Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 8860
CronologiaProgetto per un terzo acquedotto di Roma, captando sorgenti nell'alta valle dell'Aniene, vicino Arsoli. I lavori sono rinviati a causa del veto di Marco Licinio Crasso, che si oppone al passaggio delle condutture sul terreno di sua proprietà.
Il pretore Quinto Marcio avvia la costruzione del terzo acquedotto di Roma. Il percorso definitivo è di 61.710 passi (91,208 km). Per 54.247 passi sotterraneo, per i restanti all'aperto, sostenuto da strutture e arcuazioni.
I censori Gneo Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino avviano la costruzione del quarto acquedotto di Roma, l’Aqua Tepula. Il nome è dovuto alla temperatura tiepida dell'acqua, a 16-17 gradi alle sorgenti situate al X miglio della via Latina (tra gli odierni comuni di Grottaferrata e Marino). La lunghezza complessiva raggiunge le 12 miglia romane (circa 18 km), più della metà dei quali sfruttando le arcate dell'Acquedotto Marcio.
L'edile Marco Vipsanio Agrippa avvia la costruzione del quinto acquedotto della città di Roma. Le sorgenti si trovano al XII miglio della via Latina (identificate presso l'attuale ponte degli "Squarciarelli", nel comune di Grottaferrata), a poca distanza da quelle che alimentavano l'acquedotto dell'Aqua Tepula. L'intero percorso misura 15,426 miglia romane (22,5 km), delle quali quasi la metà in superficie sfruttando le arcate dell'Acquedotto Marcio. La portata giornaliera si stima a 1.206 quinarie (corrispondenti a 579 litri d'acqua al secondo).
Avvio dei lavori per l'ottavo acquedotto d Roma. Le sorgenti sono situate nell'alta valle dell'Aniene al XXXVIII miglio della via Sublacensis. Situate a poca distanza dalle sorgenti che davano origine all'Acqua Marcia, la portata veniva assicurata da scambi comuni. Lungo 46.406 miglia romane (68,681 km), dei quali circa 16 in viadotto di superficie e ponti.
Avvio dei lavori per il nono acquedotto d Roma. Le sorgenti sono situate nell'alta valle dell'Aniene all'altezza del XLII miglio della via Sublacensis. (presso il comune di Subiaco, circa 6 km più a monte delle sorgenti dell'aqua Claudia). La lungheza è di 58,700 miglia romane (86,876 km) di cui circa 73 km sotterranei e 14 in superficie. La metà del percorso superficiale viene condiviso con l'Aqua Claudia, dove al VII miglio della via Latina si sovrappone al canale l'Anio novus. La portata giornaliera, è stimata a 4.738 quinarie (196,627 m³ e 2.274 litri al secondo).
Si concludono i lavori per la realizzazione dell'ottavo e nono acquedotto d Roma. Realizzati sotto il principato di Claudio, il primo prende il nome di Aqua Claudia, in secondo di Anio novus. Le arcate che scavalcano le vie Praenestina e Labicana sono trasformate in un duplice arco monumentale.
Per sostenere le esigenze idriche delle nuove Terme di Caracalla, viene potenziata la portata dell'Acquedotto Marcio con la captazione di una nuova sorgente nei pressi di Arsoli e la realizzazione della diramazione dell'aqua Antoniniana. I lavori sono ricordati presso l'arco monumentale che scavalca la via Tiburtina.
Essendosi intrapresa del sig. cav. Cesare Bertone la coltivazione di una piccola tenuta, posta fra quella delle Capannelle e quella della Posticciola, e precisamente nel punto dove gli spechi delle acque Claudia ed Anione nuovo emergono dal lungo giro sotterraneo, scavandosi il suolo per le fondazioni delle nuove fabbriche, sono avvenute alcune scoperte.
La più importante fra tutte è quella della piscina limaria dell'Aniene nuovo, rettangolo di m. 21,00 X 8,90, con pareti grosse m. 1,20, costruite di scaglio silicee con paramento di cortina all'esterno.
Il serbatoio è diviso in due vani, uno minore verso Roma di m. 6,00 X 6,70, uno maggiore verso Marino di m. 12,00 X 6,70. Ambedue sono ricolmi di una ghiaia calcare, perfettamente sferica, e così minuta che sembra munizione da caccia. Questa ghiaia è senza dubbio originaria dei monti Simbruini, e deve essere stata trasportata fino a questo punto, ed arrotondata dalla corrente dell'Ano nuovo.
In un altro punto della stessa tenuta, fra il tramway di Marino ed il terreno della Società delle corse, è stata scoperta ed abbattuta un'altra piscina assai piccola, e per uso locale di qualche predio. In questi luoghi deve aver risieduto, tanto nei tempi dell'impero quanto dopo la sua caduta, una considerevole popolazione rustica.
Sulla sponda orientale della trincea della ferrovia, si veggono moltissimi cassettoni a capanna, troncati a metà: ed ho saputo, per testimonianza degna di fede, che quando fu costruita dalla Società Belga la stazione delle Capannelle, fu scoperto e fatto a pezzi un sarcofago marmoreo figurato.
Rodolfo Lanciani.
Nella tenuta di proprietà del cav. Cesare Bertone, denominata la Marranella, circa il settimo miglio della via Latina, fu scoperto nell'estate dello scorso anno un cippo iugerale dell’acqua Giulia; il quale ha un’ importanza particolare, perchè è il primo che si riferisce all'andamento di quell’acquedotto, anteriormente alla riunione del medesimo con gli altri della Tepula e della Marcia.
Il cippo è tuttora infisso al suo posto, e dista verso nord circa 115 metri dalla piscina limaria della Claudia ed Aniene nuovo, sgombrata dalle terre nel 1884, e descritta nelle Nozzzze di quell’anno p. 155.
È in peperino, di forma quadrangolare; e misura m. 1,15 di altezza, m. 0,49 di larghezza, m. 0,26 di spessore. Sulla faccia rivolta verso l'acquedotto della Giulia, che in questo luogo già corre sotterraneo, e dal quale il cippo dista m. 1,35, è incisa la seguente iscrizio
IVL IMP CAESAR DIVI F AVGVSTVS EMESSO EX S C C PVI P CCXL
Il luogo del trovamento corrisponde con tutta esattezza alla distanza dal termine dell'acquedotto, che è indicata sul cippo. Imperocchè è questo designato come il 156°; ed i cippi essendo iugerali, cioè collocati alla costante distanza di piedi 240 l'uno dall'altro, ne risulta che quello di cui parliamo, distava dalla foce 37440 piedi, ossia 7488 passi, che corrispondono appunto a circa undici chilometri, quanti ne corrono tra il luogo sopra descritto e l'antico castello dell’acqua Giulia sull'Esquilino.
I cippi simili al descritto e scoperti lungo l'acquedotto, che portava riunite insieme le acque Giulia, Tepula e Marcia, menzionano tutti queste tre acque IVL - TEP . MAR (cf. 0. IL. L.VI, 1249); e il più lontano da Roma, fra quelli conosciuti finora è il LXXV, distante 3600 passi dal castello. Quello discoperto alla Marranella portando il solo nome della Giulia, dimostra come già abbiamo accennato, che quest'acqua ivi correva tuttora nella propria condottura, e che il congiungimento con le altre avveniva nel tratto più vicino alla città.
Procedendo verso Roma, gli spechi dell'acquedotto Claudio, i quali, egualmente che quello della Giulia, fino alla Marranella camminano internati nel suolo, incominciano ad emergere sul piano di campagna, ed alle sostruzioni succedono le arcuazioni.
Distante dal cippo della Giulia circa m. 250, facendosi alcuni cavi per piantagione di alberi, è stato trovato un altro cippo di peperino, spettante alla Claudia, dal cui acquedotto dista m. 3,75. Compreso lo zoccolo, che era infisso nel terreno, misura m. 1,15 X.0,38 X0,58: manca però la parte superiore, la quale del resto non dovè essere scritta, non avendosi cippi iugerali della Claudia, ma soltanto terminali per la designazione dei limiti fra il suolo pubblico ed il privato.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Nella tenuta di proprietà del cav. Bertone, presso l'ippodromo delle Capannelle, hanno avuto luogo scoperte di non comune importanza, relative al corso dei grandi acquedotti, e specialmente, a quello dell'acquedotto Giulio. La prima coppia a monte ha il seguente testo:
IVL | IMP CAESAR | DIVI F AVGVSTVS | EX S C | CLVI | P CCXL
La seconda coppia, che dovrebbe partane il n. 155, non è stata ancora sooperta: ma non vha dubbio che esista.
La terza coppia ha il seguente testo:
IVL | IMP CAESAR | DIVI F AVGVSTVS | EX S C | CLIV | P CCXL
Della quarta coppia, segnata col n. 153, ho visto un solo cippo, fuori di posto, martellato e guasto nella parte più alta da terra, dove era incisa l'iscrizione.
Della quinta rimane parimenti un cippo solo a destra, ossia ad oriente dello speco, anch'esso troncato a metà. Vi si legge la cifra iugerale: P CCXL
Tutti gl'indicati termini sono di peperino, ad eccezione della coppia a monte, n. 156, che è tagliata in tufa. Questa coppia n. 156, trovasi a metri 50 di distanza dallo spigolo NE del casino Bertone: la quinta coppia, n. 152, trovasi 40 metri a monte dello spigolo SE della cascina. Lo speco della Giulia deve correre a molta profondità nelle viscere del cappellaccio, non essendone apparsa traccia in tutto lo scavo.
Quella porzione del doppio canale dell'Aniene nuova e della Claudia, che al Ministero è riuseito salvare da certa distruzione, e che vedesi. delineata nella mia piantina dimostrativa, è assai importante per lo studio dello innesto e della sovrapposizione dei due acquedotti, come può dedursi dalla sezione e dall'alzato.
La collinetta sulla quale è stato edificato il casino Bertone, è artificiale, e deve la sua origine agli spurghi della piscina dell'Aniene nuova. I depositi lasciati da quell'acqua sul fondo del ricettacolo, erano di due specie: brecciuoline perfettamente sferiche, e non più grandi della munizione ordinaria da caccia, e sabbia giallognola. La sfericità perfetta e la piccolezza del diametro delle brecciuole si spiega, considerando il lunghissimo tragitto da esse compiuto, a partire dal lago sublacense neroniano, fino al VII° miglio di via Latina, rotolando sul fondo scabro dell'alveo.
La presenza poi della sabbia giallognola dimostra, che in occasione di pioggie violente nelle gole selvagge dei Simbruini, l'Aniene si intorbidava così densamente, che nemmeno il « purgatorio », o meglio i tre purgatorii neroniani riuscivano a purificarne le acque.
Queste due materie, sabbia e brecciuole, si accumularono attorno la piscina limaria del VII° miglio in quantità così considerevole, che con la prima il cav. Bertone ha fatto gli intonachi dei sei o sette fabbricati della tenuta, senza diminuire apparentemente il volume del deposito: con le seconde ha inghiaiato circa un chilometro di viali.
Le pareti dello speco della Claudia sono immuni da incrostazioni: quelle dell'Aniene sono coperte da una crosta alabastrina, erta circa 20 centimetri. I macigni di peperino, coi quali è murato l'alveo della Claudia, sono enormi: ne ho misurato uno, lungo m. 3,19 grosso m. 0,955 largo m. 0,435, e apparentemente non è dei maggiori.
Stampe antiche