Informazioni storicheData: 1582
Codice identificativo monumento: 65
CronologiaPapa Pio VII benedice due nuove campane per il Campanile del Campidoglio.
L'orologio posto sulla facciata della basilica di Santa Maria in Aracoeli viene spostato sulla Torre di Palazzo Senatorio. Durante i lavori viene installato un nuovo meccanismo, realizzato dall'orologiaio romano Raffaele Fiorelli.
Presso l'estremità nord del portico del Museo Capitolino, e precisamente sotto il cancello del giardino posto sotto la scala dell'Aracoeli, è stato trovato un pavimento a musaico bianco della buona epoca, quasi a fior di terra.
Spurgandosi le sostruzioni della torre campanaria capitolina, sono stati raccolti nel terrapieno molti orciuoli e frammenti di maioliche del secolo XVI.
Rodolfo Lanciani.
Illuminazione del Colosseo e del Foro Romano in onore dell'imperatore Guglielmo II.
"Il 18 ottobre dopo una breve visita a Pompei, i due sovrani tornarono a Roma e vi giunsero alle 5,35 pomeridiane. Alle 8 vi fu pranzo di famiglia al Quirinale; alle 9,30 le Loro Maestà con i principi e î loro seguiti andarono al Palatino ad assistere alla illuminazione del Colosseo e del Foro Romano, spettacolo fantastico e sempre incantevole anche per chi vi è stato molte volte presente.
La folla degli spettatori era immensa. Di rimpetto al Colosseo, sotto la gigantesca arcata centrale del tempio della Pace erano state collocate una banda musicale di 374 suonatori e numerose masse corali. Fu suonato prima l'inno reale italiano, poi quello germanico ed il Wacht am Rhein. Lo spettacolo pirotecnico si alternava con pezzi di musica strumentale e corale, eseguiti con precisione e mirabile accordo. La imponente, massiccia ed oscura massa del Colosseo apparve prima esternamente, poi internamente rischiarata dai vivi e rossi bagliori delle fiamme del Bengala.
Gli Orti Farnesiani, all'arrivo ed alla partenza dei sovrani e dei principi, furono illuminati a luce di magnesio. Vi si trovavano, oltre la corte, il corpo diplomatico in uniforme, deputati, senatori, grandi dignitari dello Stato, consiglieri provinciali e comunali. S'illuminarono uno dopo l'altro, come tanti magici quadri, la parte posteriore del Campidoglio, col Tabulario e l'arco di Settimio Severo; gli avanzi del tempio di Vespasiano, il tempio di Saturno, la colonna di Foca, la basilica Giulia, il tempio di Romolo e Remo, la basilica di Costantino, e l'arco di Tito.
Poi vi fu una grande scappata di razzi dal Colosseo ed una illuminazione generale a bengala di tutti i monumenti del Foro. Mentre gli ultimi razzi guizzavano ancora per l'aria, la musica intuonava la classica marcia dell'Assedio di Corinto ed i sovrani lasciavano, poco prima delle 11, il Palatino, accompagnati fino al Quirinale dalla folla plaudente."
I vagoni del Treno di Pio IX sono trasferiti a Castel Sant'Angelo per le Mostre retrospettive, organizzate nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia.
"Il treno componesi di un vagone da viaggio, di un vagone-cappella e di un vagone piattaforma. Pio IX vi viaggiò pochissimo; e quando gl'italiani entrarono in Roma, il treno passò in consegna alle Ferrovie Meridionali (poi Adriatiche) le quali assunsero anche l'esercizio delle Ferrovie Romane. Per la necessità di sgombrare la stazione di Roma, il treno fu trasferito a Firenze, dove rimase per anni ed anni quasi dimenticato.
Tenutasi nel 1901 a Milano una prima esposizione di locomozione, la Direzione Generale delle Ferrovie Adriatiche ne mandò ad esporre le fotografie, ed allora tornò un poco in onore quel treno papale, che avrebbe figurato anche alla mostra del 1906, in Milano — dove figurava anche la grande carrozza di gala del Papa, costruita nel 1822, regnando Leone XII; ma per metterlo in condizioni di esser esposto, il treno papale richiedeva una spesa non indifferente, che allora nessuno volle fare; e che poi è stata fatta dalle ferrovie dello Stato perchè figurasse nell'odierna esposizione di Roma.
Giacchè l'hanno rimesso in ordine e alla luce, è desiderabile che non ricaschi più nell' oblio e nell'abbandono: lo richiedono ragioni di arte e di storia; e sarà una gran bella cosa se tutte le varie esposizioni di quest'anno ridestreranno l'amore per la conservazione anche di ciò che può parere o troppo contemporaneo o ricordante tempi e regimi tramontati. Vi sono apposta i musei, anche di storia contemporanea e recente, e sono indice di cultura, di amore alle arti e agli studi al pari degli altri."
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
Discorso interventista di Gabriele D'Annunzio alla folla riunita a Piazza del Campidoglio. Al termine alcuni cittadini penetrano nella torre e suonano la campana.
Celebrazioni del VI aniversario della Vittoria. In accordo tra Governo e Municipio, viene di nuovo innalzare la croce sulla torre del Campidoglio. Dopo essere andati a recare portato omaggio al Milite ignoto. il Re e il capo del Governo l'on Mussolini, passano in rivista le forze aeree italiane al Pratone di Centocelle.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
DescrizioneAlta 35 metri, è stata realizzata con laterizi e travertino.
Stampe antiche1911
Aldo Molinari
Festa del cinquantesimo
L'Illustrazione Italiana 1911
1901
Dante Paolocci
La Campana del Campidoglio annunzia la nascita della principessa
L'Illustrazione Italiana 1901
1896
Ettore Roesler Franz
Piazza S. Pietro in vincoli
Roma sparita
1888
Dante Paolocci
Guglielmo II a Roma: Illuminazione del Foro romano e del Colossseo
L'Illustrazione Italiana 1888
1883
Dante Paolocci
Veterani alla Commemorazione di Vittorio Emanuele
L'Illustrazione Italiana 1883
1880
Dante Paolocci
Commemorazione del 20 Settembre
L'Illustrazione Italiana 1880
1871
Bird's eye view of Forum
1851
Tempio di Giove Statore
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1850
Luigi Rossini
Vista del Foro verso il Campidoglio
I principali Fori di Roma Antica
1848
Luigi Canina
Veduta dello stato attuale del Foro Romano
Gli edifizj di Roma antica - Volume II
1840
Paul Marie Letarouilly
Vista generale del Campidoglio
Edifices Modernes de Rome
1835
Domenico Amici
Veduta del Campidoglio
Raccolta delle principali vedute di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Campidoglio
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1835
Giovanni Battista Cipriani
Pianta del Campidoglio
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Domenico Amici
Tempio di Giove Tonante
Raccolta delle principali vedute di Roma
1833
Domenico Amici
Tempio di Giove Statore
Raccolta delle principali vedute di Roma
1833
Giacomo Fontana
Veduta di S. Maria in Araceli
Raccolta delle migliori Chiese di Roma
1830
Agostino Penna
Tempio di Castore e Polluce
Vedute pittoriche de monumenti antichi e moderni di Roma
1830
Agostino Penna
Veduta della Piazza del Campidoglio
Vedute pittoriche de monumenti antichi e moderni di Roma
1828
Luigi Rossini
Veduta del Campidoglio
I monumenti più interessanti di Roma
1828
Luigi Rossini
Veduta del Colle Campidoglio dal Palatino
I sette colli di Roma antica e moderna
1823
Luigi Rossini
Veduta del Foro Romano e del Campidoglio
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1823
Luigi Rossini
Tempio dei Castori
Raccolta delle più interessanti vedute di Roma antica
1822
Luigi Rossini
Parte del Foro Romano e del Monte Capitolino
1818
Pietro Parboni
Arco di Settimio Severo
Raccolta de monumenti più celebri di Roma antica
1814
Christoffer Wilhelm Eckersberg
Campo Vaccino
1799
Giovanni Battista Cipriani
Campidoglio
Vedute principali e più interessanti di Roma
1765
Francesco Panini
Veduta di Piazza del Gesù
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1761
Domenico Montaigù
Veduta del Campidoglio
Nuova raccolta delle più belle Vedute di Roma
1754
Giuseppe Vasi
Palazzi del Campidoglio
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1752
Giuseppe Vasi
Parte di Campo Vaccino
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro II
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta del Romano Campidoglio
Vedute di Roma
1705
Pieter Schenk
Arcus Severiani
Roma aeterna
1705
Pieter Schenk
Templum Concordiae
Roma aeterna
1686
Tiburzio Vergelli
Il Famoso Campidoglio
Il Nuovo splendore delle fabriche in prospettiva di Roma moderna
1686
Tiburzio Vergelli
Chiesa di San Giuseppe sopra le Carceri
Il Nuovo splendore delle fabriche in prospettiva di Roma moderna
1665
Giovan Battista Falda
Altra veduta del Campidoglio
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1665
Giovan Battista Falda
Campidoglio
Nuovo Teatro delle Fabbriche, et edificii sotto Papa Alessandro VII
1641
Israel Silvestre
Veduta del Campidoglio
Antiche e Moderne Vedute di Romae
1625
Giacomo Crulli
Capitolivm
Grandezze della città di Roma antiche e moderne
1615
Aloisio Giovannoli
Templu Iovis Tonatis
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Giacomo Lauro
Capitolii Novi Descriptio
Antiquae Urbis Splendor
1600
Giovanni Maggi
Campidoglio moderno
Ornamenti di fabriche antichi et moderni dell'Alma Citta di Roma
1589
Capitolii Romani Vera Imago
1588
Girolamo Francino
Capitolivm
L'antichità di Roma
1575
Étienne Dupérac
Vista di una parte del Campidoglio
I vestigi dell'antichita di Roma
1569
Étienne Dupérac
Capitolii sciographia
Speculum Romanae Magnificentiae
1565
Bernardo Gamucci
Campidoglio
Libri qvattro dell'antichita della città di Roma
1550
Philip Galle
Piazza del Campidoglio
Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes
1536
Maarten van Heemskerck
Veduta del Campo Vaccino