Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 5390
CronologiaPapa Giovanni XIII concede a Stefania Crescenzi il controllo del territorio attorno al lago di Castiglione, l'antica diocesi di Gabii.
L'archeologo Gavin Hamilton riscopre le rovine della città arcaica di Gabbi sulla via Prenestina. Gli scavi autorizzati dal il principe Marcantonio Borghese, portarono alla scoperta del foro e degli edifici contigui. Delle numerose statue, poterono essere restaurare solo 49 delle oltre 200 scavate, e furono in seguito esposte dal principe all'interno della Casina dell'Orologio a Villa Borghese.
I sigg. Angelo Pasqui ed ing. Cozza, nel tempo in cui si fermarono nel territorio dell'antica Gabii, nella tenuta di Pantano, per studiarvi l'antica topografia e farne il rilievo qui riprodotto, furono meno sfortunati di noi, che nelle nostre escursioni sulle sponde del Lago di Castiglione, pochi oggetti potemmo raccogliere, cioè soli frammenti di vasi rozzi, i quali forse potrebbero dare una qualche guida a ricercare la parte più antica della necropoli vetustissima gabina.
Quei signori invece trovarono due pezzi di epigrafi marmoree, assai piccoli a dir vero, ed assai poveri, uno dei quali conserva tre sole lettere frammentate, e l'altro ne ha pochissime.
II primo, largo m. 0,12, alto m. 0,08, e dello spessore di m. 0,05, è l'angolo destro inferiore di un titolo di bassa epoca, se si argomenta dalla forma dei caratteri; e quindi non è degno di particolare studio. Vi si legge: EIS
Fu trovato a nord-est dell'Arx, che è il punto ove sorge il casale con la torre di Castiglione, presso quella cava ridotta a sostruzioue di fabbricato nei tempi imperiali inoltrati, e segnata in pianta col n. 4.
Il secondo frammento fu raccolto tra il tempio di Giunone e la chiesa di s. Primole, sulla sinistra di quella via che divide in tutta la sua lunghezza l'altura di Gabii, e che si congiunge alla Prenestina, poco sotto il nominato tempio di Giunone, in quel luogo appunto ove nel 1792 si fecero le ricchissime scoperte. È alto m. 0,11, largo m. 0,06, e dello spessore di 0,017; conserva anch'esso uno scarso numero di lettere , ma per contrario è degno di sommo riguardo, essendo un frammento, ed il solo che possediamo originalmente, dei fasti Gabini.
Di tali fasti erasi trovato un pezzo nell'anno 1792 (C.I.L.I, p. 473, XII), del quale trattarono il Marini (Schede Vaticane ed Arvoll 24), E. Q. Visconti {Monum. gabini della villa Pinciana, Roma 1797, p. 11) ed il Cardinali {Memorie Romane I, p. 179; Alti dell' Acc. Fonti f. d'ardi. TI, p. 257), che ne diede i supplementi, accettati poi da tutti (cfr. Creili n. 644); il qual pezzo, riferibile agli anni 755-459, viene specialmente ricordato perchè conservò la data precisa della morte di Caio e Lucio Cesari, e giovò quindi alla esatta determinazione cronologica nei famosi cenotafi pisani (Creili n. 642, 643).
Se non che il marmo originale non è ora possibile di consultare, essendosi perduto nel trasporto, che di quelle antichità gabine fu fatto dalla tenuta di Pantano a Roma, come è chiaramente detto dal Visconti nell'opera citata (p. 11, n. 16).
Che il nostro frammento appartenga ai medesimi fasti consolari gabini, si dimostra prima di tutto dall'essere stato rinvenuto nella contrada medesima, ove fu ritrovato il frammento edito dal Marini ; in secondo luogo dall'essere scritto in una tavoletta sottile, ed a piccole lettere, come quello scoperto nel 1792 in Pantano, e descritto nella scheda Vaticana dal Marini stesso.
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Lo spessore della tavola originalo, argomentando dal pezzo ora recuperato, era di m. 0,017; e le lettere, molto simili a quelle degli Atti Arvalici, dovevano avere l'altezza di un centimetro appena. Non sosterrei del resto, che fossero poco accuratamente incise, rivelandoci il nuovo pezzo quella forma, che s'ispira alla imitazione della scrittura a pennello, ed essendo le lettere intagliate con andamento buono e preciso.
Come ultima conferma di tutto ciò serve il fatto, che nel nostro pezzo, come nel frammento del secolo scorso, i nomi dei consoli per un dato anno sono iscritti sulla medesima linea. Resterebbe solo a determinare a quali anni il nostro frammento si riferisca, la qual cosa può essere dimostrata anche dal meno esperto epigrafista, tutto riducendosi a trovare quel tempo, in cui fu senza interruzione per cinque volte almeno attribuita la potestà consolare all'imperatore, e rimase poi interrotta la serie delle attribuzioni stesse, per la nomina di un console il cui nome non è difiBcile di riconoscere.
Nell'ultimo verso in fatti del nostro frammento appaiono indizi di quattro lettere, che evidentemente appartengono al nome di un M. May{cellus), nome in cui si ritrova la via più semplice per la risoluzione del quesito. Trattasi di M. Claudio Marcello Aescrnino, console nel 732 (22 av. Cr.), che ebbe l'onore dei fasci dopo che per una serie consecutiva di nove anni, dal 723 al 731, Augusto era stato confermato console dalla III fino all' XI volta.
Il nostro marmo adunque appartiene agli anni 727-732.
Nelle Notizie dell’anno 1887 (p. 424, tav. XIII), fu detto della topografia dell'antica Gabii, della cui area fu dato il rilievo. Si accennò ai luoghi nei quali si riconobbero alcuni tumuli dell’antichissima necropoli, ed alcuni avanzi di costruzioni sepolcrali dell'età romana. Ora è avvenuta una scoperta importantissima, che si riferisce al periodo remoto della storia della città.
Dovendosi pei lavori di bonifica dell’agro romano, approfondire il piccolo emissario del lago detto oggi di Castiglione, sul cui ciglio era costruita la vetusta città latina, a m. 4,50 sotto l’attuale superficie del suolo, si incontrò un grosso tronco di rovere, che fu cominciato a rompere con le scuri, per togliere di mezzo l'ingombro nella linea del canale, che si doveva praticare. Ma non si tardò a riconoscere, che quel tronco era vuoto, e che i colpi delle scuri colpivano nel coperchio di un grandioso sarcofago. Fatte sospendere le opere, il solerte ingegnere Giambattista Pavari, direttore dell’ufficio di bonifica, si affrettò a richiamare sul fatto le cure dell'amministrazione governativa che sopraintende agli scavi di antichità, e per ordine del Ministero fu dato incarico al sig. conte A. Cozza di dirigere i lavori necessarî alla prosecuzione delle indagini, ed a salvare il monumento.
La cassa sepolcrale, che è più grande dei sarcofagi simili restituiti dalla necropoli di Falerii, fu trovata a m. 64,60 dal ponticello della nuova prenestina, il quale traversa il piccolo emissario; ed a m. 21,00 a valle dell'antica prenestina, la cui sezione apparisce nel taglio dell’emissario predetto.
Il taglio del canale ha fatto ben riconoscere i vari strati archeologici del suolo. Dal loro studio si rileva, che lo strato della superficie attuale trovasi a m. 1,50 al di sopra dello strato dal periodo sillano; e ciò perchè vari resti di edifici romani della fine della repubblica hanno lo stacco di fondazione al livello sopra indicato.
Più profondo di circa un metro è lo strato archeologico, a cui si riferisce la nuova scoperta. Questo è provato dal vedersi al di sotto degli edifici dell'età sillana qualche cippo sepolcrale, mantenuto al proprio posto.
Forse con questi dati si potrebbe argomentare, del graduale successivo sopraelevamento del suolo nei pressi del lago di Castiglione, sopraelevamento prodotto dai detriti dei colli prossimi, trasportati dal torrente Osa.
Di qui risulta ancora la misura della profondità della tomba nel periodo presillano, ossia delle tombe della necropoli arcaica di Gabii, profondità che scendeva a circa due metri sotto l'antico livello, cioè a m. 4,50 sotto il livello attuale.
La nostra tomba aveva il suo piano incassato nel tufo della roccia, per quanto è la metà dell'altezza del sarcofago. Questo è lungo m. 3,00, largo circa m. 0,85. Dentro vi erano i soli resti dello scheletro, e qualche frammento piccolissimo di avorio calcinato, e qualche indizio di pezzetti di ambra.
Nondimeno la fossa in cui questo sarcofago era contenuto, benchè rettangolare, e della forma medesima della cassa, aveva lateralmente una larghezza maggiore, per circa m. 0,25, e molto maggiore larghezza dalla parte dei piedi del defunto. Quivi, in uno spazio di circa m. 0,80, furono rinvenuti vari buccheri di arte antichissima, lavorati a mano, due vasi calcidesi con ornamenti geometrici a zone, ma assai svaniti, ed una coppa di bronzo.
Alcuni di questi buccheri, somigliano a quelli trovati nell'antichissima necropoli dall’Esquilino, presso la chiesa di s. Martino ai monti nella nuova via dello Statuto, ed a quelli delle tombe a fossa della necropoli falisca. Essendo stati raccolti in frammenti, sarà opportuno il dirne allorchè i pezzi saranno stati ricongiunti. Merita per altro esser notato, che comparisce tra questi fittili una grande anfora di terra biancastra, che non potrebbe attribuirsi al lavoro locale.
Forse anche dalla parte della testa dello scheletro, era praticato un vuoto corrispondente a quello verso i piedi, vuoto che serviva pure pel deposito della suppellettile funebre, e che con la suppellettile dovè essere distrutto nelle più antiche opere per la costruzione del canale emissario.
Tanto i fittili quanto la cassa erano coperti da terra fina, poi da sassi, per l'altezza di m. 0,80. Fu notato che alla terra fina era mescolata una polvere di calcare, forse per darle maggiore consistenza.
La Soprintendenza Archeologica di Roma, in collaborazione con l'Istituto di Topografia Antica dell'Università di Roma, avvia una nuova fase di scavi presso il sito di Gabii. Le indagini riportatano alla luce, un santuario e la chiesa medievale di San Primitivo.
Durante il progetto di ricerca internazionale Gabii Project, che vede il coinvolgimento attivo dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii accanto all'Università del Missouri, si svolge una campagna di scavo che si è concentrata presso l'area urbana dell'antico insediamento.
Tra i rinvenimenti più significativi, spicca un complesso edilizio monumentale situato all’incrocio tra due arterie urbane principali (la via Gabina e la via Prenestina) che include una grande vasca realizzata in blocchi squadrati di pietra gabina (lapis gabinus), probabilmente di funzione sacra, collocata in un ampio spazio aperto pavimentato con lastre dello stesso materiale tufaceo.
La vasca presenta ancora i riempimenti originari, in parte conservati in condizioni di ristagno idrico, a indicare un possibile approvvigionamento da sorgente naturale.
Progetto
Stampe antiche1903
Foro di Gabii
Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma
1903
Pianta e Sezione del tempio di Giunone Gabina
Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma
1903
Pianta del Santuario e Teatro di Gabii
Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma
1885
Pianta dei resti della città di Gabio
1874
John Henry Parker
Templum Junonis gabinae
The Archeology of Rome
1874
John Henry Parker
Ecclesia S. Primi Gabiis
The Archeology of Rome
1856
Luigi Canina
Tempio di Apollo a Gabii
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1819
Pietro Parboni
Tempio di Giunone Gabina
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma