Vittorio Emanuele III di SavoiaNobile
Nascita: 11/11/1869 Napoli
Morte: 28/12/1947 Alessandria d'Egitto
Re d'Italia (dal 1900 al 1946), imperatore d'Etiopia (dal 1936 al 1941, anche se la formale rinuncia al titolo è del 1943), primo maresciallo dell'Impero (dal 4 aprile 1938) e re d'Albania (dal 1939 al 1943). Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II.
Cronologia14/3/1878
Rassegna delle truppe al Macao per il Natalizio del Re umberto I.
"Il 14 marzo l'Italia solennizzò il giorno natalizio del suo giovane re. Per espresso desiderio di lui vennero ommesse nelle grandi città tutte le festività consuete in queste circostanze, che avrebbero potuto turbare la mestizia, il lutto nel quale per la morte di Vittorio Emanuele sono ancora assorte la reale famiglia e l’Italia: perciò non altre pompe v'ebbero che quelle eselusivamente militari.
Bellissima specialmente riusci a Roma la rassegna delle truppe di presidio, passata da re Umberto al Macao. Comandava le truppe il generale Bruzzo, quegli che or ora venne chiamato al ministero della guerra. È un bello e fiero soldato il soldato italiano, e spettacolo che rinvigorisce l'animo è il veder sfilare le compatte schiere dei fanti, i baldi lancieri, i bersaglieri veloci e, come esclama l'Aleardi, dire: « Son nostrì! » Alla rassegna. assiste vano, în carrozza, la regina Margherita e il principe di Napoli col principe di Carignano. A cavallo, tra i generali; trovavasi anche il principe Amedeo allora allora ritornato da Vienna. Dopo la rassegna la folla segui i reali d'Italia sino al Quirinale, dove li acclamò."
1/2/1879
Il 1 febbraio ebbe luogo la solenne cerimonia della investitura del principino di Napoli come cavaliere del Toson d'Oro. Ecco la descrizione che ne dà persona bene informata:
Alle 2 pom il cav. Brenda maestro di cerimonie di Sua Maestà il Re accompagnava, in due vetture di gran gala al Quirinale, i membri della Legazione di Spagna, che portavano la collana e il diploma dell'Ordine. Nella sala del Trono si trovavano già adunati tutti i dignitari della Casa Reale e le Dame della Regina in abito e manto di Corte. V'erano pure la contessa di Coello e madama de Ojeda. Alle due e un quarto entravano nella sala le Loro Maestà il Re e la Regina e S. A. Reale il Duca di Genova, giunto in Roma per fare da padrino al Principe di Napoli.
Il conte di Coello, ministro di Spagna e incaricato dal suo Sovrano della graziosa missione, appena introdotto alla presenza delle Loro Maestà, rimetteva nelle mani del Re la lettera con la quale si comunicava la nomina del suo augusto figlio a cavaliere del Toson d'Oro ed esprimeva la soddisfazione di aver partecipato ad un atto destinato a stringere i legami che uniscono le due Dinastie e le due nazioni. Dopo alcune brevi parole di Sua Maestà il Re, il Duca di Genova, seguito dal ministro di Spagna e dal prefetto di palazzo, passò nella sala vicina dove si trovava il Principe di Napoli. Ivi ebbe luogo la prima parte della cerimonia d'investitura. Il Duca di Genova nella sua qualità di padrino, chiese al Principe se accettava la nomina a cavaliere del Toson d'Oro di cui Sua Maestà il Re di Spagna aveva voluto onorarlo.
Il Principino, con una grazia e una disinvoltura ammirabili, ringraziò incaricando il conte Coello di farsi interprete presso il Re di Spagna della sua viva riconoscenza. Poi, condotto dal Duca di Genova, entrò nella sala del Trono e prese posto alla destra delle Loro Maestà. Allora il conte di Coello, conforme agli Statuti dell'Ordine, prima di consegnargli il titolo, chiese a S. A. R. se era già stato armato cavaliere e avendo ricevuta risposta affermativa, tolse la collana de Toson d'Oro dal cuscino recato dal primo segretario della Legazione e la rimise nelle mani del Re.
S. M., nel investire il Principino dell'Ordine insigne gli rivolse in francese le seguenti parole: "L'ordre reçoit Votre Altesse Royale en son amiable compagnie, en signe de quoi elle remet à Votre Altesse Royale ce colier. A Dieu plaise que Votre Altesse puisse le porter de longues années pour votre honneur et sa gloire." Il Re diede allora l'accolade al Principe, mentre il Ministro di Spagna gli consegnava il diploma reale.
Così finì la cerimonia alle ore 3. La sala del Trono pareva anche più magnifica del solito per l'ornamento di quella folla elegante, ricca, splendida. Sua Maestà la Regina vestiva un abito stupendo, e tutte le Dame della Corte e della Legazione di Spagna, in toilettes di gran lusso, scintillavano di gemme e di diamanti. Il Re e i suoi dignitari portavano decorazioni di Spagna: i membri della Legazione Spagnuola quelle d'Italia.
20/11/1880
XIX compleanno della Regina Margherita:
"In occasione del ventinovesimo natalizio della Regina, la città di Roma era imbandievata. La Regina ricevette i ministri, i presidenti del Parlamento, le Case civile e militare, lo dame di Corte, il Prefetto, le Deputazioni provinciale e comunale, ed altri personaggi.
La sera un banchetto di famiglia al Quirinale assisterono lo dame d'onore. Vi furono musiche e illuminazione. Giunsero telegrammi al Qui rinale da tutte lo parti del regno. prosentanti omaggi. Numerosi telegrammi provincie amiunziarono che fu festeggiato il natalizio con Concerti è illaminazioni.
A Roma, in quella sera la città era illumninata: Corso ed in piazza Colonna folla straordinaria. Alle 8 comparve il concerto municipale; la folla chiese subito l'inno reale che fu eseguito e replicato duo volte fra grandi applausi.
D'un tratto alcuni giovanotti gridarono: Al Quirmale! Detto fatto. Fu chiesta ed ottenuta una grando bandiera, il concerto municipale si mise anche esso in marcia, e la folla dei dimostranti, al suono della marcia reale, si recò alla piazza del Quirinale.
Quivi nuove grida entusiastiche, nuove acclamazioni. La Regina comparve poco dopo sulla loggia del Quirinale, insieme al Re ed al Principe di Napoli; il popolo non cessava d'applaudire.
Le insistenti acclamazioni obbligarono la Regina a presentarsi altre due volte a ringraziare. Poi la folla dei dimostranti, sempre preceduta dalla musica, ritornò in piazza Colonna. Anche nei teatri principali fu chiesto ed eseguito fra grandi applausi l'inno reale."
18/6/1882
Alla rivista per la Festa dello Statuto, il princine ereditario viene presentato per la prina volta all'esercito. Nell'occasione della festa, il Re umberto I pone la prima pietra d'uno degli edifizi di piazza Vittorio Emanuele:
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
La festa dello Statuto si solennizzava un tempo nel mese di marzo, proprio all'anniversario della promulgazione dello Statuto.... Fu proposto ed accettato dal Parlamento che la festa fosse rimandata alla prima domenica di giugno, cioè ad una stagione nella quale, secondo il proponente, non sarebbe piovuto neppure a volere. Ma le predizioni metereologiche del governo furono fallaci come lo sono quelle del successore di Mathieu de la Drome, e per un lungo seguito d'anni avendo qualche cosa da bagnare bastava metterla fuori della finestra il giorno dello Statuto. O prima o dopo era pioggia sicura, e se non guastava la rivista della mattina annacquava di certo l'olio preparato nei bicchierini per l'illuminazione della sera.
Quest'anno, un gran lutto nazionale avendo fatto ritardare di quindici giorni la festa nazionale, sono state sventate le cabale metereologiche, e la commemorazione dello Statuto è stata illuminata dal più bel sole del mondo. Da tutte le parti d'Italia hanno mandato a dire alla capitale che la giornata è stata da per tutto bellissima, e dalla capitale hanno fatto sapere alle sessantanove provincie del regno che si son divertiti dalla mattina alla sera e tutto è andato benone.
Alla rivista non è stato il signor di Keudell l'oggetto della universale ammirazione: la sua uniforme bianca di corazziere della guardia, eguale a quella del principe di Bismarck, s'ammira ormai da sette anni e non può più parer nuova a nessuno. L'ammirazione di tutti è stata quest'anno per il principe di Napoli a cavallo, in uniforme d'allievo del collegio militare, che ha galoppato accanto al Re su e giù per il piazzale del Castro pretorio, davanti le cinque linee sulle quali erano schierate le truppe. I giornali romani hanno trascurato un particolare: fra le truppe passate in rivista anche dal giovine principe c'era il 3° fanteria della brigata Piemonte, ne' di cui quadri il Re suo padre è stato iscritto all'età di 14 anni.
Lo stesso giorno il Re mise la prima pietra d'uno degli edifizi che circoscriveranno la gran piazza Vittorio Emanuele nel quartiere dell'Esquilino. È un monumento che Roma edifica al gran Re aspettando che la commissione presieduta dal Depretis decida se il monumento nazionale deve erigersi al Campidoglio od a piazza di Termini. Al Campidoglio vi sono molte tradizioni storiche, anzi eroiche, e pochissimo posto: al piazzale di Termini un po' più di posto, molte meno tradizioni e grande abbondanza di polverone.
La piazza Vittorio Emanuele occuperà una grande area dove erano una volta, al principio del secolo XVIII, le ville del duca di Palombara e del duca di Nunez, ed in mezzo alla quale sorgono ancora i ruderi del Ninfeo d'Alessandro Severo e de'così detti trofei di Mario ch'erano, a' tempi dell'antica Roma, un castello dell'Acqua Giulia. Dove ora è la chiesa di S. Eusebio dicono vi fosse la villa di Mecenate; ma quando gli archeologi dicono non bisogna crederli molto sicuri del fatto loro. — Informi quel povero Foro d'Agrippa. Ha esistito? Baccelli dice sì, e Bonghi dice no. —
È certo ed indiscutibile però che presto, dove ora si ammassa il polverone e fa turbine il vento, vi sarà una gran piazza circondata di palazzi, una bella aggiunta alla città nuova sorta in questi ultimi dodici anni accanto alla Roma antica. Perchè, volere o non volere, a scosse, a spinte ed a sbalzi, ma pure in dodici anni s'è fatto molto con mezzi relativamente scarsi, e si farà moltissimo con poco di più, senza la volata lirica dell'onorevole Seismit-Doda, assessore municipale capitolino, che vuole 300 milioni da spendere pigliandoli in prestito.
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
17/12/1883
Il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo in visita a Roma. Lo accolgono alla Stazione Termini il Re Umberto I, il Principe di Napoli e il Principe Amedeo, i dignitari di corte, i ministri, il Presidente del Senato Tecchio, quello della Camera Farini e l'Ambasciatore di Germania, il Sindaco Torlomia e il Presidente del Consiglio Depretis. Dopo una tappa al palazzo del Quirinale:
"Il principe Federico Guglielmo, partito da Genova dopo la mezzanotte del 16 corrente, giunse a Roma 35 minuti dopo il mezzogiorno del 17 dicembre. Erano ad incontrarlo alla stazione il re Umberto, il principe Vittorio Emanuele ed il duca d'Aosta. V'erano altresì le presidenze delle due Camere, i ministri, i grandi ufficiali dello Stato, ed una numerosa rappresentanza della colonia tedesca, comprese parecchie signore.
Quando il principe scese dal vagone, abbracciò e baciò ripetutamente il re, poi i due principi: quindi montò con loro in una carrozza di corte, salutato dagli applausi entusiastici della popolazione affollata sul piazzale della stazione. Il Re Umberto vestiva l'uniforme di generale italiano e portava il grande cordone dell'Aquila nera. Il Principe di Napoli era in tenuta d'allievo della scuola militare ed il Principe Amedeo da generale con decorazioni. Il principe imperiale indossava l'uniforme bianca di feld-maresciallo, elmo con pennacchio bianco e nero a cascata ed il petto aveva ornato di una quantità di decorazioni, fra le quali spiccava il cordone dell'Annunziata.
L'equipaggio era di mezza gala e si componeva di sette landò, tirati da due cavalli. Uno squadrone di corazzieri apriva la marcia. Il nostro disegnatore signor Paolocci per rammentare tale importante fatto ha scelto un punto di vista nuovo e bellissimo. Esso, addossato al Quirinale, ci presenta il corteggio, che, svoltati i colossi di Fidia e Prassitele, sta per varcare la soglia del palazzo.
La Roma monumentale ci presta in questo caso uno dei suoi più interessanti panorami. Oltre il gruppo dei celebri colossi, della grandiosa fontana, alla quale sovrasta il magnifico obelisco di granito rosso trovato vicino al mausoleo di Augusto ai tempi di Pio VI, si vedono sfilare prospetticamente la facciata della villa Colonna, architettura barocca d'un effetto grandioso, la chiesa di S. Silvestro, ed in fondo, al disopra della facciata pur barocca di S. Caterina da Siena, troneggia la celebre torre delle milizie.
Al Quirinale, salito lo scalone, e traversata la grande anticamera chiamata ancora Salone degli Svizzeri, il principe incontrò la Regina sul limitare della prima sala dalla quale si accede, a sinistra, ai saloni che precedono la sala del trono, a destra, ad una galleria che conduce alla sala da ballo, a quella de' pranzi di gala, ed a tutto l'appartamento che si apre per le feste di Corte.
La Regina era circondata dalle sue dame di Corte e di palazzo, e dai principali dignitari della casa civile del Re. Il principe Federico Guglielmo che, come ognun sa, ha per la nostra Regina un affetto paterno, le strinse la mano e la baciò in fronte con effusione.
Questa è la scena intima che il nostro Paolucci ha potuto ritrarre e che riproduce con la massima esattezza l'incontro del principe con la nostra amata sovrana (pubblicato nel volume del 6 gennaio 1884).
In piazza del Quirinale la folla, sempre acclamando, volle vedere il principe Federico Guglielmo che s'affacciò, a capo scoperto, insieme al Re ed alla Regina."
18/12/1883
II giornata della visita ufficiale a Roma del Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo. A sera si volge un gran galà ufficiale a corte in suo onore:
"Alle 7 pomeridiane del 18 vi fu gran pranzo di gala al Quirinale in onore del principe imperiale. La tavola disposta per 124 commensali, era a forma di ferro di cavallo. Sedeva nel centro dalla parte esterna re Umberto, avendo a destra la signora Keudell, poi il principe Amedeo; a sinistra la signora Decrais, moglie dell'ambasciatore francese, quindi il signor di Keudell.
La regina sedeva nel centro dal lato interno avendo a destra il principe Federico Guglielmo, poi la signora Minghetti; a sinistra il principe Luigi Guglielmo di Baden, poi la signora Depretis.
V'erano tra i commensali tutti gli ambasciatori e ministri esteri con le loro signore, i presidenti delle due Camere, i ministri, la principessa di Thurn e Taxis, le dame di Corte e di Palazzo della Regina, gli ufficiali del seguito del principe che portavano le decorazioni italiane state loro conferite in quello stesso giorno dal nostro Re, e tutte le alte cariche di palazzo."
14/3/1884
Rivista militare nella Caserma del macao, in onore del natalazio del Re Umberto I.
Alle 9 e un quarto le truppe trovavansi già in ordine di parata nel campo delle esercitazioni, circoscritto entro il Macao. In prima linea erano schierati il Collegio militare e la brigata Cuneo, sotto il comando del maggior generale Filippo Pagnamenta. In seconda linea, la brigata Ravenna col primo reggimento bersaglieri: alla testa il maggior generale Csudafy. Il colonnello Adolfo Fineschi era a capo della terza linea: 15.º reggimento artiglieria, prima brigata del 3.º reggimento del Genio, e la compagnia Pontieri, del 4.º reggimento. In quarta linea: la seconda brigata del 1.º reggimento artiglieria ed il 10.º reggimento della cavalleria Lucca: sotto il maggior generale Giuseppe Colli di Felizzano.
Alla testa delle truppe si vedeva il comandante del VII corpo d'armata, tenente generale Maraldi.
Il cielo purissimo ed una temperatura mite favorirono la festa militare, assistendovi migliaia di cittadini. Tutti salutavano reverentemente il Re, il quale incedeva sul suo cavallo grave e triste. Nella mattinata erasi sparsa per Roma la notizia della morte del Sella.
16/3/1885
Grande rivista per il genetliaco del Re al Macao con la Benedizione della Bandiera della Brigata Roma:
« La rivista per il genetliaco del Re e la benedizione delle bandiere non poterono farsi a Roma la mattina del 14 a causa del cattivo tempo, e furono rinviate alla domenica seguente, 21 corrente. Tale rinvio fu causa il giorno stesso di un vivo incidente parlamentare. Il deputato Compans di Brichanteau avendone chieste spiegazioni al ministro della guerra, non parendogli il cattivo tempo motivo sufficiente, il generale Ricotti rispose non esservi altra ragione oltre quella di soddisfare al desiderio universale della popolazione romana di assistere alla rivista. Ed aggiunse che la rivista e consegna delle bandiere si sarebbero fatte un altro giorno.
Quando lo permetterà il Papa! interruppe il deputato Nicotera, facendosi eco d'una voce corsa, secondo la quale l'autorità superiore ecclesiastica rappresentata dal cardinale vicario Parocchi non avrebbe consentito di celebrare la funzione religiosa. Il generale Ricotti per dimostrare col fatto l'inesattezza di quella voce o almeno la sua fermezza innanzi al Vaticano, ordinò, col consenso del Re, che la solennità militare avvenisse la mattina del 16.
Le truppe erano disposte su quattro linee nel piazzale del Macao, nel quale erano stati preparati de' posti riservati per i rappresentanti del Parlamento, della Provincia e del Municipio, per il Corpo diplomatico e i grandi dignitari dello Stato. La prima linea, formata dal 79.° e del 7.° fanteria, in mezzo ai quali stavano gli allievi del Collegio militare, era comandata dal colonnello brigadiere Luigi Pelloux, comandante la nuova brigata Roma: la seconda, formata dall'80.° e 8.° fanteria, con al centro una compagnia di pontieri, era comandata dal maggior generale Pagnamenta, comandante la brigata Cuneo: la terza, formata dal 1.° bersaglieri, 15.° artiglieria e una brigata del genio, era comandata dal colonnello brigadiere Galleani di Sant'Ambrogio: la quarta finalmente, formata dal reggimento Cavalleggeri Lucca e da una brigata del 12.° artiglieria, ubbidiva al maggiore generale Crotti di Rossi di Costigliole comandante la settima brigata di cavalleria.
Comandava tutte le truppe il tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante della divisione di Roma; le presentò al Re il tenente generale marchese Pallavicini di Priola comandante il nono corpo d'esercito. Il Re entrò alle dieci e cinque minuti sul piazzale del Macao, insieme al principe di Napoli, seguito da un numeroso stato maggiore, nel quale risaltavano le figure dei generali Ricotti, Pallavicini, Cosenz, del signor di Keudell ambasciatore di Germania, in uniforme di capitano dei corazzieri bianchi, e degli addetti militari di Francia, d'Austria, d'Inghilterra, di Russia, di Spagna, della repubblica Argentina, del Portogallo e del Giappone, non chè della ambasciata birmana, giunta di fresco. Fermatosi davanti la fronte del 79.° fanteria, Re Umberto con voce vibrata lesse l'ordine del giorno che abbiamo riportato più sopra. Le truppe ed il popolo risposero col grido di Viva il Re.
Re Umberto ed il principe di Napoli, passando al galoppo davanti alla carrozza della Regina, che era giunta sul piazzale pochi momenti prima del Re, andarono poi a prender posto di faccia all'altare eretto sul prolungamento del portico della caserma d'artiglieria. I colonnelli Reghini e Pagliano, comandanti del 79.° e dell'80.° fanteria, portarono essi stessi le due bandiere all'altare e le presentarono a Monsignor Anzino cappellano di Corte incaricato di benedirle.
Dopo la breve cerimonia, avvenuta nelle stesse forme di sopra descritte, i sottotenenti portabandiera andarono a collocarsi sulla fronte dei rispettivi reggimenti ed il Re percorse la fronte delle quattro linee. La sfilata delle truppe si è fatta come di consueto in piazza dell'Indipendenza. La Regina ha preso posto davanti al villino de' conti della Somaglia; il Re, il corpo diplomatico e lo stato maggiore erano schierati a sinistra della carrozza Reale. I reggimenti e le bandiere della brigata Roma furono calorosamente acclamati dalla folla al loro passaggio davanti ai Sovrani ed al principe ereditario.
Le bandiere della brigata Roma sono state donate da un comitato di signore romane e consegnate al generale d'Oncieu de la Batie dalla duchessa Vittoria Sforza Cesarini nata Colonna, dama di corte della Regina, gentildonna che porta degnamente due nomi storici de' più illustri d'Italia. Le bandiere sono di perfetta ordinanza e nel puntale dell'asta sotto la lancia è incisa in caratteri minutissimi una iscrizione dettata dall'onorevole Ruggero Bonghi. »
1/1/1887
Ricevimento di Capodanno al Quirinale:
I sovrani d'Italia ricevono per consuetudine, nel primo giorno di ciascun anno, le deputazioni del Parlamento, i grandi ufficiali dello Stato, le rappresentanze della magistratura, de' corpi scientifici, dell'esercito e dell'armata, che, nell'ordine prescritto dal regolamento sulle precedenze, vanno a presentare ossequi ed augurî al capo dello Stato ed alla sua augusta consorte, che li attendono nella sala del trono circondati da tutta la loro corte.
Quest'anno ha dato particolare importanza al ricevimento del capo d'anno l'avervi assistito per la prima volta in forma ufficiale l'erede presuntivo della corona, Vittorio Emanuele principe di Napoli. Sua Altezza Reale vestiva l'uniforme di sottotenente del 1º reggimento fanteria — brigata Re — al quale grado egli è stato promosso con R. Decreto del 26 dicembre ultimo decorso, dopo aver sostenuto gli esami corrispondenti, davanti ai suoi augusti genitori, al ministro della guerra, al capo di stato maggiore generale dell'esercito ed al primo aiutante di campo del Re.
Il principe portava al collo il piccolo collare dell'ordine supremo dell'Annunziata, delle cui insegne era stato fregiato quella mattina stessa dal Re.
Umberto I era in uniforme da generale di esercito, con il collare dell'Annunziata e la gran croce dell'ordine militare di Savoja: portava sul petto la medaglia commemorativa delle campagne per l'indipendenza; quella dell'Unità d'Italia da lui istituita, e quelle d'oro al valore militare ed ai benemeriti della salute pubblica.
La regina Margherita aveva un abito di broccato chiaro ricamato d'oro, con lungo strascico: al collo dodici file di grosse perle e in capo un diadema di brillanti. Le braccia erano coperte da lunghissimi guanti.
Delle dame di corte e di palazzo erano presenti la marchesa di Villamarina, la duchessa Sforza Cesarini, la contessa di Santafiora e la contessa Taverna.
Il ricevimento durò dal tocco alle 3 1/2 pomeridiane. La deputazione del Senato rimase con i sovrani circa mezz'ora; anche più quella della Camera, guidata dall'on. presidente Biancheri. Dopo la deputazione della Camera furono introdotti i ministri; ed è questo appunto il momento scelto dal nostro Paolocci nel disegno che pubblichiamo, e nel quale, oltre i sovrani ed il principe ereditario, è facile riconoscere gli onorevoli Depretis, Grimaldi, Brin, ed il conte di Robilant in uniforme da generale.
Più di mille ufficiali della guarnigione di Roma, non che della milizia mobile e territoriale, erano schierati nelle sale che i sovrani ed il principe attraversarono, per rientrare nei loro appartamenti, uscendo da quella del trono.
5/6/1887
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
6/6/1887
I superstiti della battaglia di Dogali vengono ricevuti dai sovrani nei giardini del Quirinale:
"La mattina alle 8 antimeridiane, i sovrani ed il principe di Napoli ricevettero la visita doi superstiti di Dogali nel giardino del Quirinale. Erano una cinquantina, compreso il capitano Michelini. Alcuni erano obbligati a stare seduti...
Il Re cominciò a parlare con ciascuno dei superstiti cominoiando da una parte, mentre la Regina incominciava dall'altra. I superstiti erano una cinquantina schierati formando tre lati di un quadrato: "
...(dal numero precedente) nel mezzo al quadrato era il capitano Michelini — questo figlio e nipote non degenere di vecchi cospiratori del 1821, soldati di tutte le battaglie dell'indipendenza, che sa essere modesto quanto seppe essere valoroso. Alcuni de' feriti erano obbligati a stare seduti: ma quando videro comparire il Re, la Regina, il principe ereditario, seguiti da ministri, generali, dame di corte, tentarono di alzarsi in piedi. Anche il capitano Michelini era sofferente: tossiva; la Regina lo invitò a sedere; egli si scusò, ma dovette obbedire ad un gentile comando.
In quella mezz'ora quanti gentili e delicati episodi! Da una parte la franca schiettezza del soldato, giovine, che sa d'aver fatto il proprio dovere, e cui non tappano la bocca i riguardi all'etichetta da lui ignorata: dall'altra la soave bontà di un'augusta donna, figlia e moglie di valorosi soldati:
Come sarà stata contenta vostra madre nel rivedervi — dice la Regina ad un soldato. Mia madre è morta — risponde quegli con voce tremante. Ma la mia è viva... salta su quello accanto, impaziente di poter rivolgere esso pure il discorso a quella regina della quale nel suo villaggio nativo, in caserma, sulle spiagge infuocate dell'Africa, aveva sempre sentito parlare come d'un mito, d'un essere soprannaturale, e che in quel momento gli stava accanto, a due passi, della cui veste egli sentiva il serico fruscio.
Un altro racconta che gli abissini gli abbrustolirono un braccio per vedere se era vivo o morto ed aggiunge che non si mosse. Probabilmente non ha mai sentito parlare di Muzio Scevola: non sa di aver fatto quanto è bastato ad un romano antico per passare alla posterità come un grande eroe.
Però, egli soggiunge, ne avevo ammazzati quanti avevo potuti.... Ed i suoi occhi vivaci di meridionale brillano al ricordo di quella strage.
Il capitano Michelini dice di dover la vita allo zappatore Rocco Colombo, il superstite milanese: il Colombo dice che, senza il capitano Michelini non avrebbe trovata mai più la strada di Moncullo; sarebbe morto d'inanizione, di sete, in mezzo a quella landa deserta. Un caporale, che stette fino all'ultima fucilata accanto al colonnello De Cristoforis, racconta le varie fasi del combattimento. È calmo, parla senza enfasi; ma la sua voce si anima nel ricordare gli ufficiali della colonna.
Ci dettero tutti l'esempio di morire combattendo! egli esclama cogli occhi inumiditi di lacrime. Il Re gli stringe la mano, gli batte l'altra famigliarmente sulla spalla dicendogli: Ricordateli sempre con orgoglio.... voi siete un valoroso."
16/11/1887
Apertura della seconda sessione della XVI Legislatura del Parlamento Nazionale, inaugurata con un discorso letto da re Umberto:
"La cerimonia della inaugurazione procedette con le consuete norme. La Regina ed il principe di Napoli, uscendo dal Quirinale alle 10 e mezza con tre carrozze di mezza gala giunsero al palazzo di Montecitorio allle 10.45 e presero posto nella tribuna abitualmente destinata al corpo diplomatico, nella quale erano anche le dame di Corte.
Il principe di Napoli vestiva la uniforme di tenente del 5º reggimento fanteria e portava al collo le insegne dell'Ordine supremo dell'Annunziata.Il corteggio reale uscì dal Quirinale alle 10.45 e giunse a Montecitorio qualche minuto prima delle 11. Era composto di sei berline dorate ricchissime. Cinque di esse erano tirate da quattro cavalli: una precedeva; quattro seguivano la carrozza reale attaccata a sei cavalli, nella quale erano il re, il duca d'Aosta ed il duca di Genova.
Il disegno del nostro Paolocci raffigura il momento nel quale la carrozza reale si ferma davanti al padiglione eretto esternamente all'ingresso principale di Montecitorio.
Muovono incontro al re i presidenti delle due Camere, i ministri, e le deputazioni del Senato e della Camera estratte a sorte per ricevere Sua Maestà. Forma un quadrato davanti all'ingresso del palazzo, per trattenere la folla, la legione degli allievi carabinieri, e lo squadrone corazzieri guardie di S. M. che faceva parte del corteggio reale, si vede schierato facendo fronte al palazzo di Montecitorio, innanzi all'obelisco.
Le truppe della guarnigione ed alcuni battaglioni venuti dalle guarnigioni vicine facevano ala lungo lo stradale dal Quirinale a Montecitorio.
Nel percorrerlo, tanto nell'andare quanto al ritorno dalla seduta inaugurale, il Re la Regina ed il principe ereditario furono salutati con vive ed affettuose dimostrazioni di simpatia dalla folla, accalcata dovunque nonostante il tempo piovigginoso."
Il Discorso della Corona (dal numero 20 novembre)
"Ad alcuni pare troppo alto, e quasi millantatore; altri, e sono i più, si rallegrano di parole entusiastiche che sollevano gli animi e fanno battere il cuore d'ogni italiano.
Il discorso comincia col proclamare che « l'Italia forte delle sue armi, sicura nelle sue alleanze ed amica con tutti i Governi continua il suo corso ascendente; è nella famiglia dei grandi Stati ove va a paro coi primi, nè più teme il regresso »; termina col rinnovare la fede di Vittorio Emanuele negli « alti ideali », con la certezza che rimanendo « sulla via della libertà" non mancheranno all'Italia « con le simpatie de' popoli, i premi della fortuna ». Naturalmente anche nel discorso della Corona italiana « gli sforzi per la conservazione della pace » sono all'ordine del giorno; persino in Africa « le giuste armi" non si apprestano che mirando alla pace, « pace del forte ». Affettuosi, sentiti i saluti ai soldati e ai marinai. Quanto al programma della sessione..."
19/1/1888
Viene collocata la prima pietra del nuovo Policlinico universitario alla presenza del Re Umberto I e della Regina Margherita:
"Il 19 gennaio, alle 2 pomeridiane, fu posta la prima pietra dell'edificio destinato all'importantissimo istituto scientifico del quale il prof. Guido Baccelli ebbe per il primo l'idea, essendo ministro della istruzione pubblica. Secondo il progetto dell'ingegnere architetto Giulio Podesti, approvato dalla Commissione per il Policlinico ed acquistato dal governo, l'edificio occuperà una larga zona di circa 100 mila metri quadrati, a breve distanza da Porta Pia. Avrà complessivamente una fronte di 500 metri sopra una profondità di 300. Nel centro sorgerà il palazzo destinato alla direzione ed amministrazione; ai due lati le cliniche mediche e chirurgiche, divise in padiglioni, secondo i più recenti sistemi. I padiglioni saranno più di 40, intramezzati da aiuole e giardini e riuniti per mezzo di tettoie ed invetriate.
Intorno all'area dove sorgerà il Policlinico erano state, il 19 gennaio, innalzate delle bandiere italiane: nel centro era stato eretto il padiglione reale, coperto di velluto e di frangie dorate, sormontato da una stella dorata con la croce di Savoia. Sul frontone del padiglione leggevasi: Policlinico Umberto I.
Numerosi invitati occupavano i due palchi costruiti a modo di semicerchio ai due lati del padiglione reale. Le mura della città che ricingono internamente il piazzale della caserma del Macao nereggiavano in fondo del quadro.
Sotto il padiglione reale stavano esposti i disegni delle parti principali del Policlinico ed un rilievo del progetto approvato.
I Sovrani ed il Principe di Napoli arrivarono alle 2 precise, ricevuti da alcuni ministri, dalla Giunta Municipale e dalla commissione per il Policlinico, della quale il Baccelli è presidente. Il Re e la Regina osservarono minutamente il rilievo e i progetti e vollero schiarimenti ed informazioni dall'architetto Podesti.
Il prof. Baccelli disse in un bel discorso che ad Umberto I spettava di mettere la prima pietra del Policlinico non soltanto perchè Re, ma perchè padre affettuoso del suo popolo, "eroe consacrato alla religione della carità." Il marchese Guiccioli, ff. di sindaco, rivolse ai Sovrani ed al Principe il saluto di Roma.
Il Re, la Regina, il Principe, i ministri, i professori Baccelli, Durante e Toscani, l'architetto Podesti ed alcuni altri firmarono una pergamena che fu riposta in un tubo di cristallo. Il tubo fu dal Podesti collocato nel vano scavato in un blocco di travertino; il vano fu coperto con un pezzo di travertino sul quale erano dipinte col minio la corona e le iniziali reali. Il Re e la Regina deposero un po' di calce con una cazzuola d'argento per cementare il coperchio. Il blocco fu poi calato nello scavo delle fondamenta ad una profondità di 12 metri, per mezzo di catene di ferro e grosse puleggie attaccate ad una solida capra collocata davanti al padiglione reale."
3/6/1888
Rivista Militare al macao per la Festa dello Statuto.
"Anche quest'anno, nella ricorrenza della festa Nazionale, re Umberto, secondo il consueto, passò in rivista le truppe della guarnigione di Roma, schierate sul piazzale del Macao, che gli furono presentate dal tenente generale marchese Pallavicini di Priola comandante il IX corpo d'esercito.
Sua Maestà era accompagnato dal principe di Napoli e dal duca di Genova; dal generale Bertolè Viale ministro della guerra, dal generale Cosenz capo di Stato Maggiore dell'esercito, dal generale Mezzacapo, presidente del tribunale supremo di guerra e marina, dal generale Corvetto sotto segretario di Stato per la guerra e da un gran numero di altri ufficiali generali e di tutti i gradi."
11/10/1888
L'imperatore di Germania Guglielmo II arriva a Roma in visita di stato:
"Il principe Enrico di Prussia, fratello dell'Imperatore, ha raggiunto Guglielmo II al confine italiano andando con esso a Roma nel treno imperiale. È già noto che il conte Erberto di Bismarck, ministro di Stato, figlio del gran Cancelliere, accompagna egli pure l'imperatore nel suo viaggio.
Erano alla stazione a riceverlo re Umberto, col principe ereditario, il duca d'Aosta e il duca di Genova, con le loro case militari; il presidente del Consiglio, i generali Pallavicini e D'Oncieu comandanti dell'VIII corpo e della divisione di Roma, il prefetto Gravina ed il prosindaco marchese Guiccioli. Nessun altro era stato ammesso nella stazione.
Verso il piazzale esterno era stato eretto un padiglione in velluto e broccato: copriva il marciapiede un ricco tappeto di Bruxelles. Alle due estremità del padiglione s'ergevano due pennoni che sorreggevano, quello di destra lo stendardo imperiale tedesco, quello di sinistra lo stendardo italiano.
Guglielmo II ed Umberto I presero posto insieme al principe di Napoli, in una carrozza di Corte scoperta, con le livree rosse, preceduta dai battistrada. Percorsero la piazza di Termini dove è stata rinnovata l'antica fontana, e s'avviarono per Via Nazionale. La grande strada, lungo la quale s'innalzavano più di 300 pennoni, eguali a quello del quale diamo il disegno, era straordinariamente affollata. Dai balconi e dalle finestre stipate di signore cadevano sulla carrozza fiori e piccole bandiere con i ritratti dei due sovrani e i colori delle due nazioni alleate.
La carrozza dei due sovrani dovette farsi strada lentamente in mezzo alla folla fino al portone del Quirinale. Entrati nella reggia i sovrani, i principi ed il loro seguito, le acclamazioni che li avevano accompagnati fino dalla stazione continuarono, mentre Guglielmo II presentava i suoi omaggi alla regina Margherita, alla duchessa d'Aosta ed alle duchesse Elisabetta ed Isabella di Genova che lo ricevettero circondate dalle loro dame. Pochi minuti dopo l'Imperatore col Re, la Regina, i principi e le principesse si affacciavano al terrazzo ch'è sulla porta del Quirinale; poi vi comparivano soli i due sovrani più d'una volta.
La bandiera germanica sventolava sul Quirinale insieme a quella italiana.
Guglielmo II ha ricevuto subito dopo il suo arrivo i ministri, i sottosegretari di Stato, i presidenti dei due rami del Parlamento, i generali che si trovano in Roma, e la Giunta Municipale alla quale si erano aggiunti dieci consiglieri scelti dal Sindaco. Il comune di Roma ha voluto in questa occasione mostrarsi splendido. La sua rappresentanza è andata alla reggia in gran pompa, con vetture di gala e livree ricche e nuove, preceduta dal corpo delle guardie municipali a cavallo recentemente formato, e con numeroso seguito di trombettieri e donzelli che portavano il gonfalone del Comune ed i 16 stendardi dei rioni di Roma.
Si prepara in onore di Guglielmo II una grande dimostrazione popolare. Roma è piena di forestieri e d'italiani di tutte le provincie. A molti non è stato possibile trovare alloggio e la stazione è tutt'altro che bella e clemente.
Nella gita da farsi ne' dintorni di Roma compresa nel programma della visita imperiale, Guglielmo II visiterà probabilmente Tivoli e la Villa Adriana."
"Abbiamo già detto nel numero passato che Guglielmo II, accompagnato dal principe Enrico di Prussia, dal conte Erberto di Bismarck e da altri personaggi della sua Corte, giunse a Roma alle 4, 10 pomeridiane del giorno 11 corrente. Fino dalla mattina v'era grande movimento per le strade della città, rallegrate da uno splendido sole autunnale. Facevano ala, per lo stradale dalla stazione al Quirinale, le truppe della guarnigione e gran parte di quelle riunite a Roma per la rivista, sotto gli ordini del tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante la divisione di Roma. La legione allievi carabinieri formava un gran quadrato sul piazzale esterno della stazione, tenendo lontana la folla dagli ingressi.
Un colpo di cannone annunziò l'arrivo del treno imperiale; la gran campana del Campidoglio rispose a quel colpo rintoccando a festa. Sul marciapiede della stazione era schierata una compagnia del 5° fanteria con musica e bandiera. Il treno imperiale, con due locomotive inghirlandate ed imbandierate, con i colori italiani e tedeschi entrò lentamente sotto la tettoia: la musica intuonò l'inno prussiano Heil dir im Sieger-kranz (salve, o cinto dal lauro della vittoria).
Guglielmo II era in piedi sulla piattaforma. Scese primo andando diretto incontro a re Umberto, che si era avvicinato al vagone; lo abbracciò e lo baciò quattro volte, sulle bocca e sulle guancie. L'Imperatore aveva l'aspetto sorridente: vestiva l'uniforme rossa di colonnello del reggimento d'ussari della guardia ch'egli ha comandato per qualche tempo. Dopo aver baciato re Umberto, l'Imperatore si rivolse al principe Vittorio Emanuele; lo baciò due volte, poi dette una stretta di mano al duca d'Aosta e al duca di Genova. Re Umberto gli presentò prima l'onorevole Crispi cui Guglielmo strinse la mano, poi gli altri personaggi della sua casa.
I saluti e le presentazioni durarono una diecina di minuti, dopo i quali Re ed Imperatore si avviarono verso l'uscita. Al loro comparire sotto il baldacchino eretto fuori della stazione, la folla immensa li accolse con una lunga ed entusiastica acclamazione. I due sovrani presero posto in una carrozza a due cavalli ed il corteggio si mosse verso il Quirinale.
Nella prima carrozza vi erano due aiutanti di campo e due maestri di cerimonie del Re.
Nella seconda l'Imperatore Guglielmo e il re Umberto: la precedevano e la seguivano i corazzieri. Il generale D'Oncieu cavalcava a destra, il capitano Werner comandante dei corazzieri a sinistra.
Nella terza carrozza erano il principe Enrico di Prussia e il principe di Napoli. Nella quarta il duca d'Aosta e il duca di Genova. Tanto il Re come gli altri principi di casa Savoia portavano al collo le insegne dell'Ordine dell'Aquila Nera.
Nella quinta carrozza v'erano il conte Erberto Bismarck, l'onorevole Crispi, il conte di Solms ambasciatore tedesco ed il von Liebenau gran maresciallo di corte dell'Imperatore. Nella sesta il generale Wittich, il generale von Hahnke, il conte Visone ed il generale Pasi. Nelle seguenti le altre persone del seguito dell'Imperatore e della casa militare del Re d'Italia. Un drappello di corazzieri chiudeva il corteggio.
Quando questo ebbe traversata la piazza di Termini e fu giunto all'esedra che serve d'ingresso a via Nazionale, s'offerse allo sguardo dell'imperatore tedesco uno spettacolo veramente meraviglioso. Lungo la via Nazionale più di centomila persone si affollavano sui marciapiedi dietro le truppe, alle finestre, sui tetti, sulle gradinate, sulle inferriate. Il palazzo dell'Esposizione, che ha una spaziosa gradinata davanti, era stato preso d'assalto fino da mezzogiorno. Le finestre disponibili s'erano vendute a prezzi favolosi; il gran palco fatto costruire dalla Banca Nazionale sul terreno di sua proprietà non avrebbe potuto contenere una persona di più.
Dalle finestre, imbandierate ed ornate di parati di fiori e di verzura, si gettavano fiori e piccole banderuole con i ritratti dei due Sovrani. Parecchie bande musicali distribuite lungo la strada suonavano l'inno tedesco. Guglielmo II, la cui fisionomia, non severa ma impassibile, tradisce difficilmente lo stato dell'animo, salutava con rigida compostezza alzando il braccio destro ed avvicinandosi al kolback l'indice ed il medio: ma nel suo occhio chiaro ed espressivo si leggeva facilmente che quella accoglienza eragli graditissima. Le grida, le acclamazioni entusiastiche accompagnarono la carrozza dei due Sovrani fino al Quirinale. La folla tentò più volte di rompere i cordoni della truppa, appena passato il corteggio: poi si precipitò per tutte le vie laterali verso la piazza del Quirinale, dove gli applausi ripetuti, insistenti continuarono per più d'un quarto d'ora, fino a quando cioè non si videro due staffieri di corte venuti a mettere un arazzo sul parapetto del balcone.
Entrato nella reggia italiana, Guglielmo II fu ricevuto a' piedi del grande scalone dal conte Cesare Gianotti primo maestro di cerimonie di S. M. e ff. di prefetto di palazzo che, precedendolo, lo accompagnò fino al salone detto degli Svizzeri, dove attendeva l'Imperatore S. M. la Regina con le principesse Letizia, Elisabetta e Isabella, e la marchesa ed il marchese di Villamarina.
Guglielmo salì lo scalone tenendosi alla destra del Re ed appena giunto davanti alla Regina prese la mano che essa gli stendeva e gliela baciò. Quindi baciò la mano alle principesse mentre il principe Enrico s'inchinava davanti alla Regina e le baciava egli pure la mano.
La Regina al braccio dell'Imperatore, la principessa Letizia a braccio del Re, la duchessa di Genova madre a braccio del principe Enrico, e la principessa Isabella a braccio del Principe ereditario, passarono nella sala azzurra dove furono presentate all'Imperatore la duchessa Sforza Cesarini, la contessa Marcello e la principessa Pallavicini dame di corte, la duchessa Massimo di Rignano, la contessa di Santaflora e la marchesa Calabrini dame di palazzo.
Dalla sala azzurra i Sovrani e le principesse passarono nella sala da ballo dove erano riuniti i cavalieri dell'Annunziata, i grandi dignitari dello Stato e della Corte, i presidenti del Senato e della Camera con gli uffizi delle due presidenze, il comandante del IX corpo d'esercito e quello della divisione di Roma, il prefetto, ed il prosindaco con la giunta municipale.
Le presentazioni furono brevissime perchè giungeva fino alla sala da ballo il fragore degli applausi, annunziando che la popolazione desiderava di salutare nuovamente l'Imperatore. Questi strinse la mano al generale Della Rocca, agli onorevoli Biancheri e Farini, al generale Pallavicini, ed espresse in poche ma cordiali parole al marchese Alessandro Guiccioli ff. di Sindaco il piacere di essere stato accolto tanto festosamente nella capitale d'Italia.
Gli applausi intanto continuavano. Finalmente comparvero sul balcone l'Imperatore col Re, la Regina, la principessa Letizia, le due duchesse di Genova, il principe Enrico, il principe di Napoli, il duca d'Aosta e il duca di Genova. L'Imperatore rispondeva alle acclamazioni agitando il kolback che aveva in mano e sorridendo di soddisfazione. Girò più volte intorno lo sguardo non potendo trattenersi dall'ammirare lo stupendo panorama di Roma ed il non meno stupendo spettacolo della folla che a perdita d'occhio riempiva non soltanto la piazza ma tutte le strade che vi fanno capo. Prima di ritirarsi Guglielmo II fece un nuovo saluto allargando le braccia come se volesse comprendere in un solo abbraccio quel popolo che ricordava d'aver veduto dieci anni sono, su quello stesso balcone, il Kronprinz Federico sollevare nelle braccia il principe di Napoli allora fanciullo...
Diremo qui che i principali personaggi del seguito dell'Imperatore sono il conte Erberto Bismarck (segretario di Stato per gli esteri), il gran maresciallo di corte Von Liebenau, il generale Hahnke capo del gabinetto militare di S. M. germanica, ed il consigliere Lucanus, ex sottosegretario di Stato al ministero de' culti, ora capo del gabinetto civile di S. M. Il signor di Liebenau si trova da 15 anni al fianco del suo giovine sovrano: il generale Hahnke ed il consigliere Lucanus, benchè occupino da pochi mesi i loro elevatissimi uffici, godono tutta la fiducia dell'Imperatore."
13/10/1888
Grande rivista militare al pratone di Centocelle, in onore di Guglielmo II.
"Il periodo dell'annata era poco propizio per una rivista. Una delle tre classi abitualmente sotto le armi è stata congedata dopo le grandi manovre e la nuova classe non è ancora chiamata a prestar servizio. L'effettivo dei reggimenti è per conseguenza scarso. Per mettere insieme un corpo d'esercito e per mostrare all'Imperatore, amantissimo delle cose militari, tutte le varie armi dell'esercito italiano, si dovettero chiamare a Roma molte truppe da altre guarnigioni del Regno.
La rivista ebbe luogo la mattina del 13, alle 10 antimeridiane, nella pianura di Centocelle; località adattissima, situata presso la via Tuscolana a circa 5 chilometri fuori di Porta San Giovanni. Le truppe uscirono alle 6 dai loro quartieri ed alle 9 erano schierate su tre linee, la prima composta di due divisioni di fanteria; la seconda di due reggimenti d'alpini, tre di bersaglieri, la legione allievi carabinieri ed altre truppe supplettive; la terza di sei reggimenti di cavalleria componenti due brigate, una brigata d'artiglieria a cavallo, due reggimenti d'artiglieria da campagna, come meglio risulta dal qui unito schizzo copiato dal grafico officiale della rivista.
Le truppe erano sotto gli ordini del tenente generale marchese Emilio Pallavicini di Priola comandante il IX corpo d'esercito: le due divisioni di fanteria agli ordini dei tenenti generali conte Paolo d'Oncieu de la Batie e conte Annibale Boni, comandanti le divisioni di Roma e di Torino. Il tenente generale Asinari di San Marzano comandava la seconda linea: il maggior generale Testafocchi, i bersaglieri; il maggiore generale Luigi Pelloux, gli alpini. Il tenente generale Boselli comandava la terza linea e le due brigate di cavalleria erano agli ordini dei maggiori generali Crotti De Rossi di Costigliole, e De Morra.
La Regina Margherita giunse sul campo della rivista alle 10 1/4 con le principesse Letizia, Isabella, Elisabetta ed i loro seguiti. La tribuna reale nella quale Sua Maestà prese posto era non molto ampia, ma elegantissima, di forma rettangolare sostenuta da diverse colonne al disopra delle quali una specie di terrazzo. Sulla tribuna sventolavano bandiere italiane e tedesche, ed il frontone era ornato dagli stemmi degli Hohenzollern e di casa Savoia. Oltre la Regina e le principesse presero posto nella tribuna reale anche gli onorevoli Crispi, Brin e Boselli, i presidenti della Camera e del Senato, gli ambasciatori di Turchia, d'Austria e di Spagna e il conte De Launay.
Pochi minuti dopo comparve dalla strada del forte Casilino, dove i sovrani erano montati a cavallo, il corteo imperiale. Guglielmo II, cavalcava un magnifico cavallo nero e vestiva la divisa bianca dei corazzieri della guardia, con l'elmo sormontato da un'aquila d'argento ad ali spiegate. Re Umberto era vestito da generale d'armata, e montava un cavallo sauro. Subito dopo cavalcavano il principe di Napoli in uniforme di tenente di fanteria, ed il principe Enrico di Prussia vestito da capitano di corvetta. Seguivano il duca d'Aosta, il duca di Genova, il ministro della guerra Bertolè Viale, il conte Bismarck, il generale Cosenz, i generali Hanke, Brautschisch, Vittich, ed il maresciallo di corte von Libenau, il generale Corvetto, gli ispettori generali d'artiglieria e genio con i generali addetti agli ispettorati, tutti gli addetti militari esteri — meno quello di Francia — i seguiti dei due sovrani e dei principi.
Le truppe presentarono le armi e le musiche intonarono l'inno prussiano. Le LL. MM. si fermarono dinanzi al palco reale a complimentare S. M. la Regina. Si portarono poi al galoppo alla destra delle truppe ed ebbe principio la rivista. S. M. l'Imperatore era alla destra di S. M. il Re, ed incominciando a percorrere l'estesissima fronte della prima linea mise il cavallo di passo.
Le musiche intuonavano l'inno tedesco successivamente e man mano che l'Imperatore sopraggiungeva; nella seconda linea S. M. passò in rivista con speciale attenzione le truppe speciali, i bersaglieri, l'artiglieria da montagna e gli alpini; l'aspetto, il contegno delle truppe era ottimo.
Finita la rivista i due Sovrani si sono diretti al palco ove trovavasi S. M. la Regina. Intanto eransi iniziati col massimo ordine i movimenti per disporre le truppe allo sfilamento, movimenti che si sono compiuti in brevissimo tempo.
I Sovrani hanno preso posto a destra di S. M. la Regina: in prima linea e a destra del Re l'imperatore Guglielmo; presso e dietro di loro i principi Reali e le altissime cariche militari; si contavano 22 generali italiani. Alle 11,25 è cominciato lo sfilamento. La legione allievi RR. Carabinieri ha sfilato in testa di tutte le truppe, al suono della marcia reale della propria musica. I carabinieri, la fanteria, l'artiglieria da fortezza, il genio, l'artiglieria di montagna e gli alpini hanno sfilato al passo; i bersaglieri alla corsa, l'artiglieria da campagna al trotto, l'artiglieria a cavallo e la cavalleria al galoppo.
I carabinieri, la fanteria, l'artiglieria da fortezza, il genio, gli alpini e i bersaglieri hanno sfilato per battaglioni o brigate in colonna serrata per compagnia. L'artiglieria da montagna, l'artiglieria da campagna, l'artiglieria a cavallo e la cavalleria hanno sfilato per batterie e squadroni in linea. Sfilarono benissimo i carabinieri, ottimamente tutti i reggimenti di fanteria di linea; furono ammirate le nostre robuste e severe milizie alpine che per la prima volta prendevano parte ad una rivista in numero così considerevole. L'artiglieria di montagna, veramente caratteristica, richiamò in particolare l'attenzione dei tecnici.
La comparsa dei bersaglieri che sfilarono con molto slancio al passo di corsa provocò una vera esplosione di contento popolare. Applausi fragorosi scoppiarono da tutte le tribune. Gli applausi continuarono al sopraggiungere dell'artiglieria da campagna che defilò magnificamente e l'artiglieria a cavallo provocò una vera ovazione.
Il nostro G. Amato ha rappresentato appunto, nel suo gran disegno unito a questo numero, lo sfilamento dell'artiglieria.
Guglielmo II espresse più volte a re Umberto la propria compiacenza, e quando i bersaglieri sfilarono davanti ai Sovrani, gli strinse ripetutamente la mano.
La rivista incominciata alle 10,20 era terminata alle 12,30."
9/1/1889
Funzione religiosa per il IX anniversario della morte di Re Vittorio all presenza dei Sovrani:
"Ricorrendo il 9 corrente l'XI° anniversario della morte di Vittorio Emanuele, il Re, la Regina e il principe ereditario, andarono alle 8 ant. al Pantheon, dove assistettero alla messa funebre celebrata da monsignor Anzino e si trattennero a pregare sulla tomba del gran Re. Il tempio era chiuso e parato a lutto: innanzi alla tomba reale ardevano candelabri e lampade votive. Intorno al cornicione v'erano bandiere nazionali e stemmi di città italiane: dietro l'altar maggiore un gran panneggiamento di velluto nero con una croce d'oro. Accompagnavano i sovrani il generale Pasi, il generale Abate, il tenente colonnello Costantini, il marchese e la marchesa di Villamarina, il conte Gianotti, il comm. Cosimo Peruzzi ed il colonnello Osio. Erano a riceverli il ministro Boselli, il sottosegretario di Stato Mariotti, il senatore Fiorelli, il generale Serafini presidente del Comizio dei veterani, ed altri. A guardia della tomba stavano il colonnello Brazzosi ed il tenente Ferrari.
La Regina stette inginocchiata durante tutta la messa; il Re ed il principe ereditario rimasero in piedi. V'era molto freddo nell'interno del tempio, che è aperto alla sommità della cupola. Terminata la Messa, il Re si avvicinò alla tomba, strinse la mano ai veterani di guardia e li pregò di ringraziare tutti i loro compagni che fanno per turno la guardia d'onore.
Usciti i sovrani dopo le 9, la tomba del Re fu visitata dalle rappresentanze dei corpi della guarnigione e della regia marina. Alle 10 mossero da piazza SS. Apostoli, dove si erano riunite, le associazioni di Roma e di varii comuni della provincia con oltre 40 bandiere. In piazza del Pantheon il corteo fu raggiunto dal sindaco di Roma, dalla Giunta Municipale, dal prefetto e dalla rappresentanza della provincia. Tutte insieme le rappresentanze entrarono nel Pantheon e sfilarono davanti la tomba.
Il concorso del pubblico fu grandissimo durante tutta la giornata. I fogli contenuti le firme di coloro che si iscrizero in quel giorno nel registro sempre aperto presso la tomba di Vittorio Emanuele, furono dal Comizio dei veterani del 1848 — al quale detto registro è affidato — presentati a re Umberto in una cartella, lavoro finissimo e di gran pregio dall'artista Nicodemo Ferri. La cartella è tutta di cuoio. Nel frontespizio è scolpita nel cuoio l'aquila sabauda che regge lo scettro, racchiusa in un serpente simbolo dell'eternità. Nella parte posteriore si legge la seguente iscrizione:
«Nella ventunesima maestà del tempio — or sacra ai martiri — popoli e principi — proni sopra una tomba — acclamano eterno requie e gloria — al redentore d'Italia.»
Questa cartella od album è molto lodata per il disegno e per l'assoluta novità della fattura e fa onore all'artefice modesto quanto valente che la ha ideata."
28/1/1889
Alla presenza di Re Umberto I, si apre la III sezione della XVI legislatura al Parlamento:
"Il 28 gennaio n. s. si è aperta la III sessione della XVI legislatura con il consueto cerimoniale. Il nostro Paolocci ha illustrato anche questa volta due episodi della solennità, della quale altre volte egli ha riprodotto col disegno altre scene.
In uno dei disegni del nostro egregio corrispondente artistico vediamo la carrozza della Regina che, partita alle 10 1/2 dal Quirinale col principe ereditario, si avvia al palazzo di Montecitorio, traversando piazza Colonna rasente al palazzo Chigi, fra mezzo a due ali di truppa, formate da fanteria di linea e da allievi carabinieri. Il corteggio della Regina era composto di tre carrozze di mezza gala: nella prima erano il marchese Guiccioli e il capitano Franzini: nella seconda, che si vede nel nostro disegno, stavano la Regina, il principe ereditario, la marchesa ed il marchese di Villamarina. La scortava un drappello di corazzieri. Nella terza erano la duchessa di Sartirana, il colonnello Osio ed il maggiore Brancaccio di Carpino.
L'altro disegno ci presenta Re Umberto che seduto sotto il padiglione reale, eretto al posto del banco presidenziale, sta leggendo il discorso della Corona. In piedi alla sua destra, sui gradini del trono, sta il duca d'Aosta; a sinistra il duca di Genova. A piedi dei gradini si affollano i senatori e deputati componenti gli uffici di presidenza delle due Camere e le commissioni incaricate di ricevere S. M. all'ingresso di Montecitorio: vi sono i ministri, i sottosegretari di stato, i componenti delle case civili e militari del Re e dei principi, sole persone non appartenenti ai due rami del Parlamento alle quali sia concesso, in questa sola occasione, di entrare nell'aula.
Vi sono il generale Pasi, il conte Visone, il conte Giannotti, l'ammiraglio Accinni, il generale Abate, il colonnello Radicati, i tenenti colonnelli Costantini e De Sanctis, i commendatori Peruzzi e Brenda, il marchese Origo, il dottor Saglione.
L'onorevole Crispi è a sinistra del trono, presso ai gradini. Tocca a lui, come ministro dell'interno, presi gli ordini di Sua Maestà, di dichiarare aperta la sessione, dopo terminato il discorso reale.
A sinistra del trono, in alto nella tribuna destinata abitualmente al corpo diplomatico, hanno preso posto la Regina ed il principe ereditario col loro seguito. Nelle tribune dietro il trono, come in tutte le altre che non si scorgono nel disegno, v'è una vera folla di signore in toilettes elegantissime, dietro le quali fa capolino un'altra folla di signori in abito nero e cravatta bianca. Si sa che i posti disponibili sono 1500 circa: le richieste rivolte al solo ministero dell'interno furono più di 5000."
14/3/1889
Rivista della guarnigione al Macao e la sfilata delle truppe in piazza della Indipendenza, in occasione dell'anniversario della nascita di Sua Maestà:
"Anche quest'anno l'anniversario della nascita di Sua Maestà il Re si è solennizzato a Roma nelle ore antimeridiane con la consueta rivista della guarnigione al Macao e la sfilata delle truppe in piazza della Indipendenza.
Re Umberto, uscito alle 10 dal Quirinale, giunse al piazzale del Macao alle 10 1/4. Montava un bellissimo cavallo sauro e gli cavalcava accanto il principe Vittorio Emanuele.
Più di duecento ufficiali formavano il seguito del Re e del principe ereditario, e spiccavano fra le varie uniformi quelle degli addetti militari esteri e quella bianca del conte di Solms, ambasciatore di Germania. Percorsa la fronte delle cinque linee sulle quali erano schierate le truppe, il Re si diresse in piazza dell' Indipendenza, dove era giunta prima di lui la Regina, e si collocò di fronte al villino De Renzis.
Le truppe sfilarono nell'ordine nel quale erano schierate, avendo alla loro testa il tenente generale Pallavicini comandante il corpo d'esercito. Sfilarono gli allievi carabinieri, gli allievi del collegio militare, poi la brigata Aosta (5' e 6' fanteria).
Il principe Vittorio Emanuele, sceso da cavallo, sfilò alla testa della prima compagnia del 5' fanteria della quale ha il comando. Questo nuovo episodio della rivista ha offerto al nostro D. Paolocci il soggetto del disegno che pubblichiamo. Sua Maestà ed il suo numeroso stato maggiore volgono le spalle al villino del commendatore Giulio Monteverde, dal quale è preso il disegno.
A sinistra sta la carrozza della Regina, che è accompagnata dalla marchesa e dal marchese di Villamarina: in altra carrozza stanno una dama di Corte di Sua Maestà, un gentiluomo di Corte ed un maestro di cerimonie. Dirimpetto al gruppo dello Stato maggiore e delle carrozze reali si veggono schierati gli ufficiali non comandati sotto le armi, e quelli delle milizie: alla loro destra la musica del reggimento che sfila, il quale è appunto, come abbiamo detto il 5' fanteria, comandato dal colonnello Pratesi; alla testa della prima compagnia marcia il principe ereditario che salutando militarmente il padre dà, con la sua voce squillante e ben intonata, il comando di attenti a sinistra."
4/4/1889
Al nuovo Ippodromo di Tor di Quinto si svolge il concorso ippico, cui assistono il Re ed il principe di Napoli.
"Vinse il primo premio per tiri a quattro, il barone Lazzaroni; il primo premio per tiri a due, don Giulio Grazioli; il primo premio per vetture a un cavallo, don Umberto Sforza Cesarini. I principali premi destinati ai cavalli saltatori furono conferiti a Furio del marchese Marignoli, Giorgetto dello stesso proprietario, Babalos del barone Lazzaroni, Rufus di don Giulio Grazioli, e Rugby del principe di Sonnino."
16/5/1889
La Regina e il Principe di Napoli inaugurano della Croce Rossa nell'ospedale presso il Colosseo:
"Il 16 maggio si apriva in Roma in un grande edificio presso il Colosseo, di proprietà della Croce Rossa, un'esposizione del materiale d'arredamento dei treni ospedale e dell'ospedale da guerra depositati in Roma, nonchè del materiale di rifornimento apprestato dal Comitato centrale della "Croce Rossa". La mostra fu inaugurata dalla nostra Regina e dal Principe di Napoli.
Il Principe giunse alle quattro del pomeriggio accompagnato dal colonnello Osio, e poco dopo arrivava S. M. la Regina, accompagnata dalla principessa Pallavicini e dal marchese Guiccioli. La duchessa Torlonia, a nome delle dame presenti, le offrì un bellissimo mazzo di rose.
E subito incominciava la visita delle sale: Nella prima erano esposti moltissimi pacchi di garza e di cotone al sublimato, nonchè una grande quantità di stecche per fratture, ed altri strumenti chirurgici in legno.
Nella seconda si vedevano dei cerotti fenicati, dei grembiali, delle pezzuole, ecc. La terza conteneva gli strumenti chirurgici in ferro, tutto un luccicare di lame affilate, e di altri oggetti di tortura benefica. Nella quarta e nella quinta erano ordinatamente disposti gli oggetti di vestiario. Nella sesta ed ultima tutto l'arsenale delle barelle, dei letti da campo, ecc.
Al piano superiore, in altre due stanzette, le casse della farmacia e della cucina. Oltre i membri del Comitato di Roma, accompagnavano i Reali nella loro minuziosa visita, alcuni militi della Croce Rossa.
La Regina, e specialmente il principe di Napoli, si interessavano moltissimo alle spiegazioni ed agli schiarimenti che ricevevano: hanno avuto calde parole di elogio per la riuscita dell'Esposizione."
22/11/1889
A Roma si svolge il primo Concorso Ginnastico Nazionale a cui prendono parte tutte le Società ginnastiche federate.
"una gara interessantissima, che si tenne nei giorni 22, 23 e 24 novembre all'Orto Botanico in un locale trasformato in palestra ginnastica. La palma toccò a Milano dove sonvi due fiorenti Società ginnastiche Forza e Coragio, e Pro Patria. La prima riportò il primo, l'altra il secondo premio, il terzo toccò alla Società genovese Cristoforo Colombo. A queste gare assistettero il Re, il principe di Napoli, il ministro Boselli, il generale Pellonx e molta ufficialità, nonchè numerosissimo e scelto pubblico. Domenica 24 îl concorso sì chiuse con una grande rivista dei ginnasti tenutasi al Colosseo, alla presenza del Re. La comandò il generale Pelloux, presidente della federazione ginnastica. Vi presero parte 42 Società ginnastiche con fanfare bandiere, i ginnasti, gli schermitori e gli alunni delle scuole, ecc, Poi gran sfilata di tutte le Società al Campidoglio, dove per mano di Sua Maestà seguì la premiazione.
9/7/1890
Il principe ereditario di Napoli Vittorio Emanuele arriva a Bracciano, per la visita dell'accampamento del quinto reggimento fanteria:
"Il 9 luglio, Bracciano era in festa. Il principe ereditario di Napoli vi arrivava per visitare l'accampamento del quinto reggimento fanteria, e il giorno dopo S. A. R. assumeva il comando del proprio battaglione prendendo parte a un'esercitazione di combattimento.
L'arrivo del principe nella città sarà dai Braccianesi ricordato con orgoglio. Le musiche suonavano allegre: oltre alla banda di Bracciano, quella de' luoghi vicini, come Pratolo degli Abruzzi, Trevignano Romano e Manziana andavano a gara nel suonar inni e marcie guerresche. Il sole splendevva dal più bel cielo di zaffiro sul lago, sulle bandiere sventolanti da tutte le finestre, sui festoni verdi ond'erano adornate le strade, sugli addobbi, su quel superbo castello del principe Odescalchi, di fiori; e a stento la carrozza del principe poteva procedere, tanta era la moltitudine che l'assisteva. Sul piazzale del castello, s'improvvisò una spontanea nuova dimostrazione di simpatia al giovane principe, che, reduce dalle festose accoglienze di Atene, di Costantinopoli e di Russia, si accingeva a importanti comandi marziali, e alle fatiche del campo..."
"L'11 luglio, Sua Altezza si pose alla testa del battaglione e ne comandò una marcia-manovra sulla strada della Manziana. Le truppe sono ritornate per la via Flavia attraversando il paese, di nuovo festante. Le musiche cittadine accompagnarono le truppe al campo con una fiaccolata a cui presero parte dugento giovani; — fantastica, bellissima fiaccolata, che obbligò il principe a ricomparire al balcone del castello a ringraziare la folla a cui giungeva nuovo tutto quel movimento militare, fra' cui brillanti ufficiali era additato il generale Massa. Il giorno dopo il Massa partiva per Ronciglione, affine d'incontrarvi il generale Mocenni e stabilire il campo mobile e il nuovo alloggio per il Principe di Napoli, che soggiornò breve tempo nel castello."
15/11/1890
S. A. R. il principe di Napoli, promosso colonnello, si accomiata dagli ufficiali del 5° reggimento:
"Domenica, 23, Sua Altezza Reale il principe di Napoli, Vittorio Emanuele, assumeva a Napoli il comando del 1° reggimento fanteria, del quale, in occasione del suo 21 compleanno, era, l'11 novembre, nominato colonnello. Il generale Ottolenghi presentò il Principe al 1.^o reggimento ch'era schierato al Campo di Marte. S. A. R. portava il pennacchietto di comandante di reggimento, che, con gentile pensiero, gli avevano offerto gli ufficiali del 5° fanteria, al quale il Principe aveva appartenuto col grado di tenente colonnello. Codesta offerta del distintivo dell'alto grado, ebbe luogo il 15 novembre al Quirinale; e fu accompagnata da una cerimonia militare semplice e affettuosa, che vogliamo ricordare nel nostro periodico colla penna e col disegno.
Erano le 2 pom. quando S. A. R. riceveva al Quirinale una Deputazione del reggimento, ch'era composta di un ufficiale per ciascun grado.
S. A. R., nel ricevere il dono, espresse ripetutamente i sentimenti della più viva riconoscenza per il pensiero gentile e la più viva compiacenza per il tempo passato in un reggimento così ricco di gloriose tradizioni e del quale conserverà la più grata memoria. Il ricevimento non poteva riuscire più cordiale e simpatico.
Cogliamo qui l'occasione per accennare alla Casa militare di S. A. R., testè istituita. Essa comprende: 1 tenente generale, primo aiutante di campo — 2 ufficiali superiori, aiutanti di campo — e 2 capitani, ufficiali d'ordinanza."
20/11/1890
Nella serra dello stesso palazzo dell'Esposizione, si svolge il Torneo nazionale di Scherma:
"Vi assistettero il Re, il principe di Napoli, i principi Amedeo e Tommaso, che presero posto a sinistra della pedana dove si tennero gli assalti. Non v'era molta gente, causa il prezzo alto del biglietto, il pubblico era formato in gran parte dalla società più scelta della Capitale; l'introito andò a vantaggio degli inondati. Uno degli assalti che destò il maggior entusiasmo fu quello fra Pecoraro e Pessina, due delle più forti lame d’Italia; piacquero anche gli assalti fra Guasto e Greco, e fra Baracco e Giroldini. Il primo premio toccò al maestro Agostino Greco, il secondo al maestro Antonio Baracco, il terzo al maestro Carlo Guasti".
17/3/1891
Morte del ex generale Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte nel suo appartamento all'Hôtel de Russie:
"Alle ore 5 della sera del 17, ogni speranza era perduta. Davanti all'Hôtel de Russie, dove il Principe giaceva, affollavansi sempre molti cittadini, curiosi di notizie, e di veder passare e ripassare di continuo tanti personaggi eminenti. Monsignor Pujol aveva amministrato l'estrema unzione al Principe, che poco dopo rivide il Re, il principe Vittorio e il resto della famiglia raccolta. Avvennero scene strazianti. La sua voce si manteneva così forte che si udiva bene distinta fuori della camera; poi, la prostrazione si accentuò; la voce andò illanguidendo; il Principe parve assopirsi. Alle sette e dieci minuti, spirava.
La camera del Principe era quella che, al primo piano, fa angolo con la via del Babuino e il vicolo chiuso del Borghetto. Due finestre prospettano sulla via del Babuino, e una terza sul vicolo. Il principe Vittorio e la principessa Letizia entrarono nella camera, dove abbracciarono piangendo la desolata madre, Clotilde, che aveva assistito sino all'ultimo istante il marito. Il signor Hébert e il colonnello Brunet, assistiti dalle suore, dal segretario Bertholand e dal fido cameriere Edoardo, lavarono poscia la salma e la vestirono con abito nero, mettendogli al collo la gran Croce della Legion d'Onore. Il Principe fu rimesso sul suo semplice letto di ferro nella posizione che aveva al momento del trapasso. Il viso cereo aveva un'aura serena; non vi si scorgevano le traccie delle lunghe sofferenze. A' piedi del letto, vennero posti due candelabri con ceri accesi; su di una colonnetta, accanto al letto per desiderio della vedova, fu eretto un piccolo altarino; molti fiori circondavano la salma.
Nel salotto, vicino alla stanza mortuaria, alle ore dieci della sera, stavano raccolti il Re, la Regina, i principi, le principesse. Il nostro corrispondente artistico di Roma, non ostante le rigorose disposizioni impartite dal Questore e che fecero andar sulle furie i reporters nazionali ed esteri accorrenti a ogni momento all'albergo per raccogliere nuove informazioni, potè penetrarvi. Egli ci manda un disegno che mostra appunto com'erano aggruppati, in un certo momento, i Sovrani e le loro Altezze. Re Umberto s'intratteneva col principe Vittorio e il cardinale Bonaparte. Il Re era giunto all'albergo verso le dieci accompagnato dal colonnello Salasco; e avea voluto veder subito l'estinto; davanti al cadavere, stette parecchi minuti contemplandolo. Il principe Vittorio aveva baciata la destra del padre poco prima del mezzogiorno; ma il morente non l'avvertì.
La Regina, ch'era stata chiamata dal Quirinale per telefono dietro ordine del Re, discorreva sommessa col duca d'Aosta. Fu caratteristico l'addio che il principe Napoleone avea dato la sera prima a questo giovane.
"— Arrivederci! questi aveva detto all'inferno. — Vi prego di ricambiarmi il saluto collo stesso augurio! soggiunse il Duca d'Aosta. — Sono troppo malandato, ragazzo mio, rispose infine il principe. Tuttavia, se ti fa piacere che te lo dica, a rivederci! a rivederti così forte e bello! Sei un bel militare.... La fortuna ti assista! „ E lo baciò.
La principessa Matilde, nel salotto, discorreva col cardinale Mermillod. Matilde, Letizia, Guglielmina (nata il 27 maggio 1820, sposata nel 1841 col principe Anatolio Demidoff di San Donato) possiede il dono d'uno spirito originale, per il quale alla corte di Napoleone III era ammiratissima. Non ha figli. Essa dimora ancora a Parigi.
Il cardinale Mermillod, uno dei prelati più influenti, e che appena si manifestò il pericolo di vita nel Principe lo visitò per ottenere che si confessasse, affermava che Napoleone, in una conversazione religiosa ch'ebbe per venti minuti con lui, si mantenne fermo nell'indipendenza dei suoi principii: non si confessò, ma non si professò ateo."
19/9/1895
Il Re Umberto e il principe intervengono al Velodromo dove hanno luogo le gare ginnastiche, e dal palco reale assistono agli esercizi: "quindi tutte le squadre colle rispettive bandiere sfilano dinanzi al Re in bell'ordine, con effetto pittoresco. I ginnasti tedeschi, che hanno il posto d'onore, lanciano all'aria il loro entusiastico Hoch! a cui si uniscono i nostrì giovani col grido: Viva il Re!...
Molte belle signore nelle tribune riservate. Le societa ginnastiche sfilano nell'ampio campo, disponendosi in quadrato con un lato aperto verso la tribuna delle autorità. Hanno luogo evoluzioni ed esercizii. La Virtus di Bologna riscuote i più caldi applausi colle sue evoluzioni di compagnia. Poi sî distribuiscono i premi, numerosissimi."
24/10/1896
Nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli si celebra il matrimonio tra il principe ereditario Vittorio Emanuele III e la principessa Elena di Montenegro. Per l'occasione l'architetto Giuseppe Sacconi realizza un apparato effimero sulla facciata della Basilica.
27/10/1896
Prima volta di una rivista militare nelle vie di Roma, invece che nella so-lita piazza del Maccao: "Le truppe, sotto gli ordini del gen. San Mariano, erano formate di due divisioni comandate dal gen. Orero e dal gen. Del Maino. Due brigate di cavalleria erano al comando dei gen. Mainoni d'Intignano e Radicati di Marmorito. L'artiglieria dipendeva dal gen. Ainis. Alle ore 9 tuona il cannone che dà l'annuncio che i Reali escono dal Quirinale. Precede un plotone di corazzieri : vengono avanti il Re che ba, alla destra, il principe di Napoli, a sinistra il principe Nicola. Segue il principe Mirko, i duchi d'Oporto, d'Aosta, il conte di Torino, e il seguito degli ufficiali. I montenegrini sono a cavallo nei loro costumi. Seguono in carrozze scoperte la Regina con Elena; la regina in abito rosa scuro con Rizzi; Elena in abito celeste pallido con mantellina granata scura con pizzi. Vengono poi la regina Maria Pia, la 'duchessa Letizia, la duchessa di Genova madre, le duchesse Isabella e d'Aosta, la principessa Anna, il principe Vittorio Napoleone. I nostri principi portano la fascia di Danno I. Al momento dell'arrivo de' sovrani, sono slanciati al volo cinquemila colombi che lasciano cadere una pioggia di car-tellini recanti un saluto alla Sposa. Il nostro disegno rappresenta la scena che offriva la Piazza dell'Indipendenza nel momento della sfilata. Si vede la linea delle carrozze ch'e recano le Regine d'Italia e di Portogallo e le prinbipesse colle loro dame. In un gruppo a parte, sono disegnati: Nicola in mezzo e, a'suoi lati, il Re il Principe ereditario."
6/6/1897
Premiazione al merito industriale al Palazzo dell'Esposizioni.
"Quest'anno, la festa dello Statuto a Roma, celebrata colla pompa consueta, ebbe un'aggiunta, una cerimonia che si vide con piacere la prima volta în Italia: la premiazione al merito industriale.
La festa ebbe luogo in forma solenne nel palazzo dell'Esposizione, e precisamente nel Salone della Rotonda, dov'era disposto un grande baldacchino, Vi. intervennero il Re, la Regina, il Principe e la Principessa di Napoli; e, inoltre, il re e i principi del Siam. Vi eran quattro ministri: Rudinì, Guicciardini, Sineo, Gianturco, il sottosegretario on. Gianforte-Suardi, il Sindaco; il Prefetto di Roma ed innumerevoli invitati. Le guardie municipali e i vigili in alta uniforme prestavano il servizio d'onore. Nell'interno del palazzo, suonava il concerto della 1° fanteria. Quando apparvero i Sovrani, scoppiò nel pubblico un applauso entusiastico. Parlò primo l'on. Guicciardini; poi il senatore Rossi, presidente della Giuria. L'on. ministro d’agricoltura, industria e commercio fu breve. Egli rilevò l'importanza delle industrie in un paese, che da esse attinge e deve attingere gran parte della sua vitalità. Il senatore Rossi, il celebre industriale, che ha sì gran voce in capitolo, fece eco al ministro, ripetendo il Laboremms del filosofo antico, che dev'essere il motto dell'italiano moderno. Seguì quindi la premiazione dei 126 eletti. Milano ottenne i massimi onori. Alla metropoli lombarda sono state conferite ventinove medaglie. I premiati si recarono a uno a uno a ricevere i premii consistenti in medaglie d'oro con diploma, e in medaglie d'argento per gl'industriali, e in medaglie d’oro, d’argento e di rame pei loro cooperatori. Furono premiate per prima le industrie elettriche, le regine del giorno; poi le industrie meccaniche e metallurgiche, l'industria del cotone, le ceramiche, l’industria della carta, delle arti grafiche e della tessitura della seta, Infine vennero premiate le invenzioni e i provvedimenti “ aventi per fine di tutelare l'incolumità degli operai nelle fabbriche e di migliorarne le condizioni morali e materiali.
I premii vennero consegnati da re Umberto. Sua Maestà ne passava anche. alla Regina e ai Principi di Napoli; così tutta la Real famiglia consegnò i diplomi e le medaglie. Il Re e la Regina s'intrattennero affabilmente coi principali industriali, chiedendo de’ loro opifici, delle loro famiglie, dei loro nuovi impianti e lavori.
Gli editori-proprietari dell'Illustrazione Italiana, Fratelli Treves, vennero premiati con medaglia d’oro e con diploma per le arti grafiche: essi furono i primi fra soli quattro altri premiati dello stesso ramo."
8/6/1897
Festa al Vascello in memoria del generale Giacomo Medici. Nell'occasione, viene inaugurata una targa sul muro di cinta della Villa:
"Il marchese Luigi Medici commemorò l'8 giugno, al Vascello, con grande solennità e coll'intervento dei Sovrani, l'epico episodio del Vascello nel 1849, in cui rifulse il valore del general Giacomo Medici e dei suoi legionarii contro i francesi assedianti.
Alle cinque, cominciarono a giungere gli invita. Gli inviti fatti con larghezza richiamarono molte notabilità della politica, tra cui molti deputati e senatori, e quasi tutti i ministri. Alle sei giunsero i Sovrani, il principe di Napoli e la principessa Elena, che, ricevuti dal marchese Medici e dall'on. Di Rudinì, presero posto sotto un ampio baldacchino di rosso cremisi dinanzi la fronte interna del Vascello. In giro si disposero gl'invitati: quindi Enrico Parzacchi pronunziò il discorso commemorativo, parlando della difesa di Roma."
5/4/1899
Inaugurazione del VI Congresso internazionale della Stampa presso la sala degli Orazii e Curiazii al Campidoglio. Le riunioni si svolgono per due giorni, presso la sede dell'Associazione della Stampa a Palazzo Wedekind. "l 5 aprile, s’inaugurò in Campidoglio, alla presenza dei Sovrani — come avvenne per quelli di Stoccolma e di Lisbona — il VI Congresso internazionale delle associa zioni della stampa. Fu un'inaugurazione solenne; alla quale, oltre i Reali, intervennero il Principe e la Principessa di Napoli, i ministri, i rappresentanti del Corpo diplomatico, del Senato, della Camera, e gli alti funzionarii dello Stato. La scelta del Campidoglio, cui si collegano tanti ricordi storici, e dal quale Roma fu proclamata capitale d’Italia, aveva un significato politico che non isfuggì ad alcuno.
I Sovrani, acelamatissimi, al loro ingresso nella grande, magnifica sala degli Orazii e dei Curiazii, presero posto su poltrone, in un rialzo, a' piedi di quella grande statua in bronzo di Papa Innocenzo X, che sembrava invocare sulle loro teste le benedizioni del Cielo, Il Re e il Principe di Napoli erano in redingote: la Regina e la Principessa di'Napoli vestivano il lutto per la morte dell’arciduca Ernesto Ranieri d'Austria, zio d'Umberto. Tutti gli sguardi eran fissi sulla regina Margherita, più seducente che mai. Cessati gli applausi e l'inno reale all'entrata nella sala, un mormorio d’ammirazione segnalò la splendida apparizione di Margherita.
Il principe Ruspoli, sindaco di Roma, prese la parola in lingua italiana, e, a nome di Roma, rivolse ai congressisti un grato ed affettuoso saluto, aggiungendo: 'Roma, per la sua storia e per la sua gloria, è cosmopolita: i suoi monumenti sono la storia d'ogni progresso umano: qui, si sente che ogni straniero è cittadino romano. Roma, che fu potenza militare, religiosa e civile, è lieta di accoglière i soldati del pensiero all'ombra del suo gran nome è delle istituzioni popolari che vi governano. Auguro ai vostri studii — egli concluse — un vasto e durafuro effetto.
Nel pomeriggio, il Congresso cominciò i suoi lavori, tenendo le sedute nelle ricche sale dell’ Associazione della stampa, dove, la sera innanzi, aveva avuto luogo il ricevimento e il benvenuto dei giornalisti esteri con un breve discorso del senatore Bonfadini."
11/8/1900
Giuramento del nuovo Re Vittorio Emanuele III in Parlamento.
20/8/1900
Prima rivista passata da Re Vittorio Emanuele III: "Alle ore 5.20 della mattina, il Re, scortato dai corazzieri, uscì in carrozza dal Quirinale. Davanti alla caserma degli allievi carabinieri S. M. montò a cavallo dirigendosi. in Piazza d'Armi. Le truppe si componevano di due battaglioni della legione allievi carabinieri, uno squadrone di reali carabinieri, il battaglione del 2° granatieri, i reggimenti 63°, 64°, 93° e 94° fanteria, il 5° bersaglieri, quattro squadroni dei cavalleggieri di Monferrato, due brigate del 13° artiglieria, la brigata genio.
Una novità: Sembra che due battagli ria non compiessero con regolarità i movi Re diede ordine che rimanessero in Piazza d'Armi facendo poi loro eseguire, in sua presenza, varie evoluzioni.
Dopo che il Re ebbe passato la rivista, si collocò nel viale delle Milizie, dove seguì lo sfilamento per plotoni, guida a destra, Quindi il Re tornò in caserma degli allievi carabinieri, ove rimontò in carrozza ritornando al Quirinale sempre scortato dai corazzieri, Nonostante l'ora mattutina, gran folla accalcavasi in Piazza del Popolo e nelle vie adiacenti alla Piazza d'Armi, Durante il ritorno, il Re fu salutato e più volte applaudito."
24/12/1900
La Regina Margherita, torna a Roma dopo il lutto per il marito il re Umberto I. Accolta dai nuovi sovrani alla stazione Termini, risiederà nella villa Piombino:
"Alle 10, cominciò a piovere. Pur vi era folla. Davanti alla tettoja. della stazione, uno squadrone di corazzieri era pronto per fare scorta alla Regina Madre nel suo tragitto verso la città. Suona la marcia reale, Il Re in piccola tenuta da generale colla regina lena in lutto, col seguito,stanno ad attendere. Entra in stazione il treno reale, Margherita, vestita a lutto con un lungo velo nero, scende dal vagone; il Re le bacia la mano, ed ella lo abbraccia; e abbraccia la regina Elena.
Il quartiere Ludovisi, orgoglioso di ospitare d'ora in avanti la Regina madre, ha, quasi a conforto pel'di lei dolore, imbandierati i negozi e le case, Da alcune finestre si gettan fiori. Le associazioni, arrivando di corsa, rompono il cordone dei bersaglieri e con tutto il popolo invadono il piazzale prospiciente alla villa Piombino.
Intanto arrivano i! Re e la Regina, i quali attendono la madre addolorata. Margherita, prima di scendere di carrozza, mestamente sorride allo slancio popolare. Ai piedi dello scalone della villa, i Sovrani sono anche circondati da una rappresentanza femminile del rione. In essa figurano tutti gli ordini sociali. Alla regina Margherita viene dalle signore offerto un mazzo di viole mammole. Davanti al palazzo le associazioni sventolano le loro bandiere, e la folla che occupa tutto il viale acclama a gran voce ai Sovrani. Dopo qualche momento si apre la finestra del balcone e ne esce il Re a capo scoperto, tenendo alla sua destra la madre ed alla sinistra la sposa. Da ogni petto erompe il grido di “ Viva Savoja , , un plauso al nuovo Re, un plauso all’augustà dolente, che torna alla capitale d’Italia.
Ad un tratto, Margherita alza il denso velo vedovile. Così appare il suo mesto viso, pallidissimo, incorniciato dai biondi capelli, e che porta vivamente impresse le tracce del dolore. È un momento di commezione vivissima. Non solo le donne piangono, ma anche molti uomini non possono trattenere le lagrime.
La regina Margherita ringrazia con un sorriso e, dopo qualche minuto, si ritira. Cedendo il passo alle auguste signore, il Re rimane per un istante solo sul balcone. Scoppia un nuovo ed entusiastico grido di * Viva il Re, viva Savoja,.
In questo momento le nubi si diradano e splende il sole. La folla applaude ancora ai Sovrani,"
14/1/1901
Presso il salone del Collegio Romano si svolge la conferenza di S.A.R. il Duca degli Abruzzi e del comandante Umberto Cagni e sotto gli auspici della Società geografica italiana, sulla spedizione italiana nel Mare Artico con la nave Stella Polare.
14/4/1901
Nel piazzale della casermma del Macao, il Re Vittorio Emanuele III consegna solenne le bandiere all'arma d'Artiglieria e al Genio.
2/6/1901
Rivista a piazza d'Armi per la Festa dello Statuto:
"Una mattina primaverile, radiosa, Alle sette, la folla si raduna ai Prati per assistere alla grande rivista in piazza d'armi, dove lo spettacolo è imponente.
Arriva il Re in vettura, preceduto da un pelottone di corazzieri. Il Re è salito a cavallo, freneticamente applaudito dalla folla, mentre le musiche militari squillan l'inno reale. Poi si svolge la rivista."
29/1/1902
In occasione del suo ottantesimo compleanno, Re Vittorio Emanuele III fa visita all'attrice Adelaide Ristori, nella sua Casa al Palazzo Capranica. A sera, riceve un ovazione del pubblico durante la festa organizzata in onore, con la rappresentazione della Esmeralda di Goldoni.
2/1902
L'archeologo Giacomo Boni scopre una sepoltura arcaica durante gli scavi al Foro:
"Sterrando nell'angolo sud-est del Tempio di Antonino e Faustina, a quattro metri di profondità dal piano della Sacra Via, e a metri 1.15 dalla platea di fondazione del Tempio stesso, si rinvenne una tomba primitiva a cremazione. La tomba è composta di un dolium, in terracotta rossastra, coperto da un coperchio di tufo cinerino, doglio che era accomodato in un cavo del terreno è stretto, alla bocca, con una macera di pezzi di tufo della stessa lità.
Contiene nove vasi: un olla o cinerario, quasi interamente riempito coi resti del cadavere che aveva subito una completa cremazione tanto che le ossa sono ridotte a minuti frammenti e fuso lo smalto dei denti. Vi sono due vasi, con rilievi imitanti lo corde e le legature di cuoio dei vasi primitivi, una coppa, a forma di olla, una tazza ansata, tre ciotole ed una ciotoletta. Il cinerario ha il coperchio in forma di tetto di capanna laziale, con l'imitazione, a rilievo, della ossatura a travi, come era l'uso degli abitanti primitivi del Lazio.
Un folla di curiosi è tutto il giorno sul posto degli scavi; tutto il giorno è un pellegrinaggio di stranieri, di autorità. Anche S. M, il Re, accompagnato dal ministro Nasi, si è recato per la seconda volta al Foro Romano, interessandosi vivissimamente alle scoperte colà avvenuto specialmente a questa ultima."
1/4/1902
Alla presenza del re Vittorio Emanuele III di Savoia e della Regina Elena, si svolge la Festa degli alberi al Monte Antenne. Nell'occasione sono piantati centinaia di cedri dell'Himalaya e nasce il Bosco della Regina Elena. "Preceduti da fanfare e guidati da sottufficiali dell'esercito, si recarono ai Prati d'Acquacetosa lungo le rive del Tevere. Una marcia graziosissima di tutti quegli ometti e di tutte quelle donnette, che faranno palpitare un giorno chi sa quanti cuori! Le signore nelle tribune battevano le mani: e il severo corpo diplomatico faceva contrasto a tutta quell'onda di sorrisi. Guido Baccelli, il santo patrono della festa, raggiava di gioja persino più dello ste cielo romuleo. Migliaja di pupille cercavano l'ombrellino bianco di Elena e l'elmo del Re i alberi furono piantati a un cenno di Vittorio Emanuele dagli alunni delle scuole e dai soldati del genio: una ressa, una gara animatissima, d'un effetto indimenticabile. E ora, o alberi, crescete; i figli di questi cari figlinoli verranno alle vostre ombre a far colazione. Urescete, o allori, per gl'italiani futuri, per l'Italia di domani!"
18/5/1902
Al Campo da Tiro della Farensina si svolge la IV Gara generale Campionati Mondiali di Tiro a Segno.
Per l'occasione sono realizzate vaste e monumentali strutture provvisorie: "Sabato, 18, ebbe Iuogo a Roma la solenne inaugurazione della IV gara del tiro a segno nazionale. La cerimonia d'inaugurazione alla Farnesina fu preceduta dalla formazione in Campidoglio e dallo sfilamento del corteo per via Aracoeli, via del Plebiscito Corso Umnberto I e Piazza del Popolo, fino al campo del tiro. Apriva la marcia la bandiera della società di tiro a segno di Roma; seguivano’un plotone delle guardie municipali, la musica del 94° reggimento: veniva quindi la bandiera d'Italia fiancheggiata dal cav.
Macagnini direttore del corteo, dal sindaco dì Pisa e da altri membri del Comitato; poi, formando un pittoresco gruppo nel mezzo, lo scudo di Roma e lo stendardo di Torino. Poco dopo il corteo arrivarono alla Farnesina le LL. MM., i membri del corpo diplomatico, i ministri, quanto ba di più eletto la capitale.
Il presidente del Consiglio, on. Zanardelli, pronunziò il di scorso inaugurale con slancio giovanile, salutando con parole elevate 6 vibranti i giovani italiani accorsi alla nobile gara delle armi.
Dopo l’applaudito di. si recarono alla galleria del tiro; e di là il Re sparò tre colpi. "
21/5/1902
Visita a Roma dello Scià di Persia, Sua Maestà Imperiale Mohammad Reza Shah Pahlavi. "Lo Scià arrivò a Roma alle 14.30 di mercoledì, ricevuto da Sua Maestà il Re, da Sua Altezza Reale il Conte di Torino, dal presidente del Consiglio, on. Zanardelli e dai ministri, dal presidente della Camera, dal sindaco di Roma e da molte altre autorità. Lo Scià entrò in Roma in carrozza di Corte a fianco del Re, avendo dirimpetto il Conte di Torino e l'ambasciatore persiano a Roma, Malkomkan, mentre le truppe facevano ala lungo le vie affollate, dalla stazione al Quirinale, e la folla salutava e applaudiva."
8/1/1903
XXV anniversario della morte di Re Vittorio Emanuele II: "Il pellegrinaggio che venerdì 9 gennajo, si recò al Pantheon a riverire le tombe del Re Galantuomo e del Re Martire, esprimeva il sentimento di milioni d'Italiani verso sacre memorie che compendiano tanti anni di aspirazioni, di lotte, di prove.
Nella mattina, alle ore 8, scortato dai corazzieri, il Re, la regina Elena e la regina Madre, accompagnate dalle loro Case civili e militari, s'erano recati mestamente nel Pantheon a ricordare, a pregare.
A mezzogiorno, la vasta piazza dell'Indipendenza si riempiva di rappresentanze. Il cielo non rideva del suo bell'azzurro; un velo di mestizia pareva scendere sulla città. Dodici mila pellegrini erano venuti d'ogni punto d'Italia; e il corteo, che andò formandosi, presentava un insieme magnifico, solenne, di ventimila cittadini uniti in un solo sentimento. In quattro gruppi, dividevasi il corteo: settecento e venticinque gonfaloni, cento corone, venti musiche, che alternavano inni nazionali e armonie funebri.
Alle 14 e un quarto, la testa del corteo entra nel Pantheon, ch'è addobbato a lutto, con maestosi drappi neri, ornati di ricami e di frangie d’oro e d'argento; e, sopra dell’ingresso principale, in un’ ampia targa, si leggon le parole: A Dio ottimo massimo — Governo e popolo innalzano preci — Nel XXV anniversario della morte del Re Vittorio Emanuele Il — Padre della Patria.
Alla sera, nel teatro Argentina, l'avv. Vecchini tenne un’eloquente commemorazione"
9/1/1903
Centenario dell'Accademia di Francia. I sovrani partecipano ai festeggiamenti. Nei giardini viene inaugurato un busto in memoria Giambattista Suvée, primo del direttore dell'Accademia nella nuova sede di Villa Medici.
28/1/1903
Inaugurazione della statua a Umberto I nell'aula del Consiglio provinciale di Roma: "La cerimonia ebbe luogo alla presenza dei Sovrani, delle primarie autorità politiche, militari ed amministrative, e il discorso inaugurale, pieno di sentimenti di devozione verso la Reale Famiglia, fu pronunziato dall'illustre generale Menotti Garibaldi, presidente del Consiglio prole di Roma. Il figlio dell’eroe terminò il suo dire tando i consiglieri provinciali e gl'invitati a grida "evviva il Re, evviva la graziosa Regina Elena" e all Regina Madre, lontana da Roma, fu mandato un tele gramma di ossequio, volendosi associato alla cerimoni il nome di lei, che fu Regina ammirata ed amata al fianco del Re Buono cui rendevasi onore. Re Vittorio ebbe parole di felicitazione per lo scultore, la cui opera riproduciamo în questo numero; e ringraziò vivamente il generale Menotti per i sentimenti espressi in nome proprio e del Consiglio provinciale di Roma."
8/3/1903
Inaugurazione del congresso dei commercianti e degli industriali italiani a Roma: "L'inaugurazione è stata fatta lunedì, al Campidoglio; onorata dalla presenza dei Sovrani, del ministro Baccelli, del sindaco di Roma, e di moltissime altre autorità. La sala degli Orazii e Curiazii gremita di congressisti. Parlò per il primo il Sindaco Colonna recando il saluto ospitale di Roma; quindi il comm. Garroni, presidente della Camera di commercio romana, con nobili parole rilevò tutta l'importanza e il significato del presente avvenimento; e infine il ministro Baccelli augurando ottimo risultato ai lavori dichiarò aperto il congresso."
2/4/1903
Inaugurazione in Campidoglio del Congresso storico internazionale a Roma: "L'inaugurazione riuscì solenne, coll'intervento del Re in alta uniforme di generale, e della Regina, che vestiva un abito cremiso. I sovrani presero posto sul trono nell'aula del Consiglio, fra i ministri e il sindaco Colonna, che pronunciò un discorso.
Le Loro maestà, passando per la costruzione provvisoria che unisce il Palazzo Senatorio a quello dei Conservatorii, si recarono a un'altra inaugurazione: a quella della Forma Urbis, chi la più antica pianti di Roma, parzialmente ricomposta su di una parete del giardino del Palazzo dei Conservatori.
Pittoresca la sfilata, il passaggio per le scale fatte coetruire dal sindaco Colonna per ingrandire e migliorare i locali dalla Pinacoteca Capitolina e costruzioni magnifiche. Toccò al prof. Lanciani, il noto studioso di topografia romana antica, fare la spiegazione della Formo Urbis, pazientemente ricostruita. Nel giardino del palazzo dei Conservatori in Canipido gli fu fabbricata infatti apposta una parete di metri 14 per 18, sopra la quale, in rosso, fu dipinta, nelle sue linee principali, la pianta di Roma Moderna. Sopra questa pianta vennero collocati, al loro posto, con iscrizione in nero, i frammenti dell'antica pianta di Roma, limitatamente però alla zona monumentale. I frammenti di questa antica pianta, messi a posto, sono circa ducento. Ne rimangono ancora mille circa; ma questi non si possono collocare perché non offrono alcuna indicazione che permetta d'identificarli e di collocarli con esattezza."
13/4/1903
Congresso agricolo inaugurato al Campidoglio dai Sovrani. A mezzodì, nelle Terme di Caracalla, colazione offferta dal ministro Baccelli ai congressisti.
20/4/1903
Vittorio Emanuele III riacquista Villa Ada per circa 610.000 lire.
« Villa Ada acquistata dal Re. Nell'adunanza tenuta ieri il Consiglio Superiore della Banca d'Italia ha ratificata la deliberazione già presa alla unanimità dalla Commissione liquidatrice della Banca Romana, per la cessione a S. M. il Re della Villa Ada fuori di Porta Salaria.
Per l'acquisto di questa Villa erano corse altre trattative con privati, delle quali la Commissione liquidatrice della Banca Romana e il Consiglio Superiore hanno creduto di non tenere conto; per il che meritano il plauso della cittadinanza romana la quale, nella realizzazione di un delicato pensiero del Re, vede anche appagata un'aspirazione propria.
A questi sentimenti si è ispirata l'Amministrazione della Banca d'Italia, la quale ha dovuto mettere tutta la sua energia per superare gli ostacoli e arrivare felicemente alla conclusione, che sarà appresa con viva e generale soddisfazione dalla popolazione della capitale del Regno. »
4/5/1903
Il Re Vittorio Emanuele III e l'Imperatore Guglielmo II, assistono alla rivista militare organizzata al Pratone di Centocelle.
7/5/1903
Apoteosi di Guglielmo Marconi al Campidoglio. Giunto alle ore 10, il sindaco Colonna gli conferisce la cittadinanza Onoraria nella sala delle Bandiere. Alle 16 pronuncia una conferenza sulla sua scoperta: "Immensa, fitta la folla, che s'addensa al Campidoglio, ansiosa di vedere il trionfatore, desiosa di porgergli un saluto. Essa non Potrà penetrare nell'aula della conferenza; lo sa; ma vuol dimostrare al suo muovo eccelso concittadino ammirazione. Quando al Colle, inondato di luce, arriva il Marconi, la moltitudine applaude, acelama. È il Marconi vien ricevuto dal sindaco. Quindi arriva il Duca di Genova, che si ferma ad aspettare i Sovrani. E, alle 16 precise, salutati dall'inno reale e dagli evviva, il Re e la Regina giungono col Duca d'Aosta, col Conte di Torino, col Duca degli Abruzzi, in carrozza scortata dai cotazzieri." Conclude la giornata partecipando ad un banchetto organizzato in suo onore, nella sala maggiore del Grand hotel (trasformato in serra fiorente).
7/1903
Re Vittorio Emanuele III avvia i lavori per trasformare la Villa Ada, per trasformarla nella dimora ufficiale della famiglia.
« A novembre il Re farà cominciare i lavori per trasformare la villa Ada in un delizioso parco contornato da un muro di cinta. Gli inquilini delle case hanno avuto ordine di sloggiare prima della fine di agosto. Il Messaggero dice che quando il Re ha comprato la villa, non ha voluto che essi pagassero la pigione. Ai contadini che coltivavano il terreno della villa, il Re ha assegnato un buono di uscita di circa 3000 lire ».
1904
Il Maggiore Moris, non avendo ricevuto riscontro dalle richieste ufficiali al Ministero della Guerra, per ottenere i mezzi necessari alla costruzione di un primo dirigibile militare italiano, si rivolge direttamente al Re Vittorio Emanuele III, suo conoscente e appassionato di aeronautica. Il sovrano gli fa ottenere la somma di L 400.000 per l'acquisto di un terreno (a Vigna di Valle, presso il lago di Bracciano) e la realizzazione del nuovo Cantiere Sperimentale per costruzioni Aeronautiche.
24/4/1904
Il Presidente della repubblica francese Émile Loubet, arriva in visita a Roma accompagnato dal ministro degli Esteri Delcassé. Viene accolto al Quirinale da re Vittorio Emanuele III di Savoia. Per l'occasione, nell sito del demolito Palazzo Piombino viene realizzato un giardino posticcio.
25/4/1904
Il Presidente della repubblica francese Émile Loubet, esce dal Quirinale alle ore 10.30 per recarsi al Pantheon a visitare le tombe di Vittorio Emanuele II e di Umberto.
Segue una visita alla regina madre a palazzo Margherita.
A mezzogiorno îl presidente offre una colazione in palazzo Farnese, alla quale assistevano, col seguito del presidente, il personale delle due ambasciate di Francia a Roma, e numerosi invitati francesi.
Alle 17.15 il re Vittorio Emanuele III e Loubet escono dal Quirinale per fare una passeggiata în città, guidato dal re. La sera, si svolge un banchetto di gala al Quirinale.
Dopo il banchetto di gala, il presidente, i reali, i seguiti si recano al teatro Argentina (rinnovato nelle tappezzerie, nelle decorazioni), accoltivi da una grandiosa dimostrazione così all'arrivo come alla partenza. Eseguivasi il Faust, seguito dal ballo Bacco e Gambrinus.
26/4/1904
III giornata del presidente Loubet a Roma:
"la giornata comincia con la rivista militare in piazza d'armi ai Prati di Castello; presenti tre divisioni di truppe a piedi, una divisione di cavalleria, tutte al comando del tenente generale Besozzi, comandante del corpo d'armata di Roma. Nel pomeriggio, nonostante una leggiera pioggia, il re e Loubet recaronsi a visitare i monumenti e gli scavi archeologici, al Foro Romano; poi la sera al Quirinale vi fu un gran pranzo militare.
Dopo il banchetto il re, il presidente, la regina, i seguiti recaronsi al solenne ricevimento in Campidoglio, ed assistettero alla fantastica illuminazione del Foro Romano e del Colosseo.
18/6/1904
Nella caserma La Marmora in Trastevere, re Vittorio Emanuele III inaugura il Museo storico dei bersaglieri:
"Il corpo dei Bersaglieri haî racgolto in Roma, nella caserma Alessandro Lamarmora a San Francesco a Ripa, um importante museo storico del corpo, inaugurato solennemente, subato 18 giugno, con l'intervento del Re.
Erano presenti tutti i colonnelli dei dodici reggimenti dei Bersaglieri, o le rappresentanze delle Compagnie Ciclistiche dei Reggimenti stessi arrivate a Roma, portatrici di messaggi di riverenza e di saluto al Re.
S. M. passò în rivista il terzo Reggimento Ber (colonnello Bertinatti), i riparti ciclisti e quindi si a visitare il Museo, inaugurato con efficace discorso del maggiore Menarini.
La prima idea di questo Museo spetta al generale Bruto Bruti, che essendo ispettore dell'arma, nel 1893 iniziò una raccolta di tutti i doeumenti che ad essa riferivano, e potè riunirne la collezione completa a cominciare dal 1836. Però nel 1894, soppresso improvvisa mente l'ispettorato dei bersaglieri, nessuno pensò più a continuare la raccolta. Soltanto quattordici mesi or sono alcuni intelligenti e volonterosi ufficiali del 3° reggimento, di sede in Roma, presso il quale si trovavano depositati i documenti raccolti dal generale Bruti, ebbero l'idea geniale di fare il Museo col solo aiuto che dai bersaglieri potevasi avere.
I dodici reggimenti spontaneamente stabilirono di quotarsi per le spese necessarie; furono chiesti dei locali al Ministero della guerra, che concesse gli attuali, sufficienti per ora.
La direzione del Museo fu così composta: Presidenti onorari gen. Chiabrera, il nestore dei bersaglieri italiani, e colonnello Bertinatti, il più anziano dei comandanti; presidente effettivo, colonnello Botturini cav. Giovanni; di rettore maggiore Menarini, coadiuvato dai capitani Weys, Trompeo, Piola-Caselli, Armanni, e dai tenenti Breda e Bassano.
Tl Museo è assai bene ordinato e si presta facilmente ad un esame anche rapidissimo; è suddiviso în quattro sale; la prima è dedicata quasi completamente alle memorie del generale Alessandro Lamarmora ed ai quadri storici riproducenti avvenimenti guerreschi del corpo; la seconda contiene il medagliere del corpo ed i medaglieri ed i cimelî di alcuni fra i più valorosi bersaglieri; la terza le memorie delle guerre d'Africa e di Cina; la quarta i busti degl'illustri bersaglieri ed i lavori artistici di scultura che illustrano episodi del corpo.
Fra gli oggetti più notevoli notiamo: 1. Letto da campo usato dal gen. Lamarmora nella guerra di Orimea. 2. Originale della memoria scritta dal Lamarmora nel 1885 per proporre la creazione dei bersaglieri. 3. Ritratto dei 14 decorati con medaglia d’oro appartenenti al corpo, 4. Un pezzo di pane trovato in mano di un bersagliere Manara, ucciso nella difesa del Vascello a Roma nel 1849, 5. Bozzetto originale del gruppo dei bersaglieri del monumento a Garibaldi sul Gianicolo, dono dello scultore Gallori. 6. Modello di carabina a percussione ideato da Lamarmora nel 1836, 7. Collezione delle armi dei bersaglieri usate dal 1836 ad oggi. 8. Sciabolone da teatro col quale il valoroso Pinelli, che fu poi colonnello dei bersaglieri nel 1848, assalì i soldati del duca di Parma.
Compiuta l'inaugurazione, fu presentato a Sua Maestà un esemplare in oro della medaglia commemorativa, avente da un lato i ritratti di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele III, coll'iscrizione. XVIII Giugno 1836 — XVIII Giugno 1904, e dall'altro l'Italia che mostra al bersagliere d'oggi, e al bersagliere del passato coll'antica uniforme, îl bersagliere dell'avvenire (il ciclista). Nello sfondo a sinistra si vede il monumento al generale Lamarmora în Torino, e a destra Superga dove sono le spoglie dei reali di Savoja; e il motto Alere Flammam,
Fu anche distribuita una cartolina ufficiale cammemorativa recante disegnata una medaglia con un gruppo di bersaglieri in atto di correre all'assalto; in giro v'è la scritta: Goito, Palestro, Cernaia, San Martino.
Altre 8 cartoline sricordanti î più notevoli fasti del corpo dei bersaglieri furono date agli acquirenti della medaglia."
23/6/1904
Alla presenza di Vittorio Emanuele III, viene inaugurato a Villa Borghese il monumento a Wolfgang Goethe, dono dell'Imperatore di Germania Guglielmo II all'allora sindaco di Roma Prospero Colonna, come simbolo dell'amicizia tra Italia e Germania:
"La bella statua di Heberlein, donato da Guglielmo II a Roma, l'abbiamo già riprodotta. Qui illustriamo la festa inaugurale celebrata in Roma, a Villa Borghese (ora Umberto I) alle 18 del giorno 23 giugno, presenti Sua Maestà il Re, l'ambasciatore conte De Mesz, rappresentante l'imperatore Guglielmo, i ministri e dignitari, il sindaco di Roma, e lo scultore Heberlein accompagnato dalla sua intellettuale signora. Brevi e belle furono le parole dell'ambasciatore germanico: "Dietro ordine ricevuto da Sua Maestà l'imperatore Guglielmo, mio Augusto Sovrano, ho l'onore di consegnare alla città di Roma, qual dono imperiale, l'effigie marmorea del sommo poeta germanico. Goethe ha passato forse uno degli anni più felici della sua vita tra le mura di questa città.
Qui, sotto questi alberi sempre verdi, egli compose l'Ifigenia, una delle sue massime opere. Possa il monumento che ora inauguriamo all'Augusta presenza di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele, passare a tempi lontani, visibile segno del modo come l'Imperatore seppe esprimere la gratitudine della Germania per le ispirazioni che il genio di Goethe trasse dalla storia, dalla natura e dall'arte del paese italico...
Il sindaco Colonna rispose che l'atto di Sovrana munificenza compiuto dall'Imperatore di Germania destò uno slancio di riconoscente soddisfazione nella cittadinanza romana, commossa del nuovo ed eloquente pegno di una simpatia, la quale ricerca con delicata attenzione quanto di più intimo e di più vibrante possa stringere le anime dei due popoli.
La grande figura di Wolfango Goethe — di cui scrive gustosamente in questo numero il conte Ottavio — è ben degna di rappresentare il legame spirituale che avvinse la giovine Germania alla grandezza di Roma, e nessuno con forza e genio maggiori di quelli dell'altissimo Poeta delle Elegie Romane seppe evocare l'onnipotente magia di un nome che, dopo avere riempita la storia del mondo, impersona quel sogno di eterna bellezza, in cui si avvolge, come in un manto di luce, il pensiero di quel Grande.
E il ministro Orlando fissò così, in un suo efficace discorso, il significato politico-artistico della festa: "L'effigie del grande poeta attesterà nel cuore d'Italia la felicità e la grandezza di questo connubio: quod bonum, felix, faustumque sit, per la missione di pace e di civiltà che due grandi genti debbono compiere nel mondo.
Fu questo il pensiero geniale e profondo dell'Augusto donatore; ed è questo il pensiero Vostro, o Sire, e del popolo italiano. Le armi di Roma non riuscirono a signoreggiare durevolmente le foreste germaniche, a vindice di libertà risuona ancora il nome di Arminio, cui Tacito onorò; ma la virtù latina, eterna e varia, ha conquistato i più grandi spiriti della Germania, e te sovra tutto, o Goethe, o nuovo cittadino di Roma, come il Sovrano amico ed alleato d'Italia, l'ha voluto, col suo atto magnifico.
L'unione profonda degli spiriti e dei propositi pesano nel nome tuo, o poeta, procedere verso quell'ideale di bellezza e di gloria che qui radioso ti apparve!
Furono spediti telegrammi di ringraziamento all'Imperatore Guglielmo; e la sera gli artisti romani festeggiarono a banchetto lo scultore Heberlein."
24/6/1904
Traslazione della salma del Re Umberto I nella tomba definitiva al Pantheon:
"Cerimonia alla quale, presente îl Re, parteciparono solamente le alte cariche dello Stato e della Corte.
Il nuovo loculo dove la salma di Umberto è stata definitivamente tumulata è alto dal suolo un quattro metri; e lo chiude una lastra di travertino con in grosse lettere di bronzo il solo nome: Umberto I; ma sotto a questa lastra di travertino, un'altra di piombo, aderente al feretro, nell'interno del loculo, porta questa epigrate:
Umberto I Italiae Regis bonitate nobilis Ossa et cineres Victorius Emanuel III F. Hic transferri pientissimus voluit VIII Kal. Jul. A. MOMIV."
3/7/1904
Re Vittorio Emanuele III visitò ufficialmente la nuova Sinagoga di Roma, ormai completata: "Con una visita di Sua Maestà il Re fatta nelle prime ore del mattino di domenica 3 luglio si è, virtualmente; inaugurato in Roma il nuovo, monumentale tempio israelitico. Il Re d'Italia che inaugura in Roma un tempio dedicato al Dio d'Israele — diremo anche noi con l’amico Italicozdella Tribuna — consacra un fatto e segna un momento della storia: si esce, con l’uno e con -F'altro, dal campo della religione, per entrare in quello della vita civile. È perciò che della visita fatta domenica da Vittorio Emanuele II alla nuova Sinagoga sul Lungo Tevere Cenci hanno ragione di compiacersi, non solo quegli israeliti che lo hanno accolto con le più vive acclamazioni, ma quanti sono fra noi uomini pensanti. o almeno ben pensanti, sieno o no credenti in un quale siasi Iddio, abbiano o no una fede, oltre a quella della giustizia o della bontà."
4/12/1904
Battesimo del Principe di Piemonte Umberto, nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. La funzione viene celebrata con dispensa speciale da monsignor Giuseppe Beccaria: nessun membro dell'alto clero celebrava, ma la concessione per una cerimonia di casa Savoia, viene ugualmente considerata un gesto di distensione da parte di Pio X.
14/3/1905
Commemorazione in ricordo di re Umberto nel piazzale del Macao. Alla rivista passata dal Re, partecipano anche i veterani. "Fra quelli accorsi di fuori e quelli del comizio romano, quasi 850 superstiti delle guerre nazionali vi intervennero, Erano vecchi vacillanti, i cui occhi, ormai spenti, vedevano appena la gran luce lontana per la quale combatterono. Qualcuno aveva. condotta con sò la suà vecchietta, che passava sorridendo in mezzo alla folla, raccolta sull’entrata; veterani delle battaglio dî Lombardia del 48 e del 59, delle legioni garibaldine, marinai di Lissa, un popolo intiero di vecchi che tinsero del loro sangue tutti i campi d'Italia."
25/4/1905
Mostra d'Arte Italo-Bizantina a Grottaferrata: "Le feste per il IX centenario della Badia di Grotta fertata, hanno avuto come epilogo, una esposizione di arte italo-bizantina. La mostra ha attirato da Roma visitatori cospicui, e il re Vittorio e la regina Margherita furono dei primi a recarsi ad ammirarla."
6/5/1905
Inaugurazione della Statua di Victor Hugo a Villa Borghese: "Alla corimonia innugurale, intervenno, con delicato pensiero, il re, accompagnato da vari ministri. Pronunciarono belle parole l'ambasciatore francese, e il ministro per la pubblica istruzione."
28/5/1905
Il Re Vittorio Emanuele III, inaugura in Campidoglio, nella Sala degli Orazi e Curiazi, la Conferenza dell'Istituto Agrario Internazionale: "Domenica scorsa, alla presenza dei Sovrani, delle alte cariche dello Stato, del Corpo diplomatico, dei Delegati speciali dei Governi esteri e di alcuni pochi fortunati invitati, è stata solennemente inaugurata la Conferenza internazionale che getterà le basi della Camera internazionale di Agricoltura, dovuta alla bella iniziativa di Vittorio Emanuele III. I Delogati esteri, che erano au grand complet, applaudirono intenzionatamente è vivamente il Re. L’americano Lubin, l'ideatore, fu oltre ogni dire festeggiato."
7/6/1905
Su iniziativa di Vittorio Emanuele III e con la sollecitazione di David Lubin, viene siglata da 74 Nazioni una Convenzione Istitutiva per la costituzione di un ente internazionale per la cooperazione in materia agricola. La sede provvisoria dell'Istituto si installa nella Casina Giustiniani di Villa Borghese, in attesa dell'erigenda nuova sede limitrofe, futura Villa Lubin.
13/2/1906
Il capitano del genio Mariano Borgatti istituisce il Museo dell'ingegneria militare italiana, con sede a Castel Sant'Angelo: "Il 13 febbraio, il Re e lo primarie autorità militari in tervennero în Castel Sant'Angelo all'inaugurazione d'un museo dell'ingegneria militare, iniziato dal generalo De la Penne e predisposto dal colonnello dal Genio, Borgntti, che pronunziò-il discorso inaugurale. Il museo (che fu visitato minutamente dal Re) è disposto a gruppi.
Il primo ha ingresso a destra da chi arriva dalla grando rampa e la prima sala è destinata ni busti e ritratti: vi si vedono quelli di Papacino d’Antoni e di Pinto del Bertola, di Robilant, Menabrea, Gaveri e Tournon, è cimeli di Chiodo, di Bordino, di Cerotti, ecc,; di Cavalli, istitutore dei pontieri italiani.
Nelle sale seguenti sono riunite plastiche di fortificazioni italiane dal secolo XVI al nostro; disegni, pianto e plastiche di fortificazioni delle città d'Italia; modelli di attacchi e difese delle piazze, con una grando plastica di batteria d'assedio italiana, un gabinetto delle mine, ove campeggia un ritratto di Pietro Micca, e un bel modello della cittadella di Torino, colla indicazione del rivellino fatto saltare dall'oroe di Andorno.
Una sala è dodicata a modelli di costruzioni futto dal Genio militare in Crimea; un altro gruppo di camere con modelli di costruzioni del. Genio per la R, Marina.
Al primo piano, attorno al girotto è un secondo gruppo di locali riuniti fra di loro dalla Galleria di Pio IV, contenenti modelli di artiglierie; di batterie costrutte a Gaeta, strumenti di telegrafia ottica, forni da campo è una colombaia militare.
Altro gruppo è costituito dalla antica biblioteca papale e locali attigui, ove sono riuniti documenti preziosissimi della storia del Genio, relazioni sullo campagne dell'Indipendenza, disegni di fortificazioni in numero di 1600 circa; resti di fortificazioni.
Un quarto gruppo è costituito da tre ambienti (detti anticamente Cagliostro) ove sono fotografie, apparati telografici ed un telegonometro Marzi in azione. Un quinto gruppo, finalmente, è alla cima del Castello, sotto lane gelo di bronzo; ivi è una bella raccolta di strumenti di telegrafia ottic: odelli di aereostatica; galleggianti lagunari, ponti mil strumenti ed apparecchi invontati o proposti da ufficiali del Genio.
Il nuovo museo è interessante ed è aperto al pubblico secondo l'orario consueto per la visita di Castel Sant'Angelo."
2/4/1906
Selezioni per le olimpiadi di Atene:
"gare eliminatorie per i ginnasti italiani, accorsi alla capitale da ogni parte d'Italia in non meno di 8000. L'eliminazione è avvenuta nei due ultimi giorni di marzo e i primi di aprile, ed è avvenuta, naturalmente, su larga scala, senza far torto all'energia muscolare dei tremila concorrenti, ma scegliendo pei fasti ellenici sollanto i veramente ammirevoli, con equa proporzione fra le innumerevoli società ginnastiche italiano. Le gare sono riuscite splendide, nel magnifico stadio verdeggiante di Villa Borghese e lungo il corso del biondo Tevere; e il 2 aprile alle gare finali sono intervonuti i Sovrani, che hanno conferito i premii ai numerosi vincitori. Il discorso di chiusura fu pronunziato dal presidente della Commissione, deputato Luigi Lucchini."
7/4/1906
Inaugurazione, nella Sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, del VI Congresso Internazionale Postale: "Presenti le Loro Maestà il Ro e la Regina, i ministri Baccelli e Guicciardini, il sottosegretario Morpurgo, lo rappresentanze, del Senato, della Camera, del corpo diplomatico, e dello alte cariche dello Stato a di Roma. I discorsi inaugurali furono pronunziati dal sindaco di Roma Cruciani-Alibrandi e dal ministro Baccolli.
Il Congresso si tiene nel palazzo Colonna, dove, il 9 corrente, sono state inaugurate, con discorso del sottosegretario di Stato, Morpargo, lo sedute ordinarie."
23/11/1906
Visita a Roma del re di Girecia, Giorgio I: "Arrivò venerdì alle 14,80 con treno speciale da Pontebba, incontrato nella stazione di Piazza Termini dal re Vittorio, dai grandi dignitari dello Stato, mentre la musica del 48° fanteria suonava l’inno greco, ed una compagnia dello stesso reggimento presentava le armi. All'esedra di Termini il sovrano greco ebbe gli omaggi del sindaco di Roma, sen. Cruciani-Aliprandi. Al Quirinale l’ospite ellenico fu incontrato dalla regina Elena nella sala delle guardie. Il popolo acclamò insistentemente re Giorgio che, insieme ai sovrani d'Italia, si affacciò due volte a ringraziare dalla gran loggia del Quirinale".
24/11/1906
Il sabato nella tenuta reale di Castelporziano si svolge una partita di caccia alla quale paretcipa Vittorio Emanuele III, il Re di grecia Giorrgio I, la regina Elena e le due principesse Elena di Serbia e Vera del Montenegro.
1/12/1906
V Congresso dei Ciechi nel salone dll'Acquario Romano, inaugurato dal re e dalla regina.
19/5/1907
Re Vittorio Emanuele III partecipa alla cerimonia per la posa della prima pietra della Nuova Stazione Trastevere:
"La storia della stazione ferroviaria di Trastevere è una storia pietosa, come quella di molte delle opere pubbliche della grande capitale. La stazione attuale di Trastevere fu costruita venticinque anni sono: in questo tempo non si ottenne mai che ve collegata con quella principale delle Terme (stazione, grande poco meno di quella di Bologna, è stata finora quasi inutile).
Se non che, domenica scorsa, 19 maggio, il Re, accompagnato da vari ministri, dalle rappresentanze del Parlamento, dal corpo diplomatico, da varii sottosegretari e da alti funzionari ferroviari, pose in Trastevere la: prima pietra della nuova stazione (un 800 metri più in là di quella attuale) compiendo così il primo atto positivo della tanto invocata: trasformazione ferroviaria in Roma.
Nel luogo ove sorgerà il nuovo edificio erano state erette delle tribune che erano gremite di invitati; nel centro ven'era una esagonale dove il Re e le autorità presero posto.
La nuova stazione viaggiatori sorgerà sullo sfondo del viale del Re prolungato in curva per cir metri e sarà fronteggiata da un grande piazzale semicircolare, sul fondo del quale sboccherà la nuova via, Il fascio dei binari sarà collegato da un lato con quelli dello scalo merci attuale, che tale rimarrà amche.in seguito, e dall’altro col nuovo quartiere industriale in formazione sulla sponda del Tevere e presso il nuovo porto fluviale già funzionano gli stabilimenti per la fabbricazione dei concimi e pei mulini, e dove presto gli altri sorgeranno, data la facilità dei trasporti per ferrovia come per via fluviale.
Il tracciato del nuovo tronco ferroviario si stacca dall'attuale linea di Pisa (verso € avecchia) a cirea un chilometro a valle d ne di San Paolo e segue la stessa linea quasi a sinistra fino a raggiungere l'estremo del fascio dei binari per poi volgere e destra entrando nella nuova stazione, dalla quale attraversando il Tevere su un nuovo ponte in muratura poco più a nord dell'attule ponte di ferro."
20/1/1908
Alla presenza del Re e delle autorità, viene inaugurata la sala dell'Ercole e Lica alla Galleria Nazionale di Palazzo Corsini.
19/5/1908
Il cacciatorpediniere Granatiere al comando del capitano di corvetta Leoniero Galleani riceve al porto di Ripa Grande, la bandiera di combattimento offerta dalla Brigata Granatieri nel corso di una solenne cerimonia alla presenza dei Sovrani e di numeroso pubblico che affolla le due rive del Tevere.
23/5/1908
Inaugurazione a Villa Borghese dell'Istituto Internazionale di Agricoltura, costituito sotto il patrocinio di Vittorio Emanuele III (presente alla cerimonia), ma ideato e voluto fortemente da David Lubin:
"Esso è sorto su disegni e sotto la direzione dell’architetto Passerini, il migliore forse degli scolari del Sacconi, col quale collaborò a lungo attorno al monumento a Vittorio Emanuele.
Esso consta di un corpo centrale in travertino, che accoglie più specialmente la parte rappre: sentativa dell'istituto (aula per le assemblee, sale di ricevimento), e di due ali in cortina di mattoni, le quali ne contengono gli uffici e la parte pratica.
Al palazzo si accede per due vie che salgono ai lati del poggio, ricongiungendosi în un breve piazzale ove è il prospetto principale che qui presentiamo. La parte centrale, più ricca di marmi e di ornati, si erge sopra un portico sorretto da colonne policrome, di marmo di Serravezza, felicissimo motivo nobile ed arioso cui corrispondono le loggie aperte nelle due facciate laterali.
I grandi fregi del portico, simbolica composizione alquanto complessa e tormentata, furono modellati dallo scultore conte Cozza. Più semplice e decorativamente significanti il fregio del cornicione e il capitello, dello stesso Cozza.
L'atrio, ampio e ricchissimo, è senza dubbio la parte più bella dell’edificio. Ricco di colonne e di marmi antichi, decorato di elegantissimi stuechi, di due grandi paesaggi e di frutti e figure simboliche di intonazione che richiama l’arazzo, felicemente disposte sulla volta, esso costituisce un accesso veramente regale al signorile palazzetto. Questo è più armonico ed elegante che grandioso, più signorile e discreto che sfarzoso.
L'architetto ha voluto intonarlo col carattere secentesco della incantevole villa, facendone più una casina, una palazzina, che un ministero, più un aristocratico soggiorno che un ufficio.
Non che esso non sia corredato di tutte le comodità richieste dall'igiene e dalle esigenze moderne, chè abbonda anzi di macchinari, spolveratrici, caloriferi, ventilatori, impianti elettrici, telefonici, posta pneumatica, monta-carichi, ecc., ecc., ma tutto ciò si irradia praticamente dal piano terreno ed è abilmente dissimulato nelle diramazioni.
Oltre l'atrio, le parti più importanti dell'edificio sono la grande aula delle assemblee e la gran sala di ricevimento con i due salottini adiacenti. Notevole nella prima, auste semplice, anche un po’ fredda e spoglia ora che man gli arazzi alle pareti, il soffitto a cassettoni in noce, scolpito dal Cocchieri nel breve spazio di sei mesi.
Il salone di ricevimento fu decorato dal Rossi Scotti di Perugia. Più felice la volta che il qudro centrale che la decora. Esso rappresenta i trionfo di Cerere, seguita dalle Nazioni. Del Ros Scotti anche gli arazzi del salottino verde, attiguo.
Tutta la decorazione, sin nei più minuti particolari, richiama l’uso e lo scopo dell’edificio, espresso anche solennemente da opportuni motti latini e da epigrafi, dettate dall'illustre archeologo prof. Gatti. Sopra l’edificio un'ampia magnifica terrazza, in cui potranno convenire a se i delegati, a ricrearsi della pace silvestre, dell’amenità del verde, della maravigliosa veduta (un punto di vista del tutto nuovo) dell'Urbe sottostante.
Questo in brevi tratti l'aristocratico palazzetto che tiene della villa secentesca e dell'austero pa lazzo romano, che si svolge liberamente, èlegante ed arioso, su vecchi motivi classici, armonizzando con gli altri edifici della villa, pur senza mai servilità o imitazione."
24/5/1908
A Piazza d’Armi, davanti alle più alte cariche politiche (il Ministro della Guerra, il Ministro della Marina, il Sindaco di Roma e perfino i Sovrani) viene compiuto il primo volo a Roma: alla guida del velivolo è l'aviatore francese Léon Delagrange: "ebbe luogo domenica 24 maggio in piazza d'armi alla presenza di una folla enorme, e quando, alle 5 e mezzo, la Principessa Letizia salì sul palco reale, si poteva calcolare che cirea 100000 persone facessero siepe intorno all’immensa spianata.
Una grande folla era anche fuori dello steccato, arrampicata su sedie e tavoli per godersi lo'spettacolo gratuitamente. Molta gente infine, certo tutta di buona vista, era salita per l’erta di Monte Mario, o si aftullava sulla terrazza del Pincio, Gli occhi di tutta Roma insomma, da vicino e da lontano, erano fissi sull'aereo-navigante.
Il vento intanto continuava a soffiare con deliziosa ustilità. E per la folla si cominciava a spargere la voce che gli esperimenti non avrebbero avuto luogo. L'aereoplano rimaneva immobile sotto l'hangar e delle pattuglie di carabinieri trattenevano a stento i euriosi che tentavano di avvicinarsi. Dall'altra parte del Tevere, dal parco della Società aereonautica italiana, si innalzano intanto il Fides III e il Condor II.
Salgono rapidamente, raggiungono in breve le nuvole e si allontanano verso i monti Parioli, seguiti dall’attenzione della folla, che si distrae per un poco dal malumore dell'attesa, che si annunzia ormai vana. Ma in quel momento il Delagrange III esco dall'hangar.
Il vento si è un po' calmato, ma non del tutto. Ciò nonostante il Delagrange si è deciso a tentare la prova. Un lungo mormorio saluta l'uscita dello strano apparecchio. L'aereoplano scivola rapidamente sul prato con la velocità di un'automobile a 60 chilometri. L'attesa della folla si fa ansiosa. Due automobili si lanciano ad inseguire l'apparecchio.
Dopo un centinaio di metri di percorso le ruote anche le anteriori si sollevano: la macchina “vola,, ma per poco. Ad un lieve rialzo dol terreno riprende terra e ricomincia a camminare.
L'aereoplano continua la sua corsa, si solleva di nuovo, sempre all'altezza di circa un metro, e gira, con una voltata di circa 30 metri, l'argine che guarda il Tevere; ma mentre accenna ad elevarsi di più, un colpo di vento lo fa oscillare e riprende terra, ritornando verso l'hangar.
C'è troppo vento. Ma Delagrange riparte per un terzo giro sollevandosi questa volta ad un'altezza di quattro metri. Ma un mucchio di sassi lo fa fermare. Le automobili che lo seguono, filando a tutta velocità, lo raggiungono e si fermano. Ma l'aereoplano si rimette quasi subito in movimento, deserive una larga curva per due volte, sollevandosi e per dne volte riabbassandosi, e passa rapidissimo volando sul prato ad un'altezza di circa un metro dinanzi alle tribune che applaudono.
Si grida: Bravo! Bravo Delagrange! Ma per il popolo minuto, questo è ancora poco: sugli spalti gli applausi sono alquanto contrastati...
Siamo al quarto giro. L'aere già si imbruna: sarà l'ultimo. E anche questo è come jl precedente Delagrange vola, ma basso ed a sbalzi. Ha però la fortuna di fare un bel volo di circa quattro metri di altezza nell'ultima dirittura e ciò gli procura un grande applauso questa volta incontrastato.
Le discussioni sono vivacissime. Vola o non vola? È quello che i milanesi vedranno tra pochi giorni quando il Delagrange ripeterà a Milano i suoi esperimenti nella Piazza d'Armi ove si sta allestendo un aereodromo."
27/6/1908
Cerimonia di posa della prima pietra del palazzo della Zecca all'Esquilino, alla presenza di re Vittorio Emanuele III e della corte_
"Poco prima delle ore 9, le adiacenze di piazza Guglielmo Pepe, nel quartiere dei Monti, erano gaiamente animate. Tutti i palazzi delle vie Principe Umberto, Principe Amedeo, Lamarmora e Cairoli, che delimitano la rettangolare, sulla quale dovrà sorgere il nuovo edificio della Zecca, erano gremite di signore, signori e ragazzi in attesa dell'arrivo del Re, che arrivò alle 9 precise in carrozza scoperta, scortata dai corazzieri, accompagnato dal suo aiutante di campo, generale Brusati, accolto da ovazioni e al suono della marcia reale.
Re Vittorio fu ricevuto dalle autorità presenti, tra cui i ministri Carcano, Mirabello, Schanzer, le presidenze del Senato e della Camera, il direttore generale della Banca d'Italia comm. Stringher, varii generali, il sindaco Nathan, varii funzionari della Zecca e del tesoro.
Si iniziò subito la cerimonia con un breve discorso pronunziato dal ministro del tesoro on. Carcano, al quale, appena ebbe terminato di parlare, il Re strinse la mano; e poi accompagnato dall'ing. Mongini, autore del progetto, re Vittorio osservò le varie piante dell'edificio, informandosi minutamente di tutto.
Il Ministro Carcano aprì il suo discorso con queste parole «Giorno fausto è oggi: un'opera desiderata da tempo, ripetutamente approvata dalle due Camere legislative, una nuova Zecca con annessa scuola di medaglistica, viene ora iniziata da Voi, o Sire della numismatica sommo maestro, in questa Roma donde tanta luce si è irradiata nel mondo degli studi»
Mentre il Re riceveva questi schiarimenti, varii operai saldavano in un tubo metallico delle monete d’oro, d'argento, di rame e la pergamena ricordante l'atto di fondazione firmata dal re e dai presenti.
Appena compiuta questa operazione il Re assistè alla chiusura del tubo stesso nel fondamentale blocco di pietra. Un mastro muratore sollevò nna specie di coperchio che chiudeva l'incavo nel quale andava collocato il tubo.
Il coperchio recava questa iscrizione: Regia Zecca - Giugno 1908.
Il mastro muratore spalmò gli orli del coperchio di cemento e l'applicò esattamente sull'apertura: il Re anzi l'assestò egli stesso. Quindi il capo tecnico, della Zecca, De Silvestris, presentò al Re in elegante astuccio una cazzuola d'argento, colla quale re Vittorio, sorridendo, gettò della calce sulla prima pietra, mentre il pubblico dalle tribune e dalle finestre dei vicini palazzi applaudiva. Contemporaneamente la musica dei granatieri intuonò la marcia reale.
A mezzo di una catrucola, il masso di pietra discese lentamente nella buca preparata. Quest'operazione durò parecchi minuti, durante i quali il Re s'intrattenne a parlare col direttore della Zecca cav. Israel Sacerdote-e col capotecnico De Sivestris, accennando alla necessità di riconiare coi nuovi conii le logore monete da una lira del 1863 e del 1867, cosa che già si sta facendo.
Quando la pietra fu arrivata in fondo, il Re, seguito dalle autorità, escì dal palco reale tra nuovi applausi e al suono della marcia reale; ed anche nella strada il popolo raccolto gli fece una simpatica dimostrazione.
Come è noto la Zecca, attualmente, è ancora quella vecchia, pontificia, di dietro a San Pietro, contigua al Vaticano, anzi, fino a pochi anni addietro, per accedervi bisognava passare davanti alla guardia svizzeta. I locali sono vecchi, disadatti; ed era necessario che il Regno d'Italia avesse una Zecca propria, degna, come pare risulterà dal progetto dell'ing. Carlo Mongini, coadiuvato per la parte decorativa degli architetti Enrico Bachetti ed Ulpiano Bucci.
La spesa preventivata è di L. 1.800.000; e c'è da augurarsi che non accada come pel Monumento a Vittorio Emanuele e pel Palazzo di Giustizia!"
12/1908
Per generoso Hono di S. M. il Re sono venute a far parte del Museo Nazionale Romano insieme ad un notevole gruppo di epigrafi latine, alcune sculture marmoree ed altri pochi oggetti, ritrovati insieme, in terreno rimescolato, nella tenuta detta la Capocotta, confinante con quella di Castelporziano. Data la presenza di avanzi di cemento attaccato ai frammenti marmorei, sembra che essi in altri tempi fossero stati adibiti come materiale di costruzione. Prescindendo dalle epigrafi, eccone l'elenco:
1. Testa marmorea appartenente ad una statua rappresentante un vecchio sbarbato (ritratto), con tutto il collo, che è tagliato alla base a cono, per essere inserito nel busto. Ha rotto il naso e presenta varie scheggiature specialmente alle due guance e nei padiglioni degli orecchi. Ha l'aspetto sorridente. I lineamenti fisionomici, che ricordano in certo modo quelli dell'imperatore Vespasiano, sono trattati con abilità e con verismo; anche l'esecuzione del lavoro, specialmente se la testa si guardi di prospetto, appare discreta; molto scadente invece, si mostra se la si guarda di profilo e dall'occipite, anche per la conformazione del cranio quasi schiacciato. Alt. m. 0,30.
2. Parecchi frammenti di rilievi, alcuni dei quali sono stati ora ricomposti insieme: a) Frammento di altorilievo, rappresentante una figura virile, di età matura, con faccia barbata, seduta, di profilo a destra, su di uno sgabello coperto di ampio cuscino. È vestita di mantello che, girato dal disotto dell'ascella destra sull'omero sinistro, lascia scoperto tutto il lato destro del petto con l'omero e il braccio. Tiene questo braccio portato indietro con la mano appoggiata al cuscino del sedile. L'altro è abbassato fino al gomito e poi portato in avanti. Mancano la mano sinistra con parte dell'avambraccio e i piedi con molta parte delle gambe. Una grande frattura si presenta nel mezzo del busto, con mancanza di un pezzo del panneggio. Manca anche la parte inferiore del sedile. Il frammento si compone di quattro pezzi: è alto m. 0,50; largo m. 0,50. b) Altro frammento rappresentante la parte inferiore, senza i piedi, di due figure virili, panneggiate, sedute l'una accanto all'altra. Ciascuna tiene nella mano sinistra un volume, la prima intieramente arrotolato, la seconda arrotolato al principio ed alla fine, come se in quel momento servisse ad esser letto, sicchè soltanto una metà ne fosse stata svolta. Il frammento compone di tre pezzi, compresa la mano della prima figura. Alto m. 0.30; largo n. 0,52. c) Altro frammento di un personaggio seduto di profilo a s., ampiamente paludato, in atto di stringere colla mano sinistra un volume arrotolato. La parte superiore si conserva fino quasi alla spalla sinistra con tutto il braccio sinistro. Alla parte inferiore mancano soltanto i piedi. Alto m. 0,44; largo m. 0.26. d-e) Due piccoli frammenti, l'uno pertinente all'orlo inferiore della composizione con margine sporgente, sul quale poggia il piede, calzato, di una figura; l'altro comprendente la parte inferiore di una gamba con avanzo di panneggio. Il primo è alto m. 0,10, largo m. 0,18; il secondo alto m. 0,17, largo m. 0,20. Dalla eguale dimensione delle figure e dalla somiglianza della tecnica nel lavoro e anche dalla maniera come è stato martellato il marmo nel rovescio, risulta che questi frammenti di rilievi appartenevano a uno stesso insieme; e sembra che quest' insieme fosse un sarcofago. I frammenti a e b presentano al rovescio una superficie molto curva (concava); il frammento c è quasi pianeggiante. Evidentemente il sarcofago non era rettangolare, ma di quelli a forma ovale; i due frammenti a e b appartenevano alle due estremità, mentre il frammento e faceva parte di una delle pareti lunghe.
3. Oltre ai detti frammenti furono trovate ancora tre piccole teste virili, alte ciascuna circa m. 0,13. Dalla loro forte dissimmetria facciale si riconosce che appartenevano ad una composizione ad alto rilievo; ciò che è confermato dall'avanzo del piano di fondo rimasto attaccato a qualcuna di esse. Date le dimensioni quasi uguali a quelle della testa del frammento a, parrebbe che le teste in parola appartenessero alle figure dello stesso sarcofago; se non che la diversità del lavoro, molto più rozzo ed eseguito senza dubbio in epoca più recente, fa escludere la originaria appartenenza allo stesso monumento.
Vi si rinvennero inoltre: 4. Un capitello di pilastro (lastriforme) con elegante decorazione floreale. Alto m. 0,28; largo m. 0,21.
5. Un frammento di lastrone in marmo decorato a piccoli cassettoni, con rosoni in mezzo. Superficie m. 0,22 X 0,24; spessore m. 0,12. 6. Un piccolo frammento di decorazione architettonica con rosone (diverso dal precedente), in marmo. Dimensioni m. 0,15 x 0,11 × 0,10.
7. Un avanzo di voluta in marmo pertinente a decorazione architettonica. Alto m. 0,18.
8. Una piccola lastra ottagonale in marmo, levigata da una sola parte. Diam. m. 0,16.
9. Una lastra marmorea rettangolare, con linea di frattura in uno dei lati stretti, forse pertinente a una specie di pilastro; con disegni incavati nella faccia lavorata, rappresentanti un quadrato con dentro un rombo ed accanto un rettangolo. Dimensioni m. 0,49 X 0,32.
10. Due basi marmoree di forma cubica, sagomate su tre delle facce perpendicolari. Dimensioni: la prima, m. 0,33 X 0,33 X 0,33; la seconda, m. 0,32 X 0,32 X 0,32. 11. Un'olla di argilla, frammentata. Alta m. 0,26. 12. Un gruppo di pochi attrezzi di ferro, molto arrugginiti e logori, fra cui uno scalpello e una tenaglia.
G. Cultrera.
Insieme con le sculture, delle quali ora si è detto, furono donati da S. M. il Re al Museo Nazionale Romano i seguenti marmi inscritti, tornati pur essi in luce nel corso di alcuni lavori che furono fatti eseguire dalla Real Casa nella tenuta medesima della Capocotta.
1. Frammento di lastra marmorea, alt. m. 0,24, largh. massima m. 0,37, con caratteri grandi: I PII NF. Le indicazioni [Marci Anto] nini Pii Germanici Sarmatici filius divi Pii ne[pos] possono convenire tanto a Commodo quanto a Settimio Severo.
2. Assai meglio conservata è quest'altra importante lapide, alt. m. 0,72 × 1,02, nella quale rimane a destra anche parte di una larga cornice: imp. caes. m. Aur. Commodus | Antoninus pius fe Li | s ARM GERM MAX BRIT P M TRIB | POTEST XV IMP VIII COS VI P P | PONTEM ARCENDAE | iNVNDATIONIS GRATIA | FECIT DEDICAVITO VE
Le parole che ricordano essere stato dall' imperatore costruito e dedicato un ponte
arcendae inundationis gratia, fanno naturalmente supporre, che questo ponte avesse servito ad innalzare un tratto di strada pubblica, che facilmente era inondato e reso impraticabila.
E se teniamo conto del luogo dove fu trovata la lapide, possiamo ragionevolmente supporre che su questo ponte passasse la via antica, che correva appunto presso la Capocotta (cfr. Lanciani, Le antichità Laurentine ecc., in Monumenti antichi, vol. XIII, tav. XII), il cui terreno è ancora oggi percorso da fossi e da marrane.
3. Anche ad uno degli Antonini deve attribuirsi questo frammento pertinente alla parte sinistra di una grande lapide scorniciata: ANTO... | GERM.. | VIA.. | PERI. L'iscrizione, di cui questo meschino frammento è parte, ricordava anch'essa probabilmente qualche lavoro eseguito per la conservazione e la manutenzione della stessa via sopra ricordata.
4. Un'altra opera pubblica, di non lieve importanza, celebrava il grande cippo marmoreo, di cui purtroppo rimane soltanto la parte inferiore sinistra: iMP CAes. p. licinius. gallie | NVS PIVS Helix invictus aug. germ | MAX PERS max. pont. max. tr. pot. xiii. | COS VI DESignatus. vii | P P PROCOS.... | NVM VITEM pestatis. collapsu | M PRO VID entia. sua ad me | LIOREMCVltum restituit. Sono note alcune epigrafi dell' imperatore Gallieno, in cui è ricordata pure la designazione al consolato; due di questi anzi hanno appunto Consul vi desi- gnatus vii. A pag. 409 delle Notizie degli scavi 1906, riprodussi un bollo di mat- tone frammentato e corroso, la cui lettura dissi essere [Ca]sti | Caesari(s). Colle lapidi or ora descritte, proviene pure dalla Capocotta, un altro esemplare di quel
bollo, e questo benissimo censervato. Entro una bella corona di lauro leggesi:
CASTI CAESAR IS. La lettera S, più piccola delle altre, in fine della seconda riga, era del tutto scomarsa nel frammento edito prima.
Fanno inoltre parte del dono regale tre lastre marmoree con iscrizioni sepolcrali: la prima, alta m. 0,59 X 0,36, riproduce un'edicola, nel cui frontone è la defunta sulla cline: DIS MANIBVS SACRVM BATHYLLIDI VIXIT ANNIS V M III DXXII BATHILLVS FILIAE KARIS. La seconda è alta m. 0,49, larga m. 0,30: D M CL OPTATINA HARMONIAE ANCILLAEBENE MERENTI FECIT QV A XVIII M XI D V. La terza è un frammento d'iscrizione cristiana, alto m. 0,35 X 0,22:
EDI ANIM ON MARTS FECERVNT
Come il ch. prof. Gatti mi fa notare, le parole [parente]s fecerunt nell'ult. v. indicano che il titolo fu posto nel loculo sepolcrale di un figlio, o figlia di essi, di EDES; il quale nome in terzo caso era seguito dall'acclamazione anim[aedulci, o dulcissimae] e dalla data della tumulazione [dep.... n]on(as) mart(ias).
E. Ghislanzoni.
3/4/1909
Vittorio Emanuele III visita la fonderia Bastianelli a San Michele per controllarei lavori di realizzazione dei primi pezzi della statua equestre per il Vittoriano.
9/4/1909
Wilbur Wright viene ricevuto in udienza particolare dal Re, interessato alle nuove idee del volo.
18/4/1909
Re Vittorio Emanuele III presenzia alla festa per il 250° anniversario dei Granatieri, nella Caserma Umberto I a Santa Croce: "Alle 10, il colonnello del 2° reggimento, cav. Molaioni, fece scendere i suoi soldati e quelli del 1° reggimento lungo il cortile, e due compagnie all'ingresso della caserma, per fare gli onori al Re, che giunse alle 11, insieme al ministro della guerra, ai generali comandanti il corpo d'armata e la divisione, agli ufficiali stranieri addetti alle Ambasciate ed alle Legazioni. Il generale Camerana presentò la brigata al Re, che la passò in rassegna, poi si collocò di fronte alle musiche, ammirando la truppa, che sfilava in ordine perfettissimo. Il Re sì avvicinò quindi al monumento, attorno al quale eransi raggrup pate le bandiere: quella antichissima del primitivo regimento, azzurra, a ricami e stemmi, la bandiera che vide la sventura di Staffarda e di Managlio, le vittorie di Torino, di Asti e dell'Assietta, le due bandiere sarde del 1815 rosse con la croce bianca, le due vecchie bandiere italiane spiegate la prima volta, nel 1848, al passaggio del Ticino, recate al fuoco di Santa Lucia e di Goito, poi vittoriose nel 59, 60, 61.
Dopo ciò il Re si recò nel piccolo giardino della caserma ove erano imbandierate le mense. Accettata una coppa di vino spumante, si rivolse agli ufficiali ed ai soldati, e disse loro: Granatieri, Per due secoli e mezzo la vostra brigata diede gloriose prove di fedeltà ai miei maggiori, alla mia Casa, al mio popolo. Ve ne ringrazio in questo giorno solenne di festa, ve ne ringrazio come principe, come tadino, come soldato, come italiano. In questo istante si ribadiscono i vincoli che uniscono me a voi; ed io ne sono lieto profondamente, pensando che ove occorrerà, voi darete a me, ai miei discendenti, novelle prove di fedeltà e di valore."
18/4/1909
Apertura al pubblico del Keats and Shelley memorial a piazza di Spagna: "Il semplice atrio è ornato di stampe che riproducono aspetti della piazza di Spagna prima della scalinata della Trinità dei Monti e dopo; e il salone centrale che servirà da sala di lettura in avvenire, con le pareti coperte da scaffali di noce, il pavimento che scompare sotto i pesanti tappeti turchi, il busto di Shelley di Ezekiel in fondo e il Shelley di Severn che compone il Prometeo Liberato sulle rovine delle Terme di Caracalla, mantiene quella impressione di gravità e di malinconia che porta con sè il visitatore quando si accinge ad entrare in comunione con gli spiritivalati che vi hanno dimora.
A sinistra, il salone mette, attraverso una piccola stanza, sul terrazzino che è già tutto fiorito, e a destra in una sala di scrittura. do ono raccolte le duecento edizioni conosciute di Keats e di Shelley.
Dietro, illuminata dadue finestre che guardano l'una in piazza di Spagna e l'altra sulla scalinata, è la stanza dove è morto Keats fra le braccia di uma piccola stanza, con un camino piccolissimo. Ora una maschera e una ciocca di capelli di John Keats, e in una minuscola urna suggellata, di porfido verde, un piccolo ossicino che il capitano Trelawnay strappò col cuore alle fiamme che ardevano il corpo meciso dal mare, di Shelley.
Questa tomba viva dei due poeti, questa casa in cui respirano ancora con le loro memorie, le loro lettere antografe, i loro canti le due anime fraterne ed immortali, è stata aperta alla venerazione del pubblico con una cerimonia che il nostro Re ha voluto con la sua presenza rendere più solenne.
Sir Rennell Rodd ha preso primo la parola per ringraziare il Re del suo intervento. Ha fatto la storia del Comitato per l'acquisto della casa di Keats, ed ha accennato al largo contributo portatovi dall'America. Letto un dispaccio del suo sovrano, ha trovato un modo assai elegante col quale salutare in molti dei presenti le qualità per cui si dovevano considerar legati alla memoria dei poeti: il nipote di Shelley, il figlio di Severn, il poeta nazionale dell'Inghilterra Rudjard Kipling, e infine il nostro Adolfo De Bosis, il traduttore italiano di Shelley, che ne ha penetrato così profondamente lo spirito."
20/6/1909
Il Re consegna la medaglia al valore alla legione allievi-carabinieri in Roma:
"L'arma dei reali carabinieri ha tra le sue grandi fenemerenze patriottiche, ina splendida pagina storica — la carica di Pastrengo del 1848. In ricordo di questa gloriosa carica, che fu già illustrata da un bellissimo quadro del De Albertis, il Re assegnò la medaglia d’argento al valor militare alla bandiera della legione al lievi-carabinieri, e la cerimonia del conferimento ebbe luogo domenica mattina in Roma, nel piazzale interno della caserma, presenti le rappresentanze militari, le autorità civili, il sindaco di Roma, Nathan, ecc.
Il Re fece avanzare la bandiera dei carabinieri, portata dal tenente Fazati, e appose la medaglia, Poi pronunziò brevi parole dicendosi ben lieto di fregiare della medaglia al valor. militare la bandiera dell'arma benemerita a ricordo della valorosa azione spiegata a Pastrengo, il 1848, nelle cariche compiute sotto gli occhi e per la difesa del suo bisavolo Carlo Alberto.
Il Re infine espresse la fiducia che l'arma saprà mantenersi all'altezza guadagnatasi con valore. Il colonnello Dogliotti, comandante la legione, pronunziò quindi un discorso în cui rievocò il ricordo della battaglia di Pastrengo, di Re Carlo Alberto e dell’eroica azione dei carabinieri. La legione sfilò dinanzi al Re mentre la musica suonava la marcia reale.
In elegante padiglione eretto nel cortile venne poi servito un rinfresco. Dopo °la cerimonia il Re fece chiamare îl capitano Gorino, al duale il ministro della guerra, generale Spingardi, al-lorchè era comandante dell'arma dei carabinieri, aveva dato incarico di raccogliere il materiale storico per documentare l'episodio della battaglia di Pastrengo, e gli chiese conto degli atti di valore compiuti dai tre squadroni dei carabinieri e dai Joro comandanti conte di Sanfront, Incisa di Camerana, Brunetta d'Usseanx, che erano alla testa dei rispettivi squadroni quando il manipolo si strinse intorno al Re Carlo Alberto che correva-gravissimo pericolo.
Il Re infine si congratulò col capitano Gorino, per l’opera da lui compiuta in onore dell'arma a cui appartiene."
29/6/1909
Posa della prima pietra del nuovo grandioso Manicomio Provinciale:
"Nel pomeriggio, a Sant'Onofrio sulla via Trionfale, il re Vittorio Emanuele III, accompagnato dal ministro Tittoni, dalle antorità provinciali e comunali, ha posta la prima pietra del nuovo grandioso Manicomio Provinciale, che dovrà essere eseguito su progetti degl'ingegneri Edgardo Negri ed Engenio Chiesa, La cerimonia, nella quale parlò il sen. Cencelli, presidente della Deputazione Provinciale, non ebbe nulla di straordinario, e si svolse rapidamente. Il collocamento di codesta prima pietra inizia una riforma per Roma assolutamente necessaria e da gran tempo attesa ed invocata."
28/11/1909
Visita del Re a Vigna di Valle per il dirigibile 1 bis: "Il pallone dirigibile 1 bis ha avuto in questi giorni a Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, gli onori delle visite del Re e delle rappresentanze del Parlamento. La visita di Vittorio Emanuele III fu, si può dire, in forma privata, poco dopo ch'egli era tornato a Roma da San Rossore: non era stata preannunziata, non vi erano giornalisti, e documento fotografico della visita sovrana non è rimasta che una pellicola cinematografica dalla quale è stata ricavata la nostra incisione. Invece la domenica, 28 novembre, la visita delle rappresentanze parlamentari fu fatta con una certa solennità: vi fu un treno speciale che portò a Bracciano senatori e deputati, oltre ad un numeroso corteo di automobili. Il presidente della Camera, Sua Eccellenza Marcora, e il vice-presidente del Senato Sua Eccellenza Finali (che porta egregiamente i suoi ottanta anni) visitarono l'hangar e il dirigibile in tutti i suoi particolari; e il colonnello Morns offri anche a Marcora un'ascensione, che il presidente della Camera accettò e compì insieme al senatore marchese Filippo Torrigiani, scendendo dopo mezz'ora avendo raggiunti i 200 metri d'altezza. Altri deputati e senatori salirono successivamente e ne discesero entusiasti. Un socialista profetizzò, con l'estensione dei dirigibili la fine delle guerre. In fatto ieri l'altro a Nova York hanno esperimentato un cannone per colpire i palloni: il cannone sparò venti obici contro il pallone frenato a cui mirava e non riuscì mai a colpirlo."
5/3/1910
Inaugurazione dell'80 Esposizione di Belle Arti a Roma:
"Il Re e la Regina, ricevuti dal ministro per l'istruzione Daneo, da Corrado Ricci, dal conte di San Martino, dal sindaco Nathan, ed aspettati da una folla elegantissima, hanno inangurato nel solito grande palazzo di Via Nazionale, l'80 Esposizione di Belle Arti. Questa Esposizione non è eccessivamente numerosa, grazie alla vigile selezione compiuta dal Comitato di accettazione, ma sì distingue con grande vantaggio dalle precedenti per un evidente ritorno degli artisti, tanto pittori che scultori, alle buone e vecchie tradizioni dell’arte.
Tutte le sale poi sono state rimodernate con grande semplicità e molto buon gusto, onde le opere d’arte si presentano ai visitatori nelle condizioni più favorevoli, circondate da una luce discreta che piove dall'alto, in mezzo alla semplice e piacevole eleganza delle decorazioni di Galileo Chini, e in un ambiente dove tutto contribuisce a comporre un'adatta cornice alla veramente signorile.
Esposizione che unisce a nomi illustri di stranieri come Brangwin o Stuck, Caro Delvaille o Laszlo, Van Biesproeck o Milles, nomi di italiani elettissimi come Felice Carena, Giacomo Balla; Antonio Mancini, Enrico Lionne, Guglielmo Ciardi, Umberto Corinaldi, Vittore Grubicy, Norberto Pazzini Domenico Trentacoste, Giuseppe Romagnoli, e tanti altri."
21/4/1910
Posa della prima pietra per le Case dei Dipendenti dello Stato: "La cerimonia compiuta il 21 aprile dal Re e dal presidente dei ministri, Luzzatti, collocando la prima pietra del grande quartiere civile per le abitazioni degl'impiegati, apre a vita nuova una zona bellissima fuori di Porta del Popolo, tra la via Salaria ed il viale dei Parioli, sull'area dove era la splendida villa Caetani.
Il nostro disegno riproduce il bozzetto d'insieme del nuovo quartiere. L'edificio principale servirà come palazzo sociale per la Cooperativa fra impiegati: gli altri edifici, in relazione con la loro diversa grandiosità architettonica, a seconda della loro ubicazione è delle comodità che offriranno, saranno adibiti ad abitazioni di impiegati secondo le rispettive esigenze economiche di ciascuno.
L'Istituto Cooperativo per le case degl'Impiegati non si limiterà a questo; ma impianterà un altro vasto quartiere sui terreni di Piazza d'Armi. Il ministro Luzzatti nel suo discorso inangurale annunziò che all'Istituto, sorto per effetto di legge accordante un grosso mutuo speciale, lo Stato darà altri dieci milioni per la costruzione di tali abitazioni, oggi rese tanto necessarie in Roma dall’acutezza della generale crisi edilizia."
15/5/1910
Al Collegio Romano si svolge la conferenza dell'esploratore Robert Edwin Peary, sulla sua impresa al Polo Nord. Presenzia il Re Vittorio Emanuele III.
12/1/1911
Inaugurazione del Palazzo di Giustizia, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III:
"Dopo un anno da che vi sono insediati magistrati ed avvocati, fu solennemente inaugurato, dal Re, dai ministri, dagli alti poteri e rappresentanze dello Stato, il colossale Palazzo di Giustizia, opera del Calderini, la cui prima pietra fu posta il 14 marzo 1888 dal compianto re Umberto, auspice Giuseppe Zanardelli, ministro guardasigilli che fu l'anima volitiva del mastodontico edificio, che doveva costare 8 milioni, ed oggi non è ancora finito e ne costa già 35 e, a cose finite, ne costerà almeno 40!. I preventivi degli architetti sono famosi per gli aumenti che subiscono strada facendo; ma l'aumentare cinque volte tanto è un vero record.
La cerimonia avrebbe dovuto svolgersi nell'aula massima del palazzo, al primo piano, ma non sendo ancora ultimati gli affreschi del Maccari, quale è attualmente ammalato, si dovette adattare per la circostanza il grande ambulacro che si apre dinanzi alla porta dell'aula massima, a cui fanno capo le due rampe dello scalone centrale d'onore. Il vasto ambulacro venne trasformato in una sala d'udienza, chiudendo ai due lati gli amplissimi archi con due grandi cortinaggi di velluto cremisi.
In terra fu disteso un tappeto rosso; presso la porta dell'aula massima, fra i due colonnati, vennero disposti ì banchi della Corte, e nel centro dell su di un magnifico tappeto persiano, la poltrona reale: dietro ad essa due lunghe file di poltrone per i ministri e le alte cariche dello Stato. Lo spazio rimanente era destinato per gli invitati.
La Corte di Cassazione entrò nel recinto preceduta dai mazzieri: Il primo presidente, i procw toriì generali, i presidenti di sezione e l'avvocato pepeale vestivano la toga di velluto rosso, con batolo a strascico e le maniche soppannate di raso rosso. La toga e il batolo del primo presidente, del procuratore generale e dell'avvocato generale erano soppannati d'ermellino. I consiglieri vestivano pure la toga di velluto rosso e il cancelliere la toga di panno rosso, producendo un magnifico effetto.
Pure di molto effetto il gruppo dei magistrati minori in toghe nere a frange d'oro e dei 500 avvocati del Foro di Roma tutti in toga.
Gli invitati erano oltre un migliaio, fra cui numerose ed elegantissime signore. I ministri portavano l'uniforme di cerimonia con la feluca piumata.
La nota più modesta era data dal Re, che giunse in piccola tenuta di generale, in una vettura di mezza gala scortata e seguita dai corazzieri. Non essendo ancora finito il grande scalone di accesso, il Re salì per una delle rampe laterali. Appena il sovrano ebbe preso posto, si avanzò il suo discorso; al quale tennero dietro i discorsi del procuratore generale della Cassazione, Oronzo Quarta, del primo presidente, senatore Pagano Guarnaschelli, dell'avvocato generale erariale, De Cupis, e dell'avv. Lupacchioli presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati.
Dopo i discorsi il Re compì la visita del palazzo, seguìto da un codazzo di invitati, i quali commentavano le vicende, ancora evidenti, del grandioso edificio, senza dubbjo imponente, ma per molti aspetti inadeguato e manchevole; e sulla cui costruzione pende davanti alla Camera una domanda di inchiesta firmata da quaranta deputati; mentre la relazione Cao-Pinna per lo stanziamento immediato di altri tre milioni formula nuove critiche severe. L'architetto Calderini, autore dell'edificio, comparve un momento alla cerimonia, poi si allontanò, la direzione dei lavori essendo tutt'ora in mano al Genio Civile, cui la volle affidata il Bertolini, quando era ministro dei lavori pubblici."
19/2/1911
Inaugurazione delle nuove tribune del Campo Corse Parioli, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
25/2/1911
Gare di Aviazione all'Ippodromo delle Capannelle. Presenti anche i sovrani.
27/3/1911
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
2/4/1911
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II inaugura il Congresso Artistico Internazionale nel padiglione dei Congressi allestito a Castel Sant'Angelo:
Quasi simultaneamente vennero inaugurati e tennero le loro adunanze, a Castel Sant’Angelo, il Congresso Artistico e il Congresso Musicale, ambedue internazionali.
Alla cerimonia inaugurale dei due importantissimi congressi intervennero i Sovrani: parlarono, oltre il sindaco e il conte di San Martino, Corrado Ricci, direttore generale delle Belle Arti, pronunciando due forti e alati discorsi.
Il Congresso Artistico, promosso dall'Associazione Internazionale Artistica di Roma presieduta dal comm. Adolfo Apolloni, spirito geniale e intraprendente, elesse a suo presidente Ferdinando Martini, il quale mise in rilievo l’importanza e il significato di codesti convegni, cui partecipano i rappresentanti dell’estero. I congressi internazionali — egli disse — con stabilire relazioni fra uomini colti di paesi diversi, col provocare i sentimenti di simpatia vicendevole, coll’accumunare in un alto intendimento animo e intelletto, finiscono ad essere strumenti preparativi anch'essi di quell'amicizia fra tutti i popoli, che sarà nell’avvenire il contrassegno e l’ultimo sigillo dell’incivilimento internazionale. L’internazionalismo di questi congressi non impedisce però che, quando occorra, si faccia sentire la nota sanamente nazionalista: notiamo, fra altro che, mentre nelle discussioni ognuno può parlare la lingua che gli è più famigliare, i discorsi ufficiali delle cerimonie inaugurali vengono tenuti in italiano.
All'inaugurazione del Congresso Musicale parlò in italiano, sia pure accentando a modo suo le parole, perfino il professor Adler del Conservatorio di Vienna. In ambedue i congressi intervennero numerose e autorevoli personalità del mondo dell’arte e degli studi storico-artistici, e vennero discussi ampiamente e talvolta con vivacità, però sempre garbata, temi che riguardano problemi di cultura e d’insegnamento, l’estetica e l'arte pubblica, le esposizioni e i concorsi, la legislazione artistica, gli studi e le esperienze sui procedimenti tecnici.
Oltre che pittori, scultori, architetti e critici d’arte nel Congresso Artistico e musicisti e musicologi in quello Musicale, parteciparono ai lavori dei due congressi anche alcuni avvocati, i quali per una certa facoltà assimilatrice e per la prontezza di parola di cui sono generalmente dotati, finiscono coll’avere partita vinta anche quando si tratta di discutere di questioni lontane dai loro studii e dalle loro consuetudini professionali.
Gli avvocati, come i giornalisti, spiegano su tutte le questioni una geniale ignoranza enciclopedica. Fra gli intervenuti al Congresso Artistico emerse George Harmand, delegato della Società degli Artisti francesi, un avvocato questo non soltanto facondo ma dotto ed acuto specialmente in tema di legislazione artistica e che aveva la costante preoccupazione, del resto legittima, di ridurre allo stesso comune denominatore internazionale le questioni di carattere nazionale o anche semplicemente regionale.
Agli artisti convenuti a Roma, patria ideale dell’arte, furono offerti una svariata serie di festeggiamenti e di ricevimenti animati dalla più fervida cordialità. Ma gli artisti, nel cui animo vibra l'entusiasmo per quanto è bello, nobile e grandioso, rimasero specialmente ammirati di quanto l’Urbe offre di vetusto e di solenne. Venuti da Budapest e da Madrid, da Mannheim e da Algeri, da Parigi e da Zurigo, da Strasburgo e da Londra, da New York e da Francoforte questi artisti vogliono tutto vedere e recar seco, lontano lontano dal fascino della città eterna, nel segreto dell'anima, la visione indimenticabile di tanto tesoro di ruderi superbi; vogliono vedere e poter dire di aver percorso il « Velabrum », di essere passati accanto all’Arco di Giano Quadrifronte, di essere passati presso il Circo Massimo o presso il sepolcro degli Scipioni....
Caratteristica, simpaticissima, fra le altre, la visita al Palatino, con relativa colazione campestre: tra i ruderi dello Stadio, sui rocchi delle colonne, sui capitelli corinti, una folla di artisti di tutti i paesi sulle cui labbra fiorivano tutti gli idiomi fece bersaglio il comm. Apolloni e i suoi collaboratori di applausi, di declamazioni e.... di pagnottelle imbottite.
Riuscitissimo anche il banchetto al ristorante del Giardino Zoologico: gli artisti fraternizzarono fra loro clamorosamente fra il ruggito dei leoni, il barrire degli elefanti e lo squittio delle scimmie.... Finiti i congressi artistico e musicale si tenne qui a Roma il convegno femminile con relativa discussione sul suffragio universale e, mentre scrivo, si sta inaugurando nell’Aula Magna della Sapienza il Congresso goliardico. Gaudeamus igitur....
Giovanni Biadene.
4/4/1911
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, si inaugura il Congresso internazionale di Musica nel padiglione dei Congressi allestito a Castel Sant'Angelo.
Il Re inaugura a Vigna Cartoni il padiglione Austriaco di Belle Arti e quello Danese.
In onore degli artisti e dei musicisti che hanno partecipato ai due Congressi, a sera il Municipio offre un ricevimento nel palazzo dei Conservatori.
4/4/1911
I principi di Germania visitano a Frascati la villa Falconieri, proprietà dell'imperatore Guglielmo; poi a Roma intervengono a colazione dalla Regina Margherita, indi visitano l'Esposizione di Belle Arti. La sera gran banchetto al Quirinale con scambio fra il Re ed il Principe di brindisi politici.
8/4/1911
Il Re, la Regina i principi tedeschi inaugurano alle Terme Diocleziane la Mostra Archeologica; i principi tedeschi partono alle 12.40 per la Germania.
Il Re inaugura a Vigna Cartoni il padiglione del Belgio.
21/4/1911
Per il Natale di Roma e nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, alla presenza dei Sovrani si inaugura in Piazza d’Armi la Grande Esposizione Etnografica delle Regioni Italiane:
"Anche questa inaugurazione è stata, per necessità di cose, più di torma che di sostanza; cinque minuti prima che arrivasse il Re e la Regina accompagnati dal principe di Connaught e dalia Corte, si lavorava ancora attivamente a mettete in ordine il salone d'ingresso, il solo ambiente portato abbastanza a compimento."
24/4/1911
Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di Castel Sant’Angelo, il Congresso fotografico internazionale e l'annessa mostra.
Arriva la missione straordinaria francese (gen. Michel, gen. Espinasse, Colonnelli Jullian e Savater) e reca al Quirinale al Re un messaggio augurale del presidente Fallières. La sera al Quirinale banchetto con scambio di brindisi del Re e del gen. Michel.
6/5/1911
Il Re inaugura nei padiglioni espositivi di in Castel Sant'Angelo, la Mostra della Vita degli stranieri a Roma.
Nel pomeriggio nei Giardini del Quirinale garden party offerta dal Re al Congresso Internazionale della Stampa.
12/5/1911
Il Re e la Regina inaugurano solennemente in Piazza d'Armi i padiglioni regionali Emiliano, Veneto, Lombardo e Piemontese.
13/5/1911
A Valle Giulia i Sovrani ed i Granduchi russi, inaugurano il padiglione russo di Belle Arti.
Arriva a sera la rappresentanza municipale di Parigi.
26/5/1911
I sovrani, guidati da Corrado Ricci, salgono sulla torre delle Milizie, e visitala la parte orientale di Roma antica.
27/5/1911
A Valle Giulia i Sovrani inaugurano il Padiglione della Spagna ed il Salone della Grecia.
28/5/1911
Al Poligono della Farnesina si svolge la VI gara generale Campionati Mondiali di Tiro a Segno. Inaugura la manifestazione il re Vittorio Emanuele III.
4/6/1911
Alla presenza della famiglia reale, del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e di seimila sindaci provenienti da tutta Italia viene inaugurato il Vittoriano.
Il monumento non ancora ultimato, viene aperto al pubblico in occasione degli eventi collegati all'Esposizione Universale e per le celebrazioni del cinquant'anni dell'Unità d'Italia. La data è scelta corrisponde alla festa nazionale dello Statuto Albertino.
Roma si è destata sotto una densa cortina di nuvole che minacciavano la pioggia. Dai cipressi di Monte Mario ai pini di Villa Medici, dai lauri del Gianicolo alle palme del Palatino è tutto un manto di piombo che si addensa sulle case e prolunga la sensazione incresciosa del crepuscolo. Le duecento mila persone che si sono affrettate dentro la cinta onoriana scrutano con malinconia quell'impenetrabile cortina. Le bandiere che pendono da ogni finestra (io non ne ho vedute mai tante, per nessuna festa) rimangono immobili lungo l'asta, nella calma opprimente dello scirocco. E verso le 7 comincia a piovere, una pioggia sottile che dà l'impressione di dover continuare tutta la giornata. Ma il miracolo avviene poco dopo: un'improvvisa folata di vento squarcia la nuvolaglia del cielo: le bandiere sventolano come vivificate, la gente che già affolla le vie si rialza dall'accasciamento in cui l'aveva posta la previsione di una festa mancata. In meno di mezz'ora, gli ultimi cirri si disperdono verso il mare e il più bel sole che mai abbia visto, "cosa maggiore di Roma„, risplende in tutta la sua gloria nel cielo senza macchia.
Oramai tutta la popolazione di Roma, (i suoi seicentomila abitanti, i suoi duecentomila ospiti) ha invaso le strade della città. Il Corso è nero di folla: per un chilometro e mezzo (che tale è la lunghezza della via cittadina) i romani si addensano cercando di assistere allo scoprimento della statua. E siccome questa è nell'asse della strada, si può scorgere fino dall'obelisco della Piazza del Popolo. Di tanto in tanto la musica di un reggimento che passa per recarsi al suo posto fa battere i cuori con gl'inni della patria. Si applaude, si grida, si parla: è come una lieve ebbrezza che si estende su tutta la città, che scoppia improvvisamente al passaggio dei cortei, sieno essi formati dai fanciulli delle scuole o dai veterani scintillanti di medaglie. E il sole divampa su quei colori e su quei clamori mentre il vento che fa garrire la stamina delle bandiere reca lontano il rombo indefinibile di quell'entusiasmo.
Del resto, anche nel recinto degli invitati si ha lo stesso fenomeno di applausi, di grida, di entusiasmo. Visto nel sole mattutino il monumento biancheggia tutto come una montagna di marmo. Chi nota più i difetti? Per giungervi bisogna traversare la siepe dei seimila sindaci, bisogna fendere la folla delle signore, bisogna oltrepassare le rappresentanze dei reggimenti che recano tutti i vessilli d'Italia: da quello glorioso di Genova Cavalleria che porta sulla sua asta la medaglia al valore del 1750, fino a quello dei Cavalleggeri di Treviso, che ancora non ha avuto il suo battesimo di sangue e di gloria. Ma che mirabile visione di colore, fra lo scintillio delle armi, la porpora delle camicie rosse, le note chiare dei vestiti muliebri, l'oro delle statue, il candore del marmo: una visione che sembra sconfinare dai limiti imposti alla materia, per compendiarsi coi suoni delle musiche, coi clamori degli applausi, col grande trionfo dell'estate romano. Vi è stato un istante (quando il corteo reale è entrato nel recinto) che questo insieme ha assunto il suo significato più alto.
Era veramente un trionfo secolare, il trionfo guerresco e civile che gl'italiani tutti celebravano alla virtù della loro stirpe. Per la prima volta tutti i principi di Casa Savoia si trovavano riuniti; e tre generazioni di sovrani, dalla Regina Margherita al Principe di Piemonte, sembrano rappresentare dinnanzi agli occhi degli italiani la continuità della sua storia, il Patto di fede e di amore che il popolo e il re avevano cementato nel sangue di una vittoria comune. A questo sentimento ha dato maggior risalto un fatto nobilissimo che mi è sembrato veramente degno di Roma; nel momento in cui è caduto il velo che copriva la statua, le musiche hanno suonato l'Inno di Mameli. Allora, timidamente da prima, a piena voce in seguito i presenti lo hanno accompagnato in coro. Nobile pensiero dovuto non so a chi, questo che rompendo le consuetudini ufficiali si è voluto riallacciare con l'ideale armonia della musica, la grande cerimonia d'oggi con quella luminosa primavera romana quando intorno alle mura del Gianicolo erano accorsi in una disperata difesa i cavalieri gentili d'Italia. E nessuna apoteosi poteva riuscire più degna per il Poeta che ne aveva scritto le strofe, il poeta bello, appena ventenne, amato dalle donne e dalla gloria, che in un impeto di amore era venuto a cercare la morte nel bacio sanguinoso della sua grande amante: Roma!
E queste cose ognuno le sentiva e ognuno viveva una vita nella breve ora del giorno indimenticabile. Intorno alla statua d'oro del Re, vi erano tutte le rappresentanze d'Italia: vi erano i reduci di tutte le battaglie e di tutte le glorie dal novantenne Coccanari che è l'ultimo superstite della Costituente romana al tenente di vascello Paolini che sul vasto petto di marinaro ha l'onore unico di portare la medaglia d'oro al valor militare! Mezzo secolo di storia che si avvicenda e che dimostra come il giorno in cui l'Italia abbia a chiamare i suoi figli, si troveranno nuovi soldati per difenderne i confini e nuovi poeti per infiammare gli animi alla vittoria.
Dopo l'inaugurazione siamo ritornati a vedere il monumento. Si era tanto parlato della statua del Chiaradia e se ne era detto tanto male, che a molti è apparsa una violazione. Nella sua immensa mole dorata, apparisce snella ed elegante; e fra le sculture (non sempre belle) che adornano il monumento apparisce delle migliori. Più discusso e più discutibile è invece il fregio dello Zanelli per l'Altare della Patria. I difetti che furono notati nel bozzetto si fanno più evidenti: è modellato deliziosamente ma è opera di cesello e non di scultura. Inoltre tutte quelle gambe penzolanti in linea retta danno la sensazione poco decorativa di un teatro di burattini. Inoltre il poco aggetto delle figure oltre a renderle quasi invisibili fa sì che gli altorilievi della base della statua appariscano più solidi di questi su cui dovrebbero riposare. Inoltre la figura centrale di Roma è una smilza Minerva Arcaica, senza carattere, senza rilievo, senza grandiosità. Ma per giudicare di questi e di altri difetti bisognerà aspettare che il Dazzi abbia esposto il suo lavoro. Oramai la lotta è impegnata e siamo agli ultimi colpi: fra un mese sapremo a chi spetta la vittoria che per conto mio non può essere dubbia.
E dopo la nuova visita al monumento.... è cominciata una giornata fantastica, un rincorrersi di gente per le strade, signore che vendevano fiori o sindaci che visitavano i monumenti, musiche che traversavano la città e grida e applausi di entusiasmo. Chi può dire quello che è successo dopo? Tutte le ville rigurgitavano di gente, tutte le strade erano piene di popolo, tutti i caffè erano zeppi di passanti, tutte le esposizioni affollate di visitatori. Per ventiquattro ore, una festa mostruosa ha tenuti tesi i nervi e i sensi dei romani. Per ventiquattro ore si è avuta un'orgia di suoni, di colori e di forme. E quando a notte gli undicimila razzi della girandola hanno incendiato dal Pincio il cielo di Roma, è sembrata veramente l'apoteosi di fuoco di questa grande giornata di entusiasmo che ha dato in noi tutti l'impressione profonda che qualcosa di grande e di misterioso era compiuto per sempre. Il voto secolare degli italiani dispersi, che sul principio di un secolo nuovo proclamavano al mondo la loro trionfale risurrezione.
Diego Angeli
6/6/1911
Al Quirinale grandiosa garden-party, offerta dai Sovrani ai 6800 sindaci italiani.
11/6/1911
In Campidoglio nel salone degli Orazi e Curiazi i Sovrani inaugurano il il Congresso degli italiani all'estero. Nel pomeriggio i Sovrani intervengono alla premiazione per le grandi gare di tiro a segno.
11/6/1911
All'esposizione di Piazza d’Armi i Sovrani inaugurano i Padiglioni della Mostra Etnografica delle Marche, dell'Abruzzo e Molise, della Sardegna e dell'Umbria e Sabina.
15/6/1911
I Sovrani e l'onorevole Luzzatti, partecipano all'inaugurazione della Mostra dell'Agro Romano, allestita presso Ponte Risorgimento.
Il 15 giugno, alla presenza dei Sovrani, è stata inaugurata la Mostra dell’Agro Romano. Essa sorge presso il nuovo ponte Flaminio, sulla grande via che conduce da Valle Giulia alla Mostra Etnografica, ed è stata ideata per venire in aiuto all’opera delle scuole dell’Agro Romano, iniziate da un gruppo di volenterosi alcuni anni or sono, e feconde di risultati confortanti.
L'edificio, ove tutto, fino ai sedili, alle portiere, porta l'impronta grezza e arcaica dell’Agro, servirà per svolgervi un programma di conferenze, accompagnate da proiezioni sui lati archeologico, leggendario, sanitario, economico della preparata trasformazione agricola della regione. Nel recinto sono inoltre: la riproduzione di una autentica capanna di contadini, una piccola mostra etnografica dei modelli delle loro costruzioni, istrumenti, telai, carri da trasporto, suppellettili, ecc.
La cerimonia dell'inaugurazione si è svolta nel modo più semplice. Erano presenti i ministri Credaro, Nitti, il sindaco Nathan, il prefetto, i membri del Comitato promotore e molti invitati. Sulla guida di filaticcio tessuta da contadini dell’Agro, le contadinelle, prima che vi passassero i Sovrani, hanno sparpagliato petali di ginestre e di rosolacci, i fiori che adornano i prati delle campagne romane.
Alle 11 precise, ossequiati dalle autorità presenti, giungono in automobile i Sovrani, e subito l’on. Luigi Luzzatti pronuncia il discorso inaugurale.
L'oratore ha rifatto il bilancio dell’opera benefica delle scuole nell'Agro Romano e ha ricordato come maestri non chiedenti alcun compenso, negli inizi dell’opera, si recassero a piedi a cercar gli scolari, affrontando i rigori del verno e le caldure dell’estate: come moltitudini di intere famiglie di coloni assistessero alle lezioni senza diminuire l'efficacia del lavoro, sottraendo al sonno il tempo occupato nello studio.
Otto anni or sono fu iniziata la prima scuola. Erano lezioni soltanto festive e, meglio che lezioni, conversazioni amorevoli di alcune signore con le madri e con le bambine delle famiglie nomadi dei contadini, coltivatori dell'Agro Romano. Oggi la tenue vena è divenuta un fiume benefico: sono venticinque le scuole con mille alunni, i quali nell’anno scorso, per la prima volta, si prepararono agli esami di proscioglimento. Ottantasei di essi, su novantacinque, furono approvati. Così gli eredi di tante generazioni di ignoranti, sitibondi di coltura, si preparano a oltrepassare i giovani figli delle famiglie felici. E ciò che imparano — nota l'on. Luzzatti — ritengono, in contrapposto ai risultati meccanici di tante scuole, le quali insegnano a dimenticare facilmente quanto si è appreso.
Ora si pensa ad aggiungere alle scuole una biblioteca circolante e l'anno prossimo si apriranno scuole nella palude Pontina.
«Sì! — conclude l'on Luzzatti. — Queste notizie rallegreranno l'anima vostra poichè siete il Re di tutti gli ordini di cittadini, dei potenti come dei derelitti in Voi speranti, ed è omai certo che la grandezza di uno Stato si misura in principal modo dalla trasformazione delle plebi, oppresse dalla ignoranza e dalla miseria, in popolo libero e felice. »
Grandi applausi hanno salutato la fine del discorso dell'on. Luzzatti e il Re si è congratulato vivamente con l'oratore.
Quando il Re e la Regina sono usciti sono stati fatti segno a una commovente dimostrazione da parte dei contadini raccolti presso l'uscita."
22/6/1911
Il Re Vittorio Emanuele III, in borghese, accompaganto solamente dal generale Brusati, giunge improvvisamente a Ostia, e visita il Teatro dove si eseguono gli ultimi lavori di scavo.
14/7/1911
All'esposizioni a Piazza d'Armi, il Re inaugura i nuovi padiglioni della Toscana, della Liguria, della Campania, delle Puglie e la sala rossa o d'oro, del Padiglione emiliano:
"Il giorno 14 luglio con l'intervento del Re sono stati inaugurati a Roma, in Piazza d'Armi, i padiglioni della Toscana, della Campania, Basilicata e Calabria, delle Puglie, della Liguria e la sala rossa del padiglione Emiliano-Romagnolo.
Il Re col seguito giunse alle 17.30 precise al padiglione Toscano che fu inaugurato per il primo. Ivi attendevalo ministri, autorità varie e rappresentanze. Al centro della sala erano collocate tre poltrone in una delle quali prese posto il Re. Dietro erano i gonfaloni delle città di Firenze, Siena, Pisa, Lucca, Arezzo, Grosseto e le bandiere delle società toscane residenti a Roma. L'on. Niccolini presidente del Co-mitato toscano pronunziò poche parole di saluto al Re, alla Capitale cui le città di Toscana hanno vo-luto rendere omaggio nella ricorrenza cinquantenaria.
Dopo questo discorso felicemente breve, il Re visitò il padiglione, un edificio di puro stile quat-trocento, nel quale I' architetto Giusti e il pittore Galileo Chini hanno fuso insieme, in delicatissime armonie di linee e di decorazione, tutti gli stili più tipici dell'arte Toscana, dalla semplicità aurea del Brunellesco agli agili fregi variopinti dei della Robbia, dall'architettura caratteristica di Siena dei palazzi Bonsignori e del Capitano, allo stile lucchese del palazzo Controni. Logge e balconi si intrecciano snellamente sul cielo. La grande sala comunale di Firenze è opera d'arte di ricostruzione veramente preziosa. Il soffitto è a leggiadri cassettoni e rosoni di oro: su di una parete un affresco del Chini raffigtira l'omaggio delle città sorelle alla grande Madre e tutta la sala, nelle decorazioni e nelle altre dipinture del Chini, rievoca l'arte più pura fiorentina.
Dal padiglione Toscano il re passò a piedi a quello della Campania, ossia di Napoli, quivi atteso dal Sindaco, marchese del Carretto, il quale nel suo discorso disse così del padiglione che inauguravasi: Questo Padiglidne ha lo stile caratteristico settecentesco della Regine Meridionale, stile che a Napoli, centro e cuore del Mezzogiorno d'Italia, assunse forma complessa e compiuta, rispondendo all'organismo collettivo del popolo, nelle sue varie manitestazioni di quel secolo nel quale letteratura, musica, architettura, pittura, improntaronsi tutte ad una nota di gaia eleganza o di leggiadria sontuosa.
Le tre sale laterali sono dedicate alle tre Regioni Campania, Lucania, Calabria e la grande Sala Centrale tutte e tre le congiunge, dedicata come è alla sintesi del pensiero e dell'arte meridionale, tra il Rinascimento ed il Secolo decimo ottavo, ripro-ducendo le figure di Torquato Tasso e Giovan Battista Marini, di Porpora e Alessandro Scarlatti, di Fanzaga e Vanvitelli, di Mattia Preti e Solimene, di Mediano e Sanmartino, di Giovan Battista della Porta e Giovan Battista Vico, circondate dalle figurazioni simboliche delle varie arti e della scienza. Una commissione, artistica presieduta da Giovanni Tesorone, che di sì caldo amore ama l'arte, ideò l'opera che inauguriamo, l'architetto Curai fu pari a sè stesso nel tradurre con l'une sua il geniale concetto. Gli architetti Guerra e Stampa progettarono la parte costruttiva ed il Guerra ne diresse la esecuzione. A Francesco Jerace si deve la parte plastica figurativa ornamentale, a Vetri e Volpe e De Sanetis la parte figurativa della decorazione pittorica coadiuvati da una schiera eletta di giovani artisti.
Dopo una rapida visita al padiglione della Campania il Re passò al vicino padiglione pugliese dove il comm. Mallardi presidente del Comitato, disse poche parole. Il Padiglione pugliese fu incominciato a costruire soltanto nei giorni in cui in Piazza d'Armi già si inauguravano i primi Padiglioni. Rappresenta la sintesi dei migliori monumenti pugliesi ed è tutta una armonica composizione dei motivi architettonici dei capi lavori che riflettono con fedeltà, nella storia dell'arte, la storia civile di Puglia dal dominio greco al normanno, da questo al glorioso regno degli Svevi, che delle Puglie fecero la regione più ricca, più potente, più colta d'Italia.
Nulla che ricordi la decadenza avvenuta nella prima metà della dominazione Angioina per la infìl-trazione degli elementi francesi. Dell'arte della rina-scenza, su motivi veneti e medievali della regione si ha un ricordo nel Padiglione con la riproduzione dell'interno della volta del castello di Conversano.
L'Edificio copre un'area di circa 503 metri quadrati, l'altezza della torre raggiunge i i8 metri, mentre quella del padiglione non supera i 13. 11 prospetto si presenta con portico a colonne e capi-telli del Castello di Bari; al piano superiore il magnifico esaforato della storica cattedrale di Bitonto, sormontato da un ricchissimo fregio della Cattedrale di Bari, all'ala destra dell'osservatore la bella torre di Gioia del Colle. Il lato Nord rappresenta la facciata bellissima di casa Balsamo di Brindisi, il lato ovest gli archi incrociati delle cattedrali di Molfetta e di Giovinazzo; al primo piano una finestra della Cattedrale di Conversano, distrutta dall'incendio del to luglio.
Progettista ingegnoso del Padiglione è stato l'achitetto Angelo Patitale, ispettore dei monumenti alla sopraintendenza di Bari, coadiuvato per la parte statica dall'ing. Ettore Patruno.
Terminata la inaugurazione del padiglione pugliese, il Re, sempre a piedi, si recò al padiglione ligure. Quivi, fra autorità, deputati rappresentanze, prese per tutti la parola il comm. Zunino inaugurando il superbo edificio riproducente le magnificenze di Genova. Di questo padiglione ha ben detto il suo autore, l'architetto Borzani così: « Noi abbiamo elevato un edificio che serve ad una idea di bellezza! Non è una casa per abitarla, non è una fortezza per espugnarla, non è un tempio per pregarvi l'idolo; essa serve solo ad un'idea di bellezza e tale sia l'idolo dei nostri cuori.
Nel Padiglione Ligure era esposta al pubblico l'opera il Banco di San Giorgio compilata ed edita sotto gli auspici del Consorzio Autonomo. Il volume, riccamente illustrato, figurava nella sala di San Giorgio, che è una fedele riproduzione della Sala del Capitano del Popolo.
Il libro è diviso in due parti: nella prima l'avv. Marengo espone sulla scorta di documenti in gran parte inediti il con-gegno finanziario delle Compere di San Giorgio; nella seconda il prof. Pessagno illustra i particolari artistici del Palazzo, ed il prof. Manfrone dice della Marina e delle Colonie di San Giorgio.
Ultima inaugurazione del giorno 14 fu quella della Sala d'Oro nel Castello di Torrechiara, tutto un canto d'oro e di colore, un sogno di arte delicata e spontanea, degna dei meravigliosi pittori quattrocenteschi, compiuta ed inaugurata nel bellissimo padiglione dell'Emilia. La vera sala antica la fece costruire il condottiero Pier Maria Rossi, in omaggio alla donna amata, Bianchina Pellegrini Arluno. L'architetto marchese Cusani ebbe l'incarico di riprodurre alla Esposizione di Roma tutto codestopoema di luce e di colore."
14/3/1912
Alle 8.30, il re Vittorio Emanuele III si reca in carrozza al Pantheon per assistere alla messa in requiem di Umberto I.
Il muratore romano Antonio D'Alba, nascosto tra le colonne di palazzo Salviati, spara alcuni colpi di rivoltella. Il sovrano esce indenne dall'attentato:
"Stamane, mentre il Re e la Regina, colla scorta dei corazzieri, si recavano al Pantheon per assistere alla messa in suffragio di Re Umberto, all'altezzà di Via Lata sono stati oggetto di un attentato: un individuo si è tato verso il gruppo dei corazzieri sparando due colpi di rivoltella. 11 maggiore dei corazzieri, Lang, si è precipitato davanti al Re e gli ha fatto scudo con la persona restandò gravemente ferito.
I Sovrani, nonostante questo, hanno proseguito per il Pantheon; e dopo la messa, usciti dal Pantheon per il Corso, si sono recati all'ospedale di San Giacomo a visitare il maggiore Lang. Al passaggio molta gente si era affollata per il Corso e i Soyrani sono stati oggetto di grandissima dimostrazione, che si è poi rinnovata alla loro uscita dall'ospedale. La folla ha accompagnato quasi di corsa i Reali fino alla Reggia.
L'autore dell’attentato è stato arrestato: è un muratore romano, certo Antonio D'Alba di Cesare, di anni 21, abitante in via della Polveriera. Il D'Alba non è affatto conosciuto alla Questura come vagabondo o come affiliato alla setta anarchica."
10/6/1912
Il Re e il ministro Credaro, inaugurano undici nuove sale nel Museo di Villa Giulia:
"Nella cerimonia di qualche giorno fa si ammiravano dunque due ordini di novità: il ripristino dei giardini e del vaghissimo Ninfeo, fatto ancora tutto fresco e odoroso di verzure, e tutto stillante d'acque; e l'apertura di alcune nuove sale.
Il Museo di Villa Giulia, che raccoglie ormai tutti prodotti degli scavi fatti nel Lazio e nella Bassa Etruria, e che è diventato dunque il Museo protostorico di Roma, aveva assoluta necessità d'ampliarsi, per poter dar degna sede ai materiali architettonici dei Templi di Civita Castellana, alla suppellettile del Tempio della Matematuta di Satricum, presso Nettuno; e specialmente a quella Collezione Barberini che mirabilmente ordinata delle belle sale della Villa.
Un'ampia e interessante raccolta di antichità trovate nel territorio dell'antica Preneste, l'odierna. Palestrina. Comprata qualche anno fa dal Governo per il prezzo veramente modico di 350 000 lire. Essa comprende dei magnifici pezzi di avorio finemente lavorati, e materiale in bronzo, ciste e specchi, e oggetti in bronzo, in legno, in vetro da zoilette femminile.
Il prof. Colini, direttore del Museo, e gli ispettori Della Seta e Morpurgo furono complimentati: essi hanno saputo ordinare un Museo in cui non si sa se lodare e apprezzare più il contenente o il contenuto.
Arturo Calza."
9/10/1912
Antonio d’Alba, dopo aver attentato alla vita di Vittorio Emanuele III, viene condannato dai giudici della corte d'assise di Roma a trent'anni di carcere.
19/1/1913
Apoteosi Esercito reduce dalla Libia all'Altare della patria, con il saluto delle bandiere alla statua del Gran Re. Presenti il re Vittorio Emanuele III, la Regina Elena e la Regina Madre Margherita.
20/1/1913
Nei saloni del Quirinale, il Re organizza hallo militare in onore delle rappresentanze di tutti i corpi che combatterono nell'impresa libia: "La caratteristica di ques! ta fu l'aver voluto il Re che tutti gli ufficiali ntervenissero în tenunuta di campagna. Era una festa in onore dei reduci dalla guerra e la uniforme di campagna figurò come uniforme di gala, creando un simpaticissimo contrasto tra gli ufficiali in calzoni corti attillati e in gambali che danzavano con lè dame sfoggianti toelette scollacciate e di perfetta etichetta. Il ballo riuscì splendido; i Sovrani se ne ritrassero poco dopo la mezzanotte; ma le danze continuarono fino ad ora inoltrata."
31/3/1913
Al Quirinale, alla presenza del Re, la Regina Elena consegna il diploma alle prime 17 neo-infermiere, studentesse del Convitto Regina Elena del Policlinico Umberto I.
29/4/1914
Il Cinquantenario della Croce Rossa:
"La benemerita, grande associazione della Croce Rossa Italiana, ha iniziato in questi giorni a Roma la celebrazione delle festa per il compimento dei suoi cinquanta anni. La domenica, ebbero luogo solenni cerimonie commemorative della nobilissima iniziativa, seguìta dal grande accordo internazionale riuscito di così notevole sollievo all'umanità nelle sanguinose conflagrazioni.
In Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, alla presenza dei Sovrani, fu collocato un busto del prof. Palasciano, pronunciando discorso d'occasione l'ex-deputato avv. Vecchini. Poi i Sovrani a Villa Borghese inaugurarono l'Espo zione della Croce Rossa, visitandola accompagi dal presidente conte Gian Luca Della Somaglia. L'Esposizione, stabilita nel parco dei daini, occupa 60 000 metri quadrati, ed essa sì ammino i più moderni allestimenti per il funzionamento dei servizi di assistenza in guerra. All'inaugurazione parlò il conte Della Somaglia. L' Esposizione, rimasta aperta fino al 10 maggio, è stata visitata da numerosissimo pubblico. Essa era la seconda speale, del genere, organizzata dalla Croce Rossa."
31/5/1914
Re Vittorio Emanuele III inaugura ufficialmente il Manicomio della Provincia di Roma.
16/7/1914
Viene costituita come Ente Morale La Casa di Dante in Roma con Regio Decreto n. 796 da Vittorio Emanuele III. L'istituzione trova sede nel palazzetto degli Anguillara.
20/11/1916
Il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena pongono la prima pietra della Borgata Rurale di Settecamini. I terreni sono stati venduti dal duca Leopoldo Torlonia al comune di Roma.
10/12/1918
Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III si avviano i lavori per la ferrovia Roma Lido, con la cerimonia della posa del primo masso di fondazione del ponte sul torrente Almone.
1/1/1919
Il presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, giunge a Roma, dove permane per 6 giorni. Appena arrivato sfila in corteo sulle automobili "reali" Fiat al fianco di Vittorio Emanuele III per dirigersi ospite al Quirinale.
3/1/1919
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
2/4/1919
Allo stadio Nazionale, si svolge una esibizione dimostrativa dinamica del carro armato FIAT 2000, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e alle autorità militari.
28/4/1919
Il Re Vittorio Emanuele III, la regina e il sindaco di Roma don Prospero Colonna, partecipano alla cerimonia di posa della prima Pietra del nuovo Ospedale della Vittoria in costruzione a Monteverde.
14/2/1920
Il Ke con i generali Diaz, Badoglio e Albirri partecipano alla riapertura del Museo del Genio Militare a Castel S. Angelo:
"Oggi che il Museo segna la terza tappa nella sua storia e nel suo progresso, esso è racchiuso in tre vasti padiglioni, uno dei quali, di recente costruzione, contiene più speciamente i cimelii della ultima guerra."
11/7/1920
Alle 15 con l’intervento del Re ha luogo la posa della prima pietra delle costruzioni edilizie della Cooperativa fra impiegati al Ministero degli Interni nel cantiere posto tra Via San Quintino e Via Statilia.
7/8/1920
Posa della prima pietra delle Case IRCIS del Quartiere Savoia: "Nella già Villa Lancellotti sulla Via Salaria, a duecento metri dal Viale della Regina, Re Vittorio Emanuele posava la prima pietra delle case della Cooperativa degli impiegati dello Stato”.
23/11/1920
Re Vittorio Emanuele III assiste alla posa della prima pietra della Città Giardino in costruzione sui terreni della Villa Serventi.
5/5/1921
Nasce il primo servizio Taxi di Roma:
"Un grande servizio di automobili pubblici ha cominciato da vari giorni a funzionare a Roma per merito della S.T.A. (Società Trasporti Automobilistici) col poderoso concorso della Fiati. Distribuito in tutti i punti della città i Taxis (vetture rosse e nere con la fatidica sigla della Fiat) possono venire richiesti telefonicamente al garage della S.T.A., o fissati telegraficamente dai viaggiatori che desiderano trovarli pronti alla stazione.
Essi sono guidati da provetti chauffeurs, molti dei quali parlano lingue estere, per comodità dei forestieri. Speciali ispettori vigilano nell'interesse del pubblico il contegno dei conducenti e l'osservanza scrupolosa delle tariffe e dei regolamenti di servizio e di velocità. Il grande garage e le officine della S.T.A. sorgono sul viale Manzoni, in una vastissima estensione di terreno. Essi comprendono gli uffici di Direzione, magazzini, depositi infiammabili, grandi rimesse, vasti ambienti per lavaggio, officine meccaniche, carrozzeria e verniceria.
Il progetto delle costruzioni è opera del valente architetto Enrico Bachetti. La direzione dei lavori fu fatta in collaborazione dall' ing. Arnaldo Maccari, mentre della esecuzione furono incaricate le Ditte: Impresa Venarucci padre e figlio, per i lavori di terra murari e affini, e l'impresa Ing. Costr. Romeo Carretti per le costruzioni in calcestruzzo armato. Le fondazioni richiesero una cura speciale sorpra tutto per le antichià rinvenute. Si scoprirono catacombe, sepolcri pagani, colombari ed un ipogeo della famiglia degli Aureli, che per la sua importanza fu isolato dalle nuove costruzioni e conservato.
Perché si possa facilmente apprezzare la vastità di questo garage che non ha l'eguale in Italia, e forse in Europa, si ricorda che la Basilica di San Pietro in Vaticano copre un' area utile corrispondente e che la superficie della grande stazione di Termini non raggiunse la superficie disponibile del garage ed annessi.
11 grande edificio è fiancheggiato da vasti magazzini per accessori e pizzi di ricambio, oli e grassi, ecc., e dall'edificio del Deposito della benzina, i cui impianti con speciali apparecchi di sicurezza risultano composti di N. 6 grandi serbatoi interrati che automaticamente alimentano le boc-che di distribuzione situate nel cortile principale. La immissione dell'essenza nei grandi serbatoi viene fatta direttamente dal vagone cisterna in arrivo della Stazione di Termini a mezzo di una tubazione sotterranea protetta da cunicolo in cemento e isolata dalle correnti elettriche vaganti.
Il grande cortile che fa seguito a tali edifici è completato con marciapiede nel perimetro, protetto da leggerissima pensilina in cemento armato. Da questo cortile si accede alle vaste rimesse per vetture, costituite da quattro grandi ambienti ml. 100 e della luce di mi. 15, capaci di contenere ben 500 vetture automobili.
Il grande ambiente centrale destinato al .lavaggio delle vetture, della superficie di circa mq. 1500 e di 10.000 mc. di volume ha una vasta luce massima di ml. 21 ed è nella parte più larga illuminato da quattro grandi lucernari. In detto ambiente è stata impiantata una rete di tubazioni per ama da per-mettere un pronto e contemporaneo lavaggio di un grandissimo numero di vetture.
Sono state poi costruite dieci ampie vasche per completare i lavaggi, e gli imbocchi alle fognature sono stati provvisti di appositi tombini di decantazione. L'officina è dotata di uno speciale elevatore di 5 tonnellate che permette di sollevare le vetture al secondo piano. Il grande garage e le officine furono inaugurati solennemente il 5 maggio corrente alla presenza di S. M. il Re, del Prefetto, del sindaco senatore Ravacon la Giunta e parecchi Consiglieri Comunali, di numerose altre autorità civili e militari, dei rappresentanti della stampa e di una folla di invitati, fra cui uno stuolo di eleganti signore e signorine.
A ricevere il Re, salutato da festose accoglienze e lunghi applausi, erano il presidente della S.T.A. cav. uff. Attilio Luciani, l'amministratore delegato avv. cav. uff. Guido De Cupis, i consiglieri avv. Al-berto Giovannini, avv. cav. uff. Carlo Alberto Scotti, ing. cav. Eugenio Ventura, i sindaci avv. commendatore Guido Beer, rag. cav. Leonardo Botta, ingegner cav. G. B. Mazzaroli, ing. cav. Alberto Follis, avv. cav. Gustavo Marz e il direttore tecnico cav. Ennio Cacchioni. La Fiat era rappresentata dal suo consigliere di amministrazione ing. Enrico Marchesi, ed erano anche presenti il consulente avv. Del Papa, il cav. Roggeri e l'ing. Sceti della Filiale di Roma, il Capo del garage romano cav. Castagna e tutti i Direttori delle filiali italiane della grande fabbrica torinese.
Accompagnato dal sindaco senatore Rava, dal consigliere delegato della S.T.A. avv. De Cupis, dalle Autorità e dal suo seguito, il Re ha preso posto sul palco appositamente eretto per lui, un trono di una imponenza austera ed elegante, adorno di tappeti, di piante e di arazzi. 11 cav. uff. Attilio Luciani, presidente della S.T.A., prese primo la parola illustrando efficacemente gli scopi della Società (che ha già da due anni attivato a Roma il servizio postale) e il nuovo servizio delle automobili pubbliche, al quale la Fiat ha dato il suo appoggio materiale e morale, e ringraziando Sua Maestà per l'intervento alla festa inaugurale.
Il sindaco senatore Rava, con la solita facondia, ha pronunciato un indovinato discorso infiorato di ricordi storici e inneggiante ai progressi della scienza e dei servizi moderni, con speciale elogio allo spirito di intraprendenza della S.T.A. e della Fiat.
L'ing. Enrico Marchesi, consigliere d'amministrazione della Fiat, nel portare alla S.T.A. il saluto augurale della antica e gloriosa Società torinese, ha ricordato con commossa riconoscenza la bene-vola protezione che S. M. il Re si è sempre degnata di apportare alla Fiat, la quale deve gran parte della sua fortuna all'onore di avere come suo primo cliente il Re d'Italia. Continuò l' ing. Marchesi "Alle anime innamorate e gelose del passato potrà sembrare un grossolano anacronismo, un controsenso artistico, al rallegrarsi nel vedere correre agili e snelle le rosse vetture automobili nei pressi del Foro Romano, vicino alle terme di Caracalla o lungo quella maestosa Via Appia antica nella quale pare non si possa vivere la vita dell'oggi: ma il progresso non ha ritegni, non ha scrupoli: esso venera i ricordi, ma corre avanti imperioso sulla via tracciatagli dal fato".
Finiti i discorsi, accolti da grandi applausi, S. M. il Re, accompagnato dal consigliere delegato avv. De Cupis, si recò nella sala dove era apparecchiato un suntuosissimo buffe! e volle toccare il calice di champagne con quello dei dirigenti la nuova Società, ai quali espresse la sua viva ammirazione e l'augurio del più brillante e glorioso avvenire.
Anche le altre autorità e gli invitati non ebbero che parole di plauso per questa grandiosa casa dell'automobile: difatti l'ampiezza dei locali e la praticità con cui i vari servizi sono stati disposti, nonchè la perfetta esecuzione, fanno sì che essa risponda completamente ai fini per cui è stata costruita e,costituisca opera pubblica di singolare importanza, veramente degna della capitale.
La tariffa dei taxis approvata dalla prefettura, è la seguente: Per ogni 750 metri o 9 minuti di occupazione L. 2; per i successivi 250 metri o 3 minuti di occupazione cent. 50. l supplementi sono cosi fissati: Dalle ore 21 alle 24 L. 1; dalle 24 alle 6.30 L. 2; per ogni persona, oltre le due, L. 1; per ogni valigia, esclusi i plaids, ecc., cent. So; per le passeggiate entro Villa Umberto, il Pincio e Villa Corsini L. 2. Ritorni a vuoto: Da Villa Umberto, dal Pincio e da Villa Corsini L. t ; da Monte Mario (dopo il borgo di San Lazzaro) L. 2.50; dall'ippodromo Parioli L. 3; dallo Stadio Nazionale L. 2; dal Monte Aventino L. 1.50. Tanto il prezzo della corsa, quanto l'ammontare dei supplementi debbono sempre essere segnati dal tassametro."
4/11/1921
Con un solenne corteo lungo via Nazionale, la salma del Milite Ignoto viene trasportata dalla Stazione Termini a Santa Maria degli Angeli, dove si svolge un solenne ufficio funebre e poi all'Altare della Patria, dove viene timulata alla presenza di re Vittorio Emanuele III.
10/3/1922
Posa della prima pietra del monumento a Giuseppe Mazzini sull'Aventino, alla presenza del re Vittorio Emanuele III. La costruzione del monumento non viene portata avanti ed i marmi realizzati dal Ferrari rimangono per anni nel giardino del suo studio a porta Pia.
8/5/1922
Alla presenza dei Sovrani, viene inaugurato il monumento a Enrico toti nei giardini del Pincio:
"Alla presenza del Re, del Principe ereditario, delle iù alte cariche civili e militari, domenica scorsa, sul Pincio, la gloria di Enrico Toti, di questo energico trasteverino, è stata consacrata con un monumento che è opera di Arturo Dazzi e che è apparso a tutti veramente insigne per potenza plastica e per intima sritualiti Quando la tela è caduta e la figura superba dell'eroe è apparsa di contro al verde degli alberi, fissata in eterno, col suo corruccio e la sua dolente disperazione, nel bronzo lucido e nero, l'emozione ha vinto il cuore d'ognuno, ha fatto di ogni anima una fiamma pura, un'offerta di memore amore, di gratitudine e di fede.
La cerimonia non poteva svolgersi con ordine più solenne e più austero. Pareva che la minacciosa presenza della statua rendesse più raccolto e profondo l'adorante silenzio della folla.
Dopo tante polemict ppassionate negazioni, l'accordo finalmente si faceva fra il popolo e i critici più esclusivi. L'opera parlava da sè col diretto e persuasivo linguaggio dell'arte serena e tutta illuminata dalla calma luce del crepuscolo, alta sul suo bianco basamento, mostrava ai soldati, alle donne, a tutta la folla, con quali modi il gesto breve di un uomo, di un popolano, può elevarsi dalla cronoca alla storia e diventare mito, leggenda, sintesi radiosa di un momento unico della vita della Patria."
3/6/1922
A Piazza Santa Croce in Gerusalemme, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, si volge la celebrazione per la posa della prima pietra del Museo Storico dei Granatieri di Sardegna:
"In occasione della posa della prima pietra del museo, il cui progetto e la cui esecuzione è affidata architetti e costruttori tutti appartenenti ai Granatieri, il tenente generale Giuseppe Pennella, già comandante la brigata Granatieri in guerra, ha tenuto un elevato discorso, in cui ha narrato i fasti e le glorie di questo magnifico corpo."
6/8/1922
Presso Porta Cavalleggeri, il Re Vittorio Emanuele III, inaugura una lapide in memoria dei caduti del Quartiere Aurelio nella grande guerra.
22/12/1922
Al museo di Palazzo Venezia, i sovrani e il nuovo Capo del Governo, l'on. Mussolini inaugurano la Mostra degli oggetti restituiti all'Italia dall'Austria-Ungheria.
8/1/1923
Cinquanta decorati di Medaglia doro, ospiti al Quirinale, offrono al Principe Umberto le insegne ufficiali alla presenza del gen, Diaz, dell'ammiraglio Tharon di Revel e del Capo di tato maggiore gen. Vaccari. Dopo la cerimonia il Re saluta i gloriosi decorati offrendoli una colazione. I decorati vengono poi celebrati con un brindisi del sindaco Cremonesi in Campidoglio e ricevuti dal Capo di Governo Mussolini a palazzo Chigi.
9/4/1923
Nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale Matrimonio tra la principessa Iolanda di Savoia (figlia primogenita di Vittorio Emanuele III) e il conte Carlo Calvi di Bergolo. Il rito civile viene celebrano nella sala verde del palazzo del Quirinale, da Tommaso Tittoni, ufficiale di stato civile, Benito Mussolini, notaio della Corona, celebrano il rito civile.
29/4/1923
Inaugurazione a Villa Borghese della prima Mostra Romana dell'Agricoltura dell'Industria e delle Arti Applicate. Armando Brasini realizza nel prato al centro del Galoppatoio una città romana. Sono presenti il re e Mussolini.
5/1923
Inaugurazione di un primo Parco della Rimembranza a Roma, alle falde di Monte Mario: "Il Parco delle rimembranze alla Farnesina è solennemente inaugurato dal Re vittorio Emanuele III e il ministro Gentile, l'on. Milani, Fausto Salvatori, il comm. Furolo e altri. Subito ha preso la parola Fausto Salvatori, che ha letto al Sovrano la pergamena che è stata firmata dal Re e dalle altre autorità."
8/5/1923
Visita a Roma del Re Giorgio V e della Regina Maria di Gran Bretagna. Viene organizzato un pranzo di gala nel Palazzo del Quirinale.
27/5/1923
Re Vittorio Emanuele III partecipa all'inaugurazione del Monumento ai caduti del Rione Borgo a Piazza Pia.
24/6/1923
Alla presenza del re Vittorio Emanuele III, l'on. Mussolini e le più alte cariche dello Stato, si svolge al Palazzo delle ferrovie, l'inaugurazione del Monumento ai caduti della prima guerra mondiale delle Ferrovie di Stato.
31/10/1923
Si concludono a Roma le celebrazioni per il primo aniversario della Marcia su Roma dei fascisti. Le camicie nere, sfilano da Piazza del popolo al Vittoriano, mentre cinquecento aerei volteggiavano nel cielo della capitale. Le celebrazioni si conclusero con un ricevimento a Palazzo Venezia, al quale parteciparono il re, il governo e le più alte cariche civili e militari, e rappresentanti diplomatici: tutti resero omaggio al duce del fascismo, che per l'occasione aveva sostituito l'uniforme di caporale della Milizia con quella di presidente del Consiglio.
20/11/1923
In occasione della visita dei Sovrani di pagna a Roma, viene organizzata una parata aerea sull'aeroporto di Centocelle.
1/1924
Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, il capo del governo Benito Mussolini e il generale Diaz, viene inaugura una targa in memoria di Francesco Crispi nell'atrio del palazzo Chigi.
15/5/1924
Inaugurazione in Campidoglio della Conferenza Internazionale dell'Emigrazione, alla presenza del Re. Parla l'on. Mussolini.
18/5/1924
Alla presenza di S. M. il Re Vittorio Emanuele III e degli alunni di tutte le scuole di Roma, viene inaugurato il parco delle rimembranze ai Parioli. Le spese complessive per i lavori sono state di ben 170000 lire, e sono stati piantati circa 5500 alberi (pini, lecci, querce, lauri, aceri, cedri, ippocastani ed ulivi, tutti puntigliosamente allineati a filari), 1100 arbusti e 300 metri di siepe.
4/11/1924
Celebrazioni del VI aniversario della Vittoria. In accordo tra Governo e Municipio, viene di nuovo innalzare la croce sulla torre del Campidoglio. Dopo essere andati a recare portato omaggio al Milite ignoto. il Re e il capo del Governo l'on Mussolini, passano in rivista le forze aeree italiane al Pratone di Centocelle.
29/3/1925
Alla presenza del re Vittorio Emanuele III e i ministri Pietro Fedele e Luigi Federzoni, viene inaugurata una lapide ai caduti della Grande Guerra a Roma e nel Lazio nella piazza di Sant'Agostino.
17/4/1925
Nella Sala degli orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, si svolge l'inaugurazione della Conferenza Interparlamentare del Commercio, presenti il Re Vittorio Emanuele III e il capo del Governo, l'on Mussoli.
21/4/1925
Al termine degli scavi, si svolge la cerimonia di inaugurazione dell'area archeologica del Foro di Augusto. L'archeologo e senatore Corrado Ricci, accompagna il Re Vittorio Emanuele III e del capo del Governo l'on Mussolini nella visita all'area archeologica.
30/4/1925
Posa della prima pietra della Casa madre mutilati di guerra alla presenza del Re e dell'on. Mussolini e dell'on. Delcroix, presidente dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra.
16/5/1925
Inaugurazione di una lapide ai caduti nella grande guerra, dei dipendenti della Banca Nazionale di Credito:
"Nel magnifico salone della Banca Nazionale di Credito, si è svolta in forma da vero solenne ed austera la cerimonia dell’inaugurazione della Lapide in memoria dei gloriosissimi soldati della Banca stessa, caduti in conspetto della Vittori.
Particolare carattere di solennità han cor ferito alla cerimonia l'Augusta presenza di S. M. il Re e l’intervento del Governo Na zionale rappresentato dai Ministri Federzoni e Nava e dal Sottosegretario alla Guerra, Generale Cavallero.
Particolare carattere di solennità han cor ferito alla cerimonia l'Augusta presenza di S. M. il Re e l’intervento del Governo Na zionale rappresentato dai Ministri Federzoni e Nava e dal Sottosegretario alla Guerra, Generale Cavallero."
24/5/1925
In occasione del X anniversario dell'intervento italiano nella guerra, i gloriosi vessilli dei disciolti reggimenti di guerra, vengono portati a Castel Sant'angelo per essere custoditi nel Museo storico. Il Re vittorio Emanuele III e l'on. Mussolini, accolgono alla Stazione Termini i sacri vessilli. Il corteo passa dal Quirinale ed arriva a Castel Sant'Angelo passando da Ponte Elio.
8/6/1925
In occasione del giubileo di Re Vittorio Emanuele III, viene organizzato un ricevimento ai 7000 sindaci dei Comuni Italiani nei Giardini del Quirinale.
19/11/1925
Con una Messa solenne in Sanya Maria in Transpontina, viene inaugurato il Monumento ai caduti della Grande Guerra dell'Arma del Genio, posto (originariamente) sul lato Ovest di Castel Sant'Angelo. Il Re presenzia alla cerimonia.
11/1/1926
Funerali di Stato della Regina Margherita.
Il convoglio partito da Bordighera alle 11,30 del 10 gennaio, nel tragitto fino a Roma, effettua 92 soste per permettere l'omaggio delle popolazioni.
Alle ore 9, il convoglio giunge a Termini da dove iniziarono i solenni funerali con arrivo e la sepoltura della Regina al Pantheon.
28/2/1926
Alla presenza di Vittorio Emanuele III, si svolge la cerimonia per la posa della prima pietra dei palazzi Incis (Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato) nel nuovo Quartiere Savoia (poi Trieste).
14/3/1926
Inaugurazione del Monumento a re Umberto I a Villa Borghese. Presenti i sovrani e l'on. Mussolini.
"Il monumento, davvero stupendo, è sorto tra la pineta ch'è presso la cosiddetta Piazza di Siena. Ideato dallo scultore Davide Calandra nel 1906, fu eseguito per la maggior parte dallo scultore Rubino che continuò l'opera interrotta dalla morte del maestro. Al Calandra appartiene per intiero il modello della indimenticabile figura muliebre che simboleggia il Dolore della Patria. A Edoardo Rubino spetta l'onore, singolarissimo nei nostri tempi, d’aver rispettato con pia fedeltà il concetto e i disegni del maestro."
5/1926
Il Re, accompagnato dal prof. Munoz, visita i restauri della chiesa di San Giorgio al Velabro.
21/11/1926
In seguito alla riduzione di quadri dell'esercito, quindici reggimenti di fanteria sono stati disciolti e le rispettive bandiere sono solennemente consegnate, al Museo militare di Castel Sant'Angelo. Presenziano alla cerimonia, il Re, il Capo del Governo Mussolini ed i marescialli Diaz, Giardino e Badoglio.
14/3/1927
Inaugurazione di una lapide in memoria della Regina Margherita sul muro esterno della sua residenza romana, palazzo Margherita. La cerimonia si svolge alla presenza del Re e dei feriti di guerra dell'Ospedale Margherita.
5/6/1927
Re Vittorio Emanuele III inaugura a Piazza regina Margherita, il monumento ai Caduti del Quartire Salario Savoia nella guerra mondiale.
19/1/1928
Inaugurazione della nuova sede della Facoltà di economia dell'Università La Sapienza a Piazza Borghese. Partecipa re Vittorio Emanuele III.
27/2/1928
Il Teatro Reale dell'Opera viene reinaugurato con il Nerone di Arrigo Boito diretto da Gino Marinuzzi. Presenziano i reali.
3/3/1928
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
10/8/1928
Sulla spinta della raccolta di documenti fonografici effettuata da Rodolfo De Angelis, Vittorio Emanuele III decreta la nascita della Discoteca di Stato, che si installa al Palazzo Camerala a via di Ripetta.
4/11/1928
In occasione del decennale anniversario dell'armistizio nella Prima Guerra, viene inaugurata la Casa Madre dei Mutilati d'Italia alla presenza del Re e della Regina.
4/11/1928
Scoperta la Tomba del Duca della Vittoria nella chiesa di Santa maria degli Angeli e dei Martiri, benede alla presenza del Re, del Capo del Governo e delle alte cariche dello Stato.
22/1/1929
Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III viene inaugurata la Centrale idroelettrica dell'Acquoria, dopo i lavori di ampliamento. Il nuovo impianto è composto da tre gruppi costituiti da turbine Francis ed alternatore ad asse verticale della potenza di 17 MVA cadauno alimentati dalla nuova derivazione San Giovanni. La gstione dell'impianto passa al nuovo Consorzio Idroelettrico dell’Aniene.
10/2/1929
Il Gruppo Italiano Fabbriche Automobili e Carrozzerie, organizza il II Salone internazionale dell'Automobile in Italia:
"Presidente del Comitato Esecutivo è l'onorevole Conte Gallenga Stuart dell’Automobil Club di Roma, vicepresidente il senatore Giovanni Agnelli; a capo della Giunta Esecutiva è l'avv. comm. Giuseppe Acutis coadiuvato dal comm. Andrea Poggi, segretario generale: tutti nomi che, insieme con quelli dei loro collaboratori, vanno posti all'ordine del giorno per il magnifico successo dell'impresa.
In attesa di provvedere all'erezione di un vasto edificio adatto per una mostra mondiale dell'Automobile, il Comitato organizzatore, per dare una sede conveniente a questo primo Salone in Roma, ha dovuto procedere a una rapida sapiente trasformazione del Palazzo dell'Esposizione in via Nazionale. Si è allora improvvisato (questa è la parola) un vasto salone in via Piacenza, lungo centotrenta metri e largo sedici, un'area cioè di oltre duemila metri quadrati. Si abbattono pareti, si innalzano tramezzi, si costruiscono numerosi stands tutto su progetto dell'architetto Alessandro Limongelli; direttore dei lavori di adattamento l'ing. Carlo Marchesi.
Inoltre i pittori Melchiorre Melis e Costantino Vetriani decorano le pareti con pannelli, fregi e figurazioni fresche ed originali, in cui sono illustrati tutti i mezzi di locomozione, e Amleto Cataldi modella la Velocità, una prosperosa donna nuda, novecentista ma non tanto, con un piede su un globo dorato, in procinto di spiccare il volo dall'alto dell'attico della facciata di via Piacenza."
7/4/1929
Adunata di 25.000 Alpini a Roma: Dimostrazioni al Sovrano in Piazza del Quirinale; Messa solenne a San Pietro, con il saluto del papa Pio XI dalla finestra del Palazzo Apostolico; Omaggio al Milite ignoto; Assembramento all'interno del Colosseo, alla presenza del Duce Mussolini.
6/1929
I sovrani inaugurano la casa dell'automobile a Piazza Verdi.
6/1929
Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, viene Inaugato un gruppo scultoreo nell'atrio d’ingresso dell'Ospedale del Celio. L'opera, realizzata da Paolo Bartolini, è dedicata al “Soldato della Sanità caduto nella Grande Guerra 1915-18.
5/12/1929
A quasi dieci mesi dalla storica firma dei patti lateranensi, il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena si recano in Vaticano dove vengono ricevuti in udienza da Sua Santità il Papa Pio XI e successivamente dal Cardinale Segretario di Stato Gasparri. Dopo le udienze, il Re e la Regina hanno l'occasione di visitare la Basilica di San Pietro e di sostare in preghiera presso la Confessione del Principe degli Apostoli.
8/1/1930
Si celebra il matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria Josè del Belgio, nella cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. Viene allestito un arco di trionfo posticcio a piazza Esedra (oggi a Via Luigi Enaudi) e alcune decorazioni a colonne presso i binari 18 19 della Stazione Termini. Oraganizzato un Corteo dei costumi nazionali, che da via XX Settembre giunge fino a Piazza del Quirinale.
9/1/1930
Festeggiamenti per le Nozze del principe Umberto II. Rivista militare nel campo Parioli per le nozze di Umberto di Savoia. Segue uno spettacolo, nella Piazza di Siena a Villa Borghese, con il Coro di 6000 alunni delle scuole elementari.
10/1/1930
All'aereporto di Ciampino, si svolge una parata aviatoria in onore delle Nozze del principe Umberto II:
"L'Aeronautica italiana nei giorni 9 e 10 gennaio ha partecipato ai grandi festeggiamenti di Roma per le nozze del Principe Ereditario con due grandi manifestazioni di cui la prima ha avuto luogo in occasione della solenne rivista militare passata da S. M. il Re a tutte le forze armate dello Stato.
Ammiratissima è stata la grande parata aerea, consistente in un ampio carosello formato da tre gironi di apparecchi roteanti sul cielo dei Parioli e in una sfilata in massa.
A questa manovra aerea, nuova negli annali delle riviste militari di tutto il mondo, hanno partecipato circa 3oo apparecchi formanti una Divisione Aerea su due Brigate. Tali apparecchi provenivano dai prinali aeroporti militari d'Italia.
Il carosello aereo ha avuto la durato di 30 minuti ed ha impressionato vivamente l'immensa folla composta di molte centinaia di migliaia di persone che stipavano i recinti della Piazza d'Armi. Ma impressione anche maggiore ha fatto, a quello straripante esercito di spettatori, che è scoppiato in fragorosi e irrefrenabili applausi, la superba sfilata di magnifici stormi di apparecchi da ricognizione e da caccia che a bassa quota, quasi a volo rasente, tagliasime, in perfetto ordine tagliavano il cielo passando in formazioni rapide serratissime, in perfetto ordinegeometrico davanti alle tribune reali.
Il giorno 10 all'Aeroporto di Ciampino sud, alla presenza dei Sovrani d'Italia, del Re del Belgio, di Re Boris di Bulgaria, del Principe Ereditario di Svezia, del Ministro dell'Aeronautica S. E. Balbo, del Sottosegretario per l'Aeronautica S. E. Riccardi, del generale Gazzera Ministro della Guerra, e di tutti gli ufficiali generali dell'Aeronautica, ha avuto luogo un'altra manifestazione ancora più caratteristica, più difficile e più impressionante.
Dopo che i Sovrani avevano passato in rassegna gli apparecchi della Divisione Aerea, schierati su due ampi lati dell'Aeroporto, gli apparecchi da caccia e quelli da ricognizione prendevano quota a interi gruppi di squadriglie in 6 minuti secondi, destando le meraviglie dei presenti per la celerità impressionante e l'abilità indiscutibile dei piloti. Le squadriglie, libratesi nel cielo, hanno poi cambiato formazione, e un folto stormo di apparecchi si è raggruppato disponendosi in nuova formazione in modo da costituire a grandissime lettere la parola ITALIA, e così è passato sul campo dove erano i Sovrani, tra la stupefazione dei presenti, mantenendo geometricamente le distanze e la formazione, per proseguire quindi per Roma passando sulla Capitale dove la folla ha potuto ammirare questa nuova prova di abilità e di maestria degli aviatori d'Italia.
Altri apparecchi hanno volato formando abilmente le lettere U ed M, e altri ancora con l'apparecchio fumogeno tracciavano nell'aria ad ampie volute il nodo di Savoia. Contemporaneamente una squadriglia di 3 apparecchi compiva simultaneamente difficili acrobazie e apparecchi singoli compivano nuove audacie con looping, avvitamenti, cerchi della morte, fonneaux, ecc. Questa seconda esercitazione aeronautica ha destato l'ammirazione di quanti hanno potuto assistervi, e dimostra ancora una volta il grado di disciplina, di preparazione e
di organizzazione dell'Aviazione italiana. Una cosa da ricordare è ancora questa: che l'imponente massa di 300 velivoli, con una forza complessiva di 150 000 cavalli, ha compiuto nei giorni scorsi circa 4ooo ore di volo una perdita, senza un incidente e senza un inconveniente: il che dimostra, la bontà degli apparecchi e dei motori italiani."
11/3/1930
L'autotreno del grano prende il via da piazza Venezia, alla presenza del Re e dell'on. Mussolini e di altre autorità, per un viaggio di propaganda nell'Italia Meridionale e nelle isole, per promuovere l'autosufficenza autarchica in campo alimentare.1
1/6/1930
Alla Piazza d'Armi di Villa Glori, Vittorio Emanuele III passa in rassegna le truppe del presidio di Roma, schierate per la festa dello Statuto.
8/12/1930
Il Re Vittorio Emanuele III, inaugura il Monumento ai Finanzieri caduti per la Patria, di fronte alla Caserma di via XXI aprile.
5/1/1931
Inaugurazione della prima Quadriennale d'Arte di Roma, inaugurata al Palazzo delle Esposizioni alla presenza del re Vittorio Emanuele III e la regina Elena.
21/4/1931
Nella Sala degli Orazi e Curiazi, l'Accademia d'Italia conferisce il Premi Mussolini. Presenti i Reali e le alte cariche dello Stato:
"Non è senza significato che nel giorno del Natale di Roma, mentre da per tutto si festeggiava la giovinezza d'Italia con la V Leva Fascista, la Reale Accademia, riunita a solenne adunanza in Campidoglio, presenti Sovrani e Principi, abbia reso omaggio ai privilegiati dell'ingegno, assegnando, tra gli altri minori, i Premi Mussolini istituiti dal Corriere della Sera.
Come è noto, i premi intitolati al nome di Benito Mussolini erano quattro, quante sono le classi dell'Accademia: uno per le scienze morali e storiche; uno per le scienze fisiche, matematiche e naturali; uno per le lettere e uno per le arti. Essi sono stati conferiti rispettivamente a Pietro De Francisci, Filippo De Filippi, Ada Negri e Ildebrando Pizzetti.
"
19/1/1932
Il principe ereditario di Etiopia Asfaw Wossen e la sorella giungono alla Stazione Termini in visita a Roma. Il 20 gennaio rende Omaggio alla tomba del Milite Ignoto e visita la Sala d'Armi a Palazzo Venezia; il 21 gennaio, insieme al re Vittorio Emanuele III, passano in rassegna i battaglioni dei carabinieri alla Caserma dei Vittorio Emanuele II e la scuola di cavalleria di Tor di Quinto; Il 22 gennaio viene ricevuto in Udienza dal Papa Pio XI; il 23 gennaio visita la Caserma della Milizia.
24/1/1932
Il Re inaugura ufficialmente la colonia Marina Vittorio Emanuele III.
4/6/1932
Inaugurazione del Monumento ad Anita Garibaldi. Partecipano Mussolini e re Vittorio Emnaule III e lo scultore Mario Rutelli.
11/11/1932
Nella ricorrenza del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III, il duce Mussolini assiste e passa in rivista le Truppe del Presidio della capitale, schierate lungo la via dell'impero. Assiste all'evento, il presidente del consiglio ungherese Giulio Gombos, in visita a Roma.
15/1/1933
Nell'ambasciata del Brasile, viene scoperto il monumento dedicato agli italiani benemeriti del Brasile:
"Alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, del generale Balbo e dei suoi Atlantici, dei rappresentanti il corpo diplomatico di tutte le nazioni, di autorità e di gerarchi del Partito, è stato inaugurato il monumento rievocante le gesta e le opere degli italiani in Brasile. Con tale cerimonia si è voluto pure commemorare l'arrivo a Rio Janeiro dei nostri trasvolatori.
L'iniziativa del monumento è dovuta all'Ambasciatore del Brasile presso il Re d'Italia, S. E. Alcibiade Peganha, un appassionato cultore di discipline storiche, un sincero amante del nostro paese, un fervido ammiratore del Fascismo e del Duce, il quale da pazienti ricerche compiute ha tratto gli elementi per una luminosa pagina în onore di quegli italiani che, a prezzo di sangue, di fatica, di genialità e di virtù, vivono perennemente nella memoria dei brasiliani."
28/3/1933
Solenne celebrazione del X annuale della fondazione dell'Arma dell'Areonautica. Sua maestà il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna quattro mila piloti nel piazzale interno del Quirinale. Il Duce Mussolini appunta sulla bandiera dell'Arma la medaglia conferitale per le magnifiche azioni contro i ribelli di Cirenaica. Preceduto dal Ministro Italo Balbo, il corteo si reca poi a rendere omaggio al Milite Ignoto.
20/5/1933
Inaugurazione del Nuovo Museo dell'Accademia di Francia a Vill Medici, con la partecipazione di Re Vittorio Emanuele III.
29/5/1933
Atterra all'aeroporto di Ciampino il dirigibile Graf Zeppelin LZ 127, nel suo primo viaggio in Italia. L'ecquipaggio viene accolto dal Re vittorio Emanuele III, il Ministro dell'Avizione Balbo, Starace, e il Ministro tedesco Goebels.
28/10/1933
Celebrazioni per l'XI annuale del fascismo.
Il Re inaugura la Via dei Trionfi, prosecuzione della Via dell'Impero, dal Colosseo al Circo Massimo e Porta San Paolo.
L'Antiquario Comunale del Celio viene valorizzato da un prospeto monumentale con fontana.
Si concludono i lavori di sistemazione dell'area alle pendici del Celio.
28/10/1933
Celebrazioni per l'XI annuale del fascismo.
Il Re inaugura la Via dei Trionfi, prosecuzione della Via dell'Impero, dal Colosseo al Circo Massimo e Porta San Paolo.
L'Antiquario Comunale del Celio viene valorizzato da un prospeto monumentale con fontana.
Si concludono i lavori di sistemazione dell'area alle pendici del Celio.
1/2/1934
Il Re Vittorio Emanuele III inaugura la Mostra Internazionale d'Arte Sacra a Valle Giulia.
11/3/1934
Adunata a Roma di 15,000 carabinieri in congedo: "Dopo aver reso omaggio al Re al Quirinale, si sono adunati in Piazza Venezia dove hanno tributato una vibrante dimostrazione al Duce. Ai valorosi militi è stato concesso l'onore di montare la guardia alla Mostra della Rivolune Fascista."
6/4/1934
Il Re Vittorio Emanuele III inaugura la IV Mostra del Sindacato Fascista di Belle Arti del Lazio ai Mercati di Traiano.
3/6/1934
La regina Elena decise di bandire tre concorsi artistici riservati ai pittori, agli scultori e agli incisori con il tema di celebrare l'intervento dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. L'esposizione dei bozzetti si svolge al palazzo del Quirinale.
"Alla inaugurazione ufficiale della mostra, la Regina, accompagnata dal Re e dalle Principesse della Casa Reale, seguita dal corteo degli invitati — ministri, alti ufficiali dell'Esercito e della Milizia, rappresentanze dei due rami del Parlamento e del Partito, personalità del l'arte e della critica — fece da guida nella visita delle opere esposte nelle diverse sale, da quella vastissima detta dei « Corazzieri » a quelle di minore proporzione ma egualmente splendenti e lussuose. Quelle stesse sale che durante la guerra, per un sentito gesto di pietà regale ospitarono i combattenti feriti, accolgono ora le più diverse espressioni d'arte sulla guerra e sulla vittoria.
Il visitatore si trova davanti a una grande esposizio ne anonima, giacché i nomi dei concorrenti sono gelosa mente custoditi in busta chiusa e le loro opere sono contrassegnate da un motto. Gran parte delle opere di pittura sono espresse in forma popolare, in conformità a una delle principali direttive del Concorso, ma hanno carattere più illustrativo che artistico propriamente detto e risentono dell'imperizia dei loro autori; altre hanno la semplicità ingenua degli «ex voto »: non mancano però quadri e composizioni illustranti in modo suggestivo gloriosi episodi di guerra in terra, nel cielo e sul mare ed esaltanti con vigore atti di eroismo indi viduale."
31/3/1935
Vittorio Emanuele III inaugura la Città Universitaria di Roma.
24/5/1935
In occasione del ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, Vittorio Emanuele III celebra la conclusione dei lavori al Vittoriano. Viene inaugurata la nuova sede dell'Istituto del Risorgimento al Vittoriano e la cripta del Milite Ignoto.
"La Giunta centrale per la storia del Risorgimento, insediata dal Duce, ha il eòmpito ben determinato «di coordinare l’attività delle Reali Deputazioni e Società di storia patria». Ad essa fanno capo tre enti: il R. Istituto Storico Italiano per il medio evo, il R. Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea, la Società Nazionale per la storia del Risorgimento italiano. Unitaria concentrazione.
Da una parte l' Istituto sopraintende allo studio delle fonti e alla preparazione degli studiosi. Dall'altra, la Società provvede alla utilizzazione delle fonti ed agli studî veri e propri.
L'ingresso principale del Museo centrale del Risorgimento è verso il Foro di Cesare, da quella parte del Colle dove il Monumento viene a connettersi col portichetto del Vignola, alla piazza del Campidoglio. La severa sistemazione architettonica è dovuta ad Armando Brasini, Accademico d'Italia. Entrando dalle porte di bronzo, i cortei raggiungeranno la « Galleria delle Bandiere» e di lì il Sacrario. Qui si sono recati i Reggimenti a prendere i vessilli benedetti prima di condurli al fuoco. Qui li riporteranno, consacrati dalla morte e dalla vittoria.
La Galleria, dal geniale e ricco pavimento sacconiano, ha forma sontuosa e lievemente inflessa. Negli ampi nicchioni del fondo vengono collocate le vetrine con le gloriose bandiere dei Reggimenti. Le alzate di bronzo sorgono su basi di porfido. La Sala è stata rivestita dal Brasini d'una sottile cortina di cotto, con zoccolo di pietra.
Nel Vittoriano si congiungono la storia del Risorgimento e quella della nostra guerra: una ideale continuità di storia suggellata col sangue. Il cuore del Museo è l’altare della Patria, che racchiude i resti mortali del Soldato Ignoto. Nell'interno del Monumento esso ottiene un'ospitalità dignitosa e definitiva. La cappella, a croce greca, s'inarca al di sotto del monumento equestre, ed è circondata da un ambulacro, nel quale sfileranno riverenti i cittadini, sentendosi, là dentro, tutti soldati.
Nella Cappella non è che un altare: un blocco di pietra del Grappa, sormontato da una croce lignea. Il pavimento è di marmi del Carso. La cappella conduce alla cripta della tomba, dove una lastra bronzea reca la scritta «Soldato Ignoto ». Nella nicchia un mosaico di Giulio Bargellini raffigura Cristo in un cielo stellato. I pilastri angolari della cappella ricordano emblematicamente l’ascensione sanguinosa dalla guerra dell’Indipendenza alla Rivoluzione delle Camicie Nere.
Quattro sale sono dedicate al glorioso apostolo Mazzini; all'epico condottiero Garibaldi; a Camillo Cavour, genio politico; a Vittorio Emanuele II, re liberatore, che ebbe in sé la coscienza unitaria del popolo italiano.
Tra pochi anni il Museo centrale del Risorgimento sarà mèta relîgiosa d’ogni italiano: convegno di spiriti adoranti la divina entità della Patria. Poiché la storia del Risorgimento — ha detto benissimo il Quadrumviro De Vecchi di Val Cismon — va intesa come creazione dell'Unità Italiana e come presupposto della Rivoluzione Fascista."
5/6/1935
La festa dello Statuto. Il Re passa in rivista le truppe di Roma e quelle in partenza per l'Africa orientale.
29/9/1935
Al Poligono della Farnesina, il re Vittorio Emanuele III premia i vincitori della VIII gara generale Campionati Mondiali di Tiro a Segno. Presente anche il Duce Mussolini.
11/11/1935
Rivista militare per il genetliaco del Re. Il Duce Mussolini passa in rivista le truppe schierate lungo le Vie Imperiali.
13/11/1935
Il Duce Mussolini partecipa alla parata militare in onore del compleanno del Re Vittorio Emanuele III, che si svolge nella nuova via dell'Impero.
24/2/1936
Il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna un battaglione dei Carabinieri in partenza per l'Africa Orientale
17/4/1936
Visita del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena al Santorio Polmonare Benito Mussolini.
19/6/1936
Petrolini viene insignitodal Re Vittorio Emanuele III, della commenda dell'Ordine mauriziano.
24/10/1936
Il Regente d'Ungheria Nicola de Horthy, giunge in visita a Roma per due giorni. Viene accolto dai sovrani alla stazione di Termini. La carrozza giunta a Piazza Esedra, si ferma per far leggere al Governatore di Roma Principipe Colonna, il saluto del popolo romano.
4/11/1936
In occasione del XVIII anniversario di Vittorio Veneto, il Duce Mussolini ed i sovrani, inaugurano la Casa Madre dei mutilati e invalidi di guerra (ampliata con il nuovo corpo verso il lungotevere). Sfilano ventimila mutilati con le loro bandiere:
"Il problema dell'ampliamento venne risolto prolungando i due lati dell'edificio verso il Palazzo di Giustizia e verso Castel Sant'Angelo, mediante due corpi di fabbricato eguali a quelli preesistenti, con l’aggiunta di un motivo cen. trale costituito da un portale di accesso sormontato da una grande finestra ‘a trifora. I due lati vengono poi congiunti dalla parte del Tevere con una facciata a fronte inclinata verso il centro, dove campeggia il grande arcone d'ingresso, fiancheggiato da due robuste torri e Sormontato da un alto motivo ascendente di torre digradante in ampiezza fino alla sommità."
11/11/1936
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III a Piazza Venezia, con la rivista delle truppe del Presidio di Roma.
5/4/1937
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge la solenne cerimonia di consegna della Rosa d'oro della cristianità alla regina Elena di Savoia.
14/4/1937
Vittorio Emanuele III visita il Collegio IV Novembre a Ostia.
9/5/1937
Grande rivista dell'Impero in occasione del I annuale dell'Impero. Il Corteo militare parte dal Piazzale Ostiense per poi giungere alle Vie Imperiali. Sono presenti il Duce Mussolini, il Vittorio Emanuele III, Amedeo di Savoia duca d’Aosta, Guido Buffarini Guidi, Galeazzo Ciano e Giuseppe Tassinari.
1/6/1937
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge il Battesimo del battesimo del Principe di Napoli, Vittorio Emanuele IV.
18/11/1937
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
30/3/1938
Visita dei reali ai lavori di restauro in corso sull'Ara Pacis di Augusto:
"Il Re d'Italia e Imperatore di Etiopia, Vittorio Emanuele III, visita i restauri dell’Ara Pacis nei locali nel Museo Nazionale Romano. Elogi per il Professor Moretti, Soprintendente alle Antichità di Roma, responsabile dell’anastilosi del monumento e per i suoi collaboratori impegnati nello strenuo lavoro di rimontaggio e ricostruzione delle varie parti architettoniche e decorative.
La necessità di inaugurare l'altare per il 23 settembre 1938 (genetliaco di Augusto e data conclusiva delle celebrazioni del Bimillenario Augusteo) impone ritimi molto serrati.
Al monumento viene attribuito, oltre che uno straordinario valore artistico, anche un eccezionale valore simbolico per la celebrazione del mito di Roma e del suo primo Imperatore Ottaviano Augusto che i fregi con le loro immagini allegoriche e storiche rammentano ed esaltano. In particolare Mussolini, che in quei mesi sullo scenario internazionale si propone come promotore della pace, vuole fortemente l'inaugurazione dell'Altare della Pace augusteo."
1/4/1938
Il Re Imperatore, accompagnato dal gen. Teruzzi, assistite presso la Borgata Fogaccia.
6/5/1938
III giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Di ritorno dopo il viaggio a Napoli, arriva in treno alla stazione Termini, ricoperta da una scenografia posticci a causa dei lavori in corso.
Dopo una visita alla Mostra Augustea della Romanità, il Duce Mussolini, Hitler e il Re Vittorio Emanuele III partecipamo ad una rivista militare alla presenza in via dei Trionfi.
Segue un solenne ricevimento in Campidoglio ha offerto all'Ospite il Governatore di Roma, dor Piero Colonna ed una festa folcroristica popolare a piazza di Siena.
8/5/1938
V giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Il Duce Mussolini con Hitler assistettonoo a delle esercitazioni militari dell'8° battaglione paracadutisti in zona Campo dell'Oro a Civitavecchia. Finite le manovre, banchettano con il re Vittorio Emanuele III presso il castello Odescalchi di Santa Marinella. A sera partecipano ad uno spettacolo di gioventù e d'arte allo Stadio Olimpico.
9/5/1938
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
18/11/1938
Festeggiamenti del genetliaco del Re Imperatore Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
30/11/1938
Il Re Imperatore Vittorio Emanuele III visita la Mostra del Minerale italiano, ricevuto dal Ministro Segretario del Partito e dai dirigenti della Mostra.
"Il Sovrano si è fermato in ogni padiglione interessandosi di questa superba prova dello sforzo che l'Italia ha saputo compiere ai fini autarchici nel campo del minerale."
23/1/1939
Nella Cappella Paolina al Quirinale, si svolge il matrimonio tra la Principessa Maria di Savoia e il Principe Luigi di Borbone-Parma. Dopo la celebrazione, gli sposi si recano in Vaticano in udienza dal Santo Padre.
5/2/1939
III edizione della Quadriennale romana d'Arte nazionale, solennemente inaugurata alla presenza di S. M. il Re Imperatore.
23/3/1939
In occasione del XX aniversario della Fondazione dei Fasci littori, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni si insedia a palazzo di Montecitorio, sostituendo la Camera dei deputati. Discorso della Corona di Vittorio Emanuele III.
4/1939
I Sovrani d'Italia presenziano al collegio Nazareno di Roma allo scoprimento della lapide alla Regina Margherita "la quale, come rilevò il principe Borghese, volle ‘che Ta parola di-Dante fosse in quel Collegio esaltatrice e ammonttrice delle fortune d'Italia".
16/4/1939
Nella sala del Trono al Quirinale, il re imperatore Vittorio Emanuele accetta ufficialmente per se e per i suoi Reali Successori la Corona d'Albania che la Missione albanese venuta da Tirana gli ha offerto:
Nello splendore della Sala del Trono al Quirinale si è svolta solennemente la cerimonia per l'offerta della Corona di Scanderbeg al Re d'Italia Imperatore d'Etiopia. La magnifica sala accoglieva per l'occasione i Collari dell'Annunziata, il Duce con i membri del Governo, e le alte cariche dello Stato fino d'aterza categoria compresa.
L'ingresso dei Sovrani seguiti dai Principi Reali è avvenuto mentre tutti i presenti s'inchinavano. Quadro solenne di fastosa regale imponenza. In un tal quadro il Presidente dei Consiglio, S. E. Verlaci, ha letto davanti al Rie Imperatore un indirizzo in lingua albanese che è stato poi tradotto in lingua italiana da un'alta personalÈtà della Missione.
Al termine della Lettura ii Sovrano ha risposto con parole esprimenti la gratitudine per il popolo albanese e accettando la Corona d'Albania. Moscia S. E. Verlaci fattosi presso Il trono, ha ossequiato il Sovrano e ha baciato la mano alla Regina Imperatrice. Noi qui offriamo una visione della cerimonia che si è svolta mentre la folla, che aveva nel frattempo gremito la piazza, acclamava il Re Imperatore, il Duce e il generoso popolo albanese che nel nome di Vittorio Emanuele III ha accomunato i suoi destini con quelli dell'Italia Imperiate."
11/5/1939
III annuale della fondazione dell'impero. Una Grande rivista di 20.000 militari italiani e la guardia del nuovo regno, svila a via dell'Impero, davanti al palco d'onore, dove assistono, il Duce Mussolini, Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Savoia.
11/5/1939
III annuale della fondazione dell'impero. Una Grande rivista di 20.000 militari italiani e la guardia del nuovo regno, svila a via dell'Impero, davanti al palco d'onore, dove assistono, il Duce Mussolini, Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Savoia.
30/5/1939
Vittorio Emanuele III e la regina Elena fanno visita al Collegio Nazareno. Il busto della regina Margherita viene scoperto per l'occasione nel corso della cerimonia e le viene dedicato il Salone.
10/6/1939
Al Vittoriano e lungo le vie Imperiali, si svolgono le celebrazione della I Festa della Marina Militare. Il Duce Mussolini e il re Vittorio Emanuele III assistono alla rivista dei corpi militari dal palco realizzato a via dell'Impero. I reparti marinari della Gil e degli istituti nautici sono invece accampati al Campo Parioli, dove per le celebrazioni, è stata ricostruita la tolda della nave Littoria.
"Nell'anniversario di Premuda S. M. il Re Imperatore Vittorio Emanuele III e il Duce Mussolini hanno reso oltremodo solenne con la loro presenza la celebrazione delle glorie della nostra Marina. La cerimonia ha avuto inizio sull'Altare della Patria con la consegna delle ricompense al Valore a Marinai e alla Memoria di Marinai che s'eran distinti con atti eroici durante la guerra di Spagna e lo sbarco in Albania. Il Sovrano personalmente ha consegnato le onorificenze, delle quali S. E. l'Ammiraglio Cavagnari lega geva le motivazioni. E intanto i Vessilli e le Insegne, sì inchinavano di fronte al Vittoriano"
23/5/1940
Una Missione di amicizia giapponese, con a capo l'ambasciatore Naotake Sato, viene accolte alla Stazione Termini dal ministro degli Esteri Ciano e dal Segretario del Partito Muti. Dopo essere stata ricevuta a Palazzo Chigi e al Palazzo del Littorio, si reca a rendere omaggio al Sacello del Milite Ignoto. Nei giorni seguenti, viene ricevuta al QUirinale dal Re Imperatore Vittorio Emaniele, dal Duce Mussolini a palazzo Venezia e dal Pontefice al Vaticano. Alla presenza del Duce, si svolge in loro onore allo Stadio dei Marmi, un saggio ginnico organizzato dalle giovani della GIL.
18/5/1941
Trattato di Roma tra l'Italia ed il neo costituito Stato Indipendente di Croazia, con cui vengono fissati i confini tra i due Stati e confermarmata la spartizione della Slovenia tra l'Italia e la Germania e della Dalmazia all'Italia.
Una delegazione croata di esponenti politici e religiosi guidata da Ante Pavelic (fondatore del movimento nazionalista) arriva alla stazione Ostiense, dove viene ricevuta dal Duce Mussolini, membri del governo e rappresentanti delle istituzioni italiane, personalità dell'esercito e del Partito. Dopo una cerimonia al Quirinale, dove viene ufficialmente offerta la corona croata, la delegazione si sposta a Palazzo Venezia, per rettificare gli accordi. Successivamente viene ricevuta in Vaticano.
"La Maestà del Re Imperatore, accogliendo la richiesta presentata dal Poglavnik Ante Pavellc, a nome del Governo e del Popolo Croato, ha designato a cingere la corona di Zvonimiro l'Alterza Reale Aimone di Savola-Aosta, Duca di Spoleto. La storica cerimonia ha avuto luogo nella forma più solenne nella Sala del al Quirinali vano ala al Sovrano il Prinetpe Ereditario, ll Duce e tutti i Principi Sabaudi, i componti della delegazione Croata, e i Grandi Ufficiali dello Stato."
20/3/1942
A Santa Maria degli Angeli si svolge un rito in suffragio del Duca d'Aosta. Presenti i reali e il Duce Mussolini.
9/5/1942
Celebrazioni dell'Annuale della fondazione dell'Impero all'Altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele III ed il Duce Mussolini consegnano le medaglie d'Oro al Valore Militare.
10/6/1942
Celebrazioni della IV giornata celebrativa della Marina e del II annuale dell'intervento, presso l'altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele, il Duce Mussolini, insieme ai Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate e le Missioni del Paesi del Tripartito, conferiscono le Medaglie d'oro.
29/12/1942
Inaugurazione Mostra Foto - documentaria nipponica alla Augusta presenza del Re Imperatore Vittorio EManuele.
9/5/1943
Celebrazione della Giornata dell'Esercito e dell’Impero. Nel cortile della caserma Principe di Piemonte, il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna le truppe accompagnato da alte autorità militari e su un palco consegna le ricompense al valore, la premiazione dei familiari dei caduti.
10/6/1943
Celebrazioni della V giornata celebrativa della Marina e del III annuale dell'intervento. Il Re è Imperatore distribuisce in forma solenne nella caserma Grazioli Lante della Marina, 19 medaglie d’oro, 12 medaglie d'argento, 5 medaglie di bronzo e 15 croci di guerra al V. M. ai combattenti del mare.
25/7/1943
Il Duce Mussolini si presenta alle 17 a Villa Savoia per discutere con il Vittorio Emanuele III la precedente sfiducia ricevuta nella riunione del Gran Consiglio. Il re gli comunica la sua sostituzione da capo del governo con il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. Verso le 17:20 Mussolini, esce dalla villa e viene affrontato dal capitano dei carabinieri Paolo Vigneri, che in nome del re gli chiede di seguirlo per «sottrarlo ad eventuali violenze della folla». Ricevuto un rifiuto, Vigneri prende per un braccio Mussolini ed esegue l'arresto caricandolo su un'ambulanza militare (scelta per non destare sospetti) che era già sul luogo. Mussolini viene quindi condotto prima nella Caserma Podgora di Trastevere e dopo alcune ore tradotto nella caserma della Scuola allievi carabinieri a Prati.
29/7/1943
Vittorio Emanuele III riceve l'ambasciatore tedesco Hans George von Mackensen, e lo rassicura sulle condizioni di salute del Duce Mussolini.
9/9/1943
All'alba, Vittorio Emanuele III, la famiglia reale con il principe ereditario, il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio, la maggior parte dei ministri e alcuni alti ufficiali, lasciano Roma.
12/4/1944
Re Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio Umberto II.
6/9/1946
Vittorio Emanuele III di Savoia, prossimo all'esilio, scrive al Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi, un biglietto in cui comunica la volontà di lasciare al popolo italiano la propria collezione di monete. La raccolta viene in un primo momento affidata in custodia all'Istituto Italiano di Numismatica al Palazzo Barberini.
13/9/1946
Delibera di Giunta n. 3241: il quartiere Vittorio Emanuele III riprende il precedente nome, Pinciano; Il quartiere Savoia prende il nome di Trieste. Istituito il diciottesimo quartiere, Q.XVIII Tor di Quinto.
5/11/1968
Con Decreto Legge, viene definitivamente assegnata alla Soprintendenza Archeologica di Roma la collezione numismatica di Vittorio Emanuele III.
20/9/1991
Padre Gazzola, dell'Istituto Salesiano San Tarciso, nota che l'erba medica piantata per la prima volta su un loro terreno prossiamo alla Via Ardeatina, cresce più bassa seguendo la sagoma di un edificio circiforme.
Dalle prime indagini archeologiche, riemergono dal sottosuolo, le fondamenta di una grande basilica paleocristiana cimiteriale di pianta circiforme.
La maggioranza degli studiosi, secondo le fonti storiche, ipotizzano possa essere quella realizzata da papa Marco, presso il fundus Rosarius inter Appiam et Ardeatinam.
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