Informazioni storiche

Informazioni storiche artistiche sul monumento

★ ☆ ☆ ☆ ☆

Codice identificativo monumento: 6342

Cronologia

2/1900

Gli scavi fatti dal sig. Mancinelli-Scotti intorno alla capitale dei Rutuli, se non hanno portato in luce oggetti di pregio, hanno però messo in evidenza alcuni dati cronologici, che non possono essere trascurati da chi si occupa della topografia delle antiche città. Il Richter, a mio avviso, senza notizia di scoperte, e quindi colla sola scorta del proprio parere cadde in gravissimi errori, specialmente per quanto riguarda l'espansione della città, il tempo in cui questa espansione avvenne, e il modo con cui fu abbandonata. Quanto egli espone si può riassumere nei fatti seguenti.

L'attuale Ardea, quale è ristretta anche oggi entro la cerchia delle mura, rappresentava in antico l'arx o l’Ardea, come centro primitivo con difese di remota antichità. Indi la prima espansione fino all'argine che chiude la Civitavecchia avvenne in tempi antichissimi, tanto che l’'argine stesso deve considerarsi some un'opera preserviana.

Infine in un tempo non lontano da questa prima espansione avvenne l'altro ampliamento, esso pure chiuso verso l’altipiano con fossato ed argini. Egli sostiene che dopo l'occupazione romana gli abitanti facessero via retrograda, cioè abbandonassero da prima il più lontano recinto, quindi abbandonassero anche il secondo e si raccogliessero di nuovo nella ròcca. Ma a fronte delle scoperte ultime questa asserzione è priva di fondamento, ed apparisce invece come la questione dell’ ampliamento della città non sia stata studiata con criterî giusti, tanto che si rileva che le indagini del Richter intorno ad Ardea siano state molto limitate, ed egli non abbia fatto conto che di quello che potevasi raccogliere ed osservare in una semplice e rapida escursione.

I saggi praticati recentemente hanno dimostrato come l’altipiano della Civitavecchia contiguo al lato est di Ardea fosse in antico tempo non un luogo abitato, ma un vero e proprio sepolcreto. Quindi non è presumibile che sopra alle tombe gli antichi ardeatini avessero costruito le loro abitazioni, ma è più probabile che ciò sia avvenuto dopo molto tempo, cioè dopo che col rinnovarsi delle generazioni la. memoria ed il culto per quei morti non poteva essere che un lontano ricordo.

La somiglianza di struttura e la posizione dei fossati e degli argini tanto della Civitavecchia quanto di Casalazzàro fanno supporre che dal primo al secondo allargamento non sia corso molto tempo. Quindi se le tombe scoperte dal sig. Mancinelli-Scotti al di là della fossa dell'ultimo argine si debbono riferire a quest'ultima parte dell'abitato, come sembra giusto, il secondo argine non può essere costruito prima del III sec. a. C., età appunto a cui spettano i funebri corredi da noi descritti.

In questo tempo invece, che rappresenta la massima espansione, quindi la massima floridezza di Ardea, il Richter suppone che gli ardeatini si ritirassero col medesimo ordine con cui si erano avanzati fino al secondo argine. Ma se ciò fosse avvenuto non avrebbe facile spiegazione il fatto di trovare ricolma la prima fossa, ma questa invece, come linea di nuova difesa, avrebbe dovuto riprendere il suo aspetto primitivo e sarebbe stata maggiormente munita, non altrimenti che nel medioevo, ridotti gli ardeatini entro la sola ròcca, furono restaurate le mura della parte dell’ altipiano e sì rese anche più inaccessibile quella parte mediante tre ordini di fossati.

Noi troviamo invece che in un'epoca relativamente tarda si ripararono le difese naturali costituite dalle rupi con tratti di muro a calce in quei luoghi ove si erano determinate delle frane o delle spaccature, e questi punti nuovamente difesi sono tanto in giro alle rupi di Casalazzàro, quanto in giro a quelle della Civitavecchia. Non diremo degli avanzi di fabbricato, che non sono certo più antichi del III sec. a. C., i quali ricoprono assolutamente il terreno, senza offrire altro indizio di precedenti abitazioni.

Ma l'opinione espressa dal Richter che colla signoria romana Ardea perdesse la sua grandezza viene combattuta da un’ altro fatto di capitale importanza. Nel tempo della massima espansione l'abitato di Ardea non era soltanto esteso sopra i luoghi indicati, ma ancora sopra la collina che è denominata Campo del fico, e che dalla parte di mezzogiorno chiude ad arco di cerchio la piccola valle dell’ Acquacetosa avvicinandosi con una punta verso l'Incastro. In questa estremità detta altura aveva un ingresso tagliato nella rupe in maniera simile alla porta meridionale di Ardea.

La località del fico difesa da alte rupi, piena dapertutto di avanzi di abitazioni di epoca tarda, è rappresentata da una lunga striscia di terra tra il fosso omonimo e quello dell'Acquabuona per una lunghezza di un chilometro, cioè fino al Casale dove si profittò di un rientro di questa striscia di terra per tagliarvi un largo fossato e per costruirvi dalla parte interna un alto argine uguale a quelli della Civitavecchia e di Casalazzàro.

Anche sul Campo del fico la via che divide l'altipiano taglia l'argine e passa al di là della fossa in direzione di Albano. La comunicazione diretta con Ardea era fatta da un'altra via, che discendeva entro il fossato e risaliva per mezzo di una trincea la Civitavecchia passando rasente al terreno detto Vignacce, come è segnato nella topografia riprodotta colla fig. 1, e anche come è segnato nella pianta generale qui riprodotta colla fig. 3, dove con tratteggio viene indicato il complesso dei luoghi abitati intorno ad Ardea.

In primo luogo merita ricordo l'avanzo di un grande tempio che incontrasi dinanzi alla biforcazione della via in faccia al palazzo Cesarini e che in parte ha servito di fondazione alle prime case. Vi rimane, quasi conservato in tutta la sua larghezza, lo strato inferiore della grande platea, fatto con parallelepipedi di tufo, e sopra a questo un avanzo degli altri strati, che formavano lo stilobate del tempio.

Certo è che le ricerche attorno a tali avanzi non potrebbero essere molto fruttuose, perchè di troppo si è abbassato il livello antico del terreno. Nondimeno per caso si è conservata una testimonianza del tempio, anche più evidente degli avanzi suaccennati, in un frammento fittile, che rappresenta i piedi di una statua, trovato ivi presso e donato dal compianto Duca Sforza-Cesarini al Museo estraurbano di Villa Giulia.

Quei piedi, di cui offriamo qui una riproduzione, sono un poco più grandi del naturale e coloriti di rosso, la qual cosa significa che appartenevano a statua virile. Posano tutti e due sopra i sandali messi in piano come di figura stante. Il piede sinistro più dritto sembra indicare che la detta figura poggiasse sulla medesima gamba.

Vi rimane un orlo del manto che fascia il collo del piede destro, quindi è probabile che parte della gamba sinistra fosse nuda, poichè anche oggi il piede è scoperto fin sopra il malleolo. I piedi sono modellati con arte perfetta, nella quale emerge uno studio diligente dal vero. Sono levigatissimi e dettagliati minutamente colla stecca nelle unghie e nelle articolazioni. Per questa particolarità prendono posto tra i più belli esemplari della plastica laziale ed etrusca del V-IV sec. a. C.

Ma l'indicazione di un grande tempio in Ardea ha non solo un valore topografico, ma anche storico. Sappiamo che in quella città era il famoso tempio di Giunone, e forse nel medesimo si conservano le antichissime pitture che fecero meravigliare Plinio. Vero è che si ha notizia di un altro tempio in Ardea dedicato a Castore e Polluce, ma la posizione degli avanzi che noi abbiamo riconosciuti nel punto centrale di Ardea, e proprio in faccia alla porta che guarda il mare, fanno. ai supporre che ivi si erigesse il tempio più antico dedicato alla dea argiva, il cui culto portarono i primi coloni ardeatini.

A. Pasqui

Fonte: Notizie degli scavi di antichità

Stampe antiche

url Condividi pagina

Condividi la pagina sui social network