Giuseppe TelfenerConte
Nascita: 26/5/1839 Foggia
Morte: 1/1/1898 Torre del Greco
Imprenditore e politico italiano, amministratore dei Beni della Casa Reale.
Cronologia1874
La contessa di Mirafiori Rosa Vercellana, si trasferisce a Roma, diventata capitale d'Italia, per stare vicino al Re Vittorio Emanuele II, suo amante. Rinuncia alla villa che gli aveva fatto costruire al nuovo quartiere Macao, preferendo trasferirsi nella villa Ginetti fuori Porta Pia, più discreta e vicina alla tenuta di Caccia del Re, presso la via Salaria.
13/10/1877
Per i suoi meriti imprenditoriali, Re Vittorio Emanuele II, concede il titolo di Conte all'ingegnere Giuseppe Telfener.
« A Giuseooe Telfener, di Carlo, venne concesso da S. M. Vittorio Emanuele II il titolo di conte, con trasmissibilità primogeniale mascolina con Decreto Reale di motu proprio 13 ottobre 1877.
Lo stemma gli fu concesso con posteriore decreto del 13 dicembre 1877 e RR. LL. PP. 11 aprile 1878. La famiglia è iscritta nel Libro d'Oro della Nob. Ital. e nell'Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte.
ARMA: D'azzurro, al leone d'oro, lampassato ed immaschito di rosso, accompagnato negli angoli del capo da due gigli d'oro. CIMIERO: Un leone nascente con un giglio nella branca anteriore destra, il tutto d'oro. MOTTO: Hominem labor honorat.
DIMORA: Roma. »
3/1878
Viene istituita la Sezione di geografia commerciale della Società geografica.
« Si è costituita quella Sezione di geografia commerciale, che era stata alcuni mesi indietro proposta, e che ora la Società geografica ha potuto fondare mercè una generosa elargizione del conte Telfener il quale concorre con splendida munificenza a promuovere queste benefiche istituzioni.
La Sezione tende ad agevolare la prosperità dei traffici italiani con gli altri paesi.
Serviranno a raggiungere questo scopo frequenti corrispondenze con le Camere di commercio, coi Comizi agrarii, coi produttori e i negozianti più stimati all'interno, le notizie raccolte all'estero dai coloni italiani; le mostre dei prodotti italiani che possono formare materia di scambio, e delle cose di fuori che possono essere imitate dai nostri fabbricanti.
La nuova istituzione non si renderà l'organo degli interessi privati, ma si terrà in una sfera più elevata, e mirerà a favorire l'intervento generale dei nostri commerci. »
5/1878
Il Conte Giuseppe Telfener viene nominato Commissario dell'Italia alla grande Esposizione Universale di Parigi. Partecipando ad un ballo, organizzato dal banchiere Henri Cernuschi, conosce Ada Hungerford, che diventerà sua moglie.
Ereditiera americana di grande fascino, Ada risiede stabilmente a Parigi come ospite della sorella maggiore, Marie Louise, moglie del celebre "Bonanza King" John W. Mackay. La loro dimora, una sfarzosa villa situata nei pressi dell'Arco di Trionfo, rappresenta il cuore pulsante della vita mondana parigina, dove i Mackay, forti della colossale fortuna accumulata con l'argento del Nevada, intrattengono regolarmente l'élite aristocratica e finanziaria dell'epoca.
11/1878
A conclusione dell'Esposizione Universale di Parigi, i risultati della Classe LXXXVII Cavalli, Asini, Muli, i risultati italiani sono caratterizzati da un giudizio internazionale estremamente severo. Nonostante la presenza di figure di rilievo come Telfener, che espose quattro cavalli d'incrocio (due friulani e due romani), la critica straniera definì l'Italia come la nazione peggio rappresentata dell'intero evento. La rivista Oesterreichisches landwirthschaftliches Wochenblatt (storica rivista settimanale specializzata nel settore agricolo e rurale), che definisce l'Italia come la nazione peggio rappresentata dell'intera esposizione.
"Il conte Telfener espose a Parigi quattro cavalli d'incrocio, due friulani e due romani. Le due giumente romane e le due cavalle di razza friulana non potevano essere apprezzate convenientemente dal giurì, che doveva tenere conto di talune condizioni che non vale la pena di rammentare. Ai prodotti d'incrocio tornava dannoso il confronto con quelli esposti da allevatori inglesi e francesi. Ecco come ci giudicarono i forastieri: La peggio rappresentata è l'Italia, poichè essa ha mandato dei cavalli i quali vennero unanimemente biasimati da tutti gl'intelligenti."
21/12/1878
Umberto I di Savoia, cede per 513.0000 lire al conte Giuseppe Telfener (amministratore dei beni della real Casa) la Villa al Macao e quella a via Salaria, dove installa il suo allevamento di Cavalli da Corsa.
Dopo le forti critiche internazionali ai Cavalli italiani, esposti dallo stesso Telfener, pochi mesi prima all'Esposizione Universale di Parigi, l'operazione appare come uno stratagemma concordato: permettere al Sovrano di promuovere attivamente il miglioramento della razza equina italiana e i successi internazionali dell'ippica nazionale senza comparire ufficialmente come proprietario nelle competizioni.
Il Conte Telfener poteva agire così da "paravento" e braccio operativo, trasformando Villa Ada in un centro d'eccellenza che fungesse da volano per il prestigio della Corona nelle corse, pur mantenendo formalmente una gestione privata e imprenditoriale.
15/3/1879
Matrimonio del Conte Giuseppe Telfener con Ada Hungerford nella sua Villa al Macao.
« La signorina Ada Hungerford, cognata di Mackay, l'uomo dai milioni, è diventata la Contessa Telfener. Il matrimonio ha avuto luogo a Roma l'altro giorno, con la partecipazione di un numero di prelati superiore a quello abituale tra noi quando gli eredi al trono si "buttano via".
Il Re d'Italia ha inviato un aiutante di campo alla cerimonia e, successivamente, si è recato alle corse tenutesi per l'occasione nel parco privato del Conte.
Per essere un'americana, e la cognata della cognata di suo fratello, la signorina Hungerford è stata estremamente moderata. Avrebbe potuto scegliere tra i duchi del Continente; si è trattato evidentemente di un matrimonio d'affetto »
Conosce suo suocero, Daniel E. Hungerford, il quale lo invita a valutare il potenziale di una nuova linea ferroviaria in Texas, attratto dai generosi sussidi e dalle ingenti concessioni territoriali messe a disposizione dal governo statunitense.
4/1879
Il Re d'Italia Umberto I, accompagnato dal Duca d'Aosta e dal Generale Medici, ha onorato con la sua presenza le corse organizzate appositamente nel parco del Conte Telfener, fuori Porta Salaria, in occasione del recente matrimonio del conte con la signorina Ada Hungerford, sorella della 'Bonanza Queen', la signora Mackay.
15/4/1879
Il conte Giuseppe Telfener ottiene la concessione dell'Anfiteatro Corea per anni 30. Lo intitola Anfiteatro Umberto e realizza una copertura in ferro zincato e ondulato:
"Per rendere l'anfiteatro Corea, già Mausoleo di Augusto, degno della capitale d'Italia, e suscettibile di essere esercitato in tutte le stagioni e con ogni genere di spettacoli anche nelle ore notturne, il demanio, proprietario del medesimo, dopo avere approvato un progetto dell'architetto Comencini presentato in nome di Giuseppe Telfener, secondo il quale la nuova copertura doveva poggiare sopra colonne di ferro senza toccare il muro circolare di pregio storico e artistico, stipulò nel 15 aprile 1879 collo stesso Telfener una convenzione, approvata poi colla legge del 29 gennaio 1880, n. 5252, del seguente tenore:
Lo Stato concesse a Telfener l'uso dell'anfiteatro, esclusi i grottoni sotterranei, per anni 30, con obbligo nel concessionario di pagare un canone di affitto di annue lire 8000 per i primi quindici anni, e di lire 10,000 pei rimanenti.
Il Telfener si obbligò di dare piena esecuzione entro un anno al progetto pei lavori di restauro, abbellimento, provvista di mobili e copertura dell'anfiteatro, sotto la sorveglianza del genio civile. Alla fine della concessione i miglioramenti di ogni natura dovevano cedere a vantaggio del demanio nazionale, senza obbligo di alcun rimborso, se anche il relativo importo superasse la somma prevista nel progetto.
Come condizione essenziale del contratto si pattuì che al Mausoleo si conservasse l'attuale sua destinazione di anfiteatro per pubblici spettacoli, e il concessionario dovesse, riguardo a questi, osservare le disposizioni vigenti e quelle che fossero emanate dalla competente autorità (art. 12).
Il concessionario era ammesso a domandare la diminuzione del canone unicamente per cause speciali di forza maggiore, ma veniva obbligato a sopportare i pesi e le servitù inerenti al fondo, meno l'imposta sui fabbricati, ed inoltre a fare a proprie spese tutte le riparazioni di ogni natura, si ordinarie che straordinarie, per mantenere in buono e lodevole stato la proprietà (art. 16 e 17).
Compiuti i lavori colla spesa di circa 700,000 lire, per quanto disse Telfener, invece di quella prevista in lire 573,971, l'anfiteatro, intitolato coll'augusto nome di S. M. Umberto I, entrò in esercizio con spettacoli di varia specie, diurni e notturni."
9/1879
Il conte Telfener, di ritorno dall'Esposizione Internazionale di Parigi, installa presso la sua nuova proprietà a Via Salaria, numerosi macchinari all'avanguardia acquistati durante la rassegna.
L'obiettivo è la creazione di un polo tecnologico, concepito come un "museo attivo", che fungesse da stimolo per l'economia locale e permettesse l'avvio di piccole manifatture in settori fino ad allora dipendenti dalle importazioni estere:
« Il conte Telfener ricco e filantropico signore di Bari, del quale ci siamo più volte occupati, ha pensato di comperare, se non ha già comperato, macchine d'ogni sorta all'Esposizione di Parigi per portarle a Roma ove ne farà una specie di museo attivo, affine d'istituire una quantità di piccole industrie di cui siamo tributari all'estero.
Queste macchine si divideranno in tre sezioni; la prima concerne la fabbricazione dei chiodi, punte di Parigi, spilli, ferretti, ecc. ecc.; la seconda quella dei cuoi artificiali, per tappezzerie e per mobili; la terza infine si compone di macchine da ricamo per cortine, calze di seta, ecc., ecc.: tutte industrie nuove per Roma, facili a istituirsi, e per le quali occorrono capitali minimi.
Ecco un conte che ha delle bellissime idee e sa spendere a scopi utilitari e filantropici i suoi quattrini. »
27/11/1879
Rinuncia formale al mandato di deputato da parte dell'onorevole Giuseppe Telfener. Egli era stato eletto nel collegio di Foligno in seguito alla morte del precedente rappresentante, Giacomo Di Martino.
« Poichè per la morte dell'onorevole Di Martino Giacomo fu dichiarato vacante il collegio di Fuligno, la maggioranza di quegli egregi elettori ebbe la degnazione di fermarsi sul mio povero nome e di offrirmi la candidatura a deputato al Parlamento.E comunque, valutando la pochezza delle mie forze, non mi fossi reputato all'altezza dell'importante uffizio che mi si voleva affidare, accettai ciò non pertanto, per non rispondere con un rifiuto all'immeritato onore che mi si faceva, e nello intendimento di poter anch'io nella ristretta cerchia dei miei mezzi contribuire al meglio del paese, cui vivo attaccatissimo. Nè posi mente che la mia nomina a deputato mi avrebbe distratto dai gravi affari nei quali già mi trovavo impegnato nell'estero. Più che il privato interesse, potè il sentimento di riconoscenza verso gli elettori e l'amore che sento vivissimo per l'Italia, di cui son fiero di potermi dire cittadino.
Senonchè, appena i risultati dell'urna si chiarirono in mio favore, surse alcun dubbio sulla mia eleggibilità, da imporre la parvenza di una contestazione. In tal congiuntura, non mancai di presentare, a conforto del mio diritto, svariati titoli e documenti, che, a mio modo di vedere, avrebbero escluso ogni ragione di dubitare. Ma, ad onta delle mie convinzioni, ossequente, come fui sempre, all'alto senno e giustizia della Camera dei deputati, ne attendeva tranquillo il verdetto. Frattanto l'inevitabile tempo trascorso, e la possibilità che altro ne abbisogni per essere in grado di adottarsi una coscienziosa e ponderata risoluzione, m'impensieriscono del danno che torna pel fatto mio al collegio di Foligno; e d'altro canto trovo come i miei affari, che, nell'incertezza sul risultato della mia elezione, non ho potuto abbandonare, mi obbligano a rimanere lungamente in Francia.
In questo stato di cose, a non aggravare l'anormale condizione di quel rispettabile collegio, credo debito di uomo onesto declinare il mandato, che con tanta benevolenza e simpatia mi si era affidato. Epperò mi pregio significare a V. E. cotesto mio proposito, perchè le piaccia comunicarlo alla Camera dei deputati, da Lei si degnamente presieduta, onde sia preso atto della mia formale rinunzia a deputato di Foligno. Accolga V. E. l'espressione della mia riverenza e devozione, e si renda interprete degli stessi miei sentimenti verso gli onorevoli componenti la Camera dei deputati.
Parigi, 2 ottobre 1879. Firmato: Telfener. »
18/10/1880
Forte della fiducia reale e della solidità patrimoniale acquisita a Roma, il Conte Giuseppe Telfener volge lo sguardo agli Stati Uniti.
A Parigi firma l'atto di fondazione della New York, Texas and Mexican Railway Company, un ambizioso progetto sostenuto finanziariamente dal suocero, il colonnello Daniel Hungerford, volto a realizzare una ferrovia transcontinentale tra New York e Città del Messico.
Per finanziare l'impresa vengono emesse azioni che attirano numerosi investitori europei, sedotti dal prestigio internazionale del Conte e dal suo legame con la Corona italiana.
2/1/1882
In seguito a gravi incendi avvenuti in teatri di esteri paesi, il prefetto di Roma nel 2 gennaio 1882 emanò un nuovo regolamento, in cui si prescriveva di proporzionare al numero degli spettatori, di cui era capace ogni teatro, il numero e l'ampiezza delle porte d'uscita.
Quanto all'anfiteatro Umberto, il prefetto aveva comunicato precedentemente a Telfener i rilievi fatti dalla Commissione, incaricata di verificare lo stato materiale dei teatri della capitale, intorno alla necessità di prolungare alcune scale per avere una terza uscita e di farne una quarta nuova a fine di facilitare l'evasione al numero degli spettatori che potevano convenirvi; e Telfener con lettera del 14 aprile 1881 aveva risposto che questa quarta nuova uscita sarebbe stata dispendiosa e difficile perchè vi si sarebbe opposta l'Amministrazione dello spedale di S. Rocco, proprietaria del fondo limitrofo.
Contemporaneamente egli chiese il permesso d'aprire l'anfiteatro, che gli fu, per quanto pare, accordato.
Presentò poi un progetto pel prolungamento di certe scale e per la costruzione della quarta uscita, dichiarando però che l'esecuzione di questi lavori, assolutamente nuovi e non previsti nel progetto approvato, incombeva al demanio, proprietario dell'anfiteatro.
Replicò l'Intendenza di finanza, con nota 18 marzo 1882, che per gli art. 12, 16 e 17 del contratto era Telfener che doveva sostenere questa spesa. Vi fu un ulteriore ricambio di lettere e note nel 1882, nelle quali ciascuna delle parti rimase ferma nel negare l'obbligo di sopportare detta spesa. Non cessarono frattanto nell'anfiteatro le consuete rappresentazioni.
4/1882
Sfortunatamente, il sogno americano del Conte Telfener si infrange quando lo Stato del Texas abroga improvvisamente la legge sulle concessioni terriere (Land Grants), che garantiva 16 sezioni di terra per ogni miglio di binario costruito.
Privato della copertura finanziaria necessaria per proseguire, Telfener viene trascinato in un estenuante contenzioso legale che ne segnerà l'inesorabile declino sociale e minerà la fiducia dei suoi finanziatori.
12/2/1883
Decreto definitivo con cui il Ministero della guerra espropria l'area di Monte Antenne.
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Veduto il decreto del Ministero della Guerra 2 agosto 1882, con cui furono designati gli stabili da occuparsi per la costruzione del forte di Monte Antenne, fra i quali vennero compresi quelli di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener;... Art. 1. Il Ministero della Guerra è autorizzato alla immediata occupazione degli stabili descritti nell'elenco che fa seguito e parte integrante del presente decreto. Descrizione degli stabili di cui si autorizza l'occupazione ed indicazioni catastali: Appezzamenti di terreni componenti il Monte Antenne, inscritti nel catasto di Roma al n. 153 di mappa, annessi alla Villa Ada, già Potenziani, limitati da ogni parte dei residui beni della stessa Villa, coltivati a pascolo ed erba da falce con scuderia per cavalli — Superficie in metri quadrati da occuparsi 244548 — Indennità stabilita lire 98,500.
1884
Sotto la pressione dei debiti contratti per finanziare la New York, Texas and Mexican Railway e a seguito del blocco delle concessioni terriere in Texas, il conte Giuseppe Telfener la sua Villa al Macao alla Banca Provinciale di Genova. L'istituto ne divenne proprietario con l'intento di lottizzarne l'ampio parco.
20/4/1884
Nella villa Ada del conte Telfener, viene costituita da 18 soci, una società di corse, detta del Lazio. Nel parco si organizzano le prime corse ufficiali aperte al pubblico:
Corse di Cavalli a Villa Ada fuori di porta Salara, ed alle quali hanno preso parte parecchi buoni cavalli.
Ugo Pesci
24/4/1884
1° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
La corsa classica sui 2400 metri registrò 10 partenti, un montepremi di 27.000 lire e la presenza del re Umberto I.
La vincitrice Andreina, allenata da Thomas Rook, correva ufficialmente per i colori bianco-verdi della scuderia del Conte Gastone de Larderel di Firenze.
Tra il pubblico, Gabriele d'Annunzio, nei suoi esordi giornalistici che racconterà che il cavallo, in realtà appartiene proprio a Re Umberto I.
"La great attraction delle corse di Roma del 24 (diciamo così, giacchè è convenuto di fare sfoggio di parole inglesi quando si parla di corse) era il Derby reale di 24,000 lire date dal Re ad incoraggiamento della produzione equina italiana, per cavalli nati in Italia nel 1881, ed iscritti prima della nascita.
Non ripetiamo una descrizione del campo di corse che la società Romana ha in affitto dal principe Torlonia alla tenuta delle Capannelle; prima di tutto perchè abbiamo già avuto occasione di parlarne altre volte nell'ILLUSTRAZIONE ITALIANA: in secondo luogo perchè i disegni del nostro Paolocci equivalgono a qualsiasi descrizione e fanno vedere l'aspetto animatissimo delle tribune e l'insieme dello spettacolo che si gode dalla tribuna Reale. Ai disegni, il Paolocci ha aggiunto un piano topografico nel quale i dilettanti possono seguire le peripezie degli steeple chase che si corrono a Roma e vi destano sempre l'ansiosa curiosità di migliaia di spettatori.
Aggiungeremo soltanto che don Marcantonio Colonna duca di Marino, presidente della Società Romana e del Jockey Club Italiano, in occasione del Derby Reale ha creduto opportuno di richiamare tutte le norme ritenute indispensabili dal regolamento di Newmarket, togliendo gli abusi e gli inconvenienti derivanti da mancanza di uniformità nei regolamenti delle varie piazze d'Italia: e per questa riforma egli è stato universalmente lodato.
Per il Derby Reale erano rimasti iscritti alla vigilia delle corse 10 cavalli: corsero tutti e dieci, cioè: Andreina e Queen o'Scots di T. Rook; Colombina e Mexico della scuderia Telfener; Ardea di Lord Waterproof; Mammuccia del conte Talon; Marfisa del signor Calderoni; Adelina del cavalier Bertone; Fire Bell e Fucino del capitano Fagg.
Ardea, nata e allevata a Milano dal signor Novati e da don Giulio Venino, figlia di Verdict era la prima favorita, benchè rimasta seconda al Derby di Napoli; poi Queen o' Scots; terza Andreina e quindi Fucino.
La distanza da percorrere era di 2400 metri. Queen o' Scots tenne il primo posto per mille metri poi fu passata da Andreina che vinse di mezza lunghezza percorrendo la distanza in 2 minuti e 50 secondi. Arrivò terza Marfisa.
Tutto il pubblico, compreso re Umberto, seguì con grande attenzione la corsa, ed il nome d'Andreina era, un momento dopo, su tutte le bocche....
Ugo Pesci"
1885
Schema di convenzione tra il Comune di Roma e il conte Giuseppe Telfener per la concessione di Monte Antenne prevede l'istituzione di un poligono di tiro a segno nazionale come elemento centrale del progetto. Tale struttura non è concepita solo come impianto sportivo, ma come un servizio di pubblica utilità strettamente regolamentato, per il quale il concessionario si impegna a costruire e mantenere a proprie spese le infrastrutture necessarie.
"Si premette che nell'anno 1885 dovendo l'Amministrazione militare provvedere alla formazione di un poligono di tiro a segno per le esercitazioni delle truppe del presidio di Roma, nel luogo detto Prati di Acquacetosa presso Roma, occorse per tale opera espropriare un appezzamento di terreni costituenti la falda occidentale del Monte Antenne di proprietà del signor conte Giuseppe Telfener, ed occupare un altro appezzamento di terreni, che il Comune di Roma aveva espropriati ai signori Putti Giuseppe, Bonaparte principessa donna Carlotta in Primoli, e Telfener conte Giuseppe per la formazione della passeggiata Flaminia, secondo il Piano regolatore e di ampliamento della città di Roma."
19/4/1885
2° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle, corso da 10 cavalli, e vinto da Rosenberg, cavallo sauro nato a Villa Ada nelle scuderie Telfener (da Hamlet e Blytesome) ed acquistato dalla scuderia di Sansalvà.
"Corse a villa Ada e alle Capannelle; pioggia all'uno e all'altro posto. Credo anzi le maggiori scommesse siansi aggruppate intorno a questo elemento non indispensabile del turf, e una schiera di book-makers meteorologici avrà surrogati gli speculatori e i passionati equini. Vi parlerò delle seconde corse soltanto, le più importanti, del resto, per la ragione che hanno avuto un accompagnamento di pioggia e non altro; mentre le precedenti hanno anche avuto il prologo e l'epilogo pluvioso.
Fuor di porta San Giovanni, appena il cielo no si scoperse da ogni lato, mi accorsi delle minacce che si svolgevano nelle nuvole, quantunque il sole moribondo, dolce sole d'aprile, volesse lusingarmi. I colli Laziali che dalla piazza Laterana m'erano apparsi dietro Santa Croce in Gerusalemme di un azzurro troppo carico, già cominciavano a velarsi dietro certe spennellate grigie, simili a quelle che si possono avere col pennello asciutto. Il vetturino guardò il cammino lento delle nubi e disse che la pioggia si apparecchiava a venire alle corse proprio per il derby reale.
E si arrivò insieme: di meno non s'avvide nessuno; della pioggia si accorsero tutti; i pedoni cominciarono a sgambettar pe' prati molli, le carrozze parte fuggirono, parte si spopolarono. Fu un rovescio prodigioso.
— Nun m'acciccate la fanga! — gridava uno sbarazzino a una serva, che affondava tutta la scarpetta. — Buttatevi a nuoto! — sibilava un altro a una frotta di pains che traversava correndo la lizza sotto e sopra l'acqua.
Pure, la pioggia essendo stata assai violenta, smise presto, e in fretta in fretta si preparò la terza corsa, la massima, il derby, col premio di 24.000 lire. Le maggiori probabilità erano pel Conte Verde e per Roko, quest'ultima di razza Sansalvò, questa un terzo; ma, o per il suolo inzuppato o per altro, vinse Rozsemberg, della stessa razza, e i due cavalli preferiti arrivarono in coda.
Alla quarta corsa, dei 9 cavalli inscritti ne partiron tre; nel derby se n'eran ritirati due soltanto su 12. Vinse Andreina, la favorita (T. Rook); poi veniva Entre-eux (Sansalvò), poi Staffa del marchese Fassati.
Nella quinta corsa, con ostacoli, riuscì primo Jupiter (Porta Latina); gli fu secondo Melbery (cap. Grifo).
La sesta ed ultima corsa, 3500 metri, fu vinta da Diavoletto (cap. Fagg); bendato di nero; secondo Eco (Colocchioni); terzo Perino (Cairoli). Sguardo e Agrippina pensarono bene di scaricarsi a mezza strada dei loro fantini.
Tutto sommato, la pioggia non riuscì ad altro che a un intermezzo, come anzi una sinfonia liquida che precedette la corsa solenne del derby. Prima del quale Fine Bell (cap. Fagg) e Queen o' Scots (Rook) vinsero le due gare di apertura. A dispetto delle intemperie le corse furono brillanti e ben condotte. Caddero in tutto quattro fantini; ma se i fantini non cadessero, non so proprio che cosa stessero a fare.
Dopo quelli di corte, landoo tirao a quattro per la regina, victoria per il re, fra i più splendidi equipaggi notò il mail coach del duca di Ceri con quattro bellissimi morelli, e quello del principe d'Avella, un altro tiro a quattro del principe Massimo, e la mia botte, non so per dire, che pareva la piscina probatica.
Le tribune erano una serra di fiori nostrani ed esotici; se ne poteva cavare un prontuario di stemmi da gareggiare col rosso almanacco di Gotha. Ecco le principesse Doria, Odescalco, D'Antuni, di San Mauro Ponziani, di Ragnara, di San Faustino; ecco le contesse Pecci, Spalletti, Polidori, Braschi, Stella e Gherardesca, e le marchese Guiccioli e Taccoli; poi, per far nomi esteri, le signore Broogmann, Lindstrand, Philippson, Leghait, Dubail; e ancora le signore Bondi, Serafini, Scernioli, De Angelis.
Al ritorno il vespero fu delizioso. Per la vastissima campagna romana che non ha uguali, che non ha simili, tutta spinata di acquedotti, sparsa di tombe, traversata dalla via Appia antica o dalla via Appia nova, con la sagoma di Roma, su cui campeggia la cupola di San Pietro visibile sempre, alitava una frescura mite, una fragranza, una calma solenne. Solo il passaggio del treno col suo putrido fumo l'ammorbiò un momento, come una macchia in un quadro; o no, piuttosto come una stonatura in una melodia, perchè la nuvola sia giallognola e il puzzo passò via, dileguò presto, e le macchie nei quadri non sempre si giunge a toglierle con l'acqua ragia.
Ah progresso, ah civiltà, ah modernità! che portate il lezzo del carbon fossile fra gli effluvi dei campi, e inquinate la purezza dell'aria libera... Ma che vado strillando io? Avrebbe a profumar di violetta di Parma il tiratrace, e si dovrebbero scolpire a conchiglie i cassoni del treno? Ah progresso, ah civiltà, ah modernità, voi avete ragione, ma avete anche un cattivo odore.
Uriel."
29/4/1886
3° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
« Il Derby Reale alle Capannelle è stato corso da nove cavalli e l'ha vinto Enio, un giovine cavallo di belle speranze. Appartiene al conte Telfener, oriundo pugliese, naturalizzato austriaco, ed arricchito in America; marito di una gentile signora uscita dalla americana ed arcimilionaria dinastia dei Mackay che pesca quotidianamente i dollari a diecine di migliaia ne' pozzi di petrolio. Sebbene pescati là dentro, i dollari non hanno cattivo odore, tal quale come i sesterzi di Vespasiano.
Quando il signor Telfener venne a stabilirsi a Roma dandosi un po' l'aria di conte di Montecristo, impiantò una scuderia di cavalli da corsa e fece correre a casa sua, a villa Ada, fuori di porta Salara. I cavalli iscritti sotto il nome del conte Telfener non avevano quasi mai buona fortuna. Un bel giorno tutti i capi della scuderia di villa Ada furono venduti all'asta pubblica per volontà del proprietario, che intanto faceva nuovi acquisti in Inghilterra.
Cominciò poco dopo a comparire sulle liste dei cavalli da corsa il nome del generale Agei, un generale che non ha mai comandato in nessuna battaglia. Il conte Telfener aveva preso questo pseudonimo per la sua nuova scuderia che ha per divisa il berretto bianco e la giubba bianca con alamari d'oro, e che quest'anno trionfa sugli ippodromi italiani.
Ad ognuno la sua volta. La giubba verde colle maniche bianche, che la scuderia di Tom Rook aveva ereditato da quella del conte Gastone Larderel ed era diventata popolare in tutta l'Italia, in grazia dei trionfi d'Andreina e di Queen o' Scots, non porta più buon augurio. A Pisa, a Palermo, a Napoli, a Roma, la scuderia di T. Rook ha durato fatica a vincere due o tre corse di nessuna importanza.
O caducità delle cose.... cavalline! »
1887
Sotto i colpi della violenta crisi edilizia che travolge Roma e delle perdite accumulate nelle imprese ferroviarie americane, il conte Giuseppe Telfener mette in atto una complessa manovra di protezione del patrimonio: cede l'intero comprensorio di Villa Ada alla suocera, Eveline de Viserne Hungerford. Questo trasferimento di proprietà, pur dettato dalle difficoltà finanziarie, è in realtà un'operazione strategica per "blindare" la residenza di famiglia dall'assalto dei creditori, affidandola alla disponibilità della facoltosa famiglia americana della moglie Ada, in un momento in cui il mercato immobiliare capitolino è al collasso.
Si concludono nella Villa le attività della Società di Corse del Lazio. Il sodalizio ippico, dopo aver organizzato nell'arco di un biennio quindici corse, tra Villa Ada e l'ippodromo delle Capannelle, si scioglie provvisoriamente, dopo che il numero dei componenti si era ridotto gradualmente a soli quattro membri.
"Le corse a Villa Ada erano elegantissime; i premi venivano assegnati dalla contessa Telfner, sposa da poco, e dalla signora e signorina Mackay, le due ricchissime americane. Vi conveniva un pubblico ristretto, ma sceltissimo. Le scuderie che correvano specialmente erano quelle di Telfner e del conte Larderel."
22/3/1887
Raffaello Gambardella prende in affitto l'anfiteatro Umberto, dal Concessionario il Conte.
"Erano così passati vari anni quando Telfener affittò nel 22 marzo 1887 l'anfiteatro all'impresario Raffaello Gambardella per sei anni e colla corrisposta di lire 20,000 pel 1° anno, di lire 31,000 pel 2°, 3° e 4°, e di lire 36,000 per il 5° e 6° anno.
Avvenuti altri incendi in esteri teatri si ravvivò la sorveglianza della pubblica autorità sui teatri, sicchè nel 1887 l'apertura dell'anfiteatro Umberto fu concessa sotto varie condizioni riguardanti l'illuminazione e il numero degli spettatori, e poi si proibì che una parte dell'anfiteatro fosse occupata dagli spettatori.
In conseguenza di ciò il Gambardella, con citazione del 7 ottobre 1887, convenne Telfener avanti il tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone di affitto e il risarcimento dei danni."
7/10/1887
L'affittuario del Teatro Umberto, Gambardella, cita in giudizio il Concessionario Conte Telfener, avanti al tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone d'affitto e il risarcimento dei danni.
"Avvenuti altri incendi in esteri teatri, si ravvivò la sorveglianza della pubblica autorità sui teatri, sicchè nel 1887 l'apertura dell'anfiteatro Umberto fu concessa sotto varie condizioni riguardanti l'illuminazione e il numero degli spettatori, e poi si proibì che una parte dell'anfiteatro fosse occupata dagli spettatori.
In conseguenza di ciò il Gambardella con citazione del 7 ottobre 1887 convenne Telfener avanti al tribunale di commercio di Roma per ottenere una diminuzione del canone d'affitto e il risarcimento dei danni."
12/1887
Il conte Giuseppe Telfener viene celebrato come uno dei più importanti allevatori italiani per aver stabilito a Villa Ada, presso Roma, una razza modello.
La fattrice Redpole è considerata negli annali ippici come la capostipite di una discendenza d'eccezione, capace di trasmettere qualità fondamentali per il miglioramento delle razze nazionali. Importata, dall'Inghilterra nel 1878, con l'aiuto del colonnello marchese Costabili, questa fattrice è considerata la capostipite di una discendenza eccezionale per le corse italiane.
Tra i suoi prodotti di maggior successo figurano Hungerford (vincitore di numerosi premi tra cui il Premio Reale di Roma), Mackay, Enio e Lazio.
"Fra gli allevatori che si prodigarono con intelligenza ed attività, e che non ristettero davanti a sacrifici pecuniari per migliorare la produzione ippica in Italia, devesi annoverare, e per giustizia encomiare, il signor conte Giuseppe Telfener, che stabilì nei pressi di Roma, e precisamente in Villa Ada, una razza modello in cui seppe riunire elementi di primaria classe che diedero risultati non peranco da altri ottenuti."
19/4/1888
5° edizione del Derby reale di galoppo all'ippodromo delle Capannelle.
« Per quanto si dica che le corse di cavalli non sono ancora entrate nelle abitudini popolari del nostro paese, la giornata del Derby reale conta oramai fra le più brillanti della stagione di Roma: anzi è quella con la quale la stagione si chiude.
Quest'anno le giornate di corse della riunione di Roma sono state tre: il 15, il 19 ed il 22 aprile. Il 15 il concorso degli spettatori fu già molto numeroso: vi assistevano il Re, la Regina e il principe di Napoli.
Le corse furono vinte da Draycot del principe d'Ottajano, Numa del generale Agei (Telfener); Lazio del generale Agei; King Bruce del principe d'Ottajano; Ducrow di sir Rholand (duca Visconti, Scheibler e Leonino) e York del generale Agei.
Il 19, giornata del Derby, il concorso era anche maggiore: v'erano parecchi tiri a quattro e moltissimi amatori di corse, di tutte le parti d'Italia. La prima corsa fu vinta da Ducrow di sir Rholand; la seconda da Lazio del generale Agei. La terza corsa era il Derby per puledri interi e puledre nati in Italia nel 1885 — con premio di 24,000 lire dato da Sua Maestà il Re, più le entrate.
È noto che questo premio fu istituito dal Re nel 1884 per incoraggiare l'allevamento nazionale e fu vinto finora da Andreina di T. Rook nel 1884; da Rosemberg della razza San Salvà nel 1885; da Enio del generale Agei nel 1886; da Carlandrea di sir Rholand nel 1887. I cavalli devono essere inscritti all'atto della nascita.
Dei primi iscritti, 14 dichiararono forfait al 31 dicembre: i nove rimasti erano Filiberto del principe d'Ottajano; Lucilio, Corsaro e Tribuno del cav. Bertone; Montecristo di T. Rook; Drummer del capitano Fagg (Doria e Borghese); Numa del generale Agei; Fiordispina e Morgana di Calderoni. Questi nove cavalli corsero tutti. Filiberto era il favorito. Arrivò difatti primo, seguito da Drummer e da Morgana. La corsa fu molto disputata e riescì interessantissima.
La vittoria di Filiberto fu salutata da clamorosi urrah e quando Filiberto, montato dal fantino Hunter, rientrò nel recinto delle scuderie fu circondato da moltissimi sportsmen e quasi portato in trionfo. È il momento scelto dal nostro Paolocci per schizzare dal vero la sua bella pagina. Assisteva alle corse oltre ai nostri sovrani ed al principe di Napoli, anche il Re Oscar di Svezia, andatovi con Re Umberto. La quarta corsa fu vinta da Satirist del Marchese Fassati: la quinta (con siepi) da Ducrow da sir Rholand: la sesta (steeple chase di cavalli italiani) da Fucino di sir Rholand. Anche alle corse di giovedì si vedevano molti sportsmen armati di quelle piccole macchine fotografiche con le quali si ottengono nitidissime fotografie istantanee.
Nelle corse di domenica 22 i premi principali, cioè quello di 8000 lire (Omnium) e quello di 6000 lire per il grande steeple chase furono vinti da Filiberto del principe d'Ottajano e da Sir John Falstaff del signor Nicola de Szémere. La seconda vittoria di Filiberto fu tanto più notevole in quanto che esso aveva per competitori in questa corsa anche dei cavalli inglesi e portava due chilogrammi di maggior peso per aver vinto il Derby reale. La scuderia del principe d'Ottajano, finora non molto fortunata, ha guadagnato circa 50,000 lire nella riunione di Roma. »
9/6/1888
Il conte Telfener, usufruttuario del Teatro Umberto, non intendendo aderire alle misure impostegli dalla Prefettura di una scala di sicurezza retrocederà al governo il Mausoleo di Augusto. Il Demanio medita di trasformare questo teatro favorito e monumentale di Roma in un locale per l'Archivio di Stato.
22/6/1888
Il Prefetto di Roma vieta la riapertura dell'Anfiteatro Umberto finché non siano realizzate nuove uscite di sicurezza a norma. Il provvedimento, rendendo la struttura inutilizzabile, scatena una causa legale tra l'affittuario Gambardella e il conte Telfener per il risarcimento dei danni.
"Finalmente, al seguito di altri disastri del genere suindicato, il prefetto di Roma con nota del 22 giugno 1888, esplicativa di altra del 12 aprile, dichiarò che, persistendo l'inesecuzione del progetto presentato nel 1882 per aggiungere nell'anfiteatro le aperture necessarie e proporzionate al numero degli spettatori che potevano intervenirvi, non poteva più oltre consentire all'apertura di questo teatro."
21/2/1889
Si conclude la vertenza tra il concessionario dell'Anfiteatro Umberto, il Conte Giuseppe Telfener , l'affittuario Raffaello Gambardella ed il Demanio, scaturita dall'impossibilità di utilizzare la struttura, a causa del mancato adeguamento alle norme di sicurezza antincendio, dalle autorità di pubblica sicurezza.
La Corte di Cassazione di Roma, rigetta il ricorso del Demanio, confermando la responsabilità di quest'ultimo per la risoluzione dei contratti. I giudici hanno stabilito che l'ordine del Prefetto di costruire una nuova porta d'uscita per garantire l'incolumità pubblica rappresentava un 'quid novum', ovvero un'innovazione strutturale che non rientrava negli oneri di manutenzione a carico del conduttore Telfener.
Il Demanio è quindi dichiarato inadempiente all'obbligo di mantenere il fondo in stato da servire all'uso pattuito e condannato a risarcire i danni a Telfener. La sentenza chiarisce inoltre che il Demanio deve rifondere a Telfener le somme che quest'ultimo è tenuto a pagare al subaffittuario Gambardella, poiché la causa della risoluzione è interamente imputabile alla colpa del locatore pubblico.
18/3/1892
In vista di una possibile lottizzazione dell'area fuori Porta Salaria, Eveline de Viserne Hungerford (suocera del conte Telfener) cede con atto notarile i terreni della tenuta di Villa Ada sulla Salaria alla Banca Romana.
L'operazione sancisce l'alleanza definitiva tra la famiglia del Conte e il governatore della Banca Romana proprio nell'anno in cui esplode lo scandalo nazionale: l'area di Villa Ada cessa di essere solo un centro ippico d'eccellenza per trasformarsi in una posta in gioco della speculazione edilizia romana. Il coinvolgimento diretto di Bernardo Tanlongo e della suocera Eveline evidenzia come il patrimonio di Telfener fosse ormai diventato il fulcro di un sistema di debiti incrociati.
Prima di questa formalizzazione, Tanlongo era già il principale creditore e "socio occulto" del Conte, avendo garantito per anni ingenti linee di credito senza garanzie per sostenere le perdite della ferrovia in Texas. Con questo atto, Tanlongo tenta di trasformare i debiti di Telfener in asset immobiliari pronti per la lottizzazione, ma il progetto naufraga pochi mesi dopo.
Con lo scoppio dello scandalo a dicembre e il successivo arresto del banchiere, il Conte si ritroverà in una posizione politicamente compromessa ed economicamente finita, privato della sua base finanziaria e trascinato nel fango del più grande crac dell'Italia unita.
1896
La Corte Suprema degli Stati Uniti emette la sentenza definitiva nel caso Telfener v. Russ, stabilendo che il Conte non è tenuto a pagare risarcimenti per i diritti terrieri poiché le perizie non erano conformi ai requisiti statali del Texas.
Nonostante la vittoria legale, il suo impero finanziario è ormai dissolto e il suo prestigio a Roma irrimediabilmente compromesso, tanto da spingerlo a un amaro esilio volontario lontano dalla capitale.
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