Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 6209
CronologiaL'ispettore cav. Francesco Bulgarini riferì, che essendosi dalla Società delle forze idrauliche posto mano agli sterri di quel grandioso quadriportico, volgarmente appellato villa di Mecenate, ma riconosciuto appartenere allo storico tempio di Ercole Vincitore, furono messi in luce tre grandi piedestalli marmorei, con urceo e patera nei fianchi.
Scoperte nell’area del tempio di Ercole Vincitore. Nota del sig. LurGr BORSARI.
Nelle Notizie di agosto dello scorso anno, fu dato cenno della scoperta di due piedestalli marmorei recanti iscrizioni di alta importanza epigrafica, scoperta occasionata da alcuni sterri, che la Società delle forze idrauliche aveva cominciato nel lato orientale del grandioso portico, volgarmente conosciuto col nome di Villa di Mecenate. Intendimento della Società delle forze idrauliche, proprietaria di quel terreno, era di andar man mano sgombrando dalle terre tutto il quadriportico e relativa area soprastante, e restituire così alla luce uno de’ più grandiosi e meglio conservati monumenti dell’antichità; idea nobilissima, che come diremo in appresso, sarà per apportare ingente contributo agli studî epigrafici e topografici.
Niun monumento, al pari di questo che va oggi discoprendosi, ha dato luogo @ tante difficoltà e controversie, affaticando da ben due secoli i dotti e gli studiosi delle antiche cose, circa la sua origine e la sua istoria.
Prendendo le mosse dal Ligorio, che dopo aver minutamente studiato tali edificî, li giudicò appartenere alla villa di Mecenate, quasi tutti gli scrittori di topografia, in ispecie quelli, che delle cose tiburtine a preferenza si occuparono, ritennero il nostro monumento la villa mecenaziana; ed anche nel nostro secolo tale tesi fu sostenuta dal Marquez, con apposito lavoro, corredato da piante topografiche, e dall'Uggeri, che lasciò buone grafie e rilievi di detto edificio.
E quasi non bastasse la confusione circa la denominazione da darsi a questi avanzi, il Sebastiani li volle spettanti al Ginnasio, il Chaupy al Foro tiburtino.
L'opinione che in detti avanzi si dovessero riconoscere parti del famosissimo santuario di Ercole, tanto più era da codesti primi scrittori esclusa, in quanto che da ben tre secoli ritenevansi, di comune consenso, come resti del tempio di Ercole Vincitore, quei ruderi di una cella, costruita in opera semireticolata, che è situata dietro la tribuna della chiesa cattedrale. Del resto, come anche questa opinione fosse giusta, sarà in appresso dimostrato. i
Vennero i tempi del Nibby, ed anch'egli, o per l'età giovanile in cui scrisse il suo Viaggio antiquario nei dintorni di Roma, ovvero come egli stesso dichiara (!), per non contraddire a. tanti dotti ed architetti di gran nome, seguì l'opinione comune, e credè riconoscervi la villa tiburtina di Mecenate. Se non che, alla sua sagacia non isfuggirono talune osservazioni, oggi dimostrate giustissime, che come egli dice (?), gli furono suggerite da studi e indagini eseguite nel 1825 sul tempio della Fortuna Prenestina.
Confrontò gli avanzi di questo tempio con i ruderi da esso creduti della villa mecenaziana; e scorgendovi strettissima analogia per la pianta e la forma, conchiuse doversi riconoscere in questi ultimi i resti dell’ Zer4elzon tiburtino, santuario non meno famoso del tempio Prenestino. Da alcune iscrizioni inoltre potè argomentare il Nibby, che il tempio fosse stato dedicato ad Ercole coll’ appellativo di Vincitore; ma per quanto riguarda la pianta e la forma del tempio stesso, errò escludendone le costruzioni che tuttodì si ammirano dietro la cattedrale, e ridusse il tempio al solo vasto quadrilatero attribuito alla villa mecenaziana, basando i suoi studî e le sue ricerche, sulla pianta già citata del Marquez.
Le congetture del Nibby, circa l'attribuzione al tempio di Ercole di questi ruderi creduti prima della villa di Mecenate, vennero confermate a meraviglia nell'anno 1862, allorquando l’ architetto francese Thierry eseguì alcuni scavi nell’area della così detta villa mecenaziana. Si scoprì allora, al di sotto di due nicchie, un marmo, specie di architrave, lungo circa m.3,00, recante incise due epigrafi, una delle quali commemorante Ercole Vincitore (‘). Ma gli scavi non proseguirono molto, e più che lo studio scientifico della località, ebbero in mira studî e rilievi architettonici.
Alle scavazioni intraprese dalla Società dalle forze idrauliche, era riserbato definire ogni questione su tale insigne monumento.
Una serie di cippi marmorei, alcuni integri, molti spezzati a colpi di mazza, coll’intento di farne calce, e recanti cursus honorum di vari ragguardevoli personaggi, fu trovata sotto il lato orientale del portico, creduto mecenaziano; e già questo fatto di per sè stesso provava, che a pubblico edificio, e non ad abitazione privata, detti portici dovessero appartenere.
Contemporaneamente altri cippi, integri, furono rinvenuti al di sopra del quadriportico, ne’ quali più di una volta è fatta menzione de’ curatores fani Herculis Vietoris; ed un frammento ci ricorda anche aeditui Herculis Victoris.
Alla testimonianza dei monumenti epigrafici, aggiungasi quella de’ monumetiti architettonici, essendosi pure scoperto un pezzo di cornicione, lungo circa m. 2,00, nel cui lacunare, tra le mensole, vedonsi alternativamente scolpiti un rosone e la clava di Ercole. Niun dubbio dunque rimane, che tutto il rettangolo creduto villa di Mecenate e relativa area sovrastante, facciano parte dell’ Zeraelion tiburtino.
Della forma e vastità del santuario e degli edificî in esso contenuti, non che della questione relativa al duplice tempio, di Ercole Vincitore e di Ercole Sassano, sarebbo prematuro il discorrere ora; dovendosi aspettare il proseguimento degli scavi. Quello che intanto può affermarsi, e che meglio sarà chiarito colle ulteriori indagini si è, che il tempio, giusta quanto congetturò il Nibby, aveva perfetto riscontro con quello della Fortuna in Preneste; era formato cioè a grandi ripiani o terrazze. congiunte da portici o criptoportici, e sorrette da sostruzioni gigantesche.
La cella deve riconoscersi precisamente in quella esistente dietro la cattedrale, e della quale ci siamo in principio occupati, e che mostra analogia con la cella del santuario prenestino, oggi inclusa nel palazzo Barberini. La costruzione di detta cella, a rombi non regolari, di sasso calcare, propria del periodo di transizione dall’opus incertum all'opus reticulatum, ben s'accorda col genere di costruzione dei portici più volte menzionati, e destinati a sorreggere il ripiano intermedio del tempio.
In conferma di ciò deve essere ricordata la scoperta, avvennta in vicinanza di questa cella e presso la cattedrale di Tivoli l’anno 1883, quando come fu riferito nelle Notizie dell'anno medesimo (p. 85 sq.), fu rimessa in luce parte di un’area lastricata di travertino, terminata da un muraglione di opera quadrata e da una parete di reticolato, ove si riconobbero due mense ponderarie con rilievo della clava di Ercole; e si trovarono iscrizioni ricordanti un magister herculaneus.
Alle scoperte epigrafiche, intorno alle quali si dirà qui appresso, vogliamo aggiungere le seguenti osservazioni architettoniche. Sopra il cervello della volta del lato orientale del porticato, creduto della villa di Mecenate, sono i canalieuli, larghi m. 0,45, per lo stillicidio della platea del ripiano superiore; e alla distanza di circa m. 8,00 da questi camaliculi, è il piantato di sontuoso portico, la cui trabeazione (ove ricorre la decorazione di rosoni e clave), è sostenuta da robuste colonne di ordine dorico-pestano, aventi il diametro alla base di m. 0,90.
Nel centro dell’area sacra, vanno discoprendosi ragguardevoli avanzi di edificî spettanti al tempio; e merita considerazione una spaziosa aula nobilmente decorata con marmi, avente il pavimento di fino mosaico policromo, ritraente disegni geometrici e doppie greche. Nel lato orientale dell'aula apresi la porta, di m. 2,50 di larghezza, tra due colonne per parte, esse pure di ordine dorico, del diametro alla base di m. 0,64.
Il fatto del trovarsi quest’aula ed il sottostante quadrilatero, creduto villa mecenaziana, in un medesimo asse, con la cella esistente dietro la cattedrale, induce vieppiù a credere fondata la nostra ipotesi, di doversi cioè considerare detta cella, propria del tempio di Ercole Vincitore.
Nuove scoperte nell'area del tempio di Ercole Vincitore. Nota del prof. Giuseppe gatti.
Continuadosi dalla Società delle forze idrauliche gli sterri nell'area compresa tra il lato orientale e il settentrionale del grande porticato, che volgarmente attribuivasi alla villa di Mecenate, e che le recenti scoperte hanno indubbiamente dimostrato appartenere al gruppo degli edificî connessi col tempio di Ercole Vincitore (cf. Notizie 1887, p. 25 sg.), sono stati rimessi in luce altri monumenti epigrafici di non comune importanza.
Questi sono quasi tutti piedistalli, o frammenti di piedistalli marmorei, che sostenevano statue di grandi personaggi romani del tempo in circa di Adriano. Senza dubbio erano eretti nel portico medesimo, sottostante al celebre santuario tiburtino di Ercole Vincitore, ed assai spesso la cura fani Herculis Victoris sì trova menzionata tra gli onori sostenuti da quei magistrati, cui le basi vennero dedicate.
1. Un cippo di marmo (m. 0,84 X 0,30 X 0,33), che nei lati porta scolpiti i consueti simboli dell’urceo e della patera, ha sulla fronte la seguente iscrizione:
M CAERELLIVS IAZEMIS Q Q PISTORVM III ET PERPET CODICARIVS ITEM MERCATOR FRVMENTARIVS INVICTO HERCVLI EX VOTO D D
Del cognome Jazemis, che sembra certamente d’origine orientale, non conosco altro esempio, all'infuori di quello che si ha in un titoletto sepolcrale di un liberto degli Statilii, trovato nel 1875 nei colombari presso porta Maggiore: ivi però quel cognome è terminato latinamente: /azemus (C. I. L. VI, 6476).
Appartenendo colui che dedicò il monumento alla corporazione dei barcaiwoli del Tevere codicarii (!), ci si dimostra di origine ostiense; e quindi come negoziante di grano faceva parte di quel corpus mercatorum frumentariorum, del quale nella stessa città di Ostia sono state recentemente trovate memorie (v., Notizie 1880, p. 472; 1881, p. 115). E si può notare che dagli ostienses navicularii fu eretta parimenti in Tivoli una base onoraria ad un magistrato romano (Bull. d. Instit. 1852, p. 58).
Singolare è l'indicazione: g(uin)g(uennalis) pistorum tertium et perp(etuus), denotante che nell'esercizio della quinquennalità per la terza volta, Cerellio era stato nominato quinquennale a vita. Lo stesso collegio dei pistores ostienses, ed un suo quinquennalis sono pure ricordati in iscrizioni di Ostia (v. Motizze 1. c.)
2. Grande piedistallo marmoreo, alto m. 1,45 X 0,63 X 0,50:
P MANILIO PF GAL VOPISCO VICINILLIANO L ELVFRIO SEVERO IVLio QVADRATO BASSO COS PONTIF FLAMIN PRAET QVAESTORI DIVI TRAIANI PARTHICI TRIB MIL LEG IIII SCYTHIC III VIR A A A FF SALIO COLLINO CVRAT FANI HERC VICT N PROSIVS PLATANVS CVM MANILIA EVTYCHia VXORE ET VIBIA VICINILLa ET MANILIS VOPISCIANO ET ATTICO LIBErtis SVIS
P. Manilio Vopisco, al quale fu dedicato questo monumento, fu console nell’anno 114, e tenne i fasci ordinari fino al mese di agosto con Q. Ninnio Hasta (2). Dalla base tiburtina testè scoperta conosciamo per la prima volta tutti i nomi di lui, Publio Manilio Vopisco Vicinilliano Lucio Elufrio Severo Giulio Quadrato Basso; ed impariamo altresì la carriera delle magistrature da lui percorsa prima di giungere al consolato. Fra i sacerdozi del popolo romano egli è ‘indicato come flamine, ed ascritto al collegio dei pontefici; in quelli municipali, fu Salio collino e curatore del tempio d'Ercole.
Un Manilio Vopisco ebbe in Tivoli, ai tempi di Domiziano, una splendida villa, della quale Stazio (Silv. I, 3) cantò la magnificenza e la ricchezza per opere d'arte (1). Costui con tutta probabilità è quel Vopisco, che con Velleio Patercolo ebbe i fasci nell'anno 60; e nepote di lui fu il console del 114 (2), il quale con le avite ricchezze ereditò anche la villa tiburtina, e perciò fu onorato del sacerdozio erculaneo in quel municipio.
3. Altro grande piedistallo marmoreo, alto m. 1,35 X 0,55 X 0,52:
...MILIO A FI ...AL VICTORINO PROCVRATORI AVG AD ACCIPIENDVS CENSVS IN PROVINC GALLIA LVGVDVNENENSI ET IN PROVIN CIA THRACIA EQVESTRIBVS. MI LITIIS FVNCTO EQVO PVBLIC C VIVIVS IVLIANVS SCR Q AMICO OPTIMO L D D D
Per la formola equestribus militiis functo cfr. C. I. L. III, 1198, 6054; Ephem.
epigr. V, 53.
4. Frammento di simile piedistallo marmoreo.
5. Frammento di altra base onoraria, in cui viene citato Marcio Turbone, prefetto del pretorio sotto Adriano.
6. Frammento di base marmorea.
7. Altri minuti frantumi di simili basi onorarie: sono stati ritrovati nelle medesime escavazioni; ma contengono appena poche lettere, e potranno soltanto essere studiati dopo compiuto lo sterro.
La Società Anglo Romana inaugurata la linea elettrica Tivoli Roma, prima trasmissione al mondo in corrente alternata per uso commerciale. L'impianto di produzione è la nuova Centrale idroelettrica di Acquoria (realizzato a Tivoli sul sito del Santuario di Ercole). Dopo 28 chilometri di percorso, la rete elettrica arriva alla stazione di smistamento nei pressi di Via del Policlinico:
"Il giorno 4 di questo mese venne inaugurato l'impianto che serve alla trasmissione, da Tivoli a Roma, della energia elettrica sviluppata da una grande caduta di acqua in Tivoli. Si tratta di un'opera assai importante, condotta felicemente a termine ad onta delle numerose difficoltà che si ebbero a superare, e i cui lavori eseguiti senza chiasso ma con costante perseveranza, saranno apprezzati come meritano fra noi e fuori del nostro paese. In questo momento, infatti, il problema della trasmissione della forza a grandi distanze per mezzo della elettricità è oggetto di studi e di attive ricerche, ed una sua pratica soluzione ha dinanzi a sé un grande e brillante avvenire; l'interesse destato nel campo degli elettricisti dalle esperienze di Francoforte sul Meno prova il nostro asserto. Un impianto, dunque, come quello di Tivoli-Roma, che rappresenta quanto di più perfetto si è oggi ottenuto in elettrotecnica, e che permette di controllare i risultati pratici e di tentare modificazioni e d'eseguire indagini nuove, può riuscire di grande aiuto, affinché la questione della trasmissione elettrica della forza acquisti la impronta speciale a questa fine di secolo, in cui ogni scoperta scientifica è feconda di utili applicazioni.
Altro fatto degno di considerazione è che l'ardita impresa della trasmissione elettrica da Tivoli a Roma, è dovuta ai capitali privati. La Società anglo-romana del gas, diretta dal commendatore Pouchain, la quale si è riserbata di ricorrere ad altri sistemi d'illuminazione oltre a quella a gas, impiantò due anni or sono in Roma una officina, sistema Edison, per distribuire la luce elettrica in città. Resosi necessario d'ingrandire l'impianto, si riconobbe che il sistema Edison, in una città come Roma dove la popolazione è disugualmente distribuita sulla rete che partiva dall'officina, non poteva dar buoni risultati, e allora si pensò di utilizzare addirittura una parte della forza idraulica di Tivoli, ricorrendo ad un nuovo e speciale impianto, di cui l'amico Paolocci ha qui riprodotto le parti principali e caratteristiche.
A Tivoli la forza sviluppata da un volume di acqua di 4 metri cubi, che cade da un'altezza di 50 metri e che pone in movimento le turbine, è di oltre duemila cavalli. L'acqua è guidata, nella sala delle macchine da enormi colonne in ghisa, vuote, alle turbine, le quali a loro volta pongono in movimento di rotazione 6 grandi dinamo, a corrente alternante; mentre 3 altre dinamo più piccole, a corrente diretta, situate nella parte centrale della sala, servono per eccitare, ossia per far entrare in azione le dinamo maggiori che danno una corrente di 45 ampères ciascuna. A conforto di coloro i quali si lagnano, non a torto, che le esigenze industriali guastano e distruggono le bellezze naturali, aggiungeremo che il volume d'acqua sopra ricordato non rappresenta detrazione alcuna alle celeberrime cascate di Tivoli; è acqua raccolta in un canale collettore, da vari piccoli corsi che andavano a perdersi nell'Aniene, dopo aver servito in diversi opifici. Ed è da notare ancora come la Società del gas utilizza oggi di quest'acqua soltanto un salto di 50 metri, mentre dispone di altro salto eguale al precedente, che permette di raddoppiare il numero di cavalli disponibili.
Le dinamo, che funzionano nelle sale delle macchine a Tivoli, e quanto altro riguarda la officina di produzione, vennero costruite dalla casa Ganz di Budapest. Le dinamo lavorano accoppiate; e la condizione indispensabile di un perfetto sincronismo nella loro rotazione rapidissima, si ottiene con un regolatore di un'estrema sensibilità ed esattezza inventato dall'ing. Wein. La corrente che si sprigiona dalle dinamo è obbligata a percorrere una linea di conduttori aerei lunga, tra le due officine, 26 chilometri. Questa linea segue, da Tivoli a Roma, quasi un rettifilo, ed è formata da quattro cordoni di rame purissimo, ottenuto coll'elettrolisi, ravvolto in treccie; due soli cordoni devono stare in azione, per la corrente di andata e ritorno, mentre gli altri due sono destinati a surrogare i precedenti in caso di guasti. La perdita di forza che si verifica nella trasmissione è del 20 per cento.
I conduttori sono sostenuti da pali in ferro, formati da travi convenientemente accoppiati, e passano su appositi isolatori in porcellana; mentre gli stessi pali sopportano due altri conduttori più sottili che servono alle comunicazioni telegrafiche e telefoniche tra la officina di Tivoli e quella di Roma. In quest'ultima, costruita presso porta Pia, la corrente a potenziale elevato è trasformata, nella così detta "camera della morte", mediante appositi apparecchi, e ridotta ad un potenziale cinque volte meno elevato e adatto quindi agli usi di illuminazione e di forza motrice. Dalla officina di porta Pia la distribuzione della corrente è fatta, in città, con due sistemi: quello parallelo e quello in serie; è il primo tentativo di questo connubio, destinato a soddisfare bisogni differenti. Nel primo gli utenti prendono l'elettricità ai due poli; nel secondo l'elettricità è consumata lungo il suo percorso nel conduttore, dove subisce una serie di cadute. In città poi la distribuzione vien fatta con canapi sotterranei e con circuiti aerei, ed ha uno sviluppo di circa 40 chilometri.
Per l'inaugurazione dell'impianto sopra descritto la Società del gas distribuì largamente gli inviti. L'onorevole ministro delle poste e dei telegrafi, le autorità, le notabilità più spiccate della scienza, dell'industria, della finanza, e i rappresentanti della stampa italiana e straniera, recaronsi in treno speciale a Tivoli, dove, dopo una chiara e dotta conferenza del prof. Mengarini, il quale, coll'aiuto di valenti collaboratori, ha diretto e portato a compimento un'opera grandiosa e difficile, si visitarono le officine in cui generasi l'energia elettrica. Un lauto pranzo dette occasione agl'invitati, elettrizzati dalla conferenza, dalle dinamo... e dalle trote dell'Aniene, di estrinsecare in brindisi spesso felici, ma nessuno eletto come quello dell'onorevole duca Caetani, la soddisfazione generale di vedere come nel nostro paese non manchino lo spirito d'iniziativa, l'ingegno, la tenacia per tenere alto il vessillo del progresso; e una fantastica illuminazione della officina di porta Pia, dove l'edificio dei trasformatori pareva incandescente, chiuse al ritorno, in modo splendido o meglio radioso, una giornata addirittura campale.
Ernesto Mancini."
Fu aggiunta al Museo nazionale romano per acquisto che se ne fece sul mercato antiquario di Roma un cippo marmoreo alto m. 0,255, largo m. 0,19 e dello spessore di m. 0,08, con una lapide dedicata ad Ercole vincitore, forse proveniente dal famoso santuario tiburtino. Vi si legge:
P FVLCINIVS VERGILI VS MARCELLVS PRAEF FABRVM TRIB MIL LEG VII GEM FELICIS PRAEF EQVITVM ALAE PARTHOR SVB CVRATOR AEDIVM SACRARVM ET OPERVM LOCORVMQVE PVBLICOR SVB PRAEF CLASS PRAET MISENENSIS CVRIO PR SACRIS FACIVNDIS HERCVLI VICTORI
P(ublius) Fulcinius Vergilius Mareelliis, praef(ectus) fabrum, trib(uniis) mil(itum) leg(ionis septimae) Gem(inae) Felicis, p)raef{ectiis) equitmn alae rarthor(um) subcurator aedium sacrarum et operum locorumque pì(blicor(um), subpraef(ectìis) class(is) praei(oriae) Misenensis curio p{opuli) R(omani) sacris faciundis, Ilerculi Victor.
Due fori che si scorgono superiormente mostrano che il cippo sosteneva la statuetta di Ercole Vincitore, il dio protettore dell'antica Tibiir, donde forse proviene anche questo monumento (Dessau, C. 1. L. XIV p. 367, 495).
D. Vaglieri.
Nuovi oggetti della stipe votiva del tempio di Ercole vincitore. Nelle notizie del 1887 (p. 25-33) si parlò dei marmi architettonici e dei monumenti epigrafici, scoperti in occasione dei lavori fatti eseguire dalla Società per le forze idrauliche in Tivoli, e precisamente nell' area ove si conservano gli avanzi di fabbriche attribuiti comunemente alla villa di Mecenate, e che appartennero invece al rinomato tempio tiburtino di Ercole vincitore.
Quivi essendosi ora ripigliati gli scavi sulla sinistra dell'alveo dell'Aniene, per conto della Società Anglo-romana per l'illuminazione di Roma, la quale fa quivi costruire una nuova officina elettrica, si sono raccolti molti oggetti della stipe votiva di quel tempio, precipitativi dall' alto a cagione di frane, o di scoscendimenti, ai quali col volgere dei secoli il luogo andò soggetto.
I pezzi rinvenuti, che con ogni cura vennero raccolti e tutelati dall' Amministrazione della società, mas- sime per lo zelo del sig. ing. Riccardo Alker, consistono in simulacri fittili di animali, ed in simulacri di altri oggetti votivi, e nei soliti vasetti rozzi e di rozzo impasto fittile; dei quali, finito lo scavo, si daranno maggiori particolari.
Si raccolsero alcune fibule ed armille di bronzo, lance di ferro, ed alcuni istrumenti agricoli pure di ferro.
La Società Anglo Romana ricostruisce più a valle la Centrale idroelettrica di Tivoli, liberando le rovine del Santuario di Ercole.
Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III viene inaugurata la Centrale idroelettrica dell'Acquoria, dopo i lavori di ampliamento. Il nuovo impianto è composto da tre gruppi costituiti da turbine Francis ed alternatore ad asse verticale della potenza di 17 MVA cadauno alimentati dalla nuova derivazione San Giovanni. La gstione dell'impianto passa al nuovo Consorzio Idroelettrico dell’Aniene.
Prima riapertura del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli: Inaugurazione parziale del complesso dopo i primi due lotti di lavori di restauro architettonico, che hanno permesso l'avvio delle prime visite.
Ampliamento del percorso di visita nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli: Apertura ufficiale del percorso "dal Triportico alla Via Tecta". Questo intervento ha reso fruibili le aree centrali della galleria sotterranea e riqualificato l'antico teatro romano.
Lavori di Accessibilità e Consolidamento nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli: Approvazione ed esecuzione del progetto esecutivo per il restauro strutturale della Via Tecta, focalizzato sull'abbattimento delle barriere architettoniche e sul potenziamento dei sistemi di illuminazione per garantire la piena accessibilità del sito.
Scavi archeologici dell'Istituto Villae e della Sapienza Università di Roma nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli portano alla luce un frammento di architrave in travertino di età augustea recante l'iscrizione [BA]SILICAM DE[---].
Questo eccezionale rinvenimento epigrafico permette di identificare con certezza la grande struttura retrostante il tempio, un edificio di oltre 800 metri quadrati con nove ingressi parzialmente individuato nel 1992. La scoperta conferma scientificamente le fonti storiche scritte da Svetonio, il quale narrava che l'imperatore Augusto era solito amministrare la giustizia proprio sotto i portici del santuario tiburtino.
Stampe antiche1887
Monumenti epigrafici scoperti nel tempio di Ercole Vincitore
1887
Monumenti epigrafici scoperti nel tempio di Ercole Vincitore
Notizie degli scavi di antichità
1856
Luigi Canina
Pianta del tempio di Ercole
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1856
Luigi Canina
Portici del tempio di Ercole
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1856
Luigi Canina
Elevazione laterale del tempio di Ercole
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1856
Luigi Canina
Esposizione prospettica del tempio di Ercole
Gli edifizj antichi dei contorni di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Villa di Mecenate a Tivoli
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Agostino Tofanelli
Stalle di Villa Mecenate
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1833
Agostino Tofanelli
Una galleria in Via Tiburtina
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1833
Agostino Tofanelli
Portico di Villa Mecenate
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1833
Agostino Tofanelli
Le cascate di Tivoli
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1826
Luigi Rossini
La creduta Villa di Mecenate a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
La creduta Villa di Mecenate a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Androne della Villa di Mecenate a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Salone nella Villa di Mecenate a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Veduta dei portici del santuario di Ercole a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Altra veduta della Consolare Tiburtina
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Veduta del Cortile della Villa di Mecenate a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Veduta dei portici del santuario di Ercole a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1826
Luigi Rossini
Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli
Le antichità dei contorni di Roma
1819
Pietro Parboni
Pianta della Villa di mecenate a Tivoli
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma
1819
Pietro Parboni
Carta Topografica di Tivoli
Viaggio antiquario ne' contorni di Roma
1811
Androne della Villa di mecenate a Tivoli
1806
Angelo Uggeri
Piano terra della Villa di Mecenate
Giornata pittorica di Tivoli
1806
Angelo Uggeri
Primo piano della Villa di Mecenate
Giornata pittorica di Tivoli
1806
Angelo Uggeri
Materiali della Villa di Mecenate
Giornata pittorica di Tivoli
1799
Villa Mecenate
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1799
Entrata nella Villa Mecenate
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1799
Dentro la Villa Mecenate
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1799
Johann Christian Reinhart
Villa di Mecenate a Tivoli
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1799
Johann Christian Reinhart
Dentro la Villa di Mecenate a Tivoli
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1799
Villa Mecenate
Pittoresche vedute incise dell'Italia
1774
Pierre Adrien Paris
Temple d'Hercule à Tivoli
Études d'Architecture faites en Italie
1747
Giovan Battista Piranesi
Avanzi della Villa di Mecenate a Tivoli
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Interno della Villa di Mecenate
Vedute di Roma
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta della Villa di Mecenate a Tivoli
Vedute di Roma
1620
Villa di Mecenate a Tivoli