Leone XIII Gioacchino PecciPontefice
Nascita: 1810 Carpineto romano
Morte: 20/7/1903 Roma
Data elezione: 1878
Cronologia21/7/1535
Papa Paolo III conferma la Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo.
7/12/1855
Funerali a Roma per re Alfonso di Spagna
"La mattina del 7 dicembre, si celebrarono a Roma solenni esequie in suffragio di re Alfonso XII di Spagna, a cura dell'ambasciata di Spagna, accreditata presso il Vaticano.
Ebbero luogo nella chiesa di Santa Maria di Monserrato che venne, per l'occasione, riccamente parata a lutto. Nel mezzo della chiesa, s'innalzò un maestoso catafalco: dalla sovrapposta corona reale scendevano quattro grandi festoni. Innanzi, spiccava la statua della Spagna in triste atteggiamento, quasi piangente.
Ai quattro lati del catafalco, quattro angeli tenevano quattro faci, e quattro candelabri ardevano agli angoli: quattro iscrizioni leggevansi sul catafalco stesso, ed una all'ingresso del tempio.
Per evitare l'ingrato odore dell'olio e per rendere più malinconica la sacra funzione funebre, le lampade vennero illuminate a spirito. La musica a doppio coro riempiva le navate di armonie patetiche. Alla funzione intervenne, oltre ai personaggi ufficiali, ai diplomatici, parte della colonia spagnuola.
Nel 14 dicembre, nella Cappella Sistina al Vaticano furono celebrate altre esequie per re Alfonso, alle quali assistè il Pontefice, pallidissimo, che benedisse il catafalco."
20/2/1878
Il conclave riunito nella Cappella Sistina elegge il cardinale Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci papa Leone XIII.
Il Conclave, che altre volte tenevasi nel Quirinale, questa volta naturalmente si è dovuto tenere nel Vaticano, e fu scelta a tal uopo la celebre cappella Sistina, dove Michelangelo ha lasciato tanto ricordo di sè col suo Giudizio Universale. La cappella Sistina era parata con molta semplicità; l'arazzo dell'altare rappresentava la discesa dello Spirito Santo, ed avea sopra un baldacchino di colore pavona vi era un paliotto di color rosso con ricami d'oro, il crocifisso in mezzo a sei candele, che si accendono in tempo della messa quotidiana e degli scrutinii. Sulla predella dell’altare dalla parte del Vangelo vedevasi la sedia pontificale, dove: si sedette poi l'eletto per ricevere la prima adorazione; vi era pure la croce pontificia. Intorno al presbitero erano i troni per tutti i cardinali, ognuno sormontato dal suo baldacchino. I quattro cardinali creati da Gregorio XVI avevano. il baldacchino e il postergale del loro seggio di color verde, e gli altri sessanta creati da Pio IX di color paonazzo. Per mezzo di un cordone i baldacchini potevano calarsi, e questo si fece tosto che il cardinale, che fu eletto. Papa, prestò il suo consenso, Sotto ogni baldacchino vi era un piccolo tavolo che avea dinanzi il nome del cardinale a cui appartiene, come R. Ama, R. Pecci, e, sotto, il proprio stemma gentilizio. Sopra il tavolino vi era una cartella di pelle nera filettata d'oro col foglio stampato per segnare i voti di ciascun giorno, e una scrivania corredata di tutto il necessario.
Dietro l'altare della cappella Sistina, dove si radunò il Conclave, fu posto un caminetto di ferro, il cui tubo innalzandosi sopra il tetto, si scorgeva dalla piazza di S. Pietro. È noto che ogni giorno del Conclave, terminata che sia la votazione dell'accesso, che è il secondo atto dello scrutinio, quando nessuno dei Cardinali raccoglie i due terzi dei voti, e il Papa non è eletto, si pone dentro al caminetto una graticola, e vi si gettano tutte le schede sì dello scrutinio come dell'accesso, e vi si aggiunge paglia umida, appiccandovi fuoco e chiudendo subito lo sportello del caminetto, acciocchè le schedule insieme colla. paglia umida, abbruciandosi con istento, tramandino dallo sfogatoio esterno del tubo un fumo denso atto a far conoscere al popolo che per quel giorno l'elezione del nuovo Papa non è ancor fatta, Questa uscita del fumo si è praticata anche adesso. Le sfumate però furono poche, giacchè il Papa si è fatto presto. Altra volta quel fumo serviva di segnale al cannoniere di Castel Sant'Angelo, giacchè, quando l'elezione del nuovo Papa era avvenuta, oltre la demolizione del muro che chiudeva la loggia, si faceva dal Conclave un segno, acciò il castello colle salve dell'artiglieria annunziasse alla città l' avvenimento. Adesso il fumaiuolo non ha prodotto di questi effetti bellicosi.
Si sa che alla una dieci minuti del 20 febbrai quando nessuno se l’aspettava e la gente raccolta in piazza S. Pietro era pochissima, perchè dopo la sfumata tutti erano andati via, si è aperto il balcone che è sul frontespizio della Basilica ed è comparso il cardinale Caterini, il quale‘annunziò lu elezione del papa con le parole: Annuntio vobis gaudium magnum habemus Papam Eminentissimum et Reverendissimum Dominum Joachim Pecci, qui sibi nomen imposvit Leo XIII.
Alle ore 4 e 25 dello stesso giorno, il papa entrò nella loggia interna di S. Pietro, vi si affacciò e disse ad alta voce: Benedicat vos Omnipotens Deus, sicut ego benedico vobis, in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, rivolgendosi a destra e a sinistra.
Vedutosi dunque il drappo, si capi che la benedizione si sarebbe fatta dalla parte interna della chiesa. Pochi minuti dopo, infatti, la finestra di destra e quella di sinistra si popolarono di monsignori che, veduti di laggiù, parean tutti abatinî; e subito appresso venne alla finestra di mezzo la croce d'argento che precede il papa, ed il cappello rosso ch'era portato da un altro prelato. Fermatisi la croce a manca e il cappello a dritta, apparve il papa. La Fede in questo momentò ebbe uno sprazzo di luce stupendo. Un grido di ventimila petti, forse di trentamila, acclamò il nuovo pontefice; un grido lungo, alto, commosso, convulso, accompagnato da un agitare di fazzoletti e di cappelli frenetico. I monsignori e cardinali ch’eran dietro al papa, facean segno di tacere. Il papa, volto un po' verso l'angolo a dritta della chiesa, con le braccia levate in alto el capo alzato verso il cielo, appariva in atto d'invocazione potentemente poetico. E così rimase finchè il popolo non tacque ; e la sua elegante persona appariva più alta di tutte le altre; e sul purpureo della mozzetta risplendea l'oro che gli rabescavà la stola; e dal basso dov’eravamo, si distingueva la nitiima canizie dì quel capo secco ed energico. Rivolto verso l'altare maggiore, il papa con voce chiara e vibfante cantò: Adiutorium nostrum in nomine Domini! Qui fecit caelum et terram, rispose un coro immenso, la cui brevee grave musica in quell'ambiente riboccante di fede non potea non iscuotere più di qualunque più forte creazione dell’arte musicale. Sit nomen Domini benedictum! riprese il papa. E curvandosi sul parapetto quasi per far giungere la mano fin dove più lontano potea, soggiunse Benedicat vos Omnipotens Deus...
3/3/1878
Incoronazione di Papa Leone XIII nella Cappella Sistina
"Questa cerimonia solenne ebbe luogo il giorno dopo, 3 marzo. I nostri lettori sanno già come per la condotta insipiente del ministero, la cerimonia non potè aver luogo in San Pietro, com'era desiderio del nuovo Pontefice. Tutti i preparativi nella basilica ch'erano già molto inoltrati furono disfatti; e l'incoronazione avvenne in forma privata, nell'interno del Vaticano, e precisamente nella Cappella Sistina. Ecco la descrizione che ne diede la Voce della Verità:
Dope le ore 9 gli Emi cardinali vestiti di porpora si adunarono nell'aula dei paramenti sacri, che assunsero bianchi a ricami in oro, con mitre di damasco bianco in capo.
Gli arcivescovi, vescovi, abati generali ed i penitenzieri della Basilica Vaticana hanno preso i rispettivi paramenti dello stesso colore. I chierici della R. C. A., i votanti di segnatura e gli abbreviatori indossavano la pelliccia sopra il rocchetto nel peristilio prossimo all'aula dei paramenti.
Gli altri che doveano prender parte alla processione, uditori di Rota, avvocati concistoriali, votanti di segnatura, referendari presero i loro abiti nel peristilio stesso.
Nella sala ducale fu innalzato un altare. Là pervenuto, il Sommo Pontefice ammetteva al bacio della mano gli Emi cardinali e i Rev. arcivescovi, al bacio del piede i vescovi. Poi si cantava l'ora di Terza, e si compievano altre sacre funzioni proprie dei Pontifichi. Come queste ebbero termine, si avviò per la Sistina il magnifico e imponente corteo. Precedevano i mazzieri i bussolanti, gli avvocati concistoriali, il principe Ruspoli, maestro del Sacro Ospizio, gli abati mitrati, i Rev. vescovi e arcivescovi, S. E. don Giovanni Colonna, principe assistente al Soglio, gli Emi cardinali, il Sommo Pontefice in sedia gestatoria, in pianeta e mitra preziosa, circondato dalla sua nobile Corte, scortato e seguito dalle guardie nobili.
Durante la processione tre volte fu bruciata, secondo il rito, la stoppa: l'ultima volta all'ingresso della Sistina, pronunziandosi la formola: Pater Sancte sic transit gloria mundi.
Recitata la confessione, Sua Santità ascendeva il trono, dove, dopo l'imposizione del pallio, riceveva l'obbedienza dagli Eminentissimi cardinali, dando a baciare il piede e la mano e il volto; il ginocchio e il piede agli arcivescovi e vescovi; e il piede ai penitenzieri.
Alle ore 11 è incominciata la solenne messa pontificale del Papa, alla quale da otto anni i Romani più non avevano avuto la ventura di assistere. I presenti vi hanno assistito con grande raccoglimento. La musica della cappella era, come sempre, stupenda, diretta dal maestro Mustafà, che ad uno stile alla Palestrina sposava felicemente il metodo moderno.
Terminata la messa, mons. D. Pio Guidi si accostò al trono portando nelle mani il triregno, dono già della guardia palatina a Pio IX. Il card. Di Pietro, decano, come primo vescovo del Sacro Collegio, dice le preci che precedono l'atto della coronazione. A quelle preci rispondono i cantori. Approssimandosi il momento solenne, essendosi già tolta dal capo del Papa la mitra aurata, l'em. card. Mertel, funzionante da cardinale primo diacono, prende il triregno, e ponendolo in capo al Sommo Pontefice con forte e vibrante voce pronuncia la formola sacramentale:
Accipe Tiarae tribus coronis hornatam, et scias te esse Patrem principum et regum, rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris N. J. C., cui est honor et gloria in saecula saeculorum.
A questo punto, il Santo Padre impartì la triplice solenne benedizione.
Dopo la benedizione, il Santo Padre Leone XIII, con lo stesso corteggio, usciva dalla Cappella Sistina per ritornare nei suoi appartamenti in sedia gestatoria, che è quella donata già a Pio Nono dalla cittadinanza napoletana.
Assistevano altresì alla funzione di questa mattina, nella tribuna riservata ai Sovrani, le Loro Altezze Reali il Duca e la Duchessa di Parma e seguito, ed in posti speciali ragguardevoli personaggi nostrani ed esteri, fra i quali notammo il principe Ladislao Czartoryski, e le deputazioni degli Ordini militari di Spagna, tra essi distinguendosi l'uniforme dell'Ordine di Calatrava."
15/7/1878
Papa Leone XIII nomina il cardinale Carlo Luigi Morichini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
1879
Leone XIII con la Lettera apostolica Solemne semper, restaura pienamente l'Ordine dei Cavalieri di Malta, autorizzando l'elezione di un nuovo Gran Maestro.
16/12/1880
Papa Leone XIII toglie la chiesa ai Gesuiti e ripristina il titolo cardinalizio, riesumando l'antico titolo dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio in Vestina.
1881
Papa Leone XIII apre le porte dell'archivio pontificio agli studiosi di qualsiasi paese e religione.
8/12/1881
All'interno della sala sopra il portico della Basilica Vaticana, Papa Leone XIII ha presieduto la solenne cerimonia di canonizzazione di quattro nuovi santi: Giovanni Battista De Rossi, Lorenzo da Brindisi, Giuseppe Labre e Suor Chiara da Montefalco:
"La cerimonia, solita a farsi in San Pietro, è stata fatta questa volta nella grande aula che sovrasta il portico della basilica Vaticana; aula straordinariamente vasta quando la si vede nuda e deserta, ma certo non proporzionata ad una cerimonia, il cui programma, dirò così, è stato fatto sulle misure della più grande chiesa d'Europa. L'aula era stata ornata da paramenti, da viticci, e risplendeva di molti lumi, i quali producevano, per vero dire, un calore che più tardi fu insopportabile. Nel disegno del Paolocci l'aula si vede in tutta la sua lunghezza: il lato a destra di chi guarda è quello sul quale si aprono i finestroni prospicienti nell'interno della basilica, da uno de' quali Leone XIII benedisse la folla il giorno della sua esaltazione; il lato a sinistra guarda invece sulla piazza ed in esso si apre il balcone da cui è annunciata la elezione d'un nuovo pontefice.
I cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, gli abati mitrati, i generali degli ordini monastici, i prelati della corte pontificia, tutti col piviale di teletta d'argento, aspettavano il Papa dalle 9 della mattina in una sala attigua alla sala Ducale. Leone XIII col manto papale e il triregno in capo, dopo aver pregato davanti ad una immagine della Concezione, sedeva nella sedia gestatoria, in mezzo ai ricchi flabelli, e si faceva portare nella sala ducale. E la cerimonia incominciava con l'offerta di tre grossi ceri fatta al Papa dal cardinale procuratore della canonizzazione, ed il Papa ne dava uno al principe Colonna assistente al Soglio, tenendo per sè il più piccolo e sostenendolo con la sinistra avvolta in un velo di seta trapanto d'oro. Quello mezzano doveva esser dato all'altro principe assistente al Soglio, il principe Orsini di Gravina, che non si fece vedere.
La processione, disposta in ordine dei cerimonieri pontifici, mosse dalla sala ducale verso l'aula della canonizzazione dove il posto per passare in mezzo alla folla degli invitati era tenuto sgombro da una doppia fila di militi della guardia palatina. Quando entrò nell'aula, la processione presentava un aspetto molto pittoresco; le mazze d'argento dei cursori apostolici, le vesti violette de' prelati, le cappe rosse con armellino de' camerieri segreti, le mitre preziose del Papa portate in mano dai cappellani, il principe Ruspoli maestro del Santo Ospizio con i mazzieri, i votanti di segnatura con i turiboli e l'incenso, il custode della croce papale, le pianete bianche dei penitenzieri della basilica vaticana, i piviali di damasco egualmente bianchi, e le dalmatiche di tela d'argento dei cardinali formavano un insieme grandioso e variato."
1883
Papa Leone XIII affida il complesso di San Callisto ai frati trappisti.
1885
Papa Leone XIII, decide di innalzare il Monumento commemorativo del concilio ecumenico Vaticano, presso il Cortile della Pigna ai palazzi Vaticani.
22/12/1885
Papa Leone XIII annuncia con l'Enciclica Quod Auctoritate un Anno Santo straordinario.
3/6/1886
Leone XIII inaugura il nuovo abside della Cattedrale di San Giovanni.
"...Per il prolungamento della arcibasilica lateranense si è aggiunta alla chiesa una lunghezza di metri 20.26. Con tale maggior spazio si venne a formare il posto per gli stalli canonicali, i quali, per lo innanzi, nel centro della nave Clementina giravano circolarmente all'intorno dell'absida. Pertanto, là dove si staccava dalla nave suddetta l'antica absida, oggi si vede il grande arco sostenuto dalle due colonne di granito di Baveno, che segnano il passaggio dalla antica alla nuova costruzione.
La decorazione della nave Clementina dava il tema alla ornamentazione per il restauro della chiesa. Prendendosi infatti motivo da quella nave, il prolungamento della basilica venne decorato con rivestimenti a scomparti geometrici di marmi a diversi colori, seguendo però uno stile che manifesta più ricercatezza e presenta un insieme più raffinatamente armonico e studiato.
Il grande arco d'ingresso al prolungamento, sostenuto dalle due colonne corinzie, è in corrispondenza con quella di fondo, che fa da apertura alla nuova absida sostenuta da due pilastri dello stesso stile. Nelle pareti laterali si aprono due archi minori sorretti anche essi da simili pilastri, tra i quali si apre lo spazio alle cantorie. Nei fianchi di queste sono ricavate due finestre in ogni lato, le quali formano balcone, per comodità dei dignitari che, da dietro alle gelosie di legno dorato ed adorne di fogliami ed intrecci, assistono alle solenni funzioni. Questi balconi, tutti in svariati marmi, sono sostenuti da mensole parimente in marmo intagliato, le quali poggiano su testine di serafini da cui partono festoni di frutta diverse. Il parapetto di essi è formato da un loggiato ricco di balaustri in portasanta, ed aventi negli angoli due pilastrini nei quali si veggono su fondo di verde antico gli emblemi componenti lo stemma di Leone XIII. La medesima decorazione è ripetuta nei parapetti delle cantorie, dove però i balaustri sono di giallo antico. La decorazione delle pareti, in pregevoli marmi, arriva fino all'altezza della trabeazione. La parte superiore ad essa, è occupata, nel centro sulle cantorie, dalle due pitture di Grandi, rappresentanti l'una Innocenzo III che tenne il Concilio lateranense, l'altra Leone XIII in atto di ordinare i restauri della Basilica. Ciascuna di queste ha ai fianchi due finestroni analoghi a quelli già esistenti nella nave Clementina. Nella parte inferiore delle pareti sono situati gli stalli per i canonici.
Quantunque dallo stile della nuova nave sia ben distinto quello della decorazione dell'absida, giacchè a cagione dell'antico musaico che ne riveste la vòlta doveva anzitutto con questo collegarsi ed armonizzare, pur tuttavia, avendo per le due parti adottata una decorazione policroma e reciprocamente intonata, tale diversità appena si avverte. È per ciò che la parte bassa dell'absida si vede accuratamente rivestita di marmi il cui scomparto è ispirato allo stile comunemente appellato Cosmatesco.
Nel centro della tribuna in mezzo a due colonne a spirale rivestite fra le eliche di minutissimo musaico a stelle ed arabeschi diversi, è la Sedia Pontificale. Le dette colonne sostengono una trabeazione che gira tutto all'intorno dell'absida e sulla quale al di sopra del Trono si innalza un archivolto a tre centri secondo lo stile dell'epoca. Lo scomparto laterale è ricavato su fondo di marmo formato da gentili risalti scorniciati che racchiudono svariati intarsi in musaico e specchi a varie forme di porfido e serpentino. Il trono pontificio è sollevato dal piano generale per mezzo di cinque scalini a spigolo smussato, anche essi incastonati di musaici nelle fronti. Nel più elevato di essi leggesi la scritta della antica cattedra pontificale: haec est papatis sedes et pontificalis.
La sedia Pontificia anche essa di marmo bianco è rivestita di opera musiva variatissima, con specchi a varie figure formati dalle più rare specie di porfidi, graniti e serpentini. A' piedi della cattedra si vede rimesso in opera il bassorilievo già esistente nella cattedra primitiva, gli avanzi della quale conservansi nel chiostro della basilica. In tale bassorilievo sono effigiate in rilievo le figure dell'aspide, del basilisco, del leone e del dragone in relazione al motto scritturale super aspidem et basiliscum ambulabis, conculcabis leonem et draconem. Dietro tale sedia è una porticina per la quale il Papa, funzionando nella basilica, può ritirarsi in una retrostante cameretta che ha la vòlta a piccoli cassettoni con intagli in stucco e dorature, e di cui le pareti sono rivestite di cuoio e scompartite per mezzo di cornici in noce intagliate giusta lo stile dell'absida. Alle due estremità di questa si aprono le porticine per le quali dalla chiesa si accede al nuovo ambulacro Leoniano. Gli infissi di queste porticine offrono una superficie di intagli ricavati in legno di noce. Lo scomparto a quadri racchiude nodi e foglie e figure fissate negli spazi da chiodi speciali.
Il distacco del mosaico Lateranense dall'antica absida della basilica, il restauro ed il ricollocamento di esso nell'absida nuova merita a preferenza l'attenzione del lettore. Tale mosaico si divide in tre ordini. Nel primo al livello delle finestre sono nove figure di apostoli, nel secondo trionfa nel centro una croce gemmata su cui sta una colomba dalla cui bocca fluisce un torrente di acqua che versandosi sulla croce va a riunirsi al piede di questa come in una fonte da cui partono quattro fiumi nei quali leggonsi i nomi Gion, Fison, Tigris ed Eufrates. Presso la croce sono due cervi in atto di bere e sotto i cervi sei agnelli che si dissetano alle rive dei fiumi.
Sottostante alla croce, nel mezzo dei quattro fiumi si vede una città custodita da un angelo con spada sguainata alla mano. Dal mezzo della città si erge una palma, sui rami della quale posa una fenice, mentre che fra le torri della città vedonsi le teste di S. Pietro e di S. Paolo. Nel centro della croce, in un piccolo tondo, evvi il battesimo di Cristo ed ai lati, come viene indicato dai nomi in lettere perpendicolari, a dritta: S. Paolo che tiene un papiro svolto con sopravi le parole: Salvatorem expectamus Dominum Jesum Christum; viene quindi S. Pietro con lo scritto: Tu es Christus filius Dei vivi, poscia un S. Francesco di figura più piccola, e quindi la Vergine che tiene la mano in testa a Nicolò IV vestito pontificalmente ed inginocchiato. A sinistra della croce, S. Giov. Battista, quindi, più in piccolo, S. Antonio di Padova, poi S. Giovanni Evangelista col motto: In principio erat verbum, e finalmente S. Andrea con un papiro in cui leggesi: Tu es magister meus, Christe.
Sotto tutte queste figure scorre il fiume che contiene scritto il proprio nome Jordanus e sulle acque del quale vedonsi barchette, uccelli acquatici, pesci e fanciulli che vi scherzano sulle onde e sulle rive.
L'ultimo ordine di pitture ha in alto nel campo cosparso di nubi un serafino con sei ale, poi quattro cherubini per ogni lato in atto di adorazione, e finalmente nel centro la figura del Salvatore commemorante la già accennata apparizione.
Stabilitosi di procedere al distacco del musaico, il professor Consoni, Direttore dello Studio dei musaici Vaticani, al quale fu affidato il restauro ed il ricollocamento di esso, suggerì di calcare sul posto e dipingere i fac-simili, la quale operazione come cosa di somma importanza, e sulla quale fondavasi la riuscita del ristauro, fu accuratissimamente dal medesimo sorvegliata e diretta.
Sopra il rivestimento inferiore dell'absida, quale abbiamo descritto, si estende il nuovo fregio in musaico coronato dalla iscrizione ricordativa. Su questo sviluppasi l'antico musaico di Nicola IV che ricopre il tamburo e la vòlta di fondo. Nel prolungamento della basilica, il nuovo pavimento è in marmo, diviso in grandiose figure geometriche, nel centro delle quali è intarsiato lo stemma del Pontefice Leone XIII. La parte di pavimento racchiuso nell'absida, in armonia con la decorazione delle pareti, è di opera alessandrina. È altresì di opera alessandrina il piccolo pavimento della cameretta dietro il Trono Pontificale.
Splendido è riuscito il soffitto della nuova costruzione. Esso, sebbene di stile più ricercato, concorda con quello della nave Clementina. La decorazione ne è formata da stucco addossato a vòlte reali le quali sono sostenute da una robusta ossatura di ferro. Nel centro del soffitto campeggia lo stemma di Leone XIII, nei lacunari d'angolo vi sono alcuni arabeschi che nascono da targhe rappresentanti lo stemma dell'arcibasilica; nei piccoli scomparti veggonsi racchiusi emblemi d'allegorie eucaristiche mentre nei maggiori centrali all'intorno sono gli emblemi episcopali e lunghe targhe sorrette da putti con le iscrizioni, LEO. XIII. P. M. e S. P. AN. VII.
L'ossatura in ferro del soffitto, che per sottrarla alle variazioni di temperatura fu resa indipendente da quella del tetto, è costituita da travi di ferro che corrono nelle costole dei cassetti. Le principali di queste a graticcia sono lunghe 22 metri. Alle travi si appoggiano volte reali in mattoni tubolari a cui sono aderenti gli stucchi; le travi di ferro anche rivestite in laterizio non sono direttamente a contatto con gli stucchi.
I grandiosi lavori eseguiti non si sono limitati solamente alla costruzione della nave da noi descritta, ma hanno dovuto necessariamente avere sviluppo altresì nella nave Clementina con il restauro parziale di essa. Tale restauro è consistito specialmente nella rinnovazione totale del tetto e del soffitto, che venne costruito con ossatura di ferro, vòlte reali e rivestimento in stucco come quello del prolungamento. In questo soffitto Clementino, venne riprodotto esattamente l'antico disegno, pur essendovi stati rimessi in opera, dopo i debiti riattamenti, gli stessi ornati dell'antico soffitto. Si rinnovò eziandio l'intero cornicione, e dall'abile artista prof. Luigi Fontana furono rinfrescate le pitture nelle pareti, alcune delle quali si dovettero quasi del tutto riprodurre. Anche il pavimento di questa nave è stato rimesso a nuovo e completamente restaurato in molte parti svariate e consumate.
La basilica lateranense difettava dei fabbricati accessori indispensabili alle esigenze ed alla maestà del culto, perchè quelli esistenti non erano al certo bastanti allo scopo. È per questo motivo che in una alla rinnovazione dell'absida e prolungamento della basilica, al Laterano si aggiunsero nuove dipendenze con le costruzioni erette all'intorno della nuova parte della chiesa.
Nel lato nord della nuova costruzione, e poco più indietro del portico per cui si accede alla nave Clementina fu edificato un grandioso vestibolo. A tale scopo nel prospetto verso la piazza vedesi ripetuta l'architettura del nominato portico con ordine dorico alla base e corinzio nel piano superiore. Tale prospetto tutto in travertino, meno le pareti di cortina a mattoni, componesi di tre arcate al piano inferiore, e nello scomparto superiore di finestre a timpano alle quali sovrastano finestre minori contornate da cornici orecchiate. I due piloni compresi fra le arcate al basso sono completamente in travertino e tale costruzione arriva fino alla trabeazione del prim'ordine.
La superficie racchiusa dal vestibolo è di circa 340 metri quadrati. Alla sinistra di chi entra nel vestibolo, trovansi due porte, per una delle quali si accede alla scala che porta agli ambulacri superiori, agli appartamenti sopra il vestibolo, alle cantorie ed alle terrazze. A ovest del vestibolo trovasi un portico con tre passaggi, nel prospetto dei quali, quello centrale è arcuato; lateralmente di questo portico, si scende a destra nel battisterio Costantiniano, a sinistra si entra nell'ambulacro per mezzo di sei scalini in travertino. L'ambulacro che circonda per tre lati l'absida, nel quale vengono ricollocati i monumenti già esistenti nel portico Leoniano, ha le pareti decorate da un ordine jonico con pilastri di marmo bigio e di marmo africano negli angoli. Nel lato est è la porta per la quale dall'ambulacro si accede alla sagrestia. Il primo ambiente di questa, detto comunemente la sagrestia dei beneficiati e che trovavasi immediatamente a contatto con l'ambulacro Leoniano, è stato ingrandito con l'aggiunta della parte che è compresa fra la parete dell'ingresso ed il primo arco serliano.
Nel portico presso il vestibolo si ricavò a destra, secondo scrivemmo, il passaggio per portarsi al battisterio. Per lo innanzi non vi era, può dirsi, comunicazione fra la chiesa ed il battisterio, mentre ora questi due edifici sono congiunti da un accesso maestoso. Al piano del battisterio si perviene da quello superiore del portico per mezzo di ventiquattro scalini, a' piedi de' quali si trova il passaggio circolare ricoperto da vòlta anulare di magnifico effetto prospettico. Il pavimento di questo passaggio è a scomparti di travertino, con fondo di pietra di Bagnorea. Incontro l'ingresso al battisterio è un nuovo muro rivestito di cortina laterizia, e coronato da una balaustrata di travertino che sorregge il terrapieno superiore. In questo muro vi è un'apertura dalla quale si accede ad un cunicolo sotterraneo collettore delle acque che fluiscono dalle varie parti dell'edificio.
Tali importanti lavori di restauro, tutti diretti prima dal conte Virginio Vespignani, quindi dal suo figlio conte Francesco, cui devesi specialmente tutta la parte ornamentale e di dettaglio, non che il sistema delle travature in ferro del tetto e del soffitto, avendo a particolari sostituti gli ingegneri Sneider e Leonori, furono eseguiti con cura ed esattezza ammirabile per la parte muraria dall'intraprendente Giorgioli e per le altre arti dal valente stuccatore Corsini, dai fratelli Sottovia ferrai, dai marmisti Rufinoni, Poscetti, Viti, Augusti, Ugolini e Cianetti. Gl'intagli in legno, alcuni dei quali pregevolissimi, sono stati affidati all'Istituto degli Artigianelli S. Giuseppe, al Burzagli, al Vespignani Raffaele, al Fumanti, come quelli di ebanisteria al Mammola, al De Marchis, al Vigneri, mentre quelli di doratura al Mancini, al Fiorentini, Anfossi, Pacini, Sabbi e quelli di decorazione al Paceri.
Tutte le operazioni poi delle opere risguardanti il musaico eseguite dai vari musaicisti dello studio al Vaticano, fra i quali notiamo Malusardi, Ubbizzi, Poggesi, Agricola e da altri sopra chiamati, fra cui il Maglio, il Barberi, il Giaggi, furono condotte con rara perizia sotto la speciale soprintendenza del musaicista Pietro Bornia."
1887
Papa Leone XIII acquista il palazzo Mignanelli e vi trasferì la sede 'accademica' del Collegio e la Stamperia dell'Università Urbaniana.
17/3/1887
Papa Leone XIII riammiatte come titolo presbiterale quello di Santa Maria Nuova.
1888
Dopo che l'Osservatorio del Collegio Romano era stato espropriato dello Stato italiano, padre Francesco Denza a proporre a papa Leone XIII di riaprire la Torre dei Venti (che versava in stato di abbandono) alle osservazioni del cielo.
8/1/1888
Inaugurazione dell'Esposizione Vaticana per il Giubileo Episcopale di Leone XIII, una ricca raccolta di prodotti dell'arte e dell'industria allestita nel Braccio Nuovo Chiaramonti dei Musei Vaticani.
"Non vogliamo parlare qui dell'importanza che a questa Esposizione deriva dal concorso dei cattolici di tutto il mondo, ai doni de' quali si sono aggiunti quelli di parecchi sovrani non cattolici — hanno mandato regali tutti i Sovrani d'Europa, meno i re d'Italia e di Svezia. La mostra Vaticana ha bensì anche una importanza artistica, essendovi raccolti moltissimi oggetti di gran valore o di straordinaria curiosità; sicchè un periodico quale è l'ILLUSTRAZIONE ITALIANA deve occuparsene con premura e raccogliere, almeno intorno ai principali, la maggior copia possibile di notizie.
L'Esposizione Vaticana occupa una parte de' Musei Vaticani, particolarmente il corridoio Chiaramonti ed il Braccio Nuovo, non chè altri locali provvisoriamente costruiti nel cortile della Pigna.
Fu inaugurata il 6 di gennaio — giorno consacrato dalla Chiesa alla solennità dell'Epifania — alla presenza di molti cardinali, prelati, diplomatici e numerosi invitati, in una gran sala costruita provvisoriamente alla quale si accede traversando il Museo lapidario. Nella sala sorge un baldacchino rosso a frangie d'oro; in faccia del quale è il palco per la musica, da un lato l'organo, e dinanzi le poltrone per gli invitati.
Leone XIII, accompagnato dal commendatore Tolli presidente del Comitato esecutivo dell'Esposizione Vaticana, dopo avere ascoltato il discorso inaugurale e varii pezzi di musica sacra, visitò le varie sale, nelle quali i doni fatti al Papa per il suo Giubileo sacerdotale sono disposti secondo la loro provenienza. La sezione Italiana, che occupa tutta la parte sinistra dei locali costruiti nel cortile della Pigna, è la più importante dal punto di vista artistico: si vede che in Italia il gusto artistico negli oggetti ed arredi sacri, si mantiene fedele alle buone tradizioni.
Nel Braccio Nuovo sono raccolti in una gran vetrina i doni dei Sovrani e capi degli Stati. Si osservano particolarmente fra questi la mitra d'oro e la ricca stola, dono dell'imperatore Guglielmo; un mesciroba preziosissimo cesellato della regina Vittoria; il grande anello di zaffiri e la croce di brillanti mandati dalla Corte di Spagna; il calice d'oro del re di Portogallo; il crocifisso tempestato di perle e zaffiri dell'imperatore d'Austria; la Bibbia Pauperum del re di Sassonia; la croce di brillanti dell'imperatore ed il tabernacolo di smalto antico dell'imperatrice del Brasile.
Un semplice elenco degli oggetti meritevoli di attenzione oltrepasserebbe i limiti che ci sono concessi. Rammenteremo per ora che dal Giappone meridionale è stata mandata una pagoda coperta di pitture simboliche con gli oggetti del culto giapponese; il patriarca d'Antiochia ed i vescovi di Siria hanno offerto una tiara di splendore orientale fabbricata in Aleppo: da Sciangai è venuto un indirizzo dei cattolici ricamato sopra stoffa gialla e contenuto in uno scrigno coperto di pietre preziose: da Smirne un tappeto meraviglioso con nove medaglioni con le sette chiese dell'Apocalisse: dall'Andalusia una Madonna del Murillo: dal Perù una rosa di diamanti che contiene nella corolla una reliquia di Santa Rosa di Lima: da Bruxelles delle trine meravigliose che il Papa potrà regalare ad una regina: dall'India, un crocifisso d'avorio di dimensioni colossali e di squisito lavoro; dal Cairo, un cuscino ricamato d'oro e di perle. Una sola Società cattolica del Belgio ha mandato al Papa 100,000 corone, e i camici che sono all'Esposizione ammontano a parecchie migliaia.
Vi sono bottiglie di vino di tutti i paesi; salami, salumi e altri commestibili d'ogni specie; strumenti di musica variatissimi; vaniglia dell'isola Borbone, indaco di Cocincina, porcellane, quadri, stampe, libri (tra i quali figura anche l'ILLUSTRAZIONE ITALIANA, mandata in dono dagli editori), vini preziosi e non preziosi; un emporio di tutti i prodotti della natura dell'industria umana.
La famiglia Borghese ha regalato al Papa una pianeta, due dalmatiche ed un gran piviale appartenuti a Paolo V. Don Filippo Orsini, principe assistente al soglio, un merletto di punto di Venezia antico che dicesi abbia appartenuto a Carlo V. Il principe Baldassare Odescalchi deputato di sinistra, un ritratto di Innocenzo XI dipinto da Cicillo Michetti. Il capitolo Vaticano, un reliquiario in argento e oro; quello di Santa Maria Maggiore una gloria contenente nel centro un quadretto a olio; e quello della basilica Lateranense una pianeta con relativa stola e dalmatica, ricamate in oro su velluto rosso.
La Guardia Nobile ha donato a Leone XIII uno stipo d'ebano intarsiato in avorio: la guardia palatina, una statuetta d'argento di molto valore artistico, rappresentante il papa stesso seduto in trono. I così detti volontari pontifici — ruivo caccialepri — hanno regalato un bel calamaio, cui don Carlo di Borbone — che ha fatto parte di quel corpo — ha aggiunto la penna ed un ricchissimo tagliacarte: la Guardia Svizzera, un ricco messale con curiose illustrazioni di stile tedesco.
Il principe e la principessa Torlonia un paliotto ricchissimo; il principe Doria un Cristo antico d'argento; la famiglia Allievi un trittico dipinto da Giotto o da alcuno dei suoi scolari, ed una copia d'una madonna di Raffaello: le signore Genovesi un inginocchiatoio scolpito: la principessa vedova Luisa Corsini degli abiti sacri. L'Ordine Gerosolimitano una grande statua di San Giovanni, in argento: la contessa di Parigi una statuetta d'argento di Giovanna d'Arco; il conte di Parigi una grande scrivania antica guarnita in bronzo dorato.
Quando l'Esposizione fu inaugurata restavano ancora da disporre moltissimi oggetti, sicchè il pubblico non fu ammesso subito a visitarla e i locali furono chiusi per essere riaperti a sistemazione compiuta.
Pubblichiamo oggi intanto il ritratto del cardinale Schiaffino, presidente onorario della commissione promotrice dell'Esposizione, non chè i disegni di alcuni principali oggetti esposti, ricavati da fotografie.
L'eminentissimo Placido Maria Schiaffino è genovese e nacque nel 1830. Entrato giovanissimo nell'ordine degli Olivetani, diventò abate generale di quella congregazione. Leone XIII lo nominò nel 1878 vescovo titolare di Nissa, poi consultore del Santo Officio e nel 1884 segretario della Congregazione de' Vescovi e regolari. Presidente dell'Accademia dei Nobili ecclesiastici ed ispiratore del giornale cattolico L'Aurora, fece supporre di essere inclinato ad idee conciliative nel dissidio fra Chiesa e Stato, ciò che lo espose agli sdegni degli zelanti. Nel 1886 Leone XIII gli dette il cappello cardinalizio e la commissione promotrice delle feste per il giubileo sacerdotale del Papa lo ha nominato suo presidente onorario. In tale qualità il cardinale Schiaffino ha letto il discorso inaugurale chiamando l'esposizione un trionfo pacifico.
Il dono che la Commissione stessa ha fatto a Leone XIII figura fra le cose più notevoli della Esposizione Vaticana. È un altare, per il quale fu aperto un concorso artistico con un premio principale di L. 3500 ed altri minori. La commissione giudicante composta dei professori C. Boito, Franco, Modenesi e Salvini scelse il progetto del professore Gaetano Moretti di Milano. Lo stile dell'altare è gotico italiano. Sopra una base di tre gradini sorge la mensa, dietro la quale s'innalza l'icona stupendamente decorata. Il concetto della decorazione della mensa è preso dalla istituzione dei Sacramenti raffigurata nei bassirilievi principali. Le nicchie sugli angoli contengono le statue dei principali dottori della Chiesa. Sulla mensa sorge il gradino per i candelieri e un artistico ciborio spicca in mezzo alla base sulla quale è appoggiata una tavola raffigurante la Vergine col Bambino. Ai due lati della tavola sono otto nicchie con le statue di alcuni santi canonizzati da Leone XIII: sotto di queste, altre due piccole tavole dipinte rappresentanti la Crocifissione e la Risurrezione.
Figura nella Esposizione Vaticana anche la portantina nella quale il papa fu portato nella Basilica Vaticana la mattina della messa d'oro. Questa portantina è stata regalata dai cattolici delle provincie napoletane e costa circa sessantamila lire. La cassa è finamente intarsiata e le ricorre intorno una balaustra a piccole nicchie nelle quali sono collocate le statuette in argento dei dodici apostoli. L'arco che incornicia i cristalli e le svelte colonne della balaustra sono ornate di un elegante lavoro di tartaruga e nella parte superiore vi è un ricco festone di cammei. Sullo sportello, Domenico Morelli ha dipinto San Pietro che consacra Sant'Aspreno vescovo di Napoli, e Santa Candida, nel costume dei primi tempi del cristianesimo. In fondo è il Vesuvio il cui fumo uscendo dal massimo cratere dà all'insieme del quadro una intonazione grigiastra.
Sopra questa pittura si legge una iscrizione dedicatoria situata in mezzo ad un intreccio d'arabeschi d'ottimo gusto. La portantina è foderata di velluto celeste ricamato a fiordalisi d'argento.
Un calice d'oro massiccio di stile barocco, che riproduciamo in una delle nostre pagine, è dono di Sua Eccellenza monsignor Casali del Drago, pregiatissimo lavoro eseguito nel laboratorio artistico di Angelo Tanfani e figli, di Roma.
Anche i doni mandati dalla Spagna a Leone XIII sono notevolissimi per il buon gusto e la ricchezza. La Regina Reggente ha mandato al papa un grande anello di brillanti, il cui castone, in forma di scudo, è sormontato dalla tiara e dalle chiavi pontificie che appoggiano sopra un grosso brillante fiancheggiato da sei più piccoli, di acqua stupenda. In mezzo allo scudo spicca in rilievo il nome di Léon XIII, le cui lettere sono formate da bellissimi zaffiri. La infanta donna Isabella ha mandato una croce pettorale tutta di brillanti attaccata ad una catena d'oro. Croce e pettorale sono lavoro del signor Marzo gioielliere della corte spagnuola...."
15/1/1888
Papa Leone XIII partecipa alla cerimonia di canonizzazione dei Insieme ai Sette fondatori dell'ordine dei Servi di Maria e tre gesuiti Alfonso Rodríguez, Giovanni Berchmans e Pietro Claver. La cerimonia si svolge nel portico di accesso alla basilica di San Pietro, trasformata in cappella:
"In occasione del giubileo sacerdotale di Leone XIII erano state postulate le cause di alcuni benemeriti della Chiesa e hanno avuto luogo le solenni cerimonie della loro canonizzazione. Tali cerimonie solenni sono state compiute nella grande sala, che è sul portico della basilica, ridotta recentemente a cappella, lunga e larga quanto il sottoposto peristilio, cioè 70 m,40 per 12 m,84. Questa sala era detta della Benedizione perchè dalla loggia di mezzo, che dà sulla piazza San Pietro, il Papa si affacciava a dare la benedizione urbi et orbi il giorno di Pasqua, ed in altre occasioni solenni.
Durante gli antichi conclavi tenuti in Vaticano, vi si costruivano delle celle per i cardinali e i loro conclavisti. Fu trasformata provvisoriamente in cappella alcuni anni sono quando il Papa canonizzò i santi Labre, De Rossi, Lorenzo da Brindisi, e Chiara da Montefalco; poi gli addobbi furono tolti e la sala ritornò come prima. Volendo Leone XIII solennizzare con maggior pompa il suo giubileo sacerdotale e la canonizzazione de' nuovi Santi, ordinò che la sala del portico fosse di nuovo e definitivamente trasformata in cappella. I lavori, fatti senza risparmio, sono costati più di mezzo milione, che sarà pagato in parte dal Capitolo Vaticano, in parte dai postulanti per la santificazione.
La solenne cerimonia rappresentata nel disegno del nostro Paolocci, è quella che ebbe luogo il 15 gennaio, per la canonizzazione dei sette fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria e di tre Gesuiti. Vi assistevano 39 cardinali e molti prelati. Leone XIII comparve nella nuova cappella alle 9, in sedia gestatoria, seguito dalla corte Pontificia. In quattro tribune stavano i patriarchi, i vescovi, il corpo diplomatico con le signore, l'aristocrazia romana e straniera ed altri invitati. Un doppio cordone di guardie palatine divideva in due la cappella. Il Papa, durante la messa, era seduto sul trono eretto a destra dell'altare.
Non vogliamo qui descrivere i particolari della lunga cerimonia terminata mezz'ora dopo mezzo giorno. Diremo bensì che i sette fondatori dell'Ordine de' Servi di Maria, santificati da Leone XIII erano sette nobili fiorentini — Bonfiglio Monaldi, Bonajuto Manetti, Manetto Antellesi, Amedeo degli Amedei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno Sostegni, ed Albizzo dei Falconieri — che nel XIII secolo si ridussero a pregare a monte Senario, presso Firenze, e vi fondarono un convento che i Servi di Maria riconoscono tutt'ora come la casa madre del loro ordine.
La storia dei sette fondatori è descritta ne' suoi particolari in molti affreschi, di autore ignoto dei primi anni del XVII secolo, che adornano le lunette del portico nel chiostro della chiesa della SS. Annunziata a Firenze; chiesa fondata dalla famiglia Falconieri nel 1250. Gli affreschi non hanno gran pregio artistico, ma sono ispirati da un gran fervore religioso, e nella loro semplicità — che li fa credere di un'epoca molto anteriore — assai commoventi."
5/5/1888
Papa Leone XIII pubblica l'Enciclica In Plurimis, scritta per promuovere l'azione contro la schiavitù ed in particolare la tratta degli schiavi africani.
12/10/1888
L'imperatore Guglielmo II si reca in visita al Vaticano:
"Quanto grandi erano le speranze concepite dal Vaticano per la venuta di Guglielmo II a Roma, altrettanto deve essere stata amara la delusione provata vedendole in breve ora sfumate. L' Imperatore tedesco ha saputo dimostrare con molto tatto che, rendendo il dovuto omaggio al capo di una religione cui appartengono 14 milioni di sudditi dell'Impero, non intendeva perciò di mantenere illusioni intorno ai propri intendimenti. Ospite di re Umberto e del popolo italiano, ha ricevuto appena arrivato in Roma le autoritá e le rappresentanze parlamentari italiane.
Il giorno seguente, mostrandosi condiscendente nella forma, è uscito dal palazzo del ministro tedesco presso la Santa Sede, per andare in Vaticano a far visita al Papa. Ma le truppe italiane schierate lungo la strada gli hanno reso gli onori militari fino in piazza di San Pietro.
Entrato in Vaticano e introdotto nelle stanze di Leone XIII, l'Imperatore vi si è trattenuto venti minuti. Nessuno può dire precisamente su quali argomenti siasi aggirato il colloquio, interrotto dal sopraggiungere del principe Enrico di Prussia; ma si suppone, non senza ragione, che Guglielmo II abbia espressa chiaramente l' opinione di non credere punto necessario il potere temporale all' opera pacificatrice e spirituale del papato."
"Per accompagnare le incisioni relative alla visita di Guglielmo II in Vaticano, siamo in grado di pubblicare una relazione degna di fede ed autentica, essendo stata dettata per noi da persona che per la sua posizione fu testimonio oculare di tutta la cerimonia nell'interno del palazzo apostolico.
Il giorno 12 di ottobre, al tocco e mezzo preciso, Guglielmo II, Imperatore tedesco e Re di Prussia, partito dal palazzo Capranica in Roma, sede del suo ambasciatore presso la Santa Sede, entrava nel palazzo Vaticano e scendeva nel cortile di San Damaso alla generosa della scala papale.
Molte persone, la maggior parte devote al Vaticano e appartenenti all'aristocrazia romana, erano state ammesse a vedere l'arrivo dell'Imperatore, nelle Loggie dette di Raffaello. Chi scrive questo cenno ebbe pure tale privilegio; e potè anche spingere l'occhio curioso nell'anticamera pontificia, proprio nel momento in cui vi giungeva l'imperiale visitatore. Più strano e pittoresco spettacolo, più svariato contrasto di uniformi è difficile immaginare.
L'Imperatore indossava la splendida divisa bianca di colonnello della Guardia del Corpo, coll'elmo d'argento sormontato dall'aquila. Il suo seguito era il seguente: il signor di Schloezer, giunto nella medesima carrozza dell'Imperatore, una graziosa e svelta victoria, di proprietà di Guglielmo II, tirata da quattro superbi morelli, montati da fantini in divisa rossa ricamata in argento.
Precedevano e seguivano, il signor de Libenau, gran maresciallo di Corte; il conte di Pirckler, maresciallo di Corte; il conte Herbert di Bismarck Schönhausen, segretario di Stato al ministero degli affari esteri; il signor Raschdau, consigliere intimo di legazione; il signor di Hahnke, luogotenente generale ed aiutante di campo generale, capo del Gabinetto militare; il signor de Branvhitsch, generale al seguito, maggior generale; il signor de Lucanus, consigliere intimo attuale, consigliere del Gabinetto civile di S. M.; il maggior generale de Wittich, aiutante di campo generale; i signori de Bissing, luogotenente colonnello; de Lippe, maggiore; e de Scholl, maggiore, aiutanti di campo; il professor dottor Leuthold, medico di S. M.
Nel cortile di San Damaso era schierato in grande tenuta il piccolo avanzo dell'esercito pontificio. Cento guardie palatine, la cui uniforme, somigliante all'antica uniforme della fanteria francese, è punto marziale nè elegante. Pochi gendarmi col berrettone di pelo all'uso de' cosacchi, la cui divisa sarebbe di molto effetto, se fossero meno impacciati ne' loro movimenti. Le guardie svizzere nel loro medioevale bizzarro costume; e infine il corpo delle guardie nobili, composto della fine fleur dell'aristocrazia di Roma; corpo veramente ammirabile per eleganza di uniformi e contegno marziale. Somigliano ai corazzieri del Re, ma non hanno corazza, come pur fu detto erroneamente da parecchi giornali.
Sua Maestà fu ricevuto a' piedi dello scalone dal principe Ruspoli, maestro del Sacro Ospizio, e da un cameriere segreto di spada e cappa. Poi, montati pochi gradini, veniva incontrato da monsignor Macchi, maggiordomo del Papa, da altri prelati, dal principe Altieri, comandante della Guardia Nobile, dai comandanti dei diversi corpi, e da un seguito di cavalieri di spada e cappa e di camerieri segreti e bussolanti, che formavano un magico gruppo, avviantesi per le magnifiche sale papali verso il gabinetto di Leone XIII.
Il giovane monarca tedesco inoltrandosi passo passo per quelle sale, si mostrava stupefatto di quella Reggia dove la severità di un lusso strettamente, grandemente artistico, non ha nulla a che fare col fasto mondano.
Due giorni dopo io mi trovava in quelle stesse sale non più animate dalla viva aspettazione di un Sovrano potente, ma rientrate nella quiete e nel silenzio che circonda il vegliardo del Vaticano. Orbene; io credo che chiunque entri colà, scettico o credente, cattolico o protestante, non può a meno di sentire una impressione tutta nuova, l'impressione di una misteriosa e solenne maestà, che non è di tutti i luoghi.
Giunto che fu Guglielmo nell'anticamera segreta, vide venirsi incontro il Papa, nel suo abito da camera, veste bianca di lana e zucchetto bianco e punto circondato da cardinali, come s'è detto, fra altre ripetute inesattezze, in fogli quotidiani. Sua Maestà fece un profondo inchino, mentre Leone XIII stendeva all'Imperatore ambe le mani, e lo invitava a entrare nel suo gabinetto. Fu in questo punto che all'Imperatore cadde l'elmo di mano, raccolto subito da monsignor Della Volpe. Non è il caso, per questo incidente, di ripetere le volgari superstizioni che pare impossibile abbiano trovato eco in giornali serii. Probabilmente Guglielmo II fu, come ogni persona che vede per la prima volta Leone XIII, colpito dalla sua figura esile, dalla sua straordinaria magrezza, dall'aspetto cadente di quel vecchio che pure incute rispetto e simpatia per la nobiltà dei modi, per l'occhio scintillante di vivace intelligenza, per il franco movimento della persona e la prontezza della parola.
Leone XIII e Guglielmo II stettero ventinove minuti precisi rinchiusi a segreto colloquio, interrotti solo al sopravvenire del Principe Enrico, fratello dell'imperatore. Non ho la pretesa di esporre una nuova millesima edizione del colloquio fra i due augusti personaggi; però e per qualche conoscenza dell'etichetta del Vaticano e per informazioni che tengo da buonissima fonte, credo che si abbia torto di almanaccare sospetti sulla natura di tale colloquio.
Il Papa si congratulò innanzi tutto, coll'Imperatore, della pace religiosa di cui gode presentemente la Germania, frutto di lunga e paziente opera; e impegnò tutta la sua eloquenza a persuadere il novello Monarca della convenienza, non solo di mantenere, ma sempre più consolidare questa pace. Espose inoltre per sommi capi le sue idee intorno alla costituzione civile degli Stati, conformi a quelle ripetutamente manifestate nelle sue encicliche e nei suoi discorsi. In quanto all'attuale condizione del Pontefice in Roma, Leone XIII vi accennò in via assolutamente indiretta, rinnovando le proteste già più volte manifestate, circa l'anormalità, secondo lui, di tale condizione; ma senza minimamente mostrar di esigere da Guglielmo nè una promessa, nè tampoco una risposta su questo punto. È quindi insussistente che Guglielmo abbia replicato al Papa in modo favorevole o sfavorevole. Secondo l'etichetta del Vaticano non vi è, nè vi può essere discussione di questione veruna in una visita di ossequio di un Sovrano; se una seconda o una terza visita avesse avuto luogo, allora sì, sarebbe stato ammissibile di intavolare trattative su determinate vertenze. Si può quindi colla massima sicurezza e tranquillità mettere in un fascio come insussistenti i mille episodi raccontati sul famoso colloquio.
Terminato il quale, fu presentato al Papa, dopo il Principe Enrico, tutto il seguito dell'Imperatore. Quindi nel medesimo ordine e cogli stessi onori, con i quali l'Imperatore aveva acceduto al gabinetto del Papa, fece ritorno, e S. M. salì al terzo piano a fare una breve visita al cardinale Rampolla.
Poscia S. M. Imperiale e seguito visitarono la Pinacoteca, le Camere di Raffaello, le Loggie, la Biblioteca, i musei del Vaticano; e man mano che vi procedevano, fiancheggiati da due maestri di Camera del Papa, dal comm. Visconti direttore dei musei, dall'architetto Vespignani e da numerosa scorta d'onore, sempre più s'interessavano dinanzi a quell'inestimabile tesoro d'arte che fu raccolto attraverso i secoli con tanta cura nel palazzo Vaticano.
L'Imperatore fu particolarmente colpito dall'affresco rappresentante la battaglia di Costantina, dipinto sulla parete di una camera di Raffaello; e poi dinanzi al colossale quadro rappresentante il trionfo di Sobieski in Polonia.
Nel passaggio dalla prima Loggia, l'Imperatore e il seguito si confusero colla folla di signore e signori ivi adunati, i quali salutarono rispettosamente Sua Maestà. Poi entrò nella Cappella Sistina, da questa discese nella Basilica di San Pietro, che visitò rapidamente, per poi uscire dalla porta di Santa Marta, e ritornare direttamente al Quirinale, cogli onori resi a S. M. dalle truppe del Re d'Italia.
Una seconda visita di Guglielmo al Vaticano è stata sconsigliata dalle più elementari convenienze; giacchè non si poteva pretendere da Guglielmo un secondo ritorno al palazzo Capranica, per muovere da qui al palazzo apostolico. In quella vece ebbe luogo nel giorno seguente il colloquio di un'ora e mezza del Papa col conte Bismarck."
30/6/1889
Concistoro segreto di Leone XIII contro la provocazione per l'inaugurazione della statua a Giordano Bruno:
"Leone XIII, radunato improvvisamente, l'ultimo giorno di giugno, un Concistoro segreto, protestò violentemente contro le recenti ingiurie, contro la provocazione, appoggiata dal Governo, della statua a Giordano Bruno, inaugurata fra vessilli su cui era perfino l'immagine di Satana, rivendicò di nuovo il potere temporale. " Roma fu offesa — continuò il Papa — dalle contumelie e la santità della fede cristiana ignominiosamente violata. Denunciamo alla indignazione e alla querela dell'Orbe cattolico la sacrilega impresa. "
Concluse rilevando i pericoli che circondano la Santa Sede e la sua stessa persona, il governo avendo lasciata così grande libertà alle sette da essere impotente ormai a frenarle. La violenta diatriba termina malinconicamente, non sperando più il Papa che nella Divina Provvidenza.
È evidente che l'impressione vivissima di Leone XIII fu causata dalle feste per Giordano Bruno che ebbero un così spiccato carattere di sfida al Vaticano; corse perfino la voce accreditata che il Pontefice avesse manifestata l'assoluta volontà di abbandonare Roma."
3/3/1890
Nella Cappella Sistina si celebra l'anniversario della incoronazione di Papa Leone XIII, ospiti gli indiani del Circo di Bufalo Bill:
"Papa Leone XIII il 3 marzo, lunedì, anniversario della sua incoronazione, assistette nella Cappella Sistina alla solennità, che, quest'anno aveva una nota pittoresca di più: l'intervento degli americani di Buffalo-Bill, presentati dal famoso colonnello in persona, che ha voluto convertirli al cattolicesimo. Alla funzione intervenne il corpo diplomatico ed enorme folla, frenata a stento dalle guardie palatine.
Leone XIII discese alle ore 11 dalle sue stanze, si recò nell'aula dei paramenti col triregno in capo, e saliva la sedia gestatoria per recarsi processionalmente nella Cappella Sistina. Il corteggio, formato dalla Corte ecclesiastica, secolare e militare, dai cardinali, patriarchi, arcivescovi e vescovi, vestiti nei loro abiti di cerimonia, ha attraversato la sala Ducale e la sala del Re, già gremite di pubblico. Entrato nella Cappella Sistina, Leone XIII, sedutosi sul trono, assistè alla messa pontificata dal cardinale Melchers e accompagnata dal canto dei cappellani cantori pontifici. Nei posti riservati, c'era tutto il Corpo diplomatico, i cavalieri di Malta, e dame della nobiltà romana, e altre signore e signori. Finita la messa Leone XIII faceva ritorno, in sedia gestatoria, all'aula dei paramenti, e di là alle sue stanze.
I componenti la compagnia Buffalo-Bill, capitanati dallo stesso Buffalo (ossia colonnello Coddy) vestiti nello stesso modo con cui si presentano al pubblico nel circo, assistevano al passaggio del papa. Quegli americani, attoniti, si sono tutti inginocchiati davanti a Leone XIII che ha benedetto la compagnia. Buffalo-Bill ha consegnato ad alcuni dignitari della Corte pontificia, perchè venissero offerti al Papa, un mazzo ed un cuscino di fiori freschi: sul cuscino era disegnato, pure a fiori, lo stemma pontificio. Alcuni prelati, distribuivano intanto agli americani medaglie e corone.
Per completare la cronaca, aggiungiamo che Leone XIII ricevette per l'anniversario della sua incoronazione un infinito numero di telegrammi, fra i quali uno dell'imperatore di Germania e un altro dell'imperatore d'Austria.
Già la domenica avanti (2 marzo), ricevendo il collegio cardinalizio, tenne uno de'suoi consueti discorsi ripetendo che la verità cattolica è il solo farmaco per la società agitata d'oggi.
Il nostro disegno rappresenta Leone XIII in sedia gestatoria; nella folla si distinguono le guardie palatine e gli americani di Buffalo Bill. In un angolo del disegno, è ritratto lo stesso colonnello co' suoi migliori seguaci."
15/7/1890
Papa Leone XIII visita lo studio dello scultore Cesare Aureli per ammirare la statua di San Tommaso d'Aquino. La statua monumentale in marmo fu destinata alla Biblioteca Apostolica Vaticana (Salone Sistino)
"Il Papa montò alle 9 ant. del martedì (15 luglio) nella carrozza scoperta, che usa in giardino, e dal cortile di San Damaso, preceduto da due guardie nobili a cavallo, e seguito da un'altra carrozza, in cui erano l'architetto Vespignani e il sottofuriere Mannucci, andò nel cortile di Belvedere ad osservare la statua di S. Tommaso d'Aquino, opera dello scultore Aureli.
Al ritorno, traversando il cortile dei Pappagalli, e quelli della torre Borgia e della Sentinella che sono interni, uscì nel cortile della Zecca, ch'è esterno, nel senso che da una parte si accede a questo edificio, e dall'altra vi è la breve strada che conduce ai giardini, e su alla Pigna, dov'era l'Esposizione vaticana
È territorio compreso nel recinto dei palazzi apostolici; ma la via è municipale, e può considerarsi come prolungamento di via delle Fondamenta, frequentata da chi va alla Zecca ed ai Musei.
Era frequentatissima durante l'Esposizione vaticana. In altri termini il Papa, uscì da un portone per entrare in un altro, traversando quella corta e solitaria strada, e passando innanzi a due corpi di guardia, lo svizzero che ha il picchetto innanzi al secondo portone, appena terminata la via delle Fondamenta, e l'italiano che l'ha innanzi alla Zecca, dove sono di guardia gli allievi carabinieri.
Papa Leone XIII, entrato nello studio dell'Aureli, che lo aspettava, vi si fermò più d'un'ora. Sedutosi su una poltrona, e circondato da coloro che l'avevano accompagnato, stette a guardare lungamente la statua del grande Aquinate, ch'egli aveva già vista incompiuta all'Esposizione vaticana, e a considerarne tutte le parti.
Si preoccupò soprattutto della rassomiglianza, cosa difficilissima a raggiungersi trattandosi che di san Tommaso non fu trovato che un solo ritratto, o a dir meglio, una vecchia e cattiva copia, fatta da Pompeo Battoni sopra un dipinto anteriore a Giotto, che esisteva a Viterbo, ed ora perduto. E fu codesta copia che ha guidato la mano dell'artista. Alcuni, forse, avrebbero immaginato un san Tommaso magro, come tanti pensatori; invece l'autore della Summa theologica aveva la fortuna d'avere un volto pieno, rotondeggiante, segno di salute invidiabile.
Nella pittura, per vivezza di colorito, quel volto ha molta vita, ma manca di quelle linee decise e salienti che tanto giovano all'espressione sicura. Ciò dovette riuscir d'impaccio all'Aureli; e a Leone XIII questa difficoltà non è sfuggita. Soddisfece, a quanto pare il Pontefice, quell'accordo perfetto di linee che la statua presenta da qualunque parte si guardi.
La cappa domenicana, che copre tutta la persona del santo, non era una delle ultime difficoltà: la conoscenza anatomica si rivela in quel maestoso involucro di panneggiamenti: l'ertezza della lana è con verità imitata.
Leone XIII stima molto l'Aureli, anche perchè questo scultore, al rovescio di tanti artisti, è colto, conosce la letteratura, e scrive bene d'arte. Coll'Aureli, quindi, deve essersi intrattenuto volentieri, discutendo anche della mossa della destra del santo, che pare in atto di proteggere le scuole ove è diffusa la sapienza di quella Summa, che sorregge colla sinistra."
16/8/1890
In occasione della festa in onore di San Gioacchino, "Ricorrendo il fausto onomastico di Sua Santità Leone XIII, vi fu in Vaticano solenne ricevimento. Il Santo Padre invitò gli Eminentissimi Porporati e tutti gli altri, che erano stati ricevuti in udienza, a recarsi nella sua biblioteca privata, e quivi, intrattenendosi in famigliare conversazione, disse essere suo desiderio che, sulle rovine della Roma che va scomparendo, sorga una chiesa dedicata a San Gioacchino". Lo stesso Pontefice approva il progetto, ed affida la costruzione all'ingegnere Raffaele Ingami, e la direzione del progetto all'abate francese Antonio Brugidou, stabilendo che la nuova chiesa fosse sede stabile dell'Adorazione Riparatrice.
1891
Papa Leone XIII affida il Complesso di San Marta al vaticano alle suore di San Vincenzo, per farne un ospizio per gli ammalati, i poveri del rioni attorno al Vaticano, i pellegrini.
14/3/1891
Nel Leone XIII, promulgando il motu proprio ut mysticam, con cui veniva autorizzata la fondazione della Specola Vaticana. Viene destinata come sede la torre dei venti, decisione che rende indispensabile la modifica del tetto, sostituito da un terrazzo piano per consentire le osservazioni astronomiche.
14/3/1891
Con il motu proprio di Leone XIII Ut mysticam, viene fondata la Specola Vaticana. Padre Francesco Denzane viene nominato primo direttore.
L'osservatorio è dotato di una prima cupola girevole di 3,5 metri con apertura di 58 cm, posta sulla Torre dei Venti e di una cupola girevole di 8 metri posta sulla Torre di San Giovanni (dove sono svolti gli studi fotografici per il progetto internazionale della Carte du Ciel).
16/1/1892
Papa Leone XIII pubblica l'Enciclica Quarto Abeunte Saeculo, dedicata al IV Centenario della scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo.
8/1/1893
Nel Palazzo Apostolico, precisamente nella Sala Regia e nella vicina Sala Ducale, il papa Leone XIII accoglie circa ottocento bambini delle scuole cattoliche accompagnati dai genitori. Durante questa udienza collettiva per le feste giubilari, il Pontefice ascolta un dialogo recitato da due fanciulli e distribuì una medaglia d'argento a ciascun presente. Nonostante l'affaticamento e la durata di tre ore, l'incontro si svolse in un'atmosfera molto affettuosa prima del ritorno del Papa nei suoi appartamenti:
"Un comitato centrale esecutivo s'è formato a Roma per festeggiare solennemente il giubileo di Leone XIII. In attesa di pellegrini (i quali ritardano ancora per la gran neve caduta dappertutto e per l'intenso freddo), ha promosso un ricevimento di bambini in Vaticano.
Col ricevimento dei bambini, accompagnati dalle rispettive mamme e babbi, alle ore 11 della mattina del giorno 8, ebbe luogo la prima “udienza collettiva„ per l'inaugurazione del giubileo.
Il trono papale era situato sulla parete sinistra e i bambini dei due sessi, in numero di 800, presero posto su due file a destra. Compresi i parenti, la sala conteneva 1200 persone. Facevano il servizio d'onore le guardie nobili, la guardia svizzera e palatina e i gendarmi collo storico kolback.
Alle 11 precise il Pontefice entrò nella sala in portantina, seguito dai cardinali Rampolla, Vannutelli, Serafini, Macchi, Mazzella e Appolloni, nonchè dalla sua nobile anticamera, dai dottori Ceccarelli e Lapponi, dai camerieri segreti partecipanti e dai camerieri di spada e cappa. Il Papa indossava un mantello rosso. Al suo ingresso, gli alunni della scuola pontificia di San Salvatore in Lauro, intonarono un inno intitolato: Viva il Papa, con accompagnamento di armonium.
Al ricevimento erano presenti la Commissione delle dame, presieduta dalla principessa Francesca Massimi, e la Commissione esecutiva delle feste giubilari composta di monsignor Radini-Tedeschi, dei commendatori Tolli, Zara, Alliata, dei cavalieri Rossi De Gasparis, Ambrosini, Francesco De Angeli, Pierantoni, Crostarosa Giuseppe, dott. Lang e monsignor Giannuzzi.
Dopo che il Papa si fu seduto sul trono, due bambini, un maschio ed una femmina, recitarono un dialogo: Il trionfo del Papa. Quindi, una Commissione di bambini presentò l'offerta per l'obolo, e poscia incominciò la sfilata degli 800 fanciulli innanzi al trono del Pontefice.
Leone XIII, alquanto affaticato, ebbe parole amorevoli per tutti e fece distribuire ai piccini una medaglia d'argento con la sua effigie e quella della Concezione. Non pronunciò alcun discorso, essendo l'udienza durata circa tre ore, e avendo i medici consigliata Sua Santità di non affaticarsi tanto. Alle 2 precise, il Pontefice faceva ritorno ai suoi privati appartamenti."
16/2/1893
Giubileo episcopale di Leone XIII. Ricevimento dei pellegrini italiani
"Il giubileo episcopale di Leone XIII cominciò col simile percuotere venire ad me, col ricevimento dei bambini, una festa non priva di grazia, che abbiamo illustrato nel numero 4. I pellegrini, che da ogni punto dell'orbe cattolico dovevano giungere ai piedi del Sommo Pontefice, tardarono sulle prime, a motivo dei rigori eccessivi del verno; ma ora che siamo quasi alle porte della primavera, e a Roma già spirano soffi tiepidi e profumati, i pellegrini sono in gran numero, infondendo alla città eterna il carattere proprio di codeste solennità, che non mancano di animazione, di vita pittoresca.
Ai pellegrini stranieri, — fra cui dell'Uruguay condotti da Soler, vescovo di Montevideo, e polacchi condotti dall'arcivescovo Stablewsky, e irlandesi, e inglesi, ecc., si unirono i pellegrini italiani, il cui primo ricevimento ebbe luogo il 16 febbraio.
Alla mattina di questo giorno, Leone XIII scese in San Pietro per ricevere appunto i primi gruppi del pellegrinaggio italiano, inaugurando così i grandi ricevimenti giubilari; e, per primi, ricevette i pellegrini della Sicilia (l'isola di S. E. il cardinale Rampolla, segretario di Stato) e della Sardegna, degli Abruzzi, della Provincia romana, dell'Umbria e del Napoletano.
L'invito era per le 7 e mezzo: l'ingresso dal portone di bronzo di San Pietro. Fin dalle 7, cominciarono a giungere i romani, che tenevano i biglietti in mano, secondo la raccomandazione di monsignor Radini Tedeschi che li guidava, tipo inglese, alto, biondo, sottile. I soliti svizzeri stavano, come di consueto, impassibili testimoni di quell'onda d'uomini, donne, bambini, preti, monache, frati... che andava allargandosi.
Appena varcato il portone di bronzo, i pellegrini dovettero fermarsi nell'atrio, formando dei gruppi secondo la propria regione. I soci dell'Unione cattolica italiana e del Circolo di San Pietro, in frac e cravatta bianca, vegliavano al buon ordine. Era proibito passare da gruppo a gruppo.
Lo spettacolo era vivacissimo. Risaltavano soprattutto, per i loro costumi, i calabresi e i sardi. Gli ecclesiastici calabresi avevano immensi e lucentissimi cappelli: facce allegre, piene, rubiconde uscivano sotto a quei cappelloni acuminati e spiccatamente foggiati a triangolo, e con larghe tese ripiegate in su: quasi tutti parroci. E i parroci erano accompagnati da parrocchiani, dai nipoti, dalle nipoti e dalla serva. Non mancavano parecchie signore giovani, belle, eleganti.
Dato l'ordine d'entrare nella basilica, la corrente umana di 700 od 800 persone si è portata subito, con grande confusione, verso l'altare della Confessione, dove il Pontefice, alle 9 precise, accompagnato da poco segreto, discese e celebrò la messa. Vestiva di bianco, col mantello rosso e lo zucchetto bianco in testa. Alla sua comparsa, s'udì qualche battuta di mano, qualche grido di Viva il Papa-Re, non altro. Durante la messa, suonò l'organo e la Cappella Sistina cantò dei mottetti: quindi ebbe luogo il ricevimento.
Il Papa, seduto dinanzi all'altare e attorniato da cardinali, monsignori e guardie nobili, vide passarsi dinanzi quella folla che gli baciava le mani, e alla quale egli dispensava la medaglia commemorativa. I vescovi dovevano presentare a Sua Santità i fedeli della rispettiva loro diocesi; ma, nella ressa incalzante, non poterono compiere sempre tale formalità.
Il ricevimento durò tre ore. Intanto, molti operai e contadini e ciociare correvano a rifocillarsi nel caffè improvvisato nella sagrestia: le signore rifuggivano da quelle bevande e uscivano abbattute dalla moltitudine. Ondeggiavano gli stendardi delle associazioni, splendidi per le profuse dorature e i vivi colori; e continuava quel mormorio come di oceano, echeggiante sotto le volte del tempio..."
19/2/1893
Giubileo episcopale di Leone XIII. Messa solenne a San Pietro:
"Il giubileo episcopale di Leone XIII, che il 19 febbraio 1843 fu nominato vescovo di Damietta e nunzio del Belgio, fu celebrato solennemente nella Basilica Vaticana. Vi concorse tale numero di persone da render vero ciò che può parere inverosimile, cioè che tutte non vi poterono entrare. Si calcola che vi fossero nella Basilica più di 60000 persone le quali, al comparire del Papa, manifestarono il loro entusiasmo con grandi acclamazioni.
Nuovo ed imponente entusiasmo si manifestò quando il papa dall'altare della Confessione ritornò, nella sedia gestatoria, fino alla cappella della Pietà, dalla quale risalì poi in Vaticano. Sebbene fossero necessarie più di due ore perchè quanti erano nella Basilica potessero uscirne, non avvennero disordini di nessun genere. La sera i convitti, i seminari ed anche molte case di Roma furono illuminate e, salvo due o tre incidenti di poca importanza, la serata passò tranquilla.
Si era parlato di una grande contromanifestazione liberale; ma si ebbe il buon senso di non farne nulla, lasciando che gli antipapi della Massoneria banchettassero e pronunziassero anch'essi le loro encicliche.
Alla solennità giubilare dei 19 tutti gli Stati d'Europa erano rappresentati dai loro ambasciatori o ministri o da inviati straordinari come il generale van Löe per la Germania ed il principe di Ligne per il Belgio. Anche in moltissime capitali e grandi città d'Europa il Giubileo fu solennizzato dai cattolici il 19 o anche nei giorni precedenti. A Vienna fu tenuto qualche giorno prima un congresso clericale al quale, oltre un'arciduchessa di casa d'Austria, assistevano anche due ministri. In quella riunione furono pronunziati voti per la piena libertà ed indipendenza del pontefice che esprimevano speranze contrarie alla unità d'Italia ed alla intangibilità di Roma. Su questo fatto l'onorevole Brin fu interrogato il 18 dai deputati Barzilai e Carmine. Le risposte date dal ministro non furono molte soddisfacenti ed il Carmine riscosse gli applausi unanimi dell'assemblea quando dichiarò di non essere soddisfatto."
"Il giubileo episcopale di Leone XIII cominciò col simile percuotere venire ad me, col ricevimento dei bambini, una festa non priva di grazia, che abbiamo illustrato nel numero 4. I pellegrini, che da ogni punto dell'orbe cattolico dovevano giungere ai piedi del Sommo Pontefice, tardarono sulle prime, a motivo dei rigori eccessivi del verno; ma ora che siamo quasi alle porte della primavera, e a Roma già spirano soffi tiepidi e profumati, i pellegrini sono in gran numero, infondendo alla città eterna il carattere proprio di codeste solennità, che non mancano di animazione, di vita pittoresca.
Ai pellegrini stranieri, — fra cui dell'Uruguay condotti da Soler, vescovo di Montevideo, e polacchi condotti dall'arcivescovo Stablewsky, e irlandesi, e inglesi, ecc., — si unirono i pellegrini italiani, il cui primo ricevimento ebbe luogo il 16 febbraio.
Alla mattina di questo giorno, Leone XIII scese in San Pietro per ricevere appunto i primi gruppi del pellegrinaggio italiano, inaugurando così i grandi ricevimenti giubilari; e, per primi, ricevette i pellegrini della Sicilia (l'isola di S. E. il cardinale Rampolla, segretario di Stato) e della Sardegna, degli Abruzzi, della Provincia romana, dell'Umbria e del Napoletano.
L'invito era per le 7 e mezzo: l'ingresso dal portone di bronzo di San Pietro. Fin dalle 7, cominciarono a giungere i romani, che tenevano i biglietti in mano, secondo la raccomandazione di monsignor Radini Tedeschi che li guidava, tipo inglese, alto, biondo, sottile. I soliti svizzeri stavano, come di consueto, impassibili testimoni di quell'onda d'uomini, donne, bambini, preti, monache, frati... che andava allargandosi.
Appena varcato il portone di bronzo, i pellegrini dovettero fermarsi nell'atrio, formando dei gruppi secondo la propria regione. I soci dell'Unione cattolica italiana e del Circolo di San Pietro, in frac e cravatta bianca, vegliavano al buon ordine. Era proibito passare da gruppo a gruppo.
Lo spettacolo era vivacissimo. Risaltavano soprattutto, per i loro costumi, i calabresi e i sardi. Gli ecclesiastici calabresi avevano immensi e lucentissimi cappelli: facce allegre, piene, rubiconde uscivano sotto a quei cappelloni acuminati e spiccatamente foggiati a triangolo, e con larghe tese ripiegate in su: quasi tutti parroci. E i parroci erano accompagnati da parrocchiani, dai nipoti, dalle nipoti e dalla serva. Non mancavano parecchie signore giovani, belle, eleganti.
Dato l'ordine d'entrare nella basilica, la corrente umana di 700 od 800 persone si è portata subito, con grande confusione, verso l'altare della Confessione, dove il Pontefice, alle 9 precise, accompagnato da poco segreto, discese e celebrò la messa. Vestiva di bianco, col mantello rosso e lo zucchetto bianco in testa. Alla sua comparsa, s'udì qualche battuta di mano, qualche grido di Viva il Papa-Re, non altro. Durante la messa, suonò l'organo e la Cappella Sistina cantò dei mottetti: quindi ebbe luogo il ricevimento.
Il Papa, seduto dinanzi all'altare e attorniato da cardinali, monsignori e guardie nobili, vide passarsi dinanzi quella folla che gli baciava le mani, e alla quale egli dispensava la medaglia commemorativa. I vescovi dovevano presentare a Sua Santità i fedeli della rispettiva loro diocesi; ma, nella ressa incalzante, non poterono compiere sempre tale formalità.
Il ricevimento durò tre ore. Intanto, molti operai e contadini e ciociare correvano a rifocillarsi nel caffè improvvisato nella sagrestia: le signore rifuggivano da quelle bevande e uscivano abbattute dalla moltitudine. Ondeggiavano gli stendardi delle associazioni, splendidi per le profuse dorature e i vivi colori; e continuava quel mormorio come di oceano, echeggiante sotto le volte del tempio.
Il punto culminante del Giubileo episcopale di Leone XIII fu la messa celebrata domenica scorsa, pure in San Pietro, dove si accalcavano sessantamila persone. La messa papale fu celebrata coll'accompagnamento dei cantori della Cappella Sistina. All'elevazione, il momento fu solenne: le storiche trombe d'argento squillarono e le voci bianche diffusero per il tempio le loro note dolcissime, vellutate. Alla sera, in tutti i quartieri, le chiese, gli stabilimenti cattolici e molte case di cittadini vennero illuminate.
"Uno dei momenti più solenni, durante le funzioni in San Pietro, dopo l'elevazione alla messa celebrata da Leone XIII, fu la benedizione impartita da Sua Santità alla moltitudine immensa intervenuta.
Il 19 febbraio, nella pianeta offertagli dalle dame romane, Leone XIII impartì dapprima la consueta benedizione stando nella sedia gestatoria, compiendo un giro veramente trionfale per il tempio, mentre varii trombettieri con trombe d'argento precedevano il corteo, ch'era formato dagli alabardieri recanti ai lati del Pontefice i flabelli, e dalla schiera dei cardinali, dei vescovi, guardie nobili, cavalieri d'onore nel classico loro costume spagnuolo, cavalieri di spada e cappa, e via via. Dall'alto della sedia gestatoria, il Papa impartiva la benedizione.
Più solenne fu la benedizione speciale, impartita appena finito il Te Deum, nella stessa grande cerimonia del 19 febbraio.
Celebrata la messa, Leone XIII intuonò il Te Deum, e, cantato il Te Deum, indossò la cappa e la tiara pontificale. Salito di nuovo sulla sedia gestatoria, si collocò davanti alle balaustrate della Confessione, e, dominando tutti gli assistenti ch'erano inginocchiati, impartì la solenne benedizione papale."
21/4/1893
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Visita degli Imperiali al Vaticano:
"Alle 10 e mezzo del 23 aprile (domenica) gl'Imperiali si recarono a palazzo Caffarelli, presso il Campidoglio, sede dell'ambasciata di Germania presso il Quirinale, e, dopo aver ivi assistito all'ufficio divino nel tempio, in cui era raccolta la colonia tedesca, e udita la lettura dei salmi fatta dal pastore Probst, ritornarono al Quirinale, dove l'Imperatrice fece colazione.
L'Imperatore si recava, invece, a far colazione presso la Legazione prussiana, dai cui villini le truppe formavano, intanto, due ali sino al Vaticano.
L'Imperatrice giunse alle 2 alla Legazione, donde, con Guglielmo, in uniforme di colonnello degli ussari, si recò direttamente al Vaticano. Era vestita di nero colla fascia dell'Aquila nera. L'etichetta della Corte pontificia prescrive il velo: l'Imperatrice non volle metterlo, ponendosi, invece, in capo un cappellino di tulle nero.
Il corteo imperiale, nelle carrozze fatte venire apposta da Berlino (e il perchè s'immagina!), era così composto: Precedevano otto vetture col seguito. Veniva il battistrada dalla ricchissima livrea rossa, quindi la carrozza imperiale alla postiglione a quattro cavalli, nera, semplice, dietro alla quale sedevano due enormi staffieri dalle livree azzurre e argento col colbak sormontato da due voluminosi pennacchi bianchi. Le truppe, scaglione sulle piazze e sugli altri punti del passaggio imperiale, rendevano gli onori delle armi; le bande suonavano l'inno tedesco: la popolazione applaudiva.
Alle 2,35, la carrozza imperiale, per il portone della Zecca, ove ricevè il saluto ultimo ufficiale italiano, entrò nel cortile di San Damaso, dove due compagnie della guardia Palatina con bandiera i... tificia e con tamburi, rendevano gli onori militari; ne cortile stesse, i Sovrani furono ricevuti dal principe Ruspoli maestro del Sacro Ospizio, da monsignor Sambucetti, prefetto delle cerimonie, e dai camerieri d'onore di spada e cappa, conte Alborgetti. L'inviato prussiano von Bülow fece le presentazioni. Salita la scala regia, al primo ripiano altri monsignori attendevano i Sovrani.
Nella sala del trono, Leone XIII aspettava in piedi gl'Imperiali. Scambiati i saluti, il Pontefice li invitò nel suo appartamento, nella Sala Gialla: in questa era eretto un baldacchino, sotto il quale stavano tre poltrone eguali, ove si sedettero gl'Imperiali e il Papa. Il seguito rimase nell'anticamera segreta. Sua Santità regalò all'Imperatrice un mosaico della fabbrica del Vaticano, rappresentante la Basilica e la piazza di San Pietro; e un'artistica fotografia colorata rappresentante un gruppo degl'Imperiali con tutti i loro figli. Dopo pochi minuti, l'Imperatrice si licenziava e scendeva in San Pietro. Guglielmo rimase solo col Papa; il loro colloquio durò un'ora precisa. Tutti tirano a indovinare ciò che possono aver detto in segreto i due augusti personaggi; è superfluo raccogliere voci senza fondamento. Guglielmo raggiungeva, dopo il colloquio, l'Imperatrice in San Pietro.
Appena i Sovrani apparvero in piazza San Pietro, alla terza finestra dell'appartamento del Papa, che corrisponde alla sua stanza da letto, si scorse una figura bianca che guardava dietro i vetri facendosi riparo della luce colla mano. La folla scoppiò in un grande applauso e, con grida di viva, agitava i cappelli e i fazzoletti. La bianca esile figura non si mosse finchè la carrozza imperiale non disparve dalla piazza.
Il nostro corrispondente artistico, che potè osservare com'erano disposti gli alti personaggi nella Sala Gialla, ci manda un disegno che ha valore di documento. Quella figura di prelato, che si vede dietro all'Imperatrice, è il cameriere segreto di Sua Santità."
1898
Leone XIII beatifica il papa Innocenzo V.
20/7/1898
Papa Leone XIII, affida la costruenda chiesa di San Gioacchino in Prati, alla congregazione del Santissimo Redentore.
5/8/1898
Papa Leone XIII pubblica l'Enciclica Spesse Volte, sulla soppressione delle Associazioni cattoliche.
1900
XXII Giubileo sotto il pontificato di Leone XIII.
24/5/1900
Nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIII canonizzaza Giovanni Battista La Salle e Rita da Cascia: "Solo il Vaticano può offrire al mondo il grandioso spettacolo che giovedì, festa dell'Ascensione, si potè ammirare per la canonizzazione dei due nuovi santi. La Chiesa conosce il segreto degli effetti magnifici sulle immaginazioni; ella pone a contributo della Fede le crea zioni delle belle arti, questo fiore del genio, e sempre nuove trovate. decorative. Il tempio più vasto del mondo eta ornato di damaschi antichi orlati di trine d’oro; era rifulgente d'innumerevoli candele. Velarii gialli ai fine stroni, e, intorno alle colonne, agli archi, ai cornicioni, fra gli stendardi e i canestri di fiori, lumi e lumi, diffondenti una luce d’oro, Seicento lampade elettriche sotto Ia Gloria dol Bernini dove s'ergeva il trono papale, irraggiavano. Era la prima volta che quest illuminazione, vanto del secolo che finisce, sfolgorava sotto la cupola di San Pietro."
20/10/1900
Papa Leone XIII, con la Bolla Rei Catholicae apud Lusitanos, fonda canonicamente il Pontificio Collegio Portoghese a Roma. Ordina quindi l'acquisto del Palazzo Alberini per ospitare, a partire da ottobre, il Pontificio Collegio Portoghese.
11/5/1901
Commemorazione del centenario della Guardia Nobile: "Alle 8, le guardie nobili in grande uniforme di gala assistettero, nella Cappella Sistina, alla cerimonia religiosa, celebrata da monsignor Costantini, elemosiniere del Papa. Dopo la messa, fu cantato il Te Deum. Quindi le guardie si recarono nella sala del Trono per essere ricevute dal Pontefice. Erano precedute dalle trombe, dallo stendardo sorretto dal conte Federico Sacconi, e aveano alla testa il loro comandante principe don Camillo Rospigliosi e tutta l'ufficialità, nonchè i giubilati. Leone XIII sedeva sul trono. Dal volto cereo del meraviglioso vegliardo sfavillavano, i suoi occhi pieni di vita, di fuoco. Don Camillo Rospigliosi lesse un indirizzo di devozione e di fedeltà a Leone XIII, che rispose con alcune benevoli frasi e benedisse lo stendardo delle Guardie nobili. Quindi, nella sala regia, sì svolse un'accademia letteraria e musicale, Vi assistevano le famiglie delle guardie nobili e un numero ristretto d'invitati. Il Papa udiva dal trono, eretto all'uopo, insieme ai cardinali Mocenni, Satolli, Casali, Del Brago, Macchi, Rampolla e Della Volpe e ai componenti la sua Corte."
1/6/1902
Papa Leone XIII partecipa nei Giardini Vaticani alla posa della prima pietra della copia della grotta di Lourdes, una riproduzione, in dimensioni ridotte, del santuario mariano così come si presentava ai primi del Novecento.
20/6/1902
Papa Leone XIII titola il seminario Francese come Pontificio.
22/10/1924
Traslazione della salma di Leone XIII da San Pietro a San Giovanni in Laterano, dove vie tumulata nel nuovo sepolcro.
Committenze
Titolo Cardinalizio
Residenza
Luogo di sepoltura
Istituzione di appartenenza