Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 9667
CronologiaPapa Gregorio XVI istituisce al Celio una passeggiata pubblica e un Orto Botanico, come ampliamento/sostituzione di quello al Palatino presso il convento di San Bonaventura.
Congresso ginnastico Italiano con inaugurazione della Palestra all'Orto Botanico e gran concorso di gente. Partenza dei Ginnasti dall'arco di Tito al Foro Romano per la palestra all'Orto Botanico. Esercizi individuali obbligatori. Esercizi di velocipedisti. Grande Accademia di scherma alla Sala Dante. Al Museo Capitolino Tiro del giavellotto. Esercizio della palla di cannone.
La mattina del 3 marzo, presenti il ministro Coppino, il senatore Fiorelli direttore generale degli scavi, il prof. Rodolfo Lanciani topografo di Roma antica per eccellenza, il duca Leopoldo Torlonia consigliere municipale, le acque del Colosseo venivano immesse per un canaletto dal bacino alla antica fogna ripristinata e quindi nel nuovo tratto di fognone che dall'Arco di Tito giunge al Tevere percorrendo una lunghezza di metri lineari 1192.
Nella casina del prossimo Orto botanico (così chiamato secondo il solito perchè è giardino e non orto, e non ha nulla di particolarmente botanico) erano esposte quella mattina parecchie tavole acquerellate di piani, di rilievi e di sezioni, eseguite con molta cura dallo stesso ingegnere Narducci e molto importanti specialmente sotto l'aspetto archeologico. Percorrendo più d'un chilometro qualche metro sotto il piano attuale di quella parte di Roma, che fu il centro di Roma antica, il Narducci ha fatte delle scoperte degne di tutta l'attenzione degli studiosi.
Il nostro Paolocci ha riportato nel suo disegno alcune delle sezioni disegnate dal Narducci; ha riprodotto 12 grandi vasi ritrovati negli scavi fatti e le cifre che si veggono sull'orlo di questi vasi.
Dalle scoperte del Narducci e dalla relazione fattane da lui stesso si può dedurre: Che fino dall'epoca di Tarquinio Prisco esistevano delle condutture in piombo per l'acqua potabile; Che le strade della città erano a quell'epoca (più di 600 anni avanti Gesù Cristo) ad un livello inferiore di 9 metri a quello dell'attuale piano stradale; Che la strada lungo la quale passava la conduttura scoperta fu tagliata quando furono costruiti il Circo Massimo e la Cloaca Massima, cominciati 599 anni avanti Cristo e terminati 80 anni dopo; Che fino dall'epoca dei Re esisteva un regolato sistema di cloache per lo scolo delle acque; mentre nell'anno di grazia 1879, Roma moderna non ha un sistema regolare di fogne; inconveniente del quale non è necessario convincersi con i proprii occhi, bastando spesso il semplice naso; Che questo sistema di Cloache de' tempi dei Re venne guastato ed interrotto dalle costruzioni successive, ordinate spesso a capriccio degli imperatori, di modo che le acque raccogliendosi in questa parte bassa, e specialmente intorno al Colosseo, resero il luogo malsano fino dai tempi di Nerone.
Lo scolo dell'Anfiteatro Flavio era fatto con diversi ordini di chiaviche in comunicazione fra loro che immettevano nelle cloache destinate a raccogliere le acque dei sotterranei e collocate nella direzione dell'asse maggiore.
I nuovi lavori sono costati di molto. Ma la loro importanza, non solamente archeologica, è anco igienica. Le vicinanze del Colosseo, benchè non siano più una palude come ne' bassi tempi, pure avevano reputazione di essere poco salubri. Certo che le acque che vi stagnavano fino a pochi giorni sono non potevano produrre esalazioni benefiche. Ora il più è fatto: e tolta quasi del tutto la causa dell'insalubrità, cesseranno gli effetti.
Speriamo che si penserà anche a sistemare in qualche modo il piano del Colosseo, e vi possano tornare a passeggiare nei silenzi di una notte stellata le coppie innamorate senza pericolo di trovarsi ad un tratto in fondo ad una cloaca a verificare personalmente la solidità e la durezza delle costruzioni di 1800 anni sono.
Nell'orto botanico (a 45 metri dall'arco di Costantino), costruendosi il fognoue dell'Esquilino, alla [uofondità di 11. metri, è stata scoperta una prua di nave, scolpita in masso di marmo lungo met. 1,50, alto 1,20, largo 1,00. Lo sperone rappresenta una testa di cinghiale: nei fianchi sono ritratte due pistrici (drago marino o ippocampi ), e nel bordo un tridente. Il lavoro è luolto accurato e di buona conservazione.
Rodolfo Lanciani.
Nei lavori pel fognone dell'Esquilino, attraverso l'orto Botanico, sono state trovate tre camere coperte a volta, in parte crollate, con pareti di cortina, ed uno scaglione di travertino con sigle di cava dipinte in rosso.
Rodolfo Lanciani.
Proseguendo lo scavo per la cloaca maestra dell'Esquilino, attraverso l'orto Botanico, sono stati rimessi in luce quattro stanzoni coperti a volta, con pareti di buona cortina, e qualche frammento di scolture figurate.
Rodolfo Lanciani.
Viene indetto un concorso per realizzare un edificio museale presso il Giardino Botanico del Cielio. L'edificio avrebbe dovuto ospitare il Museo Urbano e il Museo Latino, articolandosi su un brillante progetto espositivo ideato da Rodolfo Lanciani.
Viene scelto il progetto dell'architetto Costantino Schneider.
Il nuovo edificio, che si sarebbe sviluppato su una lunghezza di quasi duecento metri, avrebbe permesso l’allestimento congiunto sia della collezione di antichità di proprietà del Comune di Roma (lasciando intatte le collezioni storiche ai Musei Capitolini) che di quella di pertinenza statale (opere rinvenute, ad esempio, nel lavoro di edificazione dei grandi edifici ministeriali su Via XX settembre).
A Roma si svolge il primo Concorso Ginnastico Nazionale a cui prendono parte tutte le Società ginnastiche federate.
"una gara interessantissima, che si tenne nei giorni 22, 23 e 24 novembre all'Orto Botanico in un locale trasformato in palestra ginnastica. La palma toccò a Milano dove sonvi due fiorenti Società ginnastiche Forza e Coragio, e Pro Patria. La prima riportò il primo, l'altra il secondo premio, il terzo toccò alla Società genovese Cristoforo Colombo. A queste gare assistettero il Re, il principe di Napoli, il ministro Boselli, il generale Pellonx e molta ufficialità, nonchè numerosissimo e scelto pubblico. Domenica 24 îl concorso sì chiuse con una grande rivista dei ginnasti tenutasi al Colosseo, alla presenza del Re. La comandò il generale Pelloux, presidente della federazione ginnastica. Vi presero parte 42 Società ginnastiche con fanfare bandiere, i ginnasti, gli schermitori e gli alunni delle scuole, ecc, Poi gran sfilata di tutte le Società al Campidoglio, dove per mano di Sua Maestà seguì la premiazione.
Censure dei critici e degli artisti alla realizzazione della passeggiata Archeologica:
"Roma, finalmente, va ad avere la famosa passeggiata archeologica, che il divo Guido Baccelli annunziò ventitrò anni addietro, e che, allora, doveva essere attuata con la spesa di cinquanta milioni, ed oggi si cerca di attuare spendendone appena sei. Roma, la città dalle passeggiate deliziose, romantiche, classiche, signorili, incantevoli (Villa Borghese e Villa Doria Pamfili prime fra tutte) non aveva probabilmente bisogno di questa nuova passeggiata archeologica . Ma, tant'è, essa era stata messa come uno dei numeri principali nel programma delle grandi novità che Roma deve inaugarare nel 1911, ed oramai il piccone demolitore ha spinta molto avanti la sua opera di trasformazione, che, a gindizio di critici e competenti, gelosi della classica bellezza di Roma antica e medievale, è stata opera deplorevole di devastazione.
Diego Angeli, nel Marzocco del 27 febbraio ha fatto un molto malinconico inventario di questa opera di distrazione: C'era un parapetto quattrocentesco, che si chiamava graziosamente la Vignola, e che qualcuno voleva perfino attribuire al Bramante, ed è stato demolito, nascostamente, maliziosamente, di notte, dopo aver promesso che si sarebbe rispettato; c'era una edicoletta cristiana, alla cui grata i pastori che entravano da porta San Sebastiano appendevano i fiori dell'Agro come una dolce offerta votiva, ed è stata atterrata nonostante che Corrado Ricci se ne fosse interessato personalmente: c’era un gruppo di costruzioni medievali sull'antica porta Capena, costruzioni importantissime per la topografia della Roma cristiana e sono oramai via di demolizione senza speranza dî un tardo ravvedimento; c'erano due bei portali che aprivano l'ingresso dell'Orto Botanico sulla piazza di San Gregorio, portali che Gregorio XVI aveva fatto edificare per nascondere l'asimmetria di quella piazza e che del pontefice portavano le consuete iscrizioni magnificative, e sono stati demoliti; c'era la cancellata di Villa Guidi, caratteristica per i molti frammenti antichi murati nei smoi pilastri e per una curiosa lapide che rammentava una piacevole visita di Pio IX, una di quelle cancellate romane, quasi nascosta dai cespugli dei lauri e degli oleandri, ed è stata abbattuta, scomparsa la lapide, schiantati al suolo gli alberi e gli oleandri; c'erano parecchie centinaia di alberi d'alto fusto e se n'è fatta legna da ardere nell'unico scopo di livellare il terreno, togliendogli appunto così la caratteristica dei terreni nostri, che sono pieni di movimento e hanno suggerito le più belle architetture di paceaggio che un artista possa concepire.
Non meno amara quella di Diego Angeli è la critica mordace di Ugo Ojetti nel Corriere della Sera del 5 marzo: Dalle Terme di Caracalla alla villa Mattei sul Celio; dalla chiesa di San Nereo e Achilleo fino al Settizonio e al Circo Massimo che, come si sa, è stato da noi romani moderni convertito in gasometro, non esiste più che un deserto polveroso; una bella piazza d'armi, se non per le truppe vere, pei soldatini lattanti dei ricreatori romani. Vigne, case, casupole, compresa la bella Vignola, di Prospero Boccapaduli, archi, mura, ruderi, prati, alberi, alberate, compresa l'olmata a piè della collinetta di Santa Balbina, tutto è scomparso. Polvere e fango, all'infinito. E su da quella spianata irta di biffe bianche e rosse, le muraglie delle Terme e gli archi colossali del Settizonio appaiono rimpiccioliti della metà.
Saturo d'indignazione è l'articolo di Angelo Conti nel Marzocco del 6 marzo: La legge per la zona archeologica (egli dice) si sarebbe dovuta limitare alla sola espropriazione. Le somme che si spendono oggi per fare questi inutili e orrendi viali, si sarebbero dovute destinare agli scavi; e la terra ci avrebbe dato tesori per l'arte e per la cultura. In nome delle quali unicamente noi facciamo la nostra viva protesta. Noi non vogliamo essere confusi con gli esteti che cadono in delirio dinanzi ad ogni alberello abbattuto. Comprendiamo ed apprezziamo i bisogni nuovi delle città; in questo momento vertiginoso del vivere sociale; siamo convinti della necessità di rinunziare spesso a ciò che serve solo al godimento estetico, quando sia d'ostacolo al libero sviluppo della vita cittadina. Ma questa distruzione inutile, in un luogo lontano e malsano, dove nessuno andrà mai a divertirsi, dove d'estate si soffocherà per la polvere e d'inverno sì nuoterà nella mota, dove al più qualche coppia malinconica andrà a meditare sulla vanità delle cose umane; questa stupida e vana opera distruggitrice, è il fatto più assurdo e sarà la maggior vergogna che abbia sinora veduta la terza Italia.
Della commissione preposta alla costruzione della passeggiata archeologica, un solo uomo dava indiscutibili affidamenti che non si sarebbe fatto nulla che sminuisse la grandiosità gloriosa di Roma, Giacomo Boni, ed egli si è dimesso, per non avere la responsabilità di ciò che si compie.
Hanno protestato e protestano uomini come il Venturi, il Lanciani, il Tomassetti, il Gnoli, il Marncchi, l'Hermainn; nella Zribuna Attilio Rossi ha fatto una vera campagna; il Times, in nome di quanti al mondo amano intellettualmente Roma come patria comune, ha pubblicati severi articoli.
Ora quindici deputati (Rogadi, Fradeletto, Torre, Ciccotti, Pescetti, Mazza, Caetani, Manfredi, Molina, Comandini, Viazzi, Poscanelli, Rota, Bizzozer, Nava), hanno presentata questa mozione: La Camera, convinta che la sistemazione della Zona Monumentale di Roma non possa essere eseguita da una Commissione non tecnica, non completa, non soggetta alle norme comuni di tutela d'ogni opera d’archeologia è d'arte: convinta che una siffatta esecuzione reca grave pregiudizio alle fature opere di scavo e irreparabile danno attuale all'aspetto del paesaggio: convinta che le ragioni della storia e della bellezza di Roma. sono ragioni universali: invita il Governo a provvedere in virtù dei mezzi che sono in suo potere o altrimenti a presentare subito un disegno di legge affinchè la sistemazione della Zona Monumentale di Roma sia sottoposta all'esame ed alla responsabilità degli Uffici competenti del Ministero dell'Istruzione."
Primo raduno pubblico degli Arditi del Popolo all'Orto Botanico. Parteciparono repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici ed anche cinquemila ex combattenti, guidati da Argo Secondari.
Il Duce Mussolini inaugura la nuova Palestra Gil e l'Antiquarium Comunale al Celio, dopo i nuovi lavori di ampliamento del vecchio Magazzino archeologico.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti dai Musei Capitolini. Gli spazi espositivi sono organizzati concentrando il discorso museografico sulle arti decorative e quelle che allora venivano considerate come “arti minori”, ivi trasportate dal Palazzo dei Conservatori.
Secondo Antonio Muñoz, responsabile del nuovo allestimento: “Il criterio che ha guidato l’ordinamento delle raccolte è stato prevalentemente estetico: le opere d’arte sono riunite secondo la materia in cui sono eseguite: una sala raccoglie i vetri, un’altra i bronzi, una terza gli avorii e gli ossi, due le terrecotte”.
Celebrazioni per l'XI annuale del fascismo.
Il Re inaugura la Via dei Trionfi, prosecuzione della Via dell'Impero, dal Colosseo al Circo Massimo e Porta San Paolo.
L'Antiquario Comunale del Celio viene valorizzato da un prospeto monumentale con fontana.
Si concludono i lavori di sistemazione dell'area alle pendici del Celio.
III giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Di ritorno dopo il viaggio a Napoli, arriva in treno alla stazione Termini, ricoperta da una scenografia posticci a causa dei lavori in corso.
Dopo una visita alla Mostra Augustea della Romanità, il Duce Mussolini, Hitler e il Re Vittorio Emanuele III partecipamo ad una rivista militare alla presenza in via dei Trionfi.
Segue un solenne ricevimento in Campidoglio ha offerto all'Ospite il Governatore di Roma, dor Piero Colonna ed una festa folcroristica popolare a piazza di Siena.
In seguito ai lavori di realizzazione della galleria della metropolitana (che avrebbe collegato la Stazione Termini al nuovo quartiere dell'esposizione Universale), cede il terreno sotto l'Antiquario del Celio, creando scollamenti di interi settori dei muri perimetrali e vistose crepe.
Le collezioni ed i materiali esposti vengono trasferiti nel vicino Palazzetto dell'Orto Botanico del Celio.
I frammenti della Forma Urbis sono trasferiti ad un un deposito di Palazzo Caffarelli.
Apre al Pubblico il nuovo Museo della Forma Urbis e il Parco Archeologico del Celio. Il progetto è stato realizzato grazie al recupero degli edifici presenti nell'area, la Casina del Salvi e l'ex Palestra, e alla sistemazione del contiguo giardino archeologico, in cui sono stati organizzati per nuclei tematici una grande quantità di materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni delle collezioni dell'ex Antiquarium Comunale, provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento. L'allestimento della Forma urbis nell'Ex Palestra ONB, vede la sovrapposizione dei frammenti marmorei della mappa antica su una riproduzione in scala della settecentesca carta di Giovan Battista Nolli.
Progetto
Committenti e finanziatori
Stampe antiche1899
Veduta di Villa Mattei
1889
Dante Paolocci
Concorso Ginnico Nazionale
L'Illustrazione Italiana 1889
1876
Dante Paolocci
Palestra di Ginnastica all'Orto Botanico
L'Illustrazione Italiana 1876
1876
Dante Paolocci
Palestra di Ginnastica all'Orto Botanico
L'Illustrazione Italiana 1876
1876
Dante Paolocci
Congresso Ginnastico Italiano
L'Illustrazione Italiana 1876
1817
Giovanni Battista Cipriani
Acquedotti sul Palatino
Degli edificj antichi e moderni di Roma
1794
Carlo Labruzzi
Veduta del Monte Palatino
Via Appia illustrata ab urbe Roma ad Capuam
1794
Carlo Labruzzi
Vista del Palatino
Via Appia illustrata ab urbe Roma ad Capuam
1765
Francesco Panini
Veduta dell'Anfiteatro Flavio
Vedute delle quattro principali basiliche e monumenti di Roma nel XVIII secolo
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta dell'Arco di Costantino e del Colosseo
Vedute di Roma