Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 8865
CronologiaI signori Tommaso e Natale Del Grande cittadini di molte facoltà e di gentilissimi modi ingrandita e migliorata una lor vigna che quivi hanno (presso la via Labicana un buon quarto di miglio più lungi da Roma) si trovarono nella necessità d'ingrandirne eziandio la grotta che ne è il cellajo sotterraneo.
Incominciatone il taglio, i cavatori fuor d'ogni aspettazione usciron ben presto dalla roccia vulcanica che stavan tagliando e s'avvennero in un sedimento di terre d'alluvione tenaci al pari di qualsiasi più forte argilla le quali posavano sopra un pavimento messo a musaico bianco e nero di palombino e lava basaltina.
Rinunziarono tosto i Del Grande al divisamento di allargarsi colla grotta in quella di rezione e presero invece a far vuotare il sotterraneo progredendo.
Come suole nel primo avviamento di coteste escavazioni le pareti del sotterraneo le scale e le vie minori si rimanevano rivestite e chiuse da quel loto tenacissimo delle alluvioni Perciò non è da maravigliare se antiquarj eziandio di molta autorità accorsi allora sul luogo dopo aver considerato quella ricchezza di pavimento quella disusata larghezza di sotterra neo quella generale apertura di sei celle diverse sulla lunghezza maggiore del sotterranco medesimo senza che vi apparisse mai negli esami comparativi co cristiani cimiterj alcun esempio nè di vie nè di celle che alla forma di queste s'assomigliassero non esitarono a dichiarare profano un monumento che era pure in tutte le sue parti cristiano.
Ma spogliatesi poco appresso le pareti di quel loro rivestimento e venuti quindi in luce que quattordici monumenti arcuati che in esse sono aperti esplorate le vie laterali e le pa reti delle sei celle con quel gran numero d arche o sepolcri che dentro esse vi sono scavati sterrata la scala verso mezzogiorno ed apparita in un quadro del musaico del pavimento la noetica colomba annunziatrice di verità veduto per ultimo che contra tutti questi certi segni di sotterraneo cimiteriale cristiano non si presentavano argomenti per cui il monumento si potesse per qualsiasi titolo rivendicare a diritti od usi pagani i giudizi comuni si riunirono in unanime accordo talchè quanti di poi si recarono a visitare il luogo (e vi si recò lo stesso regnante Pontefice Gregorio XVI) lo riconobbero per quel che in verità era cioè per cri stiano quantunque di più ampie e ricche proporzioni che non sono le comuni de primitivi cimiterj.
L'Eminentissimo e Reverendissimo Principe sig Cardinale Giacomo Giustiniani Camerlengo della SRC avendo inteso per relazione del sig, Cav Visconti Commissario delle Antichità che una importante scoperta era seguita nella vigna dei signori fratelli Tommaso e Natale del Grande situata fuori della Porta Maggiore per essesvisi ritrovato un nobil tratto di antica Catacomba ha desiderato recarsi ad osservarla.
Cosa affatto conforme all'amor sommo che nutre l'Eminenza Sua per gli antichi monumenti commessi alla sua tutela e in ispecial modo per quelli che si riferiscono ai primi e gloriosi tempi del la Sacrosanta nostra Religione.
Sua Eminenza Papa Gregorio XVI si recò alla nominata vigna (del Grande), posta a poca distanza dall antica Chiesa de SS. Marcellino e Pietro e del sepolcro di S. Elena.
Si trovarono quivi a riceverla con i dovuti segni di ossequio, il sig Natale del Grande e il sig Avv Vincenzo del Grande, Luogotenente di Campidoglio.
Disceso l'Eminentissimo, nell'interno della Catacomba, ne ammirò l'ampiezza e la disposizione, che permette di potervi dimorare senza incomodo veruno e osservò tutto il pavimento, che per la lunghezza di palmi 62, è tutto messo a mosaico, spiccandovi sei quadri di mosaico colorito di ben accurata, opera ne quali si distinguono emblemi cristiani.
Appartenne questo tratto, tanto nobilmente decorato al cimiterio celebre ne fasti della Chiesa, ch'ebbe denominazioni di S. Tiburzio de SS Marcellino e Pietro di Elena e inter duos lauros.
Sua dopo aver di tutto preso la più esatta notizia, commendo l'opera dei signori fratelli Del Grande fatta a nettezza del luogo, e die de gli ordini opportuni per la conservazione di tanta preziosa memoria, che non ha la simile nelle numerose Catacombe che circondano la città.
Dissertazioni dell'archeologo Melchiade Fossati sul sepolcro di Priamo Liberto, presso la via Labicana, nel fondo oggi Delgrande, da alcuni creduto un tratto di catacombe:.
Nella vigna de signori Francesco e Natale Del grande al terzo miglio a sinistra sulla via Labicana si vede oggi in parte sgombro un sotterraneo antica fabbrica mortuaria sulla quale avendoto materiali da potere emettere considerazioni d'alcun peso veggendo l'opinione pubblica deviata dal vero credo di mia convenienza lo scriverne.
Il monumento è d'alcun interesse, vi voleva però la smania de tempi nostri che magnifica le minime cose onde presentarlo alla colta Città nostra siccome oggetto d'ammirazione aggiungo che se d'ora in poi tale ipogeo avrà dotte visite e sarà materia a discussioni e scavi verrà ciò in buona parte dalla inedita iscrizione che qui consegno e che ne precisa bene l'autore la natura il tempo.
Il signor cavaliere Visconti, primo notiziò recentemente il pubblico di questo trovato, e securo di se lanciò a più riprese l'opinione, che vi si debba vedere un tratto ampio e nobile di catacombe, ne pare abbia sospettato che altri possa divergere dal suo ragionare, io però cercherò a stabilire in questa lacinia di scritto che il monumento in quistione è un sepolcro romano nè servì mai ad uso cemeteriale secondo che quasi certamente appartenne ad un Priamo Liberto, e fa inoltre contiguo al sepolcro, che per me qui dapprima si accenna, d'Erennio Gallo.
A maggior chiarezza do una brevissima e fedele descrizione del monumento. Assai prossimo alla via e sopra una linea perpendicolare a questa è un ambulacro retto che ha più diramazioni laterali corri spondenti due a due e in parte ancora ripiene di terra, alcuna di tali diramazioni in luogo d'archivolto ha una trabeazione rettilinea negli spazi trà dette diramazioni, sono loculi a ricevere cadaveri la volta è ben conservata l'ambulacro, si dilata a ponente in un quadrilungo breve, e le estremità di quello, poggiano in alto per mezzo di due commode scale laterizie.
La scala di levante ha gradi, quindi un lungo piano inclinato, poi ancora dei gradi, l'altra di ponente è tutta ostrutta e più larga un corpo quadrato laterizio a più contignazioni, adornava e s'aggiunge alla scala di levante, nell'interno un musaico tutto bianco forma il piano, se non che in corrispondenza dei vani laterali suddetti spiega dei riquadri in duro e a colori con meandri fiori e alcun volatile.
Gli stucchi che velano tutte le interne pareti, si serban solidi e furono accuratamente condotti due basi antiche di marmo bianco, al basso della scala di ponente, ancora al loro posto, esiggono che vi si ammetta pur due colonne di marmo. La proporzione della pianta all'alzato è come dorica di buono stile ed effetto senza essere quello soverchiamente sfilato.
Tutto l'edificio fu come di getto pratticato alla stessa epoca, e sembra del primo secolo dell'impero, niun grafito o dipinto sia di nomi sia d'emblemi od imagini di ragione cristiana, non v'è ritratta la croce, non poggetti pel vaso dell acqua santa, non forelli laterali o curvi ferri nel volto pei lumi, fin qui niuno indizio di cappella.
Le considerazioni che potrebbero far credere esser questo un tratto di catacombe, son così tenui, che si doveva almeno asserirlo con qual che cautela, senza moverne lieto un romore efimero e primo quanto alla pianta del monumento: inoltre la supposta croce ritratta in uno de Musaici del piano non ha fondamento alcuno, poichè mai la croce potè da cristiani, essere effigiata nel suolo, e dove forzatamente, e indecentemente, sarebbe stata conculcata e di croci condotte in terra non ho letto esempio nelle tante catacombe che si conoscono, vi si trovano costantemente per verità, ma in tutti altri luoghi che nel Pavimento.
E l'abbaglio nacque da ciò che si considerò come croce la parte tratteggiata a scuro dei fioroni o cose siffatte: la colomba poi che egli dice ritratta in uno dei quadrati scevra d'altre caratteristiche è simbolo non più cristiano che pagano e viceversa benchè meglio si debba quivi tenere per tutt'altro volatile.
E' ad escludere del tutto perciò che a me ne sembra la nomenclatura del signor cavaliere vengo a toccare le ragioni che vogliono profano l'ipogèo e la fabbrica integrale superiore...
L'iscrizione che siegue e che ne dà l'autore del sepolcro e assai notizie addizionali proviene dalla stessa vigna, fu donata nel marzo 1836 dai lodati signori Delgrande gentili persone e colte al signor professore Emiliano Sarti formava il piano d'uno dei parapetti della vasca attigua al pozzo e fà oggi parte delle scelte epigrafe proprietà del medesimo è in travertino inedita e di questo tenore:
LOCVS LOCVS ADRIBVtus
IN PERPET PRIAMO
EX VOLVNTATE HEREnnii GALLI PATRONI A
M LOLLIO ET FVFICIO
MAGIANO ET AB AEPVLO
CONLIB PROXVME MONV
MENTVM GALLI
IN FR P XX
IN AG P CXXV
L'iscrizione ha questo significato cioè che M Lollio Fuficio Magiano ed Epulo colliberti coll'autorità d Erennio Gallo patrono cedono a per petuità il luogo a sepolcro, che si estende per 20 e 125 piedi a Priamo, e s'aggiunge che detto luogo ceduto è attiguo al monnmento di Gallo.
Piacemi oltre modo di poter qui aggiungere che conviene piena mente nella mia opinione il canonico don Giuseppe Settele Professore di antichità cristiane al seminario romano, e deputato alla custodia delle sacre reliquie, persona di gravissima autorità specialmente in siffatte materie, il quale avendo visitato la supposta catacomba dopo maturo esame, vi ha riconosciuto un sepolcro gentilesco.
Appresso quanto ho qui discorso ne sembra ben ragionevole il credere che l'ipogèo e annesso edificio della vigna Delgrande non sia altrimenti un tratto di catacombe sibbene il sepolcro di Priamo liberto.
Melchiade Fossati
Nella vigna del cav. Paolo Massoli, che è l'ultima a dr. della via Labicana, prima di raggiungere la campagna aperta, aprendosi una cava sotterranea di pietra e pozzolana, a met. 60 a margine della strada fu scoperto un cassettone formato con tegole, e contenente uno scheletro.
Più oltre fu trovata una magnifica galleria scavata nel tufo, con pareti a volta intonacate di stucco a polvere di marmo, bianco e bene levigato. E alta met. 3,25, larga met. 1,50, e vi si aprono lateralmente nicchie quadrate e semicircolari, larghe nel diametro met. 1,18.
Rodolfo Lanciani.
Viene aperta la Cava di pozzolana dei fratelli Bargelletti (presso la Vigna Massoli sulla via Casilina) dentro un banco di pozzolana alto circa 10 m ed è condotta regolarmente con dimensioni normali nelle varie sue parti Le gallerie hanno 2,50 m. di larghezza per 4 m. a 6 m. d altezza I pi lastri hanno da 18 a 30m di lato con sezione quadrata o rettangolare Lo sviluppo lineare delle gallerie fra la parte in esercizio e la parte abbandonata è di 6 a 7 chilometri.
Nelle Notizie del nov. 1881, fu dato annuncio della scoperta di un antico cunicolo nella vigna Massoli, l'ultima della Labicana prima di entrare in campagna aperta. Il sig. Bargelletti, appaltatore delle cave di pozzolana nell’anzidetta vigna Massoli, ha ora scoperto nuovi e più importanti bracci di quegli antichi ipogei. Eccone la pianta da me rilevata, trascinandomi carpone sul terriccio, che riempie le gallerie sino al nascimento della volta.
Tutte le gallerie sono scavate nel cappellaccio di tufa; hanno la volta a botte; volta e pareti intonacate di stucco candidissimo, a polvere di marmo; pavimento di cocciopesto. La sezione normale dei cunicoli è di due metri, l’altezza, dal pavimento al cervello della volta, metri tre e un terzo. Ho contato quattro pozzi o spiracoli per aria e luce, larghi in ogni senso due metri incirca. La differenza di livello, fra il piano di campagna ed il piano dei sotterranei, è di nove metri.
Il braccio compreso fra il primo ed il secondo pozzo, verso mezzogiorno, ha la volta decorata di affreschi, di una conservazione e di una vivacità tale di colorito, da destare maraviglia. L’arte è quella dei tempi severiani. Le divisioni degli scomparti sono segnate da festoni di lauro. Gli scomparti poi sono suddivisi in segmenti di circolo, triangoli, rombi, e riquadri mistilinei, per mezzo delle consuete guide di foglioline e di fiorellini. Nel centro degli specchi, a fondo bianco, si veggono genietti alati, uccelli, cavalli marini ecc.
Ignoro assolutamente quale possa essere stata la destinazione di questi singolari ipogei. Non sono conserve d'acqua, perchè vi mancano i cordoni angolari di signino, vi mancano gl' intonachi idraulici delle pareti, e perchè non si potrebbe spiegare o concepire altrimenti quella decorazione a fresco, in superficie destinata ad essere bagnata e ricoperta dalle acque. Non sono celle vinarie, perchè queste hanno il piano di sabbia o di terriccio, pel collocamento delle anfore, mentre qui abbiamo piano di cocciopesto. Rimane a discutersi la possibilità del carattere sepolcrale: ma anche questa sembra esclusa, dalla mancanza assoluta di ogni più piccolo frammento di iscrizioni, di sarcofagi, di cinerarii, di qualsiasi altra funebre suppellettile. Fra le terre che ingombravano il secondo pozzo, è stata bensì rinvenuta la metà supe riore di un cipp.
SEXTI VALERI urceolo EVRETI C VIBIVS patera ANICETVS PER AN NOS XXII CONDIE
Ma questo marmo è certamente caduto dal soprassuolo, per la bocca dello spiracolo. Senza insistere sulla soluzione del problema, noterò un solo particolare che forse potrà favorirla, specialmente se il proprietario od altri per lui, vorranno proseguire le indagini. A trenta metri di distanza dalla estremità settentrionale del ramo maestro della galleria, ho potuto penetrare, non senza rischio e pericolo, in una. catacomba cristiana, coi loculi chiusi da tegoloni. I due ipogei hanno senza dubbio comunicazione fra loro.
Eseguendosi poi talune riparazioni alla casa colonica della vigna predetta , sono state ritrovate queste due iscrizioni:
D M IVLIO QVINTIANO E Q S AVGG NN VIX AN XXVI MAN T AVG NA DAC HER AM BRV APRIO ET TN
DM ONESIMO F IV HIMERI ET CISSIDIS B M FEC HELPIS FRA DVLc MEMOR CAVS VIX A XI MEN IX DI XXII
Rodolfo Lanciani.
L'Amministrazione comunale di Roma, allo scopo di provvedere al benessere degli abitanti della campagna romana, nella convenzione 2 Dicembre 1885 con la Società dell'Acqua Marcia, stabili di costruire otto fontane per uso pubblico, in diversi luoghi fissati nella stessa convenzione.
Ciascuna di queste fontane, doveva occupare approssimativamente uno spazio di metri quadrati 35 per impiantarvi un fontanile, e due piccoli lavatoi laterali con qualche albero intorno da dare ombra nella stagione estiva.
Una delle anzidette fontane, doveva costruirsi sulla via Casilina a Tor Pignattara, e precisamente in un relitto della strada provinciale, incontro alla proprietà Cellere, fra la proprietà Massoli e l'ingresso alla cava Bargelletti.
Stampe antiche