Informazioni storicheData: 1890
Codice identificativo monumento: 7349
CronologiaDurante degli scavi presso la Tenuta dei Torlonia di Roma Vecchia, presso il IV miglio della via Latina, venne trovato parte del fregio del frontone restaurato da Livia Drusilla, femina princeps, moglie dell’Imperatore Ottaviano Agusto. Il materiale archeologico si trova oggi nell'Antiquarium del Celio.
L'Amministrazione Comunale decreta la costruzione di un magazzino archeologico presso l'Orto Botanico del Celio:
"...Nel 1884 che l'Amministrazione Comunale decretò la costruzione di un magazzino archeologico nel terreno alberato presso il Colosseo, così detto Orto Botanico, « nel quale si dovessero custodire quegli oggetti di scavo e quei monumenti che per la loro mole, per la loro natura, per il loro stato di conservazione non potessero essere esibiti, almeno prontamente, nei palazzi capitolini ».
Era dunque non un museo, ma un deposito; quasi un luogo di transito, un purgatorio degli oggetti archeologici, in attesa della più nobile destinazione nelle celebri raccolte del Campidoglio: ed infatti il primo nome del nuovo istituto fu quello di Magazzino Archeologico Comunale..."
Antonio Munoz
Viene indetto un concorso per realizzare un edificio museale presso il Giardino Botanico del Cielio. L'edificio avrebbe dovuto ospitare il Museo Urbano e il Museo Latino, articolandosi su un brillante progetto espositivo ideato da Rodolfo Lanciani.
Viene scelto il progetto dell'architetto Costantino Schneider.
Il nuovo edificio, che si sarebbe sviluppato su una lunghezza di quasi duecento metri, avrebbe permesso l’allestimento congiunto sia della collezione di antichità di proprietà del Comune di Roma (lasciando intatte le collezioni storiche ai Musei Capitolini) che di quella di pertinenza statale (opere rinvenute, ad esempio, nel lavoro di edificazione dei grandi edifici ministeriali su Via XX settembre).
A seguito del mutato clima politico e i forti contrasti tra Comune e Stato (divisi sulla ripartizione di costi e spazi espositivi) si interrompe la collaborazione sui lavori per i nuovi Musee archeologici Urbano e Latino del Celio.
Si preferisce stabilire la collezione statale presso le Terme di Diocleziano, mentre l'edificio incompiuto sul Celio rimane di proprietà comunale, venendo destinato a Magazzino Archeologico comunale.
Su proposta del Lanciani, viene aperto al pubblico il Magazzino archeologico comunale al Celio:
"La fabbrica, di semplicissima forma, fu costruita nel 1890; ma poichè per la mancanza assoluta di spazio nei Musei Capitolini, il magazzino dell'Orto Botanico (o meglio il magazzino, come dicevano i nostri cari vecchi), si arricchiva ogni giorno di più, e i dotti chiedevano di frequente di poterne studiare con agio il materiale, di ogni stile e di ogni età, accumulatovi alla rinfusa, la Commissione Archeologica Comunale dette incarico al prof. Rodolfo Lanciani e all'architetto Francesco Azzurri di darvi ordine decoroso...
Il 7 Maggio 1894 il Magazzino Archeologico Comunale fu inaugurato con una certa solennità, con l'intervento del Sindaco Don Emanuele Ruspoli; il march. Francesco Nobili-Vitelleschi, vice-presidente della Commissione Archeologica e il Prof. Lanciani pronunciarono due bei discorsi d'occasione. Solennità, dobbiamo avvertire, puramente ufficiale, perchè il pubblico non vi prese nessuna parte; basti dire che un diffusissimo giornale del mattino, dando conto della cerimonia in una breve notizia di cronaca, la intitolava: Un emporio di sassi antichi!
E invece per quei valentuomini che da anni, tra l'indifferenza generale, lavoravano in silenzio, tenacemente, per salvare quanto più era possibile dei tesori che in quei giorni di disordinata febbre edilizia il piccone metteva in luce, l'inaugurazione del Magazzino era una festa, un'affermazione di principio, una vittoria. Quante delle cose scoperte allora andavano a finire fuori d'Italia, e quante venivano distrutte senza pietà per dare luogo alle costruzioni scialbe e banali dei nuovi quartieri!
E tutto sarebbe smarrito e disperso se un manipolo di uomini appassionati e disinteressati non avesse provveduto a studiare, a rilevare, a mettere al riparo tante reliquie preziose. Ricordiamo a titolo d'onore i loro nomi, che ogni cultore della nostra scienza conosce del resto e ricorda: Francesco Azzurri, Augusto Castellani, il sommo G. Battista De Rossi, Pietro Ercole e Carlo Ludovico Visconti, ultime foglie di un albero rigoglioso; Ercole Rosa, Virginio Vespignani, Giuseppe Gatti, Rodolfo Lanciani, Orazio Marucchi, ancora oggi operante infaticabilmente nella sua verde vecchiaia.
Accanto a questi studiosi dell'antichità classica e paleocristiana, Raffaele Ojetti e G. B. Giovenale, anch'egli pure oggi tra noi, maestro venerato e caro, iniziavano le ricerche sui monumenti del Medioevo, e Domenico Gnoli, indimenticabile, quelle sul Rinascimento romano.
Le fatiche loro sono in gran parte consegnate nei volumi del Bollettino della Commissione Archeologica Comunale, fondato nel 1872, in molte monografie speciali, che resteranno per sempre ad onore della scienza italiana, e in un prezioso volumetto, catalogo della Mostra della Città di Roma alla Esposizione di Torino nell'anno 1884, particolarmente caro a chi scrive queste note, perché fu su di esso, capitatomi a mano per caso, che cominciai a tredici anni, i miei studi sui monumenti di Roma, decidendo così la mia vocazione.
Sono quegli uomini che ho ricordati, con tanti altri della generazione seguente, che hanno mantenuto accesa la fiaccola sacra negli anni dell'insofferenza generale, educando e insegnando ai giovani lo studio e l'amore per le antiche memorie. Oggi, nella rinnovata passione per le vestigia della Roma di un tempo, suscitata dal Duce, si compiono cose che quaranta e anche solo venti anni fa sarebbero parse un miracolo; come la conservazione e la resurrezione dei templi dell'Argentina, l'isolamento del Teatro di Marcello, lo scoprimento dei Fori Imperiali; ma allora, quante distruzioni selvagge ed inutili, furono perpetrate col consenso delle pubbliche Autorità!
Dopo secoli, mai come dal 1870 al 1900, si erano fatte tante scoperte; l'oggere serviano che riappariva, al Macao, alla Stazione, a Magnanapoli, in piazza Manfredi Fanti; gli avanzi degli Orti di Mecenate, la necropoli dell'Esquilino, parte del Foro di Augusto presso l'Arco dei Pantani, la stipe votiva del tempio di Minerva Medica, l'altra sotto S. Maria della Vittoria, la casa patrizia nel giardino della Farnesina, i monumenti del Foro Romano; senza parlare delle numerosissime scoperte sporadiche di statue, di cippi, di epigrafi, di pitture, di musaici, di marmi colorati, di terrecotte, di bronzi, di vetri, che ogni giorno il suolo della città restituiva.
Nel suo discorso inaugurale del Magazzino Archeologico il marchese Vitelleschi enumerava appunto alcune di tali scoperte, e concludeva : « E' una piccola festa di famiglia per il nostro mondo archeologico e per la nostra Commissione, che segna un'epoca nella sua vita. Il periodo dei fortunati ritrovamenti ha una sosta con la cessazione dei lavori del Piano Regolatore. Dico una sosta, perchè in questa terra ancora per lungo tempo in fatto di trovamenti non può cessare la speranza, e neppure la realtà ».
Rodolfo Lanciani nella dotta orazione che seguì, fece la storia del luogo in cui sorgeva il Magazzino Archeologico, ricordando sulla scorta dei documenti le scoperte di antichità ivi avvenute dal sec. XVI in poi; secondo le osservazioni fatte quando si costruiva il collettore del Colosseo, il piano della Roma antica, prima dell'epoca neroniana si troverebbe a circa 18 metri sotto il livello dei pavimenti dell'Antiquarium, e quello della città post-neroniana a 12 metri..."
Antonio Munoz
La Giunta comunale delibera la concessione di un enorme blocco di travertino, per la realizzazione di un monumento ai Caduti sul Monte Cacciarello a Vigna Glori. Il marmo viene scelto dalla Commissione archeologica (prelevandolo dall'Orto Botanico) e consegnato alla Società dei reduci), che lo divide in 140 pezzi per formare una scogliera di base. Per ornare la cima, il ministero dell'Istruzione donana un'antica colonna di marmo rosso di Pietrasanta, alta 7 metri e del diametro di 75 centimetri, recuperata dal Tevere nel 1871.
Il magazzino archeologico presso l'Orto Botanico del Celio, viene ribattezzato Antiquarium Comunale. Si procede ai primi amplimaneti:
"Dalle schede dell'Archivio della Commissione Archeologica, rileviamo qualche altra notizia sulla storia del Magazzino Archeologico, che venne circa il 1900 battezzato col nome più nobile di Antiquarium."
Antonio Munoz
Primi amplimaneti dell'Antiquarium Comunale:
"Nel giugno 1903, riconoscendosi la necessità di ampliare l'edificio composto allora di solo sei sale, si progettava il lavoro: nell'anno seguente si occupava una zona del terreno circostante lungo il lato orientale per il futuro ampliamento; nel maggio 1907 una nuova sala era aggiunta, e si mutava perciò l'ordinamento delle collezioni, cambiandosì di posto il grande mosaico di S. Bibiana."
Antonio Munoz
Inaugurazione della settima sala aggiunta al primitivo nucleo del Magazzino archeologico al Celio.
Tutte le maggiori opere di scultura dell'Antiquarium Comunale, vengono trasferite nella nuova sede del Museo Mussolini al Campidoglio:
"Nel 1925 costituendosi il Museo Mussolini furono trasportate in Campidoglio dall'Antiquarium quasi tutte le maggiori opere di scultura, tra le quali alcune di somma importanza, come i due frammenti di fregio della Lotta degli Dei con i Giganti, la statua di Roma arcaica, priva della testa, la statua colossale di Pallade, il gruppo in peperino di Orfeo che ammansisce le fiere, le teste di Diomede, di Perseo, di Alessandro Magno, di Apollo, e molte altre.
L'Antiquarium rimase allora destinato soltanto alle così dette arti minori.
Nell'anno seguente si iniziò finalmente il lavoro di ampliamento dell'edificio, da tanti anni invano desiderato, ed esso fu pressoché compiuto nell'autunno del 1928; sembrava, come è stato detto, che non rimanesse che disporvi e ordinarvi le collezioni. "
Antonio Munoz
Inaugurazione del Museo Mussolini al Campidoglio, nuova sede della Galleria Comunale d'Arte Moderna e nuova sezione dei Musei Capitolini (dove sono trasferite le opere di scultura conservate nell'Antiquarium al Celio). Per l'esigenze espositive viene parzialmente ricostruito il Palazzo Caffarelli e sistemati i suoi giardini:
"Nel tratto già occupato dal Palazzo Caffarelli, dove il Comune di Roma ha cancellato, con una quasi totale demolizione, il ricordo degli abitatori teutonici, è stata messa alla luce una parte della platea del tempio di Giove Capitolino e sono stati ordinati due nuovi Musei con dedicazione al Primo Ministro Benito Mussolini.
In pari tempo il Governatore di Roma, Filippo Cremonesi, coadiuvato dal Capo dell'Ufficio Belle Arti, Tomaso Bencivenga, ha voluto il restauro del Tabularium con opportuni abbellimenti.
Oggi, con l'ampliamento dei locali destinati ai Musei Capitolini, la suppellettile, talvolta preziosa, già custodita all'Orto Botanico del Celio, è stata sistemata sul colle che riassume la storia civile, religiosa e bellica di Roma.
Nel recentissimo ordinamento scientifico, compiuto dal prof. Settimo Bocconi, d'accordo con l'architetto Ghino Venturi, s'è tenuto conto d'una distribuzione il più possibile cronologica. La statua tutelare di Giove è stata collocata al sommo della platea del Tempio di cui furono dissotterrati i maestosi blocchi di tufo, nel salone centrale del nuovo Museo.
Attorno alla statua di Giove, stanno quelle dell'Azeradi Piazza Sciarra, dell'A sc/epio di Piazza Colonna. Alcune opere dell'età repubblicana sono riunite nella sala seguente: Affena di Castro Pretorio, l'Adoratrice in basalto, l'Aphrodite di Arles, l’Athena attribuita da alcuni archeologi a Timoteo; insieme alle due are ad Ercole e al dio agreste Vermino, al sepolcreto rozzo in peperino dei Tibicini.
La Protomoteca capitolina è anch'essa riorganizzata, e prenderà il necessario sviluppo. Vi figurano, insieme a numerosi «Ritratti » d’uomini grandi, di s simo valore artistico, due busti dovuti ad Antonio Canova: il Pontefice Pio VII e il musicista Domenico Cimarosa.
È stata pure ordinata ed esposta una raccolta interessantissima di acquarelli di Roesler Franz, di prevalente sapore topografico, gustosi talvolta anche per la sveltezza del segno e l'immediatezza della forma.
La scultura è rappresentata da un bronzo i Ercole Rosa, da opere di Duilio Cambellotti, Giovanni Prini, Attilio Selva, Arturo Dazzi, Alfredo Biagini, Sirio. Tofanari. Ritrattisti e anim slalternano per le sale. Ci son pure il Nicolini e il Brozzi, il Cataldi e il D'Antino.
La Sezione del bianco e nero è scelta, non numerosa: essa avrà certo un notevole incremento in seguito. E se il Comune di Roma non darà vita ad un Museo delle Arti decorative che considero necessario, in queste nuove raccolte capitoline che arricchiscono Roma d'altre attrattive estetiche, dovranno pure ere collocati i migliori prodotti delle arti applicate.
Nelle quali è la ragione prima, la salvezza dell'arte italiana."
Irnerio
Il Duce Mussolini inaugura la nuova Palestra Gil e l'Antiquarium Comunale al Celio, dopo i nuovi lavori di ampliamento del vecchio Magazzino archeologico.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti dai Musei Capitolini. Gli spazi espositivi sono organizzati concentrando il discorso museografico sulle arti decorative e quelle che allora venivano considerate come “arti minori”, ivi trasportate dal Palazzo dei Conservatori.
Secondo Antonio Muñoz, responsabile del nuovo allestimento: “Il criterio che ha guidato l’ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico: le opere d’arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un’altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte”.
"Il 9 Luglio dell'anno corrente, proposi con mia lettera a S. E. il Principe Francesco Boncompagni Ludovisi, Governatore di Roma, di intraprendere l'opera di riordinamento, che mi pareva urgente in quanto che durante i lavori le collezioni di piccoli oggetti erano state accumulate entro armadii, e i marmi dispersi qua e là nelle sale e nel giardino. Con l'ampliamento l'Antiquarium veni va ad esser costituito da 13 sale, tre delle quali vastissime, e da piccoli ambienti al piano superiore per l'abitazione del custode e per un piccolo ufficio di direzione.
Appena avuta l'approvazione di S. E. il Governatore, iniziando verso la fine di luglio l'opera di riordinamento, mi apparve chiara la necessità di trasformare prima completamente l'edificio. Chi l'aveva costruito quarant'anni fa, e chi lo aveva ampliato recentemente, non aveva tenuto nessun conto delle caratteristiche della località in cui esso si trova.
Chiuso da ogni parte, illuminato solo da lucernarii spesso insufficienti, l'Antiquarium così immaginato, non era come altri musei una prigione dell'arte, per ripetere l'abusata frase, ma a dirittura un carcere duro!
Pensai perciò subito di trarre partito dalle meravigliose bellezze della zona circostante, aprendo in ogni sala porte e finestre che guardano sugli sfondi verdi dell'Orto Botanico, del Palatino, di S. Gregorio, e disegnai inferriate e cancellate di stile classico, attraverso le quali penetra nelle sale dell'Antiquarium un fresco e verde alito di poesia.
Due terrazze, una che dà sulla prima sala, ed una più ampia sull'ultima, permetteranno ai visitatori di uscire all'aperto, interrompendo, per riposare un poco, l'esame delle raccolte archeologiche. Sulla terrazza più grande ho disegnato una vasca marmorea, di classica forma, che col mormorio dell'acqua porta una nota di gaia freschezza. E tutto all'intorno il giardino, ampliato, recinto da una svelta cancellata (che ha preso il posto del vecchio muro che ostinatamente nascondeva le bellezze circostanti), è ornato di marmi, di sarcofagi, di conlonne antiche, profuse con quella ricchezza che solo a Roma è possibile.
L'interno delle sale è decorato con tinte vivaci, e alcune portano decorazioni come quella delle terrecotte, dove il pittore G. Rosso ha dipinto un fregio con vasi di varia foggia, quella dei musaici ove E. Del Neri ha colorito sulle porte delle maschere sceniche, e quella delle iscrizioni militari ove di nuovo il Rosso ha disegnato dei trofei d'armi. Pavimenti con mattonelle policrome appositamente fabbricate, che incorniciano bei musaici antichi, conferiscono decoro alle sale del nuovo Museo.
Il criterio che ha guidato l'ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico, pur rispettandosi scrupolosamente l'unità di provenienza delle suppellettili votive e funebri; a parte questi nuclei inscindibili (come le stipi del tempio di Minerva Medica e di S. Maria della Vittoria, e il vasellame della necropoli esquilina), le altre opere d'arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un'altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte.
Ma d'arte grande o minore, se vogliamo mantenere questa convenzionale distinzione, tutto quanto è nell'Antiquarium rivela uno stesso spirito profondo, acuto, equilibrato. Prodotti del genio romano, o di quello greco, alessandrino, orientale?
Non è qui il luogo per discutere simili questioni. Certo nelle vetrine e sulle pareti dell'Antiquarium gli oggetti esposti, nella loro varietà di accento stilistico indicano la diversità di dialetti e di lingue artistiche che si parlavano in Roma, grande emporio a cui affluivano genti di tutto il mondo, come vi affluivano i ricchi materiali da costruzione e da decorazione dall'Egitto, dalla Grecia, dalla Siria, dall'Asia Minore.
Io credo che i nostri giovani artisti ed artigiani molto avranno da imparare frequentando l'Antiquarium, che ora, divenuto così gaio ed attraente, non mancherà di richiamarli di frequente; non copiando motivi antichi che oggi non possono e non debbono farsi rivivere a forza, ma impadronendosi di quei segreti della tecnica, che sono spesso fondamento dell'arte.
L'Antiquarium sarà dunque, non solo un luogo di studio per i dotti, ma un libro aperto a tutti gli artisti desiderosi di apprendere. Indugiando tra le sue mura, i nostri artisti impareranno con piacere e senza noia, e perciò appunto era necessario che questo museo rinnovato non ispirasse quel senso di freddo squallore, che purtroppo regna in tanti musei nostri e stranieri.
Un giornalista illustre che ha visitato l'Antiquarium, durante il fervore del lavoro, ha scritto : « In meno di due mesi la metamorfosi è compiuta : la prigione è diventata nido delle Muse. Così va intesa una raccolta di oggetti curiosi e rari, anche se non toccano il vertice dell'Arte. I criteri cronologici scientifici vogliono esser sottintesi, non prevalere sul gusto. Le sale ben arieggiate, illuminate, dipinte, pavimentate, debbono aver l'aria dell'appartamento di un grande signore che possegga del pari la sensibilità dell'artista e il fiuto del conoscitore » (A. Bacchiani, Giornale d'Italia, del 24 Ottobre).
Se questo effetto è stato raggiunto, si deve in piccola parte alla modesta attività mia e del mio caro collaboratore, Dott. A. M. Colini; in massima parte all'impulso geniale e fervido che dà all'Amministrazione di Roma il Governatore Principe Boncompagni Ludovisi. Leggendo gli atti d'archivio dell'Antiquarium fa pena vedere come in tempi passati si rifiutavano a questo istituto fino le cento lire che la Commissione Archeologica richiedeva per riparare un lucernario, per mettere a posto una vetrina. Oggi con larghezza di mezzi e comprensione delle cose, nulla si è tralasciato perché l'opera di riordinamento riuscisse nobile e decorosa.
L'On. Comm. Rizzo, Segretario Generale del Governatorato e il Comm. Di Lullo, Capo di Gabinetto di S. E. il Governatore, hanno reso facili e svelte le pratiche amministrative necessarie al rapido svolgimento del lavoro, al quale hanno dato il loro più vivo interessamento.
L'Antiquarium consta oggi di dodici sale, ed il materiale archeologico vi è distribuito come segue.
Nella prima sala che è la più ampia del Museo, son collocati i monumenti sepolcrali, provenienti da varie parti della città, e ricostruiti, non essendo stato possibile conservarli al loro luogo; tra essi primeggia quello del Console Servio Sulpicio Galba, trovato nel 1881 al Testaccio; Galba fu console nel 108 a. C.
Nella seconda sala sono collocati i frammenti originali della celebre Forma Urbis Romae, fatta a tempo di Settimio Severo, e collocata sulla parete esterna dell'antico edificio dietro l'odierna chiesa dei SS. Cosma e Damiano. Di essa esiste come è noto una ricostruzione nel giardino del Palazzo dei Conservatori, nella quale erano infissi i pezzi antichi fino al 1925; quando, per evitarne il continuo deterioramento furono sostituiti con copie.
Sull'armadio che contiene i frammenti riuniti che non era possibile collocare sulle pareti, è posta una ricostruzione in gesso della lupa romana, fatta completando un frammento marmoreo che trovasi nell'Antiquarium. La ricostruzione è opera egregia del Prof. Galileo Parisini.
La terza sala contiene i monumenti epigrafici relativi alle milizie urbane : pretoriani, urbaniciani, vigili, statori, evocati, equiti singolari.
Nella quarta sala sono esposti gli oggetti di metallo, statuette in bronzo, bilance, lucerne, vasi, candelabri, armi.
La sala quinta è dedicata alla collezione dei vasi e dei fittili votivi; la sesta alla collezione delle terrecotte architettoniche.
Il gruppo notevolissimo di oggetti che si riferiscono alla tecnica, materiali laterizi, piombi, condutture, rubinetti, pompe, arnesi da lavoro, è raccolto nel salone di fondo; le pitture a fresco e ad encausto, distaccate da case, ville, cubicoli sepolcrali, sono poste entro vetrine nella lunga sala seguente; i musaici parietali nel salone centrale.
Qui si vedono perciò, accanto ai prodotti delle cosi dette arti minori, alcuni capolavori della grande arte; tra essi primeggia il mosaico rappresentante una nave a vele spiegate, innanzi ad un faro, di finissime tessere di smalto multicolori, trovato il 20 Marzo 1878 in una antica casa, che si è voluta identificare con quella di T. Flavio Claudio Claudiano, sull'angolo tra Via Mazzarino e Via Nazionale, in una proprietà del principe Francesco Pallavicini che ne fece splendido dono al Comune.
Il gruppo di musaici a fondo verde, in cui son figurati dei pesci, trovato nel luglio 1886 nel giardino della chiesa di S. Lorenzo in Panisperna, ornamento forse di una sala da bagno, a tessere minute, è pure un'opera squisita, in cui l'artista ha ottenuto mirabili effetti con sfumature di tinte delicatissime.
La sala ottava contiene la ricca serie di pitture staccate da ville e case romane scoperte nella costruzione dei nuovi quartieri della città.
La sala decima raccoglie le suppellettili dei sepolcretti dell'Esquilino, del Viminale e del Quirinale.
Seguono le due salette dei vetri e degli ossi.
Nel primo salone, proprio di fronte all'ingresso, una statua mutila di Vittoria, in marmo bigio, saluta il visitatore che entra nell'Antiquarium.
Rodolfo Lanciani così scrive a proposito del simulacro della Dea: « La Casa dei Simmachi venne scoperta nel 1617 nel giardino di Sartorio Teofili e di poi inclusa nella Villa Casali. L. Aurelio Aviano Simmaco, il grande erudito, statista ed oratore dell'ultima metà del IV sec., proconsole in Africa nel 373, prefetto della città negli anni 384-386, console nel 391, parla della casa paterna sul Celio nella Epist. 18 del libro VII: De Formiano regressus in Larem Caelium ».
Sebbene costantemente esposto al pericolo ed alla disgrazia come capo della parte pagana del Senato egli mai deviò dal suo sentiero. Essendo stato delegato dal Senato nel 382 a far rimostranze all'Imperatore Graziano per la remozione dell'altare della Vittoria dall'aula consiliare e per la riduzione della somma annualmente accordata per il mantenimento delle Vestali, dall'indignato Imperatore ebbe ordine di ritirarsi dalla sua presenza e di recarsi alla propria villa di Formia: e pur tuttavia due anni più tardi lo troviamo prefetto di Roma e tutto intento nel ricostruire con inusitata magnificenza il ponte ora chiamato Ponte Sisto.
Tra gli oggetti scoperti negli scavi del 1617 noi troviamo il piedistallo di una statua a lui dedicata dal proprio figlio ed un'altra eretta in onore di suo suocero Virius Nicomachus Flavianus, altro grande capo della fazione pagana. Le rovine vennero investigate di nuovo nel 1885-87.
Non ricordo di aver mai veduto una scena di devastazione come quella presentata dagli avanzi di questo palazzo dei Simmachi e dei Nicomachi. Co-lonne, piedistalli, statue sembrano siano state a bella posta martellate e ridotte ad atomi. La statua femminile, senza testa, di basalto grigio, ora nella Sala V del Museo Municipale al Celio fu rimessa su da noi nel 1896 ricostituendola da 74 pezzi. Se ricordiamo che il basalto era un materiale di niun valore per i distruttori dell'antica Roma, disadatto per le fornaci di calce e troppo difficile per essere lavorato nuovamente, noi dobbiamo trovare un'altra ragione per aver trattato cosi pazzescamente si nobile figura.
La spiegazione è data, se non erro, dalla scoperta di un'altra statua rotta in 151 pezzi che rappresentava la Vittoria. Quando la fazione pagana fu abbattuta per sempre nella battaglia del 6 Settembre 394 e nella quale l'usurpatore Eugenio e Nicomaco Flaviano perderono la vita, il ricordo del duello combattuto innanzi a Valentiniano II e Teodosio, tra S. Ambrogio dalla parte dei Cristiani e Simmaco dalla parte pagana, a causa della statua della Vittoria, era ancora fresco nella memoria del popolo.
Nessuna meraviglia che all'udire le notizie della battaglia e della decisiva caduta della parte capitanata dai Simmachi e dai Nicomachi il popolaccio abbia saccheggia.o il loro palazzo sul Celio e soddisfatto il proprio desiderio di vendetta.
Da questo punto di vista la statua che noi abbiamo richiamato in vita da 151 frammenti è uno dei grandi monumenti storici del IV secolo ».
Collocata di fronte all'ingresso del Museo, nel salone principale, la statua della Vittoria sta oggi non più come ricordo delle lotte che in tempi antichi si combatterono nel suo nome, ma come simbolo augurale delle fortune a cui è avviata la patria nostra immortale.
Il 27 ottobre di quest'anno, inaugurando l'Antiquarium, S. E. Mussolini dopo essersi indugiato a lungo nelle sale del nuovo museo, disse rivolgendosi a S. E. il Principe Boncompagni Ludovisi : « Mi compiaccio di questa magnifica opera che fa grande onore a lei e ai suoi collaboratori. Questo è ciò che si deve fare in una città come Roma ». Questo giudizio del Duce è stato il miglior premio delle nostre fatiche."
Antonio Munoz
Durante gli sventramenti della Velia e lo smantellamento del giardino di Villa Rivaldi, vengono alla luce numerosi resti di fauna fossile, tra i quali il cranio e la zanna di elefante Elephas (Palaeoloxodon) antiquus costituiscono il reperto più famoso. La notizia ebbe immediata risonanza sulla stampa.
Antonio Muñoz, Direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma e supervisore dei lavori, scrisse che «qui, sotto la collina della Velia era il giardino zoologico della Roma preistorica». Le operazioni di recupero si svolsero con grande celerità: l’Elephas, rimosso frettolosamente, fu poi trasportato nell'Antiquarium Comunale del Celio.
Celebrazioni per l'XI annuale del fascismo.
Il Re inaugura la Via dei Trionfi, prosecuzione della Via dell'Impero, dal Colosseo al Circo Massimo e Porta San Paolo.
L'Antiquario Comunale del Celio viene valorizzato da un prospeto monumentale con fontana.
Si concludono i lavori di sistemazione dell'area alle pendici del Celio.
III giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Di ritorno dopo il viaggio a Napoli, arriva in treno alla stazione Termini, ricoperta da una scenografia posticci a causa dei lavori in corso.
Dopo una visita alla Mostra Augustea della Romanità, il Duce Mussolini, Hitler e il Re Vittorio Emanuele III partecipamo ad una rivista militare alla presenza in via dei Trionfi.
Segue un solenne ricevimento in Campidoglio ha offerto all'Ospite il Governatore di Roma, dor Piero Colonna ed una festa folcroristica popolare a piazza di Siena.
In seguito ai lavori di realizzazione della galleria della metropolitana (che avrebbe collegato la Stazione Termini al nuovo quartiere dell'esposizione Universale), cede il terreno sotto l'Antiquario del Celio, creando scollamenti di interi settori dei muri perimetrali e vistose crepe.
Le collezioni ed i materiali esposti vengono trasferiti nel vicino Palazzetto dell'Orto Botanico del Celio.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti ad un un deposito di Palazzo Caffarelli.
Il progetto degli architetti Paniconi e Pediconi per la ricostruzione della nuova sede dell'Antiquarium Comunale, viene bocciata dalla Soprintendenza, che solleva dubbi sull'inserimento di un edificio moderno in un'area vincolata.
"Caro Sindaco,
il progetto della nuova sede dell'Antiquarium Comunale, opera degli Architetti Paniconi e Pediconi, approvato dalle Commissioni Comunali dell'Urbanistica e dell'Edilizia ed inviato al Ministero dei Lavori Pubblici per il prescritto esame, è stato trasmesso dal Ministero predetto alla Soprintendenza ai Monumenti che, dopo averlo esaminato insieme con le altre Soprintendenze interessate ("Antichità" e "Foro Romano") ha proposto al Ministero della Pubblica Istruzione di istituire un vincolo sulla zona sollevando - a quanto sembra - anche dubbi sulla opportunità dell'inserimento di un edificio moderno in quel luogo.
La questione è molto grave perchè rischia di compromettere la esecuzione di un'opera assai importante della Amministrazione che prevede non solo la sistemazione di un museo comunale che da oltre 25 anni è chiuso al pubblico (ed è un museo tra i più interessanti di Roma perchè è quello destinato a documentare la vita di tutti i giorni nella città antica, le arti, i mestieri, i prodotti delle arti minori e dell'artigianato, ecc.) ma la costruzione di una aula per conferenze di 250 posti che si presterà a decongestionare il Campidoglio da non poche manifestazioni ed infine la sistemazione della bellissima zona adiacente del Parco del Celio come parco pubblico, reso anche più suggestivo dai frammenti antichi che già si trovano nel giardino del museo.
Il ritardo nella esecuzione di questa opera è per giunta anche più spiacevole in quanto per la sua realizzazione sono stati reperiti i fondi. Per poter superare le difficoltà frapposte all'inizio dei lavori vorrei proporti di interessare direttamente alla questione il Ministro della Pubblica Istruzione e il Direttore delle Antichità e Belle Arti."
La statua del Leone di Giuda, spostata durante la guerra nell'Antiquarium del Celio, in seguito ad un negoziato viene restituita all'Etiopia.
Nell'ambito del programma PNRR Caput Mundi, è previsto un intervento di recupero dell'Ex Antiquarium Comunale, con l'obiettivo di ripristinarne la funzione originaria e ricucire e connettere nuovamente il monumento al tessuto della città.
Viene progettato il Consolidamento strutturale, risanamento e restauro conservativo attraverso i seguenti interventi: consolidamento strutturale e demolizione porzioni non risanabili; risanamento e restauro conservativi; impianti tecnologici; interventi di efficientamento energetico; interventi esterni con bonifica delle essenze arboree, pulizia dei rovi e selezione di essenze tipiche della macchia mediterranea e autoctone; movimentazione di reperti; allestimenti interni; allestimento dell'area esterna.
Apre al Pubblico il nuovo Museo della Forma Urbis e il Parco Archeologico del Celio. Il progetto è stato realizzato grazie al recupero degli edifici presenti nell'area, la Casina del Salvi e l'ex Palestra, e alla sistemazione del contiguo giardino archeologico, in cui sono stati organizzati per nuclei tematici una grande quantità di materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni delle collezioni dell'ex Antiquarium Comunale, provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento. L'allestimento della Forma urbis nell'Ex Palestra ONB, vede la sovrapposizione dei frammenti marmorei della mappa antica su una riproduzione in scala della settecentesca carta di Giovan Battista Nolli.
Progetto
Gruppi e Istituzioni
Stampe antiche