Informazioni storicheData: 1886 / 1890
Codice identificativo monumento: 685
CronologiaIl Consiglio Comunale adotta il Piano regolatore redatto dall'ing. Viviani, sostanzialmente identico a quello del 1873 con alcune modifiche.
Vengono redatti i piani esecutivi, da sottoporre all'approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: Palazzo di Giustizia in Prati; Palazzo dell'Accademia delle Scienze; Piazza d’Armi; Caserme in viale delle Milizie (due reggimenti di fanteria) e a Castro Pretorio (reggimento di artiglieria), nuovo Ospedale Militare al Celio; Ministero della Guerra in via XX Settembre; Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale; Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede)
Vengono inoltre pianificati: Traforo Umberto I (per collegare piazza di Spagna a via Nazionale); Stazione ferroviaria a Trastevere (più a nord, all'interno delle mura di come venne poi realizzata); Magazzini Generali sulla via Ostiense; Mattatoio a Testaccio; nuovi ponti sul Tevere.
Le principali opere urbanistiche sono: trasformazione dell'area tra la stazione Termini e via Nazionale come nuovo ingresso monumentale (con la realizzazione della fontana delle Naiadi e dell'emiciclo porticato di piazza Esedra); una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”.
Definiti vari allargamenti: piazza Venezia e piazza di Trevi; via del Corso (parzialmente su Piazza Colonna); via di Monserrato; da Via dei Giubonari a ponte Sisto (non realizzato); Via dei Delfini - Tribuna Campitelli; Piazza Montanara fino a Piazza Campitelli (per liberare la visuale sul Teatro di Marcello).
Definite nuove strade di collegamento: prosecuzione della via Nazionale fino a Ponte Sant'Angelo (con larghezza di 20 metri); Via del Tritone (Piazza Barberini Corso); via Zanardelli (Piazza Navona Prati); Via Arenula Largo Argentina (Via Nazionale Trastevere); Piazza Venezia Fori Colosseo; via Cavour e via Giovanni Lanza (per collgeare il nuovo quartiere Esquilino);
Risanamento igienico-sanitario delle aree insalubri e la destinazione a verde pubblico di oltre 200 ettari (sistemazione del Colle Oppio e Gianicolo); ampliamento di Testaccio; edificazione di una parte di Trastevere (nei pressi di piazza San Cosimato), Colle Aventino e Celio; completo rinnovamento urbano del Ghetto (con demolizioni, rialzamento del suolo e nuove abitazioni).
Viene inoltre programmata la realizzazione di un nuovo quartiere a maglia ortogonale fuori Porta del Popolo: il Flaminio, “di estensione di circa 18 ettari e che potrebbe contenere 9mila abitanti”, con una monumentale strada circondata da parchi che portava da Porta del Popolo a Ponte Milvio, poi lambiva i Parioli e giungeva fino all'Acqua Acetosa, la Passeggiata Flaminia.
Inaugurazione del nuovo Ponte Palatino:
"Nel nostro numero dell'8 novembre 1885 demmo già un accenno di questo nuovo ponte da costruirsi in Roma, in sostituzione dell'antico Ponte Rotto o Palatino, per mettere in comunicazione diretta i centri popolosi di Via Montanara e di Piazza dei Cerchi col quartiere di Trastevere e con la sua nuova stazione ferroviaria.
Il progetto studiato per conto dell'Ufficio del Tevere, è dell'ingegnere del Genio Civile, signor Augusto Polidori il quale è stato poi il direttore dell'intera costruzione.
I lavori principiati nel novembre 1886 sono terminati coi primi di quest'anno. Essi vennero assunti dall'Impresa Ischokke e Terrier, la quale cedette, alla sua volta, tutti i lavori della parte in ferro all'Impresa Italiana di Costruzioni metalliche.
Nel suo complesso il nuovo ponte è largo 20 m. come il ponte Garibaldi, e consiste in sei grandi travate continue, parallele, tutte sottoposte al piano stradale. Queste sei grandi travate oltre che sulle spalle estreme poggiano su quattro pile intermedie, disposte a ventaglio, per passare gradatamente dall'obliquità d'una spalla a quella dell'altra, e per assecondare i filoni dei due rami del fiume che dopo oltrepassata l'isola Tiberina tendono a riunirsi su uno solo. Sull'asse queste pile sono presso a poco equidistanti fra di loro m. 32 per cui l'intera lunghezza del ponte da spalla a spalla, risulta all'incirca di m. lin. 160.
Le fondazioni furono eseguite col sistema dell'aria compressa, adottato ormai generalmente per tutti i lavori della sistemazione del Tevere.
Le parti in vista delle murature vennero costruite in travertino della cava del Barco presso Tivoli, la stessa che all'epoca dei Romani fornì i blocchi pel Colosseo e per gli altri grandi monumenti della città. Di questo materiale furono fatti anche i lavori di finimento più delicati, come i cappelli delle pile, e i parapetti delle piazzette in corrispondenza delle spalle.
Le parti in vista delle travate furono decorate con cornici e colonne in ghisa, che pur lasciando alla costruzione il suo carattere moderno di opera in ferro le hanno dato un'impronta grandiosa quale si conviene ad un ponte nell'interno di una città come Roma.
Compresi i marciapiedi in asfalto, eseguiti dalla ditta Parboni, e la pavimentazione della carreggiata in legname, eseguita dalla ditta Trémont, il costo dell'intera costruzione non supera due milioni.
È sperabile che il Comune pensi ora a sistemare le strade d'accesso onde tanto denaro speso e simile opera grandiosa diventino di vera utilità pubblica.
Con la sistemazione della sponda anche la celebre Cloaca massima ha cambiato d'aspetto, essa rimane ora incorniciata da un grandioso arco che sostiene il Lungotevere — e il tempio di Vesta, che godesi intiero dalla piazza della Bocca della Verità, vedesi dal ponte tagliato a metà per l'alzato livello delle sponde."
Regate sul Tevere:
"Verso le 3 pomeridiane del 15 maggio, le due sponde del Tevere, comprese fra Marmorata e il ponte della ferrovia, offrivano uno spettacolo animatissimo: si può dire che quasi tutta Roma si era riversata su quel tratto del classico fiume.
Sulla riva destra, diverse tribune, a breve distanza l'una dall'altra, accoglievano gli invitati e i fortunati arrivati in tempo a comprarsi una sedia, che veniva poi offerta cavalierescamente alle signore in ritardo.
Alle 3 e un quarto, giunse il Re in victoria, accompagnato dal generale Pallavicini, e seguito in un'altra vettura dal prefetto Gravina e dal conte Giannotti. Sua Maestà fu ricevuta dal principe Don Prospero Colonna, presidente del R. Club dei canottieri del Tevere.
Poco dopo l'arrivo del Re, giunse la Regina, accompagnata dalla principessa Pallavicini e dal marchese Guiccioli. Il principe Colonna le offerse, a nome del Club, uno splendido mazzo di rose tea. La Regina, ringraziando, ascese, al braccio del Re, la tribuna reale, che era stata disposta nel punto più elevato, dominante il fiume, ed era riparata dal sole, che scottava davvero, da una tenda bianca e azzurra.
Mentre si attendeva la prima corsa si andò a fare un giro per le sparse tribune. Tutto ciò che di bello, di elegante e di simpatico sa presentare Roma, quando ne ha voglia, avea trasformato in un giardino ridentissimo quel tratto di spiaggia desolata.
Ma eccoci alla prima corsa: il fiume si popola di barche, barchette, vaporini, carichi di signore e di amatori del canottaggio. Partono dal ponte Palatino le tre canoe a quattro vogatori, che prendono parte alla gara reale.
I canottieri della Società Cerea di Torino prendono subito il vantaggio su quelli della Società Armida, pure di Torino, e sui canottieri del Tevere. Al giro delle boa ritornano fino al palco reale sempre i primi, fra vivi applausi. Giungono secondi quelli del Savoia di Torino, e terzi i canottieri del Tevere.
La seconda corsa è stata vinta dalla Società Nino Bixio di Piacenza. Nella terza gara del Rowing Club Italiano, giunsero primi Iris e Renzo della Società di Torino; secondi Andreina dei canottieri del Tevere e Lete di Torino.
Quarta gara del Tevere: giunse primo Armida dei canottieri del Tevere, secondo Isolina della Società livornese.
Quinta gara: Pontieri: ossia barconi da ponte a dieci rematori e timoniere. Sono tutti soldati del 4° reggimento genio. Il barcone con bandiera bianca guadagna il premio.
Sesta gara delle patronesse. Vince il primo premio Tanaro, di Torino: arriva seconda Mignon, pure di Torino.
Settima e ultima gara delle città italiane, combattuta da skiff's ad un vogatore. Giunge primo Ratonju, secondo Lete; tutt'e due di Torino.
Dunque il Po, nelle regate di Roma, ha voluto mantenere la legittimità del suo nome di primo fiume d'Italia.
I canottieri del Tevere hanno fatto splendidamente gli onori di casa... e, si potrebbe anche dire, dell'acqua."
Progetto
Stampe antiche