Informazioni storiche

Informazioni storiche artistiche sul monumento

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Monumento Scomparso!

Codice identificativo monumento: 9110

Cronologia

1620

Oddone V Savelli Palombara, marchese di Pietraforte, acquista dal duca Alessandro Sforza dei terreni sull'Esquilino, dove realizza una Villa Suburbana.

1653

Massimiliano II Savelli, marchese di Palombara fa costruire nella sua VIlla all'Esquilino, un proprio laboratorio seminterrato per i suoi esperimenti di alchimia.

1804

La Villa Palomabar viene acquisita dal principe Carlo Massimo.

1873

La Porta Magica di Villa Palombara viene smontata dalla sua originaria collocazione nella Strada Felice.

12/1875

Ultimi ritrovamenti duramte gli scavi nell'Esquilino:

"La Commissione archeologica di Roma dilata a bello studio le sue ricerche sulla spianata dell'Esquilino, ove sorgeano le Ville Palombara e Caetani, al posto, credesi, degli orti mecenaziani e lamiani, e dove già si trovarono un giorno le famose Niobiti ed il Dioscobolo celebratissimo, e la non meno decantata pittura detta delle Nozze Aldobrandine. Ogni tanto si ha la fortuna di farvi qualche bellissima scoperta. Fra le più recenti, sono cospicue quelle di una Venere, di un Busto di Commodo, di due statue di Muse e due mezze figure di Tritoni, rinvenute nelle rovine di un sotterraneo crittoportico terminato in abside e lastricato di variopinti alabastri.

Commodo, figlio degenere di Marco Aurelio, imperò dal 180 al 192 dell'èra volgare, e fu il primo ad esigere in Roma gli onori divini concessi ai Cesari dai popoli soggetti. Il busto che lo rappresenta sotto l'effigie d'Ercole, da lui adottata per essere adorato, è in marmo pentelico, alto m. 1,18, ha la pelle del leone nemeo, la clava d'Ercole ed i pomi esperidi in mano, che accennano all'ultima fatica, ed alla meritata ricompensa. Questo busto è uno dei rarissimi busti dell'antichità, — non se ne conoscono che due altri, — scolpiti con gran parte del corpo e delle braccia. Gli emblemi sui quali si posa si crede che significhino: lo scudo lunato, che è il pelta delle Amazzoni, e le due Amazzoni, essersi Commodo chiamato Amazonio per amor di Marzia, donna d'aspetto guerriero; — i corni, l'abbondanza del suo impero; — il globo sarebbe simbolo d'eternità; — il segno dello scorpione, la stagione autunnale nella quale egli nacque, il segno del capricorno il mese nel quale col padre trionfò dei Germani e dei Sarmati; — ed il toro, simbolo dell'aratura colla quale Romolo segnò la cinta primitiva di Roma, indica l'altra pretesa di Commodo, d'essere il fondatore di una Roma nuova, per aver cangiato il nome della città eterna, durante il suo breve imperio, in quello di Colonia Lucia Antonina Commodiana.

La Venere è in marmo greco di grana minuta, ed è alta m. 1,54; ne fu trovato prima il busto, colla testa staccata, poi le gambe a frammenti, e finalmente la mano sinistra distaccata dalla testa cui aderiva; il tipo di questa Venere è anteriore al tipo di bellezza sensuale divulgato dalla scuola di Prassitele; la dea è in atto di cingersi una benda attorno al capo uscendo dal bagno, e come la Venere di Milo, di guardarsi in uno specchio; la sua espressione ha una serietà che s'accosta al patetico, ed ha nello sguardo il languore che era proprio di Venere. I capelli sono ritratti per così dire uno ad uno, il che autorizza a credere quest'opera d'uno dei periodi antichi dell'arte greca. Alcuni difetti, che contrastano col severo concetto di bellezza della statua, fanno supporre esser questa una copia romana di un qualche insigne originale perduto, forse della Venere di Scopa che ammiravasi nel tempio di Bruto Callaico al Circo Flaminio. I lettori dell'ILLUSTRAZIONE troveranno in questo numero la statua mutilata qual fu trovata e la stessa statua imaginata quale doveva essere colle braccia. Le due Muse, già collocate per cura del cavaliere Augusto Castellani nel Museo Capitolino, sono scolpite in marmo greco, sono di grandezza naturale e ben conservate, benchè l'una mutilata d'un braccio, di tutte e due l'altra.

Le parti ignude, lavorate a parte, furono, con pratica molto in uso presso gli antichi copisti, innestate alle parti palliate.

La statua rivestita di doppia tunica si reputa essere una Tersicore, l'altra una Polinnia. Lo stile di queste sculture è semplice e severo, ed indica una scuola più antica di quella di Filisco, cui sotto certi aspetti si potrebbero attribuire gli originali.

I due Tritoni sono di marmo lunense, ed hanno m. 0,90 d'altezza. In queste figure usavansi scolpire separatamente le due parti diverse che poi s'innestavano; qui non abbiamo che la parte superiore, priva della caudale, che avea forma di pesce. Sono mutilate, ma dalle mosse è facile riconoscere l'azione e che doveano far parte d'un gruppo da fontana."

Fonte: L'Illustrazione Italiana. 12 dicembre 1875

1/1876

Residenti famosi

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