Informazioni storicheData: 1885 / 1911
Codice identificativo monumento: 74
Cronologia"Si parla molto a Roma di un progetto di monumento che l'architetto Giulio Tadolini ha presentato, e che dovrebbe erige nell'esedra della via Nazionale.
Ne diamo il disegno, e una breve descrizione, Le Alpi formano il corpo del monumento. Dall'alto della mole giganteggia la statua equestre di Vittorio Emanuele in atto di salutare la Nazione. Il foro del Cenisio, che si scorge nel centro, scopre intieramente la linea della via Nazionale, Ai quattro lati sono collocati 4 gruppi: il Genio dell'Indipendenza che leva in alto con la sinistra la bandiera nazionale, e colla destra brandisce la spada, ha un leone al fianco.
Il Genio dell'Industria addita ad un putto, simbolo della generazione nascente, il foro del Cenisio, insegnandogli in esso una gloria della civiltà e del lavoro. La Libertà si appoggia col braccio sinistro sulla Lupa Romana, stringendo in mano lo Statuto, mentre con la destra impugna il giavellotto. L'Arte, che siede in atto di meditare, con la sinistra tien ritta una tavola e con la destra regge un compasso: al suo destro lato si vede il busto di Cavour già compiuto, al lato opposto un putto scolpisce il ritratto di Garibaldi. Sulla sommità del fòro è scolpita un'aquila, che stringe fra gli artigli un. serpente. Dall'altra parte un'altra aquila innalza lo stemma di Casa di Savoia.
Se il progetto riesce a passare dalla carta al granito ed al bronzo, sarebbe questo un monumento veramente nazionale e grandioso, e auguriamo anche noi che si trovino i mezzi per effettuarlo."
Il Governo italiano, presieduto da Agostino Depretis emana una legge sulla costruzione a Roma di un monumento a Vittorio Emanuele II, a meno di quattro mesi dalla scomparsa del re.
La legge non specificava la tipologia di monumento, né individuava il luogo di Roma dove sarebbe sorto, visto che delegava la decisione su questi aspetti a un'apposita commissione che sarebbe stata presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri e formata da nove senatori, nove deputati, dal sindaco di Roma nonché dal ministro della pubblica istruzione e da quello dei lavori pubblici.
L'architetto Andrea Busiri Vici, viene incaricato dal sindaco di realizzare un progetto per un nuovo ingresso alla Via Nazionale dalla Piazza di Venezia al Campidoglio. "Il proseguimento della via del Corso si compirebbe prolungando l'asse con sezione costante sino alla via del Foro Trajano, e taglio parziale in prospetto dei palazzi Torlonia e Mereghi. In cotal guisa, sono rispettati il Sepolcro di Bìbulo, e la Casa di Giulio Romano, lo sarebbe ancora nella sua integrità il palazzo monumentale di Venezia. Sul nuovo largo verrebbe trasferita la fontana di piazza Colonna decorandola maggiormente. Il palazzo Torlonia, venendo a scoprire nel taglio la sua corte di onore, migliorerebbe notevolmente nel prospetto, poiché il lato anteriore verrebbe aperto, ed un portico a tre arcate ne costituirebbe il sontuoso ingresso che con un grande ambulacro condurrebbe sino all'opposta piazza dei SS. XII Apostoli."
La Commissione reale, incaricata di redigere le specifiche sulla costruzione a Roma di un monumento a Vittorio Emanuele II, completa il proprio compito. Il presidente del Consiglio dei ministri Agostino Depretis, presenta alla Camera dei deputati, il progetto esecutivo del monumento.
Quest'ultimo specificava i dettagli dell'iniziativa: si sarebbe bandito un concorso pubblico internazionale; i fondi pubblici destinati all'opera sarebbero stati pari a otto milioni di lire (a questi poi si sarebbe aggiunto il denaro raccolto da una sottoscrizione popolare aperta a tutti gli italiani, anche a quelli che si erano trasferiti all'estero durante l'emigrazione italiana di fine XIX secolo e di inizio XX secolo); il monumento sarebbe sorto nella piazza delle Terme di Diocleziano; il tipo di costruzione sarebbe stato un arco trionfale; i significati allegorici che avrebbe dovuto comunicare sarebbero stati "indipendenza", "unità" e "libertà"; avrebbe dovuto descrivere, tramite opere architettoniche e artistiche, la storia del Risorgimento.
A seguito della caduta del governo di Agostino Depretis, viene istituita una nuova commissione per decidere le specifiche del monumento da erigere in onore del re Vittorio Emanuele II.
Il nuovo bando, sempre di livello internazionale, non specificava più il luogo dove far sorgere il monumento. Le scelte possibili sono piazza di Termini, piazza Vittorio Emanuele II, il colle del Pincio, il rione Prati o il colle del Campidoglio.
Viene inoltre lasciata ampia scelta sulla tipologia architettonica: statue, archi trionfali, pantheon, archi semplici e/o piazze monumentali.
Pubblicato sulla Gazetta Ufficiale del Regno il bando per il Monumento da erigenere in onore del re Vittorio Emanuele II.
Inaugurazione dell'Esposizione dei bozzetti per il concorso del Monumento a Vittorio Emanuele II, nelle sale del nuovo Istituto Agrario e Geologico a Santa Susanna. In mancanza di specifiche sulla tipologia e sul luogo di collocazione, i 311 concorrenti sviluppano proposte estremamente varie e fantasiose.:
Il nostro Paolocci ci manda ora da Roma il disegno d’una delle sale dell’esposizione. È noto che la Commissione Reale si ostinò a fare l’esposizione in uno de’ più infelici locali immaginabili, costrutto recentemente e destinato ai musei agrario e geologico.
Il disegno della nuova costruzione è dell’ingegnere Canevari, ottimo idraulico, cui il governo non si rivolge mai quando si tratta di acque, ma lo incarica di lavori d'architettura, salvo a far costruire delle dighe o degli argini da un architetto.
Al gran numero de’ progetti esposti non essendo sufficienti le disadatte sale del museo agrario, si è dovuto finire con l’aggiungere dei locali provvisori in legname, spendendo una somma non indifferente, e coll’aprire l’esposizione assai dopo il tempo stabilito. Gli accessi al museo essendo poco spaziosi, alcuni artisti si sono veduti nella necessità di rompere in pezzi il loro modello, salvo a rimetterlo insieme dopo avergli fatto superare le difficoltà dello stretto.
La sala della quale il Paolocci ha saputo abbracciare tutto l’insieme è la migliore di tutto il museo, ma, come è facile accorgersene, la interrompono ad ogni piè sospinto degli alti e pesanti pilastri, sicchè la vista dell’insieme è interrotta da una quantità di linee, con grande scapito dei progetti esposti, specie di quelli ne’ quali la parte architettonica predomina sulla parte scultoria.
Dei bozzetti, come è stato detto, ne sono stati esposti circa duecento cinquanta, fra i quali moltissimi mediocri, alcuni discreti, pochissimi degni di una seria considerazione.
Nella nostra incisione è facile vedere che queste tre gradazioni sono rappresentate: molti considerano il bozzetto N. 169 che si vede sul davanti quale uno de’ più seriamente concepiti e eseguiti con vera passione d’arte.
Il pubblico che sui primi giorni si affollava nelle sale del museo agrario, oggi vi si trova più scarso; vuoi perchè la maggior parte dei bozzetti non soddisfa i suoi gusti; vuoi perchè da un pezzo in qua in Italia i concorsi si fanno in modo tale che difficilmente la gente di buon senso li prende sul serio.
Progetti premiati per il Monumento a Vittorio Emanuele II
Il verdetto nel concorso del monumento a Vittorio Emanuele in Roma ha messo tutto in rumore il campo artistico ove siamo certi di soddisfare in viva e giusta curiosità dei lettori pubblicando i disegni dei tre progetti premiati. Lo facciamo senza entrare nella questione del merito dei progetti e della giustizia del verdetto che li ha distinti, giacché coll'agitazione che si è sollevata nel mondo artistico non si potrebbe tentare di farlo che in presenza di tutti, o almeno d'una gran parte dei bozzetti, disegni e acquerelli presentati dai 293 concorrenti.
Il primo premio, nel suo insieme sarebbe uno specchio di piazza del Plebiscito di Napoli, o in Roma un secondo piazza di San Pietro, più castigata, più secondo le sane regole dello stile classico e più piccola; al posto della grande facciata della basilica, c'è un arco di trionfo di buona riminiscenza romana, al posto dell'obelisco vi è riportata, un poco modificata, la forma della colonna traiana, come a Parigi nella Piazza Vendôme.
La scultura ha molta parte decorativa in questa grande scena architettonica. Cinquantuna statue sono distribuite sull'attico dell'emiciclo e sull'arco trionfale; quattro bighe, di quelle usate dai Romani nelle corse dei circhi, con audaci facciali cavalli di bronzo, stanno ferme alle due testate dell'emiciclo e ai due lati del fastigio dell'arco. Vittorio Emanuele, naturalmente vestito alla moderna in tunica d'ordinanza nel 1859, è campato nello spazio ad una grande altezza; appié della colonna otto statue ne circondano la base, quattro fontane compiono la decorazione del concetto architettonico. La fascia che gira a spirale la colonna dovrebbe essere di bassorilievi rappresentanti i fatti delle guerre dell'indipendenza e unità d'Italia. Una variante, che è quella ammessa dalla Commissione aggiudicatrice, sostituisce ipse deccrare la piazza alla colonna Traiana, Vendôme o trionfale che dir si voglia, la statua equestre di Vittorio Emanuele. La parete del portico dell'emiciclo è coperta di pitture, distribuite, sembra, in tante storie quante sono le arcate, come si vede ordinariamente nei chiostri monastici.
Tale è il progetto che ha ottenuto il primo premio e che è ideato come da impiegarsi a sistemare col monumento a Vittorio Emanuele la piazza di Termini. Ne è autore il sig. Enrico Nenot, giovane architetto che non ha ancora raggiunto i 29 anni, che ha compiuto tutto il suo corso di grand prix de Rome all'Accademia francese di Belle Arti di Villa Medici, e che si è fatto onore nel Belgio riportando un primo trionfo fuori della sua patria ad un concorso per un progetto di scuola da costruirsi nel comune di Hoey, fabbrica della quale gli fu inoltre affidata la costruzione.
Il Nenot, nel 1880 compì un viaggio di studio a Delo, Smirne, Bairuth, Balbek, Damasco, Gerusalemme e Jaffa, passò poi in Egitto, e visitò il Nilo sempre facendo rilievi, copiando particolari, cercando impressioni dirette dell'arte antica. Di ritorno da questo viaggio si applicò al concorso del monumento; sotto l'impressione dell'arte classica e sotto il predominio degli studi accademici compì il suo lavoro. Al momento di mandarlo all'esposizione egli scriveva al suo amico, l'architetto Beltrami, assistente all'Accademia di Brera in Milano: "La respect pour le vieux l'a emporté, ai-je eu tort?" chi lo sa?
Il verdetto della Commissione gli ha risposto dando il premio di 50 mila franchi al progetto nel quale predomina la respect pour le vieux, senza la menoma velleità di oltrepassare questo sentimento artistico-scolastico.
Il secondo progetto è meno facile a descriversi; è una gran macchina nella quale al di sopra di un apparato di esedre, scale, piattaforme, parapetti, è sotto un arco di trionfo, in una grande nicchia, tra due ali d'un colonnato dorico, grandeggia colossale come i... Vittorio della fontana di Trevi la figura di Vittorio Emanuele seduto. Ai suoi piedi il bassorilievo della base dell'arco di trionfo, dall'interno all'esterno si cangia in forte rilievo; in alto in tutto l'Elevato termina le due opposte sporgenze della facciata con due gruppi equestri: a sinistra con un Garibaldi a cavallo, a destra con un generale dell'esercito, alludendo alla dualità dei mezzi coi quali sotto gli auspici di Vittorio Emanuele si è compiuta la liberazione e l'unità d'Italia. Oltre a questa massa di figure di grandissime proporzioni, disposte come due cori ai due lati del colossale Vittorio Emanuele, si contano in questo progetto, un cinquantasei statue, sette gruppi colossali, e una dozzina circa di bassorilievi grandi, senza contare quelli delle piccole specchiature di pilastri, pilastrini, mozzelloni, ecc. Delle pitture sotto il colonnato e due iochi aprii dello spettacoloso apparato di scalee maestose, compiono il progetto dei signori Ferrari e Piacentini cui la Commissione ha creduto degno col premio di 30 mila lire.
Il terzo progetto ricorda quello del Guidini di Milano per le Cinque Giornate, o lo stile ha qualche reminiscenza del fiorimento del progetto Beltrami per lo stesso concorso. È un pilone colossale che maschera l'idea della colonna trionfale di Traiano, è una riunione di parecchi monumenti per farne uno solo e sarebbe destinato a sorgere nella Piazza Venezia, sistemata, facendo il pendant del palazzo dell'antica ambasciata della repubblica veneta. Abbasso, Garibaldi ha il suo monumento assieme a Bixio, non so chi altri abbia l'uguale onore, e chi quello di star solo equestremente appié del gran pilone. In cima a questo, ad un'altezza prodigiosa sorge il gruppo colossale di Vittorio Emanuele che leva in alto la bandiera d'Italia. Il progetto del signor Galletti ha avuto il terzo premio di 20 mila lire.
La Commissione, oltre al concedere questi tre premi, ha raccomandato altri dieci progetti per un largo compenso dichiarando nello stesso tempo di non poter consigliare per l'esecuzione né i tredici distinti, né nessun altro progetto. La premiazione e l'esecuzione sembrano partiti contradditori, ma si spiegano facilmente.
Le norme della legge votata in Parlamento obbligavano la Commissione a premiare i tre progetti che rispetto a tutti gli altri presentati non giudicasse migliori, non tenendo conto se fossero o meno da consigliarsi per l'esecuzione, purché stessero nei limiti della spesa fissata dal Parlamento, prescrivendo inoltre di suggerire il progetto da eseguirsi se a suo giudizio si trovasse tra quelli mandati al concorso. Il limite della spesa era la sola condizione sine qua non, per i premi da concedersi. Si assicura che i tecnici della Commissione hanno riscontrato stare in quei limiti tutti i progetti premiati, solo escludendo la colonna trionfale per il progetto Nenot, che, come s'è detto, ne sarebbe uscito, o adottando per esso la variante del gruppo equestre che resterebbe in quei limiti.
È noto qual subisso di ire, sdegni e recriminazioni ha suscitato il verdetto della Commissione, accusata d'aver scelto precisamente i meno lodevoli per dimostrare che il concorso non è possibile, e che l'opera va data brevi manu ai più bravi. Questa accusa che riguarda le intenzioni non è discutibile, e si riferisce soltanto per dare un'idea del grado cui è giunto il malcontento.
Alcuni egregi artisti, disinteressati nel concorso, osservando che la Commissione non ha trovato da indicare nessun progetto per l'esecuzione, e si è dovuta limitare a scegliere i migliori, — s'intende migliori artisticamente — sostengono che premiando quei tre ha fatto torto ad altri progetti che al pari dei tre non essendo da adottarsi per l'esecuzione, sono però di gran lunga superiori per merito artistico, e tra questi si cita la piramide con gruppi colossali dell'Amendola, progetto di cui si loda come bella e di creazione propria artistica la folla statuaria che gira attorno al monumento.
Ma ciò che ha principalmente destato più ire e sdegni è stata la premiazione del progetto Nenot.
Il pubblico è talmente abituato a sentir gridare contro i verdetti dai giurì di Belle Arti che, naturalmente, s'aspettava l'esito scoppio immancabile qual si fosse il progetto, qual potesse essere l'artista premiato. Questa volta però il concorso offriva un elemento nuovo, il premiato è uno straniero, è un francese. Con questi chiari di luna russa e marsigliese, fosse anche il progetto Nenot un'opera di genio, — ed è tutt'altro veramente, — il caso degli artisti non premiati avea tutte le probabilità di vedersi ingrassato per face di patriottismo.
Difatti allo scatto delle ire fu lanciato contro la Commissione un grossissimo sasso, sostenendo che la terribile accusa d'aver dato uno schiaffo all'arte Italiana. L'ILLUSTRAZIONE, sino da quando si è discusso al Parlamento lo schema di concorso, non ha mancato di combattere l'idea veramente barocca di un concorso mondiale per un monumento nazionale. Si possono ammettere gli stranieri ad un concorso per una chiesa, per una piazza, magari per un monumento a Dante, ma esporre i che so io, monete, per esempio, possa darci il merito a noi Italiani per il monumento da innalzare a Vittorio Emanuele destinato a celebrare il più grande avvenimento della storia d'Italia, ci è sempre parso, ci sembra tuttora e ci sembrerà anche se dovesse avere per risultato di darci un bel monumento, il più strano della idee.
Questa che era una ragione prepotente contro il progetto di programma, non è più una ragione contro il progetto premiato nel programma d'un'Esposizione mondiale.
S'è premiato un giovine francese di meno di 29 anni, e perché non potea esser premiato un allievo dell'Accademia di Vienna, uno slavo ecc. di Praga, o ecc. di Zagabria, un giapponese di Jeddo, uno di quegli abitanti delle isole Sandwich che il re Kalakaua di quella contrada manda a istruirsi in Europa. Aperti a tutti quel concorso, potea esser vinta da chiunque.
Gli italiani non si son mossi per quel supposto schiaffo; è da prevedersi che non si muoverà l'Europa intera, anzi il mondo, dopo che, estendendo la figura retorica, si è detto: ma che l'Italia tutte le nazioni concorrenti han ricevuto lo schiaffo dal verdetto della Commissione!
Un artista di quelli che non prendono la parola per tutti coloro che protestano, lagnandosi d'altra questione, solo pochi giorni prima che uscisse il verdetto, scriveva in un lungo articolo quasi a tribunale sopraffino i giudizi artistici in Commissione permanente del Ministero d'Istruzione pubblica per le Belle Arti, e ne citava i componenti, mezzo uno, con ossequiose e quasi entusiastiche lodi.
Ebbene: quei membri della Commissione permanente, sono stati o doveano essere tra i più influenti nella Commissione del Concorso pel Monumento a Vittorio Emanuele, nella quale i nomi artistici, naturalmente, non avranno fatto altro che dividere la critica dei giurati, artisti, che poi, se non tutti, i più, sono i soliti giudici artistici, a torto o a ragione, non è il caso d'indagare, ma generalmente bene affiatati cogli artisti, e sanno tutti come eccoli dall'arto tenenti occupati a correre tutto l'anno dal Po all'Arno, al Tevere, sulle rive del Sebeto, a giudicare di tutti e di tutto?
Giorni prima adunque del verdetto, baci, sino all'ultimo momento, sulla Commissione, a motivo degli artisti che ne formavano l'elemento moralmente più ponderante, era una Commissione secondo i voti e i desideri di chi dovea poi protestare; solo appena uscito il verdetto la Commissione decadde nella stima degli spettatori. La scena cambiò come in una feerie e quei membri preponderanti, dagli stessi che li avevano prima invocati quasi come oracoli, erano maltrattati con tanto poco rispetto con quanto ossequio si erano inchinati giorni prima.
Il pubblico vorrebbe pure orientarsi in arte guardando gli artisti, ma son tali voltate e rigiri d'ago magnetico, ci perde ogni fiducia. Può consolarsi intanto nel fatto che i premi concessi dal giurì non toccano alla questione del monumento da farsi.
Il progetto del Nenot non ha più probabilità d'essere eseguito che non ne abbia il progetto De Nitia o compagni, il Guidini e compagni, il Ferrari e soci, o di Cecconi, solo e di Amendola solo.
A proposito di proteste per monumenti a Vittorio Emanuele, il pubblico non sarebbe invece rimasto sorpreso di una rimostranza verso il Reale che veniva ricevuto 30 mila lire d'anticipazione per l'esecuzione del monumento da alzarsi al gran Re in Milano, o un'altra egregia somma, dicansi, per quello di Venezia, dopo tanto tempo non ha ancora trovata l'ora della ispirazione propizia a permettersi all'opera né per l'uno né per l'altro e con olimpica serenità resiste alla sollecitazione d'ogni sorta che gli vengono fatte in proposito, senza trovarsi, come fu il Leonardo da Vinci, quando faceva la statua dello Sforza, impegnato in studi di fortificazione e di canalizzazione.
Di queste lagnanze, non poetiche perché i poeti non sono mai stati vittima di migliaia di lire anticipate, di queste lagnanze artistiche, i primi a risentire gli effetti col rimbalzo sono gli artisti e ne hanno avuta una prova nel famoso capitolato del R. Commissariato per la liquidazione dell'asse ecclesiastico di Roma, il quale per dodici statue da rimessi nell'atrio della Basilica di San Paolo, ha stabilito che al momento della firma, prima di ricevere tremila lire di anticipazione pel modello in gesso, ciascuno dei 12 artisti, doveva cauzione di 15 mila lire sulla 20 mila cui ammonta la cifra del contratto.
Gli artisti si sono risentiti tanto di questa clausola di capitolato, ebbene è assai probabile una cosa: cioè che mentre si prendano tanto a cuore i loro interessi e diritti, gli artisti non si danno il menomo pensiero degli interessi e diritti delle amministrazioni che per opere d'arte trattano con essi d'affari, la diffidenza del Commissariato dell'asse ecclesiastico diventerà forse una regola per quelle amministrazioni; sarà un precedente, un esempio che potrà trovare imitatori. E una bella cosa la solidarietà degli artisti, ma dev'essere come una medaglia, deve avere il suo dritto e il suo rovescio.
L. Chirtani.
A seguito del mutato clima politico, sia al governo che nei rapporti con la Francia, viene accantonato il progetto di Nénot, vincitore del primo Concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II.
La commissione reale, decide di esaminare approfonditamente il problema del luogo dove collocare il monumento, nominando tre sottocommissioni che dovranno esaminare le proposte principali: il colle del Campidoglio, il Pantheon e la piazza della stazione Termini.
Durante il dibattito viene fatto notare, dati alla mano, che la soluzione sul colle del Campidoglio (proposta nel precedente concorso nel progetto di Piacentini e Ferrari) aveva il pregio di una superficie su cui costruire il monumento (potendo demolire il convento dell'Ara Coeli, già di proprietà comunale).
La commissione per il Monumento a Vittorio Emanuele II, bandisce un secondo concorso, molto più preciso del precedente.
Aperto solo ad artisti italiani, specifica come il luogo di costruzione, il colle del Campidoglio.
La tipologia di edificio, avrebbe dovuto rivaleggiare per grandiosità, con le più importanti costruzione realizzate dagli antichi Romani e dai papi.
Un monumento la cui tipologia si ispirasse al progetto di Ettore Ferrari e Pio Piacentini (arrivato II al precedente concorso), ovvero un'imponente costruzione in marmo contraddistinta da gradinate ascendenti, con un ampio e maestoso colonnato sulla sua sommità, e con una statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia al centro.
Pubblicato sulla Gazetta Ufficiale del Regno, il bando del secondo concorso per il Monumento a Vittorio Emanuele II.
Scade il termine per la consegna dei progetti del secondo bando per la realizzazione del Monumento a Vittorio Emanuele II. Le proposte presentate sono novantotto.
La Commissione Reale seleziona tre progetti: quello di Bruno Schmitz, quello di Manfredo Manfredi e quello di Giuseppe Sacconi. Non riuscendo a decretare un vincitore, bandisce un terzo concorso limitato esclusivamente a questi tre architetti.
Scade il termine per la consegna dei progetti del secondo bando per la realizzazione del Monumento a Vittorio Emanuele II. Le proposte presentate sono novantotto.
La Commissione Reale seleziona tre progetti: quello di Bruno Schmitz, quello di Manfredo Manfredi e quello di Giuseppe Sacconi. Non riuscendo a decretare un vincitore, bandisce un terzo concorso limitato esclusivamente a questi tre architetti.
La commissione reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II, al termine della terza prova, sceglie come sceglie come vincitore definitivo il progetto di Giuseppe Sacconi.
Con Regio decreto, la direzione dei lavori per la costruzione del Monumento dedicato al re Vittoriano Emnauele II, viene affidata a Giuseppe Sacconi.
Apertura del cantiere del Vittoriano.
Solenne cerimonia della posa della prima pietra del Vittoriano alla presenza di re Umberto I di Savoia, della regina Margherita di Savoia, dell'intera famiglia reale e di una folta rappresentanza straniera.
Iniziano le demolizioni presso l'Aracoeli per la costruzione del Vittoriano, tra cui la Torre di Paolo III, il convento dell'Aracoeli, Via Macel de Corvi.
Nel proseguimento degli scavi nella vigna Jacobini, seguitano a scoprirsi resti di muri laterizi e di opera reticolata, appartenenti alle tombe che fiancheggiavano la via Campana. Tra detti ruderi sono state raccolte le seguenti epigrafi sepolcrali:
a) Lastra di marmo alta m. 0,53, larga m. 0,37, chiusa da cornice e fastigiata, nella quale leggesi il titolo seguente in lettere di bassa età:
D M FECER A LICINIV ACATHOPVS ET NASIDIA APRODISI PARENTES A LICINIO DECEMBRO F. PIISSIM VA XI M VIII
D XI
b) Lastra marmorea scorniciata, sormontata da timpano con antefisse e corona lemniscata al centro. Misura m. 0,36 X 0,29 × 0,08. Vi si legge:
D M CLAVDIAE VICTORINAE VIX AN V MENSIBVS X DIEBVS XXVIII HORIS VIII TI CLAVDIVS ALYPVS OCENIS
c) Lastra marmorea di m. 0,48 x 0,78 X 0,09, col seguente resto epigrafico, a belle e grandi lettere:
CLAVDIAE VIXIT A TI CLAVDIVS AP
d) Lapide marmorea frammentata, di m. 0,20X0,35; vi si logge la seguente iscrizione, incisa a caratteri di tarda età:
D M C CORNELI VS ONESIM VS CORNELI
e) Lastrina da colombaio, di m. 0,25 X 0,19, sulla quale è inciso il titoletto M ...IO DOMITIO ...VII M INI DVI ...VS GRAPTVS ...LCISSIMO FEC
Negli sterri per le fondazioni di uno dei piloni del monumento a Vittorio Emanuele II, sull'alto del colle capitolino, è venuta in luce una piccola base marmorea di m. 0,67 X 0,27 Xx 0,26, sulla quale a cattive lettere, è rozzamente inciso: MERCVRIO
La commissione reale del concorso per la statua equestre di Vittorio Emanuele II da collocare sul monumento nazionale al Campidoglio, assegna l'incarico a Enrico Chiaradia, con undici voti su sedici, imponendo qualche leggera modifica al bozzetto proposto.
Negli scavi per il muro esterno di sostruzione al monumento di V.E., nell'area dell'antica casa Alberganti in via Giulio Romano, è stato scoperto un grosso pilone di opera laterizia del secolo III, ed un frammento di capitello corinzio di buon lavoro, del diametro di m. 0,81.
Nello scavo per il primo pilone del portico, verso occidente, furono rinvenuti tre denari d'argento dell'imperatore Ottone (IV ?), di casa Guelfa.
Dalla casa in demolizione in via di Marforio n. 103 e 104, provengono due noti frammenti di architrave col nome di un referendario apostolico, e l'iscrizione C.I.L. VI, 9974
Rodolfo Lanciani.
Negli scavi per le fondazione del muraglione perimetrale del monumento a Vittorio Emanuele, in via Giulio Romano, sono stati rinvenuti quattro blocchi di travertino, di forma rettangolare, formanti un muro di opera quadrata, alto m. 4,70, lungo 4,80 e dello spessore di m. 1,05.
Questo muro trovasi rivolto a nord-ovest e si addossa alla roccia del colle. Si raccolse pure il seguente bollo di figulina, circolare (Marini 1241):
C RVFELLI VERECVNDI FIG MED Q A M
Giuseppe Gatti.
Nei lavori pel monumento al Re Vittorio Emanuele in Campidoglio, nel tratto di cavo pel muro corrispondente sulla fronte nord del colle capitolino, e verso la falda del medesimo, si è scoperto un tratto di pavimento a grossi quadri di marmo giallo a fasce di bardiglio.
Nella stessa località è stato riconosciuto un vano di m.3,60 X 2,20 coperto di intonaco con riquadrature in affresco dipinto ad un sol colore, ed assai svanito. Nelle terre di scarico entro il vano predetto si raccolse un pezzo di intonaco nero, in cui si veggono resti di una leggenda scrittavi a pennello, in lettere bianche e bellissime, da riferirsi al primo secolo dell'impero. Misura nella massima altezza m. 0,16, e nella larchezza m. 0,17.
Vi si legge, giusta l'apografo fattone dal dott. Vaglieri: ...REI... | SS... MISVSM ...|... NVLLA NORTE PE ...|... RINAE PIO MVNDO SINE ...|... MVNAM DO... SVPI
Nei pressi della località indicata, essendo stata demolita una chiavichetta, si vide che nella copertura di essa, che era formata a capanna, erano stati usati mattoni di m.0,60 X 0,60 con bolli di fabbrica. In due notasi il bollo circolare (C.I.L. XV, 1145). EX PR FL APRI OPVS DOLIAR IVLI CALLISTI
In prossimità della camera dipinta fu pure rinvenuta la parte inferiore di una grande tegola con incavi laterali per la commettitura, probabilmente di antefissa, in cui è impresso il bollo: L CALPVRNI CLADI (pigna tra due palmette)
Nelle fondazioni della torre di Paolo III si riconobbe altro mattone col bollo (C.I.L. XV 725): EX PRAED FAVST OP DOLIAR A CAPETA CRESCENTE QV R T A (due palmette).
Demolendosi un vecchio muro nell’ex-proprietà Marsciano. a ridosso del monte capitolino nel lato est del monumento al Re Vittorio Emanuele, si scoprì una lapide frammentata di travertino alta m. 0,45, larga m. 0,50, e dello spessore di m. 0,06, nella quale si legge parte di una iscrizione medievale. Un esatto calco ne è stato mandato alla Presidenza della R. Società Romana di Storia Patria.
Giuseppe Gatti.
In occasione degli sterri per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II, nel versante occidentale del colle capitolino, lungo la via Giulio Romano e precisamente dietro la chiesa di S. Rita, è tornato in luce un tratto della sostruzione del recinto serviano.
Consistono questi avanzi in sei ordini di pietre, dell'altezza complessiva di m. 3,60. L'ordine inferiore della muraglia è incassato nella rupe tufacea del colle, su di un piano che elevasi di m. 4 dalla prossima piazza di Venezia. Ha in base una grossezza di m. 2,54; gli altri ordini sovrapposti vanno gradatamente diminuendo, di ma-
niera che il superiore ha una grossezza di m. 1,15.
La fronte della muraglia rivolta verso il Campo Marzio, è distante m. 3 dal fianco del monumento a Vittorio Emanuele II, col quale alla base trovasi a contatto il tergo della medesima.
D. Marchetti
Per i lavori di fondazione d'un nuovo pilone nel lato occidendale del monumento al re Vittorio Emanuele, si è trovata, alla profondità di circa quattro metri dal piano della via Giulio Romano, un'antica stanza, che misura m. 3,30 di lunghezza per m. 2,25 di larghezza, ed è alta m. 2,50.
È costruita in laterizio ed addossata alla rupe capitolina. Le pareti erano intonacate ed adorne di dipinti entro cornici ed inquadrature di color rosso. Delle pitture restano appena qua e là languide tracce; e possono soltanto riconoscersi una figura con velo agitato dal vento, e n altra parte un oggetto in forma di pigna con due aquile ai lati. Il pavimento era battuto a tasselli bianchi e neri, seuza verun disegno od ornato.
Da alcuni avanzi di muri laterizi, che sono stati osservati sopra la descritta camera, sembra che un'altra simile stanza vi fosse sovrapposta; al piano della quale, e forse in comunicazione diretta con essa, era un cunicolo scavato nel vivo della roccia, che si dirige verso il lato settentrionale del colle. Un simile cunicolo è apparso a circa m. 3 di maggiore profondità.
Fra le terre si è rinvenuta una statuetta sedente, alta m. 0,36, che rappresenta la Fortuna o l’Abbondanza. Oltre la testa, mancano l'avambraccio destro e la parte superiore del cornucopia sostenuto con la mano sinistra. Nel plinto è incisa, a piccoli caratteri, ed in due parti distinte, l'iscrizione PER VOCE SANCTO DEO SABAZI PEGASI D SACERDOT ATTIA CELERINA D. Un'altra epigrafe votiva alla stessa divinità si rinvenne, tre anni or sono, circa il medesimo luogo (v. Notizie 1889 p. 225). E, come in essa, è ricordato il dono votivo di una statua di Mercurio, fatto da M. Furio Claro saneto invieto Sabazi, così il monumento ora scoperto si palesa egualmente come l'offerta di un simulacro di un'altra divinità, fatta Sancto deo Sabazi da Attia Celerina, per voce[m] Pegasi sacerdoi(îs).
Nel fondare un nuovo pilone verso l'angolo nord-ovest del monumento nazionale al re Vittorio Emanuele, alla profondità di cirea 10 metri dal livello della via Giulio Romano, è stato scoperto un tratto di antica strada, a poligoni di selce, per la lunghezza di quasi 7 metri. Accenna a salire verso la costa occidentale del colle.
Nel cavo sono stati incontrati avanzi di fabbriche laterizio, e massi rettangolari di travertino che ne formavano la sostruzione. Sopra un antico pavimento, che era a circa 7 metri di profondità, ma rotto e tagliato da posteriori costruzioni, sì rinvenne una mola in pietra vulcanica, del diametro di m. 1,05 alla bocca.
Fra le terre poi furono raccolti i seguenti oggetti: Torso di statua virile, alto m. 0,50. È coperto da una sola pelle di capretto, la quale, annodata colle zampe sulla spalla destra, è sostenuta dal braccio sinistro, ove fa seno e contiene grappoli d'uva e frutta diverse. Testa marmorea di fanciullo, in parte guasta, alta m. 0,19. Mano di statua, lunga m. 0,10, che stringe un'asta. Frammento di bassorilievo, alto m. 0,13, largo m. 0,17,*sul quale rimangono le teste di due cavalli ed il braccio di una figura che ne regge il freno. Piccolo capitello d'osso, che reca scolpiti tre arboscelli.e serviva forse per decorazione di un mobile: è alto m. 0,073, ed ha il diametro di m. 0,05 in alto, e m. 0,085 in basso.
Sono state inoltre recuperate undici lucerne fittili, di terra ordinaria e di tarda età, una delle quali porta in rilievo la croce, un’altra ha il monogramma P. Cavandosi poi le fondamenta per un altro pilone, prossimo a quello sopra indicato, in mezzo a terre di scarico, che si trovano addossate alla viva roccia fino alla profondità di circa 15 metri dal piano della strada, si è scoperto un piedistallo marmoreo, alto m. 0,75 X 0,583 X 0,41, che mostra di aver subìto la violenza del fuoco.
È stata pure rinvenuta una grossa lastra marmorea, di m. 0,26 X 0,18, che sembra aver appartenuto ad un piccolo fregio od architrave di porta, al cui lato destro, entro un doppio cerchio ornato di globetti e rombi alternati, leggesi la parola HTOYMENOC nel monogramma.
Luigi Borsari.
Dai lavori per la fondazione di un altro pilone nel monumento al re Vittorio Emanuele (cf. Notizie 1892, p 406), provengono questi oggetti: Testa in marmo, alta m. 0,33, da essere innestata in una statua od in un busto, esprimente una donna di età matura. L'esecuzione è abbastanza accurata. Busto virile, acefalo e mancante della mano destra. La figura è avvolta in ampio manto, e con la sinistra stringe un volume. Frammento di anfora, sotto il collo della quale sono due righe scritte a caratteri neri e sottili, ma quasi indecifrabili. Nella prima riga si legge il nome Ad POSTVMIO, seguito, come pare, dalla cifra XIIII.
Frammento d'iscrizione sepolerale, alto m. 0,25 X 0,22: p. aeLIus... | SEBIVO Fecit sibi | ET P AELIO Aug. liberto | PROCVLO COGrato suo | ET LIBERTIS LIbertabusque | POSTERISQOVE eorum
Sono stati inoltre recuperati molti pezzi di tegole e mattoni con bollo di fabbrica. Due di questi, aventi m. 0,22 di lato, portano i bolli delle figuline Salarie: SALF e SALAR
Gli altri riproducono i bolli editi nel vol. XV del C.I.L. n. 216, 268 (quattro esemplari), 273, 330, 345 (due esemplari) 360, 374, 377a (tre esemplari), 392, 395, 465b (tre esemplari), 607 (due esemplari), 6354, 801 (due esemplari), 808 (quattro esemplari), 973, 10262, 1051, 1068a, 1111, 1114, 1263, 1348, 1538.
Giuseppe Gatti.
Nel fondare un nuovo pilone sull'angolo del propileo destro del monumento al re Vittorio Emanuele, è stato scoperto, alla profondità di 8 metri, un cunicolo, largo m. 0,83. La volta di tale cunicolo era alleggerita mediante piccoli tubi fittili messi in costruzione, ed era decorata di musaico grossolano, del quale si trovarono pochi frammenti fra le terre di scarico. Il pavimento e le pareti erano riveStite di lastre di marmo bianco. Sul pavimento si trovarono accumulati molti frammenti di antiche sculture; fra le quali meritano di essere ricordate:
a) Statua di Diana, con tunica succinta e calzari, in atto di sostenere l'arco con la mano sinistra, mentre tende la corda con la destra. Gli orecchi sono forati, per inserirvi erecchini di metallo. Presso la gamba destra sta un cervo. La statua, rotta in varî pezzi, che si ricompongono, mancante soltanto della metà inferiore della gamba sinistra, è alta m. 1,57. b) Statua di Venere, alta m. 0,81, mancante della testa, di parte delle braccia e delle gambe. c) Torso, probabilmente di Diana, alto fino al ginocchio m. 0,48. d) Frammento di plinto, del diam. di m. 0,40, sul quale poggia un piede con parte della gamba sinistra.
In un altro cavo più prossimo all'angolo occidentale del monumento si sono rinvenuti questi altri avanzi di sculture in marmo: — Testa muliebre, con diadema ornato di fogliami, alta m. 0,30. Frammento di plinto con piede sinistro, e parte di tronco d'albero. Altro con piede sinistro, presso il quale è un pilastrino quadrato. Altro con solo piede destro. Busto, appena abbozzato. Frammento di aretta circolare, o di tronco, con parte di serpe attorcigliato. Frammento di torso muliebre, nudo, che si ricongiunge con altri pezzi precedentemente recuperati.
I bolli figuli, ritrovati nella escavazione, sono quelli già noti: C.I.L. XV, 26, 41, 122 c, 380, 348 d, 374, 724, 808, 1127, ed inoltre i seguenti: LVCVLID; ...IVITA AS...; op. dol. ex pR C FVL PLAVtiani pr.pr c. v. cos. ii...LAE...
Il nome di C. Fulvio Plauziano, prefetto del pretorio e console per la seconda volta con Geta nell’anno 203, ricorre in parecchie altre tegole, fabbricate in fornaci che prima avevano appartenuto alla casa Augusta: cfr. C.I.L. XV, 47, 160, 184, 185, 197, 206, 240, 241, 405, 1497.
Giuseppe Gatti.
Per i nuovi lavori di fondazione al monumento di Vittorio Emamele, presso il viadotto che congiungeva il palazzo di Venezia con le fabbriche di Aracoeli, si è recuperato un lastrone marmoreo, con cornice alto, m. 0,56, largo m. 0,28, sul quale è incisa l'iscrizione votiva:
D VALERIVS CHAEREAS Q Q P P CVM D VALERIO CHAEREAN IVN FIL Q Q ET P AELIO ALEXANDRO FRATRE PROTOMEN SERAPIS EX P X EX VISO COLE...
Un mattoncino quadrato, raccolto fra le terre nel cavo medesimo, porta il bollo quadrangolare C.I.L., XV, 583 2.
Giuseppe Gatti.
Facendosi il cavo per un nuovo pilone del monumento nazionale al re Vittorio Emanuele, presso gli archi del viadotto al principio di via Marforio, sono stati recuperati: un capitello corinzio, alto m. 0,52, diam. m. 0,42; un frammento di transenna con rosoni; un bacino di marmo, spezzato, alto m. 0,18 col diam. di m. 0,60; un vaso di rame, schiacciato ed infranto, alto m. 0,14, diam. m. 0,25: un frammento di lastrone marmoreo, che conserva: ...ntilla...
In un altro cavo per fondazione nel lato sud-est del monumento, a m. 6,50 sotto la quota normale, è stato scoperto il piano di un antico fabbricato, che doveva avere la fronte rivolta a nord-ovest. Sono riapparsi gli avanzi di tre camere. Una di queste aveva una parete decorata con due colonne scanalate di marmo bianco, i rocchi delle quali si trovarono ancora sulle proprie basi, distanti fra loro m. 1,40. Il pavimento era formato di lastrine di marmi colorati, disposte a figure geometriche, e principalmente triangoli e rombi. Le altre due stanze si trovavano ad un piano alquanto inferiore, essendovi due gradini nelle porte di communicazione fra l'una e le altre. Il pavimento di queste due camere era lastricato di marmo bianco.
Fu quivi scoperta la parte inferiore di statua egizia, seduta, scolpita in basalte alta nello stato presente m. 0,42, larga m. 0,23.
Giuseppe Gatti.
Nelle escavazioni per fondare la parte centrale della fronte del monumento a Vittorio Emanuele, sono stati raccolti un piccolo capitello marmoreo, di epoca medievale, ed un frammento di antico bassorilievo, quasi del tutto consunto, restandovi appena le tracce di alcune figure.
Giuseppe Gatti.
Dagli sterri per le nuove costruzioni sulla fronte del monumento a Vittorio Emanuele, di contro alla via della Ripresa dei barberi, provengono tre frammenti di antiche sculture. Il primo è una testa di donna di età matura, con capelli discriminati e lisci, che le scendono dalla fronte fino a coprire ambedue le orecchie. Manca del naso ed è alta m. 0,25.
Il secondo è egualmente una testa muliebre, giovanile, con capelli ondulati sulla fronte e raccolti in trecce dietro la nuca. Le manca parte del naso, ed è alta m. 0,22.
Il terzo è un piccolo torso virile, con parte della gamba sinistra, alto m. 0,27. Una pelle, che sembra di capretto, gli copre le spalle e risalendo dal fianco destro è annodata sulla spalla sinistra. La testa era impernata.
Giuseppe Gatti.
Nell'area pel monumento al Re Vittorio Emanuele sull'alto del Campidoglio, facendosi una fogna lungo il fianco della chiesa d'Aracoeli, si sono incontrati resti di fabbriche laterizie, che appariscono essere state anticamente rivestite di marmi. Si sono pure riconosciuti avanzi di pavimenti, formati con di marmi colorati, di forme diverse.
Giuseppe Gatti.
Demolendosi un casamento in via Testa spaccata, per i lavori del monumento nazionale al re Vittorio Emmanuele II, si è ricuperato un tronco di colonna in marmo bianco, lungo m. 1,90, col diametro di m. 0,65, Ma una base di colonna, pure di marmo.
Giuseppe Gatti.
Per la realizzazione del Vittoriano, si procede alla demolizione degli edifici che si affacciano su Piazza Macel de' Corvi. I resti del Sepolcro di Gaio Publicio Bibulo sono preservati e isolati.
Negli sterri per il monumento al re Vittorio Emanuele II, si è incominciato a scoprire, dicontro alla via della Ripresa dei Barberi, il pavimento di un'antica stanza, formato in opus sectile con lastrine di marmi colorati diversi. Fra la terra sono stati raccolti fusti di colonne marmoree, pezzi di decorazioni architettoniche, pure in marmo, ed un frammento di lastrone in travertino, di m. 0,40 X 0,37, su cui, in lettere d'età repubblicana, mal conservate, si legge: CANDVM | ...COMVNE | ...CIA | .... | ...ATIVS REDMTOR | ...VS
Giuseppe Gatti.
Sterrandosi per la fondazione di un nuovo pilone della gradinata di accesso al monumento al re Vittorio Emanuele II, è stata scoperta, quasi nel centro del monumento stesso, dirimpetto alla via della Ripresa, un'ampia stanza di circa m. 6 X 8, costruita in buona opera laterizia. Le pareti conservano in basso qualche piccolo avanzo delle lastre marmoree, di cui erano rivestite. Il pavimento, che trovasi a m. 6,63 dalla bocca del cavo e a m. 4,43 sotto il livello della piazza di Venezia, è in marmi colorati, ad opus sectile. Nel mezzo si ha un quadrato, di m. 2,40 per lato; attorno ad esso la superficie è divisa in tanti altri quadrati, di m. 1,20, ed è circondata da una larga fascia. Il quadrato centrale è tutto a squame; gli altri esprimono rosoni, fogliami e corna bovine intrecciate. In più punti si hanno tracce di violento incendio; ma in generale il musaico è abbastanza bene conservato.
Questa grande aula verso est comunica con un'altra stanza, di cui è stato scoperto soltanto un angolo: ed anche qui ricorreva lo stesso pavimento in opera di commesso, a marmi colorati, ma in gran parte distrutto.
Verso ovest, e a piccola distanza dalla parete della stanza sopra descritta, si è rimesso in luce un tratto di antica strada, lastricata coi soliti poligoni di selce. Questa però trovasi a livello più basso, essendo a m. 7,55 dalla bocca del cavo e a m. 5,35 dal piano di piazza Venezia.
Fra la terra sono stati raccolti: un frammento di fronte di sarcofago, su cui erano rappresentate le fatiche di Ercole; due capitelli corinzii, alti m. 0,38; varî avanzi di vasi in lamina di rame, bruciati dal fuoco; ed un frammento di cippo sepolcrale marmoreo, di m. 0,30 X 0,25, su cui leggesi: DIS MANIBVS | VALERIAE | ...NICE
Giuseppe Gatti.
Si chiuse il Concorso Nazionale fra artisti per i modelli delle grandi quadrighe in bronzo che devono coronare il monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, la grande opera del Sacconi: "L'esposizione di tali modelli è stata aperta al pubblico; e la nostra incisione riproduce il salone nei sotterranei del monumento, dòve figura questo nuovo saggio della scultura italiana, argomento a discussioni e critiche dei competenti e dei profani. Senza entrare nel merito; notiamo che al concorso hanno partecipato venti artisti italiani, fra i più favorevolmente noti, come Bartolini, Bianchi, Calderini, Civiletti, Fontana, Gatto, Laurenti, Natali, Pozzi, Taneredì, Quattrociocchi, Ratti, Romanelli, Restelli, Sbricoli, Traversari, Vito Pardo, Varnesi, Sortini, Zei, Cesare Zocchi."
In un cavo per il monumento a Re Vittorio Emanuele, verso la via di s. Marco, si è rinvenuto un cippo marmoreo con base e timpano e con la patera e il prefericolo (m. 0,72 X 0,44). Vi si legge: D M TI CLAVDIO PRIMITIVO ET CLAVD HELPIDI CLEOPATRA LIBERTA B.M. FECIT Su un frammento di lastra marmorea (m. 0,085 X 0,10) si legge: CASPIC A L TER Si è ricuperato pure un frammento col bollo di mattone C.I.L. XV, 1665.
Nella demolizione in via s. Marco tornò in luce un frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,24 X 0,20): D M ...ALBIO EVPLOA... | ...ELICITAS PATRI I... | ... NTIFECIT SIBI ET... | ... QAEORVM E I... | ... AV GN. L'A della quinta linea è stato poscia abraso.
Dante Vaglieri.
La Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II, presieduta dal Ministro dei Lavori Pubblici Pietro Bertolini, si riunisce per decretare il vincitore, cadiuvata dalla sottocommissione artistica, con a capo il senatore Gaspare Finali e composta da alcuni celebri architetti e scultori (da Ernesto Basile, Cesare Maccari, Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini a Domenico Trentacoste).
"I concorrenti furono in tutto 28, dei quali 19 s'inscrissero nel gruppo del «tema libero. La sottocommissione artistica (che doveva pronunciarsi prima della Commissione plenaria), designò subito come assolutamente migliori quattro bozzetti, tutti appartenenti a quest'ultimo gruppo: e furono quelli dello Zanelli, del Dazzi, del Pogliaghi e dell'Ugo, e fra questi poi quello dello Zanelli fu proposto per l'esecuzione."
La Commissione Reale, al contrario della sottocommissione artistica, non si trovò concorde sul nome di Angelo Zanelli: tre componenti (lo scultore Giulio Monteverde, l'architetto Alfredo d'Andrade e lo storico dell’arte Corrado Ricci, direttore generale delle Antichità e Belle Arti), preferirono astenersi.
"La Commissione plenaria modificò in parte il giudizio della sottocommissione artistica. Fu osservato che la designazione del solo Zanelli come vincitore pareva contraddire allo spirito se non alla lettera del bando di concorso il quale, per assicurare quant'era possibile l'esecuzione di una opera insigne, stabilivava che il concorso era di due gradi, riservando al secondo grado la traduzione in grande del bozzetto. Ora, proclamando il solo Zanelli meritevole di prender parte alla gara finale, si sarebbe venuti in sostanza a violare le norme del concorso, giacchè quando, nella prova finale, il solo Zanelli avesse messo sul posto l'opera sua a grandezza di esecuzione, sarebbe stato, nel fatto, quasi impossibile di non approvarla. Fu proposto dunque da Ugo Ojetti di bandire la gara di secondo grado, ammettendosi non solo lo Zanelli, ma anche il Dazzi, che pure essendosi inscritto nella categoria del tema libero, aveva però di fatto presentato un bozzetto che svolge il tema dei Precursori dell'unità; bozzetto che era stato lodatisimo, e che per più giorni, nell'opinione di parecchi Commissari, aveva conteso la vittoria a quello dello Zanelli."
Per comporre la questione si stabilì che i due artisti maggiormente apprezzati, Zanelli e Dazzi, sviluppassero i loro bozzetti a grandezza naturale e li consegnassero il 10 novembre 1910, per esporli a turno al pubblico nel 1911, in occasione del cinquantesimo dell'Unità d’Italia, lasciando la decisione finale al pubblico.
Nella fondazione di un pilone isolato sulla sinistra del monumento a Re Vittorio Emanuele, s'incontrarono altri avanzi del tracciato della Flaminia, già più innanzi, cioè più vicino a piazza Venezia, riconosciuti nei precedenti lavori (Notizie 1908, pag. 262 Dallo sterro, alla profondità di m. 4, furono estratti i seguenti marmi: Un capitello di stile corinzio, alto m. 0,40, male conservato e anche rotto nell'abaco.
Un basamento di marmo greco, appartenente a grande pilastro con cornici e plinto completamente intagliati a ricchi motivi di palmette e fiori, in uno stile purissimo. È frammentato nella parte sinistra; misura m. 0,72 di lunghezza e m. 0,27 d'altezza.
Una lastra rettangolare di marmo lunense, alta m. 0, 44, larga m. 0,31, ritagliata sopra un rivestimento di capitello di pilastro, come apparisce dalla sua parte posteriore. Anteriormente, è contornata da .rozza cornice, e contiene una figura di Priapo coperta soltanto da breve clamide allacciata alle spalle. La figura della rustica divinità vedesi di fronte; è crinita e barbata, appoggia la mano destra sul corno di un montone e solleva coll'altra mano la ronca. Ai suoi lati servono di sfondo due alberetti; e da una parte è contrapposto al montone una specie di grossa conca o rozzo cratere.
Frammento di lastra marmorea con avanzo d'iscrizione a lettere irregolari, alte mm. 35: ...NIAE... | ...TICL APR... | ...ALVMN... | ...MO ET…
Per gli sterri fatti sulla fronte del monumento al Re Vittorio Emanuele, e propriamente sull'asse di questo, a sud del monumento antico esistente all'angolo delle vie di s. Marco e Macel de’ Corvi, alla profondità di m 1 sotto l’attuale piano stradale, è stato messo alla luce un angolo formato da doppî filari di parallelepipedi di tufo, disposti uno nel senso della larghezza e due nel senso della lunghezza. Ciascun parallelepipedo aveva lo spessore di m. 0,60, un'altezza uguale e una lunghezza di ‘m. 1,20. Rappresentava probabilmente la platea del monumento su accennato, poichè l'interno della costruzione a parallelepipedi era formato con una solida gettata di 3 detriti di tufo e calce, la quale si estendeva fin sotto il monumento; ed inoltre l'insieme della stratificazione aveva il medesimo orientamento di questo.
Sempre a motivo degli stessi lavori di sterro, in un cavo che corrisponde all'angolo della via Giulio Romano con la via di Marforio e alla profondità di m. 1,50 sotto il piano stradale fu scoperto un blocco di travertino lungo m. 1,05, largo. m. 0,55, alto m. 0,55, che trovavasi in posto e doveva appartenere alla‘ sostruzione di un monumento sepolcrale lungo la crepidine sinistra della via Flaminia.
Angiolo Pasqui.
Trasporto dei pezzi per la statua equestre del Monumento a Vittorio Emanuele II: "Nella notte del 24, su due carri appositi trascinati da otto pariglie di cavalli, furono trasportati a Piazza Venezia due dei giganteschi pezzi di quella statua, opera del Chiaradia, e cioè la parte posteriore e la parte superiore del cavallo, su cui poserà il torso del Re.
I lavori di caricamento, iniziati la mattina avanti, riuscirono difficilissimi. Si dovette abbattere, per farli uscire, buona parte del portico esistente nell'ospizio di San Michele e prospicente la fonderia Bastianelli dove fu fatta la fusione.
Gli immensi massi di bronzo, del peso complessivo. di circa otto tonnellate, protetti da nizze di castagno, furono quindi trascinati a forza di argani fino sulla via. Occorsero poi sedici uomini per collocare i pezzi sulle piattaforme dei carri.
Il convoglio si mise in moto alle 2 del mattinò proseguendo per Via Anicia, Via San Francesco, Viale del Re, Ponte Garibaldi, Corso Vittorio, Piazza Venezia; ai piedi del monumento il convoglio non giunse che la mattina del 25 alle 8.
Appena i due pezzi saranno sistemati sulla base che li attende verranno trasportate le altre parti della gigantesca statua, cioè la parte centrale del cavallo e il torso del Re. I lavori di collocamento definitivo, di saldatura, di pattinatura, di indoratura totale richiederanno altri quattro mesi."
Il proprietario della Fonderia, Giovanni Bastianelli, invita una ventina di amici per un brindisi di ringraziamento a base di vermouth (con tanto di tavola imbandita) per festeggiare la buona riuscita della fusione del Cavallo di Vittorio Emanuele II. A seguire si svolge anche una bicchierata offerta dal Bastianelli ai suoi 21 operai. L'ultima parte dell'enorme statua bronzea viene saldata alle ore 17.
Alla presenza della famiglia reale, del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e di seimila sindaci provenienti da tutta Italia viene inaugurato il Vittoriano. Il monumento non ancora ultimato, viene aperto al pubblico in occasione degli eventi collegati all'Esposizione Universale e per le celebrazioni del cinquant'anni dell'Unità d'Italia. La data è scelta corrisponde alla festa nazionale dello Statuto Albertino.
Roma si è destata sotto una densa cortina di nuvole che minacciavano la pioggia. Dai cipressi di Monte Mario ai pini di Villa Medici, dai lauri del Gianicolo alle palme del Palatino è tutto un manto di piombo che si addensa sulle case e prolunga la sensazione incresciosa del crepuscolo. Le duecento mila persone che si sono affrettate dentro la cinta onoriana scrutano con malinconia quell'impenetrabile cortina. Le bandiere che pendono da ogni finestra (io non ne ho vedute mai tante, per nessuna festa) rimangono immobili lungo l'asta, nella calma opprimente dello scirocco. E verso le 7 comincia a piovere, una pioggia sottile che dà l'impressione di dover continuare tutta la giornata. Ma il miracolo avviene poco dopo: un'improvvisa folata di vento squarcia la nuvolaglia del cielo: le bandiere sventolano come vivificate, la gente che già affolla le vie si rialza dall'accasciamento in cui l'aveva posta la previsione di una festa mancata. In meno di mezz'ora, gli ultimi cirri si disperdono verso il mare e il più bel sole che mai abbia visto, "cosa maggiore di Roma„, risplende in tutta la sua gloria nel cielo senza macchia.
Oramai tutta la popolazione di Roma, (i suoi seicentomila abitanti, i suoi duecentomila ospiti) ha invaso le strade della città. Il Corso è nero di folla: per un chilometro e mezzo (che tale è la lunghezza della via cittadina) i romani si addensano cercando di assistere allo scoprimento della statua. E siccome questa è nell'asse della strada, si può scorgere fino dall'obelisco della Piazza del Popolo. Di tanto in tanto la musica di un reggimento che passa per recarsi al suo posto fa battere i cuori con gl'inni della patria. Si applaude, si grida, si parla: è come una lieve ebbrezza che si estende su tutta la città, che scoppia improvvisamente al passaggio dei cortei, sieno essi formati dai fanciulli delle scuole o dai veterani scintillanti di medaglie. E il sole divampa su quei colori e su quei clamori mentre il vento che fa garrire la stamina delle bandiere reca lontano il rombo indefinibile di quell'entusiasmo.
Del resto, anche nel recinto degli invitati si ha lo stesso fenomeno di applausi, di grida, di entusiasmo. Visto nel sole mattutino il monumento biancheggia tutto come una montagna di marmo. Chi nota più i difetti? Per giungervi bisogna traversare la siepe dei seimila sindaci, bisogna fendere la folla delle signore, bisogna oltrepassare le rappresentanze dei reggimenti che recano tutti i vessilli d'Italia: da quello glorioso di Genova Cavalleria che porta sulla sua asta la medaglia al valore del 1750, fino a quello dei Cavalleggeri di Treviso, che ancora non ha avuto il suo battesimo di sangue e di gloria. Ma che mirabile visione di colore, fra lo scintillio delle armi, la porpora delle camicie rosse, le note chiare dei vestiti muliebri, l'oro delle statue, il candore del marmo: una visione che sembra sconfinare dai limiti imposti alla materia, per compendiarsi coi suoni delle musiche, coi clamori degli applausi, col grande trionfo dell'estate romano. Vi è stato un istante (quando il corteo reale è entrato nel recinto) che questo insieme ha assunto il suo significato più alto.
Era veramente un trionfo secolare, il trionfo guerresco e civile che gl'italiani tutti celebravano alla virtù della loro stirpe. Per la prima volta tutti i principi di Casa Savoia si trovavano riuniti; e tre generazioni di sovrani, dalla Regina Margherita al Principe di Piemonte, sembrano rappresentare dinnanzi agli occhi degli italiani la continuità della sua storia, il Patto di fede e di amore che il popolo e il re avevano cementato nel sangue di una vittoria comune. A questo sentimento ha dato maggior risalto un fatto nobilissimo che mi è sembrato veramente degno di Roma; nel momento in cui è caduto il velo che copriva la statua, le musiche hanno suonato l'Inno di Mameli. Allora, timidamente da prima, a piena voce in seguito i presenti lo hanno accompagnato in coro. Nobile pensiero dovuto non so a chi, questo che rompendo le consuetudini ufficiali si è voluto riallacciare con l'ideale armonia della musica, la grande cerimonia d'oggi con quella luminosa primavera romana quando intorno alle mura del Gianicolo erano accorsi in una disperata difesa i cavalieri gentili d'Italia. E nessuna apoteosi poteva riuscire più degna per il Poeta che ne aveva scritto le strofe, il poeta bello, appena ventenne, amato dalle donne e dalla gloria, che in un impeto di amore era venuto a cercare la morte nel bacio sanguinoso della sua grande amante: Roma!
E queste cose ognuno le sentiva e ognuno viveva una vita nella breve ora del giorno indimenticabile. Intorno alla statua d'oro del Re, vi erano tutte le rappresentanze d'Italia: vi erano i reduci di tutte le battaglie e di tutte le glorie dal novantenne Coccanari che è l'ultimo superstite della Costituente romana al tenente di vascello Paolini che sul vasto petto di marinaro ha l'onore unico di portare la medaglia d'oro al valor militare! Mezzo secolo di storia che si avvicenda e che dimostra come il giorno in cui l'Italia abbia a chiamare i suoi figli, si troveranno nuovi soldati per difenderne i confini e nuovi poeti per infiammare gli animi alla vittoria.
Dopo l'inaugurazione siamo ritornati a vedere il monumento. Si era tanto parlato della statua del Chiaradia e se ne era detto tanto male, che a molti è apparsa una violazione. Nella sua immensa mole dorata, apparisce snella ed elegante; e fra le sculture (non sempre belle) che adornano il monumento apparisce delle migliori. Più discusso e più discutibile è invece il fregio dello Zanelli per l'Altare della Patria. I difetti che furono notati nel bozzetto si fanno più evidenti: è modellato deliziosamente ma è opera di cesello e non di scultura. Inoltre tutte quelle gambe penzolanti in linea retta danno la sensazione poco decorativa di un teatro di burattini. Inoltre il poco aggetto delle figure oltre a renderle quasi invisibili fa sì che gli altorilievi della base della statua appariscano più solidi di questi su cui dovrebbero riposare. Inoltre la figura centrale di Roma è una smilza Minerva Arcaica, senza carattere, senza rilievo, senza grandiosità. Ma per giudicare di questi e di altri difetti bisognerà aspettare che il Dazzi abbia esposto il suo lavoro. Oramai la lotta è impegnata e siamo agli ultimi colpi: fra un mese sapremo a chi spetta la vittoria che per conto mio non può essere dubbia.
E dopo la nuova visita al monumento.... è cominciata una giornata fantastica, un rincorrersi di gente per le strade, signore che vendevano fiori o sindaci che visitavano i monumenti, musiche che traversavano la città e grida e applausi di entusiasmo. Chi può dire quello che è successo dopo? Tutte le ville rigurgitavano di gente, tutte le strade erano piene di popolo, tutti i caffè erano zeppi di passanti, tutte le esposizioni affollate di visitatori. Per ventiquattro ore, una festa mostruosa ha tenuti tesi i nervi e i sensi dei romani. Per ventiquattro ore si è avuta un'orgia di suoni, di colori e di forme. E quando a notte gli undicimila razzi della girandola hanno incendiato dal Pincio il cielo di Roma, è sembrata veramente l'apoteosi di fuoco di questa grande giornata di entusiasmo che ha dato in noi tutti l'impressione profonda che qualcosa di grande e di misterioso era compiuto per sempre. Il voto secolare degli italiani dispersi, che sul principio di un secolo nuovo proclamavano al mondo la loro trionfale risurrezione.
Diego Angeli
Al Vittoriano inaugura la Mostra del Risorgimento in occasione dell'Esposizione Universale e delle celebrazioni per i cinquant'anni dell'Unità di'italia. Al termine della fiera, sarà il primo nucleo del Museo del Risorgimento.
La Commissione Reale decreta all'unanimità la vittoria dello scultore Zanelli per le decorazioni definitive dell'Altare della patria al Vittoriano.
Apoteosi Esercito reduce dalla Libia all'Altare della patria, con il saluto delle bandiere alla statua del Gran Re. Presenti il re Vittorio Emanuele III, la Regina Elena e la Regina Madre Margherita.
Il Comune di Roma bandisce un concorso per il congiungimento stabile dei tre Palazzi Capitolini. Il concorso viene vinto da Marcello e Pio Piacentini:
"Poichè, scaduto il termine concesso all'Amministrazione bloccarda per demolire le braccia di cartapesta alzate ad allacciare al Palazzo dei Senatori le gallerie dei Musei ed i saloni gloriosi del Palazzo dei Conservatori, le mascherature burlesche non cadevano, l’atitorità governativa alzò la sua voce di comando. Il Comune allora, disposto a non cedere nemmeno di fronte alla forza, bandì un concorso pel congiungimento definitivo dei tre edifici superibi."
Il progetto che la reca e nasconde il nome dei suoi autori sotto il motto simbolico di Noli me tangere considera la questione del congiungimento in rapporto alla sistemazione stradale, al definitivo assetto degli uffici capitolini, a problemi severi di Arte e di Archeologia. Move da un progetto della Commissione direttiva del Monumento a Vittorio Emanuele che considerava l’accesso alla mole sacconiana dalla parte posteriore e prevedeva una rampa svolgentesi nelle aree di demolizione chiuse tra il Monumento, l'Ara Coeli, e le chiese di Santa Marina e di San Pietro in Carcere.
Nella planimetria dei Piacentini, questa rampa, dopo aver lasciato alla sua destra una via parallela, che alla quota del Tabularium conduce all'ingresso monumentale ideato per la sede delle Rappresentanze, sale fino alla Piazza del Campidoglio aprendo a sinistra del Palazzo Senatorio una superba terrazza adorna di balaustre e di statue e protesa sul suggestivo panorama dei Fori balzati completi dalla liberazione sapiente del contorno. Così invece di accecare la piazza, si darebbe ad essa una vista ampia quanto mai, lasciando al sole ed all'azzurro un trionfale varco.
"P.S: ll Consiglio superiore per le antichità e le Belle Arti aveva dovuto, con ripetuti pareri, in quale si rispettava l'apparenza della piazza del Campidoglio, ma si lasciava ai concorrenti piena libertà di trovare il passaggio pel congiungimento dei tre palazzi in qualunque parte eva qualunque livello del colle. Intanto il Consiglio superiore si è pronunciato in senso sfavorevole al concorso."
Presso il Vittoriano, si svollge la Commemorazione del III anno di guerra.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson si reca in visita al Foro romano, accompagnato da Corrado Ricci. Segue l'altare della Patria, il Colosseo, il Pantheon e il Monumento a Garibaldi ed una udienza con Papa Benedetto XV.
Il giorno seguente riparte per Genova.
A Piazza Venezia, per una settimana, viene allestita una mostra delle armi sottratte all’esercito austriaco alla fine del primo conflitto mondiale.
Con un solenne corteo lungo via Nazionale, la salma del Milite Ignoto viene trasportata dalla Stazione Termini a Santa Maria degli Angeli, dove si svolge un solenne ufficio funebre e poi all'Altare della Patria, dove viene timulata alla presenza di re Vittorio Emanuele III.
Convegno Bandistico Italiano all'Augusteo. Alla chiusura (il 17 ottobre) della manifestazione, il direttore Alessandro Vessella dirige sedici bande che eseguono l'inno del piave, sulla scalinata dell'Altare della Patria.
Si conclude la Marcia su Roma. Il giorno dopo la rinuncia del Re a firmare il decreto per lo stato d'assedio, entrano in città le squadre di venticinquemila fascisti. Il Quartier generale del Comando è installato all'Hotel Bristol di Piazza Barberini. Mussolini giunge a Roma in mattinata e incontra il re per l'incarico di formare il nuovo governo. L'elenco dei ministri viene presentato al sovrano la sera stessa; il re acconsente anche ad una sfilata delle squadre fasciste al monumento per il Milite ignoto e di fronte al Quirinale.
Terminata la modellazione in marmo della statua di Roma per l'Altare della patria:
"La statua costituisce la parte centrale del fregio allegorico da lui vinto anni fa nel concorso per l'Altare della Patria del monumento a Vittorio Emanuele, Intanto ‘anche le due parti del fregio sono compiute. Anzi queste vennero da molto tempo già tr pietra. E se sul posto non ne è stata collocata che una soltanto, ciò si deve al fatto che la seconda si desidera portarvel insieme alla figura della Roma, sia' per risparmio di spese (un castello costa oggi qualche cosa come ventimila lire...) sia per non deturpare troppe volte il sito ove riposa la salma del Milite."
Al Teatro Augusteo, dove sono convenuti 4000 ufficiali, si celebra l'aniversario dell'Istituzione della Milizia volontaria nazionale. Dopo il discorso del generale Italio Balbo, l'on. Mussolini rievoca il percorso della Milizia dalle sue origini ad oggi". Terminata la cerimonia del giuramento, tutte le rappresentanze, in corteo ordinato si recano all'Altare della Patria a rendere omaggio al Milite Ignoto.
Celebrazioni del VI aniversario della Vittoria. In accordo tra Governo e Municipio, viene di nuovo innalzare la croce sulla torre del Campidoglio. Dopo essere andati a recare portato omaggio al Milite ignoto. il Re e il capo del Governo l'on Mussolini, passano in rivista le forze aeree italiane al Pratone di Centocelle.
Collocazione della statua della Dea Roma presso il Vittoriano.
Inaugurata la parte mancante dell'Altare della Patria, ovvero le sculture realizzate da Angelo Zanelli.
In occasione del IX aniverrsario della Vittoria, si inaugura la Quadriga dello Scultore Fontana, in cima al Vittoriano.
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
Bruciamento, sull'Altare della Patria, di 147 milioni del Debito Pubblico offerti da cittadini allo Stato. Il Duce da alle fiamme le prime cartelle.
Adunata di 25.000 Alpini a Roma: Dimostrazioni al Sovrano in Piazza del Quirinale; Messa solenne a San Pietro, con il saluto del papa Pio XI dalla finestra del Palazzo Apostolico; Omaggio al Milite ignoto; Assembramento all'interno del Colosseo, alla presenza del Duce Mussolini.
Su sollecitazione dello stesso Evan Gorga (che rimasto vedovo, per i debiti contratti aveva già dovuto cedere in garanzia, oltre la metà delle sue raccolte), il ministero della Pubblica Istruzione, nel timore che un patrimonio così importante possa andare disperso, pone un vincolo di interesse storico, artistico-archeologico ed etnografico e mette sotto sequestro amministrativo le sue collezioni, esteso anche agli oggetti in possesso dei creditori. Una sorta di immensa e sterminata Wunderkammer, composta da circa 150.000 pezzi dal valore stimato in circa duecento milioni di lire, suddivisi in trenta collezioni, comprendenti armi antiche, terrecotte, bilance, giocattoli e farmacie da viaggio, tra le quali spiccava per ricchezza quella dedicata agli strumenti musicali. Il materiale viene trasferito nei depositi di diverse sedi museali: la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, i sotterranei del Vittoriano, le soffitte di Palazzetto Venezia. Il Gorga propone di cedere allo Stato tutto il materiale, in cambio della creazione di una fondazione per la rinascita dell'arte lirica in Italia. La fondazione si sarebbe dovuta articolare in due istituzioni: il "collegio lirico", aperto alla formazione dei giovani cantanti di talento, e il "teatro massimo del popolo", una sorta di tempio della lirica destinato, grazie a un'organizzazione efficiente e tecnicamente d'avanguardia, a sostituire i teatri minori, ormai in piena decadenza, e a facilitare l'affermazione di giovani cantanti.
Il principe ereditario di Etiopia Asfaw Wossen e la sorella giungono alla Stazione Termini in visita a Roma. Il 20 gennaio rende Omaggio alla tomba del Milite Ignoto e visita la Sala d'Armi a Palazzo Venezia; il 21 gennaio, insieme al re Vittorio Emanuele III, passano in rassegna i battaglioni dei carabinieri alla Caserma dei Vittorio Emanuele II e la scuola di cavalleria di Tor di Quinto; Il 22 gennaio viene ricevuto in Udienza dal Papa Pio XI; il 23 gennaio visita la Caserma della Milizia.
Solenne celebrazione del X annuale della fondazione dell'Arma dell'Areonautica. Sua maestà il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna quattro mila piloti nel piazzale interno del Quirinale. Il Duce Mussolini appunta sulla bandiera dell'Arma la medaglia conferitale per le magnifiche azioni contro i ribelli di Cirenaica. Preceduto dal Ministro Italo Balbo, il corteo si reca poi a rendere omaggio al Milite Ignoto.
In occasione del ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, Vittorio Emanuele III celebra la conclusione dei lavori al Vittoriano. Viene inaugurata la nuova sede dell'Istituto del Risorgimento al Vittoriano e la cripta del Milite Ignoto.
"La Giunta centrale per la storia del Risorgimento, insediata dal Duce, ha il eòmpito ben determinato «di coordinare l’attività delle Reali Deputazioni e Società di storia patria». Ad essa fanno capo tre enti: il R. Istituto Storico Italiano per il medio evo, il R. Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea, la Società Nazionale per la storia del Risorgimento italiano. Unitaria concentrazione.
Da una parte l' Istituto sopraintende allo studio delle fonti e alla preparazione degli studiosi. Dall'altra, la Società provvede alla utilizzazione delle fonti ed agli studî veri e propri.
L'ingresso principale del Museo centrale del Risorgimento è verso il Foro di Cesare, da quella parte del Colle dove il Monumento viene a connettersi col portichetto del Vignola, alla piazza del Campidoglio. La severa sistemazione architettonica è dovuta ad Armando Brasini, Accademico d'Italia. Entrando dalle porte di bronzo, i cortei raggiungeranno la « Galleria delle Bandiere» e di lì il Sacrario. Qui si sono recati i Reggimenti a prendere i vessilli benedetti prima di condurli al fuoco. Qui li riporteranno, consacrati dalla morte e dalla vittoria.
La Galleria, dal geniale e ricco pavimento sacconiano, ha forma sontuosa e lievemente inflessa. Negli ampi nicchioni del fondo vengono collocate le vetrine con le gloriose bandiere dei Reggimenti. Le alzate di bronzo sorgono su basi di porfido. La Sala è stata rivestita dal Brasini d'una sottile cortina di cotto, con zoccolo di pietra.
Nel Vittoriano si congiungono la storia del Risorgimento e quella della nostra guerra: una ideale continuità di storia suggellata col sangue. Il cuore del Museo è l’altare della Patria, che racchiude i resti mortali del Soldato Ignoto. Nell'interno del Monumento esso ottiene un'ospitalità dignitosa e definitiva. La cappella, a croce greca, s'inarca al di sotto del monumento equestre, ed è circondata da un ambulacro, nel quale sfileranno riverenti i cittadini, sentendosi, là dentro, tutti soldati.
Nella Cappella non è che un altare: un blocco di pietra del Grappa, sormontato da una croce lignea. Il pavimento è di marmi del Carso. La cappella conduce alla cripta della tomba, dove una lastra bronzea reca la scritta «Soldato Ignoto ». Nella nicchia un mosaico di Giulio Bargellini raffigura Cristo in un cielo stellato. I pilastri angolari della cappella ricordano emblematicamente l’ascensione sanguinosa dalla guerra dell’Indipendenza alla Rivoluzione delle Camicie Nere.
Quattro sale sono dedicate al glorioso apostolo Mazzini; all'epico condottiero Garibaldi; a Camillo Cavour, genio politico; a Vittorio Emanuele II, re liberatore, che ebbe in sé la coscienza unitaria del popolo italiano.
Tra pochi anni il Museo centrale del Risorgimento sarà mèta relîgiosa d’ogni italiano: convegno di spiriti adoranti la divina entità della Patria. Poiché la storia del Risorgimento — ha detto benissimo il Quadrumviro De Vecchi di Val Cismon — va intesa come creazione dell'Unità Italiana e come presupposto della Rivoluzione Fascista."
Uomini e donne consegnano le proprie fedi presso un bancone allestito su un gradone dell'Altare della Patria. Il principe Filippo Andrea VI Doria Pamphili rifiuta di innalzare bandiere fasciste alle finestre del suo palazzo, suscitando violenti manifestazioni di un gruppo fascista.
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III a Piazza Venezia, con la rivista delle truppe del Presidio di Roma.
In occasione del XIV annuale della Milizia Nazionale, il Duce Benito Mussolini onora all'Altare della patria, i legionari caduti in Africa. Le legioni della Milizia sono schierate a Piazza venezia.
XVIII annuale della fondazione dei Fasci di comabattimento:
"Il duce rientrato a Roma dopo il trionfale viaggio in libia e' stato salutato dalle camicie nere dell'urbe con una fervida dimostrazi dal balcone di palazzo venezia, il_capo,. ricorrendo il xviii annuale della fondazione dei fasci, ha pronunciato un vibrante discorso ed ha concluso il suo dire con il monito: ricordare e prepararsi!"
All'Altare della Patria, si svolge la Cerimonia della consegna delle ricompense al valor militare dei Legionari caduti combattendo in Spagna:
"Il Duce Mussolini celebra sull'Altare della Patria l'eroismo dei Legionari caduti combattendo in Spagna per il trionfo della civiltà fascista. La cerimonia, imponente e solenne, si è svolta alla presenza della Delegazione tedesca, dei Ministri, dei Marescialli d'Italia, delle rappresentanze del Parlamento, del Partito e delle Forze Armate."
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
II giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Alle 10 Duce Mussolini (in divisa di Comandante della milizia) insieme al Ministro degli Esteri Ciano, si recano al Quirinale ad incontrare l'ospite. I due gerarchi giungono poi al Pantheon, dove depongono alcuni mazzi di fiori sulle tombe dei Savoia. Dopo la visita al Palazzo Littorio per rendere omaggio all'Ara dei caduti fascisti, si recano all'Altare della Patria, dove passano attraverso cinquemila uomini in perfetta divisa: a destra milizie tedesche, a sinistra italiane. Sfilata su via dell'Impero. Dopo pranzo, partono da Palazzo Venezia per dirigersi al Campo Roma presso l'aeroporto di Centocelle, assistono a una manifestazione militare alla quale parteciparono 50.000 fra Balilla e Avanguardisti. Raduno di nazionalsocialisti residenti a Roma alla Basilica di Massenzio. A sera il Fuhrer parte per Napoli.
Festeggiamenti del genetliaco del Re Imperatore Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
Il primo ministro di Gran Bretagna Sir Arthur Newille Chamberlain ed il segretario di Stato Lord Edward Halifax, giungono in visita diplomatica a Roma. La delegazione viene accolta alla Stazione Termini dal Duce Mussolini. Il giorno seguente, accompaganti dal conte Galeazzo Ciano, rendono omaggio al Milite Ignoto e sono ricevuti a Palazzo Venezia. Nel pomeriggio partecipano ad un saggio ginnico militare allo Stadio dei Marmi al Foro Mussolini e ad serata di Gala al Teatro dell'Opera.
Presso l'Altare della Patria, si svolgono le elebrazioni per il XVI annuale dell'Aeronautica. Il Duce Mussolini consegna le ricompense al valore alla memoria dei caduti.
Al Vittoriano e lungo le vie Imperiali, si svolgono le celebrazione della I Festa della Marina Militare. Il Duce Mussolini e il re Vittorio Emanuele III assistono alla rivista dei corpi militari dal palco realizzato a via dell'Impero. I reparti marinari della Gil e degli istituti nautici sono invece accampati al Campo Parioli, dove per le celebrazioni, è stata ricostruita la tolda della nave Littoria.
"Nell'anniversario di Premuda S. M. il Re Imperatore Vittorio Emanuele III e il Duce Mussolini hanno reso oltremodo solenne con la loro presenza la celebrazione delle glorie della nostra Marina. La cerimonia ha avuto inizio sull'Altare della Patria con la consegna delle ricompense al Valore a Marinai e alla Memoria di Marinai che s'eran distinti con atti eroici durante la guerra di Spagna e lo sbarco in Albania. Il Sovrano personalmente ha consegnato le onorificenze, delle quali S. E. l'Ammiraglio Cavagnari lega geva le motivazioni. E intanto i Vessilli e le Insegne, sì inchinavano di fronte al Vittoriano"
Al Vittoriano, si svolge il XXI annuale della Vittoria. Mons. Bartolomasi svolge una funzione religiosa presso l'altare della Patria, alla presenza del Duce Mussolini e del principe di Piemonte.
Inaugurandosi del nuovo Anno Accademico della Sapienza: "gli universitari fascisti dell'Urbe hanno anuto l'onore di montare la guardia"a Palazzo Venezia. Al distacco della guardia stessa, quando già la sera era scesa sulla città, la massa dei goliardi reduci dallo Studium Urbis, si è adunata assieme a una moltitudine di popolo in Piazza Venezia invocando ardentemente il Duce Mussolini."
Celebrazioni per il IV Annuale della Fondazione dell'Impero:
L'Italia Fascista ha celebrato il IV Annuale chiamando sull'Altare della Patria nella Giornata dell'Esercito, gli Eroi e le famiglie dei gloriosi Caduti delle campagne d'Africa di Spagna e d'Albania. Quaranta medaglie d’oro, tra le salve dei cannoni e il crepitio delle mitragliatrici, il Duce Mussolini ha appuntato sui petti dei valorosi e dei loro congiunti, Il popolo radunato nella Piazza ha voluto. dopo la cerimonia, con acclamazioni insistenti il Duce al balcone di Palazzo Venezia.
Una Missione di amicizia giapponese, con a capo l'ambasciatore Naotake Sato, viene accolte alla Stazione Termini dal ministro degli Esteri Ciano e dal Segretario del Partito Muti. Dopo essere stata ricevuta a Palazzo Chigi e al Palazzo del Littorio, si reca a rendere omaggio al Sacello del Milite Ignoto. Nei giorni seguenti, viene ricevuta al QUirinale dal Re Imperatore Vittorio Emaniele, dal Duce Mussolini a palazzo Venezia e dal Pontefice al Vaticano. Alla presenza del Duce, si svolge in loro onore allo Stadio dei Marmi, un saggio ginnico organizzato dalle giovani della GIL.
Una Missione di amicizia giapponese, con a capo l'ambasciatore Naotake Sato, viene accolte alla Stazione Termini dal ministro degli Esteri Ciano e dal Segretario del Partito Muti. Dopo essere stata ricevuta a Palazzo Chigi e al Palazzo del Littorio, si reca a rendere omaggio al Sacello del Milite Ignoto. Nei giorni seguenti, viene ricevuta al QUirinale dal Re Imperatore Vittorio Emaniele, dal Duce Mussolini a palazzo Venezia e dal Pontefice al Vaticano. Alla presenza del Duce, si svolge in loro onore allo Stadio dei Marmi, un saggio ginnico organizzato dalle giovani della GIL.
Il ministro degli esteri giapponese, Matsuoka giunge in visita diplomatica a Roma. Viene accolto alla Stazione Ostiense dal ministro degli esteri Clano. Dopo l'incontro con il Duce Mussolini a Palazzo Venezia, affacciata dal balcone, riceve l'acclamazione popolare della folla adunata a Piazza Venezia. Nei giorni seguenti, rende omaggio al Milite gnoto e all'Ara dei Caduti per la Rivoluzione; viene ricevuto dal Papa Pio XII e dal segretario di Stato vaticano; ammira le vestigia del Foro dal Tabularium insieme al governatore Borghese; riceve i giornalisti a Villa Madama.
Celebrazioni dell'Annuale della fondazione dell'Impero all'Altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele III ed il Duce Mussolini consegnano le medaglie d'Oro al Valore Militare.
Celebrazioni della IV giornata celebrativa della Marina e del II annuale dell'intervento, presso l'altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele, il Duce Mussolini, insieme ai Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate e le Missioni del Paesi del Tripartito, conferiscono le Medaglie d'oro.
Attentato al Vittoriano. Scoppiano due bombe, a dieci minuti l'una dall'altra. Collocate lateralmente, in corrispondenza di ciascun propileo, riuscirono a scardinare la porta del Museo centrale del Risorgimento e a rompere le vetrate della basilica di Santa Maria in Aracoeli.
In occasione della commemorazione del centenario del plebiscito che decretò l'annessione del Lazio al Regno d'Italia, apre per la prima volta al pubblico il Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano.
Il Vittoriano passa in carico dal Ministero della pubblica istruzione al neonato Ministero per i beni culturali.
Tramite decreto, il Ministero per i beni culturali dichiara l’importanza storica e artistica del Vittoriano, riallacciandosi alla precedente legge n° 1089 del 1º giugno 1939.
Su interesse del presidente Carlo Azeglio Ciampi, dopo una fase di restauri, il Vittoriano e il Museo Centrale del Risorgimento ritornano nuovamente accessibile al pubblico.
Le celebrazioni della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, riprendono stabilmente presso il Vittoriano.
Inaugurati al Vittoriano, due ascensori panoramici in cristallo trasparente che conducono alla Terrazza delle Quadrighe.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto e il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano celebrano la conclusione della campagna di restauro del fregio dell'Altare della Patria.
Progetto
Committenti e finanziatori
Opere d'arte e decorazioni
Casati e Famiglie
Stampe antiche1931
Marcello Piacentini
Sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Marcello Piacentini
Vista della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1931
Marcello Piacentini
Pianta della sistemazione di Piazza Venezia
Piano Regolatore del 1931
1913
Marcello Piacentini
Progetto per congiungimento dei palazzi Capitolini
L'Illustrazione Italiana 1913
1911
Aldo Molinari
Cantieri del Monumento a Vittorio Emanuele
L'Illustrazione Italiana 1911
1911
Lavori per il Monumento a Vittorio Emanuele II
Le Esposizioni del 1911
1909
Dante Paolocci
La Passeggiata archeologica
L'Illustrazione Italiana 1909
1907
Progetto Buisiri Vici per Piazza Venezia
1907
Progetto Buisiri Vici per Piazza Venezia
1889
Modello della Statua equestre di Vittorio Emanuele
L'Illustrazione Italiana 1889
1885
Dante Paolocci
Posa della prima Pietra del Monumento a Vittorio Emanuele
L'Illustrazione Italiana 1885
1884
Progetto di Manfredi per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto di Manfredi per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto Boffi per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto Sacconi per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto Schmitz per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetti Gallone e Ferrari per il monumento a Garibaldi
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto Rega per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1884
Progetto Rega per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1884
1883
Progetto Rosati per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1883
1882
Dante Paolocci
Esposizione dei bozzetti per il Monumento a Vittorio Emanuele II
L'Illustrazione Italiana 1882
1882
Progetto Ferrari Piacentini per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1882
1882
Progetto Galletti per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1882
1882
Progetto Nenot per il Vittoriano
L'Illustrazione Italiana 1882
1877
Monumento per l'Esedra della via Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1877