Informazioni storicheData: 105 / 112
Codice identificativo monumento: 564
CronologiaInaugurazione del Foro e dei Mercati di Traiano.
L'urna doro con le ceneri dell'imperatore Traiano, viene posto alla base della monumentale Colonna Traiana.
Nel corso dei lavori di ricostruzione del palazzo Zambeccari, sono trovate cinque gigantesche teste di animali provenienti dal foro di Traiano: un ariete, un cammello e un cavallo, un toro e un bue. Sono utilizzate dal cardinale Bonelli per ornare il suo palazzo, integrandole con una testa di elefante e di rinoceronte.
Decreto Imperiale che delibera l'abbellimento della Piazza Trajana. Pietro Bianchi viene incaricato di sviluppare un progetto per gli sterri, le demolizioni e la sistemazione finale dell'area.
La Commissione degli abbellimenti della cittą di Roma, approva il progetto di Pietro Bianchi per la sistemazione della piazza Trajana. Il piano, prevede la demolizione del Monastero dello Spirito Santo e del Convento di Santa Eufemia, che insistevano sulle rovine del Foro, e la realizzazione di un emiciclo in un piazzale ribassato che al lato opposto vede una fontana moderna senza nessun recupero dei ruderi traianei.
Avvio dei lavori di sterro a Piazza della Colonna Traiana.
Si concludono gli scavi promossi da Pio VI alla Basilica Ulpia. Durante i lavori di isolamento, sono demolite le fabbriche a Nord della strada di San Lorenzo ai Monti, tra le quali la chiesa e il conservatorio di Sant'Eufemia, e la Chiesa con annesso Monastero delle Canonichesse Lateranensi. Una targa commemorativa viene posta sul muro sud del nuovo perimetro degli scavi.
Restaurandosi una casa in via de' Carbonari n. 7-9, si č trovata una platea di scaglie di selce, all' istesso livello del Foro traiano, con avanzi di marmi architettonici di buono stile.
Eseguendosi alcuni lavori per lo spurgo delle acque stagnanti all'emiciclo destro del Foro Traiano, volgarmente detto Bagni di Paolo Emiiio, č stato trovato un frammento di lastra marmorea epistografa.
Approfondito lo scavo, sotto la moderna chiavica costruita dal Fea, fu ritrovata l'antica chiavica ricoperta da tegoloni a doppio battente, in uno dei quali č impresso il bollo rettangolare: L ANTONIVS SYMFILON
Rodolfo Lanciani
Relazione di Giacono Boni sull'Esplorazione del Forum Ulpium: Emiciclo orientale.
Per la difficoltą di riaprire un cavo traverso la basilica, sotto la quale si riconobbero, nel secolo scorso, avanzi di pił antiche costruzioni, e ricordando che nel piantare qualche oleandro sull'area dell'atrio avevo raggiunto le argille sabbiose, volli una ulteriore esplorazione in un punto decisivo, il pił lontano possibile dalla colonna, ed il pił prossimo al monte, vale a dire l'emiciclo orientale. Ha cento piedi di raggio e cinquanta di altezza dal selciato alla cornice che pare reggesse un parapetto.
La costruzione in lorica testacea non serba tracce di rivestimento. Sono in travertino due gradoni alla base, gli stipiti ed architravi delle aperture al piano terreno, le basi ed i capitelli dei pilastri, la parte superiore dei davanzali delle finestre, le due cornici sagomate a gola tra il piano terreno ed il successivo, tra questo ed il secondo. Le porte delle botteghe basse, massiccie e le aperture del piano superiore, dalle proporzioni poco slanciate, i pilastrini d'ordine toscano, i timpani triangolari, rotondi e spezzati, delle finestre molto vicine, rivelano questa parte del monumento schiettamente romana, ed attribuibile alla organizzazione operaia dei Flavi, anteriore, ad ogni modo, all'influsso greco-damasceno identificato nella scuola di Apollodoro. C'č qualche indizio che il Foro Traiano fosse cominciato o disegnato al tempo di Domiziano (F. M. Nichols, The Roman Forum, 1877, p. 271). Cfr. Aur. Vic. Caes. 13: « Adhuc Romae a Domitiano coepta Fora atque alia multa plusquam magnifice coluit ».
Aggiunti due piani a scaglioni, con terrazzo (del quale resta una parte) ed aperture meno tozze e data la convessitą dell'edifizio, per effetto prospettivo, per gli scorci della curva, potevano le proporzioni apparire migliori. Venticinque finestre danno luce alla galleria del piano primo, intestate alle estremitą da due coppie di nicchie; l'una rettangolare e lultima a semicircolo, larghe m. 1,47 ed alte m. 2,35 dalla chiave dell'arco al davanzale in travertino.
Per due finestre un timpano e lapertura cui sovrasta ha spalle assai pił strette, mentre la trabeazione e le basi formano aggetto. Nel piano terreno, per due terzi interrato, l'estremitą sud, verso Monte Carleo, scavata, in sul cominciare del secolo XIX, fino all'antico selciato, comprende cinque aperture; laccesso allo scalone e quattro botteghe.
L'altezza totale, dal suolo alla prima cornice di travertino (pressochč tangente agli archi delle porte) č di m. 6,75. Le aperture sono larghe m. 3, ed alte m. 5,68, dalla soglia alla chiave dell'arco; la cortina č mascherata da massicci stipiti ed architravi in travertino, larghi m. 0,73, a sagoma semplice e di poco rilievo, sporgenti dal vivo nel muro di m. 0,43, cosģ che ha la porta soltanto una luce larga m. 2,71 ed alta m. 3,05.
Sullarchitrave un avancorpo, alto m. 1,55, largo quanto la porta e gli stipiti, m. 4,22, profilantesi con questi e terminato da cornice in tegolozza tagliata a martellina di m. 0,12, girante intorno alledifizio; in cortina a piattabanda pur non reggente che bassissimi timpani, sovra la cornice, dei quali non scorgonsi traccie. Anguste le botteghe: m. 3 circa, per 2,85 di profonditą. I muri e la volta serbano intonaco e confusi resti di affresco; in alcune una velatura porporina e scomparti geometrici, di non raffinata esecuzione; il pavimento a mosaico bianco con disegni geometrici neri.
Oltrepassata la seconda bottega, trovasi la stretta apertura d'ingresso alla scala. In luogo dell'arco a tutto sesto, ha piattabanda di m. 2,04 di corda e luce, fra i due stipiti, di m. 1,90. Allarchitrave non sovrastava, forse, l'avancorpo in cortina. Le finestre e nicchie al piano superiore sono divise da pilastrini con capitello e base d'ordine toscano, con m. 0,09 daggetto dal vivo del muro. Le spalle non sono uguali nelle diverse aperture; variano, alternativamente, da m. 0,37 a 0,44 nelle finestre a timpano e m. 0,60 - 0,70 nelle altre.
La linea d'imposta dell'arco a tutto sesto č segnata da una cornice in tegola lavorate a martellina, alta m. 0,12, girante nello spessore delle aperture ed all'interno dellambulacro. La linea d'imposta dell'arco a tutto sesto č segnata da una cornice in tegola lavorate a martellina, alta m. 0,12, girante nello spessore delle aperture ed all'interno dellambulacro.
All'estremitą destra, la seconda nicchia (a semicircolo) ha timpano triangolare; la quarta spezzato, d'altezza pari agli altri e comprendente, colla sua linea obliqua, la stessa misura; curvo la sesta; simmetrico ai primi due, l'ottava e la nona. Lelemento decorativo ripetesi, con identica forma, sulla dodicesima, quattordicesima, sedicesima, diciottesima apertura e nella parte sinistra.
Per il numero dispari delle finestre, lemiciclo non ha decorazione geometricamente simmetrica, e l'apertura centrale, priva di timpano, non č compresa fra due che l'abbiano eguale; mentre, verso l'estremitą sinistra, č ripetuta la forma di timpano a triangolo. Sui davanzali in cortina, posava un rivestimento in travertino, dello spessore di m. 0,27, sporgente sul vivo di m. 0,25, sagomato a gola, come quella girante attorno allemiciclo, ma dalle curve meno accentuate.
Di questa sagoma, senza risvolto, che ha la precisa larghezza delle finestre, resta unico esempio sulla quart'ultima apertura a sinistra. La parte superiore della lastra in travertino reca otto buchi rettangolari di m. 0,06 X 0,12 di lato e m. 0,05 di profonditą, ad uguale distanza di m. 0,07; avanzo di una transenna, distante m. 0,14 dal vivo del muro. Sotto l'arco delle finestre, conservanti quasi tutte intonaco, cinque larghi fori rotondi; i tre centrali pił accostati.
Rischiarano le finestre un ambulacro, largo m. 2,37, corrente allinterno del l'emiciclo. Per la curva delledificio i muri, che hanno spessore di m. 1,14 e formano le spalle, sono a ventaglio, e le aperture duguale larghezza sia verso l'interno, che esternamente.
Il pavimento č in opus spicatum di fine lavorazione. Moderne murature ostruiscono la comunicazione fra il decimo ed il quindicesimo vano. La parte interna del vasto emiciclo conserva, parzialmente, l'antica struttura.
A destra, verso Monte Carleo, lo spazio fra la prima e la quarta finestra č limitato da due muri paralleli, distanti m. 10,20, dei quali, l'uno č parete sinistra della prima rampa. Va diviso in quattro vani comunicanti ed č occupato da due scale conducenti all'ambulacro e da altre verso il piano superiore.
In corrispondenza della porta d'ingresso, al piano terreno, a m. 1,10 dalla soglia, la prima rampa dello scalone (largo m. 2,06), ripida di ventun gradino, con m. 0,29 di pedata per m. 0,22 d'altezza. Dopo il primo le pareti ripiegano a destra di 33°; fra il quarto ed il quinto riprendono la direzione primitiva, quasi uguale al raggio dell'emiciclo. I gradini non sono normali alle pareti e maggiormente i primi cinque, per la varia direzione dei muri.
Conduce la prima rampa ad un pianerottolo quadrilatero irregolare, di m. 2,25 X 2,53. Uno scalino porta ad un secondo di m. 2,25 X 2,95, didentica forma; da questo, per altri quattro gradini, sģ giunge al piano dell'ambulacro che, dalla scala dista m. 2,05. In origine non comunicava la rampa che coll'ambulacro; ora, per uno strappo moderno nella cortina, si penetra nel vano adiacente, largo m. 5,32, lungo m. 8,86 sino al muro di sfondo, diviso, in parte, nella lunghezza, da un muro grosso m. 0,60, lungo m. 6,10 avente principio dall'ambulacro.
I vani cosģ formati comprendevano due rampe conducenti al piano superiore. Si accedeva alla scala dal corridoio, in corrispondenza alla seconda apertura esterna ed il primo gradino distava, internamente, m. 0,86. Di un pianerottolo, ora scomparso, resta l'impronta sui muri, come dei diciotto gradini, uguali a quelli dello scalone. Il pianerottolo, misurava m. 4,28 di lato, alzavasi m. 4,15 dal pavimento ed era coperto da vņlta. Ad una seconda rampa, sempre pił a destra conduceva una porta, ora murata. Le due rampe comunicano mediante apertura larga m. 3,80, alta m 3,09 fino al sott'arco.
Nel muro di fondo, presso l'angolo destro, da una breccia di m. 1,27, alta um 995, si scende (per una scala tagliata per m. 3,55 nello spessore del muro imperiale), in ambiente trapezoidale, limitato da sostruzioni, lungo in media m. 4,74 «e largo m. 2,75, alto m. 3,52 dal piano (massicciata di fondazione) alla volta a botte, irregolare, per i muri non paralleli. La sostruzione formante le pareti sta fondata su argilla sabbiosa e regge un «muro e piccoli ambienti irregolari, senza luce, oggi dimore private. Queste costruzioni soprastanti alla grotta, distano sempre pił dall'ambulacro, su cui girava una loggia o terrazzo e mostrano piani a scaglioni, sovrapposti al declivio del Quirinale.
Nel fondo a sinistra della grotta, una tarda porticina, larga m. 1,33, mostrante lo spessore del muro di m. 0,73, conduce ad altra grotta franata e ricolma di terreno vergine (nel quale penetrarono i fondamenti dell'opera di sopraelevazione del monte) ed il cui piano č m. 2,92 pił basso del pavimento dell'ambulacro e degli ambienti attigui e m. 3,90 pił alto del selciato esterno. Nelle sostruzioni vedonsi impronte rettangolari di palizzate; di fronte alla scala, perforando, s' ebbe m. 2,75 di spessore. Al di lą l'asta di ferro incontrņ la sabbia argillosa del colle.
Alla prima rampa, che dall'ambulacro menava al piano superiore, rimangono i segni sulle pareti e la volta della seconda. La scala, non completamente distrutta, č ripostiglio privato, ed ascendeva ad un terrazzo che ora in piccola parte rimane, forse non conservando il piano originale; largo quanto l'ambulacro rientra nel vivo del muro dell'emiciclo m. 3,60. Una porta con architrave, stipiti e soglia simile a quella del piano terreno. Misura m. 1,60 per m. 2,32 d'altezza. Le sagome sono larghe m. 0,30, ma all'architrave č un piano di m. 0,32, sporgente m. 0,09, quasi corona- mento della porta e raccordantesi colle estremitą di un arco o piattabanda di cui rimangono traccie nella cortina.
La porta č nel muro limitante il terrazzo, continuazione dell'altro interno nell'ambulacro; e lo termina a m. 1,16 dallo stipite destro della porta ed a m. 6,15 dall'angolo dell'emiciclo, e forma risvolto, mostrando cosģ l'antico loggiato girante ad angolo all'estremitą del monumento, difeso da un parapetto o transenna. La porta che rimane venne anticamente ostruita con muratura simile a quella dell'emiciclo. Il muro moderno che, seguendo la direzione dell'antico, limita il terrazzo, reca quą e lą traccie dell'originale cortina.
Parte del terrazzo č abitazione ed il primitivo pavimento d'opus spicatum, ben connesso ed atto a resistere alle intemperie, č ora impiantito di stanze private. Il loggiato non coronava l'edificio poichč, lungo il lato Sud, vedonsi resti dell'arco di un piano superiore, alto m. 10,00 dalla seconda cornice di travertino, m. 12,00 pił addentro del terrazzo e m. 15,60 dal vivo nel muro dell'emiciclo. Enorme struttura a scaglioni, sopraelevante il declivio del Quirinale, posava, in quest' estremitą sinistra dell' emiciclo, sulle sostruzioni che formano la grotta sottostante ed hanno spessore di m. 2,75.
A sinistra dello scalone, in corrispondenza della quinta apertura, la parte interna dell'ambulacro ha una porta, senza stipiti ed architrave, di m. 2,22, in origine uguale alle altre, meglio conservate, verso l'estremitą sinistra dell'emiciclo. Si penetra in un ambiente con m. 1,76 di larghezza anteriore e m. 2,24 nel muro di fondo, m. 3,83 di profonditą e con pareti senza traccia d' intonaco. Altri ambienti consimili, ora ostruiti, s'aprivano, a sinistra; ne rimangono le piattabande delle porte.
L'ambulacro terminava a destra, a m. 6,20 dalla prima finestra, chiuso da muro normale alla curva; la parete interna, dalla scala all'estremitą destra, ha linea spezzata. Modernamente, nell'angolo interno, si praticņ un'apertura entro la cortina ed ancora rimane una scaletta che scendeva ad un qualche ambiente privato.
Nella parte sinistra dell'emiciclo il terrapieno giunge alla prima cornice in travertino e quanto scorgesi dell'ambulacro reca segni d'incuria e devastazione. L'angolo estremo e presso che tutta la prima nicchia rettangolare mancano. La cortina imperiale, distrutta in molte parti, č sostituita da rozza muratura;
al di sopra della trabeazione, ove son traccie dell'antico parapetto, s'innalza una casa.
Del necessario sostegno mancano basi e capitelli; ruinarono pilastrini, trabeazione, e timpani, le aperture venner ristrette od allargate e, verso il centro, č appena riconoscibile l'originaria architettura. L'interno č pur miserando. L'acqua scorre sul pavimento dell'ambulacro e solea i gradini dello scalone, filtra nei muri corrosi dal salnitro e dalla muffa, goccia continua dalle volte. Pur qui tagli, aggiunte, forni, vasche, lavatoi. Nessuna porta lungo l'interna parete dell'ambulacro rimane. Asportati architravi e stipiti in travertino; le aperture si presentano deformi, vaste, pericolanti.
Per circa due terzi soltanto č libero l'ambulacro, ostruito qual ripostiglio pri-vato oltre la sedicesima apertura. Aveva inizio dopo la seconda nicchia esterna, limitato da un muro a linea spezzata che forma piccolo vano a pentagono irregolare, cui dą luce la prima apertura nell'ala sinistra dell'emiciclo. Di fronte alla seconda accedevasi ad uno scalone largo m. 2,05, dai gradini rivestiti di tegoloni, con m. 0,23 di alzata e m. 0,30 di pedata, ostruito da muro con una porta, oltre alla quale era uno spazio or deformato. A destra della scala, un piccolo ambiente irregolare con illeso pavimento a spiga. A destra, lungo la parete interna dell'ambulacro, di fronte ad ogni due aperture esterne, sei porte che conducono a sei vasti ambienti, alti m. 4,08, e di ineguale vastitą: m. 3,50 a 4,00 di profonditą e m. 4,80 a 7,80 di larghezza, sempre maggiore verso il centro dell'emiciclo.
Per la curva dell'edifizio i vani hanno forma quasi trapezia, colla parete di fondo, la maggiore, lievemente curva, oppure formata da due muri ad angolo molto ottuso. Sono ricoperti da volta a botte, intonacata, ma i muri non serbano traccie di rivestimento e, malgrado i guasti, la cortina imperiale mostra la finezza d'esecuzione caratteristica di questo edificio.
Il pavimento non ha mattonelle a spina; gli ambienti ricevevano scarsa luce dall'unica apertura e da una finestrella superiore. Facilmente si possono ricostruire le porte che avevano carattere di soliditą, massiccie come all'estremitą destra del piano terreno. Il muro, spesso m. 0,87, lascia un'apertura di m. 1,77 all'interno. Verso l'ambulacro č incavato di m. 0,20 e quivi erano gli stipiti in travertino, larghi m. 0,23 X 0,50, alti m. 2,45, reggenti un architrave, lungo m. 2,10, del quale restano impronte precise.
Al di sopra il muro aprivasi ancora, per m. 1,16, formando una finestrella, alta m. 1,10, terminata da prisma quadrangolare in travertino, posto orizzontalmente.
A quest'altezza corre, lungo tutta la parete, piccola cornice quale all'estremitą destra del monumento. In travertino, come i blocchi, erano forse gli stipiti e gli architravi. Sopra la cornice, corrispondente alla porta, nel muro, č un arco di scarico. La volta dell'ambulacro č lunettata sopra ogni porta. Di fronte all'undicesima apertura esterna, fra il quarto ed il quinto ambiente, una nicchia larga m. 1,45, alta m. 2,70, e profonda m. 0,66. Mostra resti di intonaco e di pitture che lasciarono traccie porporine e giallastre.
Il tasto sotto ai selci del piano stradale, fra la porta d'accesso allo scalone e la quarta bottega, (m. 18-19 dalla estremitą destra della curva) svelņ, a m. 0,45 di profonditą, dopo uno strato di terriccio, il piano irregolare di una massicciata di fondazione, anteriore al Foro Traiano. Impasto di pozzolana rossa, tufo, e scaglie di travertino, appare tagliata per spianare l'area forense, ha leggera inclinazione verso l'esterno, termina a scarpa presso l'edificio, a due metri, circa, dal vivo muro, e scende a m. 2,20.
Si trovņ l'impronta di un palo di fondamenta, a sezione trapezia di m. 0,48 × 0,20. La massicciata forma un angolo di 41° col diametro dell'emiciclo, ovvero coll'asse minore del Foro e della basilica Ulpia; verso l'esterno, a m. 2,60 dal muro, presenta un taglio posteriore, largo m. 0,30, profondo m. 0,55, convergente a destra, col limite della fondazione.
Fra la massicciata ed i gradoni, misti alla sabbia argillosa (quale nell'interno della grotta), a m. 1-2 dal piano dei selci si rinvennero: Parte superiore d'unanfora in argilla ordinaria rossastra. Intiera unansa, colla porzione di pancia cui č congiunta, e dellaltra lattaccatura, lorlo inclinato all'esterno; diametro della bocca m. 0,07 e, compreso l'orlo, m. 0,10. Lungo collo di anfora in argilla ordinaria rossastra, con parte superiore della pancia, conservato un lato su cui č semplice attaccatura; dall'altro lansa č intiera ed ha forma stretta ed allungata. Due pezzi di anfora, eguale alle precedenti con l'attaccatura dell'ansa. Parte della punta di un'anfora. Tre tessere da giuoco.
I sovrani, guidati da Corrado Ricci, salgono sulla torre delle Milizie, e visitala la parte orientale di Roma antica.
Corrado Ricci, Direttore generale delle Belle Arti, lancia una sua ben meditata proposta: quella di isolare gli avanzi di tutti i Fori imperiali: "assai saviamente, non propugna quello che pur sarebbe l'ideale degli studiosi e di tutti coloro che venerano i grandi vestigi delle nostre grandissime memorie; e cioč l'abbattimento totale delle case che coprono l'area dei Fori. Enormi e pressochč insuperabili difficoltą d'ordine finanziario e di economia cittadina avrebbero senza dubbio sepolto fino dal nascere questo progetto, qualunque fosse l'autoritą di chi lo enunciava.
Egli propugna invece un minimo di demolizioni, lą dove le demolizioni per varie cause sono pił facilmente attuabili; e con un paziente e sagace lavoro d'indagini, propone poi alcuni isolamenti di monumenti cospicui che sono, per cosģ dire, non gią totalmente sepolti, ma piuttosto mascherati, e che possono essere rimessi in luce senz'alcun danno anzi, talora, con manifesto vantaggio della viabilitą, e con uno sforzo finanziario relativamente modesto.
Io non posso, per l'indole e i limiti di questo articolo, seguire il Ricci nella minuta esposizione ch'egli fa dei lavori da compie! basti dire, per dare a parole un'idea del geniale disegno, che lo scavo in un vicoletto cieco, dietro via Alessandrina, e labbattimento di due luride bottegucce di un maniscalco e di un oste, varrebbero a scoprire le tre esedre, ora invisibili, del Foro Traiano; e che la demolizione di due luride casucce di non grande importanza verso l'arco detto Arco dei Pantani, rimetterebbe in luce quel maraviglioso Tempio di Marte Ultore, delle cui imponenti mura e delle grandi favisse le nostre incisi ora un'adeguata idea.
Propone anche il Ricci una leggera, e in tutto facile ed opportuna variante al percorso dell'ultimo tratto della Via Cavour secondo il piano regolatore: la nuova via seguirebbe cosģ l'asse maggiore del Foro di Cesare, penetrando fra i poderosi resti della cinta di queto Foro in contatto col gruppo degli edifici della Curia Giulia e l'area del tempio di Venere Genitrice: la via Cavour passerebbe poi a oriente del monumento a Vittorio Emanuele e precisamente sul percorso dell'antica « Via Flaminia, lasciando scorgere a destra, liberi e imponenti, tutti i ruderi della magnifica Basilica Ulpia.
Il costo totale dei lavori proposti dal Ricci supera di poco i tre milioni, che, probabilmente, si dovrebbero spendere in otto o dieci anni. Io non dubito dunque che ad un disegno cosģ geniale e cosģ facilmente attuabile, come i topografi di Roma antica e gli archeologi, primo il Lanciani, riconobbero arriderą prospera sorte."
Per liberare le rovine dei Mercati di Traiano, a Palazzo Ceva viene demolito il piano ammezzato e piano nobile nella parte sovrappostante l'emiciclo.
Il regio Commissario al Municipio di Roma annuncio l'avvio ai lavori di liberazione dei Fori Imperiali:
"lo perņ credo che poche volte sia stata incentivo a compiere cosa meritoria quanto la redenzione degli avanzi del Fņro d'Augusto, annunziata il 21 aprile di quest'anno, a coronazione dantiche aspirazioni, antiche sicuramente di pił che quattro secoli, perchč fu proprio durante il Rinascimento che Raffaello ne lanciņ il voto, voto che forse ne raccoglieva altri gią vecchi.
E veramente č da riconoscere il merito di quanto ora avviene, al senatore Filippo Cremonesi, regio Commissario al Municipio di Roma, spirito vigile nellattuare quanto puņ giovar alla sua insigne cittą, e al comm. Alberto Mancini, segretario generale del Municipio stesso, uomo di fermi propositi, il quale, entrato nella via duna impresa che gli sembri degna, vi persevera calmo quanto risoluto.
Il piano di lavoro, da essi accolto, č quello che io avanzai sino dal 1911, dopo che mi era stato concesso, come direttore generale delle antichitą e belle arti, d'isolare le terme.
Non v'ha certo chi non vegga che idealmente la pił grandiosa delle imprese sarebbe quella di liberare interamente l'area dei Fori tra il colle capitolino e il colle opposto; ma, realtą, tale progetto č ora e lo sarą per molto tempo, non per senpre, irrealizabile per i troppi edifici dovendosi abbattere e troppa folla di abitanti da spostare.
Sostenere ad oltranza tale progetto e volerlo inattuato era la stessa cosa. E fu per questo ch'io m'indussi a farne uno che, riducendo a poco le demolizioni, desse perņ un uguale risultato per quanto riguardava lo scoprimento delle maggiori parti monumentali. Basta infatti che si demoliscano le dieci o dodici case a levante di via Alessandrina, perchč tutte le testate orientali dei Fņri di Nerva, d'Augusto e di Traiano tornino allammirata vista di tutti.
Per ora, intanto, si scopriranno i grandiosissimi avanzi del Fņro d'Augusto, grazie alla raggiunta permuta del monastero dell'Annunziata dei Pantani con altri stabili di proprietą comunale.
E poichč la parte dei Fņri, che presto si scoprirą, č quella di mezzo, cosģ v'č ragione a sperare che tosto parrą nece ia anche la liberazione dei Fņri laterali.
Ce ne danno, del resto, affidamento le parole con le quali si chiude la stessa pubblicazione ufficiale ora apparsa: L'Ammi-nistrazione Comunale fart tutto it possibile anche in avvenire perch e siano esauditi i voti, tante volte formulati, per la completa resurrezionc dei Fed Imperiali. ll Govern() Nationale, che dalla Romana grandezza ha tratto sa-piente misura di giustizia e di forza, vorra indubbiamente, con it stto pieno consenso, rendere pig agevole it raggiungimento della nobilissima meta, che segnera, in una suprema visione di bellezza, la rinascita di quells Roma che fu, nei secoli, luce di grandezza e di civiltą. "
Corrado Ricci
Scavi per la liberazione dell'esedra dei Mercati di Traiano.
Il Demanio dello stato cede al Governatorato, per avviare la di liberazione dei Mercati traianei, l'edificio dell'ex Caserma di Santa Caterina a Magnanapoli, il terreno circostante alla torre delle Milizie e parte dell'ex convento prospiciente la Salita del Grillo.
Per procedere con gli scavi a sud dell'esedra dei Mercati di Traiano, viene demolito l'edificio dell'Ospizio delle Vedove.
L'on. Mussolini, guidato da Corrado Ricci e accompagnato da Giunta, Starace e personalitą, visita gli scavi ai Mercati di Traiano e la Casa dei Cavalieri di Rodi.
Ieri si č riunita al Ministero dei lavori pubblici la Commissione istituita per lesame dei progetti esecutivi per lesecuzione del Piano Regolatore di Roma. Sono intervenuti il Governatore di Roma, principe Boncompagni, e il senatore Corrado Ricci. In seguito all'approvazione di massima, data dal Capo del Governo e dalla stessa Commissione alla proposta del senatore Ricci per la sistemazione di piazza Venezia e delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II, la predetta Commissione ha proceduto all'esame dei vari particolari del progetto della grande esedra arborea, tracciando le fondamentali modalitą tecniche, artistiche e prospettiche dell'opera. Ha quindi ritenuto che sulla base di tali direttive possa senz'altro essere studiato e compilato il progetto esecutivo da parte dei competenti uffici del Governatorato d'intesa col proponente senatore Ricci. Il Governatore di Roma ha assicurato che il progetto stesso potrą essere completato e portato all'esame definitivo della Commissione entro breve termine.
Ecco la lettera diretta al Capo del Governo dal senatore Corrado Ricci circa la sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele:
« Eccellenza, La sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II č parsa sempre un problema grave. Diverse perciņ le soluzioni proposte, ma tutte discusse assai, e talora non soddisfacenti, nemmeno per gli stessi progettisti. Arduo, infatti, trovare il modo di dare assetto architettonico a uno svariarsi cosģ singolare e irregolare di piani, di edifici e di ruderi; imposti i primi dalla natura e ai cataclismi.
A levante lo scavo del Foro Traiano coi suoi colonnati infranti e l'ampia curva del Mercato di Traiano; a destra, la disforme spianata derivata dalle incaute demolizioni di piazza Aracoeli. Ai lati, quindi, del grande Monumento in ogni sua parte rigorosamente simmetrico, e in continuazione di piazza Venezia (che č ugualmente nelle masse e nei profili, se non nel tipo architettonico, simmetrica, un disordine senza pari di linee prospettiche, e di aspetti, case d'ogni tempo, ora alte, ora basse, chiese e palazzi inclinati per ogni verso, rimasti cosģ dopo la scomparsa delle strade su cui corrispondevano.
Come rimediare a tutto ciņ? In qual modo risolvere il problema e creare un ambiente architettonico che rispetti il vecchio e lo raccordi col nuovo? Il pensiero degli artisti corse in genere a quanto in condizioni pressoché simili, aveva fatto il Bernini col Colonnato di San Pietro, appunto per nascondere, ai lati della spianata antistante alla immensa basilica, tutto un formicolģo di costruzioni disuguali. Idea sicuramente ottima, ed attuazione stupenda; ma meno difficile che non sia nel caso nostro, perchč non verano lą monumenti dellimportanza di Santa Maria di Loreto o della Colonna Traiana, nč ruderi da paragonare a quelli del Foro; e se anche vi sorgevano edifici alquanto notevoli come la porta vaticana di Paolo V, né il Bernini, né Alessandro VII, né il loro tempo avevano tali scrupoli da arrestarsi, dinanzi ad essi, nella colossale impresa. In ogni modo anche per i lati del nostro Monumento l'idea berniniana di alzare due porticati, che nascondessero le retrostanti anomalie, č prevalsa.
Ecco perciņ proposte due costruzioni a portico, o rettilinee o in curva. Senonché esse, non collegate al Monumento stesso, come i loggiati di San Pietro, sģ da formare un complesso unico, si vedrebbero staccate per quasi una trentina di metri, per dar posto alle due strade a levante e a ponente del Campidoglio. Esse non sarebbero altro che due nuovi Monumenti d'incerta destinazione, e costosissimi perchč non sarebbe certo consentito di farli meschini di linee e di materia. Oltracciņ, a levante, il nuovo edificio nella sua moderna integritą verrebbe imposto ai ruderi del Foro Traiano, e precisamente della Basilica Ulpia, errore, a mio avviso, oltre che nel riflesso archeologico, anche in quello scenografico.
E poi i due emicicli non sorgerebbero come il Colonnato di San Pietro, prima del monumento a guisa d'immenso peristilio; bensģ, con minore ragionevolezza, di fianco, e nasconderebbero totalmente o quasi, visuali magnifiche come quelle del Mercato di Traiano e del Foro d'Augusto. E allora? Giuseppe Sacconi, senza precisare il suo pensiero, vide come in sogno (uso una frase di Michelangelo) presso ai fianchi del suo Monumento, un fondo arboreo.
L'idea balenņ in seguito ad altri. Ora da quella idea nasce la mia proposta, ampliata e concretata in una forma che ritengo (dico ritengo) nuova. Incorniciare, anzi isolare il Monumento da tutte le anomalie vicine, con una immensa esedra arborea, che a sinistra movendo di contro alla Chiesa della Madonna di Loreto si apra solo per far posto al Viale dei Fiori, lasciando vedere in fondo il Colosseo; e a destra movendo di contro il Palazzetto di Venezia, si apra solo per far posto alla via del Campidoglio, lasciando vedere la cima, ornata di pini, della Rupe Tarpea. Non altre forme architettoniche o scultorie vicino al Monumento; non altri candori marmorei; ma le ombre e il verde dei cipressi e dei pini in quei meravigliosi aspetti che la natura immutabile ha dato loro e che convengono ugualmente alle ruine, come agli edifici integri, d'ogni tempo, d'ogni stile, d'ogni culto civile o religioso.
Un viale a due filari, appunto, di cipressi e di pini (perchč il verde e lombra siano senza stagione, ossia perenni) col suo terreno alto tre o quattro gradini dal piano della piazza, perchč abbia certa grandiositą quasi di scalea teatrale, necessaria alla nobiltą del luogo, e non sia un giardinetto dal parterre rigonfio e banale. Sotto il viale, sedili di travertino, a linee semplici e romane.
E poiché č frequente il caso di solennitą che si compiono nel Monumento, ed evitare il solito alzamento di aste provvisorie con trofei o aquile di legno o di cartapesta, siano da ogni lato collocati bei pili di bronzo, basi di antenne su cui s'inalberano, ad ogni occasione, bandiere e stendardi. Dietro alla curva alberata di ponente, risorgano edifici tali da ricomporre la piazza d'Aracoeli necessaria al raccoglimento delle linee convergenti delle scalee, delle rampe e dei palazzi Capitolini. A quegli edifici, non pił alti del Palazzetto di Venezia, e parimenti oscuri, sarą di magnifica testata all'incontro della scala di Aracoeli, la piccola e grandiosa Chiesa di Santa Rita, la quale, con tre lati scoperti, risolverą il problema edilizio e artistico di quel punto piuttosto stretto.
E, si consideri che le colonne disuguali e rotte e i marmi della Basilica Ulpia e del Tempio di Traiano, avranno un fondo di verde; e, se altri resti affioreranno, saranno conservati tra gli alberi, senza che un edificio, da costruirvi sopra, renda necessaria la loro manomissione. E ben si sa come ogni orma d'antichitą sia assai bella quand'č cinta di vegetazione. Sarą possibile, inoltre, con lo scavo del Foro, spingersi sino al Viale, nel cui percorso si avrą da ogni lato e di fronte, l'incanto di monumenti cospicui e famosi. Io credo perciņ che la mia proposta conduca a una buona soluzione di tutte le difficoltą che « il loco varo » presenta. Né si trascuri infine il fatto che tale soluzione farą risparmiare allo Stato e al Governatorato molti e molti milioni, allontanando anche il pericolo che, a cose fatte, l'assetto architettonico si riveli infelice. Gli alberi sono sempre, e dovunque, cagione di bellezza e di ristoro. Con perfetto ossequio, Corrado Ricci. »
Nel corso della demolizione di un caseggiato al civico 101 di via Alessandrina, un manovale fece cadere a terra una lastra di ferro coperta da una doppia fila di mattoni: dall'apertura fuoriuscģ una cascata di monete d'oro e di gioielli. Era il tesoro privato di un antiquario romano, Francesco Martinetti, che aveva vissuto in quellappartamento dal 1865 fino al giorno della sua morte nel 1895. 2529 monete doro antiche, medioevali, moderne e ottocentesche, 81 tra oggetti di oreficeria e gemme, molte delle quali, in seguito riconosciute provenire da una delle collezioni di glittica pił preziose del XVII secolo, la Collezione Boncompagni Ludovisi, di cui si era persa ogni traccia.
Terminano i lavori di isolamento dei Fori imperiali. Varie strutture sono state sacrificate nelle demolizioni di Via Alessandrina e Via bonella: la chiesa di Sant'Urbano ai Pantani; il Convento di Santa Caterina; la chiesa di San lorenzo ai Monti, dove l'iconostasi e gli arredi interni, sono donati parte al Pontificium Collegium Russicum e parte allabbazia di San Nilo a Grottaferrata. La fontanella rionale appoggiata al muraglione che chiudeva lo scavo su Via Alessandrina viene smontata e portata nei depositi comunali.
Il Re Vittorio Emanuele III inaugura la IV Mostra del Sindacato Fascista di Belle Arti del Lazio ai Mercati di Traiano.
Adunata di 1500 rumeni. Dopo aver acclamato il Duce Mussolini affacciato al Balcone di Palazzo Venezia, ricevono in dono dal Governatore Piero Colonna, un frammento del Foro di Traiano.
Mostra dei Prelittoriali dell'arte ai Mercati di Traiano.
Avvio di nuovi scavi dei Fori, sacrificando settori dei giardini di Via dei Fori Imperiali.
Sacrificando un settore dei Giardini dei Fori Imperiali, si avviano gli scavi nell'area centrale del Foro di Traiano e nel settore Est del Foro di Cesare.
Sacrificando un settore dei Giardini dei Fori Imperiali, si avviano gli scavi nell'area est del Foro di Traiano.
Riapertura al pubblico del belvedere di Via Alessandrina. Partecipano alla cerimonia il sindaco Ignazio Marino e il Sovrintendente di Roma Capitale Claudio Parisi. Il Belvedere sui fori era chiuso da 14 anni per permettere degli scavi archeolgici.
Viene firmata una convenzione dal sindaco Marino e dal ministro della Cultura e del Turismo azero Abulfas Qarayev, che prevede il finanziamento (con una donazione di un milione di euro) di scavi che interesseranno una porzione dell'area dove oggi corre via Alessandrina. Sparirą quindi il tratto settentrionale della storica via Alessandrina, unica testimonianza superstite del quartiere che si venne a creare dal XVI secolo nell'area dei Fori.
Riparte la campagnia di scavi presso i resti di via Alessandrina. Gli scavi, iniziati gią nel 2016, si era subito bloccati per la presenza di cavi elettrici.
Firmato un protocollo d'intesa tra il ministro per i Beni Culturali Albero Bonisoli e la sindaca Virginia Raggi, per riunificare nelle visite al pubblico, l'area statale e comunale dei Fori (attraverso un percorso nei tunnel sotto la via dei Fori Imperiali).
Si concludono i lavori di smantellamento del primo tratto di via Alessandrina, che hanno permesso di ricongiungere le due parti del foro di Traiano. I ritrovamento effettuati durante gli scavi (un volto di Dioniso, un ritratto colossale di Augusto e un busto appartenente alle circa 70 statue di guerrieri daci che decoravano l'attico del foro) sono stati collocati nel vicino Museo dei Fori Imperiali nei mercati di Traiano.
Nella bella cornice dei Mercati di Traiano, alla presenza del ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e del Sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, viene presentato il progetto vincitore del bando internazionale della nuova passeggiata archeologica, collegherą l'intera area centrale della cittą - dai Fori, al Colosseo, al Celio, al Palatino, alle Terme di Caracalla, al Circo Massimo, fino al Campidoglio. Lobiettivo del concorso, per il quale sono pervenute 23 proposte progettuali, č la realizzazione di un grande anello pedonale che riprende lidea della passeggiata di fine Ottocento del ministro Baccelli. Una passeggiata unica al mondo che congiungerą via dei Fori Imperiali con gli altri percorsi intorno al Colle Palatino, intercettando l'itinerario ciclo-pedonale di via di San Gregorio, di via dei Cerchi, di via di S. Teodoro e delle salite e discese del Colle Capitolino, e che sarą caratterizzata da un incremento dei servizi dellarea, tra cui spazi pedonali, aree verdi, balconate, percorsi sopraelevati e percorrenze ciclo-pedonali. Il costo stimato per la realizzazione delle opere č di euro 18 milioni e 800 mila euro.
Avvio dei lavori di rinforzo strutturale e di risanamento dalle infiltrazioni d'acqua delle opere in cemento armato risalenti ai lavori del Governatorato di Roma (per permettere la sistemazione urbanistica di piazza Venezia), nella Biblioteca Occidentale del Foro di Traiano.
I lavori hanno previsto lo smontaggio del massetto pavimentale in cemento, posato nella parte centrale dell'ambiente alla fine degli anni '80.
Dall'asportazione di questo materiale, riemerge la preparazione pavimentale originale della Biblioteca.
Proseguono i lavori per il recupero funzionale, la valorizzazione quale spazio espositivo e l'apertura al pubblico della Biblioteca Occidentale del Foro di Traiano. I lavori sono interamente finanziati con fondi PNRR.
Progetto
Committenti e finanziatori
DescrizioneIl foro venne eretto per ordine dell'imperatore Traiano con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia, conclusasi nel 106. I Fasti Ostiensi ci informano che il Foro venne inaugurato nel 112, e la Colonna di Traiano nel 113. Per realizzare questo complesso monumentale fu necessario compiere un ampio lavoro di sbancamento, eliminando le pendici dei colli Quirinale e Campidoglio, che si univano chiudendo la valle dei Fori Imperiali verso il Campo Marzio.
È possibile che i lavori di sbancamento fossero stati già iniziati sotto Domiziano, mentre il progetto del Foro viene solitamente attribuito all'architetto Apollodoro da Damasco, che aveva accompagnato l'imperatore nella campagne daciche. Contemporaneamente al Foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, e fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria e venne ricostruito il tempio di Venere Genitrice.
Il Foro era costituito da una vasta piazza con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e ornata da una colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco. I portici laterali, rialzati con gradini rispetto alla quota della piazza, avevano un ordine corinzio con fusti scanalati in marmo pavonazzetto, sormontato da un attico con sculture di Daci, probabilmente sia in marmo bianco, sia in pavonazzetto, alternati a clipei (scudi) con ritratti imperiali: il motivo riprende abbastanza da vicino il modello dell'attico dei portici del Foro di Augusto.
Anche all'interno i portici erano riccamente rivestiti di marmi colorati: la pavimentazione era costituita da un disegno di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente quadrati più piccoli o cerchi, in marmo giallo antico, e ancora in pavonazzetto, e anche il muro di fondo era rivestito di marmi e ritmato da un ordine di lesene che rispecchiavano le colonne della facciata. Al centro dei portici, dietro un diaframma di profondi pilastri che segue l'allineamento del muro di fondo, si apriva un'ampia esedra coperta, anch'essa pavimentata con un simile disegno di marmi colorati e con un ordine di lesene applicato sul muro di fondo; al centro di questo si apriva una nicchia, inquadrata da colonne in granito del Foro.
La Basilica Ulpia (il nome deriva dal gentilizio dell'imperatore) si affacciava sulla piazza con il lato lungo, rialzato per mezzo di gradini. La facciata era aperta da tre avancorpi con fusti in marmo pavonazzetto e giallo antico, sormontati nuovamente da un attico con sculture di Daci in marmo bianco, che questa volta si alternavano a pannelli decorati in rilievo da cataste di armi e che sorreggevano un coronamento sporgente con iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito.
Alle spalle della Basilica si trova la Colonna di Traiano, che si innalza in uno stretto cortile chiuso anteriormente dal muro di fondo della Basilica e fiancheggiato da portici con fusti scanalati in marmo pavonazzetto. Dietro i portici si aprono due ampie aule con nicchie sulle pareti in laterizio che ne hanno suggerito un'interpretazione come Biblioteche. Le nicchie erano accessibili per mezzo di gradini, interrotti da piedistalli che sostenevano le colonne dei due ordini sovrapposti che decoravano la parete, leggermente distaccati da questa. Gli ambienti erano pavimentati con grandi lastre in granito grigio, riquadrate da fasce in marno giallo antico.
Il complesso dei mercati, che in origine si estendeva anche oltre i limiti dell’attuale area archeologica, in zone oggi occupate da palazzi moderni, era destinato principalmente a sede delle attività amministrative collegate ai Fori Imperiali. Il complesso sorse contemporaneamente al Foro di Traiano, agli inizi del II secolo, per occupare e sostenere il taglio delle pendici del colle Quirinale, ed è separato dal Foro per mezzo di una strada basolata. Si articola su ben sei livelli.
Le date dei bolli laterizi sembrano indicare che la costruzione risalga in massima parte al regno di Traiano. Forse è da attribuire al suo architetto Apollodoro di Damasco, sebbene sia possibile che il progetto fosse già stato concepito sotto Domiziano, alla cui epoca potrebbe essere attribuito almeno l'inizio dei lavori di sbancamento. Gli edifici sono separati tra loro da un percorso antico che in età tarda prese il nome di via Biberatica.
La parte inferiore, a partire dal livello del Foro, comprende gli edifici del Grande emiciclo, articolato su tre piani e con due "Aule di testata" alle estremità, e del "Piccolo emiciclo", con ambienti di nuovo su tre piani. Due scale alle estremità del Grande Emiciclo consentono di raggiungere i piani superiori e la via Biberatica.
A monte della strada, si eleva il Corpo centrale, con tabernae al livello della via e altri tre piani di ambienti, alcuni particolarmente curati ed elaborati.
In direzione nord la via piega, fiancheggiata a monte dal complesso della Grande aula: l'ampio spazio centrale, su cui si affacciano una serie di ambienti su due livelli, costituisce l'attuale ingresso del monumento da via Quattro Novembre.
Da qui si accede con passaggi moderni sia alla via Biberatica che agli ambienti del Corpo centrale. Verso sud la via si ricollega con l'attuale via della Salita del Grillo, che ripercorre un percorso antico, costeggiando ambienti scarsamente conservati e il piano superiore di un ulteriore isolato. Dalla via Biberatica una scalinata permette di accedere alla via della Torre e al Giardino delle Milizie, alle spalle del Corpo centrale, con altre strutture di età romana su cui venne edificata la Torre delle Milizie, del XIII secolo.
I "Mercati di Traiano" costituiscono un articolato complesso architettonico che, utilizzando la duttile tecnica costruttiva del laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni), sfrutta tutti gli spazi disponibili. ricavati dal taglio delle pendici della collina, inserendo ambienti di varia forma ai differenti livelli del monumento. Tale articolazione permette di passare dalla disposizione curvilinea dell’esedra alle spalle dei portici del Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante.
In tutto il complesso gli ambienti erano prevalentemente coperti da volte in muratura, dalle forme più semplici delle volte a botte, alle semicupole che coprono gli ambienti di maggiori dimensioni, al complesso sistema di copertura della "Grande aula", con sei volte a crociera.
La tecnica laterizia è notevolmente curata anche in senso decorativo, in particolare sulla facciata del "Grande emiciclo" un ordine di lesene inquadra le finestre del secondo piano, sormontate da frontoncini alternativamente triangolari, oppure arcuati e affiancati da due mezzi timpani triangolari. Questo partito decorativo, rimasto sempre in vista e disegnato da numerosi artisti rinascimentali, è realizzato con mattoni appositamente sagomati, che si ritrovano anche nelle cornici marcapiano in altre parti del complesso particolarmente curate.
Le pavimentazioni utilizzano ampiamente, soprattutto nelle parti scoperte, l'opus spicatum (mattoni di taglio disposti a spina di pesce), a cui spesso veniva sovrapposto un secondo strato pavimentale in mosaico monocromo nero di piccole tessere di selce: la sovrapposizione di due strati contribuiva ad assicurare l’impermeabilizzazione degli ambienti sottostanti.
La presenza di numerosi ambienti in forma di "tabernae", in particolare lungo i percorsi esterni, non è necessariamente indice di una funzione commerciale del complesso: anche le vie basolate che ne costituiscono i percorsi esterni sono infatti accessibili prevalentemente mediante scale che superano i dislivelli, e pertanto non erano percorribili dai carri necessari per il trasporto delle merci.
Il monumento doveva piuttosto costituire una sorta di "centro polifunzionale", dove si svolgevano attività pubbliche soprattutto di tipo amministrativo. La distribuzione degli ambienti, i loro collegamenti e l’articolazione dei percorsi interni dovevano dipendere dalle diverse funzioni delle stanze, come uffici o archivi, in stretto collegamento con il complesso forense. Negli ambienti del "Corpo centrale" doveva aver sede il procurator Fori Divi Traiani, citato in un'iscrizione recentemente rinvenuta, e preposto probabilmente all'amministrazione e alla gestione del complesso monumentale.
Il Foro di Traiano continuò a vivere a lungo. A metà del IV secolo Costanzo II in visita a Roma ammirò grandemente la statua equestre di Traiano e gli edifici che la circondavano. Solo intorno alla metà del IX secolo le lastre della pavimentazione della piazza furono sistematicamente sottratte per essere riutilizzate, probabilmente per farne calce di ottima qualità, e tuttavia fu ripristinata una pavimentazione in battuto, come segno che la piazza era ancora frequentata come spazio pubblico. Infine i problemi di impantamento di tutta l'area portarono ad un rialzamento del terreno e sulle mura delle strutture abitative che si erano insediate direttamente sul piano del Foro venne costruito nel XVI secolo il cosiddetto quartiere Alessandrino, la cui struttura restò immutata sino alle demolizioni mussoliniane per l'apertura di via dei Fori Imperiali.
Stampe antiche1931
Marcello Piacentini
Sistemazione di Magnanapoli sul Foro Traiano
Piano Regolatore del 1931
1931
Marcello Piacentini
Vista della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Marcello Piacentini
Pianta della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Nuova Strada da Via Cavour al Colosseo
Piano Regolatore 1931
1931
Sistemazone di Piazza venezia con Esedre Arboree
1924
Redenzione degli avanzi del Fņro dAugusto
1924
Prolungamento di Via Cavour
1912
Progetto di isolamento e liberazione dei Fori imperiali
L'Illustrazione Italiana 1912
1911
Plan of the Imperial Fora
The topography and monuments of ancient Rome
1907
Restauro grafico dei Mercati di Traiano
Notizie degli scavi di antichitą
1907
Esplorazione dei Mercati di Traiano
Notizie degli scavi di antichitą
1907
Taberna dei Mercati di Traiano
Notizie degli scavi di antichitą
1906
Restauro grafico del foro di Traiano
Restauri della Roma Imperiale
1881
John Henry Parker
Forum of Trajan
The Archeology of Rome
1871
The Fora of the Caesar
Rome and the Campagna
1851
Luigi Cavalieri
Bagni di Paolo Emilio
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1850
Luigi Rossini
Ritrovamenti nel Foro Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Fregi del Foro di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Fregi trovati nel Foro di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Trabeazione del Foro di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1850
Luigi Rossini
Fregi trovati nel Foro di Traiano
I principali Fori di Roma Antica
1848
Luigi Canina
Elevazione del Foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Piante ed elevazione del foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Particolari del foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Sezione della basilica Ulpia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Decorazione esterna della Basilica Ulpia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Decorazione della Basilica Ulpia
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Particolari del Foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Esposizione del Foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Veduta del Foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Esposizione della parte semicircolare del foro Trajano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1848
Luigi Canina
Esposizione degli edifizi intorno la colonna coclide
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1843
Bagni detti di Paolo Emilio
Gli edifici antichi di Roma
1843
Luigi Canina
Foro Trajana
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1842
Luigi Canina
Bagni di Paolo Emilio
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1839
Ristauro del Foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Spaccato della Basilica Ulpia
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Piante degli edifizi del foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Fregi del Foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1839
Fregi del Foro Traiano
Il ristauro del Foro Traiano
1837
Luigi Rossini
Scavi del Foro Traiano
1835
Giovanni Battista Cipriani
Bagni di Paolo Emilio
Itinerario figurato degli edificij pił rimarchevoli di Roma
1830
Agostino Penna
Avanzi dei bagni di Paolo Emilio
Vedute pittoriche de monumenti antichi e moderni di Roma
1824
Pianta del Foro di Traiano
Accurata e succinta descrizione topografica delle antichitą di Roma - III edizione
1824
Pianta dei bagni di Paolo Emilio
Accurata e succinta descrizione topografica delle antichitą di Roma - III edizione
1823
Luigi Rossini
Veduta del secondo ordine dei bagni di paolo emilio
Raccolta delle pił interessanti vedute di Roma antica
1821
George Ledwell Taylor
Forvm of TraJan
Architectural Antiquities of Rome
1820
Avanzi del secondo ordine del Foro di Traiano
Vedute antiche e moderne le pił interessanti della cittą di Roma
1818
Pietro Parboni
Soatruzioni del Quirinale dette Bagni di Paolo Emilio
Raccolta de monumenti pił celebri di Roma antica
1817
Giovanni Battista Cipriani
Bagni di paolo Emilio
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1813
Progetto di abbellimento della Piazza Trajana
Album Gabrielli
1810
Giovanni Battista Cipriani
Foro Traiano
1803
Giovanni Battista Cipriani
Pianta dei bagni di Paolo Emilio
Monumenti di Fabbriche antiche - tomo III
1803
Giovanni Battista Cipriani
Spaccato dei bagni di Paolo Emilio
Monumenti di Fabbriche antiche - tomo III
1803
Giovanni Battista Cipriani
Studi dei bagni di Paolo Emilio
Monumenti di Fabbriche antiche - tomo III
1763
Giovanni Brun
Bagni detti di Paolo Emilio
Accurata e succinta descrizione topografica delle antichitą di Roma
1756
Giovan Battista Piranesi
Foro di Traiano
Le Antichitą Romane - Tomo I
1708
Bonaventura van Overbeek
Les Bains de Paul
Les restes de L'Ancienne Rome
1615
Aloisio Giovannoli
Thermae Pauli Ęmilj
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1615
Aloisio Giovannoli
Thermę Pauli Ęmilj
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1615
Aloisio Giovannoli
Thermę Pauli Ęmilj
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Columna Traiana
Antiquae Urbis Splendor
1588
Girolamo Francino
Balnea Pauli Aemilii
L'antichitą di Roma
1569
Giovanni Battista Cavalieri
Thermae Lateritiae Pauli Eemilij
Vrbis Romae Aedificiorvm
1565
Bernardo Gamucci
Bagni di Paolo Emilio
Libri qvattro dell'antichita della cittą di Roma
1551
Hieronymus Cock
Mercati di Traiano
Praecipua aliquot Romanae antiquitatis ruinarum