Storia Monumento

Informazioni storiche artistiche sul monumento

Valutazione: ☆☆★ ★ ★ 3 stelle

Cronologia

23/4/1917: Durante i lavori di consolidamento del viadotto ferroviario presso porta Maggiore, vivne riscoperta una sala basilicale ipogea.

1923: Lo storico francese Carcopino dimostra l'appartenenza della basilica di Posta Maggiore ad una setta neopitagorica. Un passo poco conosciuto di Plinio il Vecchio, accenna ad una certa erba che aveva la proprietà di rendere affascinante all'altro sesso chiunque riusciva a trovarla nelle campagne, “a ciò credevano non solo quelli che si interessavano di magia, ma anche i pitagorici”. La cosa capitò a Faone, e la povera Saffo, innamoratasi perdutamente di lui senza esserne corrisposta, si uccise lanciandosi dal promontorio di Leucade. L'episodio fa parte degli stucchi della basilica, ed occupa anzi una posizione predominante: tutta la parte superiore dell'abside semicircolare. Lo storico francese attribuisce l'appartenenza de complesso agli Horti Tauriani, proprietà di quel Tito Statilio Tauro citato in giudizio per pratiche magiche da Agrippina, la madre di Nerone, e che per non subire l'onta del processo, si tolse la vita nel 53 d.C.. Avrebbe dunque potuto far parte di una setta misterica (che fornì il pretesto alle accuse di magia) e la Basilica (presente a margine degli Horti Taurian) la sede di un culto neopitagorico. La datazione dell’ipogeo corrisponde infatti al periodo in cui il patrizio romano era in vita.

1927: In monografia sulla bailica ipogea di Posta Maggiore, Il Bendinelli sostiene che la struttura serviva da grande tomba per una ristretta cerchia di aristocratici. Gilles Sauron, conferma la proprietà alla famiglia degli Statili, identifica l'edificio come la tomba di un altro Tito Statilio Tauro, vissuto trenta anni prima, collaboratore di Augusto e console nel 11 d.C. insieme a Marco Emilio Lepido.

1951: Per salvaguardare la Basilica ipogea di Porta Maggiore, dalle vibrazioni della soprastante ferrovia e dalle infiltrazioni umide, lo staff tecnico delle Ferrovie di Stato, sotto la direzione dell'ing. Ezio Orlandini, procedono con una imponente opera di consolidamento. La Basilica viene inscatolata in un solido involucro di calcestruzzo armato. Mediante opportuni condotti di sfiato collegati con l'esterno è garantita la ventilazione degli ambienti sotterranei. I lavori di isolamento della struttura, costati 320 milioni di lire, impiegano 1.000 quintali d’acciaio e 5.500 mc. di cemento.

Descrizione

La basilica, che si trova a margine degli Horti Taurian, fu operativa solo per pochi anni, come si ricostruisce dallo stato di conservazione di affreschi e muratura e dal fatto che non fu mai più riutilizzata. Fu completamente interrata e occultata o per una damnatio memoriae voluta dell’autorità imperiale o per deliberata scelta del proprietario che volle portare con sé, prima della condanna e del suicidio, i segreti di questi culti misterici.

Per la costruzione si adottò un metodo semplice ed economico: si scavarono nel tufo trincee e pozzi, che vennero poi riempiti con un getto di conglomerato cementizio di calce e pozzolana misto a scaglie di selce, divenendo rispettivamente i muri perimetrali e i pilastri divisori dell'aula.

Interni

L'impianto architettonico si compone di un corridoio di accesso che scendeva lungo il lato settentrionale del complesso per poi piegare ad angolo retto e raccordarsi al Vestibolo, caratterizzato da una pianta quadrangolare di 3,6 metri, con volta a padiglione traforata da un lucernario.

L'apparato decorativo viene arricchito dall'uso della policromia sia sulla volta, anche qui ripartita in quadretti figurati, sia sulle pareti dove si ripetono i temi paesaggistici vivacizzati dalla presenza di uccelli e ghirlande floreali.

Nelle due vele principali, racchiuse in medaglioni, sono raffigurate Menadi a cavallo di pantere, e nei campi minori sono rappresentati Eroti con anfore, con tiro di capre, con farfalle, oppure candelabri. Gli stucchi bianchi racchiusi in cornici, sono quasi scomparsi e ne rimangono solo le impronte. Un fregio in morellone accompagna lo stacco tra la volta e tra le pareti.

La base invece decorata da uno zoccolo dove sono presenti afferschi del III stile, quadretti con paesaggi, uccelli e figure femminili con ghirlande e strumenti musicali. Il pavimento è realizzato a mosaico con tessere bianche nello sfondo e due fasce nere lungo i muri perimetrali. e spighe agli angoli. Al centro si trova un tombino per drenare le acque che entravano dal lucernario, anch'esso circondato da una doppia cornice nera con quattro spighe.

Dal vestibolo si entra nell'aula principale di 12 metri di lunghezza, 9 di larghezza, 7 di altezza e 108m² di superfice, suddivisa da sei pilastri in tre navate coperte con volte a botte. La centrale più ampia, presenta sul fondo un'abside. L'allineamento della sala sull'asse est (abside) ovest (vestibolo), permetteva di illuminare al tramonto l'abside, tramite la luce del lucernario.

Cornici modanate delimitano specchiature geometriche con rappresentazioni figurate con temi della mitologia classica, di rituali mistici o scene di vita quotidiana: figure femminili e di offerenti, vasi, candelabri, strumenti musicali, mense. Realizzati utilizzando grassello di calce (un legante a presa aerea composto da idrossido di calcio e acqua) e polvere di marmo. Il bianco è il non-colore dominante di questi interni e bianco era il colore distintivo dei pitagorici e, in quanto leukòs, cioè luce, gradazione simbolica dell’apollineo. Febo è il dio della solarità mediterranea.

Nell'abside è rappresentata la poetessa Saffo che si lancia dalla Rupe di Leucade, al cospetto di Apollo e Feonte. Leucotea apre il suo velo e Saffo è accolta da un tritone. La scena rappresenterebbe la purificazione dell'animo dal peso della materia e la sua metempsicosi in una vita diversa, secondo l'insegnamento di Pitagora e seguito dai neopitagorici.

Sulla volta della navata centrale sono raffigurati Medea che offre una bevanda al drago che custodisce il vello d'oro, Calcante nell'atto di recidere le chiome ad Ifigenia, Ercole e Minerva, Paride ed Elena, uno dei Dioscuri che rapisce Leucippe, Oreste ed Elettra, Ulisse ed Elena, Ercole che lotta con un mostro marino, il Centauro Chirone e Achille, Calcante e Ifigenia, Arimaspi (uomini con un unico occhio) che lottano con grifoni, i segni zodiacali del Toro e dei Gemelli, una scena campestre, una danza grottesca, giochi della palestra, palmette, candelabri, donne con anfore, maschere di Ammone, Attis, un matrimonio, un maestro di scuola, candelabri e vittorie.

Le decorazioni del fondo delle navate laterali sono delle figure con braccia aperte e un fiore in ciascuna mano (in alto) e suppellettili varie (in basso).

Sulla volta della navata laterale sinistra sono raffigurati teste di Meduse, Nereidi, Vittorie alate, Apollo e Marsia, Fedra ed Ippolito, oggetti rituali, il culto del liknon, la danza di Agave, il culto del serpente.

Sulla volta della navata laterale destra sono rappresentati maschere gorgoniche, scene di sacrificio e liturgiche, gruppi sacri, un Erote con vasca, un Erote in corsa, Nereidi, Baccanti, Meduse, Danaidi, Oreste e Polissena, Hermes ed Alcesti, il culto del capriolo, il filo di Arianna.

Su ogni pilastro vi erano raffigurati due quadri: in uno Ercole è seduto con una delle Esperidi che gli consegna i pomi. Sono raffigurati anche ritratti. Sull'interno dei pilastri si trovano raffigurati candelabri. I fori al centro di ogni arcata testimoniano la presenza di lampade ancorate in sospensione con catene.

Il pavimento dell'aula è ricoperto da un mosaico a tessere bianche, con due fasce a tessere nere che incorniciano i muri perimetrali, i pilastri e le basi che si trovavano davanti ad essi e al centro delle campate, asportate in epoca antica.

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