Guido Baccellipolitico
Nascita: 25/11/1830 Roma
Morte: 10/1/1916 Roma
Medico e politico italiano. Fu sette volte ministro della pubblica istruzione e una volta ministro dell'agricoltura, dell'industria e del commercio.
Cronologia20/7/1881
Su iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli e con la direzione dei lavori del Lanciani, parte un ampio ciclo di lavori di risanamento del Pantheon. Viene completo l'isolamento dei fianchi (via della Minerva e Via della Palombella), scavi che portano alla luce la Basilica di Nettuno ed il portico degli Argonauti. Viene eliminata la cancellata e ripristinata la scritta in lettere di bronzo sul frontale del tempio. Ecco la relazione di Rodolfo Lanciani presentata sui lavori intrapresi per l'isolamento del Pantheon:
Ad onta di tutto ciò, fino al corrente anno 1881, due terzi incirca della curva del Pantheon rimanevano deturpati dalle fabbriche di via della Minerva e di via della Palombella, abbenchè i desideri comuni per lo isolamento dell'edificio si fossero manifestati più vivi ed impazienti di ritardo, dopo che il voto unanime della nazione aveva voluto deposta nel Pantheon la salma di Re Vittorio Emmanuele.
« S. E. il Ministro dell'istruzione pubblica, commendatore Guido Baccelli, appena assunto al potere, deliberò di compiere l'opera da tanto tempo desiderata. La demolizione del forno della Palombella fu incominciata il giorno 20 luglio: nel breve spazio di quattro mesi, oltre a 50 metri lineari della curva del Pantheon furono restituiti alla luce, insieme a sei stanzoni delle terme, ed alla quarta parte delle pareti perimetrali del calidario. Le provvide e liberali disposizioni prese da S. E. il Ministro, ne assicurano di vedere intieramente isolata e messa in evidenza la mole di Agrippa, prima che volga l'anno dal principio dei lavori.
I quali lavori hanno avuto la sorte ben rara di trovare plauso presso tutti, nel volgo come fra gli scienziati, il popolo vede con soddisfazione compiersi un' opera di tanto ornamento alla città; opera che per le difi5coltà tecniche, e per l'ingente spesa che richiede, avrebbe dato a pensare a governi e nazioni meno giovani della nostra, e di gran lunga più ricche: sopratutto a quelle che hanno l'abitudine di veder la festuca nell'occhio altrui.
1882
La sala rettangolare, scoperta in via della Palombella per ordine del Ministro della pubblica istruzione Guido Baccelli, per circa due quinti dell'area totale, è lunga met. 45, larga m.19. La lunghezza intera apparisce nello scavo: la larghezza può misurarsi per mezzo degli avanzi della parete meridionale, esistenti e visibili nelle cantine del palazzo dell'accademia ecclesiastica, nelle quali si ravvisa ancora la base di una delle grandi colonne nel suo proprio luogo.
La sala è diversamente architettata in ciascuno dei lati maggiori. Nel lato maggiore nord, che è quello più vicino alla curva del Pantheon, interamente scoperto negli ultimi scavi, gli spazi fra la prima e la seconda, fra la terza e quarta colonna sono ornati con tre nicchie per ciascuno : quella di mezzo è circolare, le altre rettangole.
Nello spazio fra la seconda e terza colonna, ossia nel centro della parete, si apre un nicchione semicircolare, di met. 9,00 di diametro, e sotto di esso si ravvisa lo zoccolo o piedistallo di un gruppo colossale, di met. 3,55X4,35 X 1,25 con plinto, scolpito in pavonazzetto, di met. 1,56 X 1,50 X 0,60. Dimostrerò fra poco, come questo nicchione non sembri essere contemporaneo alla prima costruzione delle terme, ma piuttosto una aggiunta dei tempi adrianei.
Il lato maggiore meridionale, nascosto dalla fabbrica dell'accademia ecclesiastica, ma non così completamente che non possa essere studiato in ogni sua parte, differisce dal lato settentrionale nella sola parte di mezzo (fra la seconda e la terza colonna). In luogo del nicchione, ha un vano di porta che conduce al tepidario, dove stavano le colonne dell’Alberti: di più ha due nicchie rettangole, per simulacri di marmo o di bronzo, le quali appariscono nelle piante del Palladio e del Piranesi, ma sono state dimenticate dal Canina.
Il pavimento dell’aula è commesso di marmi, fra i quali primeggiano il pavonazzetto e l’africano. Di africano è il fascione, che ricorre lungo il piede delle pareti, composto di lastre, lunghe met. 2,16, larghe met. 1,08. A questo fascione fa seguito un altro di lastre di pavonazzetto, lunghe met. 2,10, larghe met. 0,89. Le pareti erano medesimamente incrostate di tavole marmoree, come può dedursi dai buchi delle grappe di metallo che le sorreggevano, e da qualche frammento ancora in opera dello zoccolo di africano. La volta, della quale molti e grandi frammenti sono stati scoperti e distrutti ('), era divisa in tre crociere, sostenute dagli sporti delle colonne, ed aveva i lunettoni per la luce, non so se sotto ogni crociera, ovvero soltanto nei lati minori. Anche in questo ordinamento della volta, a me sembra scoprire indizio di alterazioni posteriori ad Agrippa. Per procedere con ordine in questo studio architettonico, converrebbe determinare prima di ogni altra cosa, a quale uso fosse quest'aula destinata nella sua prima origine.
Scrivendo la prima relazione, quando appena la ventesima parte dell’area della sala era scoperta, e quando non erano apparsi molti particolari caratteristici, venuti in luce negli ultimi mesi, io aveva creduto riconoscere in essa il calidario delle terme, tanto più che, esclusa dal perimetro delle fabbriche primitive agrippiane la rotonda dell'arco della Ciambella, non appariva dove potesse collocarsi il calidario nella pianta del Palladio.
L'epoca della costruzione dei sei tramezzi, e dei dodici voltoni, può determimarsi per mezzo dei bolli di mattone, tratti in gran parte dalle ossatufe, dalle fodere, dagli archi.... Questa serie di bolli appartiene dunque alla decade 117-127, e permette di determinare la data dei lavori di Adriano. I bolli che seguono, stanno ancora in opera nei pavimenti, e nelle fodere delle volte, appartengono ai tempi severiano-antoniniani.
Contemporanea alla costruzione della volta, sembra essere quella del niechione o abside, che s'apre nel mezzo della parete nord.
26/7/1883
Su interesse di Guido Baccelli, con Regio decreto viene istituita in Roma la Galleria Nazionale d'arte moderna. Inizialmente non ha una collezione, alla quale si comincia a provvedere con acquisti alle esposizioni nazionali, né una sede. Si colloca provvisoriamente allo stesso Palazzo delle Belle Arti di Roma.
20/5/1885
Nel palazzo della Consulta, sede del Ministero degli Esteri, si svolge una Conferenza sanitaria internazionale.
« La Conferenza Sanitaria, e il senatore Moleschott.
Il 20 maggio, come tutti sanno, si riunì in Roma una conferenza sanitaria internazionale.
Il nostro governo aveva invitato tutte le potenze a mandare i loro rappresentanti onde continuare i lavori incominciati nella precedente conferenza Sanitaria tenuta a Vienna.
Il ministro Mancini, a nome del Re, dette il benvenuto ai rappresentanti esteri e disse essere scopo della Conferenza di stabilire un accordo fra i varii Stati relativamente alle misure preventive, di sorveglianza e d'isolamento per combattere il colera nelle sue origini e impedirne, possibilmente lo sviluppo, senza portare eccessivi incagli alle comunicazioni commerciali. Dietro proposte del signor di Keudell ambasciatore di Germania, il senatore Carlo Cadorna fu nominato presidente della Conferenza. Oltre gli ambasciatori, che sono i delegati diplomatici, ogni potenza ha mandato uno o più delegati tecnici.
L'Italia, sotto questo rispetto ha quattro medici: l'ex-ministro Guido Baccelli, il senatore Moleschott, i professori Semmola e Buonomo pure deputati. Delegato tecnico della Germania è il celebre professore Koch; ed egli propose che la presidenza della Commissione fosse affidata al Moleschott, fisiologo di fama europea, ed egli fu eletto a voti unanimi.
Nella prima seduta della Commissione il professor Koch parlò lungamente per dimostrare che il colera non è contagioso. La conferenza si è dimostrata in massima contraria alle quarantene terrestri. Quanto alle quarantene marittime il dottor Koch disse che le misure quarantenarie debbano cambiare secondo la categoria dei bastimenti che vi si assoggettano. La discussione relativa alle quarantene marittime che minacciava grandi discordie fu troncata dal voto delle proposte del delegato francese, dottor Brouardel, relative alla costruzione di porti-modello riguardo alla salubrità.
Lo stesso signor Brouardel propose, e la commissione approvò, che i governi siano obbligati a dichiarare quando un porto è infetto, ed i consoli informino i loro governi della partenza di navi sospette: propose inoltre che si facciano rigorose visite sanitarie a bordo de' bastimenti. Il 2 giugno, dopo parecchie altre sedute, la Conferenza si chiuse, ma si crede che praticamente non avrà grandi risultati. I delegati evitarono la questione grossa delle quarantene, sulla quale eran troppo discordi; e nelle altre questioni dove cercarono di mettersi d'accordo, non è sicuro che i governi convertiranno in leggi le loro deliberazioni. Ogni Stato rimase del suo parere, e i pareri diversi sono dettati dagl'interessi diversi. »
1887
Il consiglio comunale approva il piano di Guido Baccelli per la costituzione di una Passeggiata archeologica nella zona tra il circo Massimo e le Mura Aureliane.
19/1/1888
Viene collocata la prima pietra del nuovo Policlinico universitario alla presenza del Re Umberto I e della Regina Margherita:
"Il 19 gennaio, alle 2 pomeridiane, fu posta la prima pietra dell'edificio destinato all'importantissimo istituto scientifico del quale il prof. Guido Baccelli ebbe per il primo l'idea, essendo ministro della istruzione pubblica. Secondo il progetto dell'ingegnere architetto Giulio Podesti, approvato dalla Commissione per il Policlinico ed acquistato dal governo, l'edificio occuperà una larga zona di circa 100 mila metri quadrati, a breve distanza da Porta Pia. Avrà complessivamente una fronte di 500 metri sopra una profondità di 300. Nel centro sorgerà il palazzo destinato alla direzione ed amministrazione; ai due lati le cliniche mediche e chirurgiche, divise in padiglioni, secondo i più recenti sistemi. I padiglioni saranno più di 40, intramezzati da aiuole e giardini e riuniti per mezzo di tettoie ed invetriate.
Intorno all'area dove sorgerà il Policlinico erano state, il 19 gennaio, innalzate delle bandiere italiane: nel centro era stato eretto il padiglione reale, coperto di velluto e di frangie dorate, sormontato da una stella dorata con la croce di Savoia. Sul frontone del padiglione leggevasi: Policlinico Umberto I.
Numerosi invitati occupavano i due palchi costruiti a modo di semicerchio ai due lati del padiglione reale. Le mura della città che ricingono internamente il piazzale della caserma del Macao nereggiavano in fondo del quadro.
Sotto il padiglione reale stavano esposti i disegni delle parti principali del Policlinico ed un rilievo del progetto approvato.
I Sovrani ed il Principe di Napoli arrivarono alle 2 precise, ricevuti da alcuni ministri, dalla Giunta Municipale e dalla commissione per il Policlinico, della quale il Baccelli è presidente. Il Re e la Regina osservarono minutamente il rilievo e i progetti e vollero schiarimenti ed informazioni dall'architetto Podesti.
Il prof. Baccelli disse in un bel discorso che ad Umberto I spettava di mettere la prima pietra del Policlinico non soltanto perchè Re, ma perchè padre affettuoso del suo popolo, "eroe consacrato alla religione della carità." Il marchese Guiccioli, ff. di sindaco, rivolse ai Sovrani ed al Principe il saluto di Roma.
Il Re, la Regina, il Principe, i ministri, i professori Baccelli, Durante e Toscani, l'architetto Podesti ed alcuni altri firmarono una pergamena che fu riposta in un tubo di cristallo. Il tubo fu dal Podesti collocato nel vano scavato in un blocco di travertino; il vano fu coperto con un pezzo di travertino sul quale erano dipinte col minio la corona e le iniziali reali. Il Re e la Regina deposero un po' di calce con una cazzuola d'argento per cementare il coperchio. Il blocco fu poi calato nello scavo delle fondamenta ad una profondità di 12 metri, per mezzo di catene di ferro e grosse puleggie attaccate ad una solida capra collocata davanti al padiglione reale."
8/1892
A Roma si progetta un'Esposizione Nazionale per il 1895 sostenuta da Guido Baccelli, puntando sulle belle arti, vocazione naturale della città, piuttosto che sull'industria:
"A Roma vogliono l'esposizione nazionale nel 1895; a Berlino, o per meglio dire in Germania, non vogliono invece la esposizione internazionale nel 1898.
I tedeschi dicono che le esposizioni internazionali non hanno più alcun effetto sui progressi delle industrie. Sono grandi bazar fatti per chiamar gente, alla quale bisogna preparare oltre la esposizione molte altre attrattive che soltanto Parigi può ancora offrire. Neppure Londra pensa più alle esposizioni universali! Lasciate dunque che i parigini si sfoghino a studiare dove impianteranno le loro baracche per l'esposizione fin de siècle, col telescopio gigante, che farà vedere anche i sassolini della luna.
Quella di Roma è una faccenda diversa. Il professor Guido Baccelli è entusiasta del suo progetto; eppure, forse, dovrebbe prima vedere i conti dell'esposizione di Palermo!...
Roma ha le sue attrattive per richiamare i forestieri, magari dalla Polinesia. Nessuno lo mette in dubbio: ma quelle vi saranno sempre, e i forestieri verranno a Roma egualmente, se ne avranno voglia, senza occuparsi di sapere come da noi si tingano i fazzoletti o si fabbricano i bottoni e le cravatte.
Per un'esposizione internazionale di belle arti, Roma è, invece, indicatissima. Non è ella centro di tutto il mondo artistico? Non si mandano in essa a studiare i giovani artisti più bravi di tutte le nazioni civili? Non racchiude tesori d'arte inestimabili che parlano d'una grandezza artistica ancora insuperata, la grandezza latina e quella del Rinascimento?..."
9/10/1892
Scontro politico per l'Esposizione Internazionale. Il sindaco Caetani si oppone all'evento per ragioni economiche e di opportunità, mentre il Ministro Baccelli preme per realizzarlo nonostante i dissensi nel municipio romano. Questa divisione tra i partiti segna l'inizio di una contesa che vede la determinazione di Baccelli prevalere sulle incertezze legate ai costi dell'opera:
"È necessaria la divisione dei partiti anche per fare un'Esposizione?
A giudicare col senso comune, e' parrebbe, che per organizzare una cosa tanto solenne e importante e dispendiosa, in modo che faccia onore e vantaggio ad una nazione, occorra non solo l'accordo ma l'entusiasmo di tutto il paese. Quando è sorta l'idea di fare un'Esposizione Nazionale a Roma molti invece hanno dubitato dell'utilità di ripetere a si poca distanza da Palermo una nuova Esposizione, e di chiamare Stato e municipj e cittadini a sprecare tanti milioni e tanti sforzi, per una vana pompa. Si poteva per altro sospettare che l'opposizione partisse da gare, da interessi municipali. Ma ecco che il dissenso si rivela nella stessa Roma in pieno municipio. È il sindaco, un Caetani, un romano di Roma che si manifesta pubblicamente contrario ad un'operazione ch'egli crede pericolosa. Egli può aver torto, ma non è il solo. Ragionevolmente, bisognerebbe rinunziare ad un'idea alla quale occorre l'accordo di tutti gli Italiani e manca invece il consenso di tutti i Romani. Ma viceversa poi, la divisione dei partiti è un bene; l'Esposizione del 1895 si farà; la crisi del Municipio di Roma ne è il prologo. Se il duca Caetani è tenace nel dimettersi, il professor Baccelli è tenacissimo nel sostenere il suo progetto. Il primo si ritira; il secondo ne piglia il posto; e la vittoria suol arridere a chi vuole e agisce."
1894
Su proposta di Guido Baccelli, la Scuola di Arte Educatrice del pittore Francesco Randone viene trasferita dalla torre XXVIII alle torri XXXIX e XXXX delle mura aureliane.
3/1895
Per rendere meglio visibile la parte esterna più conservata dell'Anfiteatro Flavio, S. E. il Ministro della pubblica Istruzione, on. prof. Guido Baccelli, d'accordo col Municipio di Roma, ha disposto che l'attuale via del Colosseo sia spostata verso nord, facendola girare sulla pendice dell'Oppio, e che sia sterrata una larga zona di terreno fino al piano dell'anfiteatro.
Per tal modo il grandioso e nobilissimo monumento, che in quel lato rimane ora quasi sepolto, potrà essere ammirato in tutta la grandezza delle sue proporzioni e nella magnificenza della sua architettura.
Gli sterri sono incominciati dal punto che corrisponde all'estremità orientale dell'asse maggiore dell'anfiteatro, e proseguono alacremente verso la via del Colosseo.
Giuseppe Gatti.
5/1895
Proseguiti gli sterri, che S. E. il ministro della pubblica istruzione prof. Guido Baccelli ha ordinato nell'area adiacente all'Anfiteatro Flavio, sono stati rimessi in luce, a nord dell'anfiteatro, gli avanzi di un grandioso porticato.
Consistono in una serie di pilastri, di buona opera laterizia, decorati da mezze colonne della medesima struttura, i quali in origine erano collegati da arcuazioni, le cui imposte a più filari sporgenti di laterizio sono tuttora conservate in alcune parti. I pilastri fino ad ora scoperti sono sei, e trovansi sopra una linea parallela all'asse maggiore dell'anfiteatro.
Il primo di essi, a sinistra, corrisponde all'ingresso settentrionale dell'anfiteatro medesimo, dal quale dista m. 29,50, ossia 100 piedi romani: fra un pilastro e l’altro si ha la distanza media di m. 4,30. La loro base, che poggia sopra un grande blocco rettangolare di travertino, trovasi alla profondità di circa m. 4 sotto il moderno piano stradale.
Lungo la fronte del portico è stato scoperto il pavimento selciato dell'antica strada, che correva fra questo monumento e l’anfiteatro; e dal lato opposto, cioè sulla pendice dell'Oppio, sono stati rimessi a luce resti di un muro, parallelo alla linea dei pilastri e distante da questi m. 7,10.
Tale antico porticato, che si manifesta come avancorpo di un vasto edificio e la cui costruzione conviene agli ultimi decennii del primo secolo, con ogni probabilità è da attribuire alla fronte delle terme, che dopo la dedicazione dell'anfiteatro furono da Tito iuxta celeriter eatruetae. Ed è da notare, che le proporzioni architettoniche del porticato ora scoperto presentano grandissima analogia con quelle dell'anfiteatro medesimo; poichè il diametro delle semicolonne decorative, la luce delle arcate, l’altezza delle loro cornici d'imposta hanno misure quasi del tutto identiche a quelle dell'ordine inferiore dell'anfiteatro.
Fra i disegni del Palladio, editi nella sua opera sulle Terme dei Romani (tav. V: cfr. Cameron, tav. X) si trova delineato questo portico con dieci pilastri, ed è appunto riferito alle terme di Tito, che egli erroneamente appella di Vespasiano. Dietro ad esso è disegnata un'ampia scalea che raggiunge la sommità della collina, ove le terme di Tito debbono essere collocate indipendentemente da quelle che poi edificò Traiano estendendole sull’Esquilino.
In età posteriore il descritto portico fu in parte consolidato edin parte trasformato ed adattato ad altri usi, siccome apparisce dai muri costruiti attorno ai pilastri e alle semicolonne, ed anche trasversalmente, nella larghezza del portico stesso. Cotesti muri sono coperti di grosso intonaco, dipinto con imitazione di marmi colorati; e possono riferirsi alla fine del secolo quarto od al quinto.
In occasione di questi posteriori lavori fu pure rialzato l'antico livello, che prima era allo stesso piano dell'anfiteatro; e sul nuovo pavimento si è rinvenuto un canale marmoreo, per lo scolo delle acque, che in un punto ha direzione parallela, ed in un altro ha direzione normale alla linea frontale del portico. In questo luogo è stato raccolto un gruppo di 315 piccole monete di bronzo, quasi tutte bruciate ed irriconoscibili: spettano però alla seconda metà del quarto secolo, od al principio del quinto.
Nei lavori di sterro sono stati recuperati i seguenti oggetti: Quattro piccoli pezzi di colonna di porfido verde. Due pezzi di colonna scanalata di giallo. Un frammento di colonna in nortasanta, con baccellature spirali. Un rocchio di colonna, in verde antico, alto m. 0,28, col diametro di m. 0,18. Testa di fanciullo, in marmo alabastrino, ornata di serto e ben conservata, ad eccezione del naso. Frammento di busto marmoreo panneggiato, con pieduccio: la testa, che manca, era riportata. Grosso lastrone di m. 0,34 X 0,28, sul quale è rozzamente scolpita, di bassorilievo, una figura virile in piedi, che con le mani stringe le pieghe del manto sul petto, e presso il piede destro ha un rotolo di volumi. Bicchiere di vetro, con orlo alquanto sporgente e fondo più stretto: alt. 0,082, diam. alla bocca m. 0,072. Due frammenti di lastre marmoree, che conservano questi resti d’iscrizioni sepolcrali: L CALT; CVNTCT... NTIVM... ICI... Si rinvennero pure otto pezzi di mattoni con bolli di fabbrica, tutti noti e rispondenti a quelli editi nel C.I.L. XV, n. 211, 4086, 416, 5852, 635c, 865, 1007, 10154.
Giuseppe Gatti.
25/11/1895
Lettera di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione a S. E. il Ministro della Marina. Divisione Musei, Gallerie e Scavi:
« Non ho bisogno di molte premesse, dovendomi rivolgere all'E. V. per la questione che omai piglia nome dalla nave romana affondata nel lago di Nemi. L'E. V., che si recò in Genzano ed esaminò i bronzi e gli altri oggetti scoperti, e volle anche assistere il giorno 17 corrente alla seduta dei Lincei, ove, secondo il mio desiderio, fu presentata la relazione a me indirizzata dal direttore degli scavi nella provincia di Roma, conosce tutto ciò che si riferisce alla detta questione.
Da ogni parte si additano al Ministero memorie e testimonianze per confermare ciò che nella detta relazione fu scritto, cioè che sotto quelle acque giace una grande barca o nave, la quale, stando ai documenti epigrafici quivi recuperati, parrebbe doversi riferire all'impero di Caligola.
Secondo le affermazioni del palombaro addetto ai lavori dell'impresa Borghi, concessionaria delle ricerche archeologiche nel lago di Nemi, non solo si tratterebbe di una barca, ma tale barca si troverebbe immersa in tre strati: la parte inferiore in uno strato di sabbia che costituirebbe l'antico fondo del lago; la parte media in uno strato di melma; la parte superiore emergerebbe nell'acqua.
Inoltre la parte che è nel mezzo della sabbia sarebbe conservatissima; quella che è nella melma sarebbe molto deperita; quella poi che emergeva nell’acqua sarebbe tutta consunta nella parte lignea. E sempre, secondo codeste affermazioni, tale nave potrebbe essere tirata a galla; che anzi il palombaro sarebbe sicuro di riuscirvi se gli si dessero i mezzi occorrenti, che non sarebbero rilevantissimi, occorrendo una spesa che non potrebbe essere superiore alle 50 mila lire.
Innanzi a tali affermazioni, ripetute da ogni parte, avviene che si rivolgano domande all'amministrazione pubblica per sapere se debbasi permettere che le esplorazioni proseguano nel solo interesse dell’intraprenditore, ovvero debba imporsi all'impresa di procedere con quel metodo che guasti il meno possibile questi antichi avanzi.
Dalla relazione comunicata alla R. Accademia dei Lincei chiaro si manifesta che il Ministero ha finora impedito l'uso di qualunque istrumento pel quale si potessero rompere od altrimenti danneggiare quei resti. Ma l'intraprenditore ha fatto notare che col solo uso della mano del palombaro non si potrebbe assolutamente andare innanzi.
Allora si offre il quesito: deve il Governo imporre all'intraprenditore di presentare un programma di lavori, che dia le maggiori assicurazioni per estrarre nello stato in cui sono gli avanzi sommersi?
E se l'intraprenditore risponde non essere in grado di sostenere le spese necessarie, deve il Governo imporre la sospensione dei lavori?
Non posso non riconoscere che tale disposizione promuoverebbe certamente un giudizio sfavorevole sulla condotta del Governo. Si direbbe che si lasciano generalmente andar le cose pel loro verso; e si esercita poi il rigore di legge solo allorquando le ricerche, iniziate dai privati, riescono fortunate. Ed il pubblico avrebbe il diritto di domandare che sia fatto dal Governo ciò che l'azione privata non è in grado di compiere. Potrebbe forse riconoscersi la convenienza che il Governo venga in aiuto all'impresa privata; ed allora occorrerebbe sapere quali condizioni l'impresa privata farebbe al Governo per questo intervento.
Ma a nessuna conclusione pratica si potrebbe giungere senza avere innanzi un progetto pienamente studiato, in cui non solo fossero determinati i mezzi, ma fosse anche precisata la spesa che si dovrebbe sostenere. Se non che, non si saprebbe come formulare tale progetto senza riconoscere innanzi tutto il vero stato delle cose, e dimostrare nella maniera più soddisfacente se sia il caso di adottare le cautele che l'opinione pubblica richiede.
Prima adunque di prendere altra risoluzione, devo rivolgermi all'E. V., acciò voglia concedermi quegli aiuti che da nessuna altra parte mi potrebbero venire. È mestieri verificare quanto fondamento abbiano le affermazioni del palombaro, che attualmente lavora per l'impresa, tanto più che giungono notizie del rinvenimento di una seconda nave; e mentre tutto viene magnificato, si ripetono con insistenza le domande sopra gli intendimenti del Governo.
E per conoscere il vero stato delle cose è necessario che con la massima sollecitudin? si adoperi un abile palombaro della R. Marina, e che acceda sul luogo un ingegnere navale, a cui potranno unirsi gli ufficiali della Direzione degli scavi. Mi rivolgo perciò all'E. V., affinchè mi conceda questi ainti, indicandomi se, per quanto concerne l'opera del palombaro, dovrò fare assegnamento sulle barche e sulle pompe usate dall'impresa. »
Il Ministro Guido Baccelli
1898
Il ministro Guido Baccelli, affida all'archeologo Giacomo Boni, la direzione degli scavi nel Foro Romano.
Committenze