Antonio MunozArchitetto
Nascita: 14/3/1884 Roma
Morte: 22/2/1960 Roma
Cronologia1911
Nuova sistemazione della Tomba di Raffaello nel Pantheon: "Il Consiglio Superiore delle Belle Arti si occupò della tomba di Raffaello, e decretando in massima che il sarcofago fosse rimesso in luce, affidò al professor Antonio Muloz, ispettore dei monumenti, l'incarico di una sistemazione definitiva. La quale è ora felicemente compiuta: e domenica scorsa il bel sarcofago antico che racchiude le ossa di Raffaello potè essere scoperto fra la commozione dei presenti: innanzi ad esso fu posto, come si usava nel Cinquecento, un altare a mensa, sostenuto da due balaustri, e vuoto al disotto, in modo da permettere la vista dell'urna marmorea in fondo all'arco. Tanto i balaustri che la mensa dell'altare, e il rivestimento esterno dell'arco e dei pilastri laterali, sono în marmo pavonazzetto antico. L'edicola della Madonna del Sasso è stata liberata da tutte le posteriori ornamentazioni, e torna ora, coi bei lavori eseguiti dal Munoz, a mostrar tutta la semplicità e la purezza delle sue classiche linee. ll meraviglioso artista, alla cui opera i secoli pare non tolgano ma aggiungano grazia e freschezza, ha così finalmente, per opera dell’Italia nuova, degna sepoltura nel Pantheon."
1912
La Direzione generale Belle Artiaffida all'ispettore dei monumenti Munoz, l'incarico di restaurare il complesso dei Santi Quattro Coronati
22/6/1919
Viene riaperta in modo solenne la Basilica di Santa Sabina, dopo tre di restauri, diretti da Antonio Munoz, sopraintendente ai monumenti di Roma:
"Così riapparvero via via nell'abside cieca le tre antiche grandi finestre, così sulla parete d'ingresso in luogo d'una moderna apertura a occhio di bue, e sotto il piano sopraelevato dell'abside tornò in vista l'antico pavimento di marmo e di mosaico e molti altri pezzi della decorazione primitiva.
Una scoperta particolarmente notevole fu quella delle transenne che chiudevano le tre finestre della tribuna, e i ventisei grandi finestroni sulle pareti laterali della navata di mezzo, come pure le cinque arcate del prospetto.
Demolendo i muri di chiusura del tempo di Sisto V, furono qua e la rinvenuti frammenti di transenne di vario disegno, alcune ad arcatelle in più ordini, altre a traliccio, altre a ruota o a rombi, alternati e mescolati capricciosamente con la massima libertà.
Le transenne sono di scagliola, cioè selenite cristallina alla cotta a temperature di 100° circa e poi finemente pestata e ridotta in polvere e quindi impastata con acqua e messa in appositi stampi.
E dentro le transenne, per chiuderne i vuoti, sono incastrate lastre trasparenti della stessa materia, in sottili strati a blocchi di selenite che si rinvengono comunemente nelle cave di gesso.
Calcando gli stessi disegni e adoperando la stessa materia sono state ricostruite le trentaquattro finestre di Santa Sabina, ridonando ai colonnati ed abside il ritmo, arioso e grandioso che avevan perduto.
La basilica appare tutta traforata a giorno, ripulita dalle molte brutture, col mosaico turchino., sulla parete d'ingresso ravvivato, colla marmorea schola cantorum riccalcando l'antico schema."
1921
Antonio Muñoz viene nomnato ispettore della Soprintendenza ai monumenti di Roma.
11/1925
Il Tempio della Fortuna Virile viene liberato dalle sovrastrutture e dalle casupole costruite a ridosso, con l'intervento del direttore preposto ai Monumenti di Roma, Antonio Muñoz.
5/1926
Il Re, accompagnato dal prof. Munoz, visita i restauri della chiesa di San Giorgio al Velabro.
1929
Durante i lavori di isolamento delle pendici occidentali del Campidoglio, viene demolita la chiesa di Santa Maria in Vincis. Le demolizioni sono supervisionate da Antonio Muñoz che scopre che la struttura inglobava edifici del XII o XIII secolo, con due archi più antichi dietro la chiesa, ancora decorati con affreschi di santi eornati geometrici. La campana medievale viene portata alla chiesa di Santa Maria Addolorata a piazza Buenos Aires. Gli affreschi sono staccati e custoditi al museo di Roma.
2/4/1929
La commissione presieduta da Antonio Muñoz, approva il progetto di Gaetano Rapisardi per il Villino Carducci a Via di VIlla Pepoli. Il progetto era stato respinto nella precedente riunione del 5 febbraio presieduta da Gustavo Giovannoni, contrario a ogni forma di evoluzione e in aperto contrasto con Piacentini sulla necessità di ampliare gli indirizzi della ricerca architettonica.
1930
Per diretto interessamento del governatore di Roma Francesco Boncompagni Ludovisi, Antonio Muñoz viene posto a capo dell’ufficio Antichità e belle arti della X ripartizione del Governatorato capitolino, divenendo il «braccio esecutore della Roma di Mussolini e vero deus ex machina della grande trasformazione archeologico-monumentale di Roma moderna».
1930
A conclusione delle prime indagini archeologiche del Mausoleo di Augusto (a cura di Giulio Quirino Giglioli e Antonio Maria Colini), Antonio Muñoz riceve l'incarico dal Governatorato di Roma di occuparsi della sistemazione del rudere e di predisporre un progetto. Inizialmente, sulla base della ricostruzione proposta da Giglioli, egli pensa di ripristinare il tumulo di terra con gli alberi poggiato sul muro circolare esterno.
3/1930
Al giardino zoologico, si svolge la prima Mostra Nazionale dell'Animale nell'Arte. Iniziativa a cura del barone Alberto Fassini (Commissario dell'Azienda del Giardino Zoologico), con la collaborazione di Marcello Piacentini, l'on. Oppo (Segretario generale del Sindacato Nazionale Fascista degli Artisti), il prof. Antonio Munez (Direttore delle Antichità e Belle Arti del Governatorato) e lo scultore Alfredo Biagini (membro del Direttorio del Sindacato Laziale degli Artisti e Segretario generale della Mostra).
21/4/1930
Inaugurato il Museo di Roma al Palazzo della Ex Pastificio Pantanella ai Cerchi. Ospita i reperti delle mostre retrospettive realizzate per l'Expo del 1911, sul tema delle arti a Roma dal VI al XIX (inteso come museo etnico-storico e non archeologico). Antonio Muñoz nominato primo direttore.
28/10/1930
La Commissione nominata dal Governatorato di Roma per il progetto del Piano Regolatore della Capitale (progetto che si potrebbe intitolare Roma Mussoliniana), termina i suoi lavori, consegnandoli al Duce.
La Commissione è stata presieduta dal Governatore Principe Francesco Boncompagni-Ludovisi, il quale, con una assiduità, una fermezza e una genialità esemplari, ha guidato la difficile impresa (attraverso sei mesi di fatiche) al suo felice compimento.
Nella Commissione erano i rappresentanti dell'Accademia, e cioè i tre architetti Bazzani, Brasini e il sottoscritto (Marcello Piacentini); il direttore generale delle Antichità e Belle Arti Paribeni, il direttore degli Uffici Tecnici del Governatorato ing. Salatino, il direttore dell' Ufficio Belle Arti Munoz, l'ispettore superiore del Genio Civile ing. Palazzo, il direttore della Scuola Superiore di Architettura Giovannoni, l'on. Calza Bini segretario generale dei Sindacati Architetti, l’on. Del Bufalo, segretario generale dei sindacati Ingegneri.
Hanno collaborato con fede ed entusiasmo i funzionari del Governatorato commendator ing. Maccari, direttore della Sezione di Edilizia, l'ing. Bianchi, direttore dell'ufficio del Piano Regolatore, l'arch. Bandini, dello stesso Ufficio; inoltre gli architetti Fuselli, Piccinato, Susini e Valle, chiamati quali giovani professionisti competenti; segretario l'ing. Magri.
Questo lavoro immane, per quanto affascinante, si è concretato in un numero vastissimo di disegni, comprendenti una pianta in scala 1:5000 di tutta la Roma futura, di un'altra pianta in scala 1:1000 limitata al centro della Città, di piante speciali per il programma regionale, per gli impianti ferroviarî e metropolitani, per le zone verdi, ecc.
Inoltre un numero grandissimo di prospettive illustranti i nuovi quartieri e i nuovi quadri architettonici.
Finalmente due grandi plastici in gesso: uno riguardante tutta la zona centralissima, da Piazza Venezia fino al Colosseo, l'altro riguardante tutti i colli intorno alla città.
Due relazioni sono state stese, una generale tecnico-artistica, ed una giuridico-finanziaria.
Dalla prima specialmente stralcerò le parti più significative ed atte alla comprensione della nostra visione della Roma Mussoliniana.
Noi abbiamo cercato, in primo luogo, di salvare quanto più fosse possibile il patrimonio artistico e storico dell'Urbe, lasciando alla città vecchia il suo fascino e le sue caratteristiche.
Riuscimmo così a mantenere integri i quattro quartieri vecchi che queste caratteristiche meglio palesano per la loro quasi perfetta conservazione.
Nel rimanente della parte vecchia qualche nuovo tracciato s'è dovuto pur adottare, ma sempre rispettando nel modo più assoluto le opere monumentali e gli ambienti architettonici e panoramici. S'è anzi veduto come spesso questi nuovi tracciati, resi indispensabili dalle ferree imposizioni del traffico, ci abbiano offerto la possibilità di mettere in vista monumenti soffocati, dando alla cittadinanza ,godimenti insospettati e alla città nuova grandezza.
Abbiamo ancora considerato come ormai in una metropoli moderna, e in Roma in ispecial modo, non sia più ragionevole la considerazione di un grande centro unico, ma che all'opposto il susseguirsi e il concatenarsi di. tanti centri diversi e nuovi (da Piazza Venezia all’Esedra, da Piazza Colonna a Piazza Barberini, da Piazza del Popolo a Porta Pia) rispondano al più sano funzionamento della città e insieme ne deferminino una più variata bellezza.
Marcello Piacentini"
6/7/1931
Approvato il nuovo piano regolatore. La commissione che ha redatto il piano è composta da Gustavo Giovannoni, Marcello Piacentini e Antonio Muñoz. Si programma l'urbanizzazione dell'Aventino.
Viene definita l'apertura di un collegamento diretto tra i rioni Prati e Trastevere, con un percorso che, partendo da ponte Umberto I, prevedeva lo sventramento della zona ad ovest di piazza Navona, Campo de' Fiori, via Giulia, per arrestarsi dinanzi a ponte Sisto (sarà realizzato solo il tratto Corso del Rinascimento).
L'ampliamento di Via Cremona si evolve in un totale sventramento del quartiere Alessandrino. Previsto l'allargamento di via delle Botteghe Oscure, con il taglio dei fabbricati che si affacciavano sul lato sinistro della strada.
Il limite dell'ampliamento urbano è definito da una grande circonvallazione, che nella parte orientale coincide con il tracciato dell’attuale Viale Togliatti.
Verso Est, tra la Salaria e l’Appia, l'edificazione è prevista a intensivi o palazzine. Ad Ovest, tra la Flaminia e la Portuense, soprattutto a villini.
A sud, nelle due anse del Tevere tra Testaccio e la Magliana, sono concentrate le aree destinate all'industria. Scompaiono i due grandi sistemi verdi di Tor di Quinto-Villa Ada e di Villa Pamphili-Aurelio previsti da Sanjust, ma si propongono parchi sparsi, il parco archeologico dei Fori, Villa Ada, Villa Doria Pamphili e Villa dei Gordiani.
11/1932
Con la realizzazione via dell'impero (come scrive Muñoz stesso nel suo testo sui lavori di restauro), le fondazioni e la platea di Venere e Roma non erano ritenute presentabili.
Vengono avviati quindi lavori di restauro, suddivisi tra Governatorato e Ministero della pubblica istruzione. Dunque mentre le fondazioni e la cella di Venere veniva restaurata da Muñoz, la cella di Roma veniva restaurata da Bartoli.
1933
A seguito di una visita ai Fori Imperiali, l'ingegnere genovese Santo Grasso Puglisi che scrisse una lettera al governatore di Roma, Francesco Boncompagni Ludovisi: «Eccellenza, trovandomi sulla via dell’impero ad ammirare le statue degli imperatori, che tanto significato hanno aggiunto al solenne ambiente, mi sono sentito nascere vivo il desiderio di avere presenti, più che nella mente alla vista, i confini dell’impero i romani contemporanei. Ho pensato a quanto sarebbe suggestivo per gli italiani di media cultura, per i giovani e giovanissimi, gli stranieri, di trovarsi a cospetto di
una grande pietra nelle aiuole fiancheggianti, che porti scolpita la carta dell’impero di allora indice e monito dell’antica possanza e dell’immenso apporto alla civilizzazione dei popoli che il mondo deve a Roma eterna. Eccellenza: questo il mio pensiero. Sarei pago e felice se essa potesse essere degno di considerazione».
L'incarico di realizzare le carte fu affidato ad Antonio Muñoz, che in un solo mese preparò i disegni avendo selezionato i periodi storici da prendere in considerazione. Come si può osservare nei disegni progettuali, la prima posizione pensata per le Carte Geografiche fu il muro di contenimento a Villa Rivaldi con le tre nicchie, in questa sistemazione però, le mappe sarebbero state troppo vicine tra loro e, inoltre, per farle di dimensioni maggiori35 si decise di posizionarle nel muro sottostante alla basilica di Massenzio.
26/6/1934
Antonio Munoz, direttore della Ripartizione X, approva il bozzetto di Ercole Drei per una statua dedicata ad Alfredo Oriani, da collocare nel parco del Colle Oppio.
9/1934
Il Duce Mussolini Mussolini inaugura il definitivo isolamento della restaurata Torre dei Conti. Secondo il progetto di Antonio Muñoz, con la demolizione di Palazzo Nicolini, è stata ampliata l'area a giardino già realizzati su via dell'Impero.
Viene preservata solo una parte delle strutture medievali inglobate nel palazzo, attraverso un profondo restauro e riadattamento delle murature interne in forma di casetta.
11/1934
Antonio Muñoz. L'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Ecco che si compie finalmente l'antico voto degli studiosi, degli artisti, di quanti sentono la grandezza delle nostre memorie: il Mausoleo di Augusto viene liberato e restaurato. Benito Mussolini intervenendo personalmente a dare il primo colpo di piccone, e pronunciando dinanzi al venerando monumento un discorso, ha voluto sottolineare la grande importanza dell'evento: ha voluto significare che questa volta il grande lavoro a cui per ordine suo si accinge il Governatorato di Roma, non è, come gli altri finora eseguiti in questi ultimi dodici anni, un'opera di carattere edilizio od archeologico, ma un'impresa che racchiude un profondo significato spirituale e politico.
Siamo dinanzi alla tomba di Augusto, del fondatore dell'impero che giunse al dominio di tutto il mondo antico, di colui che nel suo nome rappresenta l'idea più elevata della romanità. Il Mausoleo di Augusto, liberato dalle indegne costruzioni che lo contaminavano, diverrà il centro sacro della latinità; il luogo a cui dovrann affluire tutte le genti d'Italia, come fanno ora alla tomba dell'Ignoto ai piedi del Campidoglio; la méta di pellegrinaggio di quanti popoli si vantano di appartenere alla razza latina.
[...]
Da molti decenni si vagheggiava l'idea della liberazione del monumento insigne, ma le difficoltà sembravano insormontabili; si trattava di abbattere un gran numero di case per un'area vastissima, urtando gli interessi di gran numero di proprietarii; di conciliare la sistemazione archeologica con quella non meno importante di Piano Regolatore in un quartiere cosi centrale della città, a due passi dal Corso.
Le soluzioni si erano presentate numerose; le proposte più diverse erano state affacciate da vari competenti; la Commissione del Piano Regolatore del 1931 pose per la prima volta il problema sopra una via concreta, innestandolo con quello delle comunicazioni tra la parte alta della città ed il quartiere dei Prati, prolungando verso l'Augusteo, attraverso il Corso, la strada che congiungerà il nuovo viale panoramico alle falde del Pincio con il Ponte Cavour.
Posta cosi la questione sopra un terreno pratico, è stato possibile trovare i mezzi ingenti per affrontare l'opera, che per l'anno del Bimillenario di Augusto, 1937, sarà certamente compiuta. Così il ricordo del tempo non lontanissimo in cui si era pensato di radere al suolo i ruderi del Mausoleo per ricavarne area fabbricabile saranno definitivamente dimenticati.
E intanto, come è noto, è stato bandito tra gli architetti italiani un concorso per la costruzione della nuova sala dei concerti, l'Auditorium, che sorgerà all'ingresso della Passeggiata Archeologica, come fondale della Via dei Trionfi; zona quanto mai adatta per la centralità, per il silenzio che vi regna, per gli ampi spazi circostanti utili allo stazionamento delle vetture.
Dal Cinquecento, quando il monumento fu trasformato in giardino pensile, fino ai nostri giorni la tomba imperiale ha avuto diverse destinazioni; fu ridotta a circo per giostre di tori, per corse di cavalli, per spettacoli pirotecnici (i celebri fochetti riprodotti in un acquarello del Pinelli che è al Museo di Roma) poi a circo equestre e perfino a teatro di pulcinella e dei burattini: specie dopo il 1880 quando fu coperta a cupola, e battezzata col nome di Anfiteatro Umberto I. Abbandonata poi per parecchi anni fu prescelta, con felicissima idea, per le audizioni dei concerti sinfonici.
Il nostro illustre storico, Ettore Pais, ha scritto: Mi sia lecito ricordare il tempo non ancor molto lontano, quando, negli anni della mia giovinezza, giusto per la prima volta a Roma, visitai il Mausoleo, mentre vi si rappresentava una volgare commedia.
Più tardi l'edificio venne destinato a più nobili usi; ed anche oggi i romani vi si recano per audizioni musicali, ed assai spesso per ascoltare concerti e le divine musiche di insigni maestri stranieri. Ma ad ogni italiano che abbia la piena coscienza della nobiltà della sua stirpe, il Mausoleo di Augusto dovrebbe ispirare ben altri pensieri.
Questo insigne monumento, che la fortuna ci ha in parte riservato, dovrebbe invece farci ripensare alla maestà dell'antica storia di Roma, alla grandezza delle gesta che dall'Imperatore vi erano commemorate.
Si presentano infatti alla mente accesa il ricordo delle lunghe e sanguinose guerre civili, alle quali Augusto pose fine, le vittorie e le conquiste dei nostri grandi avi attraverso la Gallia, la Spagna, la Germania, la Penisola Balcanica, l'Africa e l'Asia. Anziché accorrervi per udire buona musica straniera, dovrebbe ripensare alla grandiosa espansione e preponderanza politica delle antiche genti di Roma e d'Italia.
Il Mausoleo di Augusto ricorda non solo agli italiani, ma a tutti i popoli civili, quel glorioso periodo in cui l'Italia, maestra nelle arti della guerra e della pace, non soggetta a preponderanza straniera, dettò leggi e insegnò civiltà a tutto il mondo».
Come si presenterà l'Augusteo, dopo demolite le costruzioni che da ogni parte lo soffocano, è una questione che oggi ci si presenta con carattere di immanenza. La maggior parte di quanti hanno pensato all'isolamento del Mausoleo Imperiale lo immaginano come qualche cosa di simile a quello di Adriano, o Castel Sant'Angelo, e alla Tomba di Cecilia Metella; insomma un monumento grandioso che possa giganteggiare nello spazio libero che gli si aprirà d'intorno e darci un altro esempio, della grandiosità dell'architettura dei romani, che, come disse Goethe, costruivano per l'eternità.
Gli artisti e gli archeologi dei secoli scorsi, il du Pérac, il Piranesi, il Canina, e tanti altri, fino quasi ai nostri giorni, hanno immaginato il Mausoleo come un alto basamento di pietra, sormontato da vari ordini rientranti, e sorreggente un altissimo tumulo di terra piantato di cipressi, che raggiungeva l'altezza di oltre 40 metri.
Non c'è dubbio che il monumento era costituito nella parte inferiore da un grande basamento circolare di ottantasei metri di diametro, rivestito di lastre di travertino, alto circa dodici metri. Al disopra di questo basamento circolare verdeggiava un tumulo coperto di alberi, in mezzo al quale sorgeva un secondo ordine architettonico, di diametro assai minore, contenente forse una cella superiore, e sormontato dalla statua di Augusto.
L'ingresso era fiancheggiato da due obelischi, che, come è noto, furono ritrovati in pezzi nel secolo XVI, e rialzati uno da Domenico Fontana dietro l'abside di Santa Maria Maggiore e l'altro, oltre due secoli dopo, da Pio VII, in Piazza del Quirinale. Che cosa rimane di questa ingente mole che sovrastava la pianura del Campo Marzio, e doveva dominare nel pa norama di Roma?
Il basamento anulare rivestito di pietra, che partiva da un piano circa cinque metri più basso di quello stradale odierno, quasi certamente, avendo perduto il suo rivestimento di travertino, apparirà non più alto di dodici metri; l'altezza cioè appena del primo piano di un palazzo. Del corpo centrale superiore rimangono dei resti, visibili nel cortile interno di via dei Pontefici e nei corridoi circolari dell'anfiteatro, non più alti in totale di quindici o sedici metri dal piano di oggi.
A riparare a questo aspetto di poca grandiosità che il monumento verrà a presentare, non c'è che un mezzo; e cioè la ricostruzione del tumulo marmoreo. Questo tumulo, piantato coi verdi cipressi descritti da Strabone, circonderebbe, senza nasconderli, i resti del secondo portico centrale, e così il Mausoleo, senza poter raggiungere l'altezza che aveva in origine, quando la seconda cella superiore era integra, potrebbe mostrarsi tuttavia con un effetto sommainente pittoresco, e costituire uno sfondo bellissimo delle nuove vie che si dirigevano verso di esso.
E all'ingresso dovranno collocarsi le copie delle tavole di bronzo che vi erano in antico, sulle quali era inciso il celebre testamento di Augusto, Index Rerum a Se Gestarum, a noi note attraverso la copia che è nel tempio di Ancira in Asia Minore.
Quando, morto Augusto, secondo racconta Svetonio, fu aperto il suo testamento vi si trovò tra l'altro un sommario della sua vita, fatto per essere inciso in bronzo davanti al suo Mausoleo. Di esso furono inviate copie in tutte le provincie, e in varie città si volle riprodurre il memorabile scritto.
[...]
Antonio Muñoz, Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma
1935
Il Mascherone della fontana di Campo Vaccino (già ricollocata al Porto Leonino e alla sua demolizione depositato nei magazzini comunali) viene riutilizzato da Antonio Munoz per creare una nuova fontana (aggiungendo un antica vasca termale romana) presso il muro del Giardino degli Aranci a Piazza d'Illiria.
1/1935
La salma del pittore Antonio Mancini, viene traslata dal Cimitero del Verano alla nuova tomba realizzata da Antonio Munoz a Sant'Alesssio.
21/4/1936
Il Duce Mussolini e il soprintendente Munoz visitano il uovo Parco di Traiano.
1937
A seguito delle demolizioni dell'Anfiteatro Correa, partono gli scavi archeologici a cura di Guglielmo Gatti. Le osservazione diretta del monumento, dopo essere stato liberato dalle sovrastrutture dell'Auditorium, confermano il precario stato di conservazione delle murature antiche e impose ad Antonio Muñoz (incaricato di occuparsi della sistemazione del rudere), maggiore cautela nella redazione del progetto definitivo. In due disegni, ipotizza inizialmente di lasciare il rudere nello stato in cui si presentava dopo i lavori di sbancamento, senza la ricostruzione del cono arboreo.
Il progetto definitivo risarcisce le murature diroccate senza ricostruzioni arbitrarie; l'anello inferiore viene raccordato a quello superiore da una scarpata su cui si piantano cipressi, ripristinando le zone verdi esistenti in origine secondo fonti antiche.
Il monumento si rapporta con il vuoto della piazza e con gli edifici porticati che la circondano, proiettandosi in una dimensione atemporale, metafisica. Le linee informatrici dell'intervento erano state fornite indirettamente dallo stesso Mussolini che in un discorso del 1925 affermava che «i monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine». Si trattava quindi di adottare il metodo del diradamento urbano, sostenuto da Gustavo Giovannoni, liberando i monumenti antichi dalle sovrapposizioni di epoche diverse.
Una risposta adeguata alle esigenze scenografiche, celebrative del regime; l'alto contenuto simbolico del monumento, in quanto sacrario del fondatore dell'Impero romano, Augusto, veniva inoltre strettamente correlato alla adiacente Ara Pacis che, in quegli stessi anni, veniva restaurata e collocata tra la piazza e il lungotevere.
21/4/1940
In occasione del Natale di Roma, il Duce Mussolini inaugura il nuovo pavimento di Piazza del Campidoglio, che sostituisce la precedente sistemazione, costituita da semplici guide radiali in travertino che, partendo dalla statua imperiale suddividevano l'ovato in otto settori. La nuova pavimentazione stellare è realizzata, su iniziativa di Antonio Munoz, in base a un'incisione del 1567.
Viene inoltre inaugurato il nuovo collegamento tra Palazzo Senatorio e quello dei Conservatori.
21/4/1940
In occasione del Natale di Roma, il Duce Mussolini inaugura il nuovo pavimento di Piazza del Campidoglio, che sostituisce la precedente sistemazione, costituita da semplici guide radiali in travertino che, partendo dalla statua imperiale suddividevano l'ovato in otto settori. La nuova pavimentazione stellare è realizzata, su iniziativa di Antonio Munoz, in base a un'incisione del 1567.
Viene inoltre inaugurato il nuovo collegamento tra Palazzo Senatorio e quello dei Conservatori.
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