Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 6232
Cronologia Commemorazione a Monterotondo per le vittime garibaldiniane della spedizione del 1867:
"Una mesta cerimonia si celebrava a Monterotondo, per ricordare le vittime di quella spedizione garibaldiniana del 1867, che finì a Mentana.
I disordini che si temevano, non avvennero fortunatamente; bensi la cerimonia riuscì imponente: e il corrispondente dell'Illustrazione ch'era sul luogo ce ne mandò i disegni.
Moltissima gente era accorsa dai luoghi vicini e da Roma, fra cui i rappresentanti del Comune e della Provincia, numerose rappresentanze popolari ton le loro bandiere, i deputati Cairoli, Pianciani ed altri, e 12 bande musicali.
Il carro che conteneva le gloriose spoglie dei martiri si avviò, seguito da una folla numerosissima e da ovazioni eatusiastiche, al luogo dove sorge il monumento, fuori della città, sulla via per Mentana.
Appena il commovente corteggio giunse all'Ossario, una fanciulla è un giovinetto dissero parole che nella loro ingenuità intenerivano. Poi furono tenuti molti altri discorsi patriotici di circostanza."
A Mentana viene inaugurato un monumento in onore dei Martiri Garibaldini:
"Semplice nelle linee, ma severo, quel monumento rappresenta una colossale ara romana. Il signor Alessandro Castellani, il quale propose al Comitato Romano tal forma di monumento, nulla ha dimenticato affinché questo riuscisse in tutti i suoi particolari del carattere prescelto. La pietra di cui venne fabbricato, è il peperino dei colli Tuscolani, eguale a quello delle tombe degli Scipioni; una facciata del monumento è volta ad oriente, l'altra ad occidente. Le iscrizioni sono in lettera quadrata e tinte di cinabro.
Le proporzioni ci sembrano abbastanza rilevanti. L'altezza del monumento è di circa metri 13 ed il podio quadrato misura metri 9 di lunghezza per ogni facciata. Delle due porte una, con scaletta interna, sulla spianata del podio, che servirà di tribuna agli oratori nelle feste funebri annuali, l'altra mena all'ossario. Nella base dell'ara stan scritti, per ordine alfabetico, i nomi dei caduti, che sommano a circa 300.
Trascriviamo le iscrizioni laterali, la prima delle quali dettata dal Carducci, e la seconda da Fed. Campanella.
A memoria dei cittadini italiani — che — nell'anno 1867 — per la libertà della patria e dell'umana ragione — nel distretto di Roma — duce Giuseppe Garibaldi — qui — combatterono e caddero — il popolo italiano — nel decimo anniversario — pose — affermando per sè e i posteri — che — regno di chierici e prepotenza straniera — non contamineranno più mai questa terra. A imperitura gloria — delle innumerevoli vittime — del Cesareo sacerdotale dispotismo — e — ad eterna infamia — dello straniero conculcatore — del diritto italiano — il comitato del patto di Roma — l'obolo largamente raccolto — dalla pietà cittadina — quasi a plebiscito solenne — della volontà popolare — alla edificazione di questo tumulo — consacrava.
Sulla porta dell'ossario sta scolpita nel marmo l'epigrafe seguente che dettò Francesco Domenico Guerrazzi sul primo modesto cumulo ove furono depositate le ossa: La bocca di questo sepolcro — manda ai viventi — una voce che dice: — siate men vili — e — fate oh fate — che per la patria — e per la libertà — non siamo morti invano.
Il municipio e la provincia di Roma, il Comitato Lombardo, il Comitato Napoletano ed altri votarono somme non indifferenti. I denari raccolti, comprese le 1.500 del piccolo comune di Mentana, ascendono fino ad ora a 20.500 lire.
Il disegno e la direzione dei lavori si devono all'egregio architetto Augusto Fallani, il quale si prestò gentilmente a si faticoso compito.
Il giorno dell'inaugurazione, dalla cima dell'ara, una colonna di fumo innalzava al cielo le sue spire misteriose, accrescendo così la maestà della lugubre cerimonia, e la sera, i riflessi d'una vivida luce giungevano dall'alto monumento fino a Roma ed andavano ad infrangersi fra le lontane ed annebbiate statue del Vaticano."
Commemorazione a Mentana:
"Quest'anno si volle dare un carattere più accentuato in seguito ai noti fatti dei pellegrini. Le dimostrazioni si trasportarono dal 3 novembre, anniversario della battaglia, all'8, domenica successiva, per raccogliere maggior numero di dimostranti. Le commemorazioni, a Mentana, in quel giorno 8, dovevano esser due: l'una, promessa dal Circolo «Mentana» e l'altra, promossa dalla Società dei Reduci dalle patrie battaglie. Ma, a Monterotondo, le due comitive si riunirono. Si formò un corteo di quaranta bandiere, che s'avviò all'ossario di Mentana. Duemila persone li seguivano. Le bandiere si disposero intorno all'ara dove furono deposte molte corone d'alloro.
La nota straordinaria fu data da un francese, il deputato Hubbard, che parlò in francese sulla fratellanza della Francia e dell'Italia. Egli fu il solo che abbia suscitato entusiasmo. Si gridò Viva la Francia! Si suonò la marsigliese. Al ritorno, si fe' sosta a Monterotondo, dove pure, come a Mentana, sventolavano dalle finestre delle case le bandiere.
All'ossario di Monterotondo parlò Ettore Socci. — Il disegno del nostro corrispondente ricorda la doppia cerimonia a Mentana e a Monterotondo. L'ara di Mentana è circondata dalle bandiere; la lapide commemorativa di Monterotondo è salutata dalla folla."
Commemorazione di Mentana:
"All'alba del 7 corrente partivano da Roma per Monterotondo, con due treni diversi, più di 4000 persone fra le quali eranvi le rappresentanze dei comizi dei Veterani e delle società de' Reduci di una sessantina fra le principali città d'Italia. La sola Livorno aveva mandato circa 300 reduci; i quali portavano un labaro con l'iscrizione Roma conquista intangibile. Un altro treno partito alle 9 portò a Monterotondo il comitato per la commemorazione di Mentana, presieduto dall'on. Menotti Garibaldi, col quale erano i deputati Francesco Cucchi, Maiocchi, Ferrari, Galli e l'ex deputato Raffaello Giovagnoli.
Il XIX anniversario della battaglia combattuta dai garibaldini a Mentana ricorreva, come tutti sanno, il 4 novembre; ma la commemorazione era stata, secondo il consueto, rimandata alla susseguente domenica.
A Monterotondo le rappresentanze ed il comitato furono ricevuti alla stazione dal Municipio e dalla popolazione ed il corteo si formò incamminandosi verso il paese. Ne facevano parte otto bande musicali e circa trecento degli ex-garibaldini presenti avevano vestita la storica camicia rossa. Con i terrazzani accorsi dai paesi vicini la cifra de' convenuti giunse alle 7000 persone. Lungo lo stradale la popolazione di Monterotondo applaudiva.
Il corteo si fermò, poco lontano dalle mura della terra, all'ossario dove sono raccolti gli avanzi de' caduti nell'assalto di essa, che precedette di pochi giorni la battaglia di Mentana. Fra i seppelliti in quell'ossario vi è Fabio Giovagnoli, il cui fratello Ettore, attualmente sindaco di Monterotondo, prese la parola per salutare le cento città d'Italia e i gloriosi manipoli caduti combattendo per la nostra unità. Parlò dopo il signor Valzania di Cesena, ringraziando il sindaco e Monterotondo a nome dei presenti: poi il corteo si rimesse in marcia verso Mentana.
L'ara monumentale nella quale sono composte le ossa de' caduti il giorno 4 novembre 1867, sorge gigantesca alle porte del paese, sopra un'ondulazione di terreno dalla quale si scorge uno dei più belli orizzonti della campagna romana.
Avendo proceduto militarmente fino ai piedi dell'ara il corteo si dispose in quadrato: le numerose bandiere si raggrupparono intorno ad essa, sul largo basamento sul quale riposa. Più di trenta corone furono deposte sul monumento. È questa appunto la scena che il nostro egregio Paoletti ha rappresentato nel disegno che pubblichiamo in questo numero.
A piedi dell'ara di Mentana parlarono il deputato Majocchi e l'ex-deputato Raffaello Giovagnoli. Il signor Boldrini d'Ancona lesse de' versi: il prete Falgheri bergamasco, e di nuovo il signor Valzania, ricordarono i meriti patriotici dei combattenti di Mentana. Alle 2 pomeridiane la cerimonia era terminata e la folla ritornava a Monterotondo al suono degli inni patriotici. Il giorno seguente le rappresentanze delle società di reduci convenute a Roma per la commemorazione di Mentana andarono in Campidoglio e furono ricevute nella sala dei Capitani dai rappresentanti del Municipio di Roma cui lasciarono quale memoria dell'anniversario il labaro della Società livornese, una pergamena ed un album nel quale erano tutti i nomi delle società stesse e dei loro delegati. Lo stesso giorno questi andarono al Pantheon a visitare la tomba di Vittorio Emanuele II."
Progetto
Stampe antiche