Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 7131
CronologiaDurante i lavori per la ristrutturazione di via Urbana, alle falde del Cispio nel lato prospicente il Viminale, viene scoperto (e distrutto immediatamente) una antica sala absidata divisa da colonne di granito in tre navate e coperta da volte a botte con navata centrale più ampia. Le pareti erano decorate da crustae marmoree e mosaici; sull'arco centrale erano raffigurati viticci nascenti da un cratere con eroti. Sui pilastri, luperci con fruste; al colmo del catino dell'abside, medaglione in stucco con Marte armato di lancia; nell'abside alcuni gradini conducevano ad un altare e sulla parete, un pannello, anch’esso in mosaico, con la raffigurazione della lupa che allatta Romolo e Remo.
Cosi racconta Rodolfo Lanciani nel Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma del 1891.
Il ritrovamento è descritto alla p. 285 del codice barberiniano, dove Giacomo Grimaldi dà un disegno prospettico (mal fatto, ma sufficiente allo scopo) di un'ignoto edificio, scoperto a suo tempo nella regione del vico patricio. Egli lo chiama Romuli temprum apud s. Mariani Majorem, e lo dice « detectum anno 1613 Ian. 8 ascendendo clivium dextorsum e regione sancti Lanrentii in pane et perna ». Il bozzetto del Grimaldi è accompagnato dalla seguente postilla:
« Ab ecclesia sanctae Enphemiae in vico patricio, sita in angulo quadrivii dextro, elivum s. Mariae Majoris ascendendo, nunc profanata in cryptis et ruinis, e regione s. Laurentij in pane et perna, dextrorsum extabat hujusmodi templum, tres habens naves fornicatas: laterales satis angustae: extremi parietes paucis lapidibus serpentinis, porfireticis, cinericiis et albis incrustati: fornix quatuor columnis ex granito nitebatur. Fornix altaris binis parastatis musivo pictis, cum vite, racemis uvarum, et pueris ornatus. In utroque ipsarum latere dicto opere duo nudi luperci efficti erant, gestantes ferulas intortas. Luperci enim sacerdotes erant Panis dei pastorum, qui lupercaliorum die nudi per urbem cursitabant.... Sopra altare, in rota gypsea, figura musiva lanceam tenens: Martem dicebant. In fronte, tessellato pariter opere, cernebatur lupa Romulum et Remum lactans, cui subjacebat ani lateritia, aliquot gradibus sublevata ».
Fra le schede domane, conservate nella Nazionale di Firenze, il mio amico comm. Alessandro Bardi, consigliere della r. Legazione a Bruxelles, ha trovato la seguente, che ripete press'a poco gli stessi particolari:
« Anno MDCXIII, in ea parta collis Exquilini quae aspicit Viminalem aedemque D. Laurentij in Pane et Penìa, non longe a basilica B. Mariae in Exquiliis, secus aedem D. Euphemiae, detectum fuit, inter parietinas antiquas, templum modicum Komuli creditum, trinis fornicibus constans, quorum medius caeteris latius. Intus incrustatum erat crustis porphyreticis aliorumque marmorum crustis. In fronte interiori altare sitimi erat aliquot gradibus elatum : aliquanto altius in pariete depicta lupa Eomulum et Remimi. lactans, ex opere musivo. In abside quidam vir bastam gestans, quem nonnulli Martem, alii gladiatorem putabant ».
Dietro la chiesa di s. Lorenzo in Panisperna, dalla parte di mezzogiorno, furono rinvenuti altri muri di opera reticolata, identici nella forma agli altri descritti, e sepolti alla profondità di met. 4,00.
A questi avanzi è addossato un arco di piccoli cunei di tufa, il quale si apre nel mezzo di una parete reticolata lunga met. 7,00. Vi è stata scoperta altresì una scala di materiale, coi gradini larghi met. 1,30, vicino al cui ingresso giacevano due colonne di marmo, alte met. 1,85 coi loro rispettivi capitelli a foglie d’acqua, e basi attiche. Le marche dei mattoni leggono: EX PIVLLE ALB OPHERMIAE APRET PAET COS PAEEFAPRON... ZOSIM ANNI eri.
Gli oggetti principali restituiti dallo scavo sono: un piatto di lucerna fittile con il rilievo della cicogna; un capitello corinzio di pilastro in marmo; tre lucerne fittili; nove anfore; un orciuolo; un balsamario; e due crani umani.
Giuseppe Fiorelli.
Sul lato settentrionale della via Balbo, alla profondità di met. 15 è stata scoperta una fila di camere coperte a volta, framezzate da una scala, coi gradini di travertino. In cima di esse è stata ritrovata la trabeazione di una nicchia o di una edicola, intagliata in due massi di marmo, lavoro elegantissimo dei tempi severiani.
Intrapresi nell'orto adiacente alla chiesa di S. Lorenzo in Panisperna gli sterri necessari al prolungamento del via Balbo, si sono incontrati molti avanzi di antiche fabbriche private, costruite in opera laterizia.
I lavori pel prolungamento della via Balbo, attraverso l'orto adiacente alla chiesa di s. Lorenzo in Panisperna, han fatto tornare in luce un bellissimo musaico a colori, che costituisce il pavimento d'una piccola camera da bagno. Sfortunatamente in più parti è guasto e mancante; ma ciò che rimane basta a farne apprezzare l'eccellenza dell'arte e la finezza veramente meravigliosa.
Rappresenta una grande varietà di pesci, di crostacei e di molluschi, nuotanti nel mare, effigiati con ogni verismo nella forma, nei colori ed in tutti i particolari proprî delle varie specie. Il fondo del musaico è di color verde, e figura l'acqua marina.
Di bell'effetto è il gruppo centrale, ove si vede un grande polipo che abbranca un'aragusta, la quale alla sua volta tiene afferrata una murena. Gira attorno al musaico una larga fascia, o fregio, con volute elegantissime di fogliami, ai quali s'intrecciano graziosi uccelli variopinti, rettili ed altri animaletti di varia specie.
Siffatta decorazione appartenne certamente ad un cospicuo edificio da bagno, del più splendido tempo dell'arte. Da antichi documenti ecclesiastici sono menzionate le thermae Olympiadis in questo punto del Viminale, ove trovasi edificata la chiesa di s. Lorenzo (cfr. Becker, Topogr. p. 566, 567): ma di cotesto edificio null'altro sappiamo.
Giuseppe Gatti
Continuandosi lo sterro presso la chiesa di s. Lorenzo a Panisperna, per il prolungamento della via Balbo, si sono trovati due sepolcri, formati a cassettone. Ciascuno di essi, oltre poche ossa sconvolte, conteneva un balsamario di vetro, di perfetta conservazione.
Demolito ivi stesso un muro dei bassi tempi, sono stati recuperati i seguenti avanzi di sculture:
a) Statua virile ignuda, grande circa il vero, mancante della testa, delle braccia e della gamba sinistra. Presso il piede destro è un tronco di vite. Probabilmente è una immagine di Bacco.
b) Statua virile, circa 1/3 del vero, mancante soltanto dello braccia e della gamba sinistra, della quale però è conservato il piede. Presso il piede dritto rimangono le quattro zampe di una pantera; ciò 221 caratterizza il monumento per un simulacro di Bacco.
c) Piccolo torso di statua di Diana, con la tunica cinta sotto il seno e col balteo attraverso il petto.
d) Piccolo torso di Mercurio, con la testa coperta del petaso alato, n inserita nel busto. La scoltura è abbastanza bene conservata.
e) Testa, come sembra, di Cupido, ma assai danneggiata.
f) Nove altri frammenti di statue, di minore importanza.
Procedendo innanzi il medesimo sterro, a circa m. 50 a nord di quella piccola stanza da bagno, decorata con finissimo musaico nel pavimento, di cui si disse nelle Notizie del passato mese (p. 437), è tornata all'aperto un'altra camera da bagno, di forma circolare e di vaste dimensioni. È rivestita di un grosso strato di calcestruzzo, ma non vi sono conservati ornamenti di sorta.
Giuseppe Gatti.
Proseguendo i lavori per la nuova via Balbo, attraverso l’orto annesso al monastero di s. Lorenzo in Panisperna, si è rinvenuta una statua di Mercurio, alla metà in circa della grandezza naturale. La figura è ignuda, ed un semplice mantello, fermato sulla spalla destra, gli copre il dorso e si ripiega sul braccio sinistro. Sul capo ha il petaso alato, e nella mano sinistra stringeva il caduceo. La statua è mancante del braccio dritto, della mano sinistra, e della metà inferiore delle gambe. Inoltre è stata recuperata una scoltura marmorea, che è la pianta di una statua o piuttosto di un gruppo. Vi rimane il piede sinistro di una figura, assai bene modellato; e dinanzi ad esso, parte di una pelle leonina.
Ivi stesso sono stati raccolti, fra le terre, due piccoli torsi virili, assai danneggiati; una piccola base coi piedi di una statua muliebre; due balsamari di vetro; due bandelle di bronzo, e quattro lucerne fittili, nel piatto delle quali sono rispettivamente rilevati un gallo, un delfino, un Sileno ed una Vittoria.
Giuseppe Gatti.
Dagli sterri presso Panisperna proviene un pezzo di fregio marmoreo, su cui rimane soltanto una testa muliebre con lunghi capelli disciolti. È stato pure raccolto nel medesimo luogo un fondo di vaso a vernice nera, con graziosa figurina d'Ercole impressa a rilievo.
Demoliti poi alcuni muri dell'edificio balneare, che già fu quivi riconosciuto negli sterri precedenti (cfr. Notizie 1888, p. 437, 492), sono stati recuperati i seguenti oggettii: a) parte del rivestimento di una parete, formato di musaico bianco e nero ed adorno di conchiglie; b) plinto di statua, della quale rimane soltanto il piede destro poco maggiore del vero, e ben modellato. Sul plinto è inciso il nome IHANAIOQN; il quale re di Atene doveva essere rappresentato in questo marmoreo simulacro; c) pilastrino in marmo baccellato, alto m. 1,25; d) frammenti di transenna marmorea; e) frammento di fregio in terracotta, con parte di bove in rilievo; f) grande vaso fittile, in forma di tino, del diametro di m. 0,40.
Giuseppe Gatti.
Relazione di Rodolfo Lanciani su un insigne larario scoperto presso il Vicus Patricius:
Alla p. 285 del codice barberiniano, il Grimaldi dà il disegno prospettico (mal fatto, ma sufficiente allo scopo) di un'ignoto edificio, scoperto a suo tempo nella regione del vico patricio. Egli lo chiama Romuli temprimi apud s. Mariani Majorem, e lo dice « detectum anno 1613 Ian. 8 ascendendo clivnm dextorsum e regione sancti Lanrentii in pane et perna ».
Il disegno che pubblico nella tav. XII-XIII non è quello del codice barberiniano: ma una replica in proporzione maggiore, della quale non ricordo l'autore, avendo perduta la scheda relativa. Benché rozza, e anche più brutta della grimaldiana, è forse più esatta, specialmente nel numero delle colonne che furono quattro e non sei, e nelle postille relative agli ornamenti di mosaico.
Si vede nell'abside la scala, l'altare e sopra di esso, il quadro rappresentante la lupa con Romulo et Remo di musaico. Dai lati vi sono i luperci con le ferole: nella volta uno che pareva gladiatore con una lancia, altri dicono Marte. La mostra dell'archivolto era fatta di mosaico co vite di uva: le parastate avevano pure tralci con pampini e grappoli, nascenti da vasi di musaico. Segue la descrizione generale del sito: « A di 8 di gennaio 1613, questo è un tempietto antico di Romulo scoperto vicino s. Maria Maggiore, passato la chiesa di s. Eufemia hora profanata à mano diritta nell'anticaglie di rimpetto a s. Lorenzo in pane et perna, era incrostato dentro di pietre piccole serpentini marmi porfidi et haueva tre nane, quella di mezzo grande le altre doi anguste assai: le volte delle navi erano sostentate da quattro colonne di grannito. in faccia vi era la lupa con Romolo et Remo di mosaico, intorno una vite che esce da un vaso con alcuni putti che tengono li rampazzi di uva, et doi luperci nudi co le ferole, di musaico ogni cosa ».
Non è difficile determinare con precisione il sito della scoperta. Prima della riforma stradale di Sisto V, e della costruzione della via rettilinea fra il Quirinale (ss. Domenico e Sisto) e l'Esquilino (s. M. Maggiore), duravano ancora in piedi sul lato sud del vico patricio il monastero e la chiesa antichissima di s. Eufemia.
Se ne ha memoria nelle piante della città anteriori al secolo Vili, nelle quali sono collocati di prospetto a s. Lorenzo in Formoso. Nella vita di Leone III sono posti insta titolimi Pudentis. I descrittori della Roma sacra, sulla fine del secolo XVI e sul principio del seguente, ne additano le vestigia sull'angolo del quadrivio, a destra, voltando da via Urbana verso s. M. Maggiore, cioè nell'area della casa Vannutelli che porta i numeri 12, 13, 14. 11 Lonigo, finalmente, ap. Armellini Chiese p. 142, la ed., dice che il monastero fu dismesso al tempo di Sisto V.
Si vede dunque che Sisto V, nel demolire le fabbriche che si trovavano sul tracciato del suo rettifilo Magnanapoli Panisperna s. M. Maggiore, troncò il monastero, trasportandone i sanctimoniales a s. Bonaventura, e lasciò in piedi sulla destra la chiesa. Al tempo del Grimaldi era già profanata in cryptis et ruinis. Deve essere scomparsa del tutto, quando si costruì la casa d'angolo al tempo di Urbano VIII.
Questa casa d'angolo, e le vicine, furono ricostruite dalle fondamenta, e riunite in una sola fabbrica l'anno 1883, ma non pare che le vestigia della chiesa sieno state ritrovate in questa occasione. Li fu scoperto bensì, il giorno 5 gennaio, un pavimento di grossi poligoni, che denota come il vico patricio (il cui selciato si ritrova sotto le case, dall'opposta parte di via Urbana) facesse quivi piazza dinnanzi la chiesa. L'edificio del Grimaldi si trovava dietro l'abside di questa, cioè nella zona limitata dalle vie Cavour, delle Vasche, Urbana e di s. M. Maggiore...
Dovendo esprimere una semplice congettura, io credo che nell'elegante e raro edificio, scoperto l'8 gennaio 1613 dietro s. Eufemia, si debba riconoscere il larario di una delle tante case signorili del vico Patrizio, il cui fondatore o possessore appartenesse al sacerdozio de' Luperci. L'altare addossato al muro, e sollevato su due o tre gradini, è caratteristica speciale di queste cappelle domestiche, come prova il confronto con quelle scoperte dal Guidi sotto le terme di Caracalla, dal barone Visconti sulla sponda di Marmorata ecc. Ma non è possibile proporre il nome del possessore, che visse probabilmente nel secolo III scadente, o negli inizii del quarto, a giudicare dallo stile degli oramenti del luogo, e sopratutto dalle incrostazioni di porfidi e di serpentini...
Cosidetto Palazzo di Decio sul Viminale
L'anno 1888, del mese di giugno, furono intrapresi taluni lavori di sterro sul versante sud del Viminale, per prolungare la via Balbo dalle Quattro Fontane (A. Depretis) a Panisperna, facendola passare dietro e sopra l'abside di s. Pudenziana. I lavori, durati a tutto il dicembre di quell'anno, condussero a scoperte di qualche interesse e per la topografia e per l'arte, delle quali parlano il vol. XVI del Bollettino a p. 233, 416, 421, 479 ecc., e le relazioni dell'egregio ispettore Bonfanti. Queste notizie, disperse ed isolate come sono, non dicono gran cosa: studiate sinteticamente rischiarano di nuova luce la topografia di quella cospicua parte della città.
Nella della tav. XII-XIII sono delineati i ruderi di fabbriche, scoperti fra la via Panisperna e la cappella Caetani in s. Pudenziana. Erano costruiti di due maniere: quelli inclinati di cinque o sei gradi all'asse della via Balbo sono i più antichi: quelli perpendicolari al medesimo sono del secolo III incirca. Parlo dei muri maestri di telaro; perchè ve ne sono altri, di tramezzo o di sostruzione, che appartengono a tutte le epoche e a tutte le maniere, dall'opera quadrata di cappellaccio a secco, alla reti- colata augustea, ed ai muri del secolo VI infarciti di statue.
La fabbrica più notevole ha forma rotonda come di tempio monottero, al piano del quale si ascendesse per mezzo di una scala lunga m. 5,90, larga m. 4,70. Era costruito, fino alla risega delle fondamenta, in iscaglie di selce; e l'ipogeo era diviso in tre vani, che sembrarono aver servito, un tempo, per uso di conserva d'acqua. Anche il piano di sopra era rivestito di signino, come si converrebbe ad una vasca o ad una fontana, ma vi erano segni di costruzioni più tarde, che sembrano escludere tale ipotesi. La rotonda sta nel mezzo di un giardino o area sterrata, lunga m. 70,00, larga forse altrettanto, circondata da porticati.
Dinnanzi alla fronte dei portici corre una chiavica alta m. 1,85, larga m. 0,40, ben proporzionata al volume delle acque pluviali che dovevano riversarsi da una superficie di sei o settecento metri quadrati. La rotonda non è orientata coi portici del secolo III, ma coi muri di telavo di epoca anteriore: indizio questo di uno spostamento nell'asse dell'edificio, avvenuto in epoca tarda.
Dopo le devastazioni barbariche il luogo fu, in parte, occupato dal cemetero annesso alla chiesa assai antica di s. Lorenzo in Formoso. Il giorno 25 luglio furono scoperti alcuni loculi a cassettoni, con gli scheletri rispettivi, e con balsamavi vitrei descritti a p. 264 e 497 del Bollettino. Questi sepolcri si trovano specialmente sull'alto del colle, vicino al chiostro.
Si è trovato negli scavi un solo mattone bollato, e proviene dai ruderi della rotonda: io non l'ho visto, ma nelle relazioni d'ufficio è registrato così: EX FIGLINIS CAESAR...CAE MILIANI. Si tratta senza dubbio del bollo, ch'io trovai in Porto nel 1868 (Bull. Iast. 1870, p. 25), e che legge: EX FIGLINIS CAESAR N CAMILLIANIS palmetta (C.I.L. XV, I, p. 37, n. 115).
Dai muri costruiti con pezzi di scoltura provengono; a) una statua acefala di Bacco, grande circa il vero e di buon lavoro ; b) altra simile, circa un terzo dal vero ; c) torso di statua di Diana; d) Mercurio, statua minor del vero; testa di Cupidine. f) plinto di statua che rappresentava probabilmente il figlio di Cecvope ed avo di Teseo, e dovea essee un'opera dei tempi dell'alto stile: cf. Bull. p. 488. A questa copia di sculture si devono aggiungere sei statue nobilissime trovate nell'istesso luogo sulla line del secolo decimo sesto, delle quali parlerò fra breve.
L'edilìzio deve essere stato custodito e abitato sino ad epoca relativamente bassa. Ne fanno fede i restauri grossolani al mosaico policromo, scoperto dentro un camerino da bagno, il giorno 21 luglio. La bellissima opera d'arte, ed i suoi restauri, sono descritti nel Bollettino più volte citato p. 263 e 479.
Io non saprei quale denominazione attribuire a questo singolare edilizio, spogliato d'ogni ornamento caratteristico. La pianta pare quella di un tempio rotondo, posto nel mezzo di un'area quadrata o rettangola circondata da portici. Ma una peregrina e curiosa notizia serbata da Pier Sante Bartoli (Mera. 29 ed. citata), mentre spiega lo stato di completa rovina nel quale abbiamo ritrovato il gruppo monumentale, non consente di pensare ad un tempio. « Di sopra s. Pudenziana nella vigna delle monache di s. Lorenzo in Panisperna in tempo di Sisto V vi fu trovato un tempio tondo tutto di marmo, con li fusti (della porta) del medesimo, ove gli altri li facevano di legno e metallo, entravi le due statue de' consoli ».
La notizia si riferisce senza alcun dubbio alla rotonda scoperta nel taglio di via Balbo. L'orto delle monache di s. Lorenzo è stato scavato in gran parte in questi anni per la costruzione degli Istituti chimico, fisico, e botanico, e non s'è trovata altra traccia di edilìzio tondo all'infuori di questa, la quale corrisponde a capello anche ad un'altra indicazione del Bartoli: si trova cioè in linea retta fra s. Pudenziana e s. Lorenzo. Alle due statue fu attribuito dal volgo il nome dei consoli Mario e Silla, ma giudicate dal Visconti, rappresentanti Menabro e Posidippo....
L'edificio rotondo, non è dunque un tempio propriamente detto, ma una rotonda perittera eretta nel mezzo di un giardino per contenere le due statue famose. I grandi ruderi, visti e descritti tre secoli or sono sul dorso del Viminale, sotto e attorno la chiesa di s. Lorenzo in Panisperna, attribuiti a pretese terme Olimpiadi (degne di stare a lato col vicino preteso lavacro di Agrippina) appartengono invece a una grande e ricchissima casa, che trovo chiamata da alcuni contemporanei palazzo di Decio.
Credo che questa denominazione non sia una trovata dei cinquecentisti, ma del compilatore degli atti del martirio di s. Lorenzo, più o meno interpolati nel secolo VIII, cf. Martinelli, Roma ex Ethn. sacr. pag. 140, e merita di essere accolta sotto beneficio d'inventario.
Stampe antiche1891
Pianta del Palazzo di Decio sul Viminale
Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma
1874
John Henry Parker
Pianta delle Fortificazioni del Viminale
The Archeology of Rome
1758
Giuseppe Vasi
Chiesa e Monastero di S. Lorenzo in Panisperna
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro VIII
1615
Aloisio Giovannoli
Thermæ feu Domus Deci
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1613
Romuli templum apud s. Mariam Majorem
Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma
1607
Giovanni Maggi
Thermas olympiadum
Aedificiorum et ruinarum romae ex antiquis