Ettore FerrariScultore
Nascita: 25/3/1845 Roma
Morte: 19/8/1929 Roma
Cronologia12/10/1870
Si costituisce per iniziativa di artisti romani e stranieri residenti a Roma, l’Associazione Artistica Internazionale, con sede nel palazzo Torlonia a via Margutta, nel salone creato nell'area dell'ex Teatro Alibert.
La commissione incaricata di redigere il primo Statuto è composta dallo scultore Ettore Ferrari, presidente eletto è Baldassarre Odescalchi.
Scopo della Società è "l'incremento delle arti rappresentative e a tal fine, si propone innanzitutto di realizzare a Roma un’esposizione permanente di Belle Arti, di creare una biblioteca, una sala di conversazione, scuole serali di nudo e di costume, organizza esposizioni serie e umoristiche, vendite di bozzetti e quadri a beneficio dell’associazione".
2/1877
Festa di Carnevale a Roma
"I carri che piacquero di più rappresentavano le quattro stagioni, e son dovuti a bravissimi pittori. L'inverno, il migliore, è stato ideato dal Tiratelli; la primavera, dal Joris; l'autunno, dallo Scomparini e l'estate dal Jacovacci. Gli scultori Ferrari e Cencetti han fatto il Carro delle Sirene, montato da artisti. Un altro carro molto applaudito fu quello del Trionfo di Cristoforo Colombo, del pittore Ethienne; la statua fu fatta da Ercole Rosa; molte parti della decorazione dipinte dal Marchetti con gusto squisito. Delle stoffe di prezzo e degli abbigliamenti originali venivano in dossati dai selvaggi che circondavano il globo.
Un bel giorno questo carro si trasformò în un elegante baldacchino giapponese. I due soldati spagnuoli e i Pelli-Rosse che accompagnavano Colombo (al secolo, marchese Scarampi) si tramutarono in Daimios vestiti con stoffe autentiche e ricchissime. Dovunque passava questa superba imitazione del mundo orientale unanimi scoppiavano gli appla Dal modo di sapersi truccare tanto caratteristicamente, tutti hanno riconosciuto ne' personaggi, che popolavano il carro, degli artisti di prim'ordine, quali il pittore Marchetti, il Rosa, scultore, ece.
La pagina dei carri finisce con un pulcinella strascinato dagli aquilotti che comparvero più volte sul Corso, e si movevano così bene da destar l' ammirazione generale."
5/1882
Progetti premiati per il Monumento a Vittorio Emanuele II
Il verdetto nel concorso del monumento a Vittorio Emanuele in Roma ha messo tutto in rumore il campo artistico ove siamo certi di soddisfare in viva e giusta curiosità dei lettori pubblicando i disegni dei tre progetti premiati. Lo facciamo senza entrare nella questione del merito dei progetti e della giustizia del verdetto che li ha distinti, giacché coll'agitazione che si è sollevata nel mondo artistico non si potrebbe tentare di farlo che in presenza di tutti, o almeno d'una gran parte dei bozzetti, disegni e acquerelli presentati dai 293 concorrenti.
Il primo premio, nel suo insieme sarebbe uno specchio di piazza del Plebiscito di Napoli, o in Roma un secondo piazza di San Pietro, più castigata, più secondo le sane regole dello stile classico e più piccola; al posto della grande facciata della basilica, c'è un arco di trionfo di buona riminiscenza romana, al posto dell'obelisco vi è riportata, un poco modificata, la forma della colonna traiana, come a Parigi nella Piazza Vendôme.
La scultura ha molta parte decorativa in questa grande scena architettonica. Cinquantuna statue sono distribuite sull'attico dell'emiciclo e sull'arco trionfale; quattro bighe, di quelle usate dai Romani nelle corse dei circhi, con audaci facciali cavalli di bronzo, stanno ferme alle due testate dell'emiciclo e ai due lati del fastigio dell'arco. Vittorio Emanuele, naturalmente vestito alla moderna in tunica d'ordinanza nel 1859, è campato nello spazio ad una grande altezza; appié della colonna otto statue ne circondano la base, quattro fontane compiono la decorazione del concetto architettonico. La fascia che gira a spirale la colonna dovrebbe essere di bassorilievi rappresentanti i fatti delle guerre dell'indipendenza e unità d'Italia. Una variante, che è quella ammessa dalla Commissione aggiudicatrice, sostituisce ipse deccrare la piazza alla colonna Traiana, Vendôme o trionfale che dir si voglia, la statua equestre di Vittorio Emanuele. La parete del portico dell'emiciclo è coperta di pitture, distribuite, sembra, in tante storie quante sono le arcate, come si vede ordinariamente nei chiostri monastici.
Tale è il progetto che ha ottenuto il primo premio e che è ideato come da impiegarsi a sistemare col monumento a Vittorio Emanuele la piazza di Termini. Ne è autore il sig. Enrico Nenot, giovane architetto che non ha ancora raggiunto i 29 anni, che ha compiuto tutto il suo corso di grand prix de Rome all'Accademia francese di Belle Arti di Villa Medici, e che si è fatto onore nel Belgio riportando un primo trionfo fuori della sua patria ad un concorso per un progetto di scuola da costruirsi nel comune di Hoey, fabbrica della quale gli fu inoltre affidata la costruzione.
Il Nenot, nel 1880 compì un viaggio di studio a Delo, Smirne, Bairuth, Balbek, Damasco, Gerusalemme e Jaffa, passò poi in Egitto, e visitò il Nilo sempre facendo rilievi, copiando particolari, cercando impressioni dirette dell'arte antica. Di ritorno da questo viaggio si applicò al concorso del monumento; sotto l'impressione dell'arte classica e sotto il predominio degli studi accademici compì il suo lavoro. Al momento di mandarlo all'esposizione egli scriveva al suo amico, l'architetto Beltrami, assistente all'Accademia di Brera in Milano: "La respect pour le vieux l'a emporté, ai-je eu tort?" chi lo sa?
Il verdetto della Commissione gli ha risposto dando il premio di 50 mila franchi al progetto nel quale predomina la respect pour le vieux, senza la menoma velleità di oltrepassare questo sentimento artistico-scolastico.
Il secondo progetto è meno facile a descriversi; è una gran macchina nella quale al di sopra di un apparato di esedre, scale, piattaforme, parapetti, è sotto un arco di trionfo, in una grande nicchia, tra due ali d'un colonnato dorico, grandeggia colossale come i... Vittorio della fontana di Trevi la figura di Vittorio Emanuele seduto. Ai suoi piedi il bassorilievo della base dell'arco di trionfo, dall'interno all'esterno si cangia in forte rilievo; in alto in tutto l'Elevato termina le due opposte sporgenze della facciata con due gruppi equestri: a sinistra con un Garibaldi a cavallo, a destra con un generale dell'esercito, alludendo alla dualità dei mezzi coi quali sotto gli auspici di Vittorio Emanuele si è compiuta la liberazione e l'unità d'Italia. Oltre a questa massa di figure di grandissime proporzioni, disposte come due cori ai due lati del colossale Vittorio Emanuele, si contano in questo progetto, un cinquantasei statue, sette gruppi colossali, e una dozzina circa di bassorilievi grandi, senza contare quelli delle piccole specchiature di pilastri, pilastrini, mozzelloni, ecc. Delle pitture sotto il colonnato e due iochi aprii dello spettacoloso apparato di scalee maestose, compiono il progetto dei signori Ferrari e Piacentini cui la Commissione ha creduto degno col premio di 30 mila lire.
Il terzo progetto ricorda quello del Guidini di Milano per le Cinque Giornate, o lo stile ha qualche reminiscenza del fiorimento del progetto Beltrami per lo stesso concorso. È un pilone colossale che maschera l'idea della colonna trionfale di Traiano, è una riunione di parecchi monumenti per farne uno solo e sarebbe destinato a sorgere nella Piazza Venezia, sistemata, facendo il pendant del palazzo dell'antica ambasciata della repubblica veneta. Abbasso, Garibaldi ha il suo monumento assieme a Bixio, non so chi altri abbia l'uguale onore, e chi quello di star solo equestremente appié del gran pilone. In cima a questo, ad un'altezza prodigiosa sorge il gruppo colossale di Vittorio Emanuele che leva in alto la bandiera d'Italia. Il progetto del signor Galletti ha avuto il terzo premio di 20 mila lire.
La Commissione, oltre al concedere questi tre premi, ha raccomandato altri dieci progetti per un largo compenso dichiarando nello stesso tempo di non poter consigliare per l'esecuzione né i tredici distinti, né nessun altro progetto. La premiazione e l'esecuzione sembrano partiti contradditori, ma si spiegano facilmente.
Le norme della legge votata in Parlamento obbligavano la Commissione a premiare i tre progetti che rispetto a tutti gli altri presentati non giudicasse migliori, non tenendo conto se fossero o meno da consigliarsi per l'esecuzione, purché stessero nei limiti della spesa fissata dal Parlamento, prescrivendo inoltre di suggerire il progetto da eseguirsi se a suo giudizio si trovasse tra quelli mandati al concorso. Il limite della spesa era la sola condizione sine qua non, per i premi da concedersi. Si assicura che i tecnici della Commissione hanno riscontrato stare in quei limiti tutti i progetti premiati, solo escludendo la colonna trionfale per il progetto Nenot, che, come s'è detto, ne sarebbe uscito, o adottando per esso la variante del gruppo equestre che resterebbe in quei limiti.
È noto qual subisso di ire, sdegni e recriminazioni ha suscitato il verdetto della Commissione, accusata d'aver scelto precisamente i meno lodevoli per dimostrare che il concorso non è possibile, e che l'opera va data brevi manu ai più bravi. Questa accusa che riguarda le intenzioni non è discutibile, e si riferisce soltanto per dare un'idea del grado cui è giunto il malcontento.
Alcuni egregi artisti, disinteressati nel concorso, osservando che la Commissione non ha trovato da indicare nessun progetto per l'esecuzione, e si è dovuta limitare a scegliere i migliori, — s'intende migliori artisticamente — sostengono che premiando quei tre ha fatto torto ad altri progetti che al pari dei tre non essendo da adottarsi per l'esecuzione, sono però di gran lunga superiori per merito artistico, e tra questi si cita la piramide con gruppi colossali dell'Amendola, progetto di cui si loda come bella e di creazione propria artistica la folla statuaria che gira attorno al monumento.
Ma ciò che ha principalmente destato più ire e sdegni è stata la premiazione del progetto Nenot.
Il pubblico è talmente abituato a sentir gridare contro i verdetti dai giurì di Belle Arti che, naturalmente, s'aspettava l'esito scoppio immancabile qual si fosse il progetto, qual potesse essere l'artista premiato. Questa volta però il concorso offriva un elemento nuovo, il premiato è uno straniero, è un francese. Con questi chiari di luna russa e marsigliese, fosse anche il progetto Nenot un'opera di genio, — ed è tutt'altro veramente, — il caso degli artisti non premiati avea tutte le probabilità di vedersi ingrassato per face di patriottismo.
Difatti allo scatto delle ire fu lanciato contro la Commissione un grossissimo sasso, sostenendo che la terribile accusa d'aver dato uno schiaffo all'arte Italiana. L'ILLUSTRAZIONE, sino da quando si è discusso al Parlamento lo schema di concorso, non ha mancato di combattere l'idea veramente barocca di un concorso mondiale per un monumento nazionale. Si possono ammettere gli stranieri ad un concorso per una chiesa, per una piazza, magari per un monumento a Dante, ma esporre i che so io, monete, per esempio, possa darci il merito a noi Italiani per il monumento da innalzare a Vittorio Emanuele destinato a celebrare il più grande avvenimento della storia d'Italia, ci è sempre parso, ci sembra tuttora e ci sembrerà anche se dovesse avere per risultato di darci un bel monumento, il più strano della idee.
Questa che era una ragione prepotente contro il progetto di programma, non è più una ragione contro il progetto premiato nel programma d'un'Esposizione mondiale.
S'è premiato un giovine francese di meno di 29 anni, e perché non potea esser premiato un allievo dell'Accademia di Vienna, uno slavo ecc. di Praga, o ecc. di Zagabria, un giapponese di Jeddo, uno di quegli abitanti delle isole Sandwich che il re Kalakaua di quella contrada manda a istruirsi in Europa. Aperti a tutti quel concorso, potea esser vinta da chiunque.
Gli italiani non si son mossi per quel supposto schiaffo; è da prevedersi che non si muoverà l'Europa intera, anzi il mondo, dopo che, estendendo la figura retorica, si è detto: ma che l'Italia tutte le nazioni concorrenti han ricevuto lo schiaffo dal verdetto della Commissione!
Un artista di quelli che non prendono la parola per tutti coloro che protestano, lagnandosi d'altra questione, solo pochi giorni prima che uscisse il verdetto, scriveva in un lungo articolo quasi a tribunale sopraffino i giudizi artistici in Commissione permanente del Ministero d'Istruzione pubblica per le Belle Arti, e ne citava i componenti, mezzo uno, con ossequiose e quasi entusiastiche lodi.
Ebbene: quei membri della Commissione permanente, sono stati o doveano essere tra i più influenti nella Commissione del Concorso pel Monumento a Vittorio Emanuele, nella quale i nomi artistici, naturalmente, non avranno fatto altro che dividere la critica dei giurati, artisti, che poi, se non tutti, i più, sono i soliti giudici artistici, a torto o a ragione, non è il caso d'indagare, ma generalmente bene affiatati cogli artisti, e sanno tutti come eccoli dall'arto tenenti occupati a correre tutto l'anno dal Po all'Arno, al Tevere, sulle rive del Sebeto, a giudicare di tutti e di tutto?
Giorni prima adunque del verdetto, baci, sino all'ultimo momento, sulla Commissione, a motivo degli artisti che ne formavano l'elemento moralmente più ponderante, era una Commissione secondo i voti e i desideri di chi dovea poi protestare; solo appena uscito il verdetto la Commissione decadde nella stima degli spettatori. La scena cambiò come in una feerie e quei membri preponderanti, dagli stessi che li avevano prima invocati quasi come oracoli, erano maltrattati con tanto poco rispetto con quanto ossequio si erano inchinati giorni prima.
Il pubblico vorrebbe pure orientarsi in arte guardando gli artisti, ma son tali voltate e rigiri d'ago magnetico, ci perde ogni fiducia. Può consolarsi intanto nel fatto che i premi concessi dal giurì non toccano alla questione del monumento da farsi.
Il progetto del Nenot non ha più probabilità d'essere eseguito che non ne abbia il progetto De Nitia o compagni, il Guidini e compagni, il Ferrari e soci, o di Cecconi, solo e di Amendola solo.
A proposito di proteste per monumenti a Vittorio Emanuele, il pubblico non sarebbe invece rimasto sorpreso di una rimostranza verso il Reale che veniva ricevuto 30 mila lire d'anticipazione per l'esecuzione del monumento da alzarsi al gran Re in Milano, o un'altra egregia somma, dicansi, per quello di Venezia, dopo tanto tempo non ha ancora trovata l'ora della ispirazione propizia a permettersi all'opera né per l'uno né per l'altro e con olimpica serenità resiste alla sollecitazione d'ogni sorta che gli vengono fatte in proposito, senza trovarsi, come fu il Leonardo da Vinci, quando faceva la statua dello Sforza, impegnato in studi di fortificazione e di canalizzazione.
Di queste lagnanze, non poetiche perché i poeti non sono mai stati vittima di migliaia di lire anticipate, di queste lagnanze artistiche, i primi a risentire gli effetti col rimbalzo sono gli artisti e ne hanno avuta una prova nel famoso capitolato del R. Commissariato per la liquidazione dell'asse ecclesiastico di Roma, il quale per dodici statue da rimessi nell'atrio della Basilica di San Paolo, ha stabilito che al momento della firma, prima di ricevere tremila lire di anticipazione pel modello in gesso, ciascuno dei 12 artisti, doveva cauzione di 15 mila lire sulla 20 mila cui ammonta la cifra del contratto.
Gli artisti si sono risentiti tanto di questa clausola di capitolato, ebbene è assai probabile una cosa: cioè che mentre si prendano tanto a cuore i loro interessi e diritti, gli artisti non si danno il menomo pensiero degli interessi e diritti delle amministrazioni che per opere d'arte trattano con essi d'affari, la diffidenza del Commissariato dell'asse ecclesiastico diventerà forse una regola per quelle amministrazioni; sarà un precedente, un esempio che potrà trovare imitatori. E una bella cosa la solidarietà degli artisti, ma dev'essere come una medaglia, deve avere il suo dritto e il suo rovescio.
L. Chirtani.
9/6/1889
A Campo dei Fiori viene inaugurato il monumento a Giordano Bruno. A differenza di quanto aveva espressamente chiesto Cavallotti nel suo intervento alla Camera, non era presente nessun ministri o esponente del governo. Partecipa un folto gruppo di liberi muratori, anarchici repubblicani e anticlericali. "In fondo alla piazza si vedeva un ampio stendardo bianco colla seritta: “Giovedì, 17 mattina, in Campo di Fiori fu abbruciato vivo quello scellerato frate domenicano da Nola”; parole, queste, tolte dagli avvisi che a quel tempo furono affissi per Roma. Un palco speciale era per il Sindaco (Alessandro Guiccioli), e per îl Consiglio municipale. V'erano mclti deputati e senatori. Alle 11.30 arrivarono le prime rappresentanze. Il corteggio formato dalle rappresentanze delle varie province d'Italia, degli studenti, delle logge massoviche, colle innumerevoli baudiere, colle bande musicali presentava un bellissimo effetto. I soldati presentarono le armi al corteggio. Sotto un sole scottante avvenne lo scoprimento, poi la consegna, e quindi si pronunciarono i discorsi. Lo scoprimento fu seguito da una imponente ovazione allo scultore Ferrari. Lo studente Basso fece con poche parole di circostanza la consegna del monumento al sindaco di Roma. Parlarono poi il sindaco di Nola, e il professor Giovanni Bovio. Entrambi farono applauditi. Dopo i due discorsi la cerimonia, ordinatissima, era finita."
20/9/1895
Celebrazioni per il XXV anniversario della Presa di Roma:
"Venerdì, l'Italia celebrerà il 25° anniversario della breccia di Porta Pia, di Roma nostra, di Roma capitale. Da più giorni, Roma è mutata. Nonostante il caldo, sì lavora dappertutto. Si accomoda la via Nomentana; si erige una colonna commemorativa della breccia di Porta Pia sul corso d'Italia; si terminano i lavori al monumento a Garibaldi sul Gianicolo; si approntano i monumenti a Cavour, a Minghetti, ai fratelli Cairoli, a Pietro Cossa: si apre il ponte Umberto; si sistema buona porzione dei Lungo Tevere; si puliscono le immagini degli uomini illustri che stanno al Pincio....
Fra gli adornamenti dell'eterna città primeggia il magnifico ponte Umberto che il 20 corr. verrà aperto alla circolazione: e con esso la colonna commemorativa di Porta Pia. Le associazioni liberali di Roma, riunite, deliberarono che la colonna commemorativa sia inaugurata venerdì 20, alla stessa ora în cui ebbe luogo la memoranda breccia, cioè alle ore 10 del mattino. Sulla colonna si poserà un statua della Vittoria in bronzo, opera dello scultore Giuseppe Guastalla, allievo del Ferrari (presso la breccia di Porta Pia, accanto a quelle già poste del 1871, verrà anche collocata una nuova lapide con il nome dei caduti)
Innumerevoli le feste che sono stabilite; fra cui i congressi: la gara generale di tiro a segno al Poligono; la luminaria, colla famosa girandola che, quest'anno, rappresenterà un monumento commemorativo dell’unità italiana; îl congresso ginnastico, il congresso delle cooperative, il congresso degli insegnanti, il congresso medico, il congresso militare...".
27/9/1895
Grazie al contributo dei cittadini e del Comune di Roma, viene inaugurato un monumento a Pietro Cossa in piazza Sant'Elena, oggi Largo Arenula. "Nel largo di via Arenula s'inaugura il monumento a Pietro Cossa, una rassomigliante; alta tre metri, dello scultore Adolfo Sanguinetti. L'architetto Ettore Bernich cooperò per la base. Parlano alla cerimonia: per primo Ettore Ferrari, presidente del Comitato; poi il sindaco Ruspoli, quindi il ministro Baccelli, amico personale del poeta."
1902
Ettore Ferrari, Giulio Aristide Sartorio, Ernesto Basile, Cesare Maccari, Ettore Ximenes ed altri fondano l'Associazione Nazionale per l'abolizione delle Accademie di Belle Arti e per la nuova «pedagogia artistica, sodalizio antiaccademico contro la cristallizazione dei Saperi dell’Arte.
15/2/1904
Ettore Ferrari eletto Gran Maestro della massoneria.
24/5/1904
Accomunati dal gusto di ritrarre dal vero la natura, Cesare Biseo, Giuseppe Cellini, Ettore Ferrari, Paolo Ferretti, Edoardo Gioja e Alessandro Morani, riuniti a tavola al Pozzo di San Patrizio sulla via Nomentana, fondano il sodalizio dei Vassalli della campagna romana. La loro attività era rappresentata dalla gita domenicale in aperta campagna armati di tele e di pennelli - che si concludeva allegramente in trattoria, dove il dipinto più bello era premiato col rimborso del viaggio e del pranzo e con l'omaggio di un ferro di cavallo.
1906
Ettore Ferrari viene nominato presidente del Regio Istituto di belle arti in Roma.
4/7/1907
Commemorazione del centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo con inserimento alla base marmorea del monumento, di una corona con dicitura nello sfondo “O Roma O Morte”. Per l'occasione Ettore Ferrari, gran maestro della massoneria, fa un discorso sul manifesto del progetto liberal democratico.
4/1908
Il Comitato per le feste commemorative della proclamazione della Capitale d’Italia, invita gli architetti romani a presentare un progetto per il nuovo palazzo di Belle Arti.
"I sei architetti invitati erano: Giulio Magni, Guido Cirilli, Marcello Piacentini, Cesare Bazzani, Giovanni Battista Milani, Filippo Galassi. Il Galassi si ritira dal concorso.
La Commissione giudicatrice è composta: del presidente del Comitato, conte di San Martino, e degli architetti Camillo Boito, Guglielmo Calderini, Giulio Podesti; degli scultori Emilio Gallori, Ettore Ferrari, Giuseppe Guastalla, dei pittori Cesare Maccari e Aristide Sartorio e del commendatore Corrado Ricci.
Dopo lunga discussione sui due progetti del Bazzani e del Piacentini che avevano maggiormente attirata l’attenzione (dei giudici, ritenuta inattuabile la proposta da molti appoggiata di incaricare ambedue gli architetti di redigere insieme un progetto definitivo, si venne alla votazione dalla quale riuscì vincitore il Bazzani.
Al Piacentini fu assegnato un premio speciale in considerazione dei pregi del suo progetto.
Fu pure valutato con molta distinzione il progetto del giovine e valente architetto Cirilli, allievo ed intimo cooperatore del compianto architetto Sacconi.
Il nuovo palazzo sorgerà in un'area situata fuori Porta del Popolo, a destra, tra la Villa Borghese e la Villa di Papa Giulio, in modo da formare un'unica passeggiata d'arte.
L'area veramente è stata molto bene scelta, ed i ciò va tributata lode all'Istituto Internazionale d'Agricoltura che l'ha suggerita."
24/6/1908
Nel corso della gran loggia annuale del Grande Oriente d'Italia, il gran maestro Ettore Ferrari propone la censura all'indirizzo di quei parlamentari aderenti alla massoneria che si erano rifiutati di votare alla Camera dei deputati la mozione del socialista riformista Leonida Bissolati, volta ad abolire l'insegnamento della religione nella scuola elementare. Il Sovrano gran commendatore in pectore del Rito scozzese antico e accettato Saverio Fera, pone il veto formale contro la proposta di censura. Lo scontro arriva fino alla scissione, nel seno del Supremo Consiglio d'Italia.
16/2/1911
Grazie ad una sottoscrizione internazionale, il Gran Maestro della Massoneria Ettore Ferrari, tramite la società Urbs (appositamente costituita dal Grande Oriente d'Italia) acquista definitivamente per un milione e 55 mila lire il Palazzo Giustiniani.
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