticelle acquatiche, talune con tiore di loto. Nel lato orientale, e visibile da questo, si ha un coccodrillo (m. 0,69) che insegue un pigmeo itifallico che fugge, tenendo nella destra un oggetto a due punte: tra le due figure una pianta. Il lato settentrionale è completamente distrutto.
A destra dell'ingresso delle « Terme », si hanno due ambienti, la cui porta si apre sull'area innanzi all'ingresso citato, di fronte all’ambiente testè descritto; nel primo (largo m. 0,92) è una scala stretta che ha alla destra, dentro il vano stesso, un piano inclinato con superficie a cocciopesto; nel secondo (sottoscala?) è una latrina (m. 1,42 X 2,90) con porta larga m. 1,26. Il pavimento con inclinazione verso . il fondo, è a mosaico bianco; l’intonaco delle pareti a cocciopesto. Innanzi alla parete di fondo si ha un buco (m. 0,40 X 1,28), davanti al quale è un lastrone di travertino e ai lati due spallette, alte m. 0,50. _ Nell’angolo che la via dei vigili fa con l’altra che, costeggiando la caserma, raggiunge la via della Fontana, è venuta in luce un'altra fontana in corrispondenza con quella esistente all’altro angolo dell'edificio. Essa, che misura nell'interno m. 1,17 per 1,29 e all’esterno m. 3,30 X 1,90, conserva la vòlta, il cui cervello è all'altezza di m. 1,43; conserva anche il tubo di carico e quello di scarico.
Nel lato orientale apresi un foro che attraversa un blocco di travertino; ma esso fu poi chiuso nell'interno con l'intonaco. Nel lato nord, che dà sulla via, esiste un'apertura larga m. 0,85, con parapetto in travertino, per attingere l’acqua. Altre vasche esistono accanto a questa, verso est, ma sono tagliate all'altezza della strada. Al di sopra della fontana sale dalla strada, addossato alla casa, dirigendosi verso l’angolo di questa, un piano inclinato, con sei mensolette in travertino, sulle quali erano impostati degli archetti, e di cui le ultime due reggevano un ripiano. Ha l'apparenza di una scala, ma tale non è, sporgendo appena per m. 0,47 ed avendo la superficie liscia.
Dagli sterri di questa via si ebbero parecchi frammenti epigrafici per lo più in lastre marmoree; il solo n. 6 è in travertino. 1. Id. (m. 0,18 X 0,19 X 0,10): ...ELIO... | ...AVG...; 2. Id. (m. 0,10 X 0.075 X 0,034): ...DIC... | ... O PON... | ... S...; 3. Id. (m. 0,19 X 0,14 X 0,03): D... | AEMILIA... | SIMAE F... | DION... | ILIA RF... | ITIAE...; 4. Id. (m. 0,12 X 0,138), opistografa: a) ... ESSE... | ...ISPIN... | ...NIVS... | ...O...; 5. Id. (m. 0,108 X 0,125 X 0,017): ...VD...; 6. Lastra adoperata poi come soglia (m. 0,19 X 0,16 X 0,042): ...RONIA PI...; 7. Id. (m. 0,135 X 0,13X 0,02): D... | ...PRI MI... | ...PECI... | ...MA K... | ...O NE S...; 8. Id. (m. 0,178 X 0,168 X 0,07): ...M | ...TRICLINI | ...XTERIORE | ...ORVM; 9. Id. (m. 0,155 X 0,205 X 0,038): L F M; 10. Id. (m. 0,11 X 0,145 X 0,025): ...EBVST in PACe....
Abbondarono i mattoni con i bolli C.I.L., XV, 12 103 (3 es.), 104 (3 es.), 105, 107 (2 es.), 122 b (2 es.), (3 es.), 41, 70, 79 (2 es.), 125 (2 es.), 129 (2 es.), 277, 326, 328, 350, 361 (4 es.), 377, 607, 637, 693 (3 es.), 891, 958 a (3 es.), 992 c, 1014, 1027 (2 es.), 1033 (2 es.), 1035, 1037, 1086, 1094 h (2 es.), 1096, 1106, 1116 a (5 es.), 1210, 1304, 1356, 1432, 1434 (3 es.), 1435 (2 es.), 1449 a, 2197 e quello dell'officina Tempesina riprodotto sopra a pag. 95 ed i seguenti: a) EFPAP L; b) PAETIN ET APRONIAN COS C P G T T; 3) EX PT S S.EX FI F FIONES APRO E CATVLI COS a. 130; d) EX PR PAETIN; e) LAGOI con lettere incavate; f) TAB EVRIP ET APROM (cf. C. I. L., XV, 106 b); g) ERO III E AMBIBVL COS a. 126; h) ASIACO II E AQVil. COS DE FIG sic a. 125 (cf. C. I. L., XV, 396); i) SEMPETRON RESEPT N
Si scoprirono poi i seguenti pezzi marmorei: 1. metà inferiore di statua femminile su plinto, rinvenuta sopra la soglia del vano n. 6, capovolta, adoperata come materiale per la chiusura. Ha tunica e manto; si vede il piede sinistro con sandalo. All’altezza della coscia sinistra avanzo di sostegno (alt. m. 0,73); 2. Erma di Bacco, rinvenuta nel vano n. 4 (alt. m.,19); 3. Frammenti di architrave, rinvenuti in opera per la chiusura tarda del vano n. 7 (m. 1,17 X 0,33 X 0,38); 4. Angolo sin. di sarcofago con puttino e nastro (m. 0,205 X 0,20); 5. Frammento con tronco d'albero (m. 0,17 X 0,245 X 0,24); 6. Frammento di decorazione con coda di delfino ed onde (m. 0,145 X 0,215); 7. Colonnina a spirale con capitello dorico e base ed avanzo dell'epistilio e del timpano (alt. circa m. 0,34); 8. Avanzi di braccia e gambe di statue.
Finalmente meritano di essere ricordati i pezzi seguenti: a) Tessera di piombo (diam. m. 0,019): P entro corona; b) Figura femminile vestita, di fronte, con la testa volta a sin.. con cornucopia nel braccio sin. e reggendo con la d. protesa forse il timone. b) Lucerne, tra cui C.I.L., XV, 6229 a 123; pesce; croce; cane corrente; oca e marca illeggibile; c) Frammento fittile architettonico (m. 0,20 X 0,175). Due figure virili nude volte a sin., con nebride; d) Id. (appartenente forse al precedente) con palmette sopra fascia (m. 0,125 X 0,125); e) Anse di anfore con i bolli: a) ??N; b) LFCCVK (sic); f) Collo di anfora con le lettere in rosso: Pc; g) Frammenti di tazza di vetro, con costolature molto rilevate. Il fondo è piano ed era ornato di figure in oro che scomparirono quasi subito a contatto dell'aria: vi si vedeva un putto alato in moto verso un cesto; h) Borchie, rampini, aghi, anelli, una strigile di bronzo ecc; i) Scalpello, coltelli, arpioni, chiave di ferro.
A destra di questa via sono apparsi i ruderi di una casa che sembra ricca, conservando begli avanzi di mosaico e di intonaco dipinto: non sarà però sterrata per ora. Ha l'ingresso nel vano n. 4, caratterizzato dai due soliti pilastri in mattoni. Nel sottoscala si raccolse: 1. Un frammento dell'angolo sin. di un sarcofago con testa coperta di berretto frigio e diadema da cul scendono fascie e avanzo di un festone (m. 0,20 X 0,09 X 0,06); 2. Lastra marmorea (m. 0,60 X 0,28 X 0,04): ...D | NTVLEI... | ...NAE AV... | ...EVS C...;
Si è iniziato lo sterro delle « Terme » entrando per un antico ingresso sulla « via dei vigili », distinto per i due consueti pilastri in laterizî. Per esso si entra in un corridoio, che dà nella grande sala col mosaico rappresentante Nettuno in quadriga in mezzo a Tritoni e ad animali marini. In questo e nei vani a sinistra tornò in luce: 1. Statua virile, marmorea, acefala con tunica e toga piegata sul braccio sinistro e sostenuta con la destra. I piedi sono calzati (alt. m. 0,87; fig. 6). 2. Lastra marmorea (m. 0,23) con parte di busto a rilievo molto basso e con l'iscrizione sotto: ...CILIAE E...; 3. Id. (m. 0,18 X 0,21 X 0,03): D... | ...ERCOR... | ...IRTVAS...; 4. Id. (m. 0,14 X 0,10) con parte di gamba nuda e di manto che scende dietro a questa in bassorilievo. 5. Mattone col bollo C.I.L., XV, 263.
Dante Vaglieri.
Nuovi edifici rimessi a luce presso le Terme e la Caserma dei Vigili, e sculture marmoree quivi rinvenute.
L'acqua che si incontra non molto al di sotto del piano attuale, impedisce che si spingano le esplorazioni fino alla maggiore profondità. Se, come si spera, si potrà ottenere, mercè lavori di bonifica e di drenaggio, che sia prosciugato il sottosuolo della città antica e siano riattivate le antiche chiaviche, è lecito sperare in molte e importanti scoperte relative alla colonia preimperiale, a cui debbono essere attribuiti taluni oggetti e frammenti che sono tornati alla luce dal suolo ostiense. Un saggio fatto ora sotto la via del Teatro, innanzi a quella che viene dalla via dei Sepolcri, ha fatto riconoscere, a ben m. 2,15 sotto il piano stradale, un pavimento in cocciopisto, appartenente a costruzioni più antiche. È ricoperto di sabbia lasciata dal fiume.
La via dei Vigili corre nel suo primo tratto, come si è detto, tra le Terme a sinistra e un grande, ricco edificio a destra, il quale per ora non sarà esplorato. L'ingresso di questo, che sta quasi di fronte a quello delle Terme, è, come al solito fiancheggiato da due pilastrini in mattoni. È largo m. 3,82, ed ha la soglia in travertino. Per metà è costituito da una scala, i cui primi tre gradini sono in travertino, e per l'altra metà da un corridoio. In questo corridoio si rinvennero due frammenti di un gruppo in terracotta di buon lavoro a stecca. L'uno è la testa con la spalla sinistra di una figura.
Nella stessa via fu completato: lo: sterro: dei vani a sinistra. Il vano n. 3 fu già scavato nel 1888. Esso comunica colla via mercè una porticina; ed il ha il pavimento a m. 0,45 al di sopra del piano stradale.
Il vano n. 4 (m. 6,30X2,95) ha il pavimento ad opera spicata, che riposa su un piano di anfore collocate orizzontalmente. Nel lato destro è una porta, che mette in un sottoscala con pianerottolo a vòlta reale, e con avanzi di intonaco sulle pareti, a cocciopisto nella parte inferiore, bianco nella superiore. Il pavimento di questo sottoscala è ugualmente ad opera spicata.
Il quinto vano è una scala con sedici gradini a mattoni. Nella parete sinistra è il tubo per lo scarico delle acque.
Il sesto vano (m. 6,30 X 2,95), che sta sotto la seconda branca della scala, ha il solito pavimento in opera spicata; una finestra, più tardi chiusa, nella parete di fondo, e nella parete destra due incavi per il tubo di scarico. Un muretto, alto m. 0,15, divide la camera nel senso della lunghezza.
Il settimo vano (m. 6,30 X 4,44) ha la soglia in travertino coi canaletti, il pavimento ad opera spicata, la porta sulla parete di fondo (m. 1,17), poi chiusa, e, a m. 3,95 dal pavimento, la solita cornice e sopra di essa avanzi delle pareti del piano superiore.
L'ottavo vano (m. 6,30 X 4,75) ha soglia in travertino coi canaletti, e in alto la cornice.
Negli scarichi di questa via si raccolse:
Marmo. Frammento di sarcofago con la parte superiore di una figura muliebre velata, volta verso sin. (m. 0,245 X 0,09). Quattro frammenti di un oscz//um, nel cui bordo sono rappresentate foglie e grappoli di uva, bacche di edera, foglie di acanto e nel mezzo rimane la sola testa di una figura con elmo (m. 0,51X 0,15). Frammento di un bassorilievo con la rappresentanza di una corsa nel circo: vi rimane parte dei due cavalli e di un auriga caduto sotto di essi (m. 0,18X 0,115). Frammento di tosta di leone (m. 0,085). Si ebbero inoltre le seguenti iscrizioni: 1. Lastra marmorea (m. 0,124 X 0,112X 0,04): ...C FO... | ...FORT… | ..Bo; 2. Id. (m. 0,12X 0,185): D M | ...IO KALED... | ...IDO….
Terracotta. Frammento di orologio solare (?) (m. 0,21 X 0,185). Tubo per filtro (m. 0,26; diam. m. 0,09). Una lucerna, con rilievo, rappresentante Venere che si pettina guardandosi nello specchio, e sotto la lettera I. Mattoni coni bolli C.I.L. ARS 12, 71, 79, 103 (2 es.), 105, 109, 125, 129, 187, 361, 662, 9284, 958 a, 1094, 1435 a (2 es.), 1436, 1636, 2559 ed i seguenti: a) EX P t s s exF BR F FI ONES APRo et CATVLI COS; b) EX PRAD MAT AVG F...IC CLAVD FORTV CLAVD FORTV... (testa di Mercurio); c) cf. C.I.L. XV, 2159): EX FIG SEM PETR... | mer. MAMER E SEP…; d) MACRINA | CILL GE | MA.
Piombo. Fistola acquaria, non a posto (diam. m. 0,05); in più punti si legge:
SAP C V. cioè S..... A...... P.... c(larissimi) v(iri), e dal lato opposto vedesi in rilievo una specie di barca fiancheggiata da P e da altri segni I.
Dante Vaglieri.
Nuovi edifici rimessi a luce presso le Terme e la Caserma dei Vigili.
È stata completamente sterrata la via che congiunge quella della Fontana con quella dei Vigili e passa tra il quartiere di questi e le Terme. Da due finestre a feritoia della caserma si è visto, come esse corrispondano ad ambienti coperti da volta, vuoti, con pareti rivestite di intonaco bianco. Ma in essi non si potrà penetrare, se non quando si procederà nello sterro della caserma stessa.
Dal lato delle Terme si osserva nell'angolo verso via dei Vigili un piano inclinato eguale a quello notato in questa stessa via (v. pag. 127), e che scende precisamente all'angolo. Pare che esso finisca in una piccola fogna. Addossati alle Terme sono riapparsi alcuni ambienti.
Il primo di essi, che comincia sull'angolo di via dei Vigili, è lungo m. 17,10. Ha le pareti con intonaco di cocciopisto a cordoncino inferiormente, pavimento a tegoloni, poi ricoperto con altro a cocciopisto; una porta nella parete est, poi chiusa, una nella parete nord, e un'altra nella parete ovest. Più tardi questo vano, che fu forse in origine una vasca, fu diviso in tre mediante muri molto rozzi. Nella parete est si notano incavi verticali per incastro (di tavole?). Vi furono tracciati dei graffiti nei quali pel modo con cui sono riapparsi si legge qualche rara sillaba. In uno si ha: ANDAOM III CA APT BAL IIII NON MAI. Nella prima linea è evidente la data iii ca(lendas) Apr(iles), nella seconda l'altra iiii non(as) Mai(as).
Il secondo (m. 3,05 X 7,90) ha il muro meridionale in opera reticolata, le pareti rivestite di intonaco a cocciopesto con cordoncino, una porta (m. 2,28) nella parete occcidentale, e pavimento a tegoloni, sul quale dovette esservene un altro a coc-
ciopisto.
Il terzo (m. 2,55 X 4,75) ha le pareti ricoperte di intonaco bianco con traccie di una fascia rossa. Nel centro della parete est è una colonnina in mattoni rivestita dell' intonaco medesimo. La porta doveva stare nella parete ovest, che è caduta.
Il quarto (m. 5,60 X 2,53),, con traccie di intonaco a cocciopisto, fu costruito innanzi a due porte, che furono poi chiuse, una delle quali con cornice a mattoni. Parte di questa stanza è occupata da una scala stretta, addossata al muro delle Terme e posata a metà su un pilastro, costruito innanzi ad una di quelle porte.
Dopo la scala è un altro ingresso delle Terme, per cui si accedeva al peristilio, del quale si parlerà più sotto. Questo ingresso ha i soliti pilastrini in mattoni; se non che le basi qui sono in travertino. Esso però fu più tardi ristretto con un pilastro in muratura, e fu anche rialzata la soglia. Dopo la porta si ha un ambiente simile a quello di via dei Vigili (guardiolo del portiere?), non ancora esplorato.
Fra le terre di scarico che riempivano questi ambienti si raccolse un embrice col bollo: AEX FAERNI CI VI HILLI
Si ebbero inoltre delle lucerne: C.I.L. XV, 6296o; 6332 e; e: QMARCI, ed altre lucerne con un quadrupede in corsa; altra con un quadrupede su cui sta una figura, col monogramma cristiano ed una palma sotto. Si raccolse parimenti una istula di piombo; due pignattine di terracotta; un frammento di specchio di bronzoe le consuete chiavi, aghi di bronzo ed aghi e stili di osso.
Dante Vaglieri.
Nuovi edifici rimessi a luce presso le Terme.
L'ingresso delle Terme dalla via dei Vigili, mette in un corridoio con volta a botte, e pavimento a mosaico bianco-nero a grandi fasce. A destra una porta mette in una stanza già esplorata (/Vofizie 1888, pag. 738), e a sinistra due porte in un’altra, che sta alle spalle delle taberne nn. 2 e 8 sotto il portico (v. pag. 89).
Questo vano (n. 1), che misurava m. 9,17 X 6,32, con pavimento a calce con pochi pezzi di cocciopesto, ha cinque porte: nella parete occidentale, oltre le due suddette, una che dà nel grande salone dal mosaico ; nella parete orientale una che dà nel vano 2 sotto il portico; e nella parete meridionale una, più tardi ristretta, che immette nel vano seguente (v. sotto). Nell'angolo nord-est di questa stanza si rinvenne una costruzione quadrata, che posa su scarico, con muretti rozzi, alti m. 0,72, vuota nell'interno, ricoperta da un pavimento a cocciopisto. Fra la seconda e la terza porta della parete ovest, quasi nel mezzo della stanza, vennero in luce avanzi di muri rozzi, che posano su scarico, ricoperti di intonaco bianco ordinario.
Il vano seguente (n. 2) fu già descritto (v. p. 89, n. 4). Il bello e grandioso mosaico, bianco e nero, è quasi completamente perduto nella parte orientale, e verso ovest, cioè accanto alla porta che dà nel grande salone. Nel centro si vede sopra un cavallo marino, che va verso ovest cioè verso il grande salone, Anfitrite, rivolta verso est, la quale regge con le mani un velo che le passa dietro la schiena. La precede un putto alato (Imene) con fiaccola accesa, che volge la testa verso di lei. Queste figure centrali erano circondate da Tritoni festanti. Uno di essi, verso nord, suona il tamburello; di quello verso ovest si vede la sola coda; di quello verso sud, che sollevava un cantaro, rimane la coda ed un braccio; quello verso est è del tutto perduto. Questo mosaico si connette evidentemente con quello del grande salone, nel cui centro sta Poseidon tirato da quattro cavalli marini.
Il corridoio che segue, e che comincia dal portico (v. sopra pag. 90, n. 5), mette in una stanza quadrata (n.3) la quale misura m. 4,71 X 4,21; ha tre porte, una nella parete sud, una in quella ovest, che dà nel grande salone, ed una in quella di Anfitrite. Questa occupa anche lo spazio dietro la scala (v. pag. 90, n. 6).
Dal grande salone si entra in un altro corridoio, che è continuazione di quello su indicato che viene dall'ingresso di via dei Vigili, e che immette in un grande peristilio che ora si sta sterrando. In questo vano n. 3 si raccolse un mattone col bollo C.I.L. XV, 1115, parte di plinto marmoreo con piede sinistro di statua (m. 0,39 X 0,50 X 0,10) ed una base cilindrica (m. 0,33).
Il primo ambiente a sin. (n. 4), alle spalle dei vani 7 ed 8 sotto il portico (pag. 90), misura m. 5,80 X 8,15; ha una porta a nord (che dà nell'ambiente su indicato), una ad est che mette nel vano 7, e due altre porte, più tardi chiuse, a sud. Sulla parete ovest rimane una porzione della cornice aggettata, sottostante al soffitto. Il pavimento era ad opera spicata e in un tratto sprofondato nell'angolo nord-ovest fa vedere la fogna sottostante.
L'ambiente che segue (n. 5), il quale misura m. 5,82 X 4,74, ha il pavimento ad opera spicata, e due porte; una ad est, che dà nel vano n. 9 sotto il portico, l'altra ad ovest, che dà nel peristilio.
Il vano seguente (n. 6), che misura m. 5,18 X 4,39, sta dietro quello del portico fiancheggiato da due pilastri (v. pag. 90), e rappresenta un altro ingresso all'edificio. Oltre alla porta, che conduceva al portico, ne ha una sul peristilio, e una a sud, fiancheggiata da due archetti di scarico, poi chiusa. Appoggiato alla parete nord è un muro, forse principio di una scala. Il pavimento è ad opera spicata.
Il settimo vano (m. 5,80X4,47) ha una porta ad est, poi chiusa, che metteva nell'ambiente n. 11 sotto il portico; una ad ovest, sul peristilio, ed una a nord. Il pavimonto è ad opera spicata. Presso la porta che dà nel peristilio si vede una costruzione rettangolare (scala?), coperta ai lati da lastre irregolari di marmo, con intonaco a scivolo in basso.
L'ottavo (m. 5,90 X 3,97) ha una porta ad est, poi chiusa, che dava nel vano n. 12 del portico, una a nord ed una a sud, e una infine nel peristilio. Addossata alla parete nord, all'angolo nord-est, è una scala con cinque gradini a mattoni (m. 0,79X 0,27 X 0,27) con un ripiano largo m. 1,25, dove cominciava la solita scala in legno. Nel mezzo della stanza, presso la parete est, furono rinvenute due lastre, una di africano e l'altra di giallo antico, che probabilmente servirono siccome copertura della fogua s.ttostante.
Il nono (m. 5,80 X 4,35) ha un pavimento ad opera spicata, una porta ad est, che dà nel vano n. 183 sotto i portici, una sul peristilio; una a nord e una a sud.
Il vano decimo (m. 5,85 X 5), ugualmente con pavimento ad opera spicata, ha una porta (m. 1,45) a sud, che mette nel largo in fondo alla via della Fontana a sinistra (v. pag. 92) ed una (m. 0,90) ad ovest, poi chiusa, che dava nel primo ambiente sul lato meridionale del peristilio. Nell'istessa parete si ha un'apertura (m. 0,85) che dà sul peristilio, alta però quanto la parete stessa. Si conservano nella parete sud avanzi della cornice aggettata. Le pareti sono rivestite di intonaco a cocciopisto.
Dagli scarichi che riempivano il peristilio si sono raccolti i seguenti frammenti di sculture marmoree. a) Testa virile ideale barbata con tenia, pupille e sopracciglie incise, e largo uso di trapano nella barba e nei capelli (m. 0,38), nello stile del II-III secolo (fig. 4). 5) Frammento di bassorilievo, forse clipeo di sarcofago (m. 0,19). Vi si vede la parte superiore di una figura femminile vestita di chitone e manto, che le avvolge la parte inferiore. Sostiene sulle due mani unite un piccolo bambino, di profilo a d., che, sollevandosi col braccetto all'omero sin. della madre e quasi arrampicandovisi, copre con la testina la mammella sinistra di lei; c) Parte superiore di statua muliebre, acefala, ignuda (m.-0,14); d) Testa barbata (Sileno?), in cattivo stato di conservazione (m. 0,115); e) Ermetta di giallo antico, rappresentante un ragazzo (m. 0,105); f) Frammento di gamba lavorata a raspa (m. 0,80); g) Id. di statua panneggiata (m. 0,16 X 0,21 X 0,13); h) Id. di figurina virile seduta (m. 0,058); î) Id. di plinto con piede destro di una statua e tronco d'albero (m. 0,42 X 0,25 X 0,09); l) Id. di altorilievo, con la rappresentanza di un uomo con manto di stoffa sottile, che tiene il braccio d. appoggiato al petto e regge con la sin. il manto (m. 0,45); m) Id. di sarcofago baccellato con clipeo (m. 0,50), entro cui si vedono due busti che sorgono da una foglia di acanto, uno, a sin,, di donna, l’altro, a d., di uomo barbato con capelli corti, togato (fis. 7). Tra le due figure una foglia; ai lati del clipeo fiori di loto e rose. Il lavoro è interessante per la ingenua ricerca di verità. Dietro la lastra è scritto sotto una foglia di edera: GEMELINVS; n) Id. di sarcofago con parte superiore di testa (con corona?) su cui posa una mano (m. 0,10 o) Id. con parte di figura vestita, apparentemente distesa e altra più piccola di bambino in moto verso sinistra (m. 0,10 X 0,25); p) Id. con parte di due teste di cavalli ed un'ala (m. 0,11 X 0,16); si pensa ad avanzi di una biga o quadriga preceduta da un amorino, come p. es. nei sarcofagi di Endimione o del ratto di Proserpina; q) Id. del fianco di un sarcofago con soggetto non FRS pare di riconoscervi le zampe posteriori di un quadrupede (m. 0,33 X 0,15 X 0,17); r) Angolo sinistro di sarcofago col torso di figura virile nuda e parte di festone, e sull'altro lato egualmente parte di festone (m. 0,14X 0,15 X 0,04); s) Frammento di coperchio di urna cineraria con un’aquiletta su un lato e una corona lemniscata sull'altro (m. 0,81 X 0,33 X 0,06); î) Urna cineraria rotonda con targa ansata non iscritta (m. 0,37 x 0,35); u) Parte di zoccolo (?) triangolare (m. 0,21X 0,12). Su un lato sì vedono due galli affrontati ai lati di un sacco legato; su un altro sotto un tavolino una hydria, e sopra due uccelli che beccano e a d. un sacco legato
Si raccolsero inoltre delle lastre marmoree con le seguenti iscrizioni: 1. (m. 0,36 X 0,345): LAELIO AVRELIO Com | MODO IMP CAES TAE lii | HADRIANI ANTONINI AVg | PII PP FILIO | M MARIVS. M F PAL PRIMIT ivus | DECVR DEC AED II SAC Volk | FAC CORPORI TRAIECT RV | S P D D DED XIII K OC t | IMP CAES ANTONINO II ii et | M AVRELIO CAES II COS | cioè: Antonini Aug(usti)] Pii p(atris) p(atriae) filio. M. Marius M. f. Pal(atina) Primit[ivus], decurfionum) dec(reto) aed(ilis) II sac(ris) V[olk(ani] fac(iundis), corpori Traiect(us) Ru... s(ua) p(ecunia) d(onum) d(edit). Ded(icatum) XIII k. Oc[t.] imp(eratore) Caes(are) Antonino II[II et] M. Aurelio Caes (are) co(n)s(ulibus) (a. 145 d. C.).
2. Id. (m. 0,135 X 0,30 X 0,05): ...HOC SEPVLC... | .. MACILIVS IS... | ... CESSIT DON... | ... SEPTIMIA... | ... TONICES... | ... MICE CA... | ... EOBEL... | ... BEAINSE... | ... ARTE ET... | ... IO FORT... | ... NO FILIO... 3. Id. (m. 2 X 0,58 X 0,075) con leggenda sotto un ramo: MARTINIANVS 4. Id. (m. 0,275 X 0,25 X 0,03): ...P NO... | ...P NONI…; 5. Id. (m. 0,39 × 0,47) con parte inferiore di busto muliebre e pilastro scanalato e sotto l'iscrizione: ...ICVLAE AVIAE...; 6. Id. (m. 0,22 X 0,105 X 0,4): D M | STATILIAES... | CN TVR PILIV...; 7. Id. (m. 0,53 X 0,195 X 0,045): STI... | STLACCIOVE... | IVGICONPAR... (sic); 8. Id. (m. 0,14 × 0,22 X 0,095) con belle letterere alte m. 0,08: ...RIO…; 9. Frammenti di un puteale marmoreo (circonf. m. 2,35 ?) con una zona liscia e sotto una di fiori e foglie. Sull'orlo si legge: GVNTAS FECERVNT DE SVA PECVNI Guntha come nome di un leo del culto Mitriaco si ha in C.I.L. VI, 737: Deo sancto Mi(thrae) sacrat his (sic) d(onum) p(osuerunt) Placidus Marcellinus leo antistites et Guntha leo.
Terracotta. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 12 (2 es.), 45, 69, 71, 79 (3 es.), 103 (3 es.), 105 (2 es.), 109 (8 es.), 115, 125 (2 es.), 129 (2 es.), 228, 277, 315, 318, 319, 495 (o 496), 552 (2 es.), 606, 693 (2 es.), 760, 846, 925 (2 es.), 939, 958 a (3 es.), 1006, 1027, 1033 (2 es.), 1066, 1068, 1095, 1097, 1097 e, 1115 (3 es.), 1115c, 1210 (3 es.), 1244 c, 1434, 1435 (3 es.). 1436 (2 es.), 1449 e, 1510 c. 1596 a, 2200 (2 es.); inoltre: a) (2. es) EX PTS S EX F BR F FI ONES APRO ET CATVLI COS cioè: Ex praedis) T. S(tatili) S(everi) ex figulina) Br(utiana) F.. Fi... Ones(imus) Apro et Catulli(no) cos.; b) (cfr. C.I.L. XV, 76-78): ARRIA FADST VL VFIONS; c) (cfr. C. I. L. XV, 622): OPVSDOLCEXVARELCAESETFAVS d) EX PR AB CAED PAETET APRON; e) a lettere incavate: LAPROB; f) (3 es.) L C S C C P S P (pigna tra due palmette); f) CSS...; g) Q CAST C...; h) (cfr. C. I L. XV, 2212): AETIN ET APRON C P G T t; i) DOL AV...RI CAE....T; k) ...ARCIS | PAE...APRO; l) ...IN | ..:R; un collo di anfora con la marca C.I.L. XV, 1713; una antefissa con corsa di quadrighe (m. 0,39 X 0,32) guidata da un auriga circense con le cinghie di cuoio e sotto i cavalli una fiyura caduta a terra e un'anfora (fig. 10); frammento di testa in rilievo, della quale rimane un'orecchia e parte di elmo (m. 0,105); lucerne (C. /. L. XV, 6850c; con marca illegibile e due lottatori; uomo in atto di colpire con la lancia; grappolo d'uva e foglie d'edera ecc.).
Bronzo. Piccolo delfino su rettangolo per cui era incastrato in qualche oggetto (m. 0055); aghi; anse ecc.
Ferro. Cuspide di lancia (m. 0,30). Stilo da scrivere. Altri arnesi vari.
Piombo. Peso di forma piramidale (m. 0,053). Vaso o coperchio a forma di campana (m. 0,065; diam. m. 0,073).
Il sesto vano a sinistra del peristilio, per chi viene dal portico, formava il tablino dell'edificio. Qui si rinvenne: 1. Bella statua marmorea (fig. 11) alta m. 1,86 su plinto ovale. Rappresenta una bella donna giovane, vestita di tunica e coperta del manto, che le copre il capo, con sandali ai piedi. Regge con la sinistra due papaveri e due spiche. Manca parte dell'avambraccio destro con la mano; il che era stato riportato in antico. I tratti del viso fanno riconoscere il ritratto di persona della famiglia (Sabina moglie di Adriano?) e non una figura ideale. I papaveri e le spighe dimostrano che la statua era ritratto di una imperatrice raffigurato sotto le sembianze di Cerere; 2. Statuetta marmorea (m. 0,96). Rappresenta un giovane con lunghi capelli, che scendono sulle spalle, annodati con nastro sull'occipite, vestito di tunica e manto, e con i piedi calzati. In un seno del manto, che regge con la destra, tiene delle frutta. Con la sinistra regge il cornucopia. La testa e la parte superiore del cornucopia sono riportati. A_d. vi ha un pilastrino quadrato. È del tipo del Genius o del Bonus Eventus. Si rinvennero pure molti frammenti, ammucchiati, di stucco bianco, che rappresentano cornici, foglie e grappoli e che appartengono forse alla decorazione del soffitto o del piano superiore.
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme e la caserma dei Vigili di Ostia antica.
Sono stati sterrati gli ambienti nel lato meridionale del peristilio delle Terme, tra questo e la via della Fontana. Il primo di essi (m. 6,10 X 3,82), cominciando ad est, con una porta nella parete orientale dà in quello spazio aperto che trovasi in fondo alla via della Fontana a sinistra (v. pag. 92). La soglia di travertino è molto consumata per continuo passaggio. Una porta che dava sulla via della Fontana venne più tardi chiusa; egualmente fu chiusa una porta nella parete ovest. Sul peristilio si apre una porta larga circa m. 2. In alto verso l'esterno è una finestra. La volta, che comincia a circa tre metri dal pavimento, è a botte e conserva traccie d'intonaco bianco. Le pareti nella parte inferiore hanno intonaco a cocciopisto. Il pavimento è ad opera spicata.
Il secondo ambiente è una scala (m. 1,25) che dà sulla via della Fontana. Ha i primi cinque gradini in travertino, e gli altri in mattoni. Il sottoscala ha due porte, una nella parete orientale, chiusa più tardi, ed una nella occidentale. La volta e le pareti sono coperte d'intonaco a cocciopisto.
La terza camera (m. 6,22 X 4,50) ha, oltre la porta che dà nel peristilio, una porta nella parete meridionale, poi richiusa, una nella orientale, che dà nel sottoscala; una terza nella settentrionale, egualmente chiusa più tardi. Nella parete occidentale fu fatta un'apertura regolare, poscia rimurata. In alto, nel centro della parete meridionale è una finestra a feritoia. La volta è a botte, e le pareti erano ricoperte d'intonaco bianco. Sulla parete orientale e su quella occidentale a m. 1,90 dal pavimento, nella parte meridionale della stanza, per metà di questa, fu fatta una cornice aggettata, incastrata nel muro, che doveva sostenere il pavimento di un ammezzato.
La camera seguente (m. 6,22 X 4,50) è in tutto eguale a questa. Manca soltanto la finestra a feritoia. Vi si notano le traccie di triplice intonaco. Nell'angolo nord-est sorge un pilastro in mattoni.
Il quinto vano (m. 6,14 X 3,12) è un ingresso alle Terme dalla parte di via della Fontana, con grande soglia in travertino tanto nella porta che dà su questa, quanto in quella che mette nel peristilio. Vi si vedono due pavimenti sovrapposti.
L'ambiente che segue (m. 6,16 X 9,15) è, rispetto all'edificio, il tablino. La porta che dà nel peristilio è larga quasi quanto la stanza stessa. Innanzi alla parete meridionale si ha una base (m. 0,85 X 1,47 X 1,02), ampliata con due aggiunte laterali (m. 0,72) (1). Il pavimento era a grandi lastre di marmo bianco.
Il settimo ambiente (m. 6,28 X 2,90) con pavimento a mosaico e volta a botte, con finestra e feritoia in alto in via della Fontana, ha la solita porta sul peristilio, una nella parete sud, su via della Fontana, più tardi ridotta, e una nella parete ovest, che dà nel sottoscala seguente. Segue la scala (m. 1,50) che dà sulla via della Fontana con i primi cinque gradini in travertino e gli altri in mattoni.
Le stanze n. 8, 9, 10, intercomunicanti tra loro, sono eguali alla seconda e alla terza, con la stessa cornice aggettata, pavimento ad opera spicata, con volta a botte, ed intonaco bianco sopra quello a cocciopisto nelle pareti. La stanza n. 8 ha una finestra a feritoia in alto e un'apertura, fatta dopo, che dà sulla scala. Nella camera n. 10 sporge in mezzo verso il fondo un baggiolo di m. 1,20 X 1,25.
L'ultimo ambiente, che sta sull'angolo, a ridosso della Fontana, è una grande latrina (m. 5,70 X 6,30) con pilastri in ciascun angolo. Tra questi pilastri corre una piccola fogna con inclinazione verso il centro, ed in comunicazione colla fogna che corre sotto in direzione della larghezza.
Le pareti della piccola fogna sono ad intonaco a cocciopisto ed il pavimento a tegoloni bipedali. Nel lato est è un baggiolo; in quelli sud e nord due altri baggioli per il sostegno delle tavole, che correvano lungo le pareti, nelle quali le tavole stesse erano incastrate. Lungo le tre pareti innanzi al sedile corre un canaletto di marmo, che scaricava nelle fogne. I pilastri che stanno agli angoli verso la via della Fontana riposano su blocchi di travertino. Verso la stessa via della Fontana si apriva una finestra che venne poi murata. Nel mezzo della stanza una vaschetta quadrata con intonaco a cocciopisto. Le pareti sono ricoperte d'intonaco a cocciopisto con traccie di colore in basso, e d'intonaco bianco in alto, egualmente con traccie di colore: vi si vedono riquadri e vasi e in basso piante; molti sono i graffiti. Il pavimento è fatto con pezzi di tegoloni informi; sopra di esso ve ne fu forse un altro.
In questa latrina, nell'angolo nord-ovest, alla profondità di m. 0,42 dal pavimento, s'incontrò una tomba fatta con lastre di marmo informi, appartenenti a decorazioni. Una di queste recava un'iscrizione sepolcrale quasi illeggibile per l'attrito (m. 0,24 X 0,04). Vi riappariscono soltanto le traccie delle seguenti lettere: D M | PII... IVO | ...I | ...N. Conteneva lo scheletro con la testa rivolta a nord.
Lungo il lato settentrionale del peristilio delle Terme è un corridoio che rimane ad un livello più basso, sul quale sboccano ambienti sotterranei. In questa parte lo scavo rimane per ora sospeso, per ripigliarlo più tardi dalla parte della via dei Vigili, donde ne sarà più facile l'accesso.
Dagli scarichi del peristilio è tornato in luce quanto segue:
Marmo. Parte superiore di una maschera silenica (m. 0,115 X 0,255). Frammento di braccio di statua, riportato (m. 0,20). Testa muliebre con capelli divisi nel mezzo e annodati dietro la nuca, forse parte di sarcofago (m. 0,038). Frammento di coperchio di sarcofago (m. 0,20 X 0,155 X 0,10) su cui rimane la figura di un Sileno recumbente sopra pelle felina, con manto che gli copre le ginocchia regge con la sin. una tazza e con la destra solleva, a quanto sembra, un
lembo del manto o di una tenda. Sotto rimangono le lettere: AE; Un frammento di coperchio di sarcofago (m. 0,14 X 0,08) con l'iscrizione: S | OSIMIANO PA | ...OITN...; Lastra di marmo iscritta (m. 0,34 X 0,34 X 0,04), contenente un frammento epigrafico forse di una dedicazione a Mitra col prezioso ricordo di una data consolare: ...M S... | SVRA Iii | seneCIONE Ii (a. 107 d. C.); Altra lastra marmorea (m. 0,185 X 0,09 X 0,085) ove rimane: foglia in circolo SIBI BA
Palombino. Matrice esagonale per nove tessere quadrate di piombo, su cui erano tre punti (mm. 8 X 8), con canaletto centrale e due fori per fermare l’altra metà (m. 0,145).
Terracotta. Lucerne (C. I. Z. XV, 6296 e altre). Frammento di ansa coperta di vernice a smalto verdognolo con due semicerchi ai lati di una figura seduta poco riconoscibile (m. 0,045). Coperchio simile con due zone di bugne e peduncolo (m. 0,076). Mattoni con i bolli C.Z Z. XV, 12, 71, 79, 108, 104 (3 es.), 105, 109 (3 es.), 125, 129, 159, 315, 606, 648, 693, 704 a, 939, 958 a, 992 a, 994, 1015 a, 1033 (2 es.), 1052, 1076, 1094 (2 es.), 1116 a, 1298, 1368, 1435, 1449 a, 1615 a e
VERO III ET AMB Cos | EX FVND BRV TS MSH adr che completa il bollo: C.I.L. XV, 39; si ebbe inoltre un esemplare del mattone dell'officina di Cattius Sabinus (v. sopra pag. 53).
Bronzo. Un ditale. Frammenti di serrature.
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme e la caserma dei Vigili di Ostia antica.
In una delle taberne delle Terme sulla via dei Vigili aprivasi in fondo una porta rozzamente murata. Tolto il muro, si riconobbe dietro di essa un vano, lungo quanto le taberne 4, 5, 6, trasformato in epoca posteriore in vasca; fu allora rialzato il pavimento e chiusa quella porta. È rivestito d'intonaco a cocciopisto. La volta, a botte, sulla quale rimanevano traccie del pavimento ad opera spicata del piano superiore, era caduta quando la vasca era già piena di terra, che mostrava varî strati d'incendi.
Sotto il pavimento della vasca verso sud, fu scoperta un piccola fogna; e dentro ad essa uno scheletro umano. Per questo vano si spera di poter penetrare più agevolmente in questa parte delle Terme, che è forse la più interessante. Negli scarichi si rinvennero mattoni con i bolli C.I.L. XV, 103, 129, 1368. In una delle finestre a feritoia della caserma dei Vigili, che dànno sulla via di comunicazione tra la via della Fontana e quella dei Vigili, si vede in opera un mattone col bollo C.I.L. XV, 1115 a.
Dante Vaglieri.
Nuove scoperte presso le Terme e la caserma dei Vigili di Ostia antica.
Si è continuato lo sterro della grande via, oltre lo sbocco di quella dei Vigili, verso le capanne. Sul lato occidentale di essa continua il portico, ma in peggiore stato che nel tratto precedentemente scoperto. Qui invece s'incontra più volte il pavimento, che è di cocciopisto. Delle taberne che danno nel portico sono state interamente sterrate soltanto la prima (all'angolo di via dei Vigili) e l'ottava.
La prima (m. 5,45 X 6) ha due porte (m. 2,70), con soglia in travertino con i soliti canaletti; una che mette nel portico, l'altra nella via dei Vigili. Il pavimento è ad opera spicata, e sulle pareti nella parte inferiore si conserva il consueto intonaco ordinario a cocciopisto. Sulla parete nord rimane la cornice aggettata, su cui posava il piano superiore.
Nella seconda taberna manca la soglia in travertino, che si ritrova invece nella terza, nella quarta e nella quinta.
Il sesto vano è un sottoscala con una scala che ha tredici gradini in mattoni (m. 1,57 x 0,30 X 0,23), e che posa su un grande arco, ora in parte franato. Con questa scala finisce la casa grandiosa, lunga m. 30,60, il cui ingresso fu notato in via dei Vigili, in quanto che dopo di essa sbocca nel portico una via parallela a quella dei Vigili. Anche qui i pilastri del portico hanno innestate basi in travertino, e gli angoli dei muri hanno i paracarri, con battenti verticali a guisa di porta. Il principio della strada era coperto come quello della via dei Vigili.
Il vano ottavo (m. 5,95 X 4,12) è una taberna col pavimento a cocciopisto ed una vaschetta (m. 0,90 X 0,98 X 0,25) all'angolo nord-ovest, rivestita d'intonaco a cocciopisto. Ha due porte sulla via sopra detta, una delle quali aperta più tardi, ed una nel portico..
Dopo le prossime quattro taberne (9, 10, 11, 12) si apre un'altra strada, larga m. 5, parallela alle precedenti e che limita un'altro edificio, lungo m. 22,60. Con questa strada che, nel suo inizio sotto il portico, ha il pavimento a cocciopisto, e che mostra i soliti paracarri, finisce verso questo lato il portico, il quale misura nella parte scavata, cominciando cioè dalla taberna di via della Fontana, quasi m. 145. Dall'altro lato della strada del Teatro dopo la via che viene da quella dei sepolcri procedendo verso le capanne, riapparvero muri di edificii di epoca tarda di cattiva costruzione e presso che rasi al suolo; proseguendo poi se ne rinvennero altri in condizioni migliori e di buona fattura. Cominciando dallo sbocco di quella via, la strada si allarga di due metri.
Nella strada del Teatro si raccolsero gli oggetti seguenti:
Marmo. Testa di giovinetto imberbe (m. 0,18) di tipo evidentemente idealecon capelli ricci che scendono sulle orecchie e sul collo e sono fermati da una tenia; Braccio riportato di grande statua (m. 0,72). Parte inferiore di testa mal conservata (m. 0,17).
Vi si raccolsero inoltre i seguenti frammenti di sculture: 1. Sarcofago (m. 1,82 X 0,52 X 0,39). Nel centro testa cornuta di Oceano, verso la quale si dirigono da ciascun lato due Nereidi su mostri marini, quelle di mezzo su cavalli che rivoltano la testa indietro; quella a sin. su pantera, quella a dr. su un grifo. Sotto onde del mare. Dall'uno e dall'altro lato un grifo marino; 2. Sarcofago, con resti di scultura appena abbozzata (m. 2,05 X 0,56 X 0,32). Vi è la rappresentanza del mito di Selene e di Endimione tra due Amorini con le fiaccole capovolte. A sin. Endimione, con la sin. sulla testa e col pedum nella d. abbassata, dorme sulle ginocchia di Hypnos barbato e coronato, il quale appoggia la d. sulla roccia. Un Amorino, che vola in alto verso sin. con fiaccola accesa, solleva il manto che avvolge il dormiente, scoprendone la parte superiore. Accanto ad Endimione il cane. Un Amorino precede Selene, volgendosi verso questa. Sopra di lui sporge da un granchio la testa di Venere che guarda il pastore. Selene scende dal carro, dirigendosi verso Endimione. Sul carro, che è rivolto verso d., posa un Amorino con fiaccola accesa. Una Vittoria in piedi tiene il cavallo per le redini; 3. Frammento di sarcofago (m. 0,20 X 0,16). Resto di figura loricata con parte di scudo, sul quale si vede la metà superiore di una persona nuda con capelli lunghi, volta verso d., con lancia nella d. e braccio sin. alzato; 4. Id. (m. 0,265 X 0,24). Figura virile acefala con corto chitone e piedi nudi, in moto verso sin., con gerla sul dorso, borsa al fianco e ronca nella mano sinistra; 5. Id. (m. 0,265 X 0,24). Ritratto di donna con tunica e manto; la d. è appoggiata al petto. I capelli divisi scendono dietro le orecchie e sono raccolti sull'alto della testa; a sin. avanzo del vestito di altra figura o del velario; 6. Id. (m. 0,233 X 0,44 X 0,085). Parte di putto con nebride che attraversa il petto, fermata sulla spalla d., e manto con fiocchi, svolazzante in alto, che si attortiglia da una parte al braccio sin. e scende dall'altra innanzi al d.; regge sulla d. alzata un cesto e con la sin. abbassata un grappolo. A sin. il capo svolazzante di una tenia. Appartiene forse ad un sarcofago con rappresentanza delle quattro stagioni; 7. Frammento di sarcofago striato, di m. 0,21 X 0,32 X 0,08. A sin. di un pilastro scanalato parte di figura virile nuda con scudo e balteo; 8. Frammento di m. 0,255 X 0,41 X 0,067. Presenta la metà superiore di una figura virile volta a d., con capelli ricci, coperta di manto, in atto di reggere con la sin. un festone che le passa sul capo. A d. protome muliebre ornata di orecchini e chiusa entro clipeo; 9. Id. di m. 0,30 X 0,21 X 0,155. È l'angolo d. di un sarcofago striato, ove si vede Mercurio con clamide fermata sulla spalla d.; ha le ali nei piedi e nel petaso; regge nella d. la borsa; nella sin. il caduceo. Sul lato d. una testa di grifo; 10. Id. di m. 0,30 X 0,21 X 0,155. Parte superiore di figura virile, colla testa inclinata a sin., col petto coperto di manto. Regge con la d. una face; 11. Id. di m. 0,34 X 0,39. Parte di figura che regge il manto con la sin. A d. traccia di un'altra figura. 12. Id. di m. 0,14 X 0,20. Parte di figura femminile seduta, a d. un quadrupede e più in là un giunco. 13. Parte di cornice, poi ridotta a lastra. Amorino a cavallo di un pesce. 14. Id. di m. 0,18 X 0,13. Testina muliebre con tenia. 15. Id. di m. 0,045. Parte di Amorino, recumbente sul fianco d., in atto di reggere un festone.
Si raccolsero pezzi di lastre marmoree coi seguenti titoli intieri e frammentati: 1. (m. 0,34 X 0,26 X 0,05): ...SEVER; 2. (m. 0,12 X 0,95 X 0,035): O... | ...AVGG...; 3. (m. 0.40 X 0,35 X 0,048) a grandi lettere: ...PO...; 4. (m. 0,27 X 0,46 X 0,13): ...L CHARITO | ... S IDEM Q.Q ...ET | ...RIAE VXORI | ...E ALVMNAE | ...COGNATO | ...VSQVE | ...NAGR P XV; 5. (m. 0,29 X 0,33 X 0,09): D M VALENTINO DIS PENSATORI FILI FECERVNT BENEMERENTI QVI BIXIT ANNIS XLVIII; 6. (m. 0,225 X 0,10 X 0,023): MA... | FECIT CAPRI | ..MIX ET...; 7. (m. 0,21 X 0,195 X 0,08): ... M | ...MIDIVS | ...VS CEMI | ...BERTE | ...MERENTI; 8. (m. 0,33 X 0,05) con l'iscrizione in grossezza: ...LAVDIO RAPIDI; 9. Id. (m. 0,255 X 0,205 X 0,07). Da un lato: D M EGRILI IVLIA NILYCISCVS AMICVS. Dall'altro: D CONCESSA N... | LOCATRIA AB... | EGRILIO TELES... | PORO AEMILIO | PICENTIO ETQVE | LIERVFINE (sic); 10. (m. 0,245 X 0,16 X 0,067): S... AVG ...MLIB | ETAV... P SVO... HEL...; 11. (m. 0,41 X 0,41 X 0,06): A M LIB TYCHE | ...M HERENNIO | ... CONIVGI | ...her ENNIO CLADO | ...ATIMETO ET HEREN | ...IS | ...EORVM | ...XXII; 12. (m. 0,21 X 0,155): D M HIERON SOSTRA TO FRATRI B M FEC VIX AN XXXV MEN V DIEB X; 13. (m. 0,205 X 0,09 X 0,035): ...D | ...M MAN...; 14. (m. 0,135 X 0,165 X 0,065): ...E N... | ...CERNY... | ...DVLCISSIM... Nella lin. 2 la lettera N è in litura; 15. (m. 0,255 X 0,195 X 0,035): MENVS NEA CORVS; 16. (m. 0,25 X 0,23 X 0,048): ...RIO... | ...ADRATO | ...VNT SIBI ET SVIS | ...AGRO P XX; 17. (m. 0,13 X 0,14): ...L VALEI | ...EV…; 18. (m. 0,21 X 0,12 X 0,035): ...LIVS TA... | VALERIAE FILI... | DVLCISSIMAE... | ANN XVI; 19. (m. 0,105 X 0,12 X 0,03): ...C VENTI... | ...OST...; 20. (m. 0,15 X 0,12 X 0,048): D M VIBIA REPENTINA EVTYCHIAE VER NAE SVAE FECIT VIX ANV; 21. (m. 0,247 X 0,15 X 0,035): ...M | ...GONI | ...IIANI | ...LEGAE | ...ENTES; 22. (m. 0,085 X 0,085 X 0,035): ...IMO ...PHORO ...NO LET ...LIB
Travertino. Frammento di sarcofago (m. 0,32 X 0,36 X 0,07), su cui rimangono in rilievo la parte anteriore di un cavallo e la testa di altro cavallo, ambedue in moto verso destra.
Marmo nero. Pezzo cilindrico con buco fatto a tornio a mo' d'imbuto da un lato e il principio di uno consimile dall'altro (m. 0,43; diam. m. 0,55).
Lavagna. Matrice (m. 0,088 X 0,048 X 0,012). Da un lato ha tre incavi circolari e canaletto intercomunicante, senza incisioni; dall'altro lato due zone parallele incavate, nelle quali è incisa una palma, e a due degli angoli opposti avanzi dei perni in ferro.
Terracotta. Lucerne, di cui una col monogramma del Cristo. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 12, 13, 41 (2 es.), 71 (2 es.), 76, 79 (5 es.), 103, 104, 107 (2 es.), 109, 129 (2 es.), 134, 228 (2 es.), 254 b, 319 (2 es.), 361, 475, 552, 635 a, 637 (2 es.), 690, 691, 693 (2 es.), 713, 792, 811 d, 822, 847, 958 a (5 es.), 961, 992 d, 1029 c (2 es.), 1030, 1033 (2 es.), 1066, 1076, 1094, 1116 a, 1130, 1219, 1220, 1435 (4 es.), 1436 (3 es.), 1449 e, 1477, 2185, 2197, 2200, tre esemplari dei consueti di ... Onesimus delle figline Bruttiane (v. sopra, pag. 166) e seguenti: 1. LEFYR paet. et apRON COS (. 123 d. C.); 2. tempeSINA Qab. caed. | titi AN E Gallic. cos (a. 127 d. C. cfr. C..I.L. XV, 1842); 3. EX F TEMP S AB CAED TEG SERV FIRM PATE APR COS (cf. C.I.L. XV, 614); 4. TEMPES in A... VI PVD | TITIAN E GALLICAN | SO... (a. 127 d. C. ); 5. ...AC VI PVD F | ...E GALLICAN cOS (a. 127 d. C.); 6. BASSVS ...R M | OFFICINAT; 7. CASSI...; 8. DOMIT LVCILLA | ...INLI...; 9. DV SHA; 10. EMEI; 11. R S F FO M (cfr. C. I. L. XV, 1592).
Tutti quanti i bolli sopra riferiti vennero rinvenuti sul lato della via del Teatro verso il portico; e dall'altro lato si raccolsero i mattoni con i bolli C.I.L. XV 40, 79, 129, 665 d, 961 (2 es.), 1035, 1130, 2167, 3041 p ed i seguenti: 1. EX PR DOM LVCIL ForVNATI quadrupede in corsa a d., sotto un ramo d'edera; 2. palma N C O
Bronzo. Un piedino di statua (m. 0,15 X 0,29). Una spina. Una palettina triangolare con manico ad asta quadrata. Cinquantatrè monete di piccolo modulo le quali vennero tutte raccolte nella prima taberna.
Dante Vaglieri.
Scoperta di un nuovo portico presso la via del Teatro.
Al termine del grande portico, la via del Teatro si allarga verso est, laddove nell'altro lato tutto lo spazio che innanzi a quel portico è sterrato, occupato lì forse, come si è detto, da pergulae e da marciapiedi, qui è occupato dalle costruzioni. Si incontra in prima linea un ambiente rettangolare (m. 3,22 X 5,85), sporgente sulla via, con muri laterizi e due porte, l'una sulla strada (m. 2,30), l'altra (m. 2,10) con soglia in travertino, con i soliti canaletti, sul lato opposto. Tale ambiente forma il lato settentrionale del primo tratto della seconda via, parallela a quella della caserma dei Vigili.
Segue un altro portico, che dà immediatamente sulla strada, lungo m. 80,50, con quindici aperture, cui corrispondono nell'interno altrettante taberne o scale. I pilastri misurano m. 1,80 X 0,78. Il pavimento è a cocciopisto. Lo spessore dei pilastri e dei muri delle taberne ci fa supporre che questo portico, largo m. 5,10, non avesse copertura a volta, ma un tetto a spiovente, al quale potrebbero appartenere i frammenti di embrici, che qui in grande numero si sono rinvenuti. Delle costruzioni che seguono, non si può ancora dire nulla, come poco si può dire di quelle del lato opposto, che dovrebbero essere notevoli per colonne che stavano loro innanzi e per pilastri. Si vede pure un lato di un grande edificio, che è forse quello dalle colonne di granito, visto dal Visconti nel 1857 (Ann. dell'Instituto, 1857, pag. 314).
Risultato notevolissimo di questo scavo si è che la grande via non va a finire alla supposta Porta Romana, ma continua in linea diritta, allargandosi notevolmente presso le capanne. È evidente quindi che quella porta non è la principale della città, dovendosi supporre principale quella che dà accesso alla via venuta in luce in questi scavi e che corre innanzi alle Terme e al Teatro, e che, secondo tutti gli indizi, dovrebbe attraversare tutta la città, passando innanzi a moltissimi degli edifizi principali, tra cui il Tempio di Vulcano, e toccando per certo anche il Foro. Essa è il cardo di Ostia. E la via dei sepolcri che si è supposta precedentemente dovesse essere l'Ostiense, è una via parallela o quasi, che si doveva staccare dall'Ostiense fuori della città, forse presso il fiume. Se, come è supponibile, qui esistette la porta, essa deve trovarsi tra le due grandi capanne o sotto una di queste, cioè fuori dell’area demaniale. Ad ogni modo, essendosi qui presso dovuto sospendere lo scavo per essersi inoltrata l'estate, la soluzione di questo problema è rimesso alla futura stagione.
È possibile che appartengano alla porta, oltre i frammenti di una grande iscrìzione a belle lettere, della quale possiamo sperare raccoglierne degli altri nell'autunno venturo, questi altri pezzi: a) un frammento di coronamento architettonico marmoreo (m. 1,80 X 0,93 X 0,57); b) id. di un archivolto pure in marmo (m. 0,415 X 0,46 X 0,11); c) id. di lastra con scanalature (m. 0,66 X 0,40 X 0,105). Quivi presso vennero altresì rimesse a luce unitamente ad un pezzo di una gamba di statua marmorea alla grandezza del vero (m. 0,38). Alcuni mattoni con i bolli C.I.L. XV, 712, 1027, 1333.
Proseguiti gli scavi sulla via si raccolsero altri pezzi marmorei, che qui vengono enumerati: 1. Frammento di statua virile acefala (m. 0,29), coperta di chitone e apoptygma. La veste si riunisce, formando un rigonfiamento, sul ventre e presso le gambe. Sulla spalla d. una ciocca di capelli (o l'aletta del berretto frigio di Attis?) Il braccio sin. è posato sul fianco d., il braccio d, manca; 2. Testa virile (m.0,085), rappresentante un uomo attempato, con capelli ravviati, che formano corona sulla fronte. Sulla parte destra di questa, due buchi fatti col trapano; 3. Ritratto di donna del III sec. d. C. (m. 0,35), con capelli divisi, ondulati, che in parte scendono sulle spalle, in parte attortigliati passano sulle orecchie e tutti sono riuniti in treccie sulla nuca; 4. Parte di testa virile (m. 0,12), con capelli corti ed arruffati; 5. Id. di testa muliebre (m. 0,16), con capelli che, divisi in triplice treccia scendono sulla nuca. Ha sulla fronte parte di diadema. Sopra di esso corrono dei buchi nei quali vennero forse inseriti dei raggi di metallo; sul diadema correva una leggenda di cui rimangono le sole lettere PAT SO…; 6. Busto acefalo panneggiato (m. 0,47). 7, Frammento di gamba di statua panneggiata; 8. Piede con sandalo e parte di tronco d'albero su plinto (m. 0,19 X 0,25). 9. Parte di gamba di cavallo di grandezza naturale (m. 0,215); 10. Pezzo cilindrico forse residuo di una sedia (m. 0,145 X 0,155). Nella zona superiore quattro sfingi, affrontate due a due e in mezzo un cane (fig. 2); nella zona sottostante, non completa, la parte superiore di quattro sfingi (?) con orecchie di animali. Superiormente, attorno ad un incavo o dei listelli (avanzi di una sedia?); 11. Parte superiore di plinto circolare (m. 0,075 X 0,20), con fascia e listelli; superiormente, entro un ornato formato di foglie, un buco quadrato dov'era incastrata qualche cosa; 12. Due frammenti di coperchio di sarcofago (m. 0,16 X 0,21 X 0,122; 0,16 X 0,38 X 0,122). In quello a d., con l'orlo conservato, un erote si curva in avanti per posare a terra un vaso in forma di cratere, con frutta; più a sin. una, figura muliebre recumbente in terra, verso sin., con chitone e manto velificante, sul tipo della Tellus. Quello a sin. è rotto ai due lati: si vede un'altra figura recumbente verso d., col solo himazzon velificante, che lascia scoperta la parte superiore del corpo; poggia sul ginocchio sin. un vaso con frutta, di forma identica a quello dell'altro frammento e che viene recato da un altro erote, curvato verso terra e seguìto da un altro, di cui si vede la sola testa piegata verso terra; 13. Frammento di sarcofago che misura (m. 0,82 X0,7X 0,09). Parte di Amorino, con manto dietro il corpo, in atto di volare verso d., per reggere il clipeo; sotto, parte di groppa e coda di leone; a sin., sull'angolo, albero di alloro, su cui è appeso un turcasso. Vi si conserva un pezzo del coperchio, sul cui angolo una maschera imberbe e nel prospetto il principio di una scena con varie figure alte m. 0,18, tutte, meno una femminile, vestite di corta tunica. A sin. un. uomo inginocchiato, volto verso sin.; sembra che con la sin. attizzi il fuoco, mentre con la d. versa da un yaso del liquido in un recipiente. Dietro a lui altro uomo in piedi, vòlto a d.; beve da un rAyton. Un terzo, in moto verso d., regge con la d. un bicchiere e con la sin. un vaso per il collo. Le quarta figura, femminile, egualmente in moto verso d., col volto di fronte, regge con la d. all’altezza del petto un piatto con frutta. La quinta cammina frettolosamente verso d., tenendo la sin. sotto il manto; 14. Frammento di sarcofago (m. 0,25 X 0.27. Entro clipeo, testa di donna di età matura, con capelli divisi che scendono sulle orecchie e sul collo. Doveva essere fiancheggiata da due Amorini, dei quali rimane quello a d., che regge con la sin. un nastro svolazzante. Il clipeo, rotto a sin., è sostenuto a d. dalla mano di una figura che non si vede; dietro fa capolino un Amorino, che guarda nel clipeo; 15. Frammenti di m. 0,10 X 0,07 X 0,026, nel quale rimangono il braccio destro e l'ala di un Amorino, sopra cui conservasi il resto epigrafico: AEOAN; 16. Angolo sin. di sarcofago (m. 0,33 X 0,12 X 0,29). Vi apparisce la parte superiore della figura di un Amorino, che con la destra spinge un disco assicurato ad un'asta. Sul lato sin. veggonsi le gambe di un altro Amorino che regge un festone; 17. Frammento di m. 0,10 X 0,25, su cui rimane una parte di figura virile, vista dal dorso, con la clamide che scende dalle spalle, col braccio d. disteso in alto e col sin., intorno cui si avvolge la clamide, pure disteso; 18. Td. di m. 0,096 X 0,22 con parte di una figura muliebre, vestita, la quale ha il braccio sinistro disteso; 19, 20. Due altri frammenti, il primo di m. 0,11 X 0,15 nel quale sì conserva una parte di figura virile vestita; il secondo di m. 0,11 X 0,07 con parte di un braccio su panneggio; 21, 22. Due altri frammenti scolpiti. Nel primo che misura m. 0,09 X 0,36 vedesi una mano che stringe qualche cosa, e parte della figura di un cavallo che è in movimento verso sinistra. Nel secondo che misura m. 0,14 X 0,34 conservasi il rilievo di una ruota con parte di una coda di delfino.
Vi furono pure raccolti i seguenti pezzi di iscrizioni: 1. Frammento di m. 0,59 X 0,20 X 0,06, nel quale a grandi lettere incavate per l'incastro del bronzo rimane: ...SFISA...; 9. Altro frammento che misura m. 0,24 X 0,14 X 0,03, nel quale resta la parte seguente di un titolo funebre: ...M | ...SENXA | ...ENIVS | ....NVS PA; 3. Id. m. 0,30 X 0,078 X 0,012 nel quale si è conservato solamente: LOCVS DON
Terracotta. Antefissa (m. 0,18 X 0,21) su cui è rappresentata una figura virile, nuda, in piedi, tra due girali. Il collo di un'anfora con la marca C.I.L. XV, 3094 m. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 41,103, 161, 283, 363, 707, 713, 754, 925, 958, 1030, 1051, 1060, 1219, e. EX PRAED MATIDIA auG ex FIG CLAVDI FORTVNATI (testa di Mercurio).
Piombo. Fistola acquaria lunga m. 2,90 del diam. interno di m. 0,065, portante il segno numerale: VIII.
Dante Vaglieri.
Lungo la via del Teatro si sono trovati due pozzi, forse scavati in epoca piuttosto recente. L'uno, prima della via dei Vigili venendo dalle capanne, ha nel piano della strada m. 0,60 di diametro, e più in alto, a m. 1,80 dal piano medesimo, m. 0,50. Il puteale era formato mercè frammenti di tegoloni, messi in piano e frammenti lavorati, cementati con terra e in alto con due frammenti di puteali. in. marmo, l'uno baccellato, l'altro sfaccettato. Di questo ultimo si raccolsero altri frammenti nell'interno del pozzo. sot
Tra i frammenti lavorati si riconobbero i due bassorilievi seguenti: 1. (m 0,165 X 0,205). Parte di figura virile con corta tunica e petto fasciato di cinghie, in atto di reggere con la d. un'asta, appoggiata al petto, e con la sin. un vaso con manico a staffa. A d, è inciso un X; più a d. forse l'orlo; 2. (m. 0,19 X 0,22). Parte posteriore della figura di un toro; sotto di esso una pantera con la testa sollevata, rivolta indietro. L'altro pozzo, che misura m. 0,80 di diametro, venne costruito con frammenti tolti da vecchi edifizî e cementati con terra argillosa. Nello espurgarlo vi sì è incontrata l'acqua alla profondità di m.. 2,40.
Dante Vaglieri.
Sulla via dei Vigili, nell'angolo della casa che si trova a destra di chi viene da via del Teatro, innanzi ad una via che, parallela a questa, doveva sboccare in quella dei Vigili, costeggiando quella casa, si è rinvenuta, non in situ, una grande tazza marmorea, circolare, per fontana; misura m. 2,30 di diametro e m. 0,68 di altezza. Nel centro di essa apresi un foro per mezzo del quale doveva salire l'acqua, formando un getto.
Dante Vaglieri.
Durante l'estate non si è fatto in Ostia alcuno sterro; si è invece proceduto a qualche restauro, specialmente nel grande mosaico delle Terme.
In occasione di questo lavoro vennero in luce i seguenti frammenti di lastre marmoree, adoperate in antichi restauri: 1. (m. 0,18X0,075X0,25), forse frammento d'iscrizione imperiale: AE... | ...A... | …PIO…; 2. (m. 0,15X0,16X0,03): AE DAPHN... | ...LIBER POSTerisq; 3. (m. 0,39 X 0,33 X 0,28): A L... | ...IVLIA... | ...FECIT
Sulla via del Teatro, oltre ad un mattone col bollo C.I.L. XV, 1112, e ad uno dei consueti di Onesimo dello figline Bruttiane (v. Notìzie 1909, p. 166) si raccolse, adoperata nel selciato, una grande e bellissima testa marmorea (m. 0,39 X 0,28)di un dio barbato.
Dante Vaglieri.
Riscoperta della Porta romana di ostia antica:
Se, come è supponibile, qui esistette la porta, gli avanzi di essa devono trovarsi tra le due grandi capanne o sotto una di queste, cioè fuori dell'area demaniale. Ad ogni modo, essendosi qui presso dovuto sospendere lo scavo per essere inoltrata l'estate, la soluzione di questo problema è rimessa alla futura stagione. Così scrivevo io nella mia ultima relazione sugli scavi ostiensi del 1908 1909 (Notizie, 1909, pag. 232).
La soluzione del problema venne presto, favorita anche dal caso, o, vorrei quasi dire, dal dio patrio di Ostia, Vulcano. Che una notte si incendiò la prima delle capanne venendo dalla borgata moderna, il che mi ha permesso di ampliare lo sterro sotto di essa.
E qui venne in luce la porta desiderata, larga m. 5,10, lunga rimasta solo nella sua parte inferiore, privata della sua rivestitura marmorea. Senonchè sono tanti i begli avanzi di rivestimenti, di basi e cornici, di cui il più grande misura m. 1,85 X 0,85 X 0,39, che per certo ne sarà possibile una ricostruzione grafica. E innanzi alla porta si vede la via Ostiense, fittamente fiancheggiata da tombe. La porta aveva nell'attico l'iscrizione incisa su varie lastre a grandi lettere, lunga otto piedi e alta quattro, con cinque linee, di altezza degradante, la prima essendo alta circa 20 cm., la quinta 10. Certamente un'iscrizione era su ambedue le fronti. Lo vediamo, oltre che" per altri indizi, speeialmente perchè nella prima linea ricorreva due volte la parola populus. Le lastre erano di diverso spessore nella stessa facciata.
Ne presento la reintegrazione per quanto è ora possibile farla coi frammenti rinvenuti, riproducendo in lettere maiuscole i frammenti superstiti, cui mi sembra di poter asseguare un posto. SEnatus pOPVLVsQue Coloniae ostie NSIVM NAVtis (o navaleì) M P CLodius PuLCHer... Portam velusTATE cORRVPTAm…
In quale rapporto reciproco stiano le due porte, tra loro, e questa con la così detta Romana, già nota, risulterà evidentemente quando si pubblicherà la pianta di esse e degli edilìzi che sorgono tra l'una e l'altra.
Entrando in città dalla così detta Porta Romana, la via, come è noto, si allarga a destra ed ha su questo lato in fondo al piazzale, così formato, una fontana. Anche dentro la porta principale la via si allarga verso sinistra, formando egualmente un piazzale: alla spalla della fontana suddetta, formante anzi con questa una sola costruzione, è venuto in luce un abbeveratoio lungo ben ventuno metri e largo m. 3,60. In mezzo, tra quella e questo, a un livello più alto si ha un altro serbatoio d'acqua. In seguito a questa costruzione si vedono altri muri, ma rasi quasi al suolo.
Ad ogni modo sembra doversi riconoscere, che ambedue le porte davano accesso ad un grande piazzale, nel cui centro si trovava il grande abbeveratoio, il lacus ad portarti.
Su questo piazzale sembra che avesse la fronte, formandone il lato occidentale, il grande edificio, probabilmente di carattere pubblico, di cui già feci parola (Notizie, 1909, pag. 231), e che ha uj* lato sulla via del Teatro, la quale prosegue diritta e larga, un altro sulla continuazione della via dei Sepolcri, più stretta (2), che diverge alquanto verso sud. Il lato settentrionale della piazza era costituita, oltre che dalle duo porte, dall'edificio su citato che si innalzava tra queste.
Nello sterro del piazzale si rinvenne: Travertino. Lastra (m. 0,27 X 0,20 X 0,09) con le lettere: GPRF cioè: G(enio) p(opuli) R(omani) f(eliciter), cf. Cesano in Do Ruggiero, Dision. epigr. s. v. Ili, pag. 467 seg.
Marmo. Testa muliebre (alt. m. 0,255), con capelli divisi e tirati sulla nuca e cinti da tenia. In alto pare reggere qualchecosa, ma è possibile che abbia avuto ivi i capelli intrecciati (come Faustina seniore). Frammento della spalla d. di una statua con veste a pieghe, fermata con un bottone (m. 0,19 X 0,175). Altri frammenti di statue. Parte della testa di un leone, appartenente a sarcofago (m. 0,15 X0,15). Lastra (m. 0,17 X 0,22 X 0,05): Q A... | RVS... | PAETEIA... | CONIVGI SV... | POSTERIS SVIS...
Terracotta. Fondi di vasi aretini C.I.L. XV, 6503a e a) S M F in pianta di piede (cf. C.I.L. XV, 5297); b) ANATELO. Lucerne.
Dante Vaglieri.
Scavi nella Via dei sepolcri ad ostia antica:
Solo nell'autunno si riprese lo sterro, mettendo anzitutto allo scoperto le tombe sulla destra della via dei sepolcri tra questa e la grande via, in cui dovremo riconoscere, a quanto pare, l'Ostiense. In parte fu qui scavato sotto la direzione di Pietro Ercole Visconti il quale ebbe il torto di far ammucchiare sulle tombe la terra tolta dalla via dei sepolcri, se pure forse già questo non avvenne nei lavori che a suo tempo fece eseguire il cardinale Pacca.
In tali condizioni questo sterro non può dare speranza di notevoli trovamenti; ad ogni modo esso era necessario sia per mettere e lasciare in luce questo gruppo di monumenti, sia per riconoscere il rapporto tra luna e l'altra delle due vie sì prossime, sia infine per dare alla grande via siccome sfondo la bella rocca di Giulio II, e godere d'altra parte dall'alto di questa lo spettacolo delle rovine antiche.
Di fatto però il risultato di questo sterro ha superato ogni mia aspettativa. Non solo ho rimesso in luce un gruppo di monumenti per vari rispetti interessante e in taluni punti di bellissima costruzione, ma ho potuto constatare che i miei predecessori non approfondirono lo scavo, talvolta perchè ingannati da uno strato di terra battuta, ma più spesso, ritengo, perchè furono delusi nella speranza di rinvenire oggetti, il luogo essendo stato in massima parte devastato in antico.
Per l'illustrazione delle singole tombe non è ancora il momento: essa è impossibile senza il sussidio di una pianta, che non si potrà fare se non a sterro compiuto e quando la località sarà sistemata. Si tratta infatti di costruzioni irregolari, fatte in ispazio angusto, e rifatte e riadattate e riadoperate, traendosi profitto di ogni tratto di terreno.
Vi sono stanze sepolcrali con avanzi di pitture e mosaici, con colombari, e olle in nuda terra e inumazioni. Queste, che sembrano le ultime, e ad ogni modo non molto recenti, sono raramente isolate; ma per lo più le fosse sono regolarmente disposte nelle stanze, che occupano interamente e spessissimo a più ripiani. Talvolta contenevano la cassa in terracotta, ma per lo più esse erano semplicemente ricoperte da tegoloni, e questi alla loro volta da un forte strato di calce. Il ripiano più alto era poi spesso ricoperto di mosaico, purtroppo sinora però mai rinvenuto intatto. Nessuna di queste fosse contiene altro all'in fuori dello scheletro, non di rado completamente disfatto.
Una di queste fosse merita particolare menzione. Conservava a posto, saldata entro la calce, mista a pezzi di tegole, una lastra marmorea (m. 0,315 X 0,19 X 0,016), sulla quale era stata incisa la seguente epigrafe: D M IVLIA BENE RIA VIXIT AN NIS XXIIII MESIBVS V DXVIII MATERFILIE DVCISSIME FECIT (sic). La madre cioè fa il sepolcro alla figlia dolcissima, Giulia Veneria, morta nella età di 24 anni, 5 mesi o 18 giorni.
Rotto il fortissimo strato che copriva la tomba, si vide lo scheletro della defunta intatto, perchè ben protetto dalla copertura, con la spina dorsale contorta. Stranamente, tra le gambo della giovane donna stava lo scheletro di un bambino, collocato con la testa in giù, quasi fosse proprio allora venuto al mondo. Non è a me possibile di giudicare se si tratti del seppellimento di una donna morta di parto, come è sembrato potersi dedurre dalla posizione del tìglio, o se ci troviamo di fronte ad un caso stranissimo supposto da qualcuno, cioè che una donna, sepolta in istato catalettico, avesse partorito entro la tomba.
La scoperta più importante nell'area delle tombe è una grossa lastra marmorea scorniciata, ehe apparteneva forse alla prima tomba sulla destra della via, uscendo dalla porta principale, tomba costruita su altra circolare distrutta. Nel suo campo epigrafico (m. 1,35 X 0,85) è incisa la seguente iscrizione: C DOMITIO L FIL PAL Fabio | HERMOGENI | Equili roMANO SCRIBAE AEDIL CVRVL DEC Adl | FL divi ha ria X INCVIVS SACERDOTIO SOLVS AC PRIMVS VI os | scaenic OS SVA peCVNIA FECIT AEDILI HVNC SPLENDIDISSIMVS ORDO DECVI ionum | fun. publico HON O RAVIT EIQVE STATVAM EQVESTREM SVB SCRIPTIONE OB AMOR em et | industrAM OmneM IN FORO PONENDAM PECVNIA PVBLICA DECRE vi et | in locum e vs ae DIL SVBSTITVENDVM NON PVTAVIT IN SOLACIVM FABi paTRIS | qu&B HONORES ei habi OS HS L M N REI PVBLICAE DEDIT EX QVORVM VSVRIS QVINCVN ci BVS | quOD ANNIS XIII Kal AVG RIE NATALI EIVS DECVRIONIB X DL PRAESENTIB IN FORO ANTE statuas | diviDANTVR ECU RIALIBVS SCRIBIS CERARIS X XXXVIIS LIBRARIS X XIIS ITEM LICTORIBVS XXXV | L FABIVS EVTYCHVS LICTOR CVRIATIVS SCRIB acERarius | ET LIBRARIVS QQ COLLEGI FABR TIGN VAR OSTIENS ET ARTORIA VS PARentes
Nel 1824 il Cartoni scoprì nel Foro di Ostia, cioè innanzi al supposto tempio di Vulcano, una grande base, le cui iscrizioni, risegate, si conservano nel Museo Luteranense. Quella della fronte (C. /. L. XV, #353), completata secondo la nostra, dice: [C. Domitio L. fil. Pal(atina)] Fabio Hermog[eni], equo publico), scribae aedil(ium) cur(ulium), dec(urioni) adlect(o), flam(ini) divi Hadriani], in cuius sacerdotio solus ac primus ludos] scaenicos sua pecunia fecit, [aedili]. Hunc splendidissimus ordo dec[ur(ionum) fun(ere) p(ublico)] honoravit eique statuam equestre m sub in]scriptione ob amorem et industria[m omne]m in foro ponendam pecun(ia) publica) decr[evit], inque locum eius aedil(em) substituendum [non] putavit in solacium Fabi pat[ris]. Qui ob honores ei habitos (sestertium quinquaginta) m(ilia) n(ummum) [rei publicae] dedit ex quorum usuris quincunci[bus quod] annis XIII Kalendas) Aug(ustas) die natali eius dec[urionibus singulis (denarios quinos) dentur et decuri[alibus ce]raris (denarios) XXXVII S, libraris (denarios) [XIIX S, item] lictoribus (denarios) XXV. old no mota inolepol
E sul lato si leggeva: in aede Romae et Augusti placu[it] ordini decurionum pr aesente Fabio patre idi sporlulas die natal(i) Hermogenis fili eius praesentibus in foro ante statuas ipsius dividi stipulatione interposita.
Come si vede, sulla tomba di Ermogene, innalzata dal padre L. Fabio Euticho e dalla madre Artoria, era ripetuta l'iscrizione che era incisa sulla base della statua equestre innalzatagli dai decurioni nel foro.
Una diversità nella dicitura è per noi importante. Nella iscrizione del Foro si diceva che a ciascun decurione si dovevano dare cinque denari ; in quella sepolcrale che i decurioni in complesso dovevano riceverne 550, sicché ne risulta che i decurioni di Ostia erano 110. Nel testo della nuova iscrizione è poi detto quanto stava sul lato del cippo, che la distribuzione doveva aver luogo nel foro innanzi alle statue (decurionibus praesentibus in foro ante statuas).
Ora conosciamo il nome intero di Ermogene, e sappiamo che fu scriba aedilium curulium; l'edilità, che il Dessau aveva supposto al principio del cursus, stava invece alla fine. Nuova credo sia la menzione, che alla morte di un magistrato non si sia nominato il suffetto : ad Ermogene noti fu sostituito un altro edile in solacium patris. Possiamo determinare con sicurezza la somma annualmente distribuita: oltre ai 550 denari dati ai decurioni, di cui Ermogene era stato collega, si davano 37 1/2 denari ai librari cerarii, 12 1/2 ai librarli e 25 ai littori, insieme 625 denari, cioè 2500 sesterzi, precisamente le usurae quincunces di 50000 sesterzi. E infine intendiamo perchè queste tre classi di apparitoli siano state comprese nella divisione, perchè cioè il padre Euticho fu appunto in Ostia lictor curialius, scriba cerarius e scriba librarius. Fu inoltre quinquennale dell'importante collegio dei fabri tignuarii di Ostia, ufficio che vediamo occupato anche da altri due apparitoti ostiensi (C.I.L. XIV, 296, 374).
Menzione particolare merita fin d'ora una tomba, che si trova dietro a quella segnata dal Visconti, Escavazioni ostiensi, col n. 7. Questa tomba aveva l'ingresso sulla via Ostiense. La porta, con soglia in travertino, è ad un livello molto più alto di quello stradale. È costituita di due stanze. La prima, di m. 4,50 X 2,90, conserva avanzi del pavimento a mosaico bianco e nero. Approfondito lo scavo dove questo mancava, vennero in luce delle tombe costruite con tegoloni, alcune con tetto alla cappuccina. Sotto queste tombe fu scoperto uno strato di pezzi di pozzolana nera, e verso l'angolo est tra fini calcinacci tre olle con ossa cremate. Verso l'angolo ovest venne in luce una tomba a fossa con muretti in laterizio. Converrà però esaminare questa camera, più largamente, anche nella parte più bassa.
La seconda stanza, quasi quadrata, mostrava nel lato est un cattivo muro in laterizio: dietro a questo, coperto da esso, vennero in luce due loculi con affreschi imitanti il marmo giallo, con faccioni imitanti il verde antico. Verso il fondo altre traccio di nicchie con avanzi di affresco a fondo rosso. Il pavimento era in mosaico bianco e nero con disegno geometrico. Accanto alla parete ovest, verso l'angolo esterno, incastrata nel mosaico, era, a posto, una lastra marmorea di m. 0,415 X 0,355 con l'iscrizione: D M MENAMDRO ARK (sic)
Tolta la lastra, venne in luce il cadavere di questo arcano. Esso era coperto da tegoloni messi alla cappuccina, appoggiati dall'una parte al muro del sepolcro e dall'altra ad un muro sottile. Vennero quindi in luce altro quattordici tombe a fossa, in media di m. 1,00X0,46X0,58 ognuna, con un cadavere coperto di uno strato di m. 0,10 di calce. Sotto vi è un'altra serie di tali tombe.
Approfondito lo scavo dov'era la tomba dell'arcano, si notò che il muro del sepolcro posava sulla terra. Continuata l'indagine, più sotto venne in luce un bel muro a reticolato con affreschi a riquadri bianchi e neri con zoccolo a fascioni verdi e rossi. Nel riquadro nero si vede dipinto un vaso di vetro, poi un'incannucciata che forma una finestra. Il sepolcro superiore fu dnnque costruito, quando ne era stato distrutto uno anteriore. Nella terra che riempiva il sepolcro superiore si raccolse: 1. Fronte di sarcofago marmoreo in due frammenti, con maschere agli angoli. L' iscrizione tra le due maschere (m. 0,31 X 0,26; 0,55 X 0,30) reca iscrizioni greche; 2. Frammenti di lastra marmorea (m. 0,365 X 0,35 X 0,032); 3. Id. (m. 0.17 X 0,22 X 0,02): ...M FAVSTO | ...VIII MES V | ... aqVILINA FECIT | ...CISSIMO; 4. Id. (in. 0,21 X 0,15 X 0,02): A A QVILINA | NIVGI DVL | cVM QVEM | ANN XXV...; 5. Id. (m. 0,165X0,15X0,02): ...M… | ...ST... | ...NI…
Anche in un'altra tomba, approfondendosi lo scavo, venne in luce a circa m. 0,30 sotto il pavimento, tra la sabbia lasciata probabilmente dal Tevere in una inondazione, un cippo di travertino (m. 0,45 X 0,24) con la seguente iscrizione: C CRITONius cl | PHILIPP VS | CRITONIA CL | THAIS | C CRITONIVS C L | PHILOTIMVS | CRITONIA CO L | FORTVNATA | IN F P XXI IN AG P XXV. E questa è altra prova delle strane vicissitudini di questi monumenti.
Dalla terra, che riempiva la tomba, provengono oltre a frammenti di stucco di vòlta e di cornici ed a frammenti di affreschi, i seguenti oggetti:
Marmo. Frammenti di sarcofagi marmorei, oltre ad altri di minor conto: 1. Parte sinistra di coperchio di piccolo sarcofago. All'angolo testa virile barbuta con berretto frigio. La rappresentanza centrale si riferisce alla scena della preghiera di Priamo ad Achille perchè gli restituisca il corpo del figlio. A sinistra si vede su una colonna tortile un vaso, il quale dovrebbe indicare che la scena si svolge nella tenda. Un giovano (Achille) sta seduto presso la colonna, posando il piede sinistro innanzi su una massa informe, che è forse la roccia, come sulla roccia, non sulla sedia, sembra che appoggi la mano destra; con la sinistra regge sul ginocchio destro il lembo del manto, che, attortigliato, dalla spalla sinistra gli scende dietro il dorso ; la spada è sostenuta dal balteo; ha nei piedi i calzari; l'elmo corinzio sta a terra alla sua destra e lo scudo alla sinistra. Un guerriero barbato con lorica, balteo e scudo, sul quale fu posto come emblema il gorgoneion, sta in piedi nel fondo accanto a lui. Tra questo e il giovane si vede la testa con le spalle di un'altra figura con vestito fermato sulla spalla destra. Tutti e tre sono rivolti verso la figura di Priamo, di cui si vede solo il braccio destro, coperto di manica, teso in atto di preghiera verso Achille, parte del mantello con fiocco ed un piede (m. 0,30 X 0,65 X 0,56). 2. Frammento di grande sarcofago, con rappresentanza relativa al riconoscimento di Achille tra le figlie di Licomede. La prima figura ben conservata a sinistra è Ulisse, barbato, in exomis, con pileo, spada retta dal balteo e con bastone (?) tenuto con la sinistra, allontanandosi rapidamente verso destra, voltando indietro la testa, nel consueto atteggiamento. Egualmente si allontana verso destra, voltandosi indietro, un uomo più giovane (Diomede) con capegli ricci tenuti fermi da una tenia, con clamide fermata sulla spalla destra; regge con la sinistra l'impugnatura della spada e tiene il braccio destro piegato, con la mano all'altezza della spalla destra. Nel lato destro del sarcofago si vede la poppa col timone della nave che ha portato Ulisse ; la poppa è decorata di scudo, e sul bordo è disteso un drappo (?). Nella barca vi è un guerriero sbarbato, con elmo e clamide ; tiene la destra al petto e con la sinistra regge un remo(?). Più a destra si vede parte di altra figura (m. 0,60 X 0,65 X 0,30). 3. Frammento di coperchio (m. 0,15 X 0,09 X 0,09). Parte di figura con veste a larghe pieghe e berretto frigio; tiene il braccio d. disteso lungo il fianco e con la d. regge qualche cosa, che sembra avvolta intorno al collo. 4. Due frammenti della fronte di un sarcofago verso sinistra (m. 0,68X0,17; 0,40X0,017). Si vedono due gruppi di figure: nel primo a sinistra una donna vestita di chitone, volta a d., tiene la d. appoggiata sul braccio sin. di un uomo volto a sin., vestito di tunica a corte maniche, e col braccio d. dietro le spalle della donna; nel secondo, in cui le teste sono rotte, una donna (?) stringe con la d. il polso sin. di un uomo; segue l'iscrizione: AELiae pREPVSAE. 5. (ni. U,15 X 0,39). Parte inferiore di colonna tortile a sin.; a d. parte inferiore di figura virile vestita. 6. (tu. 0,15 X 0,18 X 0,035). Parte inferiore di persona seduta su sella pieghevole ; ha lunga veste e calzari e stringe con la sin. l'estremità di qualche cosa che non si riconosce. 7. (m. 0,39 X 0,32). Parte di figura muliebre, innanzi ad una tenda, con lunga veste; tiene il braccio d. abbassato, avendo in mano probabilmente un gambo, e il sin. piegato (Mg. 7). 8. (m. 0,155 X 0,14 X 0,045). Parte superiore di figura virile barbata, avvolta nel manto, che scende dalla spalla; regge con la sin. una capsa. 9. (m. 0,22 X 0,097). Parte sinistra di figura muliebre seduta, avvolta nel manto. 10. (m. 0,152 X 0,27). Parte inferiore di figura a gambe nude, in moto verso sin. e a d. strie verticali. 11. (m. 0,31). Figura muliebre vestita. 12. (m. 0,36 X 0,265 X 0,06). Lauro a d. e parte di figura a sin. Abbozzalo. 13. (m. 0,11 X 0,10 X 0,05). Parte superiore di amorino, con braccia protese e parte di altro simile. 14. (m. 0,30X0,26X0,04). Amorino su delfino. Abbozzato. 15. (m. 0,115X0,115X0,055). Gamba di figura sdraiata, su onde marine. 16. (m. 0,14 X 0,19 X 0,045). Ala e parte di spalla. 17. (m. 0,105 X 0,09 X 0,053). Parte di braccio. 18. (m. 0,11 X 0,14). Ala. 19. Parte di lato sin. (ni. 0,21 X 0,30). Maschera all'angolo e testa di delfino. 20. (m. 0,20 X 0,26 X 0,04). Cavallo marino su onde a sin. 21. (m. 0,42X0,20X0,04). Grifo. È dello stesso sarcofago, di cui formava parte il frammento precedente. 22. (m. 0,16 X 0,09 X 0,04). Animali che si inseguono. 23. Busto (alt. m. 0,44) di uomo barbato e coronato, con manto che gli lascia scoperta la spalla destra; verso di questa sale un aspide (tìg. 8). 24. Statuetta di Venere nuda, mancante della testa e della parte inferiore della gamba dostra (alt. m. 0,43). Due treccie le scendono sulle spalle. Di lato un' anfora, su cui è deposto il manto. Le gambo orano già restaurate in antico. 25. Statua femminile anche acefala (alt. m. 0,765) con chitone e manto; tiene con la d. per la groppa un leoncino. 26. Parte inferiore di testa muliebre con capelli divisi, coperta di manto (m. 0,11). 27. Emetta di giallo antico, rappresentante un uomo barbato, con tenia (alt. m. 0,175) e altri frammenti di statue. 28. Tre frammenti di una piccola cornice d'angolo con una linea di palmette e sotto listelli, dentelli ed ovoli. Su uno di essi (m. 0,13 X 0,19 X 0,065) si vede un leone sdraiato rivolto a d. Nell'altro (m. 0,135 X 0,155X0,07) eravi pure una figura, ma è irriconoscibile; vi è il principio del timpano. 29. Due frammenti della cornice di un'edicoletta (m. 0,14X0,21). 80. Frammenti di cornici, transenne, colonnine ecc.
Si ebbero inoltre i seguenti pezzi marmorei iscritti: 1. Parte inferiore di statua di Apollo con onfalo e serpente (m. 0,16 X 0,14 X 0,085), la quale si incastra in una base (m. 0,75 X 0,14 X 0,13), sulla cui fronte si legge: VARENVSA VGG LIB ADIVT TABVL FDFOAPOLLINI VIP. Un Vareno, liberto di due imperatori, adiutor tabularii, fa al dio Apollo la statuina. Ignoro a che si accenni nell'ultima linea, se si tratti p. e. di un epiteto di Apollo o se si debbano separare le tre lettere. 2. Frammento di lastra (m. 0,155 X 0,155 X 0,04): SILVA… | ...SAC…; 3. Basetta (m. 0,10X0,85X0,02): … M | c RESCENT... | ...COLONI... | ...IMO FE…; 4. Base rozza superiormente e con un incavo sotto (m. 0,05 X 0,215 X 0,23): T FL FORTVNATvs CALCARIS D D. Un T Flavio Fortunato offre, a quanto sembra, un dono al collegio dei calcarti, calcis coclores o caìcarienses (Waltzing, Corporatio professionnelles, II, pag. 115 e seg.); 5. Frammento di lastra (m. 0,10X0,085X0,02): ...acHILLEO…; 6. Id. (m. 0,21 X 0,35 X 0,055): ...M | E AELIA... | DI VXORIBENE... | ...REN TI FECIT M A... | ZOT; 8. Id. (m. 0,105X0,047X0,02); 9. Lastra (m. 0.594 X0,32 X 0,2: M CALPVRNIVS | RESTVTVS FECIT SIBI ET | PATRONO SVO M CALPVRNIO FORTVNATO | ET CONIVGI SVAE TITLVM | POSVITET SVIS; 10. Id. (m. 0,70 X 0,65 X 0 52): M CALPVRNIVS RESTVTVS | FECIT SIBI ET COIVGI SVAE | LIBERTIS LIBERTABVSQVE | POSTERISQVE EORVM | HOC MONIMENTVM | HEREDE NON SEQVITVR | ITV AMBITV AVIA PVBLICA | HVI MONIMENTO DEBETVR | IN FR P XIIII IN AGR P XXI; 11. Id. (m. 0,09X0,23X0,037): P GRANIVS P A L AtflOCHVS GRANIA P C (rovsciata) L APHELIA; 12. Frammento di lastra (m. 0,22X0,19X0,03): M MARIVl... | FECIT S... | AELIAE PAN... | P AELIO BA...; 13. Id. (m. 0,95X0,09X0,02): ...P N...; 14. Id. (m. 0,09 × 0,085 × 0,02): LVFF | LIC PA...; 15. Id. (m. 0,165 X 0,110 X 0,023): ...EMIDV... | ...prMIGEn... | ...ISSIMIS; 16. Id. (m. 0,25 X 0,11 X 0,02):| HI | GEN...; 17. Id. m. 0,085 X 0,055 X 0,016): RI | SEX SV...; 18. Frammento di lastra marmorea m. 0,16 X 0,145 X 0,027): D M pacTVMEIVS ...STES | SIBI ET | RI; 19. Id. (m. 0,32 X 0,31 X 0,10): ...AVISI | ...IBVS HON... | ...PETRON | fecer VT SIBI ET... | ...LIB...; 20. Id. (m. 0,44 X 0,35 X 0,02): CTATINVS | C F | IHC DORMIT (sic);21. Id. (m. 0,285 X 0,20 X 0,03): MEIAEi... | ...N TRIBONIVS... | ... CONIVGI BENE | FECIT; 22. (m. 0,14 X 0,26 X 0,026): 23. Id. (m. 0,29 X 0,26 X 0,062): fecit | MATRI | ERENTI; 24. Id. (m. 0,12 X 0,22 X 0,025): AER ORIN CONIV M; 25. Id. (m. 0,10 X 0,12 X 0,02): Q... | ...O ET I... | ...RVM...; 26. Id. (m. 0,067 X 0,155 X 0,025): ...TIA...; 27. Id. (m. 0,16 X 0,145 X 0,02): ...MIT | ...VSVA | cogNATAE; 28. Id. (m. 0,11 X 0,076 X 0,017): ...STVS; 29. Id. (m. 0,13 X 0,09 X 0,02): ...RIA L F...; 30. Id. (m. 0,125 X 0,122 X 0,025): ... M | ... PATALO; 31. Id. (m. 0,111X0,122 X 0,015): AND... | DI; 32. Id. (m. 0,087 X 0,135 X 0,019): ...PO...; 33. Id. (m. 0,155 X 0,20 X 0,038): ...TORE; 34. Id. (m. 0,51 X 0,85 X 0,03): ....L C... | ...M IIII.... | ...ORII...; 35. Id. (m. 0,11 X 0,135 X 0,025): ...DIAN 36. Id. (m. 0,24 X 0,18 X 0,01): ERV... | ...TRON... | ...BER... | S...; 37. Id. (m. 0,024 X 0,124 X 0,053): ...ILV... | MI; 38. Id. (m. 0,06 X 0,205 X 0,02): PED XVIIIIIS; 39. Id. (m. 0,18 X 0,16 X 0,02): coniu GI BE | neme RENTI | CIT; 40. Id. (m. 0,085 X 0,085 X 0,03): M | QVI V xit | VI DIEb | VMPI; 41. Id. (m. 0,20 X 0,117 X 0,036): ET LIBER tis liber | TABVS Que | PXXVI e molti altri minutissimi frammenti d'iscrizioni e frammenti di cornici e capitelli.
Terracotta. Frammenti dei fregi del genere Campana: 1. (m. 0.26 X 0,26). Frammenti di fregi con amorini portanti encarpi. È conservato un pezzo con la figura di un amorino volto verso sinistra, che solleva le due braccia reggenti il festone di frutta. 2. (m. 0,13 X 0,20). Id. id. con amorino volto verso destra. 3. (m. 0,10 X 0,09). Id. id. con parte dell'ala di un amorino sotto una cimasa di ovoli. 4. (m. 0,125 X 0,14). Sotto ovoli e astragali si vede la parte superiore di un satiro, volto a destra, in atto di suonare il doppio flauto, e dietro a questo parte della testa di altra figura. 5. (m. 0,08X0,13). Appartenente all' istessa tegola; parte di una testa. 6. (m. 0,14 X 0,05). Un satiro con la nebride che gli svolazza dietro il dorso in atto di camminare verso sinistra, porta innanzi a sé all'altezza dei fianchi un oggetto che ora è perduto. 7. (m. 0,14 X 0,23). Un satiro col ginocchio sinistro a terra, mette in una cesta, piena di grappoli d'uva, un grappolo che stacca dalla vite, il cui tronco si vede a sinistra. Più a sinistra parte di un'altra cesta simile. 8. (m. 0,105 X 0,14). Ramo che, formando una voluta, finisce in testa di leone. Antefissa, che in forma di palmetta s'alza da un festone; sotto toro.
Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 69, 107, 152*, 246, 347, 364, 437 a, 469, 525 e, 708, 709, 715, 1072, 1179, 1244, 1278, 1379*, 1422, 1432, 1512 a, 2161, 2179, 2199, 2203 e SEX PVBLICI FAVSTI AVG CONS ORTIs opDO EX… Il nome di Sex. Publicius Concors ricorre pure nelle tegole C.I.L. XV, 44 (ex praedis Augustorum noslrorum, figlinis Buccomonìs), 45 (ex praedis Aureli Caesaris et Faustinae), 46 ex praedis Augusti nostri), 154 (ex figlinis Domilianis), 186 (ex praedis Faustinae Augustae, ex officina Domiliana m... ). Si noti la strana collocazione del nome di Faustina minore, che è la proprietaria del fondo, tra il gentilizio ed il cognome dolV offici nator. Alla fine della seconda e della terza linea leggeremo forse ex [fig.] N[ovis]. a) ... EXPR | ...FR corona; b) TISF....IS; c) C CALVISI ANER | d) EXO fic m co RN VAL asino a lettere incavate.
Lucerne, tra cui C.I.L. XV, 2306, 6502, ed altra con la marca nel fondo: CIVN M. Anse di anfore con la marca C.I.L. XV, 2290 e a) CFA; b) QFSAX OFF…; c) CCPV; d) ...CCIHI. Parte di anfora con le seguenti lettere graffite sull'omero prima della cottura: VO. Fondo di vaso aretino con la marca C.I.L. XV 5496 c e a) SEXIA entro pianta di piede; b) TRASINPISAP. Dromo. — Lettera I per essere incastrata (alt. m. 0,19). Chiavi ecc.
Piombo. Basettina circolare (diam. m. 0,04).
Osso. Aghi crinali, di cui uno finiente a bustino su una palla; inoltre manici, dadi, cucchiai ecc..
Dante Vaglieri
Presso il Casalone (di Ostia) fu raccolto un frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,14X0,076X0,04): NIO AGONI... | ...CORPORIS TOGAT... | ...VM DIT. Un patronus dei togati a foro et de sacomario ricorre in C. I. L. XV, 409 cf. il corpus treiectus togatensium in C.I.L. XIV, 403. Nei muri del Casalone, adoperati in costruzione si rinvennero i seguenti frammenti: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,11 X 0,13 X 0,025): ...LIO PA... | ...VLPIA IVLIA... | ...ONIVNX I... | ...IPERSD...; 2. Frammento di sarcofago (m. 0,18 X 0,11 X 0,04), dove si vede parte di una testa di cavallo con morso, a destra e nella targa parte di iscrizione: NAV... | ...cIT... | ...CO... | ...IN; 3. Frammento di bassorilievo (m. 0,18 X 0,17 X 0,03) con testa e collo di un cavallo volto a sinistra. Nel tetto dello stesso edificio si raccolse un frammento del puteale pubblicato nelle Notizie dello scorso anno a pag. 177.
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. Sotto le tombe a fossa, costruite entro un sepolcro più antico, venne in luce una testa marmorea (m. 0,105), virile, con capelli ricciuti, la quale era stata adoperata per una fontana, come risulta dal foro che l'attraversa. Nell'istesso sepolcro, a m. 0,40 dalla risega si trovò una fossa coperta alla cappuccina e, accanto a questa, una grande anfora con ossa umane. Nella terra intorno a quest'anfora si raccolse un medio bronzo di Antonino Pio. In un ambiente al di là dalla parete ovest di questo sepolcro si scoprirono altre tombe a fossa, sotto un pavimento a mosaico bianco; una di esse era coperta con tegole ed embrici a due file. Nella terra entro questo ambiente si raccolse un medio bronzo del secondo secolo e l' iscrizione (m. 0,08 X 0,09 X 0,03 ; 0,29 X 0,27 X 0,03): ...M | ...PO AQVILINAE | ...VICTOR | ...MERENTI | fecit
Negli scarichi presso questa tomba venne in luce: 1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,085X0,095X0,017): ...DR...; 2. Frammento di lastra iscritta (m. 0,20 X 0,21 X 0,16), trasformata in capitello. Vi si conserva una grande lettera C . 3. Frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,17X0,12), con rappresentanza di Amore e Psiche, che, abbracciati, si baciano.
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. Della via Ostiense è tornato in luce un bel tratto con i selci e la crepidine. Sotto il marciapiedi corre la fogna a botte (m. 5,10 X 1,25). Sul lato sinistro a m. 2,70 dallo stipite della porta è stato scoperto in situ un dado di marmo in due pezzi con base e cornice (m. 1,20 X 1,20 X 1,05) e l'iscrizione sulla fronte: SALVTl CAESARIS AVGVST GLABRIO PATRONVS COLONIAE D D F G cioè : Saluti Caesaris August(i) Glabrio, palronus coloniae, d(ecreto) d(ecurionum) f(aciundum) c{uravit).
Il patrono della colonia è certamente un Acilio Glabrione. Che questi avessero possedimenti nel territorio ostiense risulta da C.I.L. XIV, 74, trovata ai monti di s. Paolo, sin dove cioè per certo quel territorio si estendeva: Thiasus Acili Glabrion(is) imperato aram fecit dominae; si ricordino pure gli Acilii liberti di un Manio (C.I.L. XIV, 287, 1073). Ostiense dovrebbe essere anche queir Arria L. f. Piaria Vera Priscilla, che fu moglie di M. Acilio Glabrione, console del 152 d. C. e padre del console omonimo del 186 (C.I.L. XI, 6333); infatti una Plaria Vera fu madre del console A. Egrilio Planano (C.I.L. XIV, 399), il quale fu padre naturale di M. Acilius A. f. Vot. Priscus Egrilius Plarianus, pontifex Vulcani et aedium sacrarum (C.I.L. XIV, 72), nominato patrono dei dendrofori circa il 200 d. C. (C.I.L. XIV, 281) e il cui cursus honorum senatorio ricorre forse in C.I.L. XIV, 155; anche qui vediamo un'unione di Acilii con la famiglia ostiense degli Egrilii.
La base reggeva di certo la statua della Salus Augusta, probabilmente quale si vede sulle monete imperiali, cioè come donna in piedi in atto di dar da mangiare ad un serpente. Sarà ora da ricordare come questo tipo apparisca sul rovescio di denari di M'. Acilio Glabrione del 54 a. C. sotto la scritta Valetud(ìnis) ; Salutis poi si legge sul dritto di questi stessi denari per i rapporti della gens Acilia con i principi dell'arte medica in Eoma (Plin. n. h. 29, 12). Non sarà forse perciò un caso che a dedicare questa statua alla Salus dell' imperatore sia stato chiamato proprio un Glabrione, la cui famiglia era particolarmente devota a quella dea.
Quale sia il Caesar Augustus ricordato nella base mi sembra difficile di riconoscere: parrebbe che l'iscrizione possa riferirsi alla prima metà del secondo secolo d. C. Ad ogni modo è da supporre, anche per la sua posizione immediatamente innanzi alla porta, che essa sia da mettere in rapporto con la venuta di un imperatore ad Ostia, forse di passaggio per imbarcarsi; è una forma di saluto, di benvenuto e, come tale, ci rappresenta qualcosa di vivo. Prima di questa base, sempre sulla sinistra della via, sta al posto un cippo terminale di travertino (m. 1,18X0,58X0,20): ...IT | ...OPL...C...DIC
Sulla strada si rinvenne: Marmo. 1. Frammento di sarcofago (in. 0,19 X 0,31) : con testa di cavallo a destra e parte di targa non iscritta. 2. Id. (m. 0,25X0,19X0,03): figura virile nuda seduta, vòlta col viso a sinistra e con le braccia distese verso destra, in atto di reggere una cosa rotonda, di arte rozza. 3. Id. (m. 0,17 X 0,45 X 0,37), scanalato con parte di targa non iscritta. 4. Gamba nuda di statua con parte di veste (alt. m. 0,32). 5. Frammento di lastra marmorea (m. 0,22 X 0,24 X 0,09): O T F PAL VE... | equo pab LICO ORNATo | ...ANNIS XV... | DIEB... 6. Id. (m. 0,145X0,135X0,04): HOM... | ...L FA…Terracotta. Mattone col bollo C. I. L. XV, 125. Cristallo di rocca. Manico di utensile (alt. ni. 0,05). Vetro. Ansa che finisce ad una estremità in testa muliebre con capelli divisi, che scendono dietro le orecchie (m. 0,037 X 0,035).
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. Dall'edificio che dà sul piazzale tra le due vie (v. pag. 31) si è tolta la terra, accumulata in gran parte per gli scavi del Visconti, soltanto quanto bastava per mettere in luce la fronte e assicurare i muri contro la spinta della terra retrostante. La fronte è in opera reticolata con pilastri in opera laterizia su blocchi di travertino. Parallelo, alla distanza di m. 4,75, corre un secondo muro; tra l'uno e l'altro muro vi è un pavimento di impasto di m. 0,11, sullo scarico, a m. 1,12, sul piano della piazza. Dietro questo muro è venuto in luce un tratto di pavimento a mosaico bianco e piccole tessere: esso è m. 0,30 più su del pavimento precedente. Innanzi all' edificio eranvi dunque delle terrazze. Dietro al terzo muro si vedono due vòlte reali di ambienti che avevano l' ingresso verso oriente ; posano su muri di grande spessore e dimostrano la grandezza dell'edificio.
Sotto il piazzale si è scoperto un vano con vòlta a botte a muri laterizi, il quale corre in direzione est-ovest e arriva sotto l'angolo sud del muro di fronte dell'edificio. Qui la vòlta è stata sfondata quando si costruì il pilastro addossato al muro; anche verso est vi è stato costruito un simile pilastro di altra costruzione. Il vano ha una apertura ad arco a tutto sesto. Esso è largo m. 4,20 ; l'altezza si ignora, non essendosi raggiunto il piano. Fra la terra che ricopriva il piazzale e questo edifizio si raccolse:
Marmo. 1. Torso virile ignudo (m. 0,53) con un attacco alla coscia sinistra. 2. Ermetta (m. 0,18): testa muliebre con corona di foglie e bacche d'edera. 3. Frammento di una grande gamba (m. 0,35). 4. Parte di petto e collo (m. 0,21). 5. Piccolo busto (m. 0,29) rappresentante Giove Sarapide con modio ornato di quattro alberi. 6. Frammento di lastra con fori a coppia; i buchi della prima coppia misurano ciascuno m. 0,16, quelli della seconda m. 0,17 e di quelli della terza il destro m. 0,19, il sinistro m. 0,27. Le seguenti lastre iscritte: 1. (m. 0,455X0,345X0,10): imp. caESARI | t.aelio h ADRIANO | antonino AVG PIO P m | trib.pot... IMP II COS II | ...VS P FIL | ...RTIS; 2. (m. 0,085X0,14X0,032): D LAV...; 3. (m. 0,105X0,085X0,02): TICI | ANN... | AEM... | MAT... | FILI…; 4. (m. 0,40X0,19X0,035): N IVNius SECINDVs | FILIUS MaTRI DULCIS | SIMAE ET BeNAEMAE sic | RENTI FEciT; 5. (m. 0,145 X 0,07 X 0,02 ; 0,13 X 0,035 X 0,02): a) ...SI... | ...ZO.... | ...DR... | ...C IV.... | ...AE I... b) ...TITIA.... | ....AE AVL.... | ...CTORI... | ...MENO O... | ....T AELI...; 6. (m. 0,24X0,20X0,03): VIBIAE PANTHIAE | CONIVGI CARISSIMAE | ET LlBERTISLIBERTABVS | POSTERISQVE EORVM | INPARTE LAEVA INTRAN | TIBVS INQVACVBlCVM | IN FRONT PEDES XV | IN AGRO PEDES X...; 7. (in. 0,11 X 0,15X0,01): ...NCOI... | MERENTI... | VIXIT ANN... | X; 8. (m. 0,095X0,08X0,04): ....M I.... | ...ELSV....
Terracotta. Mattoni con i bolli: a) a lettere rilevate: a) a lettere rilevate: cAESENNI eVTYCHI; b) a lettere incavate CFNOTH...; Fondi di vasi aretini con le marche C.I.L. XV, 5447 e, 5496 e, e Q CAESR VE in pianta di piede (cf. C.I.L. XV, 5088 a); quest'ultimo ha dall'altra parte granito.
Lucerne (C.I.L. XV, 2477 ed altre).
Bronzo. Grappolo d'uva con 18 acini (alt. m. 0,07). Frammenti di rubinetti.
Osso. Oggetto curvo sopra e piano sotto, che finisce da una parte in testa di lucertola, con due fori (lungh. m. 0,072).
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. Dopo la porta si ha a destra una costruzione curiosa, lunga m. 60,80, eseguita per certo in epoca repubblicana e rimasta al suo piano originario, anche quando fu riadattata e la via rialzata. È il primo edificio entrando in città, con gli accessi però non sulla via principale.
Alla costruzione repubblicana spettano pilastri a blocchi squadrati e bugnati di tufo; ciascuno dei blocchi misura quattro piedi di lunghezza, due di altezza e due di grossezza. Questi pilastri sono in doppia fila, distante l'ima dall'altra m. 5,23. La fila verso la strada dista da questa m. 1,80, e sta sulla linea esterna del portico seguente; i pilastri distano l'uno dall'altro m. 4,85. La seconda fila sta sulla linea interna di quel portico ed i pilastri distano l'uno dall'altro m. 5,30. Al principio dell'edificio presso l'altro portico si ha una porta tra due pilastri larga m. 2,40.
Più tardi questa costruzione, che deve aver forse sostenuto una tettoia in legno, fu modificata. Fu innalzato un muro lungo il margine della via, donde sporge per soli m. 0,60 e fu costruito un muro nell'interno innanzi ai pilastri della prima fila, lasciando un'intercapedine di m. 0,35, volendo forse rispettare quei pilastri cui si connetteva qualche vecchia memoria; non si può ascrivere ciò ad altro scopo, perchè di fatto essi erano di impiccio negli ambienti che furono ricavati e dentro i quali rimasero in piedi.
I pilastri della seconda fila furono invece incastrati nel nuovo muro. Gli ambienti e a destra e a sinistra davano così su un corridoio centrale. Le , soglie delle porte lungo il muro, innanzi ai pilastri della prima fila, sono a m. 0,95 sotto il piano stradale; quelle della seconda a m. 0,55.
Un frammento di mosaico bianco-nero a m. 1,15 sotto il piano stradale ci è prova che il piano basso è rimasto sino ad epoca tarda. E, pure ad un livello basso, cioè a m. 0,85 sotto il piano stradale, si è riconosciuto un pavimento di tegoloni e di lastre informi di marmo, posate su terra di scarico.
Sotto questo pavimento stava un'olla vuota, alta m. 0,70. Altre olle, a m. 1,20 sotto il piano stradale, si riconobbero in altri ambienti. È venuto in luce per una lunghezza di m. 18 un tubo di piombo, di m. 0,06 di diametro, senza iscrizione. Verso la porta è stato tagliato, dall'altra continua sotto le taberne.
In un vano prossimo alla porta, a m. 1,20 più in alto di quello, si rinvenne un altro tubo dell' istesso diametro con l'iscrizione: EX OF NASENNI FORTVNATI eguale ad altra rinvenuta dal Visconti (C.I.L. XIV, 1999). Ad un livello ancora più alto si scoprì un altro tubo con l'iscrizione: C NASENN1VS MVSAEVS FEC simile ad altro trovato presso Tor Boacciana (ib. 2000) e ad uno rinvenuto presso la scuola dei dendrofori (ib. 2001). Fra la terra che riempiva questa costruzione si raccolse:
Basalte. Frammento di statua, conservata dalla vita alle ginocchia, con tunica e manto (m. 0,12).
Marmo. Frammento di sarcofago (m. 0,155 X 0,12), su cui è rappresentata una figura virile barbata, ammantata, col viso rivolto ad. Angolo di sarcofago (m. 0,19 X 0,16) con parte di testa di Medusa. Parte di faccia (m. 0,13). Frammento di ermetta (alt. m. 0,105): testa muliebre male conservata. Mano sinistra che stringe forse un'acerra (m. 0,185). Plinto (m. 0,024 X 0,079 X 0,056) con due piedini e un tronco d'albero; restauro antico. Zampa leonina su perno (m. 0,045). Frammento di colonnina (base di trono?) con cigni (?) ritti sui piedi, con le teste e le ali pendenti (m. 0,17 X 0,16). Piccoli capitelli. Pesi. Le seguenti lastre iscritte: 1. (m. 0,17X0,185X0,025): ...TRI... | ...COS P.... | ...MIL.... | ...PRAE... | ...VII; 2. (m. 0,11X0,12X0,02): clauDIAE | coniVGI; 3. (m. 0,275X0,315X0,01), rinvenuta quasi al piano della sabbia: D M | L CLODIVS IVLIVS | FORTVNVLE CO IV | GI ET FOR.TVNVLE | FILIE BM | F C; 4. (m. 0,16X0,12X0,037): C IV | PO; 5. (m. 0,19X0,077X0,042): VALE | QVAE | FILIA | VALE; 6. (m. 0,22X0,085X0,017): ...NTIAN... | ....TRIS S...; 7. (m. 0,095X0,073X0,022): ...LS... | ....S II....; 8. (m. 0,10X0,125X0,025): ...ILISS...; 9. (m. 0,095X0,15X0,03): ...SAR....
Bronzo. Pendaglio con coperchio assicurato a cerniera e fori; sul coperchio entro un incavo smalto verdognolo intorno e rosso nel centro, dov'è granita un'oca (diam. m. 0,02; alt. m. 0,007). — Vaso (alt. m. 0,17). — Frammento di maniglia con borchia (m. 0,053). Frammenti di rubinetti. — Anelli, armille, frammenti di specchi, pinze, aghi, palettine, borchie, anse, chiodi, cucchiai ecc. Il più strano trovamento è però quello fatto a pochi centimetri di profondità dal piano di campagna, di una fibula a navicella (lungh. m. 0,063). con striature longitudinali, alternate da linee di cerchietti; lo spillo era già rotto in antico e poi restaurato ed assicurato con un chiodetto.
Terracotta. Mattoni col bollo C.I.L. XV, 696, 2185 (14 es.), 2199, 2210. Un fondo di vaso aretino col bollo: C TEELL (sic). Un collo d'anfora, su cui è graffito il nome Proculus. Frammento di maschera (m. 0,067). Un frammento di matrice con un pesce, un cane (?) disteso, e in mezzo ad essi una conchiglia (?) (fig. 7). Lucerne (C. I. L. XV, 6296 a; 6319 (?) con testa su crescente; 6350 (?) [con gallo; 6377; 6445; 6502; Diana in atto di togliere una freccia dalla faretra con marca illeggibile ; figura col viso vólto a sinistra, in atto di reggere sulla palma della mano sin. un vaso ; due colombe affrontate, e, come marca, una palma; signum Christi; ed altre).
Osso. Frammento di bassorilievo (m. 0,045 X 0,081), con la parte inferiore di una figura con tunica e manto. Manici di coltelli ecc.
Piombo. Giocattolo: disco radiato con l'attaccatura dei manici (m. 0,067).
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. È stato ultimato lo sterro del portico a tetto spiovente (v. Notizie, 1909, pag. 231), diviso da una via da quello coi blocchi di tufo. Le taberne hanno la soglia in travertino con i consueti canaletti. In una esistono avanzi di pavimento in mosaico nero; in altre traccie dei tegoloni che reggevano il pavimento ad opera spicata.
Qui fu raccolto un frammento di lastra marmorea (m. 0,47 X 0,60) con la seguente rappresentanza in altorilievo: tre teste virili sbarbate, volte a d., la prima con capelli ricciuti, le altre due con capelli lisci, circondati da corona apparentemente di alloro ; quello di mezzo è caratterizzato dai fasci siccome un littore. In alto nel mezzo la fine di una palma, appartenente alla figura centrale. Segue a destra un ornato di foglie dentro un cassettone di astragali.
Fu anche approfondito Io sterro sulla via del teatro, tra la via dei vigili e il portico a tetto spiovente, dove sono tornati in luce i muriccioli come nell'altro tratto dopo la via dei vigili (v. Notizie, 1909, pag. 88). Verso la fine del portico venne in luce una vasca simile a quella segnata colla lettera b nella pianta pubblicata nelle Notizie, 1909, pag. 412. In questo tratto si raccolse:
Marmo. Testa muliebre in bassorilievo con capelli divisi (m. 0,095). — Metà di un plinto. — Un peso di gr. 620 (m. 0,08 X 0,043) con perno in ferro e la marca II. Un capitello e frammenti di colonne. Due tavole iscritte: 1. (m. 0,225X0,154X0,025): MVNATIA Q_ L CALTlLIANA | PIETAS FECIT SIBI ET | Q MVNATIO Q L CALTlLIANO | QVARTIONI PATRONO SVO Q MVNATIO C (rovesciata) L CALTlLIANO | SECVNDO | Q MVNATIO C (rovesciata) L CALTlLIANO | EPAGATHO. È notevole il cognome Caltilianus che ricorre per tutti questi liberti della gens Munatia, i Caltilii sono ricordati più volte in Ostia; 2. (m. 0,16X0,085X0,075): ...LIA... | ...ALFT... | TOP…
Terracotta. Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 285, 2204 e fiore e palma; sotto la palma in piccole lettere: L ATIANI e dopo la palma in lettere maggiori: FEL. Secondo mi indica anche il eh. prof. Gatti, questo bollo si può confrontare con quelli di L. Atinio ad Mercurium Felicem ; infatti in C.I.L. XV, 332 è pure scritto in piccole lettere e nel volume stesso al n. 333, dove ricorre egualmente in piccole lettere, è incisa una palma.
Bronzo. Manico allungato con nodo a metà, con anima di legno che ancora si conserva (m. 0,033).
Piombo. Coperchio (?) a forma di campana con manico e foro; nell'interno due aste incrociate con una sporgenza su ciascuna di queste (m. 0,12; diam. m. 0,12).
Dante Vaglieri
Sterro lungo la via Ostiense, presso la porta e lungo la via del Teatro. Sempre sotto la via principale, innanzi ad una strada che corre dietro l'edificio che sta tra le due vie (v. pag. 31), si rinvenne a posto un tubo di piombo (diam. m. 0,16), che attraversa la via, con iscrizione poco leggibile, ma che sembra riprodurre quella del C.I.L. XIV, 1983 e quattro monete di bronzo, un PB di Augusto col nome del monetario Salvius Otho (Cohen2, 515), due GB di Severo Alessandro (291, 449) ed un PB del terzo secolo, forse di Gordiano.
Dinanzi alla via parallela a quella dei vigili, presso l'ambiente 0 (v. Notizie, 1909, pag. 412), a pochi centimetri sotto il selciato della via principale si rinvennero due capitelli di tufo con echino rigonfio e con piccolo astragalo, che lo congiunge alla colonna rastremata ; misurano m. 0,27 di alt., 0,45 di largh. ; l'abaco è irregolare, misurando da in. 0,54 a m. 0,58. Si rinvennero pure altri tre frammenti di colonne di tufo.
Più oltre, sotto la via principale, al centro di essa, dirimpetto alla via parallela a quella dei vigili (cfr. Notizie, 1909, pag. 112, lett. N), a m. 1,75 di profondità, sotto uno strato di cocci, tra cui un collo d'anfora con l'iscrizione ripetuta: F MA (cfr. C.I.L. XV, 2996) fu scoperto un tubo di piombo, di m. 0,30 di diam., che segue la direzione della strada, piegando verso sud-est dal lato di Ostia moderna. La parte qui scoperta per sette metri è formata di due tubi innestati e saldati, lunghi ciascuno m. 2,80, e del principio di altri due. Ognuno di quei due tubi reca l' iscrizione: COLONORVM COLONIAE OSTIENSE (sic) e dall'altra parte: L CAECILIVS MAXIMVS FEC.
In uno dei tubi, dal lato della prima iscrizione, si legge il numero V. La continuazione dell'istesso tubo si scoprì anche più oltre verso ovest.
Innanzi alla via dei vigili, alla profondità di m. 0,25 fu rinvenuto un altro tubo, di diametro minore, che attraversa la strada, con pendenza verso sud. Esso però era stato tagliato.
Dopo la via della Fontana, sempre sulla via principale venne in luce un frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,155X0,11X0,025): LINN.... | ...VS P... | ...PO…
Dante Vaglieri
Sterri nell'area delle tombe. di Ostia antica.
Sistemandosi l'area della necropoli, tra la via Ostiense e quella dei sepolcri, furono approfondite le ricerche nelle tombe già esplorate dal Visconti tra il 1855 e il 1858, alla cui pianta mi riferisco.
Nelle tombe I-V vennero in luce fosse sepolcrali e olle cinerarie; Nella I, nella parte nord si notò un intonaco a fondo rosso, e nel corridoio addossato alla parete est riapparvero delle nicchie con olle. Tra queste olle si raccolse: una lucerna, un coperchio di anfora ed una tazzina; Nella IV vennero in luce un sarcofago di tufo ; una tomba, scavata nella sabbia, a tegoloni verticali con tetto alla cappuccina. In un tegolone del piano leggesi il bollo C.I.L. XV, 1397. Nella V, insieme a tre monete di bronzo, si rinvennero i seguenti frammenti di lastre marmoree: 1. (m. 0,087X0,087X0,01): I ELICIS | BRIT N...; 2. (m. 0,07X0,11X0,018): D | AE M; 3. targa da colombario (m. 0,055 X 0,073 X 0,025 ; 0,078 X 0,065 X 0,025): C F PN S | INEAON... XXV (sic); 4. (m. 0,06 X 0,074 X 0,014) a belle lettere: IRC; 5. in situ (?) nel pavimento: DIS MANIBVS; Nella VI si raccolse un frammento di fregio in terracotta (m. 0,21 X 0,175) con bella maschera scenica; nella parte superiore corre una zona di ovoli, e nell'inferiore un listello; la lastra doveva essere incastrata.
Dante Vaglieri.
Sterri sulla via principale di Ostia antica.
Nell'edificio dai pilastri di tufo, nel secondo vano per chi viene da Roma, dove fu rinvenuto il tubo di Nasennio Fortunato (v. sopra pag. 67) si rinvennero due pezzi di tubi di piombo. Su uno di essi si legge: ADRIANO AVG N e nell'altro: AVGG N SEVER ET ANT
Sulla via del teatro, o via principale, tra il portico a tetto spiovente e la via dei Vigili, innanzi al portico, vennero in luce i piccoli muri che chiudevano forse delle pergulae, come nel tratto seguente (v. Notizie, 1909, pag. 412 lett. a). Questi piccoli muri sono limitati sulla strada, che divide il portico grande da quello a tetto spiovente, mediante due filari di blocchi parallelepipedi di travertino; innanzi a questi, sulla via principale, è collocato un grande cippo pure di travertino.
Lungo quelli corre una piccola fogna coperta alla cappuccina. Perpendicolare a questa è un'altra piccola fogna, che passa sotto il corridoio che da quella via immette nel portico a tetto spiovente.
In questo tratto della via principale, tra quest'ultimo portico e la via dei Vigili, si raccolse: Marmo: Frammento di urna cineraria, ornata di bucranio e di festoni (m. 0,18 X 0,12) con la seguente iscrizione: TI CI | CE | CAE | ETI | SE. Bronzo: Frammenti di rubinetti; un cucchiaino di forma allungata (m. 0,157); una fibula ad arco semplice (m. 0,058) ; un frammento di specchio ; chiodi, borchie ecc. Terracotta: Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 103, 1219. Lucerne (C.I.L. XV, 6433 a; scurra ed altre). Coperchi di anfore.
Dante Vaglieri.
Sterri intorno al Teatro di ostia antica.
Fu poi proseguito lo sterro della via principale dopo la via della Fontana verso l'ingresso del teatro, dove si continuò a rinvenire quello stesso strato superiore di calcinacci, terra e mattoni battuti, che si era constatato innanzi ai portici e sopra le rovine delle tombe.
Di fronte alla via che va lungo la curva del teatro, sul margine destro della via principale, venne in luce un colonnato a colonne di portasanta (alt. circa m. 3,50 ; diam. m. 0,42), lungo ventitré metri. Gli intercolunnii misurano m. 3,70. Il pavimento nell'interno è a lastre informi di marmo o a pezzettini quadrati.
Furono rialzate tre delle colonne, che si rinvennero intere. Due di esse conservano i capitelli corinzii, sui quali sotto l'abaco si leggono le lettere capovolte da una parte del rosone PDE ('), dall'altro PPCC. Sul frammento di un altro capitello si legge: TICF.
Presso la prima colonna del portico, fu, in epoca molto tarda, fatta una costruzione absidata con blocchi di tufo, travertino e peperino. Riposa su terra di scarico ed è a m. 0,75 sopra il piano stradale antico. Sotto il pavimento di essa, sopra questo piano, e anche in giro, si rinvennero avanzi di seppellimenti: si hanno sarcofagi con ossa non a posto e anche frammenti di altre ossa in giro. Tutto è stato evidentemente rovistato e sconvolto.
Proseguendo verso il teatro, si incontrano pezzi di archi, di muri, di cornici, di mensolette, di dentelli, tutti in terracotta, appartenenti alla trabeazione del portico, che circondava il teatro stesso, e frammenti di vòlte. Si raccolgono pure frammenti di cornici a volute e grandi foglie di acanto, quali si rinvennero l'anno scorso e quali già si conservano nel Castello, frutto di scavi anteriori. In questo tratto tra via della fontana e l'ingresso del teatro si raccolse:
Marmo.
1. Sarcofago baccellato (m. 2,17 X 0,50 X 0,59). Nel centro si vede Orfeo in veste trace, con il viso rivolto a sin., col piede sin. su un sasso; con l'eccitamento del cantore, egli suona la cetra, che tiene appoggiata sul ginocchio sinistro (o meglio su un pilastrino). A sin. un lauro, su cui sta un uccello (gallo ?) che si rivolge verso Orfeo. Tra le gambe di questo a terra è un montone che alza la testa verso di lui (fig. 3, 4). All'angolo sinistro della fronte del sarcofago è una figura muliebre, togata, vòlta a d., con acconciatura della metà del III secolo d. C. o poco dopo, e con un rotolo nella mano sin.; alla sua destra a terra un uccello. All'angolo destro una figura virile togata, vòlta a sin.; alla sua sinistra una capsa con rotoli. A ciascun lato del sarcofago un grifo. Questo sarcofago è, con ogni probabilità, cristiano : la rappresentanza di Orfeo è infatti preferita nei più antichi monumenti cristiani (cfr. Gruppe in Koscher, Lex. der gr. und róm. Mythol. s. v.) e questa stessa nostra rappresentanza per l'acconciatura del capo della donna raffigurata a sin. è circa della seconda metà del III secolo. Una rappresentanza simile troviamo in un altro sarcofago, pure di provenienza ostiense, rinvenuto a s. Ercolano negli scavi del card. Bartolomeo Pacca negli anni 1834-35, e donato nel 1864 dal nipote di questo, mons. Bartolomeo Pacca, al Museo Lateranense. È pubblicato da C. L. Visconti nelle Dissertazioni dell'Accademia Romana di Archeologia del 1864 (161), che lo dichiara « raro cimelio » , «rarità di scultura cristiana », e dal Garrucci nella Storia dell'arte cristiana (V, tav. 307, 3).Per le due figure agli angoli si confronti il sarcofago di Porto Torres, pure con la rappresentanza di Orfeo, pubblicato dal Garrucci (op. cit. V, tav. 307, 4).
2. Sarcofago (m. 2,40 X 0,70 X 0,40). Nella fronte (fìg. 5) si vedono quattro putti, due agli angoli e due verso il centro che reggono festoni di frutta. Nel campo sopra i due festoni laterali si vede una bellissima testa alata di Medusa e in quello sopra il festone centrale, sta la targa con l'iscrizione: D M | L VOLVSIVS EVELPISTVS | FECIT VOLVSIAEPRO | SODE CONIVGI SANCTIS | SIMAE ET PIENTISSIMAE | ERGA SE ET | L VOLVSIOSPERATO FILIO | DVLCISSIMO QVI VIXIT | ANNIS XVIIII MVIII | D XX. A ciascun lato del sarcofago vedesi una simile testa di Medusa nel campo sopra un festone sostenuto da due putti. Nel cuscino nell' interno del sarcofago si nota l' incavo per tre teste. Si noti come il figlio di un Euelpislus sia chiamato con cognome latino Speratus.
3. Sarcofago baccellaio con gli angoli arrotondati (m. 1,87 X 0,70 X 0,64). Nel centro è rimasto rozzo inferiormente il posto dell'iscrizione e superiormente quello del clipeo.
4. Frammento di sarcofago baccellaio con testa virile nel centro (m. 0,22 X 0,30).
5. Coperchio di sarcofago a schiena d'asino (m. 2,08 X 0,56 X 0,18). È ornato sulla fronte con una foglia di acanto, dalla quale si staccano due rami con foglie, che finiscono a volute con rosoni. Ad ogni angolo una palmetta.
E inoltre: testa muliebre diademata (fig. 6), da innestarsi sul busto (m. 0,33) ; parte superiore di figura muliebre con veste cinta alla vita e abbottonata sul petto verso la spalla destra (m. 0,15); parte di figura muliebre (?) seduta (Nereide?) (m. 0,20 X 0,20); piede destro di statua e tronco d'albero su plinto (m. 0,17 X 0,24); braccio sin. di statuina con pelle leonina (m. 0,095); frammento di gamba (m. 0,135); e frammenti di bassorilievo, l'uno con parte di spalle (in. 0,105 X 0,11), un altro con parte di gamba (?) (m. 0,145X0,08), e il terzo con testa di pesce (m. 0,18).
Iscrizioni:
1. (m. 0,10 X 0,123). Sopra una testa barbata (Ercole) e una corona (fig. 7) si legge: herC AVGVST; 2. (m. 0,14X0,11X0,024): CA | EPOTI T...; 3. (m. 0,082X0,12X0,03): D M clAVDIAE; 4. (m. 0,135 X 0,11 X 0,015): VS FOL | NIAHI | ENT; 5. (m. 0,145 X 0,1 l'X 0,018): GLORIC | MERCE | ILIAE; 6. (m. 0,26 X 0,28 X 0.03): D corona m | HERENNIAW AXIMA HEREnnia | EMAXIMAEFILIae | FECIT; 7. (m. 0,085 X 0,095 X 0,04): M | paTROCLO; 8. Coperchio di sarcofago (m. 1,56 X 0,39 X 0,095): D M | D POMPONI QVl ET VLI VlXIT ANN | VII D XXV FECIT POMPONIVS | QVIETVS PATER B M; 9. Urna quadrata (in. 0,26 X 0,405 X 0,031): DIS MANIB | THROPIME | LIB PIISSIM | OPT CAR | M SEMPRONIOMF SEVERO (sic) | VIX ANN XXXVII; 10. (m. 0,155X0,25X0,055): D VET; 11. (m. 0,10X0,55X0,02): OR | E | FIL; 12. (m. 0,23 X 0,08 X 0,03): FF; 13. (m. 0,165X0,103X0,03): ENS IMAE; 14. (m. 0,17X0,145X0,023): MOR | ESETI e altri frammenti di minor conto.
Terracotta.
Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 12, 20, 41, 79 (4 es.), 103 (5 es.), 129, 167(2 es.), 350, 377, 616, 693, 732, 737, 738, 743, 810, 847 (4es.), 861, 958 a, 1014, 1060, 1071, 1094 e, h, 1210, 1278, 1331, 1435 (3 es.), 2199 e: a) OPVS EX FIGLINIS MACEDONIA Fortuna con cornucopia, ruota e timone; b) ex praeDkRRÌAEFAdillae CIVLI LV caduceo (cfr. C.I.L. XV, 78); e) OPVS DOL.. | IS EX FIGV lepre?; IS EX FIGV d) DOL DE FIGI | L V N timone; e) Q OPD EX PR AVI | NA MA.
Lucerne (C.I.L. XV, 2725 e altre). Fondo di vaso aretino con la marca: S M F in pianta di piede (cfr. C.I.L. XV, 5297 e). Frammento di anfora, su cui è graffito: VI. Anse di anfora (C.I.L. XV, 2605, 2921 h). Orli di dolii con le iscriiioni: a) bucranio bucranio QT ... SN | EVPC...; b) XLdII; c) F graffito. Frammento di antefissa (m. 0,12 X 0,08) con parte destra di testa su foglia di acanto con volute.
Bronzo.
Pendaglio per finimento di cavallo, a forma di foglia d'edera (m. 0,073X0,07).
Dante Vaglieri.
Sterri intorno al Teatro. di ostia antica
Lo sterro si è anche allargato verso il lato orientale del teatro, cioè verso il portico che lo cingeva da questa parte e le taberne, nelle quali sono precipitate le grosse vòlte che le ricoprivano.
La scoperta più notevole qui fatta è quella di un cippo (m. 1,05 X 0,58 X 0,52), ornato di patera e prefericolo ai lati. Sulla fronte si legge la seguente iscrizione: PAVFIDIO | P FIL QVIR | FORTI | II VIR Q AER OST V | P C | fa VSTIANVS EPICTETVS | eu PROSYNVS IANVAR1VS | PATRONO | INDVLGENTISSIMO cioè: P(ublio) Aufìdio P(ublii) fil(io) Quir(ina) Forti, [II] vir(o), q{uaestori) aerarli) Osl(iensis quintum), p(alrono) c(oloniae) [meglio che patrono collegi], [Fa]ustianus, Epictetus, [Eu]frosynus, Iannuarius patrono indulgentissimo. Faustianus, Epictetus, Euphrosynus e Ianuarius sono liberti di P. Aufidius Fortis. I primi due sono ricordati insieme nell'iscrizione C.I.L. XIV, 161; il primo come quinquennale, il secondo come questore del corpus mercatorum frumentariorum ; questo cippo proviene dallo stesso teatro (')• Probabilmente dello stesso P. Aufidius Epictetus è l'iscrizione sepolcrale C.I.L. XIV, 686, postagli dalla moglie. Di lui, morto in età di 77 anni, si dice nel carme che ...fuit ad superos felix, quo non felicior alter aut fuit aut vixit. Simplex, bonus atque beatus, numquam tristis erat, laetus gaudebat ubique.
Il patrono cui l'iscrizione è dedicata, P. Alfidius Fortis, fu in Ostia duumviro, questore dell'erario per cinque volte e patrono della colonia. In epoca tarda questo nostro cippo venne riadoperato, essendovi stata incisa nel lato posteriore la seguente epigrafe (fig. 8): cioè: Ragnnius Vinceatius Celsus, v. e, praefectus annonae Urbis Romae, urbi eidem propria pecunia civilatis Ostiensium collocava. lìagonio Vincentio Celso praefectus annonae urbis Romae non è certo persona sconosciuta. Anzi le memorie che ne abbiamo, meno l'iscrizione trebulana C.I.L. X, 4560, male tramandataci, tutte si collegano con l'attività da lui spiegata ad Ostia ed in Porto. Nota è l'iscrizione, trovata nell'isola Tiberina e conservata nel Museo Vaticano (C.I.L. VI, 1759) dedicata a lui dai mensores Portuenses nel 389, dopo che egli ebbe deposta la carica:
Ragonio Vincentio Celso v. e, a primo aetatis introito in actu publico fitteli exercitatione versato, cuius primaevitas, officio sedis urbanae advocationis exercito, fidem iunxit ingenio, prudentiae miscuit libertatem, ita ut nemo de eius industria, nisi Me, cantra quem susceperat, formidaret ; cuius accessus aetatis amplissimi honoris et qui solet seniorib(us) provenire, ornamenta promeruit: nani rexit annonariam potestatem urbis aeternae ea aequitate, ut inler omnes, qui ad eum animo litigantis intrassent, parenlem se plerumq(ue) magis his quam iudicem praebuisset. Rine etiam factum est, ut mensores nos Portuenses, quib(us) velus fuit cum caudicariis diulurnumq(ue) luctamen, voti compotes abiremus, ut utrumq(ue) corpus et beneficio se et Victoria gratuletur adfeclum; nam ut hoc esset iudicio, iam posilo magistrato staluam patrono praestantissimo testimonio gralulalionis exsolvimus, cum res non adulatione, privato, set iudicio, posilo in olio et quiete reddatur. Dedicata Vili Kal(endas) Sept(embres) Fl(avio) Timasio et Fl(avio) Promoto vv. ce. conss.
Un'altra memoria epigrafica, conservata solo nel codice di Oliva e copiata forse a Roma, molto simile alla precedente, è probabilmente di origine portuense od ostiense (C.I.L. XIV, 173). Una terza proviene da Porto, dove fu rinvenuta nel 1866 negli scavi Torlonia (C.I.L. XIV, 138). Molto affine però al nostro è un cippo, conservato nel Museo Vaticano, proveniente secondo il Suarez, « e ruinis Ostiae » (C.I.L. XIV, 139): Guravit Ragonius Vincentius Celsus, v. e, praefeclus annonae urbis Romae et civitas fecit memorata de proprio. La nuova iscrizione dimostra che a torto il Dessau (1. e, cf. pure Inscriptiones selectae ad n. 1272) l'ha attribuito all'istesso edilìzio di Porto, cui appartiene l'altra su citata C.I.L. XIV, 138. L' indicazione del Suarez è evidentemente esatta e quel cippo costituiva un perfetto monumento corrispondente al nostro, per quanto scritto in un latino meno barbaro.
La nostra epigrafe sembra avere lo stesso significato: Ragonio collocò in Roma una statua dedicata Urbi, che la città di Ostia fece a proprie spese. Comunque sia l'iscrizione ha particolare importanza per l'epoca tarda cui essa spetta, cioè per' il penultimo decennio del IV sec. d. C. Perchè gli edifizi di Ostia, quali noi li vediamo, sono nel loro complesso sorti tra il secondo e la prima metà del terzo secolo d. C. ; poi, specialmente forse dal principio del quarto (dopo la concessione dei diritti municipali a Porto?) sembra sopravvenuta una stasi: finalmente un breve periodo di risorgimento si dovrà riconoscere verso la fine dello stesso secolo, dopo il quale cominciò il definitivo abbandono della città.
Qual parte ebbe Ragonio in quel risorgimento? Poiché venne trovato il cippo di Aufidio insieme alle altre basi onorarie nella piazza dietro il teatro, forse devesi ritenere che fosse stato qui stesso rialzato col nome di Ragonio? Ovvero si dovrà attribuire a tempo anteriore a questo la dispersione di tutte quelle basi e a quello o a questo il loro uso nel rifacimento del teatro? E in tale caso, la base di Ragonio stava in rapporto con questo edificio e col suo riadattamento che a questo tempo circa si deve attribuire?
Nell'istesso posto si raccolse: Marmo. Lastre iscritte: 1. (m. 0,26 X 0,28 X 0,04): D | PETRONiae... | IAE CON iugi... | SIMAE C... | CANIV; 2. (m. 0,42 X 0,24 X 0,02): SEP | LESTI | IILIOCA | MOPE | VIXNA | M D (invertita); Terracotta. Un mattone col bollo C.I.L. XV, 2729 e uno delle figline Tempesine come quello pubblicato nelle Notizie, 1909, pag. 57 b.
L'edificio di fronte al teatro presenta una serie di taberne (ricavate, almeno in un tratto, da un portico originario?), e avanzi di riadattamenti tardi. Sotto uno strato d'incendio si raccolse una lastra marmorea (m. 0,33 X 0,20 X 0,04): M | ...RSIL | SANCTIS | VIVS AS | ...MEREN
In uno di quei vani, proprio di fronte all'ingresso del teatro, fu scoperto un piccolo forno: la parte inferiore è fatta con pezzi di cornice, lastre marmoree, pezzi di travertino e altro materiale di edifici antichi, le pareti e la vòlta con tegolozza.
La bocca era chiusa con una lastra marmorea iscritta (m. 0,55X0,73X0,032): A DAPHNE feci T SIBI ET | a egri LIO PATERNO | aed I LICTOR CVRI | atio flam div VESP SACR VOL K F ET | a egrili O ONESIMO CONIV | gi suo se VIRO AVGVSTALI IDEM Q Q | curato RI EORVM ANNIS CONTINVIS a. eg RILIO MARONI DIGNISSImo | lib. liber in fron LIBERTAB POSTER ISQEOR um | PXL IN AGRO P XX cioè: ...... a Daphne [feci]t sibi et [A. Egrillio Paterno, [..... aedili, lictor(i) curatio, flam(ini) div]i Vesp(asiani), sacr. Volk (ani) f(aciend.) et [A. Egrililo Onesimo coniugi suo, se]viro Augustali, idem quin)q(uennali), [curato]rieorum annis continuis (quinque), [A. Egrilio Maroni dignissimo lib(erto), libert(is) libertab(us) posterisq(ue) eorum. In fron]t(e) p(edes) XL, in agro p(edes) XX... Il gentilizio di Egrilio, comune in Ostia, è assicurato dalla linea nona. Egrilio Paterno, forse patrono, forse figlio di Daphne (e patrono o filio suppliremo nella quarta linea), fu littore curiazio a Roma; conseguì l'edilità ad Ostia, come C. Domizio Fabio Ermogene, che era stato scriba degli edili curuli e L. Licinio Erode, che era stato viatore consolare (C.I.L. XIV, 373), e fu flamen divi Vespasiani. Strana è la forma che segue: sacr. Volkani faciend., che non mi sembra doversi semplicemente interpretare siccome sacrorum Volkani faciendorum quale ufficio a sè. Sono ben noti ad Ostia i praetores e gli aediles sacris Volcani faciendis; onde ritengo che nella nostra lapide manchi per errore o pro aed. Il marito di Daphne, A. Egrilius Onesimus, fu seviro Augustale, quinquennale e curatore dello stesso corpo per cinque anni continui. Un altro seviro, A. Livius... (C.I.L. XIV, 12), fu [cura]tor annis [continuis . . . .], mancando il numero degli anni; in un'altra epigrafe (316) si dice che al seviro L. Carullius Epaphroditus, i colleghi post curarti quinqueanalitatem optuler{unt), qui agit annis continuis fili, dove sarà da intendere che per quattro anni egli sostenne l'ufficio di curator.
Presso lo stesso forno si raccolse un vaso di alabastro a pancia molto stretta (alt. m. 0,105).
In questi stessi vani di fronte al teatro si raccolse: Marmo. Testa muliebre (alt. m. 0,26) con capelli divisi e graziosamente raccolti sulla nuca (fig. 9); Un frammento di lastra (m. 0,155 X 0,186) con due ligure rozzamente incise, l'una giacente a terra, l'altra in atto di cadere da cavallo (fig. 10). Bella mensoletta con foglie di acamto, palmette e rosoni (m. 0,44 X 0,18X0,13); Colonnina scanalata e perforata (m. 0,77; diam. m. 0,102); Frammento di colonna con foglie e bacche d'edera (m. 0,19 X 0,138); Bacinella con quattro anse (m. 0,10 X 0,35); Urna cineraria circolare (m. 0,32 X 0,34). con rappresentanze relative al mito di Medea, espressa coi tipi consueti dei sarcofagi. Da una parte Creusa (fìg. 11), indossata la veste avvelenata, presa da pazzia, salta dal suo letto, mentre il padre, disperato, si strappa i capelli. Dall'altra Medea, brandendo la spada nella d., nel carro trascinato dai dragoni alati porta seco i due figli uccisi, uno sul carro stesso, l'altro sulla spalla. Tra le due rappresentanze (fig. 13) si legge l'iscrizione D M | T FL CARPVS | GEMINIAE | EVCHARISTU | CONIVGI B M | ET GEMINA | PANTHERIS | FILIAE | PIENTISSIMAE. Sotto l'iscrizione è rappresentato un fiume recumbente con cornucopia. Due frammenti di lastre iscritte: 1. (m. 0,17X0,105X0,025) a piccole lettere: FRVC | S INVER | HERCLIA | CRATE | S ANVLLIIN us | iRENAEV s | VS FEL | VS BOETHO | VS FELIX; 2. (m. 0,18 X 0.11 X 0,028): ERTE | SERI | M NI | IA PAX; Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 1437 (2 es.) e EX FIG SE....X | MAMER E SEPTM (cf. C.I.L. XV, 2159 e Notizie, 1909, pag. 167). Frammento di tegolone decorativo (m. 0,11 X 0,22) con amorino che regge un festone di frutta e ala di un altro amorino.
Dante Vaglieri.
Facendosi una fogna sotto il Casone del sale, venne in luce una tavola d'osso (m. 0,23 X 0,11) su cui è rappresentato un personaggio in piedi; in alto si legge: C L SEVERO PATRONO e ai lati dei piedi: MO DES.
E la forma generale e i buchi che si vedono sull'orlo destro fanno classificare questa nostra tavola tra i così detti «dittici consolari»; esso però non si riferisce alla classe più importante, cioè a quelli distribuiti dai consoli nell'assumere l'ufficio. Il nostro C(aius) L.... Seoerus non sembra un console. Se la nostra tavola differisce dalle altre per avere in testa il nome in dativo, si accosta ad esse per la rappresentanza del personaggio, vestito di tunica (una o due?), di toga e di sciarpa, e calzato, e per il tholus o baldacchino sostenuto da due colonne; qui però non vediamo le tende che scendono, ma invece il muro dell'edificio a pietre quadrate, onde il personaggio sembra rappresentato entro un'abside. Nell'iscrizione che si legge ai piedi si potrebbe vedere il nome di chi ha offerto il dittico, un Modes(tus) o Modes(tinus). Senonchè, tenendo conto che la incisione di tali dittici è connessa con pubblici uffici, converrà pensare ad uno di questi; penserei infatti a m(agistro) o(ffìciorum) designato), ma con molta esitanza.
Si raccolsero insieme 51 PB , 2 MB e un GB, un puntale di bronzo, frammentato, con traccie della lancia di legno carbonizzato, e un'asticella (m. 0,067) pure di bronzo con rozzo pendaglio.
Dante Vaglieri.
Scoperta della cinta urbana di Ostia antica:
Constatata l'esistenza delle due porte, prossime l'una all'altra, si volle riconoscere se, tra l'una e l'altra, fossero rimasti avanzi della cinta urbana. Dei blocchi di tufo adoperati in giro in varie costruzioni potevano infatti essere stati tolti da questa. In realtà la cinta è stata riconosciuta. Nell'opera incerta (pseudoreticolato) è rimasta evidente l'impronta dei blocchi di tufo, alti ciascuno due metri, che erano qui collocati in più file. Sia per il sistema costruttivo, sia per il piano, crederei che queste mura debbano riferirsi all'ultimo secolo della repubblica.
La cinta poi, oltre che tra le due porte, è stata riconosciuta anche in prosecuzione di esse. E risultato notevole dell'indagine si è che, per costruire la così detta Porta Romana, si sono squarciate le mura, prova dell'epoca più recente di essa; fu aperta infatti, o ampliata, quando l'aumentato traffico la rese necessaria. Continuano qui intorno le ricerche, le quali mettono in luce avanzi di epoca repubblicana o del primo impero. Anche talune costruzioni in tufo sembrano non essere riadattamenti posteriori.
Dante Vaglieri
Scoperta di una chiesetta medievale ad ostia antica:
Si è detto di quella costruzione di epoca molto tarda, rozzissima, fatta con avanzi del teatro (v. sopra p. 95) quando il terreno era di molto rialzato. Si tratta di un' abside con un piccolo tratto di muro, e alla distanza di m. 8,70 verso est di un altro piccolo tratto consimile. Il resto del piccolo edificio era stato completamente distrutto, senza che ne restasse traccia.
Ci colpì il fatto del grande numero di sarcofagi classici e di frammenti di sarcofagi, qui rinvenuti, contenenti ossa umane, per quanto scombussolate. Pensammo poiché non si può supporre che in tempo classico siasi sepolto in città che qui forse essi erano stati portati per farne calce, piuttosto che come scarico, quale rinvenimmo quasi dovunque nello sterro. Né sfuggì un altro fatto, che altre ossa sembravano qui deposte per un vero seppellimento, per quanto anche esse fossero state poscia sconvolte.
La soluzione del problema sta, se non erro, in una lastra marmorea (m. 0,93 X 0,60 X 0,056), frammento di coperchio di sarcofago, rinvenuta su quello con rappresentanza di Orfeo (v. sopra p. 96). Vi si legge: hic | Quirìacus | dormit in pace.
Ricordando che, secondo il martirologio ostiense, mentre s, Quiriaco, vescovo di Ostia, subì il martirio in carcere, i suoi compagni lo subirono ad arcum ante thealrum, e che questa costruzione tarda, absidata, sta poco prima dell'ingresso del teatro, sembra ovvio il riconoscere in questa un oratorio, costruito nell'epoca del trionfo del cristianesimo, e forse tra il VI e l' Vili secolo d. C, in onore del santo vescovo e de' suoi compagni di martirio.
L' iscrizione sepolcrale di Quiriacus non appartiene a questo periodo, onde non è da supporre che si riferisca ad un Quiriaco, che si sia voluto far seppellire presso il locus martyrii se non di un suo omonimo, almeno dei suoi compagni, ma è stato qui trasportata da un cimitero suburbano. Copriva essa già in origine le ossa del vescovo e fu qui portata con queste ? 0 stava su altra tomba e ne fu qui portata forse per equivoco? E nei sarcofagi si vollero conserrate, in posto degno, le ossa di quel santo e dei suoi compagni di martirio? Noto però che il sarcofago di Orfeo contenne verosimilmente fin da principio le ossa di un cristiano.
Con la fronte sulla linea del colonnato è costruita una grande vasca semicircolare (diam. m. 4,70) che ha nel mezzo due basi rettangolari in mattoni (m. 0,53 X 1,32 X 0,65) con intonaco bianco a cocciopisto. Una di queste basi si trova sotto all'abside della chiesetta medievale. Dietro la parte curva della vasca si trova una base in mattoni (m. 3 X 1,20) forse per sostenere una statua equestre, come se ne vedono altre in Ostia. Più oltre, verso il teatro, sulla strada si ha una costruzione quadrata (m. 5,80 X 4,37 X 0,60), con quattro pilastri agli angoli, forse per sostenere un tetto, e con pavimento in travertino. Queste costruzioni e altre prossime furono tagliate tutte ad un piano. All'altezza di questo fu fatto un pavimento a piccoli pezzi di marmo, che si è ritrovato in alcuni punti e all'istessa altezza arrivava anche il più tardo pavimento in qualche taberna.
Tale piano stava tra il colonnato sulla via (v. sopra p. 95) e un altro colonnato parallelo, innanzi alla terza taberna del teatro, cominciando dall'angolo est); formava cioè una specie di trapezio, di cui i due lati paralleli erano costituiti dai due colonnati, uno dalla curva del teatro e il quarto dal muro dell'edifìcio che sta di fronte al lato orientale del teatro stesso.
A questa costruzione di epoca tarda (IV-V secolo?) che mascherava il teatro, (comprendendone anzi una parte), io non saprei dare alcun nome. Mi è venuto in mente che potesse aver avuto rapporto con la memoria di s. Quiriaco e dei suoi compagni di martirio, che si fosse trattato cioè di un'area in onore di essi nel locus martyrii. Tutto però dovette essere presto travolto ; e quando fu costruito il rozzo edificio medievale, tutto era in rovina, una delle colonne essendosi trovata a terra sotto il pavimento della chiesetta, e l'abside di questa essendo su una delle sottobasi.
Dante Vaglieri
Scavi presso le porte di Ostia antica:
Fu iniziato lo spurgo del pozzo che si trova nella tomba alla quale il Visconti diede il n. VII (Escavazioni di Ostia in Annali d. Instituto, 1857, pag. 281 seg. ; cfr. sopra pag. 93). Ma penetrandovi l'acqua in molta copia da due sbocchi, ed essendo insufficiente la pompa, la continuazione dello spurgo fu rimessa ad epoca di magra. Si estrassero lucerne fittili (tra le quali una col bollo C.I.L., XV, 6377), alcune ciotolette, sei nocciole ed una mandorla. In questa stessa tomba si rinvennero a posto molti tratti del fine mosaico con disegno geometrico e con uccelli.
Nella pulizia delle tombe si raccolsero delle lucerne, tra le quali una col bollo G. I. L., XV, 6376 e con due palme, e un'altra con un tridente nel fondo, e frammenti di rivestimenti di mobili in osso. Presso la porta principale venne in luce un frammento marmoreo di bella statua di Vittoria, col vestito svolazzante, onde è scoperta la gamba destra. Si raccolse poscia un frammento di lastra marmorea (m. 0,15 X 0,16 X 0,03) in cui rimane il resto dell' iscrizione: ACFIERI... | ...EFECIT F...
Si raccolse parimenti un fondo di vaso aretino con la marca: MPER; e un fondo di piatto fittile con la marca: OFMOM.
Presso la così detta porta Romana si scoprì un piccolo torso di statua marmorea virile nuda (m. 0,115); un frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,335 X 0,115) in cui rimane il rilievo rappresentante un ramo di alloro ed un braccio in atto di scagliare un'asta ed a sinistra, entro targa, il frammento epigrafico: VLINAE NN
Vi fu anche raccolta una lucerna fittile con bollo (C.I.L., XV, 6296 a con bidente (?) nel mezzo), e parte di un ago crinale di osso fidente in testa muliebre, e poscia un fondo di vaso aretino portante la marca di fabbrica: OF SECVAO e sotto, granito : H E L. Fu pure rinvenuto un pezzo di lastra marmorea (m. 0,12 X 0,125 X 0,022) iscritta, della quale rimangono soltanto le lettere: ...RONIA | PVNT...
Dante Vaglieri.
Scavi presso il Teatro di Ostia antica:
Prima di arrivare al teatro, in vicinanza dei colonnati, della chiesetta e della vasca; si raccolse:
Marmo. Parte inferiore di testa muliebre, con manto che doveva coprirla (m. 0,145); Testa di satiro, male conservata (m. 0,15); Frammento di bassorilievo (m. 0,17 X 0,15). Inferiormente, sotto una cornice, parte di un festone e la testa di un'aquila a sin. ; superiormente, su un piano rientrante, la testa di un fanciullo a d., tagliata dalla cornice all'altezza della bocca. Prora di nave che misura m. 0,52 X m. 0,28 (fig. 3) con canale che sporge per 11 centimetri, la quale evidentemente doveva essere stata destinata ad essere attaccata ad altro monumento.
Furono altresì ricuperate varie lastre di marmo. Sopra una di esse è granita una corona (diam. m. 0,08), e sulle altre si leggono le seguenti iscrizioni mutile: 1. (m. 0,41 X 0,26X0,057): ...ATISSIMO I... | caESARE NERVa traiano | optIMO AVGusto | gerMANICO DAcico | ...ORI TRIBV... | ...I AV…; 2. (m. 0,095X0,09X0,34): RELIO | ...MNO | ...I DIE V. 3. (m. 0,13X0,12X0,022): FELIC... | RANIA... | MARIT...; 4. (m. 0,13X0,10X0,03): S MANIBVS... | PVBLICI... | ILIO VET...; 5. (m. 0,17X0,17X0,024): DSEOI...
Non mancarono altri frammenti con poche lettere, taluni d'iscrizioni monumentali. Terracotta. Ansa di anfora con la marca: UN. Mattoni con i bolli C.I.L., XV, 79, 1538 e delle figline Macedoniane, come nell'esemplare riprodotto sopra a pag. 102.
Si continuò lo sterro intorno al teatro, che fu isolato per un breve tratto, compresavi anche una piccola parte dell'ingresso. Il rialzamento del pavimento in più punti indica le trasformazioni. Tardo è un piano del portico, formato con piccoli pezzi di marmo a più colori, che sta a livello delle soglie delle taberne, che sono state rialzate. Innanzi alla porta di ogni taberna sorge un pilastro con fondazione a calcestruzzo su cui stanno parallelepipedi di tufo, e sopra a questi poi s'alza la costruzione a mattoni. Quest'ultima sembra corrispondere all'età in cui venne rialzato il pavimento, il che dovette avvenire nel tempo medesimo in cui vennero costruite le ricche trabeazioni in mattoni.
Una trasformazione curiosa subirono in epoca tarda le due taberne ai lati dell'ingresso. La porta di esse fu chiusa con un muro a mattoni e le pareti e gli archi furono rivestiti nell'interno con cocciopisto a tenuta d'acqua, e negli angoli furono fatti i consueti cordoncini delle cisterne. Sempre nell' interno sopra lo strato solito di scarico si notava uno strato di terra e di argilla, evidente deposito d'acqua o di scarico si notava uno strato di terra e di argilla, evidente deposito d'acqua. Innanzi alla scala a d. dell'ingresso si scopri un pozzo (diam. m. 0,80), con vera in travertino, la quale conserva gli incavi prodotti dallo strisciarvi delle corde per tirare i secchi dell'acqua.
All'esterno del teatro gli spazi tra la curva e la via principale erano coperti con un pavimento a grandi lastre di marmo, tra cui si trovano adoperati anche frammenti di fregi, ad un piano più alto di quello originario delle taberne. Innanzi alla quarta taberna dopo l'ingresso corre sotto questo pavimento una piccola fogna, coperta con lastre di travertino. Dopo l'ingresso del teatro questo pavimento finisce verso la strada con un grande pezzo di epistilio e con il pilastro in mattoni, cui è appoggiato un pilastro capovolto di una semicolonna. Tutto ciò ci dimostra l'epoca tarda di questi lavori.
La quarta taberna, cominciando dall'angolo est del teatro, aveva due pavimenti: il secondo, su scarico, quasi un metro più alto della soglia in travertino, era fatto con lastre informi di marmo e con pezzi di mattoni. Ha a sinistra la scala consueta nelle taberne e in fondo, come le altre, una porta che conduceva nella retrobottega, che si trovava sotto la scalinata del teatro. Una fogna in mattoni con copertura alla cappuccina, larga m. 0,70, l'attraversa dirigendosi da est ad ovest. Il vano della porta sotto il portico, per arrivare al piano del pavimento superiore della taberna fu chiuso con una maceria a secco, composta con pezzi di tegoloni, di tufi, di pavimenti ad opera signina, di marmo : tra questi erano un pezzo di cornice con grandi foglie di acanto e mezzo busto acefalo (m. 0,31). Per piano di posa di questo muro furono adoperati i seguenti pezzi marmorei: 1. (m. 1,02). Statua acefala di Minerva in piedi con peplo, apoptygma ed egida; 2. (m. 0,80). Bel torso femminile con tunica e manto; 3. (m. 0,75). Parte inferiore di statua virile con manto, che lascia scoperto il fianco destro. Immediatamente innanzi al pilastro sinistro di questa taberna stava, giacente a terra, all'istesso piano una statua marmorea di epoca tarda, mancante della testa, che era lavorata a parte (m. 1,58); essa rappresenta un personaggio con tunica toga e calzari; porta l'anello all'anulare sinistro; e presso i piedi, a sinistra, è la capsa.
Nella quinta taberna si raccolse: 1. Testa marmorea, muliebre (m. 0,25), con capelli sul dinanzi attortigliati in due treccie, più in alto coperti da triplice nastro; 2. Frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,24 X 0,31). Parte superiore di figura virile, verso destra, con la faccia rivolta indietro, vestita di clamide fermata sulla spalla destra, e con spada di cui si vede l' impugnatura. Dietro a lui parte anteriore di cavallo verso destra, il quale ha una gualdrappa di pelle ferina annodata davanti.
Nella settima taberna si raccolse: Marmo. Lastra (m. 0,22 X 0,31 X 0,03) col frammento epigrafico ANNVM e un capitello corinzio, una base di colonna e parte di una colonna a spirale. Bronzo. Fistula aquaria (diam. m. 0,075) con l'iscrizione: M CAECILI BIRRONI | EGNATIAE POLLITTAE...; Terracotta. Un fondo di vaso aretino con la marca (forma 36, cfr. p. 174): OFSECVD (cf. C.I.L., XV, 5560 e sopra p. 169). Un mattone col bollo C.I.L., XV, 70. Lucerne (cane in corsa a d. ; lepre in corsa a d.).
La terza taberna dopo l'ingresso del teatro conserva avanzi dell'intonaco, rozzo nella parte inferiore, fine nella superiore. In questa si raccolse un capitello, che per la calce che gli è rimasta attaccata da un lato, si dimostra essere stato adoperato in un certo tempo come materiale di costruzione. Vi si conservano le lettere T C F diritte, e CF capovolte.
Essendo stati continuati i lavori seguendo la curva del teatro venne in luce:
Marmo. Statua virile acefala alta m. 1,24 rappresentante forse Esculapio, vestito di himation che dalla spalla sin. gli scende sul dorso e sul fianco d., e torna davanti per poggiare sull'avambraccio sin., lasciando scoperta la parte superiore del corpo. Sulla coscia d. e sotto l'avambraccio sin. avanzi di puntelli. Davanti alle pieghe ricadenti, alla sinistra una piccola figura, chiusa in una specie di paenula (Telesforo). Parte di bel torso muliebre (m. 0,45), con tunica e manto, che le copriva il capo e dal quale sporge la mano destra, appoggiata sul petto. Questo torso sembra potersi ritenere che avesse fatto parte dello stesso insieme con le statue riprodotte nelle tìgg. 6 e 7. Parte posteriore di torso virile con fascia che scende diverse decorazioni, le quali dimostrano che venne adoperato due volte. Parte superiore di un cippo (m. 0,54 X 0,10 0,13): OSTIAE... | T MAN…; Pezzi di lastre marmoree nei quali rimangono i seguenti resti delle epigrafi che vi erano state incise: C | CVRT; 2. (m. 0,102 X 0,147 X 0,028): VM; 3. (m. 0,32X0,16X0,035): ...M | ...MMONIANVS | ...NA FECERVNT SIBI; 4. (m.0,29X 0.26X0,064): VND AVO; Nel frammento 4 inciso a grandi caratteri, le lettere nella seconda e terza linea furono abrase. 5. (m. 0,20X0,35X0,06): DEM VC; 6. (m. 0,19X0,125X0,355): STVS
Terracotta. Lucerne, tra cui una con busto galeato e la marca: MA...
Bronzo. Piede di mobile. Stili, borchie ecc.
Nelle terre di scarico, che erano rimaste ammucchiate intorno al teatro, si raccolsero non pochi avanzi di sculture marmoree che qui vengono enumerate: a) Parte del tronco di una statua muliebre nuda con capelli raccolti sulle spalle (m. 0,20); b) Testa muliebre (m. 0,22), alla quale due rami (di giunco acquatico?) formano una corona; e) Frammenti di teste, mani ecc.; d) Frammento di sarcofago (m. 0,44 X 0,32) nel quale si conserva il rilievo che rappresenta due delfini ; e) Frammento di altro sarcofago (m. 0,07 X 0,36) in cui rimane il rilievo di pecore che pascolano. Vi rimane pure una parte della targa ed il resto dell'iscrizione: VICTORI... | VSVLIAI...; f) Frammento di trapezoforo con figura di leonessa che esce da foglie (m. 0,31) ; g) Frammento di bassorilievo (m. 0,79 X 0,58): entro cornice la parte anteriore di un bel grifo alato che volge indietro la testa; h) Altro simile (m. 0,45 X 0,29) con principio di festone (?) e sotto un nastro svolazzante; i) Altro simile (m. 0,56 X 0,28) con parte di ala e nastro svolazzante; k) Blocco (m. 0,52 X 0,38), su cui è rozzamente graffito un uomo, il quale avendo messo un orso con le spalle ad un albero a destra, lo attacca con la lancia in resta; un altro albero a sin.; l) Frammenti di colonne, capitelli, basi; m) Decorazioni a bassorilievo (v. p. 172); n) Piccolo tessello quadrato (m. 0,046 X 0,046), appartenente ad un pavimento tardo: vi è inciso il signum Christi; o) Frammento di lastra curva, incavata nel centro, con canaletto all'orlo e con una serie di circoli sul bordo (m. 0,46 X 0,29 X 0,65); p) Frammento di macinella (m. 0,13); q) Pezzo quadrato (in. 0,14X0,40X0,30) sulla cui fronte leggesi l'iscrizione: EVCARPVS | EXVISO D S D D…
Si raccolsero inoltre parecchi pezzi di lastre marmoree coi seguenti resti epigrafici: 1. (m. 0,135 X 0,124 X 0,06): SALO; 2. (m. 0,142 X 0,10 X 0,03): ...ATTIC... | CO...; 3. (m. 0,08 X 0,108 X 0,03): TVLLA... | ...SIAEO...; 4. (m. 0,66 X 0,30 ; 0,70 X 0,30): LARCIOR.... TORIS E... | ETVSAR... HEVR...; 5. (m. 0,195 X 0,115X0,043) a lettere rubricate (cfr. Notizie 1907, p. 122): M F PRIM.... | tr AIECT... | ES S... | O DIVIS... | II | ...N PVD... | NE; 6. Frammento di urna (m. 0,19 X 0,095) con l'iscrizione: ...ETI | ..CHE | ...BENE | ...IT; 7. (m. 0,18 X 0,21 X 0,06), lastra scanalata, poi riadoperata: EGNA; 8. (m. 0,24 X 0,21 X 0,020) L IVNI... | HON... | M; 9. (m. 0,145 X 0,085): PO... | MVI... | MAV...; 10.(m.O,085XO,17XO,014): RVA; ll.(m.0,22X0,21 X 0,033): ...NEMO; 12.(01.0,07 X 0,16 X 0.02): SEMPER...; 13.(m.0,126X0,175 X 0,034): QVE EO; 14. (m. 0,20 X 0,24 X 0,045): FR.
Terracotta. Mattoni con i bolli C.I.L., XV, 41, 71, 78 (5 es.), 103 (2 es.), 104 (?), 105, 108, U8b, 167, 211 (2 es.), 221a (2 es.), 228, 380, 466 a, 525c, 650£, 693, 728, 817, 825a, 859a, 862, 864, 958a (4 es.), 1029, 1033 (2 es.), 1211, 1278, 1422, 1434, 1435 (3 es.), 2185, 2197, e a) VS MA FORTV E AQVI COS; tempesi NA Q A VIPV E E GALLICN COS; c) ; AVRELIMAXIMINI; d) CPNC a lettere incavate; e) SQVILLA ET TTIAN EX FVND...VTINOST MAXIMi seVER HADR; f) EX OFICINA A RVFO ET MATERNO SOC. Il primo a) trova riscontro sul bollo edito nel C.I.L. XV, n. 607. Si ebbe inoltre un esemplare delle figline macedoniane |come sopra (pag. 102) e due col bollo pubblicato nelle Notizie, 1909, pag. 95. Si ebbero poscia frammenti di fregio, su uno dei quali (m. 0,17 X 0,155) sono rappresentate palmette e colonne ; sopra un altro (m. 0,085 X 0,135) apparisce la parte superiore di un sileno voltato a sin. con pelle ferina sulla spalla sin., il quale regge con le mani un cesto di fiori (fig. 19); sopra un terzo (m. 0,14X0,22) è la parte inferiore di due satiri che danzano tenendosi per le mani (fig. 20). Meritano ricordo alcune lucerne, di cui una col signum Christi rovesciato (?) ; un'ansa di anfora con la marca: GSRIVI finalmente un fondo di tazza aretina con la marca C.I.L., XV, 4955 k.
Bronzo. Uncino con tre lamine e catenine (m. 0,20). Caldaia in pessimo stato di conservazione (m. 0,28). Catenina da lampada. Serrature, armille, anelli, chiodi, anse, aghi, monete.
Palombino. Matrice (m. 0,125 X 0,095) per formare delle tessere con piombo colato ; dal canaletto centrale partono due file di cerchi, di cui si conservano quattro da una parte e due dall'altra; è impressa in ciascuno la lettera P.
Vetro. Cucchiaino, privo del manico, sfaccettato inferiormente (m. 0,056) ; ed un unguentario piriforme (m. 0,08).
Osso. Frammenti di ornamentazioni per essere applicati a mobili. Si raccolse pure una punta di corno (m. 0,09) adoperata come manico di coltello pieghevole.
Dante Vaglieri.
Scavi presso il Teatro di Ostia antica:
Le taberne di fronte all'ingresso del teatro, proseguendo verso il tempio di Vulcano, sono più alte della strada, come anche altrove: il marciapiedi doveva avere almeno tre gradini. Di fronto alla quarta taberna del teatro, dopo l'ingresso, fu scoperto un monumento col nucleo di tufi, rivestito di parallelepipedi di tufo, ben connessi, sistema analogo a quello che si riscontra in una tomba più antica. Si tratterà forse di un piedistallo.
Di fronte al teatro dove venne in luce l'urna colla rappresentanza del mito di Medea si rinvennero i seguenti oggetti di marmo: 1. Urna cineraria circolare (m. 0,27 X 28) con targa quadrata senza iscrizione scolpita; a ciascun lato di questa un putto che regge un'otre sulla spalla; sotto, in proporzioni più piccole, un'ara, ornata di bucranio. 2. Piccolo cippo (m. 0,23 X 0,34 X 0,22) sul quale si legge l'iscrizione: MA VICTORI PATRI | AVR CRESCES | AVG LIB | FRATRES EX | SPELEO DILAP | SO IN MELIO | RI RESTAVRA | VIT
L' iscrizione nello specchio del cippo è incisa nel posto di altra abrasa. Lo speleum menzionato è certamente un santuario di Mitra, ed i fratres sono i Mitriaci. La prima linea è della stessa mano che incise il resto del titolo. E poiché sembra che prima delle lettere ma, per quanto la superficie sia corrosa, non manchi nulla, sarà da leggere: Ma{rti) vie tori patri. Aurelio Crescente, liberto imperiale, avrebbe adunque donato ai fratelli una piccola statua di Marte. Se non che l' iscrizione, barbaramente concepita, sembra accennare ad un restauro dello speleo.
Dopo il posto donde proviene questo cippo, tra due muri di tarda età costruiti con fango e pochissima calce nel portichetto innanzi alle taberne, distanti tra loro m. 0,78, si riconobbe un forte strato d'incendio ed in mezzo a questo molti frammenti di lastre di marmo. Con alcuni di questi si è potuto ricomporre la seguente iscrizione (m. 0,73 X 0,61), mentre altri più piccoli con qualche lettera non vi trovarono il loro posto:
PINNIA L L PROCULA FECIT L PINNIO VALENTI PATRONO ISDEM CONIUGI SUO ET L PINNIO L F VOT FORTI FILIO PIISSIMO ET CARISSIMO ET SIBI ET D GESSIO IANUARIO CONIUGI LIBERTIS LIBERTABUS POSTERISQ EORUM IN FRONTE P XXIII | VETTIA Q F SEVERA ET AEGRILIV HERMES AVGUSTAlLis LibertiS LIBERTAbus POstERISQVE EOrum C FABIO EV... MA... Vp ERENTI ET LibeRTIS LIBERTaBVs poSTERISQVE EORVM inaGRO P XXIII. È da notare che l'iscrizione sepolcrale di Vettia Severa e di A. Egrilio Ermete ci era già nota (C.I.L., XV, 433): D. M. Vettiae Q. f. Sever(a)e; D. M. A. Egril[i] Hermet[is] Palatani (sic) seviri Augustalis. L' iscrizione sta nell'episcopio, e quindi molto probabilmente sarà da riferire agli scavi del card. Pacca.
D M LUSCIA METROPOLILIS ET L LUSCI US POSIDONIUS FECERUNT PARENTES L LUSCIO SECUNDO FILIO PIENTISSIMO QUI VIXIT ANN XIIII DIEB VIIII ET SIBI ET SUIS LIBERTIS LIBERTABUSQUE POSTERISQUE EORUM IN F PED XVIII IN AGR PED XX
Si ebbe altresì un vaso coniforme a tronco rovesciato (m. 0,63 X 0,56), una colonna a spirale con base e capitello (m. 1,50 X 0,16), un capitello ionico con parte di colonna scanalata (m. 0,20 X 0,21), una base circolare ristretta nel mezzo (m. 0,30 X 0,30), una colonna con base e capitello ionico (m. 0,65 X 0,22), colonnine, rocchi, ecc. Notevoli due capitelli di pilastro, riccamente decorati su due lati (m. 0,16 X 0,65 X 0,59 X 0,59): in ambedue manca un pezzo in un lato (rispettivamente nel lato opposto), onde è dimostrato che qui, tra i due capitelli, stava incastrato un altro elemento decorativo.
Un' anforetta con resti di cremazione si raccolse, a m. 1 ,40 dal piano di campagna, negli edifizi di fronte alla chiesetta, sempre sul lato sinistro della via.
Dante Vaglieri.
Nuove esplorazioni nell'area delle tombe.
Nel 1865 Pietro Ercole Visconti rimetteva in luce nel suburbano Ostiense verso Laurento due tombe contigue, quasi simili tra loro, di bellissima e caratteristica costruzione, adorne di graziosi stucchi e di pitture. Conservano ancora il nome di Tombe dei Claudii, col quale nome furono chiamate per il fatto che in una di esse furono sepolti liberti e schiavi dell' imperatore Claudio (cfr. Dessau, C.I.L., XIV, pag. 86; v. la riproduzione nell'opera Le scienze e le arti sotto il pontificato di Pio IX). L'altra tomba, come ci indica la sua iscrizione, fu fatta da un D. Folius Mela per sè ed altri; e furono in essa sepolti dei Livii, dei Settimii, una Salina- toria e un Clodio (C.I.L., XIV, 358).
Sia perchè il Visconti non isolò completamente i monumenti, sia perchè questi furono abbandonati, essi molto deperirono e si erano resi inaccessibili. Approfittando di un momento in cui erano sospesi gli altri lavori, ne curai la ripulitura interna e ne iniziai l'isolamento.
Nella tomba di Folio Mela, a destra di chi entra si vede un corridoio, che non era stato mai esplorato. Vi si scopri una scala molto stretta, che conduceva al piano superiore. La parte più alta di essa posa su due cippi di travertino, che servono di sostegno alla scala. Uno di essi, che misura, nel tratto visibile, m. 0,74 X 0,40 X 0,14, reca l'iscrizione: D FOLIVS C (rovesciata) L MELA IN FRONTPXXV IN AGRP XX e l'altro, che misura, sempre nella parte visibile, m. 0,80X0,36: D FOLIVS MEla IN FRONTP XXV IN AGR P XX.
I due cippi appartengono all' istesso monumento, che misurava piedi venticinque per venti. Questo Decimo Folio Mela, liberto di una donna, qui nominato, sembrerebbe diverso da quello sopra indicato (C.I.L. XIV, 358); il quale si dice liberto di Dionisio ed insieme figlio di un Decimo Critonio Dionisio tanto più che anche il monumento di questo è diverso, misurando esso piedi trenta per ventidue e mezzo, secondo la stessa iscrizione.
Se ne dovrà inferire che qui esistesse già un sepolcro di un Decimo Folio Melii, che fu distrutto e poi rifatto da un omonimo di costui, appartenente all' istessa familia. Allora i cippi terminali dell'altro furono messi in opera nel nuovo. Senonchè mi sembrerebbe anche possibile che si tratti dello stesso liberto, indicato con due diversi patroni; e, infatti, se come è probabile, il patrono Dionisio è suo padre Critonio, potremmo supporre che il nostro Mela sia stato liberto di lui, ed insieme di una Folia, dalla quale avrà preso il gentilizio. B le misure in tale caso potrebbero spettare alla sua parte di monumento.
Qui si rinvenne pure un altro cippo di travertino (m. 0,45 X 0,30 X 0,09) con l'iscrizione: d. CRITONlVS C L QYINTIO CRITONIAC L ZOSIMA IN FR P XVI INAGR PXX. Questo cippo apparteneva ad un altro monumento, o ad una altra parte di questo? Anche questi Critonii appaiono congiunti con i Folii; Folio Mela infatti è figlio di D. Critonio Dionisio, di cui appare pure liberto, e di Critonia Chila e fratello di Critonia Auge.
Nella terra che stava nei due monumenti e intorno ad essi si raccolse; Marmo. Frammento di lastra marmorea (m. 0,18 X 0,17 X 0,03) col resto epigrafico: CLA EVTYC. Due piedi uniti, col principio delle gambe, che servivano come sostegno di un oggetto (m. 0,103). Terracotta. Testina con capelli lunghi, coperti di manto e con bocca aperta (m. 0,036). Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 59, 618, 861 e FIGILINEIS CIVNEICE. Frammenti di vasi aretini con le marche, C.I.L., XV, 5297 a (2° es.), 5388 e in pianta di piedi P DEIoREI, altro frammento fittile ornato, col graffito MINOS. Inoltre un fondo (medaglione?), su cui è rappresentata una Nereide, trasportata da un toro marino e sotto un tirso; un altro con testa di Medusa in vaso piriforme a vernice rossa (m. 0,103); due frammenti di un vaso a forma di gallo (in. 0,084 e m. 0,100); altri diversi. In un'ansa di aafora leggesi la doppia marca: VI CA VR. Lucerne: C.I.L., XV, 6461, 20; 6593, 76; una a vernice tirata a stecca con la inarca: ATI ME (cfr. C.I.L., XV, 6320); una a vernice nera con la marca: LMSA graffita a crudo; una con la rappresentanza di Giove trasportato dall'aquila ; una con anello e testa di satiro ; una con simplegma erotico e la marca C.I.L., XV, 6494a; una a vernice rossiccia con xm uccello su un ramo di alloro; una a vernice rossa e tracce di vernice nera con due delfini nell'acqua, affrontati e sotto due lettere graffite a crudo una sull'altra: P A , infine una a vernice rossa col becco e una rosa nel centro e altre diverse. Bronzo. Un asse di gr. 30,5. Anelli e altri piccoli oggetti.
Si è continuato, per quanto l'acqua lo ha permesso, lo studio della porta repubblicana e del terreno in prossimità di questa, ma non è ancora tempo di riferirne, prima che i lavori non siano più progrediti. Nella sabbia e breccia a pochi centimetri dalla fondazione repubblicana e innanzi alla sottofondazione dell'aggiunta imperiale è tornato in luce un vaso di terracotta ad ingubbiatura a stecca (m. 0,15 X 0,187).
Sotto i selci della strada più recente che passa per la porta si rinvenne un frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,35 X 0,23 X 0,09), su cui si vede la metà superiore di una figura femminile nuda, col capo coronato di spighe, rivolta a sin. e coi capelli che cadono sul dinanzi delle spalle; a destra avanzo del clipeo.
D. Vaglieri.
Nuove esplorazioni lungo la via principale.
Com'è noto, la caserma dei vigili non fu esplorata se non nella metà posteriore. Si è iniziato lo scavo delia parte anteriore. La facciata, lunga m. 41,40, è ora tutta scoperta nella parte più alta. Nel centro s'apre la porta larga m. 3,62, arcuata con cordone sull'arco e fiancheggiata dai due pilastri in mattoni, consueti negli edifizì ostiensi; essa dà accesso ad un corridoio largo m. 4,22. A ciascun lato della porta si vedono tre finestre a feritoia e oltre a queste, all'angolo della caserma, sotto un grande arco di scarico, una finestra di m. 1,62X1,18.
Qui si raccolse: Marmo. Frammento di trapezoforo. Altro di urna cineraria. Terracotta. Mattoni con i bolli C.I.L., XV, 239, 401, 693, 958 a, 1075, 1084«, 1344. Dalle Terme piovengono: una lucerna C. I. L.,XY, 6544 a; ed i mattoni con i bolli C. I. Z., XV, 140, lllóe, 1368, 1531, 1615, e a) C P G T TE PA ET AP COS b) OSCIANI APR.
I quattro tempietti, che sorgono dinanzi al Mitreo, stanno sopra una piattaforma, di cui sì vedono i tufi aggettati, a circa mezzo metro sotto il piano attuale. Essi hanno listello, gola, un altro listello ed una fascia orizzontale, modanature, che, rivestite di stucco, dovevano essere evidentemente viste dal di sotto. Fu aperto quindi un cavo innanzi il Mitreo.
Sotto uno scarico misto, a m. 1,40 sotto la cornice su indicata, alla base di una parete ad opera reticolata con tufi molto piccoli e piuttosto informi, venne in luce la grandiosa base del monumento, che si estende lungo tutto il lato, e che si è rinvenuta anche sul lato orientale. Innanzi al lato sud vennero in luce due gradini di tufo della scala che saliva al monumento.
Parallelo al lato settentrionale ed orientale (lungo la casa di L. Apuleio), corre, a m. 0,54 di distanza, un muro, senza aperture, in opera laterìzia, che ha la fondazione alla medesima altezza. Sembra un muro di recinzione o di rispetto.
Negli scarichi che riempivano questi spazi si raccolse: Marmo. Quattro frammenti di lastra scorniciata con l'iscrizione: PAREN... | LVCILVS GamaLA | FILIVS F. Purtroppo null'altro si è rinvenuto di questa iscrizione, la quale forse potrebbe darci luce su qualche opera dei Lucilii Gamalae e sulla loro parentela. Frammento di lastra iscritta (m. 0,145 X 0,32 X 0,025): D COSSVTI. Frammento di simulacro di cane seduto sulle gambe posteriori (m. 0,215). Terracotta. Lucerne: fondo con la marca di fabbrica, graffila a crudo (C.I.L., XV, 6592 è): O P P I ; una a vernice nera argentea con testa del Sole sum ezza luna tra due stelle; una con un dromedario; una a vernice rossa con una conchiglia, tutte di epoca piuttosto antica; una di epoca più tarda, con due palme; ed un frammento di una a vernice marrone. Un'ansa di anfora con l'iscrizione: CSPOYCE Un frammento di anfora con la marca: INAFV. Un frammento di tegolone baccellato con tracce di color bianco. Frammento di decorazione con palmetta ed ovoli (m. 0,09X0,15); frammento di acroterio con volute e traccia di color bianco (m. 0,18X0,16); frammento di antefissa, di impasto molto grossolano, con due caproni cozzanti, e una palmetta (ra. 0,125 X 0,153). Un fondo di olletta, ad impasto fine, con graffiti verticali. È ben conosciuto quel muro di blocchi di tufo, che chiude ad oriente l'edifizio segnato con la lettera F nella pianta recentemente pubblicata dal Carcopino.
Di quei blocchi si vedevano sei file, coperte di stabilitura a cocciopisto. Fatto in saggio all'intercapedine, a ni. 0,48 dal piano presente, si è incontrato un pavimento a cocciopisto, a m. 0,60 sotto a questo un altro in opera spicata, e finalmente, a m. 0,75 più sotto, la fondazione del muro, che appare ora nella sua grandiosità. Innanzi ad esso corre una cunetta larga m. 0,38.
Si è iniziato uno scavo nella taberna prossima ad occidente (Carcopino, tav. citata f9), sotto la quale il muro di blocchi di tufo sembra piegare ad ovest. A m. 0,30 dal piano attuale si è incontrato le tasselle sciolte di un mosaico bianco-nero, e dopo m. 1,20 di scarico, il cervello di una fogna troncato dalle fondazioni della taberna.
D. Vaglieri.
Il Re Vittorio Emanuele III, in borghese, accompaganto solamente dal generale Brusati, giunge improvvisamente a Ostia, e visita il Teatro dove si eseguono gli ultimi lavori di scavo.
Nell'area archeologica di Ostia antica, si svolge una processione funebre in onore dell'archeologo Dante Vaglieri, primo Direttore degli Scavi. Il corteo, parte dal Museo, attraversa le rovine fino alla chiesetta di Sant'Ercolano, dove il feretro viene tumulato.
L'on. Mussolini, visita gli scavi di Ostia antica e inaugura il nuovo parco pubblico, il Giardino di Porto.
L'Antiquarium degli Scavi di Ostia antica viene trasferito dal Castello di Giulio II, al Casale della Salara Pontificia, all'interno del sito archeologico.
Piano generale di grandi lavori di scavo e di sistemazione archeologica della zona monumentale di Ostia:
"predisposto per volontà del Duce Mussolini, il Ministro dell'Educazione Nazionale on. Bottai e il senatore Cini, Commissario dell'Esposizione Universale, accompagnati dal Vice Commissario on. Oppo e dal dott, Marino Lazzari, Direttore generale delle Antichità e Belle Arti, hanno fatto un primo sopraluogo, ricevuti dal Direttore degli Scavi prof. Guido Calza e dall'architetto Gismondi che hanno illustrato conveniente il progetto.
Fra i monumenti più importanti da disseppellire nella zona di Ostia si possono annoverare il Tempio di Cibele, il Foro Vinario e l’edificio della Zecca fondata dall'Imperatore Massenzio. Non si dispera di trovare altri frammenti degli Acta Urbis, da mettere insieme con altri frammenti del genere custoditi nel Museo, dii scavare anche del nuovo materiale riguardante i Fasti ostiensi (avvenimenti pubblici, spettacoli, nozze, iludi, ecc.) pitture, stucchi, mosaici e suppellettili varie.
Il Duce Mussolini e il ministro dell'Educazione Giuseppe Bottai, visitano i nuovi scavi al Palatino ed a Ostia Antica.
Indagini geofisiche (attraverso l'uso combinato di fotografie aeree, magnetometria e test di resistenza elettrica) delle aree non scavate di Ostia antica. L'indagine, sotto la direzione dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma (Michael Heinzelmann e Franz Alto Bauer), portano all'identificazione del sito della Basilica Costantiniana.
Con decreto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, viene istituito il nuovo Parco Archeologico di Ostia Antica, per gestire, tutelare e valorizzare un territorio che si estende tra il X Municipio di Roma e il Comune di Fiumicino. Ne fanno parte: L'Area archologica di Ostia Antica e il Museo Ostiense; i Porti Imperiali di Claudio e Traiano; la Necropoli di Porto all'Isola Sacra.
Alla periferia degli scavi archeologici di Ostia Antica, riemerge la basilica dei Santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista. Il sito, oggetto di studio negli ultimi trent'anni, è stato svelato e illustrato in via eccezionale in occasione delle Giornate Europee.
A riportarla parzialmente alla luce sono stati gli scavi condotti nelle ultime 5 settimane, da un'equipe internazionale di trenta archeologi guidati da Norbert Zimmermann, vicedirettore dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.
Durante la campagna di scavo effettuata dall'Università di Catania e Politecnico di Bari, nell'are a sud ovest del Piazzale delle Corporazioni, è stato scoperto un antico bagno rituale ebraico.
Il mikveh, si trova all'interno di un sontuoso edificio, probabilmente di una famiglia di ebrei, che ha svelato una sequenza di ambienti impreziositi da pavimenti rivestiti di mosaici con figure floreali disegnate a tessere bianche e nere.
Progetto
Committenti e finanziatori
Stampe antiche1914
Necropoli di Ostia antica
Ostia, cenni storici e guida
1914
Pianta delle Terme di Nettuno a Ostia antica
Ostia, cenni storici e guida
1914
Pianta delle Caserma dei Vigili a Ostia antica
Ostia, cenni storici e guida
1914
Via della Fontana a Ostia antica
Ostia, cenni storici e guida
1913
Insule di Via delle Corporasioni ad Ostia antica
1911
Aldo Molinari
Il Re visita gli scavi di ostia antica
L'Illustrazione Italiana 1911
1909
Pianta degli sterri 1908-09 ad Ostia antica
Notizie degli scavi di antichità
1908
Soffitto dipinto di un Insula a via della Fontana
Notizie degli scavi di antichità
1907
Scavi di Via della Fontana ad Ostia Antica
Notizie degli scavi di antichità
1906
Pianta della Casa dei Dolii ad Ostia antica
Notizie degli scavi di antichità
1903
Scavi di ostia antica
Ostia, cenni storici e guida
1897
Pianta degli Sterri presso la caserma dei Vigili di ostia antica
1893
Dante Paolocci
Scavi di Ostia antica
L'Illustrazione Italiana 1893
1889
Ara sacre nella Caserma dei Vigili di Ostia antica
Notizie degli scavi di antichità
1888
Scavo di un Edificio ad uso di bagni ad Ostia antica
Notizie degli scavi di antichità
1886
Campagna di scavo 1885-1886 ad Ostia antica
1886
Pianta del Mitreo delle Sette sfere ad Ostia antica
1865
Paolo Cacchiatelli
Scavi di ostia gran cella con vettine
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Terme ostiensi
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Palestra nelle Terme ostiensi
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1865
Paolo Cacchiatelli
Scavi d'Ostia Porta Romana
Le Scienze e le Arti sotto il pontificato di Pio IX
1856
Luigi Canina
Pianta delle rovine di Ostia e di Porto
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1856
Luigi Canina
Pianta di Ostia antica
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1830
Luigi Canina
Pianta delle rovine di Ostia e di Porto
Indicazione delle rovine di Ostia e di Porto
1830
Luigi Canina
Pianta delle rovine di Ostia
Indicazione delle rovine di Ostia e di Porto
1819
Pianta delle Rovine di Ostia
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma
1819
Pietro Parboni
Tempio antico a Ostia
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma
1819
Pietro Parboni
Porto antico di Ostia
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma