Informazioni storicheData: 1563 / 1720
Codice identificativo monumento: 62
CronologiaPapa Sisto IV esprime il desiderio di fondare un museo che custodisse gran parte dei capolavori antichi in suo possesso. Le collezioni dei Musei Capitolini nascono con la consegna in custodia al Senato Romano delle statue bronzee provenienti dal Palazzo del Laterano, collocati nel Palazzo dei Conservatori. Viene trasferita anche la Statua della lupa Capitolina ospitata fino a quel momento presso la chiesa di San Teosoro, ritenuta a quel tempo erroneamente l'antico Tempio di Romolo e Remo.
La statua bronzea della Lupa viene collocata sotto il portico del palazzo dei Conservatori.
Nell'abside occidentale della Basilica di Massenzio, vengono ritrovati otto pezzi in marmo della statua di Costantino. I reperti vengono trasferiti al palazzo dei Conservatori.
La statua bronzea della Lupa viene spostata nel colonnato che decora il pianterreno del palazzo dei Conservatori.
Durante lo scavo di una fornace per la cottura della calce, nella parte orientale del Foro fra i templi di Faustina e dei castori, vengono scoperte casualmente i primi frammenti dei fasti capitolini, "et finito di spiantare infra giorni 30". Presumibilmente provenienti dai fornici dell'Arco di Augusto, sotto la direzione di Michelangelo vengono ricomposti sulle pareti del cortile del palazzo dei Conservatori.
Scavi al Mausoleo di Monte del Grano. "Mi ricordo, fuori di Porta S. Gio[vanni] un miglio passati l'Acquedotti, dove si dice il Monte del Grano, vi era un gran massiccio antico fatto di scaglia; bastò l'animo ad un Cavatore di romperlo, ed entratovi dentro, calò giù tanto, che trovò un gran Pilo storiato con il Ratto delle Sabine, e sopra il coperchio vi erano due figure distinte con il Ritratto di Alessandro Severo, e Giulia Mammea sua madre, dentro del quale vi erano delle ceneri; ed ora si trova nel Campidoglio in mezzo al Cortile del Palazzo de' Conservatori." (Flaminio Vacca, Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi di Roma).
Il Comune di Roma, in un consiglio segreto, decretava la costruzione di una statua marmorea in onore di Sisto V da collocare in Campidoglio nel palazzo dei Conservatori.
Il Comune di Roma affidava l'incarico a "Maestro Tadeo Landini" di realizzare la statua marmorea in onore di Sisto V da collocare in Campidoglio nel palazzo dei Conservatori.
La statua bronzea della Lupa viene spostata al centro della stanza che prende il suo nome, nel palazzo dei Conservatori.
Il Senato romano destina i proventi della vendita di pietre sottratte al Colosseo, alla costruzione del nuovo palazzo del Campidoglio.
Papa Benedetto XIV, ottiene dalla corona di Spagna (Filippo V di Spagna aveva sposato Isabella Farnese) i frammenti della Forma Urbis, che vengono trasferiti da Palazzo Farnese e consegnati ai Conservatori Capitolini.
Leone XII, per eliminare tutti gli abusi e richiamare i conservatori di Roma allo spirito della loro primitiva istituzione, decreta con suo moto propri che fossero regolati, diretti ed amministrati da una Deputazione Permanente composta di un Cardinale, che ne era il Presidente, di quattro assessori ed un segretario.
Scavi ad est della chiesa dei SS. Cosma e Damiano, riportano alla luce un portale in travertino nella sala della Forma urbis, insieme a nuovi frammenti della pianta marmorea.
Con una deliberazione il Consiglio Municipale di Roma dette la facoltà alla Giunta Municipale di istituire una Commissione Archeologica allo scopo di “vigilare e prender cura di tutto ciò che in fatto d’antichità e di monumenti può e deve riguardare l’amministrazione municipale di Roma e particolarmente in questo momento nel quale un così grande rimescolamento di terre quale avverrà per la fabbrica dei nuovi quartieri in questo suolo ove ogni pietra si può dire una pagina di storia”. Ne sono chiamati a far parte, sotto la presidenza del Sindaco di Roma, rinomati archeologi; le viene assegnata una dotazione annua di £ 50,000 per la retribuzione del personale dell'Ufficio (ospitato in piccolo appartamento posto al di sotto della Pinacoteca Capitolina), scelto dalla stessa Commissione, e per le spese richieste dal servizio archeologico. La gestione amministrativa venne delegata al senatore marchese Francesco Nobili Vitelleschi con la qualifica di vice presidente della Commissione. Infine venne istituita una pubblicazione periodica, il Bullettino, per rendere pubblico e visibile l'operato della Commissione. .
Per ospitare i reperti di maggior prestigio dei Musei Capitolini, viene commissionata all'architetto Virginio Vespignani la progettazione di una grande aula con cupola ottagono in legno e ferro, da realizzare all'interno del cortile del Palazzo dei Conservatori.
Il 25 settembre si riunì a Roma l’XI Congresso Pedagogico, che fu inaugurato dal ministro della pubblica istruzione, on. de Sanctis, nella sala degli Orazi e Curiazi. A presidente fu eletto il conte Terenzio Mamiani.
Contemporaneamente venne inaugurata nel Collegio Romano una importantissima mostra didattica (VI Esposizione Didattica nazionale).
Il cortile del palazzo era stato trasformato in un bel giardino. La mostra degli oggetti delle scuole comunali di Roma occupava l’Aula Massima; avevano largamente esposto l’Ospizio di Termini, quello di San Michele, la scuola Professionale, quella «Erminia Fu? Fusinato» e le altre di Roma. L’esposizione era sempre affollatissima.
Congresso degl'ingegneri e degli architetti al Palazzo dei Conservatori. Presente Il Re umberto I.
A Roma, nel 22 del mese passato, nella tumultuosa e brillante contemporaneità d'inaugurazioni e degl'indispensabili banchetti, s'ebbe l'inaugurazione del congresso degl'ingegneri e degli architetti alla quale consacriamo in questo numero una delle nostre incisioni. Al tocco di quel giorno, S. M. il Re Umberto intervenne in forma solenne all'inaugurazione, atteso dal sindaco duca Torlonia, dal prefetto Gravina, dal ministro dei lavori pubblici in mezzo a belle salve d'applausi.
A S. M. fu offerta una ricca pergamena coi nomi dei seicento aderenti al congresso. Il ministro Baccarini salutò i convenuti in nome del Re, mecenate delle scienze e delle arti. E il Ministro fu quindi eletto presidente onorario, mentre il Torlonia venne eletto presidente effettivo, e il Betocchi vicepresidente. Non è qui il luogo di riferire quanto quei discendenti del Vitruvio e del Vignola trattarono nelle dotte loro discussioni, nè se gli avanzi delle gigantesche architetture romane abbiano loro ispirato nuovi soffi creatori: l'illustratore fissa sulla carta la scena dell'inaugurazione, gli schizzi del banchetto imbandito a Tivoli e la visita degli ingegneri e architetti a una villa mirabile.
Celebrazione per il IV centenario della nascita di Raffaello
Fin dall'aprile dell'anno scorso il Comitato delle feste pubbliche, emanazione del Municipio di Roma, aveva pensato di festeggiare il IV centenario della nascita di Raffaello Sanzio.
L'Accademia di S. Luca, l'Associazione artistica per il loro carattere speciale si erano pure interessate ad onorare la ricorrenza natalizia del grande Genio.
La data del 28 marzo era attesa con impazienza e Roma si preparava a riconoscerla come un giorno festivo. Dalle 8 antimeridiane, ad onta della pioggia fina fina ma uggiosa, si vedevano frotte di gente in abiti domenicali avviarsi verso il Campidoglio e bandiere avvoltolate a lunghe aste dominare la folla che saliva l'erta.
Verso le dieci, quando appunto il corteo doveva mettersi in marcia per il Pantheon, un barlume di sole forando a stento lo strato grigio che copriva il cielo, inviava un saluto alle bandiere che sfilavano per la cordonata di Piazza dell'Aracoeli e alle rappresentanze governative, comunali, accademiche e scientifiche, ecc., ecc., che in frac, gibus, surtout e relativo ombrello formavano il nucleo ufficiale del corteo.
Le guardie di città, i pompieri, i fedeli del Campidoglio nel loro costume barocco, benchè da molti reporters sia stato qualificato come figurino ideato da Michelangiolo e perfino da Raffaello, facevano ala alle autorità.Fra le Società quella che spiccava era l'Associazione artistica internazionale, lo stendardo della quale serviva di centro a 16 bandiere, portanti i colori delle varie nazionalità de' suoi soci.L'intero corteo sfilò innanzi alla tomba di Raffaello depositandovi corone magnifiche.
Il Circolo artistico volle aggiungere a quest'atto collettivo un sentimento gentile di individuale riverenza poichè ogni socio nel passare innanzi alla pietra tumulare offriva un mazzolino di violette, cosicchè le lastre marmoree scomparivano sotto quella specie di giardino improvvisato.
Alle 11 e mezza tutto era finito e le Società e i concertisti e le autorità si sbandavano, intanto che le infinite bandiere ritornavano alle loro rispettive sedi. La folla che assisteva sul tragitto era imponente e finita la cerimonia si riversò nel Pantheon per ammirare nella sua nicchia il busto di Raffaello, che fatto eseguire da Carlo Maratta ne era stato tolto da Leone XII per adornarne la protomoteca da lui istituita.
La gente andava pure ad inginocchiarsi dinanzi alla tomba di Vittorio Emanuele, alla quale pochi momenti prima il Duca D. Leopoldo Torlonia ff. di Sindaco aveva con delicata intenzione apposta una corona.
Alle 2 pom., con l'intervento delle LL. MM., nella sala degli Orazi e Curiazi si commemorò l'opera artistica del Sanzio con un discorso del comm. Quirino Leoni.La sera alle 9, altra commemorazione al Circolo artistico con un programma più variato: le poesie s'alternarono alla prosa e due suonate del prof. Sgambati e quattro pezzi di musica, cantati da quella raffaellesca figura della signorina Lehmann, figlia del noto pittore di Londra, rallegrarono la serata e glorificarono con composizioni di Wagner, Liszt, Gounod, Sgambati, il pittore della sala della Segnatura.
Ma la maggiore attrazione della serata non era al di qua del Tevere. Una commemorazione spontanea e vivace aveva luogo nel Trastevere. Già fin dal mattino il movimento in quella parte della città, per solito poco visitata, era stato acceleratissimo.
Il duca di Ripalta dopo tanti anni di dinieghi aveva aperto al pubblico il celebre palazzo della Farnesina, che dà sulla via della Lungara, ove a pianterreno Raffaello aveva dipinto a fresco tutta di sua mano la Galatea, e di più aveva fatto i cartoni della decorazione del portico, immaginandovi la favola di Amore e Psiche.
La fila delle vetture arrivava fino a S. Pietro: la folla era così impaziente che il duca Ripalta dovè ricorrere alle guardie di città e di questura per regolare gli aditi o le uscite. Cadde la notte e non tutti poterono godere la vista di quelle meraviglie artistiche.
Molti forestieri, che pazientemente avevano atteso la volta loro, dovettero ritirarsi crucciati di aver fatto invano per più quarti d'ora la coda. Per buona fortuna i trasteverini avevano preparata una gradevole sorpresa. Porta Settimiana — prossima alla Farnesina — era decorata di pennoni, illuminata e inghirlandata. Dei globi areostatici, con suvvi iscrizioni d'occasione e Raffaelli e Fornarine dipinte, si alzavano nell'aria, e la casa della Fornarina, dal basso all'alto coperta di fiori, veniva illuminata dai riflessi colorati dei bengala.
Le trasteverine s'erano coperte le mani, il collo, il seno di gioielli e processionalmente si portavano nella bottega del fornaio — che occupa il pianterreno di quella storica casa — ad ammirarvi una cromolitografia rappresentante la figura di donna inginocchiata della Trasfigurazione, nella quale Raffaello aveva per l'ultima volta copiato le forme opulente della donna amata.
I propositi e le osservazioni di quelle semplici popolane erano il condimento più piccante e più dilettevole della festa.Le osterie erano piene: la soddisfazione dava una fisionomia simpatica a quel rione popolato, ma ordinariamente tranquillo.I trasteverini con spontaneità lodevole s'erano messa su da loro quella festa e con orgoglio ne vantavano la riuscita.
La spiegazione di quel complesso di cose vien data dalla seguente iscrizione, che abbiamo copiata da uno stendardo della porta Settimiana:
IN ONORE DI RAFFAELLO SANZIO RICORRENDO NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA IL CIRCOLO RAFFAELLO E FORNARINA FESTEGGIA.
G. B.
Commmemorazione in occasione del tredicesimo anno dalla morte di Benedetto Cairoli:
"La domenica 8 settembre, compiendosi il trigesimo della morte di Benedetto Cairoli, se ne fece a Roma la commemorazione, che riuscì imponente e solenne. Tutte le associazioni romane e molte venute dalle provincie, si riunirono la mattina in Piazza del Popolo; poi giunsero Menotti Garibaldi circondato da un gruppo di veterani, i Reduci portando una grande corona d'alloro, da porsi sul monumento dei Cairoli al Pincio, un simpatico gruppo di garibaldini colla tradizionale camicia rossa.
Salirono l'erta del Pincio, dove deposero la corona, poi alla volta del Campidoglio. Il corteggio era lunghissimo, più di cento le bandiere, dai balconi sventolavano le bandiere nazionali abbrunate a mezz'asta. Sopra un carro abbrunato, tirato da sei cavalli morelli, spiccava il busto di Benedetto Cairoli, opera di Ettore Ferrari.
Attraverso le vie del Corso, del Plebiscito, di Aracceli e la salita delle tre Pile, il corteggio giungeva a mezzogiorno in piazza del Campidoglio. I Palazzi Capitolini erano ornati di bandiere e panneggiamenti.
A mezz'asta, abbrunata, la bandiera sventolava pure sulla gran porta del Palazzo Senatorio. Innanzi alla porta del Palazzo dei Conservatori, i vigili tenevano le bandiere dei rioni ed il gonfalone della città. Nell'atrio del Palazzo stavano raccolti il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali.
Nel centro era eretto un basamento drappeggiato di velluto rosso e trine di oro, sul quale doveva essere collocato il busto. L'arrivo del corteggio è salutato da un lungo applauso, si cerca di porre il busto sul basamento a ciò eretto, ma non ci si riesce, e gli oratori Menotti Garibaldi e il sindaco Guiccioli pronunciano i loro discorsi attorno al carro. Il busto del Cairoli fu il giorno appresso collocato nell'aula delle sedute del Consiglio comunale."
Inaugurazione del VI Congresso internazionale della Stampa presso la sala degli Orazii e Curiazii al Campidoglio. Le riunioni si svolgono per due giorni, presso la sede dell'Associazione della Stampa a Palazzo Wedekind. "l 5 aprile, s’inaugurò in Campidoglio, alla presenza dei Sovrani — come avvenne per quelli di Stoccolma e di Lisbona — il VI Congresso internazionale delle associa zioni della stampa. Fu un'inaugurazione solenne; alla quale, oltre i Reali, intervennero il Principe e la Principessa di Napoli, i ministri, i rappresentanti del Corpo diplomatico, del Senato, della Camera, e gli alti funzionarii dello Stato. La scelta del Campidoglio, cui si collegano tanti ricordi storici, e dal quale Roma fu proclamata capitale d’Italia, aveva un significato politico che non isfuggì ad alcuno.
I Sovrani, acelamatissimi, al loro ingresso nella grande, magnifica sala degli Orazii e dei Curiazii, presero posto su poltrone, in un rialzo, a' piedi di quella grande statua in bronzo di Papa Innocenzo X, che sembrava invocare sulle loro teste le benedizioni del Cielo, Il Re e il Principe di Napoli erano in redingote: la Regina e la Principessa di'Napoli vestivano il lutto per la morte dell’arciduca Ernesto Ranieri d'Austria, zio d'Umberto. Tutti gli sguardi eran fissi sulla regina Margherita, più seducente che mai. Cessati gli applausi e l'inno reale all'entrata nella sala, un mormorio d’ammirazione segnalò la splendida apparizione di Margherita.
Il principe Ruspoli, sindaco di Roma, prese la parola in lingua italiana, e, a nome di Roma, rivolse ai congressisti un grato ed affettuoso saluto, aggiungendo: 'Roma, per la sua storia e per la sua gloria, è cosmopolita: i suoi monumenti sono la storia d'ogni progresso umano: qui, si sente che ogni straniero è cittadino romano. Roma, che fu potenza militare, religiosa e civile, è lieta di accoglière i soldati del pensiero all'ombra del suo gran nome è delle istituzioni popolari che vi governano. Auguro ai vostri studii — egli concluse — un vasto e durafuro effetto.
Nel pomeriggio, il Congresso cominciò i suoi lavori, tenendo le sedute nelle ricche sale dell’ Associazione della stampa, dove, la sera innanzi, aveva avuto luogo il ricevimento e il benvenuto dei giornalisti esteri con un breve discorso del senatore Bonfadini."
All'Università della Sapienza, si svolge il Congresso Internazionale degli Orientalisti: "inaugurato nella sala degli Orazii e Curiazii, sulla vetta capitolina. Vi fu un sontuoso ricevimento in Campidoglio. L'offerse il municipio romano nei Musei capitolini. V'erano non solo i congressisti e le congressiste, ma anche signori e signore della società elegante, che dell'Oriente conoscono solo i re magi e i tappeti. In mezzo alle marsine spiccavano qualche abito prettamente orientale e le toilettes chiare delle belle signore e signorine. Fra le straniere, tutti guardavano una inglese, che vestiva una bizzarra toilette gialla, col trasparente d'argento, e con rose gialle sui capelli. Era m.rs Strong, archeologa grecista di Londra. S'intende che, anche în Campidoglio, chi faceva premuroso gli onori di casa era il prof, De Gubernatis, umile in tanta gloria."
Il Consiglio Comunale di Roma delibera sulla toponomastica, per omaggire il defunto Re Umberto I. La galleria in costruzione sotto il Quirinale viene denominata Galleria Umberto I e Via del Corso cambia il nome di Corso Umberto I. Per la realizzazione dell'opera e proseguire la strada verso piazza di spagna, verranno sacrificati il lato sinistro del Palazzo Boccapaduli Gentili Del Drago e la chiesa di San Nicola in Arcione. A sera viene organizzata una grande dimostrazione popolare di lutto. "Alle ore 21 un immenso corteo delle Associazioni con bandiere abbrunate partì da piazza del Popolo tra fitte ali di popolo in religioso silenzio, traversò il Corso, piazza Venezia e sì recò al Campidoglio.
Il sindaco e il Consiglio Comunale, che avevano allora deliberato sulle onoranze ad Umberto con singolare unanimità, ricevettero il Comitato del corteo nella sala degli Orazii e Curiazii.
Il sindaco pronunziò un applaudito discorso concludendo così: “ Romani, il Re è morto, evviva il Re!Lungo il passaggio del corteo, composto di migliaia e migliaia di persone, tutti i pubblici esercizi furono chiusi."
I frammenti della Forma Urbis Severiana vengono esposti nel giardino del Palazzo dei Conservatori.
Viene decisa la demolizione dell'aula ottagona realizzata all'interno del Cortile del Palazzo dei Conservatori. Sotto la supervisione dell'archeologo Rodolfo Lanciani, i reperti ospitati, vengono riallestiti nelle nuove sale espositive.
Inaugurazione del congresso dei commercianti e degli industriali italiani a Roma: "L'inaugurazione è stata fatta lunedì, al Campidoglio; onorata dalla presenza dei Sovrani, del ministro Baccelli, del sindaco di Roma, e di moltissime altre autorità. La sala degli Orazii e Curiazii gremita di congressisti. Parlò per il primo il Sindaco Colonna recando il saluto ospitale di Roma; quindi il comm. Garroni, presidente della Camera di commercio romana, con nobili parole rilevò tutta l'importanza e il significato del presente avvenimento; e infine il ministro Baccelli augurando ottimo risultato ai lavori dichiarò aperto il congresso."
Inaugurazione in Campidoglio del Congresso storico internazionale a Roma: "L'inaugurazione riuscì solenne, coll'intervento del Re in alta uniforme di generale, e della Regina, che vestiva un abito cremiso. I sovrani presero posto sul trono nell'aula del Consiglio, fra i ministri e il sindaco Colonna, che pronunciò un discorso.
Le Loro maestà, passando per la costruzione provvisoria che unisce il Palazzo Senatorio a quello dei Conservatorii, si recarono a un'altra inaugurazione: a quella della Forma Urbis, chi la più antica pianti di Roma, parzialmente ricomposta su di una parete del giardino del Palazzo dei Conservatori.
Pittoresca la sfilata, il passaggio per le scale fatte coetruire dal sindaco Colonna per ingrandire e migliorare i locali dalla Pinacoteca Capitolina e costruzioni magnifiche. Toccò al prof. Lanciani, il noto studioso di topografia romana antica, fare la spiegazione della Formo Urbis, pazientemente ricostruita. Nel giardino del palazzo dei Conservatori in Canipido gli fu fabbricata infatti apposta una parete di metri 14 per 18, sopra la quale, in rosso, fu dipinta, nelle sue linee principali, la pianta di Roma Moderna. Sopra questa pianta vennero collocati, al loro posto, con iscrizione in nero, i frammenti dell'antica pianta di Roma, limitatamente però alla zona monumentale. I frammenti di questa antica pianta, messi a posto, sono circa ducento. Ne rimangono ancora mille circa; ma questi non si possono collocare perché non offrono alcuna indicazione che permetta d'identificarli e di collocarli con esattezza."
Primo convegno internazionale del Touring Club a Roma: "ha quivi fatte accorrere da ogni parte d'Italia le squadre ciclistiche dell'Audar Italiano, recanti al sindaco della Capitale dalle città sorelle pergamene augurali, e dando occasione ad una splendida dimostrazione di ciclistica solidarietà. Trenta e più erano le sezioni dell'Audax italiano rappresentate alla festa, e il sindaco Colonna ricevendo da ciascun caposquadra la pergamena augurale, rivolse a tutti belle parole di ringraziamento."
III giornata del presidente Loubet a Roma:
"la giornata comincia con la rivista militare in piazza d'armi ai Prati di Castello; presenti tre divisioni di truppe a piedi, una divisione di cavalleria, tutte al comando del tenente generale Besozzi, comandante del corpo d'armata di Roma. Nel pomeriggio, nonostante una leggiera pioggia, il re e Loubet recaronsi a visitare i monumenti e gli scavi archeologici, al Foro Romano; poi la sera al Quirinale vi fu un gran pranzo militare.
Dopo il banchetto il re, il presidente, la regina, i seguiti recaronsi al solenne ricevimento in Campidoglio, ed assistettero alla fantastica illuminazione del Foro Romano e del Colosseo.
Il Re Vittorio Emanuele III, inaugura in Campidoglio, nella Sala degli Orazi e Curiazi, la Conferenza dell'Istituto Agrario Internazionale: "Domenica scorsa, alla presenza dei Sovrani, delle alte cariche dello Stato, del Corpo diplomatico, dei Delegati speciali dei Governi esteri e di alcuni pochi fortunati invitati, è stata solennemente inaugurata la Conferenza internazionale che getterà le basi della Camera internazionale di Agricoltura, dovuta alla bella iniziativa di Vittorio Emanuele III. I Delogati esteri, che erano au grand complet, applaudirono intenzionatamente è vivamente il Re. L’americano Lubin, l'ideatore, fu oltre ogni dire festeggiato."
Inaugurazione, nella Sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, del VI Congresso Internazionale Postale: "Presenti le Loro Maestà il Ro e la Regina, i ministri Baccelli e Guicciardini, il sottosegretario Morpurgo, lo rappresentanze, del Senato, della Camera, del corpo diplomatico, e dello alte cariche dello Stato a di Roma. I discorsi inaugurali furono pronunziati dal sindaco di Roma Cruciani-Alibrandi e dal ministro Baccolli.
Il Congresso si tiene nel palazzo Colonna, dove, il 9 corrente, sono state inaugurate, con discorso del sottosegretario di Stato, Morpargo, lo sedute ordinarie."
Nel palazzo dei Conservatori, in Campidoglio, facendosi dei restauri nella sala terrena destinata per i matrimoni, si è rinvenuto un frammento di lastra marmorea, alto m. 0,19 X 0,25, che conserva questo avanzo di antica iscrizione cristiana: PONTIA CALET FILIE DVLCIS ME QVE VIX A VI D XXX PATE FECIT
Giuseppe Gatti.
Alla sala degli Orazi e Curiazi al Campidogli, si inaugura il primo Congresso nazionale delle donne italiane. Partecipa la Regina Elena. La riunioni dura otto giorni e si svolgono al Palazzo di Giustizia. In onore delle congressiste, viene organizzato anche un garden party a Palazzo Margherita.
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
II giornata di festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia. proseguono le inaugurazioni delle mostre dell'Esposizione Universale di Roma 1911.
Alle dieci e mezzo inaugurazione della Mostra retrospettiva a Castel Sant'Angelo. Alle quattordici inaugurazione del Congresso dei Sindaci e dei segretari generali delle città capoluoghi di provincia, in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi. I lavori si svolgono nel padiglione dei Congressi a Castel Sant’Angelo. Nel pomeriggio inaugurazione a Valle Giulia dei padiglioni di Belle Arti dell'Ungheria e dell'Inghilterra. La sera a Corte, un ricevimento viene offferto da S. M. il Re ai sindaci delle città capoluoghi di provincia:
"La seconda giornata, è stata la giornata di Castel Sant'Angelo. La mole maestosa che l'imperatore Adriano si fece costruire a riposo delle ossa sue e di quelle della sua consorte, Sabina, era ancora tutta incorniciata este¬ riormente dalle fiaccole spente della illuminazione della notte innanzi, quando la folla già veduta il 27 a Campidoglio ed a Valle Giulia, accorreva con ogni forma di veicoli verso il Ponte ed il Castello, per assistere all'inaugurazione dell'Esposizione artistica e storica retrospettiva. Già il i 3 febbraio una prima reinaugurazione aveva colmato di gioia il cuore del direttore generale ed organizzatore, colonnello Borgatti. E il 28 il benemerito ufficiale non stava più in se dalla gioia, perchè delle varie esposizioni di Roma, questa di Castel Sant’Angelo si può dire veramente la piti completa ed organizzata, cosi che la parola inaugurazione corrisponde ad un fatto reale e concreto.
Ciò è stato possibile, perchè qui non vi era che ben poco da creare ex-novo; tutti i grandiosi e fastosi locali del Castello erano pronti da un pezzo; poi il colonnello Borgatti ha potuto disporre di un'organizzazione militare pronta e disciplinata, che gli ha reso meno difficoltoso che altrove tutto il lavoro, pur rilevante, di ordinamento.
Il 28 marzo, in luogo degli homeni d'arme, di Leone X o di Giulio II, battevano i risonanti selciati dei fossati del castello i cavalli delle carrozze reali recanti dentro l'antico pauroso recinto riservato ai papi il Re e la Regina d’Italia, affrontati, anche in Castel Sant’Angelo dagl'inevitabili discorsi — due soli, per fortuna, brevi e succosi, quello del ministro Credano, che parlava come governante di ieri e governante di domani, e quello del bravo colonnello Mariano Borgatti, la cui felicità trasudavagli dalla spaziosa fronte — e ne aveva ben ragione e diritto, perchè egli, da almeno un ventennio è il vero papa o papà del Castello, e ne ha rinnovata la vita, pur rispettando i caratteri e la storia del colossale edificio.
11 discorso del Borgatti fu una brillante prolusione storica, preparatrice eccellente dell’uditorio sceltissimo alle maraviglie d’arte che poco dopo tutti si affrettarono ad ammirare nelle casermette, nel cortile delle Palle, nei fossati, sui bastioni, nelle casematte, nel grandioso appartamento papale, sulla piattaforma, dovunque il bravo colonnello ha potuto collocare qualche oggetto degl'infiniti tesori che egli è riuscito a riunire e felicemente ordinare e disporre in ambienti dove la civiltà romana ed il fasto papale non sono in nessun modo turbati dall’ora sopraggiunta esposizione.
Non è possibile inoltrarsi, nemmeno per un accenno sommario, nella specificazione di questa esposizione che formerà — non v’ha dubbio — uno dei maggiori successi delle Esposizioni Romane ed è fra le piti rispondenti alle tradizioni, alla storia, ai caratteri della Capitale d’Italia. In Castel Sant’Angelo possono saziarsi di godimenti gli eruditi e gli archeologi, gli artisti e gli amatori, tutti i cultori della bellezza sotto le forme piti elette e caratteristiche; è un’Esposizione che ha, aneli’essa, i suoi limiti di tempo, e, con quella archeologica che si inaugurerà alle Terme Diocleziane, forma il paio delle mostre che in Roma dovrebbero e potrebbero rimanere permanenti.
Ma le scale di Sant’Angelo, oh! le scale sono terribili, come l’antica dominazione papale, ed io mi arresto a riposarmi sulla terrazza da dove si domina l'urbe...."
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, si inaugura il Congresso internazionale di Musica nel padiglione dei Congressi allestito a Castel Sant'Angelo.
Il Re inaugura a Vigna Cartoni il padiglione Austriaco di Belle Arti e quello Danese.
In onore degli artisti e dei musicisti che hanno partecipato ai due Congressi, a sera il Municipio offre un ricevimento nel palazzo dei Conservatori.
In Campidoglio nel salone degli Orazi e Curiazi i Sovrani inaugurano il il Congresso degli italiani all'estero. Nel pomeriggio i Sovrani intervengono alla premiazione per le grandi gare di tiro a segno.
Il Comune di Roma bandisce un concorso per il congiungimento stabile dei tre Palazzi Capitolini. Il concorso viene vinto da Marcello e Pio Piacentini:
"Poichè, scaduto il termine concesso all'Amministrazione bloccarda per demolire le braccia di cartapesta alzate ad allacciare al Palazzo dei Senatori le gallerie dei Musei ed i saloni gloriosi del Palazzo dei Conservatori, le mascherature burlesche non cadevano, l’atitorità governativa alzò la sua voce di comando. Il Comune allora, disposto a non cedere nemmeno di fronte alla forza, bandì un concorso pel congiungimento definitivo dei tre edifici superibi."
Il progetto che la reca e nasconde il nome dei suoi autori sotto il motto simbolico di Noli me tangere considera la questione del congiungimento in rapporto alla sistemazione stradale, al definitivo assetto degli uffici capitolini, a problemi severi di Arte e di Archeologia. Move da un progetto della Commissione direttiva del Monumento a Vittorio Emanuele che considerava l’accesso alla mole sacconiana dalla parte posteriore e prevedeva una rampa svolgentesi nelle aree di demolizione chiuse tra il Monumento, l'Ara Coeli, e le chiese di Santa Marina e di San Pietro in Carcere.
Nella planimetria dei Piacentini, questa rampa, dopo aver lasciato alla sua destra una via parallela, che alla quota del Tabularium conduce all'ingresso monumentale ideato per la sede delle Rappresentanze, sale fino alla Piazza del Campidoglio aprendo a sinistra del Palazzo Senatorio una superba terrazza adorna di balaustre e di statue e protesa sul suggestivo panorama dei Fori balzati completi dalla liberazione sapiente del contorno. Così invece di accecare la piazza, si darebbe ad essa una vista ampia quanto mai, lasciando al sole ed all'azzurro un trionfale varco.
"P.S: ll Consiglio superiore per le antichità e le Belle Arti aveva dovuto, con ripetuti pareri, in quale si rispettava l'apparenza della piazza del Campidoglio, ma si lasciava ai concorrenti piena libertà di trovare il passaggio pel congiungimento dei tre palazzi in qualunque parte eva qualunque livello del colle. Intanto il Consiglio superiore si è pronunciato in senso sfavorevole al concorso."
La solenne commemorazione organizzata nella Sala degli Orazi e Curiazi alla presenza del ministro Credaro:
""Anche a Roma, in Campidoglio, il centenario di Giuseppe Verdi ha avuta (venerdì 21 novembre) la solenne, attesa celebrazione.
Il busto del glori maestro ebbe, finalmente, gli onori capitolini. La presentazione del busto fu fatta dal conte di San Martino, presidente dell’Accademia musicale di Santa Cecilia.
Parlò, dopo di lui, il ministro per l’istruzione, Credaro, facendo un bellissimo elogio dell'arte e dell'anima del maestro; ed un altro elogio, considerando Verdi come italiano, lo fece il Sindaco Nathan, concludendo con le parole di Carducci:
«Gloria a lui immortale, sereno, trionfante, come l'idea della patria e dell'arte». La cerimonia, alla quale assistevano ministri, senatori, deputati, il corpo diplomatico ed un pubblico sceltissimo ed affollato, riuscì perfettamente.
La sera ebbe luogo all'Augusteo una magnifica esecuzione della Messa da Reguiem."
Il Cinquantenario della Croce Rossa:
"La benemerita, grande associazione della Croce Rossa Italiana, ha iniziato in questi giorni a Roma la celebrazione delle festa per il compimento dei suoi cinquanta anni. La domenica, ebbero luogo solenni cerimonie commemorative della nobilissima iniziativa, seguìta dal grande accordo internazionale riuscito di così notevole sollievo all'umanità nelle sanguinose conflagrazioni.
In Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, alla presenza dei Sovrani, fu collocato un busto del prof. Palasciano, pronunciando discorso d'occasione l'ex-deputato avv. Vecchini. Poi i Sovrani a Villa Borghese inaugurarono l'Espo zione della Croce Rossa, visitandola accompagi dal presidente conte Gian Luca Della Somaglia. L'Esposizione, stabilita nel parco dei daini, occupa 60 000 metri quadrati, ed essa sì ammino i più moderni allestimenti per il funzionamento dei servizi di assistenza in guerra. All'inaugurazione parlò il conte Della Somaglia. L' Esposizione, rimasta aperta fino al 10 maggio, è stata visitata da numerosissimo pubblico. Essa era la seconda speale, del genere, organizzata dalla Croce Rossa."
Ricevimento in Campidoglio di Gompers (presidente della Federazione americana dei lavoratori) e dei laburisti americani.
Nella sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, si svolge una cerimonia di conferimento della cittadinanza romana all'on. Mussolini. A seguire, gruppi di Sindacati fascisti, sfilano nella piazza davanti al Presidente del Consiglio.
Inaugurazione in Campidoglio della Conferenza Internazionale dell'Emigrazione, alla presenza del Re. Parla l'on. Mussolini.
Nella Sala degli orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, si svolge l'inaugurazione della Conferenza Interparlamentare del Commercio, presenti il Re Vittorio Emanuele III e il capo del Governo, l'on Mussoli.
Benito Mussolini subisce un attentato a Piazza del Campidoglio, da parte di una nobildonna inglese, Violet Gibson. Mussolini era appena uscito dal palazzo dei Conservatori, dove aveva inaugurato un congresso di chirurgia, quando la Gibson gli sparò un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso.
"Alle ore 11 di stamane in Piazza del Campidoglio, all'uscita del Congresso Internazionale di chirurgia, contro il Primo Ministro on, Mussolini, attraversante nella sua automobile la folla che l’acclamava, una vecchia donna sconosciuta ha sparato quasi a bruciapelo un colpo di rivoltella. Il Primo Ministro ha riportato una leggerissima ferita alle pinne nasali.
Egli ha conservato la più perfetta calma e il più grande sangue freddo e ha dato immediatamente rigorose disposizioni perchè sia evitata qualsiasi ripercussione nell'ordine pubblico.
La donna è stata tradotta al carcere delle Mantellate. La sparatrice sembra sia di nazionalità irlandese."
Guglielmo Marconi e Maria Cristina Bezzi-Scali si sposano con rito civile in Campidoglio, davanti al Govarnatore Spada Potenziani.
Nelle sala degli Orazi e Curiazi di Palazzo dei Conservatori, Mussolini insedia la reale Accademia d'Italia, evoluzione dell'accedemia dei Lincei.
Il Duce Mussolini inaugura la nuova Palestra Gil e l'Antiquarium Comunale al Celio, dopo i nuovi lavori di ampliamento del vecchio Magazzino archeologico.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti dai Musei Capitolini. Gli spazi espositivi sono organizzati concentrando il discorso museografico sulle arti decorative e quelle che allora venivano considerate come “arti minori”, ivi trasportate dal Palazzo dei Conservatori.
Secondo Antonio Muñoz, responsabile del nuovo allestimento: “Il criterio che ha guidato l’ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico: le opere d’arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un’altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte”.
"Il 9 Luglio dell'anno corrente, proposi con mia lettera a S. E. il Principe Francesco Boncompagni Ludovisi, Governatore di Roma, di intraprendere l'opera di riordinamento, che mi pareva urgente in quanto che durante i lavori le collezioni di piccoli oggetti erano state accumulate entro armadii, e i marmi dispersi qua e là nelle sale e nel giardino. Con l'ampliamento l'Antiquarium veni va ad esser costituito da 13 sale, tre delle quali vastissime, e da piccoli ambienti al piano superiore per l'abitazione del custode e per un piccolo ufficio di direzione.
Appena avuta l'approvazione di S. E. il Governatore, iniziando verso la fine di luglio l'opera di riordinamento, mi apparve chiara la necessità di trasformare prima completamente l'edificio. Chi l'aveva costruito quarant'anni fa, e chi lo aveva ampliato recentemente, non aveva tenuto nessun conto delle caratteristiche della località in cui esso si trova.
Chiuso da ogni parte, illuminato solo da lucernarii spesso insufficienti, l'Antiquarium così immaginato, non era come altri musei una prigione dell'arte, per ripetere l'abusata frase, ma a dirittura un carcere duro!
Pensai perciò subito di trarre partito dalle meravigliose bellezze della zona circostante, aprendo in ogni sala porte e finestre che guardano sugli sfondi verdi dell'Orto Botanico, del Palatino, di S. Gregorio, e disegnai inferriate e cancellate di stile classico, attraverso le quali penetra nelle sale dell'Antiquarium un fresco e verde alito di poesia.
Due terrazze, una che dà sulla prima sala, ed una più ampia sull'ultima, permetteranno ai visitatori di uscire all'aperto, interrompendo, per riposare un poco, l'esame delle raccolte archeologiche. Sulla terrazza più grande ho disegnato una vasca marmorea, di classica forma, che col mormorio dell'acqua porta una nota di gaia freschezza. E tutto all'intorno il giardino, ampliato, recinto da una svelta cancellata (che ha preso il posto del vecchio muro che ostinatamente nascondeva le bellezze circostanti), è ornato di marmi, di sarcofagi, di conlonne antiche, profuse con quella ricchezza che solo a Roma è possibile.
L'interno delle sale è decorato con tinte vivaci, e alcune portano decorazioni come quella delle terrecotte, dove il pittore G. Rosso ha dipinto un fregio con vasi di varia foggia, quella dei musaici ove E. Del Neri ha colorito sulle porte delle maschere sceniche, e quella delle iscrizioni militari ove di nuovo il Rosso ha disegnato dei trofei d'armi. Pavimenti con mattonelle policrome appositamente fabbricate, che incorniciano bei musaici antichi, conferiscono decoro alle sale del nuovo Museo.
Il criterio che ha guidato l'ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico, pur rispettandosi scrupolosamente l'unità di provenienza delle suppellettili votive e funebri; a parte questi nuclei inscindibili (come le stipi del tempio di Minerva Medica e di S. Maria della Vittoria, e il vasellame della necropoli esquilina), le altre opere d'arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un'altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte.
Ma d'arte grande o minore, se vogliamo mantenere questa convenzionale distinzione, tutto quanto è nell'Antiquarium rivela uno stesso spirito profondo, acuto, equilibrato. Prodotti del genio romano, o di quello greco, alessandrino, orientale?
Non è qui il luogo per discutere simili questioni. Certo nelle vetrine e sulle pareti dell'Antiquarium gli oggetti esposti, nella loro varietà di accento stilistico indicano la diversità di dialetti e di lingue artistiche che si parlavano in Roma, grande emporio a cui affluivano genti di tutto il mondo, come vi affluivano i ricchi materiali da costruzione e da decorazione dall'Egitto, dalla Grecia, dalla Siria, dall'Asia Minore.
Io credo che i nostri giovani artisti ed artigiani molto avranno da imparare frequentando l'Antiquarium, che ora, divenuto così gaio ed attraente, non mancherà di richiamarli di frequente; non copiando motivi antichi che oggi non possono e non debbono farsi rivivere a forza, ma impadronendosi di quei segreti della tecnica, che sono spesso fondamento dell'arte.
L'Antiquarium sarà dunque, non solo un luogo di studio per i dotti, ma un libro aperto a tutti gli artisti desiderosi di apprendere. Indugiando tra le sue mura, i nostri artisti impareranno con piacere e senza noia, e perciò appunto era necessario che questo museo rinnovato non ispirasse quel senso di freddo squallore, che purtroppo regna in tanti musei nostri e stranieri.
Un giornalista illustre che ha visitato l'Antiquarium, durante il fervore del lavoro, ha scritto : « In meno di due mesi la metamorfosi è compiuta : la prigione è diventata nido delle Muse. Così va intesa una raccolta di oggetti curiosi e rari, anche se non toccano il vertice dell'Arte. I criteri cronologici scientifici vogliono esser sottintesi, non prevalere sul gusto. Le sale ben arieggiate, illuminate, dipinte, pavimentate, debbono aver l'aria dell'appartamento di un grande signore che possegga del pari la sensibilità dell'artista e il fiuto del conoscitore » (A. Bacchiani, Giornale d'Italia, del 24 Ottobre).
Se questo effetto è stato raggiunto, si deve in piccola parte alla modesta attività mia e del mio caro collaboratore, Dott. A. M. Colini; in massima parte all'impulso geniale e fervido che dà all'Amministrazione di Roma il Governatore Principe Boncompagni Ludovisi. Leggendo gli atti d'archivio dell'Antiquarium fa pena vedere come in tempi passati si rifiutavano a questo istituto fino le cento lire che la Commissione Archeologica richiedeva per riparare un lucernario, per mettere a posto una vetrina. Oggi con larghezza di mezzi e comprensione delle cose, nulla si è tralasciato perché l'opera di riordinamento riuscisse nobile e decorosa.
L'On. Comm. Rizzo, Segretario Generale del Governatorato e il Comm. Di Lullo, Capo di Gabinetto di S. E. il Governatore, hanno reso facili e svelte le pratiche amministrative necessarie al rapido svolgimento del lavoro, al quale hanno dato il loro più vivo interessamento.
L'Antiquarium consta oggi di dodici sale, ed il materiale archeologico vi è distribuito come segue.
Nella prima sala che è la più ampia del Museo, son collocati i monumenti sepolcrali, provenienti da varie parti della città, e ricostruiti, non essendo stato possibile conservarli al loro luogo; tra essi primeggia quello del Console Servio Sulpicio Galba, trovato nel 1881 al Testaccio; Galba fu console nel 108 a. C.
Nella seconda sala sono collocati i frammenti originali della celebre Forma Urbis Romae, fatta a tempo di Settimio Severo, e collocata sulla parete esterna dell'antico edificio dietro l'odierna chiesa dei SS. Cosma e Damiano. Di essa esiste come è noto una ricostruzione nel giardino del Palazzo dei Conservatori, nella quale erano infissi i pezzi antichi fino al 1925; quando, per evitarne il continuo deterioramento furono sostituiti con copie.
Sull'armadio che contiene i frammenti riuniti che non era possibile collocare sulle pareti, è posta una ricostruzione in gesso della lupa romana, fatta completando un frammento marmoreo che trovasi nell'Antiquarium. La ricostruzione è opera egregia del Prof. Galileo Parisini.
La terza sala contiene i monumenti epigrafici relativi alle milizie urbane : pretoriani, urbaniciani, vigili, statori, evocati, equiti singolari.
Nella quarta sala sono esposti gli oggetti di metallo, statuette in bronzo, bilance, lucerne, vasi, candelabri, armi.
La sala quinta è dedicata alla collezione dei vasi e dei fittili votivi; la sesta alla collezione delle terrecotte architettoniche.
Il gruppo notevolissimo di oggetti che si riferiscono alla tecnica, materiali laterizi, piombi, condutture, rubinetti, pompe, arnesi da lavoro, è raccolto nel salone di fondo; le pitture a fresco e ad encausto, distaccate da case, ville, cubicoli sepolcrali, sono poste entro vetrine nella lunga sala seguente; i musaici parietali nel salone centrale.
Qui si vedono perciò, accanto ai prodotti delle cosi dette arti minori, alcuni capolavori della grande arte; tra essi primeggia il mosaico rappresentante una nave a vele spiegate, innanzi ad un faro, di finissime tessere di smalto multicolori, trovato il 20 Marzo 1878 in una antica casa, che si è voluta identificare con quella di T. Flavio Claudio Claudiano, sull'angolo tra Via Mazzarino e Via Nazionale, in una proprietà del principe Francesco Pallavicini che ne fece splendido dono al Comune.
Il gruppo di musaici a fondo verde, in cui son figurati dei pesci, trovato nel luglio 1886 nel giardino della chiesa di S. Lorenzo in Panisperna, ornamento forse di una sala da bagno, a tessere minute, è pure un'opera squisita, in cui l'artista ha ottenuto mirabili effetti con sfumature di tinte delicatissime.
La sala ottava contiene la ricca serie di pitture staccate da ville e case romane scoperte nella costruzione dei nuovi quartieri della città.
La sala decima raccoglie le suppellettili dei sepolcretti dell'Esquilino, del Viminale e del Quirinale.
Seguono le due salette dei vetri e degli ossi.
Nel primo salone, proprio di fronte all'ingresso, una statua mutila di Vittoria, in marmo bigio, saluta il visitatore che entra nell'Antiquarium.
Rodolfo Lanciani così scrive a proposito del simulacro della Dea: « La Casa dei Simmachi venne scoperta nel 1617 nel giardino di Sartorio Teofili e di poi inclusa nella Villa Casali. L. Aurelio Aviano Simmaco, il grande erudito, statista ed oratore dell'ultima metà del IV sec., proconsole in Africa nel 373, prefetto della città negli anni 384-386, console nel 391, parla della casa paterna sul Celio nella Epist. 18 del libro VII: De Formiano regressus in Larem Caelium ».
Sebbene costantemente esposto al pericolo ed alla disgrazia come capo della parte pagana del Senato egli mai deviò dal suo sentiero. Essendo stato delegato dal Senato nel 382 a far rimostranze all'Imperatore Graziano per la remozione dell'altare della Vittoria dall'aula consiliare e per la riduzione della somma annualmente accordata per il mantenimento delle Vestali, dall'indignato Imperatore ebbe ordine di ritirarsi dalla sua presenza e di recarsi alla propria villa di Formia: e pur tuttavia due anni più tardi lo troviamo prefetto di Roma e tutto intento nel ricostruire con inusitata magnificenza il ponte ora chiamato Ponte Sisto.
Tra gli oggetti scoperti negli scavi del 1617 noi troviamo il piedistallo di una statua a lui dedicata dal proprio figlio ed un'altra eretta in onore di suo suocero Virius Nicomachus Flavianus, altro grande capo della fazione pagana. Le rovine vennero investigate di nuovo nel 1885-87.
Non ricordo di aver mai veduto una scena di devastazione come quella presentata dagli avanzi di questo palazzo dei Simmachi e dei Nicomachi. Co-lonne, piedistalli, statue sembrano siano state a bella posta martellate e ridotte ad atomi. La statua femminile, senza testa, di basalto grigio, ora nella Sala V del Museo Municipale al Celio fu rimessa su da noi nel 1896 ricostituendola da 74 pezzi. Se ricordiamo che il basalto era un materiale di niun valore per i distruttori dell'antica Roma, disadatto per le fornaci di calce e troppo difficile per essere lavorato nuovamente, noi dobbiamo trovare un'altra ragione per aver trattato cosi pazzescamente si nobile figura.
La spiegazione è data, se non erro, dalla scoperta di un'altra statua rotta in 151 pezzi che rappresentava la Vittoria. Quando la fazione pagana fu abbattuta per sempre nella battaglia del 6 Settembre 394 e nella quale l'usurpatore Eugenio e Nicomaco Flaviano perderono la vita, il ricordo del duello combattuto innanzi a Valentiniano II e Teodosio, tra S. Ambrogio dalla parte dei Cristiani e Simmaco dalla parte pagana, a causa della statua della Vittoria, era ancora fresco nella memoria del popolo.
Nessuna meraviglia che all'udire le notizie della battaglia e della decisiva caduta della parte capitanata dai Simmachi e dai Nicomachi il popolaccio abbia saccheggia.o il loro palazzo sul Celio e soddisfatto il proprio desiderio di vendetta.
Da questo punto di vista la statua che noi abbiamo richiamato in vita da 151 frammenti è uno dei grandi monumenti storici del IV secolo ».
Collocata di fronte all'ingresso del Museo, nel salone principale, la statua della Vittoria sta oggi non più come ricordo delle lotte che in tempi antichi si combatterono nel suo nome, ma come simbolo augurale delle fortune a cui è avviata la patria nostra immortale.
Il 27 ottobre di quest'anno, inaugurando l'Antiquarium, S. E. Mussolini dopo essersi indugiato a lungo nelle sale del nuovo museo, disse rivolgendosi a S. E. il Principe Boncompagni Ludovisi : « Mi compiaccio di questa magnifica opera che fa grande onore a lei e ai suoi collaboratori. Questo è ciò che si deve fare in una città come Roma ». Questo giudizio del Duce è stato il miglior premio delle nostre fatiche."
Antonio Munoz
Presiede nella sala Giulio Cesare in Campidoglio la cerimonia inaugurale del XV corso internazionale Montessori, alla presenza di Maria Montessori e del governatore Ludovisi.
Nella Sala degli Orazi e Curiazi, l'Accademia d'Italia conferisce il Premi Mussolini. Presenti i Reali e le alte cariche dello Stato:
"Non è senza significato che nel giorno del Natale di Roma, mentre da per tutto si festeggiava la giovinezza d'Italia con la V Leva Fascista, la Reale Accademia, riunita a solenne adunanza in Campidoglio, presenti Sovrani e Principi, abbia reso omaggio ai privilegiati dell'ingegno, assegnando, tra gli altri minori, i Premi Mussolini istituiti dal Corriere della Sera.
Come è noto, i premi intitolati al nome di Benito Mussolini erano quattro, quante sono le classi dell'Accademia: uno per le scienze morali e storiche; uno per le scienze fisiche, matematiche e naturali; uno per le lettere e uno per le arti. Essi sono stati conferiti rispettivamente a Pietro De Francisci, Filippo De Filippi, Ada Negri e Ildebrando Pizzetti.
"
Nella sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, il Presidente del Consiglio Mussolini presenzia la cerimonia per la celebrazione del primo centenario del Consiglio di Stato.
Avviati dei lavori di costruzione di un corridoio che collega Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo passando sotto Piazza del Campidoglio. Sono scoperti altri ambienti delle insule dell'Ara Coeli e i resti del Tempio di Veiove, preservato dalla distruzione per il progressivo accumulo delle fondamenta degli edifici che sorsero sul Campidoglio. Nelle vicinanze viene trovato anche un tesoretto formato da 77 monete d'argento delle prime serie romano repubblicane, e da esemplari celtici e magnogreci.
In occasione del Natale di Roma, il Duce Mussolini inaugura il nuovo pavimento di Piazza del Campidoglio, che sostituisce la precedente sistemazione, costituita da semplici guide radiali in travertino che, partendo dalla statua imperiale suddividevano l'ovato in otto settori. La nuova pavimentazione stellare è realizzata, su iniziativa di Antonio Munoz, in base a un'incisione del 1567.
Viene inoltre inaugurato il nuovo collegamento tra Palazzo Senatorio e quello dei Conservatori.
Il cantante Domenico Modugno e Franca Gandolfi si spoano con rito civile al Campidoglio.
Alla presenza dei rappresentanti delle sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea, nella Sala degli Orazi e i Curiazi del Palazzo dei Conservatori viene firmato un trattato che istituisce la Comunita Economica Europea, primo passaggio verso la futura unità Europea.
Nella Sala degli Orazi e i Curiazi al Palazzo dei Conservatori, i capi di Stato e di Governo dei 25 Paesi dell'Unione Europea, firmano il testo definitivo della Costituzione europea.
Papa Francesco in visita al Campidoglio. Entra a palazzo Senatorio dal corridoio del tabularium dove si affacciano sui Fori romani isieme al sindaco Gualtieri.
Si concludono gli interventi di restauro sulle facciate di Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo. I lavori, eseguiti grazie a 3.510.000,00 € di fondi PNRR, hanno riguardato: la cortina laterizia; gli elementi architettonici; l'apparato scultoreo sulle balaustre; le pavimentazioni in basalto e travertino dei due portici e i loro soffitti; il sistema di raccolta e deflusso delle acque piovane.
Il sindaco Gualtiri partecipa alla cerimonia per la conclusione dei lavori di restauro dei prospetti dei Palazzi Capitolini e la manutenzione della pavimentazione di piazza del Campidoglio, curati dalla Sovrintendenza Capitolina e finanziati con i fondi del programma PNRR - Caput Mundi. L'importo complessivo dei lavori è stato di 4.250.000 euro.
gli interventi sono stati realizzati in più fasi: la prima, iniziata a novembre 2024, ha riguardato le facciate di Palazzo dei Conservatori e di Palazzo Nuovo e si è conclusa nell'ottobre 2025; la seconda, conclusa a giugno 2026, ha previsto il restauro del prospetto di Palazzo Senatorio e la manutenzione della pavimentazione della piazza.
Sono state previste le seguenti attività: manutenzione della pavimentazione di piazza del Campidoglio; restauro dei prospetti e dei portici dei Palazzi Capitolini; manutenzione parziale delle coperture dei Palazzi dei Conservatori e Nuovo e rifacimento delle falde dei due corpi laterali di Palazzo Senatorio; manutenzione e adeguamento del sistema di raccolta e deflusso delle acque meteoriche dei palazzi; restauro degli elementi architettonici e dell'apparato scultoreo dei prospetti e dei porticati dei palazzi.
In particolare: restauro dei prospetti dei tre Palazzi Capitolini; restauro dei porticati di Palazzo dei Conservatori e di Palazzo Nuovo, con recupero delle inferriate antiche a chiusura dei portali e della pavimentazione in pietra; restauro delle statue antiche dei Fiumi alla base della doppia rampa michelangiolesca di Palazzo Senatorio e del portone monumentale d'ingresso; manutenzione delle coperture dei Palazzi dei Conservatori e Nuovo; rifacimento delle coperture delle falde dei due corpi laterali (torri di Bonifacio IX e Martino V) di Palazzo Senatorio e ripristino della copertura in piombo del cornicione; ripristino del sistema di deflusso delle acque meteoriche dei tre palazzi, con la posa di nuovi discendenti e la sistemazione dei canali di raccolta; restauro delle sculture antiche di coronamento dei Palazzi dei Conservatori e Nuovo; manutenzione delle superfici in travertino della piazza e verifica dello smaltimento delle acque.
Sono state inoltre eseguite indagini diagnostiche sullo stato conservativo delle superfici e delle murature di Palazzo Senatorio, con particolare riguardo alla Torre di Bonifacio IX, per la quale è prevista la messa in opera di un sistema di monitoraggio igrometrico finalizzato alla valutazione in tempo reale dell'umidità relativa.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Stampe antiche1925
Piante dei Musei Capitolini
1923
Pianta del Progetto Venturi per la sistemazione del Campidoglio
Notizie degli scavi di antichità
1916
Giornate dei Ministri Francesi a Roma
1915
Discorso di Salandra in Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1915
1913
Marcello Piacentini
Progetto per congiungimento dei palazzi Capitolini
L'Illustrazione Italiana 1913
1913
Aldo Molinari
Commemorazione di verdi al Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1913
1907
Pianta del Palazzo dei Conservatori
1907
Dante Paolocci
Gran ballo della Croce Rossa
L'Illustrazione Italiana 1907
1905
Dante Paolocci
Il Re inaugura la Conferenza dell'Istituto Agrario Internazionale
L'Illustrazione Italiana 1905
1904
Ricevimento al Campidoglio in onore di Loubet
L'Illustrazione Italiana 1904
1903
Dante Paolocci
Esposizione della Forma urbis al Congresso storico internazionale
L'Illustrazione Italiana 1903
1903
Dante Paolocci
Spiegazione della Forma urbis al Congresso storico internazionale
L'Illustrazione Italiana 1903
1903
Dante Paolocci
I Sovrani inaugurano il congresso dei Commercianti al Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1903
1899
Dante Paolocci
Inaugurazione del Congresso della Stampa al Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1899
1899
Palace of Conservators
1889
Dante Paolocci
Commmemorazione a Benedetto Cairoli
L'Illustrazione Italiana 1889
1883
Dante Paolocci
Congresso degli ingegnieri e Architetti
L'Illustrazione Italiana 1883
1882
L'aporeosi Di Giuseppe Garibaldi al Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1882
1881
Dante Paolocci
Fiera della Befana a Piazza Navona
L'Illustrazione Italiana 1881
1880
Dante Paolocci
Commemorazione del 20 Settembre
L'Illustrazione Italiana 1880
1877
Dante Paolocci
Ballo nelle Sale del Campidoglio
L'Illustrazione Italiana 1877
1876
Dante Paolocci
Festa dello Statuto
L'Illustrazione Italiana 1876
1870
Proclamazione del Plebiscito di Roma al Campidoglio
L'Illustrazione popolare
1840
Paul Marie Letarouilly
Pianta generale del Campidoglio
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Vista generale del Campidoglio
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Pianta generale del Campidoglio
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Prospetto del palazzo dei Conservatori
Edifices Modernes de Rome
1840
Paul Marie Letarouilly
Vista dal Portico del palazzo dei Conservatori
Edifices Modernes de Rome
1838
Luigi Rossini
Veduta dalla balaustrata del Campidoglio
Scenografia delle più belle chiese e basiliche di Roma
1838
Gaetano Cottafavi
Veduta del Campidoglio
Roma nell'anno MDCCCXXXVIII
1835
Domenico Amici
Veduta del Campidoglio
Raccolta delle principali vedute di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Campidoglio
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Pianta del Campidoglio
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Agostino Tofanelli
Palazzi Capitolini
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1830
Antonio Acquaroni
Veduta Laterale del Campidoglio
Nuova raccolta di vedute antiche della città di Roma
1830
Antonio Acquaroni
Parte interna del Campidoglio
Nuova raccolta di vedute antiche della città di Roma
1830
Agostino Penna
Veduta della Piazza del Campidoglio
Vedute pittoriche de monumenti antichi e moderni di Roma
1828
Luigi Rossini
Cortile del Palazzo dei Conservatori
I monumenti più interessanti di Roma
1828
Il Cavallo dei Barberi premiato
1799
Giovanni Battista Cipriani
Campidoglio
Vedute principali e più interessanti di Roma
1761
Domenico Montaigù
Veduta del Campidoglio
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1754
Giuseppe Vasi
Palazzi del Campidoglio
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Romano Campidoglio
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Campidoglio
Vedute di Roma
1707
Francesco Posterla
Veduta del Campidoglio
Roma, sacra e moderna
1702
Alessandro Specchi
Prospetto del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Portone principale della facciata del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Portico nella facciata del palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Finestrone della facciata del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Finestra della facciata del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Prospetto del portico del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Finestra nel cortile del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Antonio Barbey
Nicchia di una scala del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Antonio Barbey
Porta nell'Archivio del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1702
Alessandro Specchi
Spaccato di un portico del Palazzo dei Conservatori
Studio d'architettura civile
1697
Lievin Cruyl
Veduta del Campidoglio
Theasurus antiquitatum romanarum
1686
Tiburzio Vergelli
Il Famoso Campidoglio
Il Nuovo splendore delle fabriche in prospettiva di Roma moderna
1665
Giovan Battista Falda
Altra veduta del Campidoglio
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1665
Giovan Battista Falda
Campidoglio
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1655
Pietro Ferrerio
Palazzo de Sig. Conservatori di Roma
Palazzi di Roma de Piv Celebri Architetti
1638
Pompilio Totti
Campidoglio
Ritratto di Roma moderna
1625
Giacomo Crulli
Capitolivm
Grandezze della città di Roma antiche e moderne
1613
Giacomo Lauro
Capitolii Novi Descriptio
Antiquae Urbis Splendor
1589
Capitolii Romani Vera Imago
1588
Girolamo Francino
Capitolivm
L'antichità di Roma
1575
Nicolas Beatrizet
Campidoglio
Speculum Romanae Magnificentiae
1569
Étienne Dupérac
Capitolii sciographia
Speculum Romanae Magnificentiae
1565
Bernardo Gamucci
Campidoglio
Libri qvattro dell'antichita della città di Roma
1550
Philip Galle
Piazza del Campidoglio
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes
1536
Maarten van Heemskerck
Veduta del Campidoglio
1536
Maarten van Heemskerck
Antichità nel Palazzo dei Conservatori
1536
Maarten van Heemskerck
Antichità nel Palazzo dei Conservatori
1536
Maarten van Heemskerck
Antichità nel Palazzo dei Conservatori