Cronologia-312: Viene avviata la costruzione del primo tratto della via Appia, da Roma a Capua.
-296: Gli edili curuli Ogulnii, realizzano la pavimentazione saxo quadrato del primo miglio della via Appia.
20/1/288: Secondo la Passio Sancti Sebastiani, nell'ippodromo del Palatino, per ordine di Diocleziano, San Sebastiano viene martirizzato con la flagellazione. Il suo corpo viene poi gettato nella Cloaca Maxima. Il corpo viene raccolto sul Tevere dalla matrona Lucina, che lo trasporta sino alle catacombe sulla via Appia.
311: Massenzio sposta l'Obelisco dalla Villa di Domiziano ad Albano nel circo della sua villa all'Appia antica.
12/5/1302: Papa Bonifacio VIII, con una bolla pontificia concede a Francesco Caetani i diritti sulla chiesa di San Nicola, eretta all'interno del complesso del Castrum Caetani, sull'Appia antica.
16/4/1485: Durante dei lavori sulla via Appia, circa 5 miglia fuori Porta Appia (in una fattoria di Santa Maria Nova, nella Campagna, nei pressi del Casale Rotondo) viene trovata un antica tomba romana con dentro un semplice sarcofago. Dentro c'č il corpo incorrotto di una fanciulla, immerso in un liquido bluastro profumato (forse il Natron, usato per le imbalsamazioni), con una reticella di seta e oro fra i capelli. L'umanista fiorentino Bartolomeo Forte scrive: "I lunghi capelli neri aderivano ancora al cranio, erano spartiti e annodati come si conviene a una giovane e raccolti in una reticella di seta e oro". Il corpo viene portato in Campidoglio e migliaia di Romani andarono a vederla, ma dopo pochi giorni il corpo imputridě. Si decise di seppellirla al cimitero del Muro Torto.
5/4/1536: L'imperatore Carlo V giunge a Roma. Il corteo entra trionfalmente da Porta San Sebastiano alle ore 11. In testa marciano quattromila fanti spagnoli al comando del marchese del Vasto, in righe di sette e cinquecento cavalieri, seguivano gli inviati di Firenze, Ferrara e Venezia, i baroni romani, i grandi di Spagna, il senatore di Roma e il governatore della cittŕ. Procedono davanti all'imperatore, vestito di velluto viola e su un cavallo bianco, cinquanta giovinetti dell'aristocrazia romana, vestiti di seta viola. Seguono l'imperatore, i cardinali a cavallo a due a due. Poi 1500 soldati di fanteria, 300 cavdeggeri alla borgognona e 1000 archibugieri. Chiude il corteo la guardia imperiale, di duecento uomini. Il corteo percorre l' Appia, passando davanti alle Terme di Caracalla e al Settizonio, sotto gli archi di Costantino e di Tito, attraverso il Foro e l'Arco Settimio Severo, girando intorno al colle capitolino, raggiungendo la piazza di San Marco) dove era stato eretto da Sangallo il Giovane un arco trionfale ornato di statue e pitture). Probabilmente l'imperatore, fa sosta al palazzo Caffarelli, per poi proseguuire lungo la via Papale e i Banchi, il ponte di Castel Sant'Angelo e attraverso Borgo, arriva in piazza San Pietro salutato dal rombo delle artiglierie di Castello. Davanti alla basilica, Carlo V scese da cavallo e presenta il rituale omaggio al pontefice che lo aspettava nel portico. Insieme entrano in San Pietro per assistere a una funzione religiosa e si recarono nella sala Regia e nella cappella di Nicolň V, dove il papa prese congedo e l'imperatore fu accompagnato nell'alloggio predisposto.
1539: Il cardinale Reginald Pole sfugge ad un attentato dei sicari del re Enrico VIII, presso la Via Appia, all'incrocio con il Vicolo della Caffarelletta.
1573: Papa Gregorio XIII commissiona la costruzione della nuova Porta di ingresso nelle mura presso il laterano, con modifiche ed allargamenti al traciato di via Asinaria, cosě da sostituire gli antichi tracciati della via Latina e Appia, per il traffico proveniente dai Castelli Romani.
1585: Nei pressi della Via Appia, a Capo di Bove, viene scoperta una statua di una Cariatide. La scultura viene acquistata dalla famiglia Peretti per decorare la propria Villa sull'esquilino.
1588: Nella vigna della famiglia Naro, fuori Porta di San Sebastiano (ad un miglio esatto dalla Porta Capena delle mura serviane) viene scoperta una Colonna miliare dell'antica consolare Appia.
5/6/1589: Il conservatore Paolo Lancellotti impedisce, con un appassionato discorso in Campidoglio, la revoca del decreto di demolizione dei marmi del mausoleo di Cecilia Metella.
1594: Scoperta di una camera sepolcrale anonima scavata davanti la chiesa di San Sebastiano fuori le Mura dove “furono trovate molte statue in un luogo ornatissimo di pavimenti mischiati, con belli scompartimenti; e molte medaglie bruciate, come anche molti musaici scrostati dal muro”.
1725: Presso la Vigna Benci sulla via Appia, vengono scoperte le Camere sepolcrali dei liberti e servi di Livia Augusta. Francesco Bianchini avvia uno scavo del sito.
1751: Per la determinazione di un grado del meridiano di Roma, i padri gesuiti Christopher Maire e Ruger Bošcovi effettuano delle rilevazioni geodetiche usando come caposaldo il monumento di Cecilia Metella sull'Appia antica e la torre di Frattocchie.
1758: Presso la via Appia, alle Frattocchie presso Albano, vengono scoperti i resti di un impianto termale.
1765: Nella Vigna Strozzi sulla Via Appia (nei pressi di Capo di bove), vengono scoperte altre tre cariatidi appartenenti ad un tempietto romano negli orti di Erode Attico. Le sculture sono portate a Villa Albani, poste a decorare un edicola a tempietto e una nella nicchia del Ninfeo dei Cigni.
2/10/1770: Editto a tutela dell'attivitŕ delle valche della Caffarella, in particolare di quella nei pressi della via Appia, condotta dai padri Cappuccini, erano prescritte le opere necessarie ad evitare il ristagno delle acque: quanti lavoravano i terreni adiacenti alla Marrana vengono obbligati allo spurgo del suo alveo, al suo allargamento, e alla liberazione delle sponde da alberi e piante.
1779: Nella Vigna D'Aste sull'Appia antica, viene scoperta una lapide con iscrizione, con un bassorilievo con due consoli e due figure stanti di barbari, riferita alla Gens Valeria, probabile antica proprietaria del fondo.
1792: Robert Fagan, archeologo poeta, scopre la tomba di Claudia Semne sulla via Appia antica (all'altezza di S. Sebastiano).
Il sepolcro, venne costruito da Marcus Ulpius Crotonensis, liberto dell’imperatore Traiano, per l'omonimo figlio diciottenne e la moglie Claudia Semne, entrambi defunti.
Resti dell'Iscrizioni e sculture vengono portate ai Musei Vaticani.
1809: Il governo francese, esegue delle rilevazioni geodetiche per verificare la base misurata nel 1751 lungo la stessa via, sempre dal mausoleo di Cecilia Metella alle torre di Frattocchie, dai padri gesuiti Ruggiero Boscovich e Christopher Maire. Gli ingegneri francesi collocano una lapide su due spuntoni metallici (ancora oggi visibili e poco piů in basso del cartiglio).
1823: Su invito di don Vincenzo Colonna, l'archeologo Giuseppe Tambroni, insieme al valente Luigi Poletti, svolgono un sopralluogo nella zona tra Frattocchie e Due Santi, dove individuano le strutture dei carceres di un circo romano identificando definitivamente il sito dell'antica citta di Bovillae.
Gli scavi sucessivi, portano alla luce i resti di un teatro, un locale forse adibito a sala termale, e i siti probabili del sacrario della Gens Iulia e del tempio di Veiove.
1825: Giovanni Torlonia incarica all'archeologo Antonio Nibby di avviare una campagnia di scavi nella sua tenuta di Roma Vecchia presso il sito della Villa di Masenzio.
1828: Giovanni Torlonia incarica all'archeologo Antonio Nibby di avviare una campagnia di scavi nella sua tenuta di Roma Vecchia presso la Villa dei Quintili.
1830: Nei pressi di Vigna Cassini torna alla luce un pregevole sarcofago con la battaglia tra Romani e Galli (ora conservato ai Musei Capitolini).
1842: L'archeologo gesuita Giuseppe Marchi, scopre un Cimitero sotterraneo pagano ipogeo nella Villa Casale, sul lato sinistro della via Appia Antica, costituito da otto distinti ipogei scavati a quote differenti, databile tra il III e gli inizi del V secolo d.C..
1851: Papa Pio IX, desideroso di valorizzare i grandi sistemi catacombali e le basiliche della zona, lancia un vasto piano di recupero dell’Appia Antica, affidando i lavori all’architetto e archeologo piemontese Luigi Canina. Questi libera la strada, acquisendo al pubblico demanio, dall'asse centrale della Via, due fasce di dieci metri per lato, delimitando i terreni privati con muri a secco lungo tutto il tratto tra il IV e l’XI miglio. Sistema, quindi, i reperti archeologici rinvenuti su quinte architettoniche presso gli antichi edifici funerari, come č possibile ammirare lungo diversi tratti della Via, ancora perfettamente conservate.
1852: Davanti alla Basilica di San Sebastiano, viene inaugurata una colonna commemorativa, a rammentare la fine dei lavori di restauro sull'appia antica (da questo punto alle vicinanze di Boville), promossi da Pio IX e diretto dal Canina.
18/8/1853: Papa Pio IX presenzia al primo esperimento Telegrafico, al Casale Torlonia sulla Via Appia antica.
13/10/1853: Papa Pio IX visita gli scavi dell'Appia antica tra il IV e VI miglio.
14/10/1853: Papa Pio IX inaugura il servizio telegrafico tra Roma e Terracina.
12/10/1854: Papa Pio IX partecipa all'inaugurazione del nuovo ponte di Ariccia. A seguire visita i cantieri degli altri due ponti realizzati per appianare la via postale tra Albano e Genzano.
1/11/1854: Inizio dell'impresa geodetica tra Capo di Bove e Cecilia Metella. Sotto il controllo del Governo Pontificio, l'astronomo Angelo Secchi stabilisce il quartier generale operativo tra il Mausoleo di Cecilia Metella e la Torre di Capo di Bove. Quest'ultima venne scelta come "Caposaldo A" (il punto di partenza): un pilastro di riferimento venne fissato proprio accanto al monumento per ancorare matematicamente la misura al terreno. Da qui, i tecnici iniziarono a stendere i regoli di precisione verso sud, trasformando il basolato romano nella linea retta piů accurata d'Europa, con l'obiettivo di definire una volta per tutte la forma del territorio laziale.
24/44/1855: Si conclude l'impresa geodetica di Angelo Secchi presso l'Appia antica. Dopo mesi di calcoli e allineamenti millimetrici, i rilievi raggiunsero il loro termine. Dopo quasi 12 chilometri di rettilineo perfetto partendo da Capo di Bove, la squadra di Secchi arriva in localitŕ Frattocchie. Per segnare il punto d'arrivo (il "Caposaldo B") e permettere le osservazioni trigonometriche a distanza, fu eretta una struttura apposita: la Torre Secchi.
/11/1877: Cavandosi il fosso di circonvallazione e le fondamenta per il fortino della via Appia, sulla destra di questa strada a met. 4180 di distanza dalla Porta s. Sebastiano, nel luogo comunemente detto i due pini, sono stati scoperti gli avanzi di un fabbricato, forse di una villa rustica, in opera reticolata senza materiali laterizî.
Gli spigoli sono costruiti con piccoli cubi di tufa, e di tufa parimente sono i cunei di alcuni archi ciechi nelle pareti. Presso questi ruderi fu scoperta una condottura, formata con cilindri fittili, commessi a battente, lunghi met. 0,45, di diametro met. 0,20; come pure un sistema di chiavichette, coperte con tegoli alla cappuccina, e marcati coi bolli: OPVS DOL EX F DOMIMAI || PRED COM AVG N (Mercurio con petaso, talari, caduceo, e crumena); EX PRAED.
Quivi pure, alla profonditŕ media di met. 2, 00 furono scoperti: Un sarcofago anepi-
grafo di peperino, coperto con lastre di marmo: presso il cranio erano collocati due
unguentarî vitrei; un sarcofago fittile, lungo met. 1, 30; un sepolcro costruito in mat-
toni e coperto di tegoli a capanna, il cui bollo reca: M VALERI PRISC EX PREDI sic PLOTINE AVG (pigna) e due frammenti di titoli sepolcrali in lastra di marmo, con le sigle: 1. IS | NT V | V MENSES | I CONDITA V P VI LAT P IIII; 2. II III | XIT AN | DIEBVS | MER
Rodolfo Lanciani.
/12/1877: Continuandosi lo scavo del fosso di circonvallazione alla fortezza, nel lato rivolto a tramontana, a met. 35 di distanza dal margine dell'Appia, si scoperse un sarcofago di marmo, sepolto ab antico nel terreno, e lungo met. 2,10 x 0,60 x 0,46.
Era protetto da una copertura di tegoloni, messi a capanna, e marcati uniformemente col bollo: GADIA DOMITI TVLLI. La cassa era chiusa e sigillata con un lastrone di marmo grosso met. 0,027, sul quale apparve scritto a bellissime lettere: MARCIAE EQVITIAE M F L AEMILIVS L F CLEMENS ET AEMILIA ORESTIAS F
Sembra che l'iscrizione fosse ripetuta con formula quasi identica nella fronte del sarcofago. La corrosione del marmo ha lasciato visibili queste poche sigle rubricate: DISMANIBus MA... AE EQV... M... L... M
Nella stretta zona compresa fra l’angolo sud-est del forte, ed il margine occidentale della via Appia, sono tornati in luce alquanti sepolcri di varia epoca e costruzione, collegati fra loro da mura trasversali di cui č incerta la origine e l’ uso. Tutti i sepolcri sono troncati a breve altezza dal suolo antico. Il primo č rettangolare, di opera laterizia, l'epoca della quale potrebbe essere suggerita da questo bollo, quivi raccolto: EXPRAEDIS AVGNOS EXF POMPEI HELI tre ramoscelli.
In un angolo del sepolcro a destra di chi lo guarda dalla via, č confitto nel suolo un cippo di travertino di met. 0,56 x 0,34 x 0,25, con l'indicazione: IN PR PA IN AGR PXII
Un secondo mausoleo conserva il piantato o basamento in peperino, con modinature di ordine dorico toscano. Quivi accanto giaceva un cippo in travertino, di met. 0,78 x 0,32 x 0,12, terminato a semicerchio, con l’ epigrafe: T BABRIVS T L SOSICRATES FNFR P XXIV IN AGR P XII XXIV
Di un terzo rimane il semplice zoccolo di peperino, con nucleo interno a sacco. Presso al medesimo fu trovato il seguente frammento di titoletto marmoreo: ...C TITACIVs... | DER DYN | FILIO VIX...
Rodolfo Lanciani.
/1/1878: Nella zona compresa fra il lato occidentale della via Appia, ed il lato orientale del forte in costruzione, al chilometro 4. continua la scoperta di cippi sepolcrali in peperino, terminati a semicerchio, ed ancora confitti nel posto primitivo. Quelli trovati nel mese di gennaio conservano le seguenti iscrizioni: 1) VIA M PAPINIVS Q M L ZIBAX LOCVM SIBEI ET SVEIS LIBERTEIS CON LEIBERTEIS CONLIBER TABVS DAT IN FRONTE P XII INAGR P XII; 2) FVRIA L ATTIEN... INAG P X... IN FRO P XII; 3. P CORNELIVS P L ATIOCHI TVRARI IN FRONT P XI IN AGRVM P X
Giuseppe Fiorelli.
/2/1878: Nella Via Appia, a met. 4215 di distanza dalla porta s. Sebastiano, sul margine destro delia via Appia, nel terreno espropriato per la costruzione della fortezza, č stato scoperto il piantato di un mausoleo, costruito in ottima opera laterizia di colore rosso cupo, con fascie e legature di colore giallo. Il mausoleo ha la forma di una sala rettangola di metri 9,25 in quadro, con pilastri di sostegno agli angoli di met. 0,87 x 0,87. Nel lato parallelo e vicino alla strada si veggono traccie della gradinata, larga met. 3,40: negli altri tre lati corrispondono tre absidi semicircolari, del diametro di met. 6,00, con piedritto lungo met. 2,40. Lo sterro del mausoleo non č ancora compiuto, e non č quindi perduta la possibilitŕ di scoprire il nome del suo titolare.
Rodolfo Lanciani.
/4/1878: Continuandosi i lavori di sterro per la nuova fortificazione sul margine occidentale dell'Appia, tra i picchetti 4180" e 4190",a partire dalla porta s. Sebastiano, sono avvenute le seguenti scoperte epigrafiche:
a) Cippo, travertino, di met. 0,64x 0,30 x 0,13, rotto a metŕ: lettere arcaiche: ...INAGR P XII....; b) Cippo, peperino, di met. 0,99 x 0,34x 0,25: lettere arcaiche: M HOS... M L STEPAN... IN FR P XIT IN AG P X; c) Cippo, travertino, di met. 1,20x 0,47 x0,21, rotto a metŕ: lettere arcaiche: IN FR P XII IN AGRP XII; d) Cippo, peperino, di met. 0,62 Xx 0,30x0,25 : lettere arcaiche: FVRIA C (rovsciata) L | A T H E N | IN AG P X | IN FRO PXII; e) Cippo, travertino, lettere arcaiche, met. 0,71x0,29x0,12, rotto a metŕ: ...RNVS | ...FRP XII | IN AGR P XII; f) Stele, travertino, tagliata a semicerchio : lettere buone: misura met. 0,74 x 0,27 x 0,09: L POPEIVS VOL BABBA IN FR P XX IN AGR P XX; g) Lastrina da colombaio, in marmo: OSSA L VARI MA; h) Simile: L VARIVS CRESCENS COMOEDVS; i) Frammento marmoreo a lettere di grande modulo: RIN; k) Lastrone peperino: lettere arcaiche: misura met. 0,60 x 0,43 × 0,20: P CONGIVS PL ALEXAND | P CONGIVS P L VALATIVS sic | IVLIA C L ALETIA; l) Pezzo di lastrone scorniciato di marmo: ..A E MA.. | ..NIORVi...; m) Sarcofago marmoreo elegantissimo, di met. 0,75 x 0,45 x 0,24: lettere perfette: PAPINIA | M L | RHODINE - M PAPINIVS M L | DIONYSIVS; n) Lastra marmorea scorniciata: misura met. 0,46 x 0,20 x 0,06: DIS MANIBVS TI IVLIO FAB IVLIANO TI IVLIVS EVTYCHES ET IVLIA EVPH ROSINE PATRONO B M FECERVNT ET SIBI ET SVIS; o) Frammento di lastrone marmoreo scorniciato: lettere buone: LUISI | MPIAS | NEMERENI | CIT; p) Cippo di marmo rettangolare, con cornice sotto e sopra, cornice attorno l'iscrizione, urceo nel fianco sinistro, patera nel lato destro: misura met. 1,00 X 0,41 x 0,40: lettere di cattiva forma: sic ET SALVIANO | sic AVG LBER | sic TO CONIGI BEN | sic EMERETI ETFIL | IS CALLISTE ETAELI | AEIVCVNDAE ET | SALVIANO LIBER | sic TIS LIBRTABVSQV | EPOSTERISQVEEO | RVM; q) Stele, travertino, tagliata a semicerchio, di met. 0,90 x 0,15 x 0,30: lett. arc. VLVIVS C L VALES | FVLVIA C L | ELEVTER | IN F P XII | IN A P XII; r) Stele in tutto simile alla descritta: TYCHE | ACTI L H S.E | HERACLA | CONTVBER | NALI SVEA sic | CVM QVA V | AN XXXX
Č notevole, che la miglior parte dell'intero gruppo sepolcrale č stata trovata in sito: onde si č potuto assegnare a ciascun cippo il proprio posto nella pianta, salvo alcune poche eccezioni.
I frammenti ed oggetti trovati negli scavi sono: rocchio di colonna di porta santa, lungo 0,60, diam. 0,35; base attica di colonna, formante un sol pezzo con la parte della. medesima piů vicina all’imoscapo, marmo lunense, diam. 0,38; pezzo di pulvino intagliato in tufa a foglie di lauro, lungo met. 0,54; capitello di colonna d’ordine ionico, diametro met. 0,35; altro in tutto simile; sarcofago fittile, largo met. 0,45 rotto a metŕ; balsamario di vetro; simili fittili; num. 5 monete, trovate ciascuna entro un’ olla distinta; gruppo di olle cinerarie, col coperchio ancora saldato; cinerario di travertino in forma di vaso ansato con suo coperchio; coperchio di cinerario simile; chiave di ferro antica di met. 0,17; simile piů recente; piccola massa di piombo colato; fronte di sarcofago marmoreo, con rappresentanza di funebre banchetto, rotto in piů pezzi, da ricongiungersi; antefissa baccellata, fittile; frammenti di fregi fittili; frammenti di buone pitture murali; figura di Genio alato in alto rilievo; condotti d’acqua fittili, di varie forme e dimensioni; grandi mattoni bipedali bollati.
Rodolfo Lanciani.
/5/1878: Proseguendo il taglio delle terre, nella zona posta fra il lato est del forte, ed il lato ovest della via Appia, al chil. IV. sono tornati in luce questi monumenti. a) Replica del cippo di M. Papinius m. 1. Zibax (Notizie 1878, p. 36); b) Replica del cippo di Cornelius Antiochus (ibid.). « c) Cippo in peperino terminato a semicerchio, alto met. 0,70, largo met. 0,30 coll’iscrizione: M ATIA C L SELEN AA APTIA VERSVS I X; d) Replica del medesimo cippo, con l'iscrizione non compiuta; e) Cippo di travertino, alto met. 0,95, largo met. 0,17 coll’iscrizione: MMVTTIVS | NYCHIVS | INF P XX | INAGR P XIIX; f) Lapide di travertino scorniciata, di met. 0,77 x 0,37: L LICINIVS LL PHILEROS LICINIA LYCHNIS LEIBERTA HEREDEM SEQVETVR; Cippo di marmo, ornato di antefisse e timpano triangolare, alto met. 0,73, orosso met. 0,17, largo met. 0,43, con l’iscrizione in (caratteri) greco: TH K PONTIANOU PAIS KEIT ENTHADE VARVARIANOS TON POT AMASRIS ETHREPSEI NEOND IRPAXENO DIMO. Nella superficie posteriore č scolpito un cantharus; h) Vaso cinerario, con coperchio conico ansato, di diametro met. 0,38, alto fino al battente del coperchio met. 0,45. Sopra una delle anse č scritto: FLORA; î) Vaso cinerario in tutto simile, sull’ansa č scritto: PAMPILVS sic; k) Vaso cinerario in tutto simile, diametro met. 0,29. Sotto il labro č inciso il titoletto: AQVINCTILIONESIMI; l) Metŕ di titoletto in marmo: LIosvoiE | CERVNT VI XIT ANNOS II MENS VIII DIES XI; m) Frammento di lastrone di peperino: XXXII; n) Frammento di lastrone di marmo, a superficie ineguale e scalpellato: AVG LIB D SA QVAE VGI ET ... STERIS... VLCHER...; 0) Frammento in tutto simile:M ANTONIO AVG L A...
Rodolfo Lanciani
/12/1878: Continuandosi i disterri per la sopraelevazione degli spalti della nuova fortezza (lungo la Via Appia), sono state trovate queste epigrafi:
a) lastra di travertino tagliata a semicerchio: M CORNEli... PELICIS IN FR P XXXIII IN AG P XII
b) cippo di travertino, largo met. 0,40: IN FR P XNN IN AGR P XII
c) lastrone di peperino, a grandi e belle lettere: IN FRON PX INAGR T XX
d) cippo di travertino, largo met. 0,38: L GRESI L F VOT RVFI IN FR T XII IN AG PXX
e) lastra di marmo: L ROMANA L NIPHETVS L BLANDVS
f) parte superiore di cippo marmoreo: D M LICINIAE PIAE vix A Villi DXV III
g) frammento di epistilio scorniciato: d lvcilN EPFAVSTVS I
h) lastra di travertino: NERIANA...| L NERIANO...| LABEON...| POCTAVIO...| FRATR ...|
Rodolfo Lanciani.
/1/1879: Continuandosi il taglio delle terre per la sistemazione degli spalti della nuova fortezza, sono stati ritrovati questi monumenti :
a) grande cippo di tufa rosso, alto met. 1,45, largo met. 0.43, con questa iscrizione: L POPLICI CN l ANTIOCHI SALS... IN FRONTE P XX IN AGRVM P XX
b) piccola stele di travertino, alta 0.27. OSSA EROS VIB VLEIANVS
c) cippo di peperino, alto met. 1,27 largo 0,70: ...C LIVS M |...GALLVS |... RON P XXIX |... IN... GR P XX
d) lastrone di marmo, alto met. 0,59: A PERPERNA.. VE.. EX TESTAV...
e) lastrina da colombaio: lettere pessime. D M L CALPVR NI.. HITINVSSE R... SERVO FE CIT..
Rodolfo Lanciani.
/5/1879: Nei lavori di sterro per gli spalti della Fortezza, č stata trovata un'urna cineraria di travertino, sul coperchio della quale č inciso il titoletto: A QVINCTIL l IVCVNDl
Rodolfo Lanciani.
/5/1882: Relazione di Michele Stefano de Rossi, intorno alla nuova scoperta di tombe arcaiche laziali presso Albano.
Presso Albano-laziale sulla sinistra della via Appia, ad un miglio o poco piů per chi viene verso Roma, nel podere adiacente ad una chiesetta dedicata a S. Sebastiano, nel decorso inverno fu fatto un esteso scassato per piantarvi una vigna. Alla profonditŕ di circa un metro e mezzo fu incontrata in un punto una zona di terreno, battuto artificialmente e reso solidissimo, che parve ai lavoratori senza dubbio un'antica strada, diretta da NNO al SSE.
Alla destra della medesima poi apparvero disseminate, senza ordine preciso, ma approssimativamente ad ogni forse cinque metri quadrati, una tomba cosě conformata. Un rozzo dolio, alto e largo circa 60 centim., introdotto quasi del tutto entro una cavitŕ o pozzuolo scavato nella vergine roccia semitufacea, contenente nell’interno una certa quantitŕ di rozzissimo vasellame di forme varie. Un vaso centrale racchiudeva le ossa frantumate e combuste, fra le quali talvolta fu rinvenuta una qualche fibula in bronzo di tipo arcaico, come poscia descriverň. Cotesto vaso cinerario talvolta avea un coperchio imitante un tetto.
Il dolio poi avea la bocca chiusa da un rozzo lastrone, o piuttosto sfaldatura di cappellaccio di peperino. Parve ai lavoratori, che la bocca del dolio corrispondesse al piano dell’antico suolo. Talune tombe non erano formate dal dolio, ma solo dalla cavitŕ nella roccia, rivestita di lastroni e sfaldature di sasso peperino, ricoperte poi come le altre dalla rozza pietra. In una sepoltura di quest’ultima maniera, fu rinvenuto il cinerario in forma di capanna, del noto tipo arcaico laziale.
La massima parte del vasellame fu distrutto e gettato, ed appena cinquanta o settanta capi rimasero salvati dall’intiera distruzione, fra i quali l’urna-capanna. Io conobbi la scoperta per mezzo delle frequenti escursioni scientifiche, che faccio sui colli Albani e Tusculani, nello scopo appunto di studiare le antichitŕ primitive laziali; e potei cosě impedire la dispersione del vasellame conservato, e proporne l'acquisto alla Commissione archeologica comunale, che volentieri l’accettň per unirlo nei Musei capitolini agli oggetti primitivi e simili, che rinvengonsi negli scavi per i nuovi quartieri urbani all'Esquilino e al Viminale.
Raccogliendo i dati di fatto relativi all’indicata scoperta, e iena di pubblicare nel Bullettino Archeologico della Commissione Municipale i disegni e l’illustrazione completa del trovamento, sembrami qui dover accennare, che apparvero nel descritto luogo circa trenta tombe, facienti parte d'una vasta necropoli arcaica, la quale forse a gruppi irregolari si estende, tanto alla destra che alla sinistra dell'Appia.
/12/1882: Costruendosi il sifone in ghisa, che deve recare ad Albano porzione delle acque delle mole di Nemi, č stato aperto un cavo sul percorso dell'Appia antica, per la lunghezza di oltre a 1500 metri, quanta č la distanza che separa la celebre sostruzione del clivo aricino sotto il Colle-Pardo, dal sepolcro detto di Arunte (sepolcro degli Orazi e Curiazi) nel luogo chiamato la Stella. Il pavimento dell'Appia č stato scoperto in piů luoghi, a maggiore o minore profonditŕ; e su di esso sono stati distesi i tubi del sifone.
Nel sito preciso, dove la strada di Vallericcia diverge dall'Appia, a m. 10 di distanza dal rudere rotondo detto il Torrione (dei Chigi), sono stati ritrovati gli avanzi di un nobile e ricco monumento, il quale secondo il parere del predetto sig. prof. Lanciani, inviato dal Ministero sul luogo dello scavo, non pare che abbia carattere sepolcrale, tanto piů che il luogo della scoperta sembra corrispondere nell'interno del vétusto fabbricato di Ariccia.
I massi di marmo estratti sono undici: alcuni raggiungono la considerevole lunghezza di m. 2,70. Appartengono per lo piů alla trabeazione, ornata di elegantissimo fregio, e con cornice ed architrave intagliati in tutti i loro membri. Un masso conserva i canaletti del bugnato; due appartengono alla grande iscrizione monumentale. Questa che riproduco dall’apografo del cav. Lanciani, era alta m. 1,52 lunga (forse) 3,00, incorniciata con gola e listello. Le lettere della prima linea sono alte m. 0,17: le altre m. 0,14.
Rodolfo Lanciani.
/4/1883: I fratelli Lugari, nell'eseguire alcuni lavori campestri nella loro vigna posta al quarto miglio dell'Appia antica, misero allo scoperto un tratto di antica strada, alla profonditŕ di m. 1,70 dall'attuale piano di campagna.
Questo tratto secondo gli studi fattivi dall'architetto degli scavi sig. Marchetti, misura met. 10 in lunghezza, met. 4,25 in larghezza, ed č stratificato da poligoni di selce ben connessi ed abbastanza ben conservati. La strada scoperta o diverticolo, s'incontra a met. 285 dal quarto miglio dell'Appia antica, ed č normale alla direzione di questa.
Tale diverticolo, distaccandosi nell' indicato punto della via Appia, e dirigendosi verso ponente, va a sboccare sulla via Patinaria o Lanuvina, la quale in quel punto corre quasi parallelamente all'Appia, a settecento metri di distanza.
Il diverticolo č interrotto dalla costruzione di un antico sepolcro, nella parte anteriore del quale vi č ancora il nucleo della scala che vi dava accesso. Sui fianchi di questo nucleo appariscono gli avanzi di una costruzione medioevale, il che fa supporre che proprio su di esso fosse costruita la cosě detta Torre de' Borgiani, la quale secondo alcuni indizî doveva trovarsi precisamente in quel luogo.
Nel tratto scoperto sembra, che anche tale strada sia stata fiancheggiata da sepolcri, essendosene trovate le traccie. Vennero fuori anche avanzi di muri, di costruzione del IV o V secolo, con struttura alternata di filari di mattoni e ricorsi di pietre formanti un reticolato, tolte forse da altre costruzioni piů antiche.
Rodolfo Lanciani.
/5/1883: Via Appia. Nella vigna Serafini-Fracassini, posta sull'angolo dell'Appia antica con la via delle Mura, a sinistra di chi esce la porta s. Sebastiano, con ingresso al n. civ. 62, il vignaiuolo Francesco Emiliani ha eseguito alcune ricerche, le quali hanno dato i risultati che seguono.
Alla profonditŕ di m. 3,12, ed alla distanza di m. 32 dal margine dell'Appia, č stata scoperta un’area selciata di m. 150 incirca di superficie; la quale si vede continuare anche sotto il terrapieno non ancora scavato. Dalla parte di oriente, l’area confina con un corridoio, largo m. 2,50, chiuso da pareti reticolate, selciate medesimamente di pentagoni di lava, sotto i quali corre una chiavichetta.
Dietro la parete orientale del corridoio, stava una fila di anfore, lunghe m. 1,12, distese sul terreno, con la bocca rivolta verso la detta parete, e la punta rivolta alla campagna. Erano tutte sigillate coi consueti tappi di terracotta. Mancano dei bolli di fabbrica e di iscrizioni a pennello.
Nel suolo di scarico l'Emiliani ha raccolto questi oggetti: Labro di tina di terracotta, col bollo; Catillo di molino di pietra vulcanica cinerea; Un pezzo di vaso aretino, con ornati finissimi e lettere in rilievo RASIN; Molti pezzi di fregi di terracotta e di vasellame di bucchero.
Rodolfo Lanciani.
/5/1883: Nelle Notizie dello scorso decembre annunziai, che costruendosi il sifone, il quale conduce ad Albano le acque potabili delle sor: genti di Nemi, e distendendosi i tubi sul selciato della via Appia, in tutta la traversata del cratere aricino, nel punto ove la detta via č attraversata da quella detta di Vallericcia, furono rimessi in luce alcuni massi di marmo,appartenenti alla trabeazione ed al bugnato di un grande e bel monumento dei buoni tempi.
Fu pure ritrovato un pezzo d'iscrizione con poche lettere, che non davano alcun lume sulla origine e sulla natura dell’edificio. Avendo il Ministero dato ordine, che fossero eseguite alcune indagini in quel sito, reputo utile il comunicare la relazione dell’architetto degli scavi prof. cav. R. Lanciani, ove sono descritte le ulteriori scoperte.
I massi di marmo di gran mole, scoperti ed estratti, sono trentasette. Cinque appartengono alla iscrizione, e sě ricompongono come segue: TI LATINIVS TI F HOR PANDVSA III VIR VIAR CVR
Le lettere sono di buona forma ed alte, nella prima linea m. 0,17, nelle altre 0,14. Il lastrone č incorniciato da gola e listello, larghi assieme m. 0,13. Sul raro cognome Pandusa, veggasi il C.I.L. VI, 9635, ed il Nipperdey ad Tacit. Ann. II, 66. Tacito, narrando dei fatti dell’anno 19, nomina il nostro Latinio Pandus(a) come propretore della Mesia.
Io credo che nella iscrizione si debba sottintendere il verbo fecit, ovvero in altri termini, credo che l'iscrizione non sia sepolcrale. Infatti îl luogo della sua scoperta cade nel centro istesso dell’antica Ariccia, lontano dalle necropoli dell'Appia: ed il nome del titolare č espresso non in caso dativo, come di consueto, ma in caso retto.
Nelle epigrafi assai vicine agli ultimi anni della repubblica o ai primi dell'impero, come č questa, non č raro riscontrare l’omissione del fecit. Del resto se l'iscrizione fosse sepolcrale, vi sarebbe descritto l’intiero cursus honorum di Latinio Pandusa, e non si arresterebbe al primo passo della sua carriera. Degli altri trentadue massi scoperti, uno appartiene alla cornice di basamento, modinata di zoccolo, toro, gola diritta, listello e scozia, alta in complesso m. 0,66.
Ventiquattro altri massi appartengono al bugnato: e dal confronto di questi si deduce, che in ciascun ordine, le bugne erano alte m. 0,76 e lunghe alternatamente m. 1,72 e m. 0,37. I canaletti sono larghi due centimetri. Seguono tre massi contenenti l'architrave, alto m. 0,37, ed il fregio alto m. 0,46, lunghi assieme m. 4,73, e quattro massi contenenti la cornice, alta m. 0,41, lunghi assieme m. 3,20.
L'architrave ha la gola intagliata a spicchi d'aglio: la cornice ha intagliato soltanto l’ovolo ed il dentello. Il fregio, a nascimenti e fogliami, č molto elegante, ma un poco corroso dal lungo soggiacere in suolo umido.
Debbo ricordare in ultimo luogo, la scoperta di una colonna di cipollino, lunga m. 4,50, grossa m. 0,55, la quale tuttavolta non credo che possa appartenere al monumento.
Rodolfo Lanciani.
/6/1883: Il sig. Boccanera ha dato termine alle ricerche intraprese nella vigna Grandi, posta presso il Circus Maxentii, e queste esplorazioni hanno dato considerevole frutto dal punto di vista topografico, essendosi potute disegnare le sostruzioni del portico, la basilica ed una piscina, tra il circo di Romulo e la via Appia-Pignatelli.
Il medesimo sig. Boccanera intraprese poi altri lavori di scavo, nella vigna che č la penultima a destra dell'Appia, prima di sboccare in aperta campagna, e che racchiude notevoli avanzi di mausolei, una conserva d'acqua lunga 40 metri, costruita a scaglie di selce, e tracce di fabbricati con pavimenti di mosaico.
Tra alcuni frammenti architettonici, deposti presso il casino della vigna, notai un tegolone col seguente bollo rotondo:
M VALERI I ... X PREDI PLOTINAE AVG
Rodolfo Lanciani.
/11/1883: Nei disterri per la batteria di Capo di Bove, sono state ritrovate, in suolo di scarico, le seguenti sculture: a) Statuina acefala elegantissima di Venere, giŕ adornamento d'una fontana. Č succinta e regge con ambedue le mani una conchiglia. Č notevole che il foro pel zampillo dell’acqua, non attraversa l’intera grossezza del marmo, ma si ferma a metŕ. Si tratta forse d’un lavoro non compiuto; b) Testa muliebre di lavoro imitante l’arcaico. Č incrostata di tartaro, ma mostra essere di squisita fattura; c) Erma bicipite in marmo, con effigie di Fauno da un lato, e di Menade dall'altro.
Rodolfo Lanciani.
/11/1883: I signori fratelli Gio. Battista e Bernardo Lugari, continuando gli scavi del loro terreno posto al IV miglio dell'Appia, fra questa e l’Ardeatina, scavi descritti nel libro intitolato: Intorno ad alcuni monumenti esistenti al IV miglio dell Appia Roma, hanno trovato recentemente le seguenti cose.
A m. 200 circa di distanza dal margine destro della via, ed a sinistra di un diverticolo, che congiunge l'Appia con altra strada ad essa parallela, chiamata nel detto libro « via Patinaria », si stanno scoprendo gli avanzi di una villa, con pareti di opera reticolata restaurate a cortina, la quale occupa uno spazio di circa otto mila metri quadrati.
Il primo ambiente scoperto era destinato ad uso di granaio; e conserva una trentina di dolii enormi (m. 1,50 di diametro), disposti in quincunce, e a metŕ sepolti nell’arena. Nel suolo di scarico sono stati ritrovati alcuni noti bolli di mattone, una lucerna, e pezzi di stucchi dipinti.
Rodolfo Lanciani.
/2/1884: I sigg. fratelli Lugari hanno proseguito lo scoprimento del diverticolo, che congiunge l'Appia con l'altra strada parallela, la quale da Tor Carbone si dirige verso Terricola, attraversando ed intersecando i terreni posti fra Appia e l'Ardeatina.
Il diverticolo conserva il suo pavimento di una freschezza tale, che par fatto ieri: č largo 3 mei, ed č fiancheggiato da crepidini larghe mezzo metro. Sopra una pietra della crepidine a destra č incisa una palma.
Il diverticolo conduce a vari fondi rustici maceria clausi, ed a vari fabbricati, scoperti in piccolissima parte. Il primo, a partire dall'Appia, č una piscina laterizia, la quale (aumentando la ricerca per le aree da seppellimento) fu convertita in sepolcreto. Negli interstizi, fra sperone e sperone, furono deposti fino a quattro cadaveri ; nei fianchi degli speroni furono scavati loculetti per bambini ; e nel vano interno della piscina furono costruiti sepolcri laterizi, di vario tipo.
Il secondo fabbricato, distante un trecento metri dall'Appia, appartiene ad una villa abbastanza considerevole, e cousta della parte piů nobile per uso dei padroni, e della parte rustica per uso dell' azienda agraria. Si č quivi scoperto il granaio, con molti dolii messi in quincunce, e questi dolii sono i piii grandi ch'io abbia mai visto, larghi piů che un metro e mezzo, e della capacitŕ di LIIII anfore.
Presso il confine del terreno Lugari con quello annesso alla fortezza, a 25 metri dall' Appia, si č trovato il basamento di un mausoleo rettangolare, con pronao, vestibolo e cella. Forse apparteneva ad un seCUNDInus. La soglia del vestibolo č formata con una fronte capovolta di sarcofago, nella quale si vede un clipeo figurato fra due specchi baccellati..
Rodolfo Lanciani.
/3/1884: I signori Fratelli Lugari, consentendo il Ministero, hanno sterrato e scoperto il capo del diverticolo, il quale attraversa la loro tenuta (Tor Carbone) da oriente ad occidente, cougiungendo l'Appia con la cosidetta Patinaria.
Questa strada transversa era certamente privata, non ostante che superi l'Appia, stessa e nella larghezza e nella bontŕ del selciato: infatti alle due estremitŕ era munita di cancelli, dei quali si veggono traccio evidenti.
Il fatto piů singolare relativo alla strada č quello della sua perfetta, maravigliosa conservazione in alcuni tratti, della sua assoluta completa distruzione in altri, fortunatamente piěi brevi. A m. 80 circa di distanza dall'Appia, il diverticolo č attraversato da doppia coudottura di piombo.
Rodolfo Lanciani.
/4/1884: Il sig. G. Rinaldi, nella sua vigna segnata col numero civico 45 sulla via Appia antica, quasi di rincontro al Circo di Romolo, allo scopo di ricercare vene di pozzolana, ha sfondato il piano di un tinello, che sembra ricavato da un antico mausoleo, ed ha trovato a profonditŕ considerevole due banchi di cripta.
Il banco superiore contiene certamente gallerie cemeteriali, ma non saprei dire, se pagane o cristiane, imperocché il luogo č inaccessibile e pieno di frane, che minacciano ripetersi da un momento all'altro. Lo strato inferiore contiene antiche cripte arenarie. Non č intenzione del proprietario di continuare le sue indagini, essendo questi cunicoli troppo pericolosi.
Rodolfo Lanciani.
/3/1885: Nel tenimento del sig. ingegnere Mora giŕ Valentini, posto nelle vicinanze del terzo miglio fuori la porta s. Sebastiano, fra l'Appia e l'Ardeatina, spurgandosi una bella e vasta piscina sulla quale č fabbricata la casa colonica, si č rimesso in luce il seguente frammento di lapide monumentale, in lastrone grosso in. 0,25, a lettere alte m. 0,125:
L ADIO ISi H F C
Fra l'accennata piscina ed il margine occidentale dell'Appia, essendosi aperta una cassa di prestito per colmare alcune bassure del tenimento, si č scoperta porzione di un fabbricato nobilissimo del II secolo dell'impero. Comprende circa dieci sale termali, coi pavimenti pensili e con le pareti raddoppiate di caloriferi. Le pareti erano poi rivestite di marmi, con lo zoccolo di verde antico, coli soglie e stipiti di marmo greco, e con nicchie semicircolari per simulacri marmorei.
Il sottosuolo č attraversato da uua rete ben ordinata di chiavichette, le quali accennano a far capo ad un collettore, discendente verso l'Ardeatina.
Il fabbricato č stato spogliato ab antico di tutto, anche dei mattoni bipedali: ed i suoi marmi sono stati stritolati con la mazza. Il sig. ingegnere Mora ha ritrovato questi soli oggetti degni di nota. Statua acefala di fanciullo, avvolto nella clamide. Testa di cavallo grande al vero. Frammenti di una statua muliebre drappeggiata, maggiore del vero. Lastrami di marmi colorati. Alcune masse di piombo , e questi due pezzi di titoletti sepolcrali.
Rodolfo Lanciani.
/3/1885: L'ispettore degli scavi sig. ingegnere M. Salustri mi scrisse, che gli eredi di Sante De Gasperis, proprietari del terreno ortivo a sinistra della via Appia, presso la porta romana di Albano, ove esiste il grandioso rudere di monumento sepolcrale, vanno eseguendo degli scavi per fondazione di nuove costruzioni; e vi rinvengono molti avanzi di tombe, ossa e frammenti di marmo, lavorati e scorniciati, qualche capitello, pezzi di colomie scannellate, ed altri resti architettonici.
In un frammento marmoreo, rotto in due pezzi, che riuniti misurano m. 0,52 di altezza e m. 0,35 di larghezza, leggesi come dal calco: CAES AGNI INI
Rodolfo Lanciani.
/4/1885: Eseguendo il sig. Giovanni Vaselli alcuni lavori di sterro, in una sua cava di pozzolana nella tenuta di S. Urbano alla Caffarella, di proprietŕ del sig. principe Torlonia, si č imbattuto in una galleria di catacomba ebraica.
Questo ipogeo, piccolo per estensione, componesi di tre corridoi o gallerie, nelle cui pareti sono tagliati i loculi, chiusi da semplici tegole o mattoni cementati all'intorno, e di sette cubicoli di m. 3,00 X 3,00 circa di superficie, contenenti quasi tutti tre arcosoli. L'antica scala che scendeva nella catacomba č stata ritrovata a nord, costruita in mattoni ed in maniera non buona.
I sepolcri furono violati, con molta probabilitŕ nei secoli XV e XVI, come avvenne per le catacombe cristiane. La nuova catacomba č poverissima, e non ha dato alla luce che tre piccoli orcioletti fittili ed una iscrizione pagana, che era stata impiegata per chiusura di loculo. Essa č del tenore seguente:
D M S VALERIAE PRIMITIVAE
Si trovarono anche frammenti di grosse anfore. Di pitture si conservano pochissimi avanzi, cioč due palme dipinte sopra intonaco bianco in due pilastri a riscontro, ed una iscrizione dipinta in bianco sopra intonaco rosso in un arcosolio. Tale iscrizione di difficilissima lettura fu esattamente copiata dal sig. dott. Nic. Miiller
Rodolfo Lanciani
14/2/1886: Nella vigna dei fratelli Giuseppe ed Antonio Vitali presso le Frattocchie, viene scoperta una Venere in marmo, che il Torquati immediatamente provvide a segnalare alle autoritŕ competenti.
/12/1886: In contrada Frattocchie, nella vigna dei fratelli Giuseppe ed Antonio Vitali, al miglio dodicesimo della via Appia Nuova, facendosi le fondamenta di una casa rurale, si scoprě nella prima metŕ di dicembre una statua marmorea alta m. 1,94, con la testa distaccata per rottura del marmo, e colle braccia rotte.
Rappresenta forse la Giulia di Tito sotto le sembianze di Venere, nel noto tipo della Venere Medicea, o Capitolina. A destra della statua restano sulla base i piedi di un Amorino.
Il lavoro non č eccellente, e mostra aver suběto i danni dell'atmosfera. Unitamente fu raccolto un frammento di scultura marmorea, cioč una base coi piedi di una statua, ed un sostegno, a cui la statua si doveva appoggiare.
Fu pure recuperato un pezzo di lastra di marmo, nella quale si legge il testo epigrafico sepolcrale.
Proseguite le indagini, si rinvenne il 29 dicembre un torso marmoreo molto danneggiato dalle ingiurie del tempo, che probabilmente appartiene alla base ed agli altri frammenti di statua superiormente descritti.
Giuseppe Gatti
/2/1887: Essendo stati continuati gli scavi in contrada Frattocchie, nel terreno dei fratelli Vitali (cfr. Notizie 1886, p. 453), si scoprě un masso marmoreo con ornamenti a rosoni, alto m. 0,88, largo m. 0,55.
Poscia si rimise all'aperto un cippo alto m. 0,77, largo m. 0,37, e dello spessore di m. 0,28, ove č incisa un'iscrizione, della quale si ebbe il calco:
D M AVRELIAE SPEI T AVRELIVS HERMES COIVGI OPTIMAE BMF Q VIXIT AN XXV M II D XI
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
/7/1887: Scoperte nella proprietŕ dei fratelli Lugari, al IV miglio. Relazione del sig. avv. Giambattista Lugari.
Col cadere del passato maggio ho sospeso l'escavazione nella nostra possessione sull'Appia, per riprenderla a suo tempo. Eccomi pertanto a rendere ragione di quanto si č da me fin qui operato ed ottenuto negli scavi.
Tolto l'aggere che separava il nostro scavo dall'Appia, si trovň, che quella via, che era stata fin qui creduta un diverticolo di congiunzione fra l'Appia e la Patinaria, era chiusa da un cancello, del quale restano i pilastri ornati da due semicolonne d'opera laterizia, di cui non rimangono che due basi anche esse di cotto: si vide eziandio, che la via ricordata era separata dalla zona occupata dai sepoleri dell'Appia, da due ale di muro d'opera reticolata mista alla laterizia. Da questo scavo io non ebbi che frammenti inconcludenti di terrecotte, lucerne, vetri ecc., e qualche avanzo della trabeazione parimente di cotto.
La via fu scoperta per tutta la sua lunghezza, di metri circa 93, ed ha termine innanzi ad una casa: da ciň si deduce che questa non č una via propriamente detta, ma un viale che dall'Appia immetteva ad una casa privata. Č larga m. 4,80; ha le crepidini coi suoi gomphi, fra quali č notevole il penultimo a sinistra, che ha graffita una grande palma. Il viale, ne pochi tratti superstiti, č in ottimo stato di conservazione, e sembra non essere mai stato solcato da carri. Sotto il pavimento del viale, alla distanza di metri 12 dal suo termine, furono scoperti due tubi plumbei, distesi quasi perpendicolarmente al selciato. Questi sono di diametro diverso: il minore č improntato colla leggenda dell’artefice Meraclides, come fu detto nelle Motizie del 1384, p.104, riportandovisi le cifre che nel tubo maggiore si leggono.
Questo viale alla distanza di metri circa 14 dal suo principio sull'Appia, fu troncato dal grande mausoleo descritto nel mio lavoro (Intorno ad alcuni monumenti antichi esistenti al IV miglio dell'Appia - dissertazione I); il qual mausoleo č a cavaliere del viale istesso. A piedi del detto mausoleo, ed a destra di chi lo guarda, fu scoperta un'edicola sepolcrale absidata, simile, ma in proporzioni minori, all’altra che č a sinistra: essa č troncata quasi al suolo e ad eccezione di frammenti, senza interesse, di marmi e terrecotte, e di un anello di bronzo che ha la colomba col ramo d'olivo, e quasi tutte le ossa sconvolte d'uno scheletro, nulla vi si rinvenne.
Allargato lo scavo dietro la cella sepolcrale absidata sinistra, si trovň una stanza le cui mura d'opera laterizia sono rase anche esse quasi al suolo; questa fu convertita in camera sepolcrale, e vi si rinvennero quattro scheletri, uno sconvolto, gli altri tuttora intatti coperti da tegoloni collocati in piano; e fra questi scheletri, due in un loculo bisomo; un'anfora sfondata conteneva avanzi di ossa di bambino. Qui pure lo scavo fu aridissimo; solo framezzo all’immensa quantitŕ di schegge di marmo e di frantumi di terrecotte, potei raccogliere intiera una lucerna che ha nel disco la croce latina.
Abbandonate le ricerche intorno al grande mausoleo, rivolsi le mie cure alla domus, a cui ci menava il viale suricordato. Do a questa fabbrica il nome di domus, perchč non č nč una piccola casa privata, nč uno di quegli immensi fabbricati delle ville romane, ma un fabbricato rispettabile per forma, per ornato ed anche per ampiezza, che ben convenisse a persone doviziose ed al quale, come ricorda il Morcelli (De stylo inser. pag. 151), piů propriamente s' addice il nome di domus.
Al termine dunque del viale, si apre una porta, larga in origine m. 2,05, ampliata poi nel secolo IV tanto quanta č la larghezza del viale. Questa porta immette in una stanza (vestibolo?), in cui resta ancora in parte il pavimento d'opera spicata, alla quale era sovrapposto un mosaico di smalto, la cui presenza ci fu indicata da un piccolissimo. avanzo, rimasto al suo posto nell'angolo sud-est della stanza medesima. Alla destra di questa si č scoperta la parte fermale della domus, della quale terma si ravvisano ancora bene gli ambienti.
Prima a presentarsi č un essedra, che ha quattro cavitŕ, due curvilinee e due rettangole: da questa, mediante una porticina, si passa ad un’altra stanza, che ha due absidi alquanto schiacciate; questa credo' sia il fepidardo; ne viene quindi una terza, che certamente č il calidario. Ci viene ciň attestato dal pavimento sospeso, di cui nulla piů resta, ma che ci č indicato dalle testate tronche di tegoloni che coprivano il pavimento pensile, sporgenti ancora dalle pareti; dai frammenti di mattoni tubulari in copia ivi raccolti; dalla sua forma e dalla bocchetta del prefurnio, che si vede al piano de’ tegoloni inferiori. La stanza č quadrilunga e terminata a ponente in abside, ove restano ancora alcuni pilastrini di mattoni quadrati, fatti per sostenere il pavimento pensile; di fronte a questa abside č la vasca, larga m. 2,50, lunga m. 3, 70, stata giŕ rivestita di marmi, come ci vien testimoniato dalle impressioni delle lastre e da alcuni pochissimi pezzi tuttora al posto; vi si discendeva per due gradini.
Lateralmente a questa vasca sono due porticine: la sinistra immetteva in un’altra piccola stanza, che ebbe anche essa il pavimento lastricato di marmi; la destra in un corridoio che conduceva al di fuori. A destra del calidario sě scoprě un pavimento di musaico bianco e nero, a figure geometriche, in parte conservato, il quale sovrasta al frigidario, in cui si discende per cinque gradini. Č questo una vasca larga m. 4,40 Junga m. 6,90, e fu tutta rivestita di marmi, dei quali ora non resta che qualche meschinissimo avanzo. Č indicibile lo stato di devastazione di questa casa. L'altezza maggiore dei muri si ha nel calidario e nel frigidario, ove misurano metri 0,80; nelle altre stanze raggiungono appena l'altezza di due filari di mattoni.
In tutto questo scavo, abbastanza vasto, nulla si rinvenne; e sembra che i devastatori non si siano contentati di distruggere, ma abbiano ancora trasportato i piů piccoli frammenti o li abbiano dispersi. Ivi non potei raccogliere che tre pezzi insignificanti d'iscrizioni, i quali non solo non ci danno senso alcuno, ma neppure una parola; ebbi inoltre vari frammenti di antefisse ed soliti fregi di terracotta; una piccola testa muliebre di mediocre lavoro; un busto parimente muliebre, acefalo, grande al naturale, di lavoro non cattivo ; vari frammenti. d'uno stesso sarcofago, che ne' fianchi fu foggiato a transenna, e nella fronte ha, alle. estremitŕ, due grandi croci di forma latina, lavoro del secolo in circa Si una risa di Domiziano; un manico d'anfora colla scritta L ST
I mattoni hanno i marchi seguenti: EX PRE FA...; A CALPET...; EX PR AVRELI CAES ET FAVSTIN AVG OPVS DOL EX FIGL PONTI; AVRELI RVFI; CN DOMTI VARIS
Dalla destra di quella prima stanza (vestibolo?) passando alla sinistra, si scoprě uno stadio o sferisterio, lungo m. 63,35 largo m. 18,90. Ha cinque porte, due dai ciascuno dei lati minori, ed una nel lato destro che mette nella casa.
Il lato minore orientale, fu ornato nel centro da tre grandi nicchie fabbricate a ridosso della conserva, accennata nelle Motizie 1884, p. 80. Queste nicchie sorreggevano una terrazza, fatta per godere degli spettacoli che nello stadio si fossero dati. La terrazza era pavimentata di mosaico grossolano bianco e nero, che si rinvenne in frantumi ivi presso, e di cui ora non rimane che l’astraco sopra l’opera spicata.
Il detto stadio per altro servě ben poco all'uso a cui era destinato, giacchč fu presto convertito in sepolcreto. Infatti la nicchia centrale suaccennata si trovň chiusa da un muro di opera laterizia dell'etŕ degli Antonini; nel mezzo di questo muro č una porticina ornata da due semicolonne di cotto; nell'interno si trovň un frammento di grande sarcofago marmoreo, la cui fronte fu ornata da un bassorilievo, del quale non resta che una mezza figura muliebre velata; il lavoro del bassorilievo corrisponde all'etŕ degli Antonini.
La nicchia sinistra fu anch'essa chiusa da un muro, avente nel mezzo una porticina, della quale resta ancora la soglia con parte degli stipiti in peperino. Questa nicchia nel quarto secolo fu riempita di sepolti; e vi si vedono bene le tracce dei loculi e dei tegoloni che separavano i cadaveri: dentro un'anfora sfondata, che era collocata alla sinistra di chi entra, si trovarono avanzi di ossa di bambino ed una lucerna intiera, che ha nel disco un agnello corrente.
Innanzi a queste nicchie correva una cloaca di bella cortina, coperta da grossi tegoloni aventi il marchio, in lettere rilevate: L VOLVSI PHASIS
Ancora questa cloaca, chiusa da tramezzi di tegoloni, fu fatta servire per loculi, e vi si rinvennero tre scheletri. Davanti al muro di chiusura della nicchia centrale eravene un quarto, collocato in un loculo di murazione, ed ivi si rinvenne un piccolo bronzo costantiniano colla scritta 770s Roma, e nel rovescio la lupa lattante i gemelli.
Un quinto scheletro si trovň innanzi alla porta sinistra dello stadio, per colui che guarda le nicchie piů volte mentovate. Un sesto scheletro č sotto la porta destra, coperto da tegoloni, dei quali alcuni hanno i bolli seguenti: L DOMITI; L SERVI FORVTVNT; CLAVDI HERODOTI SVLP.
Innanzi a questo č un settimo scheletro coperto da tegoloni, sei dei quali formano la capanna, e due servono di letto: in uno lessi il marchio riportato dal Dressel nelle note al Marini pag. 265 n. 1) C CVLDIA SVLP
Vicino a questo, un'anfora sfondata contiene ossa di bambino. Lungo la parete meridionale dello stadio e in vicinanza de' descritti, si rinvenne un gruppo di quattro scheletri coperti da tegoloni, alcuni collocati in piano, altri a capanna ; in uno di questi, posto alla testa di un defunto, si vede impresso il segno T.
Apparteneva a questo gruppo, perň piů superficialmente, un'anfora sfondata, nella quale era collocata una pignatta contenente avanzi di ossa di bambino. Lungo la parete poi settentrionale dello stadio, ho rinvenuto fino a quindici scheletri, tre in arche fittili intiere, benissimo conservate; due di queste erano ancora coperte da quattro tegoloni, aventi tutti il medesimo marchio: OP DOL EX PR AVGG NN FIG DOM IT MIN FVLVI PRIMITIV
Nell'altra i tegoloni hanno il bollo edito dal Dressel nelle note al Marini, pag. 116 n. 1) OPVS DOLIARE EX PREDIS DOMI NICIS EX FIGL VARIANIS
Una quarta arca era formato da quattordici tegoloni, fra loro collegati col piombo: tre servono di fondo, tre di coperchio, due di testate, e sei formano le sponde laterali; portano il bollo che sembra una variante del bollo mariniano 218: OPVS DOLIAR EX PRED DOM N AVG EX FIGVLINIS DOMITIA
Un altro scheletro coperto da tegoloni a capanna, aventi tutti lo stesso bollo: EX PR DOMITIAE LVCILLAE EX FIG DOMIT MINORIB OP DOL AELIALE XANDRI
Su questo sepolcro era murato un boccale, e dentro il loculo si rinvenne una moneta di bronzo, poco leggibile, ma certo dell'alto impero; parmi nel diritto vedere un’effigie muliebre. Gli altri scheletri sono coperti da tegoloni, generalmente tutti di bella pasta, ma senza bolli. Sopra uno di questi loculi fu trovato un piccolo tubo di bronzo, nel quale con uno stiletto d'osso insieme ad altra materia, come di cosa carbonizzata, erano avanzi di una collana di smalto, ed un frammento di disco di bronzo, in cui č graffita una specie di stella raggiante a quattro punte: entro poi al loculo si rinvenne un vaso vitreo frantumato, con resti di sostanze conglomerate.
Ad eccezione delle cose notate, tutti gli altri loculi sono privi di qualunque segno: non iscrizioni, non monete, non lucerne, non vasi, nč altro oggetto qualsiasi. Gli scheletri in genere sono intatti.
Come e perchč questa casa, che la costruzione ed i bolli di mattoni ci dicono essere dell'etŕ degli Antonini, sia stata convertita in sepolcreto nella etŕ istessa, l'ho giŕ accennato nel mio lavoro, e lo dimostrerň piů ampiamente nella illustrazione dello scavo, che pubblicherň quando avrň piů completa la pianta di tutto l’edificio.
Questo stadio nel IV secolo subě ancora un'altra alterazione: furono murate quattro delle sue porte, e lasciata aperta la sola porta destra del lato orientale. Alla distanza di m.48 circa del lato istesso, s'incontrano i fondamenti, in scaglie di selci, di tre muri paralelli al lato medesimo, intersecanti lo stadio per tutta quasi la sua larghezza. Un quarto muro, di cui restano ancora tracce della costruzione sopraterra in paralellepipedi di tufa e ricorsi di mattoni, sostiene una platea ricoperta da un astraco di cocciopisto, di cui restano ancora alcuni avanzi; nel mezzo di questa č incavata una piccola vasca quadrilatera, larga m. 1,50, lunga m. 1,60, profonda m. 1,00, con un gradino per discendervi.
Attigua a questa platea, immediatamente al di lŕ della parete occidentale dello stadio, fu costruita un altra grande vasca: si cala in essa per una piccola scala di tre gradini, a doppia discesa. Le pareti di questa vasca si veggono ancora ricoperte di opus sigrinum, con i cordoni agli angoli. La vasca č larga m. 2,94, lunga m. 3,70, profonda m. 1,20. Nell'interno di ambedue queste vasche furono trovati molti frammenti d’intonaco dipinto, appartenenti forse al rivestimento della volta.
Vi si rinvennero inoltre, avanzi di colonne di opera laterizia; frammenti di capitelli marmorei d’ ordine corinzio del secolo in circa IV. Alla distanza poi di m. 2,60 da questa vasca, si trovň il fondamento, in selce, di un muro che forse chiudeva questo complesso di fabbriche, le quali avevano occupata questa parte dello stadio nel secolo IV. Il sottosuolo del piano laterale alla vasca maggiore, fu formato da uno scarico di rottami di anfore, dolii, lucerne, e vasi aretini. Alcuni di questi hanno bolli in orme di piede umano.
Ivi si trovarono stiletti d'osso, due cucchiaj parimente di osso, mancanti del manico, aghi crinali ecc. Le lucerne per la maggior parte sono anepigrafi; pure alcune portano la scritta: C OPPI RES, una ha COMVNIS; due hanno C CLO SVC, una ha FLORENT.
Nel disco di una lucerna sone rappresentate tre maschere; in due, tre volti, in altra varî animali in corsa; altri due frammenti portano nel disco due busti di personaggi barbati, uno de' quali, meno danneggiato, ha una croce equilatera sul capo; altre lucerne hanno il gallo, la colomba, la palma col gallo. In un manico d’anfora č impresso il candelabro eptalicno. In prossimitŕ poi di quella cella absidata ricordata poc anzi, si rinvenne un frammento di labro di un piatto vitreo, in cui č espressa la scena biblica di Adamo ed Eva, nel mezzo il serpente attortigliato all'albero, che presenta il pomo ad Eva. Ivi pure si rinvennero varî frammenti di una tazza vitrea, in cui č effigiato il mito d'Apollo e Dafne. In questo stadio si rinvenne ancora un frammento d'orologio solare.
A breve distanza del muro, che ho detto racchiudere quel complesso di fabbriche del secolo IV, si scoprě un nucleo di scaglie di selce. Sembrerebbe sia stata una sala coperta da volta, se pure non fu anch'essa una conserva d'acqua, giacchč agli angoli e nei lati, ad uguali distanze, fu munita da contrafforti. Fra questi contrafforti, dalla parte meridionale si rinvennero cinque scheletri, in parte coperti da tegoloni a capanna, ma collocati con minor cura dei ricordati di sopra; in uno dei tegoloni lessi il bollo: EX PRAVRE... NAVG, OPVS DOL ... PONTI
Ai piedi di uno di questi scheletri si rinvennero due mezzi dischi di bronzo, che riuniti ne formano un solo, collocati uno alla destra l’altro alla sinistra dello scheletro; in bocca a questo fu trovata una moneta nel cui diritto č il busto di Marco Aurelio con la scritta: Divus Marcus Aurelius Antoninus, nel rovescio consecratio. Presso un altro scheletro si rinvenne un pendente di lamina d'oro; un altro aveva ancora in bocca una moneta poco leggibile ed assai corrosa, ma certo dell'alto impero. Nelle mascelle degli altri scheletri si ravvisava ancora il verderame, prodotto dall’adesione della moneta che era stata loro posta in bocca. Una infatti se ne rinvenne fra le terre. Da questo scavo si ebbe una buona quantitŕ di bell'intonaco dipinto, con dei bei frammenti di ornato in istucco.
Alla sinistra del viale principale della nostra possessione, si scoprě una conserva gemina, le cui pareti sono d'opera reticolata; aderente a questa, dalla parte di ponente, č una piscina, la quale conserva in parte il suo opus signinum, e qualche meschino avanzo di marmi che la rivestě. Ivi si rinvenne un capitello composto di delfini e foglie, un pilastrino di marmo, che ha un ornato, nel cui centro č un vaso a forma di cantaro; un frammento di tavola lusoria; alcuni avanzi di colonne e trabeazione in terra cotta: un'anfora quasi intiera, nel cui ventre č il graffito riprodotto nelle Notizie 1885, p. 72.
Si rinvenne anche il pezzo di sarcofago, di cui si disse nelle Notizze ora ricordate, e che reca un verso di iscrizione greca. Finalmente, tra i materiali con cui fu costruito il forno nell'interno della piscina, sě trovarono due iscrizioni tolte dai sepolcri dell'Appia, che vennero pure riprodotte nelle citate Notizie.
/1/1888: Nel tenimento Serafini, alla sinistra dell'Appia, ed al IV chilometro dalla Porta, sull'orlo sud della cava di selce esercitata dal sig. Garofoli, incominciano ad apparire avanzi di un piccolo fabbricato non sepolcrale, con pareti di cortina mediocre e fondamenta a scaglie di selce. Gli intonachi, per contrario, sono dipinti finamente con bizarra e felice invenzione.
I pavimenti sono ove di tegoloni, ove di musaico monocromo a tessere di giusta grandezza. I bolli impressi nei tegoloni portano tutti la leggenda: (e) EX F ASIN QVAD OD C NVN FORT SEVERO E STLOGA COS (testa taurina)
/1/1889: Da un rapporto dell'ispettore ing. M. Salustri si rileva, che in un terreno coltivato a canneto, di proprietŕ del sig. Ettore Giorgini, a destra della via Appia sotto Ariccia, si scoprě un tratto di antica via romana, selciata coi consueti poligoni di lava basaltica, e fiancheggiata da massi parallelepipedi di pietra albana.
Sembra che questa strada si staccasse dall’Appia alla destra, ove fu rinvenut il monumento di Latinio Pandusa (cfr. Notizie 1883, p. 178), e passando avanti il casale posto nel terreno Chigi, voc. Palombara, si rivolgesse a destra della valle di Ariccia per via tortuosa, attraversando i terreni di proprietŕ dei sigg. Luigi Barbetta, Ettore Giorgini ed altri, sino a raggiungere il bordo del bacino della valle Ariccia, nel punto chiamato le grotte di Ruselli.
/4/1889: Compiuta, senza alcun frutto, la esplorazione della vigna Garassino presso il sepolero degli Scipioni (cfr. Notizie 1889, p. 31), il signor Boccanera ha ora intrapreso quella della vigna giŕ Poli, poi Tiberi, ed ora di Pietro (Garicchia, posta in contrada « Domine quo vadis » sul bivio dell'Appia con la via della Caffarella. Sono stati rimessi in luce parecchi sepolcri, tutti di tipo singolare, ed assai ben conservati. Vi sono cassettoni a palchi, cioč tramezzati con mattoni bipedali, e su ciascun tramezzo č adagiato un cadavere (cfr. De Rossi, Bull. crist. 1866, p. 44).
Vi sono cadaveri di fanciulli impastati nella calce viva, e cacciati entro un’anfora, tronca nel terzo superiore (cf. Notizie 1881, p. 30). Ho descritto anche un ipogeo scavato nel tufa, cui si discende per mezzo di una scaletta a due rampe. L'ipogeo č diviso in due piccole gallerie. Quella a destra contiene taluni loculi scavati nelle pareti, e due cadaveri distesi sul pavimento. L'altra, di fronte alla scala, č divisa in tre impalcature, mediante mattoni che formano incavallatura, con due cosciali ed un colmareccio. Ogni impalcatura contiene un cadavere, oltre quello giacente sul piano stesso della cripta.
I tegoloni portano queste impronte: OPDOLEXFIGLIN CAESN C CALPMNEST; DOL EXPRAPLOTAVG EX OFICINA VALERIAES NICES; DMERDMDSV molti esemplari. Nel mezzo di ciascuna D si veggono segni come di letterine minute; DFABASCAVGL.
Fra le terre di scarico, e tutti fuori di posto, furono raccolti i seguenti monumenti scritti e scolpiti:
Frammenti di clipeo marmoreo con doppia cornicetta, e bassorilievo rappresentante un eroe, con elmo greco e clamide; stile arcaicizzante.
Frammenti di mattone, piů sottile di quelli generalmente impiegati nelle costruzioni romane. Porta impressa a rilievo, entro una targhetta rettangola, la leggenda: AD MERCVR FELICEM seritta con lettere minute ed elegantissime.
Lastrina marmorea di m. 0,41X0,28: D M IVL ATHA MAE
Frammento di cippo marmoreo, a lettere di tipo severiano: ...CVM RFLIQV... | S FIANT HIC SA | INO YRVLA... | HAJ AP...
Piccolo cippo marmoreo con timpano curvilineo, pulvini, urceo, e patera: DIS MAN | RINO ET IANVARIAI IANVARIAI COLLACTIAI
Rodolfo Lanciani.
/4/1889: Scavandosi le fondazioni di una nuova casa in Albano Laziale, sulla via del Corso, a sinistra della via Appia, in terreno di proprietŕ del sig. Paolo di Pietrangeli, a m. 3,00 di profonditŕ si č rinvenuto un cippo di marmo scorniciato, terminato a timpano, arcuato con corona e rosoni, alto m. 0,90, largo 0,40, e dello spessore di m. 0,30. Reca in buone lettere l’epigrafe seguente, di cui l'ispettore ing. M. Salustri mandň l'apografo ed il calco cartaceo:
D M TI CL HERMETI VASCVLARIO ET CL ATTICIELAE VALERIA PROCVLA COIVG OPT ET FIL PIISSIM ET ACHILLEVS ET APRIO LIB FECER
Deieavi TI CL HER M Bid VASCVLARIO ET CEATTICIELAE VALERIA PROCVLA COTVG GPiPessEsp FIS BIlSpIM-Eů A CHILLEN:S-ET a APRIO-LIB FECER
/5/1889: Sul lato sinistro orientale della via Appia, 45 metri prima di giungere alla Porta di s. Rocco di Albano, e precisamente presso l'angolo di deviazione della Galleria di sotto, č stato scoperto il basamento di un antico sepolcro, costruito con grossi blocchi squadrati di peperino.
Il basamento, orientato esattamente con l'asse dell'Appia, misura m. 3,72 in fronte, m. 5,18 in agro, e consta di tre ordini di macigni, alti m. 0,80, larghi m. 0,98, lunghi sino a m. 1,26.
Sulla faccia di una bugna rimangono tracce di due o tre lettere, o note numerali, dipinte in minio. Sul fianco nord del basamento, č stata scoperta, fuori di posto e rovesciata fra le terre di scarico, un'ara pulvinata di peperino, alta m. 0,73, larga m. 0,50, grossa m. 0,47, col simpulo a destra e patera a sinistra. Le lettere sono incise col canaletto rettangolo, come si riscontra in quasi tutte le lapidi albanobovillensi di etŕ remota.
La prima lettera della prima linea ha tutta l'apparenza di una E, ma potrebbe anche essere una L con il segno d’interpunzione, simile ad una lineola. La sottigliezza delle lettere nella terza linea dipende dalla corrosione della pietra, non da difetto d'incisione: ECESTVS FECIT IOVI
La via imperiale, che dall'Appia conduceva all'Albanum di Domiziano (villa Barberini), era in parte conosciuta per taluni avanzi di selciato, visibili lungo la « Galleria di sotto », specialmente nel tratto compreso fra la cappellina di s. Maria ed il cancello della Pineta. Oggi si conosce il punto preciso del suo distacco dall’Appia, in seguito delle scoperte fatte nel disterro in corso all'imbocco della Galleria, e del quale lavoro ho parlato qui sopra.
Si č potuto riconoscere, che il monumento rettangolo di peperino, vicino al quale tornava in luce l'ara di Giove, si trova appunto sull'angolo di biforcazione delle due strade. Il selciato č ben conservato, e puň paragonarsi nell'esattezza delle commessure al noto frammento « in capite Fori » , sulla pendice del Campidoglio. Incomincia ad apparire alla quota di m. 382, ossia alla profonditŕ di circa 60 centimetri sotto il piano moderno, e costeggiando la galleria. dal lato destro, si nasconde sotto il terrapieno di villa Barberini prima del bivio di Castello, alla quota di m. 393.
Rodolfo Lanciani.
/9/1889: Č stato ampliato lo scavo nello spazio che intercede tra l'Appia ed il grandioso mausoleo (cfr. Notizie 1887, p. 277), ed a sinistra di chi entra si č scoperta una grande vasca, che conserva ancora in varî punti l'intonaco di cocciopisto; nelle parti perň mancanti di questo apparisce la costruzione di opera incerta, di tufo. La vasca č lunga m. 9,30, ed ha una forma singolare, poichč componesi di due ali ad angolo retto; il suo pavimento č in pendio, cominciando a zero al varco, pel quale in essa si entra, aperto sulla sponda che fiancheggia l’antico viale giŕ scoperto.
Entro questa vasca si rinvennero grandi massi di peperino, e due grandi cornici di travertino, oltre moltissimi frammenti di marmi e terrecotte, di nessun conto. Uno scheletro fu trovato addossato alla parete di fondo, coperto da frammenti marmorei. Era intatto, ma con esso non si rinvennero nč iscrizioni, nč monete od altro. La vasca č tramezzata da un muro del secolo V incirca. Lateralmente č questa vasca, si scoprirono avanzi di muri reticolati in cortina, del secolo in circa III, che si collegano colla stanza giŕ scoperta, nella quale nel V secolo fu costruita quella edicola semicircolare, da me ricordata nella relazione del 1887, edita nelle MNozzzze sopra citate. In Lig stanza si rinvennero due scheletri privi anch'essi di qualsiasi segno.
Č stato poi allargato lo scavo alla destra di chi guarda il mausoleo, ed ivi si sono trovati resti di pilastri a cortina, del secolo III circa, ed altre costruzioni di etŕ posteriore. Si č pure rinvenuta un'area lastricata di poligoni di selce, assai malmenata, ed un buon tratto del recinto della corte del castello mediovale. In questo scavo tra alcuni frammenti di marmo di niuna considerazione, rinvennesi un frammento di tazza vitrea cemeteriale cristiana con lamina d'oro, nel quale vedesi una testa in profilo, con lunga capigliatura e nimbo. Vi si rinvenne pure una testa marmorea virile barbata.
Da questi sterri si ebbero varî frammenti di porfido e di serpentino, appartenuti al pavimento del grande mausoleo, e marmi lavorati spettanti alla decorazione delle pareti; alcune monete, tra le quali non mancano delle mediovali. Vi si rinvennero pure vari frammenti di mattoni con bolli di fabbrica: EX P... OCVL; inNAXES; tiCL ZOS SVL; C NAEVi...
Si rinvennero anche, lateralmente al mausoleo, trentacinque minuti frammenti di una stessa epigrafe.
Per dare poi esito alle acque che stagnavano nello scavo, si sono spurgate due antiche coache. Una attraversa il vestibolo della domus; ed ha le sponde formate di parallelepipedi di tufo a ricorsi di mattoni, ed č coperta da tegoloni collocati in piano, e sotto ha il pavimento di tegoloni. Questa cloaca scarica in altra, la quale corre all’esterno lungo il lato orientale della casa scoperta (cf. Notizie 1887, p. 278), ed ha la sponda in buona cortina, il letto di tegoloni, ed in alcune parti conserva ancora la copertura formata da tegoloni a capanna, in uno dei quali ho letto il bollo reltangolare D D D
Alla destra di questa cloaca, di faccia alla parte termale della domus, e propriamente di fronte al calidario, si sono scoperti altri sette scheletri, tra i quali quello di un bambino, chiuso in un'anfora. Tre di questi scheletri erano intatti, tre sconvolti. Nulla vi si rinvenne, ad eccezione di una moneta imperiale assai corrosa, trovata presso uno di quei sepolti. Ivi presso si raccolse un frammento di vetro cemeteriale con iscrizione, della quale non restano che le lettere ...R.. | ..PV.. | ..EBI L..
Vi si raccolse pure un balocco vitreo in forma di piccola lucerna, ed un busto muliebre acefalo, di non cattivo lavoro. Prolungato poi lo sterro della domus, si č scoperto il lato meridionale dell’atrio, in cui non resta che il muro di fondamento, in scaglie di selce, del colonnato, il quale era di cotto, essendosi rinvenuti frammenti di colonna di mattone ed avanzi di cornici fittili. All'angolo poi sud-ovest rimane un piccolo resto di pilastrino, che dalla cortina puň giudicarsi del secolo quarto circa, Innanzi questo muro di fondamento, ricorre in due tratti un canale scavato in grandi massi di peperino. Presso il magazzino ove sono i grandi dolî, del quale fu detto giŕ nelle Mozizie, si rinvenne una lancia di ferro.
Dallo scavo poi uscirouo i soliti stiletti, aghi crinali, qualche bronzo, un frammento di sperone, alcuni ferri e tra questi punte di frecce. Si ebbero pure avanzi di fittili aretini. Tra le monete ricorderň un quinario argenteo di Traiano, ed un bronzo di Gordiano.
Giovanni Battista Lugari
1891: L'archeologo Rodolfo Lanciani scopre presso la vigna d'Aste ad Ariccia il XVI miliario dell'Appia Antica.
13/3/1891: Nella vigna di Ernesto Terribili, alla convergenza tra via Appia Nuova e via Nettunense, mentre veniva scassato un canneto, sono rinvenuti, alcuni blocchetti di peperino parte di una recinzione funebre e due sarcofagi in marmo bianco lavorati rozzamente, uno lungo 2.30 metri e l'altro 2.16, con all'interno due scheletri. I sarcofagi erano contenuti nei resti di un edificio a volta che era stata una cripta. Non furono ritrovate iscrizioni.
/1/1893: Il ch. sig. avv. G. B. Lugari ha trasmesso la seguente relazione delle nuove scoperto fatte nel proprio fondo Tor Carbone, al quarto miglio dell'Appia antica :
Il grande mausoleo giŕ descritto nel mio lavoro « Monumenti antichi esistenti al IV miglio dell'Appia fu ridotto nelle etŕ di mezzo a torre, e, come ho pure in quel lavoro dimostrato, deve dirsi il Torrione de’ Borgiani. Fra le poche monete medievali, ivi intorno trovate, la maggioranza porta la scritta: Sena vetus — Civitas Virginis; e mi servirň di questa scoperta per le ricerche circa i possessori di questa torre.
Nello scorso anno pertanto nell'area della corte, che nella etŕ di mezzo circondava il mausoleo, a nord di questo, si rinvennero undici loculi incavati nel terreno, alcuni dei quali hanno sponde di murazione; le coperture generalmente sono a capanna, alcune perň le hanno in piano. Le ossa dei deposti si trovarono in gran parte sconvolte, due soli scheletri erano intatti: non vi si rinvennero monete, nč traccia di esse si vide sulle osse sconvolte. Il muro di cinta della corte medievale accavalla i loculi; fatto che ci dimostra quelle tombe anteriori al medio evo, ed appartenere al sepolereto cristiano, sviluppatosi intorno al grandioso mausoleo, nei due Xysti, che fiancheggiavano in origine il viale, pel quale si accedeva alla domus Marmentiae.
In questo scavo vennero alla luce due altri piccoli frammenti della lapide storica del IV secolo, della quale si sono negli anni decorsi potuti raccogliere fino a circa quaranta pezzi, e che io giŕ in due delle passate relazioni ho riportati (Cfr. Notizie 1889 p. 272. Ma non ostante questi altri due frammenti, l'iscrizione finora non ci dŕ altra parola intiera che forte. Si č quindi proseguito lo sterro delle stanze della domus in prosecuzione del frigidario: ivi dei muri non restano che le fondamenta in selce, e rarissime tracce dello spiccato in cortina, quanto appena basta a ricavarne la pianta.
In questo sterro si rinvenne grande quantitŕ di frammenti d'intonaco, dipinto a varî colori, lavorato ad ornati con qualche traccia di figura. Uno di questi frammenti ha graffite le seguenti parole: ...CVS .I SORTIANI I... VNATV
In un tasto fatto avanti la soglia del magazzino, ove sono i grandi dolî, dei quali pure altra volta ho detto, si rinvenne nella antica riempitura fatta nel secolo IV per sollevare il piano di quel tratto della domus, un piccolo cimelio in osso, lavorato a foggia di gambero.
Si č poi compiuto lo sterro dello sferisterio, e nel mezzo di esso apparvero, sotto il piano della arena, alcuni muri di fondamento in selce, di cattivissima costruzione: questi formano sei quadrati, di lato ciascuno m. 4,80, distanti fra loro circa m. 2,50. I bolli figuli raccolti nell'escavazione sono: a) in frammenti di vasi aretini: MARTOR, CM R, L R PR. b) in manico d'anfora: MCS. c) in frammenti di tegole: C.I.L. XV, 633. 849. 2231a.
Nel fare un tasto, per rinvenire il muro di confine dello Xysto a sud, in prossimitŕ dell'Appia si rinvenne, fuori della domus Marmeniae, un loculo incavato nel terreno, coperto da tegoloni in piano, di bella pasta con il marchio €. /. Ł. XV, 1121 a.
Il loculo era intatto: vi si trovarono le ossa di una bambina, forse di sette anni circa, ed una moneta dell'alto impero piuttosto corrosa, a quanto sembra, spettante a Matidia. Questa moneta era stata posta nella bocca della piccola defunta, giacchč si trovň di verde rame tinta la mascella superiore. Vi si rinvenne pure un cerchiellino d'oro con borchietta.
Il fatto verificatosi giŕ in altro tasto, cioč che quegli scheletri trovati fuori del recinto della domus Marmeniae, abbiano tutti immancabilmente la loro moneta in bocca, mentre dei piů che cinquanta scheletri, trovati per la maggior parte intatti, entro il recinto della domus stessa, non ve ne sia pur uno, che abbia avuto in bocca moneta, č una conferma solenne della cristianitŕ del nostro sepolcreto, resa giŕ per altro evidente dagli oggetti indubiamente cristiani, trovati sparsi per tutta l’area della domus.
Giuseppe Gatti.
1895: Alessandro Torlonia realizza un primo colegamento idrico, tra le sue proprietŕ presso l'appia antica e le sorgenti della Cecchignola, dove ai piedi del castello, formano un laghetto. Per poter compensare il dislivello tra la quota delle sorgenti e quella dell'Appia, innalza l'antica torre esistente sistemandovi all'interno un serbatoio. L'acqua, prelevata attraverso delle pompe, raggiunge i 45 metri di altezza, ottiene cosě la pressione necassaria per alimentare un serbatoio a torretta costruito presso l'appia antica.
/11/1901: A circa quattro chilometri da Velletri, sulla via Appia nuova che conduce a Roma, in prossimitŕ del diruto castello di s. Gennaro e precisamente nel punto ove l'Appia antica attraversa la via principale, nell'eseguire lavori campestri sono stati rinvenuti in questi giorni alcuni grossi blocchi squadrati di pietra tufo facenti parte di un antico monumento sepolcrale.
Avuta notizia indiretta di ciň, mi son dato premura di accedere sul posto ove ho trovato uno di questi blocchi, spezzato a metŕ, misurante m. 1,80 X 0,70 X 0,60, in cui č scolpita una targa rettangolare di m. 0,45 * 0,35, ornata di gola rovescia, entro la quale trovasi incisa la seguente epigrafe:
MEMoRIAE BONAE | IVLIO SILBANO | AVRELI A THI OFIL | CONIVGI IN COMPA | RABILI CONOVOVXMI | B M F C
La posizione dei due blocchi di tufo e la porositŕ del materiale rendono difficile l'esatta lezione dell'epigrafe.
Il fondo in cui č avvenuta la scoperta č di proprietŕ del sig. N Iacobini di Genzano. Dall'esame del terreno č facile dedurre che l'esplorazione del Mo sia avvenuta anche nelle vicinanze del blocco inciso; ma non mi fu dato sapere quale sia stato l'esito dello scavo.
Oreste Nardini.
/2/1902: Eseguendosi uno sterro per fondare il muro che recinge il terreno adiacente alla chiesa di S. Sebastiano ed al fabbricato ove ha sede la stazione sanitaria comunale, sono state scoperte quattro tombe in muratura, lunghe m. 1,80 X 0,50, sovrapposte l'una all'altra, e divise fra loro con un piano di tegoloni bipedali. Tre di queste tegole portano impresso il bollo delle figline terenziane C. I. Z. XV, 625.
Giuseppe Gatti.
/11/1902: Nell'orto annesso al convento di S. Sebastiano, sulla via Appia, si č trovato un lastrone in travertino, di m. 0,70 X 0,50, su cui leggesi questa epigrafe sepolerale:
D M
M AVR AVG LIB FORTVNATIANVS
SCRIBA CVRSORVM FECIT SE VIVO
SIBI ET EVTYCHETI FILIO SVO
ET CYRENE ET EVTYCHETI
A LACTE ET AVGENDO
LIB LIB Q P E
H M D M ABE
Giuseppe Gatti.
/5/1905: Cimitero fra la via Appia e la via Ardeatina.
Si č eseguita una ulteriore esplorazione in quella parte di cimitero annesso al cimitero di Callisto, ove si rinvenne due anni or sono l'iscrizione della madre del papa Damaso. La esplorazione ha fruttato la scoperta di alcune altre iscrizioni per lo piů del secolo quarto, delle quali darň conto in altro fascicolo, quando l'esplorazione sarŕ compiuta; ed intanto mi limito a dar notizia che al disopra di questa regione si č in questi giorni medesimi cominciato a scoprire un gruppo di sepolcri costruiti sopra terra ed ivi presso un muro curvilineo che sembra accennare ad una basilichetta cimiteriale.
La scoperta č importante, perchč in quella regione sono indicate dai topografi varie basiliche; cioč quella di Damaso e l'altra vicina dei santi Marco e Marcelliano e finalmente quella del papa Marco. Ancora non č risoluto il problema della precisa posizione dei sepolcri di Damaso e dei due martiri, come dichiarai espressamente nella citata mia relazione; ed č probabile che la continuazione di questo scavo possa dare nuova luce allo studio di tale questione che č di grande importanza per la topografia della Roma sotterranea.
Intanto perň č necessario dichiarare che se la scoperta della suddetta iscrizione della mater Damasi ci permette di stabilire che il sepolcro di quel papa fu alla sinistra della via Ardeatina, questo sepolcro non puň affatto riconoscersi nel cubicolo adornato con la pittura dei dodici apostoli, di cui parlai nella citata relazione, come taluno aveva supposto.
Infatti quel cubicolo č anteriore alla data del pontificato di Damaso e non č cosě grandioso da poter essere chiamato col nome di basilica; mentre noi sappiamo che Damaso fu sepolto in una basilica da lui stesso edificata, dopo che era divenuto pontefice.
Č probabile pertanto che questo sepolcro fosse in un monumento costruito sopra terra, il quale potrŕ forse riconoscersi con le odierne esplorazioni e con accurati studi topografici che si vengono facendo nella zona cimiteriale contigua al grande cimitero di Callisto. Appena potrň aggiungere qualche cosa di piů preciso, darň, in queste Notizie, una relazione generale e definitiva di tutto lo scavo.
Orazio Marucchi.
/7/1905: Alla distanza di circa 300 metri da Albano Laziale, presso il XIV miglio della via Appia e sulla destra di essa, nel terreno ortivo di proprietŕ del sig. Giovanni Matteucci esiste un antico monumento sepolcrale, ricavato nella roccia di pietra albanina ed adibito da lungo tempo ad uso di tinello e per deposito di attrezzi rurali.
Questo monumento č quasi completamente interrato all'esterno, e rimane soltanto libera dalla terra circa la metŕ superiore della sua fronte che ha l'ingresso rivolto ad ovest. L'interno del sepolcro, largo m. 5,20, lungo m. 5,37, č coperto a volta, scavata anch'essa nella roccia, e vi rimangono tracce d'intonaco dipinto. Tanto nelle due pareti laterali, come in quella di fondo, sono incavati due arcosolii, la cui profonditŕ č di circa m. 1,20. L'ingresso, formato da un vano tagliato pure nella viva pietra, č largo m. 2,20 ed č riquadrato con modanature a rilievo; una cornice ricorre pure a circa la metŕ dell'ingresso e sembra che giri intorno al monumento.
L'accesso all'interno della cella si ha attualmente per mezzo di una scala in legno, la quale perň non posa sul piano vero del sepolcro, ma sulla terra di cui questo ancora č ricolmo per l'altezza di oltre un metro. Avendo ultimamente il proprietario del fondo rimossa una parte della terra infiltrata con le acque pluviali, č venuta alla luce, addosso alla parete destra, la parte superiore di un grande sarcofago di pietra albana, di forma parallelepipeda, lungo m. 2,32, largo m. 1,20, ricavato, come sembra, dalla stessa roccia vulcanica.
L'altezza non si č potuta determinare, rimanendo esso tuttora quasi intieramente sepolto nella terra. Presso il margine snperiore di questo sarcofago leggesi la seguente iscri- zione, incisa in una tabella ansata, che misura m. 0,62 di larghezza, non comprese le anse, e m. 0,27 di altezza: AVR VITALIONI Q VIXIT A NN LXXX ET PVBLICIE NEP DOTI ISTERCORIVS ET PRI M MVS ET SECVNDIN VS HERE DES B M FERVNT (sic).
Di fronte al descritto sarcofago, e disposto simmetricamente ad esso rispetto alle pareti del monumento, ne apparisce un altro simile, pure di pietra albana, del quale perň non si vede altro che una parte del coperchio, la cui forma č a tetto con doppia pendenza, ed ha i quattro angoli terminati da antefisse.
Eduardo Gatti.
1906: Per lasciar passare la linea tranviaria delle Tranvie dei Castelli Romani, viene demolita la Porta romana di Albano Laziale.
/9/1908: A circa 400 metri prima del XIII miglio, sulla via Appia, a destra della stessa strada, trovasi un ingresso, praticato nel muro antico, fatto con blocchi di peperino. Tale ingresso conduce alla vigna di Carosi Giuseppe di Castelgandolfo, il quale di recente vi ha costruito una piccola casetta. Scavando egli, per trovare la pietra necessaria alla sua modesta fabbrica, nel pezzo di terreno che trovasi a sinistra dell'ingresso, e precisamente a quattro metri a sud-ovest del muro antico, e a dieci metri a sud-est dell'istesso ingresso, in prossimitŕ di un grande rudero sepolcrale, alla profonditŕ di m. 1,20, rimise allo scoperto un cippo funerario portante la seguente epigrafe: D M L VIBIOZOSIMO VIBIA TYCHE COIVGI KARISSI MOM P. Misura m. 0,83 di altezza, m. 0,41 di larghezza e m. 0,23 di grossezza. Trovasi ora esposto nel Museo comunale.
P. Seccia.
/2/1909: Eseguendosi alcuni cavi per l'ampliamento del fabbricato di proprietŕ dei fratelli Calabresi al secondo chilometro, sulla sinistra della via Appia. antica, sono stati scoperti alcuni avanzi di muri in laterizi, dello spessore di m. 0,60, ed una platea in calcestruzzo con frantumi di selce, di tufo e di peperino, il tutto a poca profonditŕ dal piano stradale. Unica particolaritŕ dei muri in laterizi era quella del paramento esterno a cortina fatta con mattoni triangolari. i
Angiolo Pasqui.
1/6/1911: Provvedimento emanato dal Ministero della Istruzione Pubblica ai sensi della L. 364/1909 che decreta il 'Colombaio dei Servi e dei Liberti di Augusto esistente nella vigna segnata al civico n° 27 dell’Appia Antica' di importante interesse, sottoponendolo alle disposizioni contenute nella medesima legge.
18/2/1923: Presso l'ingresso alla Basilica di San Sebastiano, viene inaugurata una lapide, dedicata dagli abitanti del quartiere Appio e dalla Societŕ Sportiva Jucunditas, a celebrare la memoria dei Caduti del quartiere e la vittoria dell'esercito italiano nella Prima guerra mondiale. Il testo riportato ricalca il Bollettino n. 1268.
1926: Presso l'VIII miglio dell'Appia antica, in localitŕ Selceta, viene inaugurato il nuovo Casino della Caccia alla Volpe, una costruzione rurale nata per ospitare un canile per allevamento e addestramento da utilizzare duramte le battute di caccia nella campagna romana.
1930: Ultimi scavi archeologici a Bovillae. Vengono consolidati e risistemati i tre archi dei carceres del circo.
1935: Il servizio Giardini comunica al Governatorato che nel Parco della Rimembranza a Villa Glori, sono stati eseguiti “il riordinamento dei prati, la potatura degli alberi, la sostituzione degli elci morti, lavoro che richiede molta mano d’opera perché a pochi centimetri di profonditŕ abbiamo trovato l’acqua stagnante, per cui si č dovuto fare delle buche profonde 3 metri, e sostituire la terra fortemente argillosa con altra terra”.
1/2/1944: Bombardamento alleati sui Castelli romani. Ad Albano vengono gravemente danneggiati la Villa Doria e la chiesa del Suffragio e ilSantuario della Rotonda.
Tra le rovine emergono i resti della porta pretoria.
Ad Ariccia il ponte e il vicino torrione quadrangolare di Palazzo Chigi.
19/10/1954: Con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, avvia i lavori di stesura del Piano Paesagistico della via Appia Antica.
24/9/1955: Il Presidente del Comitato Olimpico Nazionale, l'avvocato Onesti si reca a Castel Gandolfo dal Santo Padre Pio XII per mostrargli il plastico di uno stadio per le Olimpiadi del 1960, da costruirsi nella zona della catacombe di San Callisto, terreni della Santa Sede.
9/10/1955: A Piazza San Pietro, Papa Pio XII benedice la prima pietra dello stadio in costruzione nella zona della catacombe di San Callisto, terreni di proprietŕ della santa sede.
1957: Il Mausoleo di Casal Rotondo sull'Appia antica, č trasformato in villa panoramica.
22/2/1960: Si conclude la stesura del Piano Territoriale Paesistico per l'Appia antica. Viene consentita la costruzione di quattro milioni di metri cubi di villette nell'area dell'Appia Antica e della Caffarella. Tale piano, č noto come Piano Gerini, dal Senatore Alessandro Gerini Torlonia, proprietario dei terreni della Caffarella. La Via Appia si trasforma in un corridoio murato fra proprietŕ private.
1974: Presso il casale a Via Appia Antica 55 sono scoperti i resti di una villa romana di epoca imperiale. Si conservano cinque ambienti in opera reticolata e laterizia e una cisterna circolare. Un ambiente con funzione termale conserva un mosaico a tessere bianche e nere con scena di corteggio marino.
1976: Crolla il Torrione Chigi ad Ariccia.
19/3/1978: Iniziano le indagini archeologiche nell'area del sepolcro di Sant'Urbano all'Appia antica da parte dell’Istituto di Norvegia. Johann Rasmus Brandt, direttore degli scavi nel sito, ricorda un curioso aneddoto:
"Ero entrato nella proprietŕ con un gruppo di studenti norvegesi e danesi per cominciare a tagliare cespugli e boscaglia. Ma dopo poche ore fummo circondati da carabinieri armati di mitra con l'ausilio di cani giunti a bordo di Giuliette e atterrati con un elicottero. Avevano avuto la spiata che fossimo le Brigate Rosse che avevano appena rapito Aldo Moro. Ci volle poco per chiarire l'equivoco e che non stavamo allestendo in un Sepolcro romano la prigione o la tomba dello statista democristiano. Ma per noi fu un grande spavento".
1982: Avvio dei lavori per la realizzazione del cavalcavia sull'Appia antica, della nuova strada a scorrimento veloce di Via Cilicia, su progetto dall'ing. G.Musmeci. Durante scavi preventivi, sono identificati numerosissi sepolture, riconducibili a diverse fasi cronologiche e costruttive databili dall’etŕ repubblicana all’etŕ tardoantica.
18/10/1982: Il Ministro per i beni culturali emana un decreto di tutela archeologica diretta sui resti della villa romana presso il casale a Via Appia Antica 55.
1985: Lo Stato acquista 23 ettari pressol'antico complesso della villa dei QUintili. Il sito č noto nella cartografia antica come Statuario (per la ricchezza delle sculture ritrovate nei secoli) o Roma Vecchia (per l'imponenza dei resti monumentali).
12/6/1986: Decreto di importante interesse archeologico emanato ai sensi della L. 1089/39 dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali che sottopone a tutela le Catacombe ebraiche di Vigna Randanini, che si estendono al II miglio della via Appia Antica in un'area compresa tra via Appia Pignatelli e vicolo della Basilica.
2/9/1986: Notificato al Comune di Roma l’importante interesse archeologico dell’area funeraria presso il cavalcavia stradale di via Cilicia.
20/7/1989: Viene posto il vincolo di interesse culturale al Casale al numero 195 dell'Appia antica, costruito sui resti di un sepolcro romano.
25/10/1989: Il Ministero dei beni culturali dichiara l'interesse archeologico del Mausoleo degli Equinozi e del sepolcro a Torre, inglobato nel vicino casale.
25/11/1991: Il Mibac con decreto ministeriale, dichiara un interesse archeologico particolarmente importante della porzione di Parco Archeologico dell'Appia Antica tra le mura Aureliane, la Cristoforo Colombo, la ferrovia Roma-Pisa e la via Latina, convenzionalmente denominato V settore.
22/3/1993: Il giornalista Antonio Cederna nominato presidente dell'Azienda Consorziale dell’Appia Antica e inizia la sua battaglia per rendere operativo il Parco. Nel suo programma contrasto all'abusivismo, espropri, nuovi vincoli paesistici e archeologici e limitazione del traffico.
22/10/1994: L'Azienda Consorziale dell’Appia Antica presenta il Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella, che prevede, le destinazioni d'uso delle aree verdi, dei casali e delle altre strutture. Si comincia a parlare del risanamento del Fiume Almone attraverso la realizzazione di collettori fognari di Quarto Miglio e Statuario e la sistemazione del Fosso dell'Acqua Mariana.
26/5/1995: Il Ministero per i Beni Culturali emette il decreto di tutela per una parte del Parco Archeologico dell'Appia Antica compresa tra vicolo di San Sebastiano, via Appia Antica, via di Tor Carbone e via Ardeatina, convenzionalmente denominata 'VI settore'.
19/4/1996: Il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Lazio e il Comune di Roma sottoscrivono l'accordo di programma per l’attuazione del Piano di Utilizzazione della Valle della Caffarella.
9/3/1997: Il Sindaco di Roma, Francesco Rutelli emette un'ordinanza che stabilisce la chiusura al traffico privato della via Appia antica la domenica e i giorni festivi. La prima domenica 100 mila romani invaderanno a piedi e in bicicletta la Regina Viarum.
6/6/1998: Decreto di importante interesse archeologico emanato ai sensi della L. 1089/39 dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali per il sepolcro a torre tradizionalmente sull'appia antica, noto come tomba di Geta.
16/10/1998: Decreto del Ministero per i Beni e le Attivitŕ culturali circa l'inclusione dell'area costituita dal Parco dell'Appia Antica e delle zone limitrofe di Cava Pace, Tor Marancia, Tor Carbone, di Casale di Gregna-Anagnina e delle Capannelle-Barbuta ricadente nella I, IX, X e XI circoscrizione del comune di Roma fra le zone di interesse archeologico di cui all'art. 1, lettera m) , della legge 8 agosto 1985, n. 431.
30/11/1999: Il Ministro dei Lavori Pubblici, Enrico Micheli, delegato per i lavori del Giubileo, inaugura il sottopasso del Grande Raccordo Anulare all'altezza dell'Appia Antica. L'opera costata 200 miliardi di lire consente il ricongiungimento dell'antico tracciato della strada.
26/6/2000: Aperture al pubblico di importanti monumenti dell'Appia antica: il Mausoleo di Cecilia Metell, il Castrum Caetani e la Villa dei Quintili.
2003: Si avviano indagini archeologiche nel giardino della Villa Capo di Bove.
2004: Nell'area delle terme di Capo di Bove, č riportata in luce una statua frammentaria che doveva appartenere allo stesso edificio, ornato dalle cariatide, scoperte in piů fasi nella zona.
2005: Si concludono le campagne di scavo che hanno interessando una superficie di circa 1400 mq della Villa Capo di Bove. Č stato riportato alla luce un impianto termale della metŕ del II secolo d.C. con restauri fino al IV secolo e tracce di uso agricolo-produttivo riferibili al periodo tardo antico, quando la zona rientrava nel Patrimonium Appiae (vasta tenuta agricola ecclesiastica). Sono conservati una decina di ambienti, pavimentati a mosaico e in marmo colorato, vasche idrauliche, tubuli in terracotta, l’impianto fognario e porzioni dei rivestimenti in lastre di marmo e intonaco dipinto.
9/10/2007: Il Ministero dei Beni culturali emana un decreto di tutela indiretta, per salvaguardare la prospettiva, la luce e le condizioni di ambiente e di decoro dei beni culturali immobili, riguardo l'area a sud del Castrum Caetani.
14/3/2010: Visita del futuro Imperatore del Giappone Naruhito all'Appia antica, dalla villa dei Quintili al parco degli Acquedotti.
26/3/2015: Inaugurato il Parco Archeologico Ibernesi a Castel Gandolfo.
28/5/2015: Un tweet dell'assessore di Roma Capitale alla Cultura Giovanna Marinelli annuncia il ritrovamento della Sovrintendenza al Circo Massimo, dei resti del grande arco eretto nell'anno della sua morte per celebrare la vittoria sui Giudei e la distruzione di Gerusalemme. Posto al centro del Circo Massimo, l’arco trionfale aveva la classica struttura a tre fornici con quattro colonne. In alto, sull’attico, una quadriga di bronzo. Da calcoli effettuati era ampio circa 17 metri, profondo 15 e con le colonne alte oltre 10 metri.
29/4/2016: La Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio, organo collegiale del Ministero che coordina e armonizza l’attivitŕ di tutela nel territorio regionale, dichiara l’interesse archeologico particolarmente importante del mausoleo noto come “sepolcro di Priscilla” e delle strutture medievali della fortificazione del sito, che sorgono al di sopra e intorno al nucleo di epoca romana.
8/5/2016: Prima edizione di Appia day, una festa per celebrare l'Appia Antica.
29/10/2016: A Santa Maria delle Mole, durante lo scavo di trincee per la posa dei cavi di fibra ottica da parte di Enel Distribuzione, presso Via della Repubblica č rinvenuto un complesso di strutture di epoca romana allineato con la direttrice della Via Appia Antica distante da questa poco meno di 50 metri.
2018: Ricerche condotte dalla Aarhus University, in sinergia con la Soprintendenza, hanno permesso di formulare una nuova ipotesi di interpretazione dei resti lungo l'Appia presenti all'interno di Villa S. Caterina a Castel gandolfo, finora ritenuti pertinenti alla cd. Villa di Clodio ma invece attribuibili al santuario della Bona Dea.
La interpretazione si basa su un approfondito riesame della documentazione d'archivio, della storia degli scavi e su nuovi metodi d’indagine geofisica e di fotorestituzione dell’intero contesto in esame.
15/1/2021: Il Mibact acquisisce il Mausoleo di Sant'Urbano all'Appia antica, entrando a far parte dei monumenti del Parco Archeologico dell'Appia Antica.
11/3/2021: Dopo 15 anni dall'esproprio, il Comune di Roma recupera dai privati 5000 metri quadranti di parco sviluppa intorno all'antico sepolcro di Geta, permettendo di dare nuovo accesso dall'Appia antica al Parco della Caffarella.
17/3/2021: Il Ministero dei Beni Culturali esercitare la prelazione sull'acquisto della Villa dei Mosaici dei Tritoni sull'Appia Antica.
/12/2021: Il Casino della caccia sull'Appia antica passa di proprietŕ dal Demanio al Parco Archeologico dell'Appia Antica.
/8/2022: Durante una campagna di scavi al V miglio dell'Appia antica, condotti dal team di studenti olandesi dell'Universitŕ Radboud di Nimega capitanati da Stephan Mols e Christel Veen, vengono esplorati nuovamente la zona delle taberne. Viene identificati un antico emporio per la vendita dell'acqua, officine e fabbriche.
12/9/2022: L'Universitŕ di Ferrara avvia una campagnia di indagini archeologiche nell'area verde dell'Appia antica presso il Sepolcro di Geta. Gli scavi portano alla scoperta di alcune sepolture a cappuccina e di resti di due colombari.
/7/2025: Avvio di un restauro delle Sostruzione della Via Appia Antica a Ariccia.
/10/2025: Durante delle ricerche nel comprensorio della catacomba di San Callisto, nelle vicinanze del Istituto Salesiano, viene riscoperta una grande basilica funeraria risalente al IV secolo, con una pianta circiforme lunga 68 metri e larga 29.
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