Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 5988
CronologiaAvvio dei lavori per realizzare l'undicesimo acquedotto di Roma, finalizzato all'approvvigionamento idrico delle nuove terme in costruzione a nord del Pantheon. Il percorso di circa 22 km è in buona parte su arcuazioni in laterizio, con una portata giornaliera pari a 21.632 m3 (250 litri al secondo). Le fonti utilizzate si trovano presso le falde acquifere in località (chiamata oggi) Pantano Borghese.
Fallito il tentativo di prendere la città al primo assalto, le truppe di Vitige realizzano un accampamento in una zona dove le arcate degli Acquedotti Claudio e Marcio si inersecano ripetutamente. Per fiaccare gli assediati fa tagliare tutti gli antichi acquedotti che approvvigionavano d'acqua la città. I grandi impianti termali cessano definitivamente la loro funzione. Belisario, dal canto suo, fa murare gli sbocchi affinché non potessero essere utilizzati come passaggi per introdursi in città.
Papa Adriano I, secondo un piano di interventi finalizzato a garantire il funzionamento delle diaconie e dei principali edifici di culto, avvia il restauro dei principali acquedotti: La "forma Claudia" che alimenta il complesso lateranense, attraversa il Celio fino alla diaconia di Santa Maria in Domnica, per poi raggiungevano il Palatino; L'acquedotto Giovio, diramazione dell'Acqua Marcia, che scorre fino alla diaconia di Santa Maria in Cosmedin; la "forma Sabbatina", che aziona i mulini del Gianicolo e alimentava la fontana nell'atrio della basilica di San Pietro e i bagni adiacenti (ricostrundo un centinaio di arcate a parecchi chilometri di distanza dalla città e restaurando le condutture in piombo); l'acquedotto dell'Acqua Vergine, che partiva da Porta Salaria e proseguiva fino al Pantheon, alimetando le diaconie di Sant'Eustachio e di Santa Maria in Aquiro.
Raffaele Fabretti pubblica De Aquis et Aquaeductibus Veteris Romae, primo studio sistematico sugli acquedotti romani. L'archeologo è il primo a identificare (per esclusione) l'appartenenza ad un unico acquedotto delle arcate che riemergono attraverso le vallate presso la via Labicana, associandole all'acqua Alessandrina.
Vengono demolite le ultime Baracche del Borghetto Alessandrino, un insediamento spontaneo formatosi presso le arcate dell'Acquedotto Alessandrino presso il Fosso dell'Acqua Bullicante.
Il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali include il Comprensorio Ad duas lauros tra le aree di interesse archeologico e lo sottopone a vincolo paesagistico. L'area è costituita da una larga fascia di territorio non edificato che si estende dal Parco di Centocelle, sulla Casilina, fino a Villa Gordiani, sulla Prenestina, includendo le vie di Torpignattara, Acqua Bullicante e Tor de Schiavi.
Restauri all'arcate dell'Acquedotto Alessandrino presso il Parco Sangalli.
A seguito del progetto Cento Piazze, inizia la riqualificazione del Parco Giordano Sangalli a tor Pignattara, con la costruzione di un grande piazzale (Largo Pettazzoni), la sistemazione definitiva dell'area verde e la realizzazione di nuovi sentieri e illuminazione.
Committenti e finanziatori
DescrizioneLe arcate dell'acquedotto sono realizzate in opera laterizia. In questo tratto l'apertura degli archi è di 10,5 piedi (311 centimetri) mentre i piloni quadrati hanno lati di 8 per 8 piedi (237 centimetri).
Le arcate su via di Torpignattara risultano particolarmente danneggiate (forse per il taglio degli acquedotti effettuati durante le guerre gotiche). Sono evidenti i restauri effettuati sotto Adriano I, con rinforzi eseguiti sia in opera quadrata con grossi blocchi di tufo di reimpiego, sia in opera listata.