Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 9828
CronologiaNella vigna del sig. Angelo Cortesi in contrada Prata Porci, facendosi lo scassato presso il limite del territorio tuscolano verso la via Labicana, apparvero grandi costruzioni in lapis gabinus (sperone), alla profondità minima di m. 0,50 e massima di m. 3 e muraglie di laterizio di mediocre struttura, appartenenti ad un grande edilìzio termale con piscine ed esedre mistilinee. Innumerevoli frantumi di marmi decorativi, d' intonachi dipinti e di sculture, molti dei quali riempivano una delle cinque vasche rinvenute, attestavano l'antico uso di queste rovine; ma lo scavo, avendo per solo scopo la piantagione della vigna, non fu tenuto conto della disposizione di questi avanzi e quindi non ne fu rilevata la pianta. Un incidente giudiziario palesò al R. Governo la furtiva scoperta e la vendita di alcuni oggetti d' arte figurata, tra cui è notevole una statua rappresentante un ap)oxijomeìios d'un nuovo tipo ('). Presso il proprietario furono intanto conservati i seguenti oggetti.
Quattro statue di amorini, grandi circa al vero e di lavoro mediocre. La prima è priva delle gambe e dell'avambraccio sinistro, ed ha le ali scolpite aderenti alle spalle. La seconda, mancante della mano sin., ha una particolare acconciatura: i capelli sono pettinati verso il basso, indicati da solchi ondulati paralleli ; legati da un cordone attorno al cranio e sulla fronte, riescono fuori a guisa di mezzo anello o cercine. Questa testa ha non dubbie caratteristiche di ritratto d' un fanciullo romano. La terza rappresenta un Erote prigioniero, colle mani legate dietro. È mancante delle gambe ed ha le ali scolpite come la prima. L' ultima, minore del vero, colla destra poggiata sull'omero sia. e la sinistra pendonto, ò mancante dolio cfarnhe o doll'avanibracicio sinistro; Statuetta di Diana succinta, mancante delle gambe e delle avambraccia, di lavoro rozzo; Piccola testa di efebo, col naso malconcio, un pò corrosa dall' acqua; Testina di efebo ripiegata in atto di languore, col naso rotto, di lavoro buono, ma corrosa; Testa muliebre, al vero, ritratto di dama romana del II-llI secolo dell' impero, coi capelli ondulati sulla fronte e retti da stefane, annodati sulla nuca e con ricci aggruppati sugli orecchi. Questi ricci, lavorati con abuso di trapano, sombrano ritocchi od aggiimte posteriori; Testa di Pallade galeata, rotta in due pezzi; Testa di genietto, al vero, di buon lavoro; Testina di Venere; Testina di Giove diademato; Pianta di statuetta con piede destro e gamba sinistra nudi.
Inoltre si sono rinvenute molto terrecotte cioè lucerne, giuocattoli, vasi, nonché utensili vari di suppellettile domestica. Quattro fistule plumbee aquarie con le seguenti epigrafi: NCIVS FELIX FEC; ...ELIX FEC; NOV... CRISPI; NOV... RISPINI
Tali epigrafi ci rivelano che il proprietario di queste sontuose terme fu A. Novius Crispinus {Martialis Saturninus), il quale fu console designatus nell'anno 150, ed il cui nome ricorre in epigrafi africane. Mirabile coincidenza topografica è la menzione del fundus Crispini via lavicana miliario XIII nel Regesto di Gregorio lI, distanza precisa di questo luogo da Roma per la via che più comodamente vi conduceva. Ciò dimostra che il nome del proprietario durava da secoli a questo fondo.
In Grottaferrata, nel giardino Santovetti, vidi alcuni anni or sono un cippo esprimente in rilievo una sella curalis, proveniente da questo luogo. Alquanto lungi dal fabbricato si rinvenne un gran bronzo di Faustina Giuniore di squisita conservazione, col rovescio Snecidi felicitas (cf. Cohen, Méd. Imp., V, p. 602, n. 219).
Giuseppe Tomassetti.