Informazioni storicheData: 1585 / 1587
Codice identificativo monumento: 7042
CronologiaPapa Sisto V inaugura il nuovo acquedotto chiamato in suo nome Felice. La cerimonia presso la fontana terminale, pur essendo priva degli ornamenti definitivi.
Viene deviata la conduttura dell'Acquedotto Felice nel tratto che parte dall'Arco di Sisto V.
Nella via di porta s. Lorenzo, costruendosi le fondamenta di un nuovo tronco dell'Aquedotto Felice, sono state trovate reliquie di privati edifizi, ed una colonna di cipollino lunga met. 4,00, ancora fissa sulla sua base. Sotto questi avanzi esiste una rete vasta e profonda di latomie di pozzolana.
Rodolfo Lanciani.
La società delle Mediterranee sta costruendo una ampia stazione militare, nel suburbio fra le vie Tusculana e Labicana, e precisamente nello spazio compreso fra il Ponte Lungo e l'acquedotto Felice, di prospetto alla vigna Serventi. Questa nuova stazione è già unita, o lo sarà fra breve, con le linee di Firenze, di Sulmona, di Napoli, di Pisa ecc. mediante bracci transversali a doppio binario, lunghi complessivamente quattro chilometri.
Tutto ciò dà luogo a considerevoli tagli e trasporti di terra, talvolta superficiali, più spesso profondi (sino a 20 metri) ed all'attraversamento, in due punti, degli acquedotti dell'Aniene vetere, Marcia, Tepula, Giulia, Claudia, Aniene nuovo, Alessadrina, e Felice.
Le scoperte finora avvenute sono qui appresso descritte secondo l'ordine della loro distanza dalla porta Maggiore.
Spianandosi il terreno ondulato della vigna di s. Marcello, è stata rimessa in luce una rete di cunicoli, scavati nel tufo, con la volta a tutto sesto, e con volta e pareti intonacate di stucco bianco. La sezione dei cunicoli è di circa un metro: l'altezza di due. Devono aver servito per serbatoio d'acqua. Sopra di essi s'incominciano a scoprire avanzi di costruzioni reticolate e laterizie, avanzi di villa o casa rustica del 1° secolo dell'impero.
Fra le terre di scarico provenienti da questo terreno ho raccolto quattro frammenti di vasi campani, a vernice nera iridescente, indizio di sepolcri del 4º e 5° secolo avanti l'era volgare, manomessi in epoca che non è possibile determinare.
Nel viale che conduce al casino e nella scala esterna del casino stesso stavano messi in opera due marmi letterati. Il primo contiene la seguente epigrafe, alquanto corrosa dall'attrito. La lastrina misura m. 0,42 X 0,24.
D M SABINIO SABI NIANO EX OPTI ONE CORTALE MIL AN XVII OPTI O MIL AN VIIII VIX AN XXXX NA TION RAET CLAV DIVS DIODORVS HER B M F
La seconda iscrizione è incisa, a lettere di tipo severiano, su d'una stele marmorea, alta m. 0,80 larga 0,50, con antefisse e timpano curvilineo, nel quale è scolpita di bassorilievo la figura della defunta, distesa sul letto funebre.
D M VLPIA DANAE EX MAVRETANIA CAESARIENSI V A XXIIX C VALERIVS MAXIMVS DECVRIO ALAE ATECTORIGI ARSE EXERCITVS MOESIAE INFERIORIS CONIVGI ENTISSIMAE FECIT
Nell'area circostante al casino, dalla parte di tramontana, sono state rimessi in luce cassettoni alla cappuccina, con lo scheletro disteso sopra un piano di tegoloni bollati. Provengono da questi cassettoni alquante lucerne di buona conservazione, col sigillo CLOLDIA, e monete del secolo terzo incipiente.
L'acquedotto Felice è stato troncato in due punti: a circa 100 m. a monte del bivio delle linee di Napoli e di Civitavecchia: ed al primo chilometro del vicolo del Mandrione, sulla destra di chi volge alla porta Furba. Nell'uno e nell'altro luogo si è riconosciuto che l'acquedotto sistino è fondato sui piloni della Claudia, costruiti di grandi massicci di peperino, con fodere e rinforzi di cortina severiana. Più a monte, nella contrada di porta Furba, l'acquedotto stesso è fabbricato sui piloni della Marcia.
È degno di nota il ritrovamento di alcuni pozzi scavati quasi a contatto delle arcuazioni, a profondità che variano dai 15 ai 25 metri. Il più profondo di tutti, scoperto nella vigna Marolda-Petilli conserva ancora tre metri di acqua, ed ha la tromba munita di pedarole.
Nell'anzidetta vigna Marolda, posta tra la ferrovia Napoli ed il vicolo del Mandrione, sono tornati in luce bellissimi avanzi di un edificio composto di due parti distinte. La parte più antica è fabbricata con massi di tufo, grossi m. 0,60, ed intonacati sulle due facce: la più recente mostra le pareti di eccellente reticolato, con intonaci dipinti a colori vivacissimi.
Vi sono cripte, e voltoni sotterranei illuminati da feritoie frantumi di mosaici monocromi e policromi a tessere di smalto; incrostazioni marmoree, nelle quali prevale il broccatello tagliato a striscie sottili, con guide di rosso, ed altre decorazioni proprie di nobile residenza suburbana.
Nella parte rustica si trovano cocci di dolii, e vasi da semenzaio. Il fabbricato confina con un diverticolo che univa il Mandrione (antico) con la Labicana.
La ferrovia taglia questi ruderi sotto un angolo assai acuto, e per la sezione di pochi metri; di maniera che è quasi impossibile riconoscerne la disposizione architettonica.
Rodolfo Lanciani.
Troncandosi l'acquedotto Felice, sulla linea di congiungimento della nuova stazione tuscolana con le linee di Sulmona e di Orte, si è potuto mettere in chiaro che quando l'architetto Fontana scelse i piloni della claudia-aniene nuovo a sostegno dei nuovi fornici, distruggendone al tempo stesso quasi tutta la parte emergente da terra, ogni traccia della primitiva opera a bugna di sperone era scomparsa da secoli.
Rimanevano in piedi le sole fodere e volticelle di sostegno, in cortina dei tempi adrianei, con altri piloni e controfodere del secolo IV scadente.
I mattoni impiegati nei primi restauri portano tutti l'impronta circolare: QOPPINATALIS
I materiali impiegati nei secondi sembrano essere stati raccolti alla rinfusa dai terreni vicini, e comprendono scaglie di marmi scolpiti, pezzi di cocciopisto, ed anche frantumi di lapidi sepolcrali, come il seguente: CORIN ...| VERN ...|QVETE M ...| SIMA FIL
Parallelamente all’acquedotto, ed alla profondità di m. 0,60 corre, in direzione della città, una condottura per irrigamento, composta di diote a larga pancia, ognuna delle quali ha la punta (spezzata) commessa nella bocca della vicina, e cementata con cemento di stucco ed olio.
La collina, sulla quale sorge il casino della vigna, già distrutta, di s. Marcello, è perforata per lungo e per largo da una rete cunicolare i cui bracci s'intersecano ad angolo retto. Le gallerie misurano m. 1,75 di altezza, m. 0,89 in larghezza ed hanno pareti a volta intonacate di stucco tenace e bianchissimo, grosso ben tre centimetri.
A più bassa profondità si trovano arenarie, forse dell'epoca romana, essendovi stata raccolta una lucerna liscia, segnata col bollo PROCLI.
Il centro della collina era occupato da una fabbrica, abbattuta dai frati di s. Marcello quando costrussero il casino sopramentovato. Ad essa appartiene un pavimento di mosaico col campo bianco racchiuso da fascione nero, incominciato a scoprire di questi giorni.
Rodolfo Lanciani.
Progetto
Committenti e finanziatori
Stampe antiche1862
Avanzi dell'Aggere e del muro di Servio Tullio
Annali dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica
1836
Pianta della Villa Massimo alle Terme Diocleziane
Notizie istoriche della Villa Massimo alle Terme Diocleziane
1833
Agostino Tofanelli
Acqua Felice e Porta Furba
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1827
Sorgenti dell'Acqua Felice a Pantano
1824
Pietro Parboni
Acquedotto dell'Acqua Felice
Giornata Toscolana
1818
Villa del Drago
Catasto Urbano
1809
Charles Percier e Pierre Fontaine
Vue de la Villa Negroni
Choix des plus célèbres maisons de plaisance de Rome et des ses environs
1756
Giovan Battista Piranesi
Tavola degli acquedotti di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1683
Giovan Battista Falda
Pianta di Villa Montalto
Li Giardini di Roma con le loro piante
1615
Aloisio Giovannoli
Basilica di Caio e Lucio
Vedute degli antichi vestigj di Roma