Storia Monumento

Informazioni storiche artistiche sul monumento

Data: 1451 / 1564

Descrizione

Accanto all'antica Basilica di S. Marco, sorgeva dal medioevo un modesto palazzetto, residenza dei cardinali titolari ed alcuni prelati della Curia. Tra questi, dal 1440, il veneziano Pietro Barbo.

Nel 1451 acquisisce la nomina di titolare della Basilica ed amplia l'edificio. Vengono annesse alcune proprietà limitrofe dalla famiglia Muti, tra cui la Torre della Biscia, gią degli Annibaldi.

Il cardinale viene eletto pontefice con il nome di Paolo II nel 1464. Invece di abbandonarlo, decide la sua trasformazione in residenza papale. La paternità del nuovo progetto è però incerta; per alcuni è da riferire a Leon Battista Alberti, per altri a Giuliano da Maiano, sicuramente autore del portone principale.

Il palazzo viene ristrutturato utilizzando la tecnica del calcestruzzo, prima prova dai tempi dell'impero romano. La torre viene rialzata e munita di merlatura; si realizza la Sala del Mappamondo e le finestre al piano nobile sono sostituite dalle attuali a croce, recanti nome ed simbolo del pontefice.

La presenza della retrostante Basilica impedisce la realizzazione di un tradizionale cortile interno. Compare così il Viridario, completamente distaccato dal corpo principale ed accessibile solo dalla Torre. Particolarità del quadriportico sono le sue grandi finestre aperte, che consentono la visuale del giardino.

Paolo II non ancora soddisfatto, amplia ancora la superficie del fabbricato. Questa volta i muri del cortile inglobano la Basilica. I lavori cominciano nel 1468, ma tre anni dopo Paolo II muore. Il nipote Marco Barbo, vescovo di Vicenza, prosegue il progetto fino al 1491. Del grande porticato a due ordini viene realizzato solo la parte a ridosso della chiesa.

Il cardinale Lorenzo Cibo, nuovo titolare fino al 1501, termina la Sala Regia e posiziona all'esterno l'antica statua di Iside. Diventerà una delle statue parlanti portavoce del malcontento popolare, denominata Madama Lucrezia.

Durante il soggiorno di Paolo III, viene realizzata la cappella interna, si amplia la finestra centrale e viene costruito un viadotto per collegare il complesso alla torre difensiva sul Campidoglio. La Torre della Biscia viene nuovamente rialzata nel 1546, sacrificando definitivamente le merlature.

Nel 1564, Pio IV cede parte della proprietà alla repubblica di Venezia. Comincia una difficile coabitazione che porterà anche varie modifiche alle strutture da parte degli ambasciatori.

Il terremoto del 1626 danneggia il Palazzetto, restaurato poi da Bartolomeo Breccioli. Nel 1713, l'ambasciatore Nicola Duodo soppalca la Sala del Mappamondo per ricavarne nove nuove stanze. Viene così aggiunto il balcone centrale e spostate due delle finestre laterali. Nel 1770, l'Ambasciatore Nicolò Erizzo, chiude definitivamente le logge del Palazzetto.

Nel 1814, dopo l'occupazione Francese e la fine della Repubblica di Venezia, la proprietà passa all'Austria.

Durante la sistemazione monumentale di piazza Venezia tra il 1909 ed il 1913, il Palazzeto viene completamente demolito e ricostruito fedelmente nella posizione attuale. I lavori sono eseguiti dagli architetti Camillo Pistrucci e Jacopo Oblate. La settecentesca cappella della Madonna delle Grazie, realizzata sul lato della torre, viene invece spostata in un vano preso via del Plebiscito.

Nel 1916 il complesso viene acquisito totalmente dallo stato Italiano, che realizza restauri per ripristinare le antiche strutture. Trasforma in museo, dal 1929 fino al 1943, le sale di rappresentanza sono state destinate a sede del Governo e delle riunioni del Gran Consiglio del Fascismo.

Stampe antiche

Personaggi collegati

Autori e progettisti

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