Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 9959
Cronologia Scavi a Castrum Novum (Santa Marinella curati dalla Reverenda Camera Apostolica, sotto la direzione di Giovanni Corradi, portano al ritrovamento di note sculture di grande pregio, marmi, metalli, monete e numerosi altri materiali.
Tra gli oggetti trasferiti al Museo Pio Clementino, si segnalano in particolare: un’Erma di Aspasia velata con iscrizione greca (prima metà II sec. d.C.); Statua loricata con testa non pertinente dell’imperatore Lucio Vero (testa 161-169 d.C./ corpo metà II sec. d.C.); Statua di Giovane Bacco (II sec. d.C.; testa adattata da un rilievo di sarcofago della metà del II sec. d.C.); Statua con testa non pertinente di giovane personaggio togato con bulla appesa al collo (forse ritratto di Tiberio Gemello; il corpo è del 30-50 d.C.; la testa del 20-40 d.C.); Statua di cane molosso seduto (prima età imperiale), Statua di Priapo (divinità romana della fertilità del II sec. d.C.).
Fra le pietre che la guardiana ferroviaria Ginevra Trancanelli fece raccogliere, presso s. Marinella, in un suo piccolo terreno e nella prossima tenuta della princicipessa Donna Flaminia Odescalchi, per fabbricare una modesta abitazione, fu per puro caso riconosciuto dal cantoniere sig. Evaristo Guerri un pezzo di arenaria grigioscura, nel quale era incisa un'iscrizione. Il luogo su cui sorge la nuova casa è a circa 1700 m. ad ovest dalla stazione di s. Marinella, sulla sinistra, e quasi accanto alla strada ferrata che conduce a Civitavecchia, e poco oltre il casello ferroviario che sta sulla destra.
Fu vera fortuna che il sig. avv. Alfredo Fabrizi, che ha in quel luogo una villa, riconosciuta l'importanza della làpide, se la facesse consegnare a scopo di studio dalla Trancanelli e dal Guerri; e ciò per poter impedire la dispersione o la rovina di un documento che può presentare speciale interesse archeologico e storico. Il sig. avv. Fabrizi narrò le circostanze principali del rinvenimento in un notevole articolo pubblicato nel giornale La Tribuna, del 12 gennaio del corrente anno 1910.
Attualmente la pietra inscritta trovasi in Roma nel Museo di Villa Giulia. Essa ha forma di prisma a base romboidale ; e l'iscrizione è incisa sopra una delle facce rettangolari più lunghe. La pietra conserva ben visibili le tracce dell'accetta con cui fu sbozzata; e soltanto la faccia principale, su cui è l'iscrizione, venne regolarmente spianata. Per la sua forma, per le sue dimensioni e per il modo come è lavorata, non si può ammettere che la pietra fosse isolata.
Sembra invece probabile che facesse parte di una costruzione, e che la sua forma dipendesse dalla posizione relativa dei materiali fra i quali era inclusa. Essa doveva presentare un'unica faccia vista; quella che recala iscrizione. Nel delineare questo, abbiamo posto ogni cura; se però in alcuna parte può sorgere qualche dubbio, potrà giovare a rimuoverlo il confronto sulla fig. 1 che riproduce la fotografia tolta dall'originale. Potranno forse rimanere incerte quelle parti nelle quali le lettere non appariscono intiere per le corrosioni e per le scheggiature della pietra. La fig. 3 presenta una sezione orizzontale della pietra iscritta.
La lapide, comprendente sette righe, che si leggono da destra a sinistra, appare intiera, sebbene manchino, evidentemente, delle lettere presso lo spigolo a sinistra e lungo lo spigolo inferiore. Ciò si desume dal fatto che i caratteri si vanno restringendo e rimpicciolendo in basso, come se lo scrittore, non avendo tracciata prima la leggenda, avesse dovuto adattarsi a condensare le parole, man mano che il lavoro procedeva, in uno spazio che si presentava sempre più angusto di quanto egli aveva preveduto.
Da ciò che venne riferito dal sig. avv. Fabrizi nel suo articolo inserito nel giornale La Tribuna, è probabile che la pietra provenga da una collina la quale si eleva sulla destra della ferrovia che va da s. Marinella a Civitavecchia a nord del casello ferroviario già ricordato, in un punto ove si trova « un cumulo di pietre... che forma come una specie di sperone sulla linea ondulata della collina » .
La pietra è, come abbiamo detto, un'arenaria grigio-scura, di cui si trovano presso s. Marinella estesi banchi. E' pertanto da escludersi che essa sia stata portata in antico da altre località.
Fra il casello ferroviario e il piede della collina esistono le vestigia di una via romana selciata con grandi poligoni di arenaria dura, locale. Tale via, che aveva direzione da est ad ovest, costituiva una scorciatoia della Aurelia, la quale, seguendo sempre la costa, compieva in quel luogo un ampio giro fino al Capo Linaro, presso cui, alla « Torre Chiaruccia » era la stazione denominata Castrum Novum, forse in contrapposto ad una località fortificata più antica, della quale non si conserva il nome.
Senza dubbio il territorio di s. Marinella, compreso fra il porto etrusco di Pyrgi ad est e quello di Centumcellae ad ovest, fin dalla più remota antichità fu sede di colonia avente importanza per commercio marittimo.
Secondo la tavola Peutingeriana, il sito di s. Marinella corrispondeva al luogo ritenuto l'unico emporio commerciale, secondo il Mommsen ('), che i Fenici avessero sulle sponde tirrene.
Forse la città preromana era nel sito ora denominato « Punton del Castrato » a circa due chilometri ad est dal sito in cui fu rinvenuta l'iscrizione, poiché ivi si trovano avanzi di mura che sembrano di fortificazione a grandi parallelepipedi. Né è forse imitile ricordare che ivi presso, nel luogo detto « la Guardiola » , furono scoperte delle tombe scavate nella roccia, rivestite di rozze lastre di pietra e ricoperte da grossi blocchi sovrapposti a guisa di tumulo. Le quali strutture sepolcrali presentano caratteri di grande antichità ed hanno riscontro in molte tombe dell'Oriente e della Magna Grecia.
R- Mengarelli
Scoperta del teatro di Castrum Novum: individuato nel sottosuolo grazie a indagini con il georadar, viene riportato alla luce grazie ad una campagna di scavo archeologico dirette da Flavio Enei e condotte con il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC), università ed enti di ricerca.