Storia Monumento

Informazioni storiche artistiche sul monumento

Valutazione: ★ ★ ★ ★ 4 stelle

Data: 105 / 112

Cronologia

/11/1927: Il Demanio dello stato cede al Governatorato, per avviare la di liberazione dei Mercati traianei, l'edificio dell'ex Caserma di Santa Caterina a Magnanapoli, il terreno circostante alla torre delle Milizie e parte dell'ex convento prospiciente la Salita del Grillo.

Descrizione

Il foro venne eretto per ordine dell'imperatore Traiano con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia, conclusasi nel 106. I Fasti Ostiensi ci informano che il Foro venne inaugurato nel 112, e la Colonna di Traiano nel 113. Per realizzare questo complesso monumentale fu necessario compiere un ampio lavoro di sbancamento, eliminando le pendici dei colli Quirinale e Campidoglio, che si univano chiudendo la valle dei Fori Imperiali verso il Campo Marzio.

È possibile che i lavori di sbancamento fossero stati già iniziati sotto Domiziano, mentre il progetto del Foro viene solitamente attribuito all'architetto Apollodoro da Damasco, che aveva accompagnato l'imperatore nella campagne daciche. Contemporaneamente al Foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, e fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria e venne ricostruito il tempio di Venere Genitrice.

Il Foro era costituito da una vasta piazza con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e ornata da una colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco. I portici laterali, rialzati con gradini rispetto alla quota della piazza, avevano un ordine corinzio con fusti scanalati in marmo pavonazzetto, sormontato da un attico con sculture di Daci, probabilmente sia in marmo bianco, sia in pavonazzetto, alternati a clipei (scudi) con ritratti imperiali: il motivo riprende abbastanza da vicino il modello dell'attico dei portici del Foro di Augusto.

Anche all'interno i portici erano riccamente rivestiti di marmi colorati: la pavimentazione era costituita da un disegno di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente quadrati più piccoli o cerchi, in marmo giallo antico, e ancora in pavonazzetto, e anche il muro di fondo era rivestito di marmi e ritmato da un ordine di lesene che rispecchiavano le colonne della facciata. Al centro dei portici, dietro un diaframma di profondi pilastri che segue l'allineamento del muro di fondo, si apriva un'ampia esedra coperta, anch'essa pavimentata con un simile disegno di marmi colorati e con un ordine di lesene applicato sul muro di fondo; al centro di questo si apriva una nicchia, inquadrata da colonne in granito del Foro.

La Basilica Ulpia (il nome deriva dal gentilizio dell'imperatore) si affacciava sulla piazza con il lato lungo, rialzato per mezzo di gradini. La facciata era aperta da tre avancorpi con fusti in marmo pavonazzetto e giallo antico, sormontati nuovamente da un attico con sculture di Daci in marmo bianco, che questa volta si alternavano a pannelli decorati in rilievo da cataste di armi e che sorreggevano un coronamento sporgente con iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito.

Alle spalle della Basilica si trova la Colonna di Traiano, che si innalza in uno stretto cortile chiuso anteriormente dal muro di fondo della Basilica e fiancheggiato da portici con fusti scanalati in marmo pavonazzetto. Dietro i portici si aprono due ampie aule con nicchie sulle pareti in laterizio che ne hanno suggerito un'interpretazione come Biblioteche. Le nicchie erano accessibili per mezzo di gradini, interrotti da piedistalli che sostenevano le colonne dei due ordini sovrapposti che decoravano la parete, leggermente distaccati da questa. Gli ambienti erano pavimentati con grandi lastre in granito grigio, riquadrate da fasce in marno giallo antico.

Il complesso dei mercati, che in origine si estendeva anche oltre i limiti dell’attuale area archeologica, in zone oggi occupate da palazzi moderni, era destinato principalmente a sede delle attività amministrative collegate ai Fori Imperiali. Il complesso sorse contemporaneamente al Foro di Traiano, agli inizi del II secolo, per occupare e sostenere il taglio delle pendici del colle Quirinale, ed è separato dal Foro per mezzo di una strada basolata. Si articola su ben sei livelli.

Le date dei bolli laterizi sembrano indicare che la costruzione risalga in massima parte al regno di Traiano. Forse è da attribuire al suo architetto Apollodoro di Damasco, sebbene sia possibile che il progetto fosse già stato concepito sotto Domiziano, alla cui epoca potrebbe essere attribuito almeno l'inizio dei lavori di sbancamento. Gli edifici sono separati tra loro da un percorso antico che in età tarda prese il nome di via Biberatica.

La parte inferiore, a partire dal livello del Foro, comprende gli edifici del Grande emiciclo, articolato su tre piani e con due "Aule di testata" alle estremità, e del "Piccolo emiciclo", con ambienti di nuovo su tre piani. Due scale alle estremità del Grande Emiciclo consentono di raggiungere i piani superiori e la via Biberatica.

A monte della strada, si eleva il Corpo centrale, con tabernae al livello della via e altri tre piani di ambienti, alcuni particolarmente curati ed elaborati.
In direzione nord la via piega, fiancheggiata a monte dal complesso della Grande aula: l'ampio spazio centrale, su cui si affacciano una serie di ambienti su due livelli, costituisce l'attuale ingresso del monumento da via Quattro Novembre.

Da qui si accede con passaggi moderni sia alla via Biberatica che agli ambienti del Corpo centrale. Verso sud la via si ricollega con l'attuale via della Salita del Grillo, che ripercorre un percorso antico, costeggiando ambienti scarsamente conservati e il piano superiore di un ulteriore isolato. Dalla via Biberatica una scalinata permette di accedere alla via della Torre e al Giardino delle Milizie, alle spalle del Corpo centrale, con altre strutture di età romana su cui venne edificata la Torre delle Milizie, del XIII secolo.

I "Mercati di Traiano" costituiscono un articolato complesso architettonico che, utilizzando la duttile tecnica costruttiva del laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni), sfrutta tutti gli spazi disponibili. ricavati dal taglio delle pendici della collina, inserendo ambienti di varia forma ai differenti livelli del monumento. Tale articolazione permette di passare dalla disposizione curvilinea dell’esedra alle spalle dei portici del Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante.

In tutto il complesso gli ambienti erano prevalentemente coperti da volte in muratura, dalle forme più semplici delle volte a botte, alle semicupole che coprono gli ambienti di maggiori dimensioni, al complesso sistema di copertura della "Grande aula", con sei volte a crociera.

La tecnica laterizia è notevolmente curata anche in senso decorativo, in particolare sulla facciata del "Grande emiciclo" un ordine di lesene inquadra le finestre del secondo piano, sormontate da frontoncini alternativamente triangolari, oppure arcuati e affiancati da due mezzi timpani triangolari. Questo partito decorativo, rimasto sempre in vista e disegnato da numerosi artisti rinascimentali, è realizzato con mattoni appositamente sagomati, che si ritrovano anche nelle cornici marcapiano in altre parti del complesso particolarmente curate.

Le pavimentazioni utilizzano ampiamente, soprattutto nelle parti scoperte, l'opus spicatum (mattoni di taglio disposti a spina di pesce), a cui spesso veniva sovrapposto un secondo strato pavimentale in mosaico monocromo nero di piccole tessere di selce: la sovrapposizione di due strati contribuiva ad assicurare l’impermeabilizzazione degli ambienti sottostanti.

La presenza di numerosi ambienti in forma di "tabernae", in particolare lungo i percorsi esterni, non è necessariamente indice di una funzione commerciale del complesso: anche le vie basolate che ne costituiscono i percorsi esterni sono infatti accessibili prevalentemente mediante scale che superano i dislivelli, e pertanto non erano percorribili dai carri necessari per il trasporto delle merci.

Il monumento doveva piuttosto costituire una sorta di "centro polifunzionale", dove si svolgevano attività pubbliche soprattutto di tipo amministrativo. La distribuzione degli ambienti, i loro collegamenti e l’articolazione dei percorsi interni dovevano dipendere dalle diverse funzioni delle stanze, come uffici o archivi, in stretto collegamento con il complesso forense. Negli ambienti del "Corpo centrale" doveva aver sede il procurator Fori Divi Traiani, citato in un'iscrizione recentemente rinvenuta, e preposto probabilmente all'amministrazione e alla gestione del complesso monumentale.

Il Foro di Traiano continuò a vivere a lungo. A metà del IV secolo Costanzo II in visita a Roma ammirò grandemente la statua equestre di Traiano e gli edifici che la circondavano. Solo intorno alla metà del IX secolo le lastre della pavimentazione della piazza furono sistematicamente sottratte per essere riutilizzate, probabilmente per farne calce di ottima qualità, e tuttavia fu ripristinata una pavimentazione in battuto, come segno che la piazza era ancora frequentata come spazio pubblico. Infine i problemi di impantamento di tutta l'area portarono ad un rialzamento del terreno e sulle mura delle strutture abitative che si erano insediate direttamente sul piano del Foro venne costruito nel XVI secolo il cosiddetto quartiere Alessandrino, la cui struttura restò immutata sino alle demolizioni mussoliniane per l'apertura di via dei Fori Imperiali.

Fonte: Wikipedia

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